Il riconoscimento del P-CARC alla Console venezuelana a Napoli Amarilis Gutiérrez Graffe

Ottobre 2014: una prima delegazione dei movimenti sociali della città dà il suo benvenuto alla nuova Console venezuelana a Napoli Amarilis Gutiérrez Graffe

di Partito dei CARC – Federazione Campania

“Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-tung, viva Stalin!”. È la compagna Amarilis Gutiérrez Graffe, esponente più alto in grado del Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles, con la quale da anni lavoriamo e condividiamo la lotta per la rivoluzione socialista, che non scoppia se non la si costruisce. Convinti che il maggior contributo che i comunisti possono dare ad altri rivoluzionari che, sotto ogni cielo, in qualsiasi angolo del mondo, lottano per la stessa causa sia quello di fare la rivoluzione innanzitutto “a casa propria”, nel proprio Paese, nel Paese in cui vivono. Perché la rivoluzione non si esporta né si copia. Per l’appunto, si costruisce.

Nelle condizioni specifiche di ogni Paese, nel combinato disposto tra condizioni oggettive della crisi generale del sistema capitalista e condizioni soggettive di scienza, coscienza e organizzazione.

La Console generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, in questo senso, è sempre stata un esempio prezioso, di coerenza rivoluzionaria e dedizione alla causa. Per il riscatto del suo Popolo, nell’unità internazionale dei proletari di ogni Paese.
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P-CARC: Imparare dalla lotta antimperialista in Venezuela

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Ormai sono anni che la destra interna controrivoluzionaria e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti cercano di affossare il governo Maduro e il movimento bolivariano: sabotaggi, campagne diffamatorie, attività eversive, disordine sociale, un colpo di Stato strisciante, ma sempre più aperto. Nel linguaggio dello stratega dell’imperialismo USA Zbigniev Brzezinski, assurto a ruoli governativi al tempo di Carter, si chiama “guerra di bassa intensità”.

L’obiettivo di imperialisti e controrivoluzionari è quello di eliminare il Presidente Nicolás Maduro e il suo governo, soffocare le organizzazioni popolari chaviste e installare un governo sottomesso alla comunità internazionale. Creare nel Paese un clima di caos, di insicurezza, di paura rendendo precari il rifornimento di beni e la prestazione di servizi essenziali, diffondendo nel Paese attività violente e criminali, ampliando la corruzione, alimentando in ogni modo la sfiducia nella capacità del governo di venire a capo dei problemi della popolazione e di difendere le conquiste realizzate è il modo con il quale controrivoluzionari e imperialisti provano a destabilizzare il Paese. Provano a creare il clima adatto a un intervento militare, sia dall’interno, utilizzando i gruppi paramilitari formati dalla destra e addestrati in Colombia, in Messico e altrove da agenti USA o israeliani e da mercenari delle tante società militari private (contractors), sia dall’esterno, dalla Colombia, dalle basi militari ufficiali e clandestine USA in America Latina, dalla 4° Flotta USA riattivata nel 2008 che pattuglia le acque dell’America Latina, anche se uno sbarco di Marines USA in Venezuela oggi sarebbe un’operazione ben più complessa che le invasioni di Grenada (1983) e di Panama (1989).

Ieri 4 agosto 2018, poi, un attentato vero e proprio. L’ennesimo e gravissimo: droni-bomba diretti contro Maduro, salvo solo grazie agli agenti di sicurezza. 

Il Venezuela è ora a un bivio. Cruciale nel processo di costruzione della rivoluzione bolivariana. 
Il governo Maduro e le organizzazioni popolari che lo sostengono hanno fatto grandi operazioni, finora con successo, per evitare di arrivare allo scontro armato in cui la destra e gli agenti dei gruppi controrivoluzionari e imperialisti li vogliono trascinare.

Non è affatto detto che la comunità internazionale dei Paesi imperialisti riesca a vincere e tanto meno a ripetere “imprese” come l’aggressione alla Libia del 2012. Il governo Maduro e il fronte di forze popolari che lo appoggiano stanno manovrando, come aveva manovrato Chávez, per impedire che la destra interna e i gruppi imperialisti riescano a creare nel Paese le condizioni per un’offensiva su grande scala. Ma la guerra è in corso.

Noi comunisti italiani, il Partito dei CARC, organizzazione che aderisce fin dalla prima ora alla Carovana del Nuovo – Partito comunista italiano, esprimiamo la nostra massima solidarietà al governo Maduro, con il quale lavoriamo da anni tramite il Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles e sosteniamo i compagni venezuelani nel loro processo rivoluzionario per trasformare il loro Paese e guidare le masse popolari venezuelane a prendere il potere e sconfiggere definitivamente le vecchie classi dominanti e la comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. 

Noi comunisti italiani, però, siamo in un altro Paese e il nostro compito è la rivoluzione socialista innanzitutto nel nostro Paese. Per adempiere a questo compito traiamo il massimo profitto di che siamo capaci di trarre anche dalla lotta che il governo Maduro conduce contro la comunità internazionale dei gruppi imperialisti. Costruire la rivoluzione socialista in Italia è il maggiore contributo che, a nostra volta, possiamo dare alla lotta delle masse popolari venezuelane e alla rinascita del movimento comunista in Venezuela e nel mondo. 

Oggi i legami tra gruppi e partiti comunisti non sono ancora tali da essere noi in condizioni di contribuire direttamente all’orientamento del movimento comunista venezuelano.

Cerchiamo, però, di imparare dalla lotta antimperialista in corso in Venezuela e in America Latina, di farla conoscere nel nostro Paese per infondere fiducia nelle masse popolari italiane, mostrando loro che la lotta contro la borghesia imperialista prosegue in tutto il mondo, nonostante la grande diversità di composizione di classe, di storia e di relazioni internazionali che esiste tra i Paesi.

Nel nostro, la lotta per la costituzione del #GovernodiBloccoPopolare, per la creazione delle condizioni della sua costituzione non potrà che giovarsi della conoscenza della lotta antimperialista in corso in Venezuela. La costruzione del Governo di Blocco Popolare in Italia, d’altro canto, sarà di sostegno immediato per la rivoluzione bolivariana in Venezuela, perché spezzerà la comunità dei Paesi imperialisti, avanzando nel processo rivoluzionario, per la prima volta nella Storia, proprio in un paese imperialista, il nostro.

Siamo, invece, assolutamente contrari a fare i “tifosi” inerti e ininfluenti, a scimmiottare la condotta dei compagni che combattono la loro battaglia e, ancora più, a dare lezioni ai venezuelani, come invece fanno alcuni “profeti molto acrobati della rivoluzione” che è sempre al di là dell’Oceano. A quei “profeti” diciamo di verificare la loro concezione del mondo anzitutto nel costruire la rivoluzione socialista “a casa nostra”, nel nostro stesso Paese. 

Ai compagni venezuelani diciamo che noi siamo con la loro rivoluzione senza se e senza ma e che per trasformare il Venezuela e resistere agli attacchi interni e esterni degli agenti dell’imperialismo devono avanzare e vincere facendo i conti con le loro concrete condizioni di lotta, elaborandone le forme alla luce della concezione comunista del mondo.

¡La Lucha sigue! 
¡Alelante, compañeros! 
¡No pasarán!

¡Larga vida a la República Bolivariana de Venezuela!

por P-CARC

A las representaciones diplomáticas de la República Bolivariana de Venezuela en Italia

Este documento está dirigido a la Embajada de la República Bolivariana de Venezuela en Italia, y se envía a otros centros de representancia de la República en Italia, con la solicitud de brindar al Gobierno de la República y su presidente, Nicolás Maduro Moros, nuestras felicitaciones por la victoria alcanzada en las elecciones del 20 de mayo del año 2018. Esta victoria confirma que no hay ataque capaz de derrocar a un gobierno cuando representa los intereses y aspiraciones de las masas populares del país. Ni los enemigos del país dentro de él, ni los imperialistas del exterior, tienen éxito.

Esta es una enseñanza para el movimiento comunista y revolucionario de todo el mundo, y por lo tanto también para el italiano.

Para Italia, su victoria es una manifestación de fuerza que confirma que sólo un gobierno formado con la movilización y participación de la clase obrera y las otras masas populares es la fuerza decisiva para el salto del país al fin de su transformación revolucionaria. Sólo la movilización de la clase obrera y las masas populares hoy en día puede imponer un gobierno que implemente las medidas decisivas para garantizar los intereses y las aspiraciones de la mayoría de la población, y cuya política exterior apoya la Resistencia de los pueblos del mundo y de los Estados que oponen Resistencia a la agresión de los imperialistas, Estados entre los que se encuentra la República Bolivariana de Venezuela en la primera fila.

El Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – para el Comunismo trabaja para la creación de este gobierno, y este trabajo es el paso de una obra más grande, la de hacer de Italia un nuevo país socialista. Cada paso adelante en este trabajo aumenta la debilidad de la Comunidad Internacional de los Estados Imperialistas, que incluye a los imperialistas estadounidenses, el principal enemigo de la República Bolivariana, e incluye a la Iglesia de Roma, cuya cúpula clerical en Venezuela siempre ha sido un enemigo del pueblo.

Cada paso adelante en nuestro trabajo es, por lo tanto, la mejor forma de apoyo a la Revolución Bolivariana, que opone Resistencia frente al ataque que la Comunidad Internacional de los Estados Imperialistas ha desplegado contra los pueblos de toda América Latina y que al resistir alimenta la fuerza de la lucha de las masas populares de todo el mundo y es un ejemplo de progreso en la historia de la humanidad.

¡Larga vida a la solidaridad internacional!

¡Larga vida a la República Bolivariana de Venezuela!

¡Adelante en la lucha para hacer de Italia un nuevo país socialista!

P-CARC – Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – para el Comunismo

24 de mayo de 2018

[Trad. al castellano para ALBAinformazione por Alexandre Palma Araya]

Viva la Repubblica Bolivariana del Venezuela!

da P-CARC

Alle rappresentanze diplomatiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

Questo documento è rivolto all’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, e inoltrato agli altri centri di rappresentanza della Repubblica in Italia, con richiesta di comunicare al Governo della Repubblica e al suo Presidente Nicolas Maduro i nostri complimenti per la vittoria conseguita nelle elezioni del 20 maggio. Questa vittoria conferma che non c’è attacco in grado di abbattere un governo quando questo rappresenta gli interessi e le aspirazioni delle masse popolari del paese. Non ci riescono né i nemici del paese al suo interno, né gli imperialisti dall’esterno. Questo è un insegnamento per il movimento comunista e rivoluzionario di tutto il mondo, e quindi anche per quello italiano. Nel caso dell’Italia la vostra vittoria è una manifestazione di forza a conferma che solo un governo costituito con la mobilitazione e la partecipazione della classe operaia e del resto delle masse popolari è forza decisiva per un salto del paese verso la sua trasformazione rivoluzionaria. Solo la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari oggi può imporre un governo che attui le misure decisive per la garanzia degli interessi e delle aspirazioni della maggioranza della popolazione, e la cui politica estera appoggi la resistenza dei popoli del mondo e degli Stati che resistono all’aggressione degli imperialisti, Stati tra i quali la Repubblica Bolivariana è in prima fila.

Il Partito dei CARC opera per la creazione di questo governo, e questa opera è passo di un’opera più grande, quella di fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Ogni passo avanti in questa opera incrementa la debolezza della Comunità Internazionale degli stati imperialisti, che include gli imperialisti USA, nemico principale della Repubblica Bolivariana, e include la Chiesa di Roma, il cui clero in Venezuela è sempre stato nemico del popolo. Ogni passo avanti nella nostra opera quindi è la migliore forma di sostegno alla Rivoluzione Bolivariana, che resiste a fronte dell’attacco che la Comunità Internazionale degli Stati imperialisti ha dispiegato contro i popoli di tutta l’America Latina e che resistendo dà forza alla lotta delle masse popolari di tutto il mondo ed è esempio di progresso nella storia dell’umanità.

Viva la solidarietà internazionale!
Viva la Repubblica Bolivariana del Venezuela!
Avanti nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

24 maggio 2018

Napoli 22dic2017: Con la RPD di Corea!

L'immagine può contenere: 1 persona, sMSda  Partito dei CARC – Federazione Campania

Dall’inizio del 2017 la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) è oggetto di minacce militari da parte degli imperialisti USA e dei loro servi, accompagnate dall’inasprimento delle sanzioni economiche da parte dell’ONU. I media di regime sostengono a loro volta questa operazione con una martellante campagna di denigrazione, falsificazione e ridicolizzazione dell’esperienza coreana (di cui la sinistra borghese è complice): una vera e propria propaganda di guerra finalizzata a giustificare agli occhi dell’opinione pubblica l’invasione del paese.

La verità è che la resistenza della RPDC, del Partito del Lavoro di Corea e del popolo coreano rafforza la rinascita del movimento comunista internazionale e di quello antiimperialista perché contrasta il disfattismo seminato dalla sinistra borghese e infonde coraggio e fiducia in tutti coloro che nel Mondo lottano contro la Comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, i veri terroristi e criminali di guerra della nostra epoca.

La RPDC e il Partito del Lavoro di Corea mostrano infatti con la loro lunga storia alle masse popolari e ai popoli oppressi di tutto il Mondo che è possibile resistere agli imperialisti USA e ai loro servi e affrontare situazioni estremamente difficili e complesse: sono riusciti a restare in piedi nonostante la guerra del 1950-53, l’occupazione del Sud del paese da parte degli USA, le sanzioni economiche, le provocazioni continue, il crollo o cambiamento di colore del resto dei primi paesi socialisti. Sono riusciti inoltre a dotarsi di un proprio armamento nucleare come deterrente rispetto alle invasioni e attacchi degli imperialisti, facendo tesoro delle lezioni provenienti dall’invasione dell’ex Jugoslavia, Iraq, Afganistan e Libia.

Di questo tratteremo venerdì 22 dicembre 2017, alle ore 17:30 in Galleria Principe di Napoli (zona Museo), attraverso gli interventi di Fabiola D’Aliesio della Direzione Nazionale del P.CARC, del senatore della Repubblica Bartolomeo Pepe che racconterà di quanto constatato di persona durante i due viaggi nella RPDC e con i saluti della Console del Venezuela a Napoli Amarilis Gutierrez Graffe.

(VIDEO) Viva la Costituente! Maduro Presidente!

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Un video in cui ricapitoliamo alcune delle iniziative in sostegno alla Rivoluzione Bolivariana da gennaio fino all’ultima organizzata il 14 luglio all’interno della Festa della Riscossa Popolare. Decine sono state le iniziative e numerosi i militanti che hanno partecipato a presidi, iniziative e concerti di solidarietà, sostegno e difesa di un processo che vede il popolo venezuelano protagonista contro i vili attacchi dei gruppi imperialisti e dei loro sostenitori, contro le menzogne che i partiti delle larghe intese in Italia alimentano sul processo rivoluzionario in Venezuela per screditarne l’importanza, per impedire che sia da esempio anche per il nostro paese.

Ovunque andranno, i detrattori della Rivoluzione Bolivariana e i sostenitori della destra golpista in Venezuela, troveranno militanti decisi a smascherarli in sostegno a Maduro, ai lavoratori, agli studenti e all’emancipazione del popolo venezuelano dal giogo degli imperialisti USA. In tutti i comitati di lotta e in tutta Italia, ovunque sia radicato, il Partito dei CARC ha promosso la solidarietà con il Venezuela, solidarietà che vuol dire fare la Rivoluzione nel nostro paese, imparando dal Venezuela e prendendo tutto quanto può servire alle masse popolari per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Studiare l’esperienza bolivariana, diffonderne gli insegnamenti e sostenerne gli sviluppi vuol dire alimentare il processo di partecipazione, mobilitazione e solidarietà internazionale che occorre per dare alle masse popolari del nostro un paese un Governo di Emergenza Popolare, che attui le parti progressiste della Costituzione e funga come ampia e larga scuola di comunismo per instaurare il socialismo nel nostro paese. Quando riusciremo a costruire tale governo in Italia, le oligarchie del nostro paese, al servizio degli imperialisti USA, del Vaticano, dei sionisti e varie cupole mafiose, faranno di tutto e di più, peggio anche di quello che stanno facendo in Venezuela oggi contro il governo bolivariano di Maduro che è quello che hanno fatto, tempo addietro, contro il governo popolare di Salvador Allende.

Dall’Italia al Venezuela, un solo grido, una sola bandiera! 
Hasta la Victoria Siempre!

#Costituyente #MaduroPresidente #Venezuela

Partido de izquierda italiana entregó programa de intercambio

121115napoles01por MPPRE

Italia, 11 de diciembre de 2015 (MPPRE).- El Partido de izquierda italiano, Partido de los Comités de Apoyo a la Resistencia – por el Comunismo (P-CARC), manifestó su solidaridad con la República Bolivariana de Venezuela y su proyecto bolivariano, entregando en el día de ayer una propuesta complesiva de trabajo para el 2016, en la sede del Consulado General en Nápoles.

Fabiola D’Aliesio, secretaria de la Federación de la Región Campania sostuvo un encuentro con la cónsul general, Amarilis Gutiérrez Graffe, en el que trasladó la importancia que constituye el proyecto bolivariano, el legado del Comandante Hugo Chávez, hoy llevado adelante por el Presidente Nicolás Maduro, como ejemplo a nivel internacional.

El Partido CARC viene colaborando desde hace diez años con el proyecto bolivariano y para el 2016 ha entregado una propuesta que abraca la participación directa en el “IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana” a celebrarse en Lecce, abril de 2016.

Para la ocasión proponen el intercambio directo entre trabajadores italianos y venezolanos en el sector portuario e industrial. Proponen además el intercambio sobre las experiencias de las fábricas autogestionadas por los obreros y finalmente el intercambio teórico sobre el pensamiento de Antonio Gramsci.

Han invitado a Venezuela a la “Fiesta de la Reconquista Popular” a celebrarse en julio de 2016, para que liderice el encuentro “Procesos revolucionarios y Solidaridad Internacional”. De igual modo publicarán en español el Manifiesto-Programa del nuevo Partido comunista italiano, para realizar un intercambio y análisis crítico, a la luz de las nuevas experiencias internacionales.

Respaldo al Gobierno Bolivariano

D’Aliesio agregó “es evidente la existencia de una fuerte campaña que trata de sofocar el proyecto en Venezuela. Sabotajes, campañas difamatorias, guerra económica han sido las herramientas utilizadas. Venezuela ha demostrado la bondad y los resultados políticos, sociales y culturales alcanzados en este período. Damos toda nuestra solidaridad internacional para seguir acompañándolos”.

Agregó que “el gobierno guiado por el presidente Maduro ha dado una lección de democracia buscando todas las herramientas posibles para evitar la violencia y construir una Diplomacia de Paz, así lo demustran las elecciones del 6 diciembre”./Consulado.

P-CARC: Intervista con l’Ambasciatore venezuelano in Italia

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Qui di seguito riportiamo l’intervista del P-CARC (Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo) a Julián Isaías Rodríguez Díaz, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

Dal mese di febbraio gli imperialisti USA hanno lanciato un’operazione di destabilizzazione per arrivare a un colpo di Stato (come nel 2002 contro il presidente Chávez). Quali sono le principali forze su cui fanno leva all’interno del paese?
Tentativi di questo genere ce ne sono stati anche prima. Già nel ’98 e prima, successivamente si sono concretizzati in un colpo di Stato nel 2002, una serrata del settore petrolifero nel 2003, e, in sequenza, azioni esattamente uguali a queste sono state messe in atto nel 2004, nel 2005 e nel 2007. Non è certo la prima volta che in Venezuela ci troviamo in una situazione di questo tipo. Questi avvenimenti sono parte di ciò che è stato definito “golpe morbido”. Una variante della guerra di quarta generazione, con la quale gli USA inizialmente non si mostrano, non si intromettono in maniera diretta, come è avvenuto in Cile. Agiscono disarticolando la società per generare il caos e in maniera che venga attribuita la responsabilità al governo venezuelano e, successivamente, attraverso i mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali, manipolano i fatti, ingigantendo e amplificando ciò che sta avvenendo.

 
In Venezuela in questo momento ci troviamo in una situazione economica difficile e complessa proprio a causa dei fatti di cui sopra, e che ancora oggi accadono. In Venezuela andiamo a dormire con il nemico, ci conviviamo. È una situazione diversa da quella che vive Cuba e che hanno vissuto altri paesi che hanno provato a costruire una società alternativa. Come accade in Bolivia, in Ecuador, o nello stesso Brasile, questa strategia di destabilizzazione il Venezuela la sta vivendo da molto tempo. Non si tratta semplicemente di un problema di ordine economico. È un problema inerente al fatto che c’è chi non vuole che esista alcun riferimento alla costruzione di un sistema diverso dal capitalismo. Noi siamo questo riferimento, continueremo ad esserlo e siamo assolutamente certi che il popolo venezuelano, i cittadini venezuelani che hanno sconfitto la reazione 17 volte nelle ultime 18 elezioni, faranno fallire i tentativi di destabilizzazione. 

 

Possiamo dire che questa operazione è il segno che il tentativo delle forze reazionarie interne di rovesciare il governo bolivariano per via elettorale è andato a vuoto? I risultati delle elezioni amministrative dell’8 dicembre scorso da questo punto di vista parlano chiaro…
Nella domanda è già insita la risposta. Come dicevo, in Venezuela in 18 elezioni il processo popolare rivoluzionario si è imposto per ben 17 volte. Le ultime tre sono state chiare: Capriles perde con Chávez, Capriles perde con Maduro e, successivamente, con le elezioni municipali, la differenza tra le forze rivoluzionarie e l’opposizione è superiore ad un milione di voti garantendoci la vittoria nel 71% dei municipi. Questo ha fatto pensare, non all’opposizione venezuelana, ma a coloro che la animano, a coloro che la utilizzano, che non c’è alcuna possibilità di imporsi con le elezioni e la democrazia. 
L’imperialismo, il fascismo non si fanno problemi nell’inventare qualsiasi cosa che non sia democratica, elettorale e pacifica per prendere il potere.  È per loro fondamentale mantenere il potere per continuare a tenere in piedi le relazioni capitaliste appoggiando tutte le azioni utili ad allargare il dominio dell’imperialismo neoliberista. Se per fare ciò hanno bisogno di ricorrere alla violenza fascista, lo fanno… e abbiamo già diversi esempi: il più recente è quello dell’Ucraina, ma prima c’è stato l’attacco contro la Siria e quello contro l’Egitto, nulla di nuovo quindi. Specialmente nei paesi produttori di petrolio: non in Arabia Saudita né in Qatar, ma in quei paesi che possono offrire una resistenza all’imperialismo e che possono in qualche modo offrire un’immagine di rinnovamento della società in funzione di una maggiore giustizia e uguaglianza. 

Da noi i giornali che non hanno collaborato alla campagna di disinformazione e diversione made in USA hanno principalmente denunciato l’operato delle squadre fasciste e la falsità delle notizie (e delle immagini!) partite dalla CNN. Noi vorremmo concentrarci sull’azione che il governo sta conducendo per continuare la rivoluzione bolivariana e avanzare verso il socialismo. Recentemente infatti il presidente Maduro ha annunciato un piano in 4 punti: 1. lotta alla speculazione sui prezzi nel commercio al minuto, 2. lotta contro l’insicurezza e la criminalità diffusa con interventi per creare posti di lavoro, 3. lotta per rafforzare le amministrazioni locali (comunali), 4. lotta contro la cospirazione. Quali sono le forze mobilitate per attuarlo e i risultati a oggi raggiunti?
La lotta contro l’insicurezza, contro la speculazione, contro l’irreperibilità dei prodotti, è una lotta che stiamo portando avanti da molti anni e che negli ultimi tempi si sta approfondendo. E’ una lotta permanente, perché uno dei modi per destabilizzare il nostro processo rivoluzionario da parte di questo nemico con cui andiamo a dormire, che abbiamo in casa, è provocare l’irreperibilità dei prodotti attraverso il controllo del commercio, quello che ancora sta nelle loro mani, e della produzione di alcuni beni di prima necessità e materie prime, che ancora conservano, per mettere in difficoltà il governo. Per arginare questa situazione stiamo agendo in maniera creativa [ndt: il riferimento implicito è alla frase di Simón Rodríguez “o inventamos, o erramos”, che può essere tradotta con “se non siamo creativi, commettiamo un errore”]. Stiamo dando una risposta nuova, promuovendo la mobilitazione popolare, delle donne, degli anziani, dei diversamente abili, dei lavoratori dell’industria petrolifera, affinché il Paese prenda coscienza che la sua forza fondamentale, pacificamente, sta nella mobilitazione di massa per dare sostegno al governo. E affinché il governo si esprima con forza con la voce delle comunità, pacificamente e nel migliore dei modi, con l’obiettivo di disarticolare le manifestazioni violente del fascismo. La violenza di coloro che vogliono trascinare nel caos e nel disordine la nostra società per generare eventuali scontri con il governo e quindi dimostrare che il governo è repressivo e che bisogna liberarsene con ogni mezzo, anche in maniera non democratica. Alla luce del fatto che non sono riusciti a raggiungere questo obiettivo, rimane solo la carta del golpe e dell’intervento esterno di terzi. Nel paese sono già sconfitti, sanno di non avere alcuna possibilità elettorale e nessuna possibilità democratica di imporsi e stanno intraprendendo forme non democratiche per arrivare al potere. Ma questo meccanismo non darà loro alcun risultato.
Il governo sta affrontando le questioni economiche, della giustizia, dell’occupazione, della sanità, abitative e dell’educazione. La Rivoluzione non si è mai fermata e possiamo vantare, di fronte al mondo, cifre e statistiche grazie alle quali la nostra Rivoluzione, agli occhi del mondo, non è solo una parola, ma conta su conquiste, fatti concreti, progressi sociali che danno profonda dignità alla società venezuelana. Ci sono meno poveri e ci sono molti più studenti di prima, siamo al quinto posto nel mondo per numero di nuovi iscritti all’Università. La popolazione del Venezuela è giovane, con una età media di 35 anni, e questa popolazione aspira ad un futuro migliore, come si è visto nelle elezioni: nell’ultima tornata elettorale il rapporto tra maggioranza e opposizione si è attestato al 60% contro il 40%.
Siamo perfettamente coscienti che tutto ciò è un riferimento mondiale nella lotta contro il capitalismo. 

Che dimensioni ha la classe operaia di fabbrica in Venezuela? Come è organizzata? Che orientamento e che ruolo ha nell’attuazione del piano in 4 punti?
Facevo prima riferimento al fatto che una delle mobilitazioni di appoggio al Governo rivoluzionario è stata una manifestazione di migliaia di lavoratori dell’industria del petrolio a Caracas. Una manifestazione così non c’era mai stata prima in Venezuela, una manifestazione dei soli lavoratori del settore petrolifero che sono scesi in piazza per sostenere pacificamente Maduro. La classe operaia si organizza in sindacati, ci sono centrali operaie nazionali, esistono diverse organizzazioni sindacali e reti sociali. Indubbiamente, con il processo rivoluzionario i più favoriti sono stati i lavoratori: c’è più lavoro, ci sono salari migliori, abbiamo il salario minimo più alto dell’America latina. Ci sono diverse opportunità per i figli dei lavoratori, opportunità di educazione e di formazione, ci sono opportunità di studio per gli stessi lavoratori: la giornata lavorativa è stata ridotta, i lavoratori hanno molto più tempo libero, hanno più tempo a disposizione per la formazione intellettuale, accademica, pratica, spirituale. Soprattutto esiste la certezza che la società marcia verso l’uguaglianza dei cittadini, marcia per dare risposte ai problemi di chi ha meno e fra questi ci sono i lavoratori. Non è un caso che la campagna di destabilizzazione si sia basata sulla categoria degli “studenti”, in nessun caso hanno provato a coinvolgere i lavoratori. Questo indica che i lavoratori sono parte fondamentale del processo rivoluzionario. 

Nel 2002, all’epoca del colpo di Stato contro il governo del presidente Chávez, il grosso delle Forze Armate venezuelane rimase fedele alla Costituzione e alla rivoluzione. Qual è attualmente il loro orientamento?
Una delle cose interessanti delle Forze Armate venezuelane è che rappresentano le uniche Forze Armate dell’America latina di estrazione popolare. La maggior parte delle caste che si sono formate in America latina tra le FA viene dall’élite della società, dell’aristocrazia sociale, invece in Venezuela proviene dal popolo e questo fa sì che abbiano una visione del paese molto più aderente e reale, con maggiore senso di responsabilità rispetto ad altre dell’America latina. Inoltre abbiamo avuto anche un altro elemento importante, con il Presidente Chávez, che proviene dalle fila delle Forze Armate con un’estrazione popolare: un contadino, un uomo di famiglia molto povera che è arrivato ad essere un comandante delle FA ed è arrivato ad essere Presidente della Repubblica uscendo da una caserma. Questo ha generato nelle FA una visione che noi chiamiamo “civico-militare”, che mette insieme l’elemento civile e militare con l’obiettivo di costruire il Paese. Uniti per costruire il Paese. In nessun altro Paese si è verificata una situazione di questo genere, ed è qualcosa che difficilmente può accadere dove le FA non hanno un’estrazione popolare. Inoltre hanno anche una maggiore coscienza politica. Il militare non è solo colui che ha come missione la difesa dello Stato, ma piuttosto la difesa della società. Questa difesa della società si articola in azioni che non sono necessariamente di guerra, ma in azioni con le quali i militari partecipano al lavoro civile con l’obiettivo di dare senso, formazione e conquiste alla società rivoluzionaria. I nostri soldati partecipano permanentemente alle attività per far fronte al problema degli approvvigionamenti alimentari, alla lotta al contrabbando, per evitare che gli alimenti vengano contrabbandati fuori dal paese. Trasporto, educazione, salute: i militari partecipano a tutte queste attività che sono attività civili. Ma l’aspetto più importante, che noi consideriamo imprescindibile, è che i militari sono strettamente legati al concetto di sovranità del nostro paese: per loro la cosa più importante è che il nostro paese sia un paese sovrano (concetto fondamentale di qualsiasi forza armata che sia tale), integrando a questo l’idea della società, della propria famiglia, dei propri fratelli, e facendo proprie le idee dei libertadores. Le nostre FA sono forze liberatrici, per liberare il nostro paese dall’oppressione. 

Sempre nel 2002, la gerarchia ecclesiastica (in particolare l’allora vescovo di Caracas Velasco Garcia) ebbe una parte importante nel colpo di Stato. Che forza ha la gerarchia ecclesiastica in Venezuela? qual è oggi il suo atteggiamento?
Esistono due Chiese. Quella dall’alto e quella dal basso. Quella che dirige la Chiesa e quella che milita, che partecipa alla Chiesa. Quella che partecipa alla Chiesa con contenuto popolare, non sarà mai domata né addomesticata da questa gerarchia ecclesiastica. Questa gerarchia ecclesiastica risponde agli interessi fondamentali di dominazione, ma coloro che stanno in basso, i dominati, sanno che devono liberarsi di questi gerarchi e sanno che devono liberarsi da questi elementi di dominazione. La Chiesa in Venezuela ha sempre giocato un ruolo determinante contro la liberazione. Nell’epoca di Bolívar la Chiesa provò a frenare l’emancipazione del Venezuela e in tutte le altre occasioni la Chiesa, per quanto concerne la sua gerarchia, è stata una Chiesa assolutamente conservatrice. Oggi continua ad avere lo stesso ruolo. Ma, insisto, esistono due Chiese: una cosa sono quelli che la dirigono e altro sono coloro che partecipano alla Chiesa. Chi partecipa alla Chiesa non necessariamente si identifica con i cardinali, con i vescovi. Inoltre ci sono molti sacerdoti in America latina che fanno ancora parte della Teologia della Liberazione e sono impegnati in un’interessante attività al fine di usare lo strumento della religione per unirsi al popolo e organizzare nelle fila del popolo una forza di liberazione.  

Ringraziamo Ciro Brescia, redattore di ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, che ha curato la traduzione dell’intervista.

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Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

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Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

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