Festeggiare il fallimento del tentato golpe reazionario in Venezuela!

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Comunicato CC 12/2018 – 6 agosto 2018

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Che tutte le forze rivoluzionarie e progressiste del nostro paese e del mondo si uniscano a festeggiare il fallimento del colpo di Stato tentato sabato scorso dalle forze reazionarie in Venezuela!

 

Che tutte le forze progressiste del nostro paese esigano dal “governo del cambiamento” M5S-Lega una dimostrazione di indipendenza dell’Italia dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e di solidarietà con il governo bolivariano del Presidente Maduro!

 

Il boicottaggio e le sanzioni commerciali e finanziarie, la guerra economica, l’eliminazione di dirigenti locali e lo stillicidio di operazioni sovversive non sono bastati per abbattere il governo bolivariano del Presidente Maduro e riportare il Venezuela sotto il protettorato USA, aprirlo alle scorrerie dei gruppi imperialisti e sottometterlo alle imposizioni delle loro istituzioni. Allora la coalizione di forze reazionarie che fa capo al complesso militare e finanziario USA sabato 4 agosto ha cercato di decapitare con un attentato la Repubblica Bolivariana del Venezuela eliminando lo stesso Presidente Maduro e un gruppo di alti dirigenti dello Stato riuniti per una manifestazione pubblica. Il colpo è fallito grazie al pronto intervento dei servizi di sicurezza bolivariani e certamente il fallimento dei reazionari darà maggiore slancio alle forze impegnate a creare un sistema produttivo nazionale aperto alle relazioni internazionali ma non più sottoposto ai ricatti dell’oligarchia imperialista mondiale.

La guerra condotta dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (CI) contro il Venezuela è una scuola anche per noi comunisti italiani, promotori della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP), il governo di emergenza delle masse popolari organizzate composto da esponenti delle forze progressiste del nostro paese che godono della fiducia delle masse. Essa ci mostra a cosa le masse popolari del nostro paese dovranno far fronte dopo che esse avranno fatto ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione del GBP. L’Italia dovrà certamente far fronte a ogni tipo di tentativi della CI di soffocare il governo delle masse popolari organizzate: guidando le masse popolari a far fronte con successo alla guerra con la quale la CI cercherà di eliminare il GBP, noi comunisti porteremo in porto la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato e faremo avanzare la rivoluzione fino all’instaurazione del socialismo.

Oggi, dopo la costituzione del “governo del cambiamento” Di Maio-Salvini, il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è anche una prova per il M5S e la Lega. Con il “governo del cambiamento” essi hanno promesso di porre fine alla devastazione del nostro paese. Da circa 40 anni a questa parte anche l’Italia è sempre più diventata un terreno dove i gruppi imperialisti italiani e stranieri moltiplicano a loro discrezione le grandi opere speculative, eliminano le conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia nei 30 anni precedenti (quando il movimento comunista era forte nel mondo e la borghesia doveva correre ai ripari per mantenere il potere), disintegrano le aziende e le delocalizzano in paesi dove possono sfruttare di più i lavoratori e inquinare con meno limiti, rendono precario il lavoro dei proletari, impongono l’abbrutimento morale e intellettuale necessario per  fare accettare alle masse popolari questo corso delle cose. La costituzione del “governo del cambiamento” è il risultato dell’erompere nelle elezioni del 4 marzo scorso dell’insofferenza e dell’indignazione delle ampie masse per gli effetti dei 40 anni di devastazione e scorrerie dei gruppi imperialisti. Questo governo però non è nato con già la forza di mantenere le promesse che M5S e Lega hanno fatto ai loro elettori. Cercherà di darsela? Questo è il problema a cui è confrontato e il fallimento del colpo di Stato in Venezuela lo mette alla prova. Stabilire relazioni di collaborazione e solidarietà con Stati e forze che nel mondo si oppongono alle scorrerie e alle imposizioni della CI è una delle prove della volontà e della capacità di attuare le promesse in forza delle quali M5S e Lega hanno avuto il consenso riscosso il 4 marzo. Venezuela, Iran, Yemen, Afghanistan, Siria, Nicaragua, Cuba, Corea del Nord sono alcuni dei paesi che devono far fronte allo stesso nemico: la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti. Il “governo del cambiamento” se vuole mantenere le promesse deve stabilire crescenti relazioni di alleanza e solidarietà con i governi di questi paesi e, a un livello diverso, con quelli della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese.

È nell’interesse delle masse popolari italiane che tutti quelli che hanno una qualche influenza su questo governo lo incalzino perché prenda l’iniziativa in questo senso. Il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è un’occasione, lo scatenamento delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran è un’altra, le leggi razziste imposte dai gruppi sionisti in Israele una terza.

Il sistema politico che negli ultimi 40 anni ha servito i gruppi imperialisti della CI è in crisi in ogni paese imperialista e incontra difficoltà crescenti in tutto il mondo. Per loro natura i gruppi imperialisti devono continuare ad aumentare ognuno la massa di denaro di cui dispone. Per questo devono devastare la terra, lanciarsi in grandi opere senza altra ragion d’essere che il loro arricchimento (in Italia vanno dalla TAV della Val di Susa al TAP della costa orientale della penisola), cacciare milioni di persone dalla loro terra per farvi piantagioni, miniere e grandi opere e costringerli a emigrare, moltiplicare guerre civili e aggressioni, diffondere fame, miseria e abbrutimento. In ogni paese l’insofferenza e l’indignazione delle grandi masse cresceranno sempre di più finché troveranno una direzione capace di guidarle a emanciparsi dalla CI e a cambiare il corso delle cose.

La svolta nella politica mondiale è un fatto: è finita l’epoca segnata dall’avvento al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna (1979) e Ronald Reagan negli USA (1981). Quanto all’Italia, sta a noi comunisti individuare le condizioni che questa svolta presenta nel nostro paese per far avanzare la rivoluzione socialista e giovarcene. La rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria promossa e diretta dai comunisti che culminerà nell’instaurazione del socialismo. I comunisti non stanno ad aspettare che la rivoluzione socialista scoppi. La storia del secolo scorso ha dimostrato che la rivoluzione socialista non scoppia. I comunisti si danno i mezzi per essere all’altezza del loro ruolo di promotori della rivoluzione socialista.

Rafforziamo il movimento comunista cosciente e organizzato!

Il futuro è nelle nostre mani!

 

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

Osare vincere! Il nostro futuro lo costruiamo noi!

La Rivoluzione Bolivariana vince un’importante battaglia

da (n)PCI

Comunicato CC 10/2017 – 1° agosto 2017

1917, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

La vittoria del governo Maduro in Venezuela rafforza la rivoluzione socialista nel nostro paese!

Eletta in Venezuela la nuova Assemblea Nazionale Costituente

Domenica 30 luglio la rivoluzione bolivariana ha vinto un’importante battaglia contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Le forze reazionarie del Venezuela, le oligarchie imperialiste USA ed dell’Unione Europea e i governi asserviti di alcuni paesi dell’America Latina hanno mobilitato le forze di cui dispongono in Venezuela per impedire ad ogni costo che il popolo venezuelano partecipasse alle elezioni dell’Assemblea Costituente indette dal governo Maduro.

Nonostante le intimidazioni e le aggressioni messe in atto dalle forze reazionarie e dai mercenari degli imperialisti che operano in Venezuela e che in alcune regioni del paese hanno reso addirittura difficile se non impossibile il voto,

8.089.000 elettori hanno votato per l’ANC

È il numero più alto di voti raccolti dal fronte delle forze rivoluzionarie nelle elezioni degli ultimi anni. Avevano raccolto 5.620.000 voti nelle elezioni del 6 dicembre 2015 che diedero la maggioranza dell’Assemblea Nazionale alla destra, 7.505.000 nelle elezioni del 14 aprile 2013 che portarono Maduro alla presidenza e 7.444.000 nell’ultima elezione che confermò Chavez alla presidenza il 7 ottobre 2012, cinque mesi prima della sua morte il 5 marzo 2013.

Per capire appieno il significato del risultato, bisogna tener conto che in Venezuela la gerarchia cattolica è apertamente schierata con la reazione (fu alla testa del colpo di Stato che nel 2002 cercò di eliminare Chavez: i golpisti lo catturarono e lo tennero prigioniero per due giorni e ne uscì vivo solo perché i soldati del plotone d’esecuzione si ammutinarono). Il cardinale Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dichiaro illegali le elezioni dell’ANC e il cardinal Parolin, segretario di Stato del Vaticano, gli ha fatto eco. La borghesia tiene ancora nelle sue mani gran parte dell’apparato produttivo e dell’economia del paese e sabota la distribuzione di viveri, medicinali e altri generi di prima necessità dando la colpa al governo. Quasi tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani della borghesia. Bande armate di mercenari e di reazionari imperversano in varie parti del paese, compresi i quartieri ricchi della capitale. La prepotenza e la violenza della reazione è tale che una parte delle forze rivoluzionarie critica il governo Maduro perché procederebbe con troppa moderazione.

In questo contesto i risultati elettorali ottenuti dall’iniziativa di far eleggere una Assemblea Costituente con il compito di promuovere l’espansione del settore pubblico dell’economia e la partecipazione delle masse popolari all’attività politica sono un grande successo. Le forze armate venezuelane hanno sostenuto lealmente il governo Maduro e la sua iniziativa permettendo lo svolgimento delle elezioni benché per ordine del governo non potessero usare armi da fuoco neanche contro le bande reazionarie intente a commettere aggressioni e crimini. Le manovre della destra per arrivare presto alla guerra civile dispiegata che sarebbe sostenuta dall’aperto intervento militare degli USA e dei loro paesi satelliti (come fecero i governi di Hitler e di Mussolini in Spagna nel 1936, come fecero gli USA in Guatemala nel 1954, in Nicaragua nel 1979, come hanno fatto recentemente i governi USA ed europei in Libia e in Siria) sono state sventate dall’alta partecipazione popolare alle elezioni dell’ANC e dalla lealtà delle forze armate. I governi di altre grandi potenze, in particolare la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa, alle prese anch’esse con l’aggressività della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, hanno solidarizzato con il governo bolivariano del Venezuela. Il governo cubano e vari governi progressisti dell’America Latina (Bolivia, Ecuador e Nicaragua in primo luogo) hanno dichiarato la loro solidarietà con il Venezuela bolivariano. Contemporaneamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea ha proseguito con un lancio di missili il programma di rafforzamento delle sue forze armate con cui dissuade gli USA e i suoi satelliti dall’aggredirla. La Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti capeggiati dagli USA continua ovunque a fare danni ma è sempre più divisa al suo interno e con le sue manovre sono più le opposizioni che suscita che i successi che raggiunge.

In conclusione il governo Maduro ha vinto e l’Assemblea Nazionale Costituente è stata eletta con la maggior partecipazione che ci si poteva aspettare. La guerra continua, ma le forze rivoluzionarie hanno vinto una battaglia.

Gli avvenimenti venezuelani sono ricchi di insegnamenti per i comunisti e gli elementi avanzati delle masse popolari italiane. Oggi noi comunisti lottiamo perché nel nostro paese le masse popolari formino in ogni azienda e in ogni zona del paese organismi operai e popolari che, nei casi in cui è possibile farlo localmente, facciano fronte da subito almeno alle manifestazioni più gravi del corso catastrofico delle cose assumendo il ruolo di pubbliche autorità locali, che si coordinino tra loro fino a costituire un loro governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e lo facciano ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo il paese ingovernabile per essi. Le manovre messe oggi in atto dalla destra e dai gruppi imperialisti in Venezuela sono analoghe a quelle che reazionari e gruppi imperialisti metteranno in atto in Italia dopo la formazione del GBP. Quindi la resistenza delle masse popolari venezuelane è esperienza anche per noi. La lotta sarà dura, ma anche noi possiamo vincere e arrivare fino a instaurare il socialismo.

Solo costituendo un governo d’emergenza della masse popolari l’Italia spezzerà effettivamente le catene della NATO, dell’Unione Europea e dell’Euro (Banca Centrale Europea). Spezzare queste catene è indispensabile per porre fine al catastrofico corso delle cose ma l’idea, circolante nel movimento sociale e politico Eurostop fondato a Roma il 1° luglio, che per liberarsene basti fare dimostrazioni e proteste è campata in aria. Per rompere effettivamente quelle catene bisogna creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza che abbia la volontà e la forza per spezzarle e far fronte alle manovre dei gruppi imperialisti e delle forze reazionarie per ristabilirle. Per questo bisogna avere un preciso piano d’azione. Questa è la linea del Governo di Blocco Popolare.

Il corso delle cose è oggi così catastrofico in ogni campo e le situazioni create dalla borghesia imperialista così gravi che chi si lascia andare alle impressioni che quello che accade suscita di momento in momento in lui, o diventa cinico o si dispera. Ciò che caratterizza noi comunisti è che invece abbiamo una analisi del corso delle cose, ne conosciamo la ragione e attuiamo una linea per venirne a capo. Proprio perché queste (analisi, causa e linea) le abbiamo ben ragionate e le abbiamo definite a ragion veduta (salvo verificarle e apportare le eventuali rettifiche), ognuno di noi agisce serenamente e attua al meglio delle sue capacità il compito che gli è assegnato nel piano d’azione del partito.

Avanti quindi!
Per il GBP, per la rinascita del movimento comunista, per l’instaurazione del socialismo!

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Non c’è problema, “disastro naturale” e malattia a cui gli uomini oggi non sanno far fronte: è il capitalismo che ce lo impedisce!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

¡Los que aprenden vencerán!  

por nuovopci.it

¡Los que se dejan abatir por las derrotas, están vencidos!
¡Los que aprenden, lucháran mejor y vencerán!

El éxito de la elecciones parlamentarias que se desarrollaron en Venezuela el domingo pasado 6 de diciembre han metido alas a los pies de los reaccionarios venezolanos y a sus padrinos y patrones de la Comunidad Internacional (CI) da los grupos imperialistas europeos, americanos y sionistas, en particular a los bisontes del complejo financiero-industrial-militar que de hecho gobierna a EEUU. La gran mayoría (más de dos tercios) de los curules del nuevo Parlamento venezolano (entrará en sus cargos el próximo 5 de enero) está asignada a la mezcla de retazos de los partidos, grupos y bandas, fragmentos y herederos del viejo sistema político que ha gobernado a Venezuela hasta 1998: una mezcla de retazos que los padrinos norteamericanos han logrado reunir con fines electorales en la MUD (Mesa de la Unidad Democrática), cuando han decidido de tentar la vía electoral porque la desestabilización y la subversión le andaban mal.

Ahora la derecha venezolana y sus padrinos y patrones de la Comunidad Internacional se han adjudicado una nueva arma en la guerra que sin ahorro de medios están conduciendo desde 17 años hasta ahora para demoler la Revolución Bolivariana y el proceso puesto en marcha en Venezuela, en América Latina y a nivel internacional desde la victoria de Hugo Chávez y de su unión cívico-militar en las elecciones presidenciales del 6 de diciembre de 1998.

Los cabecillas de la MUD (uno entre todos: Ramos Allup de Acción Democrática) han anunciado ya fuego y llamas gracias a la nueva arma. El Secretario de Estado (ministro del exterior) de USA John Kerry ha hecho eco y el alto representante de la UE (Unión Europea) para la política exterior y la seguridad (Federica Mogherini) felicitó calurosamente los vencedores de las elecciones. No sabemos si también monseñor Pietro Parolin, Secretario de Estado del Vaticano (y nuncio apostólico en Venezuela desde el 2009 hasta el 2013) se ha congratulado a nombre del papa Bergoglio con los vencedores entre los cuales brillan los mayores exponentes de la Iglesia Católica en Venezuela.

Qué sucederá ahora? Imposible decirlo con precisión, porque en definitiva depende de la línea que seguirán los dirigentes de la Revolución Bolivariana y las masas populares que ellos movilizan. 

Los dirigentes de la Revolución Bolivariana han sostenido siempre de ser en grado de proseguir la revolución hacia el socialismo [lo llaman humanista y socialismo del siglo XXI, algunos con alusiones denigrantes al socialismo construido en la URSS bajo la dirección de Stalin (que no distinguen de la corrupción y desintegración promovida desde Kruscev a Breznev)] siguiendo un camino que a un observador externo pareciera tener muchos puntos comunes con experiencias que en otra época (por ejemplo el Chile en los años ‘70) han terminado con la sangre de los revolucionarios.

Después de haberse apoderado del Estado Burgués, sin demolerlo, la Revolución Bolivariana ha nacionalizado la industria petrolera expulsando (en el 2002) a los dirigentes corruptos y saboteadores (que ahora reclaman al nuevo parlamento la reintegración) y han empleado gran parte de la renta petrolera (los provenientes de la venta del petróleo) para elevar las condiciones de vida (alimentación, vivienda, educación, salud, pensiones, salarios, etc.) de la masa de la población, para promover la movilización y la formación política y cultural. Pero los capitalistas y el clero continúan siendo los patrones de gran parte de las empresas del sector comercial (incluso el comercio exterior), industrial y agrícola, de los bancos, también de la prensa, de la televisión, de los medios de comunicación, de la escuela privada y de otros medios de formación y canales de influencia sobre las masas.

El nuevo sistema político ha introducido en varios campos leyes e medidas favorables a las masas populares. Su violación se considera un delito penal ordinario (los violadores o infractores si el poder judicial recoge pruebas se persiguen de forma individual, en función del hecho delictivo y las responsabilidades individuales, independientemente de su clase social: el pequeño que lo hace por ignorancia, embrutecimiento o necesidad en el mismo plano del rico que lo hace por profesión o vocación). Por otra parte promueve la formación cooperativa y otras formas no capitalistas de empresas en la agricultura y en la industria y ha comenzado a crear estructuras comerciales públicas (al por mayor y al por menor) en competencia con aquellas capitalistas.

Muchos individuos, organismos y partidos comunistas de Venezuela y de otros países critican “la vía al socialismo” de la Revolución Bolivariana. Pero hasta ahora no han realizado algo mejor y en los 17 años transcurridos de la victoria electoral de 1998, primero bajo el liderazgo de Hugo Chávez (fallecido el 05 de marzo 2013, un evento al que nos referimos en el CC 9/2013 – 5 de marzo de 2013) y luego con Nicolás Maduro (sobre su elección a Presidente el 13 de abril 2013 y a propósito de su obra se lea el CC 16/2013 – 18 de abril de 2013, el CC 12/2014 – 18 de marzo 2014 y el CC 8/2015 – 5 de marzo de 2015), la Revolución Bolivariana ha resistido con éxito a un golpe de Estado, a las tentativas de subversión y a la guerra importada, en varias otras formas y sobre diversos terrenos y por diversos motivos, por la burguesía y el clero venezolano, por el Estado Colombiano (principalmente a través de organizaciones no oficiales y paramilitares) y por la Comunidad Internacional de los grupos imperialistas europeos, americanos y sionistas, y ha avanzado poco a poco pero de forma continua a lo largo de su camino.

Por otra parte ni en el tiempo de Hugo Chávez ni bajo la dirección de Nicolás Maduro los dirigentes de la Revolución Bolivariana han dicho que los comunistas de otros países deben en sus propios países “hacer como en Venezuela”. No han pretendido nunca que la vía de Venezuela fuese la vía universal.

Nosotros combatimos y despreciamos a los personajes y organismos italianos que proponen en Italia hacer “el Alba mediterránea” o sin embargo hacer los simios de Venezuela, pero, por lo que hemos dicho antes, respetamos y admiramos los promotores y los combatientes de la Revolución Bolivariana por su trabajo en favor de las masas en Venezuela, el apoyo de la resistencia anti-imperialista en Cuba, del movimiento progresista y antiimperialista en América Latina y el mundo y tratamos de aprender de ellos, de sus victorias y sus derrotas, para avanzar en la revolución socialista en Italia. 

El objetivo, el comunismo, es el mismo para todos los países porque es dictado por el desarrollo que la humanidad ha hecho, ha recorrido desde sus orígenes lejanos hasta hoy y del resultado que ha alcanzado en su evolución aunque las vías para alcanzarlo son diversas dado que diversos son los puntos de partida. Recordamos todavía los documentos de  triste memoria cuando en los años ‘80 algunos compañeros italianos revisaban país por país para mostrar la forma en que la revolución debía seguir. Los comunistas deben cada uno “traducir en la lengua de su propio país” la común concepción comunista del mundo: hay cuestiones universales y cuestiones particulares como bien lo explica Mao en el escrito Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi (Todavía sobre las divergencias entre el compañero Togliatti y nosotros, febrero 1963).

Los comunistas de varios países deben meter en común la experiencia de la lucha de clases y los aprendizajes de valor universal que traen, apoyarse, colaborar, ser solidarios y practicar la autonomía y el respeto reciproco. Entonces nos auguramos y auspiciamos que los promotores y combatientes de la Revolución Bolivariana hagan frente con éxito a los eventos y acontecimientos de estos días y tenemos la certeza que la mejor parte de ellos estará a la altura de su papel. Perder las elecciones es una derrota, pero en la historia del movimiento comunista ha habido derrotas muy graves a las cuales los comunistas han sabido reaccionar conquistando grandes victorias. Pensamos a las repetidas agresiones de las grandes potencias imperialistas en los años inmediatos después a la Revolución de octubre en 1917 y la agresión de Hitler en 1941 con el apoyo de gran parte de la burguesía imperialista de todo el mundo y del Vaticano.

Pensamos en la derrota sufrida en el 1927 por la revolución China y tantas otras. Aunque frente a un golpe de Estado, la respuesta fue diferente en España en 1936 y en Chile en 1973. La revolución socialista avanza no porque la burguesía y las otras clases reaccionarias la dejan avanzar, son amables, se atienen a las leyes y códigos de conducta establecidos de respetar los “derechos humanos” y su propia democracia burguesa. En los años ‘80 del siglo pasado criticamos aquellos miembros y simpatizantes de las Organizaciones Comunistas Combatientes (OCC) y en particular de las Brigadas Rojas que atribuían la derrota a la ferocidad de la burguesía, a la perversión de los revisionistas e la cínica astucia del clero, antes que atribuirla a los limites de los dirigentes de las OCC en la comprensión de las condiciones, de las formas e los resultados de la lucha de clase.

La revolución socialista y la revolución de nueva democracia avanzan porque los comunistas saben hacer frente a la violencia, a las intrigas, a las maniobras y a la ferocidad a la cual las clases reaccionarias recurren sin escrúpulo y limite, porque saben hacer frente al prestigio y la influencia que ellas heredan de la historia y que la usan contra la revolución, porque saben conducir las masas populares para liberarse de la ignorancia, del atraso e del embrutecimiento que heredan de la historia en los cuales son impulsados con nueva riqueza de medios y formas por el régimen de contrarrevolución preventiva que la burguesía imperialista y su clero extienden a todo el mundo.

En Venezuela la derecha endogena y sus padrinos y patrones imperialistas hasta ahora han conducido la guerra con todas las armas que tenian a sus alcance. Nunca ahorraron fraudes, chantajes, violencias, sabotaje economico, contrabando, manipulación financiera, corupción, subversión, terrorismo.

Ahora tienen a su disposición un arma más: el nuevo Parlamento electo en el ámbito de las elecciones previstas en la Constitución Bolivariana y organizadas por el gobierno bolivariano. Como han tomado esta mueva arma? Han enroscado a su ventaja algunos resultados de los progresos cumplidos en el país gracias a la Revolución Bolivariana (como en Italia en el 1948 los reaccionarios aprovecharon el derecho al voto de las mujeres conquistado gracias a la victoria de la Resistencia) y la han distorsionado a su propio interés aprovechándose de los límites de la Revolución Bolivariana en el movilizar, organizar y formar las masas populares.

Los electores registrados en las elecciones del domingo eran un poco más de 19,54 millones, mientras al tiempo de las primeras elecciones de Hugo Chávez en el 1988 eran apenas 11 millones. Incluso respecto a las precedentes elecciones parlamentarias del 2010, los electores inscritos para las elecciones del domingo 6 de diciembre eran por otra parte dos millones más, además las abstenciones disminuyeron y como resultado los votos válidos aumentaron en casi 2,5 millones respeto al 2010, hasta un poco más de 13,74 millones. Gracias a las intrigas, a las maniobras, a la intimidación y eliminación de notables irreductibles y a los chantajes realizados por los reaccionarios, los votos dispersos en listas menores han disminuido y la MUD ha tenido cerca de 2,65 millones de votos más respecto a las precedentes elecciones del 2010: ha pasado de 5.077.043 a 7.726.066 votos. Al mismo tiempo la lista de los partidarios de la Revolución Bolivariana, PSUV e sus aliados, ha tenido de más sólo cerca de 350 mil votos. Ha pasado de 5.268.939 a 5.622.844 (entonces no hubo debacle electoral como lo proclamaron los periodistas maliciosos y comentaristas burgueses, incluso los burgueses de izquierda). La composición del Parlamento ha pasado de 96 del PSUV contra 64 de la MUD del 2010 a 55 del PSUV contra 112 de la MUD en la futura Asamblea Nacional.

De acuerdo a la Constitución, Venezuela tiene un sistema político presidencial y el presidente Maduro, heredero de Chávez, ha declarado que la Revolución Bolivariana ha perdido una batalla, pero no la guerra. Al contrario ha dicho que la derrota será el punto para reforzar las filas de los revolucionarios depurándolas de corruptos, infiltrados, desmoralizados y derrotistas y llevar la revolución a un nivel superior.

Nosotros hemos saludado con ardor desde hace tiempo y hemos hecho conocer entre las masas populares italianas los sucesos de la Revolución Bolivariana, los beneficios económicos, intelectuales y sociales que ella ha portado a las masas populares venezolanas, la ayuda que ha dado en tantos terrenos al movimiento progresista en América Latina y en el mundo, la contribución que ha dado al renacimiento del movimiento comunista en el mundo. Nacionalizando el petróleo y usándolo ya sea para sostener los países progresista de la zona y en particular Cuba y destinando gran parte de la renta petrolera al mejoramiento de las condiciones de vida de las masas populares venezolanas, la Revolución Bolivariana ha dado con gran prisa un gran aprendizaje. Se trata ahora de movilizar y dirigir las masas populares e defender las conquistas y reforzar el poder popular.

Qué deben hacer el presidente Maduro y los dirigentes de la Revolución Bolivariana? No somos nosotros que lo podemos decir. Como arriba hemos dicho, la revolución socialista es un proceso universal, que se refiere a todo el mundo, pero ella avanza en cada país haciendo palanca sobre las condiciones concretas del país y sus relaciones con el contexto internacional. Nosotros podemos y debemos conducir la revolución socialista en nuestro país y estamos seguros que cuando rompamos las cadenas con las cuales hoy los vértices de la República Pontificia lo tienen amarrado a la Comunidad Internacional (CI) de los grupos imperialistas europeos, americanos y sionistas, con esto daremos una gran contribución a la nueva oleada de la revolución proletaria que en todo el mundo avanza haciendo frente al desastroso curso que la Comunidad Internacional (CI) impone a la humanidad entera.

No corremos con los italianos expertos en Revolución Bolivariana del género del Prof. Luciano Vasapollo que enseñan que cosa deben hacer los venezolanos y a nosotros dicen que debemos hacer como los venezolanos. La capacidad de hacer frente a la derrota electoral y a lo que ella implica y de transformarla en una contraofensiva victoriosa será la prueba de la concepción del mundo y del análisis de las situaciones internacionales y nacionales que conducen los comunistas venezolanos. La lucha llevará a un superior desarrollo intelectual y moral en primer lugar a los promotores y combatientes de la Revolución en curso. A ellos va nuestra simpatía y a el éxito de la causa común vamos a contribuir  principalmente haciendo la revolución socialista en Italia.

Además de las elecciones en Venezuela, son para nosotros importantes y ricas de enseñanzas las elecciones regionales que se celebraron en Francia el mismo domingo 6 de diciembre. Han enseñado un nuevo paso adelante en la crisis del sistema político francés burgués y de la unión de los grupos imperialistas franco-alemanes: entonces han creado una situación favorable hasta para nosotros, si sabemos aprovecharlos, así como una experiencia rica de enseñanzas sobre la dialéctica entre movilización revolucionaria y movilización reaccionaria, sobre la dialéctica entre la guerra imperialista y guerra popular revolucionaria.

En la Francia metropolitana (no consideramos entonces las ex colonias de ultramar, hoy englobadas en la Republica Francesa) en los últimos meses el gobierno ha reducido las regiones a 13, agrupando las 22 regiones precedentes. En Francia el gobierno central esta imponiendo a los entes locales (regiones, provincia y alcaldias) una transformación análogo a aquella en curso en Italia. Reduce su número (fundiendo o reagrupando), disminuye sus recursos, royendo de derecho y de hecho su autonomía.

En consecuencia los servicios empeoran, la marginación social aumenta y las masas populares son alejadas del teatro de la política burguesa. La guerra de exterminio no declarada arrecia y destruye sus víctimas como en Italia. El gobierno central está dirigido por dos grandes “familias” políticas (actualmente hacen referencia una, que se define de izquierda a François Hollande, el presidente de la República y la otra, que se define de derecha, a Nicolás Sarkozy, el ex presidente) que se alternan haciendo la misma política salvo matices y palabras diferentes: un régimen análogo al régimen de las “Larghe Intese” (Anchos Acuerdos) que benefician al sistema financiero mundial y oprime, exprime, aprieta y devasta nuestro país.

En este contexto los resultados de las elecciones regionales del domingo presentan rasgos significativos.

En ninguna de las 13 regiones ha tenido la mayoría absoluta de una lista. Por consiguiente todas las 13 regiones mañana 13 de diciembre van a la segunda vuelta que sólo se le permitirán a las listas que en la primera vuelta tuvieron al menos 10% de votos validos. Inútil será esperar los resultados de la segunda vuelta para entender cuál ha sido el estado de ánimo de las masas populares que se expresan en las elecciones regionales.

La segunda vuelta decide solo aquel, que a los órdenes del gobierno central, deberá gobernar cada una de las 13 regiones en base a las combinaciones de vértices, a las agregaciones y a las renuncias de las listas de la primera ronda con quienes el sistema de las dos “familias” políticas busca de perpetuar su feroces impresas contra las masas populares francesas, mientras a causa de su impotencia de ver a jefe de la crisis económica y social, las dos “familias” hacen competencia de quien promueve mejor la guerra imperialista en curso y preparan desastres más graves para las masas populares francesas y para los pueblos de los países oprimidos.

Pero al primer turno de las elecciones han estado dos señales, dos signos de ruptura de este curso de las cosas:

– la abstención disminuyó; los votos validos eran 19.47 millones (44.6% de los 43.64 millones de inscritos) en las elecciones precedentes regionales del 2010 y aumentaron a 21.7 millones (47.9% de los 45.30 millones de inscritos) domingo 6 diciembre 2015: hubo 2.32 millones de votos válidos más.

– El aumento de los votos válidos fue exclusivamente a favor de la lista que las dos “familias” excluyen de su sistema político, el Frente Nacional (FN) que por otra parte ha quitado votos a todas las dos “familias” y sus votos han pasado de 2.22 millones en el 2010 a 6.02 millones el domingo pasado: cerca de 3.79 millones de más.

Una mala noticia, ciertamente porque el FN proclama abiertamente la política racista y belicista que las dos “familias” se limitan a practicar: rechazos, cierre de las fronteras, persecución de los musulmanes, campos de concentración son ya en acto. Es aleado a Liga Norte de Matteo Salvini y como causa del marasmo social no puede indicar otra cosa que la inmigración y la sumisión a la UE y el BCE. Pero contra la combinación de los grupos imperialistas franco-alemanes el FN no se da los medios para practicar la política que proclama y los grupos imperialistas americanos hoy no pueden dar nada a las masas populares francesas: entonces el solo resultado real de la afirmación del FN, tanto más se debería tomar en mano cualquier región (está presente en buena posición al segundo turno en todas las 13 regiones, mientras en el 2010 lo era en 12 sobre 22 y en medida estrecha) es la ruptura del sistema político existente.

Qué sucederá entonces? Después de la afirmación del FN, el portavoz del Frente de Izquierda, Jean Luc Mélenchon, partidario de François Hollande al segundo turno de las últimas elecciones presidenciales, ha declarado “que seguiendo la política del menos peor, va de mal en peor” y además “El FN ha tomado los votos que son nuestros: de los obreros y jóvenes que el sistema aplasta. Debemos preguntarnos por qué no los hemos recojidos nosotros y buscar remedio”.

Nosotros no estamos en la posibilidad de garantizar que Jean Luc Mélenchon hará aquello que ha dicho que necesita hacer. Más bien vistos sus recorridos, creemos que es más fácil que en Italia Maurizio Landini (o Giorgio Cremaschi) se convierta presidente del Gobierno de Bloque Popular por el cual nosotros promovemos la constitución y no que Jean Luc Mélenchon se haga promotor del renacimiento del movimiento comunista en Francia. Pero la vía es esta y antes o después alguno la embocará. Por parte nuestra combatiendo nuestra batalla, contribuimos al mejor de nuestras posibilidades en este inicio.

A la batalla nuestra entonces se abren perspectivas más favorables. A ella llamamos a todos los individuos y los organismos avanzados de nuestro país. Hoy en nuestro país la lucha para avanzar en el renacimiento del movimiento comunista y en la revolución socialista es la creación de las condiciones para construir el Gobierno de Bloque Popular.

Chi si lascia abbattere dalle sconfitte è finito! Chi impara vincerà!

da nuovopci.wordpress.com

Comunicato CC 30/2015 – 12 novembre 2015

Venezuela e Francia: importanti e salutari insegnamenti delle elezioni di domenica scorsa

L’esito delle elezioni parlamentari che si sono svolte in Venezuela domenica scorsa 6 dicembre hanno messo le ali ai piedi dei reazionari venezuelani e ai loro padrini e padroni della Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, in particolare ai bisonti del complesso finanziario-industriale-militare che di fatto governa gli USA. La grande maggioranza (più di due terzi) dei seggi del nuovo Parlamento venezuelano (entrerà in carica il prossimo 5 gennaio) è stata assegnata al coacervo di partiti, gruppi e bande, frammenti ed eredi del vecchio sistema politico che ha governato il Venezuela fino al 1998, un coacervo che i padrini americani sono riusciti a unire ai fini elettorali nella MUD (Tavolo di Unità Democratica) quando hanno deciso di tentare la via elettorale perché la destabilizzazione e la sovversione gli andavano male.

Ora la destra venezuelana e i suoi padrini e padroni della CI si sono aggiudicati una nuova arma nella guerra che senza risparmio di mezzi stanno conducendo da 17 anni a questa parte per stroncare la rivoluzione bolivariana e il processo messo in moto in Venezuela, in America Latina e a livello internazionale dalla vittoria di Hugo Chavez e della sua unione civico-militare nelle elezioni presidenziali del 6 dicembre 1998. I caporioni della MUD (uno per tutti: Ramos Allup di Accion Democratica) hanno già annunciato fuoco e fiamme grazie alla nuova arma. Il Segretario di Stato (ministro degli esteri) USA John Kerry ha fatto loro eco e l’Alto Rappresentante dell’UE per la politica estera e la sicurezza (la renziana Federica Mogherini) si è calorosamente congratulata con i vincitori delle elezioni. Non sappiamo se anche monsignor Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano (e nunzio apostolico in Venezuela dal 2009 al 2013), si è congratulato a nome del Papa Bergoglio con i vincitori, tra i quali brillano i maggiori esponenti della Chiesa Cattolica del Venezuela.

Cosa succederà ora? Impossibile dirlo con precisione, perché in definitiva dipende dalla linea che seguiranno i dirigenti della rivoluzione bolivariana e le masse popolari che essi mobilitano.

I dirigenti della rivoluzione bolivariana hanno da sempre sostenuto di essere in grado di proseguire la rivoluzione verso il socialismo (lo chiamano socialismo umanista e socialismo del XXI secolo: alcuni con allusione denigratoria al socialismo costruito in Unione Sovietica sotto la direzione di Stalin che non distinguono dalla sua corruzione e disgregazione promosse da Kruscev e Breznev) seguendo una strada che ad un osservatore esterno parrebbe avere molti punti in comune con esperienze che in un’altra epoca (ad esempio nel Cile negli anni ’70) sono finite nel sangue dei rivoluzionari.

Dopo essersi impadronita della Stato borghese anziché demolirlo, la rivoluzione bolivariana ha nazionalizzato l’industria petrolifera estromettendo (nel 2002) i dirigenti corrotti e sabotatori (che ora reclamano dal nuovo Parlamento la reintegrazione) e ha impiegato gran parte della rendita petrolifera (i proventi netti della vendita del petrolio) per elevare le condizioni di vita (alimentazione, abitazione, istruzione, sanità, pensioni, salari, ecc.) della massa della popolazione, per promuoverne la mobilitazione e la formazione politica e culturale. Ma i capitalisti e il clero continuano a essere padroni di gran parte delle aziende del settore commerciale (compreso il commercio estero), industriale e agricolo, delle banche e inoltre della stampa, delle TV, dei mezzi di comunicazione, delle scuole private e di altri mezzi di formazione e canali di influenza sulle masse. Il nuovo sistema politico ha introdotto in vari campi leggi e misure favorevoli alle masse popolari, ma la loro violazione viene trattata come un reato di diritto comune (i violatori se l’apparato giudiziario raccoglie le prove giuridiche vengono perseguiti individualmente, in base al reato e alle responsabilità individuali, senza distinzione di classe: il piccolo che lo fa per ignoranza, abbrutimento o bisogno, sullo stesso piano del ricco che lo fa per professione e vocazione). Inoltre promuove la formazione di cooperative e di altre forme non capitaliste di imprese nell’agricoltura e nell’industria e ha incominciato a creare strutture commerciali pubbliche (all’ingrosso e al minuto), in concorrenza con quelle capitaliste.

Molti individui, organismi e partiti comunisti venezuelani e di altri paesi criticano la “via al socialismo” della rivoluzione bolivariana. Ma finora non hanno saputo fare di meglio e nei diciassette anni trascorsi dalla vittoria elettorale del 1998, prima sotto la direzione di Hugo Chávez (morto il 5 marzo 2013, evento per cui rimandiamo al Comunicato CC 9/2013 – 5 marzo 2013) e poi di Nicolás Maduro (sulla sua elezione a Presidente il 14 aprile 2013 e a proposito della sua opera rimandiamo al Comunicato CC 16/2013 – 18 aprile 2013, al Comunicato CC 12/2014 – 18 marzo 2014 e al Comunicato CC 8/2015 – 5 marzo 2015) la rivoluzione bolivariana ha resistito con successo a un colpo di Stato, a tentativi di sovversione e alla guerra portata in varie altre forme e su vari terreni dalla borghesia e dal clero venezuelani, dallo Stato della Colombia (soprattutto tramite organizzazioni non ufficiali, i paramilitari) e dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti ed è avanzata con gradualità ma continuità lungo la sua strada.

Inoltre né al tempo di Hugo Chávez né sotto la direzione di Nicolás Maduro i dirigenti della rivoluzione bolivariana hanno detto che i comunisti degli altri paesi devono nel proprio paese “fare come il Venezuela”; non hanno mai preteso che la via del Venezuela fosse la via universale. Noi combattiamo e disprezziamo personaggi e organismi italiani che vengono a proporre in Italia di “fare l’Alba mediterranea” o comunque di scimmiottare il Venezuela, ma sulla base sopra indicata rispettiamo e ammiriamo i promotori e combattenti della rivoluzione bolivariana per la loro opera a favore delle masse popolari venezuelane e a sostegno della resistenza antimperialista di Cuba e del movimento progressista e antimperialista in America Latina e nel mondo e cerchiamo di imparare da loro, dalle loro vittorie e dalle loro sconfitte, per far avanzare la rivoluzione socialista in Italia. L’obiettivo del comunismo è lo stesso per tutti i paesi perché è dettato dal percorso che l’umanità ha fatto dalle sue lontane origini a oggi e dal risultato a cui è giunta nella sua evoluzione, ma le vie per raggiungerlo non possono che essere diverse dato che diversi sono i punti di partenza. Ricordiamo ancora i documenti di triste memoria con cui negli anni ’80 alcuni compagni italiani passavano in rassegna decine di paesi e paese per paese indicavano la via che la rivoluzione doveva seguire. I comunisti devono ognuno “tradurre nella lingua del proprio paese” la comune concezione comunista del mondo: vi sono questioni universali e questioni particolari, come ben spiega Mao nello scritto Ancora sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi (febbraio 1963). I comunisti dei vari paesi devono mettere in comune l’esperienza della lotta di classe e gli insegnamenti di valore universale che ne traggono, sostenersi, collaborare, essere solidali e praticare l’autonomia e il rispetto reciproco.

Quindi noi auguriamo e auspichiamo che i promotori e combattenti della rivoluzione bolivariana facciano fronte con successo agli eventi di questi giorni e siamo certi che la parte migliore di essi sarà all’altezza del suo ruolo.

Perdere le elezioni è una sconfitta, ma nella storia del movimento comunista ci sono state sconfitte ben più gravi a cui i comunisti hanno saputo reagire conquistando grandi vittorie. Pensiamo alle ripetute aggressioni delle grandi potenze imperialiste negli anni subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e all’aggressione hitleriana del 1941 sostenuta da gran parte della borghesia imperialista di tutto il mondo e dal Vaticano. Pensiamo alla sconfitta subita nel 1927 dalla rivoluzione in Cina e a tante altre. Anche di fronte a un colpo di Stato, ben diversa fu la risposta nella Spagna del 1936 e nel Cile del 1973. La rivoluzione socialista avanza non perché la borghesia e le altre classi reazionarie la lasciano avanzare, sono gentili, si attengono a leggi e a codici di condotta stabiliti di comune intesa, rispettano i “diritti umani” e la loro stessa “democrazia borghese”. Negli anni ’80 del secolo scorso abbiamo criticato quei membri e simpatizzanti delle Organizzazioni Comuniste Combattenti (OCC) e in particolare delle Brigate Rosse che attribuivano la sconfitta alla ferocia della borghesia, alla perversione dei revisionisti e alla cinica astuzia del clero, anziché attribuirla ai limiti dei dirigenti della OCC nella comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe. La rivoluzione socialista e la rivoluzione di nuova democrazia avanzano perché i comunisti sanno far fronte alla violenza, agli intrighi, alle manovre e alla ferocia a cui le classi reazionarie ricorrono senza scrupolo e limite; perché sanno fare fronte al prestigio e all’influenza che esse ereditano dalla storia e che usano contro la rivoluzione; perché sanno condurre le masse popolari a liberarsi dall’ignoranza, dall’arretratezza e dall’abbrutimento che ereditano dalla storia e in cui sono sospinte con nuova dovizia di mezzi e di forme dal regime di controrivoluzione preventiva che la borghesia imperialista e il suo clero estendono a tutto il mondo.

In Venezuela la destra interna e i suoi padrini e padroni imperialisti hanno finora condotto la guerra con tutte le armi che avevano a disposizione. Non hanno risparmiato imbrogli, ricatti, violenze, il sabotaggio economico, il contrabbando, la manipolazione finanziaria, la corruzione, la sovversione, il terrorismo. Ora hanno a disposizione un’arma in più: il nuovo Parlamento eletto nell’ambito di elezioni previste dalla Costituzione bolivariana e organizzate dal governo bolivariano. Come se la sono presa questa nuova arma?

Hanno sfruttato a loro vantaggio alcuni risultati dei progressi compiuti dal paese grazie alla rivoluzione bolivariana (come in Italia nel 1948 i reazionari approfittarono del diritto di voto alle donne finalmente conquistato grazie alla vittoria della Resistenza) e li hanno distorti a loro vantaggio approfittando dei limiti della rivoluzione bolivariana nel mobilitare, organizzare e formare le masse popolari. Gli elettori registrati nelle elezioni di domenica erano un po’ più di 19.54 milioni mentre al tempo della prima elezione di Hugo Chávez, nel 1998, erano appena 11 milioni. Anche rispetto alle precedenti elezioni parlamentari del 2010, gli elettori iscritti per le elezioni di domenica 6 dicembre erano oltre 2 milioni in più, inoltre gli astenuti sono diminuiti e come risultato i voti validi sono aumentati di quasi 2.5 milioni rispetto al 2010, fino a un po’ più di 13.74 milioni. Grazie agli intrighi, alle manovre, alla intimidazione ed eliminazione di notabili irriducibili e ai ricatti compiuti dai reazionari, i voti dispersi in loro liste minori sono diminuiti e la MUD ha avuto circa 2.65 milioni di voti in più rispetto alle precedenti elezioni del 2010: è passata da 5.077.043 a 7.726.066 voti. Contemporaneamente la lista dei partigiani della rivoluzione bolivariana, PSUV e suoi alleati, ha avuto in più solo circa 350 mila voti: è passata da 5.268.939 a 5.622.844 (quindi non c’è però stato quel “tracollo elettorale” proclamato invece da maligni giornalisti e commentatori borghesi, anche della sinistra borghese). La composizione del Parlamento è passata da 96 PSUV contro 64 MUD del 2010, a 55 PSUV contro 112 MUD del futuro Parlamento.

Ma anche stando alla Costituzione, il Venezuela ha un sistema politico presidenziale e il presidente Maduro, erede di Chávez, ha dichiarato che la rivoluzione bolivariana ha perso una battaglia, ma non la guerra. Anzi ha dichiarato che la sconfitta sarà lo spunto per rafforzare le file dei rivoluzionari epurandole di corrotti, infiltrati, demoralizzati e disfattisti e portare la rivoluzione a un livello superiore.

Noi abbiamo da tempo salutato con calore e abbiamo fatto conoscere tra le masse popolari italiane i successi della rivoluzione bolivariana, i benefici economici, intellettuali e sociali che essa ha portato alle masse popolari venezuelane, l’aiuto che ha dato su tanti terreni al movimento progressista in America Latina e nel mondo, il contributo che ha dato alla rinascita del movimento comunista nel mondo. Nazionalizzando il petrolio e usandolo sia per sostenere i paesi progressisti della zona e in particolare Cuba e destinando gran parte della rendita del petrolio al miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari venezuelane, la rivoluzione bolivariana ha dato un grande slancio e un grande insegnamento. Si tratta ora di mobilitare e dirigere le masse popolari a difendere le conquiste e a rafforzare il potere popolare.

Cosa devono fare il presidente Maduro e i dirigenti della rivoluzione bolivariana, non siamo noi che lo possiamo dire. Come sopra detto, la rivoluzione socialista è un processo universale, riguarda tutto il mondo, ma essa avanza in ogni paese facendo leva sulle condizioni concrete del paese e delle sue relazioni con il contesto internazionale. Noi possiamo e dobbiamo condurre la rivoluzione socialista nel nostro paese e siamo sicuri che quando romperemo le catene con cui oggi i vertici della Repubblica Pontificia lo sottomettono alla Comunità Internazionale (CI) dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, con questo daremo un grande contributo alla nuova ondata della rivoluzione proletaria che in tutto il mondo avanza facendo fronte al disastroso corso delle cose che la CI impone all’umanità intera. Non gareggiamo quindi con gli italiani esperti in rivoluzione venezuelana del genere del prof. Luciano Vasapollo che ai venezuelani insegnano cosa devono fare e a noi dicono che dobbiamo fare come i venezuelani. La capacità di far fronte alla sconfitta elettorale e a quello che essa implica e di rovesciarla in una controffensiva vittoriosa sarà la prova della concezione del mondo e dell’analisi della situazione internazionale e nazionale che guidano i comunisti venezuelani. La lotta porterà a un superiore sviluppo anche intellettuale e morale in primo luogo i promotori e combattenti della rivoluzione in corso. Ad essi va la nostra simpatia e al successo in Venezuela della comune causa contribuiamo principalmente facendo la rivoluzione socialista in Italia.

>>>continua>>>

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