Venezuela, il Senato italiano si intromette negli affari del Paese

L'immagine può contenere: 17 persone, folla, cielo e spazio all'apertodi Fabio Marcelli – ilfattoquotidiano.it

Con il voto favorevole delle forze politiche dell’ancien régime italiano e su iniziativa di un politicante come Pierferdinando Casini, che di tale ancien régime è un esponente esemplare, da sempre capace di restare a galla nella palude della politica italiana, il Senato italiano ha approvato, la scorsa settimana, una sciagurata mozione sulla situazione del Venezuela. A favore hanno votato, come accennato, Pd e Forza Italia e Lega Nord, contrari Movimento Cinque Stelle e Sinistra italiana.

Si tratta di una mozione sciagurata perché contravviene in modo evidente al principio di non ingerenza, non limitandosi a esprimere solidarietà al popolo venezuelano, cosa indubbiamente legittima e anzi auspicabile, purché si tenga conto di tutte le componenti di tale popolo, ma si colloca in modo aperto dalla parte dell’opposizione, rinunciando in tal modo a svolgere ogni possibile ruolo costruttivo nell’indispensabile dialogo promosso da Papa Francesco e vari politici come l’ex primo ministro spagnolo Zapatero.

Essa, fra l’altro, attribuisce tutta la responsabilità dell’attuale situazione di difficoltà economica al governo bolivariano, senza prendere in considerazione gli effettivi fattori di crisi, sia strutturali che congiunturali, esistenti e si erge a giudice della situazione costituzionale, affermando l’esistenza, tutta da dimostrare, di una pretesa violazione del principio di separazione dei poteri e della stessa Costituzione bolivariana vigente, sempre ovviamente da parte del governo.

Come un elefante in una cristalleria la maggioranza del Senato italiano fa propri senza alcuna riserva i punti di vista dell’opposizione venezolana (“Sembra scritta sotto dettatura dell’opposizione”, ha opportunamente osservato il senatore De Cristofaro), nel momento in cui sarebbe stata invece necessaria molta cautela e molto equilibrio, per entrare nel merito dei problemi auspicando e suggerendo soluzioni costruttive.

 

Casini era noto finora più che altro per aver a suo tempo espresso solidarietà a Dell’Utri, condannato per mafia, e per averlo fatto nella veste che allora aveva di presidente della Camera, suscitando critiche puntuali da parte di attori istituzionali responsabili, specie afferenti alla magistratura italiana. Sembrerebbe che ora egli voglia rinverdire i suoi fasti con la promozione di una mozione che costituisce un atto di sabotaggio nei confronti dei negoziati in corso fra governo e opposizione per evitare un peggioramento del confronto politico in Venezuela. Un chiaro, inammissibile appoggio, insomma, all’ala dell’opposizione venezuelana meno disposta al dialogo e che continua, sperando anche in Trump e nell’ascesa al potere della peggiore destra statunitense, a puntare le proprie carte sulla guerra civile che le forze responsabili presenti nel Paese vogliono invece giustamente evitare. Sulla stessa scia va registrata la presa di posizione dell’improbabile ministro degli esteri Alfano, che anch’egli sembra dare per prematuramente falliti i negoziati di pace.

In modo ben più obiettivo e responsabile, la mozione proposta dai Cinquestelle faceva invece ampio riferimento ai successi ottenuti, nonostante tutto, dal governo venezuelano nei settori dell’alimentazione, della salute e dell’educazione e si concludeva impegnando il governo sui seguenti punti:
1) ad avviare un dialogo con il governo venezuelano, nel pieno rispetto del principio di non ingerenza negli affari interni di altri Stati, al fine di tutelare la sicurezza e il benessere dei cittadini venezuelani e in particolare degli Italo-Venezuelani;
2) a rigettare con forza qualsiasi posizione oltranzista e ogni pratica violenta, supportando, con ogni mezzo necessario, l’iniziativa di pace della Santa Sede;
3)
a chiedere a Caracas di aumentare le misure di sicurezza a protezione della comunità italiana, predisponendo quanto necessario a garantire una vita tranquilla agli italo venezuelani nel Paese;

4) a chiedere all’opposizione venezuelana di fare quanto possibile per isolare i violenti e ripristinare le condizioni di dialogo nell’interesse del popolo venezuelano;
5) ad avviare una contrattazione per ripristinare i voli aerei da e per Caracas dal nostro Paese, agevolando i nostri concittadini nel Paese latino americano, anche con tariffe scontate;
6) a sostenere procedure di pagamento dei crediti vantati dalle imprese italiane anche attraverso contropartite in petrolio, di cui il Paese è particolarmente ricco e i cui prezzi sono in ripresa, permettendo così il recupero delle ingenti somme vantate dalle nostre imprese in tempi più rapidi.

Il Parlamento dei nominati, di cui speriamo di sbarazzarci il prima possibile, ha invece preferito di seguire Casini e Alfano sul cammino inaccettabile dell’ingerenza e del sostegno di una delle due parti in causa, in netta contraddizione con gli auspici ufficiali di successo del negoziato formulati, fra gli altri, da esponenti come Giro e Mogherini. Una pagina indubbiamente buia della politica estera italiana.

Pieno sostegno all’Ecuador dai governi dell’America Latina

asdfs.jpg_1718483346da Telesur

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il suo omologo Evo Morales e altri leader regionali hanno espresso sostegno totale all’Ecuador

Nicolás Maduro e altri presidenti della regione, solidali con il presidente dell’Ecuador, Rafel Correa, che ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo governo. In Ecuador vi sono state diverse proteste dell’opposizione contraria al progetto di legge sulle successioni.

Il presidente ha ricordato che il governo venezuelano ha sperimentato qualcosa di simile a ciò che sta accadendo in Ecuador, nel 2001, quando fu approvata la Ley habilitante. Maduro ha denunciato che la destra protesta nuovamente per giustificare una campagna criminale contro Correa.

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha respinto le azioni destabilizzanti promosse dai gruppi oligarchici in Ecuador, ed ha espresso il suo sostegno al presidente del paese, Rafael Correa.

«La mia solidarietà, il mio rispetto, il mio sostegno al presidente Correa», ha dichiarato in occasione di un discorso tenuto presso il Palazzo Quemado, sede del governo.

Nel suo intervento, il capo dello stato boliviano ha invitato tutti i movimenti di destra del continente a rispettare la democrazia, perché si deve lavorare sulla base degli interessi nazionali, non settoriali.

Nel frattempo, anche il governo cubano ha rilasciato delle dichiarazioni sulla situazione in Ecuador, attraverso il portale del Granma: «davanti ai recenti atti di destabilizzazione dei gruppi oligarchici del paese, il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba esprime la sua ferma e incondizionata solidarietà e sostegno al popolo fratello ecuadoriano, al Governo della Revolución Ciudadana, e al suo leader, il compagno Rafael Correa Delgado».

Il Governo cubano ha inoltre invitato a rispettare l’ordinamento giuridico dell’Ecuador e a respingere qualsiasi ingerenza negli affari interni del paese, in linea con i principi che dichiarano l’America Latina e i Caraibi Zona di Pace.

Secondo il presidente Morales non è giustificabile il fatto che la destra continui a destabilizzare la nazione sudamericana dopo che il presidente ecuadoriano ha provvisoriamente ritirato il progetto di legge sulle successioni, utilizzato dall’opposizione come punta di lancia per chiamare allo sciopero, al boicottaggio e alle manifestazioni violente.

Allo stesso tempo, ha denunciato l’interferenza di nazioni straniere, come gli Stati Uniti, che hanno sostenuto questo tipo di piani destabilizzanti non solo in Ecuador, ma in altri paesi come il Venezuela.

Appoggio al Venezuela

«Quando sorgono movimenti di liberazione in America Latina e nei Caraibi intervengono gli Stati Uniti. Adesso aggrediscono Venezuela ed Ecuador», ha precisato Morales.

Sulla recente visita in Venezuela dell’ex presidente spagnolo Felipe González, il capo dello stato boliviano ritiene che quest’uomo, il quale pretende di difendere giuridicamente gli oppositori detenuti per atti di violenza costati la vita a oltre 40 persone, non sia mosso da buone intenzioni.

«Perché non si batte per la restituzione di Guantanamo a Cuba? Questo sì che sarebbe lottare per la giustizia», ha chiesto Morales.

Infine, il presidente ha spiegato che il neoliberismo non ha risolto i problemi economici e sociali della regione. «In America Latina queste politiche non sono state in grado di risolvere i problemi economici e sociali. Il neoliberismo e l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) hanno fallito».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Una dichiarazione fallace, inopportuna ed intromissiva

REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

MINISTERO DEL POTERE POPOLARE PER LE RELAZIONI ESTERE

COMUNICATO

…protesto a usted que no permitiré que se ultraje ni
desprecie el Gobierno y los derechos de Venezuela.
Defendiéndolos contra la España ha desaparecido una
gran parte de nuestra población y el resto que queda
ansía por merecer igual suerte. Lo mismo es para
Venezuela combatir contra España que contra el
mundo entero, si todo el mundo la ofende
Carta de protesta del Libertador Simón Bolívar al Sr. Irvine,
agente del gobierno Norte Americano. Angostura,
7 de Octubre de 1818

Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, respinge con tutta la forza della nostra dignità bolivariana, le dichiarazioni emesse dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama a Città del Messico lo scorso 3 Maggio 2013.

Il Presidente Obama insorge nuovamente contro il legittimo governo venezuelano, eletto lo scorso 14 aprire tramite un processo elettorale trasparente, i cui risultati sono stati avallati da osservatori elettorali di tutto il continente e da altri paesi del mondo, includendo la Missione Elettorale dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e riconosciute dalla totalità dei governi latinoamericani e caraibici e dei governi degli altri continenti.

Attraverso affermazioni come “il popolo venezuelano merita di determinare il proprio destino libero da pratiche che già sono state bandite in gran parte dell’America Latina”, il presidente Obama sembra  disconoscere che in questi 14 anni di Governo Bolivariano, i Venezuelani si sono dati un sistema elettorale, che parte del riconoscimento costituzionale di quest’importante materia, creando un nuovo potere, il Potere Elettorale, la cui legittimità ricade sul Consiglio Nazionale Elettorale.

Presidente Obama, si informi, il Consiglio Nazionale Elettorale è riuscito a superare “queste pratiche” nefaste che attentavano contro la volontà popolare, e che Voi avete avallato al fine di tenere docili i governi ai vostri mandati, raggiungendo un sistema automatizzato del voto nel quale un elettore emette un voto mediante una macchina di votazione che totalizza alla fine del processo elettorale ed invia i risultati alla sala di totalizzazione, verificando, come effettivamente si fa tramite diversi auditing, prima, durante e dopo il processo elettorale, l’esattezza dei dati contenuti nei rispettivi atti.

Secondo le sue affermazioni, presidente Obama, “ci sono  rapporti che provano che il Venezuela non rispetta i principi fondamentali dei diritti umani, quali democrazia, libertà di stampa e libertà di riunirsi”. Anche se già non ci sorprendono più tali dichiarazioni infondate, noi ci vediamo nell’obbligo di risponderLe quello che già “l’emisfero” sa: che in Venezuela c’è un totale ed assoluto rispetto dei diritti umani di tutti e di tutte nel momento stesso in cui il Comandante Hugo Chávez ha assunto le redini dello Stato Venezuelano e ha promosso una Carta Magna che presenta il più avanzato compendio di diritti umani della regione.

Da allora sono state create istituzioni per il rispetto e il migliore accesso ai diritti umani e sono state promosse politiche pubbliche innovative che oggi permettono a tutti quelli che abitano il nostro degno paese ad avere maggiori e migliori garanzie per accedere ai diritti civili, politici, economici, sociali, culturali e ai diritti collettivi dei popoli. Presidente Obama, il popolo del Venezuela esercita ampiamente libertà e diritti che la società statunitense è ancora molto lontana dal raggiungere.

Inoltre, causando l’indignazione del popolo venezuelano, e specialmente dei familiari delle vittime fatali del 15 aprile 2013, Lei afferma in maniera fallace che “l’emisfero tutto sta assistendo alle violenze, alle proteste e agli attacchi all’opposizione”. Certamente, e a prescindere delle autocensure mediatiche che le grandi corporazioni dell’”informazione”  muovono contro il Venezuela, l’emisfero ha potuto essere testimone di come il disconoscimento elettorale da parte del principale oppositore perdente e la sua chiamata all’odio e alla violenza per le strade, hanno prodotto l’assassinio politico di nove compatrioti, leaders bolivariani, chavisti, impegnati con la rivoluzione di cui oggi il presidente Nicolás Maduro è il leader, con la filosofia politica in cui ci riconosciamo del Comandante Eterno della Rivoluzione Bolivariana, Hugo Chávez. Assedi ai centri di salute dove che ospitano dottori e dottoresse cubane – un comportamento xenofobo – incendi appiccati agli stabili e ai beni pubblici, alle sedi delle organizzazioni politiche democratiche e altri atti vandalici si aggiungono all’espediente della violenza di questi settori oppositori. Per Lei e il Suo governo, questi fatti non sono stati motivo neanche di una menzione di preoccupazione. Così è la morale imperialista, due pesi e due misure.

Per gli altri, quello che l’emisfero e la umanità intera osservano con orrore, è quello che succede nella prigione illegale di Guantánamo, dove da più di un decennio si pratica la tortura e altri atti crudeli e degradanti della condizione umana, costituendosi in uno dei capitoli più imbarazzanti della storia dell’umanità. Causa stupore nelle genti nobili del mondo, la maniera come Lei ha mancato alla Sua parola, impegnata nel 2008, di chiudere questa vergogna per il popolo nordamericano, che è un gran popolo.

Presidente Obama, il Governo del Presidente Nicolás Maduro, erede degli ideali del Comandante Chávez e del Piano della Patria per il periodo 2013-2019, ha come obiettivo storico di garantire la pace del pianeta come unico modo di salvare la specie umana. Siamo un paese di pace, che lavora duramente con tutti i nostri fratelli latinoamericani e caraibici per conquistare la vera unione dei nostri popoli, per essere liberi e sovrani e per consolidarci come zona di pace.

La sua dichiarazione fallace, inopportuna ed intromissiva, non aiuta a migliorare le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e il Venezuela, al contrario, le conducono ad un maggiore deterioramento, che conferma soltanto davanti al mondo la politica di aggressione che Lei e il suo governo mantiene contro la nostra nazione. Presidente Obama, le sue dichiarazioni alimentano il sorgere di un Pinochet in Venezuela. Lei dovrà assumersi la sua responsabilità davanti alla storia, noi sapremo assumere la nostra di difendere la Pace e l’Indipendenza nella Patria di Simón Bolívar.

A tutti i governi indipendenti del mondo,  ai popoli e alle loro organizzazioni politiche e sociali denunciamo che il Governo degli Stati Uniti sta promuovendo la cosiddetta “Guerra dei Cani” in Venezuela, per giustificare l’intervento imperialista. Sappiate amici del mondo, che noi, figli del Libertador Simón Bolívar e del Comandante Chávez, siamo pronti a difendere il nostro diritto ad essere liberi da qualsiasi dominazione imperialista.

Chiamiamo tutti gli amici e le amiche della causa venezuelana a dimostrare la più attiva solidarietà con il nostro popolo. Oggi, come disse Bolívar nel 1818, diciamo “per fortuna si è visto con frequenza un pugno di uomini liberi sconfiggere gli imperi potenti”.

Compatrioti impugnamo la fionda di Davide per fronteggiare questa nuova aggressione di Golia.

Caracas, Culla del Libertador Simón Bolívar, 4 Maggio 2013

Fonte: Ministero del Potere Popolare per le Relazioni Estere.

[Traduzione dal castigliano di Martina Tabacchini]

Comunicato n 43 del Ministero degli Esteri dell’Ecuador sul caso Assange

Il Ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patiño

Il Ministro degli esteri dell’Ecuador Ricardo Patiño

Vogliamo ratificare, con tutta fermezza, la posizione dell’Ecuador rispetto alla minaccia che ieri mercoledí 15 agosto, il Governo del Regno Unito ha ipotizzato contro il nostro paese.

Non possiamo permettere che il percorso di studio e conversazione amichevole fin qui realizzato con il Regno Unito, venga intorpidito da una comunicazione ufficiale pubblicamente aggressiva contro l’Ecuador, in merito alla richiesta d’asilo politico di J. Assange.

Non possiamo, inoltre, permettere che la reazione di voci ufficiali del Regno Unito, rispetto alla nostra lamentela pubblica per il comportamento improprio, si riduca ad una allegra dichiarazione nella quale si dica :”loro sono stati onesti con la loro posizione”.

L’Ambasciata Britannica ha consegnato ufficialmente alla nostra Cancelleria un comunicato che si esprime in questi termini:

– “Dovete essere coscienti che c’è una base legale del Regno Unito – la legge sulle sedi Diplomatiche e Consolari del 1987 (Diplomatic and Consular Premise Act 1987) – che ci permetterebbe di intraprendere azioni per arrestare il Signor Assange nei luoghi in cui attualmente si ritrova”.

– “Sinceramente speriamo di non arrivare a questo punto, se voi però non potete risolvere la vicenda della presenza del Signor J. Assange nei luoghi in cui si ritrova, questa vicenda resterà per noi un caso aperto”.

Quello che appare al Governo, manifesta l’aperta intenzione di utilizzare in modo discrezionale diversi strumenti normativi in ambito statale, con l’uso della forza come metodo di risoluzione di una situazione che fino ad ora, si era articolata attraverso lacci amichevoli e strettamenti diplomatici.

Durante le conversazioni mantenute in merito al caso di J. Assange, il Regno Unito non ha ceduto di un passo nel trovare una soluzione soddisfacente per tutte le parti. In questo contesto, la nota consegnata ieri sera è un chiaro e offensivo attacco al diritto che ha l’Ecuador, come paese sovrano, di decidere su una richiesta di protezione diplomatica al cittadino che l’ha formulata; liberi da coazioni, da pressioni o manipolazioni di qualsiasi tipo.

È il caso di ricordare che tra vari precedenti denunciati davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU – di cui il Regno Unito è membro permanente – per azioni intrusive in sedi diplomatiche, si trova la recente nota della stampa SC/10463, emessa il 29 novembre del 2011. In questo caso, il paese interessato fu precisamente il Regno Unito e come apporto legale si è applicato, questa volta sì, la Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche del 1961 e che il suddetto trattato stipula rispetto dell’inviolabilità del personale e dei locali diplomatici e che deve essere rispettata e protetta in tutti i casi dagli Stati firmanti.

È anche il caso di menzionare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU n 457 del 4 dicembre del 1979 e la n 461 del 31 dicembre del 1979, alla radice della crisi nell’Ambasciata Usa a Teheran. Nuovamente la Convenzione di Vienna fu lo strumento legale per pronunciare una condanna contundente all’attuazione di uno Stato rispetto alla situazione del personale e dei locali diplomatici di un terzo paese.

Pertanto non possiamo accettare il doppio peso utilizzato dalle autorità britanniche nel caso specifico. Nessuna legge in ambito nazionale può essere utilizzata per giustificare, in nessun caso, un’azione intrusiva nei locali diplomatici di nessun paese del mondo. E meno ancora, può servire per emettere minacce esplicite e ricatti che cercano di piegare la volontà di un paese sovrano.Questo mai!

Davanti a questa azione, che suppone un pericolosissimo precedente per qualsiasi paese del nostro continente e del mondo, l’Ecuador ha richiesto immediatamente agli organismi regionali, OEA, ALBA e UNASUR, la convocazione di riunioni di alto livello per trattare questa minaccia e coordinare una risposta a livello regionale che non lasci nell’impunità un simile atto. Domenica prossima avremo una riunione dell’UNASUR a Guayaquil.

In questo senso, nel conseguire una forma chiara e comune davanti a questo tipo di azioni, l’Ecuador vuole ringraziare pubblicamente le manifestazioni d’appoggio e solidarietà che molti paesi, leader politici, attivisti sociali hanno espresso, attraverso vari canali, dal pomeriggio di ieri. Malgrado le risposte non soddisfacenti da parte del Governo Britannico fino a questo momento, questa Cancelleria non ha ricevuto nessuna scusa, smentita o rettificazione. Pensiamo che il clamore d’appoggio rafforzi la nostra indole di ferma risposta legata ai principi elementari del diritto e del rispetto tra paesi uguali.

L’Ecuador è uno stato libero e democratico, non soggetto a tutele esterne di nessun tipo, indipendente da interessi estranei al suo popolo, sovrano nelle sue decisioni politiche ed economiche. Nello stesso tempo corrobora la sua posizione di rispetto al diritto internazionale e il dialogo tra stati sovrani per la risoluzione del conflitto.

Comunicato n 0043

del 16 agosto 2012

traduzione dal castigliano di Davide Matrone

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