¿Para que se crean los CLAP?

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TAREAS QUE CORRESPONDE ASUMIR A LOS CLAP

1.Derrotar la guerra economica.
2.Consolidar el modelo socialista y chavista.
3.Implemntación del sistema popular de distribución de alimentos en la comunidad a la que pertenece el comite local de abastecimiento y producción, tanto en su fase de emergencia como de estabilizacion.
4.Garantizar la atención diferenciada através del sistema popular de distribución de alimentos a las familias que posean integrantes con condiciones especiales ( embarazada, discapacidad, enfermedades crónicas, adultos y adultas mayores, familias numerosas con mayor demanda de alimentos).
5.Ejercer la contraloria social sobre el sistema popular de distribución de alimentos y produccion y sobre la red de comercios públicos y privados que tengan presencia en la comunidad para denunciar y combatir la usura, el bachaqueo, la especulación, el acaparamiento y contrabando.
6.Identificación de las unidades productivas – activas u ociosas- que existan en el territorio CLAP.
7.Identificar los bodegueros patriotas que pasarán a garantizar el proceso de estabilización de la red.
8.Identificación y acompañamiento a los productores locales q puedan incorporarse ala Red de pequeños y medianos productores
9.Ejercer la contraloria social a los proyectos que en materia productiva, agricola, industrial y agroalimentaria ejecuta el Gobierno en el territorio CLAP.
10.Velar por el adecuado uso de los recursos que el Gobierno destina en el territorio CLAP.
11.Los CLAP deben convertirse en una instancia de denuncia cuando l resultado de la producción se destine a fines distintos a los cincebidos o exista cualquier otra afectacion en perjucio de los habitantes de la comunidad y su entorno.
12. Incentivar la produccion agricola, pecuaria, pesquera y acuicola en áreas urbanas, periurbanas y de grandes extensiones.
13. Consolidar la Soberania Alimentaria.

¿ QUIENES LOS CONFORMAN?
1. UNAMUJER.
2. UBCH.
3. FRENTE FRANCISCO DE MIRANDA.
4. CONSEJOS COMUNALES.
5. LIDERER DE COMUNIDAD.
6. MILICIANO.
7. ACTIVADOR. PEODUCTIVO.
8. COMUNICADOR CLAP.

¿PARA Q SE CREAN?
Combatir la guerra economica
Consolidar la organización social y politica
Consolidar el modelo socialista y chavista .
Combatir el contrabando de extracción .
Combatir el bachaqueo y el desabastecimiento inducido.

¿DONDE SE CONFORMAN?
El ambito del consejo comunal es el espacio territorial CLAP.

PASO A PASO PARA LA
CONFORMACION DE LOS CLAP.
Los Estados Mayores Estadales, Municipales, y del Territorio CLAP deben garantizar.
✔Selección de las comunidades que de forma progresiva se van a incorporar al sistema.
✔Designar El CLAP por consejo comunal,a partir de la escogencia de los responsables de UNAMUJER, UBCH, FRENTE FRANCISCO DE MIRANDA, CONSEJOS COMUNALES, LIDER DE COMUNIDAD, MILICIANO, Y ACTIVADOR PRODUCTIVO.
✔Unavez instalada la estructura base del CLAP se procedera a designar a los jefes de comunidad y jefes de calles veredas o segun sea organizada territorialmente (estosoasan a formar parte del CLAP)
✔Censo poblacional.
✔Asamblea con el poder popular del territorio CLAP para desmontar en la comunidad a la canalla mediatica y apatrida. Asi como debatir y socializar las elecciones a desarrollar para impulsar el desarrollo comunal y la distribución alimentaria.
✔Desarrollar visitas casa por casa para incentivar la participación popular y estrechar lazos de amistad, vecindad, y patriotismo.

La strada verso il Socialismo è un campo di battaglia

da Rete “Caracas ChiAma”

«L’organizzazione era una necessità, perché la strada verso il Socialismo molto presto si trasformò in un campo di battaglia (…) la destra metteva in campo una serie di azioni strategiche volte a fare a pezzi l’economia e seminare il discredito contro il Governo.

La destra aveva nelle sue mani i mezzi di diffusione più potenti, contava con risorse economiche quasi illimitate e con l’aiuto dei ‘gringos’, che mettevano a disposizione fondi segreti per il piano di sabotaggio. A distanza di pochi mesi sarebbe stato possibile osservarne i risultati.

Il popolo si trovò per la prima volta con sufficiente denaro per soddisfare le proprie fondamentali necessità e per comprare alcune cose che sempre aveva desiderato, ma non poteva farlo, perché gli scaffali erano quasi vuoti.

La distribuzione dei prodotti cominciò a venire meno, fino a quando non divenne un incubo collettivo. Le donne si svegliavano all’alba per prepararsi alle interminabili file, dove al massimo avrebbero potuto acquistare uno scarno pollo, una mezza dozzina di pannolini o qualche rotolo di carta igienica.

Si produsse l’angustia da scarsità, il paese era scosso da ondate di dicerie contraddittorie che mettevano in allerta la popolazione sui prodotti che sarebbero venuti a mancare e la gente cominciò a comprare qualsiasi cosa trovasse, senza misura, preventivamente.

Si finiva per mettersi in fila senza sapere ciò che si stava vendendo, solo per non perdere l’opportunità di comprare qualcosa, anche quando non c’era bisogno. Cominciarono a sorgere i professionisti delle file, che per una somma ragionevole conservavano il posto agli altri, i venditori di dolciumi che approfittavano della folla per vendere le loro caramelle e quelli che affittavano le coperte in occasione delle lunghe file notturne. Si scatenò il mercato nero.

La polizia provò ad impedirlo, ma era come una peste che spuntava fuori da tutti i lati e per quanti sforzi facesse per ispezionare le auto ed arrestare coloro che portavano contenitori sospetti non poteva evitarlo. Persino i bambini trafficavano nei cortili delle scuole.

Per la premura di accaparrarsi i prodotti, avvenivano confusioni: chi non aveva mai fumato pagava qualsiasi prezzo per un pacchetto di sigarette, e chi non aveva bambini litigava per contendersi un barattolo di alimenti per lattanti.»

(da La Casa degli Spiriti, Isabel Allende, 1982)

Venezuela, le cifre della guerra economica

di Geraldina Colotti – il manifesto 

Caracas. Scontro sul referendum. Abbattuto El Topo, ricercato per il massacro di 17 minatori

10mag2016.- Le denunce si rincorrono sui social network. Molti chiamano di notte per raccontare pressioni e minacce subite durante la raccolta di firme per revocare il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. «Ero andato a Farmatodo a ritirare le medicine per mio figlio – racconta un cittadino di Caracas – e quando ho consegnato la ricetta me l’hanno trattenuta chiedendomi di firmare per il revocatorio. Ho detto di no e mi hanno risposto che i farmaci non c’erano più». Un avvocato in fila assiste alla scena e denuncia: «Quando ho protestato, due uomini armati mi hanno minacciato e cacciato». Seguono i numeri del passaporto. Altri, inviano fotografie di porporati ostili al governo intenti a firmare, e ritwittano le dichiarazioni deliranti del padre Palmar, il cui nome figura nei Panama Papers e nello scandalo sui paradisi fiscali, insieme ad altri alti esponenti dell’opposizione come Julio Borges. Frammenti dello scontro di poteri in atto in Venezuela, iniziato con la vittoria dell’opposizione alle parlamentari del 6 dicembre.

L’articolo 72 della Costituzione bolivariana, approvata con referendum nel ’99 dopo l’elezione di Chavez, prevede la possibilità di revoca per tutte le cariche elettive e quelle della magistratura alla metà del mandato, e stabilisce una serie di requisiti. Il primo, è che il gruppo di richiedenti deve raccogliere le firme di almeno l’1% del totale degli aventi diritto. Poi, tocca al Consejo Nacional Electoral (Cne) esaminarne la validità alla presenza di una commissione nominata dal campo avverso. Perché il referendum si metta in moto, dev’esserci la partecipazione di almeno il 25% degli aventi diritto e i voti devono superare quelli ottenuti dal presidente per essere eletto: 7.587.579. La procedura venne attivata contro Chavez, ma il referendum venne bocciato.

Adesso, la situazione è molto diversa. Maduro è al centro di attacchi di ogni genere, sia all’interno che all’esterno del paese. Dall’Argentina, al Brasile, al Venezuela, le destre stanno tornando in forze nel continente. Le sinistre denunciano i tentativi di golpe istituzionale, simili a quelli realizzati in Honduras contro Manuel Zelaya e poi contro Fernando Lugo in Paraguay. L’analista politico José Vicente Rangel ha definito il referendum contro Maduro come la valigia col doppiofondo dei contrabbandieri: in superficie oggetti comuni, sotto quello che si deve nascondere, ovvero le trappole per violare la Costituzione e la legge. Per espletare tutti i passi del referendum occorrono circa 170 giorni lavorativi. Intanto, a dicembre dovrebbero svolgersi le elezioni dei governatori. E se a Maduro restano due anni dalla fine del mandato, in caso di revoca il vicepresidente Aristobulo Isturiz, potrà governare senza indire elezioni, fino al 2019.

L’opposizione preme, però, per accelerare i tempi, e accusa il Cne di parzialità. Ritiene di aver ampiamente superato il primo livello di raccolta firme, e chiede ai suoi sponsor internazionali di intervenire per sanzionare il governo. Il capo dell’Osa, Luis Almagro, che non fa mistero della sua scelta di campo, vorrebbe applicare la Carta democratica: una misura di espulsione che si è applicata solo all’Honduras, dopo il golpe del 2009. In questi giorni, la ministra degli Esteri venezuelana, Delcy Rodriguez, ha però ricevuto all’Osa l’appoggio di quasi tutti gli stati americani (tranne Usa e Canada): persino della sua omologa argentina, che si è fatta riprendere da Macri. Rodriguez ha denunciato la guerra economica, mediatica e finanziaria in atto contro il suo governo: simile a quella messa in campo contro Salvador Allende prima del golpe militare dell’11 settembre ’73 per «far urlare l’economia».
Il Venezuela – ha detto – «ha importato alimenti che bastano a nutrire tre paesi grandi come il nostro». E invece sembra che imperi la penuria e addirittura l’emergenza umanitaria: code di proporzioni bibliche per accedere ai negozi sussidiati, prezzi alle stelle negli altri e sul mercato nero. I ristoranti dei quartieri alti, dove una pizza costa come uno stipendio, sono però sempre pieni: «È una fatica di Sisifo – ci ha detto di recente il poliziotto di un’unità mobile nel quartiere La Candelaria: anche se sanzioniamo un negozio, l’indomani i prezzi riprendono a salire illegalmente».
La disponibilità degli alimenti, «intesa come quantità prodotta e/o importata, non è diminuita – dice Pasqualina Curcio, dell’istituto indipendente Celag -. Le grandi imprese private responsabili del rifornimento non registrano una diminuzione significativa nella produzione, né tanto meno hanno chiuso i reparti. La difficoltà di accesso agli alimenti non si deve, quindi a una diminuzione della disponibilità». Dove finiscono, allora i prodotti? Nelle mafie dell’accaparramento e nel mercato nero. Vale, però, considerare un altro dato evidenziato da Curcio: 10 fra gli alimenti base più difficili da reperire sono prodotti dalle 10 grandi imprese private, il cui volume produttivo non è diminuito. Tra il 2004 (quando non si registrava penuria) e il 2014, i dollari a prezzo agevolato ricevuti dalle grandi imprese importatrici sono aumentati del 177%. In quali mani sono finiti? Chi ha interesse ad accaparrare alimenti e farmaci per seminare la sfiducia? Il ritrovamento di interi depositi di medicine salvavita scadute fa riflettere sugli intenti di chi guida queste strategie. L’8 maggio, il chavismo ha ricordato il massacro di Yumare, quando il presidente di centrosinistra (Ad), Jaime Lusinchi trent’anni fa lasciò torturare e assassinare 9 oppositori della sinistra radicale. E intanto, dopo l’uccisione di un noto boss che emetteva comunicati di sostegno all’opposizione (El Picure), è stato abbattuto El Topo, ritenuto il responsabile del massacro di 17 minatori nel Tumerero.

ONU: il bloqueo è costato a Cuba 117 miliardi di dollari

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L’isola caraibica è stata duramente colpita dall’illegale embargo imposto dagli Stati Uniti

Cuba ha perso circa 117 miliardi di dollari tra il 1960 e il 2014 a causa del bloqueo imposto dagli Stati Uniti al paese, secondo la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi.

«Nell’assemblea generale delle Nazioni Unite abbiamo calcolato che il costo del bloqueo è stato di circa 117 miliardi di dollari», ha dichiarato il segretario esecutivo della Cepal, Alicia Barcena.

Tuttavia, quest’anno l’economia di Cuba è cresciuta del 4%, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite.

Il mese scorso, Cuba ha aperto la sua ambasciata a Washington dopo un lungo congelamento delle relazioni diplomatiche tra i paesi. Gli Stati Uniti apriranno l’ambasciata a Cuba il 14 di agosto. Gli eventi sono parte delle rinnovate relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba, che si trovano a soli 90 miglia di distanza, ma finora gli Stati Uniti hanno rifiutato di porre fine al blocco economico, soddisfare le richieste cubane sulla chiusura della prigione di Guantanamo e porre fine all’illegale occupazione statunitense di quel territorio.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Maduro a RT: «C’è grande miopia nella leadership occidentale»

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Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, che si trova a Mosca per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha visitato la sede di Russia Today e concesso un’intervista esclusiva sui temi chiave della politica internazionale

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, è uno dei leader mondiali arrivati a Mosca per commemorare il 70° anniversario della Grande Vittoria sul fascismo nella Seconda Guerra Mondiale. Dalla sede di Russia Today il dirigente bolivariano ha concesso un’intervista che ha toccato diverse questioni internazionali.

«RT ha riempito di qualità la televisione internazionale», ha affermato Maduro ringraziando l’emittente per l’invito.

Commemorazione del Giorno della Vittoria

Il capo dello stato venezuelano ha evidenziato che «fu il popolo russo a rompere la spina dorsale della Germania nazista».

«Spetta alla gioventù assumere il compito di costruire un altro mondo. Questo è il messaggio proveniente dalla celebrazione della Vittoria», ha commentato il presidente, sottolineando che la storia è ancora tutta da costruire.

Riguardo le celebrazioni per il 70° anniversario, il presidente venezuelano ha dichiarato che l’arrivo di tanti leader mondiali a Mosca è il segno «della grande ammirazione per la storia russa».

«Sembra che l’Europa stia lavorando contro se stessa. Per la meschinità di alcuni leader, che sono essi stessi i grandi perdenti», con queste parole Maduro ha commentato la mancata partecipazione alle celebrazioni nella capitale russa di alcuni capi di stato occidentali.

Relazioni tra Venezuela e Stati Uniti

Parlando della tensione nelle relazioni tra Venezuela e gli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha descritto il decreto di Washington contro Caracas come ‘sproporzionato’. Il decreto, che è stato approvato nel mese di marzo, impone sanzioni a vari funzionari venezuelani e qualifica il Venezuela come una minaccia. Maduro, da questo punto di vista, ritiene che sia Obama con il suo ordine esecutivo a voler «minacciare il Venezuela».

Secondo il presidente, in America Latina «abbiamo una posizione unanime contro questo documento». Grazie all’appoggio del continente al Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «si è reso conto» che la Repubblica Bolivariana non è sola. «Il rifiuto al decreto degli Stati Uniti è forte».

«Gli Stati Uniti vogliono arrestare la crescente forza della Russia»

«La Russia si è già affermata nel XXI secolo come una delle grandi potenze», ha affermato il dirigente bolivariano, che ha poi spiegato che Washington cerca di «ostacolare il percorso naturale della Russia». Secondo la sua opinione, la Russia è in forte crescita e gli «Stati Uniti vogliono arrestarla».

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«Gli Stati Uniti necessitano sempre di un nemico – ha denunciato il presidente – così adesso hanno creato un nuovo mostro, il terrorismo internazionale».

La ‘stretta di mano’ tra Cuba e Stati Uniti

In occasione del Vertice delle Americhe tenutosi a Panama i presidenti di Cuba e Stati Uniti hanno tenuto uno storico incontro, che ha rappresentato una simbolica stretta di mano dopo oltre mezzo secolo di restrizioni economiche imposte contro la nazione cubana. Nicolás Maduro ha ricordato che il presidente statunitense ha «riconosciuto» che il bloqueo imposto a Cuba «è stato un fallimento».

«Cuba ha vinto e conquistato una nuova era nelle relazioni con gli Stati Uniti», ha affermato il presidente venezuelano, sottolineando che «Cuba è un esempio di dignità, di lotta e di resistenza da 56 anni».

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«Stiamo lavorando affinché gli Stati Uniti imparino ad avere rapporti rispettosi con Cuba e tutta l’America Latina», ha concluso Maduro.

La situazione economica in Venezuela

In ripetute occasioni il governo venezuelano ha denunciato di dover far fronte a una guerra economica promossa dall’estero e dalla destra venezuelana. A questo proposito, il presidente ha dichiarato «la guerra economica è il residuo fronte di attacco rimasto alla politica imperiale». «Abbiamo ingaggiato una tremenda battaglia verso il contrabbando […]. Stiamo facendo sforzi enormi per soddisfare tutte le necessità dei venezuelani».

Inoltre, il dirigente bolivariano ha spiegato che sono stati fatti passi importanti per superare i problemi economici, evidenziando che l’anno scorso si è concluso con il «5,4% di disoccupazione». Il presidente ha poi ricordato che sono state adottate misure per incrementare gli investimenti nella sfera pubblica e per aumentare i poteri presidenziali (habilitantes) al fine di proteggere la popolazione dalla guerra economica.

L’opposizione e il governo venezuelano

«Credevano che con la scomparsa fisica di Chávez si sarebbero potuti liberare facilmente di me, adesso sanno che non è così», ha dichiarato il presidente venezuelano, commentando la tensione nel paese dovuta alle azioni dell’opposizione.

Il presidente ha rivelato che «quasi tutti i settori dell’opposizione sono coinvolti nei piani golpisti».

Tuttavia, «noi continueremo per la nostra strada. Siamo sempre pronti a dialogare con l’opposizione» ha sottolienato Maduro. «Il nostro è un popolo nobile», ha affermato il presidente, ricordando che «financo gli oppositori si sono riempiti con i valori della rivoluzione bolivariana».

Nicolás Maduro ha confessato con un sorriso che, evidentemente, è un «compito difficile» governare dopo Hugo Chávez, anche se ha sottolineato che «il Comandante ci ha preparato per questo e altro ancora. Ha formato un popolo molto partecipativo, critico ed esigente».

RT in Venezuela

Da novembre 2014, il blocco informativo di RT è trasmesso dal canale televisivo pubblico venezuelano VTV. Lo scorso mese di dicembre RT in spagnolo ha iniziato a trasmettere il suo segnale sul canale 709 della rete venezuelana satellitare DIRECTV, la maggiore piattaforma digitale del mondo, e sul canale 25.05 della ‘Televisión Digital Abierta de Venezuela’.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Indagine sui legami tra il ‘Plan Garra’ di Polar e la Black Water statunitense

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Diosdado Cabello: «Si tratta dell’impresa terrorista Black Water, che utilizza mercenari al servizio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per condurre operazioni in Siria, Libia, Afghanistan e Iraq, soprattutto per destabilizzare i governi, sostenere invasioni e proteggere gli interessi petroliferi yankee

Le forze di sicurezza dello Stato indagano sui legami che intercorrono tra il cosiddetto ‘Plan Garra’ della venezuelana Polar e una compagnia militare privata statunitense chiamata Black Water, secondo quanto denunciato dal Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello.

«Un’impresa di stampo terroristico – ha spiegato Cabello – che utilizza mercenari al servizio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per condurre operazioni in Siria, Libia, Afghanistan e Iraq, soprattutto per destabilizzare i governi, sostenere invasioni e proteggere gli interessi petroliferi statunitensi».

Durante il programma Con el Mazo Dando, trasmesso da Venezolana de Televisión, il deputato ha inoltre sottolineato l’inquietante somiglianza tra il logo del ‘Plan Garra’ e quello della Black Water, attualmente conosciuta come Academic.

«Questo è parte della guerra economica. Dietro il ‘Plan Garra’ vi è la volontà di condurre operazioni violente di Guerra Non Convenzionale – ha denunciato Cabello – volte ad attaccare il settore economico produttivo nazionale».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Il tempo è scaduto per i banditi della borghesia parassitaria»

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Il Presidente ha chiesto l’appoggio di tutto il popolo venezuelano: «Chiedo il sostegno di tutto il popolo del Venezuela, farò giustizia, adesso basta con la guerra economica»

Il capo dello stato, Nicolás Maduro, ha ribadito nella giornata di sabato, che per la cosiddetta ‘borghesia parassitaria’ il tempo è ormai ‘scaduto’, aggiungendo che le carceri dove pagheranno per i crimini commessi contro l’economia nazionale, sono pronte ad accoglierli.

«Ho parlato con Iris (Varela)» il ministro del Potere Popolare per il Servizio Penitenziario, ha dichiarato Maduro, spiegando che «abbiamo preparato i luoghi dove saranno ospitati, li abbiamo pronti con nome e cognome, per i banditi della borghesia parassitaria il tempo è scaduto».

Il Presidente ha inoltre chiesto l’appoggio di tutto il popolo venezuelano: «Chiedo il sostegno di tutto il popolo del Venezuela, farò giustizia, adesso basta con la guerra economica».

Già in precedenza il Presidente aveva lanciato un grido di denuncia contro i responsabili del sabotaggio dell’economia chiedendo «il sostegno della Procura di Stato, dei tribunali, perché adesso bisogna fermare il sabotaggio!”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Decreto degli Stati Uniti contro il Venezuela: 5 punti per capire

VENEZUELA--Maduro-llam--a-un---8220-tuitazo-mundial--8221--contra-Obama----8220-A-Venezuela-no-la-toca-nadie--8221-di Jesùs Silva/Aporrea.org

Condivido con voi un’intervista recentemente concessa a Venevisión su una questione delicata che irresponsabilmente è stata oggetto di scherno da parte della MUD.

Link al video: http://t.co/Gjg29zYQlp

5 punti per comprendere il decreto di Obama:

  • Secondo la nostra ottica del Diritto Costituzionale, il decreto del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama dove si definisce il Venezuela una minaccia per la sicurezza del paese, crea la pericolosa possibilità che qualsiasi cittadino venezuelano sia catturato e arrestato, se ritenuto dagli Stati Uniti irrispettoso dei diritti umani. Questo perché il decreto si basa sul cosiddetto “International Emergency Economic Powers Act“, applicabile nel territorio statunitense così come sul suolo di tutti i paesi alleati agli Stati Uniti che obbediscono alla legge del cosiddetto “Impero”.

 

  • Paesi come l’ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Panama, tra gli altri, furono dapprima sanzionati con lo stesso decreto e poi attaccati militarmente dagli Stati Uniti. Sia ben chiaro, non stiamo dicendo che l’Impero invaderà domani il Venezuela, ma con molta responsabilità stiamo evidenziando che gli Stati Uniti stanno compiendo tutti i passaggi giuridici che storicamente hanno preceduto le invasioni militari; per questo è importante comprendere la gravità del decreto di Obama.

 

  • La qualifica di violatore dei diritti umani si espande quotidianamente in base al capriccio di Washington, in modo tale che un funzionario pubblico così come qualunque venezuelano può essere incluso nella lista nera del regime imperialista. Può essere arrestato il sospetto comunista, socialista o chavista che “viola i diritti umani” e dopo la cattura rendere pubblica la sua inclusione nella lista. Il decreto di Obama ha carattere extraterritoriale per i suoi alleati, questo apre le porte all’arbitraria cattura per gli avversari politici degli Stati Uniti o per chi semplicemente è portatore di un’ideologia proibita per la borghesia statunitense e i suoi scagnozzi venezuelani.

 

  • Mai prima d’ora la possibilità di un embargo commerciale o blocco economico generale contro il Venezuela è sembrato così vicino, soprattutto quando l’infausto e nefasto decreto coincide con una sentenza dell’ICSID (Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti) che condanna il nostro paese a pagare milioni di dollari alla società Owens Illinois per un presunto esproprio illecito che avrebbe danneggiato questa multinazionale. Ciò si prospetta come l’inizio di un’ondata di attacchi economici contro il Venezuela mediante condanne e sequestri in ambito internazionale.

 

  • In questo contestola legge antimperialista proposta dal Presidente Nicolás Maduro è assolutamente corretta e necessaria in base al Principio di Reciprocità che nella cultura yankee è conosciuto come “Tit for Tat”, vale a dire, se mi attacchi io ti attacco. Per la lobby pro-yankee dell’opposizione venezuelana, questo decreto è motivo di gioia e festa perché risultato del lavoro che a Washington hanno svolto gli oppositori radicali contro la Rivoluzione Bolivariana.

 

Ribadiamo che “ingerenza” significa intervenire negli affari interni di un paese con la forza, non c’è dubbio che con la complicità dell’opposizione venezuelana, gli Stati Uniti intendono imporre un cambio di governo in Venezuela. Cinesi, russi o cubani non hanno mai attaccato la nostra patria. La borghesia yankee, invece, lo ha fatto. Non siamo anti-statunitensi, ma antimperialisti e vicini al popolo degli Stati Uniti, ma ripudiamo gli infami abusi del suo governo espansionista.

Contro la minaccia imperialista, unità rivoluzionaria e alleanza antimperialista. Serriamo le fila contro l’aggressione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Farmatodo e il golpe economico

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L’arresto e il perseguimento penale dei direttori della catena Farmatodo, principale distributore attivo nella vendita di farmaci e prodotti da bagno nel paese, ha dimostrato l’impegno del governo e delle istituzioni nell’affrontare l’offensiva condotta dalla borghesia commerciale-importadora contro il popolo venezuelano.

Questi sono alcuni punti chiave per comprendere i fatti:

1. Farmatodo conta oltre 166 negozi, più di cinquemila lavoratori e un centro di distribuzione nazionale (CENDIS) ubicato nella Valles del Tuy, la cui capacità operativa è stata triplicata nell’aprile del 2013, grazie a un investimento di 17 miliardi di bolivares.

2. La farmacia Lara, fondata in quel di Barquisimeto nel 1918, è all’origine dell’organizzazione Farmatodo. Il suo proprietario era Rafael Zubillaga, nonno dell’attuale leader della società, Teodoro Rafael Zubillaga. Si tratta di un gruppo familiare della borghesia regionale riuscita ad espandersi, avendo una grande influenza politica, sociale e istituzionale.

3. Nel 1984 la società ha cambiato il proprio paradigma di business focalizzandosi sulla vendita di prodotti per la cura della persona, l’igiene, e farmaci senza ricetta medica. Questo a seguito di una crisi di liquidità che li costrinse a vendere il centro di distribuzione all’ingrosso, e ad espandere i negozi al dettaglio.

4. Il piano di conversione fu diretto da David Sommer, fondatore della catena statunitense di farmacie Rite Aid, da dove è stato importato il concetto di business adottato da Farmatodo. Si tratta del secondo conglomerato statunitense di farmacie; in tutta la sua storia le autorità hanno più volte accertato frodi legate alla vendita di medicinali e cibo, oltre all’alterazione delle scritture contabili.

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5. Farmatodo è riuscita a negoziare in maniera diretta con i diversi fornitori offrendo sconti, senza l’intermediazione di distributori e rivenditori. Questo, insieme con i migliori prezzi, le ha offerto accesso prioritario allo smercio dei vari prodotti distribuiti dalle multinazionali del consumo.

6. La società ha consultato esperti e studiosi al fine di ottimizzare i processi logistici ed inoltre possiede invidiabili attrezzature e infrastrutture. Per questo è indubbio che Farmatodo sta usando il proprio “know how” e le sue risorse per agire da punta di lancia delle multinazionali nella «guerra economica» che affronta il Venezuela. Con il suo piano di razionamento dei prodotti forniti, Farmatodo, sta facendo esattamente il contrario di quello che ha promosso così duramente negli ultimi 30 anni.

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7. L’espansione nazionale (e poi internazionale) di Farmatodo include una certa identità architettonica e urbana: tetti blu, finestre e porte in vetro. Sedi ubicate in grandi appezzamenti su strade ampie e trafficate, con una generosa offerta di parcheggio. Tutto questo si ricollega perfettamente con i processi di urbanizzazione delle grandi e medie città del paese che comprendono: città dormitorio e lo smantellamento dei centri urbani come luoghi di commercio e pratica politica. Di conseguenza un cittadino con una militanza politica ‘mediatica’ che si reca da Farmatodo può ‘constatare’ che il paese è governato male come viene affermato su Twitter e in rete.

8. Con il servizio notturno, circa un centinaio di negozi Farmatodo effettua vendite ai propri clienti direttamente in auto attraverso una porta blindata. Questo servizio punta a sfruttare il senso comune d’insicurezza personale, specialmente durante la notte, e al tempo stesso lo riafferma.

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9. I locali Farmatodo da uno o due anni a questa parte si sono trasformati nei punti commerciali più dinamici; nei principali spazi pubblici di dibattito e confronto politico. Di fatto, durante la violenze o «guarimbas» del 2014, sono serviti come centro operativo e punto di incontro per l’attuazione di tali azioni.

10. Tutti questi elementi rendono Farmatodo il principale centro di promozione del «golpe economico», con capacità «scientifica» di produrre code e instabilità in maniera pianificata grazie alla sua quota di mercato, l’ubicazione geografica e l’orario prolungato. L’immagine più nitida della guerra economica è proprio la casetta con il tetto azzurro.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro sulle ingerenze yankee: «Il Venezuela non è solo»

CHAVISTAS CELEBRAN ANIVERSARIO 24 DE "EL CARACAZO"da Correo del Orinoco

«Abbiamo ricevuto il pieno sostegno dell’Unasur, della Celac, ed anche del Movimento dei Paesi non Allineati che ha emesso un comunicato di sostegno totale al Venezuela, e di rigetto verso le illegali sanzioni imposte dagli Stati Uniti», ha spiegato il capo dello Stato

Riguardo alle sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti al Venezuela, il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro Moros, ha spiegato che la sua nazione non è sola perché può contare sull’appoggio dell’America Latina e del mondo intero.

Il capo dello stato ha affermato: «Abbiamo ricevuto il pieno sostegno dell’Unasur, della Celac, ed anche del Movimento dei Paesi non Allineati che ha emesso un comunicato di sostegno totale al Venezuela, e di rigetto verso le illegali sanzioni imposte dagli Stati Uniti».

Durante una riunione delle più alte autorità del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), trasmessa da Venezolana de Televisión, il dignitario nazionale ha confermato che il governo Bolivariano ha attivato meccanismi di protezione della costituzionalità, della pace e la sovranità del Venezuela per far «fronte alle minacce e alle aggressioni del governo degli Stati Uniti».

Il Ministro degli Esteri Delcy Rodríguez, ha riferito che i paesi che compongono l’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur), hanno confermato il forte sostegno contro l’applicazione delle sanzioni rivolte dagli Stati Uniti contro le funzionarie e i funzionari del Venezuela.

Inoltre, il 6 di febbraio, il Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri (MPPFA) ha ricevuto un comunicato emesso dal Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), di sostegno e solidarietà con il Venezuela, rigettando così la recente decisione del governo degli Stati Uniti di ampliare le misure unilaterali imposte contro la terra di Bolívar e Chávez.

«L’Ufficio di Coordinamento del Movimento dei Paesi Non Allineati – si legge nel documento – respinge categoricamente la decisione del governo degli Stati Uniti, di espandere le misure unilaterali coercitive imposte nei confronti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, volte a minare la sua sovranità, l’indipendenza politica e il proprio diritto all’autodeterminazione, in chiara violazione del diritto internazionale».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Venezuela: Il colpo di stato in tempo reale

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In Venezuela c’è un colpo di stato in corso. I pezzi del puzzle si stanno componendo come in un brutto film sulla CIA. A ogni passaggio si svela un nuovo traditore, un tradimento viene scoperto, pieno di promesse di svelare una prova inconfutabile che giustifichi l’ingiustificabile. Le infiltrazioni aumentano, le voci si diffondono come un incendio, e il sentimento di panico minaccia di prevalere sulla logica.

I titoli dei giornali gridano al pericolo, alla crisi e alla sconfitta imminente, mentre i sospetti di sempre dichiarano una guerra segreta contro un popolo il cui unico delitto è di essere il guardiano della più grande miniera di oro nero del mondo.

Questa settimana, mentre il New York Times ha presentato un editoriale che umilia e ridicolizza il presidente venezuelano Maduro, etichettandolo come “stravagante e dispotico” (Mr Maduro in his Labyrinth”, NYT, 26 gennaio 2015 – Il Signor Maduro nel suo labirinto), un altro giornale al di là dell’Atlantico, ha messo in prima pagina un pezzo da strapazzo che accusa il Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Diosdado Cabello, che è la più potente figura politica del paese dopo Maduro, di essere un boss della droga (“Il capo della sicurezza del numero due chavista diserta per gli Stati Uniti e lo accusa di traffico di droga”, ABC, 27 gennaio 2015). 

Le accuse hanno origine da un ex ufficiale della guardia presidenziale venezuelana, Leasmy Salazar, che è stato in servizio al tempo del Presidente Chávez e che è stato reclutato dalla DEA, U.S. Drug Enforcement Agency – Agenzia federale statunitense antidroga, che ora sta diventando la nuova “persona preziosa” nella guerra di Washington al Venezuela. 

Due giorni dopo, il New York Times ha pubblicato un pezzo in prima pagina attaccando l’economia venezuelana e l’industria del petrolio, e presagendo la sua rovina (Con il denaro del petrolio in diminuzione, gli scaffali in Venezuela sono vuoti”, 29 gennaio 2015, NYT). Omissioni stridenti nell’articolo e un titolo fuorviante erano su molti giornali statunitensi, stampati e online, che collegavano il Venezuela alle armi nucleari e a un piano per bombardare la città di New York (“Uno scienziato statunitense messo in prigione per aver tentato di aiutare il Venezuela a costruire una bomba”, 30 gennaio, 2015 NPR- National Public Radio). Mentre il titolo induce i lettori a credere che il Venezuela sia direttamente coinvolto in un piano terroristico contro gli Stati Uniti, il testo reale dell’articolo chiarisce che nessun venezuelano era implicato. Tutta la farsa è stata una trappola programmata dall’FBI, i cui gli ufficiali dell’FBI si sono finti ufficiali venezuelani per catturare un fisico nucleare deluso, che una volta lavorava a Los Alamos, Nuovo Messico.

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(VIDEO) Caracas: nasce il Comando Popolare contro la guerra economica

jorge-arreazada Telesur

Il vicepresidente venezuelano ha esortato la popolazione a sostenere la Rivoluzione Bolivariana e il governo del presidente Nicolás Maduro nella lotta contro la corruzione, il sovrapprezzo e l’accaparramento dei prodotti

Il vicepresidente del Venezuela, Jorge Arreaza, ha insediato dallo stato di Lara (nel Venezuela nord-occidentale) il Comando Militare Popolare contro la guerra economica.

Nel corso dell’atto a cui hanno preso parte centinaia di leader sociali dello stato venezuelano, Arreaza ha spiegato che uno degli obiettivi fondamentali del Comando è quello di garantire la fornitura di prodotti ed eliminare le code.

«Qui, nello stato di Lara, il Potere Popolare e le istituzioni del Governo Bolivariano si uniscono per combattere la guerra economica, che possiamo vincere solo insieme al popolo» ha affermato il vicepresidente del Venezuela.

Arreaza ha poi ricordato che in Venezuela è in corso «un colpo di stato come nel 2002, noi abbiamo il dovere di garantire al popolo la massima protezione».

In precedenza, il presidente Nicolás Maduro, aveva dichiarato che l’unione civico-militare è il primo passo per vincere la guerra economica e porre fine alle azioni destabilizzanti promosse dalla destra nella nazione sudamericana.

Attraverso il proprio account Twitter @NicolasMaduro il capo dello stato ha sottolineato l’importanza dei Comandi Statali Popolari-Militari nella difesa dei servizi e beni del popolo venezuelano.

 

In un altro tweet, il presidente ha assicurato che lavorando al fianco del popolo le azioni contro la guerra economica avranno sicuramente successo.

 

Al principio dello scorso gennaio Arreaza ha guidato il sequestro di oltre mille tonnellate di alimenti di prima necessità in una zona industriale del municipio di San Francisco, nello stato di Zulia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Video sulla presunta scarsità di alimenti in Venezuela

 

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