(FOTO+VIDEO) En el sur de Italia rompiendo el cerco mediatico

por MPPRE

Nápoles difunde “Venezuela liderará Movimiento de No Alineados

Italia, 22 de agosto de 2016 (MPPRE).- La región Apuglia del sur de Italia durante el mes de agosto se sumó al ciclo de actividades que el Consulado General de la República Bolivariana del Venezuela en Nápoles viene realizando, para informar sobre la próxima Cumbre del Movimiento de Países No Alineados (MNOAL), la Agenda Económica Bolivariana y las medidas que el gobierno está llevando a cabo para enfrentar la guerra económica.

En la nueva sede del Centro Social Ocupado y Autogestionado “Tierra Roja” y en el Centro de Educación Ambiental “Gaetano Serafini Sauli”, en la comunidad de Alessano, se llevaron a cabo conferencias a partir del 18 de agosto, para ofrecer información actualizada sobre estos temas.

Los eventos fueron organizados con la participación de la Red de Solidaridad “Kurdistan – Salento – Apuglia”, el Movimiento Internacional Antifascista y la Red “Caracas ChiAma”. Estuvieron presente Francesca Torsello, Alcalde de Alessano, Vincenzo Passaseo, Alcalde de Salve, María Grazia Simmini del directivo Terra Rossa y Pati Luceri junto a Pierluigi Bello, de la Red Kurdistan.

La introducción al debate estuvo a cargo del profesor y sociólogo Fabio de Nardis de la Universidad de Salerno, quien describió el nuevo escenario latinoamericano, el golpe de estado en Brasil, las medidas del gobierno Macri en Argentina, las agresiones a Venezuela al interior del MERCOSUR y por tanto, la importancia de poder asumir la presidencia de Mnoal y sus 120 países.

La cónsul general, Amarilis Gutiérrez Graffe, explicó que el Movimiento de los No Alineados busca la defensa de la lucha de las naciones que históricamente han sido oprimidas, en pos de mantener su libre autodeterminación e independencia. Se refirió además a los detalles de la gira realizada por la Ministra del Poder Popular para Relaciones Exteriores y el Ministro del Poder Popular para el Petróleo.

Entre los materiales distribuidos en idioma italiano para informar sobre la cultura y la economía venezolana, encontramos la Carta Magna venezolana, la revista de la sede consular “AMERINDIA” y los plegables Zonas Económicas Especiales y Motores de la Economía Productiva.

El actual ciclo de actividades constituye momentos de aproximación al V Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana, que tendrá lugar en la capital italiana, Roma el próximo 28, 29 y 30 de octubre de 2016./ Embajada
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18ago2016: Il Salento incontra il Venezuela Bolivariano

di CSOA Terra Rossa

Verso il V incontro di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela di Roma

IL TERRA ROSSA INCONTRA LA CONSOLE AMARILIS GUTIERREZ GRAFFE

Appuntamento giovedì 18 agosto, ore 17, presso il Csoa Terra Rossa, via XX Settembre a Lecce.

Il Terra Rossa ospita Amarilys Gutierrez Graffe, Console a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Nel centro sociale torniamo a parlare di Rivoluzione Bolivariana e, dopo aver ospitato il IV Incontro di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, il prossimo 18 agosto incontreremo la Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Amarilys Gutierrez Graffe.

Un incontro informale, un dibattito che è un’occasione per porre delle domande a chi vive quotidianamente questo straordinario processo storico.

Cosa sta succedendo difatti in Venezuela e quali i possibili scenari? Quali le contraddizioni e quali i punti di forza della rivoluzione? E cosa ci insegna la Rivoluzione Bolivariana? Queste ed altre le domande che verranno poste alla console.

In vista del V Incontro di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, che si terrà il prossimo ottobre a Roma, continuiamo dunque a dare il nostro appoggio e il nostro sostegno ad un popolo duramente colpito da una guerra imperialista e ingiusta che impedisce il legittimo processo di autodeterminazione.

Si raccomanda la massima puntualità.

 

Caracas ChiAma: Roma risponde!
Verso il V Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Roma, 28-29-30 Ottobre 2016
 
Hacia el V Encuentro Italiano de Solidaridad con la 
Revolución Bolivariana
Roma, 28-29-30 de Octubre de 2016 

caracaschiama.noblogs.org

 

¡Sin Mujeres no hay Revolución!

IV Incontro italiano della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Tavolo di lavoro sul femminismo rivoluzionario e il potere popolare

“Caracas ChiAma”

¡Sin Mujeres no hay Revolución!

Lecce 15, 16, 17 aprile 2016


La Rete “Caracas ChiAma”, in occasione del Quarto Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, ha dedicato uno dei suoi tavoli di lavoro al tema “femminismo rivoluzionario e potere popolare”, per esaminare il rapporto tra questione di genere e conflitto sociale attraverso il confronto tra i movimenti femministi e LGBTQI dell’America Latina e quelli del nostro paese. Il tavolo ha avuto una straordinaria partecipazione di donne e uomini, riuscendo a coinvolgere diverse realtà locali, come la Casa delle Donne, associazione Lea, progetto Libera, Aamad, Donne in nero, Forum de las Mujeres Latinoamericanas venute appositamente per confrontarsi con la rete.

Presenti anche la giornalista Geraldina Colotti, Adelmo Cervi, Maddalena Celano dell’Università Roma 3, e femministe dell’ex OPG. Ha coordinato la scrittrice e attivista Isabella Lorusso, agevolata da Ada Donno, della Casa delle Donne, già relatrice durante i lavori della mattina, e Clara Statello, per la Rete nazionale Noi Saremo Tutto, promotrice del tavolo.

I lavori sono stati dedicati alla memoria di Berta Caceres, alle donne che combattono in Novorossja, contro il regime nazista ucraino, e in Kurdistan e Siria contro l’Isis, e a Milagro Sala, prigioniera politica del regime di Macri in Argentina.

Attraverso il confronto delle esperienze emerse dai vari interventi, si è delineata una tavola dei problemi: in Italia, a causa della sconfitta delle lotte sociali nel punto più alto del conflitto, col passaggio dal ‘900 al nuovo millennio si è avuta una rottura, che ha causato una frammentazione in varie istanze e aspetti della questione di genere, trattata come una questione separata dalla libertà per tutte e tutti, dal superamento di tutte le forme di subalternità e marginalità sociale.

Questo mentre in America Latina, con le lotte che hanno portato alla vittoria dei governi progressisti, veniva posta la questione del potere, inteso come poter fare, come potere del popolo di autoderminarsi decidendo della propria organizzazione politica, sociale e economica, di essere il soggetto della propria storia, proprio riconiugando la questione della liberazione di tutte e tutti con la libertà della donna a ogni livello sociale.

Le presenza delle donne e dei movimenti di genere ha caratterizzato e determinato le trasformazioni radicali emancipative dell’America Latina: nella resistenza ai regimi fascisti, nelle lotte indigene e ambientaliste, nelle rivoluzioni e nella costruzione del potere popolare. Le donne si sono liberate partecipando alla liberazione della società, diventando soggetto (storico e sessuato) di processi radicali che liberano la società dalla subalternità dalla sfera produttiva (dall’oppressione di classe e etnica) sino alla sfera riproduttiva (dall’oppressione di genere).

I diritti civili avanzano assieme ai diritti sociali, nella costituzione di società più giuste e umane, che dalle differenti sensibilità di genere vengono arricchite. La questione di genere si interseca con la questione di classe nella sua vocazione di liberazione della società dalla subalternità ad ogni livello. Il conflitto di genere è un conflitto sociale e ha una portata rivoluzionaria.

Per questa ragione senza la partecipazione delle donne la società non si libera, senza le donne non c’è rivoluzione! Si pensi a Cuba. Prima della rivoluzione le donne vivevano una condizione di emancipazione limitata e limitante. Si trattava di un femminismo liberale che garantiva l’uguaglianza sulla base all’appartenenza al gruppo etnico-sociale dominante.

Con la rivoluzione, la liberazione è diventata una condizione di tutte le donne, con l’uguaglianza sociale, l’uguaglianza di genere è diventata effettiva per tutte, permettendo anche alle donne delle classi subalterne di uscire dalla marginalità, di rompere gli schemi patriarcali che riservavano alla donna le attività domestiche, escludendola dai processi sociali. Il lavoro della Federazione delle Donne Cubane, promuovendo la partecipazione alle attività sociali e politiche, ha permesso la fuoriuscita dalla subalternità. Ha promosso una battaglia culturale all’analfabetismo. L’integrazione è stata raggiunta grazie a un mix di politiche sociali e culturali. Adesso Cuba, grazie al Cenesex, conduce una lotta all’omofobia, sensibilizza verso i differenti orientamenti sessuali, nella direzione di superare le ultime eredità machiste della società pre-rivoluzionaria. Quella di Cuba è una rivoluzione nella rivoluzione. Nel Venezuela bolivariano l’uguaglianza di genere è alla base del potere popolare.

Non può esistere uguaglianza sociale senza uguaglianza di genere e senza il riconoscimento delle differenti identità sessuali. Un’uguaglianza di ruoli all’interno dei processi di trasformazione sociale, basata sul riconoscimento della donna come “motore e asse delle trasformazioni sociali”, che si declina sia nella sfera privata che pubblica, come riconoscimento della donna della libertà di autodeterminarsi, di scegliere il proprio ruolo sociale. Libertà che il governo bolivariano garantisce grazie al lavoro di istituzioni come il Ministero del Potere Popolare per la donna e l’uguaglianza di genere o l’Istituto Nazionale della donna, che promuovono l’integrazione sociali e l’attività politica delle donne, con le missioni per le donne in condizione di miseria, come la Missione Madres del Barrio, con politiche previdenziali che tutelano il lavoro domestico e sociale, per la creazione di asili, mense, etc.

In paesi come l’Ecuador, la liberazione della donna si fonda sul principio del buen vivir, un paradigma di progresso differente da quello liberale/capitalista, per cui solo se aumenta il benessere della base, cresce il benessere dell’intera società, benessere per tutte e tutti. L’uguaglianza di genere converge con l’idea di progresso: il riconoscimento delle differenti identità e sensibilità sessuali e dei diritti civili è un avanzamento per tutta la società.

Nel continente latino americano i movimenti femministi e di genere avanzano, agendo sui cambiamenti della società, determinando rapporti sociali che superano la subalternità di classe e genere, contaminandosi con la cultura indigena. Un femminismo intersezionale, in cui il conflitto di genere si interseca con quello etnico e di classe, e si risolve superando il conflitto sociale. Al modello latinoamericano si ispirano anche altri popoli in lotta, come i Curdi. Così come a Cuba, i movimenti e le forze armate delle donne dell’YPJ sono integrati nei consigli comunali e amministrativi, partecipano al potere decisionale. Paesi come Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bolivia, Ecuador e Uruguay, non si sono limitati a integrare la donna nelle attività produttive e politiche, ma hanno promosso la produttività e la partecipazione politica integrando le organizzazioni femminili e femministe all’interno delle istituzioni.

In Italia invece, nonostante le conquiste ereditate dalle lotte dei movimenti femministi degli anni ’70, donne, omosessuali, trans soffrono di una sempre maggiore marginalità e esclusione. Con l’esclusione delle masse popolari dai processi di trasformazione sociale, i movimenti femministi e di genere si ritrovano fuori dal conflitto sociale, non riuscendo perciò a intervenire sui cambiamenti reali. La subalternità del patriarcato si riproduce senza ostacoli, il conflitto di genere viene disinnescato.

Assieme all’ineguaglianza sociale, dovuta all’arretramento dei diritti sociali, si riproducono i ruoli patriarcali, cresce l’omofobia e il sessismo medievale contro omosessuali e donne. In questo clima trovano spazio manifestazioni come il Family Day, dove esponenti di gruppi cattolici tradizionalisti sfilano con i fascisti, per negare i diritti degli omosessuali e la libertà delle donne di scegliere del loro corpo e ruolo sociale. Una tendenza di senso opposto, incompatibile e inconciliabile con i principi del socialismo umanista bolivariano, che invece si costruisce sul riconoscimento delle differenti soggettività sessuate, centro di processi di trasformazione radicale.

Un umanesimo che non nega le differenze, ma che delle differenze si nutre, nel suo percorso di costruzione di una società più equa, più giusta e determinata dalla masse. D’altro canto ormai, l’ingerenza del Vaticano sulla politica interna, in materia di diritti civili e etica, non trova più l’opposizione di quei movimenti di piazza, che raccoglievano le aspirazioni di laicità dello stato e difendevano diritti come aborto (di fatto attualmente negato dall’obiezione di coscienza), fecondazione assistita, ricerca sulle staminali, etc. Il campo viene lasciato al bigottismo fascistizzante dei gruppi più reazionari, che oppongono alla disgregazione della società capitalista il modello di famiglia patriarcale. L’oppressione di genere si riproduce in quella di classe.

Nel mondo del lavoro, le donne soffrono una condizione di subalternità, causata dalla maggiore precarietà, salari più bassi, negazione di diritti come la maternità, sino alle molestie sessuali dei superiori e all’assunzione condizionata dall’aspetto fisico, spesso requisito per determinate mansioni. Così, nelle classi più marginalizzate, le donne vivono una condizione vera e propria di schiavitù, come tra le donne migranti sottoposte a tratta. A questo proposito nel dibattito è emersa l’esperienza del progetto “Libera” di Lecce, che promuove l’integrazione di persone vittime di tratta, caporalato e sfruttamento sessuale.

Dopo anni di lavoro sul territorio, la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Lecce, ha riconosciuto lo status di rifugiata a una donna nigeriana vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale in carico al progetto “Libera”, costretta a fuggire dalla Nigeria con la sua compagna.

Il riconoscimento dello stato di rifugiato politico per gli individui perseguitati per l’orientamento sessuale, da parte della commissione territoriale, crea un precedente per i casi analoghi. Si esprime solidarietà al progetto Libera che dopo 16 anni di lavoro chiude e ci si unisce alla lotta di chi vuole continuare questa esperienza di accoglienza, solidarietà e integrazione nei confronti di donne che fuggono dalla violenza e dalla guerra.

La guerra, l’aggressione di un popolo da parte delle potenze imperialiste, così come colpi di stato e destabilizzazioni, sono strumenti per imporre con la violenza una condizione di oppressione e subalternità, per schiacciare e privare della libertà i popoli. Le donne ne vivono doppiamente l’orrore: direttamente, nella misura in cui stupro e violenze di genere vengono usati come arma di guerra, indirettamente perché la condizione di oppressione grava maggiormente sui soggetti sociali più deboli e marginalizzati.

Per questa ragione, come donne della Rete “Caracas ChiAma” riteniamo che contro la guerra imperialista sia necessaria l’unione delle donne, una presa di posizione chiara dei movimenti femministi e di genere, in quanto soggetti progressisti che si pongono la questione della liberazione di tutte e tutti. Dal tavolo è emersa la necessità di porre al centro della solidarietà con il Venezuela la questione della donna e del suo rapporto con le trasformazioni sociali e il potere popolare, e di sviluppare una riflessione condivisa, dando continuità ai lavori della tre giorni.

Per questa ragione si propone:

– mantenere i contatti con le associazioni, le compagne e i compagni intervenuti al tavolo; 

– creare un forum delle donne, all’interno della Rete “Caracas ChiAma”; 

– una riflessione sul tema del femminismo rivoluzionario attraverso un ciclo di iniziative di avvicinamento al Quinto Incontro della Rete.

Lecce 15mag2016: “Cuba. Geografia del desiderio”

di CSOA Terra Rossa

Se volessimo scegliere una cosa tra le tante che Cuba e la sua gente ci hanno insegnato è che RESISTERE è una pratica quotidiana da portare avanti con coraggio e determinazione, contro i disequilibri e le ingiustizie, contro lo sfruttamento e la logica becera del profitto, per un mondo di uguaglianza e pari dignità. Una piccola isola ha saputo RESISTERE davanti al gigante per decenni, e continua a farlo oggi con orgoglio e tenacia immutati.
Noi del TERRA ROSSA oggi RESISTIAMO, forti e uniti, contro le decisioni grette di chi ci vuole ammutolire, annientare. Ma chi crede in un’idea non muore, anzi torneremo in centinaia!

Lecce: il CSOA “Terra Rossa” sotto attacco!

da Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Una delle esperienza aggregative più interessanti sul territorio del Salento è stata stamane sgomberata: il CSOA “Terra Rossa” di Lecce. Mentre in Venezuela il Presidente occupa le fabbriche in dismissione insieme agli operai, un sindaco sceriffo del sud Italia, come avverrebbe in un paese violentato da forze ostili ed occupanti, muove guerra contro il suo stesso popolo. Solidarietà incondizionata con le compagne ed i compagni del “Terra Rossa”.

Di seguito il comunicato di solidarietà: 

Solidarietà con il CSOA “Terra Rossa” di Lecce!

La Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”, esprime tutto il suo sostegno ai compagni del CSOA Terra Rossa di Lecce, sgomberato giovedì mattina alle sette. Un collettivo formato da diverse realtà locali, tra cui la Rete dei Conflitti, aveva occupato nel mese scorso l’ex asilo Angeli di Beslan, abbandonato all’incuria e al degrado in una zona periferica di Lecce, diventato rifugio per spacciatori e prostituzione. Il centro si era posto immediatamente come luogo di aggregazione, riqualificazione, promozione di attività sociali e culturali. Era frequentato da attivisti, associazioni, ma anche gente del quartiere, anziani e bambini. Il centro forniva spazi e servizi per la cittadinanza, come biblioteca, ludoteca per l’infanzia, sala studio, sportello lavoro. In poco tempo il centro è stato immediatamente recuperato, strappato al degrado e restituito alla cittadinanza.

Al Terra Rossa si sperimentava la democrazia attiva dei cittadini, con assemblee, autogestione degli spazi, lezioni su temi culturali e di attualità, iniziative di solidarietà come il Quarto Incontro della Rete “Caracas ChiAma”. Ma la cultura della legalità a tutti i costi, del primato dell’autorità sulla libera e spontanea auto-organizzazione dei cittadini, ha portato allo sgombero di una realtà che creava, aggregava e rigenerava coscienze. Mentre in Venezuela il Presidente occupa le fabbriche in dismissione insieme agli operai e a Napoli de Magistris appoggia e sostiene la rigenerazione di luoghi abbandonati, il sindaco di Lecce, esclude la cittadinanza dagli spazi che le appartengono, preferisce il degrado alla pratica della democrazia.

Da sinceri sostenitori della democrazia, intesa come autodeterminazione dei popoli, solidarizziamo con il CSOA Terra Rossa, auspicando che i sigilli non pongano fine a una esperienza di partecipazione e auto-organizzazione.

Invitiamo tutte le associazioni, i sindacati, i collettivi ed i singoli ad esprimere solidarietà pubblica ai compagni del CSOA Terra Rossa, rei di aver restituito alla cittadinanza uno stabile dismesso facendone un centro di aggregazione ed organizzazione!
La solidarietà è un arma, usiamola!

Aderiscono all’appello:
ANROS – Italia
ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
Associazione ALMA Rebelde – Ravenna
Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas
Circolo Bolivariano “José Carlos Mariátegui” – Napoli
Rete Nazionale “Noi Saremo Tutto”
Ex-OPG “Je so pazzo” – Napoli
Associazione di amicizia Italia-Cuba – Sicilia 
Circolo comunista “Olga Benario” – Catania
Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Circolo Precari Catania
P-Carc
Revolución – Trasmissione RadioWeb – Campi Bisenzio (FI)

 

 

Lecce: la democrazia popolare del Venezuela studiata nel Salento

di Geraldina Colotti* – Il Manifesto

Caracas Chiama, il Salento risponde. Capita che dai territori italiani si sprigionino felici alchimie, in grado di creare nessi e progetti oltre gli steccati e le singole appartenenze prefigurando inedite alleanze. E’ andata così nell’ex asilo nido Angeli di Beslan di Lecce, abbandonato al degrado e riscattato a marzo dai cittadini. Nel grande spazio fra gli alberi e la strada di via Franco Casavola, 11, è nato così il Collettivo Terra Rossa, che ha ospitato il Quarto incontro italiano della Rete di solidarietà con la rivoluzione bolivariana, Caracas Chiama.
 
Per tre giorni, reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche, rappresentanti di alcuni comuni virtuosi,
docenti universitari, comboniani, gesuiti, movimenti e associazioni, hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del nuovo socialismo latinoamericano e le esperienze salentine. Il comune di Copertino, uno dei cinque (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo) che hanno appoggiato il IV incontro, e a cui si è successivamente aggiunto il Comune di Galatina, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani delle rappresentanze diplomatiche venezuelane, che hanno sostenuto diversi incontri con le istituzioni locali e con le scuole: per mostrare gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela (quinto al mondo per numero di matricole universitarie) offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro, garantendo il diritto al lavoro, a un tetto e la totale gratuità degli studi, compresi i libri, un portatile per alunni e liceali e un Ipad per gli universitari.
 
Nonostante la crisi, nel 2015 il governo ha destinato oltre il 70% delle risorse ai progetti sociali. Chi paga? In parte le grandi imprese (che non possono spadroneggiare, né portarsi tutti i guadagni all’estero), in parte le grandi fortune. Una diplomazia non convenzionale, quella che arriva dal Venezuela e dall’America latina del secolo XXI, in dialogo con i movimenti sociali e con la “società civile”: che, da quelle parti, si riconosce come “società politica”, accompagnando o incalzando i governi eletti per uscire dalla gabbia del neoliberismo degli anni ’90.
 
Associazioni, gruppi territoriali, comitati, hanno una lunga tradizione in Venezuela, codificata dalla nuova costituzione del ’99 e dalle diverse leggi che garantiscono i Consigli comunali e le Comunas, architrave della democrazia partecipativa “e protagonista” di cui si è parlato nella tre giorni. Un incontro che ha suscitato le ire funeste della locale amministrazione di centro-destra e la diffida nei confronti di un’esponente del collettivo. Ma il Terra Rossa è andato avanti, tra i manifesti contro le trivelle e per il sì al referendum (a Lecce si è sfiorato il quorum) e le bandiere dei “popoli che resistono” a cui ha reso omaggio la dichiarazione finale.
 
Le donne sono state il motore trainante dell’iniziativa che, in uno dei suoi tavoli più partecipati ha esaminato le linee di frattura tra movimento operaio e lotta delle donne, tra conflitto di genere e lotta di classe. Migranti del Latinoamerica, donne in Nero, attiviste contro la tratta e del movimento Lgbt hanno condiviso il percorso delle venezuelane che hanno ottenuto una costituzione declinata nei due generi e una reale rappresentanza, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare.
 

Il tavolo sull’ecosocialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio contro le multinazionali che devastano il pianeta: in dialogo telefonico con i comitati ambientalisti del Venezuela.

 

A confronto anche lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), luoghi autogestiti come l’ex Opg occupato di Napoli, la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte.

 
Al tavolo su Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo fuori dalle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Comunità locali e comuni dovrebbero al contempo stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.
 
13015607_1719058805050181_5159447054238345382_nI Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza. Guardare all’esperimento venezuelano e ai suoi stimoli, implica però una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità: perché lì le cose si sono messe in moto a seguito di riforme strutturali. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.
 
Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali.
 
Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridisce la luce prospettica. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.
 

Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere. E la partita è tutt’altro che facile. Ma, dal sud del mondo a quello dietro casa, vale la pena di giocarla.

* Pubblichiamo su gentile concessione dell’Autrice

Dichiarazione di Lecce della Rete “Caracas ChiAma”

20160419135144di Rete “Caracas ChiAma”

Dichiarazione Finale del Quarto Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela!

Lecce 15/16/17 Aprile 2016

Caracas Chiama, il Salento risponde!

Il Quarto Incontro Italiano della Rete di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, Caracas Chiama, si è svolto a Lecce nel Centro sociale occupato e autogestito Terra Rossa.

Per tre giorni – dal 15 al 17 aprile – reti territoriali, ospiti internazionali, rappresentanze diplomatiche e rappresentanti di alcuni comuni virtuosi hanno messo a confronto esperienze e riflessioni sul tema del potere popolare e della democrazia partecipata, tessendo fili tra la realtà del socialismo bolivariano e le esperienze salentine. Un embrione di quell’alleanza bolivariana che, in Venezuela, ha portato a rompere con i meccanismi asfittici della Quarta repubblica, mettendo in campo il blocco sociale che porterà alla vittoria di Hugo Chávez e alla rivoluzione.

Il comune di Copertino, uno dei sei (insieme a Melpignano, Salice Salentino, Zollino, Poggiardo e Galatina) che hanno appoggiato il Quarto Incontro, ha consegnato personalmente la delibera nelle mani della Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo e del Primo Segretario Alfredo Viloria. E la delegazione diplomatica, in rappresentanza dell’ambasciatore Isaías Rodríguez ha sostenuto numerosi incontri con le istituzioni locali. La Console di Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe, ha visitato due scuole, incontrando gli studenti del liceo Scientifico di Tricase e gli alunni della Scuola Primaria di Carpignano con i saluti e l’accoglienza del Sindaco. Orietta Caponi, ambasciatrice del Venezuela in Bulgaria ha salutato gli studenti del Liceo Pedagogico e Scientifico di Maglie, spiegando gli orizzonti di un paese che, come il Venezuela e a differenza dell’Italia neoliberista, offre ai giovani la possibilità di scegliersi il proprio futuro.

Uno degli obiettivi del Quarto Incontro è stato infatti quello di promuovere la possibile costruzione di relazioni istituzionali e commerciali, basate su principi etici di solidarietà, giustizia ed equità tra comunità territoriali, aziende che operano sul territorio e il Venezuela.

I quattro tavoli tematici hanno declinato il tema del potere popolare in relazione al femminismo rivoluzionario, all’eco-socialismo, alla lotta di classe, all’esperienza partecipata dei comuni.

Ricca l’analisi al tavolo sul femminismo rivoluzionario. Le donne – da Maria Grazia Sìmmini a Federica Lupo – sono state il motore trainante del Quarto Incontro. Coordinato da Ada Donno, Isabella Lorusso e Clara Statello, il tavolo ha messo a confronto idee e percorsi e ha esaminato le linee di frattura che hanno caratterizzato il rapporto tra movimento operaio e lotta delle donne.

Mentre il femminismo italiano abbandonava gli obiettivi di libertà per tutte e tutti, ponendosi fuori dal conflitto sociale e rinchiudendosi in una visione cenacolare, in Venezuela le donne prendevano decisamente in mano il proprio destino, diventando la nervatura di un nuovo potere popolare: cercando nuove vie per coniugare lotta di genere e lotta di classe. Il contributo inviato dalla Ministra Consigliera Maria Elena Uzzo ha illustrato le conquiste delle donne nella rivoluzione bolivariana, fortemente volute dal presidente-femminista Hugo Chávez, Pensare la differenza di genere – si è detto – significa ripensare il mondo. Agirla, significa cambiarlo nel profondo. Dal tavolo è emersa la volontà di dare continuità e centralità al tema con un ciclo di iniziative di avvicinamento al Quinto Incontro. Percorsi che, nella solidarietà con la rivoluzione bolivariana consolidino il confronto all’interno della rete e fuori: in particolare con la costituzione di un forum di discussione e pratiche per rimettere nuovamente al centro il conflitto.

Il tavolo dell’eco-socialismo ha visto la partecipazione di reti, soggettività e movimenti, come il Comitato No-Tap, interessati alla salvaguardia del territorio e contro le multinazionali che devastano il pianeta. Dal Venezuela, l’agro-ecologo Miguel Angel Nuñez è intervenuto telefonicamente, denunciando prima di tutto le nuove manovre delle destre venezuelane per il 19 aprile, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione bolivariana.

“La crisi – ha detto Nuñez – dev’essere anche un’opportunità per superare i modelli consumistici indotti dal capitalismo. Stiamo lavorando per rendere il paese indipendente dalle importazioni sul piano alimentare e sanitario”.

Il tavolo su Potere popolare e lotta di classe ha ospitato lavoratori e sindacalisti di base (Usb e Cobas), esperienze di autogestione come la fabbrica recuperata RimaFlow e SfruttaZero, o l’ex Opg occupato di Napoli. Il Venezuela, dove il presidente va a occupare le fabbriche insieme agli operai – si è detto -, può essere un orizzonte per andare oltre l’aspetto puramente rivendicativo delle lotte. L’esperienza di Sfrutta zero a Bari e Nardò si serve di una filiera autogestita composta da migranti e locali che partecipano a tutto il processo produttivo che va dalla semina alla raccolta alla vendita della salsa di pomodoro: per strappare al caporalato e allo sfruttamento i senza-diritti e per sostenerne le lotte con una cassa di mutuo soccorso.

Al tavolo di Potere popolare e governo partecipato dei comuni si è messa in rilievo la necessità che anche in Europa e in Italia i comuni diventino soggetti promotori di esperienze di autogoverno territoriale a partire da una valorizzazione delle pratiche mutualistiche e autogestionarie, ma anche sollecitando consorzi produttivi e pratiche di consumo che si collochino al di fuori delle logiche mercantilistiche dominate dalla legge dei grandi capitali. Al contempo, comunità locali e comuni dovrebbero stringersi in reti inter-comunali e inter-territoriali in grado di produrre un cambiamento di scala, dal locale al nazionale e poi dal nazionale alla dimensione trans-nazionale, costruendo ponti tra esperienze geograficamente affini.

Gli ospiti hanno tracciato i contorni dell’esperimento bolivariano nelle nuove dinamiche in corso in America latina con il ritorno delle forze conservatrici.

Per Obama, che ha rinnovato per un altro anno le sanzioni al Venezuela, il socialismo bolivariano rappresenta “una minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati uniti”: la minaccia dell’esempio, di un progetto di paese e di continente non più basato sul profitto ma sulla giustizia sociale, capace di ispirare anche queste sponde. E, con firme e cartelli, il Salento che resiste ha detto No al decreto, impegnandosi a difendere il Venezuela socialista dagli attacchi dei poteri forti, che premono per rimettere le mani su un paese custode delle più grandi riserve di petrolio al mondo.

“L’agenda dell’imperialismo è globale, anche la solidarietà dev’essere globale. Difendere il Venezuela rivoluzionario e l’America latina significa difendere il meglio del popolo italiano e dell’umanità”, ha detto il professor Juan Miguel Díaz Ferrer, mentre Orietta Caponi ha illustrato i termini della democrazia bolivariana: “Nella democrazia partecipativa, il popolo non elegge rappresentanti ma portavoci che devono eseguire il mandato popolare, essere realmente la voce del popolo, che altrimenti può utilizzare il referendum revocatorio, consentito dalla Costituzione per tutte le cariche elette, compreso il presidente”.

Il gesuita Miguel Matos ha testimoniato l’impegno di quella chiesa di base che, ieri come oggi, non ha paura di camminare a fianco del socialismo. Sono intervenuti telefonicamente gli ambasciatori del Venezuela in Francia (Héctor Michel Mujica) e in Etiopia (Luis Mariano Joubertt Mata). Molti i saluti e le adesioni (Rifondazione Comunista, Manuela Palermi del Pcd’I, Mattia Di Gangi per Italia Cuba, il Circolo Bolivariano Antonio Gramsci di Caracas, Circolo Bolivariano Louis Riel di Toronto, in Canada…).

“Siamo parte di una medesima scommessa, la visione del mondo imposta dagli Stati uniti annichilisce anche la nostra soggettività – ha detto il Costituzionalista Michele Carducci spiegando le insidie del “golpe suave”, il golpe blando che caratterizza i nuovi processi di destabilizzazione imperialista dell’America latina. Globalizzazione economica e finanziarizzazione dell’economia sono processi che hanno aggredito le società contemporanee producendo nuove forme di sfruttamento e reiterando le vecchie con il consenso delle classi politiche ormai impermeabili alle istanze sociali.

“La questione dei governi locali connessi alla partecipazione popolare è oggi di vitale importanza in Europa e nel mondo – ha detto il professor Fabio de Nardis – I Comuni rappresentano forse l’ultimo baluardo di democrazia in un’epoca in cui le istituzioni politiche nazionali e sovranazionali agiscono perlopiù come traduttori di decisioni assunte al di fuori dei luoghi della rappresentanza”.

20160419140258Tuttavia, guardare alla rivoluzione bolivariana implica una ridefinizione delle categorie e un’operazione di verità. L’esperimento socialista bolivariano si è messo in moto a seguito di un cambiamento strutturale nelle relazioni societarie e di potere. Da noi, invece, anche il comune più virtuoso e partecipato deve fare i conti con gli indirizzi e i colori del governo centrale.

20160419141004Guardare alle esperienze partecipate del Venezuela, che hanno portato a sintesi le indicazioni più avanzate emerse dai forum sociali – prima di tutto quello di Porto Alegre, in Brasile – consente anche di riflettere su limiti e meriti delle esperienze che, durante l’ultimo governo di centro-sinistra in Italia hanno cercato di proporre un modello “partecipato” di gestione comunale, articolandolo tra conflitto e consenso, fra contropotere locale e indicazioni generali. Significa riflettere, soprattutto, sul ruolo dei movimenti e delle organizzazioni popolari nell’amministrazione e nel governo dei territori quando si inaridiscono la luce prospettica e il contropotere reale. Significa riflettere, insomma, sull’articolazione tra locale e globale: sul nesso che c’è – a partire dalla critica del capitalismo e del suo modello di sviluppo – tra la fontana, gli ulivi, il caporalato o le fabbriche di morte sul nostro territorio, e quel che accade nei sud più lontani, perché il costo e i costi di lavoro e non lavoro si decidono a livello globale.

20160419140743Cosa impariamo dalle “rivoluzioni” latinoamericane? “Che i popoli non vincono se non si fanno stato e se non creano le proprie istituzioni. E che la democrazia partecipata non può convivere con quella rappresentativa, uno dei due campi dovrà cedere”, ha detto il professor Carlo Formenti.

20160419141049Nel ribadire i propri principi fondativi – anticapitalismo, antifascismo, antisessismo, antirazzismo, antimperialismo – la Rete si avvia alla preparazione del suo Quinto Incontro. Per ospitarlo, si sono proposti Militant per Roma, i Carc per Torino e ANROS Italia per Montesole.

L’assemblea democratica, partecipata, protagonista e sovrana decide per la sede di Roma.

La Rete “Caracas ChiAma” e l’assemblea rivolgono un abbraccio solidale al popolo dell’Ecuador, duramente colpito dal terremoto.

Lecce, 17 aprile 2016

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Italia: día Mundial de Solidaridad con la Revolución Bolivariana

foto 3 defpor MPPRE

Italia, 19 de abril de 2016 (MPPRE).- En el contexto de la “Semana de Acción Mundial de Solidaridad con la Revolución bolivariana” organizada en Italia a través de distintas actividades políticas, académicas y culturales, los días 15 al 17 de abril, la ciudad de Lecce (sur de Italia) se celebró el VI Encuentro Italiano de Solidaridad, evento que congrega a movimientos, partidos, asociaciones, académicos, intelectuales, políticos y periodistas provenientes de diferentes ciudades del territorio italiano.

Dicho encuentro, organizado por la red salentina de Solidaridad con la Revolución Bolivariana Caracas Chiama con el apoyo de la red homóloga nacional y del centro social auto gestionado Terra Rossa, representó una ocasión para profundizar el rol de los movimientos sociales y las acciones para fortalecer la unidad de los movimientos europeos de solidaridad con los pueblos sudamericanos.

A este importante evento participaron los siguientes movimientos: Rimaflow (fábrica recuperada de Milán), Cobas e USB (sindicatos de base), Sfruttazero Bari, y Nardò (Diritti a Sud), Comité No Tap, Giovanni Seclì del Forum Ambiente y Salud de Lecce para el Comité No-Triv, Cooperativa Social Made in dignity, Sud Sud Comercio equo e solidario, Mujmunè (asociación cultural y de promoción social de Leverano/Lecce), Cianfrusoteca (cooperativa de recuperación de objetos y vestidos usados para intercambiarlos) Anpi Lecce (Asociación Nacional Partisanos de Italia), La Casa de las Mujeres de Lecce, Arci Lecce, Ross@ Puglia, Fórum de las Mujeres Latino América, Red Territorial de los Conflictos, Universidad Popular Asylum, Casa de la Agricultura Tullia e Gino, Laboratorio Omar Moheissi (asociación cultural y de promoción social).

Numerosos alcaldes y concejales de las municipalidades del territorio se han sumado a la jornada de solidaridad: Copertino, Melpignano, Galatina, Salice Salentino, Zollino y Poggiardo, entregaron a la representación de la Misión Diplomática venezolana en Italia, documentos de apoyo a este evento y a la Revolución bolivariana, en aras de fortalecer las relaciones de estas localidades italianas y nuestro país y activar mecanismos de cooperación en diferentes áreas de interés.

La Misión Diplomática venezolana en Italia, agradeció a través de los saludos del embajador Isaías Rodríguez, la infinita solidaridad de los jóvenes italianos y de las distintas asociaciones y partidos que se dieron cita en este encuentro y sobretodo del apoyo irrestricto hacia el gobierno y el pueblo venezolano.

Participaron la embajadora venezolana en Bulgaria Orietta Caponi, el profesor Juan Miguel Díaz de la universidad Lomosof de Moscú y del Instituto Pedro Gual, el sacerdote Miguel Matos, ex maestro de novicios jesuitas en Venezuela, los profesores de la Universidad de Lecce Michele Carducci y Fabio De Nardi, entre otros.

Entre los académicos participantes, el constitucionalista y profesor de la universidad de Lecce Michele Carducci denunció: “Los Estados Unidos de Norteamérica aniquilan también nuestra subjetividad” explicando exhaustivamente las estrategias del “golpe suave”, que caracterizan los nuevos procesos de desestabilización imperialista de la América Latina.

Por su parte, el jesuita venezolano Miguel Matos, testimonió “el compromiso de la iglesia de base, que ayer como hoy, no tiene miedo de caminar al lado del socialismo”.

Desde Venezuela, el agro-ecólogo Miguel Ángel Núñez intervino telefónicamente, denunciado ante todo las nuevas maniobras de la derecha venezolana para el 19 de abril, día internacional de solidaridad con la revolución bolivariana. Intervinieron telefónicamente también los embajadores de Venezuela en Francia, Héctor Michel Mujica y en Etiopia, Luis Mariano Joubert Mata.

En la Declaración Final de este IV Encuentro, fue denunciada la renovación de sanciones, por parte de los Estados Unidos de Norteamérica por considerar a Venezuela “una amenaza para la seguridad de ese país”. Los movimientos y asociaciones presentes firmaron en apoyo irrestricto al país suramericano y refirieron que la única amenaza es un país que busca la cooperación solidaridad con todos los pueblos del mundo.

El IV Encuentro de Solidaridad Italiana con la Revolución Bolivariana, es la consecución de una serie de encuentros realizados cada seis meses desde el 2014. Constituyen un laboratorio de participación y debate. El próximo evento pautado para octubre de 2016 se llevará a cabo en la capital italiana, Roma. Los pasados encuentros han sido realizados en las ciudades italianas de Ravenna (octubre de 2015), Nápoles (abril de 2015), Roma (junio de 2014). Embajada.

Fotogalería:

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Mensaje del MdM “Zetkin” para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Elena Linarez
Movimiento de Mujeres “Clara Zetkin” Venezuela

Queridas compañeras de la Red Italiana de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de Venezuela y apreciadas compañeras de Awmr Italia, desde el Movimiento de Mujeres “Clara Zetkin” Venezuela, queremos agradecer profundamente esta actividad de solidaridad con el pueblo y el gobierno Bolivariano.

En momentos muy difíciles para nuestra Patria, que es conocida la sistemática intención del gobierno de los EE.UU de crear un expediente internacional contra Venezuela y el derecho soberano de nuestro pueblo a seguir impulsando su proceso bolivariano de cambio, para lo cual utiliza calificaciones de impacto mediático y ficticias acusaciones como: “situación de erosión de derechos humanos por parte del Gobierno de Venezuela, la persecución de la oposición política, la reducción de libertades de prensa, el uso de violencia y la violación de derechos humanos y abusos en respuesta a protestas antigubernamentales, los arrestos arbitrarios y detención de protestantes antigubernamentales.” En consecuencia, con esta política los círculos oligárquicos ultraderechistas venezolanos han trazado la llamada “Hoja de Ruta”, la cual declara la guerra abierta contra el gobierno, el pueblo y el proceso bolivariano de Venezuela.

Esta actividad de solidaridad con el pueblo y el gobierno Bolivariano. Amigas, compañeras, compatriotas y camaradas llamamos a la solidaridad internacional y la amistad entre los pueblos, que evite las guerras impuestas y las provocaciones e injerencias que atentan contra la soberanía y la Paz de nuestros pueblos, que a través de sus sectores más reaccionarios de sus clases dominantes, mueve el imperialismo.

“La Solidaridad es la ternura de los pueblos” José Martí

¡NI DERROTA, NI CLAUDICACIÓN!
¡APLASTEMOS LA CONSPIRACIÓN!
¡VIVAN LAS MUJERES DEL MUNDO¡

Mensaje de la FDIM para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Márcia Campos
Presidenta de la FDIM

La FDIM viene felicitarlas por la realización del Cuarto Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana de Venezuela, celebrado en la Ciudad de Lecce (en La Región Sureña Salentina).

Deseo mucho éxito al debate que usted van realizar en esta reunión. Con gran alegría, si se me permite, quiero afirmar la importancia de la celebración de esta reunión en el período que celebramos el 70 aniversario de la FDIM y preparamos el XVI Congreso de la FDIM del 15 al 18 de septiembre de 2016 en Bogotá en Colombia.

Compañeras este Encuentro tiene lugar en un momento muy importante en que las mujeres de todas las partes del mundo se unen en la lucha contra el imperialismo, que aumenta su agresividad, agrava su autoritarismo sin límites, incita a su carácter fascista con su feroz política belicista a favor de sus monopolios privados y las mujeres guerreras en todo el mundo construyen una barrera de fuego que une a los hombres y mujeres para detener sus pasos. FDIM siempre estará contra la agresión y presiones imperialistas contra las naciones.

En la Venezuela no es diferente y allí, las mujeres y el pueblo se unen en defensa del Gobierno Bolivariano, gran patrimonio heredado de lo siempre presente el presidente Hugo Chávez. Al lado del presidente Nicolás Maduro, en la Venezuela los hombres y las mujeres se unen a ltodos los demócratas en el mundo para detener la agresión imperialista contra ese país soberano y libre, de personas valientes y destemidas. Felicitamos la definicion de El Salento como el sitio donde se celebra ese Encuentro.

Es una homenaje a todos los venezuelanos que luchan por mantener la Patria Socialista, la Venezuela, la Pátria de los Trabajadores y Las Trabajadoras. El Salento es una tierra rica en experiencias de luchas campesinas y populares. Las raíces de los olivos de esta tierra, radican en la historia de la Magna Grecia. La lucha por la defensa de los territorios contra el asalto de las multinacionales y el parasitismo financiero, a favor de la protección del medio ambiente, es la misma lucha que están enfrentando las mujeres y el pueblo de Venezuela y su gobierno bolivariano, contra la guerra económica desatada por el imperialismo estadounidense.

Reconociéndonos en los valores de la lucha contra los fascistas, imperialistas, racistas, sexistas, y de la lucha de liberación de las mujeres y de los pueblos, del ecosocialismo para la construcción de un mundo de paz y justicia social, la FDIM participa de la realización del Cuarto Encuentro Italiano de la Solidaridad con la Revolución Bolivariana.

Con nuestro compromiso con la causa de la libertad de Venezuela y de todas las mujeres emancipadas de la tierra de Bolívar, dedicamos a la victoria en esta lucha, que nos une a todos y todas, lo debate que haremos sobre La Participación de las Mujeres en el Proceso revolucionario.

Viva las mujeres y lo pueblo revolucionário de la Venezuela!

Viva las mujeres y lo pueblo de Italia!
Viva La Venezuela Libre!
Viva la FDIM!

Saludos fraternos!

Mensaje del PRC para el IV Encuentro “Caracas ChiAma”

por Marco Consolo
Resp. Dep. América Latina
PRC-IE

Roma 10-4-2016

Queridas compañeras y queridos compañeros,

el Partido de la Refundación Comunista- Izquierda Europea envía su saludo a los participantes en el “Cuarto encuentro de solidaridad con la revolución bolivariana” (Lecce 15-17 de Abril) y a los representantes diplomáticos presentes.
En estos años hemos sido testigos de la brutal contraofensiva imperialista en contra de la experiencia bolivariana y en contra de todos los procesos de transformación de América Latina. Una ofensiva concertada con la derecha internacional y con los grandes medios de comunicaciòn, que conspiran con el odio y la mentira. 

Una vez más, en la generosa y sufrida Patria Grande, se vive un amplio y  brutal despliegue de las fuerzas de la reacción interna e internacional (hoy en dia acompañadas por sectores de la “social-democracia”) en contra de la voluntad de liberación de los pueblos.

No obstante, en estos años el pueblo venezolano ha sabido resistir y avanzar en la construcción de una patria soberana, una sociedad más justa e igualitaria,  basada en una verdadera democracia “participativa y protagónica”, hacia el socialismo del siglo XXI.

Con las enseñanzas del Comandante Hugo Chávez Frías, el Venezuela bolivariano ha sido un ejemplo para el mundo, marcando el comienzo de una nueva epoca de transformaciones en América Latina y en el Caribe.

Pero hoy en día no hay lugar para el triunfalismo: la historia nos enseña que donde hay revolución, siempre habrá contrarrevolución.

Hoy en día la situación es ciertamente más difícil en todo el continente: en Argentina con el gobierno de Macri, en Brasil sometido a una estrategia de “golpe institucional” con los antecedentes de Honduras y Paraguay, en Ecuador y Bolivia, donde no se detiene la estrategia contrarrevolucionaria. 

Y también en Venezuela, con la derrota electoral de las fuerzas del Polo Patriótico, y el Parlamento con mayoria opositora. En estos años hemos sido testigos de “guarimbas”, sabotajes, asesinatos selectivos de líderes revolucionarios y periodistas de medios de comunicación populares, de ataques mediaticos, mientras continúa la guerra económica y diplomática contra el gobierno de Nicolás Maduro. Hace poco dias la administración de Obama extendiò el infame (y ridículo) decreto que define a Venezuela como una “amenaza inusual y extraordinaria a la seguridad nacional y a la política exterior de Estados Unidos” y declara una “emergencia nacional para hacer frente a esta amenaza”. Una extensión que permite el mantenimiento de sanciones por parte de los EE.UU..

No nos corresponde a nosotros decir a los revolucionarios venezuelanos que tienen que hacer.

Nuestra tarea es acompañar de manera inteligente las fuerzas que están apostando en un proceso revolucionario genuino, y evitar el sectarismo y las palabras vacías y minoritarias.

Hoy nuestra tarea internacionalista es ampliar las bases de la solidaridad con el proceso bolivariano, para fortalecer un programa conjunto entre los dos lados del océano, aprender de los errores para poderlos corregir, incluso con nuestro “golpe de timón”.

Nos corresponde saber inventar de manera creativa nuevos instrumentos para profundizar las relaciones con las fuerzas sinceramente revolucionarias de la República Bolivariana de Venezuela. La consigna del maestro Simón Rodríguez “O inventamos o erramos” es mas vigente que nunca.

Por esos motivos, compartiendo el objectivo bolivariano de querer alcanzar “la mayor suma de felicidad posible para el pueblo”, el Partido de la Refundación Comunista reitera su solidaridad con el proceso bolivariano, para defender de manera coherente las conquistas alcanzadas.

Con la esperanza de que este encuentro pueda contribuir a la causa común de la liberación de los pueblos y del socialismo, les enviamos nuestros más calidos deseos de buen trabajo!
___

Roma 10-4-2016

Care compagne e cari compagni,

con queste righe il Partito della Rifondazione Comunista– Sinistra Europea invia la sua adesione ed il suo saluto ai partecipanti al “Quarto incontro di solidarietà con la rivoluzione bolivariana” (Lecce 15-17 Aprile), tra cui i rappresentanti diplomatici presenti.

In questi anni siamo stati testimoni della brutale contro-offensiva imperialista nei confronti dell’esperienza bolivariana e di tutti i processi di trasformazione dell’America Latina. Un’offensiva concertata con la destra internazionale e con i grandi mezzi di comunicazione, che cospirano con l’odio e la menzogna.        

Ancora una volta, nella generosa e sofferta Patria Grande, si vive un amplio e brutale spiegamento delle forze della reazione interna e internazionale (oggi accompagnate da settori della “social-democrazia”) contro la volontà di liberazione dei popoli.

Ciò nonostante, in questi anni il popolo venezuelano ha saputo resistere ed avanzare nella costruzione di una patria sovrana, una società più giusta ed egualitaria,  basata su una vera democrazia “partecipativa e protagonica”, verso il socialismo del XXI° secolo.

Con l’insegnamento del Comandante Hugo Chávez Frías, il Venezuela bolivariano è stata un esempio per il mondo, inaugurando la nuova epoca di trasformazioni in America Latina e nei Caraibi.

Ma oggi non c’è spazio per il trionfalismo: la storia ci insegna che dove c’è rivoluzione, ci sarà sempre contro-rivoluzione.

Oggi la situazione è certamente più difficile in tutto il continente, in Argentina col governo Macri, nel Brasile sottoposto ad una strategia di “golpe istituzionale” con i precedenti di Honduras e Paraguay, in Ecuador e Bolivia dove non si ferma la strategia contro-rivoluzionaria.

Ed anche in Venezuela, con la sconfitta elettorale delle forze del Polo Patriottico, ed il Parlamento in mano all’opposizione. In questi anni siamo stati testimoni di “guarimbas”, sabotaggi, omicidi selettivi di dirigenti popolari e giornalisti, attacchi mediatici, mentre continua la guerra economica e diplomatica contro il governo di Nicolás Maduro. È di qualche giorno fa la proroga da parte dell’amministrazione Obama dell’infame (e ridicolo) decreto che dichiara il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera statunitense dichiarando una “emergenza nazionale per affrontare questa minaccia”.  Una proroga che permette il mantenimento delle sanzioni da parte statunitense.

Non sta a noi dire ai rivoluzionari venezuelani cosa fare.

Il nostro compito è quello di accompagnare in maniera intelligente le forze che scommettono su un genuino processo rivoluzionario, rifuggendo dal settarismo e dalle chiacchiere vuote e minoritarie.

Oggi il nostro compito internazionalista è quello di allargare le basi della solidarietà con il processo bolivariano, di rafforzare un programma comune tra le due sponde dell’oceano, di apprendere dagli errori per poterli correggere anche con un nostro “golpe de timón”.

Ci corrisponde saper inventare in maniera creativa nuovi strumenti per approfondire i legami con le forze sinceramente rivoluzionarie della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La massima del maestro Simón Rodríguez “O inventamos o erramos” è più attuale che mai.

Per questo, condividendo l’obiettivo bolivariano di voler “raggiungere la maggiore somma di felicità possibile per il popolo”, il Partito della Rifondazione Comunista, ribadisce la sua solidarietà con il processo bolivariano, a coerente difesa delle conquiste raggiunte.

Con la speranza che questo incontro possa contribuire alla causa comune della liberazione dei popoli e del socialismo, vi inviamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro !

Marco Consolo

                                                                           Resp. Dip. America Latina

                                                                           PRC-SE

 

Mensaje del Circulo Bolivariano “Louis Riel” de Canada

por CIRCULO BOLIVARIANO LOUIS RIEL, TORONTO
Maria Páez Victor y Beatriz Santiago, Voceras

El Círculo Bolivariano Louis Riel de Toronto, Canadá le envia un saludo muy afectuoso de hermandad a los integrantes del IV Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolucion Bolivariana.

Les agradecemos profundamente su solidaridad en especial en estos momentos en que la Revolución Bolivariana es atacada con un “golpe suave” económico, psicológico, paramilitar y mediático. El golpe del 2002 no se ha acabado, se ha disfrazado y sigue tratando de desestabilizar el gobierno del Presidente Maduro.

Pero el pueblo es un pueblo organizado en movimientos sociales, en consejos comunales, en comunas, en milicias populares y en círculos bolivarianos; un pueblo consciente, educado y perspicaz.

No dejara de luchar por los derechos que tanto le ha costado establecer. Asi que la revolución cuenta con dos grandes defensas: su pueblo y el apoyo internacional solidario!

Reciban un gran abrazo bolivariano y seguimos juntos en la lucha!

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