(VIDEO) LiberaTV intervista Geraldina Colotti

Sanzioni USA contro Caracas

di Geraldina Colotti – il manifesto

11dic2014.- Venezuela. La destra eversiva si prepara. Scoperto un camion carico di dollari proveniente dagli Stati uniti.

San­zioni Usa con­tro il Vene­zuela. Dopo il Senato, anche la Camera ha deciso la linea dura, dopo mesi di dibat­titi e pole­mi­che. Ora la parola passa al pre­si­dente Obama, che può sospen­derle o avviare l’iter. Il testo pre­vede di «imporre san­zioni spe­ci­fi­che alle per­sone respon­sa­bili di vio­la­zioni dei diritti umani nei con­fronti di mani­fe­stanti di oppo­si­zione in Vene­zuela, con l’obiettivo di raf­for­zare la società civile in Vene­zuela e per altri fini». Ai fun­zio­nari vene­zue­lani potrebbe essere negato il visto e bloc­cati beni e conti ban­cari negli Usa.

Vi sono stati alcuni pre­ce­denti. Nel 2011, il governo nor­da­me­ri­cano ha impo­sto san­zioni all’impresa petro­li­fera di stato Pdvsa attra­verso la Citgo, la società di raf­fi­na­zione con sede negli Usa, con­trol­lata dalla com­pa­gnia vene­zue­lana: per via delle rela­zioni tra Cara­cas e Teh­ran. E nel set­tem­bre dello stesso anno ha san­zio­nato tre fun­zio­nari dell’allora governo di Hugo Cha­vez, accu­sati di appog­giare la guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana delle Farc. «La realtà è che vogliono il nostro petro­lio», ha rea­gito il pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro. Dopo il rifiuto dell’Opep di ridurre la pro­du­zione del petro­lio per far alzare il prezzo del barile, Maduro aveva denun­ciato il ten­ta­tivo di «met­tere in ginoc­chio il Vene­zuela». Con la deva­stante tec­nica estrat­tiva del frac­king — aveva detto — gli Usa inon­dano il mer­cato di petro­lio a basso costo, facendo crol­lare i prezzi e pro­vo­cando gravi danni all’ambiente. Una denun­cia rei­te­rata dai movi­menti sociali alla Con­fe­renza della parti Onu sul cam­bia­mento cli­ma­tico (Cop20), in corso a Lima. Da lì, il mini­stro degli Esteri Rafael Rami­rez ha ammo­nito: «Gli Usa hanno molto di più da per­dere nel con­fronto con noi, l’America latina ora è un ter­ri­to­rio che difende la pro­pria sovranità».

Altri mem­bri del governo vene­zue­lano hanno fatto dichia­ra­zioni più dure: «Con le san­zioni, ci pos­sono fare l’insalata», ha iro­niz­zato il pre­si­dente del Par­la­mento, Dio­sdado Cabello, durante la sua tra­smis­sione set­ti­ma­nale. E ha accu­sato l’opposizione di remare con­tro il paese, «per aver gioito e brin­dato» alla noti­zia. «La destra nor­da­me­ri­cana si lan­cia così con­tro il Vene­zuela per­ché sa che i suoi rap­pre­sen­tanti qui sono un disa­stro, i soldi che arri­vano, se li rubano, non son capaci di ese­guire gli ordini, per que­sto gli Stati uniti hanno deciso di agire diret­ta­mente». Cabello ha poi com­men­tato il seque­stro di un camion che viag­giava su una nave pro­ve­niente dagli Usa e con­te­nente oltre 4 milioni di dol­lari. La per­sona arre­stata, Arqui­mede Ron­don «è di ori­gine por­to­ghese, ha legami con la Usaid e con Miami e con altri di cui non posso fare i nomi per­ché c’è un’inchiesta in corso», ha spie­gato. Da mesi, i ser­vizi di sicu­rezza sono in allarme anche dopo il ritro­va­mento di esplo­sivi nelle aree ever­sive di estrema destra, attive durante le rivolte vio­lente scop­piate a feb­braio scorso con­tro il governo e durate alcuni mesi. In quei giorni sono morte 43 per­sone e cen­ti­naia sono rima­ste ferite. Molte le vit­time delle «gua­rimbe» — le tec­ni­che di guer­ri­glia­messe in atto dai gruppi di estrema destra. I fami­gliari dei soprav­vis­suti e i feriti si sono costi­tuiti in comi­tato «vit­time delle gua­rimbe» e si sono rivolte alle isti­tu­zioni inter­na­zio­nali per i diritti umani.

Alla destra Usa che ha dis­se­mi­nato nei paesi luo­ghi segreti di tor­tura — dicono in Vene­zuela — inte­res­sano, però «altri» diritti umani (non quelli che si decli­nano a par­tire da cibo, casa, salute, edu­ca­zione e lavoro per tutti). E la «società civile» che finan­ziano ogni anno le agen­zie nor­da­me­ri­cane non inve­ste in pro­getti bene­fici, ma in «que­gli altri fini» di cui parla il testo di legge Usa. Gli Usa e le destre euro­pee sosten­gono la ex depu­tata Maria Machado, filoa­tlan­tica e gol­pi­sta come il suo sodale Leo­poldo Lopez. Ieri, l’altro ani­ma­tore delle «gua­rimbe», il sin­daco metro­po­li­tano di Cara­cas, Anto­nio Lede­zma, ha detto di non esul­tare per le san­zioni e ha annun­ciato «un anno dif­fi­cile». L’anno delle legi­sla­tive. «Non ver­remo meno al nostro impe­gno con il popolo e con il socia­li­smo nean­che con l’abbassamento del prezzo del petro­lio, che pur col­pi­sce molto la nostra eco­no­mia — ha detto Maduro pre­sen­tando il bilan­cio per il 2015 — abbiamo fatto i cal­coli con il prezzo del barile a 60, ora è a 50 ma con il 20% di tagli ai con­sumi di lusso le misure sociali non ver­ranno toccate».

Machado, una cospiratrice incallita

di Gerladina Colotti – il manifesto

5dic2014.- Venezuela. L’accusa: la cricca che tentò di far fuori Chavez nel 2002 ci ha riprovato con Maduro.

Maria Corina Machado è accu­sata di cospi­ra­zione. La magi­stra­tura vene­zue­lana le ha con­te­stato il delitto con­tem­plato nell’articolo 132 del Codice penale: “Chiun­que, den­tro o fuori il paese, cospiri per distrug­gere la forma poli­tica repub­bli­cana che la nazione si è data, sarà punito con la deten­zione da 8 a 16 anni”, recita la legge, pre­ci­sando che “nella stessa con­danna incor­rerà il vene­zue­lano che chieda l’intervento stra­niero negli affari poli­tici interni o con­corra a distur­bare la pace della Repub­blica o inciti alla guerra civile”. Stesse accuse per un gruppo di sei per­sone, per­so­naggi poli­tici, impren­di­tori e alti fun­zio­nari. Tutti avreb­bero messo a punto un piano ever­sivo con l’apporto di Machado e di figure esterne, come l’attuale amba­scia­tore degli Usa in Colom­bia, Kevin Whi­ta­ker. Depu­tati e lea­der del Par­tito socia­li­sta unito (Psuv) lo ave­vano denun­ciato il 28 mag­gio. Uno schema già visto durante il golpe con­tro l’allora pre­si­dente Hugo Cha­vez, nel 2002. Anche allora, la filoa­tlan­ti­sta Machado era in prima fila, con il lea­der di Volun­tad Popu­lar Leo­poldo Lopez e all’ex can­di­dato pre­si­den­ziale Hen­ri­que Capri­les. Machado è stata tra i fir­ma­tari del docu­mento che ha abo­lito la Costi­tu­zione e le garan­zie demo­cra­ti­che durante il governo-lampo dell’imprenditore Car­mona Estanga: prima che Cha­vez venisse ripor­tato in sella a furor di popolo.

«Pro­te­ste, ingo­ver­na­bi­lità, azioni nel metro, lotta fino alla fine per annien­tare Maduro. Gli altri cadranno da soli», dice Machado nelle sue con­ver­sa­zioni. E l’ex amba­scia­tore vene­zue­lano all’Onu, Diego Arria, con­si­glia di «appro­fit­tare del clima dell’Ucraina» per spaz­zare via il governo. Un ten­ta­tivo che l’opposizione oltran­zi­sta ha per­se­guito per mesi ani­mando uno scon­tro vio­lento che ha pro­vo­cato 43 morti e cen­ti­naia di feriti. Un con­flitto in cui hanno agito gruppi nazi­sti legati al para­mi­li­ta­ri­smo colom­biano e al grande busi­ness del con­trab­bando oltre­fron­tiera: come quello di Lorent Saleh, in car­cere da qual­che mese. Gruppi che pro­get­ta­vano omi­cidi mirati e atten­tati alle disco­te­che. Un para­mi­li­tare colom­biano, Leiva Padilla, è accu­sato di aver diretto la banda che ha ucciso il gio­vane depu­tato vene­zue­lano Robert Serra, a capo di una com­mis­sione par­la­men­tare che inda­gava su Saleh. Padilla ha chie­sto asilo poli­tico in Colom­bia e Cara­cas ha chie­sto l’estradizione.

Nella sua tra­smis­sione set­ti­ma­nale, il pre­si­dente del Par­la­mento, Dio­sdado Cabello, ha mostrato un fil­mato in cui si vede “un fun­zio­na­rio dell’ambasciata nor­da­me­ri­cana” aspet­tare Machado nei pressi del Mini­ste­rio Publico, dov’è arri­vata insieme a espo­nenti di par­tito e mili­tanti. Gli Usa si sono già fatti sen­tire per appog­giare Machado e per chie­dere la scar­ce­ra­zione di Leo­poldo Lopez, ancora in car­cere con l’accusa di aver orga­niz­zato le vio­lenze di piazza di feb­braio. E ora, Cabello ha denun­ciato che il lea­der della destra sarebbe legato anche a un’inchiesta per frode e rici­clag­gio di denaro sporco attra­verso un per­so­nag­gio ori­gi­na­rio di Sin­ga­pore, ricer­cato dall’Interpol. Cara­cas ha rea­gito con sde­gno all’inchiesta sull’Indice di per­ce­zione della cor­ru­zione dell’Ong Trans­pa­rency Inter­na­tio­nal che mette ai primi posti Vene­zuela e Para­guay: un’indagine senza rigore meto­do­lo­gico – ha detto il governo boli­va­riano. E Cabello ha accu­sato gli Usa di ospi­tare Nel­son Meze­rhane, ban­chiere ricer­cato per aver truf­fato lo stato e i rispar­mia­tori, che a Miami dispor­rebbe di 7 imprese per un capi­tale di 4,1 milioni di dollari.

Dopo la caduta del prezzo del petro­lio e la deci­sione dell’Opec di non ridurre la pro­du­zione, Maduro ha annun­ciato che il bilan­cio per i pro­getti sociali non verrà tagliato, men­tre l’Iva per i con­sumi di lusso aumen­terà del 15%. Ver­ranno dimi­nuiti gli sti­pendi di alti fun­zio­nari, a par­tire dal suo. In que­sti giorni, è stato in Vene­zuela anche l’ex pre­si­dente dell’Uruguay José Mujica (nella foto reu­ters) per discu­tere accordi sull’estrazione di petro­lio nell’Orinoco. Mujica ha accu­sato gli Usa per l’uso della deva­stante tec­nica estrat­tiva del fracking.

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