Firenze 6feb2019: il PCI con il Venezuela Bolivariano

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El PCI rechaza los intentos golpistas contra Maduro

por Fosco Giannini, secretaría nacional PCI
Jefe del Departamento de Relaciones Internacionaes

El PCI rechaza los intentos golpistas contra Maduroy se declara al lado del pueblo y el gobierno venezolano!

Y la historia se repite, siempre de la misma manera: en América Latina, mientras más fuerte es el cambio, un cambio del pueblo y para el pueblo, más decidida, feroz y sangrienta es la respuesta de las fuerzas de la reacción, impulsada y organizada por el imperialismo norteamericano. En este momento, en Caracas, un helicóptero robado a la policía venezolana atacó militarmente (disparando y lanzando granadas) tanto al Ministerio del Interior como al Tribunal Supremo. No hay duda sobre la naturaleza política del ataque: en el helicóptero era visible una pancarta en la que se podía leer: “350 Libertad”, en referencia al artículo 350 de la Constitución Bolivariana que las fuerzas de la derecha venezolana y la Administración Trump utilizan de manera errónea y  manipulada, con todas sus poderosas fuerzas, para lograr la caída de Maduro y de la revolución “chavista”.

El ataque de las fuerzas reaccionarias es, por ahora, la “punta del iceberg” del inmenso esfuerzo que están haciendo el gran capital venezolano,  la oligarquía criolla y los propietarios de la tierra para traer de vuelta el orden neoliberal a Venezuela, volver a privatizar el petróleo y, en fin, izar de nuevo enCaracas la bandera norteamericana.

A partir de la primera victoria electoral de Hugo Chávez (1998) y a lo largo de los años de las otras victorias electorales “chavista” (2000, 2006, 2012) la ira de las fuerzas reaccionarias y de los EE.UU. nunca se ha aplacado, como nunca han abandonado la idea de implementar soluciones fascistas y “golpistas” contra la Revolución Bolivariana. La nacionalización del petróleo, la memorable campaña que acabó con el analfabetismo, la inversión social masiva -sobre todo en salud pública – y una política internacional totalmente auténtica y “chavista”, basada en el antiimperialismo y en la práctica de la solidaridad con los pueblos oprimidos y las luchas anti-coloniales, dentro de un proyecto de unidad e integración bolivariana para toda América Latina, ha hecho enloquecer a estas fuerzas de la reaccion tanto en Venezuela  como en los EE.UU., que se han fijado como objetivo principal derrotar  la Revolución y  derrocar a Chávez antes y ahora a Maduro.

Ya en abril de 2002 el “golpe” estuvo muy cerca de la victoria, encarcelaron a Hugo Chávez, quien, en un hecho histórico inédito, fue liberado por el pueblo de los barrios caraqueños.

Ahora, aprovechando una crisis económica creada por ella misma, la derecha reaccionaria se desata, con el objetivo de dar el “golpe” final contra Maduro.

El Partido Comunista Italiano se alinea con toda su fuerza y sin duda alguna con el gobierno legítimo, popular, revolucionario, antiimperialista e internacionalista del camarada Maduro, recordando el inmenso papel que la Venezuela Bolivariana ya ha jugado y juega a favor de todos los pueblos y gobiernos antiimperialistas y anti neoliberales de América Latina. Y es a partir de esta toma de conciencia acerca del papel fundamental que Venezuela ha desarrollado en pro de la libertad de los pueblos Latinoamérica y el Caribe que el PCI considera y considerará  la defensa, incluso por la fuerza, del gobierno revolucionario de Caracas, como un acto revolucionario legítimo.

 

[Traducción libérrima de cortesia de Alfredo Viloria Pérez]


Il Partito Comunista Italiano con il popolo venezuelano e con Maduro!

Logo12_05_2016di Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI e Responsabile Dipartimento Esteri

IL PCI CONTRO I TENTATIVI GOLPISTI CONTRO MADURO E A FIANCO DEL POPOLO E DEL GOVERNO VENEZUELANO!

 

E’ la storia che si ripete, sempre uguale a se stessa: in America Latina, più è forte il cambiamento, più il cambiamento è del popolo e per il popolo, più determinata, feroce e sanguinaria è la risposta delle forze reazionarie, sollecitate ed organizzate dall’imperialismo USA. In queste ore, a Caracas, un elicottero rubato alla polizia venezuelana ha attaccato militarmente (sparando e lanciando granate) sia il Ministero degli Interni che la Corte Suprema. Nessun dubbio sulla natura politica dell’attacco: sull’elicottero era ben visibile uno striscione che recitava: “350 Libertad”, un riferimento all’articolo 350 della Costituzione bolivariana che le forze della destra venezuelana e l’Amministrazione Trump avversano con tutte le loro – poderose – forze, nell’obiettivo di far cadere Maduro e la rivoluzione “chavista”.

L’attacco militare delle forze reazionarie è, per ora, uno degli apici del lungo tentativo del grande capitale venezuelano, delle oligarchie venezuelane, dei padroni delle terre venezuelani, di riportare l’ordine liberista” in Venezuela, di riprivatizzare il petrolio, di riportare a Caracas la bandiera nord americana.

Dalla prima vittoria elettorale di Hugo Chavez (1998) e lungo tutti gli anni delle altre vittorie elettorali “chaviste” (2000, 2006, 2012) la rabbia delle forze reazionarie e degli USA non si è mai placata e mai si è spenta l’idea di soluzioni fasciste e “golpiste” contro la Rivoluzione bolivariana.

La nazionalizzazione del petrolio, le immense campagne di alfabetizzazione, gli investimenti massicci per le garanzie sociali – innanzitutto per la sanità pubblica – e una politica internazionale “chavista” incardinata sull’antimperialismo, sulla solidarietà ai popoli oppressi e alle lotte anticolonialiste, entro un progetto generale di unità e integrazione bolivarista per tutta l’America Latina, tutto ciò ha fatto impazzire le forze reazionarie venezuelane e gli USA, che si sono poste l’obiettivo primario di sconfiggere la Rivoluzione, di far cadere prima Chavez ed ora Maduro.

Già nell’aprile del 2001 i “golpisti” andarono vicinissimi alla vittoria, incarcerando Hugo Chavez, poi liberato dallo stesso popolo di Caracas. Ora, anche approfittando della crisi economica, la destra reazionaria si scatena, nell’obiettivo del “golpe” finale contro Maduro.

Il Partito Comunista Italiano si schiera con tutte le sue forze e senza dubbi alcuni a fianco del governo legittimo, popolare, rivoluzionario, antimperialista e internazionalista del compagno Maduro, ricordando anche il ruolo immenso che il Venezuela bolivarista ha già svolto e svolge a favore di tutti i popoli e i governi antimperialisti e antiliberisti dell’America Latina. Ed è anche a partire da questa consapevolezza, a partire dal grande ruolo volto alla libertà dei popoli di tutta l’America Latina che il Venezuela ha già svolto e potrà svolgere, che il PCI ritiene e riterrà la difesa, anche con la forza, del governo rivoluzionario di Caracas un atto legittimo e rivoluzionario.

L’ingerenza del senato italiano contro il Venezuela bolivariano

di Giusi Greta Di Cristina*

ilpartitocomunistaitaliano.it

Succede talvolta che il Senato di un Paese che si dice democratico e repubblicano divenga il luogo scelto per lanciare un attacco politico ad un altro Paese, anch’esso democratico e repubblicano.

È successo in Italia, qualche giorno fa. E la vicenda è talmente grave da non poter stare zitti e farla passare come l’ennesima dimostrazione dell’ignoranza o malafede di chi ci rappresenta nelle Istituzioni.

Il 17 gennaio scorso il senatore Pierferdinando Casini ha presentato una mozione, a suo modo di dire, a difesa dei nostri “connazionali” in Venezuela, ma che noi preferiamo chiaramente indicare estremamente lesiva nei confronti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del suo Governo, dei nostri rapporti con le legittime istituzioni bolivariane e, infine, del popolo venezuelano tutto. Non ultimo per importanza il contenuto della mozione potrebbe creare una eco profondamente errata rispetto al Paese latinoamericano tale da influenzare politicamente i non addetti ai lavori.

Mossi ancora da incredulità e da sconcerto abbiamo deciso di rispondere, punto per punto, alla mozione “sulla crisi del Venezuela”, presentata il giorno 17 gennaio scorso dal senatore Pierferdinando Casini e cofirmata da un bel numero di senatori. La mozione è stata poi approvata martedì 24 gennaio.

Il quadro descritto è da far rabbrividire: fame, miseria, privazioni, povertà, criminalità, collusione tra criminalità e potere, mancanza di cibo e medicine. Addirittura qualcuno tra i cofirmatari della mozione parla di “crisi umanitaria”(Orellana).

Il senatore Casini afferma di non voler fornire giudizi politici né sul comandante Chávez né sull’attuale presidente Maduro. Eppure parla di regime, di prigionieri politici, di azzeramento delle libertà costituzionali, di parlamentari arrestati. E continua, assieme a qualche altro cofirmatario intervenuto, che ci tiene davvero tanto a che questa mozione venga considerata per quella che effettivamente è secondo lui: la difesa dei diritti dei nostri “connazionali”, degli italiani che vivono in Venezuela e che starebbero diventando poverissimi a causa dei pessimi governi chavisti: anzi, per dirla con le parole del sen. Luciano Rossi, “i nostri connazionali (…) oggi si vedono in una situazione di assoluta indigenza”.

Si parla in essa di votazioni i cui risultati non sarebbero stati rispettati dal Governo, di un Paese che dipende economicamente dal petrolio a causa della sua incapacità politica e di gestione.

Il senatore chiede, infine, che siano rafforzate le sedi diplomatiche e consolari, per rispondere all’angoscia dei nostri connazionali, e di agire affinché il Venezuela torni ad essere un Paese civile.

Quel che il senatore ha rappresentato attraverso il suo discorso in Senato è frutto di una precisa visione e un preciso intento ed è per questo che è necessario ribadire con forza che quello che è stato scritto, e che in tanti hanno firmato, risponde al desiderio non già di interpretare veramente ed efficacemente l’attualità venezuelana ma di contrapporre un peso politico, dando all’Italia un ruolo nello scenario internazionale che noi, in quanto comunisti e anti-imperialisti, e ancora prima in quanto cittadini liberi, non possiamo accettare.

Nel suo discorso il Senatore cita come unica fonte il suo recente viaggio nel Paese sudamericano. Una visita, peraltro, svolta in solitaria, una visita non istituzionale e non per incontrare le Istituzioni. Non quindi un senatore italiano preoccupato per le sorti di un Paese che reputa vicino per tradizione e cultura, dato il grande numero di italiani lì emigrati, ma un politico italiano che è andato ad incontrare la parte politica del Paese a lui ideologicamente congeniale.Il senatore ha difatti incontrato i rappresentanti della destra, dell’opposizione al governo: ci chiediamo per quale motivo, se si trattava di una formale visita istituzionale, il Senatore Casini non abbia seguito la procedura diplomatica tradizionale, chiedendo formalmente prima alle istituzioni del Venezuela di incontrare i suoi ministri o il Presidente.Ci chiediamo perché un viaggio in solitaria, da semplice cittadino insomma, debba assumere un peso e un risvolto politico e istituzionale.

Il rispetto delle vie diplomatiche e istituzionali rappresentano il primo passo infatti verso la creazione di un rapporto proficuo fra due nazioni. Rapporto che il senatore non ha avuto forse voglia né tempo di curare con le sedi diplomatiche venezuelane in Italia, dato che, ci risulta, non sia mai stato presente nell’ultimo anno e mezzo ad alcun incontro presso l’Ambasciata della Repubblica Bolivariana in Italia.

Le lacune informative della mozione si avvertono in maniera imbarazzante quando, si fa riferimento a miseria, privazione, mancanza di medicinali. Anche questa volta, ancora una volta, non si fornisce documentazione, ma racconti, ricordi. Nessuno, in Senato pare ricordare che il Venezuela sta attraversando in questi ultimi anni attacchi interni terribili: camion che trasportano medicine e beni di prima necessità “bloccati” e poi ritrovati dall’esercito venezuelano abbandonati o nascosti in depositi, per non farli arrivare alla maggioranza della popolazione civile. Questi episodi sono stati denunciati, filmati, e a nessuno sfugge che il non farvi cenno sia indice di una precisa volontà di testimonianza degli eventi.

Gli elementi esposti in Senato servono a tracciare il quadro di un Paese in ginocchio, ma non si mostra uno straccio di dato utile. Allora vorremmo essere di aiuto ai nostri Senatori. Per esempio invitandoli a visitare siti come quello del CEPAL o della FAO, organizzazioni internazionali di certo non “chaviste. Essi dimostrano che la tendenza rispetto alla povertà, alla nutrizione, alla mortalità infantile in Venezuela sono tra i migliori dell’America Latina. Vi è stato un abbassamento dei valori a seguito della crisi economica globale, che non poteva non avere ripercussioni anche in America Latina come nel resto del mondo, ad esclusione di qualche super potenza, tra cui non rientra l’Italia. Il senatore racconta di aver visto donne, bambini e anziani cercare qualcosa da mangiare nella spazzatura. Ci chiediamo, non senza allarmi, dove viva il nostro Senatore, a quale “paese reale” faccia riferimento quando il termine di paragone è l’Italia. Ci chiediamo se gli sia giunta la notizia delle migliaia di italiani che rinunciano alle cure mediche perché non sanno come pagarsi i medicinali, o del fatto che non si mangi quasi più carne. E della disoccupazione giovanile e delle sue percentuali stellari? Invitiamo pertanto il Senatore a segnare in agenda fra i suoi viaggi anche uno in Italia, in quella vera però, quella esasperata dalle emergenze a cui non riesce a porre rimedio, quella del Sud, per esempio, affinché si accorga dello svuotamento dei paesi e delle città del suo interno, della solitudine e della disperazione, di un futuro percepito come impossibile. Il Venezuela ha ricevuto ineludibili riconoscimenti da parte di questi organismi internazionali per i piani di sviluppo che hanno consentito a tutti i cittadini di andare a scuola, avere un tetto, curarsi, sfamarsi. La CEPAL ha addirittura intitolato proprio a Hugo Chávez il programma contro la fame in Venezuela e lo ha rilanciato, a novembre del 2016, col nuovo programma “SANA”. Tutto questo, ovviamente, in maniera gratuita. Chávez ha rivoluzionato il suo Paese, ha indicato la strada agli altri Paesi dell’America Latina su come decidere del proprio territorio, delle proprie ricchezze, affinché tali ricchezze potessero finalmente servire a migliorare la vita della maggior parte possibile della popolazione venezuelana. Maduro ha continuato su quella via, osteggiato dalle grandi compagnie di commercio e dalle industrie di matrice straniera, ricreando così in Venezuela uno scenario molto simile a quello creato ad arte nel Cile di Allende, per favorire lo scoppio di rivolte e di golpe. Ci pare davvero inopportuno che un Governo, quello italiano, che dinanzi a una povertà sempre più crescente nel suo Paese, con accadimenti gravi come quelli dei terremoti in Centro Italia, e con una occupazione inesistente voglia far da faro a una Nazione che sceglie il popolo e non le banche, come si fa da noi.

Ma il nostro è un paese capitalista, alleato di Paesi capitalisti, interessato all’interesse dei pochi e non dei molti. Ecco probabilmente perché, con una mancanza di lungimiranza politica davvero incredibile, ci si rivolge ad un legittimo governo straniero, per chiedere, tra l’altro, il rispetto per la vita e i soldi solo di una parte dei cittadini (che sono italo-venezuelani, per inciso, non italiani) e non, semmai, di un intero popolo.

Nella surreale discussione aperta sulla mozione, i senatori hanno aperto sulla possibilità di potenziare gli istituti diplomatici o chiedere al governo venezuelano di predisporre eccezionali misure di sicurezza a tutela dei nostri concittadini (si parlava di presidi di polizia, scorta, controlli delle aree aziendali e delle aziende): riteniamo fuori misura la richiesta che il Governo debba mettere a disposizione parte delle forze armate solo per una categoria di cittadini, che sono cittadini fra i cittadini, venezuelani fra i venezuelani, che hanno vissuto, dal momento in cui si sono trasferiti nel Paese latinoamericano, le vicissitudini del Paese. Immaginiamo solo per un momento che un qualsiasi Governo straniero dovesse chiedere a quello italiano di predisporre misure extra di salvaguardia per i suoi concittadini trasferitisi in Italia: che risposta darebbe il nostro Governo?

Forse la parte più grave della mozione è quella ad indirizzo politico. Il senatore, infatti dice di non dare giudizi politici e invece li dà eccome, non riportando però la corretta lettura dei fatti. Alle ultime elezioni per il Parlamento la destra ha stravinto: è stato lo stesso Maduro ad ammetterlo (prova ne sono i video facilmente reperibili). Perché, a differenza di quel che accade in Italia, altrove le sconfitte vengono riconosciute come tali. Ma il Parlamento appena eletto non ha seguito le procedure previste. Nella Magna Carta della Repubblica del Venezuela (che, preme ricordarlo, è una Repubblica Presidenziale e non Parlamentare) non è prevista la procedura utilizzata per esempio in Brasile, ma è previsto un referendum revocatorio.

Suggeriamo ai senatori di provvedere ad informarsi sugli aspetti di politica interna prima di accusare un governo di essere un “regime”. Quando si parla di Ledezma o di López si dovrebbe sapere che si tratta di politici che hanno utilizzato il loro potere e la loro posizione per organizzare possibili colpi di Stato, che sono stati coinvolti nel loro passato nelle trame per porre fine all’esperienza bolivariana. Non sappiamo quanti dei nostri senatori sappiano quanti tentativi golpisti abbia subito la classe dirigente bolivariana, a partire da quel terribile e indimenticato 2002, con la destituzione di Chávez, il massacro di PuenteLLaguno e il popolo che, per la prima volta nella storia, ha costretto i golpisti a rimettere il loro legittimo presidente al suo legittimo posto.

Il senatore Casini si appella, non si capisce bene a chi, affinché in Venezuela maggioranza e opposizione tornino a confrontarsi e a collaborare, “sul piano del rispetto del dialogo politico”. Ma lo fa chiamando il governo venezuelano regime e parteggiando apertamente per l’opposizione. Addirittura, il senatore cofirmatario Liuzzi, suggerisce che tal dialogo dovrebbe svolgersi “attraverso appositi tavoli come quelli invocati dalla nostra mozione, ma anche perché venga inculcato nei venezuelani, in particolare nella residua classe dirigente del Venezuela, un senso di colpa in merito al malcelato senso di orgoglio che purtroppo pervade quella classe dirigente, oggi piuttosto incline a nascondere la polvere sotto il tappeto pur di non riconoscere i gravi errori commessi nella pianificazione di natura economica, politica e sociale.”.

Ora, a parte la presunzione che si respira tra queste righe, tipica di una classe dirigente, quella italiana, abituata a non lottare per i cittadini ma per i propri e di pochi altri interessi, urge rispondere ad entrambe queste affermazioni, che consideriamo offensive per il governo e per il popolo venezuelano.

In primo luogo risulta poco credibile rivolgersi alle due parti politiche avendo dapprima dato un giudizio netto, senza alcun contraddittorio. In secondo luogo, il senatore Casini e i senatori cofirmatari dimenticano, o non sanno, quante volte in questi mesi il governo ha chiesto all’opposizione, alla MUD, di collaborare per abbassare la tensione e ristabilire un clima più disteso. Tutte le volte l’opposizione ha dapprima accettato tavoli di incontro, per poi rimandare ogni tentativo di riconciliazione al mittente. E il mittente, repetitaiuvant, era sempre il Governo, nelle figure del suo legittimo presidente e i suoi legittimi ministri. È proprio di un paio di giorni fa l’ennesima beffa: la destra ha rifiutato il progetto di 21 punti elaborato e presentato dalle personalità internazionali, vale a dire il Vaticano, UNASUR e tre ex presidenti (tra cui Zapatero) per il dialogo politico in Venezuela, affermando che il suddetto processo non avrà continuità e che al contrario presenterà essa stessa un nuovo meccanismo. Dunque, non tentativo di pace ma condizioni a priori. Inoltre, nello stesso giorno, la Assemblea Nazionale ha organizzato una sedicente “sessione in strada” per affrontare col popolo la situazione ma alla quale il popolo non ha avuto possibilità di accesso: come mostrano filmati reperibili in rete, la sessione si è svolta entro recinti e solo a pochi è stato consentito l’ingresso. Così da non disturbare i relatori anti Maduro. Questo si unisce ai tentativi di destabilizzazione del Paese, al clima di odio, e al tentativo di ricreare scenari golpisti come si diceva all’inizio del nostro documento.

Al senatore Liuzzi vogliamo invece ricordare che la nostra classe dirigente non ha nulla da insegnare ai dirigenti bolivariani, i quali hanno perseguito e perseguono una via, quella dell’autodeterminazione che non tralascia l’economia globale, in pieno stile con l’andamento del Pianeta. Solo con l’aggiunta del rispetto dei popoli e delle diversità, senza il mito del capitalismo e dello sfruttamento. E nessuna classe dirigente, infine, dovrebbe permettersi le parole di superbia che il nostro senatore destina ai suoi colleghi venezuelani.

E lo vogliamo ricordare proprio oggi, a qualche giorno dall’anniversario della nascita di José Martí, padre di NuestraAmérica, che fece della liberazione e dell’autodeterminazione dei popoli dell’America Latina il suo obiettivo, fino alla morte.

Alla mozione è stato aggiunto e approvato un ordine del giorno che vuole impegnare l’Italia all’aiuto economico per le imprese italiane verso cui lo Stato bolivariano risulta insolvente. Saremmo davvero ben felici che, nel segno di voler dare l’esempio al governo di Maduro, gli stessi senatori chiedessero al nostro Governo di occuparsi delle imprese italiane, divorate dalla crisi e costrette a chiudere, o delle aziende italiane che hanno delocalizzato la loro produzione, lasciando nella disoccupazione e nella disperazione migliaia e migliaia di famiglie italiane. Ci chiediamo come mai lo Stato voglia o possa adottare misure d’intervento con le aziende italiane all’estero e mai con quelle sul territorio. Ci chiediamo come mai si faccia appello a un così forte controllo statale in Venezuela ma non si faccia al medesimo modo in Italia.

In conclusione, il Partito Comunista Italiano considera inaccettabile la mozione presentata dal senatore Casini e dai suoi cofirmatari, appoggiata persino dal nostro ministro degli Esteri, per tutti i motivi fino ad ora spiegati. L’ignoranza rispetto ai fatti o la malafede nella narrazione rappresentano un pericoloso esempio di ingerenza politica: ci si deve augurare, al contrario, che l’intera nazione bolivariana risolva i suoi problemi e le sue criticità nel massimo rispetto delle sue leggi e delle sue istituzioni.

Preferiremmo che nel portare come esemplificazioni i casi di Cuba e della FARC in Colombia si agisca nella consapevolezza di ciò di cui si sta parlando: Cuba rimane un Stato a direzione socialista, e le FARC in Colombia vengono osteggiate in quel processo per la pace che proprio il comandante Chávez aprì per primo con loro quando era in vita.

Il Partito Comunista Italiano chiede, infine, al Senato della repubblica italiana, al ministro degli Esteri e al presidente del Consiglio che venga cessato ogni tentativo di ingerenza nella politica del legittimo Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in nome della libertà decisionale e legislativa di ogni popolo del mondo.

Viva la Repubblica Bolivariana del Venezuela

Viva Simón Bolívar

Viva l’autodeterminazione dei popoli.

__

* Comitato Centrale PCI, Responsabile Dipartimento Esteri per le relazioni con l’America Latina

 

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