La Bolivia nazionalizza le telecomunicazioni: tariffe -80%

Evo-Morales-aniversario-nacionalizacion-Entel_LRZIMA20120504_0102_4da Agencia Boliviana de Información 

L’azienda pubblica Empresa Nacional de Telecomunicaciones (Entel) ha incrementato dell’875,9% la sua larghezza di banda Internet internazionale negli ultimi sei anni, passando da 1620 megabit per secondo, nel 2008, a 15.810 megabit per secondo nel 2014.

L’informazione è stata diffusa da Entel, in occasione della Giornata di Internet, che viene celebrata ogni 17 di maggio a livello internazionale.

L’aumento della larghezza di banda Internet internazionale consente di navigare a velocità molto più elevate, e offre l’accesso a molti più utenti contemporaneamente, ha evidenziato Entel.

Secondo quanto riferito da Entel, nel 2008 la larghezza di banda Internet internazionale era di 1.620 megabit al secondo, passata poi a 2.240 nel 2009, 3.410 nel 2010, e attestatasi a 6.355 tra il 2011 e il 2012, salita poi nuovamente a 9840 nel 2013 e, infine, raggiunto i 15.810 megabit al secondo nel 2014.

Inoltre, nel mese di aprile 2014, Entel ha ribassato le tariffe internet fino all’80%, al fine di favorire la popolazione e democratizzare le telecomunicazioni nel paese.

Per quest’anno, Entel ha annunciato un investimento di oltre 350 milioni di dollari per migliorare la propria presenza nel paese e rafforzare i servizi offerti: telefonia mobile, televisione satellitare e internet.

Il 1 Maggio del 2008, nel quadro della sua politica di recupero delle imprese, il governo nazionalizzò Entel che, all’epoca, era nelle mani dell’italiana Euro Telecom, società straniera che fu artefice della privatizzazione della società avvenuta nel 1996.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Per Bahar Kimyongür finisce un incubo durato 15 anni

da 7sur7.be

L’attivista politico belga-turco Bahar Kimyongür ha dichiarato, venerdì scorso, all’agenzia Belga di essere stato informato giovedì notte che il suo nominativo è stato definitivamente rimosso dagli archivi dell’Interpol in data 22 agosto.

La Commissione dell’Interpol ha emesso questa direttiva nella sua ultima sessione di giugno. 

«Può darsi che ci siano residui di informazione che potrebbero giocare brutti scherzi, ma questa volta l’Interpol ha deciso di seppellire l’ascia di guerra», ha dichiarato Bahar Kimyongür. I suoi avvocati turchi hanno ottenuto un’audizione il 12 settembre davanti all’11esima Corte d’Assise Ankara per far valere il diritto di essere rappresentato a distanza per una revisione delle accuse contro di lui. Sua moglie Deniz Kimyongür ha ottenuto un non luogo a procedere il 16 luglio. Sulla base della propria relazione, le accuse turche relative ai suoi legami il gruppo politico DHKP-C, classificato come terrorista, si basa in gran parte sulla richiesta congiunta del ministro degli esteri turco Ismail Cem al Parlamento europeo il 28 novembre 2000.

Bahar Kimyongür è stato arrestato il 28 Aprile 2006 nei Paesi Bassi e rilasciato il 4 luglio dopo 68 giorni di carcere. Poi fu arrestato 17 giugno 2013 in Spagna e rilasciato su cauzione il 20 giugno L’Audiencia Nacional di Madrid ha rifiutato l’estradizione il 2 luglio. Il 21 novembre, è stato arrestato di nuovo in Italia. Il 21 febbraio Interpol ha bloccato temporaneamente la suasegnalazione e l’11 marzo, la Corte d’Appello di Brescia ha ordinato il suo rilascio.

Inoltre, Bahar Kimyongür è stato anche condannato a 4 anni di carcere il 28 febbraio 2006 dal giudice di merito a Bruges per l’adesione al DHKP-C, sulla base di una sua traduzione dal francese per una testata giornalistica.

Bahar è stato assolto in via definitiva il 23 dicembre 2009 dalla Corte d’appello di Bruxelles.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Maradona: un campione intimamente legato a Fidel, a Cuba e al suo popolo

di Fabrizio Verde

it.cubadebate.cu – In Italia per partecipare al lancio di una collana di video dedicata alla sua vita: «Maradona, non sarò mai un uomo comune» – curata dal giornalista Gianni Minà a cui ha rilasciato un’intervista inedita di oltre cento minuti – l’asso argentino Diego Armando Maradona, rinnova ancora una volta il suo totale appoggio e sostegno alla causa cubana.

Ospite del popolare quotidiano sportivo «La Gazzetta dello Sport», che nella redazione centrale in quel di Milano ha organizzato un vero e proprio Maradona day, il campione argentino ancora molto popolare in Italia – soprattutto a Napoli dove è venerato come una divinità – ha risposto alle domande dei giornalisti Paolo Condò e Gianni Minà. Proprio una domanda di quest’ultimo ha dato modo a Maradona di ribadire ancora una volta il forte legame verso Fidel Castro, «Che» Guevara, Cuba e il suo popolo.

«Fidel e il Che sono i miei eroi – ha dichiarato Maradona – perché non hanno vinto comprando i voti, ma mettendo in gioco le loro vite a Cuba». Inoltre l’asso del calcio si è detto ancora riconoscente verso Cuba che lo accolse e gli permise di curarsi, in uno dei momenti più difficili della sua esistenza quando nessuno neanche nella sua Argentina fu disposto ad accoglierlo. Ma non è stata di certo quella di ieri la prima occasione dove Maradona ha sostenuto apertamente la causa di Cuba e della sua Rivoluzione.

Lo fece dopo aver vinto il premio Fifa come calciatore del secolo, allorquando in una diretta televisiva internazionale dedicò  il riconoscimento appena ricevuto a Fidel Castro, «Che» Guevara, e all’indomito popolo cubano. Appoggio poi ribadito nel 2002, quando ospite in Giappone, in relazione al terrorismo si espresse così: «Io sono contro il terrorismo e condanno l’attentato alle torri gemelle, ma gli Usa fanno terrorismo contro Cuba da sempre: c’è l’embargo e muoiono bambini e adulti, non arrivano medicine. Questo non è terrorismo? Castro avrà mille difetti, come tutti noi. A Cuba non si sguazza nel lusso, ma meglio mille volte la Cuba di Fidel Castro che l’America di Bush. Anche in Argentina la gente non può mangiare: vi pare giusto?».

Insomma, Maradona non perde occasione per rimarcare di essere intimamente legato a Cuba e al suo popolo, così come di essere a disposizione della «nuova» America Latina, socialista e integrazionista, che faticosamente giorno dopo giorno cerca di costruire un futuro migliore per quelle popolazioni martoriate da oltre un ventennio di scellerate e criminali politiche neoliberiste. Un aspetto che ha portato il giornalista Condò a definire Diego come una sorta di moderno Bolívar. «Se parlano loro – ha spiegato Maradona riferendosi a i vari presidenti dell’America Latina, Maduro, Correa, Morales, Ortega – i media li ignorano. A me invece danno ascolto. Faccio loro da portavoce».

Non sono mancate nel corso dell’intervista, grazie anche alla sensibilità sul tema del giornalista Gianni Minà  autore di memorabili servizi televisivi su Cuba, altre bordate lanciate dall’ex calciatore argentino dirette all’imperialismo statunitense. Parafrasando il titolo della collana di video dedicata alla carriera di Maradona, possiamo affermare che sì, l’argentino non sarà  mai un uomo comune. Mai farà propria la visione del mondo propinata dal mainstream, anche perché intimamente e sinceramente legato a Cuba, Fidel e alla Rivoluzione.

Italia e Colombia, una relazione pericolosa

di Antonio Mazzeo

A partire dal prossimo anno i militari italiani verranno addestrati nella selva colombiana all’esecuzione di “operazioni speciali”. Ad annunciarlo è stato il ministro della difesa della Colombia, Juan Carlos Pinzón, rientrato a Bogotà dopo un tour in Europa nel corso del quale – lo scorso 5 novembre – ha avuto modo d’incontrare a Roma il ministro-ammiraglio Giampaolo Di Paola. Secondo una nota diffusa dal nostro governo, i due ministri hanno discusso, in particolare, sullo “sviluppo delle relazioni nel settore della Difesa e della collaborazione industriale tra Italia e Colombia”, anche in vista della firma di un accordo quadro di cooperazione fra le rispettive forze armate. Il ministro Pinzón ha rivelato che oltre alle esercitazioni nella selva dei corpi d’élite del paese partner, dal 2013 il personale militare colombiano sarà ospite delle scuole di guerra dello Stato maggiore italiano.

“Si tratta di una notizia di per sé inquietante, tanto più che il ministro colombiano, con l’avallo del governo, è seriamente intenzionato a portare avanti un’amnistia generalizzata per i crimini di lesa umanità perpetrati senza soluzione di continuità dalle forze armate”, ha commentato l’Associazione Nuova Colombia ricordando come nel paese sudamericano è in atto da mezzo secolo un sanguinoso conflitto interno e che le forze militari e di sicurezza si sono macchiate di una lunga serie di crimini e violazioni dei diritti umani. “Pinzón – ha aggiunto l’associazione – afferma di voler offrire le conoscenze e l’esperienza della forza pubblica colombiana a paesi come l’Italia, omettendo di aggiungere che tali conoscenze spaziano dal campo della tortura, quotidianamente praticata nelle carceri colombiane, a quello della corruzione e delle esecuzioni extragiudiziarie…”.

Già da qualche tempo si erano registrati incontri e scambi di cortesia di alti ufficiali e “osservatori” delle forze armate dei due paesi. Quest’anno, a maggio, il Segretariato generale della difesa e dello Stato maggiore dell’esercito aveva ospitato presso il Comando di artiglieria di Bracciano (Roma) una delegazione delle forze armate colombiane guidata dal generale Rubén Darío Alzate Mora. “Ai visitatori sono stati illustrati gli aspetti essenziali del Comando artiglieria e del neo costituito Centro Fires and Targeting e le caratteristiche tecniche di alcuni mezzi da combattimento, mostrati sia in mostra statica che durante una dimostrazione di mobilità tattica presso l’area addestrativa di Castel Giuliano”, si legge in una nota ufficiale dell’esercito italiano.

Il 30 settembre 2009, era stato l’allora sottosegretario alla difesa, on. Guido Crosetto a recarsi in visita in Colombia, accompagnato dal generale Aldo Cinelli (Segretario generale del ministero) e dall’ammiraglio Dino Nascetti (direttore generale degli armamenti navali). Momento clou, l’incontro con il controverso presidente colombiano di allora Álvaro Uribe che, come riportano le cronache del tempo, “non ha tralasciato di inviare un caloroso saluto al signor presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

La delegazione italiana venne pure ricevuta dal ministro della difesa Gabriel Silva Lujan e dai capi delle forze armate colombiane. “Nel corso degli incontri sono stati affrontati diversi temi di discussione, tra i quali la sicurezza nel Paese, la prospettiva di collaborazione militare bilaterale, specie nel settore della Marina, di sviluppo dell’industria della Difesa e di intese specifiche in materia di scambio di informazioni ed attività congiunte”, riportava l’ufficio stampa del ministero della difesa italiano. “Il sottosegretario Crosetto – si legge ancora – ha sottolineato con viva soddisfazione la sintonia politica esistente tra i due Governi. Ha inoltre messo in evidenza un possibile ruolo internazionale delle forze armate colombiane in ambito Nato, al fine di trasmettere l’esperienza maturata sul terreno, nel quadro delle operazioni di pace in Afghanistan”.

L’on. Crosetto ha infine espresso il “profondo apprezzamento per l’impegno del Governo colombiano, teso a debellare il narcotraffico e la guerriglia in maniera risoluta e definitiva”, omettendo di ricordare che proprio l’opacità delle classi dirigenti colombiane nella “lotta” agli stupefacenti e alla criminalità organizzata ha minato la credibilità internazionale e la stessa legittimità democratica del paese (diversi analisti hanno definito la Colombia un “narco-stato”). Del tutto ignorati anche il ruolo e le responsabilità del paramilitarismo nell’escalation del narcotraffico e l’impunità assicurata dallo Stato colombiano alle Autodefensas responsabili di efferati crimini contro la popolazione civile, gli oppositori di sinistra e i sindacalisti.

Il riavvicinamento tra Italia e Colombia, prima con l’esecutivo Berlusconi, adesso con il duo Monti – Di Paola, ha consentito al complesso militare industriale italiano di aprirsi un varco nel mercato colombiano. Secondo quanto rivelato dall’Espresso nel maggio 2012 dopo la missione a Roma del generale Rubén Darío Alzate Mora, il consorzio Oto Melara – Iveco ha offerto alle forze armate del paese sudamericano una partita di nuovi mezzi da combattimento 8×8 “Freccia” e di carri Leopard con cannoni da 120 mm e cingolati VCC di proprietà dell’esercito italiano, “non più utilizzati anche se funzionanti”.

Invidiabili gli affari di Selex Sistemi Integrati, azienda elettronica del gruppo Finmeccanica. Secondo quanto riferito dai propri manager, circa l’80% dei sistemi radar operanti nel paese sarebbero stati forniti proprio dalla società italiana. Una presenza che si è ulteriormente rafforzata grazie ai sistemi di radioaiuto alla navigazione della controllata statunitense Selex Sistemi Integrati Inc., che ha venduto i propri apparati alla Colombia a partire dal 1991. Nell’ultimo triennio, Selex ha inoltre ricevuto un contratto del valore di una decina di milioni di euro dalla Unidad Administrativa de Aeronautica Civil de Colombia, per l’ammodernamento dei sistemi radar dell’aeroporto internazionale “El Dorado” di Bogotà e degli scali di Cerro Maco (Bolivar) e Cerro Santana (Cauca). “Il programma – secondo Finmeccanica – ha consentito di gestire un maggior numero di informazioni e di dati scambiati con gli aeromobili, aumentando le prestazioni”. Radar con duplice funzione, civile e militare, quelli installati da Selex, specie quello di Cerro Santana, in grado di controllare il traffico aereo nelle regioni meridionali e occidentali dove è in atto la controffensiva delle forze armate colombiane contro la guerriglia delle Farc. All’inizio del gennaio 2012, proprio questa installazione radar è stata distrutta durante un’azione militare dell’organizzazione guerrigliera.

Due contratti per circa 400 mila euro sono stati assegnati invece nel gennaio 2010 a Telespazio Brasil, una joint venture di Finmeccanica e della francese Thales, per la fornitura di immagini satellitari alle autorità colombiane. Ciò consentirà di effettuare il monitoraggio di un’area di circa 65.000 kmq con l’ausilio dei quattro satelliti radar della costellazione Cosmo-SkyMed, finanziata dall’Agenzia spaziale e dal ministero della difesa italiano.

Anomala “consulente” di fiducia del gruppo Finmeccanica in Colombia è stata sino a qualche tempo fa la modella Debbie Castañeda Rodriguez, agli onori della cronaca dopo la pubblicazione delle intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sui presunti ricatti su Silvio Berlusconi di Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola.

Originaria di Bogotà, Debbie Castañeda Rodriguez venne eletta Miss Colombia nel 1996. Dopo essere comparsa in alcune telenovelas, nel 2000 esordì su Italia1 con la trasmissione “Tribe Generation”, per transitare l’anno successivo a Canale 5 Italiani e, dal settembre 2003 al gennaio 2004, nel cast di “Torno sabato… e tre” su Raiuno.

“Ho venduto radar della Selex all’aviazione civile colombiana e radar e radioaiuti per il controllo aereo alla Difesa”, ha ammesso la consulente-modella in un’intervista. “Guadagnavo cinquemila euro al mese. Al terzo anno sono diventati diecimila, lordi. Mio zio ha un porto e collabora con la Marina colombiana nell’export di carbone. L’ex presidente della Colombia, Álvaro Uribe è un caro amico di famiglia. Silvio Berlusconi me lo presentò invece mio marito Marco Squatriti. Per me era un mito. Avere buone relazioni internazionali è fondamentale in questo come in ogni mestiere”.

Fu proprio al cavaliere-premier che miss Debbie si rivolse dopo aver ricevuto dal direttore commerciale di Finmeccanica, Paolo Pozzessere, la notizia della revoca del suo contratto di consulenza. “L’ex modella non gradisce”, annotano gli inquirenti di Napoli. “E alle 18,53 del 30 giugno 2011, cinque minuti dopo la telefonata con Pozzessere, la Castañeda chiama Marinella Brambilla, la segretaria personale di Berlusconi…”.

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