Bari 19nov2015: Manlio Dinucci e “L’arte della guerra”

altda ilsudest.it

Giovedì 19 novembre, alle ore 18.00, presso l’associazione politico-culturale “Marx XXI”, in Via Borrelli, 32, a Bari, sarà presentato il libro di Manlio Dinucci “L’arte della guerra. Analisi della strategia USA/NATO (1990-2015) – Zambon editore – con prefazione di Alex Zanotelli

Ne discutono con l’autore

Andrea Catone

condirettore della rivista MarxVentuno

Antonello Rustico, Pax Christi

Michele De Luisi, Coordinamento nazionale Giovani comunisti, per la Costituente comunista

Proiezione del video (7’) dell’intervento di Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione, al Convegno No Guerra No Nato (Roma, 26 ottobre 2015).

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Il titolo del libro, L’Arte della guerra, si richiama al classico di teoria militare dell’antica Cina, attribuito al generale e filosofo Sun Tzu vissuto fra il VI e il V secolo a.C., considerato uno dei più importanti trattati di strategia di tutti i tempi. L’antico manuale insegna che la guerra, di somma importanza per lo Stato, deve essere combattuta non solo sul campo di battaglia e per ottenere la vittoria occorrono tre strumenti: politico, diplomatico e militare. Particolarmente importanti, in tale quadro, l’inganno, la corruzione, lo spionaggio, le operazioni segrete, la capacità di provocare dissensi in campo nemico. Assolutamente contemporaneo dopo venticinque secoli, questo testo viene ancora studiato nelle accademie militari e anche nelle grandi scuole di business. L’antica arte della guerra conserva quindi la sua tragica attualità.

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Manlio Dinucci giornalista e saggista, ha vissuto e lavorato a Pechino negli anni Sessanta, contribuendo alla pubblicazione della prima rivista cinese in lingua italiana e alla diffusione delle Lettere dalla Cina della giornalista statunitense Anna Louise Strong. Sulla base di tale esperienza ha pubblicato, con Mazzotta editore, La lotta di classe in Cina / 1949-1974 (1975) e Economia e organizzazione del lavoro in Cina(1976). Negli anni Ottanta, ha diretto la rivista Lotta per la pace (nata dall’«Appello contro l’installazione dei missili nucleari in Italia», lanciato nel 1979 da Ludovico Geymonat e altri) ed è stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1985. Coautore, con Tonino Bello e altri, di Fianco Sud/Puglia, Mezzogiorno, Terzo Mondo: rapporto sui processi di militarizzazione (Piero Manni, 1989). Coautore, col premio Nobel per la Medicina Daniel Bovet, di Tempesta del deserto/Le armi del Nord, il dramma del Sud, con la presentazione di Ernesto Balducci (Edizioni Cultura della Pace, 1991). Con la stessa casa editrice ha pubblicato Hyperwar. Dalla “iperguerra” del Golfo alla Conferenza sul Medio Oriente (1991) e La strategia dell’impero/Dalle direttive del Pentagono al Nuovo Modello di Difesa (1992), scritto con U. Allegretti e D. Gallo e presentato da R. La Valle. Autore de L’oro e la spada/Imperi economici e guerre di conquista nell’era del capitale globale (Comitato Golfo, 1993). Autore de Il potere nucleare / Storia di una follia da Hiroshima al 2015 (Fazi Editore, 2003). Coautore, con A. Burgio e V. Giacché, diEscalation/Anatomia della guerra infinita (DeriveApprodi, 2005). Collaboratore de il manifesto, con articoli e la rubrica settimanale «L’arte della guerra». È anche autore di testi scolastici di geografia umana.

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Dinucci: «Con il vuoto politico il problema è l’informazione»

carri_colonnada marx21.it

Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO

24 apr 2015 — All’interno della cornice della conferenza stampa #No Guerra #No Nato, Sputnik Italia ha intervistato il giornalista Manlio Dinucci

(a cura) di Sputnik Italia

– Lei ritiene che tra le attuali forze politiche ci sia l’opportunità di aprire un dibattito sull’adesione dell’Italia alla Nato, a fronte del protratto silenzio degli scorsi decenni?

Nell’ambiente politico non è assolutamente in discussione che la Nato serva a proteggere la nostra democrazia, come non è in dubbio che la più grande democrazia del mondo sia quella degli Stati Uniti d’America. La cosa ancora peggiore è che queste idee, in una sorta di rovesciamento di fronte, hanno trovato molto più spazio in quella che noi abbiamo finora definito la sinistra, che non nella destra.

Ricordiamo che quando si preparava la guerra alla Libia, Berlusconi cercava di frenare e poi fu sicuramente posto sotto pressione anche attraverso minacce a Mediaset. Berlusconi frenava sulla base non di uomo pacifista, ma di uomo d’affari che comprendeva che sarebbe stato un danno per il nostro paese rompere il patto d’amicizia e non aggressione con Gheddafi. Non dimentichiamoci che i portabandiera dell’attacco alla Libia furono Bersani e il PD, sotto l’egida del presidente Napolitano. Bersani, addirittura, accolse la partenza dei cacciabombardieri con la storica frase: “Alla buon’ora”. Porteremo avanti questa battaglia trasversale, però senza scoraggiamenti né facili ottimismi, perché agiamo all’interno di un vuoto politico, comprendente anche i vertici del M5S. Invece, tra gli aderenti e i militanti del Movimento potrebbe esserci spazio per creare una coalizione trasversale.

– Negli anni ’60 e ’70 era in corso un dibattito sull’Alleanza Atlantica nell’opinione pubblica e nel parlamento. Berlinguer disse che l’ombrello difensivo della Nato era più importante dell’ex Patto di Varsavia. Lei considera che questa dichiarazione possa aver in qualche modo bloccato il dibattito politico?

Sì, sicuramente, anche se qualcuno dei berlingueriani odierni nega che dovesse avere quel significato. Da un partito, il PCI, che aveva guidato una grande mobilitazione contro la NATO si passava a un partito che accettava la NATO come forma di ombrello di protezione. Fu sicuramente un tornante. La direzione del PCI allora era ancora nella fase di transizione, mantenendo ancora qualcosa delle sue radici. Ora quel filone storico non esiste più, ora abbiamo Renzi. In ogni caso, nella prima guerra del golfo, milioni e milioni d’italiani scesero in piazza. Ci fu una ribellione, e non fu guidata da nessun partito. Da allora a oggi noi abbiamo visto purtroppo una decrescita della capacità di mobilitazione e d’indignazione. Quando vedo i bombardamenti nello Yemen, donne e bambini che stanno morendo, oppure quando vedo foto del NYT di ieri, con la foto dell’inaugurazione del corso di tre battaglioni della guardia nazionale ucraina, da parte dei parà della 173esima brigata giunta da Vicenza con armi ed equipaggiamenti, e vedo la bandiera statunitense e ucraina sfilare davanti alle truppe col volto mascherato, elemento di chiara fede nazista perché destinati – una volta addestrati – a compiere stragi, io mi indigno davanti a tutto questo. Purtroppo questa capacità si è persa nel nostro paese. Noi ci troviamo a dover ricostruire livelli estremamente bassi e addirittura in un ambiente fondamentalmente ostile, e non solo del governo.

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