Machado, una cospiratrice incallita

di Gerladina Colotti – il manifesto

5dic2014.- Venezuela. L’accusa: la cricca che tentò di far fuori Chavez nel 2002 ci ha riprovato con Maduro.

Maria Corina Machado è accu­sata di cospi­ra­zione. La magi­stra­tura vene­zue­lana le ha con­te­stato il delitto con­tem­plato nell’articolo 132 del Codice penale: “Chiun­que, den­tro o fuori il paese, cospiri per distrug­gere la forma poli­tica repub­bli­cana che la nazione si è data, sarà punito con la deten­zione da 8 a 16 anni”, recita la legge, pre­ci­sando che “nella stessa con­danna incor­rerà il vene­zue­lano che chieda l’intervento stra­niero negli affari poli­tici interni o con­corra a distur­bare la pace della Repub­blica o inciti alla guerra civile”. Stesse accuse per un gruppo di sei per­sone, per­so­naggi poli­tici, impren­di­tori e alti fun­zio­nari. Tutti avreb­bero messo a punto un piano ever­sivo con l’apporto di Machado e di figure esterne, come l’attuale amba­scia­tore degli Usa in Colom­bia, Kevin Whi­ta­ker. Depu­tati e lea­der del Par­tito socia­li­sta unito (Psuv) lo ave­vano denun­ciato il 28 mag­gio. Uno schema già visto durante il golpe con­tro l’allora pre­si­dente Hugo Cha­vez, nel 2002. Anche allora, la filoa­tlan­ti­sta Machado era in prima fila, con il lea­der di Volun­tad Popu­lar Leo­poldo Lopez e all’ex can­di­dato pre­si­den­ziale Hen­ri­que Capri­les. Machado è stata tra i fir­ma­tari del docu­mento che ha abo­lito la Costi­tu­zione e le garan­zie demo­cra­ti­che durante il governo-lampo dell’imprenditore Car­mona Estanga: prima che Cha­vez venisse ripor­tato in sella a furor di popolo.

«Pro­te­ste, ingo­ver­na­bi­lità, azioni nel metro, lotta fino alla fine per annien­tare Maduro. Gli altri cadranno da soli», dice Machado nelle sue con­ver­sa­zioni. E l’ex amba­scia­tore vene­zue­lano all’Onu, Diego Arria, con­si­glia di «appro­fit­tare del clima dell’Ucraina» per spaz­zare via il governo. Un ten­ta­tivo che l’opposizione oltran­zi­sta ha per­se­guito per mesi ani­mando uno scon­tro vio­lento che ha pro­vo­cato 43 morti e cen­ti­naia di feriti. Un con­flitto in cui hanno agito gruppi nazi­sti legati al para­mi­li­ta­ri­smo colom­biano e al grande busi­ness del con­trab­bando oltre­fron­tiera: come quello di Lorent Saleh, in car­cere da qual­che mese. Gruppi che pro­get­ta­vano omi­cidi mirati e atten­tati alle disco­te­che. Un para­mi­li­tare colom­biano, Leiva Padilla, è accu­sato di aver diretto la banda che ha ucciso il gio­vane depu­tato vene­zue­lano Robert Serra, a capo di una com­mis­sione par­la­men­tare che inda­gava su Saleh. Padilla ha chie­sto asilo poli­tico in Colom­bia e Cara­cas ha chie­sto l’estradizione.

Nella sua tra­smis­sione set­ti­ma­nale, il pre­si­dente del Par­la­mento, Dio­sdado Cabello, ha mostrato un fil­mato in cui si vede “un fun­zio­na­rio dell’ambasciata nor­da­me­ri­cana” aspet­tare Machado nei pressi del Mini­ste­rio Publico, dov’è arri­vata insieme a espo­nenti di par­tito e mili­tanti. Gli Usa si sono già fatti sen­tire per appog­giare Machado e per chie­dere la scar­ce­ra­zione di Leo­poldo Lopez, ancora in car­cere con l’accusa di aver orga­niz­zato le vio­lenze di piazza di feb­braio. E ora, Cabello ha denun­ciato che il lea­der della destra sarebbe legato anche a un’inchiesta per frode e rici­clag­gio di denaro sporco attra­verso un per­so­nag­gio ori­gi­na­rio di Sin­ga­pore, ricer­cato dall’Interpol. Cara­cas ha rea­gito con sde­gno all’inchiesta sull’Indice di per­ce­zione della cor­ru­zione dell’Ong Trans­pa­rency Inter­na­tio­nal che mette ai primi posti Vene­zuela e Para­guay: un’indagine senza rigore meto­do­lo­gico – ha detto il governo boli­va­riano. E Cabello ha accu­sato gli Usa di ospi­tare Nel­son Meze­rhane, ban­chiere ricer­cato per aver truf­fato lo stato e i rispar­mia­tori, che a Miami dispor­rebbe di 7 imprese per un capi­tale di 4,1 milioni di dollari.

Dopo la caduta del prezzo del petro­lio e la deci­sione dell’Opec di non ridurre la pro­du­zione, Maduro ha annun­ciato che il bilan­cio per i pro­getti sociali non verrà tagliato, men­tre l’Iva per i con­sumi di lusso aumen­terà del 15%. Ver­ranno dimi­nuiti gli sti­pendi di alti fun­zio­nari, a par­tire dal suo. In que­sti giorni, è stato in Vene­zuela anche l’ex pre­si­dente dell’Uruguay José Mujica (nella foto reu­ters) per discu­tere accordi sull’estrazione di petro­lio nell’Orinoco. Mujica ha accu­sato gli Usa per l’uso della deva­stante tec­nica estrat­tiva del fracking.

Machado destituita e agli arresti tre generali

di Geraldina Colotti, Il Manifesto

Caracas, 25mar2014.- Destituita la parlamentare di estrema destra Maria Corina Machado.

Tre gene­rali dell’aviazione, legati all’opposizione, sono stati arre­stati in Vene­zuela per sospetto gol­pi­smo. Lo ha annun­ciato il pre­si­dente Nico­las Maduro durante la riu­nione di Una­sur, nel paese per age­vo­lare il pro­cesso di pace. E Dio­sdado Cabello, a capo dell’Assemblea nazio­nale, ha comu­ni­cato che Maria Corina Machado “non è più par­la­men­tare”. La depu­tata dell’ultradestra ha vio­lato gli arti­coli 191 e 149 della Costi­tu­zione che vie­tano ai fun­zio­nari pub­blici di accet­tare inca­ri­chi da un governo stra­niero senza l’autorizzazione del parlamento.

Il 20 marzo ha par­te­ci­pato a una riu­nione dell’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa), invi­tata dal Panama come suo “rap­pre­sen­tante alter­na­tivo”. La mag­gio­ranza degli stati mem­bri le ha impe­dito di par­lare con­tro “il regime dit­ta­to­riale di Nico­las Maduro”. Ha otte­nuto solo alcuni minuti in udienza pri­vata. Si è lagnata del cam­bio di indi­rizzo dell’Osa, di solito subal­terna a Washing­ton, per­ché ha respinto la richie­sta di san­zioni al Vene­zuela. E men­tre i grandi media pre­sen­tano “la rivolta dei ric­chi” (così ha giu­sta­mente tito­lato il Guar­dian) come ribel­lione di pie­tre con­tro “la dit­ta­tura” (vedi il bacio dei due “gua­rim­be­ros” dif­fuso da Reu­ters), Machado aizza l’estrema destra latinoamericana.

In Sal­va­dor, dove il cen­tro­si­ni­stra ha vinto le pre­si­den­ziali per pochi voti, ha inci­tato il par­tito Arena a disco­no­scere i risul­tati. La stessa stra­te­gia adot­tata in Vene­zuela dopo la vit­to­ria risi­cata di Maduro sul can­di­dato di oppo­si­zione, Hen­ri­que Capri­les. La Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) avrebbe voluto tra­sfor­mare le comu­nali dell’8 dicem­bre in un refe­ren­dum con­tro il governo, ma il cha­vi­smo ha vinto il 67% dei muni­cipi. Nell’opposizione, si è aperta una lotta per il potere. L’ala oltran­zi­sta, capi­ta­nata da Machado e Leo­poldo Lopez (lea­der di Volun­tad popu­lar) ha preso l’iniziativa. Ha pro­vato a spin­gere con vio­lenza il pedale del disa­gio, in un paese pro­vato dal sabo­tag­gio eco­no­mico e dalla per­dita di un pre­si­dente cari­sma­tico com’era Hugo Cha­vez. E’ par­tita la cam­pa­gna per “la rinun­cia” di Maduro come con­se­gna per le pro­te­ste stu­den­te­sche, in corso dal 12 febbraio.

Gli scon­tri, le bar­ri­cate dei gruppi oltran­zi­sti e l’intervento di cec­chini e para­mi­li­tari hanno pro­vo­cato 36 morti. L’ultima vit­tima è una ven­tot­tenne, inter­prete dei segni per non udenti in una tele­vi­sione di oppo­si­zione, Vene­vi­sion. Era incinta di 5 mesi, è stata uccisa da uomini armati men­tre cer­cava di rimuo­vere una “gua­rimba” — bar­ri­cata di chiodi, cemento e spaz­za­tura data alle fiamme – per tor­nare a casa. E’ acca­duto nello stato di Miranda, gover­nato da Capri­les. Il governo ha indetto tre giorni di lutto nella zona e ha accu­sato la poli­zia locale di com­pli­cità e ina­dem­pienza. L’opposizione ha denun­ciato invece i “col­let­tivi” cha­vi­sti che cer­cano di impe­dire le bar­ri­cate e ne ha chie­sto la messa fuori legge.

Senza l’immunità par­la­men­tare, Machado potrebbe essere pro­ces­sata per vio­lenze e atti­vità desta­bi­liz­zanti, in base a una denun­cia pen­dente alla magi­stra­tura. Il suo posto sarà occu­pato da un depu­tato sup­plente, con­si­de­rato meno ostile al governo per aver riti­rato il suo appog­gio elet­to­rale a Capri­les. Si attende anche la deci­sione dei giu­dici in merito alla richie­sta di scar­ce­ra­zione pre­sen­tata dagli avvo­cati di Lopez, dete­nuto con l’accusa di isti­ga­zione alle violenze.

Secondo le inchie­ste, la mag­gio­ranza della popo­la­zione rifiuta la vio­lenza, e Maduro ha un gra­di­mento del 57%. L’azione desta­bi­liz­zante, però, con­ti­nua: con­te­nuta ma mici­diale, soprat­tutto nelle zone di fron­tiera. E si dif­fonde il timore del ter­ro­ri­smo. Un sospetto emerso dopo un gua­sto a un bina­rio del metro di Cara­cas (il primo del genere nella sto­ria della metro­po­li­tana, secondo il Mini­stero dei tra­sporti), e dopo la denun­cia del Mini­stero dell’ambiente circa la con­ta­mi­na­zione delle acque con sostanze tos­si­che, nello stato Merida.

Tre incendi rite­nuti dolosi hanno pro­vo­cato inter­ru­zioni di cor­rente, ripor­tando ai cit­ta­dini l’incubo dei black out (che in paese di gran caldo, signi­fi­cano anche danni ingenti). I mili­tari pre­si­diano i porti da cui arri­vano gli ali­menti impor­tati, per evi­tare il con­trab­bando e l’attacco ai camion. A Bar­qui­si­meto è stata attac­cata la sede del Psuv.

Ieri, si è svolta anche la prima gior­nata del Sistema Com­ple­men­ta­rio de Admi­ni­stra­cion de Divi­sas (Sicad 2), un terzo mec­ca­ni­smo per dif­fe­ren­ziare il con­trollo del cam­bio, che va incon­tro all’inesauribile sete di dol­lari di pri­vati e impren­di­tori. Il pre­si­dente di Data­na­li­sis, l’economista Luis Vicente Leon (di oppo­si­zione), ha com­men­tato con un esem­pio il Sicad 2, che alcuni leg­gono come una libe­ra­liz­za­zione dei prezzi e una sva­lu­ta­zione masche­rata: “il Sicad 2 non libera il pri­gio­niero – ha detto – gli per­mette solo di gio­care a pal­lone e di rice­vere una visita coniu­gale nel fine settimana”.

 

Porte sempre più chiuse alla Osa per Machado

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

L’Organizzazione degli stati americani (Osa) impedisce a maggioranza l’intervento della parlamentare venezuelana contro il governo Maduro.

Caracas, 23 mar2014.- Nel metro di Cara­cas, un uomo com­menta i titoli di un quo­ti­diano pri­vato che tuona con­tro “la dit­ta­tura”. La ragazza di fronte ha la maglietta con la scritta “Cha­vez vive” e legge un libro sui “piani dell’imperialismo in Ame­rica latina”. Poco distante, si scor­gono ber­retti tri­co­lori e ban­diere: il giallo (sim­bolo dell’oro e delle terre fer­tili), l’azzurro (del mar dei Caraibi che bagna le coste) e il rosso (che ricorda il san­gue ver­sato nelle lotte indi­pen­den­ti­ste).  Sem­brano uguali, ma non lo sono, e stanno por­tando in piazza due mani­fe­sta­zioni diverse: gli Stu­denti per la pace, che appog­giano il governo con­tro “l’aggressione fasci­sta”; e la mar­cia nazio­nale “con­tro la dit­ta­tura e per la libertà” indetta dall’opposizione.

Otto stelle nella fascia azzurra distin­guono la ban­diera boli­va­riana, l’allora governo Cha­vez le ha adot­tate nel 2006 per inclu­dere la Gua­yana nel numero delle sue pro­vince. La Mesa de la uni­dad nacio­nal (Mud), con­ti­nua invece a esporre le sette stelle, sia sulla ban­diera che sul ber­retto tri­co­lore, che ha deciso di con­ten­dere al campo cha­vi­sta. Per distin­guersi, i mili­tanti socia­li­sti hanno aggiunto la scritta “4F”: 4 feb­braio, giorno della ribel­lione civico-militare gui­data dall’allora tenente colon­nello Hugo Cha­vez nel 1992. E’ dalle pre­si­den­ziali del 2012, vinte da Cha­vez con­tro Hen­ri­que Capri­les, che la Mud cerca di vol­gere a pro­prio van­tag­gio la pro­pa­ganda del campo avverso: fino ad assu­mere alcuni temi della sini­stra, per strap­pare con­sensi negli strati popo­lari nono­stante il suo pro­getto di paese sia tarato sul modello del Fondo mone­ta­rio internazionale.

Il lea­der di Volun­tad popu­lar, Leo­poldo Lopez — in car­cere con l’accusa di aver isti­gato le vio­lenze di piazza che hanno finora pro­vo­cato 36 morti – si è con­se­gnato alla poli­zia sotto la sta­tua di José Marti, eroe dell’indipendenza cubana. Intanto i gruppi oltran­zi­sti, fomen­tati dalla sua con­se­gna e da quella della depu­tata Maria Corina Machado (la caduta del governo di Nico­las Maduro) bru­ciano i Cen­tri dia­gno­stici inte­grati gestiti dai medici cubani. E chie­dono agli Stati uniti di inter­ve­nire “con­tro la dit­ta­tura castri­sta in Vene­zuela”. Il pro­filo e il per­corso di Machado parla da sé. Figlia di una ric­chis­sima fami­glia di impren­di­tori, ha fir­mato il decreto Car­mona, nel 2002: il primo atto del breve governo gol­pi­sta dell’imprenditore Pedro Car­mona Estanga, con il quale veni­vano sospese tutte le garan­zie costi­tu­zio­nali. Con la Ong Sumate – ema­na­zione della Cia – ha orga­niz­zato il refe­ren­dum revo­ca­to­rio poi perso con­tro Cha­vez e ha riven­di­cato con orgo­glio l’amicizia con il suo grande padrino George W. Bush. Da allora, com­pare nelle infor­ma­tive di intel­li­gence per i ten­ta­tivi desta­bi­liz­zanti con cui vor­rebbe coro­nare i suoi sogni pre­si­den­ziali men­tre dai ban­chi del par­la­mento tuona con­tro “la dit­ta­tura”. Con il fat­tivo appog­gio del Panama, è volata negli Usa per par­lare all’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa). Ha otte­nuto solo pochi minuti di inter­vento pri­vato a porte chiuse, durante il quale si è rivolta al Bra­sile e al Cile: “In Vene­zuela ci sono tante Dilma e tante Michelle”, ha detto, allu­dendo alle tor­ture subite dalla pre­si­dente bra­si­liana Dilma Rous­seff e dalla sua omo­loga cilena Michelle Bache­let durante le dit­ta­ture subite nei loro paesi.

Cosa rara nella sua sto­ria di subal­ter­nità a Washing­ton, l’Osa ha recen­te­mente rifiu­tato di inviare emis­sari in Vene­zuela, come aveva invece pro­po­sto il pre­si­dente pana­mense Ricardo Mar­ti­nelli. Maduro ha rotto le rela­zioni diplo­ma­ti­che e com­mer­ciali col Panama, ma Mar­ti­nelli – in vista delle pros­sime pre­si­den­ziali pana­mensi – ha deciso di spin­gere a fondo sul pedale di Washing­ton: per far cadere il governo socia­li­sta del Vene­zuela, fon­da­men­tale tas­sello dell’America latina pro­gres­si­sta, custode delle più grandi riserve petro­li­fere del mondo. Gli Usa hanno pronta una riso­lu­zione bipar­ti­san per disporre san­zioni dirette al Vene­zuela, e hanno pro­te­stato per­ché l’ultima riso­lu­zione dell’Osa “non parla la lin­gua che gli Stati uniti spe­ra­vano”. Hanno anche espresso “pre­oc­cu­pa­zione” per il duplice inter­vento della magi­stra­tura ordi­na­ria e del Tri­bu­nal supremo de justi­cia (Tsj) con­tro alcuni sin­daci di oppo­si­zione, denun­ciati per la par­te­ci­pa­zione attiva nelle bar­ri­cate vio­lente e per non aver rispet­tato le dispo­si­zioni costi­tu­zio­nali riba­dite dal Tsj. Intanto, in alcuni stati e muni­cipi della capi­tale, con­ti­nuano i bloc­chi stra­dali e le “gua­rim­bas” – bar­ri­cate di cemento, chiodi e spaz­za­tura data alle fiamme. Ieri vi sono stati altri 3 morti negli stati di fron­tiera dove agi­scono gruppi armati. Con­ti­nuano anche le Con­fe­renze di pace indette da Maduro e la mas­sic­cia ero­ga­zione di risorse decise nel “governo di strada”, che ha con­cluso alcuni accordi con gli indu­striali per evi­tare il con­trab­bando e l’accaparramento di ali­menti. Secondo i dati uffi­ciali, i danni pro­vo­cati dalle pro­te­ste vio­lente dal 12 feb­braio a oggi ammon­tano a 10 milioni di dollari.

 

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