Ecco com’è andato il colpo di stato in Paraguay lo scorso giugno 2012

Ecco com’è andato il colpo di stato in Paraguay lo scorso giugno 2012

Fonte: http://quitolatino.wordpress.com

Cosi è andato il Colpo di Stato in Paraguay

di Pablo Stefanoni – Capo della Redazione della Rivista “Nueva Sociedad” ed ex – direttore di Le Monde Diplomatique, Edizione Boliviana.

Nel 2008, Fernando Lugo, un vescovo della combattiva regione di San Pedro – sede di importanti lotte contadine – e leader dell’Alleanza Patriottica per il Cambiamento (APC), giungeva alla presidenza del Paraguay.

Aproffitando di una forte divisione all’interno del Partido Colorado – dopo 61 anni ininterrotti al potere, compresi anche i 35 anni della dittatura di Alfredo Stroessner – Lugo è riuscito a vincere le elezioni e ad aprire una nuova fase della storia del Paraguay. Ma lo scorso 22 giugno, il Senato ha messo sotto inchiesta, attraverso uno spedito giudizio politico, il Presidente Lugo e lo ha destituito fulmineamente attraverso un “Colpo di stato istituzionale”.

La bandiera del Paraguay

La bandiera del Paraguay

Il 15 giugno nel distretto di Curuguaty, l’occupazione di una fattoria è terminata con la morte di 11 contadini – chiamati carperos – e sei poliziotti. Una settimana dopo, Il Presidente Fernando Lugo era stato destituito dal Congresso (Parlamento paraguaiano), attraverso un giudizio politico fulmineo, con l’accusa di essere responsabile di questa mattanza. La mobilizzazione popolare è stata molto scarsa e lo stesso Lugo l’ha minimizzata accettando di fatto il dettato congressuale nonostante lo avesse considerato un colpo di stato.

In questo modo, si è messo fine al cambiamento cominciato nel 2008, quando l’ex vescovo di San Pedro – una regione molto combattiva grazie alla presenza dei movimenti contadini – riusciva a mettere fine ai 61 anni ininterrotti di dominio dell’Associazione Nazionale Repubblicana, più conosciuta come Partido Colorado. Destituito Lugo, il vice – presidente liberale Federico Franco è rimasto nel Palacio de los Lopez, mentre il fronte anti – Lugo cominciava a erodersi ancor prima della fase pre – elettorale del 2013.

Quattro anni fa, quando si è deciso a capeggiare il binomio presidenziale, l’ex “vescovo dei poveri” si confrontò immediatamente con un dilemma: la divisione del Partito Colorado e la disponibilità sociale al cambiamento gli offrivano la possibilità certa – e forse unica – di vincere contro il vecchio partito – Stato. Ma la mancanza di una struttura propria e la debolezza cronica della sinistra si facevano realtà anche quando si ebbe l’alleanza con il Partido Liberal Radical Auténtico (PRLA) già lontano dalle posizioni progressiste con le quali Domingo Laìno lo aveva fondato durante la clandestinità nel 1978, raggruppando vecchi liberali dispersi.

Nel 2008, in Paraguay, tutti insistevano che bisognava vincere due volte il Partido Colorado: al momento di votare e al momento di contare i voti, era quasi avenutto quello che accadde due anni prima in Messico, quando Andrés Manuel Lòpez Obrador aveva denunciato una frode massiccia per l’accesso al potere. E così che Lugo è riuscito a vincere los colorados però con un alto costo: il vice presidente Franco si collocò immediatamente nella sfida personale contro il Presidente eletto, che inoltre aveva una carenza parlamentare propria e si scontrava contro la Magistratura e le Forze Armate in mano a rappresentanti del vecchio regime. Questo lo portò ad essere un ostaggio del settore del PRLA – capeggiato dal presidente Blas Llano – che comunque manteneva il suo appoggio al Presidente.

Simbolo del Partido Colorado del Paraguay

Simbolo del Partido Colorado del Paraguay

Cosi, la sua Presidenza sembrava una via crucis, inoltre lo stesso primo mandatario contribuì al suo calvario con gli scandali dei figli non riconosciuti, avuti quando era vescovo e a questo si aggiunse la sua poca esperienza in politica. “Stanco dei litigi con i liberali e delle lotte interne del Frente Guasù (la sua base politica), Lugo si è isolato sempre di più, chiudendosi in un piccolo cerchio”, come ricostruisce il giornalista Rino Giret. Quest’isolamento forse ha spiegato la difficoltà per organizzare una resistenza attiva nelle strade quando la sua destituzione era già un fatto concreto. Mentre si cucinava il giudizio politico Lugo si è riunito per pranzare con l’Ambasciatore degli Usa, James Thessin, che mantenne una conveniente “neutralità”. Il Dipartimento di Stato, dopo un lungo silenzio, si è allineato con la posizione del Segretario Generale dell’OEA (Organizaciòn de los Estados Americanos), José Miguel Insulza e ha dichiarato che non c’è alcun colpo di Stato. Una posizione opposta a quella del Mercosur, che ha sospeso il Paraguay dal blocco che il nuovo Governo considerò come un’umiliazione equivalente alla criminale guerra della Triplice Alleanza, che si abbattè in Paraguay nel XIX secolo.

Questa terra è stata da sempre una bomba ad orologeria. In un paese dove – si suole ripetere – il 2% dei proprietari concentrano l’80% delle terre fertili e che non cessa di espandersi nella zona di frontiera, così che la Liga de los Carperos cominciò un’occupazione di terre. La destra denunciò immediatamente che i contadini erano protetti dal Governo. Con Lugo “los carperos” sono nel Palazzo”, dichiarò Aurio Fighetto, portavoce dei potenti brasiguayos, che inglobavano vecchi proprietari di origine brasiliana. Mentre i senza terra si affidavano ad una enigmatica guerriglia autodenominata Esercito del Popolo Paraguaiano (EPP), che attraverso comunicati si attribuivano la distruzione delle macchine agricole e attentati contro le fattorie. L’ultimo fatto di una lunga saga di sequestri e attentati che cominciarono nel 2008, fu l’assassinio di un trattorista brasiliano avvenuto lo scorso 28 giugno in una località chiamata Azotey. Un comunicato – “ritrovato” dalla polizia – segnala: “in più occasioni abbiamo avvisato i trattoristi che se sorpresi a lavorare nei boschi, saranno condannati alla massima pena (morte) per il crimine che commettono…. Ci sono vacche degli oligarchici che valgono più dei contadini paraguaiani, i ricchi di questo paese e il suo governo di turno sono abituati a far scorrere fiumi di sangue per difendere i loro macchinosi interessi”. Dato che, alcuni membri di Patria Libre, fondatori dell’EPP erano stati alunni e seminaristi di Fernando Lugo la destra approfittò per speculare contro questa vicenda. Alcuni addirittura indicavano il primo mandatario come leader di queste attività del gruppo. A questo si aggiungono i complessi vincoli tra il narco – traffico e le forze di sicurezza degli imprenditori privati. “Nel nord, la gente già non parla di allevamenti, se non di narco – allevamenti”, appuntava il sociologo agrario Thomàs Palau recentemente scomparso. Sia come sia, il presidente dell’Associazione di Imprenditori Cristiani, Luis Fretes, dichiarò senza nessuna ambiguità: “Io credo che Franco sarà più determinato nel rispettare la proprietà privata”.

L’Ex – Presidente del Paraguay Fernando Lugo

L’Ex – Presidente del Paraguay Fernando Lugo

Però, perché un colpo di stato a dieci mesi prima delle Presidenziali del 2013? Come ha detto il politologo Marcello Lachi: “qui la politica non è raffinata”. Il settore interno del Partido Colorado lo è ancora meno, come lo ha manifestato l’assassinio a colpi di arma da fuoco del vice presidente Luis Maria Argana nel 1999. Tali settori poco raffinati si sono riattivati mesi prima della caduta di Lugo. Dopo il massacro di Curunguaty, il presidente ha cambiato il Ministro degli Interni, il socialista Carlos Filizzola, per una figura inattesa: l’ex Pubblico Ministero e militante del Partido Colorado Rubén Candia Amarilla. Il risultato immediato: i liberali, indignati e la sinistra confusa. Per il coloradismo è stata una bomba.

Lugo accusò Horacio Cartes di essere dietro il golpe congressuale. Si tratta di un potente allevatore colorado che è emerso in politica solo due anni fa, “inquieto per il corso politico del paese sotto la regia della sinistra–liberale-filochavista”, secondo la pagina web del suo gruppo politico ed ha possibilità di essere Presidente del Paraguay il prossimo 2013. Cartes è riuscito a comprare le volontà e costruire un ampio gruppo politico armato a partire dalla sua fortuna, investigata dagli Usa secondo i rapporti filtrati da WikiLeaks. Cartes ha visto minacciata la sua candidatura per un accordo tra Lugo e il Presidente del Partido Colorado Lilian Samaniego, a volte avversaria “cartista” ed ora avversaria. Per questa fazione, Lugo avrebbe tramato un’alleanza con Samaniego per appogiarla dal governo in vista delle presidenziali del prossimo anno. “Si speculava sul fatto che Lugo avrebbe appoggiato Samaniego per la Vice Presindenza del 2013″, ha spiegato il giornalista Ruiz Olazar.

In un’ intervista al giornale Clarìn, Cartes – con la maggioranza della direzione del Partido Colorado – assicura che: “Liliam Samaniego è la prima ad invocare il giudizio politico… Però quello che hanno fatto in realtà è stato minacciare con il giudizio politico per ottenere il dividendo. Noi siamo stati i terzi, però siamo stati i più seri”. Prima della domanda se Lugo ha provato a cooptare un settore del Partido Colorado e questo ha provocato la sua caduta, il leader della fazione Honor Colorado ha risposto: “Il tempo lo dirà, noi abbiamo questa percezione forte quella che si stavano d’accordo per dividersi e scommettere tra di loro su alcuni candidati e finanziarli”.

Nel caso dei liberali, la spiegazione del loro calcolo sembra più semplice. Il PLRA aveva chiesto la destituzione di Candida Amarilla mettendo Lugo tra la spada e la parete e i loro dirigenti si sono sentiti definire complici di Lugo. Ora avranno lo Stato a loro disposizione per condividere prebende e cooptare sostenitori, per questo motivo alcuni settori dei colorados di base considerano che il partito abbia consegnato il potere ai liberali senza esigere la condivisione del governo.

L’attuale Presidente del Paraguay Federico Franco

L’attuale Presidente del Paraguay Federico Franco

La direzione colorada sta scommettendo di sconfiggere i liberali in questi mesi. E Cartes si difende accusando il PLRA per il colpo di Stato: “Noi saremo quelli più beneficiati se continua il Governo perché continueranno a fare errori. Il partito che ha tolto Lugo dal potere è stato il Partito Liberale. Lugo ha vinto con 700.000 voti, però più di 500.000 glieli ha dati il Partito Liberale”. Però non spiega perché, allora, i parlamentari colorati hanno accompagnato l’iniziativa. Lachi azzarda una previsione: “Se la sinistra e i liberali si presentano seprati alle elezioni, i colorati vincono almeno con il 35% dei voti”. In Paraguay non esiste la seconda tornata elettorale.

Con Fernando Lugo fuori dal potere, i settori interni del Partido Colorado sono in pieno fermento e in piena tensione. Il Presidente uruguaiano, José Mujica, si è immischiato in questa battaglia ed ha accusato il “narco – coloradismo” rappresentato da Cartes che ha organizzato il golpe. La fazione di Samaniego ha approfittato dell’occasione per dire che Cartes ha tacciato la Presidente de los Colorados di miserabile e digraziata.

“Si è trattato di un colpo di stato dei partiti tradizionali, della gerarchia cattolica, dei mezzi di comunicazione egemonici e dei grandi imprenditori. Tutto questo è la classe sociale e politica del golpe con l’obiettivo di schiacciare una sinistra emergente che si stava rafforzando sotto il Governo di Lugo”, analizza in una conversazione telefonica Hugo Richer, ex – ministro della Segreteria dell’Azione Sociale. Questa sinistra emergente è rappresentata dal Frente Guasù (“grande” in lingua Guaranì), raggruppa tendenze che vanno dalla social – democrazia alla sinistra radicale. Sebbene quello di Lugo non fosse un governo di sinistra, con il vescovo la sinistra ha ottenuto più spazio e crescita politica, una situazione inedita nella storia del Paraguay e questo è bastato per allarmare una delle elite più anti–comuniste del continente. Di fatti, durante la sua lunga dittatura, Stroessner ha fatto della sua partecipazione alla Lega Anti–Comunista Mondiale, che include forti vincoli con Taiwan materializzatosi con una gigantesca statua di Chiang Kai–Skek nel centro della capitale Assuncion – una questione d’identità nazionale.

Nel 1986, il Ministro dell’Educazione e della Cultura Carlos Ortiz Ramìrez, spiegò, durante l’inaugurazione del Centro Culturale di Confucio e il Collegio Chiang Kai–Shek, davanti al ministro della Difesa di Taiwan, l’ammiraglio Chang Ching–Soong, che questi istituti “andavano a formare la classe dirigente dei giovani in una ferma posizione anti–comunista”. Come segnala Rogelio Garcìa Lupo, lo stroessnerismo ha costruito una solida società tra il narcotraffico, gli affari e l’anti–comunismo. E questa influenza non è cessata: Taipei ha riconosciuto immediatamente il Governo di Federico Franco. “In Paraguay non esiste alcun conflitto politico, tutto segue il suo regolare corso. Le persone in strada si vedono tranquille, spensierate e questo dovrebbe essere riconosciuto i paesi vicini che non hanno riconosciuto il legittimo e nuovo Potere Esecutivo del Paraguay”, ha dichiarato l’ambasciatore taiwanese ad Assunciòn, José Maria Liù.

La bandiera di Taiwan, paese amico del Paraguay

La bandiera di Taiwan, paese amico del Paraguay

In questo contesto, il riformismo molto moderato di Lugo è bastato ad alterare i padroni del Paraguay. “Il Governo cominciò a toccare interessi potenti, ha messo in condizione a Rio Tinto (la multinazionale delle miniere e della fusione di alluminio) di reagire. Cerchiamo di controllare e far compiere la legge ed il rispetto dei semi transgenici”, ha spiegato il segretario generale del Partido Tekojoja (ugualità in guaranì), Anibal Carrillo. Tutto questo all’interno dei buoni risultati economici.

Nel giornale ABC Color nell’editoriale dell’11 luglio del 2012, dal titolo “Stupidità”, si criticano le lotte intestine tra i colorados e reclama l’unità per confrontarsi contro la sinistra nel 2013. Il giornale – attivo partecipante del golpe – considera che la sinistra costituisce un pericolo di grande portata: “Il Partido Colorado unito e consolidato sarebbe attualmente una muraglia invalicabile per la sinistra luguista–bolivariana–castrista–marxista, però diviso in tre fazioni, come sta succedendo in questo momento, al fronte della presa di posizione del Presidente dell’Uruguay Mujica, si converte in un’avversario molto più semplice da battere”. In conclusione “los carperos”, i terroristi dell’EPP ed altre organizzazioni alla corte di Castro e Chavez che si vanno costituendosi mediante le risorse economiche locali sotto il regime di Lugo, acquisirebbero enormi vantaggi economici se dovessero vincere. La cecità dei dirigenti del partido Colorado di fronte a questo pericolo e di non unirsi indica una inspegabile stupidità”.

Traduzione di Davide Matrone

articolo apparso su “Le Monde Diplomatique” agosto 2012 versione spagnola

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