Perché UK, UE e USA si sono coalizzati contro la Russia

Russiadi James Petras

20mar2018.- Introduzione: per la maggior parte del decennio, gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno condotto una campagna volta a minare e rovesciare il governo russo e, in particolare, a estromettere il presidente Putin. Sono in gioco questioni fondamentali, compresa la possibilità reale di una guerra nucleare.

 

La più recente campagna di propaganda occidentale e una delle più virulente consiste nell’accusa lanciata dal regime britannico del Primo Ministro Theresa May. I Britannici hanno affermato che agenti segreti russi hanno cospirato per avvelenare un ex-agente doppiogiochista russo e sua figlia in Inghilterra, minacciando la sovranità e la sicurezza del popolo britannico. Nessuna prova è sinora stata presentata. Invece, il Regno Unito ha espulso diplomatici russi e invoca sanzioni più severe, per aumentare il livello di tensione. Il Regno Unito e i suoi sostenitori statunitensi ed europei si stanno muovendo verso una rottura delle relazioni e una mobilitazione di forze militari.

Alcune domande fondamentali sorgono riguardo alle origini e alla crescente intensità di quest’atteggiamento anti-russo.

Perché i regimi occidentali oggi ritengono che la Russia sia una minaccia maggiore che in passato? Credono che la Russia sia più vulnerabile alle minacce o agli attacchi occidentali? Perché i leader militari occidentali cercano di minare le difese della Russia? Le elite economiche americane credono che sia possibile provocare una crisi economica e la fine del governo del Presidente Putin? Qual è l’obiettivo strategico dei politici occidentali? Perché il regime del Regno Unito in questa fase ha preso l’iniziativa nella crociata anti-russa con l’accusa posticcia di attacchi chimici?

Il presente documento intende fornire elementi chiave per rispondere a queste domande.

Il contesto storico dell’aggressione occidentale

Parecchi fattori storici fondamentali, risalenti agli anni ’90, spiegano l’attuale ondata di ostilità occidentale nei confronti della Russia.

Prima di tutto, durante gli anni ’90, gli Stati Uniti hanno umiliato la Russia, riducendola a uno stato vassallo e imponendosi come stato unipolare.

In secondo luogo, le elite occidentali hanno saccheggiato l’economia russa, arraffando e riciclando centinaia di miliardi di dollari. Le principali banche beneficiarie sono state le banche di Wall Street e della City di Londra e i paradisi fiscali d’oltremare.

In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno fatto ostaggio e assunto il controllo del processo elettorale russo, assicurando l’”elezione” fraudolenta di Eltsin.

In quarto luogo, l’Occidente ha umiliato le istituzioni militari e scientifiche della Russia e fatto avanzare le proprie forze armate fino ai confini della Russia.

In quinto luogo, l’Occidente ha assicurato che la Russia non era in grado di sostenere i propri alleati e i governi indipendenti in Europa, Asia, Africa e America Latina. La Russia non era in grado di supportare i propri alleati in Ucraina, a Cuba, nella Corea del Nord, in Libia, ecc.

Con il collasso del regime di Eltsin e l’elezione del presidente Putin, la Russia ha riacquistato la propria sovranità, la sua economia si è ripresa, le sue forze armate e gli istituti scientifici sono stati ricostruiti e rafforzati. La povertà è stata nettamente ridotta e i gangster capitalisti, sostenuti dall’Occidente, sono stati ridimensionati e incarcerati o sono fuggiti, principalmente nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

La storica ripresa della Russia sotto il presidente Putin e la sua graduale influenza internazionale hanno demolito la pretesa statunitense di governare il mondo unipolarmente. La ripresa e il controllo delle proprie risorse economiche da parte della Russia hanno ridotto il predominio degli Stati Uniti, in particolare il controllo dei giacimenti di petrolio e di gas.
Mentre la Russia consolidava la propria sovranità e avanzava economicamente, socialmente, politicamente e militarmente, l’Occidente aumentava la sua ostilità, nel tentativo di riportare la Russia ai secoli bui degli anni ’90.

Gli Stati Uniti hanno tentato numerosi colpi di stato, interventi militari ed elezioni fraudolente, per circondare e isolare la Russia. L’Ucraina, l’Iraq, la Siria, la Libia, lo Yemen e gli alleati russi nell’Asia centrale sono stati presi di mira. Le basi militari della NATO sono proliferate.

L’economia della Russia è stata presa di mira: sono state applicate sanzioni  contro le sue importazioni ed esportazioni. Il presidente Putin è stato oggetto di una virulenta campagna di propaganda da parte dei media occidentali. Le Ong statunitensi hanno finanziato partiti e politici dell’opposizione.

La campagna di restaurazione a firma USA-UE è fallita.

La campagna di accerchiamento è fallita.

L’Ucraina si è frammentata: gli alleati della Russia hanno preso il controllo dell’Oriente; la Crimea ha votato per l’unificazione con la Russia. La Siria si è unita alla Russia, per sconfiggere i vassalli statunitensi armati. La Russia si è indirizzata verso il commercio multilaterale, i trasporti e le reti finanziarie della Cina.

Man mano che l’intera fantasia unipolare statunitense si dissolveva, provocava un profondo risentimento, animosità e un contrattacco sistematico. La costosa e fallita guerra al terrore degli Stati Uniti è diventata una prova generale per la guerra economica e ideologica contro il Cremlino. La ripresa storica della Russia e la sconfitta della politica occidentale di restaurazione hanno intensificato la guerra ideologica ed economica.

Il complotto delle armi chimiche nel Regno Unito è stato concepito per accrescere le tensioni economiche e preparare il pubblico occidentale a un intensificato scontro militare.

La Russia non è una minaccia per l’Occidente: sta recuperando la sua sovranità per promuovere un mondo multipolare. Il presidente Putin non è un “aggressore”, ma si rifiuta di far sì che la Russia torni al vassallaggio.

Il presidente Putin è immensamente popolare in Russia e odiato dagli Stati Uniti, proprio perché è l’opposto di Eltsin: ha creato un’economia fiorente; resiste alle sanzioni e difende i confini e gli alleati della Russia.

Conclusione

Rispondendo sommariamente alle domande in apertura:

1) I regimi occidentali riconoscono che la Russia è una minaccia per il loro dominio globale; sanno che la Russia non rappresenta una minaccia d’ invasione per l’UE, il Nord America o i loro vassalli;

2) I regimi occidentali credono di poter rovesciare la Russia attraverso la guerra economica, incluse le sanzioni. In realtà, la Russia è diventata più autosufficiente e ha diversificato i suoi partner commerciali, in particolare la Cina e perfino l’Arabia Saudita e altri alleati occidentali.

La campagna di propaganda occidentale non è riuscita a mettere gli elettori russi contro Putin. Il 19 marzo 2018 la partecipazione degli elettori alle elezioni presidenziali è arrivata al 67%. Vladimir Putin ha ottenuto una maggioranza record del 77%. Il presidente Putin è politicamente più forte che mai.

La dimostrazione da parte della Russia riguardo gli avanzati sistemi di armi nucleari e di altro tipo ha avuto un notevole effetto deterrente, specialmente tra i leader militari statunitensi, chiarendo che la Russia non è vulnerabile agli attacchi.

Il Regno Unito ha tentato di integrarsi e acquisire importanza con l’UE e gli Stati Uniti, attraverso il lancio della sua cospirazione chimica anti-Russia. Il Primo Ministro May ha fallito. La Brexit costringerà il Regno Unito a rompere con l’UE.

Il presidente Trump non sostituirà l’UE come partner commerciale di riserva. Se anche l’UE e Washington possono sostenere la crociata britannica contro la Russia, loro perseguono la propria agenda commerciale, che non include il Regno Unito.

In una parola, il Regno Unito, l’UE e gli Stati Uniti si stanno coalizzando contro la Russia, per diverse ragioni storiche e contingenti. Lo sfruttamento britannico della cospirazione anti-russa è uno stratagemma temporaneo per integrarsi nella banda criminale, ma non servirà a reinvertire l’inevitabile declino globale e la disgregazione del Regno Unito.

La Russia rimarrà un potere globale. Continuerà sotto la guida del presidente Putin. Le potenze occidentali si divideranno e infastidiranno i loro vicini – poi decideranno che gli conviene accettare la situazione e lavorare all’interno di un mondo multipolare.

 

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

L’epidemia da oppiacei negli USA

pillsdi James Petras e Robin Eastman-Abaya

24.01.2018.- Come si uccide un milione di lavoratori

Introduzione

Il legame tra capitalismo e droga risale alla metà del 19mo secolo, quando l’Impero Britannico impose il suo surplus di raccolto dell’oppio dalle sue colonie dell’Asia meridionale al mercato cinese, che ne aveva bandito l’uso e la vendita, creando una domanda di massa da parte di milioni di tossicodipendenti. Il governo cinese, che aveva vietato l’uso e la vendita dell’oppio, fu allarmato dal crescente caos sociale creato dalla dipendenza di massa ed entrò in guerra contro le potenze occidentali per fermare l’invasione di droga. La loro sconfitta per mano dei Britannici e dei loro alleati signori della droga cinesi aprirono la Cina allo sfruttamento e alla spoliazione sistematica del secolo successivo. Gli oppiomani cinesi furono un enorme ostacolo all’organizzazione della resistenza nazionale. In sostanza, la Compagnia Britannica delle Indie Orientali e i suoi protettori imperiali trasformarono la Cina nel più grande ‘cesso’ della storia – fino a quando una straordinaria rivoluzione non ha spezzato le catene della dipendenza e della degradazione.

Nel 21mo secolo, un simile processo di deterioramento si è verificato all’interno degli Stati Uniti. L’‘epidemia da prescrizione di oppiacei’ sta devastando le famiglie americane, i quartieri, le comunità, le città e gli stati – lacerando l’intero tessuto della società americana, in particolare nelle zone rurali, minerarie ed ex-manifatturiere della ‘cintura della ruggine’. Centinaia di migliaia di vittime, per la maggior parte della classe lavoratrice, sono morte e milioni di tossicodipendenti, incapaci di resistere alla distruzione del proprio futuro, sono subentrati a una forza lavoro una volta potente.

Studi ufficiali del governo stimano in quasi 700.000 i morti dal 1999, sulla base degli sparsi e  incompleti rapporti dei medici legali e dei certificati di morte, che contribuiscono alla definizione delle statistiche di vita negli Stati Uniti. Non c’è uniformità nella raccolta dei dati e nessun interesse nello sviluppo di un sistema nazionale uniforme, su cui formulare politiche sociali. Molto probabilmente, ulteriori centinaia di migliaia di morti per droga sono passate non registrate o attribuite a condizioni mediche ‘pre-esistenti’, suicidi e incidenti – nonostante sia chiara nelle vittime l’evidenza di sovra-prescrizione di narcotici e sedativi.

L’epidemia di oppiacei negli Stati Uniti è responsabile in gran parte del ‘declino del numero dei rappresentanti della forza-lavoro tra i lavoratori della prima età’, secondo la testimonianza del Presidente della Federal Reserve Janet Yellen, una nominata di Obama. Si stima che il 15% dei lavoratori edili degli Stati Uniti soffrano di abuso di sostanze. I costi crescenti del ‘Suboxone’ e altre forme di trattamento della dipendenza da stupefacenti minacciano di far fare bancarotta ai piani sanitari di diversi sindacati edilizi. La carenza di lavoratori edilizi qualificati porta inoltre i datori di lavoro a richiedere un maggior numero di lavoratori immigrati per colmare il divario.

Per oltre due decenni, il numero crescente di morti da overdose da oppiacei è stato ignorato da entrambi i partiti politici, così come da scrittori e accademici di sinistra e di destra. I medici e gli amministratori ospedalieri sono stati o attivamente complici o hanno negato. Ma, cosa più importante, l’amministrazione federale della droga (FDA) ha continuato ad approvare la produzione, la commercializzazione e la prescrizione di narcotici e sedativi altamente produttori di dipendenza a decine di milioni di pazienti americani, con l’industria farmaceutica che accumulava profitti di decine di miliardi, nonostante la devastazione. Tra il 1999 e il 2014, i produttori farmaceutici hanno guadagnato $ 10 miliardi di dollari l’anno in profitti, derivanti dalla vendita e dalla distribuzione di oppiacei.

Nella sezione seguente, discuteremo il quadro più ampio, comprese le potenti forze socio-economiche e politiche, che hanno tratto profitto dalla dipendenza e dall’uccisione di milioni di americani – nel passato e nel presente. Questa politica deliberata, con forti tratti neo-malthusiani, ha decimato un settore della classe operaia statunitense, reso ‘superfluo’ o ridondante dalle decisioni politico-economiche dell’elite dominante americana. Nel suo corso, la crisi di dipendenza da prescrizione ha trasformato ampie fasce dell’ex-settore manifatturiero e minerario degli Stati Uniti in quelli che l’attuale presidente Donald Trump caratterizzerebbe come ‘cessi’ domestici e popolati da coloro che la sua rivale, Hillary Clinton, ha insensibilmente deriso come ‘deplorabili‘. In termini di rapida perdita di vite umane e stabilità sociale, questa devastazione della popolazione rispecchia i modelli osservati nei paesi sottoposti ai dettami economici neo-liberisti o alle invasioni imperiali USA/UE.

La potente elite della dipendenza

 Oggi c’è una frenesia pubblica tra i funzionari del governo che chiedono a gran voce udienze e legislazione, per affrontare la crisi della dipendenza da oppiacei – con le solite soluzioni di più reclusione, costosi centri di trattamento per le dipendenze private,  ‘gruppi di sostegno’ volontari, corsi di auto-aiuto e campagne educative ‘Dici semplicemente no’. Nessun politico ha osato suggerire di educare le vittime riguardo le tendenze socio-economiche e le decisioni delle elites, che hanno devastato le loro vite e comunità e le hanno indirizzate verso la spirale della morte da dipendenza.

Recentemente, alcuni giornalisti di sinistra hanno attaccato l’industria farmaceutica, mentre altri hanno citato la mancanza di supervisione da parte dell’Amministrazione Federale della Droga statunitense, chiedendo alcune tiepide riforme. L’ex-amministratore della FDA David Kessler, che ha prestato servizio sotto il regime Clinton dal 1990 al 1997, ha condannato tardivamente la negligenza della sua agenzia per la distruzione di massa causata da una prescrizione non regolamentata di potenti narcotici, che, ha ammesso dopo 10 anni di silenzio, è stata ‘uno dei più grandi errori in tutta la storia della medicina moderna’, (editoriale NYT, maggio 2016).

Mentre centinaia di migliaia di americani sono stati uccisi da oppiacei e altre centinaia stanno morendo ogni giorno (almeno 65.000 nel 2016), la sinistra degli Stati Uniti e il Partito Democratico si concentrano su problemi di identità di genere ristretti e audizioni fumettistiche, del tipo ‘Russiagate’ – il presunto complotto di Mosca per assumere il controllo delle elezioni presidenziali americane. Mentre promuoveva la sua esperienza nella riforma dell’assistenza sanitaria, la candidata Hillary Clinton, durante la sua campagna, deliberatamente ignorava la crisi della dipendenza da oppiacei, tranne che per caratterizzare le sue vittime, in gran parte bianchi della classe inferiore, come ‘deplorabili’ – razzisti ignoranti e buffoni – che secondo lei meritavano la loro miseria e le loro vite stroncate.

L’’epidemia di droga’ negli Stati Uniti riguarda l’attuale struttura del potere e le relazioni sociali in uno stato sempre più oligarchico, tra crescenti disuguaglianze di classe e immiserimento. Alla sua base, il capitalismo americano del 21mo secolo ha degradato, sfruttato e impoverito i lavoratori statunitensi con crescente intensità negli ultimi due decenni. I lavoratori hanno perso quasi ogni controllo collettivo sul posto di lavoro e in politica. Le condizioni di lavoro e la sicurezza si sono deteriorate – mentre i capitalisti assumono e licenziano a volontà. I salari, le pensioni, l’assistenza sanitaria e le prestazioni in caso di decesso sono stati tagliati o annullati.

Il deterioramento delle condizioni di lavoro è accompagnato da un marcato declino delle condizioni sociali: la famiglia, il vicinato e la vita di comunità sono stati fatti a pezzi. Ansia e insicurezza dilagano tra i lavoratori e i dipendenti. In termini reali, l’aspettativa di vita nelle aree interessate è diminuita. I suicidi tra i giovani e i lavoratori sono alle stelle. La mortalità materna e infantile è aumentata. I giovani americani hanno il 70% in più di probabilità di morire prima dell’età adulta rispetto alle loro controparti in altri paesi ricchi. Nel 2016, il tasso di mortalità per il millennio (età 25-34) è salito a 129/100.000, con 35/100.000 morti causate da overdose narcotica. La carneficina supera i picchi dell’epidemia di AIDS negli Stati Uniti negli anni ‘80. I servizi di protezione dei minori nelle aree rurali e nelle piccole città sonben oltre il punto di rottura, con i bambini trascurati o orfani di tossicodipendenti. Le unità di terapia intensiva neonatale sono sopraffatte dal numero di bambini nati in crisi di astinenza da oppiacei implicanti rischio di vita, dovuti alla dipendenza delle loro madri. Nonostante questo triste quadro, le tasse per i ricchi vengono ridotte e i servizi pubblici decimati.

Nel frattempo, il divario di reddito tra la classe operaia e gli oligarchi si è ampliato ed è emerso un apartheid nell’assistenza sanitaria fortemente connotata in senso classista e nell’educazione. I figli di quel 20% privilegiato hanno accesso esclusivo e prioritario alle università d’elite, basato su legami familiari ed etnici. Le famiglie d’elite, che non hanno bisogno di ‘assicurazione sanitaria’, hanno accesso ai servizi medici più completi e avanzati nel mondo. Nessun medico si sognerebbe di prescrivere irresponsabilmente narcotici a un membro della famiglia di un oligarca.

Queste disuguaglianze sono profondamente radicate:  persone che lavorano nelle aree colpite dall’epidemia da oppiacei ricevono solo cure superficiali e inadeguate, se non incompetenti, da parte di assistenti medici e infermieri sovraccarichi. Sono sottoposti a lunghe attese in fatiscenti reparti d’emergenza e raramente vedono un medico. Praticamente, nessuno ha regolari medici di famiglia. Se sono feriti o doloranti, gli vengono prescritte grandi quantità di narcotici anti-dolorifici a lungo termine – oppiacei, invece delle più sicure, ma più costose terapie fisiche e di farmaci non provocanti dipendenza. Ciò è accaduto con l’approvazione della FDA. Anche gli studenti delle scuole superiori rurali con infortuni sportivi ricevono narcotici, nonostante il noto aumento della suscettibilità alla dipendenza tra i giovani. Le ‘lobby del dolore’, politicamente potenti, finanziate dalle gigantesche società farmaceutiche, hanno incoraggiato questa tendenza per oltre due decenni, generando enormi profitti per i miliardari dirigenti farmaceutici.

I campi di  applicazione dei letali oppiacei in America hanno le loro origini e la loro logica nella convergenza di diverse caratteristiche interrelazionate del capitalismo statunitense. Ciò era dovuto alla ricerca implacabile di profitto da parte delle corporazioni e delle elites, mentre si trasformavano le zone de-industrializzate e agricole del paese in ‘Terzo Mondo’ domestico.

In primo luogo, la classe capitalista ha abbattuto i costi di produzione, limitando l’accesso a un’ assistenza sanitaria di qualità per i lavoratori,  per aumentare i propri profitti. Negli Stati Uniti, questo ha portato milioni di lavoratori a dipendere da narcotici a basso costo e disponibili con prescrizione. Le compagnie di assicurazione fornite dal datore di lavoro negano regolarmente il trattamento non-narcotico più costoso ai lavoratori incidentati e insistono sulla prescrizione di oppiacei economici per riportare i lavoratori sul posto di lavoro.

Gli oppiacei economici sono stati tollerati all’inizio dai piani sindacali di assistenza sanitária per risparmiare soldi, mentre i capi sindacali giravano la faccia di fronte alle migliaia di lavoratori che diventavano dipendendenti.

In secondo luogo, i capitalisti licenziano liberamente i lavoratori che sono incidentati sul lavoro e chiedono un trattamento, costringendo i lavoratori ad evitare le assenze per malattia e ad affidarsi ancora di più agli oppiacei, come l’Oxy-Contin, che ‘Big Pharma’ ha falsamente commercializzato come non produttore di dipendenza.

In terzo luogo, i capitalisti traggono immensi profitti dalle morti premature per overdosee per cause prevenibili correlate tra i lavoratori anziani, perché ciò riduce i costi pensionistici e i pagamenti dell’assicurazione sanitaria. Wall Street ha festeggiato sfacciatamente i miliardi di dollari di attivo per le pensioni e l’assistenza sanitaria risparmiate dall’aspettativa di vita ridotta dei lavoratori negli Stati Uniti. Il calo dell’aspettativa di vita e l’aumento della morte prematura negli Stati Uniti assomiglia al modello visto in Russia durante i primi decenni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica e il saccheggio sfrenato degli oligarchi della mafia appoggiati dagli Stati Uniti  sotto Boris Eltsin.

In quarto luogo, i capitalisti sono liberi di assumere giovani lavoratori sostituti (diciotto-trent’anni) come lavoro temporaneo a salari più bassi e senza alcun beneficio. Sono soggetti alle insicurezze dell’occupazione contingente, come parte della ‘gig economy’ (esternalizzazione a lavoratori e impiegati ‘autonomi’). Questi lavoratori sovraccarichi, senza futuro, ricorrono agli oppiacei per superare il dolore fisico e lo stress emotivo – fino a quando non abbandonano, schiavi della dipendenza. Questa è la ragione principale del numero declinante di giovani lavoratori disponibili negli Stati Uniti – nonostante i livelli di occupazione relativamente elevati.

In quinto luogo, e per aggiungere un insulto morboso al danno, l’epidemia di morte da oppiacei è stata  una vera e propria miniera d’oro per l’industria dei trapianti di tessuti e organi, per la quale ‘i materiali’, tra cui ossa, pelle, cornea, tendini, valvole cardiache, denti e vasi sanguigni, raccolti tra le giovani vittime di overdose, valgono decine di migliaia di dollari per cadavere. Gli organi derivanti dalle vittime di overdose cerebrale sono valutati in centinaia di migliaia di dollari. E le aziende di raccolta coi loro mediatori di tessuti si aggirano intorno al pronto soccorso dell’ospedale come uccelli da carogna in attesa di notizie di nuove vittime – spesso contattando il parente prossimo prima delle autorità. Questo bizzarro sistema di profitto derivante dalle morti domestiche completamente prevenibili del capitalismo americano ricorda la satirica ‘Modesta Proposta’ di Jonathan Swift agli imprenditori britannici di raccogliere la pelle delle vittime della carestia della patata irlandese per farne oggetti commerciali, come borse da donna!

In sintesi, la struttura e le relazioni del capitalismo statunitense contemporaneo sono la causa generale e i beneficiari dell’epidemia da oppiacei. Il risultato inevitabile è stato una rapida distruzione di comunità emarginate dalle decisioni capitaliste. Ciò ha beneficiato il capitale, che ha trattato la popolazione superflua e potenzialmente insofferente in un modo che ricorda l’Impero Britannico durante le carestie in India nei due secoli precedenti.

Il Darwinismo e i ragionamenti neo-malthusiani proliferano tra gli oligarchi, i politici, i medici e persino penetrano nella lingua usata dal pubblico (‘sopravvivenza del più adatto’), fornendo la giustificazione ideologica per la carneficina.

Le elites dei poteri operativi specifici che dirigono l’epidemia

Aziende farmaceutiche multimiliardarie producono e commercializzano narcotici e sedativi altamente creatori di dipendenza. I loro agenti manipolano le comunità di medici e agiscono come una lobby tra i politici per un’America ‘senza dolore’.

Il produttore della principale ‘porta d’entrata’ commerciale nella dipendenza, l’Oxy-Contin,  è la Purdue Pharmaceuticals. La società è stata fondata e gestita interamente dalla famiglia Sackler, sotto la guida del defunto Raymond Sackler e dei suoi fratelli. I Sacklers erano di origini ebraiche dell’Europa dell’Est e hanno stretti legami con Israele.

Hanno iniziato producendo lassativi e cera per gli orecchi, quindi hanno introdotto il tranquillante Valium, altamente creatore di dipendenza, per poi produrre e promuovere negli anni ’90 il più redditizio farmaco da prescrizione nella storia, l’Oxy-Contin, durante l’amministrazione del presidente Bill Clinton con la sua ‘riforma sanitaria’.

I Sacklers hanno messo in piedi un’aggressiva  strategia di vendita su larga scala, per convincere i medici che il loro prodotto non creava dipendenza. Hanno pagato medici ricercatori per pubblicare dati fraudolenti sulla sicurezza dell’Oxy-Contin. Questi esperti assoldati dalla fiorente industria del dolore hanno ricevuto enormi compensi per vendere i prodotti dei Sackler. Hanno contrabbandato la nozione dei pazienti americani, che godono di un’esistenza completamente ‘indolore’ – reclamizzando il valore dell’altamente soggettiva ‘scala del dolore’, come quinto segno vitale nella valutazione di tutti i pazienti. La ‘scala del dolore’ non ha mai attecchito in altri paesi ricchi, dove la valutazione oggettiva è rimasta la base principale per la diagnosi e la terapia. È interessante notare che la ‘scala del dolore’ è stata usata meno frequentemente con pazienti afroamericani e ispanici, in gran parte a causa di un inerente razzismo nella medicina statunitense, che vede le minoranze come potenziali tossicodipendenti e inaffidabili per la prescrizione di narcotici. Di conseguenza, i pazienti afroamericani e ispanici si sono in gran parte risparmiati l’epidemia da dipendenza da stupefacente di prescrizione – in cui oltre il 95% delle morti da overdose erano di bianchi, per lo più operai. Era anche evidente che i pazienti afroamericani presentatisi ai reparti di pronto soccorso in caso di dolore grave ricevevano molta meno cura rispetto ai loro compatrioti bianchi – anche quando il loro dolore era un sintomo di una grave minaccia medica alla vita o di un’emergenza chirurgica.

Il patrimonio netto della famiglia Sackler è salito a oltre $ 14 miliardi di dollari, secondo l’elenco dei miliardari di Forbes, mentre Purdue Pharmaceuticals ha ricavato oltre $ 35 miliardi di dollari di profitto da Oxy-Contin. L’omicidio da prescrizione e la dipendenza hanno elevato i Sackler all’elite politica, culturale e oligarchica.

I Sackler sono diventati grandi collezionisti di belle arti e mecenati delle arti e delle scienze a New York, Londra e Tel Aviv. I ‘glitterati’ di New York sono svenuti di fronte a Raymond e la regina Elisabetta gli ha conferito il titolo di cavaliere. Nel frattempo, decine di migliaia di tossicodipendenti sono morti ogni anno e milioni affondano nella dipendenza, nella cattiva salute e nel degrado, trascinando le loro comunità con loro.

Seguendo l’esempio di Sackler, altri miliardari farmaceutici si sono uniti al massacro, le morti e la confusione si sono moltiplicate. I farmaci contro il dolore da oppiacei erano così economici da produrre e avevano creato una domanda in continua espansione, mentre gli adolescenti facevano irruzione nello stanzino della nonna alla ricerca di narcotici e  poveri lavoratori facevano la fila alle ‘fabbriche di pillole’. L’Oxy-Contin e i suoi fratelli hanno prodotto il più alto margine di profitto nella storia farmaceutica – di gran lunga superiore ai cosiddetti farmaci block-buster.

La devastazione totalmente prevenibile e prevedibile alla fine ha portato la Purdue Pharmaceuticals nel 2007 a essere multata per $ 634,5 milioni di dollari per la copertura fraudolenta del potenziale di dipendenza e di overdose dell’Oxy-Contin. L’influenza politica della famiglia Sackler ha protetto i propri membri da qualsiasi accusa di cattiva condotta o cospirazione criminale. La loro influenza negli ambienti politici e giudiziari d’elite non aveva eguali.

L’Oxy-Contin e altri farmaci che provocano dipendenza sono ancora prodotti in massa, prescritti in maniera intensiva e stanno contribuendo alla morte di oltre 65.000 lavoratori ogni anno. In risposta al recente crollo delle prescrizioni di narcotici, milioni di tossicodipendenti sono passati all’economica eroina di strada e all’illegale e pericolosamente potente fentanyl, per soddisfare la loro astinenza. I medici hanno  fornito l’entrata a una vita di dipendenza da strada, violenza e alla fine morte – mentre le autorità degli gli Stati Uniti guardavano deliberatamente da un’altra parte.

La seconda elite di potere operativo sono i medici professionisti, che hanno prescritto le droghe in maniera irresponsabile e insensibile a milioni di americani negli ultimi 2-3 decenni. Anche loro sono stati largamente risparmiati dal sistema politico e giudiziario e rimangono ancora i ‘pilastri’ delle comunità locali, devastate dalla tossicodipendenza.

Per duemila anni, un principio guida morale e professionale in medicina era stato ‘prima cosa, non fare del male’ nel corso del trattamento di un paziente. C’è stata un’enorme differenza nel modo in cui i pazienti della classe lavoratrice e delle elites vengono trattati negli Stati Uniti. Migliaia di medici e altri professionisti hanno ignorato l’ovvia dipendenza e le morti tra i loro pazienti delle classi meno abbienti e hanno accettato tangenti e compensi per promuovere gli oppiacei.

Milioni di pazienti e i loro familiari sono stati traditi da questo grottesco fallimento nell’affrontare la crisi da dipendenza. Le trasformazioni economiche in medicina hanno fatto sì che molti medici nella medicina aziendale mandassero i pazienti dentro e fuori dai loro uffici con solo esami sommari e prescrizioni per lo più di narcotici e sedativi. I medici hanno permesso agli obiettivi di lucro dei loro datori di lavoro aziendali di dettare legge su come dovessero trattare i loro pazienti – tradendo in tal modo il sacro giuramento. Molti medici hanno fatto affidamento su assistenti medici scarsamente supervisionati e infermieri tirocinanti nel diagnosticare e trattare i pazienti  già dipendenti da sostanze stupefacenti. È più facile e meno costoso scrivere una prescrizione, piuttosto che esaminare a fondo e trattare adeguatamente un paziente a basso reddito. Tutti hanno accettato l’ideologia aziendale e capitalista che i tossicodipendenti erano deplorevoli vittime della loro intrinseca degenerazione morale o genetica.

La catena della responsabilità passava dal profitto capitalista sistemico miliardarie aziende farmaceutiche alle imprese ospedaliere, ai medici e al loro mal controllato personale.

Il principale complice politico della morte per dipendenza è il governo federale e i rappresentanti eletti, che hanno accettato decine di milioni di dollari in ‘donazioni’ dalla lobby farmaceutica. Il presidente e il Congresso, i democratici e i repubblicani hanno ignorato l’epidemia, perché sono stati comprati per la loro campagna dai donatori-proprietari del ‘Big Pharma’, il termine usato per descrivere la potente industria farmaceutica e la sua lobby. Negli ultimi vent’anni, l’elite politica ha ricevuto molti milioni di dollari in fondi per le campagne dalle grandi lobby farmaceutiche – inclusi i politici provenienti dagli stati devastati dalla narcotici.

La Federal Drug Enforcement Agency (DEA) ha permesso l’uso eccessivo e la distribuzione dei narcotici e quindi ignorato le terribili conseguenze per oltre 20 anni. Non si può immaginare che i veterinari degli Stati Uniti e i loro controllori notino la morte per droga di 3.000 animali domestici, senza identificare e correggere rapidamente la situazione, mentre la FDA, la DEA e l’elite statunitense hanno ‘ignorato’ la morte di centinaia di migliaia di poveri  americani della classe lavoratrice.

Alla fine, dopo due decenni, politici locali e procuratori generali hanno visto una nuova potenziale fonte di reddito in azioni legali contro le società farmaceutiche incriminate e i grandi distributori. Alcuni senatori hanno sponsorizzato le udienze, ma nessuna azione decisiva è stata presa  contro la carneficina tra la povera popolazione civile. Nel 2010, il comitato dei Servizi Armati del Pentagono e del Senato ha tenuto audizioni sull’enorme aumento di morti da overdose, dovute all’abuso di prescrizioni di droga tra il personale militare degli Stati Uniti e hanno preso alcune misure efficaci per affrontare il problema. A quel tempo, i senatori degli Stati Uniti nelle udienze hanno avvertito scherzosamente sui pericoli di sconvolgere il ‘Big Pharma’. Chiaramente, a differenza dei generali che hanno bisogno di soldati sani, i capitalisti e i politici statunitensi non hanno avuto nessun interesse a proteggere i cittadini della classe lavoratrice – dati i profitti complessivi che la  loro dipendenza e le morti portano all’elite.

Conclusione: cosa fare?

La prescrizione di narcotici e la successiva epidemia di tossicodipendenze illegali sono diventate un campo di sterminio per milioni di persone – seminando la rovina nelle comunità povere, emarginate e deindustrializzate della classe operaia degli Stati Uniti. Comunque, le vittime e i loro carnefici, i mercanti della morte, hanno tutti un nome e una posizione all’interno del sistema capitalista. La logica e le conseguenze sono chiare.

La maggior parte delle vittime sono della classe lavoratrice, della povera e media borghesia, e in modo prevalente bianchi: con salari bassi, giovani e meno giovani, precari, sottoccupati e in particolare senza un’assistenza sanitaria adeguata o competente.

Oltre 5 milioni di persone sono interessate da abuso di droghe o comunque hanno iniziato il loro percorso nella dipendenza tramite i narcotici da prescrizione. Questo è un vero e proprio olocausto americano, che lascia milioni di sopravvissuti alle famiglie. Decine di migliaia di bambini vivono con i parenti anziani o accolti in case rifugio e nel sovraccarico sistema dell’accoglienza minorile.

I carnefici e i loro complici sono diventati ricchi, mecenati delle arti e delle scienze più sofisticate istruiti nei colleges d’elite. Ricevono i migliori servizi di assistenza sanitaria nel mondo; fanno affidamento su domestici docili ma altamente istruiti, tate e cuochi – molti dei quali sono immigrati. Soprattutto, godono dell’immunità della censura e dell’incriminazione pubblica. Sono i commercianti ufficiali della morte e della disperazione, politicamente ben collegati, perfettamente vestiti, ben curati.

La crisi da dipendenza è una parte della guerra di classe condotta dalla classe superiore contro le classi medie e basse di questo paese. La vera, anche se non dichiarata, conseguenza del loro commercio è stata quella di selezionare la popolazione resa superflua dalle decisioni dell’elite economica e politica e distruggere la capacità di milioni di loro vittime, familiari, vicini e amici di capire, organizzarsi, unirsi e combattere contro l’assalto ai propri interessi di classe.

Qui è dove troviamo una base per affrontare una soluzione.
Sono esistiti precedenti storici circa il successo nell’eliminazione dei signori della droga, sia dell’elite che criminali e per riportare i tossicodipendenti a una vita sociale produttiva.

Iniziamo dal caso della Cina: dopo un secolo di dipendenza dall’oppio imposta dagli inglesi, la rivoluzione cinese del 1949 si fece carico dell’arresto, della persecuzione e dell’esecuzione dei signori della guerra ‘imprenditori’ dell’oppio. Milioni di tossicodipendenti sono stati riabilitati e restituiti alle loro comunità, unendosi alla forza lavoro per costruire una nuova società.

Allo stesso modo, la rivoluzione cubana del 1959 ha distrutto le droghe e i bordelli gestiti da brutali oligarchi, gangster cubani e capi di squadre della morte, in combutta con mafiosi americani, come Meyer Lansky. Questi teppisti e parassiti furono costretti a fuggire a Miami, Palermo e Tel Aviv.

Il primo passo per un’efficace guerra alla droga con coscienza di classe negli Stati Uniti richiederebbe l’organizzazione di movimenti di massa, con avvocati antidroga dedicati, medici, personale medico e organizzatori delle comunità, nonché educatori e leader delle comunità coraggiosi e ben integrati. Un vero Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie, non portavoce dell’elite aziendale, sarebbe riorganizzato per raccogliere affidabili dati nazionali sulla portata del problema e fornire ulteriori basi per invertire la tendenza alla diminuzione dell’aspettativa di vita, all’aumento della mortalità infantile e materna e all’epidemia di morti premature prevenibili tra i lavoratori.

Il secondo passo consisterebbe nell’assumere il controllo sulle prescrizioni di sostanze stupefacenti, limitate alle indicazioni strettamente riconosciute in altri paesi industrializzati (dolore da cancro intrattabile o gestione del dolore post-operatorio a breve termine) e nello sviluppo di una banca dati nazionale per tracciare la pratica di prescrizione di medici, infermieri, assistenti medici e altri.

Coloro che non volessero riformare la loro pratica dovrebbero affrontare arresti e gravi accuse. La cura della salute dovrebbe essere centrata sul paziente, non orientata al profitto e il motto ‘Primum non nocere’ dovrebbe sostituire l’insensato social-darwinismo e l’avidità nella pratica della medicina.

I produttori e i distributori, così come i lobbisti e i commercianti dei micidiali oppiacei sarebbero costretti a pagare per la devastazione e a rispondere alle accuse.

Il processo di ripristino della vivibilità dei ‘cessi’ domestici devastati dalla droga, creati dall’elite capitalista statunitense, alla fine richiederebbe la messa sotto accusa e la trasformazione dell’economia all’origine della crisi della dipendenza. Richiederebbe la sostituzione di un sistema che semina dolore e sofferenza tra i lavoratori con uno in cui finalmente i lavoratori e le loro comunità prendessero il controllo della propria vita. Professionisti e intellettuali, piuttosto che vedere le vittime dal punto di vista dei responsabili delle decisioni dell’elite, dovranno integrare pienamente i loro interessi con quelli delle masse.

Le lotte locali riuscite possono costituire la base del potere politico che trasformerebbe gli ‘studi’ e le ‘critiche’ verso  l’azione diretta e il cambiamento elettorale.

La proibizione di questa fonte rivoltante di profitto e del flagello di migliaia di comunità può indebolire il potere dei narco-trafficanti miliardari e dei loro alleati politici.

Milioni di vite sono in gioco, devono guadagnarsi la propria sopravvivenza. Capire le radici di questa sofferenza incentrata sulla classe e mobilitare per l’inversione di questa tendenza può avere conseguenze importanti per i cessi dispersi in giro dall’impero e creati dal capitale!

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

La decisione del Presidente Trump su Gerusalemme: la fine dell’egemonia?

Trump-Nethanyaudi James Petras

Introduzione

Il regime di Trump ha dichiarato che il voto all’Assemblea Generale dell’ONU riguardo al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele è stata una decisione strategica degli Stati Uniti.

Sia il presidente Trump che la sua tronfia ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley hanno minacciato che tutte le decisioni e gli accordi riguardanti alleanze, prestiti, aiuti e relazioni diplomatiche erano in gioco. Inoltre, il regime di Trump ha definito chiaramente lo stile e la sostanza dell’imperialismo USA: tutti i paesi membri delle Nazioni Unite (grandi e piccoli) devono strisciare nel modo più abbietto ai suoi ordini.

L’ambasciatore Haley ha chiesto che ogni nazione al mondo accetti la dichiarazione di Trump e del razzista-sionista Netanyahu che l’antica città di Gerusalemme è l’eterna, indivisa, etnicamente gestita capitale degli Ebrei. Il messaggio di Trump è stato forte e chiaro- lui era il grande “decisore” e i voti delle Nazioni Unite avrebbero identificato i veri amici e nemici dell’America. “Stiamo facendo una lista … e ci saranno conseguenze …” Chiaramente, lo sfoggio di Trump riguardo il potere degli Stati Uniti e le sue terrificanti minacce sottintendevano la sicurezza da parte della Hailey che Washington avrebbe avuto un voto di maggioranza nella “donazione” di Gerusalemme al Sio-fascismo.

Credevano che il dominio degli Stati Uniti e la loro egemonia globale fossero assoluti e inattaccabili. Il voto ha dimostrato qualcos’altro, stava accadendo qualcosa di molto imprevisto.

Gli Stati Uniti hanno subito una sconfitta travolgente e umiliante, che ha mantenuto le agili dita dell’ambasciatrice impegnate a “prendere appunti”: 128 nazioni hanno chiesto che il regime di Trump ritirasse la sua dichiarazione che Gerusalemme era la capitale indivisa di Israele e  solo per gli Ebrei. Solo 9 micro-nazioni (alcuni semplici francobolli e alcuni paesi del tipo repubblica delle banane-squadroni della morte) hanno votato la decisione Trump-Haley, 35 stati mendicanti hanno abbassato la testa e si sono astenuti, mentre 21 pavidi ambasciatori hanno scelto di nascondere la loro spudoratezza nelle cabine dei gabinetti piuttosto che apparire per questo importante voto.

Il contesto politico

La prima e più importante questione da discutere sono le tappe che hanno portato gli USA a soffrire una tale clamorosa sconfitta. In altre parole, chi è stato responsabile nel portare l’Amministrazione Trump a capofitto giù lungo il sentiero della sottomissione ai dettami del Sion-Fascismo.

Il leader e la forza trainante del disastro alle Nazioni Unite è stato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, per il quale gli sforzi di conquistare Gerusalemme e convertirla nella capitale “eterna” degli Ebrei erano la massima priorità. Per decenni il mondo intero ha respinto il sequestro di Gerusalemme da parte di Isreale e la sua conversione in una capitale etnicamente pulita per lo stato ‘ebraico’.  I giuristi delle Nazioni Unite e internazionali hanno denunciato la conquista coloniale israeliana e la pulizia etnica di Palestina. Netanyahu ha preso il comando con l’elezione di Donald Trump come Presidente. L’Operazione Gerusalemme è stata il suo primo ordine per il  fantoccio Donald. Un certo numero di multi-miliardari israeliani, che hanno finanziato la campagna elettorale di Trump, hanno chiesto un’immediata riscossione da parte del loro fantoccio: il sostegno incondizionato dell’amministrazione all’agenda di Netanyahau.

Nonostante le proteste dal resto del mondo, in particolare dagli alleati europei più vicini agli Stati Uniti, Trump ha fatto cadere la nazione proprio nella zuppa sionista: una Gerusalemme ebraica; lo sfratto sistematico di tutti gli Arabi, i Cristiani, i Musulmani e i laici, e l’eventuale annessione di tutta la Palestina; come anche un crescente confronto militare con l’Iran.

Lo speculatore immobiliare Jared Kushner, il genero viziato di Trump e un completo
succube di Netanyahu, è diventato il consulente senior per il Medio Oriente. Kushner ha fatto pressione sul Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, Michael Flynn, perché intervenisse sulla Russia a favore della presa di Gerusalemme da parte di Israele. Flynn è stato successivamente processato per aver discusso le relazioni globali degli Stati Uniti con la Russia e il ‘buon soldato’ sta inciampando sulla propria spada a causa dei Sionisti. Non sorprende che i Democratici del Congresso, l’FBI e il Procuratore Speciale abbiano trovato più facile perseguire Flynn per la sua discussione sull’allentamento delle tensioni delle relazioni US-Russia provocate dall’amministrazione Obama rispetto alle sue discussioni con il Cremlino a sostegno del sequestro di Gerusalemme da parte di Israele!

Le armi operative di Netanyahu nel manipolare la politica americana coinvolgono Jared
Kushner, i miliardari primi donatori pro-Israele, l’AIPAC e l’ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley. Tel Aviv è riuscita a garantire l’impegno di Trump nei confronti dell’agenda israeliana, nonostante l’opposizione di tutto il Consiglio di Sicurezza Nazionale delle Nazioni Unite e della stragrande maggioranza dell’Assemblea Generale.

Nello stile di un tipico autoritario, il Presidente degli Stati Uniti Trump arranca ai piedi del suo “superiore”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre punta alla gola dei suoi ‘inferiori’, le 193 nazioni membro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Le minacce al vetriolo di Netanyahu in tipico stile da bar contro l’intera assemblea dell’ONU prima del voto hanno garantito il ripudio di tutti i rappresentanti del Consiglio di Sicurezza con l’eccezione del suo burattino della Carolina del Sud, l’ambasciatrice Nikki Haley. Trump e Haley hanno appoggiato la spavalderia di Netanyahu, diffondendo minacce da gangster a tutti i rappresentanti delle Nazioni Unite che osavano opporsi ai dettami di Washington.

In questo modo, il primo ministro Netanyahu si è assicurato il massimo successo diplomatico e politico della sua carriera – la totale sottomissione degli Stati Uniti alla sua agenda, a rischio di una maggiore umiliazione all’ONU. Ciò, in effetti, ha formalizzato l’egemonia israeliana su Washington, sotto gli occhi del mondo.

In contrasto con il successo raggiante di Netanyahu, gli Stati Uniti hanno subito una storica sconfitta diplomatica: quattordici volte più nazioni hanno votato contro le richieste del Presidente degli Stati Uniti riguardanti la presa di Netanyahu su Gerusalemme. Ciò che rende la sconfitta ancora più sorprendente è il fatto che tutti i principali alleati e la maggior parte dei maggiori destinatari degli aiuti hanno apertamente sfidato le minacce statunitensi. Otto dei dieci maggiori destinatari degli aiuti statunitensi hanno votato contro Trump-Netanyahu-Haley. Questa bizzarra troika è ora rimasta con un lista nemica diffusa sull’intero globo, e pochi pavidi alleati nel Sud del Pacifico e tra gli squadroni della morte del Guatemala. L’abbraccio totale e puerile di Trump nei confronti del vaneggiante Netanyahu è stato esposto e ha allargato le fessure nell’egemonia globale degli Stati Uniti. Oltre a ‘catturare’ il voto di Netanyahu, le altre nazioni pro-Trump includevano una manciata di insignificanti isole del Pacifico (Marshall Islands, Palau, Micronesia), Togo, un corrotto mini-stato africano e due ‘democrazie da squadroni della morte’ a grandezza di banana, Honduras e Guatemala.

Gli ultimi due regimi detengono il potere tramite elezioni rubate, sostenute da narco-delinquenti sul libro paga (soprannominato ‘aiuto straniero”’) degli Stati Uniti.

Tutti i principali paesi asiatici e dell’Europa occidentale hanno votato contro Trump. Essi hanno apertamente respinto il grossolano ricatto del duetto USA-Israele. Regimi sottomessi dell’Europa Orientale, regimi corrotti in America Latina e alcune nazioni orribilmente impoverite dell’Africa e dell’Asia hanno scelto di astenersi o di sottrarsi con la scusa dei bagni di Times Square.

I regimi narco-liberisti del Messico, della Colombia, del Paraguay, di Panama e della Repubblica Dominicana si sono astenuti. Anche i regimi di destra dell’Europa orientale, che di solito danno supporto indiscusso a tutte le richieste degli Stati Uniti, come la Romania, la Bosnia, la Polonia e la Lettonia hanno sfidato il ruolo di Nikki Haley astenendosi. I ‘momentaneamente non presenti’ (nascosti nei servizi igienici) includevano burattini statunitensi come Georgia, Samoa, St Kitts e Tonga.

A un ambasciatrice dell’ONU apertamente umiliato, Haley, è stato lasciato il compito di ringraziare gli astenuti e i ‘momentaneamente non presenti’ per il loro coraggio e di preparare alcuni pacchetti di golosità (matzos, vino Mogan David e sconti ai bordelli di Tel Aviv) per i torturatori dell’Honduras e i ‘leader’ a metà annegati di Palau in segno di gratitudine per tale lealtà.

Conclusione

Chiaramente, l’appoggio di Trump a uno Stato razzista, colonialista e di pulizia etnica come Israele è visto come un disastro diplomatico strategico. L’egomane di Manhattan ha legato le fortune degli Stati Uniti ai capricci di uno stato di paria condotto da un pazzo completo. La decisione di Trump di dimostrare la totale lealtà ai suoi miliardari ‘donatori’ durante la sua campagna e al suo genero ‘Prima Israele!’ nella sua prima importante decisione di politica estera non è riuscita a impressionare nessuna delle nazioni influenti del mondo – né est o ovest. In effetti, ha mostrato come l’amministrazione statunitense era diventata fratturata e pericolosamente disfunzionale.
Più importante ancora, la proclamazione di Trump di un mondo unipolare basato sulla sua nozione del potere economico degli Stati Uniti è collassata. Israele, nonostante le spacconate e le liste di Haley, non ha legittimità. Sono continuati gli assassini da parte del Mossad dei principali dirigenti palestinesi e di altri e l’aumento del massacro da parte della IDF della resistenza civile spontanea palestinese spontanea ha fallito nel migliorare la sua posizione internazionale – tranne che tra i torturatori guatemaltechi.

Comunque, non è (ancora) chiaro che gli Stati Uniti hannno perso la loro grande influenza di potere rispetto agli altri conflitti regionali. Il successivo voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a favore della richiesta di Washington di ulteriori sanzioni contro la Corea del Nord ha dimostrato il potere di Trump di intimidire gli oligarchi e i leader di Cina e Russia. In altre parole, i limiti del potere degli Stati Uniti dipendono ancora dai problemi, dagli alleati, dagli appelli diplomatici, dagli avversari e dalla distribuzione di benefici e costi. Nel caso di Gerusalemme, la bizzarra decisione del piazzista di immobili Gran Mogul Trump di consegnare tutta la città ai sionisti ha alienato tutti i musulmani e i cristiani del mondo, oltre che le secolari nazioni liberali occidentali e le potenze emergenti, come la Russia e la Cina. Gli Stati Uniti hanno legato il proprio prestigio ai capricci di una nazione paranoica, che ostentava arrogantemente il proprio complesso di superiorità razzista, sostenuto da gruppi di cittadini d’oltremare con doppia cittadinanza e immensamente ricchi. Diplomaticamente, le risposte vituperative di Israele a qualsiasi critica legale da parte degli organismi mondiali minano le sue possibilità di costruire coalizioni.

Infine, il sostegno di Washington alla violazione perpetua e manifesta di Israele del diritto internazionale e il suo bombardamento di missioni umanitarie rendono Israele un alleato molto costoso.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La lista dei nemici degli USA: prospetti e prospettive

Trumpdi James Petras

Introduzione

Per quasi 2 decenni, gli Stati Uniti hanno perseguito una lista di ‘paesi nemici’ da affrontare, attaccare, indebolire e rovesciare. Questa ricerca imperiale di rovesciare i ‘paesi nemici’ ha funzionato a vari livelli di intensità, in base a due considerazioni: il livello di priorità e il grado di vulnerabilità rispetto a un’operazione di ‘cambio di regime’.

I criteri per determinare un ‘paese nemico’ e il suo posto nell’elenco delle priorità degli obiettivi nella ricerca degli Stati Uniti per una maggiore posizione dominante globale, così come la vulnerabilità rispetto a un cambio di regime ‘riuscito’ sarà al centro di questo saggio. Concluderemo discutendo le prospettive realistiche delle future opzioni imperiali.

Priorizzando gli avversari statunitensi

Gli strateghi imperiali considerano criteri militari, economici e politici nell’identificazione degli avversari ad alta priorità.

I seguenti paesi sono in cima alla ‘lista dei nemici’ degli Stati Uniti:

1) La Russia, a causa del suo potere militare, è un contrappeso nucleare agli Stati Uniti a livello di dominio globale. Ha una forza armata enorme e ben equipaggiata con una presenza europea e asiatica e in Medio Oriente. Le sue risorse globali di petrolio e gas la proteggono dal ricatto dell’economia degli Stati Uniti e le sue crescenti alleanze geopolitiche limitano l’espansione degli Stati Uniti;

2) La Cina, a causa del suo potere economico globale e della portata crescente del suo commercio, degli investimenti e delle reti tecnologiche. La crescente capacità militare difensiva della Cina, in particolare per quanto riguarda la tutela dei suoi interessi nel Mar Cinese Meridionale serve a contrastare il dominio degli Stati Uniti in Asia;

3) La Corea del Nord, a causa della sua capacità missilistica nucleare e balistica, la sua fiera politica estera indipendente e la sua posizione geo-politica strategica, è vista come una minaccia per le basi militari statunitensi in Asia, gli alleati e i proxies regionali di Washington;

4) Il Venezuela, a causa delle sue risorse petrolifere e delle sue politiche socio-politiche, sfida gli Stati Uniti come modello incentrato sul neo-liberismo in America Latina;

5) L’Iran, a causa delle sue risorse petrolifere, della sua indipendenza politica e delle sue alleanze geo-politiche in Medio Oriente, sfida il dominio degli USA, israeliano e dell’Arabia Saudita nella regione e presenta un’alternativa indipendente;

6) La Siria, a causa della sua posizione strategica in Medio Oriente, il suo partito di governo secolare e nazionalista e le sue alleanze con l’Iran, la Palestina, l’Iraq e la Russia, è un contrappeso ai piani degli Stati Uniti d’America per balcanizzare il Medio Oriente in bellicosi stati etno-tribali.

Avversari USA di media priorità:

1) Cuba, a causa delle sue politiche estere indipendenti e delle sue alternative socio-economiche, il sistema è in contrasto con i regimi neo-liberisti che ruotano intorno agli Stati Uniti nei Caraibi, in America centrale e meridionale;

2) Il Libano, a causa del suo posizionamento strategico sul Mediterraneo e la coalizione di governo che include accordi con il partito politico degli Hezbollah, che è sempre più influente sulla società civile Libanese, in parte a causa della sua comprovata milizia capace di proteggere la sovranità nazionale, espellendo l’esercito invasore di Israele e aiutando a sconfiggere i mercenari dell’ISIS/al Queda nella vicina Siria;

3) Lo Yemen, a causa del suo movimento nazionalista indipendente guidato dagli Houthi, in opposizione al governo fantoccio imposti dai Sauditi, come anche delle relazioni con l’Iran.

Avversari a basso livello di priorità

1) La Bolivia, a causa della sua politica estera indipendente, del suo sostegno al governo chavista del Venezuela e difesa di un modello misto di economia; della ricchezza mineraria e il suo supporto alle rivendicazioni territoriali dei popoli indigeni;

2) Il Nicaragua, a causa della sua politica estera indipendente e della sua critica dell’aggressione statunitense nei confronti di Cuba e del Venezuela;

L’ostilità degli USA verso gli avversari ad alta priorità viene espressa attraverso sanzioni economiche, accerchiamento militare, provocazioni e un’intensa guerra propaganda verso il Nord Corea, la Russia, il Venezuela, l’Iran e la Siria. A causa delle poderose interconnessioni della Cina con il mercato globale, gli U.S.A. hanno applicato loro poche sanzioni. Invece, quando trattano della Cina, contano sull’accerchiamento militare, le provocazioni separatiste e un’intensa propaganda ostile.

cinesi

Avversari prioritari, bassa vulnerabilità ed aspettative irrealistiche

Con l’eccezione del Venezuela, gli ‘obiettivi ad alta priorità’ di Washington hanno vulnerabilità strategiche limitate. Il Venezuela è il più vulnerabile, a causa della sua alta dipendenza dalla rendita petrolifera, con le sue maggiori raffinerie situate negli USA, e i suoi alti livelli di indebitamento, con tendenza al default. In aggiunta, ci sono gruppi di opposizione domestica, che attuano come clienti degli USA e il crescente isolamento di Caracas all’interno dell’America Latina, grazie all’ostilità orchestrata da importanti clienti USA, come l’Argentina, il Brasile, la Colombia e il Messico.

L’Iran è molto meno vulnerabile: è un forte potere militare regionale strategico, collegato ai paesi vicini e a movimenti religiosi-nazionalisti affini. Nonostante la sua dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha sviluppato mercati alternativi, come la Cina, liberi dal ricatto statunitense ed è relativamente al sicuro dai tentativi di aggressione da parte dei creditori USA o UE.


La Nord Corea, nonostante le invalidanti sanzioni imposte al regime e alla popolazione

civile, ha ‘la bomba’ come deterrente verso un attacco militare agli USA e non ha mostrato riluttanza nel difendersi. A differenza del Venezuela, né l’Iran né il Nord Corea fronteggiano significativi attacchi interni da parte di un’opposizione domestica finanziata e armata dagli USA.

La Russia ha la piena capacità militare – armi nucleari, l’ICBM e un enorme esercito, ben addestrato- tale da scongiurare ogni minaccia militare USA. Mosca è politicamente vulnerabile alla propaganda promossa dagli U.S.A., dai partiti politici d’ opposizione e dalle ONG finanziate dall’Occidente. Gli oligo-miliardari russi, legati a Londra e Wall Street, esercitano la stessa pressione contro le iniziative economiche indipendenti.

Fino a un certo punto, le sanzioni USA hanno sfruttato la precedente dipendenza della Russia dai mercati occidentali, ma, a partire dall’imposizione di sanzioni draconiane da parte del regime di Obama, Mosca ha effettivamente contrastato l’offensiva di Washington, diversificando i propri mercati in Asia e rafforzando l’autonomia domestica nell’agricoltura, l’industria e l’alta tecnologia. La Cina ha un’economia di portata mondiale ed è naturalmente destinata a diventare un leader economico mondiale. Deboli minacce di ‘sanzioni’ alla Cina hanno semplicemente esposto la debolezza di Washington, più che intimidire Beijing. La Cina ha contrastato le provocazioni e minacce militari USA, espandendo il suo potere economico sui mercati, aumentando la sua capacità strategica ed evitando la dipendenza dal dollaro.

Gli obiettivi ad alta priorità di Washington non sono vulnerabili ad attacchi frontali: essi  mantengono o aumentano la loro coesione domestica e integrazione economica, mentre aggiornano la loro capacità di imporre costi del tutto inaccettabili agli USA a ogni assalto diretto. Come risultato, i leader USA sono obbligati a contare su attacchi incrementali, periferici e per mezzo degli alleati locali, con risultati limitati contro gli avversari ad alta priorità. Washington rafforzerà le sanzioni verso il Nord Corea e il Venezuela, con  scarse prospettive di successo nel primo caso e una possibile vittoria  pirrica nel caso di Caracas. L’Iran e la Russia possono facilmente superare gli interventi degli alleati locali. Gli alleati USA, come l’Arabia Saudita e Israele, possono criticare, fare propaganda e scagliarsi contro i Persiani, ma i loro timori che una guerra a metà contro l’Iran potrebbe rapidamente distruggere Riyadh e Tel Aviv, li costringe a lavorare in tandem per indurre il corrotto establishment politico USA a entrare in guerra, al di là delle obiezioni della popolazione e dei soldati americani stanchi di guerre. L’Arabia Saudita e gli Israeliani possono bombardare e far morire di fame le popolazioni dello Yemen e di Gaza, che non hanno alcuna capacità di rispondere a tono, ma Teheran è un’altra cosa.

I politici e i propagandisti di Washington possono blaterare di interferenze della Russia nel corrotto teatro elettorale degli Stati Uniti e la chiacchiera si mette in moto per migliorare i legami diplomatici, ma loro non possono contrastare la crescente influenza della Russia in Medio Oriente e la sua espansione commerciale in Asia, in particolare verso la Cina.

In sintesi, a livello globale, gli obiettivi ‘prioritari’ degli Stati Uniti sono irraggiungibili e invulnerabili. Nel mezzo della continua rissa canina tra le elites degli Stati Uniti, potrebbe essere troppo sperare nell’avvento di alcuni politici razionali a Washington, che potrebbero ripensare le priorità strategiche e calibrare le politiche di mutuo adattamento alle realtà globali.

Xi Jinping

Priorità, vulnerabilità e aspettative medie e basse

Washington può intervenire e forse infliggere gravi danni a paesi con priorità media e bassa. Comunque, ci sono diversi inconvenienti per un attacco su vasta scala; lo Yemen, Cuba, il Libano, la Bolivia e la Siria non sono nazioni capaci di determinare configurazioni globali in termini politici ed economici. Il massimo che gli Stati Uniti possono garantire in questi paesi vulnerabili sono distruttivi cambiamenti di regime, con massicce perdite di vite umane, infrastrutture e milioni di rifugiati disperati… ma a grandi costi politici, con instabilità prolungata e gravi
perdite economiche.

Lo Yemen

Gli Stati Uniti possono spingere per una vittoria saudita definitiva sull’affamato popolo yemenita, afflitto dal colera. Ma a chi giova? L’Arabia Saudita è nel bel mezzo di uno sconvolgimento di palazzo e non ha nessuna possibilità di esercitare l’egemonia, nonostante le centinaia di miliardi di dollari di armi USA/NATO, gli istruttori e le basi. Le occupazioni coloniali sono costose e producono pochi, se non nessuno, benefici economici, specialmente da parte di una povera nazione, devastata e geograficamente isolata come lo Yemen.

Cuba

Cuba ha un potente esercito professionista, supportato da un milione di membri della milizia. Sono capaci di una resistenza prolungata e possono contare su aiuti internazionali. Un’invasione statunitense di Cuba richiederebbe un’occupazione prolungata e forti perdite. Decenni di sanzioni economiche non hanno funzionato e la loro re-imposizione da parte di Trump non ha colpito i settori chiave del turismo. La ‘simbolica ostilità’ del Presidente Trump non ha rotto il ghiaccio con i principali gruppi dell’agro-business, che vedevano in Cuba un mercato. Circa metà dei cosiddetti ‘Cubani d’oltremare’adesso si oppongono all’intervento diretto degli USA. Le ONG finanziate dagli USA possono fornire alcune risorse in termini di punti marginali di propaganda, ma non possono invertire il supporto popolare per l’economia mista ‘socializzata’, l’eccellente educazione pubblica, il sistema sanitario e la sua politica estera indipendente.

russi Il Libano

Un blocco congiunto USA-Arabia Saudita e bombe israeliane possono destabilizzare il Libano. Comunque, un’invasione israeliana prolungata su vasta scala costerà molte vite ebree e causerà disordini domestici. Hezbollah ha missili per contrastare le bombe israeliane. Il blocco economico saudita radicalizzarà i nazionalisti libanesi, specialmente tra gli Sciiti e le popolazioni cristiane. L”invasione’ della Libia da parte di Washington, che non ha visto una sola perdita di soldato americano, dimostra che le invasioni distruttive si traducono in un caos a lungo termine, in tutto il continente. Una guerra israelo-statunitense-saudita distruggerebbe completamente il Libano ma destabilizzerebbe la regione ed esacerberebbe i conflitti nei paesi vicini: in Siria, in Iran e forse in Iraq. E l’Europa sarà inondata da milioni di rifugiati disperati.

La Siria

La guerra per procura USA-Arabia Saudita in Siria ha subito gravi sconfitte e la perdita di posizioni politiche. La Russia ha acquisito influenza, basi e alleati. La Siria ha mantenuto la sua sovranità e ha forgiato una forza armata nazionale temprata sul campo.  Washington può sanzionare la Siria, può afferrare qualche base in un’enclave curda’ fasulla, ma non avanzerà oltre lo scacco matto e sarà vista da molti come invasore occupante. La Siria è vulnerabile e continua a essere un obiettivo di fascia media sulla lista dei nemici degli Stati Uniti, ma offre poche prospettive di avanzamento per il potere imperiale degli Stati Uniti, al di là di qualche legame con un’’enclave kurda’ instabile, suscettibile di guerre intestine e rischiando serie rappresaglie turche.

La Bolivia e il Nicaragua

La Bolivia e il Nicaragua sono fastidi minori sulla lista dei nemici USA. I politicanti regionali USA riconoscono che nessuno di loro esercita un potere globale e nemmeno regionale.

In aggiunta, entrambi i regimi hanno rifiutato in pratica le politiche radicali e coesistono con potenti e influenti oligarchi locali e MNC internazionali legati agli USA.

Le loro critiche riguardo la politica estera, che sono per lo più rivolte a uso interno, sono neutralizzate dall’onnipresente influenza nell’OSA degli USA e dei maggiori regimi neo-liberisti del Latino-America. È lecito pensare che gli USA tenderanno a trovare un adattamento con questi avversari retorici marginalizzati, piuttosto che rischiare di provocare il revival di movimenti di massa radicali nationalisti o socialisti a La Paz o a Managua.

Conclusione

Un breve esame della ‘lista dei nemici’ di Washington rivela che le possibilità di successo sono limitate anche tra gli obiettivi vulnerabili. Chiaramente, in questa configurazione di potenza mondiale in evoluzione, il denaro e i mercati statunitensi non altereranno l’equazione di potere. Gli alleati degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, spendono enormi quantità di denaro nell’attaccare una nazione devastata, ma distruggono i mercati, mentre perdono le guerre. Potenti avversari, come la Cina, la Russia e l’Iran, non sono vulnerabili e offrono al Pentagono poche prospettive di conquista militare nell’immediato futuro.

Le sanzioni o le guerre economiche non sono riuscite a sottomettere gli avversari in Corea del Nord, Russia, Cuba e Iran. La ‘lista dei nemici’ è costata al prestigio, ai soldi e ai mercati degli Stati Uniti – un aspetto molto particolare del bilancio imperialista. La Russia ora supera gli Stati Uniti nella produzione di grano e nelle esportazioni. Passati sono i giorni in cui le agro-esportazioni statunitensi dominavano il commercio mondiale, compreso il commercio con Mosca.

Le liste dei nemici sono facili da comporre, ma politiche efficaci sono difficili da implementare contro rivali con economie dinamiche e una forte preparazione militare.

Gli Stati Uniti riguadagnerebbero parte della loro credibilità se operassero all’interno dei contesti delle realtà globali e perseguissero un’agenda paritaria, anziché rimanere un perdente ricorrente  in un gioco d’azzardo pigliatutto. Leader razionali potrebbero negoziare accordi commerciali reciproci con la Cina, il che svilupperebbe legami high-tech, finanziari e agro-commerciali con produttori e servizi. Leader razionali potrebbero sviluppare accordi congiunti, economici e di pace, in Medio Oriente, riconoscendo la realtà di un’alleanza tra i libanesi Hezbollah, la Russia, l’Iran e la Siria.

Così com’è, la ‘lista dei nemici’ di Washington continua ad essere composta e imposta dai propri leader irrazionali, maniaci filo-israeliani e russofobi del Partito Democratico – con nessun riconoscimento delle realtà attuali.

Per gli Statunitensi, la lista dei nemici domestici è lunga e ben nota, ciò che manca è la leadership politica civile per rimpiazzare questi capobranco seriali.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Cina e USA: un confronto nella selezione della leadership

Xi Jinpingdi James Petras

La selezione statunitense dei leader non ha praticamente nulla a che fare con processi democratici e risultati. Risulta utile confrontarla con il processo cinese. Nella maggior parte dei casi, la selezione dei dirigenti in Cina è molto più meritocratica, basata sul rendimento e sulle effettive realizzazioni. Sia negli Stati Uniti e che in Cina, il processo manca di trasparenza.

 

La leadership economica, politica e culturale negli Stati Uniti

La scelta dei leader economici, politici e culturali statunitensi si basa su diverse
procedure non democratiche:

  1. Ereditarietà tramite legami familiari;
  2. Accesso personale al credito e al finanziamento;
  3. Patrocinio politico;
  4. Vendita e acquisto di uffici e favori lobbistici e d’elite;
  5. Legami coi media;
  6. Repressione politica e manipolazione delle procedure elettorali;
  7. Durata in cariche pubbliche e uso delle risorse statali;
  8. Nepotismo etno-religioso;
  9. Gerarchia interna di partito;
  10. Decisioni a partito chiuso (opacità);
  11. Capacità di tenere segreti.

I leader, sia nominati, che auto-nominati o selezionati attraverso il denaro, i media, le reti d’elite, trasformano nel sistema U.S.A. il processo elettorale in un retro-pensiero virtuale. I leader economici statunitensi hanno aumentato il flusso di profitti produttivi e gli investimenti verso il settore finanziario e/o esternamente all’estero verso i paradisi fiscali.

I leader politici statunitensi hanno aumentato le spese militari e le guerre, deviando fondi pubblici provenienti dai servizi sociali interni e dal welfare, diminuendo la crescita economica interna e i mercati per gli investimenti e i commerci.
I leader culturali degli Stati Uniti sono stati premiati per la difesa, la promozione e la mistificazione delle conquiste imperiali e per denigrare nazioni e leader indipendenti.

Sono stati anche premiati per promuovere il consumismo più degradante e frivolo, minando la coesione sociale e delle comunità.

La mancanza di trasparenza, nel processo di selezione negli Stati Uniti, dei leader dellemaggiori banche d’investimento, dei partiti politici, degli uffici legislativi ed esecutivi e nell’accademia sta crescendo a un ritmo allarmante e con notevoli conseguenze negative: i leader negli Stati Uniti non devono passare rigorosi esami né affrontare confronti con i loro pari per competenza nei rispettivi settori di lavoro.

I leader aziendali degli Stati Uniti non sono giudicati dai loro successi economici e politici.

Responsabilità per guerre disastrose, salvataggi corrotti delle banche, crisi finanziarie spese di assistenza sanitaria schizzate alle stelle non squalificano un candidato per posizioni di leadership. I criteri  incentrati sul risultato non costituiscono la base per la selezione dei leader di Congresso e presidenziali. I fattori decisivi che influenzano la selezione politica sono la capacità di promuovere interessi d’elite, perseguire guerre imperiali, allo scopo di gratificare le ambizioni e l’avidità di civili militaristi e mascherare la corruzione diffusa che ingrassa le ruote della speculazione.

 

Cina: consultazione, meritocrazia e risultati

I leader cinesi sono selezionati sulla base di una consultazione multi-livello, della meritocrazia e dei risultati riportati in carica. Il recente congresso del partito della Cina ha evidenziato tre aspetti di vitale importanza: la riduzione delle diseguaglianze, il contrasto al degrado ambientale e l’assistenza sanitaria.

Al contrario, le elezioni del Congresso americano dello scorso anno si sono concentrate sull’impegno a ridurre le imposte sulle società per il super-ricco, nonostante la crescente disuguaglianza sociale ed economica, la rimozione delle regole statali e federali per la protezione della popolazione e dell’ambiente da inquinanti aziendali e a ridurre i finanziamenti pubblici per l’accesso a un’assistenza sanitaria competente,
minando il benessere del cittadino ed aumentando l’aumento delle morti premature e le aspettative di vita diminuite per i poveri e la classe operaia.

L’elite politica americana è piena di negazionisti del “cambiamento climatico” e dei peggiori tipi di inquinamento.

Il Congresso americano ha speso una quantità enorme di tempo e di energia a perseguire cospirazioni di parte, al tempo stesso in cui rifiutava di affrontare la furiosa epidemia di dipendenza narcotica a prescrizione, che ha ucciso oltre 600.000 americani in 15 anni.

Il presidente Xi Jinping ha chiesto ai dirigenti cinesi di dirigere i loro sforzi per correggere lo ‘sviluppo sbilanciato e inadeguato e le crescenti esigenze del popolo di  una vita migliore’. Il presidente Xi ha sottolineato l’obiettivo di ‘ecologizzare l’economia’, menzionandolo 15 volte nel suo indirizzo al Congresso del Partito – in confronto all’unica volta nella precedente riunione del Partito (FT
17/11/17, pag. 11).

Gli investitori pubblici e privati ​​cinesi hanno risposto alle priorità fissate da Xi e gli indici di investimento sono lievitati in questi settori (FT 11/11/17, pag. 11).
Al livello superiore, la direzione si impegna in consultazioni e dibattiti tra le elites in competizione, discutendo i risultati passati e presenti nello sviluppo di politiche attuali e future.

A livello intermedio, sono determinanti verifiche ultra-competitive da parte di organi pubblici nella selezione e nella nomina dei funzionari cinesi.

Al livello superiore e medio, il livello delle prestazioni di lavoro della leadership è uno dei fattori principali nella determinazione della selezione.

I quattro decenni di spettacolare crescita economica che hanno tirato fuori dalla povertà 500 milioni di persone cinesi sono un riflesso del sistema efficace di selezione e promozione dei leader.

Mantenere la pace e l’amicizia con altri paesi per oltre quarant’anni – eccetto un breve conflitto di confine con il Vietnam nel 1979 – è stato un fattore importante che influenza la selezione della leadership.

Al contrario, nonostante molte guerre disastrose e brutali, i presidenti Clinton, Bush e
Obama sono stati rieletti in carica in un sistema di duopolio di due partiti, considerato universalmente ‘truccato’. L’effetto di queste guerre sul deterioramento dell’economia domestica statunitense non si riflette sulla selezione dei candidati o sull’esito delle elezioni presidenziali o congressuali.

La Cina ha selezionato leader che hanno evidenziato capacità e serietà nell’indagare epunire oltre un milione di funzionari e plutocrati corrotti. Gli investigatori anti-crimine  sono stati riconosciuti come leader ‘puliti e dediti al lavoro’.

Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato i criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, nella Federal Reserve e nel FMI con risultati disastrosi per la cittadinanza, senza capacità di analisi o correzione.
Uno dei meccanismi di partito più selettivi e prestigiosi si trova nel
Dipartimento delle organizzazioni (OD) del Partito comunista cinese (FT 10/30/17, pagina 9). L’OD incontra privatamente ed esamina i candidati alla leadership sulla base di una ‘complessa combinazione di nomine, esami scritti e orali, indagini, un voto a maggioranza dei ministri. I leader, così selezionati, assumono la responsabilità collettiva – e non si posizionano in base alla ‘fuga di decisioni” (FT ibid)….

 
Conclusioni

Sia negli Stati Uniti che in Cina la selezione dei leader non si basa su elezioni o
consultazioni dei cittadini
. Tuttavia, ci sono grandi differenze nel processo e nelle procedure di selezione dei dirigenti, con conseguenti enormi differenze nei risultati.

La Cina è in gran parte una meritocrazia, con vestigia di nepotismo familiare, specialmente in riferimento ad alcune interconnesioni stato-mondo degli affari.

I risultati contano molto, e la maggior parte dei cittadini approva la leadership del partito cinese per il successo economico e socio-economico di lungo periodo della Cina.

Al contrario, nella stragrande maggioranza, i cittadini degli Stati Uniti i cittadini sono cinici e insoddisfatti con gli appuntamenti economici più importanti, a causa dei loro
documentati guasti socio-economici passati e presenti. I cittadini rivolgono la loro più grande costernazione ai leader finanziari più importanti (che considerano oligarchi corrotti), che hanno fatto entrare il nostro Paese in crisi ripetute, guerre perpetue, crescenti disuguaglianze e profonda e diffusa povertà. La perdita di
impieghi stabili e ben pagati e il deterioramento della coesione della comunità e della famiglia ha oltraggiato i cittadini, perché questi sono in netto contrasto con la pervasiva e profonda corruzione nelle alte sfere e una quasi totale impunità giudiziaria per gli alti funzionari, i politici e gli oligarchi.

La persecuzione in Cina dei leader corrotti non ha alcuna controparte negli Stati Uniti.
Le tangenti dal mondo degli affari ai politici sono legalizzate negli Stati Uniti, quando sono chiamate ‘campagna’ di finanziamento o ‘onorari per consulenza’. Basti pensare agli onorari da mezzo milione di dollari a conferenza pagati ai Clinton da parte dei finanziatori di Wall Street per i loro 30 minuti di banalità e piazzismo da illusionisti.

Nel campo della politica estera, i leader cinesi difendono il loro interesse nazionale. I leader degli Stati Uniti si inchinano spudoratamente ai lobbisti israeliani, promuovendo gli interessi di Tel Aviv.

I leader cinesi emarginano i critici in nome dell’armonia, della stabilità, della pace e della crescita.

I leader americani emarginano, imprigionano e brutalizzano gli Afro-americani, gli immigrati, gli ambientalisti e gli attivisti anti-guerra, così come i denunciatori di corrotti di Wall Street, in nome di mercati liberi e nebulosi valori democratici liberali.

La Cina, con tutti i suoi inconvenienti in termini di procedure e diritti democratici, si muove verso una società dinamica meno corrotta, meno bellicosa e più responsabile, con una leadership attentamente controllata e sviluppata.

Gli Stati Uniti si muovono verso una società più corrotta e dispotica (‘stato di polizia’) con leader inaffidabili, guerrafondai e criminali al comando.

Il divario tra promesse e risultati si sta allargando negli Stati Uniti, mentre si restringe in Cina. Il rigoroso processo di selezione meritocratica della Cina ha dimostrato una maggiore capacità di rispondere alle nuove sfide e alle necessità della maggioranza rispetto alle elezioni statunitensi, disfunzionali e corrotte, che non possono nemmeno affrontare la crisi della dipendenza causata da sovraprescrizioni non regolamentate degli oppiacei, per non parlare delle crisi ambientali del cambiamento climatico e delle mega-tempeste che devastano le comunità statunitensi.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La politica dell’escalation militare

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di James Petras

27set2017

Introduzione

Gli Stati Uniti hanno esplicitamente esaltato il ruolo fondamentale dei militari nella politica estera e, per estensione, in quella interna. L’ascesa dei ‘generali’ a posizioni strategiche nel regime di Trump sono evidenti, così da approfondire il loro ruolo di forza altamente autonoma che determina le agende strategiche statunitensi.

In questo documento discuteremo i vantaggi che l’elite militare sta accumulando grazie all’agenda di guerra e in base alle ragioni per cui i ‘generali’ sono stati in grado di imporre la loro definizione delle realtà internazionali. Discuteremo l’ascesa del militare sul regime civile di Trump, come conseguenza dell’incessante logoramento della sua presidenza da parte dell’opposizione politica.

Il preludio alla militarizzazione: la strategia multi-guerre di Obama e le sue conseguenze

Il ruolo centrale dei militari nel decidere la politica estera statunitense ha le sue radici nelle decisioni strategiche adottate durante la Presidenza Obama-Clinton. Diverse politiche sono state decisive nell’accumulazione di un potere militare-politico senza precedenti.

  1. Il massiccio aumento delle truppe statunitensi in Afghanistan e i loro successivi fallimenti e ritiro hanno indebolito il regime Obama-Clinton e aumentato l’animosità tra l’esercito e l’amministrazione di Obama. Come risultato dei suoi fallimenti, Obama ha squalificato il settore militare e ha indebolito l’autorità presidenziale.
  2. Il massiccio bombardamento e distruzione della Libia da parte degli Stati Uniti, il rovesciamento del governo di Gheddafi e il fallimento dell’amministrazione Obama-Clinton nell’imporre un regime fantoccio, ha sottolineato le limitazioni del potere aeronautico statunitense l’
    inefficacia dell’intervento politico-militare statunitense. La Presidenza si è impantanata nella sua politica estera nel Nord Africa e ha dimostrato la sua inettitudine militare.
  3. L’invasione della Siria da parte di mercenari e terroristi ha coinvolto gli Stati Uniti con alleati inaffidabili in una guerra perdente. Ciò ha portato ad una riduzione del bilancio militare e ha incoraggiato i Generali a vedere nel controllo diretto delle guerre d’oltremare e della politica estera l’unica garanzia delle loro posizioni.
  4. L’intervento militare statunitense in Iraq è stato solo un fattore secondario nella sconfitta dell’ISIS; i principali attori e beneficiari sono stati l’Iran e le milizie sciite alleate degli Iracheni.
  5. Il colpo di stato e la presa del potere in Ucraina architettata da Obama-Clinton ha portato al potere a Kiev una giunta militare corrotta e incompetente e ha provocato la secessione della Crimea (verso l’unione con la Russia) e dell’Ucraina orientale (alleata della Russia). I Generali sono stati messi da parte e si sono trovati legati ai cleptocrati ucraini, mentre aumentavano pericolosamente le tensioni politiche con la Russia. Il regime di Obama ha dettato sanzioni economiche contro Mosca, progettate per compensare i loro vergognosi fallimenti politico-militari.

L’eredità Obama-Clinton

L’eredità Obama-Clinton che si trova a fronteggiare Trump è stata costruita attorno a uno sgabello a tre zampe: un ordine internazionale basato sull’aggressione militare e sul confronto con la Russia; un ‘pivot to Asia’, definito come accerchiamento militare e isolamento economico della Cina – attraverso le minacce belliche e le sanzioni economiche contro la Corea del Nord; l’uso dei militari come guardie pretoriane degli accordi di libero scambio in Asia escludenti la Cina. L’eredità di Obama è costituita da un ordine internazionale basato sul capitale globalizzato e su molteplici guerre. La continuità dell’’eredità gloriosa’ di Obama inizialmente dipendeva dall’elezione di Hillary Clinton. La campagna presidenziale di Donald Trump, da parte sua, ha promesso di smantellare o drasticamente rivedere la dottrina di Obama di un ordine internazionale basato su molteplici guerre, sulla costruzione di una ‘nazione’ neo-coloniale e sul libero commercio. Un furioso Obama ha ‘informato’ (minacciato) il neo- eletto presidente Trump che avrebbe affrontato l’ostilità combinata dell’intero apparato statale, di Wall Street e dei mass media, se avesse perseguito la sua promessa elettorale di nazionalismo economico e quindi minato l’ordine globale incentrato sugli Stati Uniti. L’offerta di Trump di passare dalle sanzioni di Obama e dal confronto militare
alla riconciliazione economica con la Russia è stata contro-bilanciata da un nido di vespe di accusatori riguardo a una cospirazione elettorale Trump-Russia, oscuramente suggerendo tradimenti e istigando processi mediatici contro i suoi stretti alleati e persino i membri della sua famiglia. La fabbricazione di una trama Trump-Russia è stato solo il primo passo verso una guerra totale nei confronti del nuovo Presidente, ma è riuscita a sconvolgere il nazionalismo economico dell’agenda di Trump e i suoi sforzi per cambiare l’ordine globale di Obama.

Trump di fronte all’ordine internazionale di Obama

Durante i primi 8 mesi in carica, il Presidente Trump ha avuto a che fare senza rimedio coi licenziamenti, le dimissioni e l’umiliazione di praticamente tutti i suoi funzionari  civili, in particolare di coloro che si erano impegnati a invertire l’ordine internazionale di Obama. Trump è stato eletto per sostituire le guerre, le sanzioni e gli interventi con trattati economici vantaggiosi per la classe lavoratrice e la classe media americana. Ciò avrebbe incluso ritirare i militari dalle loro missioni a lungo termine volte alla ‘creazione di nazioni’ (occupazione) in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia e altre zone di guerra infinite individuate da Obama.

Le priorità militari di Trump

Le priorità militari di Trump dovevano concentrarsi sul rafforzamento delle frontiere domestiche e dei mercati d’oltremare. Ha cominciato chiedendo ai partner della NATO di pagare per le proprie responsabilità di difesa militare. I globalisti di Obama in entrambi i partiti politici sono stati sconvolti dal fatto che gli Stati Uniti potessero perdere il loro controllo decisivo della NATO; si sono uniti e si sono mossi immediatamente per strappare a Trump i suoi alleati economici nazionalisti e i loro programmi. Trump ha capitolato rapidamente e si è conformato all’ordine internazionale di Obama, tranne per una sola condizione – avrebbe scelto il Gabinetto per implementare il vecchio/nuovo ordine internazionale. Un Trump sconvolto ha nominato una coorte militare di Generali, guidata dal generale James Mattis (famigeratamente soprannominato ‘Mad Dog’) come Segretario alla Difesa. I Generali hanno effettivamente preso la presidenza in ostaggio. Trump ha abdicato al suo ruolo di presidente.

Il Generale Mattis: la militarizzazione dell’America

Il generale Mattis ha assunto l’eredità della militarizzazione globale e ha aggiunto le sue proprie sfumature, tra cui la ‘guerra psicologica’ integrata dalle eiaculazioni emotive di Trump su ‘Twitter’. La ‘Dottrina Mattis’ combinava minacce ad alto rischio  con provocazioni aggressive, portando gli Stati Uniti (e il mondo) all’orlo della guerra nucleare. Il generale Mattis ha adottato gli obiettivi e i campi delle operazioni, definiti dalla precedente amministrazione Obama, in quanto ha cercato di rinforzare l’ordine internazionale imperialista esistente. Le politiche della giunta si sono basate su provocazioni e minacce contro la Russia, con sanzioni economiche estese. Mattis ha gettato ancora più combustibile sui mass media americani già istericamente infiammate contro la Russia. Il generale ha promosso una strategia violenza diplomatica di bassa intensità, compreso il sequestro senza precedenti, l’invasione degli uffici diplomatici russi e l’espulsione in breve tempo di diplomatici e personale consolare. Queste minacce militari e atti di intimidazione diplomatica hanno significato che l’Amministrazione dei Generali sotto il Presidente-Fantoccio Trump si è resa pronta a rompere le relazioni diplomatiche con un potere nucleare mondiale e in effetti a spingere il mondo al confronto nucleare diretto. Quello che Mattis cerca con questi attacchi di aggressività non è niente di meno che la capitolazione da parte del governo russo per quanto riguarda vecchi obiettivi militari statunitensi – vale a dire la ripartizione della Siria (che è iniziata sotto Obama), le severe sanzioni per affamare la Corea del Nord (iniziata sotto la Clinton) e il disarmo dell’Iran (principale obiettivo di Tel Aviv), in vista del suo smembramento. La giunta Mattis che ha occupato la Casa Bianca di Trump ha aumentato le sue minacce alla Corea del Nord, che (nelle parole di Vladimir Putin) ‘preferisce mangiare erba che disarmare’. I megafoni dei mass media americani hanno rappresentato le vittime nordcoreane delle sanzioni e provocazioni statunitensi come una minaccia ‘esistenziale’ alla terraferma americana. Le sanzioni si sono intensificate. È stato intensificato il posizionamento di armi nucleari in Corea del Sud. Massicce esercitazioni militari congiunte sono state pianificate e sono in corso nell’aria, nel mare e sulla terraferma, intorno alla Corea del Nord. Mattis ha piegato il braccio ai Cinesi (principalmente burcorati legati al business e alle attività speculative) e ha assicurato il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’aumento delle sanzioni. La Russia si è unita al coro anti-Pyongyang, guidato da Mattis, sebbene Putin abbia avvertito sull’inefficacia delle sanzioni! (Come se il Generale ‘Mad Dog‘ Mattis potesse mai accettare seriamente il consiglio di Putin, soprattutto dopo che la Russia aveva votato per le sanzioni!) Mattis ha militarizzato ulteriormente il Golfo Persico, seguendo la politica obamiana di sanzioni parziali e provocazioni belliche contro l’Iran. Quando ha lavorato per Obama, Mattis ha aumentato le spedizioni statunitensi ai terroristi siriani filo-americani e ai fantocci ucraini, assicurando che gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di sconfiggere qualsiasi ‘accordo negoziato’.

La militarizzazione: una valutazione

Il ricorso di Trump ai ‘suoi Generali‘ dovrebbe contrastare qualsiasi attacco da parte demembri del proprio partito e dei Democratici nel Congresso riguardo la sua politica estera. La nomina di ‘Mad Dog‘ Mattis, noto russofobo e guerrafondaio, da parte di Trump, ha un po’ pacificato l’opposizione nel Congresso e sottomesso ogni ‘scoperta’ di una cospirazione elettorale tra Trump e Mosca ipotizzata dall’Investigatore Speciale Robert Mueller. Trump mantiene un ruolo come presidente nominale, adattandosi a quello che Obama lo ha avvertito essere ‘il loro ordine internazionale’ – ora diretto da una giunta militare non eletta composta da sostenitori di Obama! I Generali forniscono una parvenza di legittimità al regime di Trump (specialmente di fronte ai guerrafondai democratici di Obama e ai mass media). Tuttavia, consegnare i poteri presidenziali a ‘Mad Dog‘ Mattis e alla sua coorte comporterà un pesante prezzo. Mentre la giunta militare può proteggere il fianco a Trump nella sua politica estera, non fa
diminuire gli attacchi alla sua agenda nazionale. Inoltre, il bilancio proposto da Trump nel compromesso con i democratici ha infuriato i leader del suo partito.

In sintesi, sotto un indebolito Presidente Trump, la militarizzazione della Casa Bianca beneficia la giunta militare e allarga il suo potere. Il programma di ‘Mad Dog‘ Mattis ha avuto risultati misti, almeno nella fase iniziale: le minacce della giunta di lanciare un attacco preventivo (forse nucleare) contro il Nord Corea hanno rafforzato l’impegno di Pyongyang a sviluppare e raffinare le sue capacità balistiche missilistiche di medio raggio e l’armamentario nucleare. Il bullismo non è riuscito a intimidire il Nord Corea.

Mattis non può imporre la dottrina Clinton-Bush-Obama del disarmo di sofisticati sistemi d’arma difensiva, come in Libia e in Iraq, come preludio a un’invasione statunitense, finalizzata a un ‘ cambio di regime’. Ogni attacco USA contro il Nord Corea porterà a serie risposte di rappresaglia con costi di decine di migliaia di vite di soldati USA e uccisione o  ferimento di milioni di civili in Sud Corea e in  Giappone.

Per lo più, ‘Mad Dog’ è riuscito a intimidire gli ufficiali cinesi e russi (e i loro compagni esportatori miliardari) affinché acconsentissero a sempre più sanzioni economiche contro il Nord Corea. Mattis e i suoi alleati all’ONU e alla Casa Bianca, il lugubre Nikki Hailey e un ridimensionato Presidente Trump, possono  ringhiare  guerra – ma non possono applicare la così detta  ‘opzione militare’, senza minacciare le forze militari USA di stanza in giro per la regione Asiatico-Pacifica. L’aggressione di Mad Dog Mattis verso l’Ambasciata russa non ha indebolito praticamente la Russia, ma ha rivelato l’inutilità della dilomazia conciliante di Mosca nei confronti dei cosiddetti ‘partners’ nel regime di Trump. Il risultato finale potrebbe portare a una rottura formale dei rapporti diplomatici, il che aumenterebbe il rischio di un confronto militare e una catastrofe nucleare globale.

La giunta militare sta facendo pressione sulla Cina contro il Nord Corea allo scopo di isolare il regime al governo a Pyongyang e aumentare l’accerchiamento militare da parte USA di Pechino. Mad Dog è riuscito parzialmente a mettere la Cina contro il Nord Corea, mentre consolidava le sue sofisticate istallazioni anti-missile THADD in Sud Corea, che saranno puntate contro Pechino. Queste sono, sul breve termine, le vittorie di Mattis sugli eccessivamente accondiscendenti burocrati
cinesi.

Comunque, se Mad Dog intensifica le minacce dirette contro la Cina, Pechino può in rappresaglia scaricare decine di miliardi di dollari del debito pubblico USA, rescindere patti commerciali, seminare il caos nell’economia USA e mettere Wall Street contro il Pentagono. La strategia di Mad Dog, specialmente in Afghanistan e nel Medio Oriente,
non intimidirà l’Iran né porterà a nuovi successi militari. Essa comporta costi elevati e scarsi benefici, come Obama ha realizzato dopo quasi un decennio di sconfitte, fiaschi e perdite di miliardi di dollari.

Conclusione

La militarizzazione della politica estera USA, l’insediamento di una giunta dentro l’Amministrazione Trump, e il ricorso alla minaccia nucleare non ha cambiato l’equilibrio globale  del potere. All’interno, la Presidenza nominale di Trump si appoggia ai militaristi, come il Generale Mattis. Mattis ha rafforzato il controllo USA sugli alleati NATO, e anche ricondotto al guinzaglio cani europei sciolti, come la Svezia, affinché partecipassero alla crociata militare contro la Russia. Mattis si è avvalso della propensione dei media per i titoli bellicosi e la sua adulazione di generali a quattro stelle.

Ma, nonostante tutto,  il Nord Corea rimane indomato, perché può praticare la rappresaglia. La Russia ha migliaia di armi nucleari e rimane un contrappeso a un pianeta dominato dagli USA. La Cina detiene il debito pubblico USA e appare imperturbabile, nonostante la presenza di una Flotta USA sempre più propensa allo scontro, che attraversa il Mare della Cina del Sud. Mad Dog cattura l’attenzione dei media, con giornalisti benvestiti, dalle mani scrupulosamente ben curate, che dipendono dalle sue truci dichiarazioni. Contrattisti di guerra lo corteggiano, come mosche su di una carogna. Il Generale a Quattro Stelle ‘Mad Dog’ Mattis ha raggiunto uno status presidentiale senza vincere nessuna elezione (truccata o meno). Senza dubbio, quando scenderà dal podio, Mattis sarà il più corteggiato consigliere d’amministrazione o consulente senior per mega-compagnie militari nella storia degli USA, ricevendo favolosi compensi per mezz’ora di ‘chiacchiere-spazzatura’ e assicurandosi ricche prebende nepotistiche per le prossime tre generazioni della sua famiglia. Mad Dog può anche candidarsi alle elezioni, come Senatore o persino Presidente per qualsiasi partito. La militarizzazione della politica estera USA fornisce alcune importanti lezioni: prima di tutto, l’escalation dalle minacce alla guerra non riesce a  disarmare avversari che possiedono la capacità di rispondere. L’intimidazione via sanzioni può riuscire a imporre significative sofferenze economiche su regimi dipendenti dall’importazione del petrolio, ma non su economie preparate alla lotta, autarchiche o altamente diversificate.

Le manovre belliche di bassa intensità e multi-laterali rafforzano le alleanze guidate dagli USA, ma esse convincono pure gli oppositori ad aumentare la loro preparazione militare. Le guerre intense di livello intermedio contro avversari non-nucleari possono portare alla presa delle capitali, come in Iraq, ma l’occupante fronteggia guerre d’attrito di lungo termine, che possono minare la morale militare, provocare problemi a casa e innalzare i deficits di bilancio. Ed esse creano milioni di rifugiati.

Lo scontro militare di alta intensità comporta elevati rischi di gravi perdite di vite, alleati, territorio e montagne di detriti atomici – una vittoria di Pirro!

Insomma: minacce e intimidazione riescono solo contro avversari concilianti. La violenza non-diplomatica verbale può elevare lo spirito del bullo e di alcuni suoi alleati, ma ha poche possibilità di convincere gli avversari a capitolare. La politica USA di militarizzazione globale estende oltremodo la presenza delle forze armate USA e non ha portato a nessuna vittoria militare permanente.

Ci sono voci tra i leader militari USA, quelli non confusi dalle proprie stelle e dai loro ammiratori idioti nei media USA, che potrebbero premere per una maggiore tolleranza globale e mutuo rispetto tra le nazioni? Il Congresso USA e i media corrottisono evidentemente incapaci di valutare i disastri passati, per non parlare dell’elaborare un’effettiva risposta alle nuove realtà globali.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

In Venezuela ci sono nuovi rapporti di forza

Chavez

di James Petras – La Haine

31ago2017.- L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

E, inoltre, anche nelle città presumibilmente controllate dagli Stati Uniti, ci sono costantemente incendi, attentati e altre azioni, che indicano che nemmeno nei centri che rimangono nelle loro mani sono sicuri. Quindi, l’idea che gli Stati Uniti con un aumento di 5.000 o 10.000 unità, possano invertire la situazione è totalmente falsa. È un atto suicida, nel senso che inviano truppe impossibilitate ad agire, nel senso di recuperare l’Afghanistan per conto degli Stati Uniti.

Credo che ci sono due possibilità alternative, o devono moltiplicare il numero di truppe, intensificare il bombardamento [che già si è dimostrato non funziona], o devono ritirarsi entro un termine dato, riconoscendo che inevitabilmente non sono in grado di invertire le tendenze verso i talebani.

EChI: Il Venezuela chiede all’ONU di prendere posizione sulle minacce statunitensi. Il capo della diplomazia venezuelana ha detto: l’ONU non può rimanere con le braccia incrociate e non condannare queste azioni, lo abbiamo fatto notare al suo segretario generale. D’altra parte, il ministro venezuelano della Difesa Vladimir Padrino López, ha detto sabato scorso che il popolo del Venezuela e delle Forze Armate Nazionali sono pronti a dare tutto per difendere la patria, “è scritto nella nostra Costituzione, siamo una Repubblica indipendente e sovrana e dobbiamo comprendere l’ampio concetto di ciò che è sovranità, la capacità di uno Stato, di una nazione e del suo governo di prendere le proprie decisioni.” Come vedi la situazione da quelle parti, Petras?

JP: L’ONU non ha molto peso, perché gli Stati Uniti hanno diritto di veto, hanno un controllo efficace sugli Europei, hanno il sostegno indiretto dei paesi neo-liberisti dell’America Latina, soprattutto la destra più dura. Quindi, l’idea è buona e il Venezuela deve presentarla, ma non si aspettano molto dalle Nazioni Unite.

Invece, hanno preso misure più positive, ad esempio, l’esercizio militare lo scorso fine settimana, con più di 700 mila soldati e miliziani. È un segno di forza, una capacità di mobilitare e proteggere il paese, che potrebbe servire da avvertimento agli Stati Uniti che un’invasione sarebbe molto costosa.

E ha anche un enorme effetto sull’opposizione interna. Dobbiamo analizzare i nuovi rapporti di forze. Trump, con la dichiarazione di intervento o di minaccia di intervento, ha neutralizzato e paralizzato l’opposizione. Perché su questo tema l’opposizione non ha alcun sostegno, tanto meno nelle piazze.

In secondo luogo, la mobilitazione militare e delle milizie serve pure a ridimensionare la presenza dell’opposizione. In altre parole, l’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno al momento modificato i rapporti di forza. Non si sente molto da parte degli avversari, né dalle roccaforti di Caracas né da nessun altro posto. La destra insorgente è paralizzata, non ha voce o presenza in questo ultimo confronto.

E pure Almagro e l’OSA. Sono rimasti emarginati dal contesto, perché nemmeno Almagro osa sollevare la testa di fronte all’interventismo sfacciato degli Stati Uniti. Quindi, possiamo dire, che, almeno questa settimana, questo mese, c’è stato un cambiamento nei rapporti di forza favorevole al Venezuela, dovuto alla sua esibizione di forza, all’appoggio popolare e alle cattive politiche di Trump, tutti fattori che hanno avuto un impatto molto positivo per il presidente Maduro.

EChI: Petras, l’altro argomento che ci interessava è l’attacco permanente di Israele alla Palestina. Come va letto da una differente angolatura?

JP: In primo luogo, potremmo dire che la visita dell’’ultra’-sionista consigliere del presidente Trump, Jared Kushner, un ebreo israeliano ortodosso fanatico, va nella direzione del sostegno a Netanyahu nell’occupare più terre palestinesi. Questo è il primo fatto che dobbiamo capire. In secondo luogo, Israele sta ampliando la demolizione di case palestinesi in ogni quartiere di quello che resta della Palestina.

In terzo luogo, dobbiamo notare che Israele si basa fortemente sull’Arabia Saudita e sulla collaborazione delle destre nel Medio Oriente. E questo indica che, in questa situazione, dove la Siria e l’Iran stanno guadagnando peso in Iraq e altrove, Israele ha perso influenza tra i governanti e i terroristi coinvolti nei paesi colpiti.

Infine, dobbiamo riconoscere che la politica nordamericana è ancora totalmente controllata dai sionisti. Se analizziamo il regime di Trump, ci sono lo stesso numero o più sionisti nei primi posti dell’economia e della politica estera, che nel regime di Obama. Gli Stati Uniti sono ostaggio dei sionisti all’estero, che funzionano come una quinta colonna.

E questo non ha avuto nessuna risonanza in altri paesi. Ad esempio, esaminiamo i quotidiani considerati progressisti in Argentina, “Pagina 12”, “La Jornada” in Messico e forse anche in “Brecha”, non esiste una discussione approfondita sul peso israeliano nei governi nordamericani e su come formulano la politica nordamericana. Parlano di interessi petroliferi, parlano di interessi militari, ma, in realtà, riguardo al Medio Oriente, non esiste nessuna osservazione che possa negare che Israele è la principale forza della politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Dobbiamo, infine, ricordare che Israele ha un’opposizione interna. Abbiamo visto come il gruppo pro-boicottaggio e anti-insediamenti in Palestina ha guadagnato molto consenso. Ci sono anche settori importanti di studenti ebrei che hanno respinto la politica israeliana. E nonostante il fatto che abbia ancora forze preponderanti nel Congresso, nella Presidenza, l’opposizione cresce anche tra la popolazione nordamericana.

EChI: Beh, Petras, come sempre ci aspettiamo di discutere qualche altro tema su cui al momento sta lavorando.

Potremmo cominciare con il caso della scomparsa di Santiago Maldonado, che sosteneva la lotta dei Mapuche in Argentina. La sua sparizione, la cui responsabilità è dei gendarmi sta provocando una grande mobilitazione di protesta. Non solo in Argentina. Oggi, ad esempio, nella BBC hanno dato un servizio sulla sua scomparsa e una messa in discussione delle versioni ufficiali. Più di ogni altra cosa, il mondo teme che l’atto di sequestro da parte di Macri sia un passo verso la licenza di uccidere che esisteva durante la dittatura. In altre parole, le dichiarazioni del ministro della “insicurezza” Patricia Bullrich, non hanno peso. Né all’estero né all’interno. Negli Stati Uniti, tra gli specialisti dell’America Latina, c’è molta preoccupazione e hanno convocato molte persone conosciute in America Latina, respingendo la versione ufficiale.

Ritengo che il caso Maldonado potrebbe comportare un grande colpo politico contro Macri alle prossime elezioni. Vorrei estendere il mio sostegno a tutto il movimento per la ricomparsa con vita di Maldonado.

Il secondo punto che voglio menzionare sono le inondazioni in Texas, in particolare nella grande città di Houston. Tutti parlano di pioggia, uragano, inondazioni, distruzione di centinaia di miliardi di dollari, ma nessuno parla del perché le inondazioni si ripetono. È perché non c’è investimento nelle infrastrutture. Quando la pioggia cade, riempie le strade perché i sistemi di drenaggio non funzionano. È curioso, una città con grandi raffinerie di petrolio, ha tunnel per canalizzare il petrolio dappertutto, ma non ha abbastanza infrastrutture per preservare la città dalle inondazioni.

Ancora una volta, sorge il problema delle catastrofi interne, ciò che i media di qui chiamano catastrofe. Il capitalismo non mette in campo investimenti e infrastrutture per salvare le proprie fonti di ricchezza. Da quelle parti, stanno perdendo 500.000 barili all’ora a causa della paralisi delle raffinerie. Vorrei sottolinearlo di nuovo, gli Stati Uniti sono un gigante con i piedi di argilla.

Infine, vorrei menzionare un altro fatto che dobbiamo prendere in considerazione, gli Stati Uniti stanno militarizzando la polizia, la stanno dotando di armi da parte dell’Esercito, le chiamano eccedenze e nuove armi, carri armati, macchine blindate, mitragliatrici, le stanno trasferendo alla polizia locale e statale.

Originariamente, la giustificazione era la lotta contro i cartelli di droga. Poi la scusa è diventata l’anti-terrorismo. Ed ora, è la polizia che è investita dei problemi delle comunità impoverite. Cioè, la militarizzazione delle città, indipendentemente da qualsiasi problema di droga e terrorismo.

Estratto da La Haine

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Provocazione USA e Corea del Nord: un pretesto per la guerra con la Cina

Trumpdi James Petras

24apr2017.- La costruzione dell’Impero degli Stati Uniti su scala mondiale è iniziata durante e subito dopo la seconda guerra mondiale. Washington è intervenuta direttamente nella guerra civile cinese (fornendo armi all’esercito di Chiang Kai Shek, mentre l’Esercito Rosso combatteva i Giapponesi), ha sostenuto la guerra di ri-colonizzazione della Francia contro il Viet Minh in Indocina e ha installato regimi fantoccio collaborazionisti dell’Impero giapponese in Corea del Sud, Taiwan e Giappone.

Sebbene la costruzione dell’impero si sia svolta con avanzate e retrocessi, progressi e sconfitte, l’obiettivo strategico è rimasto lo stesso: impedire la creazione di governi indipendenti comunisti o secolari-nazionalisti e imporre regimi vassali conformi agli interessi statunitensi.

Le guerre sanguinose e i colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) sono stati le armi a disposizione. I regimi coloniali europei sconfitti sono stati sostituiti e incorporati come alleati subordinati degli U.S.A.

Laddove possibile, Washington si basava su eserciti di mercenari formati, attrezzati e diretti da ‘consiglieri’ statunitensi, per far avanzare le conquiste imperiali. Se necessario, di solito se il regime dei clienti e le truppe vasalle non erano in grado di sconfiggere un esercito popolare armato, le forze armate statunitensi intervenivano direttamente.

Gli strateghi imperiali cercavano di intervenire e brutalmente conquistare la nazione bersaglio. Quando non riuscivano a raggiungere il loro obiettivo “massimo”, lavoravano in trincea con una politica di assedio per tagliare i legami tra centri rivoluzionari e movimenti vicini. Dove i paesi hanno resistito con successo alle conquiste armate, i costruttori dell’impero hanno imposto sanzioni e blocchi economici, per erodere la base economica dei governi popolari.

Gli imperi, come i saggi romani riconoscevano da tempo, non vengono costruiti in un giorno, in settimane o in mesi. Tregue e  accordi sono firmati e rotti quando conviene, perché i disegni imperiali rimangono fondamentali.

Gli imperi sono costruiti promuovendo fratture interne tra avversari e colpi di stato nei paesi limitrofi. Soprattutto, consistono di una rete mondiale di avamposti militari, agenti clandestini e alleanze regionali ai confini dei governi indipendenti, per ridurre le potenze militari emergenti.

In seguito a guerre vittoriose, i centri imperiali dominano la produzione e i mercati, le risorse e il lavoro. Tuttavia, nel tempo, le sfide inevitabilmente emergono, da parte dei regimi dipendenti come anche da quelli indipendenti. Rivali e concorrenti hanno guadagnano mercati e una maggiore capacità militare. Mentre alcuni stati vassalli hanno sacrificato la sovranità politico-militare necessaria allo sviluppo economico indipendente, altri si sono spinti verso l’indipendenza politica. 

Contraddizioni precoci e tardive dell’espansione dell’imperialismo

Le dinamiche degli stati e dei sistemi imperiali contengono contraddizioni, che costantemente sfidano e modificano i contorni dell’impero.

Gli Stati Uniti hanno dedicato enormi risorse per mantenere la supremazia militare sui vassalli, ma hanno subito un forte calo nella loro quota di mercato mondiale, in particolare con l’ascesa veloce di nuovi produttori economici.

La concorrenza economica ha costretto i centri imperiali a rimettere a fuoco le loro economie – la ‘rendita’ (finanza e speculazione) ha spostato i profitti dal commercio e dalla produzione. Le industrie imperiali si sono trasferite all’estero in cerca di lavoro a basso costo. La finanza, le assicurazioni, l’immobiliare, le comunicazioni, l’industria militare e della sicurezza sono giunti a dominare l’economia domestica. Un ciclo vizioso è stato creato: con l’erosione della sua base produttiva, l’Impero ha ulteriormente aumentato la sua dipendenza dal capitale militare e finanziario e dall’importazione di beni di consumo a basso costo.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, Washington ha provato la sua forza militare attraverso l’intervento. A causa dell’immensa resistenza popolare e della vicinanza dell’URSS, e poi della RPC, la costruzione dell’Impero nell’Asia post-coloniale è stata contenuta o sconfitta militarmente. Le forze U.S.A. hanno temporaneamente conosciuto uno scacco matto in Corea dopo aver ucciso milioni di persone. La loro sconfitta in Cina ha portato alla fuga dei “nazionalisti” sull’isola provinciale di Taiwan. La sostenuta resistenza popolare e il sostegno materiale delle superpotenze socialiste hanno portato al loro ritiro dall’Indo-Cina. In risposta, gli U.S.A. hanno fatto ricorso a sanzioni economiche per soffocare i governi rivoluzionari.

La crescita dell’ideologia unipolare

Con il crescente potere dei concorrenti economici esteri e la sua crescente dipendenza dall’intervento militare diretto, l’Impero degli Stati Uniti ha approfittato della disintegrazione interna dell’URSS e dell’abbraccio cinese del “capitalismo di stato” nei primi anni ’90 e ’80. Gli U.S.A. si sono espansi nella regione baltica, nell’Europa orientale e centrale e nei Balcani – con la divisione forzata della Jugoslavia. Gli strateghi imperiali hanno immaginato ‘un impero unipolare’ – uno stato imperiale senza rivali. I costruttori dell’Impero erano liberi di invadere, occupare e saccheggiare stati indipendenti in qualsiasi continente – anche di bombardare una capitale europea, Belgrado, con impunità totale. Sono state lanciate molteplici guerre contro gli ‘avversari’ designati, che non disponevano di forti alleati globali.

I paesi dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa sono stati presi mira per la distruzione. Il Sud America era sotto il controllo di regimi neo-liberistici. L’ex-URSS è stata saccheggiata e disarmata dai vassalli imperiali. La Russia è stata governata da gangster-cleptocrati alleati ai piantoni degli Stati Uniti. La Cina è stata vista come nient’altro che un laboratorio di schiavi che doveva produrre beni di consumo di massa a basso costo per gli Americani e generare grandi profitti per le multinazionali americane e i rivenditori come Walmart.

Ma, a differenza dell’Impero Romano, gli anni Novanta non sarebbero stati il preludio di un impero statunitense invincibile di lunga durata. Dal momento che gli ‘unipolaristi’ stavano perseguendo diverse guerre di conquista costose e distruttive e non potevano contare sulla crescita dei satelliti con economie industriali emergenti per i propri profitti, la potenza globale statunitense è risultata erosa.

La sconfitta dell’unipolarismo: il 21mo secolo

Dieci anni dopo essere entrati nel XXI secolo, la visione imperiale di un invincibile impero unipolare si andava già sbriciolando. L’accumulazione ‘primitiva’ della Cina ha portato a un’accumulazione domestica avanzata a favore del popolo e dello stato cinesi. La potenza della Cina si è estesa all’estero attraverso investimenti, scambi e acquisizioni.

La Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale in Asia e più grande importatore di materie prime provenienti dall’America Latina e dall’Africa. La Cina è diventata il principale produttore ed esportatore di beni di consumo in Nord America e nell’UE.

Il primo decennio del XXI secolo ha visto il rovesciamento o la sconfitta degli stati vassali statunitensi in tutta l’America Latina (Argentina, Bolivia, Venezuela, Ecuador e Brasile) e l’emergere di regimi agro-minerari indipendenti, pronti a costituire patti commerciali regionali. Si è trattato di un periodo di crescente domanda globale per le loro risorse naturali e le loro materie prime, proprio quando gli Stati Uniti si stavano de-industrializzando e in mezzo a costose e disastrose guerre in Medio Oriente.

A differenza della crescente indipendenza dell’America Latina, l’UE ha approfondito la sua partecipazione militare alle brutali guerre d’oltremare guidate dagli Stati Uniti, espandendo il ‘mandato’ della NATO. Bruxelles ha seguito la politica unipolare che assedia sistematicamente la Russia e indebolisce la sua indipendenza attraverso severe sanzioni. L’espansione esteriore dell’UE (finanziata con una crescente austerità nazionale) ha accentuato le crepe interne, portando al malcontento popolare. Il Regno Unito ha votato a favore di un referendum per separarsi dall’UE.

I disastri domestici del regime vassallo statunitense in Russia, sotto Boris Yeltsin durante gli anni ’90, hanno spinto gli elettori a scegliere un nazionalista, Vladimir Putin. Il governo del presidente Vladimir Putin ha intrapreso un programma per riconquistare la sovranità russa e la sua posizione di potere globale, contrastando l’intervento interno statunitense e rigettando l’accerchiamento esterno della NATO.

Gli unipolaristi hanno continuato a lanciare molteplici guerre di conquista in Medio Oriente, nel Nord Africa e nell’Asia meridionale, che sono costate migliaia di miliardi di dollari e hanno portato alla perdita dei mercati globali e della competitività. Mentre gli eserciti dell’Impero si espandevano a livello mondiale, l’economia domestica (la ‘Repubblica’) entrava in recessione. Gli Stati Uniti si sono impantanati nella recessione e in una crescente povertà. La politica unipolare ha creato una crescente economia mondiale multipolare, mentre rigidamente imponeva le proprie priorità militari.

L’Impero colpisce indietro: l’opzione nucleare


Il secondo decennio del ventunesimo secolo ha inaugurato la scomparsa dell’unipolarità, provocando lo sgomento di molti ‘esperti’ e la rimozione cieca dei suoi architetti politici. L’aumento di un’economia mondiale multipolare ha intensificato il disperato tentativo imperiale di ripristinare l’unipolarità con i mezzi militari, manovrati da militaristi incapaci di adeguare o (anche solo) valutare le proprie politiche. Sotto il regime del presidente americano, ‘il primo nero’ Obama, eletto con la promessa di ‘tenere a freno’ i militari, gli strateghi imperiali hanno intensificato il perseguimento di (almeno) sette, nuove e prolungate guerre. Per i responsabili politici e i propagandisti dei media ufficiali statunitensi ed europei, queste sono state guerre imperiali vincenti, accompagnate da premature dichiarazioni di vittoria in Somalia, in Iraq e in Afghanistan. Questa trionfale illusione di successo ha portato la nuova Amministrazione a lanciare nuove guerre in Ucraina, Libia, Siria e Yemen.


Siccome la nuova ondata di guerre e colpi di stato (‘cambiamenti di regime’) per imporre l’unipolarità è fallita, politiche militaristiche ancora più spinte hanno sostituito le strategie economiche per il dominio globale. I militaristi unipolaristi, che dirigono l’apparato statale permanente, continuano a sacrificare mercati e investimenti, con totale impunità rispetto alle conseguenze disastrose dei loro fallimenti sull’economia domestica. 

Un breve rilancio dell’unipolarismo in America Latina

Colpi di stato e scalate al potere hanno rovesciato i governi indipendenti in Argentina, Brasile, Paraguay, Honduras e hanno minacciato i governi progressisti in Bolivia, Venezuela e Ecuador. Tuttavia, il ‘roll-back’ pro-imperiale in America Latina non era politicamente né economicamente sostenibile e minaccia di minare qualsiasi ripristino del dominio unipolare statunitense nella regione.

Gli Stati Uniti non hanno fornito alcun aiuto economico o un accesso più ampio ai mercati, per premiare e sostenere i regimi clientelari appena acquisiti. Il nuovo vassallo dell’Argentina, Mauricio Macri, ha trasferito miliardi di dollari ai rapaci banchieri di Wall Street e ha consentito l’accesso alle basi militari e alle risorse redditizie, senza ricevere in cambio immissioni di capitale da investimento. Infatti, le politiche servili del presidente Macri hanno creato maggiore disoccupazione e una compressione del livello di vita, portando al malcontento popolare di massa. Il ‘nuovo ragazzo’ dell’impero unipolare, (insediato) nel suo feudo di Buenos Aires, rischia una crisi precoce.

Allo stesso modo, la corruzione diffusa, una profonda depressione economica e livelli di disoccupazione a doppia cifra senza precedenti in Brasile minacciano il regime vassallo illecito di Michel Temer con una crisi permanente e un conflitto di classe crescente.

Successo a breve termine in Medio Oriente

Il lancio unipolare revanchista di una nuova ondata di guerre in Medio Oriente e in Africa del Nord ha conosciuto un effimero successo con il potere devastante dei bombardamenti aerei e navali statunitensi e NATO. Quindi è crollato in mezzo alla distruzione grottesca e al caos, inondando l’Europa con milioni di rifugiati.

Potenti rigurgiti di resistenza all’invasione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan hanno accelerato il ritorno verso un mondo multipolare. Gli insorti islamici hanno costretto gli Stati Uniti in guarnigioni fortificate e hanno preso il controllo della campagna e circondato le città in Afghanistan; Iraq, Siria, Yemen, Somalia e Libia hanno messo in fuga i regimi e i mercenari sostenuti dagli Stati Uniti.

Gli unipolaristi e lo stato permanente: ri-compattamento e attacco

Di fronte ai propri fallimenti, gli unipolaristi si sono raggruppati e hanno attuato la strategia militare più pericolosa mai provata: l’accumulo di capacità ‘nucleare’ di primo livello per la Cina e la Russia.


Messo in piedi dai mandatari politici del Dipartimento di Stato americano, il governo dell’Ucraina è stato sussunto dai vassalli statunitensi, che hanno portato alla rottura in corso in quel paese. Per paura dei neo-fascisti e dei russofobi, i cittadini della Crimea hanno votato per ricongiungersi alla Russia. Le maggioranze etniche russe nella regione del Donbass dell’Ucraina sono entrate in guerra con Kiev, con migliaia di persone uccise e milioni di persone in fuga dalle loro case per rifugiarsi in Russia. Gli unipolaristi di Washington hanno finanziato e diretto il colpo di Kiev, realizzato da cleptocrati, fascisti e teppisti di strada, immuni come sempre dalle conseguenze.

Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe di combattimento in Afghanistan, Iraq e Siria, per sostenere i loro alleati e inaffidabili mercenari.

Ciò che è fondamentale per comprendere l’ascesa e il declino del potere imperiale e le dichiarazioni unipolari euforiche degli anni ’90 (soprattutto durante il tramonto del sanguinoso regno del Presidente Clinton), è che le iniziative militari e politiche in nessun momento sono state sostenute da parte di blocchi di potere economico.

Gli Stati Uniti hanno sconfitto e conseguentemente occupato l’Iraq, ma hanno sistematicamente distrutto la società civile e l’ economia irachena, creando terreno fertile per la massiccia pulizia etnica, le ondate dei rifugiati e la successiva rivolta islamica, che ha attraversato vasti territori. Infatti, le deliberate politiche statunitensi in Iraq e altrove hanno creato la crisi dei rifugiati, che sta travolgendo l’Europa.

Una situazione simile sta avvenendo durante i primi due decenni di questo secolo: le vittorie militari hanno installato inetti leader impopolari sostenuti dall’impero. Gli unipolaristi si affidano sempre più alle realtà tribali più retrograde, agli estremisti islamici, ai clienti esteri e ai mercenari pagati. L’attacco intenzionale condotto dagli Stati Uniti verso quelle persone capaci di dirigere le nazioni multiculturali moderne come l’Iraq, la Libia, la Siria e l’Ucraina è una caricatura dei famosi attacchi di Pol Pot contro le classi educate della Cambogia. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno prodigato i loro sforzi speciali verso l’uccisione degli insegnanti di scuola, quando hanno addestrato e finanziato i mujahedin in Afghanistan negli anni ’80.

La seconda debolezza, che ha portato al crollo dell’illusione unipolare, è stata la loro incapacità di ripensare le loro ipotesi e di riorientare e riequilibrare il loro paradigma strategico militarista di fronte all’incredibile confusione globale che hanno creato.

Ostinatamente si sono rifiutati di lavorare per promuovere elites economiche educate nei paesi conquistati. A tal fine, sarebbe stato necessario mantenere un sistema socio-economico e di sicurezza intatto nei paesi che avevano sistematicamente fatto a pezzi. Avrebbe significato rigettare il proprio paradigma di guerra totale, di resa incondizionata e di nuda e brutale occupazione militare, per consentire lo sviluppo di utili alleati economici, anziché imporre regimi vassalli malleabili ma grottescamente corrotti.


Il vasto apparato di esercito-polizia-intelligence, profondamente radicato, fortemente finanziato, che conta numerosi milioni, ha formato uno stato imperiale parallelo che comanda sul regime civile eletto all’interno degli Stati Uniti.

Il cosiddetto ‘stato profondo’, in realtà, è uno stato di dominio gestito dagli unipolaristi. Non è un’’entità senza volto’: ha un’identità di classe, ideologica ed economica.

Nonostante il grave costo dovuto alla perdita di una serie di guerre catastrofiche e dei furti multi-miliardari di dollari da parte dei regimi vassalli cleptocratici, gli unipolaristi sono rimasti impuniti, addirittura aumentando i loro sforzi per mettere a segno una conquista o riportare una vittoria militare temporanea.


Diciamolo apertamente e chiaramente: gli unipolaristi ora sono impegnati a incolpare dei loro terribili fallimenti militari e politici la Russia e la Cina. Ecco perché cercano, direttamente e indirettamente, di indebolire gli ‘alleati all’estero’ e, in particolare, Russia e Cina. Infatti, la loro campagna selvaggia volta ad ‘accusare i Russi’ dell’elezione del presidente Trump riflette la loro profonda ostilità verso la Russia e il disprezzo per i lavoratori e gli elettori di classe media inferiore (l’‘urna dei deplorabili’), che hanno votato per Trump. L’incapacità di questa elite di esaminare i propri fallimenti e l’incapacità del sistema politico di rimuovere questi disastrosi politicanti costituiscono una grave minaccia per il futuro del mondo.

Gli unipolaristi: la fabbricazione di pretesti per la guerra mondiale 

Mentre lo Stato unipolare ha subìto prevedibili sconfitte militari, prolungate guerre e la dipendenza da regimi civili instabili, gli ideologi continuano a dare la colpa alla ‘Russia e alla Cina come causa di tutte le loro sconfitte militari’.

La monomania degli unipolaristi si è trasformata in una provocatoria costruzione su vasta scala fatta di missili nucleari per l’offesa in Europa e in Asia, il che ha aumentato il rischio di una guerra nucleare con l’ingaggio in un letale ‘gioco del pollo’.

I fisici nucleari veterani del Bollettino degli Scienziati Atomici hanno pubblicato un’importante descrizione dei piani di guerra degli unipolaristi. Hanno reso noto che ‘il programma nucleare attuale e in corso ha implementato nuove tecnologie rivoluzionarie, che aumentano notevolmente la capacità di targeting dell’arsenale balistico USA. Queste nuove tecnologie aumentano il potere di sterminio totale delle forze missilistiche statunitensi di tre volte.’ Questo è esattamente ciò che un osservatore oggettivo si aspetterebbe da uno stato unipolare statunitense armato nuclearmente, che prevede di lanciare una guerra disarmando la Cina e la Russia con un primo colpo a ‘sorpresa’.

Lo stato unipolare ha individuato parecchi paesi come pretesti per lanciare una guerra. Il governo degli Stati Uniti ha installato provocatorie basi missilistiche nei paesi baltici e in Polonia. Questi sono regimi scelti per la loro voglia di violare i confini o lo spazio aereo della Russia e insanamente disposti a provocare l’inevitabile reazione militare a catena sulle proprie popolazioni. Altri siti per grandi basi militari statunitensi e l’espansione della NATO includono i Balcani, in particolare le ex province jugoslave del Kosovo e del Montenegro. Questi sono stati etno-fascisti e mafiosi in bancarotta e potenziali micce per i conflitti provocati dalla NATO, che potrebbero portare a un primo colpo degli Stati Uniti. Ciò spiega perché i più rabidi militaristi del Senato americano stanno spingendo per l’integrazione del Kosovo e del Montenegro nella NATO.

La Siria è il luogo dove gli unipolaristi stanno creando un pretesto per la guerra nucleare. Lo Stato americano ha inviato più ‘forze speciali’ in aree fortemente conflittuali, per sostenere i loro alleati mercenari. Ciò significa che le truppe statunitensi opereranno d’ora in avanti (illegalmente) faccia a faccia con l’esercito siriano, sostenuto dal sostegno aereo militare russo (legale). Gli Stati Uniti intendono conquistare Raqqa, controllata dall’ISIS nella Siria settentrionale come propria base di operazioni, con l’intenzione di negare al governo siriano la sua vittoria sui terroristi jihadisti. La probabilità di ‘incidenti’ armati tra gli Stati Uniti e la Russia in Siria sta crescendo con l’entusiasta applauso degli unipolaristi statunitensi.

Gli Stati Uniti hanno finanziato e promosso i combattenti curdi mentre recuperano il territorio siriano dai terroristi jihadisti, soprattutto nei territori lungo il confine turco. Ciò sta portando a un inevitabile conflitto tra la Turchia e i curdi appoggiati dagli U.S.A..

Un altro sito probabile per la guerra ampliata è l’Ucraina. Dopo aver preso il potere a Kiev, i clepto-fascisti hanno lanciato una guerra di fuoco e un blocco economico contro i Russi-Ucraini bilingui della regione del Donbass. Gli attacchi da parte della giunta di Kiev, innumerevoli massacri di civili (tra cui la bruciatura di decine di manifestanti di lingua russa a Odessa) e il sabotaggio delle spedizioni russe di aiuto umanitario via mare potrebbero provocare ritorsioni dalla Russia e portare a un intervento militare statunitense attraverso il Mar Nero contro la Crimea.

Il luogo più probabile per iniziare la III guerra mondiale è la penisola coreana. Gli unipolaristi e i loro alleati nell’apparato statale hanno sistematicamente costruito le condizioni per scatenare una guerra con la Cina, usando il pretesto del programma di difesa armata  nordcoreano.

L’apparato statale degli unipolaristi ha riunito i suoi alleati al Congresso e nei mass-media per montare l’isteria pubblica. Il Congresso e l’amministrazione del presidente Trump hanno presentato il programma missilistico nordcoreano come una ‘minaccia per gli Stati Uniti’. Ciò ha permesso allo stato unipolarista di attuare una strategia militare offensiva per contrastare questa falsa ‘minaccia’.

L’elite ha scartato tutti i precedenti negoziati diplomatici e accordi con la Corea del Nord per prepararsi alla guerra – in ultima analisi diretta verso la Cina. Questo perché la Cina è il più dinamico e più efficace concorrente economico globale per il dominio del mondo da parte degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno ‘sofferto’ una sconfitta pacifica, ma umiliante, per mano di un potere asiatico  emergente. L’economia cinese è cresciuta più di tre volte più velocemente degli Stati Uniti negli ultimi due decenni. E la banca per lo sviluppo delle infrastrutture della Cina ha attirato numerosi partecipanti regionali e europei, dopo che un accordo commerciale molto promosso dagli Stati Uniti in Asia, promosso dall’amministrazione Obama, è fallito. Negli ultimi dieci anni, mentre gli stipendi e i salari sono ristagnati o regrediti negli Stati Uniti e nell’UE, si sono triplicati in Cina.

La crescita economica della Cina è destinata a superare gli Stati Uniti nel prossimo futuro, se la tendenza continua. Ciò comporterà inevitabilmente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come il potere economico più dinamico del mondo… fatto salvo un attacco nucleare dagli Stati Uniti. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia imbarcata in un programma per modernizzare i suoi sistemi missilistici difensivi e la sicurezza delle frontiere e della sicurezza marittima. Mentre gli unipolaristi si preparano alla ‘decisione finale’ di attaccare la Cina, stanno sistematicamente installando la loro capacità di attacco missilistico più avanzato in Corea del Sud, con il pretesto di contrastare il regime di Pyongyang. Per aggravare le tensioni, l’Alto Comando degli Stati Uniti ha iniziato dei cyber-attacchi contro il programma missilistico della Corea del Nord. Ha organizzato imponenti esercizi militari con Seoul, che hanno spinto l’esercito nordcoreano a ‘provare’ quattro dei suoi missili balistici a medio raggio nel Mare del Giappone. Washington ha ignorato gli sforzi del governo cinese per calmare la situazione e persuadere i Nordcoreani a resistere alle provocazioni statunitensi ai suoi confini e anche a ridimensionare il loro programma di armi nucleari. La macchina di propaganda della guerra statunitense afferma che la risposta nervosa di Pyongyang agli esercizi militari provocatori di Washington (soprannominati ‘Foal Eagle’) sul confine della Corea del Nord sono sia una ‘minaccia’ contro la Corea del Sud e ‘la prova della follia dei suoi leader’. In definitiva, Washington intende colpire la Cina. Ha installato il suo (mal definito) Sistema di Difesa Terminale di Estrema Altitudine (THAAD) in Corea del Sud. Un sistema di sorveglianza e attacco offensivo progettato per puntare le principali città cinesi e completare l’assedio marittimo della Cina e della Russia da parte degli U.S.A.. Utilizzando la Corea del Nord come pretesto, il THAAD è stato installato in Corea del Sud, con la capacità di raggiungere il cuore cinese in pochi minuti. La sua gamma copre oltre 3.000 chilometri di massa terrestre della Cina. I missili THAAD diretti sono progettati appositamente per identificare e distruggere la capacità missilistica difensiva della Cina. Con l’installazione THADD in Corea del Sud, l’Estremo Oriente della Russia è ora circondata dai missili offensivi statunitensi per completare l’accumulo in Occidente. Con l’istallazione del THADD in Sud Corea, l’Estremo Oriente della Russia è adesso accerchiato dai missili d’attacco U.S.A., a integrazione del complesso militare in Occidente. Gli strateghi unipolaristi sono alleati al governo giapponese sempre più militaristico – uno sviluppo estremamente allarmante per i Coreani e i Cinesi, data la storia della brutalità giapponese nella regione. Il Ministro della Difesa giapponese ha proposto di acquisire la capacità di uno ‘colpo preventivo’, una replica imperiale della sua invasione e schiavizzazione della Corea e della Manciuria. Il Giappone punta verso la Corea del Nord, ma realmente mira alla Cina.

Il regime profondamente corrotto e ciecamente sottomesso della Corea del Sud ha immediatamente accettato il sistema USA / THADD sul loro territorio. Washington ha trovato il docile ‘profondo stato’ sud-coreano disposto a sacrificare i suoi legami economici cruciali con Pechino: la Cina è il principale partner commerciale della Corea del Sud. Come conseguenza del suo ruolo di piattaforma per la futura aggressione statunitense contro la Cina, la Corea del Sud ha subito perdite nei commerci, negli investimenti e nell’occupazione. Anche se un nuovo governo della Corea del Sud dovesse invertire questa politica, gli Stati Uniti non sposteranno l’installazione THAAD. La Cina, da parte sua, ha tagliato in gran parte i suoi legami economici e di investimento con alcuni dei più grandi conglomerati della Corea del Sud. Il turismo, gli scambi culturali e accademici, gli accordi commerciali e, soprattutto, la maggior parte delle esportazioni industriali sud-coreane rischiano di arrestarsi.Nel bel mezzo di un grande scandalo politico che coinvolge il presidente coreano (che   affronta l’impeachment e l’arresto), l’alleanza militare americano-giapponese ha brutalmente coinvolto lo sprovveduto popolo sud-coreano in un attacco militare offensivo contro la Cina. Nel processo, Seoul rischia le sue relazioni economiche pacifiche con la Cina. I Sud-coreani sono in gran parte ‘a favore della pace’, ma si trovano sulle frontiere di una potenziale guerra nucleare.

La risposta della Cina alla minaccia di Washington è un massiccio accumulo della propria capacità di difesa missilistica. I Cinesi ora affermano di avere la capacità di abbattere rapidamente le basi THAAD in Corea del Sud se costretti dagli Stati Uniti. La Cina sta riorganizzando le sue fabbriche per compensare la perdita delle importazioni industriali sud-coreane.

Conclusione

L’ascesa e la caduta dell’America unipolare non ha destituito l’apparato statale permanente, dal momento che esso continua a perseguire le sue fallimentari strategie.

Al contrario, gli unipolaristi stanno accelerando la loro spinta per la conquista militare globale puntando la Russia e la Cina, che essi insistono sono la causa delle loro guerre perdenti e del declino economico mondiale. Vivono delle loro delusioni di una ‘era dell’oro’ degli anni ’90, quando George Bush Sr. poteva devastare l’Iraq e Bill Clinton poteva bombardare le città della Jugoslavia con impunità.

Sono finiti i giorni in cui gli unipolaristi potevano scompaginare l’URSS, finanziare violenti regimi ex-sovietici di rottura in Asia e nel Caucaso e gestire elezioni fraudolente per propri i clienti ubriachi in Russia.

I disastri delle politiche statunitensi e il loro declino economico interno hanno dato luogo a rapidi e profondi cambiamenti nei rapporti di potere negli ultimi due decenni, rompendo ogni illusione di un unipolare ‘secolo americano’.
L’unipolarismo resta l’ideologia dell’apparato permanente di sicurezza statale e delle sue elite a Washington. Credono che il matrimonio del militarismo all’estero e il controllo finanziario a casa permetteranno loro di riconquistare il loro perduto unipolare ‘Giardino dell’Eden’.

La Cina e la Russia sono i protagonisti essenziali di un mondo multipolare. La dinamica della necessità e la propria crescita economica li ha spinti ad alimentare con successo stati e mercati alternativi e indipendenti.

Questa evidente, irreversibile realtà ha spinto gli unipolaristi alla mania di prepararsi a una guerra nucleare mondiale! I pretesti sono infiniti ed assurdi; gli obiettivi sono chiari e globali; i mezzi militari offensivi distruttivi sono disponibili; ma lo sono anche le formidabili capacità di difesa e di rappresaglia della Cina e della Russia.
L’illusione dello stato unipolare di ‘vincere una guerra nucleare mondiale’ presenta agli Americani la sfida critica di resistere o di cedere a un impero insanamente pericoloso in declino, disposto a lanciare una guerra distruttiva globale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

 

El Financial Times: megáfono para el asesinato en masa

Por James Petras

Introducción

La página editorial del Financial Times (FT) lleva un logotipo que proclama: “Sin miedo y sin favoritismo”. De hecho, los editores no han mostrado ningún miedo cuando se trata de. . . fabricar mentiras, promover guerras imperiales, diezmar países y empobrecer a millones, ya sea en Libia, Siria, Irak, Afganistán, Yemen y ahora en Venezuela. Las “Mentiras de Nuestro Tiempo” sin miedo han estado a la vanguardia forjando pretextos para incitar a los ejércitos imperiales a aplastar a los gobiernos independientes.

A pesar de sus escritorzuelos pretenciosos y de reclamos de prestigio, el FT es visto por la clase financiera angloamericana como proveedor beligerante de políticas militaristas diseñadas para los sectores más retrógrados de la clase gobernante.

Lo que es más sorprendente de las fabricaciones sin miedo del FT a favor del militarismo imperial es la frecuencia con la que sus pronósticos políticos y económicos han sido incompetentes y definitivamente erróneos.

Durante los últimos diez años, las páginas editoriales del FT han descrito a China en grave crisis económica y dirigiéndose hacia una brutal caída, mientras que en la realidad la economía china ha crecido entre ocho y seis por ciento al año.

Durante más de una década y media, los editores del FT afirmaron que Rusia, bajo la presidencia de Vladimir Putin, representaba una amenaza internacional para la existencia de “Occidente”. Pero de hecho, fueron los ejércitos “occidentales” de la OTAN, los que expandieron sus operaciones militares hasta las fronteras de Rusia, mientras los EE.UU financiaba un golpe de Estado neofascista en Kiev y la alianza EE.UU-UE, promovía un levantamiento islamista en Siria diseñado para minar totalmente la influencia y las relaciones de Rusia en el Medio Oriente.

Los gurús económicos del FT y sus principales columnistas prescribieron las muy catastróficas fórmulas de desregulación que precipitaron la crisis financiera de 2008-09, después de lo cual jugaron el rol bufonesco de hacerse el tonto – culpando a otros por las políticas fallidas.

Los escribas del FT sin miedo lideran actualmente una virulenta campaña de propaganda para promover el derrocamiento violento del democráticamente electo  presidente del gobierno de Venezuela, Nicolás Maduro.

En este ensayo se identificará el último paquete de mentiras y de fabricaciones sin miedo del FT, concluyendo luego con el análisis de las consecuencias políticas para Venezuela y otros regímenes independientes.

El Financial Times y Venezuela: De la guerra en las Suites al Terror en las Calles           

En la cobertura de la crisis en Venezuela, el FT ha ignorado sistemáticamente la actual campaña de agresiones y asesinatos contra funcionarios electos, oficiales de seguridad, militares y policías que han sido cometidos por su favorecida “oposición”.
Estas campañas de terror en curso ejecutadas por la oposición contra el gobierno electo y contra el pueblo en general son ignoradas sistemáticamente en los reportajes del FT y en sus páginas editoriales, que se centran más en la escasez de artículos de consumo.
El encubrimiento del FT del terror ejercido por la derecha se extendió a la invención de un “posible” plan del Ejército o de la Guardia Nacional para abrir fuego contra manifestantes de la oposición. En este caso, el FT anticipa la violencia de la derecha colocando por adelantado la culpa en el gobierno.

El FT encubre hasta la campaña de la élite empresarial de la oposición de acaparar bienes esenciales para crear una escasez artificial e incitar compras nerviosas. Niegan la especulación de precios en curso y echan la culpa de la escasez y de las largas colas de consumidores exclusivamente a “la mala gestión del régimen”’.

El FT convenientemente omite mencionar que la disminución de los precios del petróleo ha afectado no sólo a la economía de Venezuela, sino a la de todos los países dependientes de la exportación de materias primas, incluidos los regímenes neo-liberales favoritos del Financial Times en Brasil y Argentina.

El Financial Times cita falsas encuestas de “opinión”, que exageran enormemente la disminución de la popularidad del gobierno: En las últimas elecciones los seguidores de Maduro aseguraron el 40% de los votos, mientras que el FT afirmaba que su apoyo era apenas de un 7%!

Los regímenes clientes de EE.UU. (México, Perú y Colombia) son los mayores productores de drogas ilegales y los bancos de Estados Unidos son los mayores lavadores de narco-dinero. Sin embargo, el FT informa sobre “El papel de Venezuela como responsable del contrabando de drogas ilegales hacia el norte de los EE.UU. y hacia el este en Brasil, África y de allí a Europa”. Los expertos en control de drogas coinciden todos en que Colombia, hogar de siete bases militares de Estados Unidos y con un régimen estrechamente vinculado a bandas narco-paramilitares, es la fuente del contrabando de drogas a través de Venezuela. El que Venezuela se haya convertido en una víctima de la violencia del narco-comercio de Colombia no es nunca reconocido por las elegantes prostitutas de la pluma de la ciudad de Londres.

El FT culpa de la reaparición de “la malaria y otras enfermedades posibles” al izquierdista gobierno de Maduro. De hecho, el reciente brote de la enfermedad de la malaria (también citado por los propagandistas del New York Times) se basa en casos aparecidos entre mineros ilegales de oro.

El FT ignora cómo los regímenes neoliberales de Argentina y Brasil, respaldados por los EEUU, que gobiernan por decreto presidencial, han reducido drásticamente los programas de salud pública preparando el escenario para mucho mayores crisis de salud pública.

El Financial Times: Grandes Mentiras para asesinatos en masa

El Financial Times está llevando a cabo una guerra de propaganda sin cuartel con un objetivo: Incitar a la toma violenta del poder en Venezuela por los clientes políticos de Estados Unidos.

En línea con las políticas Obama-Clinton de un  “cambio de régimen por cualquier medio”, el FT pinta una imagen engañosa de una Venezuela que enfrenta “múltiples crisis” y al borde de una “crisis humanitaria” global, lo que representa una amenaza “desestabilizadora” para el hemisferio.

Armadas con estos mortales clichés, las páginas editoriales del FT exigen “un nuevo gobierno pronto y ciertamente antes de las elecciones de 2018”.
Recientemente, el FT propuso una falsa maniobra legal – un referendo revocatorio. Sin embargo, dado que la oposición no puede hacer que la votación para expulsar al presidente electo Maduro se dé antes del tiempo reglamentario, el FT llama a “eventos que precipiten los cambios rápido” – un golpe violento!

Los escenarios del FT tienen por objeto precipitar una “marcha” violenta de la derecha a principios de septiembre de este año, que eventualmente provoquen un derramamiento de sangre civil.           

El FT espera que “la sangre en Caracas requerirá una activa respuesta de América Latina” (sic). En otras palabras, el FT espera que una invasión militar desde la vecina Colombia, respaldada por Estados Unidos, ayudaría a eliminar a los chavistas y a instalar un régimen de derecha.

El Financial Times, que promovió activamente la destrucción dirigida por la OTAN del gobierno en Libia, llama ahora a una invasión liderada por Estados Unidos de Venezuela. Yendo más allá de su promoción del “cambio de régimen”, el FT llama ahora por un golpe violento en Venezuela, que superará al de Libia en términos de la pérdida de miles de vidas venezolanas y la reversión brutal de una década de considerables progresos socioeconómicos.

“Sin miedo y sin favoritismo”, el FT clama por guerras imperiales en todas partes.

Conclusión
Las elecciones presidenciales de Estados Unidos se llevan a cabo al mismo tiempo que el régimen de Obama-Clinton se prepara para intervenir en Venezuela. Aunque usa falsos reportajes “humanitarios” de hambre generalizada, de enfermedades, de violencia e inestabilidad, el gobierno de Obama todavía tendrá necesidad de matones en Venezuela que desencadenen suficiente violencia callejera que funcione como una “invitación” a los socios militares latinoamericanos de Washington para “intervenir” bajo los auspicios de la ONU o de la OEA.

Si ésta tiene  “éxito”, una rápida caída del gobierno electo en Caracas podría ser presentado como una victoria en la campaña de Hillary Clinton, y un ejemplo de su política de “intervenciones humanitarias y militares en todo el mundo”’.

Sin embargo, si la invasión aliada de Obama no produce una victoria rápida y fácil, si el pueblo venezolano y las fuerzas armadas montan una defensa prolongada y valiente de su gobierno y si se pierden vidas de estadounidenses en lo que podría convertirse en una guerra popular de resistencia, entonces la intervención de Washington podría, en última instancia, desacreditar la campaña de Clinton y su ‘musculosa’ política extranjera. El electorado estadounidense podría finalmente decidir en contra de cuatro años más de pérdida de guerras y pérdida de vidas. No gracias a un Financial Times “sin miedo”.

Traducción de Carmen Bohórquez

Il declino della classe operaia bianca in America

big pharmadi James Petras e Robin Eastman-Abaya

11lug2016. – La classe operaia bianca negli Stati Uniti è stata decimata attraverso un’epidemia di ‘morti premature’ – un termine blando per coprire la caduta della speranza di vita nella demografia storica di questo popolo. Ci sono stati studi e rapporti passati in silenzio e marginalizzati su questa tendenza – ma le loro conclusioni non sono ancora entrate nella coscienza nazionale per motivi che cercheremo di esplorare in questo saggio.

In effetti, questa è la prima volta nella storia da ‘tempo di pace’ del paese che il suo tradizionale nevralgico settore produttivo ha registrato un tale drammatico calo demografico – e l’epicentro del fenomeno è nelle piccole città e comunità rurali degli Stati Uniti.

Le cause per ‘morte prematura’ (morire prima della normale aspettativa di vita – di solito in condizioni prevenibili) includono il forte aumento dei casi di suicidio, complicazioni non trattate da diabete e obesità e soprattutto l’”avvelenamento accidentale” – un eufemismo utilizzato per descrivere ciò che sono per lo più overdose da prescrizione e da droghe illegali, oltre che da interazioni farmacologiche tossiche.

Nessuno conosce il numero totale di decessi di cittadini americani a causa di un’overdose da droga o di fatali interazioni farmacologiche negli ultimi 20 anni, così come nessun organismo centrale ha tenuto traccia dei numeri di poveri uccisi dalla polizia a livello nazionale, ma partiamo da un  numero tondo al ribasso – 500.000 vittime della classe operaia, per lo più bianchi – e sfidiamo le autorità a produrre alcune statistiche reali con definizioni reali. In effetti, un tale numero potrebbe essere molto più alto – se includessimo i decessi fatali da interazione farmaceutica e gli ‘errori terapeutici’, che si verificano in ambiente domestico, ospedaliero e di cura.

Negli ultimi anni, decine di migliaia di Americani sono morti prematuramente a causa di un´overdose o di interazioni farmacologiche tossiche, per lo più relative a farmaci anti-dolorifici narcotizzanti, prescritti dai medici e da altri fornitori. Tra coloro che sono morti in numero sempre maggiore di overdose da oppiacei illegali, per lo più eroina, fentanil e metadone, la stragrande maggioranza è prima diventata dipendente dai potenti oppioidi sintetici prescritti dalla comunità medica, forniti dalle grandi catene farmaceutiche e prodotti con margini di profitto incredibili da parte delle case farmaceutiche leader. In sostanza, questa epidemia è stata promossa, sovvenzionata e protetta dal governo a tutti i livelli e riflette la promozione di un mercato medico-farmaceutico privato impazzito, che massimizza il profitto in ogni modo.

Ciò non si vede altrove nel mondo a questo livello. Ad esempio, nonostante la loro propensione per l’alcol, l’obesità e il tabacco – alla popolazione britannica paziente è stata sostanzialmente risparmiata quest’epidemia, perché il loro sistema sanitario nazionale è regolato e funziona con un’etica diversa: il benessere del paziente è valutato più del nudo profitto. Il quadro di cui stiamo parlando probabilmente non si sarebbe sviluppato negli Stati Uniti, se fosse stato istituito un sistema sanitario nazionale statale.

Di fronte alla crescente incidenza di veterani di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan, che muoiono di overdose e di suicidio da oppioidi prescritti e per reazioni contrastanti, il corpo medico e chirurgico delle Forze Armate ha provocato audizioni di ‘emergenza’ al Senato degli Stati Uniti nel marzo 2010, in cui la testimonianza ha dimostrato che i medici militari avevano rilasciato 4 milioni di prescrizioni di narcotici potenti nel 2009, un aumento di 4 volte dal 2001. I membri del Senato coinvolti nelle audizioni, guidati da Virginia Jim Webb, hanno ammonito di non gettare una luce negativa su Big Pharma, tra i più grandi donatori delle campagne politiche.

L’immagine pubblica del soldato eroinomane di ritorno dalla guerra del Vietnam, che scuoteva la nazione, si era trasformata nel veterano dipendente dall’Oxycontin o dallo Xanax del nuovo millennio, grazie agli enormi contratti di Big Pharma con le Forze Armate degli Stati Uniti e dai quali i mass media hanno distolto lo sguardo. Suicidi, overdose e ‘morti improvvise’ hanno ucciso molti più soldati che i combattimenti.

Nessun’altra popolazione pacifica, probabilmente dalle Guerre dell’Oppio del 1839, è stata così devastata da un’epidemia di droga incoraggiata da un governo. Nel caso delle Guerre dell’Oppio, l’Impero Britannico e il suo braccio commerciale, la East India Company, cercarono un mercato per le loro enormi coltivazioni di oppio nel Sud-est asiatico e utilizzarono il proprio esercito e i loro alleati-mercenari cinesi, i signori della guerra, per imporre una distribuzione massiccia di oppio al popolo cinese, occupando Hong Kong nel processo, per farne un hub del loro commercio di oppio imperiale. Allarmato dagli effetti distruttivi della dipendenza sulla sua popolazione produttiva, il governo cinese cercò di vietare o regolamentare l’uso del narcotico. La sua sconfitta per mano britannica segnò il declino della Cina in uno stato semi-coloniale per tutto il secolo seguente – queste sono le conseguenze più a lungo termine dell’avere una popolazione dipendente.

Questo documento intende individuare: (1) la natura delle morti indotte dalla droga a lungo termine e su larga scala; (2) la dinamica della ‘transizione demografica per overdose’ e (3) l’economia politica della dipendenza da oppioidi. Questo documento non cita numeri o rapporti – questi sono ampiamente disponibili. Tuttavia essi sono sparsi, incompleti e, in generale, mancano di qualsiasi quadro teorico per capire, e perché no, affrontare il fenomeno.

Concludiamo discutendo se ogni ‘morte per prescrizione’ debba essere vista come una tragedia individuale, pianta in privato, o un crimine delle corporations, alimentato da avidità o anche da un modello di ‘social-darwinismo-su larga scala’, messo in campo da un apparato di potere guidato dalle élites.

Dall’avvento dei grandi cambiamenti politico-economici indotti dal neo-liberismo, la classe oligarchica dell´America affronta il problema di una grande e potenzialmente irrequieta popolazione di milioni di lavoratori emarginati e di membri della classe media in declino sociale, resi ridondanti dalla ‘globalizzazione’ e di poveri rurali arrabbiati, che sprofondano sempre più nello squallore. In altre parole, quando il capitale finanziario e gli organi dirigenti delle élites vedono un aumento della popolazione ‘inutile’ di lavoratori bianchi, di dipendenti e di poveri in questo contesto geografico, quali misure ‘pacifiche’ possono essere prese, per facilitare e incoraggiare il loro ‘declino naturale’?

Un modello simile è emerso nella prima crisi da ‘AIDS’, dove l’amministrazione Reagan ha deliberatamente ignorato l´impennata di morti tra i giovani Americani, in particolare tra le minoranze, adottando un approccio moralistico del tipo ‘è colpa della vittima’, fino a che l´influente e organizzata comunità gay ha richiesto l’intervento del governo.

 

La scala e la portata dei decessi per droga

Negli ultimi due decenni, centinaia di migliaia di Americani in età da lavoro sono morti per droga. La mancanza di dati concreti è uno scandalo. La scarsità è dovuta a un sistema frammentato, incompetente e deliberatamente incompleto, di cartelle cliniche e certificati di morte – in particolare nelle aree rurali più povere e nelle piccole città, in cui non vi è praticamente alcun supporto per produrre e mantenere registrazioni di qualità. Questo grande vuoto di dati è multiforme e ostacolato dai problemi del regionalismo e della mancanza di una chiara direzione nella sanità pubblica governativa.

All’inizio della crisi, i professionisti medici e i medici legali hanno assunto in gran parte un atteggiamento di ‘negazione’, sotto pressione perché certificassero le morti ‘inaspettate’ come ‘naturali, a causa di condizioni pre-esistenti’ – nonostante le prove schiaccianti che c’era stato un eccesso di prescrizione imprudente da parte della comunità medica locale. Quindici o venti anni fa, le famiglie delle vittime, isolate nelle loro piccole città, possono aver ricavato un certo vantaggio a breve termine, nel vedere la parola ‘naturale’ riferita alla morte prematura del loro amato. Comprensibilmente, una diagnosi di ‘morte per overdose da droga’ avrebbe provocato una tremenda vergogna sociale e personale tra le famiglie rurali e le piccole città della classe operaia bianca, che avevano tradizionalmente associato i narcotici con la minoranza urbana e i gruppi criminali. Rappresentavano se stessi come immuni a tale problema da ‘grande città’. Avevano fiducia nei ‘loro’ medici che, a loro volta, avevano fiducia nelle rassicurazioni di Big Pharma che i nuovi oppioidi sintetici non avrebbero prodotto dipendenza e potevano essere prescritti in grandi quantità.

Nonostante la lenta crescita di consapevolezza da parte della comunità medica locale di questo problema, ci sono stati pochi tentativi di educare la popolazione a rischio e ancora meno tentativi di contenere i ’fraterni’ dottori dalla prescrizione facile e le ‘cliniche del dolore’ private. Essi, o i loro infermieri praticoni e i PA, non hanno avvisato i pazienti degli immensi rischi di combinare oppioidi con alcol o tranquillanti. Molti, infatti, non erano nemmeno a conoscenza di ciò che ai loro pazienti era stato prescritto da altre fonti. Non era inusuale vedere giovani adulti sani con più prescrizioni da parte di molteplici operatori.

Durante gli ultimi decenni, in regime neo-liberista, i bilanci dei distretti di salute rurali sono stati spogliati dai programmi di austerità promossi dall’austerity, portata avanti dal business. Nello stesso tempo, il governo federale ha ordinato che si attuassero piani costosi e assurdi per affrontare il ‘bio-terrorismo’. Spesso, ai dipartimenti di salute mancava il budget necessario per pagare la costosa sperimentazione tossicologica forense, necessaria a documentare i livelli di farmaco nei casi di overdose sospette tra la propria popolazione.

Ad aggravare ulteriormente questa mancanza di dati di qualità, non vi era alcuna guida o coordinamento da parte del governo federale e statale o da parte della DEA distrettuale, in materia di documentazione sistematica e di sviluppo di una banca dati, utilizzabile per analizzare le conseguenze diffuse dell’eccesso di prescrizione delle sostanze stupefacenti legali. La crisi al suo inizio ricevette solo minima attenzione da parte di questi organismi.

Tutti gli sguardi ufficiali erano puntati sulla ‘guerra alla droga’, come veniva portata avanti contro i poveri della minoranza urbana. Le piccole città, dove i dottori eccedenti nella prescrizione formavano i pilastri delle chiese locali o dei country clubs, soffrivano in silenzio. Il grande pubblico era indotto dalla dis-educazione dei media a pensare che la dipendenza e i decessi correlati fossero un problema da ‘centro storico’, tale da richiedere la solita risposta razzista di riempire le carceri con i giovani neri ed ispanici per reati minori o possesso di droga.

Ma all’interno di questo vuoto, i bambini della classe operaia bianca cominciavano a comporre il ‘911’ … perché “mamma non si sveglia …”. Mamma con i suoi ‘palliativi prescritti a base di di Fentanyl’ aveva appena preso un solo Xanax di troppo e devastato un intero nucleo familiare. Era l´inizio di un’epidemia devastante. Attraverso tutto il paese, questi casi allarmanti crescevano. Alcune contee rurali hanno visto la percentuale di bambini tossico-dipendenti, nati da madri tossico-dipendenti, sopraffare i rispettivi sistemi ospedalieri, del tutto impreparati. E le pagine locali dei necrologi pubblicavano numeri crescenti di giovani nomi e volti, al di là degli anziani – non pubblicando nulla sulla ‘causa’ della scomparsa prematura, allo stesso tempo dedicando paragrafi a un ottantenne dipartito.

Le recenti tendenze dimostrano che i decessi per droga (sia overdose da oppioidi che interazioni miste fatali con altri farmaci e alcol) hanno avuto un impatto importante sulla composizione della forza-lavoro locale, sulle famiglie, sulle comunità e sui quartieri. Ciò ha avuto un riflesso sulla vita dei lavoratori, la cui vita e occupazione personale è stata gravemente colpita dalla de-localizzazione dell’impianto aziendale, dal ri-dimensionamento, dai tagli ai salari e al sostegno alla salute. I sistemi tradizionali di sostegno, che fornivano un aiuto ai lavoratori danneggiati da queste tendenze, come i sindacati, gli operatori sociali pubblici e i professionisti della salute mentale, o non sono stati in grado o non hanno inteso intervenire prima o dopo che il flagello della tossico-dipendenza entrasse in campo.

 La dinamica demografica della morte indotta dalle droghe

Quasi tutti i rapporti pubblicizzati ignorano la demografia e il differenziale di classe dell´impatto dei decessi correlati alla prescrizione di droghe. La maggior parte delle persone uccise da droghe illegali sono state prima dipendenti da sostanze stupefacenti legali, prescritte dai loro fornitori. Solo i decessi per overdose delle celebrità riescono a raggiungere i titoli dei giornali.

La maggior parte delle vittime sono state membri disoccupati o sotto-occupati a basso reddito della classe operaia bianca. Le loro prospettive per il futuro sono deprimenti. Qualsiasi sogno di creare una sana vita familiare basandosi su di un solo stipendio nello ‘Heartland America’ provocherebbe la risata. Si tratta di una popolazione nazionale enorme, che ha conosciuto un rapido declino delle proprie condizioni di vita, a causa della de-industrializzazione. La maggior parte delle vittime di overdose mortali sono maschi bianchi in età da lavoro, ma con una grande percentuale di donne della classe operaia, spesso madri con bambini. C’è stata poca discussione circa l’impatto di una morte per overdose in età lavorativa sulla famiglia allargata. Includendo anche le nonne cinquantenni. In questa demografia, le donne spesso forniscono una problematica coesione e stabilità a diverse generazioni a rischio.

A quanto pare, la popolazione minoritaria degli Stati Uniti ha finora sfuggito questa epidemia. I neri americani e gli ispanici erano già stati depressi ed economicamente emarginati per un periodo molto più lungo – e il minor tasso di decessi per droga da prescrizione tra loro popolazioni può riflettere una maggiore capacità di recupero. Essa riflette certamente il loro accesso ridotto all’eccesso di prescrizione da parte della comunità medica del settore privato – un paradosso triste, per cui ‘l’abbandono’ medico potrebbe effettivamente essere stato ‘positivo’.

Mentre ci possono essere pochi studi basati sulla classe riguardo le tendenze comparative dei ‘decessi per overdose’ tra le minoranze urbane e i bianchi delle piccole/rurali cittadine, provenienti dai dipartimenti universitari della salute pubblica o degli studi sulle minoranze, le prove aneddotiche e le osservazioni personali suggeriscono che le minoranze delle popolazioni urbane sono più propense a fornire assistenza a un vicino in overdose o a un amico, rispetto alla comunità bianca, dove i tossico-dipendenti tendono con più probabilità a essere isolati e abbandonati dai membri della famiglia che si vergognano della loro ‘debolezza’. Anche la pratica dello ‘scarico’ di un amico in overdose all’ingresso di un dipartimento di emergenza, prima di allontanarsi a piedi, ha salvato molte vite. Le minoranze urbane hanno un maggiore accesso e familiarità con le caotiche strutture di pronto soccorso delle grandi città, dove il personale medico è abile nel riconoscere e trattare un´overdose. Dopo decenni di lotte per i diritti civili, le minoranze sono forse più sofisticate nel far valere i loro diritti in materia di utilizzo di tali risorse pubbliche. Ci può essere anche una cultura relativamente più forte della solidarietà tra le minoranze emarginate nel prestare assistenza o la consapevolezza delle conseguenze di non portare il proprio vicino al pronto soccorso. Questi meccanismi di sopravvivenza urbana sono stati in gran parte assenti nelle aree rurali bianche.

A livello nazionale, i medici degli Stati Uniti erano stati a lungo dissuasi dal prescrivere potenti oppioidi sintetici ai pazienti appartenenti alle minoranze, anche a quelli con dolore significativo. Ci sono vari fattori qui, ma la comunità medica non è stata immune allo stereotipo del tossico-dipendente o spacciatore urbano, ispanico o nero. Forse, questo diffuso ‘razzismo’ medico, nel contesto dell’epidemia di prescrizione degli oppioidi, ha paradossalmente avuto un qualche beneficio.

Qualunque sia la ragione, i tossico-dipendenti delle minoranze urbane che si trovano ad affrontare un’overdose, in gran parte hanno maggiori probabilità di sopravvivere a un’overdose da oppiacei, rispetto ai bianchi delle piccole città rurali, che non hanno familiarità con gli stupefacenti e i loro effetti.

Nelle piccole città rurali (de-industrializzate) dello Heartland statunitense vi è stato un’enorme crollo nella solidarietà familiare e di comunità. Ciò è conseguito alla distruzione di una secolare base occupazionale stabile, in particolare nel settore manifatturiero, minerario e nei settori agricoli produttivi. Solo la Russia post-sovietica ha sperimentato un modello simile di diminuzione della speranza di vita per ‘intossicazione’ (alcol e droghe), in seguito alla distruzione, a livello nazionale, del suo sistema di piena occupazione socializzata e di distribuzione di tutti i servizi sociali. Inoltre, la perdita del compatto apparato della polizia sovietica e la crescita di una classe oligarchico-mafiosa ha provocato l’enorme invasione di eroina dall’Afghanistan.

La crescita della dipendenza da oppioidi non si basa su di una ‘scelta personale’, né è il risultato di cambiamenti culturali negli stili di vita. Seppure tutte le classi e i livelli di istruzione sono compresi tra le vittime, la stragrande maggioranza sono membri giovani della classe operaia bianca e dei poveri. Esse coprono tutte le età, compresi gli adolescenti in recupero da infortuni sportivi, così come gli anziani con dolore alle articolazioni e alla schiena. L’aumento della dipendenza è il risultato dei grandi cambiamenti dell’economia e della struttura sociale. Le regioni più colpite dalle morti per overdose sono quelle in profondo, prolungato e permanente declino, comprese le ex regioni della “rust belt”, le piccole città produttive del New England, dell’Upstate New York, della Pennsylvania, del Sud rurale e delle regioni agricole, minerarie e forestali dell’ovest.

Si tratta del risultato di decisioni manageriali private, volte a: (1) ri-posizionare le aziende produttive statunitensi all’estero o in remote regioni del paese non appartenenti all’unione; (2) forzare dipendenti una volta ben pagati verso lavori meno retribuiti; (3) sostituire i lavoratori americani con immigrati stranieri qualificati e non qualificati o lavoratori ‘a tempo’ scarsamente retribuiti; (4) eliminare i benefici pensionistici e sanitari e (5) introdurre nuove tecnologie – tra cui i robots– che eliminano la forza-lavoro, rendendo i lavoratori umani ridondanti. Questi cambiamenti nel rapporto capitale-lavoro hanno creato enormi profitti per i dirigenti e gli investitori, mentre producono un’eccedenza di forza-lavoro, che mette ancora più pressione sui giovani lavoratori al primo impiego e sui lavoratori anziani. Non ci sono stati efficaci programmi di protezione/creazione di impiego sostenibile, per affrontare i decenni di declino dell’occupazione ben pagata. Buoni posti di lavoro sono stati sostituiti dal salario minimo, dai servizi di settore del tipo ‘MacJobs’ o da lavori produttivi temporanei, mal pagati, senza benefici o protezioni. In tutto questa regione devastato dell’heartland, i costosi programmi propagandati, come lo ‘Start-Up New York’, non sono riusciti a portare a posti di lavoro dignitosi, mentre sono stati spesi centinaia di milioni di denaro pubblico in PR gratis per i politici statali.

L’epidemia di tossico-dipendenza è stata più letale proprio in quelle regioni caratterizzate dalla perdita di lavoro industriale e dal declino dei salari da lavoro, così come anche nei settori depressi, una volta protetti, dell’agro-alimentare di trasformazione, dove i lavoratori protetti sono stati sostituiti da immigrati con un salario minimo. La perdita di posti di lavoro stabili è stata accompagnata da una svendita dei servizi sociali e da enormi tagli alle prestazioni – proprio quando tali servizi avrebbero dovuto essere rafforzati.

Proprio perché il cosiddetto ‘problema della droga’ è legato ai grandi cambiamenti demografici, derivanti dalle dinamiche delle variazioni capitalistiche, non è mai stato al centro della ricerca finanziata con fondi delle fondazioni aziendali e delle élites di governo – a differenza della loro fissazione sulla ‘radicalizzazione dei musulmani’ o delle ‘tendenze della criminalità urbana’. La ricerca ha teso a concentrarsi sulle “minoranze” o semplicemente ha rosicchiato alla periferia del fenomeno corrente. Buoni studi e dati avrebbero fornito il razionale e la base per i principali programmi pubblici, volti a proteggere la vita dei lavoratori bianchi emarginati e a invertire le tendenze letali. A livello nazionale, l´assenza decennale di ricerca e di dati su questo fenomeno ha giustificato la clamorosa assenza di una risposta governativa efficace. Qui ‘l’abbandono’ non è stato ‘positivo.

In parallelo con l’aumento della dipendenza da oppioidi, vi è stato un aumento astronomico nella prescrizione di psico-farmaci e anti-depressivi per la stessa popolazione – altrettanto altamente redditizi per Big Pharma. Il modello di prescrivere tali farmaci agenti sull´umore, così potenti e potenzialmente pericolosi, ad Americani in discesa nella scala sociale per ‘trattare’ o sedare ansietà e reazioni al deterioramento della loro condizione materiale, ha avuto profonde conseguenze. Tali individui, spesso in regime di assistenza da disoccupazione o MEDICAID, possono essere tenuti a seguire un complesso regime quotidiano di fino a nove farmaci – oltre i loro farmaci stupefacenti contro il dolore, mentre cercano di far fronte al loro mondo in rovina.

Laddove un lavoro dignitoso con un salario decente sarebbe in grado di trattare efficacemente la disperazione di un lavoratore emarginato, senza ‘effetti collaterali’ spiacevoli o pericolosi, la comunità medica e psichiatrica ha sempre indirizzato i loro pazienti a Big Pharma. Di conseguenza, le analisi tossicologiche post-mortem mostrano molteplici farmaci psicotropi e anti-depressivi, oltre a sostanze stupefacenti nei casi di decessi per overdose da oppioidi. Anche se questo può costituire un´abdicazione di responsabilità del medico fornitore per i pazienti, è anche un riflesso della totale impotenza della comunità medica di fronte alla disgregazione sociale sistemica – che è avvenuta nelle comunità emarginate, in cui si concentrano i decessi per overdose da droga.

Gli studi demografici, nella migliore delle ipotesi, identificano le vittime della tossico-dipendenza. Ma la loro scelta di trattare la loro disperazione come ‘problema individuale’, che si verifica in uno ‘specifico contesto immediato’, trascura le più ampie strutture politiche ed economiche, che hanno creato le basi per la morte prematura.

 

L’economia politica delle morti da overdose

Quando i resti di una giovane vittima di overdose della classe operaia vengono portati in una camera mortuaria, la sua prematura scomparsa è etichettata come overdose ‘auto-inflitta’ o ‘accidentale’ da oppioidi e una grande macchina di copertura è messa in moto: la sequenza che porta alla morte è avvolta nel mistero, non si persegue una più profonda comprensione dei fattori socio-culturali ed economici. Al contrario, la vittima o la sua (di lui o di lei) cultura è incolpata del risultato finale di una complessa catena di decisioni economiche delle élites capitalistiche e delle manovre politiche, di cui la morte prematura di un lavoratore è un mero evento collaterale. La comunità mediatica ha semplicemente funzionato come cinghia di trasmissione in questo processo, piuttosto che come un agente al servizio del pubblico.

La stragrande maggioranza dei decessi per overdose sono, in realtà, le vittime di decisioni e di sconfitte di gran lunga al di fuori del loro controllo. Le loro dipendenze hanno accorciato la loro vita, così come offuscato la loro comprensione degli eventi e minato la loro capacità di impegnarsi nella lotta di classe, per invertire questa tendenza. È stata una soluzione perfetta per i prevedibili problemi demografici del neo-liberismo brutale in America.

Wall Street e Washington hanno progettato la macro-economia che ha eliminato posti di lavoro dignitosi, tagliato salari e benefici. Come risultato, milioni di lavoratori emarginati e disoccupati sono sotto tremenda tensione e ricorrono a soluzioni farmacologiche per sopportare il loro dolore, perché non sono organizzati. Il ruolo storico di primo piano delle organizzazioni sindacali e comunitarie è stato fato fuori. Invece, i lavoratori ridondanti sono ‘incaricati da Big Pharma’ di scavare la propria fossa e i leaders della classe sono introvabili.

In secondo luogo, il posto di lavoro è diventato molto più pericoloso nel ‘nuovo ordine economico’. I padroni non temono più i sindacati e le norme di sicurezza: molti lavoratori sono accidentati per l’accelerazione del ritmo di lavoro, per gli orari più lunghi, per la formazione professionale difettosa e la mancanza di supervisione federale delle condizioni di lavoro. I lavoratori infortunati, privi di qualsiasi controllo giurisdizionale, sindacale, o di protezione da parte dell´ente pubblico, giustamente temono ritorsioni per aver segnalato il loro infortunio sul lavoro e sempre più ricorrono a sostanze stupefacenti su prescrizione medica, per far fronte al dolore acuto e cronico, mentre continuano a lavorare.

Quando i datori di lavoro consentono ai lavoratori di segnalare gli incidenti, la bassa copertura e i limitati trattamenti disponibili incoraggiano i fornitori a prescrivere in eccesso sostanze stupefacenti in aggiunta ad altri farmaci con interazioni potenzialmente pericolose. Molte cliniche del dolore, contrattate dai datori di lavoro, sono desiderose di trarre profitto dai clienti feriti, mentre le aziende farmaceutiche promuovono attivamente potenti narcotici sintetici.

Si forma una catena viziosa: la produzione farmaceutica di massa del settore narcotici è stata tra i suoi prodotti più redditizi. Le catene farmaceutiche aziendali coprono le prescrizioni scritte da decine di migliaia di ‘fornitori’ (medici, dentisti, infermieri e assistenti del medico), che hanno in realtà solo una limitata quantità di tempo per esaminare un lavoratore infortunato. Le condizioni di lavoro deteriorate creano l´incidente e gli operai diventano consumatori del sollievo miracoloso di Big Pharma – l´Oxycontin o i suoi cugini – che per un decennio i venditori di droga avevano propagandato come ‘non causante dipendenza’. Una lunga fila di professionisti altamente qualificati, tra cui medici e altri fornitori, patologi, medici esaminatori e legali, coprono attentamente di carte la vera causa, i responsabili aziendali, al fine di proteggersi dalle rappresaglie aziendali, nel caso in cui dovessero ‘soffiare nel fischietto’ (espressione inglese equivalente a: accusare la corruzione, N.d.T.). Dietro la facciata scientifica, c’è un darwinismo sociale che pochi sono disposti a combattere.

Solo di recente, a fronte dei numeri incredibili di ricoveri e decessi per overdose da stupefacenti, il governo federale ha iniziato a stanziare fondi per la ricerca. I ricercatori accademico-medici hanno iniziato a raccogliere e pubblicizzare i dati sulla crescente epidemia di morti da oppioidi; essi forniscono mappe scioccanti delle contee e regioni più colpite. Si uniscono al coro nel sollecitare le agenzie federali e statali a diventare più attivamente coinvolte nella solita panacea: ‘educazione e prevenzione’. Quest´alveare di attività è partito due decenni troppo tardi rispetto all´epidemia e puzza di cinismo.

Il finanziamento per la ricerca di questo fenomeno non si tradurrà in nessun programma efficace a lungo termine, per affrontare le “crisi da capitalismo” di queste piccole comunità di base. Non vi è nessuna istituzione disposta ad affrontare la causa fondamentale: la devastazione capitalistica dei rapporti di lavoro nell´America del post-millennio, la natura corrotta dei legami statali-aziendali-farmaceutici e il carattere caotico, guidato dal profitto, del nostro sistema sanitario privato. Molti pochi autori mostrano come un sistema di salute nazionale e pubblico, finanziato dal contribuente, avrebbe chiaramente impedito l´epidemia fin dall’inizio.

 

 Conclusioni

Perché le élites capitalistico-statali e farmaceutiche sostengono un processo socio-economico, che ha portato alla morte su grande scala e a lungo termine dei lavoratori e dei loro familiar, nelle zone rurali e della provincia americana?

Un´ipotesi pronta e convincente è che le moderne dinamiche élites corporative traggono profitto dai risultati del ‘cambiamento demografico per overdose.’

Le aziende guadagnano miliardi di dollari di profitti dal ‘naturale declino’ di lavoratori in esubero: tagliando le prestazioni sociali e di lavoro, come ad esempio i piani di salute, la pensione, le vacanze, i programmi di formazione lavorativa, permettendo ai datori di lavoro di aumentare i tassi di profitto, i guadagni in conto capitale, i bonus e gli aumenti per i dirigenti. I servizi pubblici sono eliminati, le tasse sono ridotte e i lavoratori, quando necessari, possono essere importati – già del tutto formati – dall’estero, per lavori temporanei in un ‘mercato del lavoro libero’.

I capitalisti traggono ancor più profitto dai guadagni tecnologici – robot, informatizzazione, ecc. – assicurandosi che i lavoratori non godano di orari ridotti o aumento delle ferie, derivanti dalla loro maggiore produttività. Perché condividere i risultati dei guadagni di produttività con gli operai, quando i lavoratori possono semplicemente essere eliminati? I lavoratori insoddisfatti possono cadere in depressione o ‘buttare giù una pillola’, ma mai organizzarsi per riprendere il controllo delle loro vite e futuro.

Gli esperti elettorali e gli esperti politici possono sostenere che i lavoratori bianchi americani respingono i maggiori partiti del sistema, perché sono ‘arrabbiati’ e ‘razzisti’. Questi sono gli operai, che ora si rivolgono ad un ‘Donald Trump’. Ma un’analisi più approfondita rivelerebbe il loro rifiuto razionale dei leaders politici, che si sono rifiutati di condannare lo sfruttamento capitalistico e affrontare l’epidemia di morte per overdose.

Esiste una base di classe per questo vero e proprio genocidio con i narcotici, che infuria tra i lavoratori bianchi e i disoccupati nelle piccole città e nelle aree rurali dell´America: è la soluzione aziendale ‘perfetta’ per una forza-lavoro in esubero. È tempo per i lavoratori americani e i loro leaders di risvegliarsi a questo fatto crudele e di resistere a questa guerra di classe unilaterale o di continuare a piangere più morti premature nel proprio silenzio farmaco-indotto.

Ed è giunto il momento per la comunità medica di richiedere un sistema sanitario nazionale ‘paziente-centrico’, che premi il servizio al di sopra del profitto e la responsabilità sulla complicità silente.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Trump il “fascista”: l’altro lato di una psicopata politica di nome Hilary

Clintondi James Petras

12apr2016.- Da sinistra a destra un rauco coro si è levato a denunciare il candidato presidenziale repubblicano di punta in quanto “fascista”. Essi  citano le sue promesse durante la campagna di costruire un muro in stile israeliano lungo il confine degli U.S.A.; le sue minacce di espellere undici milioni di immigrati senza documenti; e di proibire ai Musulmani stranieri di entrare negli U.S.A., come anche il modo in cui la sua faccia pugnace e il braccio assomigliano a quelli di Benito Mussolini (’proietta in fuori il mento, solleva il braccio’).

Si considera il suo estremo nazionalismo come ‘rassomigliante alla politica di Hitler’, con le quali parole si intende la sua opposizione ad accordi di libero commercio sfavorevoli e al suo slogan: “Rendiamo grande l’America. Di nuovo.”

In questo articolo, analizzerò criticamente la corrente immagine da cartone animato del fascismo, confrontandola con la realtà storica del fascismo, e poi procederò ad analizzare la politica del cosiddetto “male minore”, che sta dietro la re-invenzione di un fascista americano alla maniera del miliardario Donald Trump.

Il fascismo: realtà e finzione

Storicamente, la politica fascista ha coinvolto movimenti di massa organizzati, milizie armate e gruppi paramilitari, che hanno aggredito gli avversari politici, censurato il discorso critico violentemente e represso il diritto di riunione. Il fascismo ha reso le minoranze capro espiatorio, in particolare zingari ed Ebrei, ha bruciato i sindacati e le sedi della sinistra, ha assassinando i loro leaders e picchiando i loro membri. Programmaticamente, hanno attaccato i pacifisti e difeso le guerre d’oltremare e gli imperi, in nome dello ‘spazio vitale’. Evocando un passato di gloria imperiale, essi non erano ‘isolazionisti’.

Il candidato Trump non ha organizzato qualcosa di simile a un movimento di massa, per non parlare di una milizia armata. Non ci sono ‘strombazzanti camicie brune’. Al massimo, la polizia e una manciata di suoi (spesso anziani) sostenitori bianchi hanno preso a pugni alcuni provocatori vestiti da KKK, che hanno fisicamente interrotto e minacciato gli incontri pubblici di Trump e il suo esercizio di libertà di parola. In realtà, l’interruzione ‘fascista’ delle libertà democratiche sembra essere per lo più organizzata e praticata dai suoi rivali politici.

Trump, lungi dal fare capro espiatorio della potente minoranza ebraica di questo paese, ha tenuto un discorso spudoratamente Israele-centrico e ha ricevuto una standing ovation da quasi 18.000 Ebrei in gran parte prominenti, in occasione della riunione del marzo 2016 della principale lobby pro-Israele (AIPAC).

La sua retorica, per quanto riguarda l’espulsione di 11 milioni di lavoratori senza documenti provenienti dal Messico e dall’America centrale e la costruzione di un muro di confine, è ben lontana dalla pratica di imprigionare e violentemente espellere oltre due milioni di latinos senza documenti sotto i regimi di Clinton-Bush-Obama / Clinton. Nel peggiore dei casi, Trump promette di continuare la politica federale vigente in materia di immigrazione e non di creare una rottura ‘fascista’ con le amministrazioni precedenti. È forse un ‘muro di cemento di retorica’ peggiore del vero muro di polizia di frontiera armata, elicotteri e vettori armati che hanno operato sotto le presidenze di Clinton – Bush – Obama/Clinton, con le loro centinaia di morti di migranti nel deserto? Sono le dichiarazioni di una politica di immigrazione repressiva, provenienti dai discorsi altisonanti di Trump, più ‘fascisti’, rispetto alla pratica ufficiale di strappare violentemente i lavoratori privi di documenti dalle loro case e luoghi di lavoro e assoggettarli alla reclusione a lungo termine e all’espulsione? Espellere giovani, cresciuti ed educati in questo paese, o separare violentemente famiglie produttive, ben integrate e imprigionando i loro principali sostenitori per mancanza di documenti … questa è la politica ufficiale dell’attuale e delle ultime tre amministrazioni.

C’è molto di meno dell’approccio veramente fascista della guerra preventiva e dell’invasione nei discorsi di Trump che nelle reali politiche perseguite dai regimi di Clinton-Bush-Obama/Clinton. In effetti, tra i numerosi critici di Trump, in particolare i suoi rivali Repubblicani e il campo di Hillary Clinton, sentiamo le più forti denunce della sua politica estera non interventista (isolazionismo), che è “fuori linea” con gli interventisti, le guerre d’oltremare della corrente amministrazione e di quelle repubblicane e democratiche del passato. I critici di Trump e gli esperti dei media sono ‘inorriditi’ dalla sua apparente disponibilità a cooperare con il presidente russo Putin contro i nemici comuni, come l’ISIS. Il suo approccio pragmatico verso la Russia è più o meno fascista del sostegno dei suoi rivali al putsch ucraino, orchestrato dal regime di Obama in alleanza con i fascisti ucraini anti-semiti armati bona fide? Le sue invocazioni a scaricare la NATO come una costosa zavorra per il Tesoro degli Stati Uniti e la manodopera hanno portato l’élite a ululare in oltraggio!
I propagandisti, che dipingono Trump come un moderno fascista americano, citano le sue rozze osservazioni sessiste come “esempi di un totalitario misogino”, mentre si punta favorevolmente al candidato democratico Hillary Clinton come potenzialmente il ‘primo presidente femminista’. Per quanto riguarda la sua presunta misoginia, ‘Donald’ ha attaccato la promozione e il ruolo strategico della Signora First Lady, Senatrice e Segretario di Stato Clinton nelle guerre degli Stati Uniti contro la Libia, l’Iraq e la Siria, dove oltre un milione di donne sono stati rese profughe, violentate, ferite o uccise. Cosa è peggio, ci si può chiedere: crude battute da spogliatoio o milioni di bambini e bambine orfani cui sono stati negati i genitori, le case, gli studi e un eventuale futuro nel Medio Oriente e in Nord Africa? Questo è il mondo che l’Ostetrica Hillary Clinton ha contribuito a far nascere.

La misoginia è nell’occhio del seduttore.

Gli attacchi verbali di Trump sulla pratica delle multinazionali U.S.A. di trasferirsi all’estero per evitare le tasse e delle società finanziarie di Wall Street che nascondono i miliardi delle élites statunitensi oscenamente ricche nei paradisi fiscali off-shore, sono forse più dannose per i “valori americani” (come vuole l’accusa)  dell’assecondamento di Wall Street da parte di Hillary Clinton, che intasca più di $ 300.000 per ogni prestazione da sicofante di 45 minuti  (pubblicizzate come ‘conferenze sulla politica “), o i suoi decenni spesi a promuovere attivamente la globalizzazione – compreso il NAFTA, che ha distrutto posti di lavoro negli Stati Uniti?

È chiaro che Trump attualmente manca del programma, dell’organizzazione e della pratica che definiscono un politico fascista. Nella peggiore delle ipotesi, imita a pappagallo la linea generale di attacco contro gli immigrati e i Musulmani. Finora, li espellerebbe semplicemente dagli Stati Uniti, ma non li bombardarebbe riportandoli indietro ‘all’età della pietra’. Questo dovrebbe essere confrontato con le attuali politiche realizzate dai criminali di guerra Clinton / Bush / Obama-Clinton. Sarebbe difficile per Donald ‘vincere a briscola’ contro Hillary, quando questa ha minacciato di ‘cancellare l’Iran’ e le sue decine di milioni di cittadini, a causa del ‘programma nucleare’ fittizio dell’Iran.

D’altra parte, gli stessi incontri e raduni di Trump sono stati vittima di ripetute interruzioni da parte di gruppi organizzati, che agiscono come delinquenti fascisti. Inversione di ruolo nella vita reale: Trump, il bersaglio di rabbiosi ripetuti attacchi da parte dei mass-media, viene definito fascista.

Battere Trump: un sostegno di riserva per Hillary, la militarista psicopata

Se il caso oggettivo per l’etichettatura di Trump come ‘un fascista’ è debole o inesistente, perché così tanti accademici di prestigio e giornalisti giocano questo stupido gioco di definizioni?
La spiegazione di buon senso delle loro spacconate raffazzonate è che promuovono il ‘Trump-Drago di Paglia’, al fine di portare avanti la malefica Signora Segretario Hillary Clinton come il ‘candidato- male minore’ a Presidente degli Stati Uniti.

Nessun osservatore serio minimamente a conoscenza dell’abbraccio carnale di Clinton verso le molteplici simultanee guerre, disastrose e distruttive, in Ucraina, Iraq, Afghanistan, Yemen, Siria e Libia, potrebbe sostenerla – a meno che non siano convinti che un pericolo maggiore si profila all’orizzonte e che “noi dobbiamo sconfiggere Trump il fascista a tutti i costi “? Nessun serio democratico o impiegato salariato e stipendiato può ignorare il ruolo di Madame Clinton come la ruffiana più sfacciata di Wall Street, a meno che non credano che un altisonante ‘fascista di New York sia peggio di Wall Street.’

L’allarmismo falso sul “fascismo” di Trump serve solo a coprire la più servile promozione da parte di Clinton di guerre traditrici a vantaggio di Israele. Si dovrebbero immaginare le migliaia di rifugiati siriani disperati aggrappati alle decrepite imbarcazioni nel Mediterraneo durante la lettura di stralci delle e-mails private di Clinton: secondo Wikileaks, Hillary ha dichiarato che “il modo migliore per aiutare Israele a fronteggiare la crescente capacità nucleare dell’Iran (sic) è aiutare (sic) il popolo della Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad. … La caduta della Casa di Assad potrebbe innescare una guerra settaria tra gli Sciiti e la maggioranza sunnita della regione prospiciente l’Iran, il che, a giudizio dei comandanti israeliani, non sarebbe una brutta cosa per Israele e i suoi alleati occidentali”. Non è una cosa negativa per Israele – ma una politica crudele e criminale contro una nazione sovrana e la sua società multi-etnica. La signora Clinton ha insistito su queste dichiarazioni dementi, che possono essere solo considerate come genocide! Clinton ha promosso la guerra per procura più violenta, sradicando oltre la metà della popolazione civile della Siria e uccidendo centinaia di migliaia di persone, mentre triturava una nazione sovrana. Ha assecondato in tal modo i suoi mentori israeliani e i suoi finanziatori Pluto-sionisti.

Per giustificare il sostegno a una guerrafondaia seriale, un Segretario di Stato U.S.A. che ha servito gli interessi di Israele e una politica che ha fatto commercio carnale dei suoi “principi femministi” con i miliardari di Wall Street, gli untuosi sostenitori di Hillary Clinton hanno dovuto inventare un avversario che è ancora peggio: creare e poi denunciare “Trump il fascista” serve come giustificazione di riserva per il supporto a una psicopatica politica provata!

[Traduzione dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Elezioni presidenziali USA 2016: la rivolta delle masse

Trump-Sandersdi James Petras

02.24.2016Le elezioni presidenziali del 2016 hanno parecchie caratteristiche peculiari, che sfidano il comune patrimonio di conoscenze sulle pratiche politiche nell’America del 21mo secolo.

Chiaramente, la macchinaria politica consolidata – le élites di partito e i loro sostenitori aziendali – hanno (in parte) perso il controllo del processo di nomina e si confrontano con candidati ‘indesiderati’, che si battono con programmi e dichiarazioni che polarizzano l’elettorato.

Ma ci sono altri fattori più specifici, che hanno eccitato l’elettorato e parlano della storia recente degli Stati Uniti. Questi presagiscono e riflettono un riallineamento della politica degli Stati Uniti.

In questo saggio, illustreremo questi cambiamenti e le loro conseguenze più importanti per il futuro della politica americana. Esamineremo come questi fattori influenzano ciascuno dei due maggiori partiti.

 

La politica del Partito Democratico: il contesto del riallineamento

L’’ascesa e il declino’ del Presidente Obama hanno seriamente intaccato il fascino della “politica dell’identità” – l’idea che le ‘identità’ etniche, di razza e di genere possano modificare il potere del capitale finanziario (Wall Street), dei militaristi, dei sionisti e dei funzionari dello ‘stato di polizia’. Il chiaramente evidente disincanto degli elettori per la “politica dell’identità” ha aperto la porta per la politiche di classe di un tipo specifico.

Il candidato Bernie Sanders si rivolge direttamente agli interessi di classe dei lavoratori e degli impiegati salariati. Ma la ‘questione di classe’ si pone nel contesto di una polarizzazione elettorale e, come tale, non riflette una vera e propria ‘polarizzazione di classe’, o una crescente lotta di classe nelle strade, nelle fabbriche o negli uffici.

In effetti, la polarizzazione elettorale di ‘classe’ è un riflesso delle recenti grandi sconfitte sindacali in Michigan, Wisconsin e Ohio. La confederazione sindacale (AFL-CIO) è quasi scomparsa come fattore sociale e politico, rappresentando solo il 7% dei lavoratori del settore privato. Gli elettori della classe lavoratrice sono ben consapevoli che i leaders sindacali al vertice, che ricevono una media di $ 500.000 all’anno in stipendi e benefici, sono profondamente coinvolti nell’élite del Partito Democratico. Mentre i singoli lavoratori e i sindacati locali sono attivi sostenitori della campagna di Sanders, lo fanno come membri di un amorfo movimento elettorale multi-classe e non come un unico ‘blocco dei lavoratori’.

Il movimento elettorale di Sanders non è venuto fuori da un movimento sociale di portata nazionale: il movimento per la pace è praticamente moribondo; i movimenti per i diritti civili sono deboli, frammentati e localizzati; il movimento Black Lives Matter ha raggiunto il picco ed è diminuito, mentre il movimento Occupy Wall Street è un lontano ricordo.

In altre parole, questi ultimi movimenti, nel migliore dei casi, forniscono alcuni attivisti e un qualche impulso per la campagna elettorale di Sanders. La loro presenza mette in evidenza alcune delle questioni che il movimento elettorale di Sanders promuove nella sua campagna.

In realtà, il movimento elettorale di Sanders non ‘emerge’ da pre-esistenti movimenti di massa, tanto quanto riempie il vuoto politico derivante dalla loro scomparsa. L’insorgenza elettorale riflette le sconfitte dei funzionari sindacali alleate con i politici democratici in carica, nonché la limitazione delle tattiche di ‘azione diretta’ dei movimenti Black Lives Matter e del tipo Occupy.

Dal momento che il movimento elettorale di Sanders non sfida direttamente ed immediatamente i profitti capitalistici e gli stanziamenti di bilancio pubblico non è stato oggetto di repressione di stato. Le autorità repressive calcolano che questo ‘fermento’ di attività elettorale durerà solo pochi mesi e poi sarà riassorbito nel Partito Democratico o dall’apatia degli elettori. Inoltre, essi sono vincolati dal fatto che decine di milioni di sostenitori di Sanders sono coinvolti in tutti gli stati e non sono concentrati in una sola regione.

Il movimento elettorale di Sanders aggrega centinaia di migliaia di micro-lotte locali e permette l’espressione della disaffezione di milioni con rimostranze di classe, senza alcun rischio o costo (come nel caso di perdita di lavoro o di repressione della polizia) per i partecipanti. Questo è in netto contrasto con la repressione sul luogo di lavoro o nelle strade urbane.

La polarizzazione elettorale riflette polarizzazioni orizzontali (di classe) e verticali (intra-capitaliste).

Sotto l’élite del 10% e, in particolare, tra i giovani della classe media, la polarizzazione politica favorisce il movimento elettorale di Sanders. I dirigenti sindacali, i membri del Congresso Nero Caucus e il sistema Latino abbracciano tutti la scelta sacramentale dell’élite politica del Partito Democratico: Hilary Clinton. Mentre i giovani latinos, le donne lavoratrici e i sindacalisti di base sostengono il movimento elettorale neonato. Settori significativi della popolazione afro-americana, che non sono riusciti ad avanzare (e sono effettivamente regrediti) sotto il Presidente Democratico Obama o hanno visto la repressione della polizia espandersi sotto il ‘primo Presidente nero’, si rivolgono alla neonata campagna di Sanders. Milioni di latinos, disincantati con i loro leaders legati all’élite democratica, che non hanno fatto nulla per impedire le deportazioni di massa sotto Obama, sono un potenziale di supporto base per ‘Bernie’.

Tuttavia, il più dinamico settore sociale nel movimento elettorale di Sanders sono gli studenti, che sono stimolati dal suo programma di istruzione superiore gratuita e dalla fine della schiavitù del debito post-laurea.

Il malessere di questi settori trova la sua espressione nella ‘rivolta rispettabile della classe media’: una ribellione di elettori, che ha momentaneamente spostato l’asse del dibattito politico all’interno del Partito Democratico a sinistra.

Il movimento elettorale di Sanders solleva questioni fondamentali della disuguaglianza di classe e dell’ingiustizia razziale nel sistema legale, della polizia ed economico. Esso evidenzia la natura oligarchica del sistema politico –  allo stesso tempo, il movimento a guida Sanders tenta di utilizzare le regole del sistema contro i suoi formulatori. Questi tentativi non hanno avuto molto successo all’interno dell’apparato del Partito Democratico, dove i padroni di partito hanno già allocato centinaia di ‘non eletti’, i cosiddetti ‘mega-delegati’, a Clinton – nonostante i successi di Sanders nella prima fase delle primarie.

La stessa forza del movimento elettorale ha una debolezza strategica: è nella natura dei movimenti elettorali fondersi in vista delle elezioni e sciogliersi dopo il voto. La leadership di Sanders non ha fatto alcuno sforzo per costruire un movimento di massa sociale e nazionale, in grado di continuare le lotte di classe e sociali durante e dopo le elezioni. In realtà, l’impegno di Sanders a sostenere la leadership stabilita del Partito Democratico se perde la nomina in favore di Clinton porterà ad una profonda disillusione dei suoi sostenitori e a una rottura del movimento elettorale. Lo scenario post-convention, in particolare in caso di coronamento della Clinton da parte dei ‘super-delegati’, nonostante una vittoria popolare di Sanders nelle singole primarie, sarà molto dirompente.

 

Trump e la ‘rivolta della destra’

La campagna elettorale di Trump ha molte delle caratteristiche di un movimento latino-americano nazionalista-populista. Come il movimento argentino peronista, unisce misure protezionistiche, misure economiche nazionaliste che si rivolgono ai piccoli e medi produttori e ai lavoratori industriali delocalizzati con uno ‘sciovinismo da grande nazione’ populista e di destra.

Ciò si riflette negli attacchi di Trump contro la ‘globalizzazione ‘- un surrogato dell’’anti-imperialismo’ peronista ‘.

L’attacco di Trump alla minoranza musulmana negli Stati Uniti è un abbraccio appena velato al fascismo clericale di destra.

Mentre Perón faceva campagne contro le ‘oligarchie finanziarie’ e l’invasione delle ‘ideologie straniere’, Trump disprezza le ‘élites’ e denuncia l”invasione’ di immigrati messicani.
L’appello di Trump è radicato nel profondo della rabbia amorfa della classe media in discesa sprofondante verso il basso, che non ha ideologia. . . . ma un sacco di risentimento per il suo status in declino, la sua fatiscente stabilità e per le famiglie colpite dalla droga (ne sono testimonianza le preoccupazioni espresse apertamente dagli elettori bianchi nella recenti primarie del New Hampshire).

Trump proietta potere personale sui lavoratori che sono imbrigliati da sindacati impotenti, gruppi civici disorganizzati, e associazioni imprenditoriali locali marginali, tutti incapaci di contrastare il saccheggio, il potere e la corruzione su larga scala dei truffatori finanziari, che si alternano tra Washington e Wall Street nella più totale impunità.

Queste classi ‘populiste’ ottengono brividi effimeri dallo spettacolo di Trump che inchioda e schiaffeggia i politici di carriera e le élites economiche allo stesso modo, proprio mentre esibisce il suo successo da capitalista.

Esse premiano la sua sfida simbolica all’élite politica, mentre lui ostenta le proprie credenziali da élite capitalista.

Per molti dei suoi sostenitori suburbani, lui è il ‘grande moralizzatore’, che nel suo eccesso di zelo, di tanto in tanto, commette gaffe ‘scusabili’ per zelante esuberanza – un genuino ‘Oliver Cromwell’ del 21° secolo.

Infatti, ci può essere anche un richiamo etnico-religioso meno palese nella campagna di Trump: i suoi appelli all’identità bianco-anglo-sassone e protestante di questi stessi elettori, di fronte alla loro apparente emarginazione. Questi ‘Trumpisti’ non sono ciechi di fronte al fatto che non un solo giudice WASP siede alla Corte Suprema e ci sono pochi, se pure qualcuno, WASP tra i primi funzionari economici al Tesoro, al Commercio, o alla Fed (Lew, Fischer, Yellen, Greenspan, Bernacke, Cohen, Pritzker, etc.). Mentre Trump non è reticente sulla sua identità – essa facilita il suo richiamo al voto.

Tra gli elettori WASP, che silenziosamente risentono dei salvataggi di ‘Wall Street’ e della posizione privilegiata percepita di Cattolici, Ebrei e Afro-americani nell’amministrazione Obama, la condanna diretta e pubblica da parte di Trump del Presidente Bush per aver deliberatamente fuorviato la nazione nell’invasione dell’Iraq (e l’implicazione di tradimento) è stata un grande vantaggio.

Il richiamo nazional-populista di Trump si sposa con il suo militarismo bellicoso e il suo autoritarismo da teppista. Il suo pubblico assenso alle torture e ai controlli statali di polizia (per ‘combattere il terrorismo’) fa appello alla destra militarista. D’altra parte, le sue amichevoli aperture al Presidente russo Putin ( ‘un ragazzo tosto disposto ad affrontarne un altro’) e il suo sostegno a terminare l’embargo cubano fa richiamo alle élites economiche e dalla mentalità commerciale. I suoi richiami a ritirare le truppe U.S.A. dall’Europa e dall’Asia attraggono gli elettori del tipo ‘fortezza America’, mentre le sue richieste di bombardare ‘a tappeto’  l’ISIS appelli fanno appello agli estremisti nucleari. È interessante notare che il supporto di Trump alla Social Security and Medicare, così come la sua richiesta di copertura sanitaria per gli indigenti e il suo riconoscimento aperto di servizi vitali di Pianificazione Familiare per le donne povere, fa appello ai cittadini più anziani, ai conservatori compassionevoli e agli indipendenti.

L’amagama sinistra-destra di Trump, gli appelli protezionistici e pro-business, le sue proposte contro Wall Street e a favore del capitalismo industriale, la sua difesa dei lavoratori degli Stati Uniti e gli attacchi ai lavoratori latinos e agli immigrati musulmani hanno rotto i confini tradizionali tra la politica popolare e quella di destra del Partito Repubblicano.

Il ‘Trumpismo’ non è un’ideologia coerente, ma una combinazione volatile di ‘posizioni improvvisate’, adattata per fare appello a lavoratori marginalizzati, a classi medie piene di risentimento (WASPs emarginati) e, soprattutto, a coloro che non si sentono rappresentati dai Repubblicani di Wall Street  e dai politici liberali Democratici che si basano su di politica dell’identità (neri, Ispanici, donne ed Ebrei).

Il movimento di Trump è basato su di un culto della personalità: ha un’enorme capacità di convocare riunioni di massa, senza un’organizzazione di massa o un’ideologia sociale coerente. La sua forza fondamentale è la sua spontaneità, la novità e l’ostilità focalizzata sulle élites strategiche.

La sua debolezza strategica è la mancanza di un’organizzazione che possa essere sostenuta dopo il processo elettorale. Ci sono pochi quadri ‘trumpisti’ e militanti tra i suoi fans adoranti. Se Trump perde (o è ingannato dalla nomina di un ‘candidato dell’unità’, tirato fuori dall’élite del Partito), la sua organizzazione si dissiperà e si frammenterà. Se Trump vince la nomination repubblicana, egli trarrà  supporto da Wall Street, specie se avrà di fronte una candidatura democratica di Sanders. Se vince le elezioni politiche e diventa presidente, egli cercherà di rafforzare il potere esecutivo e muoversi verso una presidenza ‘bonapartista’.

 

Conclusione
L’ascesa di un movimento social-democratico all’interno del Partito Democratico e l’ascesa di un movimento sui generis di destra nazional-populista nel Partito Repubblicano riflettono l’elettorato frammentato e le profonde fenditure verticali e orizzontali, che caratterizzano la struttura etnica e di classe degli Stati Uniti. I commentatori, grossolanamente, semplificano eccessivamente quando riducono la rivolta a incoerenti espressioni  di ‘rabbia’.

La frantumazione del controllo prestabilito da parte dell’élite è un prodotto di risentimenti di classe ed etnici profondamente avvertiti, di ex-gruppi privilegiati che vivono una mobilità verso il basso, di imprenditori locali che vivono il fallimento a causa della ‘globalizzazione’ (l’imperialismo) e del risentimento dei cittadini verso il potere del capitale finanziario (le banche) e il loro schiacciante controllo su Washington.

Le rivolte elettorali a sinistra e destra possono essere dissipate, ma avranno piantato i semi di una trasformazione democratica o di una rinascita nazionalistico-reazionaria.

[Traduzione dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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