Shaaban: «Siria e America latina un’unica lotta per la libertà»

di Miguel Fernández Martínez – Prensa latina

Per Buzaina Shaaban, consigliere politico e mediatico del Presidente siriano, Bashar al Assad, il Levante è un settore vitale in tutto il mondo arabo, perché se la Siria cade, tutta la regione diventerà una terra di servi.

Questo piccola ma attiva donna, nata nella provincia di Homs e legata al Partito Arabo Socialista Baath, è probabilmente uno delle figure più vicine al presidente Assad. Prensa Latina ha parlato con lei nel suo ufficio al Palazzo del Popolo, costruito su una collina che domina la città di Damasco che può essere vista in tutta la sua grandezza, alla ricerca di uno scorcio del conflitto che ha colpito questo paese arabo da quattro anni fa.

«Il Levante è stato a lungo la bussola degli arabi, da qui la fermezza e la forza della Siria, molto importante per il futuro di tutti, qualcosa che i nemici sanno molto bene».

«Così hanno favorito l’entrata di tutti i tipi di criminali, mercenari e terroristi in Siria, per rompere questo schema. Abbiamo 10.000 anni di storia, siamo stati invasi da molti, tutti sono stati sconfitti, e i siriani sono sempre riusciti a resistere», ha dichiarato Shabaan.

«Bisogna mantenere l’asse della resistenza perché è molto importante per il futuro di questa regione. Il problema non è esistere, se esistiamo senza libertà, noi volgiamo essere veramente liberi».

Aggressione internazionale

Per Bouthaina Shaaban, l’aggressione contro la Siria è stata  complementare alla guerra scatenata contro l’Iraq nel 2003, è avvenuta perché i due paesi hanno avuto forti eserciti, civiltà radicate e anche molta influenza in Medio Oriente.

«Quello a cui stiamo assistendo oggi nella regione, è la distruzione di due eserciti potenti, l’opzione per disegnare questi due paesi nella linea di confronto contro Israele, cercare di porre fine all’indipendenza e formare governi lacchè, servi degli USA», ha spiegato.

La consigliera presidenziale ha ricordato che fin dai tempi del presidente Hafez al-Assad, la Siria è stato l’unico paese arabo che ha rifiutato di firmare un accordo con Tel Aviv, ha sostenuto la lotta dei popoli dell’America Latina, la battaglia contro l’apartheid in Sud Africa, e la rivoluzione islamica in Iran.

È stato anche un membro attivo del Movimento dei Paesi Non Allineati, attore indipendente nella Conferenza islamica, ma l’imperialismo vuole porre fine a questo modello di indipendenza.

«La guerra contro la Siria è stato progettato per imporre una tutela degli Stati Uniti e viene condotta con strumenti regionali, perché penso che oggi stiamo vivendo una invasione turco-saudita, stiamo conducendo una battaglia per mantenere la nostra sovranità e l’indipendenza», ha ribadito con enfasi.

Campagna di disinformazione

Bouthaina Shaaban ritiene che nel quadro che è statt tracciato intorno allala Siria, il problema non era esattamente rovesciare il governo.

Le intenzioni delle maggiori potenze occidentali e di Israele è quello di frammentare e indebolire la regione levantina.

«Come Saddam Hussein e Muammar Gheddafi sono stati usati come pretesto per distruggere l’Iraq e la Libia, così stanno facendo la stessa cosa con la Siria, criticando il suo governo, ma il loro obiettivo è quello di distruggere il Paese, le nostre fabbriche, le nostre scuole, il nostro patrimonio archeologico, la nostra identità e la nostra storia».

«Perché hanno mobilitato tutti questi mezzi e tutte queste capacità criminali contro la Siria? Perché il conflitto e la guerra sono per frenare il futuro di questa regione», ha sottolineato.

«Così come hanno combattuto in America Latina per non rimanere il cortile degli USA, si combatte anche in Siria per garantire un futuro indipendente», ha aggiunto.

«Cosa c’è di nuovo oggi, purtroppo, è che ci sono paesi che sostengono di essere arabi – si è riferita alle monarchie del Golfo –  sono usati dagli Stati Uniti e dalla Turchia come strumenti per cambiare il futuro, in modo che noi saremo schiavi».

«State vedendo qualcosa stampa internazionale sulla Libia?» si è chiesta, evidenziando che «coloro che ora attaccano la Siria, hanno già distrutto la Libia, ma ora nessuno parla di questo paese, come se non ci fosse alcun problema».

«Ora distruggono Yemen e poi inviare alcune scatole di aiuti umanitari. Ci sono circa 15 milioni di yemeniti minacciati dalla carestia, cinque milioni di bambini yemeniti possono morire».

A suo parere, gli Stati Uniti o i media occidentali se ne fregano poco di 300 milioni di arabi. «La guerra che stiamo conducendo ora è per l’indipendenza, una guerra per preservare la nostra sovranità».

La stampa siriana in tempo di guerra

Shaaban ha sottolineato che la credibilità dell’Occidente non c’è più, e tutto quello che dicono sulla libertà, la libertà di stampa e dei diritti umani sono solo falsità.

A Prensa Latina, la consigliera di Assad ha raccontato che la principale sfida dei giornalisti siriani è la fermezza e la resistenza, e cercare di trasmettere al mondo la verità di ciò che sta accadendo nel paese.

«Il popolo nordamericano non sa nulla di ciò che sta accadendo qui. Quando si va in America ci si sente come se si fosse in un altro mondo. Le nostre notizie non arriveranno sugli schermi delle televisioni dei nordamericani, e se arrivano, riflettono il punto di vista dei nemici degli arabi, non quella dei nostri alleati», ha precisato.

«Quando il gruppo terroristico, Stato Islamico, h decapitato i giornalisti statunitensi, i media hanno fatto una grande campagna, un sacco di rumore, ma quando è successo, i terroristi avevano decapitato centinaia di siriani, tra cui giornalisti, civili, bambini e le donne».

La campagna mediatica è stata scatenata quando hanno ucciso James Foley: «Ci dispiace per la decapitazione di qualsiasi essere umano, il loro comportamento però dimostra il razzismo con il quale ci vedono, perché interessa solo se americano o europeo, non se siamo noi ad essere massacrati o macellati, non sono interessati», ha chiarito.

Solidarietà internazionale

La consigliera presidenziale di Assad confida nel supporto dell’ America Latina. «Continueremo a stare in piedi e ringraziare la gente dell’America Latina, e sappiamo che sono con noi. La loro fermezza contro gli Stati Uniti è una cosa che sostiene la nostra resistenza», ha affermato.

«Noi siamo i popoli indigeni, come i nativi americani, come Evo Morales in Bolivia, ma come è successo in America Latina, hanno distrutto tutte le civiltà e ora stanno facendo lo stesso qui».

«Sappiamo chi sono i nostri amici, basta guardare a questo mondo ipocrita che ora parlando della strage degli armeni nel 1915, ma non parlano del massacro che si sta commettendo contro il popolo siriano e il popolo yemenita nel 2015».

«Noi combattiamo o moriamo su questa terra, ma continueremo a stare in piedi, e se moriamo, i nostri figli continueranno la lotta, e se i nostri figli muoiono, i nostri nipoti continueranno la lotta. Questa terra è nostra e rimarrà nostra e gli invasori saranno sconfitti».

A margine, la dottoressa Bouthaina Shaaban ha sorriso ed ha detto semplicemente: «Noi combattiamo, perché siamo parte di questa terra».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Venti cose che gli italiani devono sapere sulla Siria

di Francesco Gori – spondasud.it

1) La Siria non hai mai attentato alla sicurezza nazionale di altri Stati;

2) La Siria ha consegnato o distrutto il proprio arsenale chimico;

3) I rapitori degli “italiani” Quirico, dall’Oglio, Ricucci, Ramelli e Marzullo fanno parte dell’opposizione armata ad Assad;

4) I gruppi terroristi sono stati finanziati da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Europa e Stati Uniti. La Siria di Assad ha sempre combattuto Osama Bin Laden, al Qaeda e tutti i gruppi fondamentalisti islamici che sono sorti in questi anni;

5) Dopo le rivolte del 2011, il Governo aveva fatto ampie aperture per venire incontro alle richieste dell’opposizione che, però, come è dimostrato dai fatti, ha scelto la via armata a quella politica;

6) I cristiani e le altre minoranze religiose non sono perseguitate dal presidente Assad (che anzi le ha difese) ma dai gruppi jihadisti che, a vario titolo, hanno combattuto con l’opposizione armata;

7) Nelle carceri siriane sono detenuti molti terroristi stranieri, anche europei. Alcuni di questi sono arrivati dall’Italia;

8) Nessun giornalista entrato legalmente in Siria, con regolare visto, è mai stato rapito e ha potuto svolgere il proprio lavoro in piena sicurezza;

9) La Siria non è intenzionata a costruire la bomba atomica e non ha in corso alcun programma di arricchimento dell’uranio, né a fini civili né militari;

10) Il presidente Assad, che fa parte della minoranza sciita di fede alawita, è stato scelto liberamente dal suo popolo alla presenza di osservatori internazionali che hanno certificato la regolarità delle elezioni e nelle istituzioni sono rappresentate anche le altre componenti politiche, sociali e religiose della Siria. In Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, tutti alleati dell’Occidente, ci sono monarchie ereditarie ed emirati in cui viene applicata la legge islamica e in cui i diritti civili sono ridotti ai minimi termini;

11) Le Alture del Golan sono una parte del territorio della Siria che Israele ha occupato illegalmente: la comunità internazionale non è mai intervenuta a difendere la sovranità di questa nazione;

12) La donna in Siria non è costretta a portare alcun velo e ha pieni diritti civili e piene libertà. Le donne possono svolgere qualsiasi tipo di professione e non è preclusa in alcun modo modo la carriera politica e di rappresentanza nelle istituzioni;

13) Prima dello scoppio della guerra, la Siria era una delle mete turistiche del Medio Oriente più amate dagli occidentali, apprezzata per l’ospitalità, la sicurezza e la tolleranza;
13) La Repubblica Araba Siriana è una nazione laica in cui è consentito a tutti di professare la propria fede religiosa, ebrei compresi. A Damasco c’è una delle più antiche sinagoghe del Medio Oriente, presa di mira a colpi di mortaio dai ribelli dell’Esercito Libero Siriano, considerati da molti governi occidentali dei “moderati”;

14) L’Italia ha sempre considerato la Siria e il presidente Assad un interlocutore importante per garantire la pace e la sicurezza in Medio Oriente. L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lodato in passato le doti politiche e umane di Assad;

15) In Siria non c’è stata alcuna rivoluzione popolare, nessuna primavera araba, ma un attacco dall’esterno deciso dalle potenze sunnite del Golfo, con l’aiuto della Turchia, di Stati Uniti ed Europa, che volevano rovesciare il potere della minoranza sciita rappresentato da Assad;

16) Malgrado la guerra, il governo siriano ha garantito l’istruzione gratuita a centinaia di migliaia di alunni, anche grazie al contributo delle Nazioni unite che hanno messo a disposizione libri, quaderni, penne e altro materiale didattico;

17) Assad ha più volte dichiarato di volersi confrontare con l’opposizione per trovare una soluzione diplomatica che ponga fine alla guerra. La sua buona volontà è certificata da numerose dichiarazioni di esponenti delle Nazioni Unite. Una parte dell’opposizione ha deciso che non intende sedersi al tavolo con Assad e che preferisce combatterlo militarmente fino a quando non se ne andrà;

18) Assad è nemico giurato dell’ISIS, di Al Qaeda e di tutti i gruppi terroristici e non ha mai fatto affari con loro: è stata smentita anche la notizia, fatta circolare da qualche media straniero, che il governo di Damasco abbia comprato il petrolio dallo Stato Islamico. La Turchia, che aspira a entrare nell’UE, è il principale esportatore del “greggio jihadista”. In Turchia, inoltre, si addestrano i terroristi che possono, come dimostrano i fatti di Parigi, muoversi liberamente nel paese;

19) L’Esercito Arabo Siriano ha combattuto su più fronti per impedire che il paese capitolasse e diventasse un Califfato: migliaia di militari sono rimasti uccisi e feriti nei combattimenti. E’ falso che l’aviazione non abbia mai bombardato i terroristi, sparsi praticamente in tutto il territorio. E’ vero che le bombe di Damasco hanno fatto vittime tra i civili ma nessuno osa dire che i terroristi si sono nascosti nei quartieri, nei villaggi e nelle case, spesso usando i civili come scudi umani. Quasi mai si parla dei civili uccisi dai terroristi (che sono la maggioranza) e di quelli della cosiddetta coalizione guidata dagli Stati Uniti;

20) Il governo di Assad nel corso della guerra ha aumentato gli stipendi e le pensioni dei militari e dei dipendenti pubblici e ha garantito un sostegno economico per i disoccupati. Ha inoltre aumentato le risorse per la ricerca e l’Università: quella di Damasco è considerata ancora oggi una delle migliori del Medio Oriente.

L’ALBA e Consiglio mondiale per la pace solidali con la Siria contro le minacce degli USA

da Syrian Arab News Agency – SANA 

CARACAS. I paesi dell’ALBA hanno espresso la loro solidarietà con la Siria di fronte alle minacce degli Stati Uniti di lanciare un’aggressione contro la Siria con pretesti illusori e senza fare affidamento su prove concrete.

In un comunicato, i paesi dell’ALBA hanno sostenuto che ciò che sta accadendo in Siria ormai è una cospirazione imperialista di bande di terroristi appoggiati con soldi e armi per indebolire la Siria e dividere la regione.

I paesi dell’ALBA hanno condannato qualsiasi azione militare in Medio Oriente, in particolare, le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Inoltre è stato fatto un appello agli opinion-leader negli Stati Uniti e in tutto il mondo per prevenire l’attacco illegale contro altri paesi e per vietare la sostituzione del dialogo e della diplomazia con la guerra, chiedendo alla comunità internazionale di condannare e rigettare questa guerra che innumerevoli impatti sulla umanità.

I paesi dell’ALBA, infine, hanno invitato tutti i paesi del mondo e coloro che non vogliono la guerra ad agire e di fare ogni sforzo per evitare una catastrofe globale.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Francesco Guadagni]

Cuba mette in guardia contro i pericoli di un intervento straniero in Siria

di Francesco Guadagni

Cuba ha messo in guardia contro i pericoli di un intervento straniero in Siria, per le gravi conseguenze di un tale intervento per la pace e la sicurezza internazionale, in particolare in Medio Oriente.

Nella stessa riunione sulla situazione in Medio Oriente, il delegato cubano alle Nazioni Unite, Rodolfo Reyes, ha condannato l’uso del termine “protezione dei cittadini” come pretesto per intervenire negli affari della Siria.

Egli ha altresì espresso preoccupazione per la persistenza di alcuni paesi che chiedono di modificare il regime siriano.

Reyes ha rifiutato i tentativi da parte della NATO di ottenere l’approvazione del Consiglio per un intervento di sicurezza in Siria, dicendo che le Nazioni Unite dovrebbero rafforzare la pace e prevenire la destabilizzazione del paese, invece di aiutare, finanziare e condurre i gruppi armati che portano avanti i loro atti terroristici.

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