Ilich Ramírez: sempre rivoluzionario

da DiarioVEA – Caracas

“La struttura dell’Esercito Bolivariano, con l’appoggio delle milizie popolari, permetterà di resistere ad ogni aggressione imperialista”, ha dichiarato il venezuelano Ilich Ramírez Sánchez, sequestrato dallo Stato francese nel carcere de La Maison Centrale, e intervistato dal suo compatriota José “Cheo” Sánchez, membro del Comité para la Repatriación. Il titolo originale del presente scritto è El hombre detrás del muro ed è stato ceduto a Diario Vea dalla emittente comunitaria Al Son del 23.

Il treno arrivò presto. Cheo scese e con passo sicuro raggiunse l’ingresso della stazione. La facciata si caratterizzava per un design moderno, realizzato con una commistione di metallo e vetro, ornata da un grande orologio sulla porta principale. Cheo si voltò e guardando l’orologio si rese conto che mancava ancora qualche ora all’incontro. La strada silenziosa e solitaria, la città sembrava morta. Si sistemò la giacca e provò ad imboccare una di quelle strade solitarie, cercando un posto dove riordinare le idee. Percorso qualche metro, sentì il parlottio di alcune persone che proveniva da La Collegiata di Notre-Dame, una Chiesa parrocchiale che conosceva per le torri visibili da lontano e che costituivano il suo punto di riferimento. Non distante dalla chiesa trovò un mercato e appena più in là, una fiera dove i contadini, una volta a settimana, vendevano i propri prodotti. Lì rimase a guardare la roba in vendita. Proseguì finché non ritrovò il luogo dell’incontro. Ripercorse la zona varie volte per non perdersi. Poi entrò in un ristorante dove attese l’ora prestabilita. Arrivando all’antico convento delle monache Orsoline, oggi più conosciuto come Penitenziario di Poissy, il luogo d’incontro, cercò l’ingresso. Fu invaso da un certo nervosismo. Ogni cosa gli ricordava i difficili anni di detenzione ed era logico fosse così. Dieci anni sono una bella fetta di vita per un uomo. Il portone che individuò sulla destra dell’edificio era diviso da due tubi, in uno dei due c’era il campanello e la videocamera di sorveglianza. Suonò e si avvicinò alla videocamera. Trascorso qualche secondo la porta si aprì, entrò e si trovò in un cortile dove un agente, dietro ad una grande finestra di vetro rinforzato all’interno con delle sbarre, lo accolse. Gli consegnò il permesso per la visita, ottenuto un mese e mezzo prima. L’agente gli diede una chiave col numero 12, con questa poté aprire l’armadietto dove  ripose le cose che aveva con se: all’interno del carcere i visitatori non posso introdurre niente. Gli consentirono di portare solo carta e matita. Successivamente attraversò un metal detector simile a quelli in uso negli aeroporti accedendo in una stanza dove si ritrovò con sei donne e un uomo, anch’essi visitatori. Le donne, molto cortesi, gli offrirono un caffè. Erano le 13 e mancava ancora mezz’ora alla visita. Alle 13 e 25 un agente lo chiama e lo accompagna in un altro edificio, passando per un parcheggio; entrano nell’edificio, in una grande stanza, dove da una parte c’era una cabina e dall’altro lato c’era una grande finestra attraverso la quale si potevano scorgere i prigionieri che aspettavano per le visite. Cheo individuò Ilich tra i prigionieri che, con il pugno alzato, lo salutava. Si, Ilich già l’aveva riconosciuto (e chi non riconosce il Nero Cheo?). Quando si apre la porta al lato della finestra, i due si perdono in un grande abbraccio. Ilich sembra essere felice, con la pancia tipica dell’età; la chioma bionda e riccia di un tempo si era mutata in una capigliatura bianca, rada e liscia. Non si conoscevano personalmente; i contatti erano avvenuti solo per lettera o telefono. Alla fine era arrivato il momento di parlarsi a lungo e fittamente senza che nessuno li disturbasse, nemmeno il tempo. Ilich domandò a Cheo il numero della chiave che gli era stata consegnata al momento di entrare. La 12, fu la risposta. Allora Ilich come un buon anfitrione, cercò la cabina corrispondente, aprì la porta e lo invitò ad entrare. La stanza era piccola, con una ancor più piccolo tavolo fissato al muro e tre sedie. Questa non è buona, disse a Cheo, cerchiamone una più grande. Così uscirono dalla stanza e rapidamente Ilich ne trovò una adatta, aprì la numero 5, con finestrella e tendina inclusa.

Immagine correlata
Ilich, tu non puoi immaginare quanto sia contento di essere qui con te, di salutarti e portarti la solidarietà dei miei compagni e della nostra organizzazione. Senza di loro non sarebbe stato possibile questo incontro
.

Grazie e benvenuto alla Maison Centrale di Poissy. La Maison Centrale di Poissy, come le altre Maison Centrales di Francia, ospita i prigionieri pericolosi, il più delle volte condannati a lunghe pene detentive, o coloro che si ritiene abbiano scarse possibilità di reinserimento sociale. Il regime detentivo di questa prigione è centrato principalmente sulla sicurezza. La Maison Centrale di Poissy occupa un antico convento delle monache Orsoline, i cui edifici furono trasformati e resi idonei alla reclusione dal 1817 e trasformata in Casa Correzionale dal 1821. È ubicata nel centro storico della città vecchia, vicino la chiesa collegiale, al numero 17 di Rue de l’Abbay. Fu una chiacchierata abbastanza lunga, durante la quale si assegnarono il compito di ripercorrere 140 anni di ricordi.

Dopo un po’, Cheo domandò a Ilich:

Ti dispiace se passiamo alle domande?

Forza, cominciamo!

Ilich, si parla molto di te, del fatto che sei un terrorista, mussulmano, internazionalista e donnaiolo. Cosa rispondi a queste voci?

Sono entrato nella gioventù comunista del Venezuela (JCV) nel gennaio del 1964 e continuo ad essere comunista e internazionalista, ho combattuto tutta la mia vita contro i terroristi imperialisti e sionisti.  Mi piacciono le donne (sono eterosessuale) e io piaccio a loro. Comunista stalinista, credo in Dio, come il compagno Stalin. Lui era ortodosso mentre io sono musulmano.

Sei marxista o musulmano?

Marx affermò che non era marxista, bensì comunista. Mio padre (ateo e anticlericale) mi insegnò che Maometto è la principale personalità storica, come ha affermato anche un comunista francese nella sua biografia su Maometto, autore di origine giudea e ateo.

Ti senti ancora palestinese?

Sono venezuelano per il sangue ricevuto e palestinese per il sangue versato.

Come vedi, da qui, l’attuale lotta palestinese e i territori occupati?

La divisione ideologica e confessionale ritardano la liberazione della nostra santa terra palestinese dall’occupazione sionista.

Qual è la posizione dei paesi europei nei confronti della causa palestinese?

È una posizione opportunista, ad eccezione della Spagna (sotto Franco), tutti i paesi dell’Europa occidentale ed orientale riconobbero Israele.

Tre ergastoli. In quanti carceri sei stato?

Sono stato condannato 5 volte alla pena a vita (due volte in appello). Sono sopravvissuto a sei prigioni francesi: La Santé, Fresnes, Fleury-Mérogís, Saint Maur, Clairvaux e Poissy.

Da quanto sei detenuto a Poissy?

Giunsi a Poissy il 15 aprile del 2008, arrivavo da Claivaux.

Per quanto tempo sei stato in isolamento e dove?

Sono stato 10 anni in totale isolamento: 8 anni a La Santé, due a Fresnes, qualche settimana a Fleury-Mérogís.

Com’è il rapporto col personale del penitenziario qui a Poissy?

Con alcune eccezioni, gli agenti sono molto rispettosi nei miei confronti.

Come e in cosa occupi le ore del giorno?

Frequento cinque volte alla settimana lezioni della durata di due ore del Corso di laurea in Lettere dell’Università Paris VII-Denis Diderot. Cammino un po’, fumo sigari cubani nel cortile principale ogni pomeriggio; faccio le mie telefonate ai numeri autorizzati, solitamente ai miei avvocati.

Hai rapporti  con gli altri detenuti? E di che tipo?

Gli altri detenuti mi rispettano; e poi difendo i nostri diritti.

Come ti procuri beni personali, il bucato, ecc?

I beni personali vengono acquistati nella spaccio, tramite acquisti esterni, oppure vengono depositati da visitatori e avvocati.

Hai accesso alla televisione, alla radio, ai libri, a internet?

Tutti i detenuti hanno accesso alla radio e alla televisione, ma non a Internet. Ho una buona biblioteca nella mia cella “doppia” (circa 17 m²).

Ti sei sentito abbandonato dai palestinesi, dal governo venezuelano, dalla tua famiglia, da tua moglie(i)?

Sono un eroe della causa palestinese, ammirato dai popoli arabi. I traditori della Rivoluzione Bolivariana sabotano il mio ritorno nel paese. La mia famiglia è solidale. Le donne che mi amano continuano ad amarmi.

Risultati immagini per Ilich Ramirez sanchez repatriacionHai fiducia che un giorno non troppo lontano potrai essere rimpatriato?

Devo essere rimpatriato! Coloro che ritardano il mio rimpatrio sono traditori della Patria.

Dopo questa domanda si sono presi una pausa e hanno deciso di continuare il giorno dopo. La visita si è conclusa con i ricordi di una vita passata, che se dovessero rivivere, rispenderebbero sicuramente combattendo per la rivoluzione, come hanno fatto fino ad oggi.

Cheo accusò una stanchezza emotiva e aveva bisogno di una pausa e di un po’ di silenzio per sistemare le idee. Quelle emozioni scorrevano come fiumi irruenti nella sua mente. Si congedarono come quando si erano incontrati: con un grande abbraccio. Ci vediamo domani.

Il giorno seguente Cheo arrivò puntuale. Conosceva la strada, così che non gli costò fatica arrivare alla Maison Centrale di Poissy. Bussò e guardò nella camera di sicurezza, più sicuro del giorno precedente, entrò. Passando tutte le procedure di accesso, arrivò dove c’era la cabina e la finestra.

Questa volta si portò dieci monete da un euro. Era permesso portarle per comprare il caffè al distributore.

Dopo essersi salutati, Ilich aiutò Cheo ad utilizzare il distributore che era stato collocato lì grazie all’iniziativa dell’organizzazione dei detenuti, nella quale Ilich gioca un ruolo di primaria importanza.

Ilich prese delle monete e mentre aspettava il caffè ne diede alcune ad un ragazzo che lo guardava avidamente. Entrarono nella cabina ognuno con il proprio caffè e dopo una breve conversazione continuarono con le domande.

Il socialismo è l’argomento della destra mondiale per sottolinearne il fallimento. Quando in realtà è il capitalismo che è fallito, ampliando il divario sociale e producendo sempre più poveri nel mondo. Credi ancora nel Socialismo? E se si, in quale?

Gli Stati socialisti europei sono collassati. Gli Stati capitalisti e il capitalismo sono nella loro fase terminale: l’imperialismo. Sono comunista e credo fermamente che il socialismo trionfa solo quando si adatta alle condizioni storiche e sociali proprie di ciascun paese.

Il comandante Fidel Castro credeva che la lotta armata non fosse più una modalità di lotta valida ed era necessario trovare altre forme di lotta. Cosa ne pensi?

La lotta rivoluzionaria armata non è un’opzione, bensì una necessità storica che ci impone il nemico imperialista, sionista e i suoi alleati.

Ritieni che il disarmo delle FARC alla frontiera tra Colombia e Venezuela abbia agevolato le aggressioni imperialistiche?

Evidentemente. D’altro canto credo che il ritorno alla lotta politica legale costituirà un passo verso la vittoria del socialismo in Colombia.

Si dice che la Forza Armata Nazionale Bolivariana sia compatta nel sostegno al governo del legittimo presidente Nicolás Maduro. Cosa ne pensi se di fronte a un attacco imperiale, attraverso la Colombia, il Brasile e alcune isole caraibiche, questa subisse un primo colpo ferale? Ci sarebbe una sbandata dell’esercito, come è successo in Iraq?

In Iraq non c’è stato alcuna disfatta militare nel 2003; La resistenza baathista fu organizzata dopo il bombardamento degli USA del 1991 e continua a resistere con successo agli invasori, sotto il comando del compagno comandante generale Izzat Ibrajim al-Douri. Un’invasione degli USA in Venezuela è improbabile anche se Colombia, Brasile e Antille olandesi sono al loro servizio.

Le milizie popolari bolivariane sono una garanzia oltre all’esercito per una resistenza popolare di lunga durata, come nel caso della Siria?

La struttura dell’esercito bolivariano, con il sostegno delle milizie popolari, permetterà al Venezuela di resistere a tutte le aggressioni imperialiste.

In che modo credi che interverranno Russia e Cina di fronte ad un’invasione del Venezuela per difendere i loro investimenti e interessi, o eserciteranno solo pressioni politiche presso le screditate Nazioni Unite?

Russia e Cina hanno già dichiarato che sono disposte ad aiutare militarmente il Governo bolivariano, difendendo in questo modo i loro rispettivi interessi geo-strategici, economici e finanziari. Dichiarazioni serie.

Che ricordi hai del Café Metelitza e delle strade del centro di Mosca?

Non ricordo il Café Metelitza. Le strade del centro di Mosca mi portano alla memoria la Piazza Rossa e i buoni alberghi; sono stato lì l’ultima volta nel 1978.

Ricordi come si chiamava la tua insegnate di russo e il suo cane? Era bella, no?

Non ricordo il nome della professoressa né del suo cane, ricordo invece che era meravigliosa e mi corteggiava.

Quando hai iniziato l’università, conoscevi già un po’ di russo, ma anche l’inglese e spagnolo, naturalmente. La tua fonetica in tutte queste lingue era orribile. L’hai migliorata col tempo?

Ho iniziato a studiare il russo a Londra con mio fratello Lenin nel 1968. La mia fonetica è ancora terribile in tutte e otto le lingue che parlo.

Credi che la giovinezza sia troppo breve?

Nella mia famiglia viviamo tutti almeno 90 anni, sia dal lato di mia mamma che di mio padre. La mia gioventù ha avuto lunga durata.

Che cosa ti manca quando sei giù di morale?

La libertà con i miei compagni e la vita familiare.

Se potessi tornare indietro nel tempo, saresti dietro le sbarre qui in Francia?

Sicuramente no, perché invece del Sudan mi sarei recato in Iraq.

“Il mio Paese è dove vivo”, dicono gli spagnoli. Dopo tanti anni in giro per il mondo, qual è il tuo Paese?

Sono Venezuelano e sono un fedayn Palestinese.

Dopo più di un quarto di secolo dietro le sbarre, come percepisci lo sviluppo della tecnologia digitale?

Ho sul groppone più di 25 anni di galera, non conosco la tecnologia digitale.

Aveva ragione lo Zio Simón (Simón Díaz) quando cantava: “perché dopo questa vita, non abbiamo un’altra possibilità” ?

Simón Díaz intendeva solo la vita sulla terra.

Ilich, in  Svezia è stato trasmesso il documentario di Sophie Bonnet. Lo hai visto. Dopo averlo visto, mi sono venute in mente alcune domande: che vita fa la madre tedesca di tua figlia, vive in Venezuela, che rapporti hai con lei?

Il cosiddetto documentario di Sophie Bonnet è pieno di bugie. Maddalena Kopp è morta di cancro a Francoforte. Elbita vive a Francoforte con il marito e ha due figli. È architetto.

Quante volte ti vengono a trovare tua figlia e i tuoi nipoti?

Dato che a suo marito viene negato il permesso di farmi visita, non può venire a trovarmi spesso. L’ultima volta è venuta a trovarmi per il mio sessantanovesimo compleanno.

Pensi che sia possibile ottenere la grazia o il rimpatrio?

Nessun indulto! Ma rimpatrio, si! Quando ripuliranno il Governo bolivariano dai traditori infiltrati.

Cosa vorresti fare se si verificasse uno dei due casi di cui sopra?

Grazie alla mia lunga esperienza potrei occuparmi della sicurezza dello Stato bolivariano del Venezuela.

Nel documentario di Sophia Bonnet, si dice che il leader palestinese ruppe le relazioni con te dopo la decisione che prendesti nel caso degli ambasciatori dell’OPEC (rapiti), cosa ne pensi?

Quando mi dimisi dal FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) il 15 maggio 1976 (a Baghdad), il dottor Wadie Haddad piangeva e mi implorò di non dimettermi, ma non volevo essere coinvolto nella scissione tra due operazioni estere (Abu Hani) e l’Ufficio politico (George Habbash) nonostante nel febbraio 1976 ad Aden Abu Hani mi avesse promosso al Burò Politico. Ho conservato buoni rapporti con entrambe le parti e, con altri cinque compagni, abbiamo fondato l’Organizzazione degli internazionalisti rivoluzionari ad Algeri nel giugno 1976. Abdelaziz Bouteflika è testimone che ho rifiutato i 50 milioni di dollari che mi sono stati offerti dai governi di Arabia Saudita e Iran per non giustiziare i loro ministri. Hans-Joachim Klein è un bugiardo patologico, un agente nemico.

Ogni risposta era accompagnata da commenti, storie e ricordi, così il tempo è diventato troppo breve. Si sono detti addio con un grande abbraccio, da compagni.

Cheo già sapeva che sarebbe tornato. Il giorno seguente prese l’aereo che lo avrebbe riportato a casa.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Ilich Ramírez: siempre revolucionario

por DiarioVEA – Caracas

“La estructura del Ejército Bolivariano, con el apoyo de las milicias populares, le permitirá resistir a toda agresión imperialista”, declaró el venezolano secuestrado por el Estado francés en la cárcel de La Maison Centrale.

• El venezolano secuestrado por el Estado francés en la prisión de La Maison Centrale de Poissy, fue entrevistado por su compatriota José “Cheo” Sánchez, miembro del Comité para la Repatriación. El título original del presente trabajo es El hombre detrás del muro y fue cedido a Diario Vea por la emisora comunitaria Al Son del 23.

8 de marzo.- El tren llegó temprano. Cheo se bajó y con paso seguro se dirigió a la entrada de la estación. La fachada se caracteriza por un diseño moderno, realizado con una mezcla de metal y vidrio, y está adornada con un gran reloj sobre la puerta de entrada. Cheo se volvió y al mirar el reloj se dio cuenta de que le quedaban unas cuantas horas para el encuentro.

La calle estaba en silencio y solitaria, la ciudad le pareció muerta. Se ajustó la chaqueta y se atrevió a encaminarse a una de esas solitarias calles, buscando un lugar en donde poder ordenar sus ideas.


Después de recorrer unos cuantos metros, escuchó conversaciones de gente que venían desde La Colegiata Notre-Dame, una iglesia parroquial que conocía por las torres que se divisaban desde lejos y que eran su punto de orientación.

No lejos de la iglesia encontró el mercado y, afuera, una feria donde los campesinos una vez por semana venden sus productos. Ahí se entretuvo mirando los productos en venta.

Siguió su andar hasta que encontró el lugar de encuentro.

Recorrió la zona varias veces para no perderse; después entró en un restaurante para esperar que se hiciera la hora indicada.

Al llegar al antiguo convento de monjas Ursulinas, más conocido hoy día como La Maison Centrale de Poissy, lugar del encuentro, buscó la puerta de entrada.

Un pequeño nerviosismo lo invadió.

Todo en esos momentos le recordaba sus difíciles años de prisión y no era para menos.
Diez años es una gran parte en la vida del ser humano.

El portón que divisó a la derecha del edificio estaba dividido por dos tubos, en uno de los cuales estaba el timbre y la cámara de vigilancia.

Tocó el timbre y se acercó a la cámara. Después de algunos segundos se abrió la puerta, entró y se encontró en un patio en el que un gendarme detrás de una gran ventana de cristal reforzada con tubos en su interior, lo recibió.

Le pasó el permiso de visita, obtenido un mes y medio antes, y el gendarme le entregó una llave con el número 12, con la cual pudo abrir el armario donde guardó todas sus cosas, ya que al interior de la prisión los visitantes no podían pasar nada. Solo le permitieron pasar papel y lápiz de grafito.

Acto seguido pasó por un detector similar al de los aeropuertos y entró a una sala donde se encontró con seis mujeres y un hombre, visitantes también. Las mujeres, muy amables, le invitaron con un café. Eran las 13:00 y faltaba media hora para que empezara la visita.

A las 13:25 un gendarme los llama y los lleva a otro edificio, pasando por un estacionamiento de vehículos; entran al edificio y a una gran sala, donde por un lado están ubicadas unas cabinas y por el otro una pared con un gran ventanal por donde se pueden divisar los presos que esperan visita.

Cheo divisa entre los presos a Ilich quien, con el puño en alto, lo saluda. Sí, Ilich ya lo había reconocido (¿Y quién no reconoce al Negro Cheo?). Luego se abre la puerta ubicada al lado del ventanal y los dos se pierden en un gran abrazo.

Ilich se veía de muy buen humor, se le perfilaba una barriga propia de los años; su cabellera rubia y rizada de antaño, había cambiado a una ya escasa cabellera blanca y de pelo liso.

Ellos personalmente no se conocían; sus contactos habían sido solo a través de llamadas telefónicas y cartas, y al fin había llegado el momento de conversar largo y tendido sin que nadie los molestara, ni siquiera el tiempo.

Ilich le preguntó por el número de la llave que a Cheo le habían dado al entrar. El 12, fue la respuesta, e Ilich como buen anfitrión, buscó la cabina correspondiente, abrió la puerta y lo invitó a entrar. La pieza era pequeña, con una pequeñita mesa incrustada en una pared y tres sillas.

-Esta no sirve -le dijo a Cheo-, busquemos una más grande.

Así que salieron a la sala y rápidamente Ilich buscó una cabina más grande, abrió la número cinco, con ventanilla y cortina incluida.

-Ilich, tú no sabes lo contento que estoy al poder estar contigo, saludarte y transmitirte la solidaridad de mis camaradas y de nuestras organizaciones.
Sin ellos este encuentro no hubiera sido posible.

-Gracias, y bienvenido a La Maison Centrale de Poissy.

La Maison Centrale de Poissy (La Casa Central de Poissy), al igual que las casas centrales (recintos penitenciarios) de Francia, aloja a prisioneros peligrosos, a menudo sentenciados a largas condenas, o a aquellos que se estima que tienen pocas posibilidades de reintegración social.
El régimen de detención de esta prisión se centra principalmente en la seguridad.
La Maison Centrale de Poissy utiliza el antiguo convento de monjas Ursulinas, cuyos edificios se transformaron y se han dedicado al encarcelamiento desde 1817, y a una casa correccional de 1821. Está ubicada en el centro histórico del casco antiguo, cerca de la iglesia colegial, en el número 17 de la rue de l’Abbaye.

Fue un diálogo bastante largo, en el que se dieron a la tarea de recorrer más de 140 años de recuerdos.

Pasado un tiempo, Cheo le pregunta a Ilich: ¿Te parece bien si pasamos a las preguntas?

-De acuerdo, ándele, ándele.

-Ilich, se habla mucho de ti, de que si eres terrorista, musulmán, internacionalista y mujeriego. ¿Cómo respondes tú a esta afirmación?

-Entré a la Juventud Comunista de Venezuela (JCV) en enero de 1964 y sigo siendo comunista, internacionalista, combatiendo a los terroristas imperialistas y sionistas toda mi vida. Me gustan las mujeres (soy heterosexual) y les gusto a ellas. Comunista estalinista, creo en Dios como el camarada Stalin, él fue ortodoxo, yo soy musulmán.

-¿Eres marxista o musulmán?

-Karl Marx escribió que él no era marxista, sino comunista. Mi padre (ateo y anticlerical) me enseñó que Mohammed es la principal personalidad histórica, como lo afirmaba también un comunista francés en su biografía de Mohammed, autor de orígenes judío y ateo.

– ¿Aún te sientes palestino?

-Soy venezolano por la sangre recibida, y palestino por la sangre derramada.

-¿Cómo ves tú desde aquí la actual lucha palestina y sus territorios ocupados?

-Las divisiones ideológicas y confesionales retardan la liberación de nuestra Tierra Santa de Palestina de la ocupación sionista.

– ¿Cómo es la posición de los países europeos ante la causa palestina?

-Es oportunista, pues con la excepción de España (bajo Franco) todos los países de Europa Occidental y Oriental, reconocieron a Israel.

-Tres cadenas perpetuas. ¿En cuántas cárceles has estado?

-Condenado cinco veces a la perpetuidad (dos veces en apelación), he sobrevivido en seis cárceles francesas: La Santé, Fresnes, Fleury-Mérogís, Saint Maur, Clairvaux y Poissy.

– ¿Cuánto tiempo tienes aquí en Poissy?

– Llegué a Poissy el 15 de abril de 2008, viniendo de Claivaux.

-¿Cuánto tiempo has durado incomunicado y dónde?

– Pasé diez años en total aislamiento (incomunicado): Ocho en La Santé, dos en Fresnes, y varias semanas en Fleury-Mérogís.

-¿Cómo es el trato del personal carcelario aquí en Poissy?

-Con algunas excepciones, los guardias son muy respetuosos conmigo.

-¿Cómo y en qué pasas tus horas del día?

-Voy cinco veces por semana a los cursos de dos horas de la licenciatura de Literatura de la Universidad París VII-Denis Diderot. Camino un poco, fumo cigarros cubanos en el patio principal todas las tardes; hago mis llamadas telefónicas a los números registrados, sobre todo a mis abogados.

-¿Tienes trato con otros presos? ¿De qué forma?

– Los otros presos me respetan; además, defiendo nuestros derechos.

-¿Cómo obtienes tus útiles personales, lavado de ropa, etc?

-Los útiles personales se compran en la cantina, vía compras exteriores, o son depositados por los visitantes y los abogados.

-¿Tienes acceso a televisión, radio, libros, internet?

-Todos los presos tenemos acceso a la radio y a la televisión, pero no a internet. Tengo una buena biblioteca en mi celda “doble” (Aproximadamente 17 m²).

-¿Te has sentido abandonado por los palestinos, el gobierno de Venezuela, tu familia, tu(s) mujer(es)?

-Soy un héroe de la causa palestina, admirado por los pueblos árabes. Los traidores a la Revolución Bolivariana sabotean mi regreso al país. Mi familia es solidaria. Las mujeres que me quieren siguen queriéndome.

-¿Tienes fe de que algún día no muy lejano puedas ser repatriado?

-¡Debo ser repatriado! Los que retardan mi repatriación son traidores a la patria.

Después de esta pregunta se dieron un respiro y decidieron continuar al día siguiente. La visita terminó con recuerdos de una vida pasada, que si tuvieran que volver a vivirla, seguro que la vivirían luchando por la revolución, así como lo han hecho hasta la fecha.

Cheo acusó el desgaste emocional y necesitaba un respiro y un poco de silencio para ordenar sus ideas. Esas emociones emanaban como caudalosos ríos por su mente.

Se despidieron así como se habían encontrado: Con un gran abrazo. Hasta mañana.

9 de marzo

Al día siguiente Cheo llegó a la hora; ya se sabía las rutinas, así que no le hizo falta un gran esfuerzo para llegar a La Maisson Centrale de Poissy.

Tocó el timbre, miró a la cámara de seguridad y ya más decidido, entró. Pasando todas las rutinas, llegó a la sala donde estaban las cabinas y el ventanal. En esta oportunidad llevaba diez monedas de un euro, que permiten llevar para poder comprar café en las máquinas automáticas.

Después de saludarse, Ilich ayudó a Cheo a utilizar las máquinas que habían sido colocadas gracias a una iniciativa de la organización de presidiarios, en la cual Ilich juega un rol importante.

Ilich tomó unas monedas y mientras esperaba el café, le dio otras a un muchacho que lo miraba con avidez.

Cada uno entró con su café a la cabina y después de una breve conversación continuaron
con la preguntas.

-El socialismo es el tema de la derecha mundial para señalar su fracaso, cuando en realidad es el capitalismo el que ha fracasado, aumentando las brechas sociales y donde cada vez hay más pobres en el mundo.

¿Sigues creyendo en el socialismo? ¿En cuál?

-Los Estados socialistas europeos fracasaron. Los Estados capitalistas y el capitalismo están en su etapa final: El imperialismo. Soy comunista y tengo la convicción de que el socialismo solo triunfará cuando se adapte a las condiciones históricas y sociales de cada país.

-El Comandante Fidel Castro vaticinaba que la lucha armada no tenía ya vigencia, y que había que buscar otras formas de lucha.

¿Qué opinas?

-La lucha revolucionaria armada no es una opción, sino una necesidad histórica que nos impone el enemigo imperialista y sionista y sus secuaces.

-¿Consideras tú que el desarme de las FARC en la frontera colombovenezolana facilitó la arremetida imperial?

-Evidentemente, aunque creo que volver a la lucha política legal sería un paso hacia la victoria del socialismo en Colombia.

-Se habla de que la Fuerza Armada Nacional Bolivariana es compacta en su apoyo al gobierno del presidente legítimo Nicolás Maduro. ¿Qué piensas si frente a una arremetida imperial, a través de Colombia, Brasil y algunas islas del Caribe, estos dan un primer golpe contundente? ¿Habrá desbandada del ejército, como ocurrió en Irak?

-En Irak no hubo desbandada militar en el año 2003; la resistencia baasista fue preparada después de los bombardeos yanquis de 1991 y sigue resistiendo con éxito a los invasores, bajo la comandancia del camarada general en jefe Izzat Ibrajím al-Douri. Es improbable una invasión yanqui en Venezuela a pesar de que Colombia, Brasil y las Antillas Holandesas están a sus órdenes.

-¿Las Milicias Populares Bolivarianas son mayor garantía que el ejército para que se dé una resistencia popular prolongada, como en el caso de Siria?

-La estructura del Ejército Bolivariano, con el apoyo de las milicias populares, le permitirá resistir a toda agresión imperialista.

-¿Cómo crees que participarán Rusia y China ante una invasión a Venezuela para defender sus inversiones e intereses, o solo serán acciones políticas en la desprestigiada ONU?

-Rusia y China ya declara-ron que están dispuestas a apoyar militarmente al Gobierno Bolivariano, defendiendo así sus intereses geoestratégicos, económicos y financieros. Declaraciones serias.

-¿Qué recuerdos llegan a tu memoria del Café Metelitza y las calles del centro moscovita?

-No me acuerdo del Café Metelitza.

Las calles del centro de Moscú me recuerdan a la Plaza Roja y a los buenos hoteles; estuve allí por última vez en 1978.

-¿Recuerdas cómo se llamaba tu profesora de ruso y su perro? Era bella, ¿no?

– No me acuerdo del nombre de la profesora ni del nombre de su perro, pero sí que era bella y coqueta conmigo.

-En tus comienzos en la universidad ya sabías algo del idioma ruso, además del inglés y el español, por supuesto. Pero tu fonética en todos estos idiomas era horrible. ¿La has mejorado con el tiempo?

-Comencé a estudiar el ruso en Londres, con mi hermano Lenin, en 1968. Mi fonética sigue igual de horrible en todos los ocho idiomas.

-¿Piensas que la juventud es demasiado corta?

– En mi familia todos vivimos al menos 90 años, del lado de mi padre y de mi madre. Mi juventud ha sido larga.

-¿Qué es lo que más añoras en tus días de flaqueza?

– La libertad con mis camaradas y la vida en familia.

-Si hubiera que retroceder en el tiempo, ¿estarías hoy entre rejas en Francia?

-Seguro que no, pues en lugar de Sudán hubiera viajado a Irak.

-“Mi país es aquel donde vivo”, dicen los españoles. Después de tantos años por el mundo, ¿cuál es tu país?

– Soy venezolano y soy un fedayín palestino.

-Después de más de un cuarto de siglo entre rejas, ¿cómo percibes el desarrollo de la tecnología digital?

-Tengo casi un cuarto de siglo entre rejas; no conozco la tecnología digital.

-¿Tenía razón el Tío Simón (Simón Díaz) cuando cantaba: “Porque después de esta vida, no hay otra oportunidad”?

-Simón Díaz se refería a la vida en la Tierra, solamente.

-Ilich, en Suecia han pasado el Documental que hizo Sophie Bonnet. Lo has visto. Luego de verlo, saltan a mi mente otras preguntas: ¿Qué es de la vida de la alemana madre de tu hija?, ¿vive en Venezuela?, ¿cuál es tu relación con ella?

-El llamado documental de Sophie Bonnet está lleno de mentiras. Magdalena Kopp ya murió, de cáncer, en Frankfurt, Elbita vive en Frankfurt con su esposo y sus dos hijos. Es arquitecta.

-¿Con qué regularidad te visitan tu hija y tus nietos?

-Como le niegan el permiso de visita a su marido, no puede venir a verme a menudo. La última vez vino a verme para mis 69 años.

-¿Crees factible que te indulten o repatrien?

-¡Indulto no! ¡Pero repatriación sí! Cuando limpien el Gobierno Bolivariano de los traidores infiltrados.

-¿Qué harías si alguno de esos casos se diera?

-Con mi larga experiencia, podría encargarme de la seguridad del Estado Venezolano Bolivariano.

-En el documental de Sophia Bonnet, se dice que el jefe palestino rompió relación contigo luego de una decisión tuya en el caso de los embajadores (secuestrados) de la OPEC, ¿qué dices de eso?

-Cuando renuncié al FPLP (Frente Popular para la Liberación de Palestina) el 15 de mayo de 1976 (en Bagdad), el doctor Wadie Haddad lloró y me imploró que no renunciara, pero yo no quería meterme en la escisión entre dos operaciones exteriores (Abu Hani) y el Buró Político (George Habash) a pesar de que en febrero de 1976, Abu Hani me había elevado en Adén al Buró Político. Guardé buenas relaciones con ambos lados y, con otros cinco camaradas fundamos la Organización de Revolucionarios Internacionalistas, en Argel, en junio de 1976. Abdelaziz Bouteflika es testigo de que rehusé los 50 millones de dólares que me ofrecieron los gobiernos de Arabia Saudita y de Irán, para que no ejecutara a sus ministros.

Hans-Joachim Klein es un mentiroso patológico, agente enemigo. 

Cada respuesta iba acompañada de comentarios, historias y recuerdos, por lo que el tiempo se hizo demasiado corto. Se despidieron con un gran abrazo de camaradas.

Cheo ya sabía que volvería.

Al día siguiente tomó el avión que lo trasladaría a casa.

 

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: