(VIDEO) Díaz Canel: «Cuba non lascerà il Venezuela solo»

26678-fotografia-gda Telesur

I colloqui con gli Stati Uniti «hanno subito un rallentamento a causa della posizione assunta dal governo Obama nei confronti del Venezuela», ha dichiarato il portavoce cubano

Il primo vicepresidente di Cuba, Miguel Díaz Canel, ha assicurato che il suo paese «non lascerà il Venezuela solo» mentre compie passi avanti verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il governo degli Stati Uniti (USA).

Dopo aver espresso il suo voto alle elezioni di medio termine svolte sull’isola, Díaz Canel ha spiegato che i colloqui in corso con gli Stati Uniti «hanno subito un rallentamento a causa della posizione assunta dal governo Obama nei confronti del Venezuela».

A questo proposito, il portavoce ha aggiunto «non lasceremo il Venezuela solo», per poi ribadire le parole pronunciate dal Presidente Raúl Castro: «la strada da percorrere è ancora molto lunga».

«Sosterremo la causa bolivariana – ha dichiarato il vicepresidente cubano – così come sosterremo qualsiasi altra causa latinoamericana nei negoziati, perché questa non è una mediazione e abbiamo messo in chiaro che vi sono dei principi che non possono essere inseriti in questo negoziato».

Díaz Canel ha precisato che la posizone dell’Isla è stata sempre quella di «mantenere il rispetto bilaterale» e che vi sono dei punti dove è necessario avanzare, evidenziando tematiche come «la rimozione del bloqueo, la restituzione del territorio occupato illegalmente a Guantánamo e l’istituzione di un meccanismo di compensazione per il popolo cubano per i danni causati dal bloqueo».

Inoltre, per quanto riguarda la cancellazione di Cuba dalla lista dei paesi che promuovono il terrorismo, il primo vicepresidente ha espresso tutta la sua soddisfazione, chiarendo però che l’Isla non andava inserita nella lista nera: «Un paese che invia in altre nazioni medici e non soldati, non può essere terrorista».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

In Venezuela ci risiamo: è un golpe mediatico

di Adolfo Pérez Esquivel*

Il Vene­zuela è minac­ciato da ten­ta­tivi gol­pi­sti della destra lati­noa­me­ri­cana e dal governo degli Stati uniti, su que­sto non ci sono dubbi e non c’è niente di nuovo.

Tutti i paesi lati­noa­me­ri­cani attra­verso la Celac, la Una­sur, il Mer­co­sur e l’Alba hanno emesso comu­ni­cati con­giunti rico­no­scendo il ten­ta­tivo di desta­bi­liz­za­zione della demo­cra­zia vene­zue­lana, espri­mendo la pro­pria soli­da­rietà e la neces­sità di dia­logo. La soli­da­rietà con il popolo vene­zue­lano e il suo governo è una grande sfida per tutta la Nostra America.

È pre­oc­cu­pante e dolo­rosa l’intensità della vio­lenza sca­te­nata, che ha pro­vo­cato morti, feriti e danni materiali.L’ex pre­si­dente Hugo Chá­vez ha vinto le ultime ele­zioni con oltre il 10%. Poi­ché non ha pur­troppo potuto assu­mere l’incarico, sono state indette nuove ele­zioni con osser­va­tori inter­na­zio­nali che non hanno lasciato dubbi sulla legit­ti­mità del nuovo pre­si­dente. Ha vinto Maduro e una volta di più ha vinto il pro­getto boli­va­riano ini­ziato da Chá­vez, per­ché la mag­gio­ranza dei vene­zue­lani capi­sce che il suo paese è miglio­rato ed è più ugua­li­ta­rio. Infatti, gra­zie a que­sto pro­ceso, il Vene­zuela per la prima volta nella sua sto­ria può essere padrone delle pro­prie risorse petro­li­fere e porle al ser­vi­zio del popolo e del con­ti­nente, com­presi gli Stati uniti quando furono deva­stati dall’uragano Katrina.

Durante l’ultima decade, il governo ha aumen­tato la spesa sociale di più del 60% e oggi è il paese della regione con il livello più basso di disu­gua­glianza, per averla ridotta del 54%, e per aver ridotto la povertà del 44%. In mate­ria di istru­zione, si situa al secondo posto in Ame­rica latina e al quinto nel mondo per la mag­gior pro­por­zione di stu­denti uni­ver­si­tari. Ha costruito oltre 13.721 cli­ni­che nel quar­tieri popo­lari in cui prima lo Stato non c’era e il suo sistema di sanità pub­blica ha pro­dotto circa 95.000 medici. Ha costruito oltre 500.000 case popo­lari [di cui il paese ha bisogno come il pane per garantire una degna abitazione a milioni di persone che vivono nei ranchitos, NdR], ha finan­ziato lo sport, per citare solo alcune delle conquiste.

Tut­ta­via, alcuni set­tori dell’opposizione (non tutta) mani­fe­stano inten­zioni gol­pi­ste, non si ras­se­gnano alla scon­fitta elet­to­rale e cer­cano di otte­nere con la vio­lenza quel che non hanno potuto otte­nere con libere ele­zioni. Il pre­si­dente Nico­lás Maduro in 10 mesi di governo ha affron­tato situa­zioni di costante desta­bi­liz­za­zione che mirano a desti­tuirlo. La vio­lenza e gli attac­chi al Vene­zuela sono un attacco a tutti i governi demo­cra­tici del con­ti­nente. Non è un fatto iso­lato, i ten­ta­tivi di colpo di stato avan­zano con nuovi metodi in Ame­rica latina. Ci han pro­vato e hanno fal­lito in Ecua­dor, Boli­via, Argen­tina e nello stesso Vene­zuela nell’anno 2002, però hanno trion­fato in Para­guay e Hon­du­ras dove gli Stati uniti hanno espanso le loro basi mili­tari. I mezzi di comu­ni­ca­zione cor­po­ra­tivi e mul­ti­na­zio­nali come Cnn, Fox e quelli euro­pei, mani­po­lano infor­ma­zioni e dif­fon­dono pro­pa­ganda di guerra in nome della pace, e odio in nome della libertà. Il loro inte­resse è quello di dimo­strare così di essere indi­spen­sa­bili per poter desti­tuire qua­lun­que pre­si­dente, e rice­vere così mag­giori finan­zia­menti dal Dipar­ti­mento di stato Usa. Però noi lati­noa­me­ri­cani già sap­piamo che sono solo un sog­getto poli­tico in più a difen­dere gli inte­ressi pri­vati e quelli delle grandi potenze con inganni e men­zo­gne che obnu­bi­lano le coscienze.

Dob­biamo impa­rare dalla sto­ria, per­ché nel golpe fal­lito del 2002 è acca­duto lo stesso e per que­sto viene con­si­de­rato il primo golpe media­tico della sto­ria. Lo ha messo in evi­denza il docu­men­ta­rio La rivo­lu­zione non sarà tele­tra­smessa, che vi rac­co­mando. La pace è una dina­mica di rela­zioni tra le per­sone e i popoli che non si regala, si con­qui­sta attra­verso la verità, la giu­sti­zia e il rispetto dei diritti umani nella costru­zione demo­cra­tica. Da un lato si deve inve­sti­gare la morte degli stu­denti per mano degli incap­puc­ciati per­ché vi sia giu­sti­zia per le vit­time. Dall’altro occorre appog­giare il Plan de Paz y Con­vi­ven­cia Nacio­nal che il Vene­zuela ha lan­ciato, con una gigan­te­sca mani­fe­sta­zione popo­lare, che cerca la costru­zione della pace cit­ta­dina e la lotta con­tro la cri­mi­na­lità, favo­rendo il disarmo della popo­la­zione e delle coscienze armate.

Nel suo discorso, Maduro si è espresso con molta chia­rezza: «Chiun­que si metta una cami­cia rossa con il ritratto di Chá­vez e prenda una pistola e aggre­di­sca un altro vene­zue­lano, quello non è cha­vi­sta né rivo­lu­zio­na­rio, andrà comun­que in car­cere». Non vediamo l’opposizione fare lo stesso.

Dav­vero risulta molto ver­go­gnosa la cam­pa­gna per defi­nire dit­ta­tura il Vene­zuela, tenendo conto che è il primo paese nella sto­ria degli Stati nazione a istau­rare e appli­care il sistema di refe­ren­dum revo­ca­to­rio a metà del man­dato pre­si­den­ziale per raf­for­zare la demo­cra­zia. Di fatto, quando ciò venne rea­liz­zato, nel 2004, tornò a vin­cere Chá­vez, così come in altre 13 ele­zioni dal 1998.

Se un giorno a que­sto governo toc­cherà di per­dere qual­che ele­zione, lo accet­terà come fece nel suo secondo ten­ta­tivo di rifor­mare la costi­tu­zione, però non dismet­terà nes­suna delle sue ban­diere per­ché i boli­va­riani con­ti­nue­ranno a lavo­rare per una Vene­zuela e una Patria Grande migliori. La Rivo­lu­zione boli­va­riana, rivo­lu­zione delle urne e della strada, ha sem­pre vinto con la Legge e la demo­cra­zia, e così con­ti­nuerà a fare. È que­sto che la rende così peri­co­losa per alcuni e così neces­sa­ria per altri.

Per que­sto inviamo la nostra soli­da­rietà al popolo vene­zue­lano per la difesa delle sue isti­tu­zioni demo­cra­ti­che, delle poli­ti­che sociali, eco­no­mi­che e cul­tu­rali otte­nute attra­verso la par­te­ci­pa­zione popolare.

* Pre­mio Nobel per la pace argen­tino (www​.alai​net​.org)

Le Brigate Internazionali Unadikum condannano la destabilizzazione in Venezuela

di Unadikum International Brigades

Le Brigate Internazionali Unadikum condannano con forza i tentativi di destabilizzazione interna messi in atto da bande fasciste, diretto e finanziato dal governo imperialista degli Stati Uniti, generando gravi episodi di violenza in cui sono stati uccisi e feriti cittadini venezuelani, attaccati, aggrediti e bruciati organismi, istituzioni e beni pubblici, tra i quali, ambulanze, centri sanitari, media ufficiali e mezzi pubblici di trasporto.

Tutti atti criminali contemplati da un piano di colpo di stato, promosso da una potente alleanza dei settori più reazionari del pianeta con l’intenzione di rovesciare il governo costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, con la complicità della dittatura mediatica transnazionale sotto la evidente guida dell’impero americano, come ha costantemente e coraggiosamente denunciato il presidente Nicolás Maduro Moros davanti al mondo.

Le Brigate Internazionali Unadikum, esprimono il loro appoggio incondizionato alla rivoluzione chavista e chiede solidarietà internazionale con la convinzione assoluta che il popolo del Venezuela saprà difendersi dai gruppi reazionari che agiscono sotto gli ordini del governo degli Stati Uniti e saprà difendere vittoriosamente nelle piazze le conquiste sociali e la sovranità contro gli attacchi bastardi dei nemici interni e dei loro padroni imperiali.

Si ringrazia Manu Abu Carlos Pineda per la opportuna segnalazione

[Trad. dal castigliano a cura di ALBAinformazione] 

L’ALBA analizzerà il complotto degli USA contro il Venezuela

ALBA1da TeleSUR

2ott2013.- Il presidente del Venezuela, Maduro, ha annunciato che giovedi 3 ottobre ci sarà una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), per analizzare le azioni degli Stati Uniti contro Caracas.

Il Presidente ha riferito che la decisione è arrivata dopo aver parlato con molti dei suoi omologhi della regione, che hanno espresso la loro solidarietà e il sostegno contro le azioni di destabilizzazione del governo degli Stati Uniti.

A questo proposito, ha detto che l’incontro al vertice avrà luogo nella città di Cochabamba e ad oggi hanno confermato la loro presenza il presidente ecuadoriano Rafael Correa, e l’ospite, Evo Morales.

Ha anche assicurato che utilizzerà la riunione per «continuare la revisione della strategia di consolidamento Alba in Sud America e nei Caraibi».

Da parte sua, Morales ha detto ai giornalisti che l’incontro servirà al suo paese anche per «discutere le politiche economiche e le questioni dell’integrazione regionale».

«Abbiamo bisogno di incontrarci per discutere di politiche economiche, di politiche di produzione, dell’integrazione del Sud America, come velocizzare il lavoro dei vari consigli in Sud America, come espandere il mercato per i nostri prodotti», ha dichiarato il governante boliviano.

Ha spiegato che era originariamente prevista solo la visita di Correa a La Paz (capitale), ma alla fine ha deciso di spostare la riunione di Cochabamba per avere anche la presenza di Maduro.

Incontro a Caracas la settimana scorsa, Morales e Maduro hanno discusso la necessità di scegliere presto il nuovo segretario generale dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), e di altre questioni bilaterali.

Lunedi, il presidente venezuelano ha annunciato l’espulsione di tre diplomatici cittadini degli Stati Uniti, dopo che dossier dell’intelligence avevano riportato un avvicinamento a gruppi di opposizione, con l’obiettivo di creare scene di violenza nel paese e promuovere il sabotaggio economico e la destabilizzazione politica.

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo – si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

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