Festeggiare il fallimento del tentato golpe reazionario in Venezuela!

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Comunicato CC 12/2018 – 6 agosto 2018

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word]

Che tutte le forze rivoluzionarie e progressiste del nostro paese e del mondo si uniscano a festeggiare il fallimento del colpo di Stato tentato sabato scorso dalle forze reazionarie in Venezuela!

 

Che tutte le forze progressiste del nostro paese esigano dal “governo del cambiamento” M5S-Lega una dimostrazione di indipendenza dell’Italia dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti e di solidarietà con il governo bolivariano del Presidente Maduro!

 

Il boicottaggio e le sanzioni commerciali e finanziarie, la guerra economica, l’eliminazione di dirigenti locali e lo stillicidio di operazioni sovversive non sono bastati per abbattere il governo bolivariano del Presidente Maduro e riportare il Venezuela sotto il protettorato USA, aprirlo alle scorrerie dei gruppi imperialisti e sottometterlo alle imposizioni delle loro istituzioni. Allora la coalizione di forze reazionarie che fa capo al complesso militare e finanziario USA sabato 4 agosto ha cercato di decapitare con un attentato la Repubblica Bolivariana del Venezuela eliminando lo stesso Presidente Maduro e un gruppo di alti dirigenti dello Stato riuniti per una manifestazione pubblica. Il colpo è fallito grazie al pronto intervento dei servizi di sicurezza bolivariani e certamente il fallimento dei reazionari darà maggiore slancio alle forze impegnate a creare un sistema produttivo nazionale aperto alle relazioni internazionali ma non più sottoposto ai ricatti dell’oligarchia imperialista mondiale.

La guerra condotta dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti (CI) contro il Venezuela è una scuola anche per noi comunisti italiani, promotori della costituzione del Governo di Blocco Popolare (GBP), il governo di emergenza delle masse popolari organizzate composto da esponenti delle forze progressiste del nostro paese che godono della fiducia delle masse. Essa ci mostra a cosa le masse popolari del nostro paese dovranno far fronte dopo che esse avranno fatto ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione del GBP. L’Italia dovrà certamente far fronte a ogni tipo di tentativi della CI di soffocare il governo delle masse popolari organizzate: guidando le masse popolari a far fronte con successo alla guerra con la quale la CI cercherà di eliminare il GBP, noi comunisti porteremo in porto la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato e faremo avanzare la rivoluzione fino all’instaurazione del socialismo.

Oggi, dopo la costituzione del “governo del cambiamento” Di Maio-Salvini, il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è anche una prova per il M5S e la Lega. Con il “governo del cambiamento” essi hanno promesso di porre fine alla devastazione del nostro paese. Da circa 40 anni a questa parte anche l’Italia è sempre più diventata un terreno dove i gruppi imperialisti italiani e stranieri moltiplicano a loro discrezione le grandi opere speculative, eliminano le conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia nei 30 anni precedenti (quando il movimento comunista era forte nel mondo e la borghesia doveva correre ai ripari per mantenere il potere), disintegrano le aziende e le delocalizzano in paesi dove possono sfruttare di più i lavoratori e inquinare con meno limiti, rendono precario il lavoro dei proletari, impongono l’abbrutimento morale e intellettuale necessario per  fare accettare alle masse popolari questo corso delle cose. La costituzione del “governo del cambiamento” è il risultato dell’erompere nelle elezioni del 4 marzo scorso dell’insofferenza e dell’indignazione delle ampie masse per gli effetti dei 40 anni di devastazione e scorrerie dei gruppi imperialisti. Questo governo però non è nato con già la forza di mantenere le promesse che M5S e Lega hanno fatto ai loro elettori. Cercherà di darsela? Questo è il problema a cui è confrontato e il fallimento del colpo di Stato in Venezuela lo mette alla prova. Stabilire relazioni di collaborazione e solidarietà con Stati e forze che nel mondo si oppongono alle scorrerie e alle imposizioni della CI è una delle prove della volontà e della capacità di attuare le promesse in forza delle quali M5S e Lega hanno avuto il consenso riscosso il 4 marzo. Venezuela, Iran, Yemen, Afghanistan, Siria, Nicaragua, Cuba, Corea del Nord sono alcuni dei paesi che devono far fronte allo stesso nemico: la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti. Il “governo del cambiamento” se vuole mantenere le promesse deve stabilire crescenti relazioni di alleanza e solidarietà con i governi di questi paesi e, a un livello diverso, con quelli della Federazione Russa e della Repubblica Popolare Cinese.

È nell’interesse delle masse popolari italiane che tutti quelli che hanno una qualche influenza su questo governo lo incalzino perché prenda l’iniziativa in questo senso. Il fallimento del colpo di Stato tentato dalla CI in Venezuela è un’occasione, lo scatenamento delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran è un’altra, le leggi razziste imposte dai gruppi sionisti in Israele una terza.

Il sistema politico che negli ultimi 40 anni ha servito i gruppi imperialisti della CI è in crisi in ogni paese imperialista e incontra difficoltà crescenti in tutto il mondo. Per loro natura i gruppi imperialisti devono continuare ad aumentare ognuno la massa di denaro di cui dispone. Per questo devono devastare la terra, lanciarsi in grandi opere senza altra ragion d’essere che il loro arricchimento (in Italia vanno dalla TAV della Val di Susa al TAP della costa orientale della penisola), cacciare milioni di persone dalla loro terra per farvi piantagioni, miniere e grandi opere e costringerli a emigrare, moltiplicare guerre civili e aggressioni, diffondere fame, miseria e abbrutimento. In ogni paese l’insofferenza e l’indignazione delle grandi masse cresceranno sempre di più finché troveranno una direzione capace di guidarle a emanciparsi dalla CI e a cambiare il corso delle cose.

La svolta nella politica mondiale è un fatto: è finita l’epoca segnata dall’avvento al potere di Margaret Thatcher in Gran Bretagna (1979) e Ronald Reagan negli USA (1981). Quanto all’Italia, sta a noi comunisti individuare le condizioni che questa svolta presenta nel nostro paese per far avanzare la rivoluzione socialista e giovarcene. La rivoluzione socialista è una guerra popolare rivoluzionaria promossa e diretta dai comunisti che culminerà nell’instaurazione del socialismo. I comunisti non stanno ad aspettare che la rivoluzione socialista scoppi. La storia del secolo scorso ha dimostrato che la rivoluzione socialista non scoppia. I comunisti si danno i mezzi per essere all’altezza del loro ruolo di promotori della rivoluzione socialista.

Rafforziamo il movimento comunista cosciente e organizzato!

Il futuro è nelle nostre mani!

 

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

Osare vincere! Il nostro futuro lo costruiamo noi!

Venezuela: moderati denunciano guerra civile il 1° settembre

di Geraldina Colotti – il manifesto

29ago2016.- Venezuela. Allarme per le manovre della destra golpista

Guerra civile in Venezuela? La denuncia arriva anche da settori democratici dell’opposizione, preoccupati per il rischio di un bagno di sangue. Le destre hanno annunciato per il 1° settembre «la presa di Caracas» e la tensione è alta. I leader di opposizione hanno mobilitato tutti i loro sponsor all’estero, dagli Usa all’Europa, passando per l’Organizzazione degli Stati americani (Osa), nella persona del Segretario generale Luis Almagro. Sul modello di quelle cubane, le «dame in bianco», capitanate da Maria Machado e da Lilian Tintori (moglie del leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez, in carcere), hanno cominciato a marciare in alcune città del paese: ma con scarso seguito, benché circolino le laute «tariffe» pagate a comparse e figuranti pronti per l’occasione.

Sono stati diffusi falsi appelli alla diserzione di alti circoli militari. L’intelligence ha avuto un gran daffare nel prevenire tentativi di travestire da chavisti alcuni giovani paramilitari. Una coppia di oppositori, impiegati nella grande impresa Polar, e conosciuta per i frequenti incitamenti a uccidere il presidente, è stata fermata con il portabagagli pieno di divise delle Forze armate e armi. All’ex sindaco Daniel Ceballos – fotografato con il passamontagna a capo delle violenze di piazza del 2014 – sono stati revocati gli arresti domiciliari.

Dati i precedenti – dalla provocazione dei cecchini durante il golpe contro Chavez del 2002 a Puente Llaguno, alle violenze post-elettorali del 2013 e alle «guarimbas» dell’anno successivo – potrebbe succedere di tutto. E’ cominciata una settimana di allarme e incertezze. Nel suo editoriale della settimana, Miguel Salazar, un oppositore «indipendente», ha invitato l’opposizione «moderata e maggioritaria» nella Mud a denunciare i piani sovversivi, lasciando di lato l’opzione violenta anche quando questa sembra la via più rapida di fronte «al fallimento della via istituzionale». Il progetto per il 1° settembre – ha scritto – è analogo a quello del 2014, e prevede «che la marcia venga appoggiata da uno sciopero dei camionisti, da Fedecamaras e Confcommercio e dalla trasformazione delle code per la spesa in polveriere». Un modello già visto durante il colpo di stato di Carmona Estanga, capo della locale Confindustria, durato solo 48 ore per la reazione di massa che ha riportato al timone il presidente eletto. Allora fu un golpe di palazzo e delle élite, supportato dal silenzio dei grandi media privati.

Anche in questo caso si tratta di un’azione delle classi agiate e dei settori che ne appoggiano gli interessi, dentro e fuori il paese. E che contano, come hanno dimostrato con la vittoria elettorale alle parlamentari del 6 dicembre. La differenza è, però, che questa volta si cerca di mettere in scena una rappresentazione di piazza, per indicare all’esterno che la «dittatura» è al collasso e richiede un intervento forte. Nuovamente, il modello è quello descritto dal famigerato manuale di Gene Sharp che ha ispirato le «rivoluzioni arancione» e che abbiamo visto anche durante le violenze di piazza del 2014: gruppi di «pacifici manifestanti» provocano le forze dell’ordine, poi entrano in campo i professionisti armati e all’occorrenza i cecchini (43 morti e oltre 850 feriti da proiettili, prevalentemente tra le forze armate, nel 2014).

Intanto, impazza la guerra dei media e, tra un pubblico appello «alla pace», un’intervista ai media stranieri, e un’intercettazione in cui i toni cambiano radicalmente, capita che qualcuno confermi quanto detto dagli analisti di sinistra in merito alla «guerra economica» e agli attacchi contro l’economia venezuelana. Ha affermato Freddy Guevara, dirigente di Voluntad Popular: «Il boicottaggio economico fa parte di un insieme di azioni. Chi nega che qui ci sia una guerra economica, mente».

Donne della Rete “Caracas ChiAma” contro il golpe in Brasile

da Rete Caracas ChiAma

Le donne della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”, esprimono la loro solidarietà alla presidente del Brasile, la compagna Dilma Rousseff, deposta con da un golpe parlamentare – giudiziario che ha cambiato radicalmente la fisionomia del governo.

Con 55 voti i senatori sono passati sopra la volontà di quasi 55 milioni di brasiliani che avevano riconfermato Dilma e 13 anni di governi progressisti. Dilma è stata messa sotto accusa per essere coinvolta indirettamente nell’inchiesta “Lava Jato” dagli stessi parlamentari coinvolti direttamente nello scandalo, e per illeciti amministrativi non considerati gravi da insigni giuristi.

La “pedalata contabile” che le viene contestata è infatti prassi usuale, servita non per interessi personali, ma per poter continuare a finanziare i programmi di aiuto alle famiglie, il “Bolso Familia”. Un colpo di stato che assume i connotati di un femminicidio politico, con cui i settori più reazionari delle oligarchie legate agli Usa piegano il paese agli interessi dell’imperialismo.

Il nuovo governo, formato dal vice Temer, anch’egli indagato per corruzione, riciclaggio, tangenti Petrobras e condizionamento dei procedimenti a suo carico nell’inchiesta “Lava Jato”, è infatti esclusivamente composto da uomini bianchi, eterosessuali, ricchi e oligarchi. Viene immediatamente cancellato il ministero Parità di Genere, Uguaglianza Razze e Diritti Umani che diventa di competenza del ministero Giustizia e Cittadinanza, a cui fa capo il personaggio che aveva soppresso nel sangue le manifestazioni degli studenti, Alexandre de Moraes. Il ministero dell’agricoltura passa al magnate della soja, Blairo Maggi, un oligarca indagato per corruzione, responsabile della deforestazione dell’Amazzonia. Il ministero dell’Economia a Heinrique Meirilles, un banchiere già presidente del Banco di Bosto e del Banco Central.

Un governo sessista, razzista, di oligarchi che non rappresenta il popolo brasiliano, né ne è legittimato. Temer rappresenta appena il 2% dell’elettorato, con un governo nuovo espressione della destra già bocciata dal popolo alle scorse consultazioni, che annuncia misure neoliberiste e lo smantellamento delle conquiste sociali degli ultimi anni: riduzioni dei programmi sociali, privatizzazioni, apertura ai capitali internazionali, riforma del lavoro e delle pensioni, eliminazione dei programmi di integrazione di indios e neri nelle scuole e università. Misure antipopolari che un governo eletto non avrebbe potuto compiere.

Un colpo di stato orchestrato dalle forze imperialiste, che tentano di re-impossessarsi del continente Latino Americano, smantellare le conquiste sociali e gli organismi di cooperazione fra i popoli: Alba, Celac, Mercosur. Il passaggio dei poteri alle destre in Brasile fa parte della controffensiva imperialista volta a distruggere i governi progressisti che hanno consentito la liberazione dei popoli, e la loro sovranità, indipendenza e autodeterminazione, per restaurare il dominio yankee sul continente e riconsegnarlo alla dottrina Monroe e alla condizione di “cortile degli Usa”.

Non a caso Macri è stato il primo a congratularsi con Temer, la Mud ha affermato di voler fare come in Brasile e Uribe ha invocato l’intervento armato in Venezuela. A questa controffensiva la risposta dei leader progressisti sta nel potere al popolo. In tutta risposta Maduro ha infatti ha dchiarato che esproprierà le fabbriche degli imprenditori improduttivi, che boicottavano l’economia bolivariana, consegnandole ai CLAP, comitati locali di approvvigionamento e produzione, radicalizzando la rivoluzione. Contro l’offensiva in Brasile, l’ex guerrigliera e Lula dovranno radicarsi sui movimenti, Sem Terra, Frente do Povo Sem Medo, Frentre Popular do Brasil, che da venerdì sono nelle piazze, assieme alle femministe brasiliane, mobilitate in massa per dire no al golpe, no al sessismo e al razzismo, no all’imperialismo.

Noi donne della rete Caracas Chiama, femministe, antirazziste, anticapitaliste e antimperialiste, a sostegno delle lotte di liberazione dei popoli, diciamo fuori i golpisti, avanti Dilma, avanti con le conquiste sociali!

Rigoberta Menchú esorta a difendere la democrazia in Ecuador

menchx-andes.jpg_1718483346da Telesur

L’attivista indigena ha chiamato gli ecuadoriani a fronteggiare le élites imperialiste e difendere lo spirito della Costituzione

Il premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchú, ha chiesto ai cittadini ecuadoriani di difendere le istituzioni democratiche dell’Ecuador, di fronte all’offensiva delle éelites imperialiste che cercano di sovvertire l’ordine costituzionale del paese.

Riguardo gli atti di violenza denunciati dal governo ecuadoriano, l’attivista indigena guatemalteca ha esortato a difendere lo spirito della Costituzione e appoggiare il presidente Rafael Correa, per «rafforzare e approfondire» le conquiste della Revolución Ciudadana.

Menchú ha chiesto anche che siano promossi il dialogo e la «non violenza». Azioni che ritiene rappresentino la strada giusta per proseguire nel consenso e mantenere un «ambiente di pace».

A tal proposito, ha condannato gli schemi di «intervento e i tentativi di indebolimento della democrazia», così come la volontà di «destabilizzazione» che mette a repentaglio le conquiste politiche ed economiche ottenute sino a questo momento.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Hillary Clinton implicata nel colpo di stato in Honduras

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La candidata alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti e i suoi principali consiglieri lavorarono per rimuovere Zelaya dal potere attraverso un governo di unità nazionale

I messaggi della posta elettronica personale di Hillary Clinton, pubblicati dal Dipartimento di Stato nordamericano, comprendono informazioni sul golpe verificatosi in Honduras nel 2009 contro il presidente Juan Manuel Zelaya.

Secondo le e-mail, che partono dal 2009 per arrivare al febbraio del 2013, l’attuale candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America suggerì di utilizzare Lanny Davis, uomo di fiducia di suo marito – l’ex presidente Bill Clinton – come canale di comunicazione con il presidente de facto dell’Honduras, Roberto Micheletti.

In questo periodo, Davis lavorava come consulente per un gruppo di imprenditori honduregni che sostennero il colpo di stato militare perpetrato contro Zelaya, un politico di sinistra visto come una minaccia per gli interessi commerciali degli Stati Uniti.

In uno dei messaggi di posta elettronica diretto ai suoi consiglieri, Hillary Clinton discusse la possibilità che Davies potesse aiutarla a parlare con Micheletti. Alla stesso tempo, la candidata alle prossime elezioni presidenziali e i suoi principali consiglieri lavorarono per rimuovere Zelaya attraverso un governo di unità nazionale, ma il piano non registrò «grandi progressi». Tuttavia, si creò un enorme lacuna legale, che permise all’esecutivo golpista di porre il veto sul ritorno di Zelaya.

Il Governo ‘de facto’ si fece promotore di elezioni ritenute fraudolente, che resero impossibile il ritorno di Manuel Zelaya, secondo la rivista The Intercept. Nei messaggi di posta elettronica, si rivela inoltre che Hillary Clinton ha scambiato informazioni sensibili ma non classificate, sull’attacco a Bengasi, in Libia, avvenuto nel 2012.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «La Spagna dietro il colpo di stato sventato in Venezuela»

maduro1da lantidiplomatico.it

Il presidente del Venezuela Maduro ha denunciato in modo chiaro che il tentato colpo di stato sventato recentemente da Caracas sarebbe stato finanziato dal governo della Spagna. Lo ha riferito in un’intervista a Telesur.
 
Maduro ha dichiarato che il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy promuove azioni di destabilizzazione contro il popolo venezuelano. “Rajoy vuole coprire i problemi interni della Spagna, parlando male delle conquiste della Rivoluzione bolivariana”, ha detto il capo dello Stato, citato da Telesur.
 
Il presidente del Venezuela ha anche ribadito che non permetterà ad alcun governo al mondo di minacciare la stabilità dei venezuelani. “E’ inconcepibile che sia proprio l’attuale governo spagnolo che ci critica, quando Rajoy è parte di un gruppo di corrotti che attaccano il Venezuela“, in riferimento ad i casi di corruzione di alcuni membri del partito Rajoy.
 
La scorsa settimana, il governo del Venezuela ha avviato un riesame “globale” dei rapporti con la Spagna, secondo quanto ha annunciato il ministro degli Esteri del Venezuela Delcy Rodríguez, dopo l’incontro presso la sede del Ministero degli Esteri a Caracas con l’ambasciatore spagnolo, Antonio Perez Hernández y Torra.

(VIDEO) Todo 11 tiene su 13: Il sequestro di un Presidente

13deAbrilda portalba.org

Oggi si è commemorato lo storico 13 aprile del 2002, quando l’unione civico-militare salvò la Rivoluzione Bolivariana, dopo aver liberato e riportato alle sue funzioni di Presidente della Repubblica il Comandante Hugo Chávez, che fu deposto solo per poche ore da un colpo di stato ordito dall’élite imprenditoriale e politica del Venezuela, promosso e finanziato dal governo degli Stati Uniti, che comprendeva il sequestro del leader socialista.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Non consegneremo mai la patria all’imperialismo»

nicolas maduroda Hispantv

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha lanciato l’allarme circa le manipolazioni eversive di settori della destra e ribadito che nonostante le trame e i tradimenti golpisti non consegnerà la patria all’imperialismo e difenderà la sovranità e l’indipendenza del suo paese

“Qualsiasi cosa accada, qualunque cosa facciano, noi continueremo a lottare, non consegneremo mai questo paese all’imperialismo, la nostra patria non sarà mai più sotto il giogo imperialista”, queste le parole pronunciate da Maduro nel municipio di Cristóbal Rojas, un comune situato nello stato di Miranda, nel centro-nord del territorio venezuelano.

Il presidente nel suo intervento ha fatto riferimento ai disagi cui è costretto il popolo a causa della collusione tra la borghesia venezuelana e le multinazionali straniere al fine di ripristinare, a suo giudizio, un sistema pro-imperialista nel paese sudamericano. Tuttavia, secondo il capo dello stato, Governo e popolo venezuelano supereranno con successo questo periodo.

“Così come storicamente abbiamo sconfitto le frodi elettorali e politiche, sconfiggeremo anche il sabotaggio economico e commerciale”, ha garantito Maduro.

A questo proposito, ha ricordato come il governo bolivariano abbia recentemente sbaragliato il tentativo di colpo di stato pianificato dalla destra nei suoi confronti, e per questo, ha invitato i venezuelani ad alzare il livello d’attenzione per comprendere in maniera chiara lo scenario.

“In primo luogo – ha evidenziato il presidente Maduro – voglio che tutto il Venezuela comprenda la situazione, comprenda quali sono i problemi, perché vi è molta manipolazione”.

Inoltre, ha ricordato come la “strategia” applicata in Venezuela, sia la stessa già utilizzata contro i governi di altri paesi. Facendo riferimento al governo dell’ex presidente cileno, Salvador Allende, rovesciato attraverso un colpo di stato organizzato dalla destra nazionale.

Maduro ha concluso affermando che oggi in Venezuela “ci troviamo di fronte ad un identico scenario”, ragion per cui, ha richiesto il sostegno di tutto il popolo per combattere le trame golpiste.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, il 12 febbraio annunciò che il suo governo aveva sventato un tentativo di colpo di stato, orchestrato da Washington, fornendo le prove di un piano che prevedeva il suo assassinio e la realizzazione di azioni violente dirette contro strutture statali del paese bolivariano.

In seguito a questo tentativo golpista, Maduro ha annunciato di aver ordinato una serie di misure diplomatiche dirette contro gli Stati Uniti, al fine di evitare ulteriori attacchi imperialisti, diretti contro la pace e stabilità del paese sudamericano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

Il Golpe in Venezuela si doveva realizzare in fasi

da Ambasciata del Venezuela ad Addis Abeba – Rappresentanza permanente presso l’Unione Africana

13 febbraio 2015

Il giorno 20 febbraio scorso, all’Ambasciata venezuelana di Addis Abeba, si è svolta un’iniziativa di contro-informazione sul tentativo di golpe predisposto da settori dell’opposizione anti-chavista, finanziato dagli U.S.A. e stroncato dall’intelligence bolivariana (sicuramente più efficace di quella statunitense alla vigilia dell’11/9 o di quella francese pre-attentato a Charlie Hebdo). L’ambasciatore Luis Mariano J. Mata ha introdotto l’argomento, sottolineando la viltà dell’aggressione a un popolo pacifico e operoso, che non chiede di meglio che di continuare ad auto-determinarsi.

Presenti le rappresentanze diplomatiche di Argentina e Brasile, che hanno espresso la loro piena solidarietà al Venezuela, paese “hermano y compañero de la Patria Grande”.

Durante l’iniziativa, è stato distribuito il seguente documento:

 

Il pianificato tentativo di colpo di stato in Venezuela è stato preceduto da un’imboscata economica e dal finanziamento a ufficiali militari, affinché promuovessero un sollevamento militare.

Il piano di colpo di stato che cercava di abbattere il Governo legittimo del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro e che è stato neutralizzato grazie alla lealtà della Forza Armata Nazionale Bolivariana e al suo popolo, comprendeva varie fasi, articolate in eventi relazionati a settori strategici per il paese.

Si è cercato di attuare queste azioni a un anno dalle cosiddette guarimbas, eventi di opposizione violenta registrati il 12 febbraio 2014, che hanno lasciato 43 persone morte.

Un gruppo di cospiratori hanno programmato di abbattere il governo di Nicolás Maduro con una nuova campagna di violenza, che doveva cominciare con un’imboscata economica fino a una fase che includeva assassinii di massa e il bombardamento tattico di siti strategici nella capitale.

Queste sono le fasi del tentativo di colpo di stato

Fase 1-Imboscata economica:

L’imboscata economica è cominciata tra il 6, 7 e l’8 gennaio, mentre il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, realizzava il suo giro per i paesi dell’OPEC e altri, per valutare il mercato petrolifero e combattere l’abbassamento del prezzo del crudo.

In questa fase, l’opposizione venezuelana, appoggiata dai settori imprenditoriali di destra e fattori internazionali, ha promosso campagne di accaparramento e speculazione di alimenti basilari e prodotti di prima necessità, allo scopo di destabilizzare il paese e far sì che il popolo scendesse in strada per saccheggiare.

Le code ai supermercati erano obiettivi chiave per promuovere la violenza nel paese.

“Pensavano che il popolo si metteva a saccheggiare, perché io ero all’estero”, ha precisato Maduro, al momento di denunciare un colpo economico dall’Algeria.

In quest’occasione, il capo di Stato venezuelano ha detto che il Governo Bolivariano ha evitato queste manovre, grazie al lavoro articolato insieme al Potere Popolare, riuscendo a intercettare gli alimenti e i prodotti che si trovavano ritirati dalla circolazione.

Più diu mille tonnellate di alimenti sono state trovate in un magazzino di proprietà di un’azienda, i cui proprietari sono legati al partito di destra Volontà Popolare.

 

Fase 2: Dibattito internazionale su di una presunta crisi in Venezuela

L’opposizione venezuelana, appoggiata da media internazionali, cercava di generare un dibattito a livello mondiale, nel quale dava a conoscere un’immagine totalmente differente da quello che davvero si vive in Venezuela e, inoltre, tentava di far credere che esiste una crisi umanitaria.

Il mandatario venezuelano Nicolás Maduro ha denunciato che alcune agenzie internazionali hanno tentato di di vendere al mondo il peggio del Venezuela. I mezzi di comunicazione  pubblicavano notizie nelle quali facevano credere che nel paese non c’era cibo e che la produzione di alimenti si era fermata. L’intenzione era quella di spianare la strada all’abbattimento del capo di Stato venezuelano e all’intervento internazionale.

 

Fase 3: Colpo di stato politico

In questo piano si cercava un traditore, per poter abbattere il presidente Nicolás Maduro.

“Non voglio allarmare nessuno, ma sono obbligato a dire tutta la verità (…) Stanno cercando un traditore e chiedo al popolo di stare all’erta”, ha detto il presidente Nicolás Maduro, al momento du annunciare il tentativo di colpo di Stato.

Si è trattato di un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’Aviazione Militare per l’operazione golpista.

Il deputato Diosdato Cabello ha informato che avevano un ordine di registrare un video, invocando la ribellione di questo  gruppo di militari e che lo stesso sarebbe stato diffuso dalla giornalista Patria Poleo.

 

Fase 4: Colpo militare (tradimento di ufficiali)

Questa sarebbe stata la fase nella quale doveva terminare con l’abbattimento del presidente Nicolás Maduro e con il bombardamento di aree strategiche come teleSUR e la sede del Ministero della Difesa. In seguito, con l’attivazione del “Programma del Governo di Transizione”, un documento che si sarebbe pubblicato attraverso un mezzo nazionale.

Quest’evento doveva prodursi in seguito al sollevamento di un piccolo gruppo di ufficiali dell’Aviazione Militare, finanziati da Miami, U.S.A., secondo il presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello. Di fronte a ciò, un gruppo di militari patrioti hanno allertato il Governo e si è potuta neutralizzare la minaccia.

Si pretendeva bombardare il Palazzo Miraflores (sede del Governo) a Caracas, mezzi di comunicazione, istituzioni dello Stato e persino un’attività alla quale partecipava il presidente Nicolás Maduro. Nell’operazione si dovevano usare aerei Tucanos introdotti dall’estero.

In questo modo, si sarebbe materializzato il golpe e il cammino libero per cominciare a fare retrocedere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

La gioventù del mondo contro l’ingerenza imperialista in Venezuela

jcv_assembleada prensa.pcv.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito Comunista del Venezuela

L’Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo pieno appoggio alla Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l’ingerenza imperialista” che si svolgerà dal 20 al 28 febbraio a Caracas, organizzata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) che celebra 70 anni di lotta della gioventù del mondo contro l’imperialismo e in difesa della Pace e della Sovranità dei Popoli.

Lo ha comunicato in una conferenza stampa il Segretario Generale della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV) e membro dell’Ufficio Politico del PCV Héctor Alejo Rodriguez.
La Missione si svolgerà a un anno dall’inizio dell’offensiva imperialista e dei settori più violenti dell’opposizione venezuelana con il tentativo di rovesciare il governo democratico e instaurare una dittatura di carattere fascista nel nostro paese.

“Ricordiamo che proprio un anno fa, 45 persone persero la vita a causa di tale offensiva, e incalcolabili danni furono arrecati a beni di utilità pubblica nel paese”, ha affermato Rodriguez.

In questo contesto si svolgerà la Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l’ingerenza imperialista”, organizzata dalla FMGD.

La Missione a Caracas è composta da circa 50 delegati di 25 paesi di 4 continenti, “in rappresentanza della gioventù progressista, antifascista e antimperialista del mondo”.

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La classe operaia pronta ad assumere il controllo dei centri produttivi

Milizia Operaia Bolivariana

Milizia Operaia Bolivariana

da ciudadccs.info

La classe operaia assicurerà il controllo sui posti di lavoro e il funzionamento delle aree produttive di fronte a qualsiasi tentativo di colpo di stato o atto destabilizzatore contro il Venezuela, ha affermato il vicepresidente della Central Bolivariana Socialista de Trabajadores (CBST), Carlos López. Intervistato nel programma Sin Coba, trasmesso dall’emittente Venezolana de Televisión, il sindacalista ha spiegato che eventuali azioni golpiste non avranno alcuna possibilità di paralizzare le attività degli operai e dei luoghi di lavoro.

«Tutta la base della CBST è preparata per affrontare qualsiasi tipo di sabotaggio. Se si dovesse verificare un tentativo violento di abbattere la Rivoluzione, la classe operaia è pronta ad assumere il controllo completo di tutti i centri di produzione».

Il sindacalista ha ricordato che la maggior parte degli atti di sabotaggio sono rivolti contro le infrastrutture elettriche, così come contro gli impianti petroliferi, raffinerie, oleodotti, porti e strutture di comunicazione.

Ha sottolineato, inoltre, che la Central Bolivariana Socialista de Trabajadores insieme alla Milicia Bolivariana forma i corpi combattenti della classe operaia nelle aree d’interesse della patria, tra cui, l’elettricità, il petrolio e le comunicazioni.

López ha poi ricordato che i lavoratori sono attivi nella lotta contro la guerra economica, condotta dalla destra per generare destabilizzazione e caos nel paese.

«C’è un gran lavoro che stiamo portando avanti tra la base dei lavoratori – ha aggiunto López – ed è quello di rendere sempre più visibile il nemico della Rivoluzione Bolivariana e di tutti i popoli del mondo».

Giovedì, il presidente Nicolás Maduro, ha denunciato un nuovo tentativo di colpo di stato contro il suo governo e il popolo del Venezuela.

In questo tentativo di colpo di Stato è coinvolto un piccolo gruppo di ufficiali dell’aviazione militare e civile, sostenuto dal governo degli Stati Uniti.

L’azione incostituzionale, che prevedeva di attaccare per via aerea le istituzioni della nazione ubicate a Caracas, è stata sbaragliata.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Abbiamo sventato un colpo di stato»

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Il Presidente ha riferito che sono in corso le indagini necessarie per arrestare tutte le persone coinvolte nelle azioni violente contro il Venezuela

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato che è stato sventato un tentativo di colpo di stato contro la nazione sudamericana.

Durante la cerimonia di consegna di opere pubbliche a Caracas, il capo dello stato ha spiegato alla nazione che l’intento era quello di colpire in maniera violenta e golpista il governo venezuelano.

Attraverso il suo account Twitter @pvillegas_tlSUR la presidente di Telesur Patricia Villegas ha illustrato le mosse intraprese dalla destra fascista per attuare il tentativo di colpo di stato contro il Venezuela.

«Attraverso un gruppo di ufficiali dell’aviazione militare hanno cercato il colpo di coda, un atto violento, il colpo di stato», ha dichiarato Maduro.

Il presidente ha poi spiegato che «il gruppo di ufficiali è stato finanziato da Miami (Usa) e aveva intenzione di colpire con un aereo Tucano il palazzo di Miraflores (…) nel Giorno della Gioventù».

«Voglio ringraziare gli ufficiali giovani – ha affermato Maduro – e gli organismi di intelligence perché grazie a loro abbiamo sventato questo tentativo di colpo di stato contor il nostro paese».

«I gruppi fascisti che promuovono piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione popolare della nostra gente», ha assicurato il successore di Chavez.

Maduro ha riferito che sono stati catturati diversi ufficiali, che si trovano attualmente in carcere, per aver tentato di realizzare un colpo di stato e installare un governo di transizione che avrebbe dovuto nominare un nuovo presidente, il vicepresidente e i ministri del Venezuela.

Il Ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, attraverso il proprio account Twitter ha condannato qualsiasi azione golpista contro il Governo Costituzionale del Presidente Maduro.

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha in precedenza informato dell’avvenuto arresto di un individuo che aveva intenzione di portare a compimento un piano di destabilizzazione del governo di Nicolás Maduro.

Cabello ha spiegato che questo individuo – identificato come Álvaro Jesús Carmona Rodríguez – aveva pianificato di assassinare Maduro, in occasione di una cerimonia a cui il presidente avrebbe dovuto partecipare nella città di Valencia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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