“I nuovi Cantori di Sala Consilina” e l’amore per Gramsci

di Stefano Guarguaglini – resistenciasiempre.blogspot.it

In Italia da anni la figura di Gramsci viene volutamente ignorata, ci sono stati convegni e dichiarazioni che hanno tentato solo di distruggere la sua immagine o separarla dal comunismo… alcuni studiano Gramsci, a volte con acume filologico, ma né i governanti né i dirigenti politici traggono spunto dalla sua lezione o dichiarano di volerla applicare nella realtà odierna.

Ben diverso è “l’uso” di Gramsci tentato dalla Rivoluzione bolivariana, da Chavez e da Maduro, ma anche da Evo Morales, è studiato attentamente in Brasile, e perfino da molti nord-americani, che considerano Gramsci come il principale ispiratore teorico della rivoluzione possibile nel XXI secolo.

Quando il presidente del Venezuela bolivariano, il compagno Nicolàs Maduro, è venuto a Roma, nel giugno 2013 a ritirare un premio conferito dalla FAO al Venezuela di Hugo Chavez per gli straordinari successi conseguiti in pochi anni dalla rivoluzione bolivariana nel campo della lotta alla povertà, naturalmente la cosa non ha interessato la nostra “libera” stampa né le nostre “libere” Tv, Rai compresa e stampa “di sinistra” compresa; e meno che mai ha loro interessato il fatto che il presidente compagno Maduro si sia recato – per prima cosa – alla tomba di Gramsci, nel cimitero acattolico di porta San Paolo, per rinnovare in quel luogo il solenne giuramento (che già era stato del presidente Chavez) di proseguire e dare nuovo impulso alla “Rivoluzione Gramsciana” (come i Venezuelani stessi definiscono il proprio progetto rivoluzionario in atto).
Noi conosciamo il tramite diretto fra Gramsci e Chavez: si tratta del compagno Jorge Giordani, un italo-venezuelano, ex-ministro dell’economia a cui si deve fra l’altro la nazionalizzazione e la restituzione al popolo del petrolio venezuelano… Giordani è figlio di antifascisti italiani, poi combattenti della guerra di Spagna, infine dopo la sconfitta della Repubblica esuli in America Latina; e fu il figlio di questa coppia antifascista a portare a Hugo Chavez (nel periodo in cui questi si trovava in carcere) una copia dei Quaderni di Gramsci; ecco come, fra mille difficoltà e lotte eroiche, vive e si trasmette fra gli internazionalisti un pensiero rivoluzionario!

Chavez in carcere lesse dunque interamente Gramsci e vi trovò un’ispirazione preziosa per la Rivoluzione che, anni dopo, avrebbe portato alla vittoria, così che noi possiamo ben dire che quando il compianto presidente Chavez affermava che la rivoluzione bolivariana era, è, e sarà “una rivoluzione gramsciana”, egli parlava con cognizione di causa, sapeva bene quello che diceva (R.M), … Interrompo qua l’ introduzione di un documento redatto da Raul Mordenti, per far notare che nel vuoto culturale di questa Italia qualcosa di antagonista qua o là ancora resiste, magari fuori dalle sigle di partiti storici di sinistra, che per complicità e appiattimento alle scelte liberal capitaliste quando furono in area di governo, hanno perso sia in rappresentanza sia in aggregazione, quindi nel buio totale o quasi, aspettiamo speranzosi la nascita di un movimento che aggreghi nelle differenze i mille rivoli della sinistra italiana, possibilmente guidato da gente nuova che sulle linee tracciate da Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, sia “veramente” capace (e non a promesse) di opporsi ai diktat autoritari della Merkel padrona dell’Europa… dunque, come accennato in Italia esistono focolai Resistenti, sono CSA, CSOA, radio o piccole tribù che lavorano come possono, con poche risorse economiche a disposizione e le porte istituzionali rigorosamente chiuse (porte che invece si spalancano ai gruppi fascisti di Casapound), … per esempio Piombino, una cittadina sulla costa Livornese, un tempo 2° polo siderurgico italiano, che con l’arrivo dell’attuale crisi sistemica vive il momento più drammatico della sua ultrasecolare storia industriale, vede la presenza di un gruppo di compagni marcatamente di sinistra che da tre anni, tra non pochi ostacoli e dinieghi, tra gli altri, porta avanti un progetto dedicato a Antonio Gramsci , … sì quel Gramsci oscurato in casa e studiato fuori dalle mura dagli studenti che vanno dalle università degli Stati Uniti a tutto il Continente Latino Americano, … nel loro progetto iniziato nel 2012 questi compagni piombinesi sono perfino riusciti a coinvolgere (cosa quasi impossibile oggi) gli studenti della IIIa M della scuola media “A Guardi” di Piombino, realizzando con loro il video “l’ombra di Gramsci”, per girarlo si sono recati anche a Torino nei luoghi frequentati in gioventù da Antonio Gramsci, la prima fase del progetto terminò nel salone Coop di Piombino con la proiezione del video durante una conferenza di alto spessore, che vide la presenza degli studenti, insegnanti e noti conoscitori della figura del politico comunista incarcerato e ucciso dal fascismo di Mussolini.

L’indomito gruppo militante di via Cairoli (sede del loro laboratorio culturale) per mantenere vivo il progetto, nel novembre 2014 ha presentato l’opera musicale “l’amore di Gramsci” preparato e adattato dal gruppo folk-popolare “I nuovi cantori di sala Consilina” che altro non sono che gli stessi compagni ideatori del progetto.

Il professor Stefano Guarguaglini, arrangiantore, compositore, cantante e chitarra acustica del gruppo, riguardo a questa ben curata iniziativa musicale, di alto valore culturale, afferma: (M.C.) Il progetto del cd “L’amore di Gramsci” nasce come Prima versione del Gruppo a continuazione del precedente cd “Oltre la notte”. In questo, come suggerisce il titolo, venivano toccati alcuni temi da salvare nella “notte” della politica e della sinistra, da portare “oltre” questo periodo buio in cui sembrano essere dimenticati i principi fondamentali di un’identità sociale e collettiva, di una storia che ha generato speranze, lotte, saperi e le canzoni ricordano i protagonisti, gli avvenimenti, le situazioni di questa storia.

In questo contesto, Antonio Gramsci non poteva essere ricordato soltanto con un brano: la sua storia, la sua vita, il suo impegno dovevano approdare ad un lavoro autonomo, ad un progetto interamente a lui dedicato.

Così è nato il cd “L’amore di Gramsci”. La vita di Gramsci viene raccontata attraverso quella che è stata l’esperienza forse più intensa: la vicenda d’amore per Giulia. Una vicenda in cui amore e impegno politico diventano tutt’uno. Negli otto brani del cd si è cercato di dare voce agli entusiasmi del giovane Gramsci e al senso di sconfitta, anche individuale, degli ultimi anni della sua vita. Gramsci non perde mai però la capacità di provare amore, inteso come un sentimento forte di continuare a ragionare sulla storia, di tenersi attaccato agli affetti per le persone care, ai compagni che non lo comprendono e sembrano averlo dimenticato. E’ anche questa storia interiore di Gramsci, legata a Giulia e al sacrificio della vita per un’idea, che viene raccontata nel cd.

“L’amore di Gramsci” non è soltanto un progetto musicale, ma si presenta come un lavoro teatrale, in quanto i brani sono introdotti da un “parlato” che racconta sinteticamente la vita di Gramsci in relazione alle singole canzoni e dalla lettura di brani estratti dalle lettere. Inoltre si accompagna ad una mostra intitolata “L’ombra di Gramsci” (realizzata coinvolgendo il lavoro dei ragazzi di una classe di scuola media) che, attraverso fotografie, filmati, pannelli, costruisce un percorso di conoscenza della vita e del pensiero di Antonio Gramsci.

Il lavoro svolto, ovviamente, non è nient’altro che un gesto di affetto verso un uomo, un dirigente politico comunista, che ha rappresentato una delle menti più lucide del Novecento, uno dei pochi intellettuali di cui il nostro paese dovrebbe andare orgoglioso e coltivarne il ricordo, non soltanto per ciò che è stato, ma soprattutto per tutto ciò che ancora può insegnare per il futuro.

[Redatto su testi di: Raul Mordenti, Stefano Guarguaglini, Maurizio “Sandino” Cerboneschi]

(FOTO) Nápoles discute sobre las enseñanzas de Gramsci

por Sección Prensa y Relaciones Públicas Consulado General

Gramsci para el proceso revolucionario en Venezuela y en Italia

Italia.24 de diciembre de 2014 (Prensa Consulado General. Nápoles). Antonio Gramsci es uno de los filósofos italianos que más ha sido estudiado a nivel internacional, principalmente en América Latina, en los paíes que se han trazado el objetivo de construir una alternativa socialista.

La República Bolivariana de Venezuela, con el ideario del Comandante Chávez y actualmente llevado adelante por el Presidente Maduro, asumen importantes elementos de la teoría gramsciana como el intelectual orgánico, la hegemonia cultural, el concepto de sociedad civil, la teoría y praxis, entre otros importantes elementos.

Con el objetivo de intercambiar sobre la experiencia de estudio de este intelectual para los países latinoamericanos y el proceso revolucionario, la Comisión Rinascita Gramsci del Partito “Comité de Apoyo a la Resistencia Comunista” (CARC), junto a la Tricontinental de las Relaciones Intrenacionales y la Solidaridad, la Asociación Nacional de Redes y Organizaciones Sociales (ANROS – Italia) junto al Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles, convocaron al encuentro “Las enseñanzas de Gramsci. Construcción de la Revolución en Italia y en América Latina”.

La actividad se da como resultado de la cooperación entre el partido CARC y las fuerzas que representan y sostienen la revolución bolivariana. El encuentro estuvo presidido por Alfredo Viloria, Secretario Politico de la Embajada de Venezuela en Roma, Amarilis Gutiérrez Graffe, Cónsul General de Venezuela en Nápoles, Paolo Babini, Presidente de la Comisión
Rinascita Gramsci, Igor Papaleo, representante del partido CARC en Nápoles y Ciro Brescia, representante de ANROS – Italia.

Alfredo Viloria explicó la importancia y los principales aportes que el pueblo y la vanguardia venezolana había hecho del pensamiento gramsci, aplicado a cuestiones tan cruciales como el poder popular, la participación social y la hegemonía cultural.

La Cónsul General aprovechó para recordar los 15 años de la Constitución Bolivariana y como constituyera el más alto ejemplo de la representación de los intereses del pueblo, y de como en la teoría gramsciana se hayan encontrado muchos de los indicios para encontrar soluciones y reformular los principios del socialismo bolivariano.

Los representantes del partido CARC por su parte, concentraron la atención en el intercambio de experiencias, partiendo del presupuesto que los contextos y los momentos históricos que se viven en Venezuela e Italia sono diversos, pero que en la base, son varios los puntos coincidentes.

Explicaron detalladamente la importancia de la reforma moral e intelectual, partiendo de los propios militantes como parte de la masa, para poder cambiar el entorno y luego la sociedad.

Ciro Brescia de ANROS – Italia realizó un recorrido sobre conceptos del pensamiento de Gramsci che poseen una actualidad real: las costubres que forman el sentido común, el imaginario y el sentir de unidad de una sociedad, los símbolos y los elementos de poder, entre otros.

La iniciativa fue propicia para manifestar la solidaridad con Cuba y explicar sobre los últimos cambios en las relaciones con los Estados Unidos, así como para criticar la injusticia de las sanciones impuestas a la República Bolivariana de Venezuela.

El encuentro cerró reiterando el llamado al II Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana, en abril de 2015.

Sezione Stampa e Pubbliche Relazioni
Consolato Generale
Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli
facebook:https://www.facebook.com/Consolato.Venezuela.Napoli
twiter: @ConsulVenNap
——————————————————————–
Sección Prensa y Relaciones Públicas
Consulado General
República Bolivariana de Venezuela en Nápoles
facebook:https://www.facebook.com/Consolato.Venezuela.Napoli
twiter: @ConsulVenNap

__

(FOTO) Napoli: la Riscossa Popolare 2014 all’insegna di Gramsci e Chávez

di Ciro Brescia

La 4ta edizione della Festa di Riscossa Popolare (17/27 Luglio 2014) è giunta al suo settimo giorno di attività, caratterizzata dalla partecipazione ed il protagonismo di centinaia di giovani, donne, di operai, di artisti, studenti universitari provenienti da tutta Italia, nonché di attivisti provenienti dall’America latina e non solo.

Un evento totalmente autofinanziato, autorganizzato che da subito ha puntato sul contare principalmente sulle proprie forze, sulla volontà e determinazione collettive, conciliando arte, spettacolo, musica, sport, scienza e conoscenza, proprio quello di cui ha bisogno qualsiasi processo che si vuole rivoluzionario; che, come abbiamo ormai compreso, non scoppia, se non nella misura in cui tale processo si costruisce. 

Dibattiti internazionalisti dalla Turchia a Cuba, dal Venezuela Bolivariano alla Palestina in resistenza, seminari di approfondimento su Gramsci, con il fine di recuperare tutta la sua forza e vitalità, per la sua rinascita nel contesto mondiale di un capitalismo sempre più incapace di gestire le contraddizioni odierne senza seminare guerra, abbrutimento e distruzione.

Grazie allo studio del pensiero di Gramsci stiamo apprendendo che il “senso comune” è uno strategico terreno di scontro, e allo stesso tempo, è la più potente arma che l’imperialismo tiene ben stretta tra le sue mani. Il nostro compito è fare in modo di sottrargli questa pericolosa arma, un’arma di distrazione di massa, che chi oggi ha in mano le redini del mondo fa di tutto per tenersela ben stretta. Sottrargliela trasformandola nella sua tomba, rigettandolo lì dove è giusto che stia, insieme al fascismo, nell’immondezzaio della Storia.  

Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della propria volontà, sosteneva Gramsci, e noi con lui, ri-attualizzando il suo pensiero facciamo in modo che rinasca.

___

Napoli: la rinascita di Gramsci

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it

Ai membri, collaboratori e simpatizzanti del Partito dei CARC

Cinque seminari su Antonio Gramsci

Nella Festa della Riscossa Popolare che si terrà a Napoli nella seconda metà del mese di luglio terremo cinque seminari sulla rinascita di Antonio Gramsci.

In che senso Gramsci è vivo lo spiega lui stesso in una lettera alla cognata del 24 luglio 1933 dove racconta di avere parlato per una intera notte “dell’immortalità dell’anima in un senso realistico e storicistico, cioè come una necessaria sopravvivenza delle nostre azioni utili e necessarie e come un incorporarsi di esse, all’infuori della nostra volontà, al processo storico universale…”

A sentire dire di uno che è vivo anche dopo che è morto un materialista dovrebbe inorridire, ma, dice Marx, il difetto di ogni materialismo fino a oggi “è che l’oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente.” (Marx, Tesi su Feuerbach) È il fare che è reale, dice Marx, e la realtà di questo fare si incorpora nel processo storico universale, dice Gramsci, nel senso che diventa parte integrante e organica del movimento comunista, perché il movimento comunista è il “processo storico universale”, secondo lui e secondo noi, perché il senso della storia procede verso la realizzazione del comunismo. La carovana del (nuovo)PCI con il nostro Partito che ne è parte avanza in questo processo, cioè avanza nella costruzione della rivoluzione, e quindi è nello stesso processo in cui Gramsci vive, e realizza gli obiettivi da lui perseguiti utilizzando i metodi da lui indicati. Perciò noi parliamo non semplicemente di recupero, ma di rinascita di Gramsci.

Voi che siete o nel Partito dei CARC o prossimi al suo percorso siete la testa della rinascita. Il parto è cosa delicata oltre che gloriosa, e la mano che guida la testa del nascituro, la prima ad affacciarsi al mondo (se tutto va per il meglio), vuole scienza e sensibilità. Gli strumenti che Gramsci fornisce allo scopo sono indispensabili. Noi iniziamo a utilizzarli con sicurezza sufficiente, e li portiamo a disposizione vostra in questi cinque seminari, che fissiamo come tappa

1. per imparare a pensare,

2. per insegnare a pensare, perché la teoria è rivoluzionaria se e solo se viene fatta propria dalle masse popolari,

3. e per imparare a dirigere, dirigere non solo entro il partito, nei collettivi in cui siamo, ma in ogni nostra relazione, inclusa quella con noi stessi, incluso cioè il dirigersi, l’orientarsi autonomamente.
Queste tre corsie che compongono la via della rivoluzione socialista daranno a ciascuno di voi il potere di fare quello che decide di fare, perché “nella rivoluzione socialista quello che pensiamo decide di quello che facciamo.” (La Voce del (nuovo)PCI, n. 46, marzo 2014, p. 23). Comprendete, quindi, quale valore i seminari possono avere. “Possono”, perché la verità che essi esprimono è tale solo se voi la fate vostra, sarà tale solo quando e in quanto voi la fate vostra. Noi siamo comunisti, non preti. I preti hanno la verità da dire al loro gregge, noi la verità la costruiamo giorno dopo giorno, insieme, ed è elevazione e liberazione collettiva e universale.
Ogni seminario tratterà un tema.

Il primo tratterà della concezione comunista del mondo, e si terrà giovedì 17 luglio dalle 14.30 alle 17.30. Tratterà di quella che comunemente viene chiamata “filosofia”, che noi, sulla via intrapresa da Gramsci e dagli altri grandi dirigenti del movimento comunista internazionale, risolleviamo alla dignità di scienza per la comprensione e la trasformazione del mondo e di noi che ne siamo parte integrante.

La filosofia capace di trasformare la realtà è teoria rivoluzionaria: è strumento e arma. La trasformazione che attua è intellettuale e morale. Mutiamo il nostro modo di pensare e di comportarci. Perciò realizziamo la riforma intellettuale e morale che è stato uno degli argomenti principali di cui Gramsci ha scritto in carcere. Ne trattiamo nel secondo seminario, venerdì 18 luglio, dalle 14.30 alle 17.30.

Ci sono quelli che per senso comune e per malafede pensano e dicono che la teoria rivoluzionaria e la morale che comporta “sono solo parole”. Noi invece sappiamo, quanto fu efficace la teoria rivoluzionaria la cui importanza fu dichiarata del Lenin nel 1903. Gramsci lo dice: la Rivoluzione d’Ottobre fu il “capolavoro metafisico” di Lenin. Anche i massimi esponenti della classe che la nostra rivoluzione spazzerà via lo sanno, motivo per cui conducono contro di noi una guerra particolare, nell’ambito della guerra generale che conducono contro le masse popolari e contro i popoli del mondo. È una guerra di sterminio, dove l’umanità è costretta a vivere e a morire secondo i criteri di un assetto sociale inutile e assassino, finalizzato alla necessità di fare profitti di una infima minoranza della popolazione mondiale, la borghesia imperialista. A questa guerra si risponde con guerra, come risposero i partigiani agli occupanti nazisti. È una guerra specifica, la cui natura Gramsci inizia a spiegare, che Mao mette in pratica all’altro capo del mondo, e di cui la carovana del (nuovo)PCI dà, finalmente, definizione sintetica e scientifica applicabile ai paesi imperialisti. È Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata, quella che Gramsci chiama guerra di posizione, ed è prima di tutto conquista delle menti e dei cuori delle masse popolari. Di questo tratta il terzo seminario di martedì 22 luglio, dalle 14.30 alle 17.30.

Parlando di guerra, sarà più semplice farci comprendere dalle masse popolari del Meridione italiano. In questa terra la guerra di sterminio della borghesia imperialista è più feroce: tra le sue armi ci sono la disoccupazione, l’inquinamento, l’oppressione intellettuale e morale, il maschilismo, e dove non bastano allo sterminio in atto intervengono a dare il colpo di grazia le organizzazioni criminali. Discutiamo di come chiudere la questione meridionale, partendo dall’intelligenza che un meridionale come Gramsci ha, nel quarto seminario, venerdì 25 luglio, dalle 14.30 alle 17.30.
La riforma intellettuale e morale che è fondamento della rivoluzione, che si costruisce come una guerra, ha come avversario principale il potere più forte del paese, quello del Vaticano. Gramsci ne ha compreso bene punti di forza e di debolezza, e noi pure. Discutiamo insieme come liberarci da questo peso che ci opprime da secoli e che non possiamo più tollerare nel quinto seminario, sabato 26 luglio, dalle 15.30 alle 18.00.

Vi invitiamo a partecipare. Sarà utile comunicare la vostra partecipazione fino da subito al compagno Paolo Babini, all’indirizzo carc.int.dept@alice.it, o come messaggio su Facebook a Paolo Babini (paolobabini@facebook.com). La Commissione Rinascita Gramsci, che organizza le iniziative, sta concludendo percorsi di raccolta dei testi in riferimento a ciascun tema, e prevede di inviarne sintesi a ciascun partecipante prima delle date stabilite per ciascun seminario.
Informiamo che domenica 20 giugno, dalle 17.30 alle 21, si terrà una iniziativa pubblica dal titolo La rinascita di Antonio Gramsci.

A nome della Commissione Rinascita Gramsci e del Partito dei CARC vi saluto. Abbiamo intrapreso la via giusta, gloriosa e bella, come la bandiera rossa. Le mondine dicono di questa bandiera: “gloriosa e bella, noi l’abbiam raccolta e la portiam più su, dal Vercellese a Molinella, alla testa della nostra gioventù” e che noi “l’abbiam raccolta e la portiam più a sud”, a Napoli, dall’inizio alla fine della Festa della Riscossa Popolare.

Commissione Rinascita Gramsci

Firenze, 3 luglio 2014

Bolívar vive, Gramsci sigue!

Il presidente offre a papa Francesco l’avvio di «misiones» mediche in Africa

Maduro soffia sulle ceneri di Gramsci

di Geraldina Colotti

Il Manifesto – 19giu2013

Roma. Al Palazzetto delle carte geografiche, la sala è piena. Si attende Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, per l’ultima tappa del suo viaggio a Roma. Domenica ha ritirato il premio alla Fao perché il suo paese ha raggiunto con molto anticipo le prime «Mete del millennio», l’altroieri mattina ha visto papa Bergoglio e nel pomeriggio il presidente Napolitano. Per la serata è stato organizzato un incontro con le reti sociali. Attivisti, politici, intellettuali, provenienti da tutta Italia, sono sul posto da diverse ore. In molti non riusciranno a entrare. All’ultimo è stato inserito un gruppo di bambini e bambine con relativi accompagnatori: testimoniano la buona riuscita di un progetto per il trapianto di midollo osseo, realizzato tra Italia e Venezuela con i finanziamenti dell’impresa petrolifera Pdvsa.

Prima del governo Chávez, Pdvsa era «uno stato nello stato», un comitato d’affari che rispondeva ai grandi capitali multinazionali e non al proprio paese. Dal 1998 invece i proventi del petrolio (di cui il Venezuela possiede le più importanti riserve certificate) sono controllati dallo stato, e servono per le spese sociali: istruzione, pensioni e sanità. «Entro il 2018 – promette il presidente – avremo 60.000 medici, finora ne abbiamo formati 14.000».

Salta anche la prevista conferenza stampa che avrebbe dovuto precedere l’iniziativa: all’improvviso, Maduro ha deciso di rendere omaggio alla tomba di Gramsci, perno del socialismo del XXI secolo: «Abbiamo fatto un giuramento gramsciano: per una rivoluzione socialista basata sulle idee di quest’uomo che morì resistendo al fascismo, senza mai piegarsi», dice alla sala. E ricorda che il presidente Hugo Chávez, scomparso il 5 marzo, «fu un grande ammiratore di Gramsci, di cui ha abbracciato molto presto tutti quei nuovi concetti di rivoluzione democratica, di giustizia, che noi continuiamo a praticare». Una ragazza interrompe il presidente per parlargli della sua associazione italo-venezuelana. Maduro la invita al tavolo, poi riprende a parlare.

Lo «spirito» della «rivoluzione bolivariana» è anche questo: autentico e improvvisato, ma anche tenace e caparbio, capace di trovare guizzi inediti e proprie alchimie. Maduro e il suo gruppo dirigente hanno preso in mano un paese cresciuto ma in lutto, orfano di un uomo amato e odiato con un’intensità fuori dal comune, come fuori dal comune era la sua capacità di sentire il ritmo di un popolo e quello del tempo. Contro venti e maree, intendono proseguire sul «terreno minato» di un «nuovo socialismo umanista, boliviariano, gramsciano e cristiano». Un progetto che punta sulla democrazia partecipata e che alla logica dei poteri forti contrappone quella della giustizia sociale. Maduro è venuto a chiedere solidarietà e sostegno per il suo «governo di strada», inaugurato il giorno dopo aver assunto l’incarico, il 19 aprile. Il 14, la vittoria con uno stretto margine di voti sul candidato delle destre Henrique Capriles Radonski, rappresentante della Mesa de la Unidad Democratica. Capriles non l’ha accettata, ha chiamato i suoi alla rivolta e ha chiesto appoggio ai padrini politici a livello internazionale (in primo luogo Usa, Colombia, Osa, e destre europee). Maduro ha portato l’opuscolo Victimas de la Arrechera, che documenta i 4 giorni di «violenza fascista» post-elettorale: 11 militanti chavisti uccisi, 78 feriti, incendi e devastazioni ai dispensari di quartiere in cui lavorano e vivono i medici cubani impegnati nelle misiones.

Al papa argentino, «che porta il nome di Francesco d’Assisi», Maduro ha proposto un intervento comune proprio nell’ambito delle misiones, i piani sociali del governo rivolti agli esclusi di sempre: con l’appoggio della chiesa – ha spiegato – le misiones si potrebbero estendere ad altre parti del mondo, anche con il sostegno dell’ALBA, l’Alleanza Bolivariana per i popoli della nostra America, ideata da Cuba e Venezuela. Una sfida a superare la logica dell’assistenza in favore della partecipazione politica e dell’autorganizzazione sociale, principale punto di forza del modello bolivariano. Bergoglio l’accetterà o sceglierà di svolgere contro questo variegato socialismo dell’America latina lo stesso ruolo nefasto giocato da Wojtyla contro il marxismo e la Teologia della liberazione?

Simbolicamente, il presidente venezuelano ha portato al papa anche un’altra richiesta: la beatificazione di José Gregorio Hernandez (1864-1919), conosciuto in Venezuela come «il medico del popolo». Appoggiati dal loro grande sponsor, il cardinale Jorge Urosa, i deputati di opposizione sono però già scesi in campo, chiedendo udienza al papa perché «difenda il diritto al dissenso» in Venezuela.

«L’unico modo di mantenere la pace in Venezuela è che la rivoluzione si faccia governo – ha affermato Maduro – noi siamo gli unici che possiamo garantire stabilità e diritti sociali». E ha aggiunto: «Al presidente Napolitano ho parlato della nostra ben strana ’dittatura’, messa alla prova da 17 elezioni. Prima del 14 aprile, conoscendo i piani destabilizzanti dell’opposizione, ho promesso che se avessi perso per un solo voto avrei riconosciuto la sconfitta, come aveva fatto Chávez dopo il referendum del 2007, perso per un soffio, ma che se avessi vinto anche per un solo voto, ero deciso a governare. E ora intendo andare avanti».

La Rivoluzione bolivariana sulla tomba di Gramsci

Por eso, es que voy a valerme del pensamiento, de algunas de las ideas de ese gran pensador revolucionario italiano, Antonio Gramsci, para hacer una reflexión sobre el momento que estamos viviendo. Una verdadera crisis histórica ocurre cuando hay algo que está muriendo pero no termina de morir y al mismo tiempo hay algo que está naciendo pero tampoco termina de nacer. En el tiempo y en espacio donde esto ocurre, ahí se presenta una auténtica crisis orgánica, crisis histórica, crisis total”. “Aquí en Venezuela no lo olvidemos, desde hace varios años estamos en una verdadera crisis orgánica, una verdadera crisis gramsciana, una crisis histórica. Lo que está muriendo se niega a morir y todavía no termina de morir y lo que está naciendo tampoco ha terminado de nacer. Estamos en el epicentro de la crisis, buena parte de los años por venir formarán parte de esa crisis histórica hasta que no muera definitivamente la IV República y nazca plenamente la V, la República socialista y bolivariana de Venezuela. (Hugo Chávez)

Fonte: Cubadebate

Roma, 17giu2013

Il presidente Nicolas Maduro ha affermato oggi che “la Rivoluzione venezuelana ha un progetto storico e chiaro, sa verso dove va ed appartiene ad un popolo cosciente delle minacce e delle sfide”.

In un incontro con i movimenti sociali a Roma, Nicolás Maduro ha affermato che la Rivoluzione possiede inoltre la forza dei secoli, l’etica politica della trasparenza, l’onestà, l’umiltà e l’impegno giurato con la storia e con il popolo.

“La nostra Rivoluzione è in buone mani, quelle dei figli autentici del Comandante di Acciaio, Hugo Chávez, e nelle mani di un popolo che ha saputo affrontare le tensioni che si creano quando facciamo una Rivoluzione Socialista in questi tempi”, ha risaltato.

L’omaggio alla Memoria sulla tomba di Antonio Gramsci

Il Presidente ha osservato che “Chávez è stato il bolivariano più grande che sia mai esistito in America, e lo sarà negli anni e nei secoli a venire”.

“Gli interessi imperiali l’hanno perseguito fino all’ultimo momento della sua vita, non lo hanno mai lasciato riposare, ma non hanno potuto sconfiggerlo, e neanche sono riusciti ad evitare la vittoria bolivariana nelle elezioni presidenziali del 14 aprile scorso”, ha affermato.

Inoltre, ha sottolineato che non potranno neanche distruggere il valoroso progetto rivoluzionario del Socialismo del secolo XXI, che si è alzato dal Venezuela, perché in lui ci sono la speranza e la forza del popolo.

Il Presidente ha dichiarato che la morte di Chávez è stata una tragedia storica che il popolo ha affrontato con dolore, lacrime e coscienza, mentre ha assicurato che ora i suoi figli sono più leali alle sue idee, al suo esempio ed al sogno di Patria socialista, grande ed umana.

Ha anche denunciato che nella nazione latinoamericana hanno scoperto un seme della destra fascista che cerca di infettare la società, ma che sarà combattuto senza pietà.

La controrivoluzione venezuelana, ha sottolineato, è avvicinata verso un’opposizione di destra diretta da un nucleo fascista e profondamente vincolato ai settori più retrogradi, conservatori e cospiratori dell’elite imperiale statunitense ed al capitale finanziario.

“Per noi la vittoria sui fascisti significa ottenere la pace, la stabilità e la prosperità con il lavoro”, ha concluso.

[traduzione di Ida Garberi]

Rivoluzione, arte e filosofia: Conversando con Gramsci

gram

Gramsci in the sky with diamonds!

di Miguel Posani

«Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione»
(Antonio Gramsci)

Lentamente si va facendo visibile un paesaggio davanti a me, un piccolo lago, non so in quale parco, alberi tutt’intorno. Mentre osservo i suoi colori, mi rendo conto che sono seduto su una panca, di quelle di legno. Il sole è alle mie spalle e ho qualcuno al mio fianco che conversa con me e mi dice:

«Guarda quello che sta succedendo, ora state cominciando a capire quello che teorizzai a suo tempo, il problema della egemonia non è semplicemente la questione di chi controlla il potere politico o l’apparato dello Stato, l’egemonia culturale è qualcosa di più complesso e complicato, nella quale partecipano tutte le menti della società… Guarda cosa è successo con l’Unione Sovietica e tutti quei tentativi di rivoluzione socialista, al di là di altri errori, non seppero focalizzare il vero problema egemonico che non sta nei mezzi di produzione, nella burocrazia dello Stato o nelle leggi, non sono stati capaci di concentrarsi nella quotidianità che ognuna di quelle menti riproducono, nelle loro mutue complessità che riproducono uno schema sotterraneo incosciente».

Mi volto verso il mio interlocutore e mi rendo conto che colui che ho al mio fianco è una persona che si maschera la faccia con una grande fotografia di Gramsci, l’abbassa e mi spavento perché chi la sostiene è lo stesso Gramsci che sorride, è veramente piccolo come nelle foto e al vedere la mia sorpresa sorride ancora di più e senza darmi il tempo di dire nulla continua a parlare:

«L’opportunità che voi avete per la quale siete maturi è quella di sviluppare una vera guerra di posizioni simboliche, non solo nell’ideologia, ma in ciascuna area di riflessi incoscienti che sono le loro basi. Renditi conto che questo problemino con gli studenti delle università private e con i preti, con i mezzi di comunicazione, con la burocrazia e la corruzione che avete adesso, lungi dall’essere qualcosa di negativo va a rafforzarvi, quelli, la destra e l’imperialismo, si stanno rinnovando nella loro tattica e strategia, e questo vi obbliga a fare la stessa cosa. Non è un male, per fortuna ci sono loro, non importa quanto siano stupidi, sono un’opposizione interna ed esterna che vi aiuta a sviluppare anticorpi».

Si aggiusta gli occhiali e parlandomi in italiano con accento sardo, mi dice che è preoccupato per la sua salute e inoltre sua moglie è da molto tempo che non gli scrive… non so che dirgli… mi guarda, credo che intenda il mio imbarazzo e ride di nuovo, continuando a parlarmi:

«Devi capire questo: il senso comune è un conglomerato di abitudini e aspettative che sono vigenti giorno dopo giorno nel quotidiano delle persone, sono come una colla che mantiene l’ordine sociale delle cose. Si manifesta per esempio con le frasi fatte, nei giri verbali tipici, nei gesti automatici, negli stereotipi e nelle reazioni di fronte agli avvenimenti. L’insieme di questi contenuti del senso comune si identifica per il soggetto imbevuto di ciò, con la realtà stessa, anche se è soltanto parziale e immaginario»… tento di interromperlo ma non me lo lascia fare… «il senso comune non ‘apprende’ dalla realtà ma lavora come filtro e ordinatore di questa a sua volta, secondo canoni ancestrali che si mantengono occulti alla coscienza».

Mi rendo conto che ho una certa difficoltà nel seguirlo perché mi sto chiedendo se questa conversazione sia reale o sia un sogno, però continuo ad ascoltarlo con attenzione:

«Voi, per la prima volta in una rivoluzione, state prendendo coscienza che il problema non è soltanto economico, o storico, il problema della ‘sovrastruttura’ è veramente un problema, dovete prendere coscienza che la lotta è molto lunga e la sfida è riuscire a voltare di 180° nella cosmovisione del senso comune, cambiare i sentimenti morali, avvelenati e condizionati dal capitalismo, fino a toccare le reazioni fondamentali del senso comune. So che adesso dovete affrontare una guerra che prima non esisteva, quella che chiamano guerra mediatica, quel monitor che si trova in tutte le case e che ha condizionato tutti con la sua musica, le sue immagini, la sua estetica, non solo nelle vostre credenze ma arriva molto vicino a quelli che si possono definire gli istinti freudiani. Questa è la vera guerra per l’egemonia; si sono conquistate molte cose ma manca il nucleo centrale riproduttivo del quotidiano che non sta ‘fuori’ nelle relazioni sociali ma si trova dentro di ognuno di noi.

Te lo espongo in un’altra maniera, l’ho spiegato nei quaderni del carcere.

L’ideologia borghese non deve essere combattuta solo nel campo aperto degli scontri ideologici ma anche nella discrezione del senso comune, nella riproduzione del suo sostegno, dei suoi simboli ed immagini, attraverso la penetrazione sottile, millimetro a millimetro, cervello a cervello, idea a idea, abitudine ad abitudine, riflesso a riflesso. Capisci allora quando parlo di ‘aggressione molecolare’? Ma inoltre, se facessimo solo questo staremmo soltanto cambiando una cosmovisione e un’alienazione con un’altra, il problema è più complesso. Oggettivamente la mutazione e l’evoluzione per la quale lottiamo non riguardano soltanto le convinzioni politiche, ma principalmente le reazioni spontanee, i sentimenti fondamentali, i riflessi che determinano incoscientemente la condotta. Le condotte sedimentate nell’inconscio umano da secoli e millenni devono essere sradicate, per fare posto a una nuova costellazione di reazioni o, per meglio dire, passare da una reazione ad una maggiore coscienza.

In questa guerra per l’egemonia si richiede una pluralità di canali di azione e comunicazione informali e apparentemente svincolati dalla politica, attraverso i quali si può andare iniettando impercettibilmente nel senso comune una gamma completa di nuove parole, abitudini che vanno modificando i modelli di comportamento da incoscienti ed alienati per passare a modelli coscienti, autoriflessivi e critici».

Lo interrompo e gli faccio notare che ciò che mi dice si avvicina all’esoterismo tipo ‘new age’ e lui se la ride di nuovo dicendomi che ha sempre criticato il meccanicismo manualesco ed il dogmatismo, che i suoi anni in carcere sono stati un profondo periodo di meditazione ed introspezione che gli hanno permesso di vedere più in là del momento storico e comprendere che una rivoluzione autentica deve andare più in là di se stessa gettando il suo sguardo non solo all’indietro nella storia ma più in avanti, nel futuro, nella scommessa di un futuro più umano, più in armonia con la natura e con lo spirito della terra, solo così si salverà dal cadere nelle fosse e nelle trappole dei diversi dogmatismi, dei conservatorismi ed estremismi nocivi per il processo rivoluzionario.

All’improvviso nel cielo chiaro si scatena un fulmine che cade nel centro del lago distogliendoci dalla nostra conversazione, ad un certo punto, solo un istante di oscurità e aprendo gli occhi mi rendo conto che mi trovo in una cella e che il suono del fulmine è stato prodotto dall’urto del metallo della porta che si è aperta, un secondino entra e mi dice «Signor Gramsci, lei è libero, Mussolini ha firmato la sua liberazione». Non capisco ciò che mi dice perché ancora sto pensando al mio strano sogno: io, che sono un’altra persona che mi ascolta mentre le parlo del futuro in… Venezuela…, davvero una strana cosa… non lo racconterò a nessuno perché crederanno che io sia più pazzo di quello che pensano… qui mi sono svegliato, facendo questo pensiero.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Chávez e le presidenziali del 7 ottobre. Lula da Silva: “La sua vittoria è la nostra vittoria!”

fonte: http://quitolatino.wordpress.com

Davide Matrone intervista Mario Neri del Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” di Caracas.

Davide Matrone intervista Mario Neri

Parco Robinson, Napoli, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, luglio 2012.

Come e quando nasce il Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” di Caracas?

Il Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” nasce nel 2002. In quell’anno ci fu un convegno di solidarietà internazionale col Venezuela a Caracas e da Cuba venne un teologo della Liberazione italiano, di nome Giulio Girardi, morto recentemente.
Dopo il suo intervento la comunità italiana si incontrò con Giulio e cominciò a conoscersi, a confrontarsi e da quel momento abbiamo continuato a riunirci e a organizzarci in gruppo. Al principio, tra le discussioni affrontate, ci fu anche quella per il nome da dare al circolo italiano; tra i personaggi menzionati ci furono Garibaldi, poi Mazzini e alla fine la scelta cadde su Antonio Gramsci, un italiano con forte spirito internazionalista.
Nel nostro gruppo, appartenente alla classe media, ci sono impiegati, piccoli imprenditori, professionisti e studenti di origine italiana.
Dal principio abbiamo cominciato a lavorare facendo controinformazione e facendo conoscere all’esterno quello che stava accadendo lì in Venezuela. Questo è stato ed è l’obiettivo ancora oggi. Abbiamo scritto e contestato, nel corso degli anni, agli innumerevoli articoli infamanti che venivano scritti contro il Venezuela e molti dei quali provenienti anche dai nostri giornali cosiddetti progressisti.

Parliamo del processo politico e sociale in atto Venezuela in questi anni. Quali sono stati gli obiettivi raggiunti dal popolo venezuelano nel frattempo e come continua oggi?

Beh, per risponderti a queste domande ci vorrebbero dei libri interi. Cominciando da un particolare interessante; devo dirti che siamo il paese con il più alto indice di pubblicazioni di libri degli ultimi 10 anni e non sono solo libri che trattano esclusivamente del processo ma si è realizzata anche una distribuzione di libri di cultura generale ed universale. Abbiamo distribuito libri nei parchi come “I miserabili” di Victor Hugo, “il Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes. Lo stato ha cominciato a distribuire alle famiglie scatole di libri di cultura universale. Poi ci sono state le varie Missioni che sono aumentate anno dopo anno come “Misión Barrio Adentro 1, 2, 3…”. Queste missioni hanno interessato i vari aspetti della vita quotidiana del popolo venezuelano come il miglioramento dell’assistenza sanitaria, lo sviluppo dell’educazione. In un anno e mezzo abbiamo debellato l’analfabetismo. L’ONU ha dichiarato il Venezuela paese libero dall’analfabetismo.
Il processo continua ancora oggi, nel senso che la stessa gente che ha imparato a leggere e scrivere con le prime missioni, ha proseguito facendo parte delle altre Missioni come quella denominata “Sucre” e l’altra “Ribas” che hanno permesso loro di terminare le scuole elementari, le scuole tecniche e addirittura con la “Misión Sucre” di terminare l’università.
Chávez, sin dall’inizio, vedeva che le Università presenti nel paese non erano sufficienti, molte erano anche restie a queste missioni e cosi ha creato delle Università parallele che hanno consentito a molte persone di continuare gli studi.

La popolazione appoggia realmente il processo bolivariano?

La matematica è una scienza perfetta e in tredici elezioni svolte ne abbiamo vinte dodici. Quella persa è stata quella della riforma costituzionale, per un punto percentuale (Nel 2007 la riforma costituzionale di Chávez fu bocciata con il 50.7% contro il 49.3%, ndr). Quindi, a parte questa sconfitta, vuol dire che la gente appoggia la rivoluzione bolivariana. Questo appoggio è dovuto al fatto che ha ricevuto dei benefici. Come diciamo noi da quelle parti, grazie alla nazionalizzazione del petrolio ad ognuno è arrivata una goccia di petrolio. La goccia è arrivata a tutti, attraverso le borse di studio, il miglioramento della sanità pubblica, una casa. In merito a questo aspetto è stata istituita la Missione “Vivienda” che ha come obiettivo la costruzione di 3 milioni di case in 7 anni. La casa è stata dichiarata diritto umano, bene comune per tutti. Chávez ha promesso e ha proposto che non ci deve essere nessun venezuelano senza una propria casa.

Intervista Mario Neri, Festa della Riscossa Popolare, Parco Robinson Napoli, luglio 2012

Intervista Mario Neri, Festa della Riscossa Popolare, Parco Robinson Napoli, luglio 2012

Invece parlando dell’attualità e delle elezioni che si avvicinano (in ottobre ci saranno le elezioni presidenziali in Venezuela, ndr) si parla di uno scarto del 20% tra i due candidati. Cosa pensi del nuovo programma proposto da Chávez e del candidato nuovo Henrique Capriles Radonsky?

Prima di tutto, bisogna dire che dei due candidati chi ha presentato un programma è stato Chávez, l’altro non ha presentato nulla. Nel nuovo programma di Chávez c’è la radicalizzazione del processo ed è una proposta di programma che parte dalla base del partito. È un programma che abbraccia molti punti, però l’elemento di novità, che a me è piaciuto molto, è quella relativo all’ecologia. In questa campagna elettorale, il problema dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile, del rispetto della natura vengono affrontati con energia nuova ed io, che sono tendenzialmente un ecologista, devo sostenere questa battaglia.

L’altro candidato scimmiotta, e nonostante la sconfitta nei sondaggi, sta cercando di camuffarsi e di presentarsi come socialdemocratico difendendo le missioni del governo. È assurdo, loro che da sempre sono stati contro queste politiche sociali, adesso stanno dicendo che perfezioneranno queste missioni, che le renderanno accessibili a tutti e nel frattempo accusano Chávez di limitare l’accesso a queste opere sociali ai soli iscritti al partito! Questa è una enorme bugia! Con questo comportamento cercano di catturare il consenso dei più poveri.


Addirittura, sulla proprietà privata, hanno detto che loro consegneranno i titoli di proprietà. Ci accusano di essere un governo che è contro la proprietà privata quando in realtà lo stesso governo bolivariano è stato quello che ha generato più proprietari di qualsiasi altro governo nel passato. Oggi in Venezuela c’è più gente che ha la casa di proprietà o il suo terreno grazie alla riforma agraria.


Siamo contro la proprietà privata quando si mette contro gli interessi della nazione ed in quel caso lo stato interviene. Per esempio se un latifondista, che è proprietario di migliaia e migliaia di ettari di terra, non la coltiva, lo stato venezuelano (come tutti gli stati del mondo) ha diritto all’espropriazione. Quindi paga il valore del terreno e lo rende produttivo.

L’accusa classica della contro–parte è quella di accusare Chávez di essere un dittatore perché concentra molti poteri ed ha una maniera di confrontarsi dura e autoritaria. Tu come rispondi a queste affermazioni?

La democrazia venezuelana si definisce come una democrazia partecipativa e non rappresentativa e quindi questo vuol dire che chi fa la democrazia non sono solo i rappresentanti del popolo ma anche quest’ultimo organizzato in gruppi sociali o in consigli comunali. Questo è un punto fondamentale. In Venezuela, dare potere al popolo non è demagogia o uno slogan perché lì sono state fatte delle leggi che permettono al popolo di partecipare e di essere protagonista del proprio destino. Lì sono nati i Consigli comunali, “las Comunas” che sono esempi chiari di partecipazione popolare. Inoltre lo stato sovvenziona i poteri comunali per la creazione di imprese produttive, per la creazione di strade e di opere pubbliche. Lo stato interviene mettendo a disposizione i mezzi tecnologici e personale qualificato. Quindi non possiamo accusarlo di dittatura anzi lì c’è fin troppa democrazia!

Nell’ultima sua dichiarazione, l’ex – presidente brasiliano Lula, ha smentito tutte queste storie. Lula, che è stato il preferito dell’occidente, ha dichiarato che Chávez è l’esempio ed è il pioniere dello sviluppo e dell’integrazione latinoamericana. Ha dichiarato, inoltre, quando è venuto in Venezuela che c’è fin troppa democrazia nel nostro paese e che la vittoria prossima in ottobre di Chávez sarà la vittoria di tutto il continente, dell’unità dell’America Latina.*

E allora relazionandoci all’intero continente latinoamericano. Continua ancora questa ventata di riforme, questo processo di rivoluzioni in atto e Chávez rappresenta la punta di diamante dell’ala più radicale. Quanto è cambiata l’America Latina con la presenza di Chávez da un punto di vista sociale e politico?

Guarda, ti faccio un solo esempio. Quando dieci anni fa c’era il tentativo degli U.S.A. di imporre l’ALCA (Área de libre comercio de las Américas) ai paesi latinoamericani, Chávez propose (anni dopo) l’ALBA (Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América) come mercato alternativo. In quel momento rappresentò l’unica voce dissidente. Nel frattempo si è aggiunto il Nicaragua, la Bolivia, Cuba c’è sempre stata, l’Ecuador, poi, prima del colpo di Stato, l’Honduras, e più in là dell’ALBA, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay… Poi c’è stato anche il Cile per un periodo con la Bachelet fino a quando c’è stata la svolta a destra.

Quindi lo scenario è cambiato e Chávez è stato (e continua ad essere) il pioniere dell’unificazione dell’America Latina. Lui parla della Patria Grande però non solo a chiacchiere. Ha creato TELESUR, RADIO del SUR, il BANCO del SUR e la MONETA del SUR che è il SUCRE. Quindi una delle cose che vanno riconosciute al Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, è la difesa dell’America Latina.

Attualmente è il continente che cresce ogni anno e che non vive la crisi che vive l’Europa. È la realtà continentale che mette in discussione il neoliberismo e il capitalismo a livello mondiale. Quindi una risposta al neoliberismo da sinistra si può dare, e si sta dando. L’Ecuador e il Venezuela sono due paesi gemellati e i due presidenti collaborano molto. Cosa ne pensi di questa situazione?

Io dico che il Venezuela ha aiutato molto gli altri paesi ma è anche vero che il Venezuela è stato aiutato dagli altri paesi perché finalmente non è stata più l’unica voce nel deserto, quella di Chávez. Pere esempio, si è aggiunta la voce di Correa che è un grande stratega a mio avviso. Correa è una persona degna. Quando è giunto al potere ha trovato un paese totalmente soggiogato dal neoliberismo e lui è stato capace di fare un discorso di liberazione, di carattere progressista. Con Chávez si sono intesi perfettamente e comunque è proprio per questo che ci sono stati dei tentativi di colpo di stato in Ecuador come in Venezuela.

Però la realtà latinoamericana è ormai un fatto. A me piace di Correa quando dice che in questo momento non c’è un cambio d’epoca ma un’epoca di cambiamenti e questa cosa è verissima. Noi la viviamo sulla nostra pelle, gli interscambi sociali ed economici non sono realizzati solo attraverso le monete convenzionali ma anche attraverso forme di baratto.

Intervista di Davide Matrone

Luglio 2012

*di seguito riportiamo la affettuosa dichiarazione di solidarietà di Lula al Presidente venezuelano:

“Gli enormi progressi sociali raggiunti in Venezuela dal governo di Hugo Chávez – in un solo decennio – hanno invertito 200 anni di sfruttamento, abbandono e marginalizzazione delle classi popolari. Un decennio caratterizzato dal colpo di Stato dell’oligarchia in alleanza con i grandi monopoli internazionali, il sequestro del Presidente, la serrata petrolifera, i tentativi di destabilizzazione e una feroce campagna nazionale ed internazionale scatenata dai mass media che hanno manipolato anche – con totale mancanza di scrupoli – i problemi di salute, già superati.

Il Presidente Hugo Chávez ha dato al mondo lezioni di esercizio della democrazia, partecipazione popolare ed elettorale in 13 occasioni. La sua genuina guida regionale ha dato un impulso senza precedenti ai Paesi e ai processi politici dei governi progressisti, costruendo un’alternativa valida alla profonda crisi economica internazionale presente nel mondo, afflitto da miseria, morte, guerre, occupazioni e distruzione del pianeta.


Nelle elezioni del prossimo 7 ottobre, si gioca, non solo il destino del Venezuela, ma di tutta l’America Latina.

Appoggiamo il Presidente Hugo Chávez perché insieme al suo popolo sta costruendo quel mondo possibile e solidale di cui l’umanità ha tanto bisogno.

Chávez conta su di me e su ogni cittadino democratico Sudamericano. Nel 1990, quando creammo il Forum di San Paolo, nessuno immaginava che in appena dieci anni saremmo arrivati dove siamo arrivati. Oggi governiamo un gran numero di Paesi e i governi progressisti stanno trasformando la faccia dell’America Latina. Siamo un punto di riferimento internazionale come valida alternativa al neoliberismo. Chiaramente, c’è ancora molto da fare e per questo abbiamo bisogno di una maggiore integrazione. L’unità nelle diversità. Vorrei molto essere lì, anche per dare un forte abbraccio al mio compagno Hugo Chávez. Solo con la sua straordinaria guida le conquiste del popolo venezuelano possono essere difese e consolidate. Chávez conta su di me e su ogni cittadino democratico Sudamericano. La tua vittoria sarà la nostra vittoria!”

(Estratto del video-messaggio dell’ex presidente brasiliano Lula da Silva al XVIII Incontro del Forum di San Paolo riunito a Caracas, 3-6 giugno 2012)

[Traduzione dal castigliano a cura di Rosa Bartiromo]

Jorde Giordani: «Gli Usa non possono permettere il nostro modello alternativo»

di Geraldina Colotti

fonte: il manifesto

Intervista a Jorge Giordani , ministro delle finanze del Venezuela e “gramsciano”

Jorge Giordani, ministro della pianificazione e della finanza (foto), è unanimemente considerato l’autorità più importante del governo venezuelano dopo il presidente Chavez. Ci riceve nel suo studio al ministero, tra un quadro del «comandante» e uno di Bolivar, tra un ritratto seppiato di Lenin e una pila di grafici, formule e proiezioni a cui attinge a ogni nostra domanda. Economista, scrittore e saggista, studioso di Gramsci, ha scritto numerosi libri e costruito l’ossatura della politica economica bolivariana. Buon conoscitore dell’Italia, ricorda volentieri il periodo di studi a Bologna e l’impegno politico del padre italiano. «Mio padre – racconta – fu membro della Brigata Garibaldi, nella guerra civile spagnola perse una gamba combattendo contro i fascisti. Mio fratello nacque in Spagna, quando Franco prese Barcellona e i miei scapparono, un soldato lo mise sotto la camicia per fargli passare il confine con l’Italia, dove mio padre partecipò alla resistenza. Durante l’avanzata di Hitler, che stava chiudendo l’Europa, fuggirono di nuovo. Non potevano andare né in Argentina, né in Messico, perché le due frontiere erano chiuse. Così finirono a Santo Domingo, dove sono nato io. Con l’arrivo del dittatore Trujillo, la cui specialità era gettare gli oppositori in pasto ai pescecani, siamo venuti in Venezuela. Nel ’59 noi studenti accogliemmo Fidel che aveva vinto con la rivoluzione cubana e che portava con sé un vento di liberazione. Insieme al capitano Jimenez Moya, che aveva combattuto nella Sierra con lui, organizzammo un’invasione a Santo Domingo partendo da Cuba. L’evasione fallì e così io, che facevo parte del secondo gruppo, non partecipai. Avevo 18 anni. Subito dopo, lasciai una lettera a mio padre e partii per l’Italia con un passaporto falso su cui era scritto “apatride”». Dalle strade di Caracas arrivano gli echi degli imminenti festeggiamenti per il 4 febbraio, che ricorda la ribellione armata dell’allora tenente colonnello Hugo Chavez al governo del socialdemocratico Carlos Andres Perez, nel 1992.

Come ha conosciuto il comandante Chavez?
Il 26 marzo ’93 insegnavo all’università. Insieme a un gruppo di persone preoccupate per l’avvenire del paese dopo la rivolta dell’89, il Caracazo, discutevamo sul da farsi e stilammo una proposta. Qualcuno di noi aveva già conosciuto Chavez, che era in prigione dal 4 febbraio dell’anno prima dopo il fallimento dell’operazione Ezequiel Zamora. Chavez ci invitò a discutere. Lo andammo a trovare in carcere. Prima di uscire, lui mi disse che aveva letto alcuni miei libri e che mi stava cercando da tempo. Io risposi: meno male che non mi ha trovato, altrimenti sarei anch’io dietro le sbarre… Dottore in scienze politiche, l’allora tenente colonnello stava per finire il suo corso post-laurea all’università Simon Bolivar. Mi chiese se volevo seguirlo nella tesi. Accettai, e quello fu il mio secondo sbaglio, dopo quello di andarlo a trovare. E da lì, una catena di “sbagli” intenzionali: quando l’anno dopo uscì di prigione, lavorai con lui. Mi propose di coordinare il programma di governo che lo porterà a vincere le elezioni, nel ’98, a cui abbiamo lavorato insieme al professor Hector Navarro.

Come si è costruita la politica economica bolivariana?
Il primo documento, a cui abbiamo lavorato insieme al comandante, è stato pubblicato nel luglio 96. S’intitolava “Un’alternativa bolivariana”. Poi è venuto il primo programma di governo per le elezioni, vinte nel dicembre del ’98 e che hanno portato Chavez alla presidenza il 2 febbraio del 99. Sono già 13 anni… Allora ereditammo una situazione economica disastrosa, non avevamo neanche i soldi per il bilancio. Guarda questo grafico. Guarda lo sviluppo che abbiamo realizzato sul piano economico, politico, internazionale. Nonostante il golpe del 2002, il sabotaggio petrolifero e gli effetti della crisi internazionale, per 22 trimestri successivi la crescita dell’economia venezuelana è stata continua. Nei prossimi 6-7 anni prevediamo una crescita tra il 5 e il 6%. Nel 2000 abbiamo presentato un’altra proposta, con la quale Chavez ha rivinto le elezioni. Dopo un primo piano socialista per il 2001-2007, c’è stata una seconda proposta che ha programmato la politica economica fino al 2011. In questa settimana sarà resa pubblico il piano 2013-2019. I punti fondamentali sono sette: una nuova etica socialista, la felicità sociale (un concetto che ci viene da Bolivar), la democrazia «protagonica» rivoluzionaria che è un portato della nostra costituzione, la costruzione di un modello produttivo socialista, una nuova geopolitica nazionale, la consapevolezza di essere una potenza energetica a livello mondiale e una nuova geopolitica internazionale.

Quali sono i motori del “proceso bolivariano”?
Per prima cosa il petrolio, il nostro continua a essere un paese rentier. Per quest’anno, si prevede una forte rendita del petrolio, anche con una tecnologia al 20% com’è la nostra. In secondo luogo, la costruzione di case che – oltre alla soddisfazione di avere un tetto sulla testa – ha consentito una crescita del 10%. Il terzo punto, e per noi il più importante, è la crescita qualitativa in termini di investimento totale sulla salute, l’educazione, la casa. Il totale dell’investimento sociale nei dieci anni precedenti il governo Chavez era di circa il 37%, il nostro è il 62%. Questo si riflette nella realizzazione dei cosiddetti obbiettivi per il millennio, in primo luogo la diminuzione della povertà estrema e nell’indice di Gini, che misura le disuguaglianze sociali: il Venezuela è il paese dell’America latina in cui la distribuzione del reddito è la meno diseguale. Lo zoccolo di povertà estrema, al 7%, è comunque difficile da intaccare, per questo sono state recentemente create altre grandi missioni sociali, come Amor mayor, rivolta a fornire assistenza pensionistica a tutti gli anziani, anche a quelli a cui non erano stati versati i contributi, e corrispondente al salario minimo. Per favorire tutto questo, dopo la crisi finanziaria del 2009, abbiamo varato nuove leggi per il mercato della valuta, dell’assicurazione, della banca, una riforma finanziaria per consentire al flusso di valuta esterna di essere reinvestito nell’infrastruttura e nei progetti sociali. Abbiamo riconvertito una banca privata in un fondo per lo sviluppo. Aprendo un credito speciale con la Cina, in gran parte pagato, abbiamo incrementato lo sviluppo industriale, le infrastrutture, foraggiato il settore privato che non ripaga in termini di investimento e produttività. Se l’opposizione tornasse al potere, tutto questo verrebbe spazzato via. Gli Usa non possono permettersi di vederci crescere con un modello alternativo. Oggi abbiamo finito di riportare in patria tutto il nostro oro. Questo forma la nostra base sociale, i fondamenti della nostra società e ci permette di pensare a un secondo gradino, allo sviluppo delle infrastrutture, alla modernizzazione del paese, allo sviluppo della sovranità e dell’indipendenza nazionale e continentale. Sabato (oggi per chi legge, ndr) si inaugura il vertice dell’Alba, l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America

Un paese con un tasso di inflazione altissimo.
Anche l’inflazione è un fatto strutturale, dipende da molti fattori. Noi la definiamo inerziale, nel senso che è un portato degli anni precedenti in cui nessun governo – dagli anni ’80 a oggi – ha potuto fare niente. Guarda questo grafico, che fotografa bene la situazione in termini di tendenze economiche nell’arco di sessant’anni. All’inizio degli anni ’80 s’è prodotto un punto di frattura determinante per via della partenza dal paese dei grandi capitali finanziari, che non è iniziata con il governo Chavez. Questi capitali non torneranno più, si sono integrati a quelli internazionali. E’ quello che possiamo definire il collasso del capitalismo rentier, uno smottamento sismico che ha ridotto l’investimento del settore privato, la rendita petrolifera ne ha subito gli effetti. Noi abbiamo subito gli effetti del “venerdì nero” venezuelano, dell’economia neoliberista nelle due decadi perdute degli anni ’80-90. Eppure negli ultimi 22 mesi, la nostra economia ha continuato a crescere. Mentre il capitalismo licenzia e taglia le pensioni, dagli Stati uniti all’Europa, noi abbiamo anteposto gli interessi dell’essere umano a quelli del profitto. E non torniamo indietro. Malgrado lo sforzo del governo per sviluppare le nostre vaste aree agricole, purtroppo non siamo ancora autonomi nel settore alimentare, sono 40 gli alimenti che producono l’inflazione a livello nazionale. Da noi si dice “sembrar petrolio”: si è preferito comprare all’estero e spostarsi nelle città piuttosto che rendere produttive le campagne. Ora cerchiamo di invertire la tendenza, anche sviluppando un’economia, tendenzialmente alternativa al petrolio, che favorisca la produzione di beni intermedi.

Che cos’è il socialismo bolivariano che tanto spaventa i poteri forti internazionali?
Un sistema misto. Nel nostro ultimo piano abbiamo previsto uno spazio per l’economia privata: per quella produttiva, non speculativa. Da noi il settore privato è un settore parassitario, che negli ultimi trent’anni ha mantenuto un livello produttivo che non supera il 10%. Per questa fase di transizione al socialismo, vorremmo mantenere un certo equilibrio fra l’investimento privato – nella piccola e media impresa e nelle cooperative -, la proprietà di stato e quella comunale. Vorremmo che quest’ultima, in tendenza, crescesse fino a ridurre e sostituire le altre due. Nel frattempo, cerchiamo di favorire un’alleanza virtuosa fra lo stato e i piccoli imprenditori che intendono investire nel paese. In una prospettiva gramsciana.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: