Cuba e Siria, la loro amicizia dopo 50 anni di relazioni diplomatiche

da hispantv

Cuba e la Siria hanno riaffermato la loro cooperazione e amicizia, dopo 50 anni di relazioni diplomatiche, scambiando le loro opinioni sugli ultimi sviluppi internazionali.

Nell’attività tenutosi presso la sede dell’Unione Araba di Cuba, hanno partecipato dirigenti del Partito Comunista di Cuba e del governo, gli ex ambasciatori a Damasco, i membri del corpo diplomatico accreditato presso l’isola così come i funzionari e gli studenti provenienti dei paesi arabi. Lo ha riferito l’agenzia di stampa cubana Prensa Latina.

Durante la cerimonia, i rappresentanti dei due paesi hanno discusso le principali questioni che i loro popoli vivono. Dall’aggressione contro il paese arabo e le sanzioni economiche, commerciali e finanziarie imposto dagli Stati Uniti dal 1962.

Il Presidente Onorario della Associazione di Amicizia arabo cubana, che ha partecipato l’attività, ha sottolineato la solidarietà continua tra i due paesi e ha ricordato quando circa 800 soldati cubani sono andati in Siria nell’ottobre del 1973 per rispondere ad una richiesta di aiuto da parte del paese levantino per tentare di recuperare i territori occupati dal regime israeliano sulle Alture del Golan nel 1967.

In questo senso, ha anche ricordato che un contingente medico rimase per quasi due anni a Damasco al fine di aiutare i feriti in Siria.

Allo stesso tempo, Orlando Requejo, direttore del Nord Africa e del Medio Oriente del Ministero degli Affari Esteri (MAE) ha dichiarato di essere assolutamente soddisfatto dello stato attuale delle relazioni tra Cuba e la Siria.

Requejo ha anche parlato della presenza educativa degli studenti siriani nell’isola caraibica e ha riferito che circa 230 studiosi siriani si sono laureati a Cuba in diverse specializzazioni.

Inoltre, riferendosi alla crisi causata dai gruppi terroristici in Siria, da quattro anni e mezzo, ha sottolineato che il suo paese sostiene una soluzione politica che potrebbe mettere fine a questo conflitto e ribadito l’esigenza di rispettare l’ assoluta volontà della nazione araba per determinare il loro futuro.

Loái Aloja, incaricato d’affari dell’Ambasciata della Repubblica Araba Siriana ha chiesto la fine del blocco contro Cuba da parte degli Stati Uniti, il recupero del territorio occupato dalla base navale americana di Guantanamo Bay e la fine delle trasmissioni di radio e Tv dal territorio degli Stati Uniti che minano l’ordine politico nel paese caraibico.

Siria e Cuba il 18 agosto scorso, hanno celebrato il 50° anniversario dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi in presenza di personalità ufficiali e diplomatiche.

L’11 agosto del 1965, la Repubblica araba siriana e Cuba hanno stabilito relazioni diplomatiche, un accordo che è stato firmato dagli allora presidenti di entrambi i Paesi, Hafez al-Assad e Fidel Castro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Cuba svela il complotto occidentale contro la Siria

da prensa latina

«Nonostante le difficoltà incontrate dalla nostra gente, rimaniamo determinati a continuare la lotta contro il terrorismo e difendere la nostra sovranità», ha dichiarato Abdul Nasser al-Shafia, presidente dell’Associazione di Amicizia Siria-Cuba (AASC).

Prensa Latina ha parlato con al-Shafia, che è anche un membro del Comitato regionale del partito Arabo Socialista siriano al-Baath, nell’ambito delle celebrazioni per il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra l’Avana e Damasco.

Per il leader siriano, ad unire davvero le due nazioni e  due popoli è il fatto di condividere la stessa trincea contro un nemico comune, e mantenere posizioni identiche rispetto al colonialismo, al razzismo, all’egemonia sionista e imperialista e all’ingerenza negli affari stati interni.

«La politica estera cubana si basa sull’antimperialismo, sulla solidarietà e unità tra i paesi del Terzo Mondo. Cuba crede nei principi della “diplomazia popolare”, ispirato alle idee del Eroe Nazionale José Martí, che ha contribuito alla realizzazione di un pensiero rivoluzionario diffuso in America Latina e nel mondo», ha aggiunto al-Shafia.

L’esponente del Baath siriano ha ribadito che «la Siria sempre espresso la sua solidarietà con Cuba per le pressioni e le sfide che deve affrontare».

Al Shafia ha ricordato che «l’isola caraibica conferma il suo sostegno per il nostro popolo e il suo diritto di recuperare il Golan occupato e continua ad appoggiare il popolo palestinese nella sua lotta legittima per liberare la sua terra e stabilire uno Stato indipendente».

Per il presidente della AASC, i legami tra il popoli siriano e cubano ha radici storiche e di lotta comune, dal momento che la Siria è stato uno dei primi paesi a riconoscere la Rivoluzione cubana e stabilire relazioni diplomatiche.

Questo legame si è rafforzato con l’amicizia tra il defunto presidente siriano Hafez al-Assad e il leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, stabilendo un solido rapporto politico e personale, che ha reso le relazioni bilaterali basate su solide basi solide.

«Siamo sempre a conoscenza delle posizioni degli alti dirigenti cubani, con i quali comunichiamo attraverso la nostra ambasciata a L’Avana, e nella direzione del partito le apprezziamo», ha spiegato.

Durante la sua ultima visita a Cuba, nel maggio di quest’anno, al-Shaifa ha constatato tra i cubani un grande interesse per ciò che accade in Siria, ed ha sentito un sostegno assoluto, senza riserve e un grande apprezzamento e ammirazione per la determinazione del popolo Siria.

«Sentiamo che Cuba elogia il coraggio e la fermezza del presidente Bashar al-Assad, nella guerra globale condotta contro la Siria dovuta alle sue posizioni e principi, quali la difesa della sua sovranità, dignità e indipendenza».

«Non dimentichiamo che la guerra che affronta il nostro paese è molto simile a quella alla quale hanno assistito i cubani in termini di piani di cospirazione occidentale nel corso della storia. Gli attacchi contro i nostri paesi è in gran parte dovuto l’attaccamento alla loro sovranità e all’indipendenza e per la difesa dei nostri diritti».

Al-Shaifa ha fatto anche riferimento al recente ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, e si è detto fiducioso che queste non pregiudicheranno gli obiettivi della Rivoluzione cubana nella sua politica estera.

«Credo che Cuba resterà ferma sulle sue posizioni di principio, nonostante tentativi degli Stati Uniti di sabotare le relazioni dell’isola con il Terzo Mondo che è stato uno dei suoi principali punti di forza in oltre 56 forza oltre 56 anni» ha affermato al Shaifa.

«In Siria continuiamo a sottolineare la necessità di togliere l’embargo ingiusto e le sanzioni Usa contro Cuba, perché sono misure unilaterali per mettere sotto pressione il popolo cubano e minare gli obiettivi e i principi della Rivoluzione».

Al Shaifa ha concluso: «Siamo certi che la leadership cubana conosce il ruolo imperialista che Washington e i suoi alleati giocano contro il nostro popolo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

Cuba e Siria: 50 anni di lotta, fraternità e solidarietà

da prensa latina

Le relazioni bilaterali tra la Siria e Cuba risalgono a 50 anni fa contrassegnate dalla cooperazione politica, economica e culturale. Oltre alla presenza di un coordinamento permanente e di consultazione tra i due paesi nelle sedi internazionali. 

Queste relazioni hanno contribuito a rafforzare i rapporti tra i due paesi, leader indimenticabile Hafez al-Assad e il Comandante Fidel Castro, ebbero un solido rapporto politico e personale, e resero le relazioni siro-cubane basate su solide fondamenta, avendo una comune  sugli eventi internazionali. 

Fidel Castro ha descritto il defunto presidente Al-Assad come un uomo di forza, orgoglio e dignità, che non ha mai ceduto ai suoi principi e diritti, ha saputo difendere la sua causa e portare la Siria verso la gloria. 

Allo stesso tempo, la leadership e il popolo della Siria hanno sempre visto Fidel Castro come un leader rivoluzionario che ha schiacciato i piani imperialisti contro Cuba, riuscendo con la sua saggezza, forza, resistenza e l’impegno per i principi della Rivoluzione cubana, a preservare l’indipendenza e la sovranità di Cuba, sostenendo tutti i movimenti e popoli che lottano per la loro libertà e la dignità è al continente latino-americano o in altri paesi. 

Fidel non ha ceduto i diritti del suo popolo e ha trasformato Cuba in una fortezza per la difesa della pace e della libertà. 

Indubbiamente, le relazioni tra i due paesi sono state basate su fondamenti e principi chiari, in quanto entrambi i paesi sono ancora bersaglio di un’aggressione imperialista e una cospirazione contro il loro popolo, e sono uniti nella stessa trincea per affrontare queste cospirazioni e aggressioni da parte dell’imperialismo e dei suoi alleati, oltre ad affrontare le correnti intellettuali reazionare.  

La storia dei due paesi è stata testimone di importanti fatti politici e di lotta. A questo proposito, Cuba è sempre stata consapevole della verità del conflitto arabo-israeliano e ha sempre ribadito il suo sostegno alla Siria nel suo conflitto con Israele. 

Nella guerra di liberazione nel mese di ottobre del 1973, Cuba ha inviato in Siria una forza d’elite come forte messaggio di solidarietà con l’esercito siriano arabo in quella guerra. 

Un altro aspetto che rendono particolari questi rapporti è lo scambio di opinioni e di coordinamento tra i leader dei due paesi. Il presidente Hafez Al-Assad ha visitato L’Avana negli anni settanta per partecipare al Vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati, dove i due leader si unirono per le loro posizioni basate sulla resistenza e la difesa dell’indipendenza e della sovranità del loro paese, e nel sostenere i movimenti di liberazione nel mondo. 

I rapporti fraterni tra la Siria e Cuba hanno avuto un altro punto di svolta con la storica visita di Fidel Castro a Damasco nel maggio 2001, dove ha avuto colloqui con il presidente Bashar al-Assad sulla situazione in Medio Oriente e le modalità per rafforzare cooperazione tra i due paesi, soprattutto in campo economico. 

Il Comandante Castro, il leader rivoluzionario che ha mobilitato l’America Latina e schiacciato piani imperialisti contro Cuba, visitò la Biblioteca Nazionale dove depose una corona di fiori presso la statua della indimenticabile presidente Hafez al-Assad. 

In poche parole, davanti al monumento, Castro descrisse il leader Hafez al-Assad, come uno degli uomini più seri e cordiali e uno dei più carismatici e umani che avesse mai conosciuto in vita sua. 

Il Comandante Fidel all’epoca visitò anche la Grande Moschea degli Omayyadi nella capitale siriana. Lì, scrisse alcune parole sul libro degli ospiti: «Questa magnifica opera architettonica è un faro civico e religioso e simboleggia la tolleranza religiosa in Siria», salutando i costruttori di questo capolavoro e i lavoratori che lo avevano restaurato. 

Dieci anni dopo la visita del Comandante Castro in Siria, il presidente Bashar al-Assad ha fatto una storica visita a Cuba nel giugno 2010 come parte di un tour in diversi paesi dell’America Latina. 

La visita giunse in un momento storico e decisivo, dove al-Assad incontrò il presidente cubano Raul Castro, e attraverso intensi colloqui tra i due presidenti ci fu un ulteriore impulso per la costruzione di relazioni strategiche a livello politico ed economico. 

Il presidente al-Assad affermò durante la visita che «non è facile viaggiare per più di diecimila chilometri per visitare l’America Latina, ma quando veniamo qui si scopre e si sente che ci sono molte cose che ci appartengono». 

Come parte della sua visita, al-Assad visitò l’Istituto di Ingegneria Genetica e Biotecnologia, considerato uno dei centri più avanzati a livello mondiale nei settori della ricerca genetica, e lo sviluppo e la produzione di vaccini e farmaci. 

Il presidente al-Assad elogiò i risultati scientifici del Centro di  Cuba, nonostante l’embargo imposto per 55 anni. 

Il presidente al-Assad sottolineò che la vera battaglia nel mondo, in generale, è di natura cognitiva tra coloro che hanno la conoscenza e coloro che non la possiedono. 

Il presidente continuò a riferirsi a condizioni simili vissute dalla Siria e Cuba per decenni, e la sua capacità di resistere e far fronte a queste difficili circostanze. 

Ponendo una corona sul monumento dell’Eroe nazionale di Cuba, José Martí, il presidente al-Assad ribadì il sostegno della Siria a Cuba nella sua lotta contro il blocco imposto ingiustamente per oltre mezzo secolo per tentare di destabilizzare questo paese. 

Al-Assad elogiò «la superiorità del popolo cubano in molti settori, soprattutto medico e nell’istruzione, che confermano la certezza della scelta della resistenza di questo popolo e la sua capacità di affrontare il blocco». 

Durante la visita, furono firmati presso la sede del Ministero degli Affari Esteri di Cuba diversi accordi di cooperazione tra i due Paesi nei settori della “lotta contro il traffico di droga”, e nella cooperazione nei settori dell’agricoltura e dei media comunicazione. 

Nella Stipula degli accordi di cooperazione si unirono gli sforzi per condividere le esperienze nella lotta contro il commercio illegale di droga, lo scambio di esperienze nel campo della semina di cereali e la produzione di vaccini; oltre allo scambio di notizie tra siriana Arab News Agency, “SANA” e l’agenzia di stampa latino americana “Prensa Latina”. 

Inoltre, ci sono state visite di partito e di governo tra le delegazioni di Siria a Cuba, al fine di rafforzare le relazioni bilaterali tra le due parti. L’ultima visita è stata di una delegazione di alto livello del partito Baath a Cuba nel periodo 25-30 Maggio di quest’anno. 

Per quanto riguarda le posizioni politiche dei due paesi, i popoli di Siria e Cuba sono fratelli e condividono un destino comune nella lotta per l’indipendenza e la sovranità nazionale e affrontano l’aggressione straniera e occupazione e i tentativi di egemonia, oltre ad essere popoli sentono la fraternità e il rispetto per quello che è stato realizzato in termini di lotta contro il colonialismo e l’ingerenza straniera. 

I punti di vista dei due paesi sono concordi sugli sviluppi in Medio Oriente e America Latina. A questo proposito, la Siria ha sempre espresso solidarietà con Cuba e il suo sostegno per questo paese per le pressioni e le sfide che si trova ad affrontare. 

Allo stesso tempo, Cuba ha sempre confermato il suo sostegno per la Siria e il suo diritto a recuperare il Golan occupato e ha sostenuto il popolo palestinese nella sua lotta legittima per liberare la loro terra, riconquistare i loro diritti e stabilire il loro stato indipendente. 

C’è sempre stata un costante coordinamento per sostenere le giuste cause in Medioriente e America Latina nelle sedi internazionali, come la Siria ha sostenuto le posizioni politiche cubane, così Cuba ha sostenuto la causa dei detenuti siriani nelle prigioni dell’occupazione israeliana arrestati per la loro lotta contro l’occupazione. 

La Siria, nel frattempo, ha espresso sostegno a Cuba nel caso dei Cinque Eroi cubani che sono stati imprigionati in carceri degli Stati Uniti mentre difendevano il loro paese contro il terrorismo, e che dopo essere stato liberati, ha sollevato la bandiera siriana davanti al  monumento dell’eroe nazionale di Cuba, José Martí. 

Per quanto riguarda il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dagli Stati Uniti da più di 55 anni, il popolo siriano è stato e rimane uno dei popoli che più ha compreso le conseguenze di questo blocco criminale contro Cuba. 

La posizione della Siria è stata ferma e chiara su questo argomento in tutte le riunioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e nei vari forum internazionali. 

La posizione siriana si è caratterizzata per il pieno sostegno alla leadership e al popolo di Cuba contro il blocco ingiusto imposto dagli Stati Uniti da più di 54 anni fa, opponendosi alla cospirazione volta a destabilizzare Cuba per colpire la sua indipendenza. Damasco ha condannato le misure coercitive di Stati Uniti e Unione europea hanno imposto ai popoli della Siria e Cuba, confermando che tali misure rappresentano una flagrante violazione dei principi del diritto internazionale e uno strumento di egemonia occidentale sui paesi e loro popoli. 

La Siria ha continuato a ribadire la necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dal 1959 ed ha definito illegali queste misure unilaterali che non lasciano che conseguenze negative. 

Damasco ha dichiarato che queste misure violano il diritto internazionale e condannano Cuba a subire ogni sorta di danni economici, sociali e politici, oltre che ad aumnetare la sofferenza del popolo cubano. Queste misure hanno anche messo gli Stati Uniti in un confronto diretto con il consenso internazionale che rifiuta il blocco ingiusto a Cuba e ha causato perdite materiali di gran lunga superiore ad un trilione di dollari. 

Cuba ha deplorato costantemente l’occupazione israeliana del Golan siriano e ha ribadito la necessità che questo territorio torni alla sovranità siriana. Ha inoltre sostenuto la Siria nel suo confronto con la guerra globale che soffre da più di quattro anni. L’Avana ha inequivocabilmente condannato questa guerra e l’aggressione contro la Siria nelle varie sedi internazionali e ha svolto un ruolo significativo nel sostenere la Siria attraverso blocchi regionali a livello continentale in America Latina come ALBA, tra gli altri. 

Coerentemente alle sue idee politiche, Cuba ha offerto alla fine del 2014, le cure mediche e farmaci per il popolo siriano che soffre le sanzioni del blocco statunitense e occidentale. 

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, entrambe le parti hanno sempre avuto comune desiderio di sviluppare relazioni economiche e di promuoverle per raggiungere il livello delle eccellenti relazioni politiche tra Cuba e la Siria, tenendo conto delle iniziative specifiche che entrambi i paesi si stanno giocando. 

Nel settore della sanità, i due paesi hanno rafforzato la cooperazione nel campo delle malattie oftalmologiche, sistema di gestione ospedaliera e il trasferimento di tecnologia cubana alla Siria. 

Dopo la visita del presidente al-Assad a Cuba nel 2010, le prospettive di scambi reciproci aono aumentate e si sono sviluppate, contratti che superavano il valore di 5.000.000 di euro sono stati firmati, avviando una nuova fase con l’aumento del volume di commercio. 

Gli anni 2010 e 2011 hanno testimoniato un salto di qualità nelle relazioni economiche e commerciali tra Cuba e la Siria. 

Inoltre, uomini d’affari siriani hanno ripetutamente partecipato alla Fiera Internazionale de L’Avana. 

I due paesi hanno firmato molti accordi commerciali, economici e informativi, di cui ricordiamo: 

– Accordo di cooperazione economica, scientifica e tecnica. 

– Accordo in materia di cooperazione culturale. 

– Un accordo di cooperazione nel campo della sanità tra i Ministeri della Salute dei due Paesi. 

– Un accordo nel settore del trasporto aereo. 

– Un accordo di cooperazione nel settore delle opere pubbliche e delle costruzioni. 

– Un accordo di cooperazione tra i due paesi per i media. 

– Un accordo di cooperazione nel settore dei trasporti marittimi. 

– Accordo tra l’agenzia di stampa SANA e Prensa Latina. 

Per quanto riguarda le guerre, la Siria e Cuba hanno affrontato nel corso della storia i piani di cospirazione occidentale nei loro confronti. Forse il tentativo di invasione della “Baia dei Porci” nel 1961 ad opera degli Stati Uniti che prevedevano di rovesciare il governo cubano, è molto simile ai tentativi occidentali di attaccare la Siria. 

Le aggressioni contro la Siria e Cuba da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati arabi, paesi della regione e occidentali sono dovuti all’attaccamento della Siria e Cuba per la loro sovranità e indipendenza. 

Durante la guerra scatenata dai paesi occidentali e alcuni paesi della regione contro la Siria, Cuba ha sempre ribadito la propria posizione a sostegno della decisione siriana e il diritto del popolo siriano a trovare una soluzione politica alla crisi, e anche espresso il suo rifiuto ad un intervento straniero nella crisi. 

Cuba, come ha detto il suo ministro degli Esteri, ha ribadito che la strenua resistenza condotta dal popolo siriano è un bisogno essenziale per il destino dell’umanità, riaffermando il rispetto de  L’Avana alla resistenza del popolo siriano. 

Alle Nazioni Unite, Cuba ha avvertito sui pericoli di un intervento straniero in Siria, sottolineando che ciò avrebbe gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale, soprattutto in Medio Oriente. 

Il rappresentante di Cuba presso le Nazioni Unite ha denunciato l’uso del concetto di protezione dei civili e la loro manipolazione, come pretesto per un intervento straniero, direttamente o attraverso gruppi terroristici armati e mercenari che combattono in Siria. 

Il delegato cubano all’ONU ha sostenuto che il dovere delle Nazioni Unite è quello di promuovere la pace e la non violenza, e prevenire la destabilizzazione piuttosto che aiutare  finanziariamente,  logisticamente i gruppi che vogliono destabilizzare la Siria. 

Non vi è dubbio che l’attacco alla Siria e Cuba è dovuto al fatto che questi due paesi continuano a difendere la loro sovranità e indipendenza, e continuano a sostenere i movimenti di liberazione e la resistenza contro il colonialismo e l’egemonia. 

Cuba e la Siria vogliono relazioni basate sul rispetto reciproco e sulla base del rispetto della loro indipendenza, e non vogliono essere governati da governi reazionari e burattini nelle mani dell’Occidente. 

Nonostante tutte le difficoltà, la guerra, l’assedio e il terrorismo praticato contro questi due paesi fratelli, i siriani ed i cubani sono determinati a continuare la lotta contro il terrorismo e la difesa del loro approccio sovrano e indipendente.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Brigata palestinese “Galilea” si unisce all’esercito siriano

da al manar

Più di 4.800 palestinesi hanno completato il loro addestramento militare intensivo e sono pronti a combattere sul campo di battaglia del Qalamún accanto all’esercito arabo siriano e Hezbollah.

I palestinesi hanno scelto di denominare la loro Brigata in “Galilea”. Il loro comandante, Fadi Malah, ha dichiarato che i palestinesi si identificano con gli ideali della resistenza siriana e libanese ed ha ricordato il tradizionale sostegno della Siria per la causa palestinese, sottolineando che questa è la ragione principale per cui la Siria sotto attacco.

Ha ricordato, inoltre, che l’ex presidente siriano Hafez el Assad decise di inviare battaglioni dell’esercito  per proteggere la resistenza palestinese nel 1970, durante gli eventi del Settembre Nero nella vicina Giordania.

In questo senso, questi palestinesi credono che sia loro dovere difendere la Siria e un onore intervenire per difenderla.

Recentemente, molti rifugiati palestinesi si sono uniti l’esercito siriano nella lotta contro i terroristi dell’Isis e di Al Nosra nel campo profughi di Yarmouk, che si trova nei pressi della capitale Damasco.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Francesco Guadagni]

La Resistenza in Libano e a Gaza: risultato della scelta strategica di Hafez al Assad

da Al Manar

La strategia di difesa e deterrenza che diversi stati arabi e i movimenti di resistenza in Medio Oriente hanno attuato contro l’entità sionista ha la sua origine nella strategia avviata dal defunto presidente siriano Hafez Assad, poco dopo l’invasione del Libano nel 1982.

Durante tale operazioni, gli israeliani arrivarono fino a Beirut sulla forza fornita dal loro potere militare aereo e terrestre. Israele per la prima volta ha usato gli F-15 e poi gli F-16. In quel conflitto nei duelli aerei e di bombardamento i radar di allarme temporaneo diedero una chiara superiorità aerea e tecnologica sull’aviazione siriana, che subì pesanti perdite.

Pur arrivando a Beirut, espellendo i palestinesi dell’OLP dal Libano, Israele ottenne il suo obiettivo principale, ma in seguito subì conseguenze disastrose da questa invasione, per diversi motivi. In primo luogo, questa invasione ha dato luogo alla Resistenza libanese, che adottò una guerra di guerriglia, operando fra le linee israeliane riuscendo dopo 18 anni ad espellere le truppe israeliane dal sud del Libano.

In secondo luogo, i siriani riuscirono tramite i missili anti-carro, Gazelle, Sagger e Malyutka, a frenare la progressione israeliana in alcune regioni libanesi come il Monte Libano e la valle della Bekaa.

Dopo l’invasione del Libano, la Siria ha ritenuto necessario studiare i risultati di questa operazione israeliana e la natura delle battaglie aeree e terrestri per trarre lezione e tracciare una nuova strategia volta al raggiungimento di un nuovo equilibrio strategico contro l’entità sionista.

A seguito dei risultati della valutazione, il presidente siriano Hafez Assad ha preso alcune decisioni militari, che alla fine finirono per avere una enorme importanza.

In primo luogo, si stabilì la necessità di acquisire armi di qualità, tra cui quelle anticarro, che avrebbero neutralizzato il potenziale delle divisioni corazzate dell’esercito israeliano e distrutto la loro efficacia. Questa lezione è stata tratta anche dallo studio della Guerra di ottobre del 1973 tra Israele ed Egitto, dove gli egiziani distrussero un gran numero di carri armati israeliani nei combattimenti nella penisola del Sinai, grazie a tali armi.

In secondo luogo, si creò una forza missilistica di diversa tipologia e capacità per raggiungere il potere deterrente efficace ad influenzare in profondità il fronte israeliano in caso di conflitto e causare una significativo danno alla sua economia e al fronte interno.

In terzo luogo, aumentò il sostegno alla lotta della resistenza libanese, in particolare Hezbollah e Amal, al fine di aiutarla a combattere l’occupazione israeliana del Libano. La Siria è diventata, in questo modo, la profondità strategica di questa Resistenza, aiutando il Libano a combattere l’occupazione con le armi e altre forniture militari. Il risultato di questo supporto è stata la creazione di un efficace guerriglia che ha ucciso centinaia di soldati sionisti e costretto Israele a ritirarsi dal Libano, ad eccezione di alcune piccole zone sul confine. A questo proposito, il Libano è diventato quello che molti cominciarono a chiamare “il Vietnam di Israele”. Era anche la prima chiara vittoria di una forza militare araba contro Israele.

La liberazione del Libano non ha portato, però, la resistenza al sonno, ma, consapevoli del pericolo di essere vicini all’entità sionista, ha sviluppato il proprio arsenale di missili terra-terra, al fine di creare una capacità deterrente contro Israele, con missili anticarro seguendo il modello siriano.

Nel 2006, la Resistenza libanese aveva un grande arsenale di missili e razzi e durante la guerra del luglio di quell’anno, lanciata da un attacco a sorpresa israeliano contro il Libano, Hezbollah è riuscito a bombardare obiettivi in profondità dell’entità sionista, tra cui Haifa, per 33 giorni, portando milioni di israeliani nei rifugi e causando enormi danni economici a Israele in vari settori come l’industria, l’agricoltura e il turismo.

Tuttavia, la maggior parte dei missili usati in quel conflitto erano missili a corto raggio. L’arsenale della Resistenza, a quel tempo, aveva circa 11.000 missili Grad, di portata fino a 21 km e con una testata fino a 11 kg di esplosivi, nonché decine di migliaia di razzi Fajr-3 e Fajr-5 con una gamma fino a 90 km e una testata di 80 kg e un paio di migliaia di missili Zelzal, con raggio fino a 150 km e una testata di 150 kg.

La Resistenza libanese ha anche ampiamente utilizzato missili anticarro russi come Kornet e Konkurs e americani Tow, migliorati in Iran, e Javelin, che hanno causato la distruzione totale di più di 100 carri armati Merkava israeliani e ucciso decine di soldati. La Resistenza ha utilizzato, inoltre, un missile anti-nave Saar, di produzione cinese, che ha danneggiato una nave da guerra della Marina israeliana.

La resistenza palestinese nella Striscia di Gaza ha seguito questo modello. Dopo il ritiro di Israele da Gaza nel 2005, ha iniziato un processo di preparazione e si è attrezzata lungo le linee tracciate dalla Siria e dalla Resistenza libanese.

Nel conflitto in corso, la gamma dei missili delle fazioni della resistenza palestinese a Gaza ha ampliato la sua portata in regioni come Haifa e in tutto il Gush Dan, la regione centrale intorno a Tel Aviv, dove ci sono i principali centri economici di Israele.

La resistenza palestinese ha lanciato in 13 giorni circa 1.500 razzi Grad, lo stesso numero usato dalla resistenza libanese nel conflitto dei 33 giorni nel 2006.

Allo stesso tempo, la resistenza palestinese ha sviluppato una vasta rete di gallerie che raggiungono da dietro le linee nemiche e ha impiegato un tipo di tattica utilizzata in precedenza dalla resistenza libanese, che ben si adatta alla natura del terreno a Gaza.

Da parte sua, la Resistenza libanese ha continuato a sviluppare il suo arsenale, al fine di rafforzare la propria capacità di dissuasione contro Israele e ora ha migliaia di missili Fateh-110 e M-600 dalla gamma di 300 km e una testata di 650 kg. Questo permetterà alla resistenza, se ci fosse una nuova aggressione israeliana contro il Libano, di portare guerra in qualsiasi parte di Israele e distruggere le infrastrutture critiche e altri obiettivi di qualità, portando alla paralisi economica l’entità sionista.

Il risultato di quello che stiamo vedendo a Gaza e in Libano è quindi il frutto di tale scelta strategica storica adottata a suo tempo da Hafez Assad.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Le riflessioni di Fidel: La bugia prezzolata

di Fidel Castro Ruz

Fonte: Cubadebate

Mi spinge a scrivere il fatto che molto presto accadranno degli avvenimenti molto gravi. Nella nostra epoca non trascorrono più di dieci o quindici anni senza che la nostra specie corra dei pericoli reali. Né Obama né nessun altro sarebbe in grado di garantire nulla; dico questo per spirito di realismo, poiché solo la verità ci potrebbe offrire un pizzico in più di benessere e un soffio di speranza. In materia di conoscenza siamo ormai arrivati all’età adulta. Non abbiamo il diritto d’ingannare né di ingannarci.

Nella stragrande maggioranza dei casi l’opinione pubblica conosce abbastanza bene il nuovo rischio che è alle porte.

Non si tratta semplicemente di razzi transcontinentali che puntano verso obiettivi militari in Siria, bensì che quel valoroso paese arabo, sito nel cuore di più di mille milioni di musulmani, il cui spirito di lotta è proverbiale, ha dichiarato che resisterà fino all’ultimo respiro a qualsiasi attacco militare.

Tutti sanno che Bashar al Assad non era politico. Ha studiato medicina. Si è laureato nel 1988 e si è specializzato in oftalmologia. Assunse il ruolo di politico con la morte di suo padre Hafez al Assad nell’anno 2000 e dopo la morte accidentale di un fratello prima che assumesse quel compito.

Tutti i membri della NATO, fanatici alleati degli Stati Uniti, e alcuni paesi petroliferi alleati dell’impero in quella zona del Medio Oriente, garantiscono il rifornimento mondiale di combustibili di origine vegetale, accumulati durante più di mille milioni di anni. Di contro, saranno necessari almeno 60 anni per la disponibilità di energia proveniente dalla fusione nucleare di particelle d’idrogeno. Pertanto l’accumulo di gas serra continuerà ad aumentare a ritmi vertiginosi e con forti investimenti in tecnologie e impianti.

D’altro canto si afferma che nel 2040, tra solo ventisette anni, molti dei compiti che oggi svolge la polizia come fare le multe e altre incombenze, saranno realizzati dalle macchine. I lettori possono immaginare come sarà difficile discutere con una macchina capace di processare milioni di calcoli per minuto? In realtà alcuni anni addietro era qualcosa d’inimmaginabile.

Alcune ore fa, lunedì 26 agosto, i comunicati provenienti da agenzie stampa note al gran pubblico per i loro servigi sofisticati agli Stati Uniti, si sono impegnati a diffondere la notizia che Edward Snowden ha dovuto scegliere la Russia perché Cuba aveva acconsentito alle pressioni degli Stati Uniti.

Ignoro se qualcuno in qualche luogo abbia detto o no qualcosa a Snowden, giacché questo non è il mio compito. Leggo tutto quello che posso su notizie, opinioni e libri che si pubblicano nel mondo. Ammiro il coraggio e l’onestà delle dichiarazioni di Snowden che, secondo il mio parere, si è adoperato per far conoscere al mondo la politica veramente nauseante e disonesta del grande impero che mente e inganna al mondo. Su ciò che non sono d’accordo è che qualcuno, qualsiasi fossero i suoi meriti, possa parlare in nome di Cuba.

La bugia prezzolata. Chi è che la afferma? Il quotidiano russo “Kommersant”. Che cosa è questo libello? Secondo quanto spiega la medesima agenzia Reuters questo giornale cita le fonti vicine al Dipartimento di Stato americano: “[…] la motivazione di questa scelta è stata dettata dal fatto che all’ultimo momento Cuba ha informato alle autorità d’impedire a Snowden di salire sul volo dell’aerolinea Aeroflot”. Secondo il quotidiano, “[…] Snowden aveva trascorso un paio di giorni nel consolato russo di Hong Kong per dichiarare la sua intenzione di volare verso l’America latina via Mosca”. Se volessi, potrei parlare di questi temi che conosco in modo esteso.

Oggi ho osservato con molto interesse le immagini del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, durante la sua visita alla nave ammiraglia del distaccamento russo che fa visita al Venezuela dopo aver fatto scalo nei porti dell’Avana e Nicaragua.

Durante la visita del presidente venezuelano alla nave mi sono interessate alcune immagini grafiche. Una di queste si è contraddistinta per l’ampiezza dei movimenti dei suoi innumerevoli radar capaci di controllare le attività operative della nave in qualsiasi situazione si presenti.

D’altra parte abbiamo fatto delle indagini sulle attività del quotidiano mercenario “Kommersant”. A suo tempo è stato uno dei più perversi mezzi al servizio dell’estrema destra controrivoluzionaria, la quale si beneficia del fatto che il governo conservatore e lacchè di Londra spedisca i suoi bombardieri verso la Base Aerea di Cipro, pronti per lanciare le bombe sulle forze patriottiche dell’eroica Siria. Mentre che in Egitto, definito come il cuore del mondo arabo, migliaia di persone sono assassinate dai responsabili di un rude colpo di stato.

In quest’atmosfera si stanno preparando i mezzi navali e aerei dell’impero e i loro alleati per dare inizio a un genocidio contro i popoli arabi.

È assolutamente evidente che gli Stati Uniti cercheranno come di consueto fare pressioni a Cuba, così come fa con l’ONU o con qualsiasi altra istituzione pubblica o privata del mondo. Questa è una delle caratteristiche che contraddistinguono i governi di questo paese e non sarebbe possibile aspettare altra cosa da quei governanti, ma non in vano si resiste da 54 anni difendendo senza tregua – e tutto il tempo che fosse necessario -, facendo fronte al criminale blocco economico imposto dal ricco impero.

Il nostro maggiore errore è di non essere stati capaci d’imparare molto di più in un tempo molto breve.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Vincenzo Paglione]

Se la Siria resiste, monarchie e reazionari cadranno

da diario-octubre.com

Il Segretario Generale del Partito Comunista di Siria, Ammar Bagdach, in un’intervista realizzata a Roma con il dirigente della Rete dei Comunisti, Sergio Cararo, ha dichiarato che se la Siria resiste all’aggressione imperialista che vive il paese, diverse monarchie reazionarie cadranno, perché sarà evidente agli occhi delle masse popolari che esiste un’altra possibilità.

«È un effetto del rabbioso appoggio della CIA alle bande di migliaia di criminali salafiti che da Sarajevo e da Parigi, dalla Cecenia y Urumuci invadono la gloriosa Patria di Hafez al Assad», ha affermato.

Il dirigente comunista siriano sostiene che le misure liberali prese dal governo di Bashar Al Asad nel 2005 creando disuguaglianze, esclusione e povertà, hanno favorito le condizioni a che i Fratelli Musulmani, gruppo fascista islamico, reclutassero scontenti fra gli strati sottoproletari, sopratutto nelle zone agrarie.

Ammar Bagdach, ha affermato che, a differenza dell’Iraq e della Libia dove il potere si sosteneva su un ristretto strato della popolazione principalmente sulle tribù e sui gruppi sunniti del centro del paese in torno a Bagdad e a Tikrit nel caso iracheno e delle tribù di Warfala nel caso libico, in Siria esiste un ampio strato popolare che sostiene il governo.

Ha inoltre evidenziato che «La Siria non avrebbe potuto resistere unicamente con l’azione dell’Esercito».

I comunisti lavorano con il governo baasista in maniera ininterrotta dal 1966 ed afferma che al V congresso del Partito, hanno emesso giudizi relativi al regime iraniano in funzione della sua posizione rispetto all’imperialismo e che nella sua proposta di Fronte Internazionale contro l’imperialismo, l’Iran è un alleato.

[Si ringrazia per la segnalazione e la cura Francesco Guadagni]

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