Napoli 12 dic2019: Guerra come smascherare le FakeNews

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(VIDEO) Napoli 14dic2019: “Start Up a War – Psicologia di un conflitto”

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Luminita Irimia e la sua personale “Estinzione”

di Romina Capone

Sette dipinti e un’istallazione  a raffigurare tre grandi concetti temporali: passato, presente e futuro; Luminita Irimia, (Lumi) nella sua personale “Estinzione”. In mostra presso gli spazi di Galleri@rt in Galleria Principe di Napoli fino al 2 dicembre, ci immerge nei quattro elementi naturali. Terra, acqua, fuoco e aria.

Ogni dipinto di tutta l’esposizione è contraddistinto da un animale totem: lumache per la sezione terra, i pesci per le acque, le lucertole per il fuco e le api nell’aria. In fine, il “Quinto elemento” conclude il percorso cognitivo dell’intera esposizione.

Luminita Irimia. Una donna dall’animo sensibile, coraggiosa, che dalla sua piccola città a cinquanta chilometri dalla Transilvania, in Romania, decide di lasciare il suo lavoro di ragioniera per cambiare vita; ecco che si trasferisce, 15 anni fa, a Napoli per seguire la sua vocazione: vivere di arte.

Racconta che ancora conserva immacolato il suo primo disegno, realizzato quando aveva soli quattro anni.

Condivide i suoi ricordi e spiega di aver ritratto un volto umano di profilo, roba insolita per una bambina in tenera età. Con il passare del tempo Luminita si conferma un’artista poliedrica.

Dopo il diploma alle Belle Arti in Romania vince numerosi concorsi dedicati alla grafica ed alla caricatura. Lavora a svariate mostre sia collettive che personali. In particolare si sente attratta ed ispirata dal sufismo e dalle teoria di Georges Ivanovič Gurdjieff.

“Estinzione” è composta da tre grandi macro aree: Presente, passato e futuro.

Lumi era in viaggio a Maiorca ed è lì che ha avuto l’ispirazione nel guardare la morte di una lumaca. Le ritroveremo nel dipinto che rappresenta l’elemento Terra.

Gli elementi Acqua, Fuoco e Aria sono caratterizzati, come lo stesso Terra, prima da una raffigurazione dettagliata dell’animale totem che poi si assottiglia in un disegno semplice e stilizzato fatto di sole linee.  

Dai quattro elementi passiamo in rapida successione ai quadri che raffigurano passato, presente e futuro.

Il passato: ritrae in bianco e nero l’evoluzione delle specie viventi lungo un segmento intrecciato di DNA che va ad immergersi nel buio del nulla.

Il presente: cento api giganti realizzate a mano tessono le celle di un alveare legato ad un segmento di DNA che sta per decomporsi. Api che ci tengono in vita, senza di esse il nostro pianeta cesserebbe di vivere. Una sottile e flebile speranza è rappresentata da un filo di rame, sotto forma di battito cardiaco dell’ECG, il quale va a fondersi in un sole altresì ramato, simbolo di energia. Il qui e ora. Il tempo in cui stiamo vivendo.

Il futuro: ritroviamo l’umanità, in bianco e nero, divenire automi, la scomposizione del genere umano. Uomini-macchine in un tempo senza più DNA. Un futuro tecnologico, distruttivo. L’annullamento del tempo.

Il Quinto elemento o Quinta Essenza: la concezione spazio-tempo, Matrix, dove tutto è invisibilmente collegato.

Una matrice che sta per sgretolarsi ed è allo stesso tempo attraversata dal ramo di un albero simbolo di rinascita. Quindi la rigenerazione continua del cerchio della vita.

È attraverso il simbolismo e la simbologia dell’astrazione che Lumi dipinge; con la sua pittura rende visibile l’immateriale.

(FOTO+VIDEO) La storia si ripete: Venezuela come Cuba, il blocco incombe

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#NoMoreTrump la petizione contro il blocco economico finanziario e commerciale.

Non vogliamo più Trump! Il grido all’unisono della popolazione venezuelana si innalza nel corso della campagna raccolta firme che unisce l’Italia da Nord a Sud in questo torrido mese di agosto tanto da diventare un hashtag. Lo scorso 5 agosto il presidente americano Trump, ha firmato un ordine esecutivo che dichiara un embargo sul Venezuela, embargo che ancora una volta viola i diritti umani e la libertà del popolo venezuelano. Gli Stati Uniti D’America violano per l’ennesima volta il principio democratico dell’auto determinazione dei popoli di essere liberi e di seguire un modello sociale completamente nuovo: il socialismo del XXI secolo. Nella lettera delle venezuelane e venezuelani spedita al Segretario Generale delle Nazioni unite Antonio Gutierrez si denunciano una serie di aggressioni pianificate e brutali da parte degli USA con il sostegno di minoranze politiche del governo venezuelano, a livello economico, politico e psicologico contro la popolazione venezuelana al fine di provocare un cambio di “regime”; in termini reali non è altro che un rovesciamento del governo Maduro scelto attraverso elezioni libere, universali e segrete in conformità con la legge del paese.

Era il 2015 quando il governo Obama indicava il Venezuela come una minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti: il cosiddetto Ordine Esecutivo. Da allora è stato ufficializzato e si cerca di legittimare davanti al mondo l’assedio e la distruzione del Venezuela. Tali aggressioni sono state esacerbate da Donald Trump il quale in meno di due anni ha incrementato l’ostilità economica e finanziaria per soffocare lo stato venezuelano e portare la popolazione alla fame.

Negli ultimi giorni Trump ha formalizzato la depredazione delle risorse nazionali e minacciato i paesi partner mettendo a rischio la sicurezza di 30 milioni di abitanti. Le conseguenze di tale atto criminale raggiungono limiti brutali e disumani, impedendo l’accesso al cibo, alle medicine e alle forniture essenziali importate, inclusi i trattamenti medicinali di emergenza e alcune forniture essenziali per il lavoro collettivo. Tutti, bambini, anziani, uomini e donne, sostenitori ed oppositori sono vittime di questo attacco crudele. contrario ai principi fondamentali e ai diritti umani.

Alla luce di quanto scritto non sono mancati presidi di raccolta firme nella città metropolitana di Napoli. Uno di essi è stato allestito negli spazi recuperati di GAlleЯi@rt in Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale. Un incontro non solo volto alla raccolta firme bensì un momento di scambio interculturale caratterizzato da canti e vestiti tipici del Venezuela. Firme raccolte e consegnate al Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli nella giornata mondiale di protesta, con l’impegno comune ad accompagnare il popolo bolivariano in questa campagna diventando sempre di più difensori della libertà.

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Napoli 9mag2018: In Donbass non si passa!

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Nel racconto dell’esperienza di un combattente della brigata Prizrak e InterUnit, il gruppo di antifascisti internazionalisti al suo interno, il bilancio della resistenza antifascista alle porte dell’Europa. “In Donbass non si passa”, uno strumento per aiutare a conoscere e a capire la lotta di liberazione di ieri e di oggi, uno spunto di riflessione per poter affrontare le sfide del futuro, un modo per tenere viva la memoria della lotta del popolo del Donbass, che in armi ha lottato e lotta contro il fascismo, per la costruzione di un futuro diverso da quello riservatogli dalla comunità internazionale dei paesi imperialisti, un futuro migliore, di riscatto e autodeterminazione per il quale si è battuto e che, a dispetto dei disfattisti, ha vinto.

Ne discutiamo con Alberto Fazolo, uno dei due autori del libro.

GAlleЯi@rt – collettivo politico-culturale, presenta
IN DONBASS NON SI PASSA

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Napoli 17mar2018: Donbass e Palestina, sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!

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17 marzo 2018 Sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!/1

Pranzo sociale di autofinanziamento per il Donbass antifascista ed incontro con il compagno Stanislav Retinskiy, Segretario Generale del Partito comunista della Repubblica Popolare di Donetsk. Dalle 12,30 alle 16,30.


17 marzo 2018 Sabato Internazionalista in GAlleЯi@rt!/2

L’Apartheid dimenticato ed il Giro D’Italia: quando lo sport serve solo a nascondere il crimine.

 

 

(VIDEO) Chávez VIVE Maduro SIGUE!

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A 5 anni dalla “siembra” (scomparsa fisica) del Comandante Eterno Hugo Chávez, noi rivoluzionari italiani, membri di movimenti, gruppi, associazioni per la fratellanza, amicizia e solidarietà tra i popoli in lotta antimperialista ne ricordiamo l’eroica figura di Gigante storico, unitamente a Fidel, per essere stato uno dei più tenaci leader latinoamericani che ha condotto avanti un processo di seconda liberazione nazionale, concependo e gettando le basi per la Rivoluzione bolivariana, creativo paradigma politico, culturale, ideologico e valoriale di enorme spessore e validità.

L’eredità del “Arañero” è ad oggi, per il Venezuela e l’America Latina, per l’Africa e l’Asia, infine per l’Europa, materia viva, fuoco ardente di un nuovo modo di fare politica sempre dalla stessa parte, quella della gente umile, lavoratrice, instancabile fautrice della storia collettiva; Chávez diceva che “un altro mondo è possibile se è socialista” e questo è stato, con la dichiarazione del carattere socialista del processo bolivariano, l’obiettivo perseguito nella sua amata Patria per costruire una società più equa, solidale, fondata su Libertà con Giustizia Sociale, Pace e dignità del lavoro, dove nessuno fosse escluso, anzi, dove tutti dessero il proprio contributo al netto di errori, contraddizioni, retrocessioni, ecc.

Egli è stato, è e sarà il canto ribelle di un rivoluzionario che a gran voce reclama e cerca di realizzare nel quotidiano i diritti delle fasce sociali più deboli, è l’espressione più viva di un mondo, di una concezione nuova che sta per sorgere nonostante il vecchio sia restio a scomparire definitivamente.

In definitiva, Il Presidente Chávez è simbolo vigoroso di un’America Latina che cammina sulle proprie gambe, senza il “supporto della democrazia yankee”, delle sue bombe, dei suoi blocchi economici, dei suoi crimini contro l’ umanità.

L’esempio portante di una nuova umanità.

Chávez ViVe
Maduro SiGuE!

Lunedì 5 marzo, ore 18.30 – presso la Galleria Principe di Napoli

Chávez ViVe
Maduro SiGuE! 

Promuovono:
Partito dei CARC
GalleRi Art
ALBAinFormazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli
Associazione Resistenza

Patrocina:
Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles

(VIDEO) Napoli: intervista a “Terroni Uniti”

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“Siamo tutti antifascisti”. Un coro che grida forte. Sorge viva la necessità di ribadire il proprio antifascismo: un concetto umano che dovrebbe essere assodato, acquisito, una volta per tutte da quel lontano 25 aprile. Eppure giornalmente viene calpestato, vilipeso; soprattutto in periodo di elezioni poiché il suo contrario affascina, fa presa tra le masse, è un collante. Lo scorso 25 febbraio in Galleria Principe di Napoli, per riconfermare l’alto valore di cui sopra, è stato organizzato un evento che vede coinvolto il collettivo GAlleЯi@rt Spazi XXVIII-XXXI, la Murga e alcuni membri del gruppo del progetto “Terroni Uniti”, nato l’11 marzo 2017. Trenta nomi del panorama artistico partenopeo che fondono il loro sound nel brano “Gente do Sud” come puro dissenso alla visita in città di Matteo Salvini, leader del movimento Leghista.

Di seguito l’intervista a cura di Paola De Girolamo a: Ciccio Merolla, Massimo Jovine, Maurizio Capone e Oyoshe.

Paola De Girolamo: Credo che ogni essere umano abbia una missione per guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Qual è la vostra? Cosa fate per attuarla?

Ciccio Merolla: Qualsiasi movimento violento proviene da una frustrazione. Noi siamo persone che si sono realizzate con la musica. Il messaggio che cerchiamo di dare è proprio questo: attraverso una funzione artistica, sociale, umana, le persone si possono realizzare e questa cosa abolisce qualsiasi tipo di mentalità violenta e prevaricazione.

Massimo Jovine: Si può scegliere la musica per fare tante cose: raccontare la propria vita, la propria esistenza, l’amore. Quando da ragazzino ho scelto di fare musica, ho sempre pensato che si potesse fare anche qualcosa di più, come provare a raccontare la possibilità di costruire un mondo diverso da quello nel quale viviamo. Da ragazzino magari lo fai perché sei un ribelle, pensi di essere solo contro tutti; poi con il tempo ti rendi conto che può servire anche ad altro: a raggruppare persone come te, a raccontargli una realtà che è possibile realizzare, ma che è possibile farlo solo insieme agli altri. Poi la vita mi ha portato per vari motivi a trovarmi con persone che la pensavano come me, così ho iniziato con i 99 Posse fino ai Terroni Uniti. Questo percorso inizia l’11 marzo con la canzone “Gente do Sud”, che è la risposta veritiera alle parole di Salvini.

P.D.G: Quindi una musica che rivoluzioni.

Ciccio Merolla: La musica è rivoluzione.

Maurizio Capone: Che sostenga anche alcune lotte, che sia una miccia.

Alessio Decoro: Parlo come esponente di Galleri@rt. Il ruolo dell’artista: come si sposa la libertà dell’artista con il dovere che ognuno deve servire? A cosa serve l’arte?

Maurizio Capone: Io credo che l’arte sia un gesto spontaneo: nasce dal tuo essere.

Alessio Decoro: Un essere che però vive in un contesto. Come coniugare libertà e contesto?

Maurizio Capone: Non seguendo il mainstream; con la capacità di essere distanti da ciò che ti succede intorno, ma allo stesso tempo addentro. Un musicista, un artista in generale, mediamente è un “disadattato”. Io ho molta stima per loro (i Terroni Uniti n.d.r) siamo fratelli perché abbiamo una sensibilità comune, percepiamo la dissonanza della società. Noi non riusciamo ad essere del tutto liberi. Scegliere significa rinunciare a qualcosa. Credo che ognuno di noi abbia rinunciato a dei momenti di grande visibilità in nome della dignità e dell’immagine dell’artista.

P.D.G: L’artista non è solo colui che produce semplici opere d’arte, ma colui il quale è dotato di sensibilità particolare la quale ti permette di cogliere il mondo.

Ciccio Merolla: L’arte però si basa su delle opere che vengono messe a servizio di tutti, compreso l’artista stesso. Se chi realizza delle opere ha un pensiero, per quanto puro possa essere, tenendolo per sé, alimenta una forma di egoismo. L’artista è quello che dà. Ci sono dei concetti umani che stanno crollando e l’arte può sensibilizzare e riattivare il cuore delle persone.

Maurizio Capone: Noi siamo abituati ad essere nudi. Quando scriviamo una canzone e saliamo a cantarla sul palco, ci spogliamo della nostra forma all’interno della società; il pubblico lo sa, se ne accorge se dici una cazzata, se ti stai travestendo. In un certo senso facciamo politica. È un mettersi in discussione.

P.D.G: Se voi non foste nati a Napoli, in questa realtà piena di contraddizioni, sareste comunque gli artisti che siete?

Massimo Jovine: Penso che i 99 Posse non si sarebbero potuti formare in nessun altra città. E’ il contesto che ti rende quello che sei.

Maurizio Capone: E’ chiaro che l’ambiente ti influenzi in maniera impressionante. Noi siamo rimasti volontariamente.

P.D.G: Qual è il sentimento nei confronti di Napoli?

Maurizio Capone: Credo che ognuno di noi percepisca una sorta di rabbia nonostante riusciamo a metabolizzarla e a trasformarla in arte, in bellezza. La rabbia è però forte perché hai la sensazione di aver vissuto in un periodo storico nel quale non hai avuto delle occasioni, non a livello personale ma a livello sociale. Per esempio Via dei Tribunali si è trasformata. Io ho vissuto a San Gaetano quando il centro storico era in mano alla camorra e oggi quando ci passo mi commuovo, mi scendono le lacrime. Ma vedere tante persone che ammirano il luogo nel quale hai vissuto, dove io per primo mi sono reso conto del suo valore, ma che purtroppo non abbiamo saputo curare, mi fa soffrire molto ed è uno dei motivi per cui sono rimasto a Napoli.

Romina Capone: Napoli non è solo centro città, è anche Scampia, Barra, Bagnoli e San Pietro a Patierno; molte delle storie di cui cantate nascono proprio da lì. Qual è il vostro rapporto con la periferia?

Massimo Jovine: Ci sono delle periferie anche nel pieno della città come la Sanità, i Quartieri Spagnoli, etc. Bisognerebbe dare più strumenti a chi vive in queste zone. Ti faccio un esempio proprio di Scampia: nell’ultimo periodo, nell’ultimo anno iniziano a sorgere teatri, asilo, nati molto spesso in modo spontaneo, in maniera autorganizzata.

Oyoshe: Faccio il rapper ormai da moltissimi anni e grazie a ciò ho avuto la possibilità di integrarmi in contesti dove cerco di creare una via di speranza per le generazioni future e trovare una valvola di sfogo e canalizzare tutte le loro energie. Per cosa? Per lo sviluppo, che è bloccato nelle sue numerose declinazioni. Bloccato perché le persone si adagiano. Questo teniamo a Napoli: l’art e s’arrangià, che delle volte può fare del bene ma più spesso del male. Nelle periferie c’è odio, c’è rabbia; gente la quale crede che, purtroppo, il proprio agire sia ben giustificato.

P.D.G: Fascismo, antifascismo. Siamo passati dalle camicie nere ad una forma più latente ma pur sempre presente, tristemente.

Massimo Jovine: La camicia nera è solo un simbolo. Il fascismo si giudica dalle azioni: quello che proferisce Salvini è fascismo. Se nei posti in cui ci sono disagi non si danno gli strumenti necessari per creare uguali opportunità sociali si crea dislivello. Strumento per il controllo delle le masse popolari.

Maurizio Capone: Il fascismo è anche menefreghismo. La cultura è la vera risposta. Con l’arte, con la musica cerchiamo di portare cultura, libertà di pensiero, per uscire da qualunque forma di dominazione.
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(VIDEO) Napoli 5gen2018: Proiezione di “Abril” in GAlleЯi@rt

Abril di Fabio Gargano

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Nuovo anno in GAlleЯi@rt a Napoli e subito con una novità: quest’anno “Aprile” arriva a Gennaio. Alle volte la storia ha bisogno di una spinta e noi la cominciamo a dare con una nuova interessante iniziativa! Proiezione del film documentario “Abril” (regia di Fabio Gargano) direttamente dal Venezuela Bolivariano. Parteciperanno lo scrittore David Gomez Rodriguez, uno dei giovani protagonisti del documentario nonché della Rivoluzione Bolivariana e la Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela Amarilis Graffe. Vi aspettiamo!
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Napoli 22dic2017: Con la RPD di Corea!

L'immagine può contenere: 1 persona, sMSda  Partito dei CARC – Federazione Campania

Dall’inizio del 2017 la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) è oggetto di minacce militari da parte degli imperialisti USA e dei loro servi, accompagnate dall’inasprimento delle sanzioni economiche da parte dell’ONU. I media di regime sostengono a loro volta questa operazione con una martellante campagna di denigrazione, falsificazione e ridicolizzazione dell’esperienza coreana (di cui la sinistra borghese è complice): una vera e propria propaganda di guerra finalizzata a giustificare agli occhi dell’opinione pubblica l’invasione del paese.

La verità è che la resistenza della RPDC, del Partito del Lavoro di Corea e del popolo coreano rafforza la rinascita del movimento comunista internazionale e di quello antiimperialista perché contrasta il disfattismo seminato dalla sinistra borghese e infonde coraggio e fiducia in tutti coloro che nel Mondo lottano contro la Comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, i veri terroristi e criminali di guerra della nostra epoca.

La RPDC e il Partito del Lavoro di Corea mostrano infatti con la loro lunga storia alle masse popolari e ai popoli oppressi di tutto il Mondo che è possibile resistere agli imperialisti USA e ai loro servi e affrontare situazioni estremamente difficili e complesse: sono riusciti a restare in piedi nonostante la guerra del 1950-53, l’occupazione del Sud del paese da parte degli USA, le sanzioni economiche, le provocazioni continue, il crollo o cambiamento di colore del resto dei primi paesi socialisti. Sono riusciti inoltre a dotarsi di un proprio armamento nucleare come deterrente rispetto alle invasioni e attacchi degli imperialisti, facendo tesoro delle lezioni provenienti dall’invasione dell’ex Jugoslavia, Iraq, Afganistan e Libia.

Di questo tratteremo venerdì 22 dicembre 2017, alle ore 17:30 in Galleria Principe di Napoli (zona Museo), attraverso gli interventi di Fabiola D’Aliesio della Direzione Nazionale del P.CARC, del senatore della Repubblica Bartolomeo Pepe che racconterà di quanto constatato di persona durante i due viaggi nella RPDC e con i saluti della Console del Venezuela a Napoli Amarilis Gutierrez Graffe.

Napoli 26nov2017: Revolutija con “La Madre” di Pudovkin

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La rassegna Revolutija. 1917-2017: La Rivoluzione d’Ottobre in mostra continua

Domenica 26 novembre 2017 ore 18.00
PROIEZIONE de
Мать – #LaMadre (film di Vsevolod Pudovkin, URSS, 1926)

Pellicola creativa nel montaggio, nella direzione degli attori e nella scelta delle inquadrature fu successo internazionale universalmente riconosciuto come grande classico del cinema muto. Il soggetto è tratto dall’omonimo dramma letterario di Maksim Gor’kij, rappresentativo e, al tempo stesso, antesignano dell’epopea rivoluzionaria russa, raccontata nelle vite vissute di persone comuni, protagoniste della storia. 

La vicenda si svolge in Russia nel 1905, in epoca zarista, immediatamente prerivoluzionaria.
Pelaghia Vlasova, vedova di un operaio di fabbrica, fabbro irsuto e violento, invecchiata precocemente dalle fatiche e dai maltrattamenti, maturerà attraverso il rapporto con il figlio Pavel, giovane operaio socialista, la coraggiosa consapevolezza della necessità della rivoluzione come unico strumento di cambiamento dei rapporti di produzione e di tutti i rapporti sociali. Dalla miseria, dalla fame, dalle malattie e da una condizione di sfruttamento in cui ‘il frutto delle nostre fatiche se lo godono gli altri’, ‘da tutte le forme di asservimento fisico e morale a cui questa società sottopone l’uomo’ c’è un’unica via di uscita: ‘Al popolo tutti i mezzi di produzione, al popolo tutto il potere!’.

E proprio il problema del potere, storicamente centrale nel lavoro per la rivoluzione, viene affrontato lungo l’intera narrazione, nell’intreccio delle vicende umane e politiche dei protagonisti, laddove l’accento è sempre posto sulla necessità di non dimenticare che il traguardo non sono le piccole conquiste, ma soltanto la vittoria completa.

Il rapporto tra madre e figlio si trasforma gradatamente all’interno di questo percorso comune di lotta per la rivoluzione, percorso durante il quale Pavel e gli altri compagni conosceranno più volte il carcere e infine le aule dei tribunali. Saranno proprio le dichiarazioni processuali del figlio a determinare, evidenziando un alto senso di responsabilità, l’ ultima scelta decisiva della madre che metterà in gioco la propria vita per portare a tutti ‘una verità che nessun potrà fermare’.

Intervengono:

Arianna Donini – Introduzione al film
Viaceslav Castellano – Presentazione “Мать”, opera su tela

Napoli 19nov2017: Poema Pedagogico in GAlleЯi@rt

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Domenica 19 novembre 2017, ore 17.00
#PoemaPedagogico di Anton Makarenko
in Galleria Principe di Napoli
Ingresso Via Pessina – zona Museo – Napoli
Con:
Igor Papaleo
Edizioni Rapporti Sociali
Eleonora Getman
Informale: NIKA / Неофициальная: NIKA
Alberto Fazolo
#MilitanteInternazionalista.

***

Il “Poema pedagogico” è il racconto della colonia Gor’kji, un istituto per la rieducazione sociale di minori ex-delinquenti. Il Commissariato per l’Istruzione Pubblica del giovane governo sovietico affida al maestro Makarenko il compito di costruirla e dirigerla. Le difficoltà sembrano insormontabili, tra scarsezza di mezzi necessari a soddisfare bisogni primari e le problematiche relative alla sperimentazione di nuovi modelli educativi del socialismo in costruzione. Ambizioso e necessario l’obiettivo: forgiare un uomo nuovo, l’uomo del socialismo, appunto. Perciò, anche se da principio “lacero e affamato”, è con entusiasmo e con la consapevolezza di essere sorretto nel massimo grado possibile dal potere sovietico che il maestro “va all’attacco, sul fronte della scuola, sul fronte del libro, alla testa di tutti i suoi ragazzi” (Maiakovski). Era il 1920. La rieducazione socialista trasformerà quei ragazzi considerati dal vecchio regime zarista un problema di ordine pubblico in dirigenti di Partito, soldati, cosmonauti, operai specializzati, insegnanti, medici, individui socialmente utili.

“Dobbiamo educare un lavoratore colto ed evoluto. Dobbiamo educare in lui il sentimento del dovere e il concetto dell’onore […] egli deve sentire la dignità sua e della sua classe e deve esserne orgoglioso […]. Deve essere un attivo organizzatore. Perseverante e temprato, egli deve saper dominare se stesso e saper influenzare gli altri. […] Deve essere lieto, cordiale, alacre, capace di lottare e di costruire, capace di vivere amare la vita”. È questo l’ideale educativo di Makarenko e la sua esperienza. Quella raccontata in un’opera che giunge fino a noi e che, per gli insegnamenti che da essa si ricavano, ci parla e ci riguarda. Riguarda tutti quanti vogliono formarsi per trasformare la realtà di abbrutimento morale e intellettuale, evasione e assenza di prospettive cui la crisi generale delle società borghesi consegna i giovani delle masse popolari. L’esperienza di Makarenko dimostra il valore della disciplina cosciente e della gioia di compartecipare a un progetto collettivo di “un’esistenza in comune”.

I ragazzi di Makarenko, nel loro passaggio da insieme di giovani sbandati a collettivo cosciente ed esemplare di giovani sovietici, combattenti sulla barricata del socialismo e pionieri del primo stato socialista della Storia, l’Unione Sovietica, possono considerarsi il paradigma di una società nuova, che tende alla realizzazione compiuta del diritto-dovere di tutti a vivere dignitosamente e a lavorare nell’interesse di una società dove c’è posto per tutti, poiché a ognuno essa assegna un posto. Era la sfida aperta dalla Rivoluzione d’Ottobre, esattamente cento anni fa.

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