Ucraina: manifestazioni, scioperi e scontri in piazza

a cura di Enrico Vigna, 17 luglio 2018
SOS Ucraina resistente/civg

Guidati dai minatori, pensionati, reduci della guerra in Afghanistan, familiari dell’Associazione vittime di Chernobyl, protestano davanti al Parlamento di Kiev

Con una manifestazione di piazza guidata dai minatori, pensionati, reduci afgani e familiari delle vittime di Chernobyl sono scesi in piazza per protestare contro le misure economiche adottate dal governo ucraino, per annullare i provvedimenti che colpiscono in particolare l’industria del carbone, già in crisi profonda con la guerra nel Donbass, e contro le intenzioni delle autorità di chiudere numerose miniere, attualmente sono ancora circa 30.

Mikhail Volynets capo del Sindacato indipendente dei minatori ucraini, ha tenuto un comizio minacciando azioni sempre più dure se non verranno accettate le richieste dei lavoratori. “…I minatori di tutta l’Ucraina sono venuti a Kiev, ci siamo riuniti qui davanti alle mura della Verkhovna Rada dell’Ucraina per denunciare la sempre più critica situazione che si è sviluppata nel settore del carbone statale. Il debito dell’industria statale dell’energia comprendente il credito dei minatori delle miniere di carbone statali, è di 761,1 milioni di grivne (circa 28,9 milioni di dollari, ndt).

I manifestanti con dei picchetti hanno bloccato tutti gli ingressi e le uscite del Parlamento ucraino per ottenere un incontro con esponenti governativi.

La polizia indossava giubbotti antiproiettile mentre il servizio d’ordine dei minatori conteneva la rabbia dei dimostranti, che intendevano attaccare il palazzo, ma alcuni scontri nei dintorni della Rada sono comunque avvenuti.

La vice presidente del parlamento, Irina Gerashchenko, è uscito per parlare coi manifestanti ma è stata subissata da fischi e ingiurie; per placare la folla ha promesso di preparare un incontro di una rappresentanza dei dimostranti con esponenti della Verkhovna Rada.

“Tu parli e prometti, mentre qui i lavoratori e i cittadini sono gonfi di gas lacrimogeni… ci state avvelenando senza motivo. Fai uscire Paruby (il presidente del parlamento) adesso…”, urlavano dalla piazza.

Il deputato Andrey Nemirovsky uscito per incontrare i manifestanti è dovuto rientrare nel palazzo, invitando Paruby a uscire perché il clima in piazza era infuocato.

I dimostranti hanno ribadito la richiesta di indirizzare 6 miliardi di grivna per lo sviluppo dell’industria mineraria, di abolire la monetizzazione delle prestazioni, aumentare l’importo delle indennità e saldare gli arretrati degli stipendi.

Il Ministero dell’Energia dell’Ucraina ha dichiarato che i minatori devono smettere con le proteste che hanno solo lo scopo di attirare l’attenzione sul problema degli stipendi in ritardo.

Dallo scorso anno a oggi, ci sono state numerose proteste e scioperi dei minatori, dai minatori della miniera Kapustin, che per alcuni giorni si erano rifiutati di risalire in superficie, chiedendo il pagamento dei salari arretrati. A quelli della miniera di “Novodruzhesk”. Nonostante incontri e promesse con il Ministro dell’Energia e dell’Industria del carbone dell’Ucraina Igor Nasalik, il problema è rimasto irrisolto.

Il 22 maggio c’è stata a Kiev una conferenza stampa di attivisti sindacali, dal titolo: “Lo sciopero seguendo le regole, che ha provocato la paralisi della rete ferroviaria Ucraina, Ukrzaliznytsia”.

Nelle relazioni tra cui quella del presidente del Sindacato Indipendente dei Minatori di Ucraina e della Confederazione dei Sindacati Liberi di Ucraina, Mikhail Volynets, si è fatto il punto sui risultati dello sciopero ferroviario ad oltranza che c’è stato in Ucraina, durato otto giorni.

Lo sciopero partito dal deposito della città di Kremenchug il 14 maggio scorso, ha man mano coinvolto nella protesta, macchinisti dei depositi locomotive in diverse parti del paese: Kiev, Poltava, Zaporozhye, Lvov, Krivoy Rog, Sinelnikovo, Mironovka, Korosten. La richiesta è stata di maggior sicurezza nelle condizioni di lavoro e aumenti salariali.

Nel KSPU ( Sindacato Indipendente) hanno optato per uno “sciopero italiano”, così viene definito il tipo di sciopero, quando i lavoratori assunti seguono scrupolosamente tutte le regole e le istruzioni di legge e contrattuali relative alle norme del lavoro. Questo rallenta in modo significativo il processo di produzione, e lo sciopero “italiano” nelle ferrovie ha provocato la paralisi del lavoro di molte aziende che dipendono in maniera basilare dalle comunicazioni ferroviarie.

Questo è esattamente quello che è successo in una delle più grandi imprese ucraine la PJSC “ArcelorMittal di Kryviy Rih”, la più grande azienda siderurgica ucraina. Dato che l’intero ciclo di produzione, dal ricevimento delle materie prime alla distribuzione all’esterno dei prodotti finiti, a seguito degli scioperi si è fermato, nell’impianto metallurgico si è creato un vero e proprio panico. Il giornale filo-governativo “Nuovo tempo” ha denunciato questo tipo di proteste: “…Già ora si può sostenere che gli scioperi dei lavoratori delle ferrovie, porteranno a conseguenze estremamente negative nel paese. Anche senza prendere in considerazione la minaccia grave di un disastro causato dagli scioperanti nelle grandi imprese metallurgiche del paese, l’azione dei lavoratori delle ferrovie ridurrà le entrate in valuta estera in Ucraina che interesseranno la grivna e l’intera economia… “, ha scritto con inquietudine per gli eventi accaduti.

Anche il presidente dell’Associazione degli industriali “Ukrmetallurgprom” Alexander Kalenkov, ha lanciato l’allarme: “… In soli quattro giorni non abbiamo potuto caricare 126 mila tonnellate di prodotti. Per un mese si può calcolare un danno di 85-90 milioni di dollari. In questi giorni abbiamo perso un terzo delle esportazioni di tutto il minerale di ferro dall’Ucraina. Circa il 20-25% del deficit del commercio estero dell’Ucraina, che ora è in rosso per 400 milioni dollari, si è lamentato con forte preoccupazione…”.

Ovviamente egli ha anche evidenziato che la protesta dei lavoratori sono nell’interesse del Cremlino: “… possiamo già dire che lo sciopero dei ferrovieri porterà a conseguenze estremamente negative… Se la situazione persisterà l’industria metallurgica semplicemente perderà i suoi mercati esteri, che si rivolgeranno, prima di tutto, alle società russe… “.

Il 21 maggio è stato annunciato la fine dello sciopero. I lavoratori hanno raggiunto alcuni degli obiettivi, il che ha consentito la ripresa della produzione nel cuore delle industrie.

Ma altri lavoratori associati alla Confederazione dei Sindacati Liberi dell’Ucraina continuano altre azioni di protesta, come ha detto Mikhail Volynets. Il KSPU sottolinea che le azioni e le richieste dei lavoratori sono assolutamente legali e intendono “italianizzarsi” fino alla piena soddisfazione delle loro richieste.

Gli scioperi sono comuni in Europa, ma non in Ucraina, dove il movimento sindacale negli ultimi anni è stato calpestato e criminalizzato, così come ogni protesta sociale repressa, accusandola di essere diretta dalla Russia. Invece questo nuovo tipo di protesta, lo “sciopero italiano”, ha incrinato la dura repressione mostrando la realtà della situazione sociale dei lavoratori e della popolazione.

Inoltre, questo tipo di sciopero è particolarmente indicato da organizzare nelle piccole e più deboli realtà, quando le norme del diritto del lavoro prescritte ufficialmente non sono quasi mai osservate nel concreto del processo di produzione. Non sorprende che la classe dirigente dell’Ucraina cerca di screditare gli scioperi attraverso i media locali tutti controllati, mentre intimidisce i sindacalisti e i lavoratori minacciando rappresaglie, richiedendo agli scioperanti certificazioni particolari, sospensioni e altre sanzioni.

La ripresa e la presenza di organizzazioni di massa dei lavoratori organizzati, è un presupposto imprescindibile per la ripresa sociale, economica e politica del paese.

Sindacati attivi e legati ai lavoratori, potranno non solo arginare gli aumenti vertiginosi di prezzi, servizi e tariffe, ma anche impedire la distruzione delle imprese che sono state liquidate o smantellate in seguito ai risultati di Euromaidan.

Potrebbero ridare una speranza nel futuro a milioni di onesti cittadini ucraini, lavoratori, giovani, pensionati, attraverso il raggiungimento di un livello normale di vita, riconquistando servizi sociali e salari più alti, che ora sono al livello di indigenza, ma anche una resistenza popolare a questi governi golpisti e illegali.

Dopo il golpe di “Euromaidan” e tutto ciò che ne è conseguito, questo paese potrà trovare una via di ripresa e di sviluppo solo quando i diritti e gli interessi dei lavoratori e della gente comune, saranno non più calpestati ma rispettati. Forse allora anche scenari di pace relativi al conflitto nel Donbass potranno essere all’orizzonte.

Chissà che questa esperienza di lotta dei ferrovieri ucraini, utilizzando lo “sciopero italiano”, contribuisca a sperare, che un giorno tutto questo, sarà possibile in Ucraina… almeno di questo, nel nostro paese potremmo essere orgogliosi.

Fonti: RIA Novosti. Volyntsa. Nabat TV

Ucraina: muore Igor Astakhof prigioniero politico antifascista

Ucraina: gli antifascisti “uccisi” dal carceredi Enrico Vigna

28 aprile 2016.- Igor Astakhov, prigioniero politico e attivista antifascista di Odessa, è morto in carcere, ucciso dalla mancanza di cure delle autorità ucraine.                  

Nella tarda serata del 23 aprile 2016 è morto nel carcere di Odessa il prigioniero politico Igor Astakhov, ucciso dalla illegalità e dalla mancanza di cure, oltreché per le torture e violenze subite in detenzione. Il cuore malato dell’uomo si è fermato. Era il giorno del suo compleanno.

Il regime di Kiev ha comunicato che “è morto per insufficienza cardiaca“.

Igor Astakhov era nato 48 anni fa, era stato arrestato il 20 gennaio 2015, accusato per i fatti del 2 maggio ad Odessa; era stato accusato per il sospetto coinvolgimento nell’uccisione di un noto esponente neonazista dei Battaglioni ATO, Yanu Shishman, e delle sue due guardie del corpo.                                                                                           
Secondo le informazioni disponibili e i documenti video e fotografici, Shishman era uno dei capi dell’assalto neonazista alla Casa del Sindacati, dove il 2 maggio furono assassinate 48 persone e oltre 200 rimasero mutilate e ferite; questi era uno di quelli che lanciarono le molotov alla Casa dei Sindacati a Odessa il 2 maggio, e che avevano personalmente bruciato persone lì rifugiate.

Astakhov era stato accusato sulla base del codice penale ucraino, dell’articolo 115 parte 2: uccisione di diverse persone; dell’articolo 263 parte 1: possesso illegale di armi e dell’articolo 294: parte 2, partecipazione a disordini di massa il 2 maggio. Egli fin dall’inizio era stato membro attivo delle milizie di autodifesa popolare contro i nazisti di Odessa e contro il golpe di EuroMaidan. Un vero patriota ucraino antifascista, come si definiva.

Il suo avvocato in questi sedici mesi ha denunciato e documentato le orribili torture e violenze a cui è stato sottoposto, non solo all’inizio della detenzione, ma anche pochi mesi fa.                                                         

Astakhov a partire dal primo giorno della sua detenzione è stato sottoposto a torture terribili. Ogni giorno è stato sottoposto a metodi illegali di interrogatorio. E ‘stato picchiato, torturato con scosse elettriche, unghie strappate, dita schiacciate, costole rotte, chiedendogli di ammettere le accuse e deporre contro i suoi compagni. Igor aveva una valvola artificiale nel cuore e dopo le torture stava sempre peggio, di recente aveva avuto un attacco di cuore e la richiesta di chiamare un medico non aveva avuto risposta“, ha denunciato il suo avvocato. 

Persino la sua famiglia poteva incontrarlo solo saltuariamente e solo a molti mesi dal suo arresto. 

Anche le continue richieste di maggiori cure e assistenza sono state negate, tutte cadute in un letale silenzio. Tutto Invano. Attese, rinvii e tutto è rimaso in attesa, mese dopo mese, anno dopo anno. Hanno aspettato e sperato: ma la Giunta di Kiev è sorda ai diritti umani ed alla legalità internazionale.

I suoi avvocati hanno anche coinvolto le parti che partecipano agli “Accordi di Minsk”, Ucraina, Russia, Bielorussia, L/DNR, UE, fornendo le documentazioni relative alle bestiali violenze e torture a cui era sottoposto e chiedendo che fosse incluso negli scambi di prigionieri di guerra tra le parti.

Igor Astakhov non tornerà più, né dalla sua famiglia, né tra il suo popolo, in nome del quale ha donato la vita. Uomo buono, altruista, che secondo le testimonianze degli altri prigionieri usciti dal carcere, anche nel buio delle segrete del regime di Kiev riusciva a contribuire a mantenere alto il morale dei prigionieri politici e di guerra.

Ad Memoriam Igor Astakhov!

 

“Da sotto la copertura delle tenebre della notte

Dal buco nero dei terribili tormenti

Ringrazio tutti gli dèi

Per il mio spirito inviolato.

Ed io, caduto nella morsa della disgrazia

Non ho tremato e non ho gemuto

E sotto i colpi del destino

Sono stato ferito, ma non sono caduto.

Passa un sentiero tra il male e le lacrime

Anche se la strada da fare non è chiara

Di difficoltà e disgrazie

Io, come prima, non ho paura.

Non importa che la porta è stretta

Il pericolo non mi spaventa

Io sono padrone del mio destino

Io sono capitano della mia anima”

Igor Astakhov

 

“E  sorridendomi mi spezzavano le ali

La mia voce rauca a volte sembrava un ululato.

Io diventavo muto dal dolore e dalla fiacchezza

E solo sussurravo: Grazie che sono vivo”

Igor Astakhov

“IN MEMORIA DI IGOR ASTAKHOV ucciso nel carcere di ODESSA il 23 aprile 2016 giorno del suo ultimo compleanno”                          

– di Sergey Barkovskii
Volontariamente ho messo la testa sul ceppo,
Non aspettare!, No, no, io voglio metterla !
Io, combattente antifascista Igor Astakhov,
Io disprezzo le autorità di Kiev,
Forza, cattiveria, meschinità, l’inganno
regnano in Ucraina!

“Così ho deciso: non starò in silenzio!
Ma la mia lotta non sarà un mistero.
Ho combattuto per la libertà, con volontà,
Ho cercato di spazzare tutto lo sporco.
E il giorno della battaglia di Kulikovo
Ho camminato eretto  e apertamente!
C’erano canaglie
Con tante forze,
La povertà morale galoppa furiosamente.
Negli ultimi due anni, questi idioti
Volevano insegnami ad “amare la patria!”
Sono in carcere sotto tortura, ma non mi arrendo,
Nessuno che ha donato agli altri, può angosciarsi per la sua lotta.
Pur in un orrore misterioso, non mi spezzano,
E io continuo a combattere fino alla morte!
E ora, in piedi sul bordo della tomba,
Alla fine dei miei giorni di vita,
Chiedo a Dio di dare ancora più forza
No, non a me, ma alla mia Patria!
L’oscurità scomparirà. Nella nostra casa la luce vincerà!

Tornerà il paese in cui regna la felicità.
Per i nazisti sarà finita
Allora l’Ucraina rinascerà!”

 

 

Esprimendo le nostre condoglianze alla famiglia, agli amici, ai suoi compagni di lotta, riteniamo che la cosa più importante da fare è mantenere vivo il suo ricordo con un impegno attento alla sorte degli altri prigionieri politici e di guerra, contro l’illegalità della Giunta Ucraina di Kiev, con la convinzione che:

 NULLA E’ DIMENTICATO. NESSUNO DIMENTICA!

Appello: no al governo nazifascista di Kiev!

di Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista

La corte di Kiev, lo scorso 17 dicembre, ha messo definitivamente al bando il Partito Comunista d’Ucraina (KPU) ed i suoi simboli, interdicendone l’attività politica, per “incitamento all’odio etnico” ed all’“usurpazione dei diritti umani e delle libertà”. Queste accuse demenziali non farebbero che sorridere, se non costituissero il tragico capovolgimento della realtà: da due anni esatti, infatti, sono le forze filoeuropeiste “rivoluzionarie”, attualmente al governo, a tenere sotto il tallone di ferro il popolo ucraino, affamandolo e privandolo dei diritti sociali dietro i diktat del Fmi, a perseguitare gli oppositori politici, i giornalisti, i russofoni e i semplici cittadini sospettati di essere “nemici della nazione”. Questo governo di oligarchi e nazisti riesce a governare soltanto alimentando l’odio antirusso e conducendo una guerra fratricida contro il popolo del Donbass.

Nonostante la stampa nostrana abbia fatto di tutto per far passare un golpe reazionario come “rivoluzione democratica dei giovani per la libertà”, la natura nazista dei “ribelli” di piazza Maidan non ha tardato a rivelarsi: abbiamo visto paramilitari col viso coperto abbattere le statue di Lenin, il partito Svoboda sfilare per le strade d’Ucraina con il ritratto del nazista Stepan Bandera, dirigenti del KPU perseguitati, roghi di libri, sedi di partito bruciate, linciaggi di piazza, sequestri di giornalisti, seviziati e poi uccisi. I pogrom di Odessa e Mariupol ed i bombardamenti col fosforo bianco sugli abitanti inermi di Slaviansk, Lugansk e Donetsk, sono stati il preludio dell’aggressione di Kiev che sinora ha mietuto più di 8000 vittime. Il popolo operaio e antifascista del Donbass resiste nuovamente alla peste bruna, resuscitata dall’imperialismo Usa e Ue, che ha giocato un ruolo determinante nella destabilizzazione dell’Ucraina, dando sostegno politico, finanziario e mediatico ai golpisti.

La messa al bando del Partito Comunista è dunque l’atto finale di una persecuzione politica. Autorizza la repressione di qualsiasi opposizione al governo di Kiev. Allontana sempre più dalla democrazia, dal rispetto dei diritti umani, dalla tolleranza e dalla libertà. Sinora la propaganda della stampa, organica agli interessi imperialisti, ha mostrato una realtà capovolta in cui i nazisti erano i ribelli democratici e le vittime delle persecuzioni i “burattini” nelle mani del “dittatore Putin”. Una certa sinistra italiana, condizionata da questa propaganda, dinnanzi alla repressione, alla guerra e ai crimini di un imperialismo che resuscita la canaglia nazista, è rimasta in silenzio perché “dall’altro lato c’è Putin”, perché in Donbass ci sarebbero delle fantomatiche formazioni fasciste. Ma adesso, dinnanzi alla definitiva messa al bando del KPU ad opera di forze naziste, non ci sono più scuse per non prendere posizione!

Il KPU è una forza democratica e garante della democrazia Ucraina, una forza progressista che rappresenta i lavoratori, una forza erede di quei partigiani che durante la grande guerra patriottica hanno respinto la quinta colonna banderista, quelle SS criminali e genocide assurte ad eroi nazionali dal governo di Kiev. Il KPU e le altre forze comuniste, costituiscono l’unica resistenza alla junta neonazista e all’aggressione imperialista.
In quanto comunisti, quindi progressisti, antifascisti e antimperialisti, riteniamo un pericoloso atto di repressione la messa al bando del KPU e dei nostri simboli. Riteniamo inaccettabile che le forze che si dicono progressiste rimangano in silenzio: non si può più stare a guardare, o antifascisti o con i fascisti di Kiev!

Solidarietà ai compagni di Ucraina e a tutte le forze progressiste perseguitate dal regime di Kiev! Solidarietà al popolo del Donbass, ai minatori, operai e antifascisti che resistono all’aggressione nazista! NO PASARAN!

Comitato Catanese di Solidarietà con l’Ucraina Antifascista
Banda Bassotti
Carovana Antifascista
Comitato Ucraina Antifascista Bologna
Comitato No Guerra No Nato Milano
Comitato Donbass Antinazista Roma
Noi Saremo Tutto
Fronte Popolare
Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista – Palermo

per aderire: ucrainantifascista.ct@gmail.com

Zyuganov sull’Ucraina: «Pesanti conseguenze per l’Europa»

zyuganov-gennady-824.ndi Ghennady Zyuganov | da kprf.ru

Ghennady Zyuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa, commenta l’ondata di omicidi politici che sta travolgendo l’Ucraina

Non passa giorno che nella rassegna delle notizie non ci sia segnalazione di atrocità commesse contro oppositori politici da parte dell’autoproclamato potere di Kiev. Ieri all’ingresso di casa sua è stato ucciso l’organizzatore dell’Antimajdan Oleg Kalashnikov. Oggi è stato assassinato a colpi di arma da fuoco anche l’attivista Oles Busina, noto per il suo atteggiamento critico nei confronti della leadership ucraina. In ragione del deterioramento della situazione socio-economica le autorità marrone-arancio continuano a ripulire il campo politico da coloro che possano offrire un’alternativa  al disastroso corso della giunta filo-americana.

Nello stesso tempo, con questo regime Poroshenko continua a distruggere ciò che rimane dei diritti e delle libertà democratici in Ucraina. Oggi a Odessa è stata brutalmente sciolta una manifestazione pacifica per la fine dell’operazione punitiva nel Donbass e per l’attribuzione dell’autonomia economica alla regione (status di “porto franco”). Sono state arrestate 53 persone solo perché hanno osato innalzare nella manifestazione le bandiere rosse nell’Ucraina degli eredi di Bandera.

Ancora peggio si presenta la situazione della libertà di parola. Per la prima volta nella sua storia, l’Ucraina è diventata il paese più pericoloso al mondo per i rappresentanti dei media: l’anno scorso il numero di giornalisti uccisi è aumentato di quattro volte. Spesso i collaboratori dei mezzi di  informazione di massa sono vittime non accidentali della guerra civile che continua nel Donbass, e un bersaglio per coloro che mentre dichiarano continuamente il loro attaccamento ai valori europei, continuano a trasformare il paese in una nuova Somalia.

In realtà, il passaggio definitivo dell’Ucraina dal campo del diritti alla “legge della giungla” non solo è sostenuto dalla stragrande maggioranza dei politicanti ucraini e dalla comunità degli esperti in ambito giornalistico, ma anche dai funzionari dell’Unione Europea, che continuano a elogiare i progressi del paese sulla strada della democrazia. Si constata con preoccupazione che gli europei non hanno imparato nulla dalla nostra storia comune. Dovremmo invece sapere tutti bene in che modo sono finiti gli esperimenti con la feccia nazista: nella fossa, che così diligentemente agli ordini dei loro protettori di oltreoceano stanno scavando per la Russia, inevitabilmente cadrà tutta l’Europa, mentre gli USA, standosene ai margini, si fregheranno nuovamente le mani, facendo i calcoli sui profitti ricavati dalla nuova carneficina nel Vecchio Continente.

[Trad. dal russo di Mauro Gemma per Marx21]

Russia: 40000 persone a Mosca per la «Marcia Anti Maidan»

Manifestazione AntiMaidan

foto. Sputnik/Ramil Sitdikov

da mundo.sputniknews.com

«In questi giorni, con i nostri nemici che si mobilitano contro la Russia, invito tutti a stringersi intorno alla figura del Presidente della Russia, come abbiamo già fatto a Sebastopoli e in Crimea in tempi difficili e decisivi», ha dichiarato Alexandr Zaldostanov, uno degli organizzatori dell’evento.

I manifestanti sono scesi in piazza con cartelli e striscioni dove si potevano leggere slogan come «Non perdoneremo la morte dei nostri fratelli», «Oggi Maidan, domani la guerra?» oppure «La Russia è contro Maidan».

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foto: Sputnik/Alexei Filippov

Tanti partecipanti alla manifestazione indossavano il Nastro di S. Giorgio. Alla marcia hanno aderito oltre 100 organizzazioni e movimenti di tutta la Russia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La vittoria nel referendum fortifica i separatisti nell’Ucraina Orientale

di Achille Lollo

CRISI IN UCRAINA — Il referendum nelle regioni di Donetsk e di Lugansk, in aggiunta a quello realizzato in Crimea, disqualifica ancora più il governo interino di Kiev, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 25 maggio.

Nelle regioni di Donetsk e di Lugansk, vale a dire in tutto l’est dell’Ucraina, il referendum a favore della separazione di Kiev è stato realizzato con successo anche se con una provocazione armata a Mariupumol da parte di un gruppo paramilitare del partito nazionalista “Setor Direita” – che non è riuscita perché la popolazione, anche se disarmata, ha bloccato i facinorosi fascisti fino all’arrivo della polizia.

Praticamente, nessuno credeva che questo referendum riuscisse a essere realizzato pacificamente in città praticamente assediate dalle unità speciali dell’esercito, che il governo di Kiev ha inviato, “con la missione di impedire un referendum che non ha nessuna legittimità giuridica e di finirla con le manifestazioni dei terroristi”.

Nonostante la censura praticata dai giornali di Kiev e dalla campagna di intossicazione della “grande impresa” europea e statunitense, a mezzogiorno del giorno 12, il comitato elettorale della regione di Donetsk (circa 5 milioni di persone) ha informato che avevano votato il 74,87% degli elettori. Di questi, l’89,7% ha optato per la separazione dal governo di Kiev, il 10,9% si sono espressi contro, mentre lo 0,74% hanno annullato il voto.

A Lugansk (circa 3 milioni di abitanti), l’81% sono andati a votare e il 95,98% dei voti sono stati a favore della separazione, mentre appena il 3,1% si è espresso contro.

Tali risultati disilludono gli analisti della Casa Bianca che contavano sul fallimento del referendum, dal momento che lo stesso presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva chiesto ai ribelli di Donetsk e di Lugansk di rimandare il referendum a causa della violenza praticata dai gruppi fascisti e dell’intervento dell’ esercito di Kiev.

Di fatto, dopo il massacro di Odessa – quando 48 militanti separatisti furono bruciati vivi nel palazzo dei Sindacati dove si erano rifugiati in seguito a una violenta manifestazione – in tutte le province dell’est e del sud-est dell’Ucraina, la tensione ha raggiunto livelli altissimi. Forse, è stato a causa di ciò che le popolazioni delle regioni pro-russe hanno deciso di realizzare il referendum, sebbene in condizioni difficili.

Secondo il principale leader politico della regione di Donetsk, Denis Pushilin, “con il referendum, il popolo di Donetsk ha definito la sovranità del nuovo Stato che, in base all’espressione della volontà popolare più che maggioritaria, ha creato la Repubblica Popolare di Donetsk. Così, per ristabilire la giustizia storica, chiediamo al governo russo che consideri l’ipotesi che questa repubblica passi a integrare la Federazione Russa”.

Oltre ad affermare che “il giorno 25 maggio in tutto il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk non si realizzeranno le elezioni presidenziali fissate dal governo di Kiev”, Pushilin ha comunicato anche che “… le autorità della Repubblica Popolare di Donetsk si riservano il diritto di chiedere l’invio di forze di pace nel caso ci sia violenza e uso della forza da parte dell’esercito del governo di Kiev…”.

Dal canto suo, il governatore popolare di Donetsk, Pavel Guborev, ha pubblicato su Facebook che “Igor Strelkov, capo delle forze di auto-difesa pro-russe del Sud-est dell’Ucrania, aveva assunto il carico di comandante delle forze armate popolari, introducendo nuove misure anti-terrorismo, che tutte le unità ribelli in armi dovevano rispettare”.

Da parte loro, i membri del governo della nuova Repubblica Popolare di Lugansk, nonostante la vittoria separatista, hanno offerto un’uscita diplomatica al governo interino di Kiev, proponendo la federalizzazione dell’Ucraina. In questo modo, la crisi politica potrebbe essere controllata, impedendo l’esplosione di una possibile guerra civile nelle regioni orientali.

 

L’intransigenza di Obama

La realizzazione del referendum e la conseguente proclamazione nell’est dell’ Ucraina di due “repubbliche popolari” — che a Washington, Londra e Berlino gli hanno ricordato l’epoca delle differenti repubbliche popolari sostenute dall’URSS — ha acceso ancora di più l’isteria intransigente dei consiglieri della Casa Bianca. Conseguentemente, il presidente Barack Obama è tornato ad attaccare la Russia, dicendo che le rivendicazioni separatiste sono cresciute perché il presidente Putin, in realtà, vuole impadronirsi di gran parte dell’Ucraina.

Obama e i suoi fedeli alleati europei, il britannico Nick Cameron e la tedesca Angela Merkel, ora giocano il ruolo di vittime con lo scopo di convincere l’opinione pubblica mondiale che dietro il movimento separatista ci sarebbero solo gli agenti dei servizi segreti russi e, per questo, gli USA, la NATO e, soprattutto, l’Unione Europea dovrebbero punire il governo della Federazione Russa con nuove sanzioni che, questa volta, dovrebbero attaccare tutta l’economia russa.

È difficile ammettere che i 6 milioni di persone che hanno votato a favore dell’ autonomia e della separazione siano “agenti dei servizi segreti russi”! Tuttavia, la veritàè che le popolazioni dell’est hanno optato per la separazione dopo del colpo di Stato “Euromaidan”, che con la forza dei gruppi paramilitari fascisti e neo-nazisti, ha ricollocato al potere un’oligarchia di destra che era stata sconfitta, elettoralmente, prima nel 2002 e poi nel 2010.

Ma non è stato solo il successo del referendum che ha indispettito Obama e il personale del Dipartimento di Stato. Sono rimasti spaventati con l’incapacità dell’ esercito di Kiev di “liberare” la città di Sloviansk, che è la fortezza politica e militare della ribellione separatista.

Resta il fatto che l’indecisione dei comandanti dell’esercito dell’Ucraina nell’attaccare violentemente le città ribelli – secondo quanto ordinato dal governo interino di Kiev – ha molto a vedere con il rischio di fare vittime tra la popolazione civile che sostiene il movimento separatista. Di fatto, nei primi giorni della cosiddetta “offensiva contro i manifestanti terroristi”, la morte di civili ha provocato rivolte in seno alle unità della polizia anti-sommossa e anche dell’esercito, il che ha obbligato gli ufficiali superiori a rivedere le operazioni contro le città. D’altro canto, i comandanti delle unità che assediano le città ribelli non vogliono che si ripeta il dramma della Crimea, dove interi battaglioni hanno consegnato le armi ai separatisti o hanno disertato in direzione della frontiera russa.

Gas russo: pace o guerra?

Ogni anno, i paesi dell’Unione Europea consumano 462 miliardi di metri cubici di gas e il 30% di questo volume, vale a dire 162,7 miliardi di m.c. sono forniti dall’ impresa statale russa Gazprom, che fa arrivare in Europa circa 80 miliardi di m.c. attraverso i gasdotti che attraversano l’Ucraina. Pertanto, se Obama riesce a convincere i suoi alleati europei ad imporre pesanti sanzioni economiche alla Russia, certamente il governo russo risponderà con il taglio del gas in Europa.

Anche perché in aprile il governo russo ha firmato un accordo con la Cina, che è interessata a comprare tutto il gas che eventualmente i paesi dell’Unione Europea non vogliono più, avendo optato per il gas venduto (a prezzi più alti) dagli USA. Di fatto, a questo scopo, si sta studiando la costruzione di una rete di gasdotti che parte dalla Sibéria e si estende fino al nord della Cina. Frattanto, il possibile taglio del gas russo all’Europa potrà aver luogo non tanto per le sanzioni economiche di Obama che i leaders dell’Unione Europea difficilmente accetteranno, ma a causa dell’arroganza del governo interino di Kiev, che si rifiuta di pagare il debito di 3,5 miliardi di dollari relativo al rifornimento di gas degli anni 2013/2014.

Per questo, il primo ministro russo, Dimitri Medvedev, ha chiesto all’amministratore della Gazprom, Alexiei Miller, di “comunicare al governo de Kiev che, a causa dell’ aumento del debito, la nuova fornitura di gas sarà realizzata solamente mediante il pagamento anticipato fino al giorno 2 giugno. D’altro canto, se il debito non fosse annullato e pagato, la Gazprom dovrebbe chiudere i rubinetti dei gasdotti che attraversano l’Ucraina”.

Una tale misura tocca non solo l’Ucraina, ma anche i paesi europei che hanno sostenuto il colpo di Stato “EuroMaidan”, solamente in base alle relazioni di dipendenza geo-strategica con gli Stati Uniti.

 

Di fatto, la questione del debito è molto complessa, perché la Gazprom, nel 2010, ha ridotto il prezzo da 480 a 268,5 dollari per ogni mille metri cubici, in funzione dell’ accordo Russia-Ucraina che il presidente Viktor Yanukovych ha firmato con Vladimir Putin. Di modo che il governo russo ha informato che il colpo di Stato realizzato contro Yanukovych comprometteva la continuazione di quell’accordo, dal momento che il gas doveva essere pagato integralmente, perché, a partire dal momento della deposizione autoritaria del presidente eletto Viktor Yanukovych terminava anche il prezzo “politico” con il quale la Russia nel passato aveva venduto il gas all’Ucraina.

Il dramma di tutto ciò è che l’FMI depositerà nel Banco Centrale dell’Ucraina 15 miliardi solamente dopo delle riforme (cioè, le privatizzazioni delle industrie statali). Nel frattempo, il Banco Centrale Europeo, che aveva promesso più di 6 miliardi di dollari, sta aspettando i risultati delle elezioni presidenziali del 25 maggio, mentre che la Federal Reserve si è detta contraria all’emissione di un prestito lampo a favore del governo interino dell’Ucraina – triste realtà per il Ministro del Tesoro dell’Ucraina, che ha solo 2,15 miliardi di dollari in cassa per tutto l’anno 2014.

La situazione si fa ancora più triste nel considerare che, alla fine, chi ha sostenuto politicamente la nascita di questo governo interino, cioè la Casa Bianca, dovrebbe sostenere anche le sue obbligazioni finanziarie.

Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia e curatore del programma TV “Quadrante Informativo”.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

Il putsch di Kiev: i lavoratori insorti prendono il potere all’est

di James Petras

07/05/2014- Analisi

Introduzione

Mai prima d’ora, da quando gli USA e l’UE hanno preso in consegna l’Europa orientale, compresi i paesi baltici, la Germania orientale, la Polonia e i Balcani e li hanno convertiti in avamposti militari della NATO e in vassalli economici, le potenze occidentali si erano mosse in modo così aggressivo per impadronirsi di un paese strategico come l’Ucraina, che costituisce una minaccia esistenziale per la Russia.

Fino al 2013, l’Ucraina è stata uno “stato cuscinetto”, fondamentalmente un paese non allineato, con legami economici sia con l’UE che con la Russia. Governata da un regime strettamente legato alle oligarchie europee, israeliane e russe, l’élite politica era il prodotto dello sconvolgimento politico del 2004 (la cosiddetta “Rivoluzione Arancione”), finanziata dagli Stati Uniti. Successivamente, per la maggior parte del decennio, l’Ucraina ha subito un fallimentare esperimento nelle politiche economiche “neo-liberali” sostenute dall’Occidente. Dopo quasi due decenni di penetrazione politica, gli Stati Uniti e l’UE risultavano profondamente radicati nel sistema politico, attraverso i finanziamenti di lunga data delle cosiddette organizzazioni non governative (ONG), dei partiti politici e dei gruppi paramilitari.

La strategia degli Stati Uniti e dell’UE è stata quella di installare un regime flessibile, che avrebbe portato l’Ucraina nel Mercato Comune Europeo e nella NATO come uno stato cliente subordinato. I negoziati tra l’UE e il governo dell’Ucraina procedevano lentamente. Alla fine hanno vacillato a causa delle condizioni onerose richieste dalla UE e delle concessioni economiche più favorevoli, unite ai sussidi, offerti dalla Russia. Non essendo riuscite a negoziare l’annessione dell’Ucraina da parte dell’UE, e non essendo disposte ad attendere le elezioni costituzionali programmate, le potenze della NATO hanno attivato le ​​loro ben finanziate e organizzate ONG, alcuni leaders di clientele politiche e gruppi paramilitari armati, per rovesciare violentemente il governo eletto. Il putsch violento è riuscito e una giunta civile-militare nominata dagli USA ha preso il potere.

La giunta è stata formata con compiacenti “ministri” neo-liberisti e sciovinisti neo-fascisti. I primi sono stati raccolti uno per uno dagli Stati Uniti, per amministrare e rafforzare un nuovo ordine politico ed economico, che prevede la privatizzazione delle imprese e delle risorse pubbliche, la rottura dei legami commerciali e di investimento con la Russia, la cancellazione di un trattato che concede la base navale russa in Crimea e la fine delle esportazioni militari-industriali verso la Russia. I neo-fascisti e i settori della polizia e dell’esercito sono stati nominati in posizioni ministeriali, al fine di reprimere violentemente ogni opposizione pro-democrazia in Occidente e in Oriente. Hanno guidato la repressione dell’opinione pubblica, delle istituzioni e delle pratiche bilingui (russo-ucraino), – trasformando l’opposizione al regime golpista imposto dagli USA e dalla NATO in un’opposizione etnica. Hanno eliminato tutti i titolari di cariche eletti in Occidente e Oriente e legati all’opposizione e nominato governatori locali con un fiat – essenzialmente creando un regime da legge marziale.

 

Gli obiettivi strategici della Giunta NATO

La violenta e altamente pericolosa conquista dell’Ucraina da parte della NATO è stata mossa da diversi obiettivi militari strategici. Tra questi:

1) L’estromissione della Russia dalle sue basi militari in Crimea – con l’obiettivo di trasformarle in basi NATO di fronte alla Russia.

2) La conversione dell’Ucraina in un trampolino di lancio per penetrare la Russia meridionale e il Caucaso; una posizione avanzata per gestire politicamente e supportare i partiti e le ONG liberali pro-NATO dentro la Russia.

3) La disarticolazione di settori chiave dell’industria russa della difesa militare, legata alle fabbriche ucraine, con la fine dell’esportazione di motori e componenti strategiche in Russia.

L’Ucraina era stata a lungo una parte importante del complesso militare-industriale dell’Unione Sovietica. I pianificatori del putsch NATO erano ben consapevoli che un terzo dell’industria della difesa sovietica era rimasto in Ucraina dopo la disgregazione dell’URSS e che il quaranta per cento delle esportazioni dell’Ucraina verso la Russia, fino a poco tempo fa, consisteva di armamenti e dei relativi dispositivi. Più in particolare, l’impianto di motori Sikh nell’Ucraina orientale costruiva la maggior parte dei motori per gli elicotteri militari russi, con ancora un contratto in corso per la fornitura di motori per mille elicotteri d’attacco. Gli strateghi della NATO hanno subito indirizzato i loro tirapiedi politici a Kiev a sospendere tutte le consegne militari alla Russia, tra cui i missili a medio raggio aria-aria, i missili balistici intercontinentali, gli aerei da trasporto e i razzi spaziali (Financial Times, 4/21/14, p3). Gli strateghi militari USA e UE hanno visto nel putsch di Kiev un modo per minare le difese aeree, marittime e di frontiera russe. Il presidente Putin ha avvertito il colpo, ma insiste sul fatto che la Russia sarà in grado di mettere in piedi la produzione interna delle componenti strategiche entro due anni. Ciò significa la perdita di migliaia di posti di lavoro qualificati nelle fabbriche dell’Ucraina orientale.

4) L’accerchiamento militare della Russia con le basi NATO avanzate in Ucraina, che si aggiungono a quelle dal Baltico ai Balcani, dalla Turchia al Caucaso e anche oltre, dalla Georgia verso la Federazione autonoma russa.

L’accerchiamento USA-UE della Russia è designato a bloccare l’accesso russo al Mare del Nord, al Mar Nero e al Mediterraneo. Circondando e confinando la Russia ad una massa terrestre isolata senza “sbocchi al mare”, i costruttori dell’impero USA-UE cercano di limitare il ruolo della Russia come un centro di potere rivale e un possibile contrappeso alle loro ambizioni imperiali in Medio Oriente, in Nord Africa, nel Sud-Ovest dell’Asia e nel Nord Atlantico.

Il putsch ucraino: dall’espansione integrale a quella imperiale

Gli USA e l’UE sono impegnati a distruggere i governi indipendenti, nazionalisti e non allineati in tutto il mondo e a trasformarli in satelliti imperiali con qualsiasi mezzo risulti efficace. Ad esempio, l’attuale invasione mercenaria della Siria, armata dalla NATO, è diretta a rovesciare il governo laico e nazionalista di Assad e a stabilire uno stato vassallo pro-NATO, a prescindere dalle conseguenze sanguinose per le diverse componenti del popolo siriano. L’attacco alla Siria ha molteplici scopi: eliminare un alleato russo e la sua base navale mediterranea; minare un sostenitore della Palestina e un avversario di Israele; circondare la Repubblica Islamica dell’Iran e il potente partito militante libanese Hezbollah e installare nuove basi militari sul suolo siriano.

La conquista dell’Ucraina da parte della NATO ha un effetto moltiplicatore, che mira “verso l’alto”, in direzione della Russia e “verso il basso”, in direzione del Medio Oriente, sulla cui vasta ricchezza petrolifera intende consolidare il controllo.

Le recenti guerre NATO contro alleati russi o partners commerciali confermano questa lettura. In Libia, le politiche non-allineate, indipendenti del regime di Gheddafi si sono distinte per il netto contrasto con i servili satelliti occidentali come Marocco, Egitto e Tunisia. Gheddafi è stato rovesciato e la Libia distrutta tramite un massiccio attacco aereo da parte della NATO. In Egitto, la rivolta popolare di massa anti-Mubarak e l’emergente democrazia sono state sovvertite da un colpo di stato militare e hanno, infine, restituito il paese all’orbita USA-Israele-NATO- sotto un dittatore brutale. Le incursioni armate, affidate dalla NATO all’agente delegato Israele, contro Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano, così come le sanzioni USA-UE contro l’Iran sono tutte dirette contro i potenziali alleati o partners commerciali della Russia.

Gli Stati Uniti si sono mossi a tappe forzate dall’accerchiamento della Russia attraverso “elezioni e liberi mercati” nell’Europa orientale al ruolo crescente della forza militare, degli squadroni della morte, del terrore e delle sanzioni economiche in Ucraina, nel Caucaso, in Medio Oriente e in Asia.

Cambio di regime in Russia: da potere globale a stato vassallo

L’obiettivo strategico di Washington è quello di isolare la Russia dall’esterno, minare la sua capacità militare ed erodere la sua economia, allo scopo di rafforzare quei collaboratori politici ed economici della NATO in Russia – che possano portare alla sua ulteriore frammentazione e farla regredire allo stato di semi-vassallo.

L’obiettivo strategico imperiale è quello di insediare delegati politici neo-liberali nel potere a Mosca, proprio come quelli che sovra-intesero il saccheggio e la distruzione della Russia durante il famigerato decennio di Eltsin. La presa di potere USA-UE in Ucraina è un grande passo in quella direzione.

Valutare l’accerchiamento e la strategia di conquista

Finora, la conquista dell’Ucraina da parte della NATO non ha proceduto come previsto. Prima di tutto, la presa violenta del potere da parte delle élites apertamente pro-NATO e portate a rinnegare i trattati militari stipulati con la Russia sulle basi in Crimea, aveva costretto la Russia a intervenire a sostegno della locale popolazione russa, etnicamente preponderante. A seguito di un referendum libero e aperto, la regione ha aderito alla Federazione Russa e ha assicurato la sua presenza militare strategica.

Mentre la Russia ha mantenuto la sua presenza navale sul Mar Nero, la giunta NATO a Kiev ha scatenato un’offensiva militare su larga scala contro la maggioranza russofona pro-democrazia e anti-golpista nella metà orientale dell’Ucraina, che ha richiesto una forma federale di governo, che rispecchiasse la diversità culturale dell’Ucraina. Gli USA e l’UE hanno promosso una “risposta militare” al dissenso popolare di massa e hanno incoraggiato il regime golpista a eliminare i diritti civili della maggioranza di lingua russa attraverso il terrore neo-nazista e a costringere la popolazione ad accettare governanti regionali nominati dalla giunta, al posto dei leaders da loro eletti. In risposta a questa repressione, sono sorti rapidamente comitati popolari di autodifesa e milizie locali e l’esercito ucraino è stato inizialmente ricacciato indietro, con migliaia di soldati che rifiutavano di sparare sui propri compatrioti in nome del regime filo-occidentale installato a Kiev. Per qualche tempo, la giunta di coalizione neo-liberale-fascista appoggiata dalla NATO ha dovuto fare i conti con la disintegrazione della sua “base di potere”. Allo stesso tempo, gli “aiuti” da parte dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e degli Stati Uniti non sono riusciti a compensare il taglio dei sussidi commerciali ed energetici russi. Su consiglio del direttore della statunitense CIA, Brenner, la Giunta di Kiev ha quindi inviato la sua élite di “forze speciali” addestrate dalla CIA e dall’FBI a realizzare massacri contro i civili pro-democrazia e le milizie popolari. Esse hanno portato in giro teppisti armati per le diverse zone di Odessa, i quali hanno messo in scena un massacro “esemplare”: l’incendio di un’importante sede sindacale della città e la carneficina di 41 persone, per lo più civili disarmati, che erano rimaste intrappolate in un edificio con le uscite bloccate dai neo-nazisti. Tra i morti, molte donne e adolescenti che avevano cercato riparo dai neo-nazisti scatenati. I sopravvissuti sono stati brutalmente picchiati e imprigionati dalla “polizia”, che era stata a guardare passivamente, mentre l’edificio bruciava.

 

Il prossimo crollo della giunta nata col Putsch

La presa del potere di Obama in Ucraina e i suoi sforzi per isolare la Russia hanno provocato una certa opposizione nella UE. Chiaramente, le sanzioni degli Stati Uniti danneggiano le grandi multinazionali europee con profondi legami in Russia. La crescita militare degli Stati Uniti nell’Europa Orientale, nei Balcani e nel Mar Nero aumenta le tensioni e minaccia una conflagrazione militare su vasta scala, mandando a monte importanti contratti economici. Le minacce USA-UE alla frontiera della Russia hanno aumentato il sostegno popolare al Presidente Putin e rafforzato la leadership russa. La presa del potere strategica in Ucraina ha radicalizzato e approfondito la polarizzazione della politica ucraina – tra le forze neo-fasciste e quelle pro-democrazia.

Mentre gli strateghi imperiali stanno estendendo e aumentando il loro rafforzamento militare in Estonia e Polonia e inondando di armi l’Ucraina, tutta la presa del potere poggia su fondamenta politiche ed economiche molto precarie, che potrebbero crollare entro l’anno – in mezzo a una sanguinosa guerra civile/carneficina inter-etnica.

La giunta ucraina ha già perso il controllo politico di oltre un terzo del paese a favore di movimenti pro-democrazia e anti-colpo di stato e a favore delle milizie di auto-difesa. Tagliando le esportazioni strategiche verso la Russia, per servire gli interessi militari statunitensi, l’Ucraina ha perso uno dei suoi mercati più importanti, che non può essere sostituito. Sotto il controllo della NATO, l’Ucraina dovrà acquistare hardware specialistico militare della NATO, il che porterà alla chiusura dei suoi stabilimenti orientati al mercato russo. La perdita del commercio russo sta già portando alla disoccupazione di massa, soprattutto tra i lavoratori industriali specializzati dell’est, che potrebbero essere costretti a emigrare in Russia. Il deficit commerciale in impennata e l’erosione delle entrate statali porterà a un collasso economico totale. In terzo luogo, a seguito della subordinazione della Giunta di Kiev alla NATO, l’Ucraina ha perso miliardi di dollari in energia sovvenzionata dalla Russia. Gli alti costi energetici rendono le industrie ucraine non competitive sui mercati globali. In quarto luogo, allo scopo di garantire i prestiti dell’FMI e dell’UE, la Giunta ha deciso di eliminare i sussidi ai prezzi alimentari ed energetici, colpendo gravemente il reddito delle famiglie e sprofondando i pensionati nella miseria. I fallimenti sono in aumento, mentre le importazioni dall’UE e da altri luoghi de-localizzano le industrie locali precedentemente protette.

Non stanno entrando nuovi investimenti a causa della violenza, dell’instabilità e dei conflitti tra neo-fascisti e neo-liberali all’interno della stessa giunta. Proprio per stabilizzare le operazioni di governo del giorno per giorno, la giunta avrebbe bisogno di un’elargizione di 30 miliardi dollari senza interessi dai suoi padroni della NATO, un importo che non arriverà adesso o nel futuro immediato.

È chiaro che gli “strateghi” della NATO che hanno progettato il putsch stavano pensando solo a indebolire la Russia militarmente e non hanno rivolto nessun pensiero ai costi politici, economici e sociali per sostenere un regime fantoccio a Kiev, quando l’Ucraina era così dipendente dai mercati russi, dai prestiti e dall’energia sovvenzionata. Inoltre, essi sembrano aver trascurato le dinamiche politiche, industriali e agricole delle regioni orientali del paese, prevedibilmente a loro ostili. In alternativa, gli strateghi di Washington potrebbero aver basato i loro calcoli sull’innesco di una deflagrazione stile Jugoslavia, accompagnata da una massiccia pulizia etnica, tra deportazioni di popolazione e massacri. Indifferente ai milioni di vittime civili, Washington considera la sua politica di smantellamento della Jugoslavia, dell’Iraq e della Libia come grandi successi politico-militari.

L’Ucraina quasi sicuramente entrerà in una depressione prolungata e profonda, comportante un precipitoso declino delle sue esportazioni, dell’occupazione e della produzione. Probabilmente, il collasso economico porterà a proteste a livello nazionale e a disordini sociali che si estenderanno da Est a Ovest, da Sud a Nord. Gli sconvolgimenti sociali e la miseria di massa potrebbero compromettere ulteriormente il morale delle forze armate ucraine. Anche ora, Kiev può a malapena permettersi di nutrire i suoi soldati e deve contare su milizie volontarie neo-fasciste, che possono difficilmente essere controllate. Gli USA e l’UE non sono in grado di intervenire direttamente con una campagna di bombardamenti in stile Libia, dal momento che dovrebbero affrontare una guerra prolungata al confine con la Russia, in un momento in cui l’opinione pubblica negli Stati Uniti è affetta da sfinimento da guerra imperiale, e gli interessi delle imprese europee con collegamenti con società di materie prime russe stanno resistendo contro la rigidità delle sanzioni.

Il putsch USA-UE ha prodotto un regime in crisi e una società lacerata da conflitti violenti – degeneranti in violenza etnica aperta. Ciò che, infatti, ne è scaturito è un sistema di doppio potere, con rivali che si sono tagliati a vicenda i confini regionali. La giunta di Kiev manca della coerenza e della stabilità per servire da collegamento militare affidabile alla NATO nell’accerchiamento della Russia. Al contrario, le sanzioni USA-UE, le minacce militari e la retorica bellicosa stanno costringendo i Russi a ripensare rapidamente la loro “apertura” verso l’Occidente. Le minacce strategiche alla sua sicurezza nazionale stanno portando la Russia a rivedere i suoi legami con le banche e le multinazionali occidentali. Alla Russia potrebbe risultare necessario ricorrere a una politica di industrializzazione estesa tramite investimenti pubblici e di sostituzione delle importazioni. Gli oligarchi russi, che hanno perso le loro quote aziendali all’estero, possono diventare meno centrali nella politica economica russa.

Ciò che è chiaro è che la presa di potere a Kiev non si tradurrà in un “coltello puntato verso il cuore della Russia”. La sconfitta definitiva e il rovesciamento della giunta di Kiev può portare a una radicalizzazione dell’auto-governo in Ucraina, sulla base dei fiorenti movimenti democratici e della crescente coscienza della classe operaia. Questo potrebbe essere il risultato della loro lotta contro i programmi di austerità dell’FMI e del sistema occidentale di spoliazione delle risorse e delle imprese dell’Ucraina. I lavoratori industriali dell’Ucraina, che stanno riuscendo a rigettare il giogo dei vassalli occidentali di Kiev, non hanno alcuna intenzione di sottomettersi al giogo degli oligarchi russi. La loro lotta è per uno Stato democratico, in grado di sviluppare una politica economica indipendente, libera da alleanze militari imperiali.

Epilogo: Primo Maggio 2014: doppio potere popolare all’est, fascismo in crescita all’ovest

La prevedibile crisi tra i neo-fascisti e i partners neo-liberali nella giunta di Kiev è testimoniata dagli scontri su larga scala, tra bande di strada rivali e la polizia il primo maggio. La strategia degli USA e dell’UE prevedeva di utilizzare i neo-fascisti come “truppe d’assalto” e come combattenti di strada per rovesciare il regime eletto di Yankovich, per poi scartarli. Come esemplificato dalla conversazione registrata tra l’Assistente del Segretario di Stato, Victoria Nuland e l’ambasciatore americano a Kiev, gli strateghi UE-USA sostengono i propri tirapiedi neo-liberali, selezionati con cura a rappresentare il capitale straniero, imporre politiche di austerità e firmare trattati per le basi militari straniere. Al contrario, le milizie e i partiti neo-fascisti sarebbero per politiche economiche nazionaliste, conservando le imprese statali e sembrano essere ostili agli oligarchi, in particolare a quelli con doppia cittadinanza “israelo-ucraina”.

L’incapacità da parte della giunta di Kiev di sviluppare una strategia economica, la sua violenta presa del potere e la repressione dei dissidenti pro-democrazia all’est ha portato ad una situazione di “doppio potere”. In molti casi, le truppe inviate per reprimere i movimenti pro-democrazia hanno abbandonato le armi, hanno abbandonato la giunta di Kiev e si sono uniti ai movimenti autonomi dell’est.

Oltre ai suoi sostenitori esterni -la Casa Bianca, Bruxelles e l’FMI – la giunta di Kiev è stata abbandonata dai suoi alleati di destra a Kiev per essere troppo asservita alla NATO ed è stata combattuta dal movimento pro-democrazia nell’est, per essere autoritaria e centralista. La giunta di Kiev è caduta in una doppia trappola: manca di legittimità per la maggior parte degli Ucraini e ha perso il controllo di tutto, tranne che di un pezzettino di terra occupata dagli uffici governativi a Kiev e anche quelli sono sotto assedio da parte della destra neo-fascista e sempre più dai propri ex-sostenitori disincantati.

Cerchiamo di essere assolutamente chiari: la lotta in Ucraina non è tra gli Stati Uniti e la Russia, è tra una giunta imposta dalla NATO e composta da oligarchi neo-liberali e fascisti da una parte e gli operai industriali con le loro milizie locali e i loro consigli democratici dall’altra. La prima difende e obbedisce all’FMI e a Washington; i secondi si basano sulla capacità produttiva dell’industria locale e governano rispondendo alla maggioranza.

 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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