Venezuela e Siria uniti contro il terrorismo imperialista

di Francesco Guadagni

Syrian Arab News Agency – SANA

Lo Speaker dell’ Assemblea popolare siriana Mohammad Jihad al-Laham ha detto che i siriani sono determinati a sconfiggere i sionisti, i progetti imperialisti che mirano a colpire la Siria la sua sovranità e la sua l’unità. “E ‘molto importante unificare le posizioni della Siria e del Venezuela nei circuiti internazionali per affrontare il terrorismo e sostenere le giuste rivendicazioni dei popoli,”, ha detto al-Laham nel corso di un incontro con il suo omologo venezuelano Saul Ortega.

“Il popolo siriano sta lottando contro i poteri dell’imperialismo internazionale, preservare la Siria la sua sovranità e la sua indipendenza è una questione importante per il Venezuela”, ha detto Ortega.

In un incontro simile con Ortega, viceministro degli Esteri e il ministro degli Espatriati, Fayssal Mekdad, ha sottolineato l’importanza della diplomazia popolare e parlamentare nella comunicazione tra i popoli e il ruolo dei parlamentari nel trasmettere la vera immagine attraverso la comunicazione diretta con i loro popoli.

Da parte sua, Ortega ha evidenziato il sostegno del Venezuela alla Siria, salutando la sua fermezza di fronte alla pressioni che sta affrontando.

Conversazione con Faysal Mekdad, vice ministro degli Esteri della Repubblica Araba di Siria

www.resistenze.org – popoli resistenti – siria – 05-12-12 – n. 432

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Faysal Mekdad, inviato speciale del presidente Bashar Al Assad in America Latina
 
Ernesto Gómez Abascal, Revista Tricontinental
 
03/12/2012
 
Lei è reduce da una visita nei paesi latinoamericani aderenti all’ALBA. Che messaggio ha portato il suo governo e quale posizione ha trovato rispetto a quanto sta accadendo in Siria?
 
Il mio viaggio è partito da L’Avana e mi ha portato in Nicaragua, Venezuela ed Ecuador. L’anno scorso, una delegazione dei ministri degli esteri dei paesi dell’ALBA aveva visitato Damasco in segno di solidarietà e in quell’occasione si erano tenuti importanti colloqui a cui ora abbiamo dato seguito con la nostra visita. Ho spiegato la situazione e le prospettive, abbiamo coordinato le posizioni perché concordiamo su molti punti rispetto la situazione internazionale: siamo contro l’ingerenza straniera e per una soluzione negoziata del conflitto, contro l’egemonia e l’aggressione imperialista e per la creazione di un mondo multipolare.
 
I paesi da me visitati hanno anch’essi sofferto a causa dell’intervento nei loro affari interni, per i tentativi di cambiamento di regime e la promozione di guerre sporche, che sono stati in qualche modo bloccati. Per questo motivo comprendono bene ciò che sta accadendo in Siria, che, a prescindere dai problemi interni, è sotto attacco esterno guidato dagli Stati Uniti, con il sostegno dei loro alleati NATO, in primo luogo della Turchia e delle petro-monarchie del Golfo.
 
L’obiettivo è l’eliminazione di ciò che la Siria rappresenta come Stato secolare e laico, in cui per molti anni è esistito un sistema regolato sulla base della convivenza fra comunità religiose differenti e del rispetto per la libertà di culto. Un governo che ha difeso, in condizioni difficili, l’indipendenza nazionale, un sistema di giustizia sociale, la resistenza ai piani di dominio della regione da parte dell’imperialismo e del sionismo, che ha offerto rifugio alle organizzazioni patriottiche di molti paesi, che ha dato il suo appoggio alle organizzazioni palestinesi e ha fronteggiato Israele. Questo è quanto pretendono di liquidare in Siria, ma non ci riusciranno.
 
Il governo siriano ha risposto alle proteste iniziate nel marzo dello scorso anno e ha riconosciuto di aver commesso errori. Ha proposto un piano di riforme che si stanno attuando, anche se non pienamente a causa dell’aggressione esterna. La stragrande maggioranza del popolo siriano sostiene il governo e il programma di riforme ed è contro l’imposizione dall’esterno di un governo estremista e lacchè dell’Occidente, della Turchia e delle monarchie reazionarie del Golfo, dove non esiste né democrazia né libertà.
 
Recentemente in Qatar c’è stato un incontro svoltosi sotto la guida della segretaria di Stato Hillary Clinton, con l’obiettivo di cercare di unire le varie fazioni dell’opposizione politica e armata, all’interno e all’esterno del paese. Cosa si può dire dei risultati di quest’incontro?
 
Questo incontro dà una chiara idea di chi sono quelli che stanno conducendo questa guerra contro il mio paese. Chi sono coloro che pagano e forniscono tutti i tipi di risorse ai mercenari, ai terroristi e all’opposizione armata.
 
Il governo siriano ha detto di essere disposto al dialogo, a negoziare senza porre condizioni, ma per fare questo è in primo luogo necessario fermare l’introduzione in Siria di terroristi, mercenari e combattenti di altri paesi. La coalizione imperialista-reazionaria che ci fa la guerra non vuole il dialogo, lo dicono e agiscono di conseguenza, vogliono solo un cambiamento di regime, rovesciare l’attuale governo e imporne uno sottomesso ai loro interessi e dividere il paese su basi confessionali.
 
Il popolo siriano respinge tutto ciò, resisterà e lotterà per rovesciare questo progetto, non importa quanti sacrifici dovrà sopportare. Le nostre forze armate sono unite e rispondono agli interessi del popolo e delle autorità del governo.
 
Il nemico pensava di poter rovesciare il governo in breve tempo, come accaduto in Tunisia e in Egitto, ma si sbagliava. La Siria è diversa, il nostro governo ha il sostegno della maggioranza del popolo. Risulta evidente che, se così non fosse, non avremmo potuto resistere, né reggere contro una coalizione nemica tanto potente come quella che abbiamo di fronte, che dispone di immense risorse che includono il potere della stampa internazionale, la quale sin dall’inizio ha fornito un’immagine falsata di ciò che sta accadendo nel mio paese.
 
L’opposizione armata sembra mantenersi ad un livello importante d’iniziativa. Come giudica la situazione sul piano militare?
 
La Siria ha confini molto estesi con cinque paesi, oltre alla costa del Mediterraneo. Non è facile controllarli in modo permanente. Quando si controlla una zona, ne viene infiltrata un’altra. Il nemico conta anche su risorse notevoli, con la direzione e la guida di specialisti e servizi delle forze speciali di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Turchia, che hanno installato basi operative principalmente in quest’ultimo paese. Utilizzano una tecnica moderna, sofisticata, con informazioni satellitari e apparecchiature di comunicazione di ultima generazione. Non solo mettono a disposizione tutti i tipi di armi, ma guidano le operazioni dei rivoltosi. I mercenari introdotti in Siria non sono combattenti inesperti, sono estremisti di Al Qaeda, gente con esperienza di combattimento formata dalla CIA per combattere contro le truppe sovietiche in Afghanistan, che in seguito ha agito in altri paesi e che ha partecipato alla guerra organizzata dalla NATO in Libia.
 
Tuttavia, non stanno raggiungendo i loro obiettivi. In primo luogo dal Libano, approfittando di aree lì controllate da nemici della Siria, hanno cercato di stabilirsi a Homs e Hama, città prossime al confine in una zona da loro controllata, per stabilire le loro basi e fare quello che hanno fatto in Libia con Bengasi. Ma hanno fallito e recentemente hanno cercato di costruire un loro centro operativo nella regione di Aleppo, agendo dalla frontiera turca, diventata il fronte principale della guerra. Lì hanno creato una situazione molto pericolosa, nonostante il popolo turco sia contro l’aggressione alla Siria.
 
Ma il Partito per la Giustizia e Sviluppo, che sono i Fratelli musulmani della Turchia, vuole stabilire un nuovo Impero Ottomano e mantenere il predominio nella regione. Abbiamo mantenuto buoni rapporti negli ultimi dieci anni con il governo turco, sulla base dei legami storici tra i nostri popoli, ma il primo ministro Erdogan ha manifestato al nostro governo la volontà che fosse permessa l’esistenza del Partito dei Fratelli Musulmani e che gli venisse data parte del potere. Ciò è stato respinto, perché in Siria abbiamo un sistema laico in cui non sono ammessi i partiti religiosi. Da allora, il governo turco ha iniziato la sua sporca guerra contro la Siria.
 
L’ultimo tentativo di offensiva militare, che dimostra la loro disperazione, lo hanno compiuto contro la capitale, concentrando grandi forze per cercare di penetrare a Damasco e attaccare i centri di governo, introdurre il caos e la morte, arrivando a disporre persino di armi pesanti. Ma negli ultimi giorni le nostre forze li hanno duramente battuti e inflitto una grave sconfitta, con ingenti perdite e con i restanti circondati o sbandati.
 
A volte appaiono articoli e analisi pubblicate sulla stampa, che appoggiano l’opposizione che si trova all’estero e la lotta contro il governo siriano, compresa la lotta armata per rovesciarlo, da posizioni di sinistra, sostenendo che è possibile che esista un’alternativa rivoluzionaria per arrivare al potere se l’attuale governo venisse sconfitto. Cosa ne pensa?
 
Sono convinto che solamente il popolo siriano, che in modo maggioritario continua a sostenere l’attuale governo e il suo sistema, sia l’unico in grado di risolvere il conflitto. I problemi interni della Siria possono perfettamente essere risolti dal popolo siriano e l’attuale governo è disposto a realizzare i cambiamenti e le riforme necessarie.
 
Quelli che fanno il tipo di analisi di cui mi parla, devono preoccuparsi della convergenza di opinioni e del sostegno nei fatti dell’imperialismo americano, della NATO e delle reazionarie petro-monarchie del Golfo.
 
Il governo siriano è sotto attacco per non essersi sottomesso agli obiettivi e agli interessi di costoro, tra cui va incluso il sionismo, che cerca di dividere la regione per controllarla, sfruttare le sue risorse e mantenervi l’egemonia.
 
Non posso speculare su chi possa arrivare al potere in Siria se l’attuale governo cadesse, perché sono convinto che il popolo siriano resisterà ed uscirà vincitore, e i nemici della Siria saranno sconfitti.
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