Italia se moviliza en apoyo irrestricto a la revolución bolivariana

Manifestación en Roma en solidaridad con Venezuelapor aporrea.org

08.06.2016.- Más de 18 movimientos y organizaciones sociales de todo el mundo, se congregaron el día de hoy en Roma, a unos pasos del Parlamento de ese país europeo en defensa de la Revolución Bolivariana y de los procesos de integración y cooperación iniciados por el país sudamericano.

El embajador Isaías Rodríguez, desde la sede diplomática agradeció a los estudiantes, grupos, asociaciones, medios y académicos reunidos en la capital italiana “Mi reconocimiento al coraje y amor de estos ciudadanos que hoy desde Roma, con las banderas de la solidaridad, de la paz y de la unión expresan su apoyo al gobierno venezolano”

La manifestación organizada en Roma por distintas agrupaciones italianas y extranjeras, demuestra al mundo que existe una solidaridad fuera de Venezuela y que la Patria de Bolívar no está sola.

“Dichos movimientos, asociaciones y grupos de apoyo, desde Roma celebran también el triunfo de Venezuela en la OEA. El prestigio de Venezuela que ha tratado de ser cuestionado por los medios de comunicación social está intacto, eso es parte del legado de Chávez. Tenemos liderazgo económico con el petróleo, liderazgo deportivo, liderazgo cultural, pero el más importante de todos es el liderazgo político de Venezuela. Eso es lo que están expresando hoy desde la capital italiana” enfatizó el diplomático venezolano.

El también ex vicepresidente de la República hizo un llamado a los venezolanos y venezolanas: “El pueblo crea en la Revolución, crea que todo esto que se está haciendo es tratar de desintegrar un proceso de reivindicaciones que inició Hugo Chávez y hoy sigue el presidente Nicolás Maduro. Resistamos, no tenemos armas bélicas, pero tenemos moral, tenemos dignidad, la misma que se construye a base de lucha y resistencia, esta convicción debemos mantenerla”.

El premio nobel argentino Adolfo Pérez Esquivel, desde la Universidad Sapienza, hizo un apelo a los pueblos del mundo en solidaridad a Venezuela “El imperio no perdona que Venezuela haya escogido el camino de la soberanía, de la independencia y de la autodeterminación. Hoy se nos necesita unidos y firmes en nuestras convicciones”.

La actividad contó con la organización y la adhesión de los movimientos:

Red “Caracas ChiAma”
Rifondazione Comunista
Collettivo Militant
Rete No War
Alianza País
Red de Amigos de la Revolución Ciudadana
Comitato Immigrati Italia
JVP Sri Lanka
REDCAN
UMANGAT
-Rivista LatinoAmerica di Gianni Minà
-Associazione di Amicizia Italia/Cuba
-PCdI
-CARC
-CSOA Terra Rossa / Lecce
-Albainformazione
-ANROS Italia
-Circolo Bolivariano J C Mariàtegui / Napoli
-Red por ti America / Italia
-Associazione Donne della Regione Mediterranea
-Associazione di Amicizia Italia/Nicaragua
-Circolo Bolivariano Hugo Chàvez / Ostia
-Galleri@rt / Napoli
-Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà
-Donne in Rosso, blog delle donne del PcdI
-Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila
-Centro Gramsci di Educazione

Donne della Rete “Caracas ChiAma” contro il golpe in Brasile

da Rete Caracas ChiAma

Le donne della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”, esprimono la loro solidarietà alla presidente del Brasile, la compagna Dilma Rousseff, deposta con da un golpe parlamentare – giudiziario che ha cambiato radicalmente la fisionomia del governo.

Con 55 voti i senatori sono passati sopra la volontà di quasi 55 milioni di brasiliani che avevano riconfermato Dilma e 13 anni di governi progressisti. Dilma è stata messa sotto accusa per essere coinvolta indirettamente nell’inchiesta “Lava Jato” dagli stessi parlamentari coinvolti direttamente nello scandalo, e per illeciti amministrativi non considerati gravi da insigni giuristi.

La “pedalata contabile” che le viene contestata è infatti prassi usuale, servita non per interessi personali, ma per poter continuare a finanziare i programmi di aiuto alle famiglie, il “Bolso Familia”. Un colpo di stato che assume i connotati di un femminicidio politico, con cui i settori più reazionari delle oligarchie legate agli Usa piegano il paese agli interessi dell’imperialismo.

Il nuovo governo, formato dal vice Temer, anch’egli indagato per corruzione, riciclaggio, tangenti Petrobras e condizionamento dei procedimenti a suo carico nell’inchiesta “Lava Jato”, è infatti esclusivamente composto da uomini bianchi, eterosessuali, ricchi e oligarchi. Viene immediatamente cancellato il ministero Parità di Genere, Uguaglianza Razze e Diritti Umani che diventa di competenza del ministero Giustizia e Cittadinanza, a cui fa capo il personaggio che aveva soppresso nel sangue le manifestazioni degli studenti, Alexandre de Moraes. Il ministero dell’agricoltura passa al magnate della soja, Blairo Maggi, un oligarca indagato per corruzione, responsabile della deforestazione dell’Amazzonia. Il ministero dell’Economia a Heinrique Meirilles, un banchiere già presidente del Banco di Bosto e del Banco Central.

Un governo sessista, razzista, di oligarchi che non rappresenta il popolo brasiliano, né ne è legittimato. Temer rappresenta appena il 2% dell’elettorato, con un governo nuovo espressione della destra già bocciata dal popolo alle scorse consultazioni, che annuncia misure neoliberiste e lo smantellamento delle conquiste sociali degli ultimi anni: riduzioni dei programmi sociali, privatizzazioni, apertura ai capitali internazionali, riforma del lavoro e delle pensioni, eliminazione dei programmi di integrazione di indios e neri nelle scuole e università. Misure antipopolari che un governo eletto non avrebbe potuto compiere.

Un colpo di stato orchestrato dalle forze imperialiste, che tentano di re-impossessarsi del continente Latino Americano, smantellare le conquiste sociali e gli organismi di cooperazione fra i popoli: Alba, Celac, Mercosur. Il passaggio dei poteri alle destre in Brasile fa parte della controffensiva imperialista volta a distruggere i governi progressisti che hanno consentito la liberazione dei popoli, e la loro sovranità, indipendenza e autodeterminazione, per restaurare il dominio yankee sul continente e riconsegnarlo alla dottrina Monroe e alla condizione di “cortile degli Usa”.

Non a caso Macri è stato il primo a congratularsi con Temer, la Mud ha affermato di voler fare come in Brasile e Uribe ha invocato l’intervento armato in Venezuela. A questa controffensiva la risposta dei leader progressisti sta nel potere al popolo. In tutta risposta Maduro ha infatti ha dchiarato che esproprierà le fabbriche degli imprenditori improduttivi, che boicottavano l’economia bolivariana, consegnandole ai CLAP, comitati locali di approvvigionamento e produzione, radicalizzando la rivoluzione. Contro l’offensiva in Brasile, l’ex guerrigliera e Lula dovranno radicarsi sui movimenti, Sem Terra, Frente do Povo Sem Medo, Frentre Popular do Brasil, che da venerdì sono nelle piazze, assieme alle femministe brasiliane, mobilitate in massa per dire no al golpe, no al sessismo e al razzismo, no all’imperialismo.

Noi donne della rete Caracas Chiama, femministe, antirazziste, anticapitaliste e antimperialiste, a sostegno delle lotte di liberazione dei popoli, diciamo fuori i golpisti, avanti Dilma, avanti con le conquiste sociali!

Lecce: la democrazia popolare del Venezuela studiata nel Salento

di Geraldina Colotti* – Il Manifesto

Caracas Chiama, il Salento risponde. Capita che dai territori italiani si sprigionino felici alchimie, in grado di creare nessi e progetti oltre gli steccati e le singole appartenenze prefigurando inedite alleanze. E’ andata così nell’ex asilo nido Angeli di Beslan di Lecce, abbandonato al degrado e riscattato a marzo dai cittadini. Nel grande spazio fra gli alberi e la strada di via Franco Casavola, 11, è nato così il Collettivo Terra Rossa, che ha ospitato il Quarto incontro italiano della Rete di solidarietà con la rivoluzione bolivariana, Caracas Chiama.
 
Per tre giorni, reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche, rappresentanti di alcuni comuni virtuosi,
docenti universitari, comboniani, gesuiti, movimenti e associazioni, hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del nuovo socialismo latinoamericano e le esperienze salentine. Il comune di Copertino, uno dei cinque (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo) che hanno appoggiato il IV incontro, e a cui si è successivamente aggiunto il Comune di Galatina, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani delle rappresentanze diplomatiche venezuelane, che hanno sostenuto diversi incontri con le istituzioni locali e con le scuole: per mostrare gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela (quinto al mondo per numero di matricole universitarie) offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro, garantendo il diritto al lavoro, a un tetto e la totale gratuità degli studi, compresi i libri, un portatile per alunni e liceali e un Ipad per gli universitari.
 
Nonostante la crisi, nel 2015 il governo ha destinato oltre il 70% delle risorse ai progetti sociali. Chi paga? In parte le grandi imprese (che non possono spadroneggiare, né portarsi tutti i guadagni all’estero), in parte le grandi fortune. Una diplomazia non convenzionale, quella che arriva dal Venezuela e dall’America latina del secolo XXI, in dialogo con i movimenti sociali e con la “società civile”: che, da quelle parti, si riconosce come “società politica”, accompagnando o incalzando i governi eletti per uscire dalla gabbia del neoliberismo degli anni ’90.
 
Associazioni, gruppi territoriali, comitati, hanno una lunga tradizione in Venezuela, codificata dalla nuova costituzione del ’99 e dalle diverse leggi che garantiscono i Consigli comunali e le Comunas, architrave della democrazia partecipativa “e protagonista” di cui si è parlato nella tre giorni. Un incontro che ha suscitato le ire funeste della locale amministrazione di centro-destra e la diffida nei confronti di un’esponente del collettivo. Ma il Terra Rossa è andato avanti, tra i manifesti contro le trivelle e per il sì al referendum (a Lecce si è sfiorato il quorum) e le bandiere dei “popoli che resistono” a cui ha reso omaggio la dichiarazione finale.
 
Le donne sono state il motore trainante dell’iniziativa che, in uno dei suoi tavoli più partecipati ha esaminato le linee di frattura tra movimento operaio e lotta delle donne, tra conflitto di genere e lotta di classe. Migranti del Latinoamerica, donne in Nero, attiviste contro la tratta e del movimento Lgbt hanno condiviso il percorso delle venezuelane che hanno ottenuto una costituzione declinata nei due generi e una reale rappresentanza, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare.
 

Il tavolo sull’ecosocialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio contro le multinazionali che devastano il pianeta: in dialogo telefonico con i comitati ambientalisti del Venezuela.

 

A confronto anche lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), luoghi autogestiti come l’ex Opg occupato di Napoli, la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte.

 
Al tavolo su Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo fuori dalle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Comunità locali e comuni dovrebbero al contempo stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.
 
13015607_1719058805050181_5159447054238345382_nI Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza. Guardare all’esperimento venezuelano e ai suoi stimoli, implica però una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità: perché lì le cose si sono messe in moto a seguito di riforme strutturali. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.
 
Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali.
 
Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridisce la luce prospettica. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.
 

Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere. E la partita è tutt’altro che facile. Ma, dal sud del mondo a quello dietro casa, vale la pena di giocarla.

* Pubblichiamo su gentile concessione dell’Autrice

Dichiarazione di Lecce della Rete “Caracas ChiAma”

20160419135144di Rete “Caracas ChiAma”

Dichiarazione Finale del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela!

Lecce 15/16/17 Aprile 2016

Caracas Chiama, il Salento risponde!

Il Quarto Incontro Italiano della Rete di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, Caracas Chiama, si è svolto a Lecce nel Centro sociale occupato e autogestito Terra Rossa.

Per tre giorni – dal 15 al 17 aprile – reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche e rappresentanti di alcuni comuni virtuosi hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del socialismo bolivariano e le esperienze salentine. Un embrione di quell’alleanza bolivariana che, in Venezuela, ha portato a rompere con i meccanismi asfittici della Quarta repubblica, mettendo in campo il blocco sociale che porterà alla vittoria di Hugo Chávez e alla rivoluzione.

Il comune di Copertino, uno dei sei (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo e Galatina) che hanno appoggiato il Quarto Incontro, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani della Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo e del Primo Segretario Alfredo Viloria. E la delegazione diplomatica, in rappresentanza dell’ambasciatore Isaías Rodríguez ha sostenuto numerosi incontri con le istituzioni locali. La Console di Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe, ha visitato due scuole, incontrando gli studenti del liceo Scientifico di Tricase e gli alunni della Scuola Primaria di Carpignano con i saluti e l’accoglienza del Sindaco. Orietta Caponi, ambasciatrice del Venezuela in Bulgaria ha salutato gli studenti del Liceo Pedagogico e Scientifico di Maglie, spiegando gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela e a differenza dell’Italia neoliberista, offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro.

Uno degli obiettivi del Quarto Incontro è stato infatti quello di promuovere la possibile costruzione di relazioni istituzionali e commerciali, basate su principi etici di solidarietà, giustizia ed equità tra comunità territoriali, aziende che operano sul territorio e il Venezuela.

I quattro tavoli tematici hanno declinato il tema del potere popolare in relazione al femminismo rivoluzionario, all’eco-socialismo, alla lotta di classe, all’esperienza partecipata dei comuni.

Ricca l’analisi al tavolo sul femminismo rivoluzionario. Le donne – da Maria Grazia Sìmmini a Federica Lupo – sono state il motore trainante del Quarto Incontro. Coordinato da Ada Donno, Isabella Lorusso e Clara Statello, il tavolo ha messo a confronto idee e percorsi e ha esaminato le linee di frattura che hanno caratterizzato il rapporto tra movimento operaio e lotta delle donne.

Mentre il femminismo italiano abbandonava gli obiettivi di libertà per tutte e tutti, ponendosi fuori dal conflitto sociale e rinchiudendosi in una visione cenacolare, in Venezuela le donne prendevano decisamente in mano il proprio destino, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare: cercando nuove vie per coniugare lotta di genere e lotta di classe. Il contributo inviato dalla Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo ha illustrato le conquiste delle donne nella rivoluzione bolivariana, fortemente volute dal presidente-femminista Hugo Chávez, Pensare la differenza di genere – si è detto – significa ripensare il mondo. Agirla, significa cambiarlo nel profondo. Dal tavolo è emersa la volontà di dare continuità e centralità al tema con un ciclo di iniziative di avvicinamento al Quinto Incontro. Percorsi che, nella solidarietà con la rivoluzione bolivariana consolidino il confronto all’interno della rete e fuori: in particolare con la costituzione di un forum di discussione e pratiche per rimettere nuovamente al centro il conflitto.

Il tavolo dell’eco-socialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio e contro le multinazionali che devastano il pianeta. Dal Venezuela, l’agro-ecologo Miguel Angel Nuñez è intervenuto telefonicamente, denunciando prima di tutto le nuove manovre delle destre venezuelane per il 19 aprile, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione bolivariana.

“La crisi – ha detto Nuñez – dev’essere anche un’opportunità per superare i modelli consumistici indotti dal capitalismo. Stiamo lavorando per rendere il paese indipendente dalle importazioni sul piano alimentare e sanitario”.

Il tavolo su Potere popolare e lotta di classe ha ospitato lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), esperienze di autogestione come la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero, o l’ex Opg occupato di Napoli. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso.

Al tavolo di Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo che si collochino al di fuori delle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Al contempo, comunità locali e comuni dovrebbero stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.

Gli ospiti hanno tracciato i contorni dell’esperimento bolivariano nelle nuove dinamiche in corso in America latina con il ritorno delle forze conservatrici.

Per Obama, che ha rinnovato per un altro anno le sanzioni al Venezuela, il socialismo bolivariano rappresenta “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati uniti”: la minaccia dell’esempio, di un progetto di paese e di continente non più basato sul profitto ma sulla giustizia sociale, capace di ispirare anche queste sponde. E, con firme e cartelli, il Salento che resiste ha detto No al decreto, impegnandosi a difendere il Venezuela socialista dagli attacchi dei poteri forti, che premono per rimettere le mani su un paese custode delle più grandi riserve di petrolio al mondo.

“L’agenda dell’imperialismo è globale, anche la solidarietà dev’essere globale. Difendere il Venezuela rivoluzionario e l’America latina significa difendere il meglio del popolo italiano e dell’umanità”, ha detto il professor Juan Miguel Díaz Ferrer, mentre Orietta Caponi ha illustrato i termini della democrazia bolivariana: “Nella democrazia partecipativa, il popolo non elegge rappresentanti ma portavoci che devono eseguire il mandato popolare, essere realmente la voce del popolo, che altrimenti può utilizzare il referendum revocatorio, consentito dalla Costituzione per tutte le cariche elette, compreso il presidente”.

Il gesuita Miguel Matos ha testimoniato l’impegno di quella chiesa di base che, ieri come oggi, non ha paura di camminare a fianco del socialismo. Sono intervenuti telefonicamente gli ambasciatori del Venezuela in Francia (Héctor Michel Mujica) e in Etiopia (Luis Mariano Joubertt Mata). Molti i saluti e le adesioni (Rifondazione Comunista, Manuela Palermi del Pcd’I, Mattia Di Gangi per Italia Cuba, il Circolo Bolivariano Antonio Gramsci di Caracas, Circolo Bolivariano Louis Riel di Toronto, in Canada…).

“Siamo parte di una medesima scommessa, la visione del mondo imposta dagli Stati uniti annichilisce anche la nostra soggettività – ha detto il Costituzionalista Michele Carducci spiegando le insidie del “golpe suave”, il golpe blando che caratterizza i nuovi processi di destabilizzazione imperialista dell’America latina. Globalizzazione economica e finanziarizzazione dell’economia sono processi che hanno aggredito le società contemporanee producendo nuove forme di sfruttamento e reiterando le vecchie con il consenso delle classi politiche ormai impermeabili alle istanze sociali.

“La questione dei governi locali connessi alla partecipazione popolare è oggi di vitale importanza in Europa e nel mondo – ha detto il professor Fabio de Nardis – I Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza”.

20160419140258Tuttavia, guardare alla rivoluzione bolivariana implica una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità. L’esperimento socialista bolivariano si è messo in moto a seguito di un cambiamento strutturale nelle relazioni societarie e di potere. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.

20160419141004Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali. Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridiscono la luce prospettica e il contropotere reale. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.

20160419140743Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? “Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere”, ha detto il professor Carlo Formenti.

20160419141049Nel ribadire i propri principi fondativi – anticapitalismo, antifascismo, antisessismo, antirazzismo, antimperialismo – la Rete si avvia alla preparazione del suo Quinto Incontro. Per ospitarlo, si sono proposti Militant per Roma, i Carc per Torino e ANROS Italia per Montesole.

L’assemblea democratica, partecipata, protagonista e sovrana decide per la sede di Roma.

La Rete “Caracas ChiAma” e l’assemblea rivolgono un abbraccio solidale al popolo dell’Ecuador, duramente colpito dal terremoto.

Lecce, 17 aprile 2016

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Mensaje de la FDIM para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Márcia Campos
Presidenta de la FDIM

La FDIM viene felicitarlas por la realización del Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de Venezuela, celebrado en la Ciudad de Lecce (en La Región Sureña Salentina).

Deseo mucho éxito al debate que usted van realizar en esta reunión. Con gran alegría, si se me permite, quiero afirmar la importancia de la celebración de esta reunión en el período que celebramos el 70 aniversario de la FDIM y preparamos el XVI Congreso de la FDIM del 15 al 18 de septiembre de 2016 en Bogotá en Colombia.

Compañeras este Encuentro tiene lugar en un momento muy importante en que las mujeres de todas las partes del mundo se unen en la lucha contra el imperialismo, que aumenta su agresividad, agrava su autoritarismo sin límites, incita a su carácter fascista con su feroz política belicista a favor de sus monopolios privados y las mujeres guerreras en todo el mundo construyen una barrera de fuego que une a los hombres y mujeres para detener sus pasos. FDIM siempre estará contra la agresión y presiones imperialistas contra las naciones.

En la Venezuela no es diferente y allí, las mujeres y el pueblo se unen en defensa del Gobierno Bolivariano, gran patrimonio heredado de lo siempre presente el presidente Hugo Chávez. Al lado del presidente Nicolás Maduro, en la Venezuela los hombres y las mujeres se unen a ltodos los demócratas en el mundo para detener la agresión imperialista contra ese país soberano y libre, de personas valientes y destemidas. Felicitamos la definicion de El Salento como el sitio donde se celebra ese Encuentro.

Es una homenaje a todos los venezuelanos que luchan por mantener la Patria Socialista, la Venezuela, la Pátria de los Trabajadores y Las Trabajadoras. El Salento es una tierra rica en experiencias de luchas campesinas y populares. Las raíces de los olivos de esta tierra, radican en la historia de la Magna Grecia. La lucha por la defensa de los territorios contra el asalto de las multinacionales y el parasitismo financiero, a favor de la protección del medio ambiente, es la misma lucha que están enfrentando las mujeres y el pueblo de Venezuela y su gobierno bolivariano, contra la guerra económica desatada por el imperialismo estadounidense.

Reconociéndonos en los valores de la lucha contra los fascistas, imperialistas, racistas, sexistas, y de la lucha de liberación de las mujeres y de los pueblos, del ecosocialismo para la construcción de un mundo de paz y justicia social, la FDIM participa de la realización del Cuarto Encuentro Italiano de la Solidaridad con la Revolución Bolivariana.

Con nuestro compromiso con la causa de la libertad de Venezuela y de todas las mujeres emancipadas de la tierra de Bolívar, dedicamos a la victoria en esta lucha, que nos une a todos y todas, lo debate que haremos sobre La Participación de las Mujeres en el Proceso revolucionario.

Viva las mujeres y lo pueblo revolucionário de la Venezuela!

Viva las mujeres y lo pueblo de Italia!
Viva La Venezuela Libre!
Viva la FDIM!

Saludos fraternos!

Messaggio di saluti al Quarto Incontro del Pcd’I

Messaggio di saluto di Manuela Palermi presidente del PCd’I al IV incontro di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela in corso a Lecce dal 15 al 17 aprile.

Roma, 15 aprile 2016

Care compagne cari compagni,
inviamo un caloroso saluto al IV Incontro italiano di solidarietà con la Rivoluzione bolivariana.

Da vari anni l’esperienza del Venezuela bolivariano e chavista rappresenta un esempio originale e innovativo di costruzione di un cammino verso il socialismo, al quale guardiamo con grande fiducia, avvertendo una forte consonanza con l’idea di via democratica al socialismo che, come comunisti d’Italia, abbiamo cercato di perseguire nel nostro Paese.


L’esperienza venezuelana è diventata un punto di riferimento per l’intera sinistra mondiale e, in particolare, per i popoli dell’America Latina in lotta per la liberazione dall’imperialismo.


Era, quindi, inevitabile che le forze reazionarie intensificassero la loro offensiva restauratrice, con ogni mezzo a loro disposizione.


In questa fase difficile per tutte le esperienze progressiste del continente latino americano, teniamo a ribadire il nostro pieno sostegno e la nostra completa solidarietà alla Repubblica Bolivariana del Venezuela, al suo popolo ed al presidente Nicolás Maduro.


Siamo certi che anche questa volta le compagne ed i compagni del Venezuela bolivariano sapranno respingere l’offensiva reazionaria.


Buon lavoro a voi tutte e tutti.

La Presidente del Partito Comunista d’Italia
Manuela Palermi

Mensaje del Circulo Bolivariano “Louis Riel” de Canada

por CIRCULO BOLIVARIANO LOUIS RIEL, TORONTO
Maria Páez Victor y Beatriz Santiago, Voceras

El Círculo Bolivariano Louis Riel de Toronto, Canadá le envia un saludo muy afectuoso de hermandad a los integrantes del IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolucion Bolivariana.

Les agradecemos profundamente su solidaridad en especial en estos momentos en que la Revolución Bolivariana es atacada con un “golpe suave” económico, psicológico, paramilitar y mediático. El golpe del 2002 no se ha acabado, se ha disfrazado y sigue tratando de desestabilizar el gobierno del Presidente Maduro.

Pero el pueblo es un pueblo organizado en movimientos sociales, en consejos comunales, en comunas, en milicias populares y en círculos bolivarianos; un pueblo consciente, educado y perspicaz.

No dejara de luchar por los derechos que tanto le ha costado establecer. Asi que la revolución cuenta con dos grandes defensas: su pueblo y el apoyo internacional solidario!

Reciban un gran abrazo bolivariano y seguimos juntos en la lucha!

Mensaje del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” de Caracas

asper

por Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas

Nosotros, los integrantes activos del Circulo Bolivariano “Antonio Gramsci”, saludamos y deseamos los mejores éxitos a nuestros hermanos y hermanas en el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de la Red “Caracas ChiAma” en la ciudad de Lecce, sur de Italia.

En estos días donde la guerra, no solamente económica de la derecha interna e internacional, arrecia contra nuestra revolución, se hace más importante, más indispensable y necesaria la solidaridad internacional.

La nuestra, como decia el Comandante Marcos es “una guerra por la humanidad y contra el neoliberalismo. Contra la muerte nosotros demandamos la vida, contra el silencio exigimos la palabra y el respeto, contra el olvido la memoria, contra la humillación y el desprecio la dignidad, contra la opresión la rebeldía, contra la esclavitud la libertad, contra la imposición la democracia, contra el crimen la justicia”.

Y cada día estamos más convencidos que este viento del sur, la revolución bolivariana, como decía Richard Tawney, llegue a toda Europa “como una marca indeleble en los corazones de los condenados de la tierra, los mal pagados, los explotados, los marginados y quedara tallada en la historia. Esperanza y aliento para los barrios pobres y marginados de la barbarie capitalista!”.

Felicitamos el trabajo incansable e invalorable de los CAMARADAS ITALIANOS que desde muchos años acompañan el proceso venezolano con gran dedicación, entrega, pasión y sobre todo amor.

Nunca olvidaremos la ternura de estos combatientes que nos hacen sentir orgullosos de la segunda Patria italiana y de esta nueva humanidad que todos queremos construir.

Estamos seguros de que pronto también para esta querida nación se abrirán horizontes de justicia, paz y felicidad, y también para ella valga la consigna.

¡Independencia y Patria Socialista!

Hasta la victoria siempre!

Dado en Caracas a los 15 días del mes de Abril 2016
Año 18º del Triunfo de la Revolución

El Congreso de la Patria continúa en el Sur de Italia

por prensa Cuarto Encuentro “Caracas ChiAma”

A los 14 años del triunfo sobre el golpismo

El IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana se celebra del 15 al 17 de abril en la barroca ciudad de Lecce, al sur de Italia.

Entusiasmo, entrega, disciplina, pasión caracterizan al equipo que en la barroca ciudad de Lecce, región del Salento, costas del mar Adriático, se apresta a ver el fruto de su esfuerzo. Son los organizadores de la cuarta edición de los Encuentros Italianos de Solidaridad con la Revolución Bolivariana, que se celebrará en los espacios ocupados del Centro Social “Terra Rossa” (Tierra Roja en su traducción al castellano) desde el 15 hasta el 17 del presente mes.

Por su parte, el Congreso de la Patria se inició ayer en Caracas y en él están participando mujeres, jóvenes, obreros, campesinos, indígenas, militares, pescadores, emprendedores empresariales, afrodescendientes, intelectuales, convocados por el presidente Nicolás Maduro para “renovar y construir, desde una profunda rectificación histórica”, tomando como base los logros de la Revolución y la conciencia edificada “y alimentada por el legado de Hugo Chávez, el renacimiento del bolivarianismo”.

Si bien el Congreso de la Patria cierra el 14 de abril, al día siguiente en Lecce, sur de Italia, comienza el Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con La Revolución Bolivariana, conmemorando los 14 años del triunfo de la alianza cívico-militar sobre las fuerzas mediático-imperiales que instigaron un golpe de estado contra el presidente Hugo Chávez.

Para los patriotas y revolucionarios de ambos países el evento de Lecce se convierte en una extensión del Congreso de la Patria, circunstancia que llena de orgullo a los colectivos italianos que sienten, una vez más, que sus acciones e iniciativas en favor del proceso venezolano, son contundentes y efectivas.

L’esplosione del Potere Popolare

di Geraldina Colotti

Per inquadrare il tema – potere popolare e governo partecipato dei comuni – occorre partire da una elementare considerazione di fondo: che l’esperimento socialista bolivariano si mette in moto a seguito di un cambiamento strutturale nelle relazioni societarie e di potere. Una premessa utile per evitare equivoci o paragoni inopinati con la situazione italiana ove anche il comune più “virtuoso” e “partecipato” deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale. Andare al governo, d’altronde, non significa prendere il potere. Tuttavia, siamo un paese di forti tradizioni comunali, e il territorio è oggi il luogo dove s’incontrano e si scontrano tensioni e progetti, vecchie e nuove articolazioni produttive e sociali. Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali mondiali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra, in Italia, hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contro-potere locale e indicazioni generali. Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridiscono la luce prospettica e il contropotere reale. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte del nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo (e i costi) di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale. Potremmo dire che, pur nelle sue “complesse ingenuità”, l’esperimento bolivariano sta tentando di ripartire dai punti di frattura determinatasi nel Novecento tra municipalismo e centralismo, riprendendone i momenti più alti e fecondi: dalla Spagna libertaria al comunismo sovietico, alla Jugoslavia dei tempi migliori.

La partecipazione sociale e politica delle comunità organizzate, in Venezuela, si sperimenta dai primi agglomerati urbani degli anni ’30. Da forme organizzative nate per risolvere problemi contingenti, si trasformano in organizzazioni popolari che hanno la capacità di mobilitare le comunità facendo pressione sui governi per far cambiare leggi considerate ingiuste. Durante i governi nati dal Patto di Punto Fijo, seguiti alla cacciata del dittatore Marco Pérez Jimenez, accompagnano, con alterne vicende, la scena politica, andando spesso oltre le rivendicazioni territoriali. Quando i progetti assistenzialistici dei governi di Accion Democratica (Ad, il centro-sinistra di allora) riescono a cooptare le organizzazioni popolari per garantire la governabilità e depotenziare l’influenza delle forze rivoluzionarie escluse dal Patto di Punto Fijo, la loro spinta rifluisce: lo stato permea le organizzazioni comunitarie, che diventano cinghie di trasmissione di Ad e strumenti di consenso per le elite. Quando, invece, l’esperienza le spinge a trascendere la natura puramente rivendicativa e contingente, esse accompagnano le lotte di resistenza e propongono embrioni di trasformazione politica della società venezuelana.

Le organizzazioni comunitarie, sia contadine che urbane, che occupavano le terre e le case, i collettivi, le cooperative, le radio comunitarie (allora illegali), hanno appoggiato e sostenuto le ribellioni civico-militari del 4 febbraio e del 27 novembre del 1992, e poi il progetto di Chavez.

Dopo la vittoria di Chavez alle elezioni del 1998, l’approvazione dell’Assemblea costituente prefigura l’articolazione di un doppio movimento, dal basso e dall’alto per modificare dall’interno l’architrave del vecchio stato borghese che non è stato sepolto da una rivoluzione di stampo novecentesco.

La nuova Costituzione, approvata nel 1999, contiene almeno 70 articoli che promuovono la partecipazione cittadina in diversi settori del paese e molti fanno riferimento alla partecipazione popolare. Si individua il quadro che porterà all’istituzione dei Consigli comunali: l’articolo 62 si riferisce alla partecipazione popolare nella gestione pubblica. L’articolo 70 stabilisce le forme di partecipazione in campo economico, sociale e politico. L’articolo 182 riguarda la creazione del Consiglio locale di pianificazione pubblica. Il presidente Chavez, prima e dopo essere eletto, ha sempre messo l’accento sull’importanza della partecipazione popolare nella gestione della cosa pubblica.

Il 7 aprile del 2006, il Parlamento promulga la legge dei Consigli comunali. L’articolo 30 crea la Commissione nazionale presidenziale del Potere popolare, designata dal presidente della Repubblica, e così si stabilisce un legame diretto con lo Stato. La legge definisce i Consigli comunali come “istanze di partecipazione, articolazione e integrazione tra le diverse organizzazioni comunitarie, gruppi sociali, cittadine e cittadini, che consentono al popolo organizzato di esercitare direttamente la gestione delle politiche pubbliche e i progetti orientati a rispondere alle necessità e alle aspirazioni delle comunità nella costruzione di una società di equità e giustizia sociale”.

Prima di questa legge, organizzazioni analoghe facevano riferimento alla Legge dei Consigli locali di pianificazione pubblica. Ora, i Consigli comunali possono maneggiare fondi pubblici per realizzare progetti comunitari attraverso l’Unità di gestione finanziaria, composta da 5 abitanti della comunità, eletti dall’assemblea per amministrare le risorse in forma di cooperativa, denominata dalla legge Banca comunale. Le risorse vengono trasferite dalle varie istanze di governo: dal centro, dalle governaciones, dai comuni.

In Venezuela, le organizzazioni popolari crescono in modo esponenziale. Per farsi un’idea della consistenza di organizzazioni sociali e comitati, basta scorrere un elenco ufficiale del 2009: si contavano 3.600 banche comunali, 6.740 comitati di Terra urbana, 27.872 Consigli comunali, 485 media comunitari, 7.800 comitati per la salute, 6.600 Tavoli tecnici per l’acqua…. Lo sforzo del governo bolivariano, del Partito socialista unito (Psuv) e di quelle strutture, come il Partito comunista, che hanno mantenuto un’influenza nelle organizzazioni popolari – attraverso cooperative e comitati – fin dalla IV repubblica, è stato ed è quello di trasformare la cosiddetta “società civile” (come si dice in Italia) in “società politica” partecipe e consapevole.

Nel 2010, la Ley organica del Poder Popular stabilirà il quadro dei diritti, delle finalità e delle relazioni del Potere popolare con gli altri poteri della Repubblica. Le istanze del Potere popolare per l’esercizio di autogoverno, sono: il consiglio comunale, la comuna, la città comunale, i sistemi di aggregazione comunali.

Il Consiglio comunale è definito “un’istanza di partecipazione, articolazione e integrazione tra i cittadini, le cittadine e le diverse organizzazioni comunitarie, movimenti sociali e popolari, che consentono al popolo organizzato di esercitare il governo comunitario e la gestione diretta delle politiche pubbliche e i progetti orientati a rispondere alle necessità, potenzialità e aspirazioni delle comunità, nella costruzione del nuovo modello di società socialista di uguaglianza, equità e giustizia sociale”. La comuna, regolata da un’apposita e concomitante legge e dal ministero delle Comunas, è: “uno spazio socialista che come entità locale è definita dall’integrazione di comunità contigue con una memoria storica condivisa, tratti culturali, usi e costumi che si riconoscono nel territorio che occupano e nelle attività produttive che servono al loro sostentamento e sul quale esercitano principi di sovranità e partecipazione protagonista come espressione del Potere popolare, in concordanza con un regime di produzione sociale e con il modello di sviluppo endogeno e sostenibile contemplato dal Piano di sviluppo economico e sociale della Nazione”. La città comunale si costituisce per iniziativa popolare mediante l’aggregazione di varie comunas in un ambito territoriale determinato. I sistemi di aggregazione comunale sono quelli che sorgono per iniziativa popolare tra consigli comunali e tra le comunas.

Tutti i portavoce di tutte le istanze del Potere popolare, elette per votazione popolare, sono revocabili a metà mandato, come stabilisce la legge. Il testo stabilisce che verrà applicato alle comunità indigene in base ai loro usi, costumi e tradizioni.

Diversi articoli della legge definiscono le competenze finanziarie, giuridiche e amministrative del Potere popolare, nonché l’esenzione da tasse e tributi nazionali “a tutte le istanze e alle organizzazioni di base”. Centrale, la funzione di Controllo sociale, stabilita dall’articolo 19, che consente alle organizzazioni del Potere popolare il controllo dal basso della gestione del Potere pubblico.

Una funzione che collettivi e comitati hanno esercitato spesso durante la guerra economica, che si è fatta più intensa dopo l’elezione di Nicolas Maduro e che ancora persiste.

“Sono qui, con il popolo organizzato e con Elías Jaua, vicepresidente di una nuova area di governo. Stiamo creando la quinta rivoluzione, quella dell’ecosocialismo. La rivoluzione delle Comunas, la rivoluzione del socialismo territoriale”. Con queste parole, il 16 settembre del 2014, Maduro si è rivolto al Consiglio presidenziale del Governo comunale in cui ha accolto le proposte elaborate dalle Comunas. All’inizio di quel settembre, Maduro aveva annunciato la necessità di costruire “cinque rivoluzioni nella rivoluzione”, e di creare una struttura di interlocuzione diretta tra il governo e le organizzazioni del Potere popolare.

Il quinto obiettivo era per l’appunto “la rivoluzione del socialismo territoriale”, teso a consolidare “il modo di vita comunale”. Oggi sono 1509 le comunas registrate. Dopo la vittoria delle destre all’Assemblea, Maduro ha contrapposto un’altra volta il “popolo legislatore” e il suo organo di autogoverno – il Parlamento comunale, che richiama il soviet bolscevico – alle modalità di gestione delle élite: per una nuova articolazione tra Potere popolare e Potere esecutivo. “Dobbiamo rifare lo Stato, uno dei compiti principali analizzati da Lenin in Stato e rivoluzione. – aveva detto Maduro a settembre del 2014 – Senza una rivoluzione dello Stato continueremo ad assorbire il veleno inoculato dalle antiche classi dominanti, dal capitalismo e dalla borghesia. I problemi di inefficienza, di indolenza, di burocratismo e di corruzione – aveva aggiunto – hanno a che vedere con questi mali dello Stato borghese che sono rimasti intatti. E così capita che quando mettiamo un compagno che è un ottimo militante di base in un posto di governo, egli finisce per soccombere alle tentazioni del potere corrotto borghese, del capitalismo. Crede di essere in una nuvola, si dimentica che è popolo. Quindi dobbiamo andare verso uno Stato di tipo nuovo, dare il potere al popolo organizzato: non solo il potere politico, ma economico, educativo, sociale, solo così si costruisce la vera democrazia. E il presidente deve essere il recettore delle proposte provenienti dalle comunità”.

Lecce 16apr2016: Potere Popolare e femminismo rivoluzionario

testo a cura di Isabella Lorusso e Clara Statello

Terzo Tavolo tematico del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete Caracas ChiAma – 15, 16, 17 Aprile 2016 – Caracas ChiAma: il Salento Risponde!

Sin mujeres no hay revolución
Donne in lotta a confronto
Tavolo sul femminismo rivoluzionario

Facilita il tavolo: Isabella Lorusso, autrice del libro “Donne Contro”

Introduce Clara Statello (Rete Nazionale Noi Saremo Tutto)
Interverranno nel dibattio:
Maddalena Celano, ricercatrice: “femminismo cubano e intersezionalità: genere, classe etnia”.
Maria Elena Uzzo, ministra consigliera dell’ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia: “Donne e potere popolare”.
Amarilys Gutierrez Graffe, console generale del Venezuela a Napoli: “Le donne nella rivoluzione bolivariana”.
Florence Torres, Forum de las Mujeres Latinoamerianas: “Il movimento femminista nei principali paesi andini (Ecuador, Perù, Bolivia)”
Sandra Villanueva Romero: “Il movimento femminista in Messico”.
Geraldina Colotti, scrittrice e giornalista de Il Manifesto: Donne in Lotta: “I movimenti femministi degli anni ’70 in Italia”.
Gaia Barletta, associazione LeA-Liberamente e Apertamente (Associazione lgbtqi Lecce)
Irene Strazzeri, sociologa e ricercatrice: “Patriarcato e post-patriarcato nei nostri giorni”.
Ines Rielli, Progetto “libera” per le donne vittime di tratta
Rosalba Nestore, Casa delle donne di Lecce

La questione di genere pone necessariamente delle domande sulla trasformazione dei processi storico-sociali. In che relazione si pongono i movimenti femministi e LGBTQI nei processi di cambiamento sociale? In che modo le rivoluzioni sociali hanno liberato le donne dalla condizione di subalternità all’uomo e quale ruolo hanno conquistato all’interno delle relazioni sociali?

Qual è la portata liberatoria dei movimenti di genere sull’intera società? Come conquistare i diritti civili effettivi, in società strutturate su processi sociali che riproducono gli stessi ruoli di subalternità tipiche del patriarcato e del capitalismo?
In poche parole: come si interseca la questione di genere con la domanda di trasformazione radicale della società?
In Italia, i diritti conquistati dalle donne, dalla lotta partigiana ai movimenti femministi, rivoluzionari e di operaie degli anni ’70, vengono svuotati e arretrano di pari passo con i diritti sociali, mentre movimenti LGTBQI stentano a veder riconosciuti i più basilari diritti civili.

Al contrario, in America Latina, le trasformazioni sociali in cui le donne si sono rese protagoniste, hanno apportato radicali cambiamenti all’interno di società profondamente “machiste”, in cui adesso si sperimentano nuove forme di democrazie dal basso e potere popolare. Cambiamenti in cui le donne hanno avuto un ruolo tanto necessario quanto decisivo e che hanno determinato la costruzione di una società più equa, in cui le differenze di genere non sono una condanna alla marginalità, ma una ricchezza, che consente la fuoriuscita da una condizione di subalternità. In questa prospettiva, i diritti civili cominciano ad avanzare, di pari passo ai diritti sociali.

Lecce 16apr2016: Potere Popolare ed ecosocialismo

testo a cura di Marinella Correggia

Secondo Tavolo tematico del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana della Rete Caracas ChiAma – 15, 16, 17 Aprile 2016 – Caracas ChiAma: il Salento Risponde!

L’ecosocialismo, arma pacifica contro la guerra economica

Quale volto, quale mente, quali mani e quali gambe avrebbe (avrà?) un ecosocialismo bolivariano? Il socialismo del XXI secolo, annunciato dal presidente Hugo Chávez il 30 gennaio 2005, negli anni successivi è stato declinato anche in termini di nuovo modello di sviluppo sociale, economico ed ecologico con vocazione internazionalista. Insomma, l’internazionalismo ecosocialista modello ALBA (Alleanza Bolivariana per la Nostra America) che sfida il turbocapitalismo globalizzato e speculativo a trazione occidentale.

Per ragioni internazionali e interne, questo obiettivo è una sfida da titani e di certo non è stato raggiunto. Sia perché i Caraibi sono sempre stati il «mare chiuso di casa» degli Stati uniti (un’area, cioè, nella quale l’egemonia degli Usa non può essere messa in discussione). Sia perché il Venezuela, a differenza di Cuba, è un fornitore petrolifero di importanza strategica per l’impero. Sia perché, infine, la transizione da una monocoltura estrattivista e iniqua (dunque antiecologica e antisocialista) potrebbe rischiare di bloccarsi alla fase che si può definire «socialismo petrolifero solidale con il mondo» – una fase di enorme portata concreta e simbolica, ma pur sempre intermedia, alla luce degli imperativi climatici e ambientali.

La guerra economico-politica in corso contro il Venezuela potrebbe essere addirittura una chance per un nuovo modello, come da tempo spiega l’esperto di agroecologia e di ecosocialismo Miguel Angel Nuñez.

L’ecosocialismo si può ben articolare con il vivir bien o buen vivir andino che, diventato politica statale in altri due paesi dell’Alleanza Alba, Ecuador e Bolivia, pratica un ripensamento del paradigma di civiltà e dei modelli di vita per riunificare natura e cultura ed equilibrare il rapporto fra esseri umani e Madre terra. Il Sumak kawsay (in lingua quechua), come il sarvodaya gandhiano (semplice benessere per tutti) interroga le basi della civiltà industriale capitalista, criticando il modello estrattivista e il consumismo; e invita a pensare alla vita buona.

Questa, a differenza della felicità (un concetto privato e
psicologico), si basa su elementi di base che lo Stato deve promuovere e i cittadini devono sviluppare: salute, sicurezza, rispetto, autonomia, armonia con la natura.

Secondo Matthieu Le Quang, autore di Ecosocialismo y buen vivir, queste due alternative al capitalismo possono mutualmente arricchirsi, con l’apporto biocentrico del vivir bien e quello ecosocialista della critica al capitalismo – con ciò che essa comporta sul piano dei rapporti sociali e del controllo dei mezzi di produzione.

D’altro canto, per André Bansart l’ecosocialismo che parte dalle lotte e dalle esperienze dei popoli indigeni, afrodiscendenti e meticci che vivono in Abya Yala, si può definire socialismo di autogestione, un sistema politico e sociale basato sulla partecipazione dei circoli di base. Come le comunas venezuelane e le altre articolazioni di democrazia
partecipativa.

Su queste basi di riferimento, il lavoro concreto del presidente Chávez, che fu il primo firmatario del Manifesto per le Americhe – una denuncia del degrado ambientale del continente e un appello in difesa della sua diversità biologica e culturale -, è parso con sempre maggiore decisione e visione una sinergia fra diverse sperimentazioni: a) il cammino verso il socialismo del XXI secolo che mette al primo posto la morale («el primer rasgo es la moral» disse egli più di una volta); b) il buen vivir dei popoli andini; c) lo sviluppo delle comunas; d) quello che potremmo chiamare «ecosocialismo pratico especial de Cuba». Il tutto in un paese petrolifero che in pochi anni è riuscito sul piano internazionale a inventare rapporti fraterni non basati sul mercato, sulla competizione esulla speculazione, ma sulla solidarietà, complementarietà e perfino sul baratto, “el trueque” che è il modello ALBA; e sul piano interno a imporre la sovranità statale sulle risorse naturali prima espropriate, trasfigurando la renta petrolera in ogni genere di misiones per il soddisfacimento dei bisogni essenziali, la generalizzazione dei diritti di base, la coscientizzazione e partecipazione popolare.

Con il quinto grande obiettivo del Plan de la Patria 2013-2019, dichiarato legge nazionale ed eredità del comandante Chávez, il modello di sviluppo ecologico e socialista, e del vivir bien, è diventato responsabilità nazionale. Il quinto obiettivo del Plan formula la siguiente propuesta ecológica y socialista: « (…) la República Bolivariana de Venezuela, de acuerdo con los principios éticos del socialismo, alza la bandera de una lucha necesaria para adoptar, en el ámbito nacional y en el ámbito global, un esfuerzo por cambiar el modelo de desarrollo depredador que el capitalismo le ha impuesto al mundo (…) Este nuevo modelo alternativo de desarrollo socialista requiere un rol protagónico de hombres y mujeres con los nuevos valores del vivir bien que apoyen una economía ecológica y socialmente sustentable. Esto solo será posible desde el socialismo como única alternativa al modelo depredador capitalista que ya ha fracasado (…) Nuestro país luchará en aquellos temas sensibles en materia ambiental en todos los ámbitos (nacional, regional y multilateral) con especial énfasis en la lucha contra el cambio climático, la transformación de los modelos de producción y de consumo insostenibles y la defensa de un nuevo modelo de desarrollo social, ecológico y socialista, como la única alternativa planetaria para garantizar la vida.

In “Para comprender y querer a Venezuela”, lo scrittore e attivista Luis Britto García esalta i timoto-cuicas; sulle Ande venezuelane furono i protagonisti della più avanzata civiltà precolombiana della regione. Costruivano muri di pietra per l’agricoltura terrazzata, ricorrevano a canali e pozzi per irrigare mais, papa, yuca, cotone; tessevano e producevano ceramiche; commerciavano in forma di “trueque”, baratto con altri popoli. Erano «laboriosi, pacifici, sedentari». Ecco tre aggettivi che saranno preziosi in un futuro di socialismo verde. Saggezze del mondo unitevi!

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