19apr2017 Giornata mondiale con il Venezuela bolivariano!

19 APRILE 2017

GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL VENEZUELA

CASA SUCRE – VENEZUELA.

Dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha vissuto sotto l’assedio e la minaccia imperiale, così come è accaduto alla Rivoluzione cubana nel suo momento. Questa stessa situazione la soffrono tutti i popoli del mondo che in qualche modo cercano il cammino della dignità, della autonomia e della indipendenza.

Ben si sa da altre esperienze che questo cammino non è facile, soprattutto se si posseggono in grande quantità risorse energetiche, minerali e strategiche, acqua e biodiversità; e, inoltre, una ubicazione strategica per la penetrazione nel continente sudamericano, come è nel caso del Venezuela.

Queste minacce si sono fatte concrete in diversi momenti: colpo di Stato dell’aprile del 2002, serrata petrolifera del 2002/2003, chiamata alo sciopero generale in questa stessa epoca, tentativi di destabilizzazione iniziati nel 2013 con le cosiddette “guarimbas”, che hanno portato a perdite umane e materiali e al peggioramento della qualità della vita dei cittadini; proteste violente nel 2014 e 2015 e tutto il processo di guerra economica, scarsità di beni, accaparramento, contrabbando e inflazione indotta e rinnovati intenti golpisti nel 2016 e 2017, attraverso la OSA, per far applicare la “carta democratica”, come strumento imperiale, e preparare il terreno per una invasione militare.

Questo piano orchestrato dall’estero e dall’interno, da parte della destra nazione ed internazionale e dai grandi monopoli informativi del pianeta, ha portato ad una situazione inoltre delicata, che non si è fermata nei giorni sacri della settimana santa.

I demoni scatenati dalla destra fascista venezuelana hanno generato diversi fuochi di violenza in diversi punti del paese con la speranza di provocare una esplosione sociale per mettere in discussione le istituzioni bolivariana, ma il tempo previsto al fine di produrre il suo tanto auspicato “sollevamento popolare” sta per terminare, situazione che rende più pericolosi coloro che la pianificano, finanziano e dirigono.

Abbiamo ben chiaro che la Revolución Bolivariana è per l’impero una appetibile preda, non solo per le risorse che gestisce indicate precedentemente, ma anche perché la sua vigenza e la sua consolidazione è un duro colpo per l’avanzamento e la restaurazione delle politiche neo-liberali nella Patria Grande. Oggi siamo diventati il loro obiettivo maggiore, come lo saranno domani altri processi politici in America Latina e ai Caraibi e in qualsiasi posto del mondo dove si senta la voce dei popoli che lottano per la loro indipendenza.

Oggi tutti i grandi media di comunicazione: stampa, televisioni, radio, reti nelle loro diverse forme trasmettono “informazioni” che confondono e deformano la vera realtà di pace e progresso che si sviluppa all’interno del Venezuela. Tutta questa politica di disinformazione, sulla base di un intreccio di menzogne e mezze verità, tenta di giustificare davanti al mondo un intervento “umanitario” nel nostro paese, come accaduto ad altre latitudini con risultati disastrosi.

Di conseguenza, facciamo appello a tutti i popoli del mondo, ai loro gruppi e collettivi sociali, ai loro raggruppamenti ed organizzazioni politiche nella difesa della verità, la nostra più grande arma, per contrastare la guerra mediatica, ad esprimere la loro solidarietà e stringere le file con il Venezuela di pace che stiamo costruendo.

Con l’eredità e l’esempio del Comandante Chávez non abbiamo alcun timore di fronte alla battaglia, ma farlo accompagnati con la solidarietà e l’appoggio degli uomini e delle donne di buona volontà del pianeta ci rafforza e ci stimola.

Il mondo deve sapere che questa settimana, sopratutto tra il 17 aprile ed il 19 aprile del 2017, la controrivoluzione si sta giocando le sue ultime carte nel suo tentativo di distruggerci. Siamo sicuri che non vinceranno, no pasarán, soprattutto grazie alla eroica resistenza del nostro popolo.

Insieme ai popoli degni del mondo saremo invincibili.

¡VIVIREMOS Y VENCEREMOS!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

Roma 8apr2017: Sit-in con Chávez, Maduro e la Rivoluzione bolivariana!

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Sabato 8 aprile 2017
ORE 12,00
Piazza Venezia – Lato colonna Traiana
a Roma importante sit-in in appoggio al Venezuela Bolivariano e al suo Presidente Nicolás Maduro contro i piani di destabilizzazione del paese portati avanti da Stati Uniti e oligarchie mondiali

A Caserta i lavoratori dell’USB con il Venezuela bolivariano

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Caserta, 20feb2017

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, e già la borghesia, che con la sua veste fascista lo uccise nel 1937, oggi si dà da fare per falsificarne l’eredità, magari in veste pop, come ha fatto il quotidiano La Repubblica nel suo inserto Robinson un paio di giorni fa, sfarfallando con i suoi “concetti chiave” (“egemonia”, “intellettuale collettivo” e via cantando) e portando in campo tutti gli svariati nomi di tutti quelli che da cattedre e istituzioni varie si presentano come i reali interpreti e conservatori di ciò che Gramsci ha detto e fatto). A Caracas il Circolo Bolivariano Antonio Gramsci, tra le sue varie attività, si sta occupando di insegnare alle masse popolari del Venezuela a farsi la pasta con le macchinette importate dall’Italia, perché le aziende italiane esportatrici di pasta nel paese stanno speculando sul prodotto e partecipano a pieno titolo alla guerra economica che la borghesia imperialista, prima fra tutti quella statunitense, conduce contro la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela. Questo è un modo vero per attuare il pensiero di Gramsci, che ha dato preziosi insegnamenti su come le masse popolari guadagnano autonomia e diventano consapevoli che sono loro a fare la storia, e che solo loro possono farla. Da un lato sta chi ci insegna a guadagnare autonomia nel farci la pasta, dall’altro chi disquisisce di argomenti che la maggior parte di noi non capisce. Chi sono i veri continuatori dell’opera di Gramsci è chiaro come il mattino in cui ci si illumina d’immenso [1].

Questa esperienza è stata raccontata da Angelo Iacobbi, esponente del Circolo a un pubblico folto intervenuto al Ristorante “Il Cortile”, a Caserta, in una iniziativa organizzata dal sindacato USB e dall’associazione SCETAT, che  si occupa di rivalutazione di territorio, cultura, enogastronomia in questa parte d’Italia. Tema dell’iniziativa: Il ruolo del Sindacato nella costruzione del Potere Popolare nella Rivoluzione Bolivariana.

Relatori all’iniziativa erano, oltre a Iacobbi, Antonio Cipolletta di ANROS [2] e Giuliano Granato dell’ex OPG [3]. Danilo Della Valle, dell’ANPI di Caserta, moderatore, ha introdotto spiegando che fine dell’iniziativa era contrastare la propaganda di regime sul Venezuela, paese che per primo in questo nuovo secolo ha mostrato che un nuovo mondo è possibile, e ha avviato una distribuzione più equa della ricchezza prodotta, che qui è principalmente il petrolio.

Contro questo nuovo Venezuela è stata scatenata una guerra economica. Proiettano un video dove si mostra la propaganda dei media a sostegno di questa guerra a livello internazionale, e informano sul paese e la sua storia. Il paese possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo. Gli USA ambiscono a controllare questa risorsa, dato che ne sono i maggiori consumatori al mondo. Ogni 100 barili che consumano devono importarne 60. Parecchi ne importano dai paesi arabi, e al controllo della produzione in zona sono legate tutte le guerre degli ultimi decenni (dall’Iraq alla Libia alla Siria). Il trasporto del petrolio dal Medio Oriente agli USA richiede però molto tempo e denaro, mentre trasportarne dal Venezuela consente abbattimento di tempo e costi del 90%. Per più di 40 anni grazie al Patto di Punto Fijo [4] gli USA si sono garantiti petrolio a basso prezzo, mentre cresceva la miseria della popolazione. Si arrivò nel 1989 alla ribellione, il Caracazo, durante il quale furono uccise dall’esercito tremila persone. Qui iniziò il suo percorso Chávez, che dall’esercito iniziò a fare politica fino a diventare dirigente del paese dieci anni dopo e dare avvio alla Rivoluzione bolivariana. Sotto il governo della rivoluzione grandi sono stati i passi avanti per le masse popolari del paese in tutti i campi.

Gli USA sostennero un colpo di Stato nel 2002, che fallì. Anche un successivo tentativo di destabilizzazione fallì. Oggi tentano con il golpe morbido. Il paese dipende molto dalle importazioni, quindi l’oligarchia cerca di togliere i prodotti di prima necessità e di specularci sopra. A questo si accompagna la manipolazione dell’informazione, cercando di fare passare il governo come “quello che reprime movimenti pacifici di protesta”. Parecchi sono stati i golpe tentati o riusciti negli ultimi anni in America Latina, ma il Venezuela non consentirà che gli imperialisti riprendano il potere nel paese, dice il presentatore del video.

67f96b82-9929-4832-8266-535298bd7039Parla Iacobbi, e dice che è difficile immaginare l’oppressione coloniale nel paese prima che Chávez andasse al governo. Il 90% della terra era in mano all’1% della popolazione. La popolazione viveva in povertà, non c’era alcun diritto alla salute, o all’assistenza in vecchiaia. Quando è arrivato nel 2001 non c’era anagrafe e le macchine non avevano targa. Oggi la destra dice che mancano le medicine ma allora non c’erano ospedali. Chávez come prima cosa fece arrivare moltissimi medici da Cuba creando ambulatori ovunque. Si avviò una lotta contro l’analfabetismo. Oggi ci sono italiani che si lamentano della situazione perché venivano in Venezuela e facevano quello che volevano, si appropriavano di terra, costruivano fabbriche, assumevano lavoratori che non ne avevano alcun diritto e non pagavano alcuna tassa. Esisteva allora un categoria di lavoratori chiamati “residenziali”, obbligati a essere a disposizione del padrone per qualsiasi sua necessità 24 ore su 24. Orario di lavoro e salario dei lavoratori erano a piena discrezione dei padroni.

Oggi sono stati istituiti tutta una serie di diritti, sette ore lavorative al giorno, due giornate libere consecutive, la liquidazione, quindici giorni di ferie all’anno che crescono con il passare degli anni, divieto di lavoro sotto i 14 anni, divieto di discriminazioni di genere e razziale. Se un padrone lascia una fabbrica i lavoratori possono farla propria e continuare la produzione. Probabilmente si riferisce a decise prese di posizione di Maduro dello scorso anno, in cui il presidente della Repubblica parlava del fatto che i lavoratori dovevano occupare le fabbriche e i padroni che le abbandonavano dovevano essere arrestati. [5]

Questo ci fa pensare a quanto scrive Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale nella sua proposta di “Attuazione della Costituzione economica” che è conforme a un programma di un governo di emergenza, di un governo di blocco popolare. Cita l’art. 42 della Costituzione secondo il quale “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge (cioè dalla volontà suprema del Popolo) … “allo scopo di assicurarne la funzione sociale”. Parla quindi della “necessità del passaggio alla proprietà pubblica comunale dei “beni e dei terreni abbandonati”. Lo consente il citato art. 42 della Costituzione, il quale afferma, come si è appena visto, che “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge …. allo scopo di assicurarne la funzione sociale”, afferma cioè, senza ombra di dubbio, che “l’inadempimento della funzione sociale”, e a maggior ragione il perseguimento di fini antisociali (come è il licenziamento dei lavoratori) fa “venir meno” la tutela giuridica, e cioè la tutela e la garanzia del diritto di proprietà privata.”

Maduro e Maddalena sono uomini diversi per età, per nazionalità, per posizione di classe e per provenienza politica, e la loro convergenza sulla preminenza della proprietà collettiva sulla proprietà privata è segno chiaro di come il movimento storico e oggettivo spinge verso la rivoluzione, spinge a costituire un assetto sociale dove si riconosce che i mezzi di produzione, il modo di produrre, la distribuzione dei prodotti devono essere gestiti dalla classe operaia e dal resto dei lavoratori, dai popoli e dalle masse popolari. Il dominio della borghesia imperialista si incrina e si disgrega. Questo impariamo a vederlo ovunque, anche in questa iniziativa di Caserta, dove Iacobbi continua il suo racconto dicendo che oggi quei lavoratori “residenziali”, schiavi mascherati, sono stati aboliti. Sono garantiti i diritti di madri, padri e genitori di figli disabili. Si può costituire un sindacato. Le cause del lavoro si chiudono in poche settimane.

Alle 19 il lavoratore ha il diritto di essere trasportato a casa, dice. Infatti in Venezuela non ci sono ferrovie, perché gli statunitensi non ne hanno fatte: viaggiavano in aereo da un possedimento all’altro. Non ci sono autostrade. Ci vogliono due ore di viaggio per arrivare a casa e ai tropici fa buio alle 18. La sera dovrebbero fare due ore a piedi nel buio completo. Oggi si forniscono ai lavoratori auto e autobus.

Maduro conosce bene i problemi dei lavoratori perché è stato un lavoratore della Metro di Caracas, dice. Aggiunge che non è il denaro quello che manca, che non si fa la guerra economica facendo mancare il denaro: manca la farina, mentre si possono acquistare tutti i televisori a schermo piatto che si vogliono.

Vide un ospedale prima della rivoluzione con i malati a terra sui cartoni. Oggi racconta dell’ultimo ospedale che ha visto, completamente gratuito, modernissimo e pulitissimo. Parla dell’ambulatorio con i medici cubani in cui i malati quando arrivano al pronto soccorso sono curati immediatamente.

L’impresa più grande di Chávez è stata dare la coscienza alle masse popolari. Si sta combattendo per eliminare la discriminazione razziale, e contro un nemico potente, che ha in mano tante risorse e vuole tornare ai tempi in cui aveva a disposizione una manodopera quasi gratuita, costretta a vivere in posti come quelli in cui da noi stanno le galline. Oggi si costruiscono abitazioni a una velocità impressionante. [6]

Oggi la destra dice che tutto quello che manca è per colpa di Maduro, mentre solo ora si sta imparando a produrre quello che è sempre mancato. Lui quando è arrivato nel 2001 vedeva la gente che mangiava nelle pattumiere, o che mangiava cibo per cani, se voleva carne. Mario Neri del Circolo Bolivariano Gramsci di Caracas sta insegnando a farsi la pasta in casa, perché gli importatori italiani vendono la pasta al triplo del prezzo che si venderebbe in Italia. Dice che possiamo comprare macchine per fare la pasta [7] e portarle in Venezuela.

Il governo passa la farina ma corruzione e speculazione rendono la distribuzione difficile. Il commercio di  questo come di altri beni primari è campo di guerra. Gli USA hanno inventato un sito, DollarToday, dove definiscono a loro piacimento il cambio tra dollaro e la moneta nazionale, il bolívar, intervenendo così pesantemente nell’economia del paese. Quando il governo aumenta i salari, il sito USA svaluta la moneta venezuelana. Si passa dal pagare un bene X bolívar al pagarlo 4X bolívar, perché i negozianti fanno i prezzi in base a quello che vedono quanto il bolívar è valutato rispetto al dollaro su DollarToday.

Il progetto della pasta fatta in casa viene descritto da un contributo audio di Fabio Salvati, compagno in prima fila nella Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. I corsi per fare la pasta vengono fatti in strutture collettive, istituzioni comunali, organizzazioni popolari, scuole, dove all’insegnamento tecnico si accompagna il discorso su come sostenere la Rivoluzione. Sono stati realizzati 40 di questi corsi. Le macchinette costano circa 30,00 € e vengono portate a mano, dice perché spedirle costa più che comprarne. Ne hanno portate una ventina. I corsi hanno un grandissimo successo. Si viene a fare la pasta nella struttura, e la macchina rimane in quel luogo, che se uno se la portasse a casa ne farebbe poi uso privato.

Antonio Cipolletta, di ANROS, interviene per parlare dell’attacco contro la Repubblica da parte non solo degli USA ma anche da paesi che agli USA sono sottomessi (Messico, Honduras, ecc.). Parla della guerra economica, psicologica, mediatica ordita dagli USA e gestita dalle mafie interne al paese, con il contributo di speculatori, arraffatori e contrabbandieri operativi al confine con la Colombia. Parla delle relazioni internazionali del Venezuela, dell’attivismo della ministra degli esteri con i paesi produttori di petrolio, del sostegno alla lotta del popolo palestinese, del sostegno alla Siria, e alla Libia di Gheddafi, che hanno subito l’attacco da parte degli imperialisti, delle relazioni avviate con Russia e Cina, che offrono alle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) addestramento ma anche armi, quante ne possono servire in caso di aggressione. Il Ministero della Difesa lo scorso mese ha simulato una risposta delle FANB rispetto a una aggressione possibile, parlando di Guerra Popolare di Lunga Durata.[8] Il paese, però soprattutto è costruttore di cooperazione, con la costruzione dell’ALBA, [9] e di prospettive di pace.

Nel paese si pratica quello che abbiamo definito socialismo del nuovo secolo, un socialismo applicato alle esigenze del paese, dice, aggiungendo che abbiamo il dovere di sostenerlo. Effettivamente ogni rivoluzione socialista, anche quella che stiamo costruendo in Italia, va applicata alle esigenze del paese perché, come dirà Giuliano Granato che interviene ora, citando il peruviano José Carlos Mariátegui, la rivoluzione in un paese non può essere ní calco ní copia di quella di un altro. In Italia, ad esempio, condizioni particolari hanno reso necessario che per costruire la rivoluzione siano stati costruiti due partiti comunisti, e non uno solo. [10]

Giuliano Granato dell’ex-OPG parla dell’occupazione dell’ex Ospedale che stanno gestendo. L’esperienza del Venezuela per loro è determinante e fonte di ispirazione, anche se la distanza tra la situazione del nostro paese e quella del Venezuela è molta, dice. Insegnamento prioritario è quello della democrazia popolare e “protagonica” [11], che viveva in consigli comunali già esistenti prima che arrivasse Chávez, solo che Chávez li ha sostenuti ed estesi. Dice che il punto più alto della lotta di classe anche quanto a partecipazione e protagonismo nei paesi imperialisti è stato in Italia, l’esperienza più ricca, dice, nonostante le batoste che abbiamo subito, e quello che viene portato avanti in Venezuela fa tornare in mente questa ricchezza. Questo dice il compagno, o almeno penso che abbia detto questo, perché dovrebbe definire meglio cosa intende con esperienza della lotta di classe nel nostro paese e con “batoste”.

Parla dell’importanza della formazione politica all’interno dei luoghi di lavoro in Venezuela. Questo fa parte di un processo di “coscientizzazione” che, dice, in America Latina non è arrivato fino in fondo, e a questo sono dovuti l’avanzamento della destra in Argentina e Brasile e le difficoltà presenti in Venezuela. Qui il compagno contraddice quello che ha detto sopra Iacobbi, secondo il quale Chávez ha dato coscienza alle masse popolari, ma anche con quello che dirà lui stesso più oltre.

Il nemico non è eliminato, dice. È ancora all’interno del paese e lavora in  modo sotterraneo, e per questo Chávez invitava i lavoratori al controllo popolare, quello che è stato portato avanti dall’ex-OPG ai seggi, contro la camorra che, anche nel suo quartiere, controllava l’andamento del voto.

Abbiamo tanto da imparare dai movimenti di base che hanno portato al potere Chávez, dice. Chávez pensava che fosse possibile una terza via come quella dei socialdemocratici, come quella propagandata da Blair, ma una volta in campo si è reso conto della impossibilità di questo percorso, seguendone invece uno che rendeva impossibili manovre come quelle applicate in Brasile contro la Rousseff. In Venezuela, in 18 anni si è costituita una coscienza tra le masse popolari che è una barriera contro le manovre, dice. Si chiarisce quindi che il compagno probabilmente vuole dire che mentre in Venezuela le masse popolari sono state portare ad acquisire una coscienza sufficiente per arrestare il ritorno della destra, anche se non ancora tale da poter dichiarare vinta la guerra, in altri paesi questo non è accaduto.

Parla dell’appoggio del governo italiano all’opposizione del Venezuela, delle imprese italiane che vantano crediti dal governo, secondo quanto dice Casini. [12] Risponde subito Iacobbi parlando del credito vantato da compagnie come l’Alitalia, che vogliono essere pagate in euro, mentre pagano il carburante in bolívar, e fanno prezzi bassissimi grazie all’intervento del governo. Come altre imprese italiane, Alitalia vogliono speculare sul cambio tra bolívar e euro. Casini vuole il voto degli italiani all’estero, di quegli italiani che sono andati in Venezuela e si sono arricchiti rapidamente grazie alla libertà di speculare e sfruttare. L’Alitalia in Venezuela aveva un costo del lavoro e della benzina quasi inesistente ed è andata in attivo, e perciò pretende si torni a quelle condizioni. Non sopportano una situazione in cui agli operai è dato diritto di discutere dell’organizzazione del lavoro, a giudicare i padroni, cosa per cui si organizzano periodicamente assemblee dove si decretano multe se i padroni non sono in riga, multe che crescono se i padroni persistono nel non rispettare i diritti dei lavoratori.

Iacobbi vuole parlare anche dell’ultima sconfitta elettorale da parte delle forze governative. La redistribuzione della ricchezza promossa dalla rivoluzione bolivariana ha creato un determinato grado di benessere, e la destra sta mettendo in giro voci che “i comunisti si rimangeranno tutto”. Il problema, sinteticamente, è che il governo ha fatto l’errore di dare al popolo il pesce, anziché insegnargli a pescare.

Luigi Sito, presidente del Sindacato Lavoratori in Lotta chiede perché Maduro, che ha il potere, non ha possibilità di distribuzione dei beni di prima necessità, e perché non impedisce a Barilla di andare via portandosi i macchinari. Quindi interviene Paolo Babini, del P.CARC. Chiede se in Venezuela è stata avviata una lotta dei sostenitori (capeggiati da Maduro) della linea consistente nel creare nel paese una struttura produttiva (agricola, industriale e di servizi) o pubblica o in altro modo collaborante con la direzione della rivoluzione bolivariana, e se a fronte di questo, oltre alla destra esterna, quella di cui abbiamo parlato finora, esiste anche una opposizione interna, di dirigenti che di fatto vogliono limitarsi a prolungare la distribuzione alle masse popolari (in servizi, in beni e in salari o sussidi) di una parte della rendita petrolifera lasciando intatto il dominio della borghesia e dell’imperialismo sulla struttura produttiva e sulla distribuzione e quindi le forze reazionarie nella guerra economica contro le forze della rivoluzione bolivariana. Aggiunge che è giusto fare iniziative come questa, dove abbiamo la possibilità di conoscere la realtà del Venezuela e capire come possiamo sostenere la rivoluzione bolivariana ma, da un lato il modo migliore per sostenerla è fare la rivoluzione nel nostro paese, costruire il socialismo, cosa che parecchi che pure si dicono comunisti in Italia pensano impossibile, come se in Venezuela si potesse e in Italia no. Inoltre, è giusto che sia anche la rivoluzione bolivariana a sostenere chi, in Italia, costruisce la rivoluzione socialista, proprio perché chi fa questo in un paese imperialista porta un contributo determinante per fare vincere la resistenza contro gli imperialisti in Venezuela e in ogni parte del mondo.

Interviene quindi Fabiola D’Aliesio, segretaria federale del P.CARC in Campania. Dice che questa guerra economica in Venezuela ci può scandalizzare, ma in fondo anche a noi stanno togliendo quanto abbiamo conquistato. Anche da noi c’è una guerra, anche se non dichiarata. Parla anche lei di una lotta interna a fronte di un processo come quello che Maduro ha avviato, ma anche in Italia c’è una lotta tra chi afferma che oggi in Italia è possibile fare la rivoluzione e chi dice che dobbiamo tenerci questo sistema e al massimo possiamo pensare di migliorarlo.

Oggi bisogna portare la solidarietà al Venezuela ma la più grande azione di solidarietà a casa nostra è lottare perché in Italia non ci siano i Ferdinando Casini di turno. Intende dire che dobbiamo fare un governo di emergenza, come quello che si sta prefigurando nelle iniziative e nelle prospettive di alcuni soggetti e forze politiche dopo la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre. Infine torna al tema di cui qui dobbiamo discutere, quello del ruolo del sindacato. Cita l’esperienza che ci è stata raccontata da esponenti della rivoluzione bolivariana quando hanno istruito i lavoratori a controllare il porto, nel 2002, un punto cruciale per il blocco delle importazioni su cui i golpisti contavano per consolidare il proprio potere.

Fa i complimenti all’USB che ha fatto questa iniziativa per coinvolgere i lavoratori di Caserta, complimenti che vengono condivisi anche da un intervento telefonico di esponenti della rivoluzione bolivariana, dove si ribadisce il sostegno al governo di Maduro, il presidente operaio.

Interviene infine Fulvio Beato, dirigente dell’USB di Caserta, che spiega le ragioni di questa iniziativa. Parla dei lavoratori qui presenti, a rischio di licenziamento e oggetto di repressione da parte del padronato. Il Venezuela geograficamente ci è distante, dice, ma quanto lo è politicamente e socialmente? In fin dei conti qui da noi la situazione non è cruda come quella del Venezuela pre-chavista, ma abbiamo il caporalato, dove il sindacato non esiste, e la fase attuale non è avanzata né avanzante, in tutte le aziende, piccole, medie e grandi, incluse quelle partecipate. In certe aziende agiamo quasi come una organizzazione clandestina (hanno fatto una riunione in una ghiacciaia), sotto minacce o della camorra o dell’avvocato del padrone. Da certi punti di vista il Venezuela è quindi più avanti, quando si parla di diritti sindacali. Parla del fatto che l’USB ha dovuto firmare il Trattato Unico di Rappresentanza, che ingabbia l’azione sindacale, cosa sul quale dissente. È stato un successo, conclude, quello di fare partecipare i lavoratori casertani, per mostrare loro che, anche se oggi l’URSS non c’è più, purtroppo, comunque qualcosa c’è.

L’associazione SCETAT conclude ringraziando Iacobbi, Cipolletta, Granato, Danilo Della Valle dell’ANPI, Beato, Francesco Tescione dell’USB, Ciro Brescia di ALBAinformazione, il titolare del ristorante che ha ospitato questa iniziativa, l’organizzazione Speranza per Caserta, il presidente provinciale dell’ANPI di Caserta, i compagni del P.CARC e del SLL, e la cantante lirica Teresa Sparaco, “cantante del popolo”.

Conclusione

L’iniziativa è stata indubbiamente un successo. A noi però serve soprattutto per l’insegnamento principale che ci dà, e che viene dall’intervento di Fulvio Beato. Contro il senso comune, secondo il quale “noi italiani siamo quelli che stanno meglio”, Beato dice che in Venezuela, quanto a pratica sindacale, sia sono più avanti sia avanzano, a fronte di situazioni in cui bisogna agire clandestinamente, come succede all’USB, a Caserta, ma come potrebbe succedere in più parti d’Italia, dopo che l’introduzione del Job’s Act consente al padrone di licenziare i lavoratori che si espongano nelle lotte per la difesa e l’estensione delle conquiste strappate alla borghesia imperialista nell’ultimo mezzo secolo. Noi del Partito dei CARC siamo andati a questa iniziativa dopo avere fatto due discussioni a Napoli, una a GAlleЯi@rt [13] nella Galleria Principe e una nella Scuola occupata Schipa in via Salvator Rosa, su una intervista al segretario del (nuovo)Partito comunista italiano, che è un partito clandestino. [14] Le ragioni per cui il partito comunista deve essere clandestino sono state spiegate dall’inizio e a fondo nelle pubblicazioni del (nuovo)PCI, e si riassumono nel fatto che se un partito vuole fare effettivamente la rivoluzione socialista e sa anche come farla, non può pensare di organizzarsi sotto gli occhi della classe che vuole rovesciare, pensando che questa si lasci sconfiggere come in una partita a briscola a carte scoperte. Oggi in una terra come quella dove operano le organizzazioni criminali si può capire meglio che altrove che anche le lotte rivendicative dei lavoratori entro la cornice della legalità borghese non si sviluppano, soffocano, e quindi si finisce per riunirci, giustamente, “in ghiacciaia”.

I comunisti saranno liberi di operare apertamente solo nei paesi dove avranno conquistato il potere, dice il Manifesto programma del (nuovo)PCI[15] Nel nostro paese, come detto sopra, compagni e compagne impegnati nel lavoro per la ricostruzione del (nuovo)PCI hanno scoperto la necessità che ci fossero non uno, ma due partiti. Oggi noi compagni e compagne del P.CARC diciamo spesso, al nostro interno, che senza il (nuovo)PCI il nostro Partito non avrebbe ragione di esistere, sarebbe un avanzo sbiadito del passato o un altro opportunista “gruppo di amici” che si dichiara comunista ma cura il proprio interesse, si scava il proprio spazio nelle istituzioni, nei centri occupati, nel “movimento”. Se è vero che il P.CARC senza (n)PCI non esisterebbe, è vero anche che operando in modo combinato con il (n)PCI si rafforza, si consolida, si rinnova, vince e la strada della riscossa, e della vittoria, finalmente si apre.

Commissione Gramsci del P.CARC

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[1] M’illumino d’immenso è l’unico verso della poesia di Giuseppe Ungaretti, intitolata Mattino.Ungaretti, spacciato per grande poeta nello scorso secolo e forse anche in questo, era “un buffoncello di mediocre intelligenza”, dice Gramsci, che nel 1932, in una lettera citata nei Quadernidi Gramsci si vanta della sua vita “fieramente italiana e fascista”. Ungaretti è uno i cui scritti sono stati insegnati nelle scuole della Repubblica Pontificia ai figli e alle figlie dei lavoratori e delle masse popolari che avevano accesso all’istruzione grazie alle lotte del movimento comunista, ma nessuno ci diceva che era un fascista.

[2] ANROS è l’Associazione Nazionale di Reti e Organizzazioni Sociali. Vedi in https://albainformazione.com/2014/12/12/anros-italia-lunga-marcia/

[3] L’ex OPG è quello che era l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario, a Napoli, nel quartiere Materdei, occupato nel 2015 da studenti del Collettivo Autonomo Universitario.

[4] Il patto di Punto Fijo fu stipulato nel 1958 tra i partiti borghesi AD e Copei, i militari, la Chiesa e le rappresentanze ufficiali di imprenditori e lavoratori. Si concordò una suddivisione del potere tra due diversi schieramenti di destra e l’esclusione della sinistra. I soggetti che si alternavano al potere garantivano agli imperialisti piena libertà di sfruttamento del lavoro e delle risorse naturali.

[5] In http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/venezuela_crisi_maduro_occupare_fabbriche-1736639.html.

[6] La costruzione di case di abitazioni procede in modo spedito grazie ai contributi derivati da accordi con la Repubblica Popolare Cinese, dice Iacobbi.

[7] Sono quelle piccole macchine che pesano circa 3 chili e che si usano nelle case per farsi la pasta.

[8] “Guerra Popular Prolongada”.  Vedi in https://albainformazione.com/2017/01/13/17116/

[9] L’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) (Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe in spagnolo) è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina e i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba in alternativa (da cui il nome) all’Area di libero commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti.

[10 ]Vedi in http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2015/com.15.06.04.html.

[11] Protagonico significa “protagonista”, in lingua castigliana.

[12] Vedi in https://ilmanifesto.it/in-senato-passa-la-mozione-casini-contro-il-venezuela/.

[13] https://albainformazione.com/2017/02/17/17176/

[14] http://www.carc.it/2017/02/01/una-nuova-intervista-al-compagno-ulisse-segretario-generale-del-nuovopci-sul-lavoro-del-partito-clandestino-e-la-differenza-fra-lattivita-del-nuovopci-e-quella-del-p-carc/

[15] “I partiti comunisti svolgono legalmente, alla luce del sole, tutto il loro lavoro solo dove la classe operaia detiene già il potere: nei paesi socialisti e nelle basi rosse.” (Manifesto Programma del (nuovo)PCI, ed. Rapporti Sociali, Milano, 2008, p. 212, in in http://www.nuovopci.it/scritti/mpnpci/03_Il_PC_lotta_Italia_nuovo_paese_socialista.html#3_4.)

(VIDEO) Castro su Chávez: «Vero rivoluzionario Latinoamericano»

1363014821_0di Fabrizio Verde

Nel dicembre del 1994, il tenete colonnello e leader della ribellione militare del febbraio 1992 contro il governo neoliberista guidato da Carlos Andrés Pérez, Hugo Chávez, si recò in visita a L’Avana dove incontrò Fidel Castro. Fu allora che ebbe iniziò una nuova storia per l’intera America Latina. 

Nel 61° anniversario della nascita del Comandante Chávez, vogliamo ricordarlo con le parole di ammirazione ed elogio che il capo della Rivoluzione Cubana utilizzò per descrivere il futuro leader della Rivoluzione Bolivariana al quotidiano cubano Juventus Rebelde: «Chávez è un soldato pronto a dare la sua vita, in ogni momento, per la causa dei popoli dell’America Latina. Un vero rivoluzionario. Bolivariano. Latinoamericano».  

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Lettera di Fidel Castro a Telesur per il decimo anniversario

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«La sua creazione fu un’iniziativa dell’indimeticabile Hugo Chávez, cosciente dell’importanza di promuovere l’integrazione latinoamericana»

«…Non vi è stato alcun importante accadimento politico, economico e sociale nel quale teleSur non sia stata presente con immediatezza, obiettività e veridicità…», ha scritto il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, in una lettera inviata a teleSur in occasione del suo decimo anniversario.

TeleSur iniziò le sue trasmissioni il 24 luglio del 2005, grazie a un’iniziativa congiunta di Fidel stesso e del leader della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez, che furono i principali promotori del processo di integrazione tra le nazioni latinoamericane e caraibiche.

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Sin dalla sua nascita, l’emittente televisiva ha trasmesso i principali eventi politici e sociali della regione così come del resto del mondo, offrendo sempre un punto di vista alternativo, diverso dai mezzi d’informazione egemonici.

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[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Cabello ha incontrato Fidel Castro a Cuba

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Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha incontrato a Cuba il Comandante Fidel Castro.

Attraverso il suo account ufficiale sul social network Twitter @DCabellor ha scritto: «Cari compatrioti, ieri sono stato a Cuba, ho avuto l’onore di incontrare Fidel e Raúl, rivoluzionari che con il loro esempio ci ispirano».

Egli ha inoltre evidenziato gli anni di lotta e dignità di un popolo con i loro capi schierati in prima linea, e portato il saluto del leader rivoluzionario a tutti i venezuelani e le venezuelane.

In un altro tweet, il Presidente dell’Assemblea Nazionale ha dichiarato di aver anche incontrato il presidente dell’isola, Raúl Castro: «Con il Generale d’Esercito Raúl, siamo riuniti per discutere di alcune attività in sospeso, ascoltando un valoroso guerriero».

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Il primo vicepresidente del Partito Unito Socialista del Venezuela ha infine spiegato di essersi recato a Cuba con degli obiettivi specifici concordati insieme al Presidente Maduro.

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[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Caso Cabello: disinformazione e menzogne contro la Rivoluzione

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Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez

Prende nuovamente vigore la campagna mediatica volta a gettare discredito sul Venezuela Bolivariano. Il quotidiano statunitense New York Times e l’iberico ABC – un fogliaccio già franchista e hitleriano – rilanciano contro Diosdado Cabello, stantìe quanto fallaci accuse di guidare un cartello di narcotrafficanti. Ovviamente il mainstream italiano, megafono dell’imperialismo, si è subito accodato alla canea mediatica dando credito a queste fantasiose ‘notizie’ che hanno come unico obiettivo quello di dipingere la patria di Bolivar e Chávez alla stregua di uno stato canaglia, dedito al narcotraffico internazionale. In Italia si è distinto l’ineffabile Roberto Saviano, nel replicare pappagallescamente affermazioni tanto gravi, quanto prive di fondamento alcuno.

Accuse fallaci. Entrando nel merito della questione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, viene indicato alla testa di un fantomatico cartello criminale dedito al narcotraffico internazionale, il ‘Cartel de los Soles’. Un nome scelto non a caso, visto che nel 1993 – in pieno periodo neoliberista – quando al governo vi era Carlos Andrés Pérez, un gruppo di generali fu coinvolto in uno scandalo legato al traffico della droga, e siccome il simbolo di questi ufficiali è il sole, furono definiti come il ‘Cartel de los Soles’.

Per comprendere meglio la questione, adesso, dobbiamo porci alcune domande: se il dirigente bolivariano è realmente il capo di questa organizzazione composta da alti ufficiali venezuelani, perché sino a questo momento nessuno dei narcos ha lanciato accuse contro Cabello? Perché non vi sono evidenze, fotografie, intercettazioni, riguardanti questo cartello? Come mai questa indagine è l’unica nel suo genere a basarsi esclusivamente su ‘rivelazioni’ fornite da due latitanti venezuelani – Rafael Isea e Leasmy Salazar – dapprima spariti e poi riapparsi negli Stati Uniti per sottrarsi al corso della giustizia venezuelana? Infine, perché gli Stati Uniti non hanno mai preso alcun provvedimento contro l’ex presidente colombiano Uribe che in una lista della DEA, risalente ai primi anni ’90, figurava tra i narcotrafficanti più pericolosi al mondo (n.82) dietro al celebre Pablo Escobar (n.79)?

La risposta è semplice: siamo di fronte all’ennesima campagna mediatica, una sporca montatura propagandistica senza alcun fondamento, che riesce a passare in occidente esclusivamente grazie ad un’informazione che non fa il proprio mestiere.

Il ruolo dei media. In questa vicenda grottesca un ruolo cruciale lo gioca l’informazione. Senza dilungarsi, basterà citare un dato significante fornito dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez: in Spagna, secondo un recente monitoraggio dei mezzi d’informazione, quando viene affrontato il tema Venezuela, nel 71% dei casi si tratta di notizie negative o dispregiative, per il 29% notizie neutrali, mentre alle notizie positive i media iberici dedicano lo 0% delle notizie.

Questo avviene perché «il Venezuela – ha spiegato in maniera impeccabile Delcy Rodriguez – è al centro della nuova configurazione geopolitica in costruzione, che è contraria agli interessi dei grandi centri del potere finanziario. Per questo siamo oggetto di queste aberranti e ripetute campagne mediatiche».

Per quanto riguarda invece l’inchiesta del New York Times, essa si basa esclusivamente sulle notizie fornite da Isea, che come ricordato in precedenza, si trova negli Stati Uniti per sfuggire alla giustizia venezuelana, che lo accusa di gravi episodi di malversazione e corruzione.

La lotta alla droga in Venezuela. L’obiettivo non dichiarato ma palese è quello di rappresentare il Venezuela come un paese dominato da personaggi senza scrupoli, dove regnano arbitrio e corruzione. La realtà invece accusa proprio gli Stati Uniti.04est3-venezuela-reuters

Questa la chiara denuncia del deputato venezuelano Adel El Zabayar: «Gli Stati Uniti, pur essendo il primo paese al mondo per consumo di droghe, si vantano di riuscire a individuare gruppi di narcotrafficanti in tutto il mondo, mentre all’interno dei propri confini, non riescono a fermare i gruppi narcotrafficanti e le bande che si occupano della vendita».

Secondo quanto dichiarato dal politico venezuelano il vero obiettivo degli Stati Uniti sarebbe quello di controllare il commercio delle sostanze stupefacenti: «Si tratta di una combinazione di interessi tra i politici nordamericani, l’esercito e i narcotrafficanti, altrimenti – ha spiegato il deputato del PSUV – difficilmente la droga potrebbe entrare in territorio nordamericano».

Sulla stessa lunghezza d’onda Irwin José Ascanio Escalona, presidente dell’Ufficio Nazionale Antidroghe, che oltre a denunciare il ruolo degli Stati Uniti nella campagna mediatica, ha ricordato come la lotta al traffico di droga in Venezuela abbia prodotto risultati significativi dopo la cacciata della DEA: «Una volta liberati della DEA abbiamo triplicato i sequestri di sostanze e migliorato il processo di disarticolazione delle organizzazioni criminali». Ricordando, infine, che la DEA ha ampiamente utilizzato meccanismi illegali come le ‘consegne controllate’, dov’erano coinvolti anche alti dirigenti dell’organizzazione statunitense.

Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez.

Roma 8apr2015: Venezuela non è una minaccia ma una speranza!

Verso il II Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana! 

Napoli – 10-11-12 Aprile 2015

caracaschiama.noblogs.org

Iscriviti al II Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana!

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivarianadi Rete “Caracas ChiAma”

«Siamo tornati, e siamo milioni»

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

dal 10 al 12 Aprile 2015 a Napoli 

             ¡Todo 11 tiene su 13!

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Clicca qui per visualizzare il programma dell’evento

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VENEZUELA SOCIALISTA SE RESPETA!

CONTRA LAS INGERENCIAS IMPERIALISTAS EN TIERRAS BOLIVARIANAS

La Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana «Caracas ChiAma», in un momento storico molto delicato per il Venezuela, invita a condannare fermamente le ingerenze imperialiste nordamericane e a manifestare pieno sostegno alla Rivoluzione, partecipando al Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli dal 10 al 12 di aprile 2015.

L’evento, una vera e propria festa popolare e di solidarietà, segue il Primo Incontro Italiano, tenutosi il 29 giugno del 2014 in quel di Roma, dove associazioni, organizzazioni, comunità di migranti, movimenti sociali e politici, diedero vita alla Rete di Solidarietà al fine di contrastare la feroce e costante aggressione politica, economica, sociale e mediatica contro il Venezuela Bolivariano e Socialista.

Nel corso delle giornate dedicate alla patria di Chávez e Bolívar, varie saranno le questioni da affrontare, tra le quali:

  • MINACCIA DELL’IMPERIALISMO
  • POTERE POPOLARE E RAPPRESENTANZA
  • GUERRA ECONOMICA E DISINFORMAZIONE IMPERIALISTA
  • RUOLO DELLA STORIA NEL PRESENTE
  • NUOVI MODELLI DI INTEGRAZIONE REGIONALE

Il Venezuela Bolivariano è costantemente minacciato perché incarna, insieme ai popoli antimperialisti, lo spirito della Resistenza. Perché pilastro dell’integrazione regionale (dall’ALBA al MERCOSUR) su basi solidali. Vogliono far girare indietro le lancette della Storia perché il Venezuela mostra ai popoli del mondo che c’è vita oltre il neoliberismo e l’austerità. Così assistiamo al fenomeno della ‘solidarietà di ritorno’: la Rivoluzione Bolivariana che sbarca in Europa attraverso l’avanzata, dalla Grecia alla Spagna, di alternative popolari che si ispirano alle idee di solidarietà, complementarietà e amicizia tra i popoli, non a caso, proprie dei movimenti bolivariani in America Latina. Un’opportunità da cogliere anche nella, por ahora, serva Italia sotto il tallone della Banca Centrale Europea, della NATO e degli USA.

Sostenere la Rivoluzione Bolivariana, significa realizzare il sogno del Comandante Chávez per il Venezuela e per il mondo.

Tutte le forze solidali con la Rivoluzione Bolivariana sono invitate a partecipare, da protagoniste, al Secondo Incontro!
Caracas ChiAma!
Napoli risponde!

Partecipa al Secondo Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana!

Clicca qui per visualizzare il programma dell’evento

Ai partecipanti saranno consegnati materiale e documenti per l’incontro riempiendo il seguente modulo di pre-iscrizione. Il processo di iscrizione inizia riempiendo il modulo di contatto qui di seguito riportato.

Le pre-iscrizioni sono necessarie, e sarà possibile registrarle fino al 9 aprile 2015; l’organizzazione si riserva insindacabilmente, durante l’evento, il diritto di accettare o meno la successiva iscrizione di coloro che non avranno effettuato la pre-iscrizione. Tutti i partecipanti, che siano essi Italiani, Venezuelani o di altra nazionalità devono riempire il modulo qui riportato.

per info evento: +39 333 50 30 697 – +39 320 70 23 712

* per chi ne avesse particolare esigenza, consigliamo anche le seguenti strutture di accoglienza (che si intendono a spese degli interessati): hoteleuropeonapoli.com – bbbellini.it – hotelnaples.it

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Qui di seguito la lista dei comitati, delle associazioni, delle reti sociali, delle organizzazioni popolari ed operaie, sociali e politiche, che il 29 giugno 2014, presso lo SCUP, a Roma, hanno dato vita alla Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana che prenderà il nome di “Caracas ChiAma”:

Albassociazione/AlianzaPaís-Italia/Amig@s MST-Italia/ANROS/Areaglobale/Associazione di Amicizia Italia-Cuba (Roma-Ravenna-Parma)/Associazione Italia-Nicaragua (Circolo Leonel Rugama)/Associazione LiberaRete/Associazione Nazionale Nuova Colombia/P-CARC/Casa dei Popoli/Casa del Popolo di Torpignattara/Centro Sociale Spartaco/Centro di Iniziativa Popolare Alessandrino/Centro Sociale La Talpa e l’orologio-Imperia/Centro Studi Antonio Gramsci/CESTES centro studi USB/CIRCinternazionale/Circolo Bolivariano “Alessio Martelli”/Circolo Bolivariano “Hugo Chávez”/Circolo Bolivariano “José Carlos Mariátegui” -Napoli/Associazione dei Giuristi Democratici/CORTOCIRCUITO/CSPAAAL/Fronte della Gioventù Comunista/J-PSUV-Italia/Marx XXI/MAS-Bolivia en Roma/Militant/Partito Comunista(Italia)/PDCI/Piattaforma Comunista/Rete dei Comunisti/Rete in Difesa dell’Umanità/Rete No War/Rifondazione Comunista/SuramericAlba/(n)PCI

International Migrants Alliance/Lega Immigrati albanesi “Iliaria”/Misil (movimento integrazione sviluppo italo latinoamericano/Associazione “I Blu”/Fronte di liberazione del popolo.JVP (Sri Lanka)/Associazione Umangat-Migrante/Comitato Immigrati in Italia/Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia

Contropiano/Il Manifesto/Le Monde Diplomatique/LiberaTV/Radio Città Aperta/Rivista Nuestra America/Web Sibia-Liria

Associazione Sportiva Quartograd

Associazione di Amicizia San Marino-Cuba/Asociación Civil Canción Bolivariana/Asociación Euskadi-Cuba/Associazione Galego-Bolivariana Hugo Chávez/Comando Electoral Hugo Chávez–España/Coordinadora Estatal Solidaridad con Cuba-España/COSAL-Asturias/CUBADEBATE/ Guachirongo 98,5FM/Iniciativa Comunista-España/Movimiento América Libre y Socialista para Europa/Círculo Bolivariano “La Puebla” de Euskal Herria/Peña del Aljibe/Plataforma Bolivariana de Madrid/Plataforma Comunicacional Somos Sin Banderas/RESOLVER-Red de Solidaridad con Venezuela Revolucionaria-Suecia

Dal Venezuela: «Basta! Lasciateci costruire un mondo migliore!»

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Il ministro Ricardo Molina dichiara: “Il Socialismo ricerca lo sviluppo della felicità, vuole salvaguardare il futuro dei nostri figli, così come la pace e la solidarietà. Guerre e disordini li promuove l’impero”.

La classe operaia rivoluzionaria del Venezuela, accompagnata dal ministro del Potere Popolare per l’Ecosocialismo, l’Ambiente e la Casa, Ricardo Molina, dinanzi alle minacce dell’imperialismo statunitense ha protestato in maniera ferma: “Adesso basta! Lasciateci costruire un mondo migliore!”.

Da piazza Morelos, a Caracas, in riferimento al cosiddetto tuitazo mundial #ObamaDerogaElDecretoYa, il titolare del dicastero per l’Ecosocialismo, l’Ambiente e la Casa ha segnalato che il decreto esecutivo del presidente Barack Obama, dove la Patria di Bolívar viene definita una “minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti, evidenzia l’antagonismo tra i due modelli.

“Il Socialismo ricerca lo sviluppo della felicità, vuole salvaguardare il futuro dei nostri figli, così come la pace e la solidarietà. Guerre e disordini li promuove l’impero”, ha affermato il ministro bolivariano.

Molina, ha poi aggiunto che il popolo venezuelano si è destato grazie al Comandante della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez.

Infine, il presidente della Gran Misión Barrio – Nuevo Barrio Tricolor, Manuel Quevedo, ha dichiarato che la Rivoluzione Bolivariana continuerà a lottare risolutamente contro la povertà estrema generata dal capitalismo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

A. Chávez: «Se sarà necessario prendere le armi lo faremo»

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Dalla tribuna antimperialista che si è tenuta nel municipio Pedraza de Barinas, nell’ambito delle attività sviluppate per commemorare i due anni dalla ‘siembra’ di Hugo Chávez, il leader della Rivoluzione nella regione Los Llanos, Adán Chávez, ha affermato che «nessun impero ci può intimidire con le sue minacce. Se ci toccherà prendere le armi per difendere la Rivoluzione, lo faremo».

In riferimento alle ultime dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha definito il Venezuela una minaccia per la sicurezza del suo paese.

“Noi non siamo soli – ha affermato il dirigente nazionale – nel nostro continente e oltre, possiamo contare sull’appoggio di molti paesi fratelli. Lo hanno dimostrato in diversi momenti della nostra storia rivoluzionaria e questa non sarà l’eccezione”.

Ha inoltre sottolineato che l’avanguardia rivoluzionaria, sarà in prima linea per difendere l’indipendenza e la sovranità del Venezuela.

Il governo bolivariano insieme al popolo venezuelano, ha poi aggiunto l’esponente del Psuv, vuole portare avanti il processo socialista in pace, «ma siamo pronti a difendere l’eredità del Gigante Chávez, la nostra eredità, su qualunque terreno sarà necessario». 

Chávez ha chiamato tutti i chavisti a scendere in piazza per difendere il territorio venezuelano: «Vorrebbero mostrare all’opinione pubblica mondiale che siamo un paese di terroristi. Sì, siamo una minaccia per loro, ma esclusivamente perché vogliamo continuare, in pace, a difendere quello che ci appartiene. Perché siamo un popolo libero, sovrano, cosciente e indipendente. Loro invece sono una reale minaccia per il mondo intero perché sono abituati a bombardare paesi, uccidere anziani, bambini e intere popolazioni».

Il dirigente bolivariano ha concluso con un’importante indicazione: se maggiore sarà l’unità, la coscienza e l’organizzazione rivoluzionaria, per l’impero sarà molto complicato concretizzare le sue pretese d’invasione e dominazione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Venezuela in cifre: prima e dopo il trionfo della Rivoluzione Bolivariana

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Un grafico presenta le differenze tra il Venezuela prima del 1998 e durante il processo rivoluzionario attualmente guidato dal presidente Nicolas Maduro

Il Vicepresidente Esecutivo, Jorge Arreaza, ha sottolineato nella giornata di martedì, alcuni dati che caratterizzano il Venezuela, prima e durante la Rivoluzione Bolivariana.

Durante la presentazione della “Memoria y Cuenta” davanti all’Assemblea Nazionali riunita in sessione speciale, Arreaza ha evidenziato i grandi progressi in campo sociale come l’accesso alla salute, all’istruzione e all’alloggio, così come la mobilitazione popolare che è la risultante di una nuova geopolitica nazionale.

Nella seguente tabella è possibile osservare le differenze tra il Venezuela prima del 1998 e durante la Rivoluzione Bolivariana attualmente guidata dal Presidente Maduro

Estadisticas-Venezuela-antes-y-durante-la-Revolucion-Bolivariana-600x450[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

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