Lavrov: La Russia invia armi a Siria e Iraq per combattere il terrorismo

da al manar

La Russia sta armando l’Iraq e la Siria per aiutare questi paesi a combattere il terrorismo. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov dopo aver descritto il gruppo estremista come una “grave minaccia” anche per la sicurezza del suo paese.

«L’Isis è il nostro nemico principale in questo momento. E questo è perché centinaia di cittadini russi, europei e americani lottano con l’Isis», ha detto Lavrov in un’intervista con alcune radio. «Stanno già arrivando… e potrebbero compiere atti efferati in casa nostra».

La Russia ha criticato gli attacchi aerei a guida Usa contro le postazioni del’Isis in Siria e in Iraq ed ha incoraggiato Washington a lavorare con il presidente siriano Bashar Assad, per la lotta contro il gruppo terroristico.

«Stiamo aiutando l’Iraq e la Siria, nella maniera più efficace possibile,  con la fornitura di armi a questi paesi e alle loro forze di sicurezza», ha dichiarato Lavrov senza precisare che tipo di armi sono state consegnate.

Mosca affronta una rivolta islamista nella regione a maggioranza musulmana del Caucaso e il presidente russo Putin ha avvertito che alcuni paesi potrebbero tentare di utilizzare i gruppi estremisti per indebolire la Russia.

La Russia ha già annunciato lo scorso settembre che avrebbe fornito armi a Damasco. Questo è ciò che fu comunicato a una delegazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che era in visita a Mosca.

La delegazione del FPLP guidata da Maher al-Taher, incontrò anche il vice-ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov.

«La Russia fornisce all’Esercito siriano tutto ciò di cui ha bisogno, come le armi e attrezzature militari, e continuerà a farlo», affermò all’epoca Bogdanov.

 [Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

Yarmouk: La guerra fratricida dei palestinesi e le colpe di Hamas

di Alessandro Aramu – Spondasud.it

C’è un punto di non ritorno per il campo profughi palestinese di Al-Yarmouk, un sobborgo al sud di Damasco. Quel punto si chiama Daesh (ISIS). Le responsabilità sono sotto gli occhi di tutti, giusto celate dalle menzogne della stampa mainstream, il grande circo mediatico dell’informazione occidentale che diffonde con una cadenza quasi cronometrica una serie di notizie false o distorte sulla Siria. In quel campo i terroristi ci sono sempre stati. E se non li volete chiamare così, perché il nome vi fa prudere il naso, allora chiamateli jihadisti, islamisti o salafiti. Spesso si tratta di uomini, sigle e fazioni sovvenzionate dalla Turchia e dal Qatar, attraverso la grande centrale mondiale della Fratellanza Musulmana. Tutto, ovviamente, in funzione anti Assad.

Le cattive alleanze dei palestinesi anti Assad

Dentro il campo, da sempre, c’è Al- Nusra, braccio siriano di Al-Qaeda. E ci sono altre sigle vicine o promanazione di alcune fazioni palestinesi anti Assad. Quei gruppi, in combutta con l’Esercito Siriano Libero, ha tenuto sotto scacco il campo di Al-Yarmouk in tutti questi anni, impedendo l’ingresso degli aiuti umanitari, spesso spartendoseli o vendendoli al mercato nero, taglieggiando la popolazione e riducendola in una sorta di schiavitù a cielo aperto.

Quelle fazioni hanno lavorato con i gruppi ribelli, in primis l’Esercito Siriano Libero, in quei quartieri, limitrofi al campo, dai quali sono entrati proprio i mercenari di Daesh. Tra questi mercenari-terroristi ci sono anche molti palestinesi cresciuti nel campo che hanno deciso di cambiare casacca (che importa dopo tutto essere di Al – Nusra, di Daesh o di una fazione in armi) solo per qualche centinaio di dollari. I documenti dei terroristi rimasti sul campo non mentono: i palestinesi dentro il campo non sono tutti uguali, non sono tutte vittime.

La Brigata palestinese nata per colpire il FPLP

Nell’ottobre del 2012, i ribelli della brigata Soukour al-Golan hanno armato i palestinesi “desiderosi” di combattere contro il Governo di Assad: «Abbiamo creato la Brigata Liwaa al-Assifah, costituita esclusivamente da combattenti palestinesi», disse all’agenzia Reuters un comandante ribelle della brigata: «Il suo compito è quello di prendersi cura del campo di Yarmouk».  Detto fatto.

I ribelli di Soukour al-Golan spiegarono che con la nuova brigata avrebbero attaccato  tutti coloro che a Yarmouk  erano fedeli al PFLP-GC di Ahmad Jibril, accusati di attaccare i combattenti ribelli dell’Esercito Libero Siriano (SLA). Palestinesi contro palestinesi. La storia del campo profughi è tutta qui. “Il regime” ha davvero poche responsabilità in una storia dove una parte dei palestinesi, guidati da Hamas, ha trasformato il campo in una sorta di scacchiere dove sperimentare strategie e alleanze mutevoli.

Prima della guerra, circa 500.000 palestinesi vivevano in Siria, per lo più discendenti di coloro che sono rifugiati dopo la creazione di Israele nel 1948. La Siria baathista di Assad è sempre stata sostenitrice della causa palestinese e ha sempre finanziato diverse fazioni. La rivolta  ha messo in luce, come dimostra la vicenda di Al-Yarmouk, le divisioni tra i palestinesi in Siria. Molti si sono uniti al campo anti-Assad, come gli islamisti palestinesi di Hamas che dal 2012 hanno deciso di chiudere la loro sede a Damasco.

La situazione nel Campo

Oggi sappiamo che solo una parte del campo è in mano ai terroristi. Daesh ha infatti preso possesso solo delle posizioni che prima erano sotto il controllo del Fronte Al-Nusra”, in coordinamento con quest’ultimo. L’ingresso è avvenuto principalmente dalla zona di Al-Hajar Al-Aswwad. Secondo la sinistra palestinese e i comitati di resistenza locali,  Al-Nusra ha ricevuto, dall’alto, direttive precise per l’ingresso di Daesh, «finalizzato al propagarsi della crisi, obbiettivo e interesse di agende esterne».

Alcuni gruppi sono la causa principale del disastro. La bufala dell’esercito di Assad che assedia Al-Yarmouk è stata smentita proprio dalle fazioni palestinesi più moderate, come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che ha raccontato come non ci sia un solo soldato siriano, per accordo, nel perimetro del campo profughi.

La nuova strategia, Hamas alle corde

Sempre il Fronte Popolare, che guida la controffensiva contro i jihadisti insieme ai comitati palestinese di resistenza popolare, ha invitato il movimento Hamas a prendere una “posizione non ambigua” riguardo a quanto accade nel campo profughi, invitandolo ad attenersi e a non scavalcare le decisioni prese dalle fazioni palestinesi: «Hamas è direttamente implicata in questa situazione, come fazione palestinese e come parte interessata al destino e alla catastrofe che sta affrontando il popolo palestinese».

Abu Ahmad Fuad, vice segretario generale del FPLP, ha inoltre lanciato un appello all’’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)affinché sostenga concretamente i palestinesi presenti in Siria aggiungendo che «il momento è difficile, la responsabilità è storica e se si ritarda, si rinvia e non si affronta la situazione, questo sarà un grande fardello sulle spalle del nostro popolo che , fino all’ultimo, ha tentato di evitare il coinvolgimento in questa crisi».

Uniti contro DAESH

Un appello che sembra aver prodotto dei risultati. Secondo alcune fonti locali e giornalistiche, le fazioni palestinesi avrebbero deciso di unirsi e formare una forza unita per affrontare e respingere lo Stato islamico dal campo. Messo da parte l’odio per Assad, anche le componenti palestinesi più vicine all’Esercito Siriano Libero e ad altri gruppi radicali, avrebbero deciso di condurre un’azione congiunta.

Malgrado le notizie di stampa, che prendono come unica fonte il fantomatico Osservatorio Siriano per i diritti, finta ONG con sede a Londra, al soldo di Turchia, Arabia Saudita e Qatar, la notizia di barili bombe lanciate dall’aviazione siriana sul campo è del tutto falsa. L’Esercito di Assad non sta effettuando alcuna operazione militare aerea e tanto meno utilizza armi di fabbricazione artigianale come dei barili pieni di schegge e chiodi.

L’esperto militare siriano

Un esperto militare di Damasco, una fonte riservata che vuole mantenere l’anonimato, sorride e afferma: «Armati da Russia e Iran, con armi moderne e super tecnologiche, non abbiamo certo il tempo di costruire simili strumenti che invece vengono utilizzati dai terroristi (n.d.r. ribelli) per ammazzare i civili.  Questa notizia dei bombardamenti a Al – Yarmouk è falsa, basta chiederlo alle fazioni palestinesi che non appoggiano i terroristi e che hanno consentito l’uscita di migliaia di civili dal campo. La verità è che gli abitanti  del campo sono intrappolati soprattutto nella parte sud, quella controllata da al Nusra, Hamas e i gruppi che sostengono i ribelli del Free Army. Dalla nostra parte, al nord, abbiamo fatto uscire migliaia di persone. Questo grazie al FPLP e ai comitati di resistenza popolare».

(FOTO) Gaza, palestinesi solidali con il Venezuela

da telesur.net

Con una manifestazione, a Gaza, nella Piazza dei Martiri, i palestinesi hanno espresso il loro rifiuto alle azioni unilaterali degli Stati Uniti contro la sovranità della nazione sudamericana. Un gruppo di palestinesi, a Gaza, questa mattina, ha tenuto una manifestazione in solidarietà con il Venezuela, per il nuovo assalto degli Stati Uniti che considerano la nazione sudamericana come una minaccia per il loro paese. L’iniziativa è stata organizzata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e si è svolta nella piazza dei Martiri di Gaza.

Sventolando le bandiere del Venezuela e mostrando striscioni con le scritte: “Stati Uniti fuori dal Venezuela” e “Venezuela, la Palestina è con te”, gli abitanti di Gaza hanno voluto ribadire la loro solidarietà con il governo e il popolo del Venezuela di fronte a  questa nuova aggressione del governo degli Stati Uniti.

I partecipanti alla manifestazione hanno anche esposto poster del leader rivoluzionario Hugo Chávez e del presidente Nicolás Maduro come simbolo di sostegno per la Rivoluzione Bolivariana.

Ieri, un gruppo di persone appartenenti ai movimenti sociali e alle associazioni di difesa dei diritti umani, in Palestina, hanno organizzato un sit-in davanti all’ambasciata del Venezuela per esprimere sostegno al governo venezuelano contro le continue minacce da parte degli Stati Uniti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]
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FPLP esprime solidarietà al Venezuela contro le sanzioni USA

da Almayadeen

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha espresso, attraverso un comunicato ufficiale, la sua piena solidarietà al Venezuela, contro le sanzioni degli Stati Uniti che cercano di rovesciare il sistema politico e di governo che combatte le politiche dell’imperialismo e del capitalismo USA e cercano di far tornare il Paese caraibico il suo cortile, come prima che Chavez avviasse la Rivoluzione bolivariana.

A tal proposito, Kayed Al-Ghoul, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha chiamato tutti i popoli liberi e progressisti nel mondo, in particolare di quelli dell’America Latina, a condannare le decisioni degli Stati Uniti e a fornire il supporto e la solidarietà con il Venezuela nella sua confronto di resistenza contro queste misure statunitensi che cercano di indebolirlo per il suo ruolo da protagonista nella regione e impedire un ulteriore sostegno ai movimenti ribelli e progressisti nel mondo.

Al-Ghoul ha aggiunto che il Fronte Popolare confida che il Venezuela continuerà, così come nel periodo di Chávez, ad essere una spina nel fianco dell’amministrazione statunitense e del capitalismo mondiale, e resterà il paese che sostiene la lotta del nostro popolo, e di tutti i popoli che cercano la liberazione e la salvezza dell’egemonia imperiale dell’amministrazione statunitense, che continua ad applicare le sue politiche di saccheggio, sfruttamento, sottosviluppo, occupazione, guerra e sottomissione di tutti i popoli il mondo per promuovere i suoi interessi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il FPLP combatte con gli eserciti di Siria e Libano contro Al Nosra

 da hispan.tv

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha creato una linea di difesa di 14 chilometri al confine tra Siria e Libano per proteggere le comunità libanesi contro le aggressioni del Fronte Al-Nusra, legato ad Al-Qaeda, che combattere in Siria contro il presidente Bashar al-Assad.

Il quotidiano libanese Al-Ajbariya nella sua edizione di oggi, ha dichiarato che i combattenti palestinesi osservano movimenti deglie elementi di Al-Nusra attivo nella zona sud-occidentale di Zabadani, situata nel Governatorato di Damasco.

Comandanti militari in Libano, che hanno visitato questa linea palestinese nelle alture del Golan Heights, confermano che richiede almeno un’ora e mezza a piede percorrere questa linea e osservare tutte le imboscate preparate nella grande area, riporta il giornale.

Attraverso dei binocoli è possibile monitorare l’ingresso possibile dei terroristi, dei loro veicoli di questo gruppo terroristico sul territorio libanese.

Secondo questa fonte, le forze del FPLP, insieme con i membri degli eserciti di Libano e Siria, sono attivamente coinvolti in scontri con gruppi terroristici in Siria, in particolare i membri di Al-Nusra.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La Russia fornirà armi a Iraq e Siria nella lotta all’Isis

da al manar

La Russia annuncia di voler offrire il suo “contributo” all’impegno militare internazionale contro l’Isis-Daesh. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

«Abbiamo qualcosa per contribuire allo sforzo comune, ma lo faremo con un obiettivo più ampio: La preparazione di un’ analisi approfondita di questa situazione», ha spiegato Lavrov, venerdì scorso, all’agenzia di stampa russa Itar-Tass, a margine di una conferenza internazionale sulla lotta contro l’Isis a Parigi.

«Questo “contributo” si basa sul sostegno al governo iracheno per garantire che sia in grado di combattere i terroristi e per la sicurezza dello Stato», ha sottolineato il capo della diplomazia russa.

Mosca aveva già annunciato, nel mese di luglio, l’inizio della consegna di elicotteri d’attacco e aerei da combattimento in Iraq.

«Allo stesso modo, forniamo aiuti militari, tra gli altri, alla Siria, che affronta in misura minore, una grave minaccia terroristica», ha ricordato Lavrov.

La Russia, quindi, ha ribadito il ministro russo, «è pronta a partecipare allo sviluppo di misure più generali per la lotta contro il terrorismo».

Inoltre, ha avvertito che gli attacchi americani contro le postazioni dell’Isis in Siria, decise senza l’approvazione delle Nazioni Unite, sarebbero una “grave violazione del diritto internazionale”.

La Siria, intanto, continuerà ad avere tutte le armi di cui ha bisogno dalla Russia.

Questa affermazione è stata riportata da una delegazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nel corso di una recente visita a Mosca.

La delegazione del FPLP era rappresentata da un membro del suo ufficio politico, Maher al-Taher, che ha incontrato il vice-ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov.

«I russi forniscono all’esercito siriano tutto quello di cui ha bisogno in  attrezzature e equipaggiamento militare e continuerà a farlo», ha assicurato Bogdanov.

Il funzionario russo ha espresso dubbi sulle reali intenzioni della coalizione internazionale contro il  Daesh, che potrebbero superare la lotta alla milizia takfirista per un’ulteriore ingerenza in Iraq e Siria.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(FOTO) Le Brigate Abū ʿAlī Muṣṭafā in piazza a Gaza

da Syria-Press وكالة الا نباء السوريه II

Gaza, 2set2014.- Altre foto, ancor più significative, della manifestazione organizzata, questa mattina dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina con la sfilata delle Brigate Abū ʿAlī Muṣṭafā.

La manifestazione, oltre a celebrare la resistenza eroica dei palestinesi di Gaza dopo aver subito per più di un mese gli attacchi criminali di israele che hanno provocato più di 2000 morti, donne bambini sopratutto, è stata anche un momento per ringraziare popoli e governo che hanno supportato il popolo palestinese.

Bandiere e poster mostrati dai manifestanti parlano da soli.

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Partito Ba’th, FPLP: «La cultura della Resistenza è una necessità per affrontare il nemico sionista»

da Sana.Sy

Il Segretario Regionale aggiunto del Partito Arabo Socialista Baath, Hilal Al-Hilal, ha invitato le forze, i partiti e le organizzazioni patriottiche e nazionali a rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra di loro per superare la fase pericolosa che attraversano i popoli e i paesi della nazione araba, in particolare, sulla scena palestinese.

Ricevendo una delegazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), guidata da Abu Ahmad Fouad, Vice Segretario Generale del Fronte, al-Hilal ha dichiarato che la cultura e la linea della resistenza sono una necessità per affrontare il nemico sionista nella regione.

Al-Hilal ha osservato che la Giornata internazionale di Al-Quds è coincisa quest’anno con l’aggressione criminale lanciata contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza.

A loro volta, il capo e i membri della delegazione del FPLP hanno sottolineato che l’aggressione lanciata contro la Palestina è la stessa che colpisce la Siria, salutando la posizione della Siria che difende da sempre la causa palestinese.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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