25 Verità di Robert Kennedy Jr. su Cuba e gli Stati Uniti

di Salim Lamrani*- Al Mayadeen 

Il nipote del presidente John F. Kennedy e figlio del Ministro della Giustizia, Robert F. Kennedy, ricorda alcune verità sul conflitto tra Cuba e gli Stati Uniti.

  1. 1. Il presidente Obama ha deciso di ripristinare le relazioni diplomatiche con Cuba «dopo cinque decenni di politica sbagliata dei quali mio zio John F. Kennedy e mio padre Robert F. Kennedy sono responsabili e del suo rafforzamento, dopo l’istituzione dell’embargo USA istituito dal 1960 dall’amministrazione Eisenhower».
  2. Il pretesto della democrazia e dei diritti umani per giustificare l’ostilità nei confronti di Cuba non è credibile. Infatti, «ci sono tiranni reali nel mondo e molti paesi con una situazione peggiore di Cuba, riguardo diritti umani […] dove tortura, sparizioni forzate, l’intolleranza religiosa, la soppressione della libertà di parola e di riunione, l’oppressione medievale delle donne, le elezioni fraudolente e le esecuzioni extragiudiziali sono pratiche di governo, ma sono alleati degli Stati Uniti».
  3. «Mentre noi accusiamo Cuba di imprigionare e maltrattare i prigionieri politici, abbiamo sottoposto a torturare i prigionieri – molti dei quali erano innocenti secondo le ammissioni del Pentagono – incluso il waterboarding, gli arresti illegali e le incarcerazioni senza processo nelle celle di Guantanamo».
  4. «È ironico che i politici che sostengono che Castro debba essere punito per le violazioni dei diritti umani e gli abusi nelle carceri cubane dicano, allo stesso tempo, che gli Stati Uniti hanno motivo di maltrattare i nostri prigionieri nelle carceri cubane», a Guantanamo.
  5. «Mentre noi accusiamo Cuba di non permettere ai suoi cittadini di viaggiare liberamente negli Stati Uniti, impediamo ai nostri cittadini di viaggiare liberamente a Cuba».
  6. «Sembra assurdo perseguire una politica estera ripetendo una strategia che è stata un fallimento monumentale per sei decenni».
  7. «La definizione di follia è ripetere la stessa azione più e più volte, in attesa di risultati diversi. In questo senso, l’embargo è pazzia».
  8. «È chiaro a tutti che l’embargo […] punisce ingiustamente cubani».
  9. Le sanzioni contro Cuba sono il principale ostacolo «allo sviluppo economico, per acquisire tutti i beni e tutti i tipi di attrezzature che crescono nei costi, astronomicamente, e sono difficili da trovare».
  10. Le sanzioni economiche sono responsabili per l’attuale situazione a Cuba.
  11. Le sanzioni economiche «costantemente ricordano al coraggioso popolo cubano che la nostra potente nazione ha organizzato l’invasione della sua isola, ha cospirato per decenni per assassinare i suoi dirigenti, ha sabotato la sua industria e mantiene la sua campagna aggressiva per rovinare la loro economia».
  12. La politica delle sanzioni, che mira a sovvertire l’ordine stabilito a Cuba, è un fallimento totale. «È uno dei duraturi e il regime di Castro è ancora al potere».
  13. «L’embargo discredita chiaramente la politica estera degli Stati Uniti, non solo in America Latina, ma anche in Europa e in altre regioni».
  14. La comunità internazionale ha condannato unanimemente l’assedio contro Cuba, come ha fatto la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani e l’Unione africana.
  15. Le sanzioni contro Cuba minano «il nostro prestigio globale e la nostra autorità morale» e per questo che «il mondo ritiene ipocrita gli USA».
  16. Se non il presidente Kennedy fosse stato assassinato, sarebbero finite le sanzioni contro Cuba.
  17. «Il presidente Kennedy disse a Castro, tramite intermediari, che gli Stati Uniti avrebbero sospeso l’embargo” se Cuba non avesse più esportato la rivoluzione in America Latina.
  18. I sovietici lasciarono Cuba nel 1991 « ma l’embargo americano colpisce ancora l’economia cubana».
  19. «Se l’obiettivo della nostra politica estera a Cuba è quello di promuovere la libertà per i cittadini oppressi, dovremmo essere aperti a loro senza nessun blocco».
  20. Le sanzioni economiche contro il popolo cubano sono condannate a “scomparire”.
  21. «Immaginate un presidente degli Stati Uniti, come nel caso di Castro, aveva dovuto affrontare più di 400 tentativi di assassinio, migliaia di atti di sabotaggio organizzati da una potenza straniera contro il nostro popolo, le nostre fabbriche, i nostri ponti, un’invasione armata sostenuta da anni all’estero e cinquanta anni di guerra economica con i nostri cittadini privati ​​delle forniture di base che hanno strangolato la nostra economia».
  22. Nonostante le sue risorse limitate e l’assedio economico imposto da Washington, Cuba ha raggiunto “risultati impressionanti” con il più alto tasso di alfabetizzazione del continente, l’accesso universale e gratuito per la salute con «più medici pro capite di qualsiasi altra nazione nelle Americhe».
  23. I medici cubani hanno un ottimo livello di formazione.
  24. «A differenza di altre isole dei Caraibi in cui la povertà è sinonimo di carestia, tutti i cubani ricevono un libretto alimentare che permette loro di soddisfare le proprie esigenze».
  25. «Abbiamo molto da imparare da Cuba».

 *Dopo aver conseguito il dottorato di in Studi iberici e latino americani presso l’Università Paris Sorbonne-Paris IV, Salim Lamrani, attualmente, è professore presso l’Università di Reunion e giornalista specializzato nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Il suo ultimo libro è intitolato “Cuba, the Media, and the Challenge of Impartiality, New York, Monthly Review Press, 2014” con la prefazione di Eduardo Galeano.

 Contatti: lamranisalim@yahoo.fr  Salim.Lamrani@univ-reunion.fr

 Pagina Facebook https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

50 verità in relazione al candidato della destra venezuelana

Chi è il candidato che si opporrà a Nicolás Maduro nelle elezioni del 14 aprile 2013?

di Salim Lamrani*

Sul sito Opera Mundi maggiori dettagli sul percorso di Henrique Capriles, governatore dello stato Miranda e candidato alle elezioni presidenziali venezuelane del prossimo mese.

  1. Nato nel 1972, Henrique Capriles Radonsky discende da due delle più potenti famiglie venezuelane, le quali si trovano al comando di vari conglomerati industriali, immobiliari e mediatici (Capriles), e possiedono il Circuito Nacional de Exhibiciones (Cinex), seconda catena di distribuzione cinematografica del paese (Radonsky).
  2. La sua famiglia è proprietaria del quotidiano di maggior diffusione nazionale, Últimas Noticias, di stazioni radio e di un canale televisivo.
  3. Negli anni ’80 ha militato nel partito di estrema destra Tradición, Familia y Propiedad. Capriles ha accusato il geverno e la famiglia di Chávez di aver manipolato la data di morte del presidente venezuelano.
  4. Capriles è stato eletto deputato nel 1999 per lo Stato di Zulia con il partito di destra COPEI. Contro ogni pronostico, e a dispetto della sua inesperienza politica, è stato nominato immediatamente presidente della Camera dei Deputati, diventando il più giovane deputato a dirigere la camera bassa del Parlamento.
  5. In realtà, è riuscito a imporsi agli altri aspiranti con una più lunga militanza politica grazie al potere economico e finanziario della sua famiglia, che aveva finanziato le campagne di molti deputati.
  6. Nel 2000 ha fondato il partito politico Primero Justicia con il conservatore Leopoldo López, e si è alleato con l’International Republican Insititute, ramo internazionale del Partito Repubblicano degli Stati Uniti. Il presidente all’epoca era George W. Bush, il quale fornì abbondante sostegno alla nuova formazione politica che si opponeva a Hugo Chávez, in particolare attraverso il National Endowment for Democracy.
  7. Secondo il New York Times, “il National Endowment for Democracy è stato creato 15 anni fa per portare avanti pubblicamente quello che la CIA (Central Intelligence Agency) ha fatto surrettiziamente per decenni. Spende 30 milioni di dollari all’anno per appoggiare partiti politici, sindacati, movimenti dissidenti e mezzi di informazione in dozzine di paesi”.
  8. Secondo Allen Weistein, padre della legislazione con cui si istituiva il NED, “molto di quello che facciamo noi lo faceva già in forma segreta la CIA 25 anni fa”.
  9. Carl Gershman, primo presidente del NED, spiegò la ragion d’essere della fondazione nel giugno del 1986: “Sarebbe terribile per i gruppi democratici di tutto il mondo essere visti come sovvenzionati dalla CIA. Lo abbiamo visto negli anni ’60, e per questo vi abbiamo posto fine. È proprio perché non potevamo continuare a farlo che si è creato [il NED]”.
  10. Durante il suo mandato di sindaco della municipalità di Baruta, Capriles ha firmato vari accordi con la statunitense FBI, affinché formasse la sua polizia municipale, e ha ricevuto fondi dall’ambasciata degli Stati Uniti per questo progetto.
  11. Henrique Capriles ha partecipato attivamente al colpo di Stato contro Hugo Chávez organizzato dagli Stati Uniti nell’aprile del 2002. Come sindaco di Baruta, ha proceduto all’arresto di numerosi difensori dell’ordine costituzionale, tra cui Ramón Rodríguez Chacín, allora Ministro dell’Interno e della Giustizia, che fu aggredito con violenza dai golpisti di fronte alle telecamere.
  12. Le parole di Rodríguez Chacín fanno chiarezza sull’episodio: “Mostrai loro [a Henrique Capriles e Leopoldo López, che erano arrivati per arrestarlo] il rischio, il pericolo che esisteva per la mia integrità fisica [di uscire davanti alla folla], che la situazione sarebbe loro sfuggita di mano, suggerii di prendere un’altra uscita, ad esempio dal seminterrato, e la risposta che ricevetti da Capriles fu no, poiché le telecamere erano davanti all’ingresso principale dell’edificio. Volevano farmi uscire davanti alle telecamere, per esibirmi, non so, immagino; per farsi belli, nonostante il rischio per me”.
  13. Alcuni giorni prima del colpo di Stato, Capriles è apparso davanti alle telecamere con i dirigenti del suo partito politico Primero Justicia per invocare la rinuncia di Hugo Chávez, dei deputati all’Assemblea Nazionale, del Procuratore della Repubblica (Fiscal de la República), del Difensore del Popolo (Defensor del Pueblo) e della Corte Suprema (Tribunal Supremo de Justicia). Dopo il golpe dell’11 aprile, la prima decisione della giunta fu appunto la dissoluzione di tutti questi organi della Repubblica.
  14. Nell’aprile del 2002, Primero Justicia è stato l’unico partito politico ad accettare la dissoluzione con la forza dell’Assemblea Nazionale ordinata dalla giunta golpista di Pedro Carmona Estanga.
  15. Durante il colpo di Stato dell’aprile 2002, Capriles ha anche partecipato all’assedio dell’ambasciata cubana di Caracas, organizzata dall’opposizione venezuelana e dall’estrema destra cubano-americana. Era presente Henry López Sisco, complice del terrorista cubano Luis Posada Carriles, responsabile di oltre un centinaio di omicidi, tra cui l’attentato contro la Cubana de Aviación del 6 ottobre 2006 che costò la vita a 73 passeggeri.
  16. Dopo aver tagliato l’acqua e l’elettricità Capriles, pensando che l’allora vicepresidente Diosdado Cabello si fosse rifugiato nell’istituzione diplomatica, entrò e pretese dall’ambasciatore di perquisire i locali, violando così l’articolo 22 della Convenzione di Vienna, stipulante l’inviolabilità delle rappresentanze diplomatiche.
  17. Germán Sánchez Otero, allora ambasciatore cubano in Venezuela, gli diede la risposta che segue: “Se lei conosce il diritto internazionale, deve sapere che tanto il Venezuela quanto Cuba hanno diritto a che un cittadino venga valutato ai fini della possibilità di offrirgli asilo politico a in qualsiasi sede diplomatica. Un democratico, un umanista, non può permettere che ci siano bambini senza acqua, senza elettricità e senza cibo”.
  18. Uscendo dall’ambasciata Capriles, lungi dal calmare la folla in tumulto, dichiarò alla stampa che non aveva potuto perquisire la rappresentanza diplomatica e che era nell’impossibilità di confermare o negare la presenza di Cabello, la qual cosa suscitò nuove tensioni.
  19. Per la sua partecipazione al colpo di Stato, Capriles fu giudicato e sottoposto a carcerazione preventiva per essersi sottratto alla giustizia.
  20. Il procuratore della Repubblica Danilo Anderson, a cui era assegnato il caso di Capriles, fu assassinato nel novembre del 2004 in un attentato con un’autobomba.
  21. Nel 2006 i tribunali assolsero Capriles.
  22. Nel 2008 si aprì un nuovo processo, tuttora in corso.
  23. Dopo la sua elezione nel 2008 come governatore dello stato di Miranda, Capriles espulse dalle sedi regionali i funzionari incaricati dei programmi sociali elaborati dal governo di Chávez.
  24. Nel suo programma elettorale Capriles promette di battersi contro la delinquenza. Tuttavia, dal suo arrivo al potere nello stato Miranda, l’insicurezza è aumentata, facendone uno dei tre stati più pericolosi del Venezuela. Tra il 2011 e il 2012, il tasso di omicidi è aumentato di oltre il 15%.
  25. Nonostante un simile bilancio, Capriles continua a rifiutare che la Polizia Nazionale Bolivariana prenda servizio nel territorio che dirige.
  26. Tra il 2008 e il 2012 Capriles ha licenziato più di mille funzionari nello stato di Miranda, impiegati nel settore culturale, sospettando che fossero simpatizzanti del vecchio governatore chavista Diosdado Cabello, e ha proceduto alla chiusura di decine di biblioteche.
  27. Nel 2012 Capriles ha partecipato a una riunione segreta in Colombia con Martin Demsey, Capo dello Stato Maggiore degli Stati Uniti. Non è trapelato niente di queste conversazioni.
  28. Capriles non smette mai di richiamarsi all’ex presidente brasiliano Lula da Silva. Tuttavia, questi ha più volte espresso il suo sostegno a Hugo Chávez, particolarmente nelle ultime elezioni dell’ottobre 2012. “Il tuo trionfo sarà il nostro”, ha dichiarato in un messaggio al Presidente Chávez.
  29. Candidato alle elezioni presidenziali del 2012 per la Mesa de Unidad Democrática, che raggruppava i partiti dell’opposizione, Capriles perse lo scrutinio con oltre dieci punti di differenza.
  30. In caso di vittoria nelle elezioni presidenziali del 14 aprile 2013, Capriles ha promesso l’amnistia per Pedro Carmona Estanga, ex presidente di Fedecámaras che capeggiò la giunta militare durante il colpo di Stato, attualmente in fuga dalla giustizia, e rifugiato in Colombia.
  31. Il programma presidenziale di Capriles è di carattere neoliberista e auspica un’accelerazione delle privatizzazioni in un economia controllata per oltre il 70% dal settore privato, l’autonomia e la decentralizzazione.
  32. In caso di vittoria di Capriles, l’impresa petrolifera nazionale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA) non sarà sottoposta a controllo politico.
  33. Il programma di Capriles prevede la sospensione dell’aiuto finanziario concesso da PDVSA al Fondo de Desarrollo Nacional (FONDEN), il quale finanzia le infrastrutture e i programmi sociali.
  34. Capriles imporrà un aumento del prezzo della benzina consumata sul mercato nazionale.
  35. Saranno cancellate le riforme agrarie realizzate dal governo di Chávez, e le terre saranno restituite ai latifondisti.
  36. Anche la Legge della Pesca, della quale beneficiano decine di migliaia di lavoratori del mare, verrà abrogata.
  37. Capriles autorizzerà la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Venezuela.
  38. Capriles propone di “integrare nel sistema educativo elementare e medio contenuti dimostrativi sul nesso fra proprietà, progresso economico, libertà politica e sviluppo sociale”.
  39. Capriles prevede di concedere totale indipendenza al Banco Central de Venezuela, al fine di evitare ogni controllo democratico sulle politiche finanziarie e monetarie, e gli proibirà di “finanziare la spesa pubblica”.
  40. Capriles ha annunciato che porrebbe fine al rapporto speciale con Cuba, la qual cosa si ripercuoterebbe sui programmi sociali nel campo della salute, dell’educazione, dello sport e della cultura.
  41. Capriles metterà fine all’ Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA), organismo di integrazione regionale.
  42. Capriles sopprimerà il programma Petrocaribe, che permette attualmente a 18 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone,  di ottenere sovvenzioni di petrolio e assicurarsi il loro fabbisogno energetico.
  43. Capriles prevede di firmare trattati di libero scambio, in particolare con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea.
  44. Capriles prevede di conceder nuovamente le frequenze al canale RCTV, che trasmette al momento via cavo e satellite, nonostante la sua aperta partecipazione al colpo di Stato dell’aprile 2002.
  45. Capriles proibirà tutti i programmi politici sul canale nazionale Venezolana de Televisión, lasciando così il monopolio del dibattito civico ai canali privati.
  46. Capriles prevede di “supervisionare e controllare la proliferazione di emittenti radiofoniche […] e regolare la crescita delle emittenti radiofoniche comunitarie”.
  47. Il programma della MUD prevede di ridurre sensibilmente il numero dei funzionari.
  48. Capriles eliminerà il FONDEN, fondo speciale destinato a finanziare i programmi sociali.
  49. Capriles metterà fine alla regolazione dei prezzi che permette a tutta la popolazione di acquistare i prodotti di prima necessità.
  50. Capriles accusa il governo venezuelano e la famiglia di Hugo Chávez di aver occultato la morte del Presidente. Secondo lui, la sua morte sarebbe avvenuta prima del 5 marzo.

 

*Dottore in Studi Iberici e Latinoamericani dell’Università Paris IV-Sorbone, Salim Lamrani è un cattedratico dell’Universodad del aReunión e giornalista, specializzato in rapporti fra Cuba e Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola Etat de siège. Les sanctios économiques des Etats-Inis contre Cuba, Parigi, Ediciones Estrella, 2011, con prologo di Wayne S. Smith e prefazione di Paul Estrade.

Contatti: lamranisalim@yahoo.fr ; Salim.Lamrani@univ-reunion.fr
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/SalimLamraniOfficiel

[trad. dal castigliano di Pier Paolo Palermo]

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