Quito 28sept2015: Solidaridad con los Cinco Heroes Cubanos

Quito 28-30sept2015: II Encuentro LatinoAmericano Progresista

Rafael Correa: «Questo è il governo dei lavoratori»

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Il Presidente ha sottolineato le conquiste della Revolución Ciudadana in materia di lavoro, affermando che «staremo sempre dalla parte dei più poveri»

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha preso parte alla massiccia mobilitazione per la Festa dei Lavoratori congratulandosi con i presenti, e ribadendo il proprio sostegno alla lotta per migliori condizioni di lavoro.

Il capo dello stato ha dichiarato che «la realtà lavorativa attuale è notevolmente migliorata» spiegando che l’Ecuador è riuscito a eliminare l’esternalizzazione e altre forme precarie di sfruttamento del lavoro, raddoppiare le iscrizioni alla previdenza sociale, e inoltre ha i salari reali più alti dell’intera regione.

«Questo è il governo dei lavoratori – ha sottolineato Correa – non è più il vecchio paese».

Dalla capitale Quito, dove è intervenuto, Correa ha dato risalto alla massiccia partecipazione: «La marcia si estende per chilometri e chilometri, sapete perché? Perché siamo di più, molti di più».

Durante il suo discorso, Correa ha inoltre dichiarato che quello ecuadoriano è il governo dei lavoratori, la rivoluzione del lavoro, e che non sarà permesso alla burocrazia di togliere ai lavoratori le conquiste raggiunte.

«Viva la Festa dei Lavoratori, viva la Rivoluzione dei Lavoratori», ha aggiunto il presidente.

Per poi spiegare che «la supremazia del lavoro umano sul capitale, è il presupposto su cui si basa il socialismo del XXI secolo, e la nostra Revolución Ciudadana segna una netta linea di demarcazione tra noi e il capitalismo».

A tal proposito, Correa ha chiarito che nel capitalismo viene data precedenza al capitale e al profitto, mentre nel socialismo e la Revolución Ciudadana viene privilegiata la persona e i suoi diritti.

«Staremo sempre dalla parte dei poveri e dei nostri compatrioti più deboli».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Celac: l’Agenda 2020 al centro del dibattito in Ecuador

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I ministri degli Esteri dei 33 paesi membri discuteranno i cinque temi al centro dell’agenda regionale

I ministri degli Esteri della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) si incontreranno il prossimo martedì a Quito, la capitale dell’Ecuador, per discutere i temi della cosiddetta Agenda per il 2020.

Il ministero degli Esteri ecuadoriano ha precisato che i ministri degli Esteri dei 33 paesi che compongono l’organismo analizzeranno il documento all’ordine del giorno del blocco regionale fino al 2020.

Il testo in discussione includerà le cinque aree di lavoro proposte dai presidenti pro-tempore dell’organismo per il 2014 e il 2015. I presidenti di Costa Rica ed Ecuador.

Gli obiettivi vertono su temi come: Riduzione della Povertà e della Disuguaglianza; Educazione, scienza, tecnologia e innovazione; Ambiente e cambiamenti climatici; Infrastrutture e connettività; Finanziamenti per lo sviluppo.

I ministri degli Esteri discuteranno anche riguardo le relazioni intercorrenti tra la CELAC e nazioni come la Russia, l’India, la Turchia e il Giappone, tra le altre; valuteranno inoltre i rapporti con l’Unione Europea, con la quale è in programma un vertice che si terrà nei giorni 10 e 11 di giugno a Bruxelles, in Belgio.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Delcy Rodriguez: «Unasur ratifica lo spirito di libertà e sovranità»

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«Abbiamo ricevuto il sostegno delle nostre nazioni del Sud, il nostro popolo apprezza la fermezza con cui l’Unasur emesso questo comunicato, perché sappiamo che il Venezuela non è solo, nell’ambito diplomatico così come in quello della diplomazia dei popoli», ha dichiarato il Ministro degli Esteri

Il Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che il comunicato emesso dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) dove viene condannata l’ingerenza del governo degli Stati Uniti d’America e dove viene richiesta l’abrogazione del decreto legge che qualifica il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria”, ratifica lo spirito di unità, libertà, sovranità e indipendenza dei popoli latinoamericani.

Nell’ambito della trasmissione En contacto informativo in onda su Telesur, dalla sede di Quito, in Ecuador, Rodriguez ha affermato che la riunione dei ministri degli Esteri dei paesi membri dell’Unasur «è stata caratterizzata dallo spirito di libertà dell’America Latina, di quei popoli che da molto tempo hanno deciso di essere liberi e di non voler tornare mai più all’oscurantismo che pretende d’imporre l’imperialismo, in questo caso, con una decisione terribile e sproporzionata (…) con cui si vuole attaccare la sovranità e l’autodeterminazione del popolo venezuelano».

«Portiamo qui il messaggio del nostro popolo – ha spiegato il Ministro degli Esteri – del Presidente Maduro, un messaggio di fermezza, di apertura al dialogo, ma con fermezza e soprattutto uguaglianza con il governo degli Stati Uniti». Definendo il decreto di Barack Obama come un atto emanato da «una classe dirigente che non rispetta alcun principio del Diritto Internazionale, che non aderisce ai principi delle Nazioni Unite».

Il Ministro degli Esteri venezuelano ha espresso gratitudine ai suoi omologhi sudamericani presenti alla riunione di Quito, «coscienti della gravità che rappresenta l’ordine esecutivo, non solo per il Venezuela, ma per l’intera regione, perché potrebbe verificarsi un intervento militare che non sappiamo quando andrà a violare le frontiere del Venezuela».

Ha poi definito la decisione dell’Unasur come storica e affermato che con questa posizione l’organismo «si è opposto all’imperialismo in maniera ferma e contundente». Delcy Rodriguez ha inoltre evidenziato che «non si tratta di politicizzare o ideologizzare lo scontro in atto, ma di confermare che nellà diversita possiamo essere uniti di fronte a cose grandi, dinanzi a grandi sfide storiche».

Il popolo venezuelano continuerà a stare in trincea, a lottare in difesa della propria sovranità e autodeterminazione, «perché il Venezuela si pone dinanzi ai popoli con la diplomazia bolivariana, che è di pace. Di fronte alla politica bellicista dell’amministrazione statunitense, noi sosteniamo la diplomazia della pace».

«Abbiamo ricevuto il sostegno delle nostre nazioni del Sud, il nostro popolo apprezza la fermezza con cui l’Unasur emesso questo comunicato, perché sappiamo che il Venezuela non è solo, nell’ambito diplomatico così come in quello della diplomazia dei popoli», ha sottolineato la dirigente bolivariana.

Nel comunicato emesso dall’organismo sudamericano, i paesi membri ratificano «il rigetto del Decreto Esecutivo del Governo degli Stati Uniti d’America, approvato il 9 marzo del 2015, in quanto costituisce una grave minaccia interventista, diretta contro la sovranità e al principio di non intervento negli affari interni di altri Stati».

Inoltre, esigono che il governo degli Stati Uniti s’impegni a «valutare e implementare soluzioni alternative per il dialogo con il governo del Venezuela, basate sul principio di rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli. Di conseguenza – chiedono – l’abrograzione del Decreto Esecutivo».

Infine, il blocco di integrazione ha ribadito il suo impegno per la piena osservanza del Diritto Internazionale, la Risoluzione Pacifica delle Controversie e il principio di non Intervento.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Gay Pride 2013 a Quito

Gay Pride 2013 a Quito

Gay Pride 2013 a Quito: “estoy acolitando” è un modismo ecuadoriano che vuol dire “ti sto appoggiando”

di Davide Matrone

La comunità GBLT (e non solo) scende in piazza per rivendicare diritti ancora negati.

“Ogni anno siamo sempre di più belli e colorati!”. Tra le frasi e dichiarazioni raccolte durante la marcia GBLT di Quito questa è quella che mi ha colpito di più. E’ vero si era in tanti e colorati. Sara, una bella ragazza ecuadoriana con il suo cartello “siamo tutti diversi” ha marciato insieme a tanta gente che è scesa in piazza per reclamare i diritti, ancora negati alla comunità GBLT dell’Ecuador.

Il 6 luglio 2013 a Quito si è conclusa la settimana dell’orgoglio gay a livello nazionale. Una settimana nella quale l’intera comunità GBLT ha organizzato una serie di iniziative in tutte le città del paese come a Guayaquil, a Cuenca, a Quito e a Manta. In ogni città si è tenuta una sfilata e si sono realizzati incontri, seminari, dibattiti e feste.

A Quito la manifestazione di chiusura ha visto scendere nelle strade circa 5 mila persone (1500 secondi le fonti della polizia).

Tante le associazioni e i gruppi in piazza come la Fundacion Equidad che risulta essere tra i gruppi storici della realtà ecuadoriana che da anni lavora sul territorio a fianco della comunità GBLT (Intervista realizzata a Juan Carlos Masabanda della Fondazione “Equidad”).

Gay Pride 2013 a Quito

La sfilata ha attraversato una delle arterie principali della città e cioè la Avenida Amazanos. Lungo il tragitto, ho incontrato tante coppie che per mano avanzavano col sorriso e con la voglia di esserci. Non importa se fossero etero, bisex, omosessuali, trans, tutti erano accomunate dallo stesso desiderio: quello di vivere in un mondo nel quale esprimere poter esprimere il proprio amore senza nessun problema. E cosi migliaia di persone innamorate della vita, hanno messo in scena un bello spettacolo pieno di colori e di sorrisi.

C’erano anche i tambori che danzavano e davano il ritmo ed era un ritmo pieno di calore.

La città ha accolto positivamente questa sfilata anche se strana per alcuni che sostavano lungo i marciapiedi. In Ecuador purtroppo il tema dell’omosessualità risulta essere ancora un tabù e i gay in generale vengono ritenuti strani. Per la maggioranza degli ecuadoriani una coppia gay è anormale. Qui il gay dichiarato, nell’ambito lavorativo, può avere buone possibilità di realizzazione professionale solo in un negozio di “peluqueria” cioè di parrucchiere.

Gay Pride 2013 a Quito

Beh detta così è molto riduttiva e non da il vero senso della situazione, però fa parte della realtà. Una realtà però in cammino ed in movimento come l’intero paese del resto. E allora bisogna dire anche che, non è tutto vero che i gay possono essere solo dei buoni parrucchieri. Nel frattempo anche qui in Ecuador, dove il machismo (maschilismo) è molto forte (come in quasi tutta il sud america), il tema omosessualità comincia ad essere meno strano. I giovani hanno un visione più “liberale” se si comparano alle precedenti generazioni. La promiscuità consente di conoscersi e di avere amici gay o lesbiche, di uscire insieme e di andare a ballare in discoteca, di frequentare le stesse aule universitarie e allora questa quotidianità fa si che l’omosessualità non risulta essere un tema imbarazzante.

GAY PRIDE 2013 A QUITO

E cosi in piazza c’erano molti eterosessuali che pensando di dover appoggiare la comunità GBLT e avvicinare gli altri che ancora non vogliono accettare questa realtà che esiste. E per le strade si chiedeva una cosa molto elementare cioè: di amare ed essere amati senza se e senza ma. Come dicevo, quindi, in Ecuador la situazione sta cambiando e la società civile comincia ad esserne consapevole.

Le famiglie non hanno più paura di nascondersi e cosi sfilano i membri di un intero nucleo familiare mano nella mano col cartello “nella mia famiglia siamo tutti uguali”. La mamma e il papà con il loro figlio gay e fidanzato al seguito. Oppure persone con i loro figli in carrozzina che “acolitano” (per usare un modismo ecuadoriano) sostengono la comunità GBLT.

Alla fine tutti in piazza Foch, dove la festa di sorrisi e colori è continuata fino a notte inoltrata.

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