La República Bolivariana de Venezuela repudia las sanciones

REPÚBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA

MINISTERIO DEL PODER POPULAR PARA

RELACIONES EXTERIORES

 

COMUNICADO

 

La República Bolivariana de Venezuela repudia y protesta la decisión del gobierno de los Estados Unidos de América de imponer sanciones contra el Jefe de Estado venezolano, Nicolás Maduro Moros, que consuman una grave violación del Derecho Internacional, y vulneran sus derechos humanos, configurando un acto inamistoso contra Venezuela. Igualmente rechaza las insolentes y destempladas declaraciones del asesor de Seguridad Nacional de la Casa Blanca, H.R. McMaster.

 

Estas sanciones constituyen una retaliación contra el Presidente Nicolás Maduro por haber convocado el proceso electoral de mayor magnitud de los últimos tiempos en Venezuela, por profundizar la democracia y la soberanía mediante la activación del poder constituyente originario, por ser un defensor de la dignidad de América Latina y el Caribe, y por oponerse rotundamente a la supremacía blanca de la Presidencia estadounidense y su racismo reivindicativo del Ku Kux Klan.

 

El pueblo venezolano ha dado una lección histórica de heroísmo, determinación y valentía, derrotando el asedio, amenazas y violencia desatada por la derecha venezolana con apoyo foráneo para impedir el ejercicio del derecho al voto que eligió los Constituyentes, que enrumbarán la vida nacional mediante el diálogo mayor y el entendimiento constitucional en aras de la paz y la independencia nacional. Hemos escrito una nueva página de gloria en nuestra historia de libertad y autodeterminación.

 

La sanción impuesta por el Departamento del Tesoro de EE.UU. contra el Jefe de Estado y de gobierno venezolano constituye un ignominioso desconocimiento de la legalidad internacional y pretende socavar la soberanía de la República Bolivariana de Venezuela, hoy asediada por prácticas de intervención y desestabilización de su gobernabilidad mediante la promoción de graves actos de violencia y extremismo con fines políticos.

 

La República Bolivariana de Venezuela, al expresar su agradecimiento a los países que transmitieron su apoyo y reconocimiento al proceso electoral constituyente, rechaza categóricamente los intentos de unos pocos gobiernos de desconocer sus resultados y sumarse a las sanciones imperiales, desafiando la voluntad soberana del pueblo venezolano y atendiendo sumisamente órdenes foráneas.

 

La República Bolivariana de Venezuela exige respeto por la Patria de Bolívar y Chávez, al tiempo que reafirma su compromiso indeclinable e irrenunciable con la defensa de los más altos valores patrios para preservar la paz, el futuro y la soberanía de Venezuela.

 

Caracas, 31 de julio de 2017

 

Congressisti democratici a Obama: stop alle sanzioni contro il Venezuela!

obama1_crop1431707883208.jpg_1718483346da Telesur English

16 congressisti del Partito Democratico hanno ammesso che le sanzioni imposte contro il Venezuela sono state fallimentari e controproducenti

Membri del Congresso hanno richiamato Barack Obama, in quanto le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro il Venezuela hanno ‘minato’ le relazioni tra Washington e l’America Latina.

In una lettera aperta a Obama, 16 membri del Congresso hanno espresso preoccupazione per le sanzioni adottate recentemente contro il Venezuela che sono state controproducenti per gli Stati Uniti.

«Noi crediamo che sia nell’interesse delgi Stati Uniti – si legge nella lettera – del Venezuela e dell’intero emisfero che l’amministrazione (Obama) si astenga dall’imporre ulteriori sanzioni (contro il Venezuela) unilaterali».

Tutti i 16 firmatari sono Democratici, e hanno invitato Obama a intraprendere «un dialogo diretto con il governo del Venezuela».

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha ripetutamente chiesto colloqui con gli Stati Uniti al fine di migliorare le relazioni. Il governo dell’Ecuador si è inoltre offerto come mediatore, tuttavia la Casa Bianca ha finora evitato.

Nella lettera indirizzata ad Obama lo scorso venerdì, i 16 Democratici spiegano come le sanzioni abbiano incontrato una diffusa condanna a livello regionale, anche da parte di stretti alleati degli Stati Uniti. «In un’intervista concessa al Miami Herald il mese scorso, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti nell’emisfero… ha sostenuto che, ‘La storia ha dimostrato che le sanzioni unilaterali sono controproducenti nel lungo periodo’».

I membri del Congresso hanno anche sottolineato che i venezuelani «in massa» si oppongono alle sanzioni.

Citando un sondaggio dalla società venezuelana Datanalisis, hanno affermato che «quasi i tre quarti dei venezuelani si oppongono sanzioni degli Stati Uniti».

Oltre 11 milioni di persone hanno firmato una petizione per chiedere a Obama di revocare le sanzioni.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Roma: il G77+Cina rigetta le sanzioni Usa contro il Venezuela

pueblo_venzlada mre.gov.ve

I paesi membri del G77 e Cina accreditati presso la FAO e le altre organizzazioni delle Nazioni Unite con sede a Roma, riuniti in sessione pleanaria, lo scorso venerdì hanno approvato il comunicato emesso dal G77+Cina – capitolo New york, dove si rigetta la decisione del governo degli Stati Uniti d’America di estendere le sanzioni unilaterali contro il Venezuela.

Il comunicato invita il governo degli Stati Uniti ad abrogare le sanzioni imposte alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, sottolineando che vanno contro la Carta delle Nazioni Unite e i principi che regolano il diritto internazionale.

Alla testa del gruppo di supporto al Venezuela il presidente del G77+Cina, l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Majid Dehghan Shoar, seguito dai presidenti dei gruppi regionali che compongono il G-77: Africa, Asia, America Latina e Caraibi, e il Medio Oriente.

L’ambasciatrice della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la FAO, Gladys Urbaneja Durán, ha ringraziato a nome del governo bolivariano e del popolo venezuelano, tutte le missioni diplomatiche indicando che questo appoggio totale ricevuto a Roma costituisce una dimostrazione di unità e coerenza del G77+Cina alle Nazioni Unite, e una prova della solidarietà che la comunità internazionale ha dato alla Rivoluzione Bolivariana.

Il G77+Cina è l’organizzazione intergovernativa dei paesi in via di sviluppo più grande in seno alle Nazioni Unite, sin dalla sua fondazione nel 1964 ha esortato ad adottare azioni efficaci e urgenti per eliminare l’uso di misure economiche coercitive unilaterali nei confronti di qualsiasi Stato, in particolare verso i paesi in via di sviluppo.

In questa sessione plenaria, è stato anche evidenziato il contributo della Repubblica Bolivariana del Venezuela a rafforzare la cooperazione Sud-Sud, la solidarietà e le relazioni di amicizia tra i popoli, in particolare attraverso l’attuazione dei programmi di cooperazione per l’eradicazione della fame.

A questo proposito, l’ambasciatrice Urbaneja, ha evidenziato che grazie a uno stanziamento iniziale di 12 milioni di dollari messi a disposizione dal governo venezuelano, si darà inizio al Programma di Cooperazione Triangolare di Sicurezza e Sovranità Alimentare e Nutrizionale per l’America Latina e i Caraibi (SANA), rivolto ai ventuno paesi aderenti l’accordo Petrocaribe e l’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – ALBA.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Gli Stati Uniti non cambiano

2567da itanica.org

«Chi provoca, nella nostra regione? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questi vertici? Gli Stati Uniti. Perché non ci sarà un documento finale in questo Vertice?  A causa degli  Stati Uniti», ha detto il pomeriggio di questo sabato il Presidente della Repubblica, Daniel Ortega Saavedra, nel suo intervento dinanzi la seduta plenaria del Vertice delle Americhe, a Panama.

Il Comandante ha iniziato il suo discorso ricordando la risposta del Generale panamense Omar Torrijos  alla domanda di un giornalista che gli chiedeva come pensava di entrare nella storia, alla quale rispose  dicendo che quello che gli interessava era entrare nel Canale interoceanico insieme al suo popolo, il quale aveva sacrificato molte vite per ottenerlo. Poi, ha ricordato come alla fine si era imposto il dialogo e si era riusciti ad intavolare negoziazioni tra Torrijos e l’allora Presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter. 

Sottolineando l’importanza del dialogo, il presidente del Nicaragua ha segnalato che ai Vertici delle Americhe ci sono stati due grandi assenti: Cuba e Porto Rico e che però si è già  ottenuto che Cuba partecipi. Tuttavia, ha citato la canzone di Pablo Milanés: «Cuba e Porto Rico sono le due ali di un passero», dato che «Porto Rico è Latinoamericano e Caraibico».
 Ortega ha commentato il breve incontro che ha avuto luogo alla vigilia tra il leader indipendentista di Porto Rico Rubén Berrios, incluso nella delegazione nicaraguense al Vertice, con il Presidente Obama, e ha accolto favorevolmente le parole del Presidente statunitense circa la sua apertura al dialogo con Porto Rico, dato che si tratta di un popolo i cui diritti sono limitati.

Allo stesso tempo il rappresentante nicaraguense ha approfittato, visto che si era parlato molto di diritti umani nelle riunioni di vertice, per richiedere la liberazione di Oscar Lopez Rivera, che da 34 anni è detenuto negli Stati Uniti a causa della sua lotta per l’indipendenza di Porto Rico.

Il Comandante Daniel Ortega ha detto di come gli Stati Uniti si considerassero esempi di democrazia, di cui desideravano dare lezione imponendo loro dittature; e ha ricordato l’esempio di William Walker, l’intellettuale e giornalista che nel 1856 invase il Nicaragua e decretò la schiavitù. Ha altresì assicurato che l’antimperialismo in Nicaragua non è nato dal conflitto Est-Ovest.

Il comunicato degli Stati Uniti contro il Venezuela, ha detto, ci ricorda il ‘Comunicato Knox’, un ultimatum che gli Stati Uniti diedero al Presidente José Santos Zelaya  nel 1907 obbligandolo all’esilio a Parigi e che provocò una sanguinosa guerra civile. Cinque anni più tardi, «nel 1912 arrivarono le truppe yankee nel paese, e ancora non aveva trionfato la Rivoluzione di Ottobre» in Russia, ha ricordato. «Non è un problema ideologico», ha sottolineato.

Il problema, ha assicurato Ortega, è che «gli yankee non cambiano». Da una parte, ha detto, fanno un cenno a Cuba, dall’altro fanno un attacco al Venezuela.

Tuttavia, quello che i paesi latinoamericani hanno con il Venezuela, sono programmi sociali: magari gli Stati Uniti si mettessero a competere col Venezuela in questo ambito, ha aggiunto.
 
Il Comandante Daniel Ortega ha commentato le intenzioni di cambiamento espresse dal Presidente statunitense constatando che la politica degli Stati Uniti non è quella di un Presidente, bensì quella di un Impero. Ha sottolineato come la ragione per cui gli Stati Uniti si sono sviluppati maggiormente dei popoli al di sotto del Rio Bravo non dipende dal fatto che siano più intelligenti, bensì dal fatto che la potenza del nord deriva dal trasferimento dell’ avanzato Impero Britannico in America del Nord, cosa che ha dato agli Stati Uniti una natura imperialista. 

In questo senso i tempi non sembrano essere cambiati, ha aggiunto; e anche se Obama sembra essere una persona di buona volontà, l’Impero gli pone limiti di azione, e se la macchina degli interessi imperialisti capisce che esce dalla linea, «allora lo assassinano. In questo momento a Obama staranno piovendo addosso insulti negli Stati Uniti perché si riunisce con Cuba», ha commentato.

Il Comandante Ortega ha qualificato l’ordine esecutivo di Obama contro il Venezuela come «un attacco contro la Nostra America», e ha aggiunto che come Latinoamericani hanno il diritto di pensare che il modo di agire degli Stati Uniti, che da una parte intavolano un dialogo con Cuba e allo stesso tempo alzano il livello delle minacce contro il Venezuela, obbedisca ad un piano.

Si è riferito alle ultime spiegazioni fornite dal governo degli Stati Uniti, cioè che dovevano mettere nell’ordine esecutivo che il Venezuela rappresenta una minaccia per loro a puro titolo di  formalità, solo per impedire l’entrata nel loro territorio di alcuni funzionari. “Se si tratta di negare visti, perché c’è bisogno di un decreto?”, si è chiesto. «Se a noi negano visti tutti i giorni!», ha affermato, aggiungendo come sia inaccettabile che per negare visti debbano andar dicendo che gli altri paesi rappresentino una minaccia.
 
Il Presidente ha continuato la sua riflessione dicendo che, invece di partecipare al presente Vertice per parlare di temi quali equità, prosperità ed educazione, ha dovuto partecipare per parlare dell’inammissibile Decreto degli Stati Uniti contro il Venezuela.

Ha aggiunto che non dobbiamo farci illusioni sul fatto che gli Stati Uniti faranno marcia indietro sul Decreto contro il Venezuela in un futuro prossimo, se consideriamo che sono  voluti  loro 50 anni per iniziare a riconoscere il fallimento del blocco a Cuba – e a proposito di questo ultimo, ha pregato Dio affinché Obama ottenga l’approvazione del Congresso al suo annullamento prima della fine del suo mandato presidenziale.

Il Comandante ha poi continuato col tema dei progetti sul gas nella regione, tema che provoca grande preoccupazione al governo del Nicaragua perché tali progetti vanno a collidere con gli obiettivi ambientali, in quanto si tratta di risorse non-rinnovabili e inquinanti. 

Il Presidente ha ricordato che il suo paese è andato aumentando la produzione di energia elettrica a partire da risorse rinnovabili, arrivando a più del 60% di produzione di energia da fonti pulite. Il problema è che, con la caduta del prezzo del petrolio, questo tipo di progetti non sono più redditizi. “Come si può equilibrare questa situazione, se si costruiscono gasdotti che dal Nord America portano alla regione prodotti più convenienti?”. 

Il Comandante ha suggerito che sarebbe necessario sovvenzionare la produzione di energia da fonti rinnovabili affinché, almeno in Centroamerica, la introduzione del gas venga razionalizzata.

Chi provoca, nella nostra regione? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questi vertici? Gli Stati Uniti. Perché non uscirà un documento finale da questo Vertice? A causa degli Stati Uniti, perché c’era consenso su quasi tutto,  fuorché sul tema del Decreto contro il Venezuela, ha detto il Presidente. 

Ortega ha terminato il suo intervento appoggiando il processo di pace in Colombia, il diritto dell’Argentina alle Isole Malvinas ed esprimendo il suo sostegno alla domanda di restituzione a Cuba della base militare di Guantanamo. 
 
Discorso del Presidente Comandante Daniel Ortega al VII Vertice delle Americhe, 11 Aprile 2015.
Grazie, stimata Vicepresidente di Panama, Isabel Saint Malo.

Ieri, quando conversavamo durante la riunione del SICA (Sistema di Integrazione Centro Americana, ndt ) con il Presidente Obama, dicevo prima al Presidente Juan Carlos Varela che ho ricordato una frase del Generale Omar Torrijos detta in una delle tante interviste che gli hanno fatto. 

Chiesero al Genarale Torrijos: “E lei come pensa di entrare nella storia?” Lui rispose: “Io quello che desidero è entrare nel Canale”. E lì è il Canale, nelle mani del Popolo  Panamense. Dopo che è stato versato molto sangue. Dopo che furono assassinati molti studenti, giovani panamensi che lottavano per quel Canale.

Alla fine si è imposto il dialogo. In questo dialogo, furono il Generale Torrijos e il Presidente Jimmy Carter coloro che alla fine trovarono il modo di far arrivare il Canale nelle mani del Popolo Panamense. Il dialogo!

Dicevo al Presidente Obama quanto ci faccia felice che oggi ci sia Cuba in questo Vertice delle Americhe. E gli ricordavo che durante il Vertice tenutosi a Trinidad e Tobago gli manifestai che in quella occasione c’erano due grandi assenti: Cuba e Porto Rico. 

Bene, già c’è Cuba. Manca Porto Rico. Porto Rico è latinoamericano, caraibico! “Sono le due ali di uno stesso passero” disse un poeta, o una poetessa portoricana, “Cuba e Porto Rico”. Due ali di uno stesso passero.

E Porto Rico, me lo ricorda qui il nostro fratello Ruben Berrios Martinez che ci accompagna, Presidente del Partito Indipendentista di Porto Rico; ci ricordava che a partire dall’anno 1898, Porto Rico ha uno status coloniale. E’ per questo che all’interno della CELAC (Comunità degli Stati Latino Americani e dei Caraibi, ndt) abbiamo raccolto questa rivendicazione. E’ per questo che anche alle Nazioni Unite  è stato sollevato il tema di Porto Rico nel Comitato di Decolonizzazione.

E io lo dicevo al Presidente Obama: “Presidente, se le Hawaii avessero mantenuto lo status di Porto Rico, lei non sarebbe il Presidente degli Stati Uniti….” E’ così semplice; perché il Popolo di Porto Rico non ha diritto! Benché dicano che è uno Stato libero e associato negli Stati Uniti, non hanno la libertà di aspirare a diventare presidente degli Stati Uniti, per esempio. Perché è uno Status Coloniale.

E per questo quando ci sono le votazioni… Perché mi diceva il Presidente Obama: “Però quando ci sono le votazioni..” Si, quando ci sono elezioni, è vero che c’è una parte della popolazione che vota favorevolmente a che Porto Rico diventi una volta per tutte  Stato degli Stati Uniti, e un’altra parte della popolazione che rivendica il diritto legittimo di Porto Rico ad essere indipendente, e a far parte di questa famiglia a cui realmente appartiene. 

La verità è che lui mi diceva di essere aperto al dialogo con Porto Rico, e che bello che il Presidente Obama sia aperto al dialogo con Porto Rico! E ieri sera lui era lì, si è incontrato alla cena con Ruben e si sono dati la mano. E Ruben gli ha illustrato  il tema  di Porto Rico, e il Presidente Obama gli ha detto che è disposto a parlare. Bene, è bene che parli con i lottatori per l’indipendenza di Porto Rico.

Perché le Autorità di Porto Rico sono subordinate agli Stati Uniti. Non rappresentano la volontà del Popolo di Porto Rico. Perché in fin dei conti, quello che è il tema dell’autodeterminazione, dell’indipendenza di Porto Rico, lo hanno lasciato in disparte, e si tratta di un Popolo con diritti limitati,  una nazione con diritto limitato.

E venendo a questo Vertice, ci troviamo con denunce, detenuti di qua, detenuti di là, e non ci possiamo dimenticare che c’è 
un prigioniero politico, un patriota portoricano… Oscar Lopez Rivera, che è in prigione da ormai 34 anni. Il suo delitto? Lottare per l’indipendenza di Porto Rico! 34 anni!

E noi vogliamo, da questa tribuna, appellarci una volta ancora agli Stati Uniti, affinché liberino Oscar Lopez Rivera!  Che non è altro che un dovere che hanno verso il Popolo di Porto Rico, che tengono sottomesso, soggiogato. Ed è una battaglia che si continua a portare avanti.

Ascoltavamo con attenzione ieri, durante il SICA, le parole del Presidente Obama, e io direi oggi che egli è stato molto più aperto rispetto a quelli che sono i temi che hanno provocato, e provocano ancora, conflitti nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Nostra America Latina e Caraibica.

Ha parlato della storia; egli stesso ci ha ricordato, e io ricordo le notizie di quei giorni in cui ha celebrato la lotta per i diritti civili guidata da Martin Luther King, e  si è recato nel posto in cui furono assassinati combattenti a favore dei diritti civili. 
Furono assassinati dal razzismo di una società che già allora si vantava di essere la portabandiera della “Democrazia” nel mondo, e nel pianeta; che voleva dare lezioni di democrazia ai popoli, imponendoci dittature e tiranni. 

Per cui, a causa della sua politica espansionista, al Nicaragua toccò un Presidente yankee, che la prima cosa che fece fu di instaurare la schiavitù. Il Nicaragua già indipendente dalla Spagna… anno 1821, indipendente dalla Spagna.

1854-56: le imprese navali nordamericane in lotta per il controllo di una via di transito dalla costa est alla costa ovest degli Sati Uniti attraverso il Nicaragua, portarono allora espansionisti nordamericani del sud degli Stati Uniti, che anteriormente avevano tentato di appropriarsi di Sonora per annettere anch’esso al sud degli Stati Uniti.

Arrivarono in Nicaragua e con la forza delle armi, bene, Presidente degli Stati Uniti: il Signor William Walker. Era un giornalista, un intellettuale, un fascista, un razzista; avvocato, giornalista, intellettuale, bene, primo decreto: la schiavitù in Nicaragua.

Alla fine fu abbattuto; bene, perché tutto il Centroamerica vide che l’espansionismo yankee interessava tutta la regione, e si fece la Unione dei Centroamericani che affrontò con le armi il filibustiere che incendio le città del Nicaragua. 

E come si può dimenticare la storia? Perché l’anti-espansionismo, l’anti-imperialismo in Nicaragua non nascono col conflitto Est-Ovest. Niente ha a che vedere col conflitto Est-Ovest! Se l’Unione Sovietica non esisteva ancora!  Non aveva ancora trionfato la Rivoluzione di Ottobre, e già gli yankees stavano intervenendo in Nicaragua.
 
E poi, come ci preoccupiamo quando arriva questo comunicato contro il Venezuela. A noi  ricorda immediatamente il Comunicato Knox… il Segretario di Stato degli Stati Uniti che in nome del Governo degli Stati Uniti diede un ultimatum al Presidente del Nicaragua  José Santos Zelaya nell’anno 1907. Un ultimatum, e il Presidente Zelaya dovette andarsene in Francia, fuggire, e iniziò da là una guerra di patrioti nicaraguensi contro l’intervento yankee. E arrivarono poi nel 1912 le truppe yankees nel nostro paese… 1912, non aveva ancora trionfato la Rivoluzione di Ottobre.
 
Non è un problema ideologico, compagn@. Almeno, quello del Nicaragua non è un problema ideologico.  Non ha niente a che vedere col pensiero di Marx, Engels, né di Lenin. Il Nicaragua non aggredì gli Stati Uniti, è l’espansionismo yankee quello che arrivò nelle nostre terre quando ancora questi non trionfavano. In seguito gli altri interventi, e Sandino in lotta.
E’ per questo che quando noi sentiamo di questo comunicato che dice che il Venezuela rappresenta una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti… beh, dietro un comunicato come questo subito accorre la storia. Ritorna la storia. E che diciamo? Gli yankees non cambiano. Questo è ciò che diciamo. 
 
Gli yankees non cambiano! Da un lato, un gesto verso Cuba, dall’altro, un attacco al Venezuela. E’ un gesto verso Cuba, è un gesto verso l’America Latina, indubbiamente. E’ un gesto verso il   mondo che ha lottato affinché si rimuova l’embargo, il blocco. 
 
Il gesto verso il Venezuela è un attacco contro i nostri Popoli, contro l’Unità Latinoamericana e Caraibica. Quello che abbiamo dal Venezuela nella nostra regione, sono programmi di solidarietà. La complementarietà, il commercio giusto. Questo è quello che abbiamo nella regione col Venezuela. In Petrocaribe, nell’ALBA (Allenza Bolivariana per i Popoli di Nostra America, ndt) non c’è nessun progetto di tipo militare col Venezuela. Sono tutti programmi di ordine sociale. 
 
Beh, magari gli Stati Uniti si mettessero a competere col Venezuela in questo campo, così, alla stessa maniera. Sarebbe magnifico se gli Stati Uniti si mettessero a contribuire come lo fa il Popolo Bolivariano, senza condizioni. Grazie a questa iniziativa, al cuore immenso del Comandante Hugo Chavez, che con Fidel furono i creatori di questo progetto.  E ora Nicolas che gli sta dando continuità.
 
E non ripeterò quanto stavo loro dicendo nel pomeriggio, che la politica nordamericana non è la politica di un Presidente. E’ la politica di un Impero. Gli Stati Uniti sono un Impero… chiaro che sono un Impero!
 
E perché sono un Impero? Perché si sono sviluppati più di noi Latinoamericani? Non è per il loro ingegno, non per le loro grandi capacità, non perché siano più intelligenti dei Latinoamericani e dei Caraibici… no! Semplicemente perché si è trattato del trasferimento dell’Impero Britannico nelle terre nordamericane che appartenevano ai popoli originari, i quali furono sterminati.
 
E l’Impero Britannico  era il paese più sviluppato dell’epoca; logicamente, essendosi fatto il padrone di quelle terre e di quei territori, vi trasferì tutta la sua conoscenza, tutta la tecnologia, tutta la scienza; la Rivoluzione industriale, dove avvenne il gran salto se non in Inghilterra? Questo spiega perché gli Stati Uniti abbiano una natura imperialista! Si tratta dell’Impero Britannico trasferitosi nel territorio nordamericano; espandendosi e subito entrando in contraddizione. Logicamente entrarono in contraddizione già dal momento che si installarono.
 
Il braccio dell’Impero Britannico si installa negli Stati Uniti e da subito sorgono le contraddizioni; contraddizioni economiche, contraddizioni commerciali, per le imposte… E arrivano le guerre. Ossia, non è altro che il processo, il processo di sviluppo che stava raggiungendo l’Europa, che si trasferì negli Stati Uniti, in quella che noi oggi chiamiamo tecnologia di punta. Si trasferì là, negli Stati Uniti.
 
Qui, nelle nostre terre, vennero le nazioni che avevano la tecnologia, e che ancora continuano ad essere le nazioni con la tecnologia e con lo sviluppo economico più basso d’Europa, che sono la Spagna e il Portogallo. E venne anche l’Inghilterra, che si appropriò della metà del territorio del Nicaragua, e se la disputò con la Spagna.
 
E in seguito l’Inghilterra si appropriò anche delle Malvinas; e lì sta ancora, nelle Malvinas, l’Inghilterra, l’Impero Britannico! Lo stesso Impero il cui braccio fece un salto fino al territorio nordamericano, la cui scienza, la cui tecnologia, la cui cultura si spostarono nel territorio nordamericano, e che spiega quel fenomeno. 
 
Invece qui, in queste terre, nacque una nuova cultura.  Quella era la vecchia cultura europea trasferitasi al Nord della Nostra America. Qui era la cultura meno sviluppata d’Europa… Spagna, Portogallo, gli imperi meno sviluppati trasferiti nel nostro territorio;  e, sterminando in molti casi la nostra popolazione indigena, e in altri casi mescolandosi, alla fine hanno dato realmente luogo ad una nuova civilizzazione. Siamo una cultura molto giovane, e questo spiega come quelli là, con il loro grande sviluppo, pensarono immediatamente di diventare padroni di tutta la Nostra America.
 
E parrebbe che i tempi non sono cambiati, perché, che bravo il Presidente Obama! Dico io, è una persona di buona volontà; ascoltando il suo discorso, è una persona di buona volontà. Però, in che condizioni governa? Fino a che punto egli può prendere decisioni negli Stati Uniti? Dove stanno i limiti che gli impone il sistema?
 
Là c’è un sistema, c’è un meccanismo che mette i presidenti affinché servano a tale meccanismo economico, finanziario e militare. E se il meccanismo sente che il presidente devia, lo assassinano, lo ammazzano, come fecero con Kennedy. Non si è mai saputo che ha assassinato Kennedy.
 
Io sono sicuro che al Presidente Obama staranno piovendo addosso maledizioni ed insulti là negli Stati Uniti, per essersi riunito qui con Cuba. Gli staranno piovendo addosso maledizioni, e lo chiameranno “comunista”, perché questo gli hanno detto in altre occasioni. Gli grideranno “comunista!”. Gli diranno perfino che è islamista, e tireranno fuori tutto il razzismo che ancora possiedono, le forze più oscure negli Stati Uniti. Ma lui ha avuto il coraggio di fare questo passo con Cuba.
 
Dall’altro lato, però, l’attacco contro il Venezuela, che è un attacco contro la Nostra America, contro la CELAC, contro tutti noi, e abbiamo il diritto di pensare che si tratti di un piano… bene, cercheremo insieme a Cuba di trovare una via distensiva. L’America Latina, è chiaro che ha aperto relazioni con Cuba, nessuno pone blocchi a Cuba; il mondo chiede che cessi il blocco contro Cuba.
 
Cuba non si è arresa, ha resistito; però adesso si va contro il Venezuela! Perché il Venezuela non è un paese democratico; con 20 elezioni, non è un paese democratico! Perché adesso il Venezuela è il diavolo, è il male, perché sta portando un esempio di solidarietà ai popoli di Nostra America! E allora, un colpo di qua e una mano di là. Parrebbe una manovra, e abbiamo il diritto di pensarlo. 
 
Per cui, è importante, il Governo degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato che tale Decreto non stigmatizza realmente, o non vuole dire, perché lo dice? Adesso dice che il Decreto non dice quello che il Decreto dice: che il Venezuela rappresenta una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Questo dice il Decreto.
 
Però adesso abbiamo un’altra interpretazione: il Decreto non vuole dire ciò. Se si tratta semplicemente di negare visti e proibire conti negli Stati Uniti a qualsiasi cittadino di Nostra America e del Caribe, lo fanno già tutti i giorni senza necessità di un decreto. Saremmo pieni di decreti, allora, perché in tutti i nostri paesi negano visti. In tutti questi paesi negano visti.
Quando capita a noi di viaggiare negli Stati Uniti, dobbiamo affrontare procedure speciali per ottenere il visto, e ce lo danno pure limitato, il visto. Là abbiamo innumerevoli autorità, e in altri paesi latinoamericani che sono senza visto, non possono andare negli Stati Uniti.
 
Sta bene, è un loro diritto, così come noi abbiamo il diritto di dire che i senatori nordamericani, che i funzionari nordamericani non devono entrare nel nostro paese… è nostro diritto!
 
E’ un loro diritto, sta bene; noi non stiamo chiedendo loro di darci visti. Quello che è inaccettabile è che, per revocare visti, utilizzino il concetto che il paese ai cui cittadini stanno negando i visti sia una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.
Lì sta il pericolo! Lì sta la minaccia per la sicurezza del Venezuela e per la stabilità di tutta la regione. Perché noi siamo qui a lottare, notate bene, con questa agenda “Prosperità con Equità, Educazione”, e all’improvviso ci cade addosso questa bomba.
 
Se è vero che qui dovevamo venire a parlare di questo, di equità, prosperità, educazione e salute. Di questo dovevamo stare qui a parlare; ma la verità è che anche quando si è fatto uno sforzo per affrontare questi temi, l’interesse della comunità internazionale e dei nostri popoli non si è concentrato su questi temi, ma si è concentrato sul fatto che si è aperta una breccia con l’America Latina, dal momento che gli Stati Uniti lanciano un Decreto del genere contro il Venezuela.
 
Ci sono già state dichiarazioni da parte della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, di cui la posizione è chiara. Cioè, è un Decreto inammissibile, inammissibile! Gli Stati Uniti lo ritireranno? Molto difficile. Difficile, molto difficile che lo ritireranno. Ci sono voluti 50 anni affinché riconoscessero che si debbano avere relazioni normali con Cuba, e si debba riflettere sul fatto di togliere l’embargo. Che si dovrà vedere, si dovrà vedere se tolgono l’embargo.
 
Si dovrà vedere, perché? Perché non lo può decidere il Presidente Obama, già lo ha detto qui, lo abbiamo sentito… Non ci facciamo illusioni! Felici si per il passo che si è fatto, però c’è ancora tanto cammino davanti, e c’è tanta resistenza là negli Stati Uniti, lo sappiamo, contro le misure che persino localmente ha preso il Presidente Obama a favore dei poveri.
 
Gli hanno bloccato i programmi a favore della salute negli stessi Stati Uniti. Lo hanno bloccato sul tema dell’immigrazione, chi? Chi domina il Congresso. E allora, quanto tempo passerà perché si concretizzi la sospensione del blocco? Dio voglia che il Presidente Obama riesca a persuadere il Congresso, affinché il blocco si tolga prima che il Presidente Obama lasci la Presidenza degli Stati Uniti. Dio voglia!
 
E nell’immediato cosa speriamo? Speriamo che gli Stati Uniti siano realmente coerenti con quanto ha oggi manifestato il Presidente Obama, anche quando ha detto che il tema della sicurezza non esiste in relazione al Venezuela. Lo ha detto.
 
Adesso deve dimostrarlo con fatti, con gesti, con atti. Come dicono loro: abbiamo bisogno di gesti. Bene, anche noi abbiamo bisogno di gesti da parte loro. Perché solo loro hanno diritto ad esigere gesti da parte nostra? Noi siamo obbligati ad esigere gesti da parte loro; perché ci preoccupano a tutt@. Creano una situazione di insicurezza in tutta la regione, quando invece dovremmo star affrontando quei temi che menzionavo… i temi riguardanti la crescita dell’economia; il tema
del gas che ieri ha affrontato lo stesso Presidente Obama.
 
Perché si sta parlando del gas, ve lo voglio dire, fratell@ Latinoamerican@ e Caraibic@; si sta parlando allegramente del gas e in Nicaragua siamo preoccupati sul tema del gas. Perché? Perché il tema del gas, così come si sta prefigurando, viene a scontrarsi con quella che è stata la cultura a favore dell’ambiente che si è andata favorendo a livello globale: l’energia rinnovabile. Il gas non è rinnovabile.
 
Per quanto gas possa avere il Canada, per quanto gas possano avere gli Stati Uniti, o altre regioni del mondo, si tratta di risorse limitate, finite; non sono rinnovabili. E in più sono inquinanti… chiaro, non inquinano tanto quanto il carbone, però inquinano. E l’ideale, per poter avanzare in quelle che sono le scommesse dell’agenda ambientale e del riscaldamento globale, è includere le risorse rinnovabili nella  produzione di energia; quindi, come possiamo fare per gestire ciò?
 
In Nicaragua abbiamo aumentato il ricorso a risorse rinnovabili. Ricordo che il Presidente Chavez ci diceva: lavorate sulle risorse rinnovabili, su progetti rinnovabili. Ci consigliava. E noi siamo avanzati in questa direzione; più del 60% dell’energia in Nicaragua si genera da fonti rinnovabili.
 
E in questo momento c’è stata una valanga di investitori disposti a finanziare più progetti rinnovabili. Abbiamo dovuto trattenerli. Perché? Perché le tariffe non ripagano il costo della produzione di energia da fonti rinnovabili; in questo momento con la caduta del costo del petrolio si mettono a rischio i progetti basati sulle fonti rinnovabili. Con la caduta del prezzo del petrolio è più conveniente generare energia con petrolio bunker fuel, come lo chiamano; è molto più conveniente che farlo da fonti rinnovabili. E’ più costoso con queste.
 
E allora, si tratta di situazioni complesse perché tutti vogliamo energia a basso prezzo. Si, desideriamo energia economica. Bene, esiste la possibilità di sviluppare dotti e gasdotti dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Messico, verso il Centroamerica, magnifico! Però, come si può equilibrare ciò, e chi investe, o chi sovvenziona l’energia da fonti rinnovabili? Perché in queste condizioni bisognerebbe sovvenzionare l’energia da fonti rinnovabili.  
 
Proprio ora in Nicaragua stiamo sovvenzionando l’energia da fonti rinnovabili. Perché? Perché abbiamo un’offerta di energia da fonti non rinnovabili, e abbiamo un’offerta di energia da fonti rinnovabili che era più conveniente, e cosa reclamano gli impresari, cosa reclamano gli investitori? Vogliamo energia economica, dicono. Lo sapete voi stessi, la prima cosa che chiedono nei vostri paesi è energia a basso prezzo.
 
E che cosa ci dicono? L’energia più cara in Centroamerica è quella in Nicaragua. Però il fatto è che noi ci siamo impegnati con l’energia da fonti rinnovabili, e tale energia è cara. Chiaramente, coi prezzi che aveva il petrolio tempo fa, era più conveniente; però adesso l’energia da fonti rinnovabili è più cara.
 
Questo è un aspetto che noi vogliamo portare nei differenti Forum in cui si trattano questi temi, affinché si possa razionalizzare la introduzione del gas per lo meno in quella che è la regione del Centroamerica, dove siamo molto impegnati in questo senso; ci sono altri paesi come il Costa Rica che hanno energia da fonti rinnovabili quasi al 100%. E si pone pertanto questo dilemma. 
 
Sono temi che dovremmo stare qui ad affrontare, però non ci hanno lasciato più opzione. Perché? Perché in questi Vertici, per quanto riguarda i temi di ordine politico, già ci siamo felicitati con Cuba. Semplicemente, saremmo qui a salutare nuovamente la presenza di Cuba, la decisione degli Stati Uniti, e non ci saremmo infilati nel tema del Venezuela.
 
Chi provoca? Gli Stati Uniti. Chi danneggia questo Vertice? Gli Stati Uniti. Perché non c’è una Dichiarazione del Vertice? Gli Stati Uniti. Perché gli Stati Uniti, logicamente, non vanno a sostenere il 3%. Perché il presidente Varela ha dichiarato che il 97% del Documento ha il consenso in tutti gli aspetti economici e sociali che riguardano i temi che sono in agenda. 
 
Però c’è un 3% che non riscuote il consenso: il tema politico. E qual è il cuore del tema politico? Il Decreto. E quindi, con quel Decreto, non hanno fatto altro che eliminare la possibilità di una Risoluzione che avremmo firmato tutti noi contenti, e qui avremmo marciato tutti molto contenti e fiduciosi, logicamente, volendo avere fiducia nella volontà espressa dal Presidente Obama riguardo la politica nordamericana nei confronti dell’America Latina e del Caribe.
 
Ma, come ho detto all’inizio, il dialogo è la unica cosa che ci rimane in questo ambito. Noi sosteniamo lo sforzo che sta facendo il Presidente Santos là in Colombia a favore della pace. E sosteniamo anche l’Argentina in tutti i suoi sforzi affinché quei territori (le Isole Malvinas, ndt) ritornino ai suoi legittimi proprietari, e affinché il territorio di Guantanamo torna anch’esso al suo legittimo proprietario, che è Cuba.
 
Molte grazie, stimata Vicepresidente Isabel Saint Malo. E i nostri saluti vadano al Presidente e al Popolo di Panama.

(VIDEO) Díaz Canel: «Cuba non lascerà il Venezuela solo»

26678-fotografia-gda Telesur

I colloqui con gli Stati Uniti «hanno subito un rallentamento a causa della posizione assunta dal governo Obama nei confronti del Venezuela», ha dichiarato il portavoce cubano

Il primo vicepresidente di Cuba, Miguel Díaz Canel, ha assicurato che il suo paese «non lascerà il Venezuela solo» mentre compie passi avanti verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il governo degli Stati Uniti (USA).

Dopo aver espresso il suo voto alle elezioni di medio termine svolte sull’isola, Díaz Canel ha spiegato che i colloqui in corso con gli Stati Uniti «hanno subito un rallentamento a causa della posizione assunta dal governo Obama nei confronti del Venezuela».

A questo proposito, il portavoce ha aggiunto «non lasceremo il Venezuela solo», per poi ribadire le parole pronunciate dal Presidente Raúl Castro: «la strada da percorrere è ancora molto lunga».

«Sosterremo la causa bolivariana – ha dichiarato il vicepresidente cubano – così come sosterremo qualsiasi altra causa latinoamericana nei negoziati, perché questa non è una mediazione e abbiamo messo in chiaro che vi sono dei principi che non possono essere inseriti in questo negoziato».

Díaz Canel ha precisato che la posizone dell’Isla è stata sempre quella di «mantenere il rispetto bilaterale» e che vi sono dei punti dove è necessario avanzare, evidenziando tematiche come «la rimozione del bloqueo, la restituzione del territorio occupato illegalmente a Guantánamo e l’istituzione di un meccanismo di compensazione per il popolo cubano per i danni causati dal bloqueo».

Inoltre, per quanto riguarda la cancellazione di Cuba dalla lista dei paesi che promuovono il terrorismo, il primo vicepresidente ha espresso tutta la sua soddisfazione, chiarendo però che l’Isla non andava inserita nella lista nera: «Un paese che invia in altre nazioni medici e non soldati, non può essere terrorista».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Putin: «Vogliamo vivere con dignità come l’America Latina»

resizeda lantidiplomatico.it

Il presidente risponde alle domande dei cittadini russi

«Non siamo stati noi che abbiamo rovinato il rapporto. Ogni volta noi sosteniamo la cooperazione con tutti, sia l’Occidente e l’Oriente», ha dichiarato il presidente russo durante il giro di domande nell’ambito del programma ‘Linea Diretta’, in cui il leader del Cremlino ha risposto alle domande dei cittadini. Secondo gli organizzatori ne sono arrivate tre milioni da tutte le regioni del paese.

«Gli Stati Uniti non cercano alleati, ma vassalli», ha proseguito Putin.
Sulla possibilità di tensioni tra Mosca e paesi occidentali, Putin ha sottolineato che la condizione obbligatoria deve essere il rispetto per la Russia e i suoi interessi. Allo stesso tempo, il presidente russo ha sottolineato che Mosca non considera «nessuno dei partecipanti sullo scacchiere internazionale» un nemico. «I nemici della Russia sono i terroristi internazionali e la criminalità organizzata», ha sottolineato.

«Noi non consideriamo nessuno il nostro nemico e noi non consigliamo a nessuno di considerarci il loro nemico. (…) Siamo un paese con un enorme potenziale di sviluppo, con vaste risorse naturali e, senza dubbio siamo una grande potenza nucleare», ha dichiarato.


«La Russia non ha ambizioni imperiali, vuole solo vivere dignitosamente come l’America Latina»
, ha detto il presidente russo.
552f9933c46188825c8b4592
 

«Non stiamo cercando di far rivivere l’impero, non abbiamo questi obiettivi che costantemente cercando di attribuirci (…), non abbiamo ambizioni imperiali, inoltre in tutto il mondo si stanno producendo processi di integrazione naturali», ha detto il presidente, che ha anche sottolineato le relazioni positive tra la Russia e i paesi dell’Unione economica eurasiatica.

In riferimento alla decisione di Mosca di dare seguito alla vendita all’Iran di cinque batterie dei sistemi anti-missile S-300, congelata nel 2010, in osservanza delle sanzioni Onu per il controverso programma nucleare di Teheran, Putin ha dichiarato che «Non c’è ragione per mantenere l’embargo. Oggi i partner iraniani mostrano un sacco di flessibilità e il desiderio di raggiungere un accordo. Tutti i partecipanti al processo negoziale hanno annunciato che un accordo è stato raggiunto e che solo i dettagli tecnici saranno decisi a giugno», ha detto il presidente russo.

«I sistemi S-300 sono apparecchi costosi. Il costo è di circa 900 milioni di dollari.  Perché dovremmo perdere questi soldi?», ha ribattuto Putin.

Il presidente russo ha spiegato che la fornitura di sistemi di difesa aerea S-300 a Teheran non si traduce in una sospensione unilaterale delle sanzioni anti-iraniane da parte della Russia. «Questo tipo di arma non è inserita nella lista delle sanzioni ONU. Abbiamo sospeso unilateralmente il contratto, quindi possiamo riattivarlo unilateralmente. Per quanto riguarda la lista delle Nazioni Unite, la Russia le rispetterà alla lettera», ha insistito Putin.

Sulle lamentele presentate dal primo ministro incaricato israeliano Netanyahu, Putin ha sottolineato che «Mosca agisce con molta cautela per quanto riguarda le forniture di armi a paesi del Medio Oriente, considerando la situazione nella regione. E i sistemi S-300 sono armi difensive che non minacciano in alcun modo Israele».

__

(FOTO) Venezuela: Esercitazione Militare “Scudo Nazionale”

militar venezuelada Correo del Orinoco

Il Ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ha riferito che più di 100.000 persone hanno preso parte alle attività, tra cui 20.000 civili, per rafforzare la difesa nazionale

Nelle sette Regiones Estratégicas de Defensa Integral (REDI), del Venezuela si è tenuta l’Esercitazione Militare denominata “Scudo Nazionale” con la partecipazione dei funzionari della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), la Milizia Nazionale Bolivariana e civili volontari.

Padrino López ha affermato che l’esercitazione ha l’obiettivo di aumentare l’addestramento per rafforzare e potenziare le azioni in difesa della Nazione.

Un ulteriore obiettivo è quello di aumentare l’operatività delle quattro componenti della Forza Armata Nazionale Bolivariana (Esercito, Marina, Aeronautica, Guardia Nazionale Bolivariana).

Il ministro ha poi aggiunto che il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, sta ricevendo tutte le informazioni sugli addestramenti organizzati, che garantiranno l’indipendenza, la sovranità, la sicurezza e l’integrità degli spazi geografici.

Padrino López ha inoltre ribadito che quelli in corso “non sono esercizi di natura bellica”, ma azioni di coordinamento per l’articolazione civico-militare, l’organizzazione e la creazione degli organi di direzione della difesa integrale.

L’addestramento durerà 10 giorni e servirà a completare il numero di ufficiali e soldati arruolati per difendere la nazione.

Regioni di Difesa Integrale

Le Regioni di Difesa Integrale (REDI) attive sono: Centrale: Aragua, Carabobo, Miranda Vargas, Yaracuy e Distrito Capital; Oriental: Delta Amacuro, Monagas, Sucre e Nueva Esparta; Ovest: Falcon, Lara, Trujillo, Mérida, Táchira e Zulia; Guayana: Bolívar e Amazonas; Los Llanos: Apure, Portuguesa, Barinas, Cojedes e Guárico; Los Andes e Región Marítima Insular.

Questa esercitazione militare è stata organizzata dopo che il governo degli Stati Uniti ha annunciato nuove misure contro il Venezuela, definendo la nazione una minaccia “inusuale e straordinaria”.

Il Comandante in Capo Vladimir Padrino López ha annunciato che il presidente venezuelano nel pomeriggio si unirà alle attività militari, prendendo il comando da Los Próceres.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]
__

 

A. Chávez: «Se sarà necessario prendere le armi lo faremo»

Adán-Chávez-e1425997231103-540x402da psuv.org.ve

Dalla tribuna antimperialista che si è tenuta nel municipio Pedraza de Barinas, nell’ambito delle attività sviluppate per commemorare i due anni dalla ‘siembra’ di Hugo Chávez, il leader della Rivoluzione nella regione Los Llanos, Adán Chávez, ha affermato che «nessun impero ci può intimidire con le sue minacce. Se ci toccherà prendere le armi per difendere la Rivoluzione, lo faremo».

In riferimento alle ultime dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha definito il Venezuela una minaccia per la sicurezza del suo paese.

“Noi non siamo soli – ha affermato il dirigente nazionale – nel nostro continente e oltre, possiamo contare sull’appoggio di molti paesi fratelli. Lo hanno dimostrato in diversi momenti della nostra storia rivoluzionaria e questa non sarà l’eccezione”.

Ha inoltre sottolineato che l’avanguardia rivoluzionaria, sarà in prima linea per difendere l’indipendenza e la sovranità del Venezuela.

Il governo bolivariano insieme al popolo venezuelano, ha poi aggiunto l’esponente del Psuv, vuole portare avanti il processo socialista in pace, «ma siamo pronti a difendere l’eredità del Gigante Chávez, la nostra eredità, su qualunque terreno sarà necessario». 

Chávez ha chiamato tutti i chavisti a scendere in piazza per difendere il territorio venezuelano: «Vorrebbero mostrare all’opinione pubblica mondiale che siamo un paese di terroristi. Sì, siamo una minaccia per loro, ma esclusivamente perché vogliamo continuare, in pace, a difendere quello che ci appartiene. Perché siamo un popolo libero, sovrano, cosciente e indipendente. Loro invece sono una reale minaccia per il mondo intero perché sono abituati a bombardare paesi, uccidere anziani, bambini e intere popolazioni».

Il dirigente bolivariano ha concluso con un’importante indicazione: se maggiore sarà l’unità, la coscienza e l’organizzazione rivoluzionaria, per l’impero sarà molto complicato concretizzare le sue pretese d’invasione e dominazione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Nicolás Maduro: «agli Stati Uniti chiediamo solo rispetto»

maduro-biden-brasil-11-580x386da Cubadebate

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro e il vice presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, hanno sostenuto un incontro in occasione della cerimonia d’insediamento del presidente brasiliano Dilma Rousseff, dov’erano stati entrambi invitati. Maduro, in quest’occasione, ha ribadito che il suo paese intende sviluppare relazioni rispettose con gli Stati Uniti.

Secondo il leader venezuelano, l’incontro con Biden ha avuto carattere cordiale e si è svolto in un clima di reciproco rispetto, che secondo Maduro, è quello che deve prevalere nelle relazioni future tra i due paesi.

«Ho detto a Biden, come abbiamo già fatto mille volte con gli Stati Uniti in pubblico e in privato, che noi vogliamo esclusivamente rapporti più rispettosi, nulla più», ha dichiarato Maduro secondo quanto riportato dall’emittente satellitare Telesur.

Il presidente venezuelano ha inoltre dichiarato che in occasione del prossimo Vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) chiederà che vengano ritirate le sanzioni statunitensi imposte contro vari funzionari venezuelani.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il G77 più Cina respinge le sanzioni statunitensi contro il Venezuela

G77-+-Chinada Correo del Orinoco

Il presidente della Bolivia, Evo Morales ha spiegato che il testo del G77 più Cina richiede che venga abrogata con urgenza la misura legislativa degli Stati Uniti contro il Venezuela, «perché mina la Carta Democratica delle Nazioni Unite e il diritto internazionale»

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha reso nota la risoluzione emessa dal Gruppo dei 77 più Cina (G77 + Cina) che rigetta le sanzioni imposte dagli Stati Uniti (USA) contro il popolo del Venezuela.

«Riaffermiamo al contempo, la risoluzione adottata in occasione del Vertice dei Capi di Stato del G77 che condanna l’imposizione di leggi e regolamenti con effetto extraterritoriale e altre misure economiche coercitive, incluse le sanzioni unilaterali nei confronti dei paesi in via di sviluppo», ha affermato Morales alla lettura del testo.

Il 9 di dicembre, il Senato degli Stati Uniti ha approvato l’imposizione di nuove sanzioni contro il Venezuela, firmate la scorsa settimana dal presidente Barack Obama.

Il capo di Stato boliviano ha spiegato che il testo del G77 più Cina esige che venga abrogata con urgenza la misura legislativa degli Stati Uniti contro il Venezuela, «perché mina la Carta Democratica delle Nazioni Unite e il diritto internazionale», come evidenziato dall’agenzia ABI.

Morales ha inoltre segnalato che questo nuovo attacco imperialista viola i principi di non intervento negli affari interni, l’uguaglianza dei diritti e l’autodeterminazione dei popoli.

«Il gruppo di G77 più Cina esprime solidarietà e sostegno al governo venezuelano colpito da queste violazioni del diritto internazionale che non contribuiscono in alcun modo al dialogo politico ed economico, oltre all’intesa trai due paesi».

Il presidente boliviano ha spiegato che la risoluzione del blocco esorta la comunità internazionale ad adottare misure urgenti ed efficaci per «eliminare l’uso di misure economiche coercitive unilaterali contro i paesi in via di sviluppo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Sanzioni USA contro Caracas

di Geraldina Colotti – il manifesto

11dic2014.- Venezuela. La destra eversiva si prepara. Scoperto un camion carico di dollari proveniente dagli Stati uniti.

San­zioni Usa con­tro il Vene­zuela. Dopo il Senato, anche la Camera ha deciso la linea dura, dopo mesi di dibat­titi e pole­mi­che. Ora la parola passa al pre­si­dente Obama, che può sospen­derle o avviare l’iter. Il testo pre­vede di «imporre san­zioni spe­ci­fi­che alle per­sone respon­sa­bili di vio­la­zioni dei diritti umani nei con­fronti di mani­fe­stanti di oppo­si­zione in Vene­zuela, con l’obiettivo di raf­for­zare la società civile in Vene­zuela e per altri fini». Ai fun­zio­nari vene­zue­lani potrebbe essere negato il visto e bloc­cati beni e conti ban­cari negli Usa.

Vi sono stati alcuni pre­ce­denti. Nel 2011, il governo nor­da­me­ri­cano ha impo­sto san­zioni all’impresa petro­li­fera di stato Pdvsa attra­verso la Citgo, la società di raf­fi­na­zione con sede negli Usa, con­trol­lata dalla com­pa­gnia vene­zue­lana: per via delle rela­zioni tra Cara­cas e Teh­ran. E nel set­tem­bre dello stesso anno ha san­zio­nato tre fun­zio­nari dell’allora governo di Hugo Cha­vez, accu­sati di appog­giare la guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana delle Farc. «La realtà è che vogliono il nostro petro­lio», ha rea­gito il pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro. Dopo il rifiuto dell’Opep di ridurre la pro­du­zione del petro­lio per far alzare il prezzo del barile, Maduro aveva denun­ciato il ten­ta­tivo di «met­tere in ginoc­chio il Vene­zuela». Con la deva­stante tec­nica estrat­tiva del frac­king — aveva detto — gli Usa inon­dano il mer­cato di petro­lio a basso costo, facendo crol­lare i prezzi e pro­vo­cando gravi danni all’ambiente. Una denun­cia rei­te­rata dai movi­menti sociali alla Con­fe­renza della parti Onu sul cam­bia­mento cli­ma­tico (Cop20), in corso a Lima. Da lì, il mini­stro degli Esteri Rafael Rami­rez ha ammo­nito: «Gli Usa hanno molto di più da per­dere nel con­fronto con noi, l’America latina ora è un ter­ri­to­rio che difende la pro­pria sovranità».

Altri mem­bri del governo vene­zue­lano hanno fatto dichia­ra­zioni più dure: «Con le san­zioni, ci pos­sono fare l’insalata», ha iro­niz­zato il pre­si­dente del Par­la­mento, Dio­sdado Cabello, durante la sua tra­smis­sione set­ti­ma­nale. E ha accu­sato l’opposizione di remare con­tro il paese, «per aver gioito e brin­dato» alla noti­zia. «La destra nor­da­me­ri­cana si lan­cia così con­tro il Vene­zuela per­ché sa che i suoi rap­pre­sen­tanti qui sono un disa­stro, i soldi che arri­vano, se li rubano, non son capaci di ese­guire gli ordini, per que­sto gli Stati uniti hanno deciso di agire diret­ta­mente». Cabello ha poi com­men­tato il seque­stro di un camion che viag­giava su una nave pro­ve­niente dagli Usa e con­te­nente oltre 4 milioni di dol­lari. La per­sona arre­stata, Arqui­mede Ron­don «è di ori­gine por­to­ghese, ha legami con la Usaid e con Miami e con altri di cui non posso fare i nomi per­ché c’è un’inchiesta in corso», ha spie­gato. Da mesi, i ser­vizi di sicu­rezza sono in allarme anche dopo il ritro­va­mento di esplo­sivi nelle aree ever­sive di estrema destra, attive durante le rivolte vio­lente scop­piate a feb­braio scorso con­tro il governo e durate alcuni mesi. In quei giorni sono morte 43 per­sone e cen­ti­naia sono rima­ste ferite. Molte le vit­time delle «gua­rimbe» — le tec­ni­che di guer­ri­glia­messe in atto dai gruppi di estrema destra. I fami­gliari dei soprav­vis­suti e i feriti si sono costi­tuiti in comi­tato «vit­time delle gua­rimbe» e si sono rivolte alle isti­tu­zioni inter­na­zio­nali per i diritti umani.

Alla destra Usa che ha dis­se­mi­nato nei paesi luo­ghi segreti di tor­tura — dicono in Vene­zuela — inte­res­sano, però «altri» diritti umani (non quelli che si decli­nano a par­tire da cibo, casa, salute, edu­ca­zione e lavoro per tutti). E la «società civile» che finan­ziano ogni anno le agen­zie nor­da­me­ri­cane non inve­ste in pro­getti bene­fici, ma in «que­gli altri fini» di cui parla il testo di legge Usa. Gli Usa e le destre euro­pee sosten­gono la ex depu­tata Maria Machado, filoa­tlan­tica e gol­pi­sta come il suo sodale Leo­poldo Lopez. Ieri, l’altro ani­ma­tore delle «gua­rimbe», il sin­daco metro­po­li­tano di Cara­cas, Anto­nio Lede­zma, ha detto di non esul­tare per le san­zioni e ha annun­ciato «un anno dif­fi­cile». L’anno delle legi­sla­tive. «Non ver­remo meno al nostro impe­gno con il popolo e con il socia­li­smo nean­che con l’abbassamento del prezzo del petro­lio, che pur col­pi­sce molto la nostra eco­no­mia — ha detto Maduro pre­sen­tando il bilan­cio per il 2015 — abbiamo fatto i cal­coli con il prezzo del barile a 60, ora è a 50 ma con il 20% di tagli ai con­sumi di lusso le misure sociali non ver­ranno toccate».

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: