Nariño (FARC-EP): Ecco chi combatte davvero l’ISIS

Alexandra Nariñodi Alexandra Nariño, Delegazione di Pace delle FARC-EP
Cosa hanno in comune Vladimir Putin, Hugo Chávez, Fidel Castro, Kim Jong-un, Evo Morales y Bashar al-Assad? Se dovessimo dare credito a ciò che scrive la stampa cosiddetta occidentale, sono tutti uomini irrazionali, bugiardi e finanche ridicoli, con tratti principalmente antidemocratici, dittatoriali. Più sono non allineati alle direttrici neoliberali dettate dal FMI e dalla Banca Mondiale, tanto più sono disprezzabili. O almeno questo è il messaggio che arriva quotidianamente a milioni di persone che credono di essere informate grazie alle grandi agenzie di notizie.
Dopo aver letto diversi articoli che denunciavano le malintenzionate ed astute giocate politiche e militari di Vladimir Putin nel mondo, egli è riuscito a stimolare la mia curiosità quando l’ho sentito parlare durante il settantesimo anniversario dell’ONU. Sono riuscita ad ascoltare solo la ultima parte; non so se ciò che mi ha chiamato l’attenzione qualche frase sua, lo sguardo o il tono della voce. Ciò che è certo è che ho cercato l’intervento completo in internet ed ho scoperto che l’intervento di Putin ha qualcosa di cui sono carenti altri personaggi come per esempio Obama, Merkel o Rutte: la coerenza.

Privo di vuote e pompose dissertazioni sulla “freedom and democracy”, ha espresso in forma semplice una posizione democratica, pluralista e rispettosa della sovranità di altre nazioni. Inoltre, ha offerto ad i presenti ed al pianeta una spiegazione sensata della situazione nel Nord Africa e nel Medio Oriente, oltre ad un’analisi sulla relazione dei poteri geostrategici del mondo odierno.

Con una eloquente diplomazia, il presidente russo ha messo in evidenza alcune verità che già tutti sanno, ma nessuno nel mondo politico ha osato pronunciare con tanta veemenza: che le foerze governative di Assad e le milizie curde sono le uniche forze che davvero stanno combattendo i terroristi in Siria; che i gruppi estremisti si nutrono – tra gli altri – di soldati iracheni che sono rimasti senza lavoro dopo l’invasione del 2003, di libici il cui Stato è stato distrutto dopo il 2011 e anche, più recentemente, della oposizione “moderata” in Siria, sostenuta dall’Occidente, il quale fornisce armi ed addestramento, dopodiché molti disertano e si uniscono allo Stato Islamico.

Senza nominare nessuno nello specifico, ha definito ipocrita ed irresponsabile il pronunciare dichiarazioni sulla minaccia del terrorismo e allo stesso tempo fare finta di nulla quando si tratta del suo finanziamento attraverso il narcotraffico, il contrabbando di petrolio e di armi. In questo modo – senza riferimenti specifici – ha definito irresponsabile l’utilizzo strumentale di gruppi estremisti per raggiungere i loro propri scopi, ed illudersi di poter poi trovare successivamente il modo di disfarsi di loro.  

Inoltre ha dato anche spazio per la riflessione e l’autocritica “… ricordiamo gli esempi del nostro passato sovietico, quando l’Unione Sovietica pensò fosse possibile esportare esperimenti sociali, facendo pressione su altri paesi per ottenere trasformazioni per motivi ideologici. Ciò ha avuto molto spesso tragiche conseguenze ed ha prodotto degrado invece che progresso”.

Non vorrei essere accusata di devota di Putin; l’unica cosa che posso affermare è che – che ci presentino, noi membri delle FARC-EP, come narco-trafficanti senza ideali, che pretendano di dipingere Hugo Chávez come un ciarlatano e quindi poco serio, che vogliano far passare come disumano Bashar al-Assad – essere disallineato in un mondo nel quale il politicamente corretto sembra corrispondere a promuovere politiche neoliberali, xenofobe ed escludenti, di per sé rappresenta già un merito.

Nariño, FARC-EP: «Putin, Assad y los kurdos únicos combatiendo ISIS»

Alexandra NariñoPor Alexandra Nariño, integrante de la Delegación de Paz de las FARC-EP

¿Qué tienen Vladimir Putin, Hugo Chávez, Fidel Castro, Kim Jong-un, Evo Morales y Bashar al-Assad en común? Si tenemos que creerle a la prensa occidental, son todos hombres irracionales, mentirosos y hasta ridículos, la mayoría con rasgos anti-democráticos, dictatoriales. Entre más desalineados sean de las directrices neoliberales dictadas por el FMI y el Banco Mundial, más despreciables. O al menos es el mensaje que les llega diariamente a millones de personas quienes creen estar informadas a través de las grandes agencias de noticias.

Luego de leer varios artículos que denunciaban las malintencionadas y astutas jugadas políticas y militares de Vladimir Putin en el mundo, él logró despertar mi curiosidad cuando lo vi hablando en el setenta aniversario de la ONU. Solo pude ver la última parte; no sé si lo que me llamó la atención fuera alguna frase suya, la mirada o el tono de su voz. Lo cierto es que busqué la intervención completa en internet y descubrí que el discurso de Putin tiene algo de lo que carecen personajes como por ejemplo Obama, Merkel o Rutte: coherencia.

Sin disertaciones pomposas y vacías sobre “freedom and democracy”, expuso de forma sencilla una posición democrática, pluralista y respetuosa de la soberanía de otras naciones. Además,  ofreció a los presentes y al planeta una explicación sensata de la situación en el Norte de África y el Medio Oriente, así como un análisis de la correlación de poderes geoestratégicos en el mundo de hoy.

Con una elocuente diplomacia, el presidente ruso dejó al desnudo algunas verdades que ya todos sabían, pero nadie en el mundo político se había atrevido a pronunciar con tanta vehemencia: que las fuerzas gubernamentales de Assad y las milicias kurdas son las únicas fuerzas que realmente combaten a los terroristas en Siria; que los grupos extremistas se nutren – entre otros – de soldados iraquíes quienes quedaron en la calle después de la invasión en el 2003, de Libios cuyo Estado fue destruido luego del 2011 y también, más recientemente, de la oposición “moderada” en Siria, apoyada por el Occidente, que les entrega armas y entrenamiento, luego del cual muchos se desertan y se unen al Estado Islámico.

Sin nombrar a nadie en específico, calificó de hipócrita e irresponsable el hacer declaraciones sobre la amenaza del terrorismo y al mismo tiempo hacerse el de la vista gorda cuando de su financiación a través de narcotráfico, tráfico ilegal de petróleo y de armas se trate. Así mismo – sin referencias específicas – juzgó como irresponsable el manipular grupos extremistas para lograr sus propios objetivos políticos, y creer que de alguna manera se buscará la forma de deshacerse de ellos más adelante.  

También hubo espacio para la reflexión y la autocrítica: “…recordamos ejemplos de nuestro pasado soviético, cuando la Unión Soviética exportó experimentos sociales, presionando por cambios en otros países por razones ideológicas. Esto muchas veces tuvo consecuencias trágicas y produjo degradación en vez de progreso”.

No quisiera ser acusada de devota de Putin; lo único que puedo afirmar es que, así nos pinten a las FARC-EP como narcotraficantes sin ideales, así mostraran a Hugo Chávez como un charlatán sin seriedad, así quieran despojar de todo humanismo a Bashar al-Assad, ser desalineado en un mundo en el que lo políticamente correcto parece ser promocionar políticas neoliberales, xenofóbicas y excluyentes, es un mérito en sí.

In Bolivia il Centro di Ricerca nucleare più grande nel continente

Collegamento permanente dell'immagine integratada telesurtv.net

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, chiederà al suo omologo russo Vladimir Putin, che il Centro di ricerca nucleare che sarà costruito nel paese sudamericano sia il più grande della Regione. Lo ha annunciato giovedì il presidente della Bolivia aggiungendo che la domanda sarà presentata nel corso della riunione bilaterale che si terrà nel quadro del Terzo Vertice dei Paesi Esportatori di Gas.

“La prossima settimana chiederò al Presidente Putin che sia il più grande centro del Sudamerica” ha dichiarato il Presidente Boliviano durante l’ispezione dell’opera che sarà costruita nel distretto de “El Alto”. Morales farà questa richiesta a Putin perché sarà la compagnia Russa Rosatom la incaricata per la realizzazione del progetto boliviano che sarà completato in quattro anni e per il quale saranno investiti 300 milioni di dollari.

Morales ha anche sottolineato che il centro non danneggerà l’ambiente e porterà benefici per i boliviani. Inoltre, il presidente della Bolivia ha evidenziato la popolarità del suo omologo russo descrivendolo come “il miglior presidente.” La costruzione di questo Centro di Investigazione Nucleare risponde al piano civile di energia atomica con fini pacifici appoggiato dall’Organismo Internazionale dell’Energia Atomica e dalle Nazioni Unite.

Questo progetto è stato annunciato nel 2014 dal Presidente della Bolivia, Evo Morales. Il 26 settembre di quest’anno, in uno studio preliminare a San Cruz (est), il Presidente della Mining Corporation di Bolivia, Marcelino Quispe, ha riferito la scoperta di un deposito di uranio, essenziale per sviluppare l’energia nucleare.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Danilo Della Valle]

Mosca smentisce che Putin abbia definito Erdogan «dittatore»

Moscow denies Putin called Erdogan 'dictator'da nationalturk.com

Il portavoce del presidente russo ha smentito le notizie di stampa secondo cui Putin avrebbe convocato l’ambasciatore turco e chiamato il presidente turco Erdogan un ‘dittatore’.

Il Cremlino ha negato la notizia che il presidente russo Vladimir Putin ha chiamato il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan un «dittatore». «Le notizie pubblicate su alcuni siti web, che affermano che Putin ha convocato l’ambasciatore turco Umit Yardim, e chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con l’appellativo di dittatore non sono vere», ha detto Mercoledì 5 Agosto il portavoce di Putin Dmitry Peskov ai giornalisti, durante una teleconferenza.

Peskov ha anche negato la notizia che il presidente siriano Bashar al-Assad ha chiesto a Putin di inviare truppe russe in Siria, aggiungendo che un tale dislocamento non è nella loro agenda. (Anadolu Agency)

Sarà la Cina il salvavita dell’economia russa?

russia_cina_bandiereda Marx21.it

La terza settimana di dicembre, dopo che il rublo aveva subito la sua peggiore caduta dalla crisi dei cambi del 1998, il governo della Cina ha manifestato immediatamente la sua solidarietà con il Cremlino. “Se la parte russa ne avesse bisogno, forniremo l’assistenza necessaria secondo le nostre possibilità”, ha annunciato il ministro cinese delle Relazioni Estere Wang Yi. Il sostegno è in buona misura il prodotto del fatto che la Cina è oggi il primo partner commerciale e il quarto maggiore investitore a Mosca. E’ evidente che esiste una certa preoccupazione tra le élite di Pechino in relazione all’aggravamento della realtà economica russa.

Nell’ultimo anno, il rublo si è svalutato del 41% rispetto al dollaro e del 34% rispetto all’euro, fondamentalmente in conseguenza della caduta sostenuta del prezzo del petrolio negli ultimi 7 mesi e delle sanzioni applicate [alla Russia] dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti dopo gli avvenimenti della Crimea. Nel corso del 2014 la caduta degli investimenti ha raggiunto i 130.000 milioni di dollari. La banca centrale della Russia ha speso circa 100.000 milioni di dollari per la difesa della moneta e questa cifra costituisce la quarta parte delle riserve accumulate.
D’altro lato, la decisione di aumentare del 17% il tasso di interesse di riferimento per frenare la destabilizzazione della moneta potrebbe spianare la strada a una brusca diminuzione del credito e degli investimenti sul piano interno e incrementare in tal modo il rischio di cadere in una recessione prolungata. Le stesse autorità russe avevano rilevato una situazione economica preoccupante già nel momento in cui il PIL si era contratto dello 0,50% nel mese di novembre, la prima caduta dall’ottobre 2009. Messo in guardia circa i rischi di nuove corse agli sportelli bancari da parte degli analisti di Sberbank (la maggiore banca di prestiti russa), il governo di Vladimir Putin ha annunciato di prevedere un’iniezione di liquidità per l’ammontare di 1 bilione di rubli (18.600 milioni di dollari) e di creare immediatamente un deposito di sicurezza al fine di garantire il risparmio.

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Putin promette di aiutare Cuba a «superare l’illegale embargo imposto dagli Stati Uniti»

5ddad22fa1a7a2c39a445c144f1ab56f_article430bwda Russia Today 

«Aiuteremo i nostri amici cubani a superare l’illegale embargo» ha dichiarato Putin a margine di un incontro con il Presidente del Consiglio di Stato di Cuba, Raúl Castro.

Il presidente russo ha anche affermato nell’ambito della sua visita nel paese caraibico che la Russia e Cuba «stanno creando nuove condizioni per lo sviluppo delle relazioni bilaterali».

Accordi di cooperazione

I due paesi hanno firmato una serie di accordi di cooperazione bilaterale nel settore energetico e in altre aree, incluso un documento sull’esplorazione congiunta di nuovi giacimenti petroliferi.

«Stiamo considerando la questione dello sviluppo delle relazioni economiche e commerciali», ha dichiarato il presidente russo dopo l’incontro sostenuto con il leader cubano Raúl Castro e ha aggiunto che sono in discussione anche tutta una serie di nuovi progetti.

Putin ha informato che sono stati firmati diversi accordi tra le imprese russe Zarubezhneft, Rosneft, Inter Rao e i loro partner cubani. Il presidente russo ha manifestato la speranza che in un futuro prossimo si concretizzino i progetti dell’azienda petrolifera Rosneft a Cuba.

Il presidente ha anche ricordato che la società Zarubezhneft già sta sviluppando attivamente il giacimento cubano ‘Boca de Jaruco’.

Inoltre, ha informato che il suo paese è interessato all’installazione di stazioni terrestri del sistema satellitare russo GLONASS a Cuba, per fornire prodotti, servizi e tecnologie nell’ambito del telerilevamento e delle telecomunicazioni satellitari.

Mosca e L’Avana hanno anche firmato una dichiarazione bilaterale sul non-dispiegamento di armi nello spazio, così come un accordo di cooperazione nel campo della sicurezza informatica internazionale.

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Il presidente russo, a Cuba, ha iniziato una storica visita di sei giorni in America Latina. Putin dopo aver incontrato Raúl Castro, ha sostenuto anche una riunione informale con il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

 

La lettera di sostegno alla Russia di Putin dalla società civile tedesca

scholz-kleinda lantidiplomatico.it

In una lettera inviata a Vladimir Putin, importanti membri della società civile tedesca hanno condannato apertamente la russofobia dilagante nei media e nell’establishment politico tedesco, manifestando il loro supporto per le azioni di Mosca nell’attuale crisi ucraina.

A scriverla è stato il Luogotenente delle forze aeree tedesche in pensione Jochen Scholz, in risposta al discorso di Putin del 18 marzo scorso in occasione della riunificazione con la Crimea in cui il presidente russo si è rivosto direttamente al popolo tedesco. La missiva è stata cofirmata da centinaia di avvocati giornalisti, dottori, accademici, scienziati, diplomatici e storici tedeschi.

Ribadendo come George Bush padre avesse data chiara assicurazione che la Nato non si sarebbe espansa a est, Scholz scrive come l’occidente ha violato questa promessa a Mosca con la costruzione di un sistema di difesa missilistico nell’Europa dell’est e l’espansione della Nato nelle repubbliche ex sovietiche e l’installazione di basi militari nei paesi dell’ex Patto di Varsavia.

A differenza della guerra fredda, spiega Scholz in un’intervista a RT, quando gli interessi dell’Europa e quelli degli Stati Uniti coincidevano «dagli anni’90 questo è cambiato. Gli interessi europei sono oggettivamente differenti. E quindi il nostro compito è di prendere il nostro destino nelle nostre mani. Lavorare insieme in pace e e cooperazione nel rispetto dei diritti umani».

Avendo in mente il principale obiettivo geopolitico degli Usa, vale a dire neutralizzare la Russia, il colonnello in pensione afferma nella sua lettera che Washington ha usato la crisi ucraina come “strumento” per raggiungerlo. «Questo modello è stato usato ripetutamente: in Serbia, Georgia e Ukraina nel 2004, Egitto, Siria, Libia e Venezuela». La lettera si conclude con un sostegno pieno alle azioni intraprese dalla Russia come contrappeso agli interessi nord-americani.

 

Gli obiettivi di Putin: rompere l’isolamento e avere più visibilità geopolitica


di Achille Lollo

Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato a Bruxelles per dare “un nuovo tono” al 32° vertice che, ogni sei mesi, si svolge tra l’UE e la Russia allo scopo di valutare l’evoluzione delle relazioni politiche ed economiche tra i due blocchi. Relazioni che, dal 2012, registrano il più basso livello di comprensione e di accordo, soprattutto in campo internazionale: in primo luogo, a causa del coinvolgimento della Russia nella difesa dei governi di Siria, Iran, Venezuela e Ucraina; in secondo luogo, per la critica mossa da Putin al ruolo degli Stati Uniti in relazione al “… monopolio del loro dominio nelle relazioni internazionali e all’uso eccessivo della forza militare“; infine, per aver respinto l’interventismo della NATO che, secondo il presidente russo, “… in Kosovo, così come in Libia, ha agito violando il diritto internazionale, oltre a promuovere la corsa agli armamenti…

La presenza del Presidente Putin a Bruxelles, al lato del suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov, è stata decisiva per gettare le basi, con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso e il presidente del Consiglio d’Europa, Herman van Rompuy, di un nuovo equilibrio politico e diplomatico tra l’UE e la Russia, in seguito alla rottura da parte del Ministro degli Affari Esteri dell’Unione Europea, Catherine Ashton, che aveva apertamente assunto la posizione degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Nel frattempo, dopo aver firmato i comunicati congiunti grazie ai quali le relazioni tra la Russia e l’Unione Europea sono tornate alla normalità, il presidente Putin, di fronte ai giornalisti, non ha mancato di criticare i ministri dei paesi europei che hanno aderito alla linea dettata dal segretario degli Stati Uniti d’America, John Kerry. Quindi, rompendo la diplomazia dei mezzi sorrisi e delle strette di mano, Vladimir Putin ha dichiarato: “…La Russia non è interessata a decidere quale forza politica governerà l’Ucraina. Siamo solo interessati a sapere che tipo di politica economica sarà attuato, visto che abbiamo firmato accordi per la fornitura di gas a prezzi preferenziali e per un prestito di 15 miliardi di euro...”. Poi ha attaccato direttamente il Ministro Catherine Ashton, sottolineando “…come avrebbe reagito l’UE se il nostro Ministro degli Esteri fosse andato in Grecia a fare appelli contro l’Unione Europea? …“. Dichiarazioni forti, per chi sostiene che non ci sono più problemi tra la Russia e l’Unione Europea!

Di fatto, in occasione della recente Conferenza sulla Siria “Ginevra II” e nel Forum Mondiale dell’Economia a Davos, è emersa l’evidenza che la Casa Bianca e il suo fedele scudiero britannico pretendono di imporre alla Russia un rigido isolamento diplomatico e politico, per limitare le aspirazioni economiche e, soprattutto, le ambizioni geostrategiche dei “siloviki”[1] del Cremlino.

Una prospettiva che le “eccellenze” della Casa Bianca e del Downstreet mantengono in piedi, dal momento che non perdonano a Vladimir Putin tre importanti questioni: 1) essere riuscito a far fallire il progetto del mega-gasdotto “Nabucco”, che gli Stati Uniti pretendevano di costruire dalla Turchia per terminare con la dipendenza europea del gas russo; 2) avere vinto la guerra nell’Ossezia del sud e in Cecenia (2008); 3) avere creato un sistema di mutua sicurezza in Asia Centrale, riunendo, con il Trattato di Cooperazione di Shangai (2001) la Russia, la Cina, il Kazakistan, il Kirgistan, il Tadjikistan e l’Uzbekistan.

È in quest’ambito che i media occidentali – interpretando le posizioni della Casa Bianca – desqualificano quotidianamente Putin chiamandolo “…il nuovo dittatore russo…”, per avere spezzato il potere politico e finanziario degli oligarchi Mikhail Khodorkovskij e Boris Berezovskij – benemeriti associati dei conglomerati finanziari statunitensi, che oggi i tabloids occidentali considerano “i nuovi dissidenti della Russia” -, e per aver firmato un decreto-legge omofobo che commina pesanti condanne per la propaganda e le manifestazioni gay.

Tuttavia, il principale argomento delle cancellerie europee contro il presidente russo Putin è in relazione con la decisione che Putin ha preso nel 2008, quando ha rifiutato la “protezione geo-strategica ” della NATO. In quanto a ciò, i banchieri statunitensi ed europei fanno pressione sui loro governi a causa delle riforme istituzionali, economiche e fiscali che Putin ha introdotto in Russia, grazie alle quali le lobbies transnazionali hanno perso la loro influenza sulla Duma (il Parlamento), consentendo alla Russia di raggiungere la stabilità economica, nonostante la crisi del 2008. Riforme che, negli ultimi cinque anni, hanno corretto la gestione disastrosa di Boris Eltsin, imponendo un nuovo concetto di Nazione, oltre a rafforzare l’autorità dello Stato e la sua autonomia politica ed economica. Per questo, il Presidente Putin è accusato di ricorrere all’autoritarismo e di volere riportare in auge lo “statalismo dell’URSS”.

Tutto il mondo sa che il ritorno del capitalismo in Russia, sotto la direzione di Boris Eltsin, ha rappresentato un grande affare per le transnazionali e i banchieri dell’Occidente, dal momento che i programmi di privatizzazione effettivamente hanno promosso la formazione di una nuova borghesia speculativa e consumistica – nota come “l’oligarchia” – che ha cercato di costruirsi un’ampia rappresentanza politica nella Duma (Parlamento) per esercitare un controllo effettivo nelle istituzioni e, in questo modo, legittimare l’appropriazione dei settori produttivi dello Stato, oltre a bloccare  il sistema di controllo fiscale delle entrate.

 . Un contesto che presto si è trasformato in una lotta pericolosa per il potere politico che il gruppo guidato da Putin e maggioritario nel partito “Russia Unita” ha vinto, scommettendo tutto sulla ricostruzione dello Stato e sulla regolamentazione delle anomalie create dal mercato. Anche così, solo nel terzo mandato, il governo di Putin è riuscito a definire: a) le nuove regole per i contratti internazionali, al fine di evitare la fuga di capitali, che nel 2013 ha raggiunto il valore di 400 miliardi di dollari; b) il codice di condotta per attirare gli investitori stranieri,  in modo da fra diventare la Russia il 20° paese al mondo con le migliori opportunità di business (nel 2001 era al 92°); c) creare un mercato di esportazione di raggio regionale, dal momento che il settore automobilistico è cresciuto al 76 %, gli investimenti per le infra-strutture industriali sono aumentati del 125 % e la produzione agricola ha praticamente raddoppiato i raccolti. Di conseguenza, anche il salario minimo è aumentato da $ 80 (circa 163 reais) a 640 (circa 1300 reais). Questo spiega perché nell’ultimo sondaggio condotto dal Centro Levada in Russia, il 68 % dei Russi, oggi, voterebbe per Putin di nuovo .

 

La visibilità geo-politica

Le Olimpiadi di Inverno – che si realizzeranno a Sochi dal 7 al 23 febbraio – saranno l’evento sul quale il governo russo ha scommesso tutto per rompere l’isolamento politico e conquistare una visibilità geo-politica di portata mondiale, visto che più di 1.000 giornalisti sono stati accreditati per documentare l’evento sportivo, come asnche la realtà socio-economica del paese.

Per questo, a partire dal mese di ottobre, nella città di Volgograd (l’antica Stalingrado) gli ultimi militanti jihadisti dell’“Emirato della Cecenia” hanno realizzato quattro attentati, provocando la morte di 34 persone e tentando, così, di bloccare le Olimpiadi. Il mandante degli attentati è il leader fondamentalista islamico Doku Umarov, fondatore del gruppo armato Imarat Kavkaz, i cui militanti, nella stragrande maggioranza, erano fuggiti in Siria, arruolandosi nelle brigate jihadiste di Aleppo. È chiaro che gli illimitati finanziamenti che l’“Emiro della Cecenia” ha ricevuto dall’Arabia Saudita e dal Qatar, permettono, ancora, l’alimentazione di una rete di terroristi sguinzagliati su differenti territori della regione caucasica, propriamente la Cecenia, l’Inguscetia, il Dagestan, l’Ossetia del Nord, la Karacaj-Circassia e la Cabardino-Balcaria. Per questo, il Ministero degli Interni della Russia ha mobilizzato a Sochi circa 64.000 poliziotti, per impedire nuovi attentati durante le Olimpiadi di Inverno.

Eppure, al di là delle bombe degli jihadisti di Doku Umarov e delle proclamazioni separatiste di Akmed Zakaiev (rifugiato politico a Londra), quello che potrà rovinare la festa olimpica a Sochi saranno i baci dei/delle atlete omosessuali di fronte alle videocamere delle TV. Al di là di ciò, i fotografi e gli operatori delle TV sperano di potere inquadrare i corpi nudi delle militanti del gruppo FEMEN, che hanno promesso di esserci a Sochi, per manifestare la loro solidarietà con le Pussy Riot, Maria Alekhina e Nadejda Tolokonnikova, alle quali il presidente Vladimir Putin ha concesso la grazia insieme all’ex-oligarca Mikhaïl Khodorkovski. Misure di clemenza che Putin ha preso per evitare che gli scandalosi tabloids della Gran Bretagna e degli USA ritornino a bombardare la Russia con reportages sull’imprigionamento delle Pussy Riot e dell’antico padrone dell’impresa petrolifera Yukos.

È stato di questo clima che il Ministero dell’Interno si è approfittato di un ritardo nel rinnovo del visto di soggiorno per decretare l’espulsione del giornalista statunitense David Setter, 66 anni, che stava accreditato a Moscou da parte del Wall Street Journal e dal Financial Times. In realtà, Setter è uno dei principali consulenti della Radio Free Europe/Radio Liberty, (l’emittente finanziata dal Congresso degli USA dagli anni cinquanta) che, oggi, è la principale voce delle campagne denigratorie contro il presidente Putin e la Russia.

Un’espulsione che ha pesato abbastanza nella decisione del Comitato Olimpico degli USA di disertare i festeggiamenti per l’apertura delle Olimpiadi Invernali, inviando al proprio posto un gruppo di omosessuali la cui sfilata peggiorerà ancora di più le relazioni diplomatiche tra gli USA e la Russia. Posizione che ha diviso i Comitati Olimpici, con una minoranza formata dalla Gran Bretagna, dal Belgio, dalla Svezia e dall’Olanda che hanno dato il loro appoggio incondizionato alle manifestazioni contro le leggi omofobiche, mentre la maggioranza ha dichiarato che preferisce non interferire nella politica interna della Russia, che per questo evento ha investito circa 50 miliardi di dollari.

In questo scenario è difficile dire se la Russia di Vladimir Putin riuscirà a raggiungere una nuova visibilità geo-politica. Eppure, è evidente che tutto quello che sta succedendo è, in realtà, “una seconda guerra fredda in sordina”, che  gli Stati Uniti e la Gran Bretagna promuovono contro la Russia e contro tutti quelli che minacciano i loro plani di espansione.

 

*Giornalista italiano, corrispondente del “Brasil de Fato” in Italia, editore del programma TV “Quadrante Informativo” e colonnista del “Correio da Cidadania”

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli] 

 


[1]I silovikos sono gli uomini di fiducia del presidente Vladimir Putin, in gran parte antichi ufficiali delle Forze Armate o dei servizi segreti (il vecchio Kgb e il nuovo Fsb).

La lettera del Papa a Vladimir Putin

papa francesco

da cambiailmondo.org

A Sua Eccellenza

Il Sig. Vladimir PUTIN
Presidente della Federazione Russa

Nell’anno in corso, Ella ha l’onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali.

Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.

Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un’abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l’anno in corso ha assunto l’impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne. Ciononostante, l’economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.

In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c’è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.

L’incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo. I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.

Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell’anno 2013.

Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell’opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.

Dal Vaticano, 4 settembre 2013

Snowden: cresce la solidarietà

di Geraldina Colotti

Il Manifesto, 28giu2013.- La «talpa» Edward Snowden resta bloccata all’aeroporto di Mosca. Senza passaporto valido, non può comprare il biglietto. Maduro: se Snowden lo chiedesse, «quasi sicuramente» il suo paese lo accoglierebbe.

Nessuna svolta per la “talpa” del Datagate. Edward Snowden, l’ex tecnico informatico della Nsa che ha rivelato un gigantesco scandalo di intercettazioni illegali messo in atto dal governo Usa è ancora bloccato al terminal dell’aeroporto moscovita di Sheremetievo. Non ha documenti e perciò non può lasciare il paese. I giudici della Virginia, che lo accusano di spionaggio, gli hanno revocato il passaporto e hanno spiccato un mandato di cattura internazionale. Secondo il sito Wikileaks, che gli fornisce appoggio, è in possesso di un permesso umanitario concesso dal governo dell’Ecuador. Un salvacondotto che gli avrebbe consentito di arrivare a Mosca dopo avere lasciato Hong Kong, dove si era recato dal 20 maggio.

Per quella data, aveva già fornito alla stampa (Guardian e Washington Post) tutti gli elementi per l’inchiesta sul caso Prism, il programma ultrasegreto con cui gli Usa hanno spiato mail e telefoni degli utenti, negli Stati uniti ed in altri paesi. Glenn Greenwal, il giornalista del Guardian autore dell’inchiesta, ha precisato che Prism è solo un altro nome con cui è continuato il gigantesco programma di intercettazioni autorizzato da George W. Bush dopo l’attacco alle Torri gemelle, l’11 settembre 2001. Nonostante le rassicurazioni fornite da Obama dopo la sua elezione, lo spionaggio segreto su vasta scala è andato avanti anche durante la sua amministrazione. Una vicenda scottante dagli ampi risvolti internazionali.

Ieri Obama, nel corso del viaggio in Africa che lo vedrà impegnato per una settimana, si è detto preoccupato per «altri documenti» che Snowden potrebbe avere sottratto, perché «non tutto è stato pubblicato». Ha tuttavia aggiunto di non avere parlato direttamente con il suo omologo cinese, Xi Jinping, né con quello russo, Vladimir Putin, per chiedere l’estradizione del fuggitivo. Ha anche precisato che gli Usa non intercetteranno il volo su cui salirà Snowden.

Per ora, però, non è chiaro in che modo la “talpa” del Datagate potrebbe lasciare il terminal. L’Ecuador ha smentito di aver mai rilasciato alcun salvacondotto, pur ribadendo la disponibilità ad esaminare, nei tempi necessari, la sua richiesta di asilo politico. Un’accoglienza che, secondo numerosi attivisti russi per i diritti umani, dovrebbe concedergli anche Putin: il quale ha rispedito al mittente le rimostranze Usa, ma non si è pronunciato a riguardo, lasciando la questione ai contatti in corso tra i vertici dei servizi segreti del suo paese e quelli dell’Fbi. La presidente del gruppo di Helsinki a Mosca, Ludmila Alexeyeva, molto critica verso il governo, ha sottolineato che Snowden dovrebbe essere trattato almeno come l’attore francese Gerard Depardieu, che ha ricevuto la cittadinanza russa pur essendo accusato di evasione fiscale. Il governo islandese ha invece precisato che, qualora Snowden decidesse di chiedere asilo da loro, dovrà fare la coda come tutti gli altri richiedenti. L’Islanda è apparsa fra le opzioni possibili fin dall’arrivo della “talpa” a Mosca.

Un’altra possibilità potrebbe essere il Venezuela. Ieri, il presidente Maduro ha ribadito che, se Snowden lo chiedesse, «quasi sicuramente» il suo paese risponderebbe in modo affermativo. Dichiarazioni che hanno provocato le ire della destra, notoriamente subalterna agli Usa. Un altro video diffuso ieri mostra infatti i deputati di opposizione che conversano con delegati di Washington sulla maniera di provocare crisi e colpi di stato contro il «socialismo bolivariano».

 

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