(VIDEO+TESTO) Delcy Rodríguez al Consiglio Permanente OSA

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Discorso del Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Delcy Rodríguez
al Consiglio Permanente dell’OSA

Sede dell’OSA-Washington-USA
Lunedì, 27 marzo 2017

Presidente del Consiglio Permanente:

Sua Eccellenza Delcy Rodríguez Gómez, Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, vice segretario generale non presente, Illustri Rappresentanti permanenti e supplenti, rappresentanti degli Stati osservatori, invitati speciali, signore e signori.

Ministro, le diamo il benvenuto nello spirito di dialogo, rispetto della democrazia e del diritto costituzionale emanati nei principi di base dell’OSA.

Durante la mia cerimonia d’insediamento come Presidente del Consiglio Permanente, Il 27 gennaio 2017, ho manifestato l’impegno a rispettare la Carta Democratica e gli altri strumenti interamericani e il loro funzionamento. Ho dichiarato che avrei lavorato incessabilmente per continuare a costruire i quattro pilastri di quest’organizzazione: Sviluppo Integrale, Sicurezza Multidimensionale, Diritti Umani e Democrazia. In quell’opportunità ho affermato che non ci può essere sviluppo senza la pace e la sicurezza nel nostro Emisfero; non ci può essere sviluppo economico sostenibile senza la stabilità politica e il rispetto dei diritti umani in tutti i settori della società che partecipano attivamente al medesimo sviluppo.

La nostra Carta Democratica stabilisce che la democrazia è essenziale per lo sviluppo sociale, economico e politico dei popoli delle Americhe. Il Ministero degli Affari Esteri, che lei rappresenta, Signora Ministro, si unisce al nostro processo in un momento importante in cui la solidarietà e la cooperazione tra i nostri stati ha bisogno di maggiore collaborazione che deve basarsi sull’esercizio efficace della democrazia rappresentativa e sulla crescita economica, così come sullo sviluppo sociale che ha le sue radici nella giustizia, nell’uguaglianza, nella democrazia, che sono interdipendenti e si rafforzano mutuamente.

È giusto che il Ministro degli Esteri possa avere voce nel Consiglio Permanente perché un dibattito efficace e il dialogo promuovono comprensione, rafforzano l’inclusione e la solidarietà, due principi che sono nel midollo dell’OSA. L’isolamento e la separazione non producono nessun beneficio agli Stati membri e ai suoi cittadini, pertanto, è giusto che lo Stato al centro delle tematiche di dibattito sulla sovranità, la democrazia costituzionale e lo stato di diritto, possa parlare in questo Consiglio Permanente.

Come Organizzazione abbiamo deciso di basare i nostri documenti fondanti su determinati principi, il cui spirito intende migliorare la pace, la stabilità, la partecipazione, lo sviluppo nelle nostre società.

Quando l’OSA è stata creata, nel 1948, l’Emisfero ha visto i benefici di un organismo che, grazie alla sua collettività, disponeva degli strumenti per raggiungere questi obiettivi piuttosto che individualmente. Gli Stati hanno visto nel multilateralismo e nella cooperazione di quest’organizzazione, un aiuto per risolvere le complesse problematiche che i nostri paesi affrontano. Questo Emisfero ha sofferto molte battaglie civili ed economiche, nonostante le ideologie politiche ed economiche. È innegabile che tutti cresciamo e ci sviluppiamo passando per la sofferenza. A beneficio di tutti i nostri popoli, bisogna trovare un’alternativa mantenendo aperti i canali di comunicazione. Dobbiamo discutere e riconciliare le nostre differenze per risolvere in modo pacifico e rispettoso le divergenze, pertanto Ministro Rodríguez, le do nuovamente il benvenuto e ribadisco l’impegno non solo di mantenere il dialogo con la Repubblica Bolivariana del Venezuela, ma con tutti gli Stati membri di quest’organizzazione, per i migliori interessi di tutti. Passo la parola al Ministro.

Ministro degli Esteri, Delcy Rodríguez:

Grazie, Onorevole Ambasciatore Patrick Andrews, Presidente del Consiglio Permanente dell’OSA, Luís Almagro, Segretario Generale dell’OSA, illustri Ambasciatori, rappresentanti permanenti di quest’organizzazione, signore e signori.

Prima di tutto, dopo aver ascoltato le parole del Presidente di questo Consiglio, devo precisare che il Venezuela ha richiesto e ha ottenuto che questo Consiglio Permanente si riunisse oggi con l’obiettivo di denunciare le gravi azioni interventiste commesse, all’interno di quest’organizzazione, dal Segretario Generale e da una fazione minoritaria di alcuni paesi della nostra regione.

Ci troviamo nel Salone Simón Bolívar, e onoriamo i precedenti storici che hanno dato vita al concetto del progetto Bolivariano per il popolo della Patria Grande. Avevamo già dichiarato, l’anno scorso in questa stessa sala, che ci sono due modelli contrapposti e antagonisti in quest’organizzazione: il progetto Bolivariano, fondato sull’unione della Patria Grande, basato proprio sulla difesa e l’ampliamento dell’indipendenza e della sovranità dei nostri paesi; e un progetto espansionista dal punto di vista territoriale, culturale, militare e mediatico operato dal Nord egemone.

Rivolgo queste parole in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros e del popolo venezuelano, allarmati dalle gravi azioni che si stanno commettendo dall’interno dell’Organizzazione degli Stati Americani contro il nostro paese.

Osserviamo con preoccupazione e allarme che, il Segretario Generale Luis Almagro, da quando svolge questa funzione, ha dedicato la sua amministrazione ad attaccare ossessivamente il Venezuela e il suo popolo. Il suo atteggiamento illecito, unilaterale, arbitrario, fuorviante e di parte ha portato, durante la 46° Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani tenutasi il 13 giugno 2016 nella Repubblica Dominicana, all’approvazione di una risoluzione derivata dalla profonda preoccupazione espressa dai ministri degli esteri della regione riguardo l’atteggiamento fuorviante di Luis Almagro. Così hanno deciso di vigilare, in maniera continua, in un Consiglio Permanente, sul comportamento del Segretario Generale e sul suo rispetto delle istituzioni e dei regolamenti dell’OSA.

Dobbiamo fare la storia, i popoli del mondo devono sapere come questo discutibile personaggio è arrivato alla Segreteria Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. Il presidente Nicolás Maduro aveva già avvertito l’amico presidente José Pepe Mujica delle irregolarità politiche del suo ministro degli Esteri Luis Almagro, al servizio dei settori imperialisti. Sapevamo che agiva come agente degli interessi degli Stati Uniti, ed è stato grazie all’intervento del presidente Mujica, che ha garantito al presidente Maduro che mai e poi mai Almagro avrebbe attaccato il Venezuela, che il presidente Maduro ha deciso di dare il suo appoggio per la sua elezione. È stata la cronaca di un tradimento annunciato.

Luis Almagro è entrato in carica il 26 maggio del 2015, dopo soli quindici giorni ha iniziato con gli attacchi e le aggressioni contro il Venezuela. Era arrivato con un chiaro mandato a quest’organizzazione, il primo era porre fine alla rivoluzione Bolivariana; il secondo, sostituire il governo del presidente Maduro e dare sostegno internazionale alle azioni violente dell’estrema destra venezuelana, minando la sovranità e lo Stato di diritto attraverso la destabilizzazione del paese. Dopo la scomparsa fisica del nostro caro e amato Comandante Presidente Hugo Chávez, leader della Rivoluzione Bolivariana, ha intensificato il piano per assediare il Venezuela.

Sono state attuate azioni che hanno provocato un blocco finanziario contro il nostro paese. Le esigue forze produttive private si sono raggruppate per boicottare la commercializzazione e la distribuzione di alimenti e medicine. Si è acuito il contrabbando d’estrazione dei beni essenziali verso la Colombia e il valore della moneta venezuelana, rispetto alla valuta statunitense, è stato manipolato attraverso un marcatore fittizio e virtuale al confine con la Colombia.

Quest’aggressione economica multiforme contro il Venezuela, è stata accompagnata dai poteri di fatto internazionali, finanziari e mediatici, incoraggiati da un piano articolato e sostenuto da Washington.

Almagro non agisce solo né per se stesso, ma seguendo i mandati dettati da questa città, e la sua gestione vede la complicità di una piccola fazione di un gruppo di paesi all’interno dell’OSA. Li unisce un obiettivo: creare l’idea, nella comunità internazionale, che in Venezuela sta accadendo qualcosa di grave per giustificare l’intervento in tutte le sue dimensioni.

Le norme generali per il funzionamento della Segreteria Generale stabiliscono che, chi svolge quest’incarico deve farlo con integrità, indipendenza e imparzialità. Queste sono esattamente le caratteristiche che il signor Almagro non possiede. Manca d’indipendenza, quando si sottomette volontariamente agli interessi dello stato più potente di quest’organizzazione e agisce come un suo funzionario burocratico, un operatore propagandistico, un assistente politico o come il suo estorsore locale. Manca d’integrità quando viola le norme dell’Organizzazione. Contravviene al diritto internazionale quando utilizza a proposito informazioni false. Contraddice apertamente le decisioni degli Sati Membri e minaccia chi non lo segue nella sua agenda di distruzione contro il Venezuela. Manca anche d’imparzialità nel momento in cui, senza alcuno scrupolo, mette in moto una campagna contro il Venezuela con le risorse di quest’Organizzazione per destabilizzare il paese e, allo stesso tempo, ignora le violazioni commesse da parte di quello stesso paese che gli paga lo stipendio. Il signor Almagro fa parte di una genesi infamante di Segretari Generali come Carlos Dávila, che nel 1954 ha sostenuto l’invasione del Guatemala di Jacobo Arbenz, o José Antonio Mora, che nel 1965 ha consentito l’invasione della Repubblica Dominicana.

Non sbaglio affermando che il Signor Almagro è un bugiardo, disonesto, farabutto e mercenario. Un traditore di tutto ciò che rappresenta la dignità di un diplomatico latinoamericano.

Voglio esporvi, con una presentazione, la campagna contro il Venezuela di chi oggi ricopre l’incarico di Segretario Generale.

Da quando Almagro è entrato in carica come Segretario Generale nel maggio del 2015, ha dedicato il 21% delle sue pubblicazioni su Twitter, ovvero uno su cinque dei suoi tweet, contro il Venezuela. Il 21% dei suoi tweet li dedica al Venezuela e la restante parte all’agenda emisferica.

Dal 14 al 24 marzo di quest’anno, durante le incessanti piogge che hanno colpito il vicino popolo del Perù, il Segretario Almagro ha dedicato il 73% dei suoi tweet alla campagna contro il Venezuela e il resto, ovvero quattordici tweet, all’agenda generale dell’OSA.

Ecco alcuni esempi dei tweet più vergognosi di tale personaggio. Ha chiamato “dictadorzuelo” ovvero dittatore e ladro il capo di Stato del Venezuela, inoltre quest’organizzazione si è allontanata dall’essere un’organizzazione intergovernativa in cui il Segretario Generale lavora con i settori più estremisti del Congresso statunitense.

Ci sono i tweet offensivi e altri tweet pubblicati da personaggi che attaccano e aggrediscono direttamente il popolo venezuelano. In una lettera del 18 maggio poi, raggiunge i massimi livelli di volgarità contro il Capo dello Stato e Presidente, Nicolás Maduro.

Non soddisfatto, c’è poi la partecipazione il 12 e 13 maggio 2016 in un forum dove apertamente l’ex presidente colombiano Uribe, invoca all’occupazione del territorio venezuelano da parte un esercito straniero. Questo tipo di atteggiamento è davvero molto grave.

Inoltre, il Segretario ha sostenuto, tra il 2016 e il 2017, ventisei riunioni con l’opposizione venezuelana, di cui il cinquantasette per cento con i militanti di Voluntad Popular, fazione dell’estrema destra violenta del nostro paese.

Per quanto riguarda i suoi viaggi, che sono anche elencati in questa presentazione, il signor Almagro, dal 4 al 7 settembre 2015 si è recato in Colombia. Il 14 gennaio 2016 in Italia. L’8 marzo in Cile. Giorno 11 aprile negli Stati Uniti, a Miami. Il 13 maggio a Miami. Dal 13 al 15 nella Repubblica Dominicana, dal 12 al 15 luglio in Paraguay. Il primo settembre 2016 in Georgia, Stati Uniti. Dal 20 al 21 settembre 2016 a New York, Stati Uniti. Il 5 ottobre 2016 in Paraguay. Il 6 ottobre 2016 in Brasile, il 21 ottobre a Miami, Stati Uniti. Dal 14 al 16 dicembre 2016, a Ottawa, in Canada. Il 24 gennaio 2017 in Belgio, Bruxelles. Dal 26 al 25 gennaio 2017 in Spagna. E in tutte queste visite e tutti questi viaggi il Signor Almagro ha fatto dichiarazioni contro il governo del Venezuela.

Voglio indicare inoltre le norme che sono state violate dall’atteggiamento offensivo, illecito, arbitrario e parziale del Signor Almagro.

L’Articolo 1 della Carta dell’OSA. Vorrei sottolineare che l’Organizzazione degli Stati Americani non ha nessun’altra competenza se non quelle espressamente conferitegli dalla presente Carta. Nessuna disposizione la autorizza a intervenire negli affari della giurisdizione interna degli Stati Membri.

L’articolo 107 e l’articolo 118, voglio sottolineare che nello svolgimento delle loro funzioni il signor Almagro e il personale della Segreteria, “non richiederanno né accetteranno istruzioni da alcun governo né da alcuna autorità estranea all’Organizzazione”. Il contrario è accaduto in ciascuno dei suoi viaggi, il contrario è accaduto quando si è riunito con i membri del Congresso, esponenti delle fazioni più estremiste del Congresso degli Stati Uniti, dove viene detto ciò che devono fare contro il Venezuela. “Essi si asterranno da ogni atto incompatibile con il loro status di funzionari internazionali responsabili solo di fronte all’Organizzazione”. Da qui deriva il principio di responsabilità di questo funzionario, la responsabilità internazionale nell’esercizio delle sue funzioni.

Inoltre, ai ministri degli Esteri nell’Assemblea Generale dell’OSA, durante una riunione realizzata nella Repubblica Dominicana, è stato chiesto di riconsiderare l’aderenza a queste norme, violando in questo modo anche le norme generali per il funzionamento della Segretaria Generale.
Articolo 29. Indipendenza nell’adempimento dei doveri. “Nell’adempimento dei loro doveri, i membri del personale non solleciteranno né accetteranno istruzioni da alcun governo né da alcuna autorità estranea all’Organizzazione”.

Articolo 139. “Il Segretario Generale e il suo Vice, si asterranno da qualsiasi azione, sia questa proibita o meno nelle suddette norme, che possano provocare o dare l’impressione della perdita completa d’indipendenza o assenza d’imparzialità nelle sue rispettive attuazioni”.

Il Venezuela ha dimostrato chiaramente, come queste norme siano state costantemente e sistematicamente violate dal signor Almagro.

Adozione di decisioni amministrative senza rispettare le procedure amministrative, tutto ciò a discredito del buon nome e dell’integrità della Segreteria Generale. Pertanto la Segreteria Generale è screditata.

Ciò che sta accadendo è realmente preoccupante.

Nel marzo 2015 l’OSA è caduta di fronte all’uso della forza da parte di un Paese Membro di quest’Organizzazione, un paese che è anche il più potente, la forza militare più potente del mondo che ha approvato un ordine esecutivo firmato dall’ex presidente Barack Obama che considera il Venezuela come una minaccia per la sicurezza e la politica estera degli Stati Uniti.
In seguito, nell’ottobre dello stesso anno, il Capo del Comando Sud degli Stati Uniti, ha dichiarato l’intenzione del suo paese d’invadere militarmente il Venezuela nell’eventualità di una crisi umanitaria che lo potesse giustificare.

Due forze all’interno dell’OSA hanno lavorato in questa direzione.

Ritornando al tentativo interventista che ha segnato la sua azione perniciosa nella storia dell’Emisfero, da un lato il suo Segretario Generale lavora instancabilmente per dichiarare la crisi umanitaria in Venezuela, la mancanza della democrazia e la violazione dei diritti umani. Dall’altro lato, un piccolo gruppo di paesi oppositori politici e ideologici della Rivoluzione Bolivariana, hanno implementato una sorta di diplomazia blanda articolata con l’ossessivo estremismo di Almagro, ma indissolubilmente legata al suo intento di danneggiare l’immagine internazionale del Venezuela per compromettere le relazioni con altri paesi della regione, e di etichettare il Venezuela come un paese problema che deve essere affrontato e risolto in fretta.

La storia dell’OSA è segnata da una serie di volgari interventi nel nostro Emisfero a favore del paese del Nord egemone. Uno strumento diplomatico attraverso cui gli Stati Uniti attuando come una macchina militare, commerciale, culturale e finanziaria, non solo hanno imposto il loro modello di depredazione, ma hanno anche sottoposto interi popoli alla più infame violazione dei diritti umani.

L’OSA è nata con questi due modelli contrastanti e in opposizione: il progetto di Monroe, di espansione territoriale e dominio imperialista, contro il progetto Bolivariano profondamente indipendentista e sovrano.

Nel 1962, una situazione simile a quella che sta accadendo oggi è stata vissuta nella Regione, un conclave immorale aveva decretato l’esclusione di Cuba per la sua natura ideologica. Cuba era stata criminalizzata ed economicamente assediata, provocando un blocco che ormai esiste da più di cinque decenni. Gli errori storici commessi da questo conclave immorale, così come era stato definito dall’Immortale Comandante Fidel Castro Ruz, hanno creato sofferenza, penuria e angoscia al popolo cubano. Tutto ciò ha portato, contrariamente a quanto previsto dal Ministero delle Colonie dell’epoca, a una storia di resistenza e dignità mai visto prima nel nostro continente.
Esprimiamo il nostro riconoscimento eterno al popolo di Cuba, per la sua resistenza, dignità, coraggio contro queste pretese che oggi rappresentano le forze oscure schierate contro il Venezuela.

Il silenzio complice dell’OSA ha avallato quasi cinquanta colpi di stato nella Regione, a partire dalla sua fondazione nel 1948, data macchiata con il sangue del leader Jorge Eliécer Gaitán. I colpi di stato sono stati organizzati dalla CIA contro il governo costituzionale di Jacobo Arbenz in Guatemala, nel 1954; il crudele e sanguinoso colpo di Stato di Stroessner in Paraguay; il colpo di stato contro il presidente Joao Goulart nel 1964 in Brasile. Nel 1973, nella più antica democrazia nel nostro continente dell’epoca, Augusto Pinochet rovesciò sanguinosamente il nostro amato presidente Salvador Allende.

L’OSA non ha mai condannato il colpo di stato contro il Comandante Chávez nel 2002. Nel 2011 il colpo di stato parlamentare contro Fernado Lugo, questo ciclo di vergogna e umiliazione si chiude nel 2016 con uno dei capitoli più vergognosi della nostra storia, il colpo parlamentare contro il presidente Dilma Rousseff.

L’OSA nel 1954 ha consentito apertamente l’invasione del Guatemala, nel 1961 l’invasione di Cuba, nel 1965 ha appoggiato l’invasione della Repubblica Dominicana, nel 1983 ha sostenuto l’invasione di Grenada. Tutti questi crimini sono stati commessi dagli Stati Uniti con l’approvazione o la silenziosa complicità dell’OSA. Quest’organizzazione ha ignorato la repressione dei governi neoliberali contro i movimenti popolari, progressisti e di sinistra così come ha ignorato l’uccisione di migliaia di leader contadini, popolari e attivisti per i diritti umani.

Per sua informazione signor Segretario, nel caso specifico del Venezuela, nel periodo della quarta repubblica ai cui leader lei oggi dà il suo sostegno internazionale, si contarono più di 10.000 vittime, delle quali 459 per sparizioni forzate e 1425 assassini per motivi politici, tra i quali anche l’assassinio obbrobrioso di mio padre Jorge Rodríguez. La Commissione Interamericana per i Diritti Umani non fa alcun riferimento a questi atti criminali. L’OSA da allora è diventata un’organizzazione disfunzionale che trasgredisce lo stato di diritto internazionale, e mina i modelli democratici non in linea con gli interessi e le pretese del paese egemone.

È stato possibile trasformare la natura di quest’organizzazione con una natura interventista, legata per motivi fiscali agli Stati Uniti, che fornisce il 60% del suo bilancio totale, ma anche all’Europa, che rappresenta il 30% del bilancio per fondi specifici. Per queste e per altre vie immorali tentano di sottomettere gli Stati membri al ricatto vile dei centri imperialisti che minacciano i governi della regione.

Il progetto Bolivariano, fedele alle radici indipendentiste che gli hanno dato origine, si pone come una vera e propria minaccia per quest’organizzazione, oggi non si sta cercando di punire o sanzionare il Venezuela, ma si cerca di far scomparire questo modello che promuove la difesa della sovranità, di una democrazia esercitata direttamente dal popolo, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli, della giustizia sociale inclusiva e della solidarietà internazionale intesa come l’esercizio per i rapporti tra gli Stati.

Siamo una minaccia per il sistema di privatizzazione dell’istruzione e della sanità perché oggi con 30 milioni di abitanti, siamo il quinto paese al mondo con il più alto numero di iscritti al sistema educativo e il nostro sistema di sanità pubblica assiste oltre l’82% della nostra popolazione. Nel 50% del paese questa copertura raggiunge già il 100%.

Siamo una minaccia per i monopoli alimentari globali perché conducendo una battaglia contro l’economica disuguale, abbiamo creato un programma popolare per sostenere dal punto di vista alimentare il nostro popolo. E, oggi, in un solo anno dalla creazione di questo nuovo modello di distribuzione e produzione di alimenti, abbiamo prestato assistenza a 6 milioni di famiglie.

Siamo una minaccia per la privatizzazione della cultura perché abbiamo rafforzato la musica e la poesia in Venezuela. Ottocento mila bambini e giovani del nostro Paese fanno parte del più grande sistema di orchestre sinfoniche del mondo e di maggior successo. Siamo un pericolo per i governanti oligarchi, perché in 16 anni siamo passati da avere 300 mila pensionati a 3 milioni fino a raggiungere, nel 2017 grazie alla Rivoluzione Bolivariana, il 95% della popolazione pensionabile, pagando il debito storico di 40 anni di negligenza in materia di sicurezza sociale.

Siamo una minaccia per l’atroce capitalismo perché abbiamo democratizzato e trasferito la ricchezza al popolo e abbiamo investito il 74% delle entrate del paese nel sociale. Di fronte alla cospirazione più brutale contro la nostra economia, oggi il programma delle Nazioni Unite ci pone tra i paesi del mondo, con il più alto livello di sviluppo umano nel rapporto che è stato pubblicato pochi giorni fa, il 24 marzo scorso, al di sopra di quasi tutte le nazioni di questo continente. Ciò significa, che 7 dei 14 paesi firmatari del vergognoso comunicato del 23 marzo, che minaccia l’imposizione di sanzioni contro il Venezuela, hanno un indice di sviluppo umano più basso del paese che cercano di punire.

Mentre il Venezuela si è classificato al 71° posto, tra i 7 paesi che fanno parte dei 14 che hanno firmato il comunicato: il Messico è al 77° posto, il Brasile al 79°, il Perù all’87 °, Colombia al 95°, Paraguay al 110°, Guatemala al 125° e Honduras al 130°. Ci chiediamo se un giorno firmeranno un comunicato per auto-sanzionarsi perché il loro livello di sviluppo è inferiore a quello del Venezuela.

Il Venezuela è al centro delle politiche nazionali e internazionali degli Stati Uniti. Da un lato è diventato uno strumento di transazione tra l’amministrazione e i settori estremi del congresso statunitense finanziati dall’estrema destra e dall’oligarchia venezuelana. Dall’altro lato è stato preso come un oggetto di negoziazione tra la nuova amministrazione e i governi di destra nella regione per mitigare i timori di questo fronte riguardo una nuova classe dirigente.

Il nostro modello sociale d’integrazione equo e di commercio giusto, è un fattore di stabilità e di pace in questo continente. Vogliamo evidenziare i pericoli che potrebbero generarsi dal proseguimento di questo piano interventista e destabilizzante contro il Venezuela.

Così era stato anticipato dal Comandante Chávez quando sosteneva che eravamo un fattore di stabilità e che potevamo progettare i nuovi meccanismi per garantire l’unità e l’equilibrio latinoamericano e caraibico, muovendoci collettivamente verso il benessere e la giustizia sociale, nel bel mezzo della terribile crisi del capitalismo predatore globale. Lo disse anche Juan Domingo Perón: “Il XXI secolo ci troverà uniti o ridotti in schiavitù”. Nonostante un secolo di saccheggio e dominazione imperialista, il XXI secolo non ci ha trovati schiavi ma invece in lotta per la liberazione, per la sovranità e il diritto di costruire il nostro futuro e l’indipendenza definitiva della Patria Grande.

Di fronte a questo modello, sorgono come una speranza all’orizzonte per l’integrazione e l’unione dei popoli: la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe e il Trattato sul Commercio e Petrocaribe.

Ciò che l’OSA non ha potuto costruire attraverso un dialogo genuino tra i paesi in cooperazione e solidarietà internazionale, è stato rivendicato da questi nuovi meccanismi che esprimono lo spirito del nuovo mondo immaginato dal Libertador Simón Bolívar.

Bolívar lo aveva immaginato, José Martí lo aveva sognato e Chávez lo ha forgiato con il gruppo di leader e donne leader del nostro continente e, tra loro, il Comandante Fidel Castro. Questa visione è incarnata dalla CELAC, nell’ALBA, nell’UNASUR e in Petrocaribe. Siamo sicuri che, prima o poi, anche le fazioni golpiste e intolleranti all’interno del MERCOSUR saranno sconfitte.

Con la CELAC, abbiamo dato vita a una comunità di nazioni latinoamericane e caraibiche, abbiamo redatto una dichiarazione che decreta il nostro territorio come un territorio di pace, tutela il diritto alla pace come un diritto sacro dei popoli. Oggi Petrocaribe e l’ALBA hanno ottenuto risultati straordinari a favore del diritto allo sviluppo e per il bene dei popoli. Voglio solo menzionare alcuni dei risultati straordinari ed eccezionali ottenuti da questi meccanismi.

Petrocaribe fin dalla sua creazione, il 29 giugno 2005, ha aumentato il PIL dei paesi che ricevono la fornitura di idrocarburi passando da 143.377 milioni di dollari a 216.806 milioni di dollari, ciò implica un incremento del 51,2%. Durante il 2016 la fornitura era pari a 14 milioni di barili per un importo di 800 milioni di dollari, di cui sono stati finanziati a lungo termine 300 milioni.

Dopo 11 anni di lavoro è aumentata nella regione la capacità di stoccaggio di idrocarburi di 652.000 barili e la capacità di trasporto marittimo a 980.000 barili. Inoltre è stato creato un circuito di raffinazione dei Caraibi, con capacità di trattamento di 135.000 barili giornalieri, distribuiti tra Giamaica, Cuba e Repubblica Dominicana. Abbiamo raggiunto 350.000 milioni di barili di petrolio corrispondente a un fatturato di 30.933 milioni di dollari, circa la metà fanno parte del finanziamento a lungo termine.

Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, è aumentata la produzione di elettricità a 447 mega watt distribuiti a Haiti, St. Kitts e Nevis, Giamaica e Nicaragua. Sono state finanziate fonti alternative di energia, grazie alla creazione di un parco eolico in Nicaragua, uno in Giamaica e l’installazione di generatori di energia a bassa potenza e pannelli solari. Questo meccanismo di cooperazione ha anche permesso una compensazione commerciale in scambi di prodotti per 3,5 milioni di tonnellate di prodotti provenienti da Nicaragua, Repubblica Dominicana, Giamaica; che hanno pagato le bollette attraverso alimenti, medicine e altri servizi.

Ascoltate bene, in ambito sociale, abbiamo ottenuto dei risultati che non sono graditi al modello neoliberista né alle oligarchie della nostra regione: sono stati sviluppati 757 progetti, per un totale di un investimento vicino ai 7 miliardi e 500 milioni di dollari, il 60% dei quali ha finanziato progetti di produzione, distribuzione dell’energia elettrica e viabilità.

Risultati congiunti di Petrocaribe e l’ALBA: fino ad oggi grazie alla Misión Milagro si è prestata assistenza a 3 milioni 642 mila 623 persone con problemi legati alla vista; 1 milione 285 mila 87 persone disabili; sono stati assegnati 1.075 aiuti tecnici e sono state fatte 2 milioni 30 mila visite mediche gratuite a persone disabili. Nel settore della cardiologica infantile, il Venezuela, ha ricevuto pazienti da tutta la regione, eseguendo 10.446 interventi; 3 milioni 815 mila 92 persone sono state alfabetizzate nella regione; e di questi 3 milioni 815 mila, 1 milione 174 mila persone hanno completato la loro istruzione obbligatoria.

Vogliamo anche sottolineare che, grazie alla collaborazione di Cuba, sono stati dichiarati territori liberi da analfabetismo: Antigua e Barbuda, Bolivia, Nicaragua e Venezuela. Questo rappresenta la visione del nuovo mondo del nostro liberatore, idea che è stata poi ripresa dai grandi eroi della nostra patria, della Patria Grande latinoamericana, dal Comandante Chávez e Fidel Castro. Questo modello sorge come una speranza all’orizzonte per l’integrazione e l’unione dei popoli.

Illustri delegati, intendiamo respingere, nella sua interezza, la strategia del signor Luis Almagro e le infami dichiarazioni riportate nel rapporto contro il Venezuela, presentato il 23 giugno 2016 e il rapporto che è stato presentato qualche giorno fa in quest’organizzazione.

Vorrei attirare la vostra attenzione sulla menzogna organizzata dal Segretario, in combutta con un piccolo gruppo di paesi; ancora una volta una fazione minoritaria all’interno dell’OSA ha ingannato e manipolato i paesi dicendo che: “Il Venezuela non sarebbe stato sanzionato”, “né sarebbe stata attivata contro il paese la Carta Democratica”, invece poi abbiamo ascoltato il contenuto del rapporto presentato dal Segretario Generale.

Il risultato è stato conforme alle regole dell’organizzazione: è stata presa nota non solo della lettura del rapporto, ma anche degli interventi di solidarietà a favore del Venezuela, del suo governo e del suo popolo, tradotto dal gergo diplomatico questo significa che “è stato accantonato”.

Nonostante ciò, Almagro, l’oligarchia venezuelana e la destra continentale, hanno dichiarato falsamente l’attivazione della Carta Democratica contro il Venezuela; scatenando la partecipazione di settori venezuelani, estremisti e violenti, contro il dialogo promosso dal Presidente Maduro, accompagnato dall’Unasur, dal Santo Padre e dagli ex presidenti Fernández, Torrijos e Zapatero; dialogo che ha avuto anche il sostegno della maggioranza dei paesi di quest’organizzazione.

Almagro è diventato un militante contro il dialogo in Venezuela e ne abbiamo le prove; ha comunicato direttamente con l’opposizione venezuelana, dicendo: “Non dovete dialogare perché abbiamo attivato Carta Democratica”.

Così è andato contro le sue funzioni essenziali come funzionario con responsabilità internazionale. Da quest’organizzazione voglio ringraziare per la lettera che, in qualità di ministro degli Esteri, ho ricevuto oggi da parte degli ex presidenti Zapatero, Torrijos e Fernández in cui confermano il proprio impegno per il dialogo in Venezuela. Siamo anche grati al vostro sostegno onesto, dimostrato dalla maggior parte dei paesi della regione, a favore di un dialogo proficuo nel nostro paese.

A causa di questa campagna feroce e senza precedenti scatenata contro il Venezuela, avvertiamo la comunità internazionale di non farsi ingannare da false dichiarazioni secondo cui l’intenzione non è attaccare il Venezuela ma piuttosto discutere della situazione nel paese.

Ma io mi domando, che tipo di situazione, quella che hanno costruito con gli attacchi multiformi all’economia venezuelana per causare penuria e sofferenza contro un popolo, così come l’hanno fatto contro Cuba nel 1962 e contro Salvador Allende nel 1973, per ottenere la sua sconfitta.

A dispetto di questo macabro piano contro il Venezuela, contro il popolo venezuelano, Almagro e questo piccolo gruppo di paesi guidati dai centri imperialisti del potere, hanno ignorato i rapporti positivi che le agenzie specializzate delle Nazioni Unite come l’UNICEF, la FAO, UNDP Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, hanno presentato sul Venezuela. Inoltre l’ONU ha recentemente approvato il secondo esame periodico universale con un pieno riconoscimento al suo modello di diritti umani. Non sono riusciti a distruggere il Venezuela e non saranno in grado di farlo.

Il secondo rapporto pubblicato da Luis Almagro, violando le più elementari norme di quest’organizzazione non è un aggiornamento, ma la composizione di una complessa strategia d’intervento con azioni immediate nel medio e lungo termine. Nonostante si richieda nuovamente la sospensione del paese, come effetto giuridico, questo rapporto non è l’obiettivo della sua missione, ma un’azione in più nell’escalation della sua proposta contenente un piano interventista autentico e specifico contro il Venezuela.
Avvertiamo il mondo che tale intervento non sarebbe più solo per rovesciare il governo costituzionale del presidente Nicolás Maduro, ma per sviluppare uno schema interventista complesso, che intende non soltanto insediare un altro governo per soddisfare le aspirazioni dei settori dell’opposizione, ma anche permettere il rafforzamento di tutti i gruppi e settori che seguono la sua scia.

Quest’agenda –ascoltate- è diversa dalla strategia dello scorso anno, perché apre diverse vie d’intervento a lungo termine, che si tratti dell’abbandono in Venezuela del modello di diritti umani mediante la realizzazione di un altro modello, concorde con la strategia e l’offensiva neoliberista che mira a far tornare in condizioni di povertà milioni di cittadini, a favore del beneficio esclusivo delle oligarchie, rendendo la nostra regione una delle più diseguali del mondo.

In questo contesto, il Venezuela e l’Uruguay, paese di origine del Segretario Generale, condividono il primo posto nella regione come i paesi meno diseguali del nostro continente. Inoltre voglio evidenziare che, a questa strategia, si sommano le azioni del gruppo di quattordici paesi che hanno firmato l’infamante comunicato, fortemente interventista che promuove l’offensivo rapporto presentato da Almagro, così come la convocazione per la giornata di domani, di un Consiglio Permanente in cui si intende discutere della situazione del Venezuela senza che il paese interessato ne sia a conoscenza. Invitiamo questi stati ad abbandonare questo piano interventista e destabilizzante orchestrato dal paese egemone del nord contro la nostra Patria.

Con la convocazione spuria di questo Consiglio Permanente sono state violate le norme fondamentali della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani e le regole essenziali nella procedura di convocazione di riunioni di questo tipo. Si tratta di un’organizzazione alla deriva, senza bussola istituzionale. Il deragliamento assoluto delle sue regole, viene da un passato nefasto e costituisce un futuro fallimento.

Alcune ore fa il Tribunale Supremo di Giustizia della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha emesso una comunicazione che esorta il governo a richiedere la rimozione di Luís Almagro nell’assemblea generale, ai sensi dell’articolo 116 della Carta dell’OSA. Si richiede inoltre al Segretario Generale di rispettare il processo di dialogo che si sta attuando nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Infine il Venezuela annuncia che promuoverà l’organizzazione di alcuni consigli permanenti per:

1. Valutare le azioni del Segretario Generale secondo quanto stabilito dalla risoluzione approvata dall’assemblea generale dell’OSA, realizzata nel giugno 2016 in Repubblica Dominicana, che affronti anche l’uso illecito delle risorse dell’organizzazione e delle sue strutture a fini personali e di parte;

2. Discutere della situazione concernente i migranti che si trovano negli Stati Uniti e il muro;

3. Trattare della solidarietà e del sostengo al popolo peruviano, per le incessanti piogge che hanno colpito la fraterna popolazione;

4. Discutere dei cambiamenti climatici che interessano i piccoli Stati insulari dei Caraibi e l’Amazzonia;

5. Trattare l’attuazione degli accordi di pace in Colombia.

Tutti questi temi sono importanti per le popolazioni dell’Emisfero. Inoltre respingiamo le brutali minacce, manipolazioni e aggressioni che dai centri del potere statunitense vengono commesse contro i governi dei paesi fratelli che mantengono una posizione obiettiva su quanto realmente sta accadendo in Venezuela.

Allo stesso modo, annunciamo che, se gli attacchi e le aggressioni contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela proseguiranno, saranno prese azioni severe e decisive. Come avrebbe detto il gran argentino Julio Cortázar, quando infuriava l’aggressione contro la rivoluzione cubana, “Siamo nel tempo degli sciacalli e delle iene. Gli sciacalli vengono per le nostre ricchezze, le iene per gli avanzi della festa”.

Dall’anima Bolivariana del Venezuela, diciamo, siamo nel tempo dei coraggiosi e dei degni, non potranno vincere contro la forza inarrestabile dei nostri liberatori, eroi e martiri. È giunta l’ora per i popoli dell’America Latina e dei Caraibi e la costruzione della Patria Grande.

Chiudo parafrasando, il nostro grande Libertador Simón Bolívar, facciamo che l’amore unisca con un filo universale i figli dell’emisfero e che l’odio, la vendetta e la guerra, si allontanino dal nostro seno. Grazie mille.

Qui il testo in castigliano

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AL: non epoca di cambiamenti, un cambiamento di epoca

11903537_820128578104618_664332439_ndi Ida Garberi*

«Nella storia degli uomini ogni atto di distruzione trova la sua risposta, presto o tardi, in un atto di creazione».

(Eduardo Galeano)

La famosa frase del titolo, enunciato del presidente ecuadoriano Rafael Correa, oggigiorno, non è oramai qualcosa di profetico, bensì una realtà invariabile.

Stavo pensando proprio questo osservando John Kerry mentre parlava nel cortile della nuova ambasciata statunitense a L’Avana. Lui stesso ha dovuto ammettere: “Prima di terminare voglio, sinceramente, ringraziare i leader delle Americhe, che hanno spronato gli Stati Uniti e Cuba per molto tempo affinché ristabiliscano lacci diplomatici normali”.

Questa dichiarazione dimostra che il popolo cubano ha sconfitto il vicino del Nord.

Dal trionfo della Rivoluzione nel 1959, Cuba ha rappresentato un raggio di luce nel continente: però poi, ha dovuto pagare molto caro la sua disobbedienza. Il suo nemico, che dista solo 90 miglia, ha tentato di isolarla dall’America Latina (nel 1962 l’OSA – Organizzazione degli Stati Americani – rompeva le relazioni diplomatiche con l’isola), condannandola ad un bloqueo genocida, ancora vigente.

Dopo l’espulsione dall’OSA, il popolo di Cuba ha emesso la “Seconda Dichiarazione de L’Avana”, un appello a tutti i popoli dell’America Latina e del mondo dove rivendica il lascito martiano e segnala il principale nemico dell’indipendenza e della sovranità del continente: il potere imperialista di Washington.

Questa dichiarazione costituisce un appello all’insubordinazione ed alla disobbedienza di tutte le nazioni contro un potere egemonico che vuole schiacciare le aspirazioni di libertà, uguaglianza e giustizia sociale degli umili e dei poveri della terra americana.

Penso che questo testo, pilastro dei distinti processi di integrazione e Resistenza agli appetiti imperiali degli USA, sia una delle fonti di ispirazione dei nuovi leader progressisti dell’America Latina. Chavez, Correa, Morales sono arrivati al potere nel momento in cui l’America Latina già non era più un fuoco insorgente, le armi non risultarono essere la soluzione per vincere il “Norte revuelto y brutal”; il socialismo del XXI secolo è l’evoluzione del progetto emancipatore del secolo XIX di Josè Martì e Simon Bolivar, ed i popoli latinoamericani hanno capito che dovevano creare una federazione di tutte le forze progressiste con un piano di integrazione regionale basato nella solidarietà, nella reciprocità, nella giustizia sociale e nella preservazione della cultura per vincere, nell’unità.

Un’altra volta, Cuba, col suo Comandante in capo Fidel Castro, è stata il faro che, con Hugo Chavez, ha creato nel 2004 l’Alternativa Bolivariana per le Americhe, ora Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, e che volle realizzare un’integrazione basata nella cooperazione, nella solidarietà e nella volontà comune per soddisfare le necessità e gli aneliti dei popoli latinoamericani e caraibici e, allo stesso modo, preservare la sua indipendenza, sovranità ed identità. Sorsero in seguito progetti come Petrocaribe, fino alla CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), organizzazione regionale intergovernativa che riunisce i paesi dell’America Latina e dei Caraibi, senza l’ingerenza degli Stati Uniti e del Canada.

Il suo Vertice di fondazione è stato il 2 ed il 3 dicembre 2011 a Caracas con la presenza dei Presidenti e dei Capi di Governo di 33 paesi latinoamericani e caraibici, presieduta da colui che sempre rimarrà il nostro Comandante Eterno, Hugo Chavez.

Tra i governi progressisti del XXI secolo, la Rivoluzione Cittadina di Rafael Correa presiede questo anno la strategica organizzazione e lo stesso presidente ha affermato che “la CELAC dovrebbe sostituire l’OSA, che è sempre stato uno strumento di dominazione del governo statunitense”. “La nostra agenda di lavoro avrà 4 assi: la pianificazione dell’integrazione per far scomparire la povertà estrema; la nuova architettura finanziaria regionale; la regolazione del capitale multinazionale ed, in maniera fondamentale, la garanzia dei diritti umani”.

E come sicurezza che per Correa la solidarietà non è solo una parola, possiamo ricordare il suo appoggio incondizionato a Cuba dal suo arrivo al potere nel 2006: ha sempre contribuito con appoggi materiali in seguito ai danni degli uragani che hanno colpito l’Isola e nel 2012 ha istituito la “Missione di Appoggio alla Riabilitazione ed alla Costruzione Ecuador-Cuba Eloy Alfaro” che ha reso possibile l’edificazione di ben 1600 soluzioni domiciliari in Santiago di Cuba; nella lotta politica è stato il primo presidente che ha avuto il coraggio di chiedere agli USA la liberazione dei Cinque cubani nel Vertice dell’OSA di Trinidad e Tobago con Obama fisicamente presente nel forum; nel campo diplomatico fu il primo presidente che ha avuto l’idea di disertare i Vertici delle Americhe fino a che Cuba non fosse riammessa. Ed in tutte queste sfide chi ha vinto è stato Rafael Correa, con l’appoggio di “Nuestra América”.

L’Ecuador è quello che ha bisogno di solidarietà, poiché è minacciato da “un golpe soave” come parte della restaurazione conservatrice di quei settori di destra che persero il potere. Cuba è pronta per offrire il suo appoggio incondizionato. Si sono emesse dichiarazioni dell’Assemblea Nazionale cubana e perfino lo stesso popolo ha inviato il suo spirito di Resistenza a Rafael Correa ed alla Rivoluzione Cittadina ecuadoriana.

Un’altra volta, per concludere, voglio utilizzare alcune affermazioni di Fidel Castro che possono servire per riflettere, sia per Cuba che per Ecuador, due paesi che affrontano momenti determinanti. Alla sua entrata a L’Avana a Ciudad Libertad l’8 gennaio 1959 egli affermava: “Credo che sia questo un momento decisivo della nostra storia: la tirannia è stata abbattuta. L’allegria è immensa. E tuttavia, rimane molto da fare, ancora. Non dobbiamo farci illusioni credendo che da adesso tutto sarà facile; magari, da adesso, tutto sarà più difficile”.

*corrispondente di Cubainformacion a Cuba

Porte sempre più chiuse alla Osa per Machado

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

L’Organizzazione degli stati americani (Osa) impedisce a maggioranza l’intervento della parlamentare venezuelana contro il governo Maduro.

Caracas, 23 mar2014.- Nel metro di Cara­cas, un uomo com­menta i titoli di un quo­ti­diano pri­vato che tuona con­tro “la dit­ta­tura”. La ragazza di fronte ha la maglietta con la scritta “Cha­vez vive” e legge un libro sui “piani dell’imperialismo in Ame­rica latina”. Poco distante, si scor­gono ber­retti tri­co­lori e ban­diere: il giallo (sim­bolo dell’oro e delle terre fer­tili), l’azzurro (del mar dei Caraibi che bagna le coste) e il rosso (che ricorda il san­gue ver­sato nelle lotte indi­pen­den­ti­ste).  Sem­brano uguali, ma non lo sono, e stanno por­tando in piazza due mani­fe­sta­zioni diverse: gli Stu­denti per la pace, che appog­giano il governo con­tro “l’aggressione fasci­sta”; e la mar­cia nazio­nale “con­tro la dit­ta­tura e per la libertà” indetta dall’opposizione.

Otto stelle nella fascia azzurra distin­guono la ban­diera boli­va­riana, l’allora governo Cha­vez le ha adot­tate nel 2006 per inclu­dere la Gua­yana nel numero delle sue pro­vince. La Mesa de la uni­dad nacio­nal (Mud), con­ti­nua invece a esporre le sette stelle, sia sulla ban­diera che sul ber­retto tri­co­lore, che ha deciso di con­ten­dere al campo cha­vi­sta. Per distin­guersi, i mili­tanti socia­li­sti hanno aggiunto la scritta “4F”: 4 feb­braio, giorno della ribel­lione civico-militare gui­data dall’allora tenente colon­nello Hugo Cha­vez nel 1992. E’ dalle pre­si­den­ziali del 2012, vinte da Cha­vez con­tro Hen­ri­que Capri­les, che la Mud cerca di vol­gere a pro­prio van­tag­gio la pro­pa­ganda del campo avverso: fino ad assu­mere alcuni temi della sini­stra, per strap­pare con­sensi negli strati popo­lari nono­stante il suo pro­getto di paese sia tarato sul modello del Fondo mone­ta­rio internazionale.

Il lea­der di Volun­tad popu­lar, Leo­poldo Lopez — in car­cere con l’accusa di aver isti­gato le vio­lenze di piazza che hanno finora pro­vo­cato 36 morti – si è con­se­gnato alla poli­zia sotto la sta­tua di José Marti, eroe dell’indipendenza cubana. Intanto i gruppi oltran­zi­sti, fomen­tati dalla sua con­se­gna e da quella della depu­tata Maria Corina Machado (la caduta del governo di Nico­las Maduro) bru­ciano i Cen­tri dia­gno­stici inte­grati gestiti dai medici cubani. E chie­dono agli Stati uniti di inter­ve­nire “con­tro la dit­ta­tura castri­sta in Vene­zuela”. Il pro­filo e il per­corso di Machado parla da sé. Figlia di una ric­chis­sima fami­glia di impren­di­tori, ha fir­mato il decreto Car­mona, nel 2002: il primo atto del breve governo gol­pi­sta dell’imprenditore Pedro Car­mona Estanga, con il quale veni­vano sospese tutte le garan­zie costi­tu­zio­nali. Con la Ong Sumate – ema­na­zione della Cia – ha orga­niz­zato il refe­ren­dum revo­ca­to­rio poi perso con­tro Cha­vez e ha riven­di­cato con orgo­glio l’amicizia con il suo grande padrino George W. Bush. Da allora, com­pare nelle infor­ma­tive di intel­li­gence per i ten­ta­tivi desta­bi­liz­zanti con cui vor­rebbe coro­nare i suoi sogni pre­si­den­ziali men­tre dai ban­chi del par­la­mento tuona con­tro “la dit­ta­tura”. Con il fat­tivo appog­gio del Panama, è volata negli Usa per par­lare all’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa). Ha otte­nuto solo pochi minuti di inter­vento pri­vato a porte chiuse, durante il quale si è rivolta al Bra­sile e al Cile: “In Vene­zuela ci sono tante Dilma e tante Michelle”, ha detto, allu­dendo alle tor­ture subite dalla pre­si­dente bra­si­liana Dilma Rous­seff e dalla sua omo­loga cilena Michelle Bache­let durante le dit­ta­ture subite nei loro paesi.

Cosa rara nella sua sto­ria di subal­ter­nità a Washing­ton, l’Osa ha recen­te­mente rifiu­tato di inviare emis­sari in Vene­zuela, come aveva invece pro­po­sto il pre­si­dente pana­mense Ricardo Mar­ti­nelli. Maduro ha rotto le rela­zioni diplo­ma­ti­che e com­mer­ciali col Panama, ma Mar­ti­nelli – in vista delle pros­sime pre­si­den­ziali pana­mensi – ha deciso di spin­gere a fondo sul pedale di Washing­ton: per far cadere il governo socia­li­sta del Vene­zuela, fon­da­men­tale tas­sello dell’America latina pro­gres­si­sta, custode delle più grandi riserve petro­li­fere del mondo. Gli Usa hanno pronta una riso­lu­zione bipar­ti­san per disporre san­zioni dirette al Vene­zuela, e hanno pro­te­stato per­ché l’ultima riso­lu­zione dell’Osa “non parla la lin­gua che gli Stati uniti spe­ra­vano”. Hanno anche espresso “pre­oc­cu­pa­zione” per il duplice inter­vento della magi­stra­tura ordi­na­ria e del Tri­bu­nal supremo de justi­cia (Tsj) con­tro alcuni sin­daci di oppo­si­zione, denun­ciati per la par­te­ci­pa­zione attiva nelle bar­ri­cate vio­lente e per non aver rispet­tato le dispo­si­zioni costi­tu­zio­nali riba­dite dal Tsj. Intanto, in alcuni stati e muni­cipi della capi­tale, con­ti­nuano i bloc­chi stra­dali e le “gua­rim­bas” – bar­ri­cate di cemento, chiodi e spaz­za­tura data alle fiamme. Ieri vi sono stati altri 3 morti negli stati di fron­tiera dove agi­scono gruppi armati. Con­ti­nuano anche le Con­fe­renze di pace indette da Maduro e la mas­sic­cia ero­ga­zione di risorse decise nel “governo di strada”, che ha con­cluso alcuni accordi con gli indu­striali per evi­tare il con­trab­bando e l’accaparramento di ali­menti. Secondo i dati uffi­ciali, i danni pro­vo­cati dalle pro­te­ste vio­lente dal 12 feb­braio a oggi ammon­tano a 10 milioni di dollari.

 

Gli USA perdono il controllo, anche della moribonda OSA

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

Venezuela. «Guarimberos» incappucciati sparano dal terrazzo: ancora morti nelle strade di Caracas. Il presidente conferma la rottura delle relazioni con Panama

Il vigi­lante armato apre il can­cello con cau­tela. Il con­do­mi­nio della Calle B asso­mi­glia a un campo di bat­ta­glia: bot­ti­glie rotte, oggetti sparsi dap­per­tutto. «Abita qui?», chiede. «Sì», rispon­diamo, cos’è suc­cesso?» «Una guerra – dice – poco fa c’è stata una guerra». Lo sap­piamo, cosa è suc­cesso, ma qui c’è gente peri­co­losa, meglio non dare nell’occhio. I pochi abi­tanti di sini­stra in que­sti edi­fici del quar­tiere Los Rui­ces ci hanno chia­mato al tele­fono, descri­ven­doci due omi­cidi in diretta. Tutto è pre­ci­pi­tato quando il camion dell’immondizia è entrato nelle strade del cir­con­da­rio per rimuo­vere i detriti delle bar­ri­cate, scor­tato dai moto­ci­cli­sti della Guar­dia nacio­nal boli­va­riana (Gnb) e da moto­taxi, inte­res­sati a libe­rare le strade per lavo­rare. Dalle fine­stre hanno comin­ciato a lan­ciar­gli di tutto.

Alcuni gua­rim­be­ros incap­puc­ciati hanno cer­cato di farsi dare la chiave della ter­razza con­do­mi­niale che affac­cia sulla strada. La por­ti­naia si è oppo­sta. E quelli le hanno spac­cato la porta, aggre­dendo lei e i bam­bini. La donna ha riem­pito qual­che borsa e si è pre­ci­pi­tata fuori, denun­ciando tutto alla poli­zia e alla vicina tv Canal 8. «Sem­brano bestie», urla un’anziana. Poi, gli spari dalla ter­razza dell’ultimo piano, un posto a cui non si può acce­dere se non chie­dendo la chiave al con­do­mi­nio. Sotto i colpi di un cec­chino, cadono un Gnb (25 anni) e un ragazzo in moto (24 anni). Un altro pony express è ferito gra­ve­mente. La moto­ci­cletta della Guar­dia nazio­nale viene data alle fiamme e riparte la «gua­rimba». Sulla strada ven­gono lasciati chiodi a quat­tro punte, i mique­li­nes. Anche in altre parti del paese sono entrati in campo i cec­chini, facendo temere un innal­za­mento del livello di scon­tro dei gua­rim­be­ros, il cui rag­gio di azione è comun­que ridotto.

Poco dopo arriva la rab­bia dei lavo­ra­tori in moto, orga­niz­zati nei col­let­tivi dei quar­tieri popo­lari. Più tardi in serata, ver­ranno mostrate foto e video ama­to­riali girati dai cit­ta­dini e verrà arre­stato un gio­vane, il sospetto cec­chino. Alcuni media hanno dif­fuso la noti­zia che gli spari siano par­titi dai col­let­tivi «moto­ri­za­dos». Ramon Guil­lermo Ave­ledo, il segre­ta­rio ese­cu­tivo della Mesa de la Uni­dad demo­cra­tica (Mud), ha accu­sato il pre­si­dente del Vene­zuela, Nico­las Maduro, di spar­gere «i semi della guerra civile», e di voler «stron­care le pro­te­ste con il ter­rore». Una rispo­sta all’invito rivolto da Maduro alle comu­nità di quar­tiere affin­ché ripren­dano il con­trollo del territorio.

Ieri, il pre­si­dente ha rice­vuto la noti­zia dei due morti durante la con­se­gna di case popo­lari (già equi­pag­giate come gio­iel­lini), davanti ai lavo­ra­tori della Gran mision vivienda Vene­zuela, nel quar­tiere La Can­de­la­ria. «Cosa vuole que­sta genta con que­sta vio­lenza? – ha escla­mato – qui, insieme alla classe ope­raia, alla classe media stiamo costruendo un ter­ri­to­rio di con­vi­venza e di pace». Quindi, ha con­fer­mato che il Vene­zuela rompe le rela­zioni con Panama e ne espelle i diplo­ma­tici entro 48 ore. Lo aveva annun­ciato nella serata di mer­co­ledì, durante la ceri­mo­nia di ricordo di Hugo Chá­vez, scom­parso il 5 marzo di un anno fa.

Al Cuar­tel de la Mon­taña, dopo i colpi di can­none, spa­rati all’ora in cui il Coman­dante è morto (16,25), dopo gli inter­venti delle diplo­ma­zie inter­na­zio­nali, Maduro ha tenuto il suo discorso e ha moti­vato la deci­sione. Sospesi anche tutti gli accordi eco­no­mici e com­mer­ciali con il paese gover­nato dal neo­li­be­ri­sta Ricardo Mar­ti­nelli, in carica fino alle pros­sime pre­si­den­ziali del 4 mag­gio. La rot­tura con Panama com­porta anche la sospen­sione della revi­sione del debito «fin­ché Panama non abbia un governo serio che intenda le rela­zioni inter­na­zio­nali in base al mutuo rispetto», ha detto il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua. I due paesi sta­vano nego­ziando il paga­mento del debito di 1.200 milioni di dol­lari dovuto dagli impren­di­tori vene­zue­lani alla Zona Libre de Colon.

Una rispo­sta alle inge­renze del pre­si­dente pana­mense, che ha sol­le­ci­tato l’intervento dell’Organismo degli stati ame­ri­cani (Osa) in Vene­zuela. Un mes­sag­gio anche agli Stati uniti, la cui amba­scia­trice all’Osa, Car­men Lomel­lín, ha detto che sarebbe inac­cet­ta­bile se l’organismo lasciasse cadere la situa­zione in Vene­zuela, e ha chie­sto una rispo­sta «ferma», appog­giando la pro­po­sta di Panama di con­vo­care a discu­terne i mini­stri degli Esteri. Ieri, il segre­ta­rio gene­rale dell’Osa, José Miguel Insulza, ha indetto una riu­nione del Con­si­glio per­ma­nente. Una ses­sione a porte chiuse, sol­le­ci­tata dal Panama per otte­nere una riu­nione dei mini­stri degli Esteri sulla situa­zione vene­zue­lana. Il con­senso, però, non si è tro­vato, e la pro­po­sta non è pas­sata. L’Osa si limi­terà a pro­porre «un moni­to­rag­gio» e un invito al dia­logo (che già il governo boli­va­riano ha avviato auto­no­ma­mente). Prima della riu­nione, Insulza ha dichia­rato che non «esi­ste rot­tura della demo­cra­zia», ma che sarebbe «utile» l’invio di una mis­sione: «La situa­zione è molto più seria di due set­ti­mane fa, ma la mis­sione ha senso inviarla solo se le due parti l’accettano», ha detto. L’opposizione vene­zue­lana, che ha sol­le­ci­tato l’intervento dell’Osa, ha chie­sto di essere ascol­tata. Nel frat­tempo, manda in rete video apo­ca­lit­tici e appelli inter­na­zio­nali per la cam­pa­gna «S.o.s. Vene­zuela». Uno di que­sti mostra i pro­no­stici di un fat­tuc­chiere che pre­vede la «fine della dit­ta­tura» entro 5 giorni e invita a mol­ti­pli­care le gua­rim­bas.

«Rispon­derò con deci­sione a qua­lun­que tipo di inge­renza nei nostri affari interni. Che la destra non sot­to­va­luti il nostro popolo e la nostra rivo­lu­zione – ha detto Maduro – lasciate l’Osa dove sta, a Washing­ton, è così a posto, lì. Fuori l’Osa da qui, per ora e per sem­pre. Fuori quest’organismo mori­bondo e que­sto pre­si­dente in sca­denza. Se man­dano una com­mis­sione in Vene­zuela, dovranno farla entrare clan­de­sti­na­mente».
Mar­ti­nelli ha scritto in un tweet di essere «sor­preso». Le rela­zioni fra Vene­zuela e Panama, negli anni cha­vi­sti, hanno già cono­sciuto altre rot­ture. La prima, nel 2004, dopo l’indulto a Luis Posada Car­ri­les, ex agente della Cia anti­ca­stri­sta, natu­ra­liz­zato vene­zue­lano, che tor­tu­rava gli oppo­si­tori in Vene­zuela sotto il nome di Com­mis­sa­rio Basi­lio o Bambi.

Imme­diata la pro­te­sta degli impren­di­tori vene­zue­lani dopo la deci­sione di Maduro. Insorge anche la Mud. E l’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe, can­di­dato di estrema destra al senato del suo paese, ha subito espresso soli­da­rietà a Mar­ti­nelli. Il pre­si­dene dell’Ecuador, Rafael Cor­rea, annun­cia invece che i mini­stri degli Esteri dell’Unione delle nazioni suda­me­ri­cane (Una­sur) si riu­ni­ranno la pros­sima set­ti­mana in Cile per esa­mi­nare la situa­zione in Vene­zuela. Come aveva chie­sto Maduro.

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