Il PRC con la Rivoluzione Bolivariana!

da rifondazione.it

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea condanna energicamente i fatti accaduti ieri nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, con un attacco armato alle sedi del Tribunale Supremo di Giustizia e del Ministero per il potere popolare degli Interni, Giustizia e Pace, che si trovano entrambi a Caracas.

Esigiamo dal governo italiano un’esplicita condanna del terrorismo, il rispetto dei poteri istituzionali legittimi, la non ingerenza negli affari interni del Venezuela e l’appoggio al dialogo tra le parti che ha avuto il sostegno del Papa e di ex-Presidenti.

Quanto sta accadendo dimostra il carattere golpista di una parte dell’opposizione che è stata con troppa superficialità e in maniera irresponsabile appoggiata da diversi governi europei ed anche dal PD, nonostante gli appelli e gli avvertimenti dello stesso Papa Francesco.

Perfino il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è avventurato in dichiarazioni contro il legittimo governo venezuelano che di fatto hanno legittimato i golpisti.

In troppi stanno sostenendo le medesime posizioni di Trump invece di lavorare per il dialogo. 

Il PD e le altre forze politiche devono spiegare al Paese se stanno dalla parte dei golpisti o da quella della pace. Non c’è spazio per ambiguità, né per l’uso strumentale della comunità italo-venezuelana. 

Il PRC-SE riafferma la propria solidarietà al legittimo governo del Presidente Maduro e fa appello ai propri militanti e ai sinceri democratici a dar vita a manifestazioni, dibattiti, iniziative pubbliche contro il golpe in atto.

Brescia 4nov2016: Dove va l’America Latina?

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Bergamo 3nov2016: America Latina, quale futuro?

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Mensaje del PRC para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Marco Consolo
Resp. Dep. América Latina
PRC-IE

Roma 10-4-2016

Queridas compañeras y queridos compañeros,

el Partido de la Refundación Comunista- Izquierda Europea envía su saludo a los participantes en el “Cuarto encuentro de solidaridad con la revolución bolivariana” (Lecce 15-17 de Abril) y a los representantes diplomáticos presentes.
En estos años hemos sido testigos de la brutal contraofensiva imperialista en contra de la experiencia bolivariana y en contra de todos los procesos de transformación de América Latina. Una ofensiva concertada con la derecha internacional y con los grandes medios de comunicaciòn, que conspiran con el odio y la mentira. 

Una vez más, en la generosa y sufrida Patria Grande, se vive un amplio y  brutal despliegue de las fuerzas de la reacción interna e internacional (hoy en dia acompañadas por sectores de la “social-democracia”) en contra de la voluntad de liberación de los pueblos.

No obstante, en estos años el pueblo venezolano ha sabido resistir y avanzar en la construcción de una patria soberana, una sociedad más justa e igualitaria,  basada en una verdadera democracia “participativa y protagónica”, hacia el socialismo del siglo XXI.

Con las enseñanzas del Comandante Hugo Chávez Frías, el Venezuela bolivariano ha sido un ejemplo para el mundo, marcando el comienzo de una nueva epoca de transformaciones en América Latina y en el Caribe.

Pero hoy en día no hay lugar para el triunfalismo: la historia nos enseña que donde hay revolución, siempre habrá contrarrevolución.

Hoy en día la situación es ciertamente más difícil en todo el continente: en Argentina con el gobierno de Macri, en Brasil sometido a una estrategia de “golpe institucional” con los antecedentes de Honduras y Paraguay, en Ecuador y Bolivia, donde no se detiene la estrategia contrarrevolucionaria. 

Y también en Venezuela, con la derrota electoral de las fuerzas del Polo Patriótico, y el Parlamento con mayoria opositora. En estos años hemos sido testigos de “guarimbas”, sabotajes, asesinatos selectivos de líderes revolucionarios y periodistas de medios de comunicación populares, de ataques mediaticos, mientras continúa la guerra económica y diplomática contra el gobierno de Nicolás Maduro. Hace poco dias la administración de Obama extendiò el infame (y ridículo) decreto que define a Venezuela como una “amenaza inusual y extraordinaria a la seguridad nacional y a la política exterior de Estados Unidos” y declara una “emergencia nacional para hacer frente a esta amenaza”. Una extensión que permite el mantenimiento de sanciones por parte de los EE.UU..

No nos corresponde a nosotros decir a los revolucionarios venezuelanos que tienen que hacer.

Nuestra tarea es acompañar de manera inteligente las fuerzas que están apostando en un proceso revolucionario genuino, y evitar el sectarismo y las palabras vacías y minoritarias.

Hoy nuestra tarea internacionalista es ampliar las bases de la solidaridad con el proceso bolivariano, para fortalecer un programa conjunto entre los dos lados del océano, aprender de los errores para poderlos corregir, incluso con nuestro “golpe de timón”.

Nos corresponde saber inventar de manera creativa nuevos instrumentos para profundizar las relaciones con las fuerzas sinceramente revolucionarias de la República Bolivariana de Venezuela. La consigna del maestro Simón Rodríguez “O inventamos o erramos” es mas vigente que nunca.

Por esos motivos, compartiendo el objectivo bolivariano de querer alcanzar “la mayor suma de felicidad posible para el pueblo”, el Partido de la Refundación Comunista reitera su solidaridad con el proceso bolivariano, para defender de manera coherente las conquistas alcanzadas.

Con la esperanza de que este encuentro pueda contribuir a la causa común de la liberación de los pueblos y del socialismo, les enviamos nuestros más calidos deseos de buen trabajo!
___

Roma 10-4-2016

Care compagne e cari compagni,

con queste righe il Partito della Rifondazione Comunista– Sinistra Europea invia la sua adesione ed il suo saluto ai partecipanti al “Quarto incontro di solidarietà con la rivoluzione bolivariana” (Lecce 15-17 Aprile), tra cui i rappresentanti diplomatici presenti.

In questi anni siamo stati testimoni della brutale contro-offensiva imperialista nei confronti dell’esperienza bolivariana e di tutti i processi di trasformazione dell’America Latina. Un’offensiva concertata con la destra internazionale e con i grandi mezzi di comunicazione, che cospirano con l’odio e la menzogna.        

Ancora una volta, nella generosa e sofferta Patria Grande, si vive un amplio e brutale spiegamento delle forze della reazione interna e internazionale (oggi accompagnate da settori della “social-democrazia”) contro la volontà di liberazione dei popoli.

Ciò nonostante, in questi anni il popolo venezuelano ha saputo resistere ed avanzare nella costruzione di una patria sovrana, una società più giusta ed egualitaria,  basata su una vera democrazia “partecipativa e protagonica”, verso il socialismo del XXI° secolo.

Con l’insegnamento del Comandante Hugo Chávez Frías, il Venezuela bolivariano è stata un esempio per il mondo, inaugurando la nuova epoca di trasformazioni in America Latina e nei Caraibi.

Ma oggi non c’è spazio per il trionfalismo: la storia ci insegna che dove c’è rivoluzione, ci sarà sempre contro-rivoluzione.

Oggi la situazione è certamente più difficile in tutto il continente, in Argentina col governo Macri, nel Brasile sottoposto ad una strategia di “golpe istituzionale” con i precedenti di Honduras e Paraguay, in Ecuador e Bolivia dove non si ferma la strategia contro-rivoluzionaria.

Ed anche in Venezuela, con la sconfitta elettorale delle forze del Polo Patriottico, ed il Parlamento in mano all’opposizione. In questi anni siamo stati testimoni di “guarimbas”, sabotaggi, omicidi selettivi di dirigenti popolari e giornalisti, attacchi mediatici, mentre continua la guerra economica e diplomatica contro il governo di Nicolás Maduro. È di qualche giorno fa la proroga da parte dell’amministrazione Obama dell’infame (e ridicolo) decreto che dichiara il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera statunitense dichiarando una “emergenza nazionale per affrontare questa minaccia”.  Una proroga che permette il mantenimento delle sanzioni da parte statunitense.

Non sta a noi dire ai rivoluzionari venezuelani cosa fare.

Il nostro compito è quello di accompagnare in maniera intelligente le forze che scommettono su un genuino processo rivoluzionario, rifuggendo dal settarismo e dalle chiacchiere vuote e minoritarie.

Oggi il nostro compito internazionalista è quello di allargare le basi della solidarietà con il processo bolivariano, di rafforzare un programma comune tra le due sponde dell’oceano, di apprendere dagli errori per poterli correggere anche con un nostro “golpe de timón”.

Ci corrisponde saper inventare in maniera creativa nuovi strumenti per approfondire i legami con le forze sinceramente rivoluzionarie della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La massima del maestro Simón Rodríguez “O inventamos o erramos” è più attuale che mai.

Per questo, condividendo l’obiettivo bolivariano di voler “raggiungere la maggiore somma di felicità possibile per il popolo”, il Partito della Rifondazione Comunista, ribadisce la sua solidarietà con il processo bolivariano, a coerente difesa delle conquiste raggiunte.

Con la speranza che questo incontro possa contribuire alla causa comune della liberazione dei popoli e del socialismo, vi inviamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro !

Marco Consolo

                                                                           Resp. Dip. America Latina

                                                                           PRC-SE

 

Quo vadis, Partito Democratico?

di Achille Lollo (ROMA), per il Correio da Cidadania  – São Paulo/Brasile, il 10/12/2013* 

Questo è l’interrogativo che la maggior parte degli elettori del PD si pone dopo le elezioni primarie dell’8 dicembre, in cui Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha guadagnato la carica di Segretario Generale, insieme a dodici quadri sconosciuti, membri della nuova direzione che, ora, intende “rottamare”, cioè “mandare via” il vecchio gruppo dirigente, uscito dal compromesso storico di Enrico Berlinguer e dalle “larghe intese” di Giorgio Napolitano.

In questo contesto – che tutti i media esaltano – la caratteristica politica principale dell’”Onda Matteo Renzi” è che con lui il PD non attaccherà il capitale finanziario o il mondo degli affari. Infatti, la Confindustria (CIESP italiana), i dirigenti del “mainstream mediatico”, il Dipartimento di Stato e la Banca Centrale Europea sono ben consapevoli del fatto che Renzi è solo un “democratico progressista”, che non ha mai avuto a che fare con il marxismo e che non ha mai aderito alla contestazione giovanile! Renzi è, praticamente, il prodotto politico e culturale della crisi ideologica che il PCI ha introdotto nella sinistra italiana quando ha optato per il voler entrare nelle stanze del potere, sostenendo la componente progressista della Democrazia Cristiana. Infatti, la componente “cristiano sociale”, i cui leader principali sono il capo del governo Enrico Letta e Dario Franceschini, oggi è quasi maggioranza nel PD.

D’altro canto, Renzi, nel manifestare il progetto di ringiovanire il partito, ha anche rivelato che il suo obiettivo è quello di porre fine alle icone del passato, che, dal 1989, hanno favorito la mascheratura politica del “PCI – PDS – Ulivo – PD”. Dichiarazioni che soddisfano pienamente le eccellenze del capitale, perché, in questo modo, il PD completerà la sua proiezione social- democratica, per assumere, concretamente, il cammino del social-neoliberalismo, anche conosciuto come Terza Via. Se davvero questo accadrà, in molti sindacati e, soprattutto, nel Sindacato confederale CGIL e nella Federazione dei Metalmeccanici(FIOM), molte tessere del PD saranno bruciate in segno di protesta. Una contestazione fatta dai settori di sinistra della base operaia che, tuttavia, non modificherà la direzione che il partito va assumendo.   

A grandi linee, la possibile trasformazione politica del PD, intende mandare in pensione la vecchia guardia berlingueriana, cioè dirigenti storici come D’Alema, Veltroni, Epifani, Bersani, Finocchiaro, Rosy Bindi, etc. che, nel PD, sono i referenti di potenti “correnti” che controllano il 68% “dell’apparato partitico”.

Un problema complicato che Matteo Renzi e, soprattutto, i suoi dodici apostoli della Segreteria, dovranno affrontare con molta attenzione, perché senza questo 68% il PD non si mette in moto e, in caso di conflitto interno, può bloccarsi definitivamente, dal momento che il Partito Democratico, dalla sua fondazione nel 2007, ha preferito professionalizzare il personale indicato dalle correnti, al posto di ricorrere al volontariato dei militanti. In questo modo, in pochi anni, il controllo del partito è passato nelle mani delle correnti che, apparentemente, dicono di tenere all’unità del partito, ma, in realtà, praticano un’aspra lotta sotterranea in tutte le federazioni e circoli di partito.

Basti ricordare il famoso “caso dei 101 sabotatori”, cioè dei 101 parlamentari del PD legati alle correnti che hanno bloccato l’elezione a presidente di Romano Prodi, aprendo così il cammino al secondo mandato di Giorgio Napolitano, antico leader della corrente “migliorista” nel PDS (ex-PCI) di allora e grande alleato della  nomenclatura berlingueriana, comandata da Massimo D’Alema.

Ma se la situazione del PD è tanto ingarbugliata, perché due milioni di elettori del PD hanno scelto Matteo Renzi e non il candidato continuista, Gianni Cuperlo?

Prima di tutto perché Renzi è un candidato giovane, estremamente comunicativo, che non usa tergiversare quando parla, che sa accontentare le platee e, dunque, dire quello che loro vogliono sentirsi dire. In pratica, è un populista moderno che ha incantato tutti quelli che hanno perso la fiducia nel PD e la speranza di governare l’Italia in un’ottica di sinistra. Infatti, quasi la metà dell’elettorato del PD è formato da “comunisti” che, per assurdo, credono che i dirigenti che nel 1989 hanno sepolto il PCI e l’ideologia del marxismo, sono ancora comunisti! Un equivoco politico e storico che si è consolidato a partire del 1994, come riflesso della grande nostalgia per il PCI e per la incapacità di Pietro Ingrao e dei dirigenti del PRC (Partito della Rifondazione Comunista) di rifondare il Partito Comunista Italiano.

Nell’analizzare il complesso scenario della crisi del PD, bisogna dire che la vittoria di Matteo Renzi è stato un male inevitabile per la salvezza di questo partito, visto che D’Alema o Bersani non sono mai riusciti a far sì che il PD diventasse un vero partito social-democratico e anche Veltroni non è mai riuscito a trasformare il PD in un partito liberal-democratico clintoniano. Infatti, lo stesso D’Alema, ha ammesso che “… la vittoria di Matteo Renzi permetterà al PD di ricomporre i vincoli di fiducia con l’elettorato e così allontanare la grave crisi che aveva sommerso il PD in questi ultimi due anni”.

Sarà, quindi, su questa base, che, nei prossimi mesi, i dirigenti delle correnti dovranno stilare un tacito accordo con Renzi, dal momento che il PD deve sostenere il governo delle larghe intese  di Enrico Letta, almeno fino al luglio 2014, visto che il 22 giugno si terranno le elezioni europee.

Elezioni che il PD deve assolutamente vincere per dare ossigeno politico al governo guidato da Enrico Letta, e di conseguenza, fissare le elezioni legislative solo nel maggio 2015.

Per garantire questo ordine del giorno è necessario che il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, lavori in tandem con il primo ministro, Enrico Letta, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la Segretaria Generale della CGIL, sindacato confederale, Susanna Camusso. Come dire dare continuità, in termini economici e finanziari, ai legami di dipendenza che l’Italia mantiene con la Troika (FMI, Banca Mondiale e BCE). A livello politico, il governo e il PD dovranno rispettare tutti i parametri di austerità fissati dalla BCE, e attuare le direttive dell’Unione Europea per ridurre il debito pubblico che ha raggiunto il 132% del PIL. Per quanto riguarda il contesto geo-strategico della regione mediterranea, le regole saranno sempre dettate dai generali del Pentagono e della NATO. Questioni che Matteo Renzi non ha mai messo in discussione, mai criticato, e che mai avrà il coraggio di mettere in discussione nelle riunioni di Segreteria de del PD.

Il 9 ° Congresso del PRC che i media hanno ignorato

Per la prima volta negli ultimi venti anni di storia del giornalismo politico italiano, tutti gli organi del mainstream mediatico, che si tratti di giornali, riviste, radio, televisione o addirittura webtv, hanno censurato il PRC (Rifondazione Comunista), rifiutando di scrivere una sola riga sul IX Congresso di quel partito. Non è esagerazione, ma la semplice verità, dal momento che fino al giorno 10 nessun giornalista del quotidiano “progressista” La Repubblica ha criticato gli “pseudo-comunisti del PRC”, come fa sempre e nessun editorialista de L’Unità (il giornale del PD) ha ripetuto i malevoli commenti, con i quali questo giornale ha sempre attaccato il PRC.

Praticamente nessuno ha fatto passare la miserabile piccola nota con 250 caratteri per dire che “… dal 6 all’8 dicembre si è tenuto a Perugia il Congresso del PRC ( Partito della Rifondazione Comunista), che in questi ultimi due anni ha subito 5 scissioni e una fuga massiccia di militanti, che hanno determinato la retrocessione elettorale a meno del 1,5 % …”.

La ragione è semplice, forse quella di sempre: le eccellenze della destra, del centro-destra e del centro-sinistra, all’unisono, hanno deciso che i media mainstream, per ampliare ulteriormente la crisi politica che Paolo Ferrero e Claudio Grassi hanno determinato nel PRC con le loro devastanti proposte elettorali e organizzative, si doveva ignorare la realizzazione del Congresso del PRC.

Una situazione difficile per un piccolo partito comunista come il PRC, che non ha più il suo giornale Liberazione, per comunicare con il movimento e con la società, non tanto per mancanza di soldi, ma per eccessi di incompatibilità politica nella redazione. Infatti, quando i conflitti politici ruppero l’unità nella Commissione Politica Nazionale (CPN), alcune “tendenze” hanno cominciato ad agire come mini-partiti all’interno del PRC, esasperando ulteriormente le liti personali e le presunte “differenze ideologiche”, alimentando, così, la corsa verso la scissione. La prima è stata SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà), dopo c’è stata Sinistra Critica, poi c’è stato il PCL (Partito Comunista dei Lavoratori); ancora, la Sinistra anti-capitalista e, infine, è stata la volta della Ricostruzione del Partito Comunista!

In questo contesto di frammentazione politica e ideologica, Claudio Grassi – leader della corrente di maggioranza “Ricostruire la sinistra”, in questo Congresso ha proposto la formazione di una “Syriza italiana”, con la quale si potrebbe tornare nell’universo parlamentare e negoziare un’alleanza elettorale con il PD. Praticamente, Claudio Grassi sogna di consolidare la formazione di un nuovo partito federativo della sinistra alternativa, i cui soggetti principali sarebbero il PRC, guidato da Paolo Ferrero, SEL (Socialismo, Ecologia e Libertà) di Niki Vendola – che è già in Parlamento per aver sostenuto il PD alle ultime elezioni – e il PdCI (Partito dei Comunisti Italiani) di Oliviero Diliberto – che anche supporta il PD a livello regionale. Una proposta che è stata fischiata al Congresso e che ha meritato una critica da parte dello stesso Segretario Paolo Ferrero, che, da parte sua, si propone di dare una nuova identità alla sinistra italiana senza essere legati all’apparato elettorale del PD e del centro-sinistra.

Tuttavia, ciò che più ha sorpreso in questo congresso, dal punto di vista ideologico, è stata la “Mozione 3”, che è un documento politico presentato da Raul Mordenti e Andrea Fioretti, che ha praticamente riassunto le conclusioni delle discussioni svoltesi nella base (federazioni e circoli cerchi del PRC). Un documento politicamente interessante, che ha rotto con la falsa partita antagonista tra Paolo Ferrero e Claudio Grassi. Infatti, nella sua introduzione, la “Mozione 3” respinge e condanna il concetto e la pratica delle tendenze e auspica la ripresa del lavoro politico sul territorio, per arrivare finalmente a rifondare il Partito Comunista in una prospettiva comunista gramsciana e non solo parlamentare.

La linearità delle proposte politiche della Mozione 3, il suo impegno per l’ideologia marxista e la tenacia con cui sono state salvate le idee di Gramsci, in realtà hanno impedito che il duo Ferrero-Grassi verticalizzassero il dibattito congressuale a loro favore. Per questo motivo, non c’è stata l’elezione del nuovo vertice di dirigenza, che si terrà solo dopo un’ulteriore discussione nelle basi (federazioni e circoli). È anche per questo che il “mainstream mediatico” ha ignorato il Congresso e non ha detto nulla circa le proposte politiche della mozione 3, che, in realtà, erano l’elemento innovativo principale di questo IX Congresso del PRC. Proposte che determinerebbero, molto probabilmente, il ritorno del PRC sulla scena politica e il suo ruolo come vero Partito Comunista Italiano, con una linea classista, anti-capitalista, di solidarietà anti-imperialista con i popoli in lotta.

*Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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