Il FND delle Filippine con il Venezuela bolivariano!

da carc.it

Il Fronte Nazionale Democratico delle Filippine esprime la sua ferma solidarietà al popolo venezuelano e al Governo Bolivariano del Venezuela diretto da Nicolas Maduro

Il Fronte Democratico Nazionale delle Filippine rinnova al sua ferma solidarietà all’eroico popolo venezuelano e sua eccellenza il Presidente Nicolas Maduro, presidente eletto e costituzionale del Governo Bolivariano del Venezuela. Il popolo venezuelano ed il governo fondato sull’eredità e sull’ispirazione del Comandante e Presidente Hugo Chavez, Simon Bolivar e di tanti altri eroi popolari, hanno conquistato la solidarietà dei popoli e dei governi dell’America Latina, del Caribe e delle altre parti del mondo che amano la libertà.

La forza unita del popolo venezuelano ed il Governo Bolivariano guidato dal Presidente Nicolas Maduro con il supporto della totale solidarietà internazionale degli altri popoli e governi sono determinati e forti a sufficienza per respingere qualsiasi atto di sovversione e ogni attacco da parte dei reazionari interni al paese e dalle potenze controrivoluzionarie straniere..

Il Fronte Democratico Nazionale delle Filippine condanna con vigore l’attacco terrorista perpetrato il 27 giugno 2017 contro la sede centrale del Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Interne, la Giustizia e la Pace e ll Tribunale Supremo di Giustizia, entrambi a Caracas, come parte di complotto per il un colpo di stato contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e le sue istituzioni. Sosteniamo con forza gli sforzi coraggiosi del governo bolivariano e del popolo venezuelano per sconfiggere i reazionari nazionali ed internazionali che stanno dietro al complotto. .

Cogliamo l’occasione per congratularci con il popolo venezuelano e il suo Governo Bolivariano in occasione della celebrazione del 206° anniversario della firma dell’Atto di Indipendenza. Esprimiamo massima e calorosa solidarietà al Presidente Nicolas Maduro e, nelle Filippine, a Capaya Rodriguez Gonzalez, Ambasciatore Plenipotenziario del Governo Bolivariano del Venezuela nella Repubblica delle Filippine.

Viva l’eroico popolo venezuelano e il Presidente Nicolas Maduro!

Viva la solidarietà tra il popolo filippino ed il popolo venezuelano!

Luis G. Jalandoni

Roma 17mag2017: Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Lecce: la democrazia popolare del Venezuela studiata nel Salento

di Geraldina Colotti* – Il Manifesto

Caracas Chiama, il Salento risponde. Capita che dai territori italiani si sprigionino felici alchimie, in grado di creare nessi e progetti oltre gli steccati e le singole appartenenze prefigurando inedite alleanze. E’ andata così nell’ex asilo nido Angeli di Beslan di Lecce, abbandonato al degrado e riscattato a marzo dai cittadini. Nel grande spazio fra gli alberi e la strada di via Franco Casavola, 11, è nato così il Collettivo Terra Rossa, che ha ospitato il Quarto incontro italiano della Rete di solidarietà con la rivoluzione bolivariana, Caracas Chiama.
 
Per tre giorni, reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche, rappresentanti di alcuni comuni virtuosi,
docenti universitari, comboniani, gesuiti, movimenti e associazioni, hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del nuovo socialismo latinoamericano e le esperienze salentine. Il comune di Copertino, uno dei cinque (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo) che hanno appoggiato il IV incontro, e a cui si è successivamente aggiunto il Comune di Galatina, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani delle rappresentanze diplomatiche venezuelane, che hanno sostenuto diversi incontri con le istituzioni locali e con le scuole: per mostrare gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela (quinto al mondo per numero di matricole universitarie) offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro, garantendo il diritto al lavoro, a un tetto e la totale gratuità degli studi, compresi i libri, un portatile per alunni e liceali e un Ipad per gli universitari.
 
Nonostante la crisi, nel 2015 il governo ha destinato oltre il 70% delle risorse ai progetti sociali. Chi paga? In parte le grandi imprese (che non possono spadroneggiare, né portarsi tutti i guadagni all’estero), in parte le grandi fortune. Una diplomazia non convenzionale, quella che arriva dal Venezuela e dall’America latina del secolo XXI, in dialogo con i movimenti sociali e con la “società civile”: che, da quelle parti, si riconosce come “società politica”, accompagnando o incalzando i governi eletti per uscire dalla gabbia del neoliberismo degli anni ’90.
 
Associazioni, gruppi territoriali, comitati, hanno una lunga tradizione in Venezuela, codificata dalla nuova costituzione del ’99 e dalle diverse leggi che garantiscono i Consigli comunali e le Comunas, architrave della democrazia partecipativa “e protagonista” di cui si è parlato nella tre giorni. Un incontro che ha suscitato le ire funeste della locale amministrazione di centro-destra e la diffida nei confronti di un’esponente del collettivo. Ma il Terra Rossa è andato avanti, tra i manifesti contro le trivelle e per il sì al referendum (a Lecce si è sfiorato il quorum) e le bandiere dei “popoli che resistono” a cui ha reso omaggio la dichiarazione finale.
 
Le donne sono state il motore trainante dell’iniziativa che, in uno dei suoi tavoli più partecipati ha esaminato le linee di frattura tra movimento operaio e lotta delle donne, tra conflitto di genere e lotta di classe. Migranti del Latinoamerica, donne in Nero, attiviste contro la tratta e del movimento Lgbt hanno condiviso il percorso delle venezuelane che hanno ottenuto una costituzione declinata nei due generi e una reale rappresentanza, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare.
 

Il tavolo sull’ecosocialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio contro le multinazionali che devastano il pianeta: in dialogo telefonico con i comitati ambientalisti del Venezuela.

 

A confronto anche lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), luoghi autogestiti come l’ex Opg occupato di Napoli, la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte.

 
Al tavolo su Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo fuori dalle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Comunità locali e comuni dovrebbero al contempo stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.
 
13015607_1719058805050181_5159447054238345382_nI Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza. Guardare all’esperimento venezuelano e ai suoi stimoli, implica però una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità: perché lì le cose si sono messe in moto a seguito di riforme strutturali. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.
 
Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali.
 
Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridisce la luce prospettica. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.
 

Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere. E la partita è tutt’altro che facile. Ma, dal sud del mondo a quello dietro casa, vale la pena di giocarla.

* Pubblichiamo su gentile concessione dell’Autrice

Dichiarazione di Lecce della Rete “Caracas ChiAma”

20160419135144di Rete “Caracas ChiAma”

Dichiarazione Finale del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela!

Lecce 15/16/17 Aprile 2016

Caracas Chiama, il Salento risponde!

Il Quarto Incontro Italiano della Rete di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, Caracas Chiama, si è svolto a Lecce nel Centro sociale occupato e autogestito Terra Rossa.

Per tre giorni – dal 15 al 17 aprile – reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche e rappresentanti di alcuni comuni virtuosi hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del socialismo bolivariano e le esperienze salentine. Un embrione di quell’alleanza bolivariana che, in Venezuela, ha portato a rompere con i meccanismi asfittici della Quarta repubblica, mettendo in campo il blocco sociale che porterà alla vittoria di Hugo Chávez e alla rivoluzione.

Il comune di Copertino, uno dei sei (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo e Galatina) che hanno appoggiato il Quarto Incontro, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani della Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo e del Primo Segretario Alfredo Viloria. E la delegazione diplomatica, in rappresentanza dell’ambasciatore Isaías Rodríguez ha sostenuto numerosi incontri con le istituzioni locali. La Console di Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe, ha visitato due scuole, incontrando gli studenti del liceo Scientifico di Tricase e gli alunni della Scuola Primaria di Carpignano con i saluti e l’accoglienza del Sindaco. Orietta Caponi, ambasciatrice del Venezuela in Bulgaria ha salutato gli studenti del Liceo Pedagogico e Scientifico di Maglie, spiegando gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela e a differenza dell’Italia neoliberista, offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro.

Uno degli obiettivi del Quarto Incontro è stato infatti quello di promuovere la possibile costruzione di relazioni istituzionali e commerciali, basate su principi etici di solidarietà, giustizia ed equità tra comunità territoriali, aziende che operano sul territorio e il Venezuela.

I quattro tavoli tematici hanno declinato il tema del potere popolare in relazione al femminismo rivoluzionario, all’eco-socialismo, alla lotta di classe, all’esperienza partecipata dei comuni.

Ricca l’analisi al tavolo sul femminismo rivoluzionario. Le donne – da Maria Grazia Sìmmini a Federica Lupo – sono state il motore trainante del Quarto Incontro. Coordinato da Ada Donno, Isabella Lorusso e Clara Statello, il tavolo ha messo a confronto idee e percorsi e ha esaminato le linee di frattura che hanno caratterizzato il rapporto tra movimento operaio e lotta delle donne.

Mentre il femminismo italiano abbandonava gli obiettivi di libertà per tutte e tutti, ponendosi fuori dal conflitto sociale e rinchiudendosi in una visione cenacolare, in Venezuela le donne prendevano decisamente in mano il proprio destino, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare: cercando nuove vie per coniugare lotta di genere e lotta di classe. Il contributo inviato dalla Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo ha illustrato le conquiste delle donne nella rivoluzione bolivariana, fortemente volute dal presidente-femminista Hugo Chávez, Pensare la differenza di genere – si è detto – significa ripensare il mondo. Agirla, significa cambiarlo nel profondo. Dal tavolo è emersa la volontà di dare continuità e centralità al tema con un ciclo di iniziative di avvicinamento al Quinto Incontro. Percorsi che, nella solidarietà con la rivoluzione bolivariana consolidino il confronto all’interno della rete e fuori: in particolare con la costituzione di un forum di discussione e pratiche per rimettere nuovamente al centro il conflitto.

Il tavolo dell’eco-socialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio e contro le multinazionali che devastano il pianeta. Dal Venezuela, l’agro-ecologo Miguel Angel Nuñez è intervenuto telefonicamente, denunciando prima di tutto le nuove manovre delle destre venezuelane per il 19 aprile, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione bolivariana.

“La crisi – ha detto Nuñez – dev’essere anche un’opportunità per superare i modelli consumistici indotti dal capitalismo. Stiamo lavorando per rendere il paese indipendente dalle importazioni sul piano alimentare e sanitario”.

Il tavolo su Potere popolare e lotta di classe ha ospitato lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), esperienze di autogestione come la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero, o l’ex Opg occupato di Napoli. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso.

Al tavolo di Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo che si collochino al di fuori delle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Al contempo, comunità locali e comuni dovrebbero stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.

Gli ospiti hanno tracciato i contorni dell’esperimento bolivariano nelle nuove dinamiche in corso in America latina con il ritorno delle forze conservatrici.

Per Obama, che ha rinnovato per un altro anno le sanzioni al Venezuela, il socialismo bolivariano rappresenta “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati uniti”: la minaccia dell’esempio, di un progetto di paese e di continente non più basato sul profitto ma sulla giustizia sociale, capace di ispirare anche queste sponde. E, con firme e cartelli, il Salento che resiste ha detto No al decreto, impegnandosi a difendere il Venezuela socialista dagli attacchi dei poteri forti, che premono per rimettere le mani su un paese custode delle più grandi riserve di petrolio al mondo.

“L’agenda dell’imperialismo è globale, anche la solidarietà dev’essere globale. Difendere il Venezuela rivoluzionario e l’America latina significa difendere il meglio del popolo italiano e dell’umanità”, ha detto il professor Juan Miguel Díaz Ferrer, mentre Orietta Caponi ha illustrato i termini della democrazia bolivariana: “Nella democrazia partecipativa, il popolo non elegge rappresentanti ma portavoci che devono eseguire il mandato popolare, essere realmente la voce del popolo, che altrimenti può utilizzare il referendum revocatorio, consentito dalla Costituzione per tutte le cariche elette, compreso il presidente”.

Il gesuita Miguel Matos ha testimoniato l’impegno di quella chiesa di base che, ieri come oggi, non ha paura di camminare a fianco del socialismo. Sono intervenuti telefonicamente gli ambasciatori del Venezuela in Francia (Héctor Michel Mujica) e in Etiopia (Luis Mariano Joubertt Mata). Molti i saluti e le adesioni (Rifondazione Comunista, Manuela Palermi del Pcd’I, Mattia Di Gangi per Italia Cuba, il Circolo Bolivariano Antonio Gramsci di Caracas, Circolo Bolivariano Louis Riel di Toronto, in Canada…).

“Siamo parte di una medesima scommessa, la visione del mondo imposta dagli Stati uniti annichilisce anche la nostra soggettività – ha detto il Costituzionalista Michele Carducci spiegando le insidie del “golpe suave”, il golpe blando che caratterizza i nuovi processi di destabilizzazione imperialista dell’America latina. Globalizzazione economica e finanziarizzazione dell’economia sono processi che hanno aggredito le società contemporanee producendo nuove forme di sfruttamento e reiterando le vecchie con il consenso delle classi politiche ormai impermeabili alle istanze sociali.

“La questione dei governi locali connessi alla partecipazione popolare è oggi di vitale importanza in Europa e nel mondo – ha detto il professor Fabio de Nardis – I Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza”.

20160419140258Tuttavia, guardare alla rivoluzione bolivariana implica una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità. L’esperimento socialista bolivariano si è messo in moto a seguito di un cambiamento strutturale nelle relazioni societarie e di potere. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.

20160419141004Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali. Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridiscono la luce prospettica e il contropotere reale. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.

20160419140743Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? “Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere”, ha detto il professor Carlo Formenti.

20160419141049Nel ribadire i propri principi fondativi – anticapitalismo, antifascismo, antisessismo, antirazzismo, antimperialismo – la Rete si avvia alla preparazione del suo Quinto Incontro. Per ospitarlo, si sono proposti Militant per Roma, i Carc per Torino e ANROS Italia per Montesole.

L’assemblea democratica, partecipata, protagonista e sovrana decide per la sede di Roma.

La Rete “Caracas ChiAma” e l’assemblea rivolgono un abbraccio solidale al popolo dell’Ecuador, duramente colpito dal terremoto.

Lecce, 17 aprile 2016

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Italia: día Mundial de Solidaridad con la Revolución Bolivariana

foto 3 defpor MPPRE

Italia, 19 de abril de 2016 (MPPRE).- En el contexto de la “Semana de Acción Mundial de Solidaridad con la Revolución bolivariana” organizada en Italia a través de distintas actividades políticas, académicas y culturales, los días 15 al 17 de abril, la ciudad de Lecce (sur de Italia) se celebró el VI Encuentro Italiano de Solidaridad, evento que congrega a movimientos, partidos, asociaciones, académicos, intelectuales, políticos y periodistas provenientes de diferentes ciudades del territorio italiano.

Dicho encuentro, organizado por la red salentina de Solidaridad con la Revolución Bolivariana Caracas Chiama con el apoyo de la red homóloga nacional y del centro social auto gestionado Terra Rossa, representó una ocasión para profundizar el rol de los movimientos sociales y las acciones para fortalecer la unidad de los movimientos europeos de solidaridad con los pueblos sudamericanos.

A este importante evento participaron los siguientes movimientos: Rimaflow (fábrica recuperada de Milán), Cobas e USB (sindicatos de base), Sfruttazero Bari, y Nardò (Diritti a Sud), Comité No Tap, Giovanni Seclì del Forum Ambiente y Salud de Lecce para el Comité No-Triv, Cooperativa Social Made in dignity, Sud Sud Comercio equo e solidario, Mujmunè (asociación cultural y de promoción social de Leverano/Lecce), Cianfrusoteca (cooperativa de recuperación de objetos y vestidos usados para intercambiarlos) Anpi Lecce (Asociación Nacional Partisanos de Italia), La Casa de las Mujeres de Lecce, Arci Lecce, Ross@ Puglia, Fórum de las Mujeres Latino América, Red Territorial de los Conflictos, Universidad Popular Asylum, Casa de la Agricultura Tullia e Gino, Laboratorio Omar Moheissi (asociación cultural y de promoción social).

Numerosos alcaldes y concejales de las municipalidades del territorio se han sumado a la jornada de solidaridad: Copertino, Melpignano, Galatina, Salice Salentino, Zollino y Poggiardo, entregaron a la representación de la Misión Diplomática venezolana en Italia, documentos de apoyo a este evento y a la Revolución bolivariana, en aras de fortalecer las relaciones de estas localidades italianas y nuestro país y activar mecanismos de cooperación en diferentes áreas de interés.

La Misión Diplomática venezolana en Italia, agradeció a través de los saludos del embajador Isaías Rodríguez, la infinita solidaridad de los jóvenes italianos y de las distintas asociaciones y partidos que se dieron cita en este encuentro y sobretodo del apoyo irrestricto hacia el gobierno y el pueblo venezolano.

Participaron la embajadora venezolana en Bulgaria Orietta Caponi, el profesor Juan Miguel Díaz de la universidad Lomosof de Moscú y del Instituto Pedro Gual, el sacerdote Miguel Matos, ex maestro de novicios jesuitas en Venezuela, los profesores de la Universidad de Lecce Michele Carducci y Fabio De Nardi, entre otros.

Entre los académicos participantes, el constitucionalista y profesor de la universidad de Lecce Michele Carducci denunció: “Los Estados Unidos de Norteamérica aniquilan también nuestra subjetividad” explicando exhaustivamente las estrategias del “golpe suave”, que caracterizan los nuevos procesos de desestabilización imperialista de la América Latina.

Por su parte, el jesuita venezolano Miguel Matos, testimonió “el compromiso de la iglesia de base, que ayer como hoy, no tiene miedo de caminar al lado del socialismo”.

Desde Venezuela, el agro-ecólogo Miguel Ángel Núñez intervino telefónicamente, denunciado ante todo las nuevas maniobras de la derecha venezolana para el 19 de abril, día internacional de solidaridad con la revolución bolivariana. Intervinieron telefónicamente también los embajadores de Venezuela en Francia, Héctor Michel Mujica y en Etiopia, Luis Mariano Joubert Mata.

En la Declaración Final de este IV Encuentro, fue denunciada la renovación de sanciones, por parte de los Estados Unidos de Norteamérica por considerar a Venezuela “una amenaza para la seguridad de ese país”. Los movimientos y asociaciones presentes firmaron en apoyo irrestricto al país suramericano y refirieron que la única amenaza es un país que busca la cooperación solidaridad con todos los pueblos del mundo.

El IV Encuentro de Solidaridad Italiana con la Revolución Bolivariana, es la consecución de una serie de encuentros realizados cada seis meses desde el 2014. Constituyen un laboratorio de participación y debate. El próximo evento pautado para octubre de 2016 se llevará a cabo en la capital italiana, Roma. Los pasados encuentros han sido realizados en las ciudades italianas de Ravenna (octubre de 2015), Nápoles (abril de 2015), Roma (junio de 2014). Embajada.

Fotogalería:

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Mensaje del MdM “Zetkin” para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Elena Linarez
Movimiento de Mujeres “Clara Zetkin” Venezuela

Queridas compañeras de la Red Italiana de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de Venezuela y apreciadas compañeras de Awmr Italia, desde el Movimiento de Mujeres “Clara Zetkin” Venezuela, queremos agradecer profundamente esta actividad de solidaridad con el pueblo y el gobierno Bolivariano.

En momentos muy difíciles para nuestra Patria, que es conocida la sistemática intención del gobierno de los EE.UU de crear un expediente internacional contra Venezuela y el derecho soberano de nuestro pueblo a seguir impulsando su proceso bolivariano de cambio, para lo cual utiliza calificaciones de impacto mediático y ficticias acusaciones como: “situación de erosión de derechos humanos por parte del Gobierno de Venezuela, la persecución de la oposición política, la reducción de libertades de prensa, el uso de violencia y la violación de derechos humanos y abusos en respuesta a protestas antigubernamentales, los arrestos arbitrarios y detención de protestantes antigubernamentales.” En consecuencia, con esta política los círculos oligárquicos ultraderechistas venezolanos han trazado la llamada “Hoja de Ruta”, la cual declara la guerra abierta contra el gobierno, el pueblo y el proceso bolivariano de Venezuela.

Esta actividad de solidaridad con el pueblo y el gobierno Bolivariano. Amigas, compañeras, compatriotas y camaradas llamamos a la solidaridad internacional y la amistad entre los pueblos, que evite las guerras impuestas y las provocaciones e injerencias que atentan contra la soberanía y la Paz de nuestros pueblos, que a través de sus sectores más reaccionarios de sus clases dominantes, mueve el imperialismo.

“La Solidaridad es la ternura de los pueblos” José Martí

¡NI DERROTA, NI CLAUDICACIÓN!
¡APLASTEMOS LA CONSPIRACIÓN!
¡VIVAN LAS MUJERES DEL MUNDO¡

Lecce 16apr2016: Potere Popolare e governo partecipato dei Comuni

testo a cura di Fabio de Nardis

Quarto Tavolo tematico del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete Caracas ChiAma – 15, 16, 17 Aprile 2016 – Caracas ChiAma: il Salento Risponde!

La questione dei governi locali connessi alla partecipazione popolare è oggi di vitale importanza in Europa e nel mondo. I Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza.

Globalizzazione economica e finanziarizzazione dell’economia sono processi che hanno permeato le società contemporanee producendo vecchie e nuove forme di sfruttamento con il consenso delle classi politiche ormai impermeabili alle istanze sociali.

La dimensione di governo sub-nazionale, se non altro per una questione di maggiore prossimità, assume dunque centralità e può rappresentare il nodo di una rivitalizzazione della democrazia concepita come potere del popolo e non esercitato in nome di esso.

Governo partecipato dei comuni vuol dire coinvolgimento diretto delle cittadine e dei cittadini alla assunzione di decisioni socialmente vincolanti a cui dunque essi stessi sono poi soggetti.

Per fare questo occorre riflettere sulla inadeguatezza dei parametri classici della democrazia liberale staticamente intesa come democrazia elettorale. Oggi, e l’America Latina da questo punto di vista è un modello di rifermento, la democrazia funziona quando la relazione tra istituzioni e cittadini si realizza attraverso forme di consultazione ricorrenti, ampie, protette e mutualmente vincolanti.

Perché tale paradigma prevalga, occorre valorizzare gli spazi di autogestione e autogoverno popolare che non si configurino necessariamente come processi alternativi ai meccanismi della rappresentanza, quanto piuttosto come meccanismi di impegno collettivo popolare che agiscano in sinergia con le istituzioni.

In un’epoca storica in cui i processi economico-capitalistici vengono imposti quasi come se fossero processi naturali, occorre riscoprire la capacità dei cittadini d essere costruttori di processi storico-sociali il cui percorso non è scontato né può essere eterodiretto, ma deve inevitabilmente partire da una assunzione di responsabilità collettiva.

In questo Tavolo tematico si discuterà, anche con i rappresentanti dell’associazionismo e delle amministrazioni locali, di questi temi con l’obiettivo di individuare forme alternative di autogoverno popolare a livello territoriale.

Lecce 15/16/17apr2016: Quarto Incontro Italiano “Caracas ChiAma”

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Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma” – Rete Salentina “Caracas ChiAma”

Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela

Il 15, 16 e 17 Aprile 2016 si terrà nel Salento, a Lecce, il Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con il Venezuela Bolivariano, in un momento storico assai importante in cui una crisi di sistema colpisce non solo il Venezuela e l’America latina, ma tutto il mondo, Europa e Italia comprese.

Questo Quarto Incontro si terrà a Lecce perché è interesse della Rete “Caracas ChiAma” contribuire alla tessitura di reti solidali, tanto sul piano internazionale quanto sul piano locale. Interesse della Rete è avere un momento di scambio col tessuto sociale di questo territorio, ricco di esperienze popolari e orgoglioso della sua cultura legata alla terra. Un territorio la cui vocazione e le cui aspirazioni sono spesso in evidente contraddizione con i disegni politici che il Governo nazionale e la Comunità Europea gli hanno riservato.

L’incontro si svilupperà in tre giornate e avrà come filo conduttore il tema “Potere Popolare e Democrazia Partecipata” secondo il seguente calendario.

PROGRAMMA “in progress…”

Venerdì 15 Aprile, Ore 16.00

Apertura dei Lavori

Introduzione: Fabio de Nardis (docente di Sociologia Politica), Federica Zaccagnini (Economista dell’Ambiente e dello Sviluppo).

Interventi internazionali:
Saluti via skype di Luis Mariano Joubertt Mata – Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Etiopia, Julián Isaías Rodríguez Díaz – Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, Orietta Caponi – Ambasciatrice della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Bulgaria, Gustavo Rodríguez Barreto – Coordinadora Simón Bolívar Caracas, Juan Miguel Díaz Ferrer – docente di filosofia all’Università pubblica di Mosca e all’Istituto Superiore di Relazioni Internazionali de La Habana.

Conclude Michele Carducci

Stella Grande e le Anime Bianche – Musicisti

Sabato 16 Aprile, Ore 9.30 – Relazioni tematiche

Introduce e coordina – Ada Donno

Potere popolare e Femminismo rivoluzionario – Elena Linarez, Moviminento de Mujeres de Caracas, gruppo femminista Clara Zetkin

Potere popolare e Governo partecipato dei Comuni – Geraldina Colotti, direttrice di Le Monde Diplomatique, scrittrice e giornalista de Il Manifesto

Potere popolare e Lotta di classe – Carlo Formenti, docente di Sociologia

Potere popolare e Ecosocialismo – Marinella Correggia, eco-attivista contro le guerre, scrittrice e giornalista

Ore 15.30 – Tavoli tematici di discussione sui temi oggetto dell’incontro (Potere popolare e lotta di classe facilitato da Giuliano Granato, ex OPG occupato “Je so’ pazzo”, Napoli; Potere popolare ed ecosocialismo facilitato da Marinella Correggia; Potere popolare e Femminismo rivoluzionario facilitato da Isabella Lorusso, Casa delle Donne Lecce; Potere popolare e Governo partecipato dei Comuni facilitato da Fabio De Nardis).

Ogni tavolo vedrà la presenza di un facilitatore e sarà composto da intellettuali, attivisti, lavoratori, amministratori e chiunque sia interessato. Intervengono i lavoratori e le lavoratrici della Rimaflow, Cosimo Quaranta Cobas Brindisi, Francesco Rizzo USB Taranto, Sfruttazero Bari e Nardò, Casa delle Agriculture Tullia e Gino, da Caracas via Skype Miguel Angel Nuñez, agroecologista. 

Movimento Cassaintegrati Telcom Ostuni, Cianfrusoteca, Anpi Lecce, La Casa delle Donne Lecce, Arci Lecce, Forum Ambiente e Salute, Ross@ Puglia, Forum de las mujeres Latinoamericanas, Rete Territoriale dei Conflitti, CSOA Terra Rossa, Università Popolare Asylum, Centro di Cultura Popolare Melpignano, Diritti a Sud, Associazione “L’Altra Puglia”, Circolo leccese di “Democrazia atea”. 

Domenica 17 Aprile – ore 9.30

Restituzione all’assemblea dei lavori dei tavoli tematici a cura di Geraldina Colotti; discussione e proposte operative.

Invito al IV Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana!

di Rete Caracas ChiAma

ISCRIVITI QUI al Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con la “Rete Caracas ChiAma”

Cara compagna, caro compagno,

Il 15, 16 e 17 Aprile 2016 si terrà a Lecce, nel Salento, il Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete ‘Caracas ChiAma’, in un momento storico assai importante, data la crisi generale del sistema capitalistico, non solo per il Venezuela bolivariano, ma per l’America latina tutta e più in generale per il mondo. 

Perché questo Quarto Incontro nel Salento?

Perché è interesse della Rete “Caracas ChiAma” contribuire alla tessitura di quella rete di reti solidali, tanto sul piano internazionale quanto sul piano territoriale, dove il locale si incontra con il globale. Il Salento – quindi la sua ‘capitale’, Lecce – è un territorio ricco di esperienze operaie e popolari, un territorio che comprende ben 99 comuni e si estende su tre province italiane: l’intera provincia di Lecce, includendo parti delle province di Brindisi e Taranto. Le radici degli ulivi di questa terra affondano nella Storia della Magna Grecia.

La lotta per la difesa dei territori nel nostro paese dall’assalto delle multinazionali e del parassitismo finanziario della UE neoliberista, come è il caso dei comitati di difesa degli ulivi, o come è il caso degli operai dell’ILVA di Taranto, è la lotta per la difesa dell’ambiente, è la stessa lotta che stanno affrontando il popolo venezuelano e il suo governo bolivariano guidato da Nicolás Maduro contro la guerra economica scatenata dall’imperialismo USA.


Queste esperienze possono e devono incontrarsi ed abbracciarsi – dal NO TTIP al NO al transgenico, dal NO agli inceneritori e discariche al NO TAP, dal NO TPIP al NO all’alleanza del Pacifico, dal SI agli orti urbani, al SI al controllo operaio e popolare.

Tutte queste esperienze devono necessariamente alimentarsi reciprocamente per riprendere in mano le redini dei nostri territori e del nostro paese: tale è la convinzione che ci muove.

Riconoscendoci nei valori della Rete “Caracas ChiAma”, irriducibilmente contro fascisti, imperialisti, capitalisti, sionisti, razzisti, sessisti ed omofobi, e a sostegno delle lotte di liberazione dei popoli, dell’ecosocialismo e quindi della costruzione di un mondo di pace e giustizia sociale, invitiamo tutte e tutti, reti, movimenti, collettivi, associazioni e singoli individui, a partecipare da protagonisti alla costruzione e alla realizzazione del Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana.


Caracas ChiAma, il Salento Risponde!

La crisi finisce in guerra: ricominciamo dalla nostra terra! 

Fraterni saluti bolivariani

Maria Grazia Simmini
per il Comitato Esecutivo territoriale

Clara Statello
per il Comitato Organizzativo nazionale

Lecce, 4 febbraio 2016 (Giornata della Dignità Nazionale Venezuelana, 24 anni dalla ribellione civico-militare)

Querida y querido Camarada,

 

El 15, 16 y 17 de abril del año 2016 se celebra en Lecce, Salento (en la sureña región de Apulia), el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de la Red “Caracas ChiAma”, en un momento muy importante en la historia, dada la crisis general del sistema capitalista, no sólo para la Venezuela bolivariana sino también para América Latina y más en general para todo el mundo.

 

¿Por qué este Cuarto Encuentro en el Salento?

 

Porque es interés de la Red “Caracas ChiAma” contribuir a tejer la red de redes de la solidaridad, tanto a nivel internacional como a nivel regional, en el que el local abraza el mundial. El Salento – como así su “capital”, Lecce – es una tierra llena de experiencias obreras y populares, un territorio que incluye 99 municipios y abarca tres provincias italianas: toda la provincia de Lecce, incluyendo partes de las provincias de Brindisi y Taranto. Las raíces de los olivos de esta tierra, radican en la historia de la Magna Grecia.

 

La lucha por la defensa de los territorios en nuestro país contra el  asalto de las multinacionales y el parasitismo financiero de la UE neoliberal, como es el caso de los comités de defensa de los olivos, o como es el caso de los obreros ILVA de Taranto, representa una nueva batalla a favor de la protección del medio ambiente, es la misma lucha que está enfrentando el pueblo de Venezuela y su gobierno bolivariano, liderado por Nicolás Maduro, contra la guerra económica desatada por el imperialismo estadounidense.

 

Estas experiencias pueden y deben reunirse y abrazarse – desde el NO TTIP al NO al transgénico, desde el NO a la quema de la basura y vertederos al NO TAP, desde el NO TPIP al NO a la Alianza del Pacífico, a partir del SÍ a los huertos urbanos, al SÍ para el control obrero y popular.

 

Todas estas experiencias tienen que alimentarse unas con otras para tomar las riendas de nuestros territorios y nuestro país: ésta es la convicción que nos mueve.

 

Reconociéndonos en los valores de la Red “Caracas ChiAma” irreductiblemente contra los fascistas, imperialistas, capitalistas, sionistas, racistas, sexistas y homófobos, y en apoyo a las luchas de liberación de los pueblos, del ecosocialismo para la construcción de un mundo de paz y justicia social, invitamos a todas y todos, redes, movimientos, colectivos, asociaciones e individuos, para participar como protagonistas en la construcción y realización del Cuarto Encuentro Italiano de la Solidaridad con la Revolución Bolivariana.

 

¡Camarada, también contamos con tu participación!

 

Caracas ChiAma, il Salento Risponde!

¡La crisis termina en guerra: recomenzamos por nuestra tierra!


Con saludos fraternos bolivarianos

Maria Grazia Simmini
Por el Comité Ejecutivo territorial

Clara Statello
Por el Comité Organizativo nacional

 

Lecce, 4 de febrero 2016
(Día de la Dignidad Nacional, 24 años de la rebelión cívico-militar)

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Caracas ChiAma: il Salento risponde!

Verso il IV Incontro Italiano di Solidarietà con la

Rivoluzione Bolivariana
Lecce, 15-16-17 aprile 2016

 

Hacia el IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la 

Revolución Bolivariana

Lecce, 15-16-17 aprile 2016 

 

caracaschiama.noblogs.org

(FOTO) Roma 16dic2015: La sfida del Potere Popolare contro il fascismo

di Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

Dopo le elezioni del 6 dicembre, la Repubblica Bolivariana del Venezuela vive una fase determinante per lo sviluppo del progetto rivoluzionario portato avanti dalle classe popolari, dai movimenti sociali e dal governo di Nicolás Maduro.

Un progetto, quello della Rivoluzione Bolivariana, che ha superato i confini nazionali e si è trasformato nel centro nevralgico di tutti gli equilibri regionali. Infatti, oggi il Venezuela socialista è il nucleo duro della resistenza latinoamericana contro le ingerenze imperiali promosse dagli Stati Uniti e dagli organismi economici e finanziari internazionali. Sul piano internazionale, il fronte chavista ha saputo sconfiggere l’egemonia statunitense in America Latina, mentre a livello nazionale le comuni – organi di governo basati sulla partecipazione protagonista delle comunità urbane e rurali – sono un prezioso esempio di democrazia diretta e popolare, che supera le logiche burocratiche e alienanti dello Stato liberale capitalista.

In questo contesto, le ultime elezioni hanno evidenziato importanti problemi interni al processo, oltre all’efficacia della strategia destabilizzante promossa dalle oligarchie venezuelane. Oligarchie che continuano ad avere in mano buona fetta del potere economico e mediatico, e a godere dell’appoggio delle forze reazionarie che dominano la globalizzazione neoliberista.

Il governo e i movimenti popolari hanno accettato l’esito del voto, confermandosi l’unica garanzia per la democrazia in Venezuela. Ma il fronte chavista ha anche reagito alla sconfitta elettorale in maniera forte e determinata: già sono iniziate le assemblee di strada in tutti i quartieri popolari ed è partito un vivace dibattito tra le forze rivoluzionarie che manifesta ancora una volta l’incredibile partecipazione politica che ha saputo generare il processo bolivariano. Le questioni essenziali del dibattito girano attorno a due assi cruciali: la strategia della destra fascista; e l’autocritica rivoluzionaria per rigenerare il processo democratico e popolare, per consolidare il potere popolare e avanzare nel cammino verso un Venezuela socialista e bolivariano, speranza di pace e giustizia sociale.

Anche noi, in questo delicato momento, ci uniamo alle molteplici manifestazioni di solidarietà e complicità con la Rivoluzione Bolivariana, promosse in tutto il mondo dai movimenti anticapitalisti e dalle forze progressiste. Con la convinzione che -oggi più che mai- è impossibile pensare un processo di trasformazione sociale senza mettere la solidarietà internazionale e l’antimperialismo al centro dell’azione, inivitiamo tutti e tutte a partecipare al dibattito:

VENEZUELA. LA SFIDA DEL POTERE POPOLARE CONTRO LA STRATEGIA FASCISTA.

Con l’ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Díaz.

Introduce la Rete-Solidarietà-Rivoluzione-Bolivaria “Caracas ChiAma”

DOPO L’INIZIATIVA, CENA INTERNAZIONALISTA A PREZZI POPOLARI.

PER RAGGIUNGERE IL CENTRO SOCIALE SPARTACO (VIA SELINUNTE, 57, quartiere QUADRARO):

BUS 557
METRO A, fermata NUMIDIO QUADRATO

Per informazioni e prenotare la cena: 3349915666

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Foto dell’evento: Roma, Italia, 16dic2015.- Centro Sociale Spartaco.

 

Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

dossier a cura della Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Verso le elezioni del 6 dicembre: come stanno le cose in Venezuela e perché i media italiani non raccontano la verità.

1. INTRODUZIONE

Il prossimo 6 dicembre, il processo bolivariano chiamerà alle urne il popolo venezuelano: sarà quindi la ventesima volta che la Revolución – iniziata con l’elezione del presidente Hugo Chávez al tramonto del ventesimo secolo – si sottoporrà al giudizio popolare.

Nonostante la sinistra rivoluzionaria abbia vinto diciotto delle diciannove elezioni indette finora, il governo di Maduro, così come quello precedente di Chávez, è costantemente attaccato dai più potenti mezzi d’informazione internazionali, proprietà delle grandi corporazioni private che governano il mercato globale. La narrazione è sempre la stessa: il governo bolivariano viene dipinto come una grottesca dittatura governata da caudillos corrotti che stanno affamando il popolo venezuelano e espandendo il modello castrista cubano, proprio in quel paese che era considerato area riservata agli affari statunitensi e che forniva, “senza troppe storie”, carburante a quella macchina drogata di crescita senza freni che è il capitalismo globalizzato.

Questa campagna mediatica diffamatoria e, come avremo modo di vedere, infondata, si è intensificata dopo la morte di Chávez.  In particolare, negli ultimi mesi e in concomitanza con la guerra economica e la strategia della violenza realizzata dalle oligarchie in combutta con i poteri del continente americano, la stampa internazionale parla spesso e male del Venezuela bolivariano.

L’obiettivo di questo piccolo dossier è quello di illustrare come la stampa italiana più influente sull’opinione pubblica abbia agito rispetto al Venezuela con scorrettezza e poca professionalità. Coerentemente con il potere economico italiano, che ha scelto di trasformare e svendere lo Stato italiano in funzione delle necessità della globalizzazione neoliberista, il latifondo mediatico ha scelto di trattare il caso venezuelano non in funzione del diritto all’informazione, ma servendo quell’architettura imperiale composta da entità economiche e finanziare con struttura planetaria che vedono nella Rivoluzione bolivariana una minaccia per i loro interessi economici.  Gli unici mezzi d’informazione che fino ad oggi hanno fatto luce sulla significativa e interessante realtà venezuelana sono infatti quelli che non hanno padroni. Tra questi, si consiglia di consultare: ALBAinformazione, L’Antidiplomatico, Contropiano, Il Manifesto, o il blog di Fabio Marcelli su Il Fatto Quotidiano: strumenti informativi che, lo ripetiamo, oltre ad essere attratti dalle conquiste sociali raggiunte in Venezuela, hanno potuto esprimersi onestamente e professionalmente grazie al fatto di non dipendere economicamente da nessuna grande impresa privata.

Con l’augurio di aver prodotto un piccolo ma utile manuale per movimenti, organizzazioni e associazioni che lottano per una trasformazione della realtà mondiale e per la costruzione di relazioni di amicizia e solidarietà tra i popoli del mondo, abbiamo scelto il caso delle Guarimbas: le già citate violenze organizzate dalla destra più reazionaria e antipopolare in Venezuela, come esempio della campagna diffamatoria di cui è vittima il processo bolivariano in Venezuela.

2. IL CASO GUARIMBAS: LA VIOLENZA FASCISTA CONTRO IL PROCESSO BOLIVARIANO

La Salida era il piano dell’estrema destra venezuelana, guidata da Leopoldo Lopez per deporre il legittimo presidente Maduro, eletto con  un regolare processo democratico, attraverso dei movimenti di piazza, sulla falsa riga delle “rivoluzione colorate” come quelle di Libia, Siria e Ucraina. Le manifestazioni di piazza, definite “pacifiche manifestazioni di giovani studenti democratici”, si sono presto trasformate in violenta guerriglia urbana, se non proprio in azioni militari con infiltrazioni di paramilitari stranieri nelle regioni confinanti con la Colombia, come il Tachira.

Queste azioni terroriste, in seguito chiamate “Guarimbas”[1] (barricate), implicavano il blocco e il controllo delle strade, azioni armate e incendiarie contro le istituzioni socialiste della Repubblica Bolivariana del Venezuela; mediante l’utilizzo di miguelitos (chiodi atti a creare incidenti stradali) e guayas, fili di acciaio posizionati all’altezza della testa da un lato all’altro di una carreggiata (con l’obiettivo di decapitare i motociclisti). Alcuni testimoni[2] parlano di veri e propri pedaggi che i normali cittadini erano costretti a pagare ai guarimberos per potersi spostare da una parte all’altra delle città. I bersagli delle azioni terroriste erano i simboli dello stato bolivariano: ospedali, centri di salute, ambulanze, scuole, asili, centri per il turismo, tv di stato. Supermercati e negozi erano spesso costretti a chiudere per portare la popolazione allo stremo. Tutto ciò avrebbe dovuto portare a legittimare un cambio di governo o un intervento esterno. Una specie di strategia della tensione all’interno di quello che viene definito un golpe continuado.

Solo nel 2014 in Venezuela, questi atti criminali, spesso sfociati nella “caccia al chavista”, hanno provocato la morte di 43 cittadini venezuelani e più di 800 feriti, tra cui non pochi membri delle forze di polizia e delle forze armate bolivariane. Non pochi di questi ultimi, hanno perso la vita a causa di colpi di arma da fuoco sparati da cecchini posti a poca distanza da loro; alcuni sono stati uccisi mentre cercavano di togliere le barricate costruite da gruppi paramilitari colombiani e venezuelani.

Insomma, le Guarimbas della destra fascista venezuelana, iniziate il 12 febbraio del 2014, subito dopo la vittoria di Nicolás Maduro alle elezioni presidenziali, avevano come fine la creazione del disordine, per poi accusare il Governo democratico venezuelano di violare i diritti umani in Venezuela. Tutto questo, attraverso “operazioni speciali”, sotto “falsa bandiera”, che compongono ciò che non pochi analisti chiamano: “Colpo di Stato continuato”; e cioè, la “guerra senza limiti” degli Stati Uniti contro il socialismo bolivariano, con la ratio di porre in essere il precedente (o meglio, il “casus belli”) e legittimare quindi un intervento militare di tipo simmetrico dei marines statunitensi nel paese andino – amazzonico.

3. LA NARRAZIONE TOSSICA DEI MEDIA ITALIANI

Durante le Guarimbas la stampa italiana è stata il bollettino ufficiale dell’opposizione antichavista. La Stampa, il Fatto Quotidiano per la penna di Cavallini, La Repubblica con Omero Ciai, Il Messaggero, L’internazionale, Panorama, il Giornale, Rainews hanno dato l’esclusiva mediatica al punto di vista dell’opposizione, un’opposizione di ultra-destra, neoliberale e sostenuta dagli Stati Uniti, che da sempre spingono verso un cambio di governo a Caracas, per porre fine una volta per tutte all’esperienza socialista della repubblica bolivariana. Una stampa che si riconferma totalmente organica alla macchina propagandistica dell’imperialismo, arma di punta della già citata guerra di IV generazione degli Usa.

Il piano eversivo denominato “la salida”, che mirava all’uscita di scena di Maduro attraverso la mobilitazione delle piazze, ha avuto come copertura mediatica la campagna internazionale SOS Venezuela, una campagna impostata su tre canali: la stampa, i social network e internet in generale, le ONG (in particolare Amnesty e Human Right Watchs).

Sulla sua pagina italiana di Facebook, Sos Venezuela si dichiara apertamente anticastrocomunista e volta ad abbattere il socialismo, che indica come la causa del “disastro” economico e sociale del paese.  Tuttavia assume delle connotazioni volte a far leva su un pubblico con una sensibilità di sinistra[3]: descrivono le guarimbas come giovani studenti, soprattutto donne, che manifestano pacificamente per la democrazia e la libertà. Le rivolte di destra, che mirano alla fine del socialismo e alla reintroduzione di rapporti economici capitalisti (e quindi, sostanzialmente a riportare il paese alla condizione di “cortile degli Usa”), sono mascherate come manifestazioni   antiautoritarie, antirepressive, democratiche e libertarie. Un copione già andato in scena in Libia, Siria e Ucraina[4], in quella che potrebbe chiamarsi strategia Usa del golpe permanente, volta al mantenimento della sua egemonia attraverso la destabilizzazione globale[5].

Lo slogan della campagna Sos Venezuela è: il Venezuela muore mentre l’Italia tace. Invece è esattamente il contrario. Gli attivisti antichavisti in italia stanno ovunque: nei salotti tv, nei tg e nelle trasmissioni radio, su blog e social network, col sostegno di ong e classe politica.

A non aver voce sono le altre parti in causa: il governo e il popolo venezuelano. Non essendoci una pluralità di fonti se non i bollettini dell’opposizione, ne risulta che il ruolo della stampa italiana è quello di cassa di risonanza dell’ultra-destra sostenuta dagli Usa. L’informazione ne riporta semplicemente la propaganda, non i fatti oggettivi. Questo perché la campagna mediatica è volta esattamente a capovolgere i fatti: mostrare una democrazia partecipata come una feroce dittatura, una parte politica progressista e popolare come reazionaria e antipopolare, le vittime delle violazioni dei diritti umani per carnefici e i carnefici per vittime. Per poter capovolgere la realtà ha bisogno di imporre una visione unica senza contraddittorio.

Così gli attivisti dell’ultra-destra di Leopoldo Lopez, come Marinellys Tremamunno[6], approdano sui nostri schermi parlando della loro lotta di liberazione contro la brutale dittatura di Maduro e lamentando il silenzio dell’Italia sul “genocidio” che è in corso in Venezuela. Schematizzando, i punti fondameli della loro campagna mediatica sono questi:

  1. Maduro ha vinto grazie ai brogli, il suo potere è illegittimo. Maduro è un dittatore.
  2. I giovani sono scesi spontaneamente in piazza per mandare via il dittatore attraverso pacifiche manifestazioni e ripristinare la democrazia.
  3. Il governo risponde alla piazza con la repressione violenta e brutale e la persecuzione politica degli oppositori, che vengono incarcerati per le loro idee, come Leopoldo Lopez.
  4. Anche la stampa dissidente viene perseguitata e oscurata. 
  5. Il paese muore a causa di una brutale dittatura socialista che ha causato fame e miseria.
  6. Per questa ragione il popolo venezuelano (cioè gli attivisti legati a Voluntad Popular) chiede l’attenzione dei media e l’intervento esterno.

Queste verità sono quantomeno incomplete. La stampa italiana le propugna senza contrapporre il punto di vista delle altri parti in causa, il governo bolivariano e il resto del popolo venezuelano. Tace su dei fatti oggettivi.

  1. In Venezuela non c’è alcuna dittatura. Maduro ha preso il posto di Chávez prima ad interim in quanto vice, poi perché eletto democraticamente dal popolo venezuelano. Le elezioni sono avvenute regolarmente, in maniera trasparente[7]. L’opposizione denuncia brogli ma non presenta prove, per cui le sue accuse rimangono del tutto prive di fondamento reale.

La stampa italiana ha sempre cercato goffamente di mostrare la repubblica bolivariana come una dittatura. Ma non potendosi basare su alcun dato oggettivo, si è limitata a discreditare prima Chávez, definendolo un populista, un demagogo autoritario, caudillo o duce[8], poi Maduro definito poco carismatico[9], lasciando intendere l’inadeguatezza di un ex tramviere a guidare uno stato. Bisognerebbe ricordare a questo tipo di stampa, che le origini operaie di Maduro non significano che non è qualificato per il ruolo di presidente, ma soltanto che il popolo venezuelano ha scelto di essere rappresentato da un ex tranviere, piuttosto che da un avvocato o un uomo d’affari.

  1. Al contrario, la piazza di Lopez rappresenta un limitato gruppo sociale uscito sconfitto dal confronto elettorale, che adesso cerca di raggiungere il potere attraverso la destabilizzazione e la richiesta di un intervento esterno. La stampa italiana ha quindi l’onere di camuffare da manifestazione democratica un piano evidentemente eversivo, che spiega perché a) il governo di Caracas denuncia un golpe diretto da paesi stranieri b) perché Leopoldo Lopez si trova in carcere. E’ costretta a tacere sui 5 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno stanziato nel 2014 per sostenere le attività dell’opposizione[10], ovvero le cosiddette “manifestazioni spontanee”. Manifestazioni che peraltro hanno poco di pacifico.
  1. Ad attribuire la responsabilità delle violenze e delle violazioni dei diritti umani ai manifestanti sono proprio le stesse vittime dei disordini! E’ il comitato vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado[11] a denunciare i metodi violenti, i blocchi stradali, le imboscate, gli assalti a scuole, ospedali, supermercati, tv nazionali e le infiltrazioni paramilitari tra i manifestanti, soprattutto negli stati frontalieri con la Colombia in cui sarebbero presenti anche mercenari stranieri. Alcuni guarimberos riceverebbero un compenso di 3000 bolivar al giorno[12], altri sono politici legati all’estrema destra colombiana, come il sindaco della capitale del Tachira, San Cristobal[13].

Tra le vittime non ci sono solo soltanto elementi dell’opposizione, ma chavisti, forze dell’ordine, semplici cittadini che cercavano di togliere le barricate o che le difendevano, cittadini morti perché i soccorsi erano bloccati dalle barricate[14]. Non le manifestazioni di studenti, spontanee e pacifiche, di cui parla l’opposizione, ma uno scenario da guerra civile provocata da chi ha pianificato e sostenuto la Salida, ovvero Leopoldo Lopez e gli Stati Uniti.

  1. Non esiste nessuna sospensione della libertà di stampa. In Venezuela c’è un pluralismo mediatico non sottoposto al controllo del governo. Alcuni mezzi di comunicazione schierati con l’opposizione hanno manipolato foto di abusi delle forze dell’ordine avvenuti in Messico, Chile, Spagna e altri paesi, come violenze avvenute durante le manifestazioni di piazza. Per queste manipolazioni si sono aperte dei procedimenti giudiziari che hanno poi portato alla chiusura di emittenti e giornali[15]. La domanda che ci si dovrebbe porre è: perché i media manipolavano le immagini? Qui prodest?
  1. L’opposizione indica nel socialismo la causa della crisi del paese, per questo vorrebbe reintrodurre misure neoliberiste e libertà di mercato (che è forse l’unica libertà che realmente chiede!). Dello stesso parere non sembra essere la Fao, che più volte, ha premiato il Venezuela per i suoi risultati nella lotta alla fame e alla povertà. L’ultimo riconoscimento lo ha ricevuto proprio quest’anno per aver raggiunto l’obiettivo “sviluppo del millennio”, ovvero aver eliminato la fame grazie alle mission viviendas, e aver aiutato gli altri paesi ad uscire dalla povertà. Se il Venezuela è riuscito a ridurre il livello di povertà al 5,4% e ad eliminare la fame, è grazie alla nazionalizzazione del petrolio, una misura di politica economica socialista. Con i proventi del petrolio il Venezuela, oltre a dichiarare una lotta strutturale alla povertà, è riuscito a fornire servizi, strutture e trasporti pubblici al suo popolo e a garantire il diritto all’abitazione costruendo abitazioni popolari (sinora 800.000). La crisi è dovuta, in larga parte, a una guerra economica provocata da: guerra del prezzo del petrolio al ribasso, la speculazione sul bolivar, il contrabbando di merci ai confini della Colombia. Queste pressioni esterne, su una economia non ancora solidamente sviluppata inserita in un quadro di crisi economica globale, hanno creato problemi di inflazione e carenza di merci di prima necessità, oltre che una diminuzione della ricchezza generale. Il malcontento popolare generato da questa temporanea situazione di crisi, è strumentalizzato dalla stampa venezuelana (e italiana) legata agli interessi di Washington e dall’opposizione per destabilizzare il processo bolivariano e condizionare l’esito delle elezioni del 6 dicembre.
  1. Considerando questi aspetti ne esce un quadro diverso da quello servito in pasto al pubblico dagli “attivisti democratici” dell’ultra destra di Lopez: le Guarimbas sono state un’operazione con cui l’opposizione ha solo cercato di destabilizzare il potere di Caracas con la scusa dei diritti umani, per sostituire un governo legittimo, progressista e popolare a una élite politica reazionaria legata a interessi economici e politici esterni al Venezuela e contrapposti al suo popolo. In questo senso, la richiesta di un aiuto esterno e di sanzioni, era funzionale soltanto a fermare il processo bolivariano, esasperare la situazione economica e privare il popolo venezuelano della propria autodeterminazione e sovranità. Una situazione che ha costretto la stampa a manipolare o tacere sui fatti per poter mostrare la realtà capovolta come verità mediatica.

4. CONCLUSIONI

Quello che ci viene da chiedere è perché la legalità di uno stato democratico dev’essere rispettata in quest’Italia ingiusta e calpestata impunemente in Venezuela? In Venezuela si è arrivati al punto che un gruppazzo di ex presidenti è andato a fare lì una manifestazione. Che direbbero se Zapatero, Sarkozy o … Ahmadinejad venissero a manifestare davanti a Rebibbia per protestare contro i pestaggi dei poliziotti che riducono la gente nelle condizioni di Stefano Cucchi o contro le torture ai prigionieri politici o contro il 41 bis che sempre tortura è?

Come mai la stampa nostrana, che in Italia sta sempre dalla parte delle cariche della polizia, dei lacrimogeni, del diritto dello stato alla repressione dei manifestanti, in Venezuela (come prima in Libia, Siria e Ucraina) diventa improvvisamente sensibile alle aspirazioni di libertà e democrazia di “giovani studenti pacifici venezuelani”, della destra fascista anti-chavista filo Usa?

Se vincesse la destra – e cioè se quel 40% circa di oppositori diventasse maggioranza -, il Venezuela diventerebbe improvvisamente una democrazia gradita a questi giornali? E cosa definisce la tanto decantata democrazia (borghese) se non il feticcio elettorale?

Cosa direbbero questi giornali se il sindaco di Milano o di Roma si calasse il passamontagna come Daniel Ceballos (ex sindaco di San Cristobal) se ne andasse in giro ad attaccare la polizia? Perché qui in Italia, giornali come il Fatto Quotidiano e i suoi consimili chiedono galera per corrotti e mafiosi e in Venezuela difendono e coccolano golpisti e banchieri corrotti? Perché questi giornalisti tacciono sulla repressione che colpisce la dissidenza di sinistra italiana, come per esempio il movimento No Tav, ergendosi a paladini della legalità, e invece in Venezuela sostengono chi non rispetta una costituzione prodotta da una recente rivoluzione di nuova democrazia?

Forse la risposta è da trovare in quello che hanno fatto il governo di Chávez prima e quello di Maduro poi.  Allora, prima di concludere questo breve racconto, occorre illustrare e sottolineare alcune vittorie importanti raggiunte dal Venezuela socialista e bolivariano. Possiamo elencare 4 punti fondamentali in questo senso, 4 obiettivi già raggiunti dalla Rivoluziona Bolivariana che non può smontare o negare nemmeno il discorso ultrareazionario dell’opposizione:

  1. la Rivoluziona Bolivariana ha il grande merito di aver politicizzato una società lasciata completamente atomizzata dal modello di capitalismo rentier petrolifero promosso dal 1958, anno della restaurazione della “democrazia rappresentativa”. In altri termini, il processo bolivariano ha saputo rompere con il modello anteriore di democrazia formale, fossile e senza contenuti, che ricorda molto l’attuale modello decadente italiano, e realizzare una lenta ma effettiva transizione a un modello di democrazia sostanziale, partecipativa, popolare e basata sulle Comunas: organi di autogoverno locale che smantellano la burocrazia statale e le sue logiche esclusive ed alienanti.
  1. Il processo bolivariano ha messo i diritti sociali al centro del modello economico. Le missioni sociali e altri potenti programmi sociali realizzati dal Governo negli ultimi anni ricordano le politiche sociali realizzate dalle socialdemocrazie europee nel dopoguerra grazie alle conquiste del movimento operaio. Tuttavia, la grande differenza è che in Venezuela i programmi sociali –lontani dalle dinamiche assistenzialiste- prevedono spesso la più ampia e protagonista partecipazione possibile delle comunità, come per esempio la missione Barrio Adentro[16]. Più in generale, a differenza di quello che era il Welfare State, il governo bolivariano non chiede permesso al grande capitale per realizzare queste politiche finalizzate a pagare il “debito sociale” contratto dal capitalismo con il popolo venezuelano, e in particolare con le classi popolari. Infatti, la spesa sociale in Venezuela è esplosa quando la congiuntura macroeconomica era positiva, ma è continuata ad aumentare anche quando la crisi economica globalizzata ha avuto un forte impatto sull’economia nazionale, ancora dipendente dal petrolio. Quindi, nel Venezuela socialista le condizioni degli strati più vulnerabili non dipendono da quanti profitti può accaparrare comunque la borghesia, ma sono un obiettivo centrale e non negoziabile per il governo. Questa volontà politica ha fatto sì che negli ultimi 15 anni il Venezuela ha ridotto enormemente la povertà, e allo stesso tempo la disuguaglianza economica.
  1. Un’altra fondamentale questione che ha permesso grandi conquiste sociali è la nazionalizzazione del petrolio. Il Venezuela è tra i paesi più ricchi al mondo per riserve di greggio. Grazie alla volontà e determinazione del presidente Hugo Chávez il controllo del petrolio è stato strappato alle imprese multinazionali e messo a disposizione dello Stato e di un progetto di paese includente, democratico, solidale, al servizio di un orizzonte sociale socialista. In tal modo è stato possibile dal ’99 ad oggi dimezzare il livello di povertà, portandolo dal 10,8% al 5,4%, mentre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, si è assestata intorno al 5%[17]. La restituzione dei proventi derivanti dall’industria petrolifera al popolo, ha permesso l’accesso per tutti alle cure mediche, mentre ha garantito il diritto all’abitazione e all’alimentazione. La nazionalizzazione non ha soltanto consentito di diminuire la forbice tra ricchi e poveri, configurando una struttura sociale più equa, ma ha permesso di esportare una maggiore eguaglianza sociale negli altri paesi dell’ALBA. Fornendo il petrolio a condizioni vantaggiose, ha permesso l’indipendenza energetica di quei paesi dalle multinazionali del petrolio, che hanno perso un continente da saccheggiare. La stampa borghese urla al paternalismo e alla corruzione, per discreditare un modello di integrazione economica basato sulla cooperazione -non sulla concorrenza – e sulla socializzazione dei profitti, ovvero sulla restituzione del plusvalore alle classi che lo producono.
  1. Questo progetto socialista a livello interno si proietta fuori dai confini statali come un grido di dissenso alla logica imperiale della globalizzazione neoliberista. A livello regionale, il governo bolivariano è stato determinante per smontare il Consenso di Washington e costruire il Consenso Bolivariano, una nuova architettura sovranazionale antimperialista, che si è materializzata nell’istituzionalizzazione dell’ALBA: come progetto socialista d’integrazione regionale. Più in generale, a livello internazionale, il Venezuela rappresenta un pilastro essenziale per la costruzione di un mondo multipolare, un ordine internazionale per la prima volta nella storia senza imperi ne imperialismi, ma basato sull’autodeterminazione dei popoli e sulla convivenza tra diversi modelli politici e sociali.

Ovviamente, riconoscere questi grandi passi in avanti non vuol dire credere che il Venezuela sia oggi un paradiso, anzi. Non vuol dire non riconoscere che la Rivoluzione bolivariana deve ancora fare passi in avanti per democratizzare le forze di polizia o l’economia del paese. Oltre alla guerra economica messa in piedi dal potere economico, ci sono grandi ostacoli non ancora superati: primo tra tutti la dipendenza dal petrolio e del modello primario esportatore. Però, il governo bolivariano rimane l’unica forza politica democratica e rivoluzionaria capace di affrontare queste grandi sfide. Non solo, nonostante le contraddizioni e i problemi, il Venezuela bolivariano e socialista può e deve rappresentare un esempio per altri popoli e nazioni che stanno soffrendo la barbarie del capitalismo e la crudeltà del neoliberismo. Forse proprio per questo, uno dei grandi obiettivi delle corporazioni mediatiche è quello d’impedire che le sinistre mondiali e i movimenti anticapitalisti possano analizzare con obiettività e trasparenza l’attuale processo bolivariano. Disorientando e mentendo continuamente sulla realtà delle cose in Venezuela non solo si crea un’opinione pubblica internazionale consenziente a un’eventuale operazione militare, ma s’impedisce alla sinistra mondiale di fare dell’esperienza bolivariana una ricchezza teorica e pratica per altri progetti di trasformazione sociale.

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Note:

[1]              Per un maggior approfondimento sulle Guarimbas:
http://www.ivoox.com/artilleria-palabra-programa-7-11-2015-audios-mp3_rf_9301638_1.html

[2]              Testimonianze del comitato delle Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado:

[3]              L’opposizione in piazza unisce slogan anticomunisti a canti di tradizione comunista. Si “traveste” così da movimento per i diritti umani, per raccogliere il consenso generale e difendersi dalle accuse di fascismo che il governo le muove. http://www.ilgiornale.it/news/esteri/venezuela-muore-perch-litalia-tace-denuncia-quando-silenzio-1001989.html

[4]              Raul Castro denuncia una campagna sovversiva ordita dagli Stati Uniti, nei confronti dei governi che ostacolano gli interessi dello schieramento imperialista. Queste campagne si articolano con metodi “più sottili e camuffati, senza rinunciare alla violenza, per spezzare l’ordine interno e la pace” e impedire “ai governi di concentrarsi nella lotta per lo sviluppo economico e sociale”. https://actualidad.rt.com/actualidad/view/120688-raul-castro-venezuela-eeuu-ucrania

[5] https://albainformazione.com/2015/10/13/la-strategia-del-golpe-continuo/

[6] http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2014/04/11/venezuelani-paese-e-distrutto-38-morti_7d70441a-936f-4284-870a-93a34ecafad2.html
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-crisi-in-Venezuela-Presentata-una-petizione-al-parlamento-a-Roma-dagli-italo-venezuelani-Video-52742aef-60bc-4f8f-895f-d0b12b18676e.html

 

[7]              In Venezuela le votazioni avvengono con un sistema di “doppia identificazione”, in cui l’elettore deve registrarsi prima con un documento identificativo e poi con l’impronta digitale. Dopo di che, c’è quello della “doppia certificazione” del voto: effettuata prima elettronicamente e poi con il rilascio di uno scontrino, il quale va successivamente depositato nell’urna. Infine, l’intero processo è stato monitorato da tre grandi gruppi di osservatori internazionali: Unasur (Unione Nazioni del Sud – organismo latinoamericano), gli osservatori del Centro Carter e del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale), oltre che a  rappresentanti di lista di entrambi gli schieramenti.

[8] http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/berlusconi-chavez-abbracci-frattini-gerarchi-fascismo-396411/

[9] http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/06/news/venezuela_maduro_successore_chavez-53958605/?ref=search

[10] http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/feb/18/venezuela-protests-us-support-regime-change-mistake

[11] https://albainformazione.com/2015/10/16/intervista-a-oscar-carrero/

[12] Aporrea denuncia la presenza di paramilitari e narcotrafficanti colombiani, oltre che i compensi elargiti ai dimostranti.   http://www.aporrea.org/oposicion/a187814.html

[13] http://ilmanifesto.info/elezioni-comunali-allombra-delle-guarimbas/

[14] http://www.aporrea.org/actualidad/n249080.html

[15] http://www.correodelorinoco.gob.ve/nacionales/venezuela-tomara-acciones-judiciales-contra-manipulacion-mediatica-hechos-violentos/

[16] http://lainfo.es/it/2015/04/16/12-anni-barrio-adentro/

[17] http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=13246

(FOTO) Venezuela nei Barrios… di Roma

da labussola.org

Accoglienza delle grandi occasioni per la Ministro Consigliere Marcela Khan e tutto il personale diplomatico della Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela al Centro di Iniziativa Popolare – Alessandrino di Roma, sede della Scuola Popolare delle Arti.

La visita allo storico centro sociale romano si è data in occasione dell’incontro commemorativo delle vittime delle Guarimbas, (le manifestazioni violente che hanno causato 43 morti, organizzate nel febbraio 2014 dai settori più reazionari dell’opposizione venezuelana contro il legittimo governo del Presidente Nicolás Maduro) e per un confronto tra i rappresentanti del Governo Bolivariano e dei movimenti popolari della Capitale che condividono un percorso di costruzione di una rete di solidarietà internazionalista (Caracas ChiAma).

IMG-20150213-WA0006Nella circostanza si è data diffusione di materiale informativo sulla realtà attuale della Patria di Bolivar – troppo spesso mistificata e distorta dai mass media – e si è rinnovato l’impegno a promuovere iniziative comuni di informazione e solidarietà, assolvendo al compito lasciato in eredità dalla prematura scomparsa del Comandante Hugo Chávez.

La comitiva diplomatica si è poi trattenuta alla cena sociale offerta dal C.I.P. apprezzando la calorosa accoglienza riservata ai compagni venezuelani da parte di frequentatori ed attivisti del posto, non nuovo ad iniziative dal sapore internazionale… nel cuore della periferia romana!

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