Cuba rinnova il suo sostegno alla Siria

da sana.sy

Il presidente cubano Raul Castro, in un messaggio di congratulazioni per il 50° anniversario della fondazione dell’Organizzazione di Solidarietà con i Popoli dell’Africa, Asia e America Latina (OSPAAL) ha confermato il sostegno al popolo siriano nella guerra contro il terrorismo.

Lourdes Cervantes(foto) segretario generale dell’organizzazione ha sottolineato la continuità del sostegno per i diritti dei popoli a scegliere il loro sistema politico e sociale senza alcun intervento esterno.

Il Segretario dell’OSPAAL ha rinnovato l’appoggio dell’organizzazione alla Siria nel suo scontro con il nemico sionista e imperialista che dura da quattro anni.

«Fin dall’inizio dell’aggressione alla Siria, l’OSPAAL ha espresso la sua solidarietà con il popolo siriano che difende la sua sovranità, la sua dignità, la sua indipendenza e l’integrità territoriale», ha dichiarato Cervantes.

Cervantes ha condannato gli atti di terrorismo contro i civili in Siria ed ha espresso la sua gratitudine al Partito arabo socialista Baath che ha inviato un messaggio all’organizzazione, nonostante le attuali difficoltà e sofferenze vissute dalla Siria.

Nel suo messaggio il partito Baath si è congratulato con l’OSPAAL ed ha ribadito le sue posizioni contro l’imperialismo, il sionismo ed i suoi alleati.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformaizone di Francesco Guadagni]

Raúl Castro ribadisce il suo rifiuto alle ingerenze esterne in Siria

da lantidiplomatico

Il Presidente cubano Raúl Castro nel ribadire il suo appoggio al legittimo governo siriano, ha espresso il suo rifiuto a qualsiasi ingerenza esterna in Siria, ed ha criticato la NATO che, con la sua guerra per procura ha portato,solo miseria, morte, distruzione e milioni di profughi in Medio Oriente e in Africa.

Il presidente cubano, Raul Castro, ha ribadito il suo rifiuto alle ingerenza esterne negli affari interni della Siria, affermando il diritto del popolo siriano «a cercare un’uscita dignitosa dalla crisi nel suo paese» con la partecipazione delle autorità legittime in Siria senza alcuna interferenza esterna, per preservare la sovranità del paese e l’integrità territoriale.

Le dichiarazioni del presidente cubano hanno avuto luogo durante la sessione a porte chiuse dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, durante la Castro ha dichiarato che le azioni destabilizzanti della NATO e la sua “guerra per procura” ha portato alla nascita di conflitti e della povertà con le conseguenze che si riflettono nel flusso di migranti e rifugiati in Medio Oriente e Nord Africa.

Castro ha criticato gli Stati Uniti e la politica europea per le sanzioni unilaterali contro la Russia, affermando che queste politiche creano una maggiore instabilità e insicurezza nella regione.

Cuba e Siria: 50 anni di lotta, fraternità e solidarietà

da prensa latina

Le relazioni bilaterali tra la Siria e Cuba risalgono a 50 anni fa contrassegnate dalla cooperazione politica, economica e culturale. Oltre alla presenza di un coordinamento permanente e di consultazione tra i due paesi nelle sedi internazionali. 

Queste relazioni hanno contribuito a rafforzare i rapporti tra i due paesi, leader indimenticabile Hafez al-Assad e il Comandante Fidel Castro, ebbero un solido rapporto politico e personale, e resero le relazioni siro-cubane basate su solide fondamenta, avendo una comune  sugli eventi internazionali. 

Fidel Castro ha descritto il defunto presidente Al-Assad come un uomo di forza, orgoglio e dignità, che non ha mai ceduto ai suoi principi e diritti, ha saputo difendere la sua causa e portare la Siria verso la gloria. 

Allo stesso tempo, la leadership e il popolo della Siria hanno sempre visto Fidel Castro come un leader rivoluzionario che ha schiacciato i piani imperialisti contro Cuba, riuscendo con la sua saggezza, forza, resistenza e l’impegno per i principi della Rivoluzione cubana, a preservare l’indipendenza e la sovranità di Cuba, sostenendo tutti i movimenti e popoli che lottano per la loro libertà e la dignità è al continente latino-americano o in altri paesi. 

Fidel non ha ceduto i diritti del suo popolo e ha trasformato Cuba in una fortezza per la difesa della pace e della libertà. 

Indubbiamente, le relazioni tra i due paesi sono state basate su fondamenti e principi chiari, in quanto entrambi i paesi sono ancora bersaglio di un’aggressione imperialista e una cospirazione contro il loro popolo, e sono uniti nella stessa trincea per affrontare queste cospirazioni e aggressioni da parte dell’imperialismo e dei suoi alleati, oltre ad affrontare le correnti intellettuali reazionare.  

La storia dei due paesi è stata testimone di importanti fatti politici e di lotta. A questo proposito, Cuba è sempre stata consapevole della verità del conflitto arabo-israeliano e ha sempre ribadito il suo sostegno alla Siria nel suo conflitto con Israele. 

Nella guerra di liberazione nel mese di ottobre del 1973, Cuba ha inviato in Siria una forza d’elite come forte messaggio di solidarietà con l’esercito siriano arabo in quella guerra. 

Un altro aspetto che rendono particolari questi rapporti è lo scambio di opinioni e di coordinamento tra i leader dei due paesi. Il presidente Hafez Al-Assad ha visitato L’Avana negli anni settanta per partecipare al Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati, dove i due leader si unirono per le loro posizioni basate sulla resistenza e la difesa dell’indipendenza e della sovranità del loro paese, e nel sostenere i movimenti di liberazione nel mondo. 

I rapporti fraterni tra la Siria e Cuba hanno avuto un altro punto di svolta con la storica visita di Fidel Castro a Damasco nel maggio 2001, dove ha avuto colloqui con il presidente Bashar al-Assad sulla situazione in Medio Oriente e le modalità per rafforzare cooperazione tra i due paesi, soprattutto in campo economico. 

Il Comandante Castro, il leader rivoluzionario che ha mobilitato l’America Latina e schiacciato piani imperialisti contro Cuba, visitò la Biblioteca Nazionale dove depose una corona di fiori presso la statua della indimenticabile presidente Hafez al-Assad. 

In poche parole, davanti al monumento, Castro descrisse il leader Hafez al-Assad, come uno degli uomini più seri e cordiali e uno dei più carismatici e umani che avesse mai conosciuto in vita sua. 

Il Comandante Fidel all’epoca visitò anche la Grande Moschea degli Omayyadi nella capitale siriana. Lì, scrisse alcune parole sul libro degli ospiti: «Questa magnifica opera architettonica è un faro civico e religioso e simboleggia la tolleranza religiosa in Siria», salutando i costruttori di questo capolavoro e i lavoratori che lo avevano restaurato. 

Dieci anni dopo la visita del Comandante Castro in Siria, il presidente Bashar al-Assad ha fatto una storica visita a Cuba nel giugno 2010 come parte di un tour in diversi paesi dell’America Latina. 

La visita giunse in un momento storico e decisivo, dove al-Assad incontrò il presidente cubano Raul Castro, e attraverso intensi colloqui tra i due presidenti ci fu un ulteriore impulso per la costruzione di relazioni strategiche a livello politico ed economico. 

Il presidente al-Assad affermò durante la visita che «non è facile viaggiare per più di diecimila chilometri per visitare l’America Latina, ma quando veniamo qui si scopre e si sente che ci sono molte cose che ci appartengono». 

Come parte della sua visita, al-Assad visitò l’Istituto di Ingegneria Genetica e Biotecnologia, considerato uno dei centri più avanzati a livello mondiale nei settori della ricerca genetica, e lo sviluppo e la produzione di vaccini e farmaci. 

Il presidente al-Assad elogiò i risultati scientifici del Centro di  Cuba, nonostante l’embargo imposto per 55 anni. 

Il presidente al-Assad sottolineò che la vera battaglia nel mondo, in generale, è di natura cognitiva tra coloro che hanno la conoscenza e coloro che non la possiedono. 

Il presidente continuò a riferirsi a condizioni simili vissute dalla Siria e Cuba per decenni, e la sua capacità di resistere e far fronte a queste difficili circostanze. 

Ponendo una corona sul monumento dell’Eroe nazionale di Cuba, José Martí, il presidente al-Assad ribadì il sostegno della Siria a Cuba nella sua lotta contro il blocco imposto ingiustamente per oltre mezzo secolo per tentare di destabilizzare questo paese. 

Al-Assad elogiò «la superiorità del popolo cubano in molti settori, soprattutto medico e nell’istruzione, che confermano la certezza della scelta della resistenza di questo popolo e la sua capacità di affrontare il blocco». 

Durante la visita, furono firmati presso la sede del Ministero degli Affari Esteri di Cuba diversi accordi di cooperazione tra i due Paesi nei settori della “lotta contro il traffico di droga”, e nella cooperazione nei settori dell’agricoltura e dei media comunicazione. 

Nella Stipula degli accordi di cooperazione si unirono gli sforzi per condividere le esperienze nella lotta contro il commercio illegale di droga, lo scambio di esperienze nel campo della semina di cereali e la produzione di vaccini; oltre allo scambio di notizie tra siriana Arab News Agency, “SANA” e l’agenzia di stampa latino americana “Prensa Latina”. 

Inoltre, ci sono state visite di partito e di governo tra le delegazioni di Siria a Cuba, al fine di rafforzare le relazioni bilaterali tra le due parti. L’ultima visita è stata di una delegazione di alto livello del partito Baath a Cuba nel periodo 25-30 Maggio di quest’anno. 

Per quanto riguarda le posizioni politiche dei due paesi, i popoli di Siria e Cuba sono fratelli e condividono un destino comune nella lotta per l’indipendenza e la sovranità nazionale e affrontano l’aggressione straniera e occupazione e i tentativi di egemonia, oltre ad essere popoli sentono la fraternità e il rispetto per quello che è stato realizzato in termini di lotta contro il colonialismo e l’ingerenza straniera. 

I punti di vista dei due paesi sono concordi sugli sviluppi in Medio Oriente e America Latina. A questo proposito, la Siria ha sempre espresso solidarietà con Cuba e il suo sostegno per questo paese per le pressioni e le sfide che si trova ad affrontare. 

Allo stesso tempo, Cuba ha sempre confermato il suo sostegno per la Siria e il suo diritto a recuperare il Golan occupato e ha sostenuto il popolo palestinese nella sua lotta legittima per liberare la loro terra, riconquistare i loro diritti e stabilire il loro stato indipendente. 

C’è sempre stata un costante coordinamento per sostenere le giuste cause in Medioriente e America Latina nelle sedi internazionali, come la Siria ha sostenuto le posizioni politiche cubane, così Cuba ha sostenuto la causa dei detenuti siriani nelle prigioni dell’occupazione israeliana arrestati per la loro lotta contro l’occupazione. 

La Siria, nel frattempo, ha espresso sostegno a Cuba nel caso dei Cinque Eroi cubani che sono stati imprigionati in carceri degli Stati Uniti mentre difendevano il loro paese contro il terrorismo, e che dopo essere stato liberati, ha sollevato la bandiera siriana davanti al  monumento dell’eroe nazionale di Cuba, José Martí. 

Per quanto riguarda il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dagli Stati Uniti da più di 55 anni, il popolo siriano è stato e rimane uno dei popoli che più ha compreso le conseguenze di questo blocco criminale contro Cuba. 

La posizione della Siria è stata ferma e chiara su questo argomento in tutte le riunioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e nei vari forum internazionali. 

La posizione siriana si è caratterizzata per il pieno sostegno alla leadership e al popolo di Cuba contro il blocco ingiusto imposto dagli Stati Uniti da più di 54 anni fa, opponendosi alla cospirazione volta a destabilizzare Cuba per colpire la sua indipendenza. Damasco ha condannato le misure coercitive di Stati Uniti e Unione europea hanno imposto ai popoli della Siria e Cuba, confermando che tali misure rappresentano una flagrante violazione dei principi del diritto internazionale e uno strumento di egemonia occidentale sui paesi e loro popoli. 

La Siria ha continuato a ribadire la necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dal 1959 ed ha definito illegali queste misure unilaterali che non lasciano che conseguenze negative. 

Damasco ha dichiarato che queste misure violano il diritto internazionale e condannano Cuba a subire ogni sorta di danni economici, sociali e politici, oltre che ad aumnetare la sofferenza del popolo cubano. Queste misure hanno anche messo gli Stati Uniti in un confronto diretto con il consenso internazionale che rifiuta il blocco ingiusto a Cuba e ha causato perdite materiali di gran lunga superiore ad un trilione di dollari. 

Cuba ha deplorato costantemente l’occupazione israeliana del Golan siriano e ha ribadito la necessità che questo territorio torni alla sovranità siriana. Ha inoltre sostenuto la Siria nel suo confronto con la guerra globale che soffre da più di quattro anni. L’Avana ha inequivocabilmente condannato questa guerra e l’aggressione contro la Siria nelle varie sedi internazionali e ha svolto un ruolo significativo nel sostenere la Siria attraverso blocchi regionali a livello continentale in America Latina come ALBA, tra gli altri. 

Coerentemente alle sue idee politiche, Cuba ha offerto alla fine del 2014, le cure mediche e farmaci per il popolo siriano che soffre le sanzioni del blocco statunitense e occidentale. 

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, entrambe le parti hanno sempre avuto comune desiderio di sviluppare relazioni economiche e di promuoverle per raggiungere il livello delle eccellenti relazioni politiche tra Cuba e la Siria, tenendo conto delle iniziative specifiche che entrambi i paesi si stanno giocando. 

Nel settore della sanità, i due paesi hanno rafforzato la cooperazione nel campo delle malattie oftalmologiche, sistema di gestione ospedaliera e il trasferimento di tecnologia cubana alla Siria. 

Dopo la visita del presidente al-Assad a Cuba nel 2010, le prospettive di scambi reciproci aono aumentate e si sono sviluppate, contratti che superavano il valore di 5.000.000 di euro sono stati firmati, avviando una nuova fase con l’aumento del volume di commercio. 

Gli anni 2010 e 2011 hanno testimoniato un salto di qualità nelle relazioni economiche e commerciali tra Cuba e la Siria. 

Inoltre, uomini d’affari siriani hanno ripetutamente partecipato alla Fiera Internazionale de L’Avana. 

I due paesi hanno firmato molti accordi commerciali, economici e informativi, di cui ricordiamo: 

– Accordo di cooperazione economica, scientifica e tecnica. 

– Accordo in materia di cooperazione culturale. 

– Un accordo di cooperazione nel campo della sanità tra i Ministeri della Salute dei due Paesi. 

– Un accordo nel settore del trasporto aereo. 

– Un accordo di cooperazione nel settore delle opere pubbliche e delle costruzioni. 

– Un accordo di cooperazione tra i due paesi per i media. 

– Un accordo di cooperazione nel settore dei trasporti marittimi. 

– Accordo tra l’agenzia di stampa SANA e Prensa Latina. 

Per quanto riguarda le guerre, la Siria e Cuba hanno affrontato nel corso della storia i piani di cospirazione occidentale nei loro confronti. Forse il tentativo di invasione della “Baia dei Porci” nel 1961 ad opera degli Stati Uniti che prevedevano di rovesciare il governo cubano, è molto simile ai tentativi occidentali di attaccare la Siria. 

Le aggressioni contro la Siria e Cuba da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati arabi, paesi della regione e occidentali sono dovuti all’attaccamento della Siria e Cuba per la loro sovranità e indipendenza. 

Durante la guerra scatenata dai paesi occidentali e alcuni paesi della regione contro la Siria, Cuba ha sempre ribadito la propria posizione a sostegno della decisione siriana e il diritto del popolo siriano a trovare una soluzione politica alla crisi, e anche espresso il suo rifiuto ad un intervento straniero nella crisi. 

Cuba, come ha detto il suo ministro degli Esteri, ha ribadito che la strenua resistenza condotta dal popolo siriano è un bisogno essenziale per il destino dell’umanità, riaffermando il rispetto de  L’Avana alla resistenza del popolo siriano. 

Alle Nazioni Unite, Cuba ha avvertito sui pericoli di un intervento straniero in Siria, sottolineando che ciò avrebbe gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale, soprattutto in Medio Oriente. 

Il rappresentante di Cuba presso le Nazioni Unite ha denunciato l’uso del concetto di protezione dei civili e la loro manipolazione, come pretesto per un intervento straniero, direttamente o attraverso gruppi terroristici armati e mercenari che combattono in Siria. 

Il delegato cubano all’ONU ha sostenuto che il dovere delle Nazioni Unite è quello di promuovere la pace e la non violenza, e prevenire la destabilizzazione piuttosto che aiutare  finanziariamente,  logisticamente i gruppi che vogliono destabilizzare la Siria. 

Non vi è dubbio che l’attacco alla Siria e Cuba è dovuto al fatto che questi due paesi continuano a difendere la loro sovranità e indipendenza, e continuano a sostenere i movimenti di liberazione e la resistenza contro il colonialismo e l’egemonia. 

Cuba e la Siria vogliono relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla base del rispetto della loro indipendenza, e non vogliono essere governati da governi reazionari e burattini nelle mani dell’Occidente. 

Nonostante tutte le difficoltà, la guerra, l’assedio e il terrorismo praticato contro questi due paesi fratelli, i siriani ed i cubani sono determinati a continuare la lotta contro il terrorismo e la difesa del loro approccio sovrano e indipendente.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Cuba: nazionalizzazione in difesa di economia e sovranità del paese

da Granma

Come parte della sua aggressione economica del popolo cubano, nel 1960 il governo di Dwight D. Eisenhower approvò la riduzione della quota di zucchero corrispondente a Cuba nel mercato statunitense. Su questo tema, il 6 luglio, il quotidiano Granma ha pubblicato l’articolo “Senza quota ma senza padrone”, nel quale si raccolgono alcuni momenti del processo e la presa di posizione del Governo Rivoluzionario per l’adozione di una legge che conferiva poteri al presidente nordamericano di mettere in atto i tagli della nostra quota di zucchero come strumento di coercizione e di rappresaglia.

A detta di Fidel, la legge ha cercato di «cancellare l’economia del nostro Paese, farci morire di fame e sottomettere la nostra gente».

Come è stato notato in precedenza, in linea con le decisioni prese dal governo degli Stati Uniti, il Consiglio dei Ministri del Governo Rivoluzionario ha approvato la legge di nazionalizzazione, il cui primo articolo autorizzava il Presidente della repubblica e il Primo Ministro a «disporre unitamente tramite risoluzioni, quando lo ritenevano corrispondente alla difesa dell’interesse nazionale, la nazionalizzazione, per via di espropriazione di beni o imprese di proprietà di persone fisiche o giuridiche aventi la cittadinanza statunitense o delle aziende in cui abbiano interessi o partecipazione tali persone, anche se queste sono costituite in conformità alla legge cubana». [1]

Una cattiva notizia per l’imperialismo yankee

Nel pomeriggio del 6 agosto 1960, tutte le gradinate dello Stadio del Cerro – oggi denominato Latinamericano – erano piene di decine di migliaia di avanensi che rappresentavano il popolo cubano e centinaia di giovani di Nuestra América che partecipavano al Primo Congresso latinamericano della Gioventù. Con l’annuncio che Fidel Castro avrebbe chiuso il grande evento ed informato sull’attuazione della legge rivoluzionaria, furono sufficienti poche ore per mobilitare la folla che strabordava da tutti i lati.

Colpito da una leggera disfonia, Fidel ha iniziato il suo intervento stimando la storia dei popoli di Nuestra América, gli elementi che ci uniscono nonostante gli sforzi dell’imperialismo americano di separarci. Il Comandante in capo si riferiva alla situazione precaria dei popoli latinoamericani e delle idee che hanno reso possibile il trionfo della Rivoluzione, quando, inaspettatamente, restò senza voce.

In quel drammatico momento, mentre la gente chiedeva a Fidel che si riposasse e e lui tentava di proseguire, Raúl ha preso la parola e ha chiamato alla calma:
«Non è una semplice coincidenza che questo accade in momenti che devono essere storici per Cuba e per Nuestra América – che è quella vera! – non è neppure una questione di destino o di cattivi presagi; è semplicemente una leggera diminuzione irrilevante, perché la voce se n’è andata per un momento. Ma (la voce) vi è e sarà! […] In questo momento, soffre lui e soffriamo noi,  perché i grandi proclami che ha rivolto[…] al popolo latinoamericano e a Nuestra America dei risultati che abbiamo raggiunto, è una gloria che solo a lui poteva spettare! Pertanto, non saremo lunghi né manterremo ancora a lungo il vostro disperato interesse nel conoscere lo scopo di questa riunione […] Noi leggeremo queste leggi rivoluzionarie, che è quello che abbiamo qui oggi». [2]

Immediatamente, Raul cominciò a leggere la legge n°851, 6 luglio 1960. Alla fine del primo dei “Considerando”, con grande gioia, Raúl smise di leggere per annunciare che aveva “una cattiva notizia per l’imperialismo statunitense” perché a Fidel stava ritornando la sua voce.

Raúl ha chiesto di aspettare cinque minuti e ha chiesto che tutti facessero uno sforzo: Fidel “parlando dolcemente e voi facendo silenzio”. Infine, ha chiamato a cantare l’inno nazionale.

Riaffermazione della nostra libertà politica

Dopo l’emozione di cantare l’inno nazionale guidato da Juan Almeida, tutti i presenti ha preso il loro posto. Fidel è tornato al microfono per leggere, per intero, il testo della legge di nazionalizzazione:

«CONSIDERANDO: alla base della suddetta legge, si osservò l’atteggiamento del governo e della legislatura degli Stati Uniti di aggressione costante per scopi politici, agli interessi fondamentali dell’economia cubana, come evidenziato nell’emendamento approvato dal Congresso di tale paese allo Sugar Act; in base alla quale si attribuivano poteri eccezionali al presidente di quella nazione per ridurre la partecipazione nel mercato dello zucchero nordamericano ai produttori di zucchero cubani come arma politica contro Cuba».

«CONSIDERANDO: il Governo degli Stati Uniti, facendo uso di poteri speciali espressi, e con noto atteggiamento di aggressione economica e politica contro il nostro Paese, ha proceduto a ridurre la partecipazione nel mercato nordamericano dello zucchero cubano, con l’obiettivo indiscusso di attaccare Cuba,il suo sviluppo e il processo rivoluzionario».

«CONSIDERANDO: Questa è una ripetizione della continuata condotta del governo degli Stati Uniti, mirante ad evitare l’esercizio da parte del nostro popolo della sua sovranità e del suo sviluppo integrale, che corrisponde quindi agli interessi spregevoli dei monopoli americani, che hanno ostacolato la crescita della nostra economia, e l’affermazione della nostra libertà politica».

Così, Fidel stava leggendo tutti i “considerando” che sostengono come, dinnanzi a questi fatti, il Governo Rivoluzionario, consapevole delle sue elevate responsabilità storiche ed in legittima difesa dell’economia nazionale, aveva l’obbligo di fornire le misure necessarie per contrastare il danno fatto alla nostra nazione per questi attacchi; e in accordo con le nostre leggi e l’esercizio della nostra sovranità, applicare questa legge «come decisione motivata, per la necessità che ha la nazione di risarcirsi dei danni arrecati alla sua economia ed affermare il consolidamento dell’indipendenza economica del paese».

Nei “considerando” si marca la legittimità dell’applicazione della legge per i monopoli estorsori e sfruttatori che hanno succhiato e deriso l’economia della nazione e gli interessi del popolo; per le imprese di zucchero che si appropriarono della terra migliore a Cuba protette dall’emendamento Platt; per le compagnie petrolifere che hanno frodato continuamente l’economia della nazione, incassarono i prezzi del monopolio e forgiarono il criminale boicottaggio contro Cuba costringendo l’intervento del governo rivoluzionario.

Affermando che era «dovere dei popoli dell’America Latina tendere al recupero delle loro ricchezze nazionali, sottraendole al dominio degli interessi dei monopoli stranieri che ostacolano il loro progresso, promuovono l’interferenza politica e minano la sovranità del popolo», Fidel sostenne che la Rivoluzione cubana non si sarebbe fermata fino alla liberazione completa e definitiva del paese.

Infine, Fidel dichiarò che «nell’esercizio dei poteri di cui siamo investiti ed in conformità con le disposizioni della legge n°851 del 6 luglio 1960».

«SI DECIDE: Primo: si dispone la nazionalizzazione attraverso l’esproprio coatto e,quindi, si assegnano allo Stato cubano, con pieno diritto di proprietà,tutti i beni e le imprese situate sul territorio nazionale, nonché i diritti e le azioni che emergono dallo sfruttamento di questi beni e società di proprietà di persone giuridiche nazionali degli Stati Uniti, o imprese operative nelle quali hanno interessi nazionali prevalenti in quel paese, che sono elencati di seguito.

«È stato chiamato, è stato chiamato!»

È indimenticabile quando Fidel ha letto la lista delle 26 imprese nazionalizzate. La menzione di ciascuno di questi nomi è stata seguita da applausi e un coro di migliaia di voci, emerso spontaneamente, che ripete: «È stato chiamato!». Con quella semplice dichiarazione, i presenti riaffermavano la loro approvazione di tale decisione.

Così, il 6 agosto 1960, le imprese sono state nazionalizzate e il patrimonio della società elettrica e la compagnia telefonica; le società Texaco, Esso e Sinclair; e i 36 zuccherifici che gli Stati Uniti hanno gestito a Cuba.

Tuttavia, con forti applausi e grida di «è stato chiamato», man mano che citava i nomi delle imprese nazionalizzate, Fidel ha consultato il popolo presente se fosse d’accordo o meno con la Legge sulla nazionalizzazione e ha chiesto di alzare la mano a tutti coloro che sostenevano questa delibera del governo rivoluzionario.

Per l’unità della Nuestra América

Insieme al popolo cubano,votarono per la nazionalizzazione pure i delegati del Congresso della Gioventù perché, nelle parole di Fidel: «Il problema di Cuba non è solo il problema di Cuba; il problema di Cuba è oggi il problema di tutta l’America Latina, ma non solo dell’America Latina; il problema di Cuba è il problema del nero proveniente dal sud degli Stati Uniti; il problema di Cuba è il problema delle “spalle inzuppate” che lavorano al confine con il Messico; Problema di Cuba è il problema dell’intellettuale progressista negli Stati Uniti, è il problema del lavoratore nordamericano, l’agricoltore nordamericano e il popolo nordamericano.

«Così hanno il diritto di voto anche qui… »

Quel giorno, prima di concludere l’evento storico, fu assunta la decisione secondo cui ognuno di quei zuccherifici, che erano stati di proprietà della società Atlantic, United Fruit Company e altre società nordamericane, da quel momento potessero assumere il nome di una repubblica di Nuestra América come segno della nostra unità incrollabile con i popoli fratelli del continente.

[1] Revolución, 8 de agosto de 1960, pp. 4 y 6.
[2] Revolución, 8 de agosto de 1960, pp. 4 y 6.

Nome delle imprese nazionalizzate, 6 agosto 1960:

1.-Compañía Cubana de Electricidad.

2.-Compañía Cubana de Teléfonos.

3.- Esso Standard Oil, S.A. División de Cu­ba.

4.- Texas Company West Indian.

5.- Sinclair Cuba Oil Company, S.A.

6.- Central Cunagua, S.A.

7.- Compañía Azucarera Atlántica del Gol­fo, S.A.

8.- Compañía Central Altagracia, S.A.

9.- Miranda Sugar States.

10.- Compañía Cubana, S.A.

11.- The Cuban American Sugar MilI.

12.- Cuban Trading Company.

13.- The New Tuinicú Sugar Com­pa­ny.

14.- The Francisco Sugar Company.

15.- Compañía Azucarera Céspedes.

16.- Manatí Sugar Company.

17.- Punta Alegre Sugar Sales Com­pa­ny.

18.- Baraguá Industrial Corporation of New York.

19.- Florida Industrial Corporation of New York.

20.- Macareño Industrial Corporation of New York.

21.- General Sugar States.

22.- Compañía Azucarera Vertientes Ca­magüey de Cuba.

23.- Guantánamo Sugar Company.

24.- United Fruit Company.

25.- Compañía Azucarera Soledad S.A.

26.- Central Ermita, S.A.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Antonio Cipolletta]

L’Assalto alla Caserma Moncada

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Il 26 di Luglio del 1953 fu la risposta del popolo cubano alla situazione creata da Fulgencio Batista con il colpo di Stato, il 10 marzo del 1952, e la ricerca di un cammino con una Rivoluzione che permettesse di sradicare i gravi danni economici e sociali provocati dal controllo nordamericano.

Il 26 di Luglio del 1953 fu la risposta del popolo cubano alla situazione creata da Fulgencio Batista con il colpo di Stato, il 10 marzo del 1952, e la ricerca di un cammino con una Rivoluzione che permettesse di sradicare i gravi danni economici e sociali provocati dal controllo nordamericano.

In quei giorni a Santiago di Cuba si realizzava il carnevale, una diversione, quando un gruppo di uomini guidati dal giovane rivoluzionario Fidel Castro attaccò la Caserma Moncada, la seconda fortezza dell’esercito batistiano.

Fu evidente che il fatto marcò un avvenimento storico, generazionale e rivoluzionario e la sua vigenza, dopo lo sbarco dello yacht Granma, è sempre assoluta tra gli eventi storici cubani e nello sviluppo politico successivo dell’America Latina.

Nessuno può negare che quando avvenne, l’Assalto alla Caserma Moncada fu un fatto slegato dalle politiche tradizionali esistenti in quell’epoca e con una visione distinta, che fece entrare in scena per lungo tempo la generazione del 1953, chiamata del Centenario per l’anniversario dell’Eroe Nazionale José Martí.

Dal principio proclamò la necessità d’effettuare cambi sociali nel paese, senza vincoli con nessuno dei partiti tradizionali, cercando l’autenticità di una Rivoluzione con tutti e per il bene di tutti, come proclamò José Martí, l’ispiratore intellettuale dell’azione.

Fidel Castro, in una conversazione sostenuta nel 1978 con dei giornalisti svedesi che lo accompagnarono e percorsero con lui gli scenari dei fatti del 26 di luglio, ricorda come pensava d’impadronirsi delle armi della caserma, chiamare ad uno sciopero generale e utilizzare le stazioni radio per convocare alla mobilitazione, partendo dalla situazione di scontento e odio verso Batista.

La piccola fattoria Siboney servì  per concentrare le armi e i partecipanti.

Tatticamente era il luogo migliore per quell’operazione, perchè lì passava una strada che giungeva vicino alla Moncada.

Il luogo aveva il pretesto d’essere un allevamento di pollame alla periferia di Santiago di Cuba.

I giovani in quella fattoria non si esercitarono assolutamente, perchè sarebbe stato molto rischioso, ma lo avevano a L’Avana, dove si erano addestrati a sparare più di mille uomini, in diversi luoghi.

Centotrentacinque giovani si riunirono all’alba del 26 di luglio, mentre un altro gruppo si trovava nella zona di Bayamo, per prendere la Caserma Carlos Manuel de Céspedes, con l’obiettivo d’avere un’avanguardia organizzata nella direzione principale di un possibile contrattacco di Batista.

L’elemento sorpresa era il fattore decisivo dell’operazione nella quale era in gioco l’occupazione della seconda fortezza militare del paese, con più di mille uomini, e si poteva realizzare.

«Ancora oggi penso che il piano non era un cattivo piano: era un buon piano», precisò Fidel Castro.

«L’azione fu pianificata durante il Carnevale di Santiago per poter mobilitare le forze precisamente in quei gironi in cui i militari raddoppiavano la guardia attorno al reggimento», osservò.

«Questo complicò la situazione decisamente. Fu lo scontro attorno alla caserma e per la strada principale che originò il combattimento al di fuori. Al contrario avremmo sicuramente occupato la caserma», spiegò ancora.

Alla domanda di quante macchine erano in tutto, rispose che: “Prima partirono le tre macchine che andavano a occupare l’ospedale civile, poi le due verso l’udienza con trentacinque uomini. Con me c’erano quattordici macchine e novanta uomini”.

Fidel e i giornalisti arrivarono alla Caserma Moncada, dove continuò la testimonianza.

«La crisi si produsse perché le guardie venivano in questa direzione, verso di noi. Una macchina era passata prima di noi – quella che doveva disarmare le guardie – e si trovava cento metri davanti a noi.

Le disarmò ma le altre guardie che avevano visto passare la prima macchina restarono a guardare e quando videro che l’automobile disarmava quella pattuglia, si posero in guardia e all’erta.

Come risultato, il combattimento cominciò fuori dalla Moncada mentre lo si doveva realizzare dentro la caserma.

Si mobilitò il Reggimento e si mobilitò la difesa.

Realmente la sorveglianza esterna con le guardie era una novità, organizzata per via del carnevale.

Il piano doveva cominciare quando la guardia terminava perché allora avrebbero camminato senza fare caso alla truppa disarmata, alle altre macchine e noi avremmo occupato il luogo», indicò.

«Se non fosse avvenuto quell’incidente noi prendevamo la caserma, perché la sorpresa era totale. Era un buon piano. E se fosse necessario pianificare oggi un altro assalto con l’esperienza che abbiamo, disegneremmo un piano più o meno uguale. Il piano era buono!», affermò ancora Fidel Castro.

Cuba si congratula con la Grecia per la vittoria del ‘no’

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Il popolo greco ha rifiutato i tagli sociali richiesti dall’Unione Europea

Il Presidente di Cuba, Raúl Castro, si è congratulato con il governo greco in seguito alla grande vittoria del ‘no’ nel referendum di domenica, secondo le informazioni riportate dal quotidiano Granma.

«Signor Primo Ministro: porgo sinceri complimenti per la vittoria del NO nel referendum tenutosi in Grecia il 5 luglio 2015» recita il testo inviato dal capo di stato cubano.

Raúl Castro inoltre ritiene che l’esito referendario «dimostra il sostegno della maggioranza del popolo greco alla coraggiosa politica del governo che Lei (Tsipras) presiede».

Il Primo Ministro Alexis Tsipras ha annunciato che il suo paese riprenderà i colloqui con i creditori.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Cabello ha incontrato Fidel Castro a Cuba

diosdado-540x408da psuv.org.ve

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha incontrato a Cuba il Comandante Fidel Castro.

Attraverso il suo account ufficiale sul social network Twitter @DCabellor ha scritto: «Cari compatrioti, ieri sono stato a Cuba, ho avuto l’onore di incontrare Fidel e Raúl, rivoluzionari che con il loro esempio ci ispirano».

Egli ha inoltre evidenziato gli anni di lotta e dignità di un popolo con i loro capi schierati in prima linea, e portato il saluto del leader rivoluzionario a tutti i venezuelani e le venezuelane.

In un altro tweet, il Presidente dell’Assemblea Nazionale ha dichiarato di aver anche incontrato il presidente dell’isola, Raúl Castro: «Con il Generale d’Esercito Raúl, siamo riuniti per discutere di alcune attività in sospeso, ascoltando un valoroso guerriero».

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Il primo vicepresidente del Partito Unito Socialista del Venezuela ha infine spiegato di essersi recato a Cuba con degli obiettivi specifici concordati insieme al Presidente Maduro.

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[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Cuba ribadisce il suo sostegno alla Siria contro il terrorismo

da sana.sy

Il Segretario regionale aggiunto del Partito Arabo socialista Baath, Hilal al-Hilal, ha discusso, oggi, con il membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, José Ramón Balaguer, i rapporti storici tra la Siria e Cuba. Hilal ha sottolineato che la Siria sta difendendo tutto il mondo dal terrorismo.

«Le relazioni amichevoli tra i due paesi si estendono lungo la storia e sono ancora presenti per il loro spessore e per la loro forza», ha detto al-Hilal, aggiungendo che questi legami sono consolidati sotto la guida dei presidenti Bashar al-Assad e Raúl Castro.

«Nonostante quattro anni di guerra e di aggressione contro il paese, la Siria è stata in grado, grazie alla competenza della sua leadership, dell’esercito e del suo popolo, a contrastare tutti i tentativi terroristici che hanno cercato di sconfiggere il paese», ha aggiunto al-Hilal .

Da parte sua, Balaguer ha affermato che Cuba segue con grande preoccupazione quanto sta accadendo, esprimendo l’appoggio di Cuba alla Siria.

«Cuba appoggia la Siria nella guerra globale lanciata dall’imperialismo contro il paese», ha ribadito Balaguer.

Al-Hilal, inoltre, ha deposto una corona al monumento dell’eroe nazionale di Cuba, José Martí.

La Delegazione del Partito Baath ha anche visitato, a Santa Clara, il Mausoleo dove riposano i resti del Comandante Ernesto Che Guevara e dei suoi compagni caduti in Bolivia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Guerrero: «Dobbiamo appoggiare la rivoluzione in Venezuela»

resize-1di Marinella Correggia – lantidiplomatico.it

Uno dei cinque eroi cubani sui rapporti con gli Usa: «Non siamo ciechi. I giovani cubani conoscono il mostro e non c’è pericolo di invasione. Siamo preparati»

«Come diceva il nostro eroe rivoluzionario José Martí: “Un principio giusto, in fondo a una grotta, è più forte di un esercito”; e per un periodo le nostre celle, negli Stati Uniti, erano in pratica dei buchi. Ma noi siamo sempre stati determinati, mai deboli. Anche quando abbiamo pensato che forse saremmo morti in prigione. Non potevamo tradire un popolo che ha resistito a tutte le aggressioni.». Antonio Guerrero, uno dei cinque eroi cubani («los 5»), ingegnere, poeta e pittore, ha raccontato a Roma fra gli applausi la sua lunga prigionia, sulla base di una sentenza di condanna per spionaggio oltremodo ingiusta: i cinque agenti cercavano solo di proteggere Cuba dalle attività terroristiche statunitensi che hanno costellato la storia dei due paesi.

Già, la storia: Antonio, che ha ripetuto di rappresentare i cinque ma di voler essere considerato uno degli undici milioni di cubani, ha spiegato: «la storia del mio paese è piena di eventi importanti, forse quella di noi cinque non è così grande come quella dei nostri medici che in Sierra Leone hanno lottato contro l’Ebola», precisando: «uno di loro mi ha raccontato che i dottori degli altri paesi lasciavano ai cubani le situazioni e i casi più difficili». Del resto «anni fa il presidente nordamericano Barack Obama disse che le decine di migliaia di medici cubani che salvavano vite nelle situazioni più disperate erano fra le carte vincenti di Cuba e perdenti per gli Usa». Tanto che «a soli 90 chilometri dall’impero che minaccia di portare il mondo alla catastrofe, la rivoluzione continua, Cuba resiste e continua a scrivere pagine importanti. E questo dimostra che un mondo migliore è possibile».

La vicenda de «los 5» è servita a sensibilizzare molto le persone. Ma ad esempio gli statunitensi hanno potuto sapere qualcosa dei cinque solo quando loro sostenitori di diversi paesi hanno comprato una pagina a pagamento sul New York Times. Ma questo non basta: «Il popolo statunitense – e non solo – vive disinformato, vive in un altro mondo. E’ che i grandi media, e le teste “pensanti” in molti posti del mondo cercano, nel loro interesse, di far sì che l’essere umano sia egoista. Ma ancora una volta, ricordiamo José Martí: “La vera persona non guarda a dove si vive meglio ma a dove si trova il proprio dovere”; ecco una delle grandi battaglie dell’umanità. Il nostro eroe diceva anche: “La morte non è vera, quando abbiamo compiuto bene l’opera della vita».

Antonio Guerrero, ringraziando chi ha agito per la liberazione dei cinque agenti antiterroristi («la prima manifestazione di solidarietà pubblica la avemmo al ritorno in cella, dopo la terribile sentenza; tutti i detenuti applaudivano e ci incoraggiavano»), ha esortato i sostenitori di Cuba ad agire per il cambiamento anche a casa propria: «Se vedete Cuba come un piccolo faro che fa la differenza nel mondo, ognuno di voi dovrebbe avere il desiderio che il paese nel quale vive sia diverso. La lotta non può essere in una sola direzione. Noi abbiamo poche risorse, voi ne avete molte di più. Ma la porta della speranza è aperta».

Antonio Guerrero ha parlato del presente e del futuro dei cinque nel contesto della Cuba di adesso. «Non so che cosa faremo, l’importante è fare le cose con amore e per il bene di tutti. C’è tanto da fare, non riesco a immaginare come ci siano persone che la mattina si svegliano e non pensano a questo! E sempre per citare Martí: “Dimentica quel che hai fatto, concentrati su quello che devi ancora fare”. E anche “il miglior modo per dire è fare”…ma certo per adesso noi parliamo tanto, dappertutto, fino a quando daremo conferenze?…»

L’attualità è certo piena di dubbi, apparentemente confusa. «Adesso i media occidentali parlano – male – più del Venezuela che di Cuba. Dobbiamo appoggiare la rivoluzione in Venezuela, e studiare il pensiero di Hugo Chávez». Sull’avvicinamento agli Stati uniti, e sugli eventuali pericoli, rispondendo a una domanda dal pubblico Guerrero è stato chiaro: «Il capitalismo non è la soluzione per i problemi di questo mondo. Noi diciamo che così come finirono gli altri imperi, forse un giorno finirà questo incubo, ma fino a quel momento non sarà possibile una politica totalmente onesta e giusta con Cuba e con gli altri paesi. Per sostenere lo stile di vita degli Stati uniti, questi hanno bisogno per forza di dominare altri paesi. In precedenza, abbiamo visto quello che facevano a Cuba, adesso i meccanismi sono altri. Gli Usa avevano visto che stavano perdendo opportunità. Adesso cercano di inserirsi nella nuova apertura. E secondo me lo stanno facendo con un calcolo ben preciso». Del resto, lo hanno anche dichiarato, sia Obama sia la Clinton per la quale «nonostante le buone intenzioni, la nostra politica di decenni di isolamento ha solo rafforzato la presa del regime di Castro sul potere».

Ma, ha continuato Antonio Guerrero, «noi cubani non siamo ciechi. Magari qualcuno pensa che i giovani cubani abbiano meno coscienza, meno senso storico. Ma questo vale anche per la gioventù italiana» (avremmo voluto dire ad Antonio: “mille volte di più”), «i tempi sono cambiati, ma io ho incontrato varie volte i giovani cubani e posso dirlo: le giovani generazioni hanno passato a Cuba momenti economici molto difficili – durante il periodo especial – ma continuano a difendere la rivoluzione. Hanno la responsabilità di succedere alla generazione storica della rivoluzione, e saranno loro a difendere il futuro di Cuba. Sono sicuro che loro conoscono il mostro. Siamo preparati. E adesso i nostri giovani sono anche in Nepal ad aiutare le vittime del terremoto. Questa è la gioventù cubana».

Tuttavia, gli abbiamo chiesto per L’AntiDiplomatico e per Radio Habana Cuba, malgrado la tenuta politica e morale dei cubani, non si profila il pericolo di una invasione del consumismo, la seguito di milioni di turisti statunitensi e degli altri aspetti dell’acercamento (avvicinamento) che sta sostituendo il bloqueo? Non sarà il consumismo a sconfiggere gli ideali della rivoluzione martiana, che in questo mondo è anche abbastanza marziana? Antonio, dopo tanti anni di assenza, come ha trovato Cuba? La sua risposta: «in 24 anni il mondo è cambiato. Cuba anche. Il consumismo non c’è a Cuba. Noi abbiamo la sfida di soddisfare i bisogni delle persone, non ha niente a che vedere con il consumismo. Basta stare a Cuba e confrontarla con altri paesi. Dobbiamo dare di più al popolo. Produrre di più. Eliminare la doppia moneta. Nel mondo di oggi nessuno sfugge alla povertà. E chi ha consumismo ha più problemi, ci sono più differenze. Hanno di tutto, incentivano la gente a comprare e la gente si sente sempre più frustrata. Noi cerchiamo di lavorare per migliorare il livello di vita delle persone, dopo il periodo especial. A Cuba non c’è consumismo. Ci sono più possibilità, di mangiare e di altro. E vogliamo che arrivi a tutti. Questo è quel che percepisco, dopo 24 anni di assenza». Quindi nessun pericolo di invasione? «Nessun pericolo, nessun pericolo. No hay peligro. No hay peligro. No hay peligro».

Hollande esige la fine del bloqueo Usa contro Cuba

cuba-francia-hollande-4da it.cubadebate.cu

Il presidente francese, Francois Hollande, ha sottolineato oggi l’apporto di Cuba al processo di pace in Colombia e richiesto la fine del bloqueo imposto dagli Stati Uniti contro l’isola caraibica.

In una conferenza tenuta nell’Aula Magna dell’Università de L’Avana, Hollande ha fatto riferimento al ruolo di Cuba in America Latina e ricordato che qui a L’Avana ha luogo il dialogo tra il governo e la guerriglia colombiana per mettere fine al conflitto, il più antico del continente.

Nel suo discorso, ha segnalato che questa è la prima visita di un presidente della Repubblica Francese e di un capo di Stato di un paese occidentale sull’isola.

Ci sono molti legami che uniscono la Francia con Cuba e l’America Latina, ha dichiarato.

Il capo dello stato ha espressamente richiesto l’annullamento del bloqueo statunitense contro Cuba che ha pregiudicato lo sviluppo del paese ed ha affermato che farà tutto il possibile perché queste misure possano essere finalmente annullate.

Ha poi ricordato che ogni anno, dal principio della decade degli anni 90 del secolo scorso il suo paese si è pronunciato nell’ONU in favore della risoluzione che chiede la fine di questa politica.

Hollande ha presieduto oggi insieme al primo vicepresidente cubano, Miguel Diaz-Canel, la firma di quattro accordi di collaborazione tra università ed istituzioni di entrambi i paesi.

Il presidente che è arrivato ieri sera per una visita ufficiale, sosterrà conversazioni ufficiali col suo omologo, Raul Castro, ed assisterà all’inaugurazione della nuova sede dell’Alleanza Francese a L’Avana, tra le altre attività.

Traduzione di Ida Garberi

Castro e Putin discutono di cooperazione politica ed economica

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Il presidente cubano Raul Castro ha incontrato il suo omologo russo Vladimir Putin a Mosca per discutere di politica, economica, e cooperazione commerciale, così come delle pressanti questioni internazionali.

Il colloquio tra i presidenti ha affrontato anche il tema degli scambi commerciali tra i due paesi, che nello scorso anno hanno subito un calo del 12%, secondo quanto dichiarato da Yuri Ushakov.

Il Presidente Raul Castro, ha inoltre incontrato Dmitri Medvedev, con cui ha discusso di progetti comuni nei settori della salute, dell’energia e dei trasporti.

I progetti bilaterali in discussione includono la ricostruzione degli impianti termici cubani da parte della compagnia energetica russa Inter RAO; la modernizzazione della società cubana Antillana de Acero con l’ausilio del consorzio Metallurgmash; il sostegno finanziario del Fondo Russo d’Investimenti per la costruzione di un nuovo centro di trasporto, di un aeroporto internazionale, e per il miglioramento del porto di Mariel; una joint-venture tra la Zarubezhneft russa e la società statale cubana Cupet per la ricerca di petrolio nella zona di Boca de Jaruco.

In occasione della visita di Castro, che comprenderà anche la partecipazione alle celebrazioni commemorative del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, la Russia ha ribadito il proprio sostegno alla normalizzazione delle relazioni Usa-Cuba e riaffermato il suo appello agli Stati Uniti affinché pongano fine al blocco economico-commerciale contro Cuba.

Mosca ha anche annunciato che la Russia sostiene l’inclusione di Cuba in qualità di osservatore nell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza intergovernativa di sicurezza tra Stati post-sovietici creata come contrappeso alla NATO.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Raúl Castro: «Siamo vicini all’Algeria e la sosteniamo»

da granma.cu

Ieri pomeriggio il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika ha ricevuto nella sua residenza ufficiale il Generale Raúl Castro Ruz, che, nelle sue prime parole, ha portato il saluto del Comandante in Capo Castro Ruz e il suo desiderio di vedere in buona salute un caro amico di Cuba.

Il leader cubano ha dichiarato che non ha mai dimenticato quando nel 2006 durante la grave malattia del Comandante in Capo, Bouteflika si è detto disposto a dare il suo sangue per il leader della Rivoluzione cubana.

Il colloquio è durato alcune ore, in un primo momento in privato e poi con la partecipazione delle delegazioni dei due paesi. Dopo l’incontro, Raul ha tenuto un vivace dialogo con la stampa cubana e algerino che ha dato copertura alla visita ad Algeri, dove ha parlato delle sue impressioni di questi giorni e dell’amicizia tra i due paesi.

Ad una domanda di un giornalista algerino sullo stato delle relazioni bilaterali, il Presidente Raúl Castro ha risposto:«Sono buone, come sempre. Il presidente ed io abbiamo parlato a fondo di varie questioni, la situazione internazionale e delle regioni in cui operiamo, la politica internazionale dell’ Algeria, così come della nostra».

«La cosa più importante è che abbiamo piena coincidenza dei nostri punti di vista sulle questioni, ha Gli ho fatto i complimenti per le sue posizioni e la politica estera del suo governo. Siamo accanto all’ Algeria e la sosteniamo», ha aggiunto Raúl Castro.

Il presidente dell’Isola ha posto un quesito: «Che cosa ne sarebbe di questa parte del nord Africa, senza la stabilità che ha oggi l’Algeria?», riconoscendo il buon senso dei principi algerini in ambito internazionale.

«Quando guardo il quadro globale, ho la sensazione che stanno impazzendo tutti, guerre da queste parti, bombardamenti di là, gli interventi di qua, distruggendo i paesi, una follia, dove arriveremo? Quindi penso che senza esitazione, e quindi condivido con la mia delegazione, che la politica estera della Repubblica d’Algeria è molto positiva».

«Con grande soddisfazione ribadiamo la nostra posizione sull’Algeria eroica e combattente, come di consueto ama definirla Fide»l, ha aggiunto.

Raúl ha poi ha annunciato ai giornalisti che tornerà presto nella nazione nordafricana, forse quest’anno, e ha ricordato che questa è stata la terza volta che ho viaggiato qui in qualità di Presidente di Cuba. «Ora ogni volta che passare attraverso l’area devo atterrare qui senza visto, ho il permesso di Bouteflika. È avvertito», ha scherzato.

Tra gli argomenti trattati durante questa conferenza, Raúl ha citato l’interesse di entrambe le parti per la produzione di vaccini e farmaci, nonché la cooperazione continua in materia di salute pubblica. Di conseguenza, ha ricordato che la prima missione internazionale di medicina cubana fu proprio in Algeria, nel 1963, e che ora è seguita dal secondo segretario del Partito Comunista di Cuba, José Ramón Machado Ventura.

Ha ricordato il lavoro eroico dei medici cubani in continenti come l’Africa e l’America Latina, evidenziando il lavoro dei cooperanti caraibici nell’affrontare Ebola, che non si limita solo al trattamento diretto nelle zone colpite, ma comprendeva, in aggiunta, la preparazione di migliaia di specialisti da molte parti del mondo per contenere l’epidemia.

Raul ha parlato con i giornalisti in merito a diverse questioni sull’isola, tra cui il ruolo cruciale delle donne cubane nello sviluppo del paese e le sfide demografiche che attendono la nazione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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