(FOTO) Venezuela-Siria: quel filo nero dei servi dell’imperialismo

da ANROS Italia

C’è un sottile filo nero che collega da una parte gli squartatori di Caracas al soldo del partito fascista di Leopoldo López, di Maria Corina Machado e Capriles Radonski, e dall’altro i criminali tagliagole e decapitatori dello “Stato Islamico”.

Pur non conoscendosi tra loro, questi servi dell’imperialismo hanno lo stesso obiettivo: destabilizzare paesi che non sono in linea con gli interessi della borghesia imperialista, portando avanti una guerra di sterminio non dichiarata di cui sono solo gli utili idioti e tragici esecutori.

Si chiamava Khaled al Asaad, 82 anni, era il direttore del Museo Archeologico di Palmyra, in Siria.

Le orde barbariche della reazione più nera del cosiddetto “Stato Islamico” lo hanno giustiziato e decapitato perché difensore del sito archeologico che il fanatismo reazionario non ammette.

Nel 2001 l’attuale presidente della Red Anros Italia, Emilio Lambiase, lo incontrò durante il suo viaggio in bicicletta Damasco-Baghdad per denunciare l’aggressione imperialista degli USA contro l’Iraq.

A quell’epoca si sognava un progetto congiunto di cooperazione tra i siti Palmyra-Pompei-Paestum.

Oggi avremmo potuto avere un direttore archeologico siriano in Italia. Obama, Renzi, Merkel, e l’ISIS, hanno deciso diversamente.

1°Congresso ANROS-Italia 6 e 7dic2014/ Le Parole e i Fatti

ANROS Italia

Raccogliamo qui i contributi, i saluti e i comunicati pervenutici in occasione del 1° Congresso ANROS Italia del 6 e 7 dicembre 2014, oltre che la relazione introduttiva del Coordinatore Emilio Lambiase. 

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Saluti del Sindaco Di Cava De’ Tirreni Prof. Marco Galdi

Solo la fantasia, l’energia, la capacità di stupire e di sfidare di Emilio Lambiase poteva condurVi in queste giornate di dicembre in uno dei posti più suggestivi del mondo; ma anche, forse, più insoliti per tenere un evento come il congresso nazionale di Anros…

La natura di guerrigliero di Emilio, predisposta al sacrificio, però, se siete giunti alla caverna, sarà condivisa da tutti Voi…

Non reputo, quindi, conveniente produrmi in saluti retorici…

Mi limito ad un augurio: che sia un’esperienza importante di condivisione; che sia per tutti Voi motivo per  riflettere, per progettare, per costruire una società più umana. Sono certo che qualcosa del genere, nell’antro del Falerzio, accadrà.

Buon convegno a tutti!

Marco Galdi Sindaco di Cava de’ Tirreni

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Saludo para el Congreso de ANROS Italia de parte de la Cónsul General, Amarilis Gutiérrez Graffe.

Al Primo Congresso della Associazione Nazionale di Reti e Organizzazioni Sociali (ANROS Italia)

Caro Emilio Lambiase, cari compagni,

prima di tutto che Dio vi benedica in questo importante momento. Sono molto contenta grazie alla vita e alla Rivoluzione per avermi dato l’opportunità di conoscere un essere così speciale come te, sembri quasi di altro mondo!

Sono molto emozionata e sorpresa di vedere come nei paesi Occidentali, vittime delle politiche economiche e della crisi capitalista, appoggiata da una Comunità Economica Europea, esistano persone che come te, e come tutti voi, proprio nella bocca del Diavolo, facciano Rivoluzione, e portino avanti l’eredità sacra di Chávez, Fidel Castro e Raul Castro, e dei paesi membri dell’ ALBA, CELAC, UNASUR, PETROCARIBE, tra altri.

Per favore, chiedo mille scuse per non accompagnarvi in questo importante evento, di commemorazione del fuoco e della parola, e mi piacerebbe inviare un saluto rivoluzionario a tutti i partecipanti del Congresso ANROS Italia, con speciale attenzione al compatriota Ferrer, Álvaro José Uzcátegui, Geraldina Colotti, Marinella Correggia, Alfonso Amendola ed a ognuno dei rivoluzionari che sono presenti lì.

Grazie per l’eccellente lavoro che fate per i popoli del mondo. Tutto il Consolato vi invia la forza per trasformare la parola, il fuoco sacro che ci abbraccia come i vulcani umani di tutto il il mondo e di tutti i tempi.

Viva Bolívar, Chávez Viva, Viva Fidel, Viva Maduro, Viva nuestro embajador Isaías Rodríguez, Viva nuestro canciller Rafaél Ramírez
Viva Emilio y todos los pueblos del mundo.

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Saluti del segretario del  Partito Comunista (PC) di Cava de’ Tirreni Michele Mazzeo

Cari compagni e carissime compagne, quando Emilio mi ha invitato a partecipare a questa iniziativa, non ho esitato a dare la mia adesione. Quando, però, ho letto il programma ho dovuto, purtroppo, constatare che l’iniziativa è in evidente conflitto con la condizione della mia schiena. La schiena di un comunista di lunga lena ma anche, purtroppo, la schiena di un comunista piuttosto avanti nell’età quale io sono. Ma se il mio corpo è vecchio non è così per il mio animo e per i miei ideali che restano quelli dei miei vent’anni e che anzi sono ancora più forti e convinti. La voglia e l’impegno per combattere questa società basata sull’ingiustizia e per cambiarla sono quelle della mia giovinezza e, non solo non si sono affievoliti ma, anzi, si sono rafforzati con l’andare del tempo. Per questo vi chiedo di considerarmi insieme con voi anche se solo spiritualmente. Ci unisce la stessa passione la stessa volontà lo stesso orizzonte: il comunismo. A presto.

Michele Mazzeo

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Saluto del Partito dei CARC al I Congresso nazionale ANROS-Italia

Partito dei Comitati d’Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC) – Italia

Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454

e-mail: resistenza@carc.it – website: http://www.carc.it

Direzione Nazionale – Settore delle Relazioni Internazionali

Tel. +39 0226306454 – e-mail: carc.int.dept@libero.it

Milano, 7 dicembre 2014

Alle Compagne ed ai compagni
del I Congresso ANROS Italia


Il Partito dei CARC saluta il I Congresso nazionale ANROS Italia e i suoi partecipanti. Il lavoro che ANROS svolge in Italia e nel mondo è prezioso, e ricco di insegnamenti per l’opera di costruzione del socialismo in Italia e, oggi, per la costruzione di un Governo di Blocco Popolare, un governo di emergenza che nell’immediato difenda gli interessi e le aspirazioni delle masse popolari devastati dalla crisi che avanza. Questo governo avrà fondamento e forza e ragione di essere nelle Organizzazioni Operaie e nelle Organizzazioni Popolari di base che sono costituite in Italia, che si costituiranno, che si coordineranno, consapevoli che governarsi e governare la società è possibile, contro i governi della borghesia imperialista che in Italia e in tutto il mondo portano alle masse popolari miseria, devastazione e guerra. La costituzione di questo governo di emergenza sarà il migliore contributo che daremo alla rivoluzione proletaria che sta risorgendo in tutto il mondo, ai popoli che lottano contro l’imperialismo, al popolo del Venezuela che in questa lotta è all’avanguardia e al suo governo che lo guida.

Seguiamo con attenzione la lotta delle masse popolari del Venezuela e dal PSUV contro il colpo di Stato strisciante in atto già dal mese di febbraio scorso, e insieme l’eroica resistenza che da cinquant’anni Cuba oppone alle trame degli USA alimentando la lotta antimperialista in tutto il Sud America e sulla battaglia condotta dai Paesi dell’ALBA.

Prezioso è il contributo che questi Paesi danno alla rinascita del movimento comunista internazionale, perché mettono in difficoltà la borghesia imperialista e, con la loro resistenza e il loro esempio, rafforzano lo slancio e la fiducia delle masse popolari in se stesse e nella possibilità di combattere, di tener testa e di vincere contro il nemico. Come prezioso è il contributo che Associazioni come ANROS Italia danno nel diffonderne, nel cuore dell’imperialismo europeo, informazioni ed esempio, in un’opera di controinformazione instancabile e solidarietà.

Salutiamo, dunque, il I Congresso ANROS Italia e i suoi partecipanti, che invitiamo alla iniziativa Gli insegnamenti di Gramsci per costruire la rivoluzione in America Latina e in Italia, che terremo il 19 dicembre prossimo, presso l’ex Asilo Filangieri, a Napoli. L’iniziativa è momento della cooperazione tra il Partito dei CARC e le forze che rappresentano e sostengono la rivoluzione bolivariana in Italia e che avrà seguito nell’incontro italiano di solidarietà con la rivoluzione bolivariana che si terrà nell’aprile del 2015 anch’esso a Napoli, e in ogni altra occasione possibile. Come Partito dei CARC faremo la nostra parte affinché queste importanti iniziative siano costruite attraverso una campagna di dibattito, coordinamento e mobilitazione caratterizzato da un interscambio tra organismi operai e popolari, associazioni, militanti e intellettuali protagonisti del processo rivoluzionario in atto in Venezuela, il movimento popolare ed internazionale di sostegno a quel processo di cui ANROS Italia ne è esempio di mobilitazione e di condotta e il movimento comunista del nostro stesso Paese: autorganizzazione e autogestione del lavoro; il pensiero di Gramsci e i suoi apporti per la rinascita del movimento comunista internazionale; mobilitazione dei giovani e delle donne nella lotta per il socialismo; sport popolare (Coppa Hugo Chávez 2015) sono alcuni dei temi che punteremo a condividere, promuovere, sviluppare.

Noi, il Partito dei CARC, auspichiamo che possiate portare all’opera di solidarietà rivoluzionaria il migliore contributo.

Vi auguriamo, così, successo pieno ed esprimiamo la nostra volontà a collaborare e lavorare con voi e con tutti quanti Direzione Nazionale – Settore delle Relazioni Internazionali sono alle prese con la costruzione del nuovo mondo. Siamo combattenti rivoluzionari, impariamo ad esserlo, per costruire, insieme, la realtà, scoprendola, impadronendocene, trasformandola. Dipende principalmente da noi.

Viva la resistenza che le masse popolari venezuelane e il governo del presidente Maduro oppongono all’aggressione della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti!

La rivoluzione bolivariana del Venezuela dà un grande contributo alla nuova ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo!

Costruiamo il Governo di Blocco Popolare!

Facciamo dell’Italia un nuovo Paese socialista!

Partito dei CARC

Settore delle Relazioni Internazionali

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La sintesi della Relazione del Coordinatore Nazionale ANROS Italia Emilio Lambiase

Grotta di “Ginesio”, ribattezzata, del “Diavolo” ORA presso l’Eremo di S. Liberatore

tra sabato 6 e domenica 7 dicembre 2014

Primo Congresso Nazionale ANROS Italia

 

Ringrazio uno a uno a chi si è inerpicato fin qui sul Monte San Liberatore, sfidando prima di tutto la forza di gravità.

 

Per finire quassù, c’è voluto l’esercizio della volontà e quello della semplificazione, caro a chi s’incammina per sentiero percorribile solo dopo aver lasciato il peso del superfluo e l’ingorgo malato, a valle.

 

La grotta del Monte Falerzio fu frequentata dai cosiddetti Briganti, appellativo dispregiativo utilizzato dalla storia che ci hanno raccontato, ma per certi versi da considerarsi veri e propri guerriglieri del periodo post-unitario che hanno ingaggiato una guerra di resistenza decennale contro il dominio savoiardo, organizzato dalla massoneria.

 

Così scriveva il poeta Giacinto de’ Sivo:

”Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli”.

 

Fatto questo esercizio, se può consolarci, da circa un mese trenta ex-minatrici in Sardegna, occupano due gallerie delle miniere Sulcis per protestare contro le scelte fatte da amministrazione locale e azienda che non garantiscono gli operai da più di un anno senza stipendio. Alle donne in lotta, va la nostra solidarietà.

Sui principi fondamentali di ANROS:

E’ la voce dei popoli oppressi nel mondo, per l’emancipazione e la conquista della libertà.

In America Latina acquista forza nel 1998 con l’avvento di Hugo Chavez, leader della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, bandiera di libertà per un mondo più giusto, più umano, amante della pace ed eco socialista.

Siamo una rete di reti, organizzazioni e movimenti sociali che incarna e articola la partecipazione di differenti settori della società, che con elevato livello di coscienza e unità, contribuisce al sostegno del processo di trasformazione e transizione al socialismo.

Attraverso ANROS si sviluppa una politica plurale e rivoluzionaria, al fine di generare un tessuto sociale costituito da diverse forme e organizzazioni popolari orientate all’emancipazione dei popoli che permanentemente resistono e accumulano forza per combattere l’imperialismo, il fascismo, il capitalismo e contro qualsiasi forma di oppressione e dominazione.

La nostra organizzazione ha il proposito di costruire un sistema di vita nel quale l’essere umano si riconosce come parte della natura e legata al processo rivoluzionario storico mondiale, con radici filosofiche robinsoniane, bolivariane, zamoriane, marxiste, sandiniste, guevariste e chaviste.

Costituiamo una rete con dimensioni nazionali e internazionali relazionata con i movimenti sociali mondiali, che lavora per la “globalizzazione della solidarietà”, al servizio della giustizia sociale, l’uguaglianza e l’autodeterminazione dei popoli.

In questo senso ci dichiariamo organizzazione principalmente amante della pace, rivoluzionaria, socialista, solidaria, chavista, proletaria, giusta, femminista e umanista e di conseguenza antimperialista, anticapitalista e antiterrorista.

 

Riconosciamo l’etnia e la cultura degli indios, così come il rispetto delle diversità e combattiamo qualsiasi forma di discriminazione.

Costruiamo il socialismo come parte del processo rivoluzionario che spinge la trasformazione sociale, politica, economica e culturale, attraverso la partecipazione col fine ultimo della transizione al socialismo bolivariano del secolo XXI.

 

Ritengo la Rivoluzione bolivariana sostanzialmente a carattere pacifico e questo, a differenza delle rivoluzioni armate in cui avviene l’espulsione sostanziale del vecchio regime, in Venezuela c’è stato un riassorbimento del nemico anche nei meccanismi decisionali dello Stato.

S’intuisce che tutto ciò dà spazio e facile gioco ai controrivoluzionari che dall’interno costituiscono un freno e boicottano il processo bolivariano.

A fronte di ciò, Chávez ha creato le cosiddette “Misiones” che oggi sono molteplici e riguardano molti aspetti della vita civile e sociale e sono dei misuratori dello stato d’avanzamento della rivoluzione.

Solo per citare qualche esempio, è in atto la Mision Vivienda; progetta la costruzione di circa un milione e seicentomila abitazioni da destinare al ceto sociale più povero;

la Missione Milagro, con l’aiuto di medici cubani corregge la vista a larghi strati di poveri;

la Missione Barrio adentro, con insediamenti di presidi ospedalieri all’interno del barrio crea contatto diretto con le necessità della gente; e molte altre.

La costituzione bolivariana approvata nel ’99 per la prima volta in America Latina, riconosce agli Indios il diritto al voto e li rappresenta nell’Assemblea nazionale e nel Governo.

Il territorio su cui vivono deve essere garantito e si proibisce di sfruttarlo per fini capitalistici.

Gli Indios divengono patrimonio nazionale e dell’intera umanità.

I Paesi più avanzati stanno conducendo il mondo al disastro, mentre i popoli che sono considerati primitivi stanno trattando di salvare il pianeta intero. Salvo che i paesi ricchi non apprendono dagli indigeni, siamo condannati tutti alla distruzione, è quanto afferma il filosofo statunitense Chomsky.

Sulla scorta di questa riflessione, e sul percorso già tracciato da ANROS in Venezuela, ci permettiamo di spingere verso l’istituzione di un’Università indigena che ci renda tutti futuri alunni per apprendere, conservare e tramandare la cultura indigena.

Mi piace ricordare in questa sede che già nello Yucatan è attiva l’unica università esistente di cultura Maya che tramanda la lingua e le tradizioni con gli attori principali che provengono dalla Selva.

Ebbene, l’Università Maya, all’inizio di quest’anno, è stata riconosciuta dall’Unesco quale patrimonio dell’umanità.

Oggi più che mai con la Rivoluzione Bolivariana si rende necessario fermare il fascismo e l’imperialismo. Con la Rivoluzione Bolivariana affermiamo per la Pace e la Democrazia!

Il 12 febbraio 2014 a Caracas gruppi violenti hanno preso d’assalto le sedi istituzionali della Repubblica Bolivariana del Venezuela aggredendo e assassinando attivisti sociali e militanti politici rivoluzionari. Le violenze hanno causato 3 morti e oltre 60 feriti.

Così come accadde nel 2002 nel fallito colpo di Stato contro il Comandante Chávez anche oggi, personaggi dell’estrema destra venezuelana come Leopoldo López, sono i responsabili di questa nuova ondata di destabilizzazione al servizio dell’imperialismo e delle ingerenze USA.

Oggi più di ieri le Reti dei Movimenti Popolari e delle Organizzazioni Sociali non fanno e non faranno mancare il loro sostegno alla Rivoluzione Bolivariana.

Oggi più di ieri, la Rivoluzione Bolivariana è fonte d’ispirazione per milioni di uomini e donne, per tutti i popoli del mondo.

Oggi più di ieri, i lavoratori italiani, i precari, i disoccupati, guardano al Venezuela Bolivariano, ai paesi dell’ALBA, al nuovo corso dei movimenti popolari latinoamericani con interesse e solidarietà.

In 15 anni di governo rivoluzionario – è un dato di fatto – sono stati raggiunti i seguenti obiettivi:

  1. DEMOCRAZIA:

Dal 1999, ci sono state 16 elezioni in Venezuela. Hugo Chávez ne ha vinto 15, fra cui l’ultima il 7 ottobre 2012. Dall’Unione Europea fino all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter, hanno riconosciuto la trasparenza degli scrutini. James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, ha perfino dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela era «il migliore al mondo»;

  1. ECONOMIA E LOTTA ALLA POVERTA’

Dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, il tasso di povertà estrema dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011. Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall’ottantatreesimo posto nell’anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato. Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011. Il PIL pro capito è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.

L’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore il giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale. Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.

  1. ISTRUZIONE

L’universalizzazione dell’accesso all’istruzione instaurata nel 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa un milione e mezzo di venezuelani ha imparato a leggere e scrivere grazie alla campagna di alfabetizzazione denominata Missione Robinson I. Nel dicembre del 2005, l’UNESCO ha dichiarato sradicato l’analfabetismo in Venezuela. Il numero di bambini scolarizzati è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011, e il tasso di scolarizzazione è adesso del 93,2%.

  1. SICUREZZA

Consapevole dell’emergenza, il governo ha deciso di ripensare le politiche sulla sicurezza, mandando le forze dell’ordine a scuola di diritti umani istituendo l’Universidad nacional experimental de la seguridad (Unes) e la PNB, Polizia Nazionale Bolivariana per combattere la corruzione delle polizie locali. Il governo Maduro ha lanciato il Piano di Pacificazione Nazionale. Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell’America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania e Spagna.

  1. LOTTA ALLA CORRUZIONE

Secondo l’ONG Transparency International – in termini assoluti – La Somalia, la Libia, l’Iraq, l’Afghanistan, il Sudan, il Sud Sudan, sono tra i paesi più corrotti al mondo (paesi che hanno beneficiato dell’esportazione della democrazia “a stelle e strisce”). Il governo rivoluzionario di Nicolás Maduro ha lanciato misure contro la corruzione e la guerra economica in atto contro il paese.  

Stiamo con la Rivoluzione Bolivariana! Analisi, questa, effettuata dal gruppo di associazioni di solidarietà con il Venezuela in Campania.

Ora si guarda al contributo delle rivoluzioni in America Latina e Caraibi, come a Cuba, al Venezuela, all’Ecuador, alla Bolivia etc. per superare il capitalismo neoliberale basato sulle diseguaglianze sociali e la concentrazione delle ricchezze in poche mani.

Risulta noto a tutti che gli Stati sono sotto il controllo della speculazione finanziaria.

L’obiettivo annunciato dal potere massonico è quello di giungere a un governo unico mondiale per il controllo delle risorse energetiche e alimentare i conflitti per lucrare sulle guerre.

Ritengo la terza guerra mondiale iniziata l’11 settembre 2001 con l’attacco consenziente alle torri gemelle, con appena 2000 morti di sconto, e la dichiarazione degli Usa di attaccare preventivamente chiunque non fosse d’accordo con la propria politica!

Credo che gli Usa stiano provocando un attacco al nostro pianeta per il dominio assoluto dei nazi-sionisti per il governo mondiale controllato dalla finanza che controlla la politica!

Il Gran premio Nobel per la pace, Obama, durante il suo mandato ha provocato già sei conflitti armati con aggressioni a civili inermi e ha leso il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Quest’anno, però, ha graziato due tacchini nel giorno del ringraziamento che gli vale sicuramente il riconoscimento di un altro Nobel.

La festa, ricordiamolo, è nata per ringraziare i Nativi d’America per aver insegnato agli yenkee colonizzatori i cicli naturali per la semina e il raccolto. Fu proprio il primo raccolto che creò la tradizione.

Per tutta risposta, come sappiamo, furono sterminati e depredati delle loro terre che coltivavano da oltre 20 mila anni. Proprio un bel giorno di ringraziamento!

Questo testo è uscito qualche anno fa su nazione indiana e s’intitola:

La mia Rivoluzione

Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione.

La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo.

La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio.

Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto.

Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili.

I fanatici della moderazione avanzano ovunque.

In politica come in letteratura.

Io sono fuori dal mondo e fuori dalla vita.

Non è un merito e spero non diventi una colpa.

È andata così e sono fatti miei.

Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte il giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta.

E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se vedo una donna, non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita.

Ogni tanto qualcuno mi consiglia una cura: mastica bene… cammina… raccogli i fiori di Bach… lascia il computer… mangia il riso integrale.

Io lo so che non ci sono cure, lo so che si muore veramente e la prima rivoluzione è contro chi applaude ai funerali, chi non porta più il lutto, chi nasconde la morte dentro gli ospedali.

Per me non c’è cura e allora c’è solo la rivoluzione.

Non credo neppure nella pace dell’attimo, non credo nella distrazione dell’attimo.

Io voglio correre sulla pista del tempo, con gli occhi aperti come una voragine.

Venitemi dietro, dico ogni tanto.

È un dire guastato dalla mia insicurezza, come se apparissi uno che non ha un luogo dove condurre in pace l’esasperazione che ribolle nascosta in ogni petto, ma solamente vuole placare la propria infantile insicurezza.

Rimane la sensazione che ogni intelletto sia messo a riposo dal disincanto e si cammina tutti sulle acque dell’ovvio e irrimediabile disastro che ci aspetta.

La rivoluzione significa non solo spostare o abolire i poteri, ma cambiare posto alle mani e al cuore.

Dare a ognuno un nuovo corpo, ignoto e lontano come il cosmo, familiare e sicuro come gli abbracci di una madre. 

A tal proposito riporto alcune citazioni:

Salvador Allende: essere giovani e non essere rivoluzionario è una contraddizione biologica.

Vladimir Mayakosky: Essere comunista vuol dire osare, pensare, volere, e avere il coraggio delle proprie convinzioni.

Evo Morales: Un mondo degno è un mondo senza la fame.

Il vero rivoluzionario e un illegale per eccellenza.

L’uomo che adatta le sue azioni alla legge potrà essere al massimo un buon animale domestico, però non un rivoluzionario.

Il Venezuela proclama una festa in onore di Chávez l’8 dicembre, giorno del suo ultimo discorso pubblico, il discorso del “Unidad, Unidad, Unidad!”.

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha annunciato la creazione del dipartimento “per la realizzazione del più grande benessere sociale”.

Maduro ha spiegato che la nuova agenzia deve occuparsi dei problemi degli anziani, bambini, disabili e senzatetto. Allo stesso tempo il presidente ha annunciato che l’8 dicembre sarà proclamato “Giorno dell’amore e della fedeltà al leader della Rivoluzione bolivariana Hugo Chávez”.

Confermiamo il nostro appoggio al Presidente Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicolàs Maduro Moros, che ha dimostrato il suo credo rivoluzionario di fronte agli attacchi antidemocratici della destra radicale, nazionale e internazionale.

In questo senso, crediamo che il Gran Polo Patriottico e le organizzazioni sociali che compongono il blocco delle forze della Rivoluzione, devono essere soggetti attivi e di appoggio al Governo, strumenti poderosi al servizio de popolo.

L’Unità è una necessità strategica del processo rivoluzionario e deve puntare alla costruzione di una direzione politica ampia, democratica e collettiva.

Siete qui, servono le vostre scintille e, s’addà appiccià! A quando l’Eruzione?

¡Viva Chávez!

¡Viva la Patria Productiva!

¡Viva el Socialismo Bolivariano!

¡Viva Fidel y Raul!

¡Viva Cuba y su Revolución!

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Di seguito una sintesi del contributo di Attilio Folliero, marxista italiano residente a Caracas dal 20 marzo 2002.

Caracas, 04/12/2014

Per capire il Venezuela. Il Venezuela prima, durante e dopo Chávez.

Prima di tutto un saluto caloroso e rivoluzionario dal Venezuela, dalla Terra del sole. Mentire è manipolare, la verità è rivoluzionaria. Quando i popoli si ribellano o cercano di ribellarsi allo sfruttamento ed alla miseria in cui li ha cacciati il capitalismo, la classe dominante reagisce sempre manipolando l’informazione mondiale circa questa ribellione.

E’ il caso precisamente del Venezuela. Il Venezuela è un paese immenso, quasi un milione di chilometri quadrati, tre volte l’Italia, pochissima popolazione, la metà di quella italiana e ricchissimo di risorse naturali. In Venezuela c’è la più grande riserva di petrolio del mondo, quasi 300 miliardi di barili stimati, il 20% di tutto il petrolio del mondo. Per mezzo secolo il Venezuela è stato il secondo produttore mondiale ed il primo paese esportatore di petrolio ed è il paese che più di tutti ha spinto per lo sviluppo dell’OPEC, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio.

Il Venezuela però non è solo petrolio; possiede anche gas, bauxite, cioè alluminio, coltan, ferro, terre rare ed oro per citare le principali risorse. Riguardo l’oro in Venezuela si trova probabilmente la miniera con la maggior riserva del mondo; “Las Cristinas” nello stato Bolivar con 500 tonnellate di oro stimate è una delle miniere più grandi del mondo, se non la più grande in assoluto. In Venezuela c’è il cacao “Chuao”, la qualità più pregiata, che rappresenta il punto di riferimento di tutto il cacao mondiale.

Da sempre, gli ingressi derivanti da queste immense risorse finivano nelle tasche dell’oligarchia locale che fin dall’epoca dell’indipendenza si sono appropriate della direzione del paese, del governo.

Quando si scopre il petrolio, l’imperialismo statunitense in cambio dello sfruttamento di queste immense risorse a prezzo regalato appoggia militarmente la dittatura. Queste dittature grazie all’aiuto militare statunitense possono governare come credono, sfruttando il popolo, opprimendolo ed arricchendosi grazie agli introiti derivanti da tutte le risorse che finiscono solamente nelle loro tasche. Le grandi multinazionali petrolifere ottengono enormi benefici da questa situazione, pagando solo regalie infime, fino all’1%.

Quando nel 1957 cade l’ultima dittatura formale, quella di Marcos Pérez Jimenez, il popolo pensava di aver conquistato la libertà, la democrazia, un po’ di giustizia e migliori condizioni economiche e sociali. Ma così non sarà. Alla dittatura formale succede una dittatura ancora più feroce dalle sembianze democratiche. Una apparente democrazia in cui i governi erano eletti in presunte elezioni, libere e democratiche. Ma a partire proprie dalle elezioni, la democrazia era solo un vestito sotto il quale si celava una feroce dittatura durata 40 anni, i terribili 40 anni della IV Repubblica. Nasce in questo periodo la figura del “desaparecido”; l’avversario politico o semplicemente la persona che esprimeva avversione al regime veniva letteralmente fatta sparire. Migliaia di persone in questi 40 anni sono “desaparecidas”. In caso il cadavere del desaparecido venisse ritrovato, per evitare ogni possibile riconoscimento, allo sfortunato “avversario politico” venivano amputate perfino le mani; i responsabili della polizia politica erano “premiati” proprio in base al numero di mani che amputavano; riempivano sacchi interi.

Particolarmente violenta fu la repressione della polizia politica sotto la direzione di un personaggio tristemente celebre: Luis Posada Carriles, agente della CIA. Posada Carriles, tra l’altro è l’autore materiale dell’attentato all’aereo della Cubana (6 ottobre 1976) in cui morirono le 73 persone a bordo, tra le quali i 24 membri della nazionale giovanile di scherma cubana, di ritorno dai Campionati Centramericani e Caraibici. Luis Posada Carriles è reo confesso e praticamente ammette le sue responsabilità nel suo libro di memorie “Los Caminos del Guerrero” del 1994. Oggi il ricercato Posada Carriles vive liberamente protetto negli Stati Uniti, che hanno sempre negato l’estradizione sia alle autorità venezuelane che cubane.

E le elezioni democratiche, libere e segrete? Hugo Chávez ha raccontato spesso come si svolgevano queste elezioni o meglio come avveniva il conteggio dei voti. Era un militare di carriera e spesso gli è toccato partecipare alle elezioni come membro delle forze dell’ordine. Racconta Chávez, testimone oculare, che quando dall’urna usciva un voto a favore dei partiti di opposizione, per esempio a favore del Partito Comunista, il cui simbolo è il gallo, nel seggio si gridava: “Chicchirichì questo voto è per me” e si contabilizzava a favore di uno dei due partiti che si alternavano al governo: i socialdemocratici del Partito “Accion Democratica” o i socialcristiani di “COPEI”; all’uscita del seguente voto a favore di un partito dell’opposizione si gridava: “Chicchirichì questo voto è per te” contabilizzandolo all’altro partito; in questo modo i due partiti che si alternavano al governo si spartivano tutti i voti espressi a favore dell’opposizione.

Mentre l’oligarchia si appropriava di tutte le risorse del paese, il popolo era sempre più sfruttato e cadeva sempre più nella povertà.

Il 27 febbraio del 1989 scoppia il “Caracazo”, la prima ribellione di un popolo contro le politiche neoliberali imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Era successo che il governo di Carlos Andrés Pérez, recentemente insediatosi, a fronte di un prestito concesso dal FMI aveva adottato politiche neoliberali profondamente antisociali: dallo smantellamento e privatizzazione di tutte le imprese statali, all’aumento indiscriminato dei prezzi di beni e servizi. La goccia che fece traboccare il vaso, fu l’aumento del prezzo della benzina e per conseguenza l’aumento del prezzo del trasporto. Mentre i salari erano congelati (e rimasero congelati per 4 anni di seguito) a fronte di una inflazione galoppante che arrivò a superare il 100% all’anno, il popolo letteralmente moriva di fame; emblematico l’aumento del consumo di perrarina, il cibo per i cani. La stragrande maggioranza del popolo non potendosi permettere di comprare carne o latte era costretta a comprare il cibo che si dava ai cani, molto più economico. L’oligarchia del Venezuela di fronte all’enorme aumento della domanda del cibo per i cani, intravide un’altra opportunità di guadagno, aumentando fortemente anche tale prezzo. Insomma al popolo non rimase altra alternativa per sopravvivere che assaltare i negozi.

La reazione dell’oligarchia dominante e del governo fu talmente smisurata che dopo tre giorni di dura repressione si ebbero migliaia di morti. Il numero esatto dei morti non fu mai accertato e praticamente non si accerterà mai, ma una cosa è certa furono migliaia. Il ministro della Difesa, l’Italo-venezuelano Italo Del Valle Alliegri diede l’ordine all’esercito di sparare e reprimere la ribellione casa per casa; nei quartieri più poveri di Caracas, come El Valle o El Coche, l’esercito entrava negli edifici e negli appartamenti e sparava senza pietà. Celebre la frase, tipica di tutto il periodo ella IV Repubblica e quindi anche in occasione della ribellione del Caracazo: “Dispara primero y averigua después”, ossia “prima spara e dopo accerti l’identità della persona”.

Dopo la repressione e le migliaia di morti tornò la calma a Caracas e nel resto del Venezuela, ma ovviamente la situazione del popolo sarebbe continuata a peggiorare. Nel 1994 la società Venezuela già in profonda crisi sotto ogni punto di vista, economico, politico, sociale e morale avrebbe sperimentato un ulteriore aggravamento della situazione con la crisi bancaria, ossia il tracollo del settore bancario ed assicurativo: fallirono oltre la metà delle banche e degli istituti finanziari del paese, tra cui la principale banca, il “Banco Latino”. Come reagì il Governo? Invece di aiutare e sostenere il popolo che perse tutti i pochi e sudati risparmi depositati, trasferì ingenti quantità di denaro pubblico alle banche in fallimento. I banchieri letteralmente afferrarono il malloppo, rappresentato dai risparmi depositati e dagli aiuti del governo e scapparono all’estero. Nessuno è mai finito in galera, neppure per un giorno.

Intanto nel 1992, un gruppo di militari al comando di un tenente sconosciuto, tale Hugo Chávez tenta una ribellione civico-militare. Ai militari era toccato l’ingrato compito di reprime il popolo e molti  si erano rifiutati di obbedire agli ordini. I militari in Venezuela sono esponenti del popolo, membri delle classi più umili ed erano molto indignati per aver dovuto usare le armi contro il proprio popolo. “Maldito el soldato que dispare contra su pueblo”, ebbe a dire Bolívar, in italiano “Sia maledetto il soldato che spara contro il proprio popolo”.

Un migliaio di militari decidono di ribellarsi e dare l’assalto al palazzo presidenziale il 4 febbraio del 1992; la ribellione praticamente fallisce, ma consegna al popolo la speranza di un futuro migliore. Succede che quel giorno, il comandante dei ribelli, Hugo Chávez, che aveva utilizzato per la direzione delle operazioni un fortino militare, denominato “Cuartel de la montaña” proprio di fronte al palazzo presidenziale (dove alla sua morte, nel 2013 sarebbe stato seppellito) mentre viene arrestato è intervistato da una televisione e per l’occasione lancia un famoso messaggio ai compagni ribelli che ancora resistevano ed al popolo intero; il famoso discorso del “Por Ahora”, “Per adesso”… “Per adesso le cose non sono andate come speravamo, ma verranno tempi migliori”. Con questa frase, quel militare entra nell’immaginario collettivo; per la prima volta un militare, una persona dava speranza per il futuro… verranno tempi migliori.

Molti militari ribelli si erano asserragliati in un edificio nella zona di Catia, un quartiere popolare di Caracas vicino al “Cuartel de la Montaña”. Ebbene quando questi militari si arresero e scesero uno ad uno per essere arrestati e trasportati in autobus, spontaneamente due ali di folla cominciò ad applaudirli.

Chávez ed i militari ribelli sono tutti condannati e finiscono in carcere. La via della ribellione militare non finisce quel giorno; il 27 novembre di quel 1992 scoppia un’altra ribellione militare, che fallisce ugualmente.

La situazione del paese è drammatica la crisi è generale ed il popolo è sempre più povero, abbandonato ed affamato.

Nel 1996, secondo dati ufficiali della Banca Centrale del Venezuela (BCV), l’85,78% della popolazione venezuelana viveva in povertà ed il 65,32% in estrema miseria. La situazione del paese era realmente drammatica.

Accanto alla crisi economica c’è la crisi politica ed istituzionale. Il 20 maggio 1993 il Presidente Carlos Andrés Pérez è destituito dalla Corte Suprema; era stato accusato di appropriazione indebita e appropriazione indebita fraudolenta. Durante il processo si accertò, tra l’altro, che una parte dei fondi sottratti al paese furono utilizzati nel favorire l’ascesa di Violeta Chamorro alla presidenza del Nicaragua.

A Carlos Andrés Pérez seguì un presidente ad interim nella persona di Octavio Lepage e successivamente un presidente eletto dal Senato, nella persona di Ramón José Velásquez in attesa delle nuove elezioni presidenziali.

Con i partiti tradizionali, come Accion Democratica e COPEI ormai allo sbando, ne approfitta un vecchio politico, Rafaél Caldera, già presidente per il partito COPEI tra il 1969 ed il 1974. Caldera non solo si presenta alle elezioni con una nuova formazione per ricrearsi una verginità politica a cui ovviamente nessuno crede, ma promette al popolo che in caso fosse eletto presidente avrebbe concesso l’indulto ad Hugo Chávez ed ai militari delle due ribellioni.

Aveva capito che Hugo Chávez godeva di grande popolarità e sfruttando la sua promessa venne eletto. Ad elezione avvenuta mantiene la promessa di concedere l’indulto a Chávez ed ai militari ribelli. Il leader bolivariano esce dal carcere e trova ad attenderlo una folla sterminata. Comprende di essere estremamente popolare e di poter arrivare alla presidenza attraverso il voto. Fonda un Movimento politico, denominato MVR, Movimento Quinta Repubblica e si presenta alle elezioni del dicembre 1998, che vince.

Hugo Chávez assume la presidenza del Venezuela il 2 febbraio  del 1999 ed inizia immediatamente ad attuare il programma sottoposto agli elettori: rifondare la Repubblica.

I primi due anni, sono dedicati alle grandi riforme costituzionali; viene emanata una nuova costituzione e una serie di leggi fondamentali, tra le quali quella sugli idrocarburi.

Chávez sa che se vuole attuare appieno il programma presentato agli elettori, basato sulla giustizia sociale ed una migliore ridistribuzione delle risorse fra tutte le classi sociali, deve poter disporre degli introiti derivanti dal petrolio.

L’industria petrolifera, PDVSA, era stata nazionalizzata nel 1976, ma in realtà era gestita dall’oligarchia come una impresa privata. Riguardo PDVSA, si parlava come di uno stato dentro lo stato, ovvero pur essendo una impresa dello stato, gli introiti non affluivano allo Stato! Era un assurdo, ma era la realtà. Per poter disporre degli introiti di PDVSA, da utilizzare poi per colmare il debito sociale di secoli, Chávez dovette scontrarsi con l’oligarchia nazionale ed internazionale. Di qui il colpo di stato dell’11 aprile del 2002, la successiva serrata padronale fra il 2 dicembre 2002 ed il 2 febbraio 2003 e numerosi tentativi di omicidio dello stesso Chávez. Non mi soffermo su questi eventi per non appesantire il discorso, certo che comunque i partecipanti a questo incontro siano ampiamente informati. Dico solo che il Golpe del 2002 andrebbe studiato nelle università di tutto il mondo, per comprendere la manipolazione mediatica ovvero la manipolazione di cui è capace la classe dominante attraverso i suoi media.

Il Comandante Chávez durante tutto il periodo di governo è stato costantemente al centro di una manipolazione dei media nazionali ed internazionali, includendo ovviamente i media di regime italiani, senza tralasciare giornali di presunte organizzazioni politiche di sinistra.

Il governo di Chávez riuscendo a sottrarre gli introiti del petrolio all’oligarchia ed a dirottarli nelle arche dello stato, può iniziare il vero e proprio programma sociale, incentrato sulla distribuzione delle risorse tra tutte le classi sociali e particolarmente a favore di quelle più umili, storicamente emarginate; ovviamente non dimentica i nativi, gli indigeni del paese che per la prima volta acquistano “visibilità”.

Chávez all’inizio del suo mandato aveva anche un altro problema davanti; oltre agli introiti derivanti dal petrolio che finivano nelle tasche dell’oligarchia e non dello stato, aveva anche il problema che questi introiti erano estremamente bassi, quindi insufficienti per il suo programma di governo. Ciò era dovuto al fatto che il prezzo internazionale del petrolio era ai minimi storici ed in particolare il prezzo del petrolio venezuelano, più basso rispetto agli altri petroli del mondo, essendo un petrolio pesante, era praticamente a terra: 7 dollari al barile!

Il Presidente Chávez inizia un giro in tutti paesi petroliferi dell’OPEC al fine di trovare un accordo per il taglio della produzione e far risalire il prezzo. Questo accordo si raggiunge nella storica riunione di tutti i capi di stato dei paesi OPEC, svoltasi a Caracas il 25 e 26 settembre 2000. Era dal 1975 che non si riunivano i capi di stato di tutti i paesi dell’OPEC.

Con il controllo dell’industria petrolifera nazionale, l’aumento crescente dei prezzi del petrolio e la sconfitta di tutti i tentativi di colpi di stato, dal 2003 può iniziare l’attuazione del suo programma sociale, anche se gli ostacoli non erano del tutto finiti. Nell’attuazione dei programmi sociali incontrava una vera e propria resistenza interna: il boicottaggio proveniva dalle istituzioni, dai ministeri, i cui dirigenti e funzionari provenivano dalla IV Repubblica. Per ovviare a questo boicottaggio nascono le missioni, che sono dei veri e propri ministeri paralleli. Ad esempio non potendo contare sul Ministero dell’Educazione (o Istruzione come si direbbe in Italia) per sradicare l’analfabetismo e favorire a tutti l’accesso agli studi di ogni ordine e grado, è costretto a creare le Missioni: Mission Robinson, Rivas, ecc… sono stati intrapresi programmi sociali in tutti i settori.

Alla vigilia del trionfo bolivariano l’85% della popolazione venezuelana – come visto prima – viveva in povertà; tutte le città era circondate da baraccopoli in cui vivevano milioni di venezuelani a cui era negato il diritto ad un’abitazione dignitosa; l’inflazione era superiore al 100%, i salari congelati per anni, l’accesso agli studi per la stragrande maggioranza dei giovani era una chimera, l’assistenza sanitaria un privilegio riservato solo ai ricchi e la pensione un privilegio riservato solamente a 100.000 fortunati vecchietti!

Nei dieci anni di governo, fra il 2003 (dal 2 febbraio 2003, dopo la sconfitta del “paro petrolero”, ossia la serrata padronale) ed il 2012 (l’8 dicembre del 2012 giorno del suo congedo ed ultimo discorso pubblico), la situazione del popolo venezuelano cambia radicalmente: la povertà è scesa al 20% circa e la miseria estrema al 7%; l’inflazione attorno al 20%, ancora alta ma enormemente inferiore rispetto a prima; tutti godono dell’assistenza sanitaria e dell’accesso gratuito agli studi di ogni ordine e grado; gli studenti universitari sono oltre 3 milioni, a fronte di una popolazione di circa 28 milioni (per un paragone con l’Italia, basta dire che oggi il numero degli studenti universitari in Italia è circa la metà di quelli venezuelani, a fronte di una popolazione più che doppia); il numero dei pensionati oggi è 3 milioni. Tutti hanno possibilità di accedere ad una abitazione dignitosa: le banche, per legge sono obbligate a concedere il mutuo anche a chi vive con uno stipendio minimo; il tasso d’interesse sui mutui per l’acquisto della prima casa è fissato ad un terzo rispetto a quello ufficiale; inoltre per l’acquisto della prima casa è previsto un finanziamento a fondo perduto concesso dallo stato, variabile a seconda del reddito. Malgrado tutti i benefici previsti, l’acquisto di un’abitazione era ancora un sogno per milioni di venezuelani. E’ allora che scatta la “Misión vivienda”, a cui si iscrivono 3 milioni di famiglie venezuelane. L’obiettivo diventa costruire queste tre milioni di abitazioni in 5 o 6 anni, ossia il programma elettorale di Chávez al momento della rielezione nel 2012 era incentrato su povertà e miseria zero, un’abitazione dignitosa per tutti, e la scomparsa di tutte le baraccopoli.

Ovviamente sotto il governo di Chávez non sono mancate le grandi opere infrastrutturali, come il secondo ponte sul fiume Orinoco, l’avvio del terzo ponte, l’inizio della costruzione di linee ferroviarie; in Venezuela non esisteva neppure un chilometro di ferrovia, perché chi dettava legge erano le grandi multinazionali del petrolio e dell’automobile per cui impedivano che un mezzo di trasporto concorrente potesse svilupparsi. La sola metropolitana di Caracas (che oggi consta di 7 linee, oltre a Metrocable, Cabletren e Buscaracas, delle metropolitane leggere e funivie che arrivano nelle zone delle baraccopoli, dove le baracche, secondo il progetto della “Missione vivienda” saranno poco a poco sostituite da edifici e case dignitose) ha una estensione pari a quella di tutte le linee metropolitane italiane, che sono presenti solamente a Roma, Milano, Napoli e Catania, per un totale di 171 Km; ed a Genova, Milano, Napoli, Torino e Brescia nella modalità di metropolitane leggere, per altri 42 km. L’80% delle linee metropolitane di Caracas sono state costruite nell’era Chávez.

Chávez lascia il governo l’8 dicembre del 2012 e muore il 5 marzo del 2013. Probabilmente il cancro che lo ha portato alla morte è stato indotto. Chávez è stato ammazzato.

Tutto il periodo di Chávez si caratterizza per un attacco perenne contro di lui e per una manipolazione mediatica continua a livello nazionale e mondiale. Qualunque opera venisse inaugurata, qualunque azione svolgesse il governo di Chávez, qualunque obiettivo fosse raggiunto per la maggior parte dei media venezuelani, tutti nelle mani dell’oligarchia, non esisteva niente di niente. Per i media dell’opposizione in Venezuela c’era solamente un dittatore che violava ogni sorta di diritto, che riempiva le carceri di oppositori politici, tutti prigionieri politici, scarsità di ogni tipo di bene,  inflazione alle stelle… insomma manipolazione totale. E lo stesso avveniva ed avviene con i media internazionali. Per esempio, anche nei media italiani durante le ultime elezioni presidenziali, ma anche in quelle precedenti, troviamo appoggio totale ed incondizionato al rappresentante dell’oligarchia, Capriles, venduto ai propri lettori come “progressista” quando in realtà si tratta di una fascista, appoggiato dall’oligarchia internazionale e finanziaria, il cui programma neoliberista farebbe arrossire perfino Reagan, Tatcher o Pinochet.

Qual è la situazione del Venezuela oggi? Oggi si pagano l’attacco dell’oligarchia nazionale ed internazionale, la caduta dei prezzi del petrolio e gli errori commessi.

Il governo di Maduro si è subito trovato ad affrontare una situazione di grave violenza scatenata dal candidato perdente, il fascista Capriles che non ha accettato la sconfitta delle urne. Su istigazione del candidato sconfitto, sono state attaccate e distrutte varie sedi del partito socialista, ospedali, scuote, banche pubbliche, ministeri ed edifici delle istituzioni, mezzi di trasporto pubblico; ovviamente ci sono stati anche decine e decine di morti. La violenza che è andata avanti per mesi dopo le elezioni di Aprile 2013 è ripresa con maggior vigore a partire dalla fine di gennaio di quest’anno (2014). Altri morti, oltre 40, e danni notevolissimi. In questo caso il principale istigatore, Leopoldo López, è stato arrestato; si è consegnato volontariamente alla giustizia dopo un breve periodo di latitanza perché aveva capito che lui stesso era l’obiettivo della destra; ossia il piano dell’estrema destra era sacrificarlo, ammazzarlo e far ricadere la colpa sul governo e quindi scatenare una guerra civile nel paese; l’altra principale istigatrice, Maria Corina Machado, ovviamente oligarca come López, proprio in questi giorni è stata incriminata.

Il Governo Maduro di fronte a questa violenza ha cercato in tutti i modi di pacificare il paese, senza usare la forza ed i militari. Ha chiamato a conversare attorno ad un tavolo tutte le parti sociali, inclusi i principali rappresentanti dell’oligarchia. In TV tutti hanno visto le conversazioni di pace in cui tra gli altri erano presenti, oltre ai rappresentati politici dell’opposizione anche i principali oligarchi del paese, tra i quali spiccava la presenza del golpista Mendoza della potente famiglia dei Mendoza che praticamente controlla l’intero settore alimentare del Venezuela. Ogni volta che in Venezuela si vota, per creare malcontento nella popolazione e quindi additare la colpa al governo, scarseggiano beni di prima necessità; i Mendoza da sempre sono complici in questo gioco al massacro, in cui accaparrano i prodotti ed affamano il popolo.

La Verità è rivoluzionaria. Quindi la verità va detta fino in fondo. Sedersi ad un tavolo a negoziare ed ottenere la pacificazione, la fine della violenza ha significato anche dare qualcosa in cambio e si è visto chiaramente quali sono state le concessioni fatte dal governo, che stanno creando malcontento nella popolazione.

Il governo attuale, oltre alla violenza si è trovato di fronte altri due grossi macigni: il debito pubblico alle stelle, nel quale il debito estero ha una grossa  importanza e la caduta dei prezzi internazionali del petrolio.

Tra il 2012 ed il 2013, ossia nel prima anno di governo di Maduro il PIL è crollato: è passato dai 300 miliardi di dollari del 2012 ai 227 del 2013 ed è destinato ulteriormente a scendere nel 2014 (secondo l’ultima previsione il PIL 2014 sarà di circa 200 miliardi); il debito pubblico è passato dai 44 miliardi, il 15% del PIL, del 2008 ai 115 miliardi di fine 2013, ovvero il 50% del PIL, ai 122 miliardi del primo trimestre 2014, ultimo dato disponibile, il 60% del PIL; le riserve internazionali che tanto hanno aiutato Chávez nei momenti più difficili, sono crollate dai 43 miliardi  del 2008 ai 21 miliardi del 2013, scese fino ai 19 miliardi del primo trimestre 2014. L’inflazione sotto controllo durante il governo Chávez aumenta; il salario minimo che alla fine del 2012 era uno dei più alti del continente americano e le continue svalutazioni del Bolívar hanno praticamente ridotto il potere d’acquisto.

L’eliminazione o una maggiore flessibilità del controllo del cambio è sempre stata una delle principali richieste dell’oligarchia, a cui Chávez ha sempre resistito.

La politica economica di Chávez e Giordani, il suo Ministro dell’Economia per quasi tutti e 14 anni di governo (tranne una breve parentesi in seguito al decesso della moglie) si è basata sul controllo del cambio. Strumento che ha permesso di utilizzare le ingenti entrate in dollari, derivanti dalla vendita del petrolio, per fini sociali.

Controllo del cambio non significa solo fissare il prezzo del Bolívar da parte del governo, ma significa anche stabilire le modalità con cui i privati possono accedere alla pur sempre limitata risorsa rappresentata dai dollari. Malgrado le grandi risorse naturali di cui dispone, il Venezuela “produce” ed esporta solo petrolio; tutto il resto è importato. Per accedere al mercato internazionale, per importare qualsiasi tipo di bene è necessario disporre di dollari.

I dollari, derivanti dalla vendita del petrolio erano accentrati nelle mani del governo che tramite appunto il controllo del cambio, oltre a fissare il prezzo di cambio del dollaro in Bolívar, stabiliva quanti dollari concedere ed a quali settori concederli.

Premesso che una parte dei dollari venivano utilizzati direttamente dal governo per gli investimenti sociali, il resto veniva dato alle differenti attività commerciali, dando priorità a quegli operatori che si dedicavano all’importazione di beni alimentari. Tutti i settori erano pienamente soddisfatti e di fatto per undici anni, dal 6 febbraio 2003, data d’entrata in vigore del controllo cambiario, al 26 marzo 2014, data dell’introduzione del SICAD2 e della flessibilità, il Venezuela non ha avuto grosse scarsità di beni, l’inflazione seppur alta era sotto controllo ed oscillante attorno al 20/30%, contro il 100% ed oltre del periodo anteriore a Chávez e successivamente all’entrata in vigore della flessibilità.

Anteriormente al controllo del cambio di Chávez, con il cambio libero fissato dal mercato e senza alcuna restrizione nella quantità di dollari acquistabili, i dollari andavano quasi totalmente nelle tasche dei più ricchi che in definitiva li esportavano, depositandoli in conti bancari negli Stati Uniti e nei paradisi fiscali, che abbondano ai Caraibi.

I governi di destra che si alternavano al governo non solo non avevano nessuna volontà politica di fare investimenti nel sociale (scuola, istruzione, sanità, previdenza sociale, investimenti in infrastrutture di base, ecc…) ma erano anche impossibilitati dalla mancanza di risorse, dato che appunto i dollari derivanti dalle entrate petrolifere finivano nelle tasche degli oligarchi e dei più ricchi.

Il controllo del cambio è stato lo strumento centrale che ha permesso a Chávez di sviluppare una politica tendente ad una maggiore distribuzione delle risorse tra tutte le classi sociali.

Controllando il valore del dollaro e distribuendo i dollari in maniera appropriata fra tutti i settori economici ha potuto soddisfare le esigenze anche delle classi più umili; anzi le classi più umili venivano continuamente beneficiate dal fatto che il salario era annualmente aumentato ed in misura sempre superiore all’andamento dell’inflazione. In conclusione il valore del Bolívar era fissato dallo stato, a volte rimanendo invariato per anni, per cui i beni importati avevano sempre lo stesso valore rispetto al Bolívar e dall’altra parte aumentando e rivalutando continuamente stipendi e pensioni, anche le classi più umili sono potute uscire dal limbo della povertà in cui si trovavano.

Il governo guidato da Maduro inizia a svalutare il Bolívar: il 9 febbraio del 2013 il Bolívar passa da 4,30 a 6,30, una svalutazione praticamente del 50%. Quindi di un solo colpo gli stipendi, soprattutto delle classi più umili, quelli a stipendio minimo (circa il 40% della popolazione, includendo i circa 3 milioni di pensionati il cui assegno di pensione è agganciato al salario minimo) perdono potere d’acquisto.

Successivamente iniziano le tappe per flessibilizzare il controllo del cambio: si introduce il SICAD1 ed il 26 marzo 2014 si arriva al SICAD2. In sostanza si tratta di altre svalutazioni; con il SICAD1 il cambio del Bolívar col dollaro è fissato attorno a 12; con il SICAD2 il cambio arriva a 50. Ossia da un cambio a 4,30 bolivares per dollari si è passati in pochi mesi di gestione Maduro a tre cambi: 6,30 utilizzato per le importazioni di prodotti di prima necessità, a 12 per prodotti mediamente importanti ed a 50 per prodotti presuntivamente meno importanti, tra i quali biglietti aerei per voli internazionali, computer, cellulari, toner per stampanti. Le svalutazioni riducono il potere d’acquisto degli operai e dei salariati in genere.

Il debito pubblico pesa ed i debiti vanno rispettati soprattutto quelli esteri, per cui pagare i debiti significa sottrarre risorse in dollari da destinare all’importazione (e conseguente aumento dell’inflazione).

Ultimamente però si è aggiunto un ulteriore problema: la caduta internazionale dei prezzi del petrolio; se ancora ad inizio agosto i prezzi del petrolio erano attorno ai 90/100 dollari al barile, a fine novembre il prezzo scende al di sotto dei 70 dollari per barile. Con un minore ingresso di dollari, si è ulteriormente ristretta la quantità di dollari destinati all’importazione.

Ad agosto il giornalista José Vicente Rangel, ha denunciato che la destra prepara un “golpe parlamentare”, stile quello operato in Paraguay ai danni del presidente Fernando Lugo. L’obiettivo della destra è ottenere la maggioranza assoluta nelle prossime elezioni parlamentari del 2015 e con la maggioranza assoluta destituire il presidente Maduro; ovviamente i meccanismi per estromettere un presidente son ben altri e vanno oltre la semplice maggioranza assoluta in Parlamento. Rangel ha evidenziato che il malcontento potrebbe consentire alla destra di ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. 

Che lezione trarre dal Venezuela e dalla rivoluzione bolivariana?

Almeno due lezioni.

La prima è che quando i popoli si ribellano e chiedono maggiori diritti, migliori condizioni economiche ed una distribuzione più egualitaria delle risorse del paese, tra tutte le classi sociali, la classe dominante non è mai disposta a cedere; farà di tutto per conservare il proprio predominio ed utilizzerà tutto il potere di cui dispone, a partire dallo strumento di manipolazione rappresentato dai media, per screditare chi cerca di governare a favore dei più umili.

L’altra lezione è che una rivoluzione cosiddetta “pacifica” è destinata a fallire, se non fa definitivamente i conti con la borghesia, per due motivi; prima di tutto perché lascia inalterato il potere della classe dominate; prendere il potere politico attraverso la via del voto, la dove fosse possibile, e governare nel rispetto delle “regole democratiche”, non toccando il potere economico delle classi dominanti, significa dare al nemico, la classe borghese dominante, proprietaria dei mezzi di produzione borghese la possibilità di riprendersi e tornare all’attacco.

L’altro motivo per cui la cosiddetta rivoluzione “pacifica” è destinata a fallire è dovuto al fatto che quando un governo è costretto continuamente a cercare il consenso nelle urne (praticamente ogni anno c’è una elezione; se non è quella presidenziale, c’è quella parlamentare, quella amministrativa, un referendum…) deve impiegare le risorse, sempre limitate, non in atti di governo di lungo periodo ma sempre a breve termine. Che significa in sostanza? Nel Venezuela di Chávez sono stati commessi errori, dovuti alla pressione del consenso nelle urne, errori che stanno emergendo oggi. Le ingenti risorse derivanti del petrolio sono state sì investite nel sociale, ma non in maniera produttiva; ossia una delle grandi preoccupazioni espresse sempre da Chávez era di rompere con il paradigma del mono prodotto assegnato dalle potenze coloniali; anche quando i paesi dell’America Latina hanno raggiunto l’indipendenza non sono riusciti a liberarsi della cultura del mono prodotto.

Al Venezuela, il colonialismo un tempo e l’imperialismo oggi, hanno assegnato il compito di produrre petrolio, impedendo qualsiasi sviluppo di una industria locale; tutto è importato. Rompere con questo paradigma e sviluppare una industria locale al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni, significa investire una parte anche consistente delle risorse derivanti dal petrolio; i benefici si vedrebbero quindi nel lungo periodo; ma investire sul lungo periodo significa mancanza di risorse nell’immediato, cosa che rischia di far vacillare il consenso. Il Venezuela è ricco di oro, ma sfruttare le miniere d’oro significa investire ingenti quantità di risorse. Il Venezuela oggi ha grandi riserve d’oro ma non può estrarlo perché non ha investito. Tutte le risorse investite per ottenere il consenso nelle urne, venivano alla fine impiegate sì nel sociale, ma non in maniera ottimale e produttiva.

Il Venezuela è rimasto legato al petrolio, alla politica del mono prodotto, imposta dall’imperialismo. Oggi crollano i prezzi del petrolio, il Venezuela non ha le risorse per importare e ciò crea svalutazione, inflazione e malcontento che si rischia di ripercuotersi nel momento delle elezioni. In fin dei conti, l’attuale presidente Maduro ha vinto con solo 200.000 voti di vantaggio; quindi l’opposizione cercherà di riprendersi il potere nel silenzio delle urne.

In definitiva la lezione che viene dal Venezuela è che una rivoluzione per avere successo deve procedere a:

  • Espropriare tutte le grandi e medie imprese industriali, commerciali e di servizio senza compenso alcuno;
  • Chiusura e sparizione delle Borse;
  • Controllo operaio collettivo e permanente della produzione e della contabilità in tutte le imprese, garantendo la trasparenza informativa per il pieno conoscimento della verità in ogni momento ed in ogni ambito della vita sociale;
  • A ciascuno secondo il proprio lavoro (nella fase del socialismo); nella fase del comunismo si arriverà al principio “A ciascuno secondo i propri bisogni”;
  • Governo basato sulla democrazia diretta, dove tutte le cariche sono revocabili in qualsiasi momento.

 

 

 

 

(VIDEO) La presentazione dell’ANROS-Italia a Roma e Berlino

di Emilio Lambiase*

Venerdì, 25 ottobre a Roma presso la sede del M.A.C. (Movimento Apostolico Ciechi) è stata presentata l’Associazione ANROS Italia, presente Germán Ferrer (El Chino), deputato all’Assemblea Nazionale del Venezuela accompagnato dal Console Generale di Napoli, Bernardo Borges che ora prosegue ad Amburgo la sua missione diplomatica. E’ stata riportata in sintesi la proposta fatta dal Presidente del Venezuela Nicolás Maduro in visita da Papa Francesco, di continuare in Africa la Mision Milagro che a oggi ha ridato la vista a oltre un milione e seicentomila persone in tutta l’America latina e Caribe con l’aiuto di decine di migliaia di medici cubani.

La discussione ha coinvolto numerosi esponenti del M.A.C. che a loro volta hanno illustrato le attività di solidarietà e di sviluppo sostenibile, realizzate in alcuni paesi africani da oltre quarant’anni e, miracolo nel miracolo, c’è stata l’intesa di proseguire l’esperienza congiuntamente nel progetto Mision Milagro Negro. Bernardo Borges ha precisato che, contrariamente a quanto affermato dai media mainstream mondiali – che dipingono Chávez come il solito “comunista ateo, cattivo e mangia-bambini” – la Costituzione Bolivariana del Venezuela riconosce tutti i diritti democratici ed umani, riconosce la proprietà privata, riconosce la libertà di parola e di opinione e che lo stesso Chávez si è sempre dichiarato profondamente cristiano. All’incontro oltre al Presidente ANROS Italia, Emilio Lambiase, hanno partecipato anche: Alvaro Utzcategui e Ciro Brescia (consiglieri), Fabio Gargano dell’Associazione Figli del Bronx che ha ripreso l’evento per raccogliere materiale al fine di realizzare un documentario sull’attualità venezuelana nel nuovo contesto latinoamericano.

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti nella sede della Casa del Popolo di Torpignattara per i previsti incontri della giornata. Presenti in sala numerosi rappresentanti di comunità latinoamericane, dal Cile a Cuba, dal Venezuela all’Ecuador e Siria. Presente anche Indira Pineda Daudinot (consigliere di ANROS Italia) l’ecoattivista contro le guerre, Marinella Correggia, Gianmarco Pisa dei Corpi Civili di Pace, l’Ambasciatore della RBdV presso la Santa Sede e il personale dell’Ambasciata della RBdV a Roma. Fabio Alberti, segretario del PRC di Roma ha rimarcato l’importanza dell’interscambio tra le esperienze dei movimenti latinoamericani e venezuelani e di quelli italiani e della necessità di costruire questo ponte tra le due sponde dell’oceano.

Emilio Lambiase ha presentato le ragioni di ANROS Italia, ne ha delineato la storia e la nascita in Venezuela e ha presentato il profilo storico del compagno Germán Ferrer e la sua traiettoria di militante rivoluzionario. L’occasione è stata utile per presentare anche il libro di Geraldina Colotti (presente all’incontro) “Talpe a Caracas”, nonché invitare i presenti a partecipare agli incontri con Ricardo Patiño del 4 e del 5 novembre a Roma. Nella giornata del 27 presso il salone dell’Ambasciata del Venezuela a Berlino, presenti gli attivisti dei movimenti di solidarietà al processo bolivariano provenienti dall’Italia, Svizzera, Spagna, Svezia, Cile, Colombia, Perù, Honduras, Iraq, Iran, Kazakistan, in collegamento anche con la Bolivia, Cuba, Argentina, Brasile e Francia, siamo stati ricevuti dall’Ambasciatore della RBdV in Germania, Rodrigo Chaves Samudio. E’ stato costituito un coordinamento internazionale nominato Rete Internazionale con l’America Latina ed i Caraibi.

Dichiarazione di Berlino:

(la prima dichiarazione di impegno e di solidarietà assunta dalla Rete Internazionale con l’America latina e i Caraibi)

Solidarietà con il Popolo dell’Ecuador, vittima della Chevron e con il Popolo Venezuelano Rete di Solidarietà con l’America latina ed i Caraibi Manifestiamo la nostra solidarietà con il governo nazionale dell’Ecuador ed il Fronte Amazzonico, lo stesso che richiede l’indennizzo per i danni ambientali storici causati dalla Chevron-Texaco nella selva Ecuadoriana. Chevron deve riconoscere l’indennizzo di 19 miliardi di dollari, secondo la sentenza di una corte ecuadoriana del 2011.

La multinazionale statunitense spende milioni di dollari in ricorsi e campagne sporche contro lo Stato ecuadoriano, invece di attenersi alla sentenza. L’Ecuador non è più il patio trasero degli USA. Perciò, il governo informa il mondo sull’attualità di questo caso. Per tanto, come rete di reti di solidarietà tanto con la Revolución Bolivariana come con la Revolución Ciudadana e gli altri popoli latinoamericani e caraibici, membri o meno della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA), ci impegniamo a diffondere le informazioni sul caso della Chevron e l’esempio da seguire che costituisce l’ALBA per i popoli della Unione Europea. La prossima occasione di incontro sarà per la serie di eventi che organizzerà la sezione distrettuale della Die Linke a partire dalla fine del 2013. In questo modo, ci impegniamo a cooperare con questa serie di eventi e presentare i nostri suggerimenti ed iniziative, nell’ambito dell’incontro che si terrà il 22 novembre 2013 nella galleria Freies Museum, Berlino-Schöneberg (evento sull’ALBA vs. UE, organizzato dalla Fondazione Rosa Luxemburg).

Dichiariamo la nostra solidarietà con il Popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela di fronte alla guerra mediatica ed economica da parte dei settori antidemocratici appoggiati dall’imperialismo che si sono intensificati alla vigilia delle elezioni municipali dell’8 dicembre 2013. Compagne e compagni, siamo al vostro fianco e vi appoggiamo in questa lotta di resistenza!! Ci dichiariamo solidali con i Cinque Eroi Antiterroristi Cubani che sono stati imprigionati negli USA per la loro instancabile lotta contro il terrorismo imperialista degli USA. Manifestiamo la nostra solidarietà con Julián Conrado, Ilich Ramírez Sánchez, Asier Guridi Zaloña e sollecitiamo il Governo Rivoluzionario del Venezuela, il Presidente Operaio e Chavista Nicolás Maduro affinché intraprenda tutte le azioni necessarie a che possano essi recuperare presto la propria libertà.

Berlino, 27 ottobre 2013

Dall’intervento di Emilio Lambiase (estratto):

«Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che amano e costruiscono, quelli che odiano e distruggono» (José Martí)

Il “Socialismo del XXI secolo” cui s’ispira il Presidente Chávez, risponde al fallimento di un’economia basata sulla rendita, da sostituire con un’economia di tipo produttivo. Questo permette oggi di migliorare la qualità della vita per la maggior parte dei cittadini venezuelani. Il modello proposto è vincolato a un sistema produttivo diversificato, competitivo, aperto ai mercati internazionali, basato sull’iniziativa privata e che prevede il controllo dello Stato nelle industrie strategiche, ma con un’apertura nei confronti degli investimenti privati. Con questo proposito è stata inaugurata la fitta agenda sociale denominata “misiones bilivarianas” come la “misión Cultura”, la “misión Milagro”, la “misión Robinson”, la “misión Vivienda” solo per citarne alcune e attraverso le quali l’azione governativa e la politica della spesa pubblica, è incentrata sui settori sociali più bisognosi.

Una “dittatura” che chiama il popolo a decidere, che garantisce la salute e l’istruzione a tutti con atto costituzionale, che riconosce la popolazione dei nativi e li rappresenta in parlamento, che adotta un sistema di votazioni cablato definito il migliore al mondo e che ho avuto l’onore di verificare come osservatore internazionale alle presidenziali dell’8 ottobre 2012, è proprio strana! A tale proposito mi piace riportare un’analisi lucida del Presidente della Bolivia Evo Morales che definisce la crisi mondiale come conseguenza della fine della rapina da parte delle lobby statunitense delle risorse energetiche, minerarie e naturali del continente latinoamericano, che, per ultimo, ha denunciato il Governo di Obama per crimini contro l’umanità in risposta alla proibizione del volo presidenziale del Venezuela nello spazio aereo di Porto Rico.

Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, ci sbalordisce sempre. Lunedì scorso ha promulgato la legge “Difesa della Madre Terra” che dettaglia la maniera di vivere in armonia ed equilibrio con la natura. La nuova legge considera che la Madre Terra è un “sistema vivente e dinamico”. La norma include il concetto di “giustizia climatica” per riconoscere il diritto delle persone colpite dal cambio climatico ad essere risarcite. Richiede la costituzione di un Fondo Plurinazionale per amministrare le risorse economiche per mitigare il rischio del cambio climatico. La stessa legge prevede la ridistribuzione della terra in maniera equa con priorità alle donne, al popolo indigeno e alle comunità interculturali e afro-boliviane che non la possiedono. Per chiudere questo argomento, penso non sia blasfemia accostare la Rivoluzione Bolivariana a quella, Etica e Morale, di Papa Francesco che ha pronunciato: «Si un cristiano no es revolucionario en estos tiempos, no es cristiano».

Giova ricordare, ed essere onesti, che gli Stati uniti con una storia di appena 238 anni iniziata nel 1775, ben 215 della propria esistenza li ha trascorsi in guerre e attacchi, passando per l’annientamento d’intere etnie fino all’atomica, e persino attaccando il proprio popolo l’11 settembre 2001 per avere mano libera di invadere chiunque sull’intero pianeta, raggiungendo il risultato di mille milioni di vittime e vi risparmio il lungo elenco di popoli e nazioni represse. Gli Stati uniti in tutto hanno sperimentato solamente 23 anni di Pace. Grazie al Venezuela, a Cuba, e ai Paesi dell’ALBA, per dare ancora speranza e dignità all’essere umano! Stiamo vivendo in questi giorni il dramma dei flussi migratori di disperati che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente! Non la tiro per le lunghe… ma qualcuno dovrà pure dire alla Boldrini, a proposito di Lampedusa, che si deve interrogare su chi provoca i flussi migratori nel nostro pianeta! Penso che la pressione del moribondo neo imperialismo americano (per questo ancora più pericoloso), figlio della crisi irreversibile del sistema capitalistico, sia la causa della tempesta migratoria, conseguenza degli attacchi alle nazioni che possiedono risorse energetiche e materie prime, che se non sono in affari con gli Stati Uniti rientra a far parte della lista dell’asse del male e primo o poi saranno aggredite.

La Libia di Gheddafi richiamava forza lavoro dai paesi africani più poveri! L’Iraq di Saddam con un primo ministro di fede cristiana era un altro esempio di nazione sovrana aggredita per spartirsi le risorse petrolifere. Pare che la cosiddetta rivoluzione arancione prima, e la primavera araba poi, siano una strategia usamericana dettata dalle lobby industriali degli armamenti per alimentare il fuoco dei disordini e il conseguente fuggi-fuggi drammatico. La nostra epoca è caratterizzata da una nuova lotta di classe: dagli anni ottanta, la lotta che era stata condotta dal basso per migliorare il proprio destino, ha ceduto il posto a una lotta condotta dall’alto per recuperare i privilegi, i profitti e soprattutto il potere che erano stati in qualche misura erosi nel trentennio precedente.

Questo è il mondo del lavoro nel XXI secolo, così è cambiata la fisionomia delle classi sociali, queste sono le norme e le leggi volute dalla classe dominante per rafforzare la propria posizione e difendere i propri interessi. L’armatura ideologica che sta dietro queste politiche è quella del neoliberalismo. La competitività che tale teoria invoca e i costi che impone ai lavoratori costituisce una delle forme assunte dalla lotta di classe ai giorni nostri. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, marcata redistribuzione del reddito dal basso verso l’alto, politiche di austerità che minano alla base il modello sociale europeo. Aggiungo un nostro detto popolare: “la pazienza ha un limite”. Ebbene, quel limite oggi è stato oltrepassato e non basta più la pazienza, e neppure indignarsi. E’ l’ora di ribellarsi! Nel mese di ottobre, in Italia, si celebra la Giornata della Cultura cubana.

Il pensiero va ad Ernesto Guevara de la Serna, detto el Che, morto a 39 anni fucilato in una scuola elementare, è la prova vivente dell’esistenza d’una cosa. Una cosa magnifica, assurda. Una cosa impossibile, e perciò assolutamente necessaria. L’utopia!

* Presidente ANROS Italia (Associazione Nazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali – Italia) – 

frontisterion@alice.it cell. 335-6421227

http://www.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&idioma=1&id=1995531&Itemid=1

http://amerika21.de/2013/10/92424/solidaritaet‐alba‐europa

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[Si ringrazia Fabio Gargano della Figli del Bronx produzioni per la realizzazione del video]

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