Nasrallah: l’asse della Resistenza non sarà mai sconfitto

da lantidiplomatico 

Il segretario generale del Movimento della Resistenza Islamica (Hezbollah), Seyed Hassan Nasrallah, ha detto che l’asse della resistenza non sarà sconfitto e sarà vittorioso in questa battaglia nella regione e la causa palestinese sarà al centro del conflitto vero e proprio.
In un discorso televisivo per celebrare il 16° anniversario della liberazione del Libano meridionale dal regime di occupazione israeliano, durato 18 anni, Nasrallah ha ricordato come Hezbollah ha costretto Israele a lasciare il Libano nel 2000.
 
Nasrallah ha ricordato i massacri commessi dall’occupazione israeliana contro il popolo palestinese, e come la responsabilità ricade su tutti coloro che hanno a che fare con l’entità israeliana e la sua occupazione della Palestina.
 
Egli ha anche avvertito che gli eventi nella regione e l’ideologia wahhabita, minacciano i paesi, le società ed i popoli in tutta la regione e oltre a realizzare gli interessi delle grandi potenze del mondo.
 
Nasrallah ha predetto “tempi caldi” in Medio Oriente nei prossimi mesi prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, perché l’amministrazione Usa vuole “rovesciare sangue nelle urne” e che la fine del gruppo terroristico ISIS (Daesh, in arabo) “è molto vicina”.

 

 

 

Nasrallah: La risposta all’assassinio di Quntar sarà inevitabile

da lantidiplomatico

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha dichiarato che la battaglia si è aperta con il nemico israeliano e non verrà chiusa in un giorno, avvertendo che la risposta all’assassinio del combattente della Resistenza Samir Quntar, inevitabilmente arriverà.

Nel suo discorso durante una cerimonia funebre per commemorare il martirio del combattente della Resistenza Quntar, avvenuto una settimana fa, Nasrallah ha affermato che non tollererà lo spargimento di sangue di altri resistenti. «La nostra risposta è determinata già dal primo giorno», ha aggiunto.
 
«Abbiamo bisogno di questo spirito di responsabilità e serietà espressa da Samir Quntar da quando si è arruolato nella resistenza palestinese fino al martirio in territorio siriano, perché lo spirito di sacrificio è un prerequisito per la continuazione della resistenza, per la costruzione del futuro e dell’orgoglio della nazione», ha spiegato.
 
Nasrallah ha sottolineato che il martire Quntar aveva fiducia nell’annientamento di Israele, aggiungendo che l’occupazione israeliana opera con il fine di togliere ogni speranza ai palestinesi ed ai popoli della regione, attraverso una guerra culturale e intellettuale.
 
Nasrallah ha poi precisato che la disperazione non ha posto nella linea della Resistenza e in quella di Samir Quntar.

Nasrallah: Hezbollah determinato a eliminare l’Isis

da al manar

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha annunciato l’inizio della guerra contro l’Isis, Daesh in arabo, nel Libano. «Siamo determinati a eliminare la presenza di takfirista sul confine libanese», ha assicurato.

Sayyed Nasrallah ha parlato a margine di un discorso tenuto oggi in una conferenza incentrata sulla ristrutturazione e la giurisprudenza intellettuale con l’Ayatollah Sayed Ali Khamenei, leader supremo della rivoluzione islamica in Iran.

Per Sayyed Nasrallah, il paese ha bisogno di un leader intellettuale come l’Ayatollah Sayed Ali Khamenei, noto per la sua competenza in tutti i campi, per far fronte alle sfide culturali che ci troviamo ad affrontare.

I punti principali del suo discorso:

In primo luogo, vorrei salutare i fratelli e le sorelle che partecipano alla conferenza. Durante questo discorso vorrei parlare sui diversi aspetti della personalità di Grande Ayatollah Sayed Ali Khamenei, e in pochi minuti informarvi sugli ultimi sviluppi nel Qalamoun (confine siro-libanese).

Durante gli ultimi giorni, abbiamo assistito a grandi successi nel Qalamoun. Posso dire che le cime delle montagne nella regione sono nelle mani dell’esercito siriano e dei combattenti della Resistenza islamica (Hezbollah).

La guerra è iniziata

La guerra contro Daesh in Qalamoun e la catena montuosa orientale (Libano) ha avuto inizio. Sono stati loro che hanno iniziato, ma siamo determinati a continuare la lotta fino a quando ci sarà l’annientamento della presenza takfirista cancerogena lungo i nostri confini, qualunque siano i sacrifici.

Ieri, centinaia di appartenenti all’Isis hanno attaccato diverse posizioni di Hezbollah nel Jurd Ras Baalbek. Hanno pensato che questo fronte sarebbe stato tranquillo e hanno voluto lanciare questo attacco improvviso per occupare le nostre basi e catturare posizioni critiche sul confine, contribuendo ad ampliare la loro presenza nella regione.

Il Mujahideen hanno combattuto con coraggio e con coraggio hanno respinto l’attacco, uccidendo decine di Daeshisti, mentre altri sono fuggiti senza riuscire a portare con loro i corpi dei loro amici lasciati sul campo di battaglia. La resistenza ha a sua volta offerto con orgoglio molti martiri in questa battaglia.

E poi, Aarsal, dove il Fronte Al-Nusra ha subito una grande perdita dai combattenti di Hezbollah. Alcuni media cercano invano di sollevare il morale della milizia Al-Nusra, che è stati sconfitta.

Annunciamo la nostra determinazione a respingere tutti i takfiri dai nostri confini e intorno ai nostri villaggi. E vi assicuro che il loro destino è rivolto alla sconfitta.

É una questione di tempo, non abbiamo fretta, lavoriamo serenamente per raggiungere tale obiettivo e lo scopo.

Chiunque ha la volontà e la fiducia di occuparsi di tali mujahideen, egli non aspira che alla vittoria finale, insha’Allah.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Nasrallah: «Combattiamo in Siria per difendere tutti»

da al manar

Il segretario generale di Hezbollah. Sayyed Hassan Nasrallah, ha assicurato che la battaglia sul Qalamoun continuerà fino quando non sarà garantita la sicurezza al confine siro-libanese nella lotta condotta dall’esercito arabo siriano, dalle forze di difesa popolari e dai combattenti della resistenza.

In un discorso, in occasione della festa della Resistenza e della Liberazione del Sud del Libano dall’entità sionista, avvenuta il 25 maggio 2000, Nasrallah ha dichiarato che la Siria si è tenuta ferma finora nella guerra universale imposta alla sua popolazione, grazie all’eroismo dell’esercito arabo siriano e alle forze di resistenza popolare, salutando, inoltre, la leadership siriana, il suo popolo e tutti i sostenitori della resistenza.


Inoltre, Nasrallah ha accusato per la decapitazione di civili nella città di Palmira in Siria e per gli eventi che si svolgono in Iraq coloro che sono rimasti bloccati in silenzio nel loro immobilismo sugli atti commessi dall’Isis, Daech in arabo, in Siria.

«Siamo in grado di sconfiggere il progetto takfirista in collaborazione con i militari, le persone e la resistenza in Siria. La nostra lotta in Siria è quella di difendere tutti».

Nasrallah si è poi riferito ad alcuni che in Libano, Siria, Iraq, e in altre parti della regione nascondono la testa nella sabbia e sostengono che non vi è alcuna minaccia, altri, invece, sono in piedi, ma assistono e scommettono sui gruppi terroristici, li vedono come amici, alleati, salvatori, simili a coloro che hanno sostenuto Israele nel 1982.

Secondo il leader di Hezbollah quelli che pensano che i loro gruppi sono grado di proteggere rimanendo in silenzio sull’Isis e Al Nosra o sostenendo i loro deliri, saranno le prime vittime di queste organizzazioni terroristiche, in Libano, a seguire questa sorte sarebbe il Movimento Futuro (vicino all’Arabia Saudita n.d.r) e i suoi leader.

Nasrallah ha anche osservato che vi è una guerra psicologica finanziata dall’ambasciata degli Stati Uniti in Libano e da alcuni stati per mostrare che la resistenza libanese è prossima ad essere sconfitta. A tal proposito ha affermato che non ha chiamato ad una mobilitazione generale e che la situazione è buona, aggiungendo che, se tale sarà fatto, decine di migliaia di membri di Hezbollah risponderanno.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Ecco come funziona l’esercito di Hezbollah

da al manar

Chi non conosce la storia della Resistenza negli anni Novanta (del secolo scorso) e dopo il 2000, non può comprendere la portata dei cambiamenti che hanno avuto luogo al suo interno, non solo per quanto riguarda il numero di combattenti e la qualità delle sue attrezzature, ma anche per quanto riguarda la qualità della formazione, delle nuove strutture e tattiche a cui si ricorre per affrontare ogni caso.

In questa ultima battaglia del Qalamún, tutti i dati disponibili in materia sono sufficienti per avere un’idea iniziale.

Alcune unità sono responsabili della raccolta delle informazioni fornite dai vari servizi di sicurezza. In questo modo si conosce la struttura del nemico e i suoi punti di forza e di debolezza. A questo si aggiunge che il gruppo responsabile dei mezzi di spionaggio tecnico, utilizza mezzi tecnologici e tecniche altamente sofisticate, tra cui droni, gestiti da altre unità specifiche, incaricate di gestire con attenzione la zona desiderata da sorvolare e inviare le informazioni aggiuntive sul nemico.

Dopo aver ricevuto queste informazioni tecniche, ci sono altre valutazioni di carattere politico riguardanti la situazione attuale e le altre “top secret” ricevute da fonti sconosciute, che una squadra appositamente progettata valuterà come usarle.

Hezbollah ha anche dedicato speciali unità per raccogliere dati sui gruppi takfiri, ad esempio, informazioni sulla loro struttura, l’ideologia, le convinzioni religiose e la loro capacità organizzativa e militare. Tali unità sono costituite da persone che possono essere considerate tra le migliori al mondo in questo campo.

Alla fine, tenendo conto di queste informazioni Hezbollah prende una decisione riguardo lo scopo e natura del confronto, il tempo, l’ampiezza dell’attacco e le forze necessarie e la natura dei mezzi militari e tecnici che devono essere utilizzati affinché la battaglia vada a buon fine.

In seguito, i dati verranno trasmessi al comandante responsabile e ai suoi collaboratori. Segue la discussione teorica della missione e si mettono a punto le mappe geografiche della zona delle operazioni. La terza unità è nominata per condurre il monitoraggio diretto sul campo sia attraverso mezzi tecnici oppure con l’infiltrazione di combattenti nel cuore della regione per elaborare relazioni sul terreno delle forze nemiche.

Successivamente, vengono scelte le unità di combattimento, i rinforzi e coloro che prenderanno parte all’attacco. Si decide il numero di combattenti che saranno coinvolti nell’operazione e, infine, è dato l’ordine di iniziare l’operazione e la mobilitazione dei combattenti. Questo è un processo affidato ad una unità specializzata.

Ci sono anche esercizi e manovre per simulare i combattimenti. I combattenti devono portare tutte le loro armi e un peso supplementare, camminando in condizioni meteo difficili, terreno difficile e marciare senza sosta fino a una distanza di 50 o 70 km. Essi sono inoltre formati all’uso di tutti i tipi di armi e partecipano alle riunioni politiche e religiose.

Ci sono unità di fanteria specializzate, alcune dotate di missili anticarro e altre responsabili per la difesa aerea sia contro aerei che elicotteri. Alcune unità sono specializzate nelle demolizioni e sabotaggi, altre nelle attività di comunicazione, crittografia, nell’eseguire attività logistiche o di ingegneria con la guida di veicoli pesanti e di ruspe per aprire i varchi. Inoltre, assicurano la consegna tempestiva di armi e munizioni alle unità di combattimento sul fronte.

È garantita, inoltre, l’assistenza sanitaria, in collaborazione con le unità di soccorso militari. Ci sono unità responsabili per la creazione di ospedali da campo mobili che dipendono dal numero e la portata della battaglia e le forze coinvolte in essa. Le unità mediche comprendono medici specialisti, chirurghi, anestesisti. Le ambulanze trasportano i casi più gravi fuori della zona delle operazioni.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Nasrallah: «Siriani, noi Hezbollah saremo sempre al vostro fianco»

da al manar

Il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ancora una volta ha assicurato che l’offensiva contro le Yemen dell’Arabia ha subito una sconfitta schiacciante ed evidente, mentre il popolo yemenita è uscito chiaramente vittorioso.

Parlando in diretta sul canale televisivo Al-Manar, Sayyed Nasrallah ha chiamato coloro che sostengono il raggiungimento degli obiettivi dell’offensiva di nominare uno degli obiettivi raggiunti.

Per lui, l’offensiva saudita continua e ha preso una piega più pericolosa con il maggiore sostegno di al-Qaeda e il divieto di consegna degli aiuti umanitari al popolo yemenita.

In Iraq, Sayyed Nasrallah ha lanciato l’allarme contro gli Stati Uniti per la fornitura di armi ai curdi e ai sunniti scavalcando il governo iracheno. «Una misura che è un preludio alla divisione del paese e che tutti devono combattere», ha avvertito.

Ribadendo il sostegno iraniano, russo e degli Hezbollah in Siria, ha denunciato la campagna di notizie false da parte dei media, ha assicurato che «vincere una battaglia non significa vincere tutta la guerra».

Riguardo il Libano, Sayyed Hassan Nasrallah ha dichiarato che la battaglia del Qalamoun avrà luogo e che Hezbollah non fornirà dettagli. L’obiettivo è la protezione della popolazione, mentre lo stato non è in grado di farlo.

Di seguito, le linee essenziali del discorso televisivo di Sayyed Nasrallah:

«40 giorni fa, l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra allo Yemen. 26 giorni dopo la coalizione ha annunciato la fine dell’offensiva dell’operazione” Tempesta”e il passaggio a “Restore Hope”».

«Hanno parlato degli obiettivi e hanno sostenuto che la coalizione li ha raggiunti per passare all’operazione successiva. Da allora, l’assalto continua. Siamo davanti a una grande e pericolosa campagna di disinformazione», ha aggiunto.

«Pretendere che il conseguimento degli obiettivi dell’offensiva è la più grande truffa che ha avuto luogo. Gli alleati dei sauditi hanno accolto con favore i risultati dell’offensiva. Sfortunatamente, i media hanno scatenato una loro offensiva. Hanno cominciato a celebrare la vittoria saudita, ma mi citatemi un solo obiettivo realizzato, un successo ottenuto».

«L’Arabia ha restaurato la presunta legittimità nello Yemen? É riuscita a fermare l’avanzata dell’esercito yemenita? Ha disarmato Ansarullah come ha sostenuto? Nulla è stato fatto. L’Arabia è stata in grado di rafforzare la sua posizione in Yemen? No.»

«Datemi un obiettivo e o uno della lista che sostengono di aver raggiunto.

Siamo di fronte ad un fallimento plateale saudita e yemenita vittoria netta. La tenacia e l’unità del popolo yemenita sono dietro questa vittoria. Parliamo della prima operazione».

«La seconda operazione è stata chiamata “Restore Hope” per nascondere i primi fallimenti. Hanno creato grandi obiettivi che richiedono molto tempo e un’incursione terra. Essi fissano un nuovo elenco di obiettivi raggiungibili e modesti questa volta».

 Tra questi obiettivi, citiamo:

  1. Avviare il processo politico.
  2. Continuare a proteggere i civili.
  3. Garantire la fornitura di aiuti internazionali.
  4. Fermarei  movimenti militari Houthi e impedire loro di usare le armi sequestrate nei depositi.
  5. L’esecuzione di un’azione internazionale per privare di armi gli Houthi.

Il vero obiettivo è quello di portare lo Yemen alla dominazione saudita, altrimenti distruggerà il suo popolo.

I sauditi possono affermare che gli obiettivi sono stati raggiunti. In pratica, i sauditi hanno abbassato il target dei loro obiettivi. Essi sostengono di difendere il popolo yemenita, ma allo stesso tempo, lo stanno bombardando.

Dall’inizio dell’operazione Restore Hope, i sauditi hanno bombardato le case con l’uso di bombe a grappolo, vietate, armi molto pericolosi, che ancora soffriamo in Libano.

Lotta al terrorismo: essi forniscono armi ad al-Qaida e garantiscono la sua espansione. Bombardano le posizioni dell’esercito per evitare che la loro avanzata in zone controllate da al-Qaeda!

Hanno bombardato l’aeroporto per vietare agli aerei il trasporto di aiuti umanitari alla popolazione yemenita.

Invece di permettere agli organismi internazionali di organizzare un dialogo in un luogo neutrale, Abd Rabbo Mansour Hadi ha invitato al dialogo in Arabia Saudita. Ciò complica le cose e dimostra che l’Arabia non è alla ricerca di una soluzione politica alla crisi.

SIRIA

Quando  i gruppi armati hanno conquistato Idlib, abbiamo affrontato una campagna di false voci sulle pagine dei social network. La guerra psicologica è stata condotta per gioire di ogni exploit nemico per distruggere il morale della popolazione. Queste voci si basano su elementi confessionali.

Dopo la caduta di Jisr el-Choughour, hanno sostenuto che il governo siriano è finito,  che l’esercito è crollato, che gli alleati hanno abbandonato la Siria, che la situazione è molto complicata. Hanno detto che molti alawiti si dirigono verso il confine libanese e che gli Hezbollah metteno pressione sul governo libanese per consentire loro di entrare. Tutto questo è senza fondamento.

È una guerra psicologica che vuole fiaccare il morale del popolo siriano, al fine di raggiungere gli obiettivi che non sono stati raggiunti negli anni della guerra.

  1. Che nessuno presti attenzione a queste voci. I siriani devono rendersi conto che questa è una guerra psicologica, e non è nuova. Le circostanze in Siria quattro anni fa erano ancora più difficili e non sono girate queste voci.
  2. 2- Che cosa si dice circa la posizione iraniana non è vero. Alcuni giorni fa, Sayed Khamenei ha ribadito che il suo paese sta negoziando solo per il nucleare e non lascerà mai sola la Siria. Anche la Russia ha ribadito il suo sostegno al suo alleato. Cercate i fatti sul terreno per capire se il piano crolla. Come si può sostenere che il governo sta crollando, mentre nuovi successi sono raggiunti? In guerra, vincendo una battaglia non significa vincere la guerra. Ciò che accadde in Idlib è una vittoria di una battaglia non della guerra. Noi abbiamo vinto numerosi altri combattimenti. La situazione cambierà a Idlib inchallah con i continui combattimenti. Ma ciò che è incredibile, avviene in Libano, alcune partiti sono davvero ansiosi di festeggiare qualsiasi vittoria, e quando capiscono la situazione sul terreno, si rendono conto che non c’è nemmeno un grande risultato da celebrare.
  3. Caro popolo siriano, noi di Hezbollah, confermiamo che saremo sempre al tuo fianco, e saremo dove dobbiamo essere. Siamo andati in Siria sulla base di una valutazione chiara e logica, secondo cui i gruppi terroristici cercano di distruggere la Siria, il Libano e l’intera regione. Immaginate cosa avrebbero fatto se questi gruppi avessero trionfato in Siria.

 

LIBANO

Diverse questioni importanti da discutere: le minacce israeliane, la situazione interna, la paralisi degli organi costituzionali, la situazione della sicurezza nella periferia sud, gli omicidi di alcuni fratelli di Ain el-Helwe.

Oggi voglio parlare solo della situazione sul terreno Anti-Libano e vedere le altre domande per il prossimo discorso:

Per quanto riguarda Qalamoun: Quando dissi qualche tempo fa che la “neve che si scioglie”, ho detto che il Libano si trova ad affrontare una scadenza.

 

Contrariamente alle affermazioni dei media di opposizione, queste osservazioni sono state fatte prima degli ultimi sviluppi in Jisr el-Shughour, e quindi, non hanno nulla a che fare con gli eventi recenti.

 

Eravamo consapevoli delle intenzioni dei gruppi armati che stavano progettando di compiere attentati in Libano. Vedete dopo lo scioglimento della neve, questi gruppi hanno lanciato attacchi e uccidono persone in Libano, come è il caso in Aarsal.

Circa l’Anti-Libano, non stiamo parlando di una minaccia virtuale, ma un’offensiva efficace attraverso attacchi contro postazioni dell’esercito, l’occupazione di gran parte del Jurd, gli attacchi permanenti contro l’esercito contro i civili ad Aarsal, il protrarsi della prigionia dei soldati libanesi, il bombardamento della regione e le minacce di continuare tali attentati. Quindi, queste minacce sono effettive, reali.

INCAPACITÀ DELLO STATO LIBANESE

Lo stato non è in grado di affrontare questa minaccia. Non è in grado di liberare i soldati o proteggere le aree esposte ad attacchi terroristici. È chiaro che lo Stato non è in grado di proteggere la patria.

Di fronte a questo fallimento, noi ci assumeremo questa responsabilità. Non abbiamo fatto alcuna dichiarazione ufficiale sui piani di Hezbollah. Sì, ci sono i preparativi che il popolo osserva. Non abbiamo parlato della grandezza di questa battaglia, o quando avverrà e dei suoi obiettivi. Questa battaglia si svolgerà, e Hezbollah non vuole aggiungere dettagli.

Quando l’operazione inizia, tutti potranno comunicare i fatti sul terreno. Non è nel nostro interesse parlare dei dettagli della prossima battaglia.

Certamente stiamo assistendo all’intimidazione e alle critiche, come quella che la resistenza deve garantire l’unanimità delle forze politiche. Se aspettiamo l’unanimità, non ci sarà alcuna resistenza, né contro l’occupante sionista né contro gruppi terroristici.

Si tratta di un dovere religioso e patriottico che tutti devono prendere. Alcune forze politiche ci sostengono, che ringraziamo. Quanto a noi, ci sacrifichiamo per proteggere il nostro popolo.

A coloro che hanno finanziato i gruppi armati non hanno alcun valore, applicano una versione distorta dell’Islam, e sono una minaccia per tutti e una minaccia per l’Islam.

Nel frattempo, e fino a quando l’altra parte non si capirà il pericolo dei gruppi takfiristi, ci affidiamo a Dio ed è Lui che ci darà la vittoria in ogni grande battaglia che ha l’obiettivo di proteggere i luoghi santi e la patria. La vittoria è quindi una vittoria divina.

La pace di Dio sia con voi.

[Trad. dal francese per ALBAinformaizone di Francesco Guadagni]

 

Nasrallah: Isis e Al Nosra servono gli interessi di Israele e USA

da sana.sy

Sayed Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah, nel suo discorso per l’anniversario dei leader martiri, celebrato nel Camp Sayed Al-Shuhada, nella giurisdizione meridionale di Beirut, ha fatto le condoglianze all’ Egitto, popolo e governo, condannando il crimine selvaggio perpetrato dai terroristi dell’Isis-Daesh contro i cittadini egiziani in Libia.

Di fronte al pericolo del terrorismo, Nasrallah ha dichiarato che la Resistenza sostiene l’invito a sviluppare una strategia nazionale per la lotta alle organizzazioni terroristiche ed ha anche aggiunto che tutti devono sostenere l’esercito e le forze  libanesi per il controllo della sicurezza.

Ha, inoltre, invitato il governo e il popolo a prendere posizione di fronte alle organizzazioni terroristiche Daesh e Fronte al-Nusra, nella cordigliera orientale, alle pendici del Ersal e ha chiesto di riprendere una decisione nazionale nella questione presidenziale, l’unica opzione al vuoto di potere, assicurando che il Libano non è immune a quanto avviene nella regione e il mondo.

Al-Sayed Hassan Nasrallah ha avvertito che nessun ha il diritto di intervenire in Siria, militarmente o politicamente, né ha il diritto di criticare la posizione pacifica del movimento attuale in Bahrain.

«A quanti ci invitano a lasciare la Siria, invito ad andare tutti insieme in Siria. Ho anche chiesto loro di andare in Iraq, e ovunque per affrontare questa minaccia e per proteggere il Libano e il popolo libanese», ha spiegato Nasrallah.

Egli ha anche affermato che tutto ciò che hnnoa fatto le organizzazioni terroristiche Isis e Fronte al-Nusra, fino ad oggi, servono solo gli interessi di Israele e degli Stati Uniti.

Secondo Nasrallah queste organizzazioni terroristiche non cercano di liberare i territori palestinesi occupati e da tutti paesi del mondo, ad eccezione di Israele, sono considerate come una minaccia che mette la sicurezza della regione a rischio.

Egli ha anche invitato i popoli ei governi della regione a lavorare insieme per affrontare il pericolo di questa organizzazione e del terrorismo in favore della difesa della pace.

Analogamente ha fatto appello per un coordinamento fra gli eserciti siriani e libanesi per affrontare i terroristi takfiri schierati in pianura situata tra i due paesi e che ci sia un coordinamento tra i due governi di Siria e Libano per la sicurezza.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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