Caccia al chavista in Italia: venezuelano minacciato di morte da gruppi anti-Maduro

di Clara Statello

Marcelo è un venezuelano residente da anni in Italia, ma è anche un appassionato militante bolivariano.

Esattamente come tanti italiani, dopo aver perso il lavoro, si divide tra precarietà e colloqui. Dice scherzando “E’ più facile lavorare in Venezuela che non qui in Italia, ma qui ho i miei figli”.

Torna almeno una volta l’anno al suo paese per lavorare a progetti sociali di pesca e coltivazione dei campi. Vende pesce e granturco ai prezzi calmierati dallo stato, non al prezzo imposto dal mercato nero, dieci, cento volte più caro. Così aiuta a combattere la speculazione sui prezzi, una formidabile arma della guerra economica. Marcelo vuole porre il suo granello di sabbia nella costruzione della Patria Bolivariana, vuole dare il suo contributo per la lotta di liberazione dei popoli latino americani. Per questa ragione ha girato il mondo ed è stato a fianco del popolo popolo Wayuu, che resiste alle multinazionali e al governo colombiano, per questa ragione adesso è minacciato di morte da gruppi dell’opposizione venezuelana, residenti in Italia.

“Una faccenda inquietante” racconta. Qualcuno lo ha preso di mira, ha prelevato alcune foto dal suo profilo facebook e le ha diffuse a sua insaputa in gruppi e chat di venezuelani residenti in Italia. Foto che lo ritraevano assieme ad alcuni chavisti a Caracas, alle celebrazioni del 23 gennaio dello scorso anno per la caduta del dittatore Jimenez. Questo è bastato a scatenare l’odio sui social. Per essere chavista è stato minacciato di morte, è stata messa una taglia sulla sua testa e diffuse informazioni personali per poterlo rintracciare, come ad esempio l’indirizzo di casa in Venezuela.

Tutto questo è successo a sua insaputa. Marcelo è stato messo al corrente di quanto stava succedendo da un contatto che dal Venezuela lo ha informato di essere vittima di questa situazione, che va ben oltre il linciaggio mediatico. Ma non finisce qui. Dopo il presidio in ambasciata a Roma, lo scorso sabato 26 gennaio, a sostegno del governo Maduro, è stato minacciato direttamente sul suo profilo facebook. Da uno sconosciuto che aveva letto alcuni suoi post sulla pagina dell’evento. Una vera e propria persecuzione politica, da parte di personaggi che “fanno parte di una rete collaudata di oppositori venezuelani, che ha ramificazioni in tutto il mondo – dice – Non so se chi mi sta minacciando si trova qui in Italia o mi sta aspettando in Venezuela. Adesso devo guardarmi attorno appena metto il piede fuori di casa”.

“L’estrema destra venezuelana oggi presente in Italia, organizzata in reti sociali, mi vuole morto per la mia appartenenza politica. E’ una rete del terrore, perché queste persone che oggi risiedono in Italia, hanno ammazzato brutalmente tantissime persone in Venezuela. La gravità di questo atto sul suolo italiano e l’insicurezza non mi piace, mi dà rabbia”.

La destra venezuelana, negli ultimi anni, precisamente durante gli scontri del 2014 e del 2017, conosciuti in Venezuela come le Guarimbas – le barricate – ha compiuto gravi atti di sabotaggio e terrorismo sia contro normali cittadini che contro personaggi politici e militanti socialisti. Blocchi stradali, assalti a supermercati, cliniche, sedi istituzionali, scuole e persino asili, presi di mira in quanto simboli dello stato che vogliono rovesciare. Veri e propri atti terroristici come le corde tese da un capo all’altro delle strade pubbliche per decapitare i motociclisti, imboscate contro auto privati, ambulanze, furgoni che trasportavano medicinali, macchinari ospedalieri, generi alimentari, che venivano bloccati con i “miguelitos”, chiodi a tre punte che bucano i copertoni, poi assaltati con armi da fuoco e bombe. E poi assassini mirati, una vera e propria caccia al chavista, come quello di Roberto Serra, dirigente del PSUV o di Orlando Figueroa, arso vivo da un gruppo di manifestanti antichavisti durante la guarimba del 2017. Una operazione di guerra a bassa intensità, un colpo di stato continuato, mirata a dividere il popolo e creare le condizioni per una guerra civile.

Questo infelice episodio dimostra come anche in Italia esista il rischio di una degenerazione violenta, con la riproposizione delle stesse logiche di caccia all’uomo. L’opposizione venezuelana, attraversando l’oceano, non ha abbandonato il disprezzo per il confronto democratico, la reiterazione degli stessi schemi di violenza nei confronti degli avversari politici.

Venezuela: moderati denunciano guerra civile il 1° settembre

di Geraldina Colotti – il manifesto

29ago2016.- Venezuela. Allarme per le manovre della destra golpista

Guerra civile in Venezuela? La denuncia arriva anche da settori democratici dell’opposizione, preoccupati per il rischio di un bagno di sangue. Le destre hanno annunciato per il 1° settembre «la presa di Caracas» e la tensione è alta. I leader di opposizione hanno mobilitato tutti i loro sponsor all’estero, dagli Usa all’Europa, passando per l’Organizzazione degli Stati americani (Osa), nella persona del Segretario generale Luis Almagro. Sul modello di quelle cubane, le «dame in bianco», capitanate da Maria Machado e da Lilian Tintori (moglie del leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, in carcere), hanno cominciato a marciare in alcune città del paese: ma con scarso seguito, benché circolino le laute «tariffe» pagate a comparse e figuranti pronti per l’occasione.

Sono stati diffusi falsi appelli alla diserzione di alti circoli militari. L’intelligence ha avuto un gran daffare nel prevenire tentativi di travestire da chavisti alcuni giovani paramilitari. Una coppia di oppositori, impiegati nella grande impresa Polar, e conosciuta per i frequenti incitamenti a uccidere il presidente, è stata fermata con il portabagagli pieno di divise delle Forze armate e armi. All’ex sindaco Daniel Ceballos – fotografato con il passamontagna a capo delle violenze di piazza del 2014 – sono stati revocati gli arresti domiciliari.

Dati i precedenti – dalla provocazione dei cecchini durante il golpe contro Chavez del 2002 a Puente Llaguno, alle violenze post-elettorali del 2013 e alle «guarimbas» dell’anno successivo – potrebbe succedere di tutto. E’ cominciata una settimana di allarme e incertezze. Nel suo editoriale della settimana, Miguel Salazar, un oppositore «indipendente», ha invitato l’opposizione «moderata e maggioritaria» nella Mud a denunciare i piani sovversivi, lasciando di lato l’opzione violenta anche quando questa sembra la via più rapida di fronte «al fallimento della via istituzionale». Il progetto per il 1° settembre – ha scritto – è analogo a quello del 2014, e prevede «che la marcia venga appoggiata da uno sciopero dei camionisti, da Fedecamaras e Confcommercio e dalla trasformazione delle code per la spesa in polveriere». Un modello già visto durante il colpo di stato di Carmona Estanga, capo della locale Confindustria, durato solo 48 ore per la reazione di massa che ha riportato al timone il presidente eletto. Allora fu un golpe di palazzo e delle élite, supportato dal silenzio dei grandi media privati.

Anche in questo caso si tratta di un’azione delle classi agiate e dei settori che ne appoggiano gli interessi, dentro e fuori il paese. E che contano, come hanno dimostrato con la vittoria elettorale alle parlamentari del 6 dicembre. La differenza è, però, che questa volta si cerca di mettere in scena una rappresentazione di piazza, per indicare all’esterno che la «dittatura» è al collasso e richiede un intervento forte. Nuovamente, il modello è quello descritto dal famigerato manuale di Gene Sharp che ha ispirato le «rivoluzioni arancione» e che abbiamo visto anche durante le violenze di piazza del 2014: gruppi di «pacifici manifestanti» provocano le forze dell’ordine, poi entrano in campo i professionisti armati e all’occorrenza i cecchini (43 morti e oltre 850 feriti da proiettili, prevalentemente tra le forze armate, nel 2014).

Intanto, impazza la guerra dei media e, tra un pubblico appello «alla pace», un’intervista ai media stranieri, e un’intercettazione in cui i toni cambiano radicalmente, capita che qualcuno confermi quanto detto dagli analisti di sinistra in merito alla «guerra economica» e agli attacchi contro l’economia venezuelana. Ha affermato Freddy Guevara, dirigente di Voluntad Popular: «Il boicottaggio economico fa parte di un insieme di azioni. Chi nega che qui ci sia una guerra economica, mente».

A Firenze le vittime della violenza golpista venezuelana

da Arci Toscana

Martedì 13 ottobre presso la sede Arci di piazza dei Ciompi a Firenze, un incontro pubblico per conoscere e condannare le violenze in Venezuela.

Martedì 13 ottobre alle 17,30 presso la sede Arci di Piazza dei Ciompi si terrà un incontro pubblico con una delegazione venezuelana del “Comitato Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado”, incontro introdotto dalla responsabile del settore Solidarietà e Cooperazione Internazionale di Arci Toscana, Carla Cocilova.

Il Comitato venezuelano è nato il 10 novembre 2014 su iniziativa di un gruppo di familiari delle vittime delle guarimbas, violente manifestazioni di piazza organizzate dalla destra golpista tra il febbraio e il giugno 2014 contro il legittimo governo del presidente Nicolás Maduro.

Il bilancio di quelle drammatiche giornate, tra cruenti blocchi stradali e aggressioni è stato di 43 morti, 878 feriti e numerosi danni a proprietà pubbliche e private.

Alcuni dei responsabili vennero individuati e sono tuttora detenuti per i crimini commessi, ma di loro si parla spesso come di “prigionieri politici”, nel tentativo di mistificare la reale portata dei fatti.

Alle guarimbas seguì il fallito golpe dello scorso febbraio, quando Caracas avrebbe dovuto essere bombardata e il legittimo presidente assassinato.

Per non dimenticare, anzi, per far conoscere la violenza di quei fatti che nel corso di tutto lo scorso anno hanno sconvolto il Venezuela, è nato il “Comitato Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado”, che chiede la condanna dei mandanti e dei responsabili dei fatti.

La delegazione, che è stata recentemente ricevuta dal Parlamento Europeo, sarà a Firenze nell’ambito di un viaggio in Italia che prevede l’incontro con organizzazioni, istituzioni e associazioni di diverse città.

L’appuntamento fiorentino è organizzato in collaborazione con l’Ambasciata del Venezuela ed è aperto a tutta la popolazione.

Leopoldo López condenado a 13 años y 9 meses: por fin se hizo justicia

Leopoldo-Lopez-CIAPor Alessandro Pagani

“Pon atención a los medios de comunicación, porque si no estás prevenido, ellos te harán amar al opreso y odiar al oprimido”, había escrito Malcolm X, el gran activista negro asesinado el 21 de febrero de 1965 dentro del terrorismo de estado estadounidense contra la comunidad afroamericana en los EEUU. Ahora bien, cuando leemos artículos como el de Massimo Cavallini en el “Fatto Quotidiano” del 11 de septiembre 2015 en relación a la condena de 13 años y 9 meses al fascista y golpista reo confeso Leopoldo López, no podemos hacer sino constatar como la frase mencionada de Malcolm X, justamente corresponde a este género de periodistas asalariados, que buscan hacer “amar al opreso y odiar al oprimido”. De hecho, éste acusa de “proceso farsa” y de “condena falsa” el poder jurídico de un país soberano reconocido por las Naciones Unidas. El habla de un país al borde del abismo, cuando, al contrario, sabemos que Venezuela ha sido premiada por la FAO, por haber erradicado completamente el problema del hambre en Venezuela, sin mencionar todas la misiones y proyectos sociales que han devuelto la esperanza a una población – la venezolana – que en su mayoria, hasta antes del triunfo de Chávez en 1999, se encontraba relegada a los márgenes de la sociedad.

El periodista, además, se permite emitir juicios de valor fuera de lugar y fuera de toda realidad, cuando afirma que “el gobierno bolivariano – hoy guiado por Nicolás Maduro, hijo y apóstol de Hugo Chávez – ha resultado del todo incapaz, no solamente de gobernar un País, arrastrándolo al borde del desastre económico, político y moral, sino también de preparar una, apenas decente, (decente en el sentido de no totalmente grotesca) parodia de justicia”. Ahora tales afirmaciones son falsas. Maduro – como sabemos – se está demostrando un óptimo sucesor de Chávez, si pensamos a la política interna e internacional que está llevando adelante conjuntamente con la colaboración del pueblo venezolano y mediante acuerdos que están re forzando el proyecto bolivariano y martiano de una Patria Grande en “Nuestra América”.

Desde cuando Maduro está en el gobierno, no ha faltado, por cierto, el ampliarse de la guerra de “Cuarta Generación” contra el proceso revolucionario. Esto se evidencia si pensamos a las campañas mediáticas en curso contra el gobierno de Maduro; si pensamos a la guerra económica, a la guerra sicológica y cultural; al paramilitarismo y a las “guarimbas”, que han llevado al país andino-amazónico al límite de una guerra a “baja intensidad”, y que si no se concluye en un golpe de estado o en una guerra civil, es debido a la gran capacidad política y humana del primer presidente obrero de “Nuestra América”, el compañero Nicolás Maduro. Un Nicolás Maduro, que ha sabido recoger y reforzar la bandera de la unidad civico-militar heredada del Comandante Eterno Hugo Chávez.

Las acusaciones de “proceso farsa” y de “condena falsa” denotan el ridículo, si no fuera que tales consideraciones van inmersas dentro de una campaña de odio orquestada por las agencias del imperio con sede en Washigton. No es un caso, de hecho, que el artículo de Cavallini es una verdadera y propia “copia y calco” de otros artículos “basura” de la prensa alineada a los intereses de estado estadounidenses (BBC, el País, El Mundo, etc) y que buscan “hacer amar al opresor”: el imperialismo yanqui y sus acólitos, y “odiar al oprimido”: los pueblos y gobiernos que hoy están demostrando a la opinión pública internacional que salir de la crisis del capital es posible sólo con la construcción del socialismo del siglo XXI; a través de la realización de aquello que los pueblos y los gobiernos miembros del ALBA-TCP definen – con razón – como “Nuestros Socialismos”.

Pero quién es Leopoldo López? Este fascista y golpista, reo confeso, que el mecionado periodista italiano lo dibuja como un “paladín de libertad”, un “oprimido”, un “combatiente por la libertad”?

López, de ciudadanía venezolana, es el jefe de la organización de extrema derecha “Voluntad Popular”, grupo que no ha escondido nunca las propias simpatías por otros grupos de extrema derecha que en el pasado, no tan remoto, durante los años de las dictaduras militares fascistas y de la Operación Cóndor en América Latina, se han manchado de los peores crímenes contra la humanidad; desde cuando se ha terminado la segunda guerra mundial. Para hacer una comparación con Italia podriamos decir que “Voluntad Popular” representa la misma fuerza política que entonces ha representado el Movimiento Social Italiano (MSI) en Italia.

Las actividades de Leopoldo López han iniciado en los años noventa del siglo pasado cuando éste emprende un curso de estudios en el Kennedy School of Government de la Universidad de Harvard, un Centro de altos estudios estratégicos y militares fianciados por la Agencia Central de Intelligence estadounidense (CIA). Fue en aquel entonces que Lopez conoce al general David Petraeus, que sucesivamente se ha descubierto ser un agente de la CIA.

En el 2002, luego del entrenamiento recibido de aquel tropel de espías y asesinos que son la CIA, lo vemos dirigir las protestas que provocaron decenas de muertos inocentes, propiciando el golpe de estado contra el gobierno revolucionario y bolivariano de Hugo Chávez. Siempre en aquellos días, se hace conocer tambien por el asedio contra la Embajada de la República de Cuba ubicada en Caracas.

No obstante una amistía recibida en el 2007, López se quedará en el centro de la atención, por el grande y considerable robo de los fondos de PDVSA, a través de “Primero Justicia”, el partido del que él ha sido dirigente principal.

Leopoldo López no ha escondido nunca su interés por convertirse en presidente de la República, algo que no es un crímen en Venezuela, a no ser que, para obtener tal objetivo y frente a la incapacidad de hacer brecha en la mayoría de la población venezolana, decidiera construír un “pacto criminal” con la extrema derecha narco-paramilitar colombiana y en el caso con Alvaro Uribe, acusado, no pocas veces, por sus estrechos lazos con las Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) que, al contrario de haber sido desmanteladas durante su gobierno, han encontrado un resguardo jurídico detrás de su “mano dura” contra el pueblo colombiano y su “gran corazón” hacia los paramilitares.

En una entrevista Alvaro Uribe declaró: “Me he reunido con Leopoldo López, un dirigente político, joven y ambicioso, con grandes capacidades como dirigente político. Con el hemos delineado la lucha conta el narcotráfico”. Esta entrevista fue hecha cuando Uribe era presidente de Colombia.

Ahora bien, se necesitaría preguntar a Cavallini, que escribe para el “Fatto Quotidiano”, un periódico que hace de la “lucha conta la corrupción” su caballo de batalla: por qué un presidente de la República de una nación como Colombia se reunía con el jefe de la oposición – de una oposición además golpista y involucrada en el narcotráfico – y no con el gobierno elegido democráticamente y constitucionalmente presente en Venezuela, para hablar de lucha contra el narcotráfico? Qué cosa diría cualquier gobierno italiano, si el presidente de un país amigo se encontrase con los jefes de la mafia para hablar de lucha contra el narcotráfico, por ejemplo?

Resulta evidente que leyendo el artículo de Cavallini, quien está moviendo un “juicio farsa” no es el poder jurídico venezolano, sino, el periodismo italiano, que en lugar de investigar sin prejuicios ideológicos la compleja situación actualmente en curso en Venezuela, ha preferido dar cabida a las mentiras de una cierta prensa internacional alineada a la guerra no convencional en cruso contra Venezuela y contra de todos los países miembros del ALBA –TCP, que evidentemente molestan a los intereses económicos de los Estados Unidos en el hemisferio occidental, donde la América Latina ha sido considerada siempre como el propio “patrio trasero”.

Otro golpe contra la credibilidad del periodismo italiano.

(FOTO) Venezuela-Siria: quel filo nero dei servi dell’imperialismo

da ANROS Italia

C’è un sottile filo nero che collega da una parte gli squartatori di Caracas al soldo del partito fascista di Leopoldo López, di Maria Corina Machado e Capriles Radonski, e dall’altro i criminali tagliagole e decapitatori dello “Stato Islamico”.

Pur non conoscendosi tra loro, questi servi dell’imperialismo hanno lo stesso obiettivo: destabilizzare paesi che non sono in linea con gli interessi della borghesia imperialista, portando avanti una guerra di sterminio non dichiarata di cui sono solo gli utili idioti e tragici esecutori.

Si chiamava Khaled al Asaad, 82 anni, era il direttore del Museo Archeologico di Palmyra, in Siria.

Le orde barbariche della reazione più nera del cosiddetto “Stato Islamico” lo hanno giustiziato e decapitato perché difensore del sito archeologico che il fanatismo reazionario non ammette.

Nel 2001 l’attuale presidente della Red Anros Italia, Emilio Lambiase, lo incontrò durante il suo viaggio in bicicletta Damasco-Baghdad per denunciare l’aggressione imperialista degli USA contro l’Iraq.

A quell’epoca si sognava un progetto congiunto di cooperazione tra i siti Palmyra-Pompei-Paestum.

Oggi avremmo potuto avere un direttore archeologico siriano in Italia. Obama, Renzi, Merkel, e l’ISIS, hanno deciso diversamente.

Vittime Guarimbas chiedono giustizia e verità al Parlamento Europeo

IMG-20da mre.gov.ve

I rappresentanti del Comitato Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado hanno chiesto al Parlamento Europeo, con sede a Bruxelles, che non sia stravolta la verità sui casi di violenza politica che si sono verificati in Venezuela, nel 2013 e 2014, che hanno provocato 43 morti e 878 feriti.

Il Comitato ha inoltre richiesto che, dal Parlamento Europeo, si promuovano azioni volte a sanzionare i responsabili materiali e intellettuali di questi gravi eventi.

Durante il suo intervento davanti alla Commissione per i Diritti Umani del Parlamento, la portavoce del Comitato delle Vittime, Desiree Cabrera, ha dichiarato che «quando in ambito internazionale si afferma che le 43 persone morte in Venezuela erano ‘studenti e manifestanti assassinati dal regime di Nicolás Maduro’, le vere vittime provano grande indignazione. Si cerca di presentare gli autori materiali e i mandanti dei delitti come vittime del potere statale».

Davanti l’Eurocamera la portavoce ha evidenziato che il tema dei diritti umani non può essere utilizzato per «giustificare e legittimare azioni che costituiscono veri e propri atti di violenza e delitti. La comunità internazionale non può essere tratta in inganno sulle vere intenzioni che hanno mosso i dirigenti e i partiti politici quando organizzarono le manifestazioni violente da febbraio a giugno del 2014».

Al contempo, Cabrera ha chiesto che non venga promossa l’impunità per i responsabili degli atti violenti. «Quando in questo Parlamento così come in altre istanze viene richiesta la liberazione di Leopoldo López, Daniel Ceballos e altre persone detenute per i crimini commessi negli atti violenti, classificati come ‘prigionieri politici’, viene violato il nostro diritto alla giustizia».

La portavoce ha inoltre informato il Parlamento circa le violazioni dei diritti umani sofferte: «È giusto che questo Parlamento sappia che oltre un Leopoldo López e un Daniel Ceballos, oggi privati della libertà, esiste un Elvis Durán, giovane lavoratore morto nell’impatto con una delle guayas, lasciando orfana una bambina di 7 anni, e così, altri uomini e donne che hanno pagato a caro prezzo le conseguenze delle azioni violente verificatesi in Venezuela l’anno scorso».

Dopo aver illustrato i casi, Desiree Cabrera ha sollecitato gli europarlamentari a essere solidali con le persone colpite dalle azioni violente. «Vi chiediamo di aiutarci a fare giustizia per tutte le famiglie colpite. Che vi sia rispetto e solidarietà per tutte le vittime. Abbiamo perso i nostri cari per l’azione di chi ha utilizzato il tema dei diritti umani come scusa per la violenza politica», ha concluso la rappresentante del Comitato.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Qual è l’interesse dell’Inghilterra nel caso di Leopoldo López?

lopez-300x225da Radio Nacional de Venezuela

Nell’udienza celebrata nei giorni scorsi a carico del dirigente di ‘Voluntad Popular’, Leopoldo López, sottoposto a giudizio per il coinvolgimento nelle guarimbas di febbraio del 2014, è stato identificato un diplomatico dell’ambasciata d’Inghilterra in Venezuela, presente in aula in compagnia di Leopoldo López Gil, padre dell’incriminato.

Il Procuratore Generale della Repubblica, Luisa Ortega Diaz, ha riferito durante il programma informativo ‘En Sintonía con el Ministerio Público’ trasmesso dalla Radio Nacional de Venezuela, di aver inviato una comunicazione al Ministero degli Esteri per trattare a livello diplomatico questa intromissione del funzionario britannico nel giudizio a carico del dirigente dell’estrema destra.

In aggiunta a questa irregolarità, ha segnalato che durante l’atto López Gil è stato colto in flagrante mentre era intento a registrare l’udienza senza autorizzazione del giudice con l’ausilio di occhiali speciali, violando quanto stabilito nel codice di procedura penale.

Il Procuratore Generale ha inoltre rivelato che quando scoperto, López Gil, ha passato gli occhiali al funzionario dell’ambasciata d’Inghilterra che si è appellato al suo status di diplomatico per sottrarsi alle domande degli ufficiali presenti.

Ortega ha dichiarato che quanto accaduto dovrebbe attirare l’attenzione, visto che si tratta di un attacco allo stato venezuelano, e per questo ha chiesto: cosa sarebbe accaduto se un ufficiale dell’ambasciata venezuelana in Inghilterra si fosse comportato allo stesso modo?

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Piñera e soci, strani paladini dei diritti umani

di Geraldina Colotti – il manifesto

26gen2015.- Venezuela. Ex presidenti latinoamericani (di destra) in difesa di Leopoldo López.

La reto­rica sui diritti umani, si sa, è buona per tutte le sta­gioni. Ma l’immagine di 3 ex pre­si­denti lati­noa­me­ri­cani, che durante i loro man­dati hanno cal­pe­stato le garan­zie e i diritti, saliti in cat­te­dra a dar lezioni sulla mate­ria, ne ha dato par­ti­co­lar­mente il senso. Par­liamo di Andrés Pastrana (Colom­bia), di Felipe Cal­de­ron (Mes­sico) e di Seba­stián Piñera (Cile). Tre volti della destra, sbar­cati in Vene­zuela per un con­ve­gno inter­na­zio­nale su “demo­cra­zia e diritti umani” e in difesa di un lea­der di oppo­si­zione, Leo­poldo López, in car­cere con l’accusa di aver pro­vo­cato le vio­lente pro­te­ste con­tro il governo, scop­piate nel feb­braio dell’anno scorso (43 morti e oltre 800 feriti).

Accom­pa­gnati Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma — due diri­genti della destra vene­zue­lana, pro­mo­tori della cam­pa­gna per l’espulsione dal governo del pre­si­dente Maduro («la salida»), hanno ten­tato di entrare in car­cere senza per­messo, ma sono stati riman­dati indie­tro. Intanto, movi­menti sociali, ex rifu­giati cileni e colom­biani, migranti mes­si­cani e il comi­tato Vit­time delle gua­rim­bas (vio­lente tec­ni­che da strada che hanno pro­vo­cato la gran parte dei morti) pro­te­sta­vano e cer­ca­vano di farsi ascol­tare. Molti reca­vano car­telli sulla repres­sione com­piuta dagli ex pre­si­denti nei loro paesi e ricor­da­vano i tra­scorsi poli­tici di Piñera durante la dit­ta­tura di Pino­chet.

Altri, ricor­da­vano anche l’atteggiamento anti­de­mo­cra­tico di Lede­zma, sin­daco della Gran Cara­cas, durante gli anni della IV Repub­blica. Intanto, arri­vava dalla Colom­bia il soste­gno di Alvaro Uribe, ex pre­si­dente di estrema destra e attuale sena­tore, grande spon­sor dei para­mi­li­tari e nemico acer­rimo del pro­cesso di pace in corso all’Avana: «Final­mente qual­cuno che tiene alto l’onore della Colom­bia», ha dichia­rato Uribe.

«Sono venuti a orga­niz­zare il colpo di stato. Maduro come Allende», hanno dichia­rato invece i diri­genti cha­vi­sti. Un’opinione sem­pre più con­di­visa. L’ha soste­nuta il pre­si­dente dell’Ecuador, Rafael Cor­rea, l’hanno ripresa il pre­si­dente e il vice­pre­si­dente della Boli­via, Evo Mora­les e Alvaro Gar­cia Linera durante la recente assun­zione d’incarico: nel Vene­zuela socia­li­sta — hanno detto — è in atto lo stesso copione messo in campo con­tro il pre­si­dente Sal­va­dor Allende per pre­pa­rare il golpe in Cile del 1973. Uno sce­na­rio che, allora come oggi, pre­vede il sabo­tag­gio eco­no­mico e il discre­dito inter­na­zio­nale, por­tato avanti dai poten­tati eco­no­mici e dai grandi media privati.

Come l’anno scorso, la destra ha pro­vato di nuovo a sca­te­nare la piazza, ma finora l’appello alle gua­rim­bas non ha sor­tito effetti. E la mani­fe­sta­zione delle «pen­tole vuote», indetta sabato scorso, più che il vuoto delle pen­tole ha mostrato quello delle piazze. Dif­fi­cile d’altronde pen­sare che gli abi­tanti dei quar­tieri agiati, che orga­niz­zano que­ste pro­te­ste, non abbiano di che riem­pire le pen­tole. Dif­fi­cile anche smen­tire i dati della Fao. E ieri, si è svolto un semi­na­rio inter­na­zio­nale di segno inverso, dal titolo «Neo­li­be­ri­smo e diritti umani: par­lano le vittime».

Un’inchiesta rivela i piani della destra venezuelana

Guarimba19-01-15da Telesur

L’obiettivo è quello di fomentare pessimismo e incertezza attraverso i social network al fine di esasperare la situazione e generare reazioni irrazionali della popolazione

Uno studio divulgato domenica da «Monitor País», condotto da Hinterlaces, conferma che la destra venezuelana attua una strategia socio-emozionale volta a generare nevrosi, caos sociale e la sconfitta della Rivoluzione Bolivariana.

«L’attuale campagna messa in atto da una ‘Clínica de Masas’ (…) è un altro capitolo di un lungo programmato processo d’accumulo di angosce collettive, miranti a innescare incertezza e sensazione di vulnerabilità, nonché causare reazioni irrazionali» precisa l’analisi pubblicata sul sito di Hinterlaces.

Secondo quanto si legge nel testo, il metodo consiste nel «concatenamento una serie di messaggi allarmisti e fatalisti, che sovradimensionano la crisi ed esacerbano il malcontento veicolato da reti sociali e voci incontrollate, con l’obiettivo di creare un senso di paura collettiva, la percezione di caos e vulnerabilità».

L’inchiesta inoltre indica che le caratteristiche di questa campagna corrispondono alle ‘Tecniche Avanzate di Guerra Psicologica di IV Generazione’ che non hanno bisogno di leaders, idee, proposte o promesse «che mobilitino le masse», perché sono volte a generare rabbia e malcontento.

In questo senso Hinterlaces spiega che l’utilizzo di questo tipo di strategia evidenzia «l’inesistenza di un’alternativa capace di mobilitare la maggioranza dei venezuelani».

Per quanto riguarda i dati, lo studio indica che l’opposizione venezuelana può contare su di un sostegno popolare pari ad appena il 18%, perché si percepisce l’assenza di «messaggi, proposte, leadership e unità strategica».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il Comitato vittime delle Guarimbas chiede di non infiammare le piazze

Desiree-Cabrera1da Correo del Orinoco

Il comitato vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuo, ha chiesto a governatori e sindaci di garantire la pace e prevenire atti di violenza nei territori sotto la loro giurisdizione.

Desiree Cabrera, la portavoce del comitato, ha esortato i governanti nei cui territori si sono verificati atti di violenza nel 2014 e precedentemente nel 2013 a “fare ogni sforzo per preservare la pace, a compiere il proprio lavoro inviando la polizia municipale e regionale per prevenire atti violenti, a lanciare un appello alla pace nei rispettivi municipi”.

“Noi non vogliamo la violenza (…) il nostro appello è dunque volto a evitare che s’infiammino le piazze”, ha dichiarato la portavoce nel corso di una conferenza stampa trasmessa dall’emittente Venezolana de Television.

Inoltre ha invitato gli studenti, i lavoratori, le casalinghe e tutte le venezuelane e i venezuelani a non cadere in provocazioni che possono generare atti di violenza. “Non vogliamo che si verifichino atti analoghi a quelli del 2013 e del 2014. Non vogliamo che ci siano altre vittime innocenti”.

Cabrera ha reso noto che nel 2015 continuerà il lavoro di diffusione della verità sulle vittime delle guarimbas e la lotta per la giustizia, contro l’impunità.

Il comitato ha inoltre intenzione di chiedere udienza presso l’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell’Organizzazione degli Stati Americani.

La portavoce ha poi reso noto che vi saranno incontri con i Consigli Legislativi e i Governatorati (Táchira, Mérida, Zulia, Aragua e Carabobo), oltre che con la Conferenza Episcopale del Venezuela, affinchè si uniscano al rifiuto della violenza e nella lotta contro l’impunità.

La “chiamata” di Capriles

Alla domanda sull’invito alla protesta lanciato dal governatore dello stato di Miranda, Henrique Capriles Radonski, ha così risposto Desiree Cabrera: “In questo momento siamo di fronte a un invito a protestare pacificamente, ma non dobbiamo dimenticare che il nostro database è pieno di casi di vittime provocate dalle proteste del 2013”.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il Governo bolivariano respinge la risoluzione del Parlamento Europeo

Escudo_Oficial_2011da Correo del Orinoco

«Per il Governo Bolivariano è preoccupante che il Parlamento europeo così come l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, distolgano l’attenzione dalla grave crisi economica che colpisce i paesi membri dell’Unione Europea», recita il comunicato del Ministero degli Esteri

Il governo ha rigettato e catalogato come ingerenza la risoluzione adottata dal Parlamento Europeo giovedì scorso contro il Venezuela, per una presunta violazione dei diritti umani ai danni portavoce della destra che hanno promosso le azioni violente verificatesi al principio di quest’anno.

Attraverso un comunicato del Ministero degli Esteri sono state inoltre respinte le dichiarazioni rilasciate il 18 e 19 dicembre dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, dove l’italiana ha manifestato la propria solidarietà ai dirigenti dell’estrema destra venezuelana, il cui invito alla violenza ha provocato oltre 40 vittime in Venezuela tra febbraio e giugno di quest’anno.

La risoluzione, approvata con 476 voti, 109 contrari e 49 astensioni, esprime «profonda preoccupazione per la situazione in Venezuela e condanna la detenzione di manifestanti pacifici, studenti e leader dell’opposizione». Allo stesso tempo, il testo del Parlamento europeo sollecita «l’immediata liberazione dei detenuti arbitrariamente».

Il comunicato integrale del Ministero degli Esteri venezuelano:

La Repubblica Bolivariana del Venezuela, attraverso il Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri esprime il suo più profondo rigetto nei riguardi della risoluzione adottata dal Parlamento Europeo, così come verso le insolenti dichiarazioni dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, che minacciano la sovranità e le istituzioni democratiche del Governo Bolivariano.

Per il Governo Bolivariano è preoccupante che il Parlamento Europeo e l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, devino l’attenzione dalla grave crisi economica che colpisce i paesi membri dell’Unione Europea a causa dei tagli in materia sociale, e la conseguente povertà strutturale a cui sono costretti i suoi Popoli, e concentrino i loro sforzi nello screditare le conquiste della Rivoluzione Bolivariana.

Le dichiarazioni dell’Alto Rappresentante e la risoluzione del Parlamento, in nessun modo rappresentano le opinioni dei popoli europei, che hanno storicamente mantenuto legami con il Venezuela.

Inoltre, il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ritiene che tali dichiarazioni, oltre a essere profondamente irrispettose e interferire, siano apertamente in contraddizione con tutti gli organismi internazionali che hanno espressamente riconosciuto gli enormi progressi del Venezuela in differenti aree, la cui posizione di appoggio si materializza con l’ampio sostegno ricevuto nelle votazioni delle diverse istanze internazionali.

Il Governo del Venezuela, nel fedele rispetto della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, emanata nel 1999, promuove la democrazia partecipativa sulla base dell’uguaglianza e della giustizia, così come l’autonomia di tutti i poteri, ribadendo al contempo la sua volontà a mantenere il dialogo tra tutti i settori del paese.

Infine, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, intende ribadire l’amicizia e il profondo affetto per i Popoli d’Europa, che la Patria di Bolívar ha sempre accolto fraternamente.

Caracas, 19 dicembre del 2014.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Calixto Ortega: «Dichiarazioni di Mogherini rivelano totale ignoranza»

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Il viceministro degli Esteri per l’Europa ha affermato che la funzionaria europea «ha agito come una subordinata all’amministrazione Obama ripetendo le infamie della destra internazionale»

Il viceministro degli Esteri per l’Europa, Calixto Ortega, ha condannato le dichiarazioni del capo della diplomazia dell’Unione Europea (UE), Federica Mogherini, che si è detta «seriamente preoccupata» per la presunta violazione dei diritti umani in Venezuela.

Ortega ha respinto queste affermazioni, aggiungendo che la funzionaria «ha agito come una subordinata all’amministrazione Obama ripetendo le infamie della destra internazionale».

«Le dichiarazioni di Federica Mogherini rivelano un’ignoranza totale della realtà latinoamericana, siamo un paese sovrano rispettoso della libertà di espressione, (…) la signora dovrebbe informarsi adeguatamente sull’America Latina e sul nostro paese, ed effettuare dichiarazioni secondo il proprio punto di vista, non come una subalterna agli interessi di qualcuno», ha sottolineato il vice ministro venezuelano.

Ha poi sostenuto essere falso il fatto che nel paese vengano violati i diritti umani e indicato che Leopoldo López ha incitato alla violenza con le cosiddette ‘guarimbas’. «López ha incoraggiato la violenza delle cosiddette guarimbas quando fece appello a disconoscere la legittimità del presidente Maduro, una mossa che ha provocato oltre 40 morti, di cui il governo non ha alcuna responsabilità».

Ortega ha sottolineato che la situazione nel paese è di totale normalità e di «calma totale nel comportamento della cittadinanza».

Il vice ministro ha infine affermato che i continui attacchi nei confronti del Venezuela sono dovuti al fatto che il paese possiede immense riserve di risorse naturali, che lo rendono l’obiettivo principale della destra internazionale.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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