(VIDEO) Mujica e l’avanzata della destra in America Latina

da lantidiplomatico

L’ex presidente uruguaiano, in un’intervista concessa a RT, ha parlato del processo di pace in Colombia, dei fenomeni globali come l’immigrazione e il terrorismo e, soprattutto, della recente avanzata della destra in America Latina.

L’ex presidente dell’Uruguay, José Mujica, ha rilasciato un’intervista esclusiva a RT durante la sua visita a Cuba. Durante la conversazione, Mujica ha parlato del nuovo governo di Mauricio Macri in Argentina e dell’ascesa della destra in America Latina, oltre ad altri temi di attualità della regione.
«La sinistra non riesce mai a trionfare completamente, perché neanche la destra riesce a farlo da nessuna parte», ha affermato il presidente uruguayano.
 
«La storia umana è un pendolo permanente tra il cambiamento, il passaggio verso l’uguaglianza, per la giustizia, ciò che intendiamo rappresentare come sinistra e l’altra faccia conservatrice, resistente  al cambiamento, entrambe però hanno la stessa patologia», ha spiegato.
 
Secondo lui, «la patologia dei conservatori reazionari è quella di cadere nel fascismo», mentre quella della sinistra è “l’infantilismo” e di “confondere i desideri con la realtà.”
 
«È presente in tutta la storia umana”, ha sottolineato l’ex presidente, che ha portato l’esempio le Indie, Epaminonda in Grecia, i Gracchi a Roma e Gesù. «Vedo questo pendolo quasi eterno», ha aggiunto.
 
Mujica ha anche condiviso le sue opinioni sul processo di pace in Colombia, i negoziati tra le delegazioni del governo ed i guerriglieri delle FARC che hanno avuto luogo a L’Avana.
 
L’ex presidente ha anche colto al volo l’opportunità per discutere di altre questioni rilevanti in tutto il mondo, come l’immigrazione, la crisi economica e il terrorismo, ed ha sottolineato la necessità di affrontare i problemi che riguardano l’ambiente in diverse parti del pianeta.

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Appello urgente in difesa del Venezuela Bolivariano

Caracas-chiAmaComunicato contro la mozione presentata dal PD per sostenere la liberazione del golpista Leopoldo López

Questa mattina il quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, principale strumento della guerra mediatica e psicologica degli Stati Uniti e della borghesia imperialista italiana contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha pubblicato un articolo nel quale afferma che un gruppo di parlamentari del Partito Socialista e del Partito Democratico, hanno presentato una mozione alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana di condanna nei confronti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dovuto al giudizio che ha portato in cella il fascista Leopoldo López, reo confesso di aver partecipato attivamente al colpo di Stato contro il governo Chávez nel 2002 e all’assedio all’Ambasciata della Republica di Cuba in Venezuela.

In siffatta mozione si afferma quanto segue:
«Roma si impegni per liberare Leopoldo López»
Mozione alla Camera «Roma si impegni per liberare Leopoldo López» Viene depositata oggi alla Camera una mozione che impegna il governo italiano «ad adottare con urgenza ogni iniziativa utile» perché vi sia una «soluzione positiva» per Leopoldo Lopez e gli altri prigionieri politici in Venezuela. Il popolare leader dell’opposizione al chavismo, in carcere da un anno e sette mesi, è appena stato condannato a quasi 14 anni per istigazione alla violenza e altri reati in un processo «additato da gran parte del mondo come un atto di persecuzione politica da parte del governo di Nicolás Maduro» recita il testo firmato da:
Deputati socialisti (Marco Di bello, Leilo Di Gioia)
Deputati Pd (Roberto Rampi, Gea Schirò, Walter Verini, Salvatore Piccolo, Luigi Lacquaniti Massimiliano Manfredi, Emiliano Minnucci).

Ebbene, l’attacco e l’ingerenza politica nei confronti della Repubblica Bolivariana del Venezuela non è un episodio isolato: si inserisce nel quadro del piano preparato per determinare una situazione idonea per un intervento militare nel paese andino-amazzonico, che dia uno spunto per un cambio di regime in senso autoritario, fascista e oligarchico. Si tratta di un’operazione in marcia da tempo in modo coperto e strisciante, che rafforza gli elementi che dimostrano l’ingerenza di governi stranieri contro il governo costituzionale di Maduro; come si evince in questo caso, là dove, la camera dei deputati della Repubblica italiana dovesse approvare siffatta mozione.

Un precedente assai grave che provocherebbe, senz’altro, non pochi problemi nei rapporti bilaterali tra Italia e Venezuela.

All’indomani del voto popolare che ha consacrato Nicolás Maduro come Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, si è scatenata la fase golpista dell’oligarchia nazionale venezuelana in collaborazione col Dipartimento di Stato statunitense e la CIA, con il sabotaggio dell’economia nazionale venezuelana, attraverso la guerra mediatica, psicologica e culturale, attraverso le operazioni terroristiche e paramilitari.

Nell’evidente tentativo di riproporre il piano delle cosiddette “rivoluzioni colorate”, si sta tentando di creare una situazione nella quale l’opinione pubblica internazionale avvalli un intervento militare in Venezuela.

Ciò che l’imperialismo e – a quanto pare – i parlamentari firmatari di suddetta mozione non tollerano, è che il popolo venezuelano abbia deciso di costruire un paese basato sulla giustizia e l’eguaglianza sociale. Solo qualche mese fa, la FAO ha riconosciuto e premiato la Repubblica Bolivariana del Venezuela come paese libero dalla fame. Questo è quello che – evidentemente – non tollera il Partito democratico, organizzazione politica completamente asservita agli interessi di stato statunitensi.

L’aggressione di cui è vittima la Repubblica Bolivariana è parte essenziale della guerra di IV generazione in atto da quando il comandante eterno Hugo Chávez ha trionfato alle elezioni del 1999.

La solidarietà internazionalista presente qui in Italia deve denunciarla con tenacia e contribuire a respingerla, facendo fronte alle minacce imperialiste contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, cercando di costruire un forte movimento di solidarietà per questo paese e per tutti i paesi membri dell’ALBA-TCP, che sovranamente hanno deciso di incamminarsi verso la seconda e definitiva indipendenza.

Per queste ragioni, la Rete Caracas ChiAma, l’Associazione Nazionale delle Reti e Organizzazioni Sociali (ANROS – Italia), lanciano l’appello urgente a tutte le compagne e i compagni, a tutte le associazioni, reti, organizzazioni, partiti e movimenti che solidarizzano con la Repubblica Bolivariana del Venezuela a partecipare al Terzo Incontro in Solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela che si terrà a Ravenna i giorni 9-10-11 ottobre.

Compagne e Compagni! Caracas ChiAma, la solidarietà non può restare con le braccia incrociate:

Tutti a Ravenna!

Associazione Nazionale delle Reti e Organizzazioni Sociali (ANROS Italia)
Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

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Obama ammette la partecipazione degli Stati Uniti al golpe in Ucraina

1033494903da mundo.sputniknews.com

Il presidente statunitense, Barack Obama, in un’intervista conferma che gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo nel cambio di potere avvenuto in Ucraina all’inizio dello scorso anno

«Putin ha preso determinate decisioni circa la Crimea e l’Ucraina non a seguito di una stategia precisa, ma perché colto di sorpresa dalle manifestazioni del Maidan e dalla fuga di Yanukovich (l’allora presidente ucraino Viktor) dopo che noi decidemmo di mediare nel cambio di potere», ha dichiarato il presidente Usa alla Cnn.

Il 21 novembre 2013, il governo ucraino annunciava la sospensione dei preparativi per la firma di un accordo di associazione e libero scambio con l’UE, provocando un’ondata di proteste conosciute con il nome di Euromaidan, che produssero un cambio di regime da Mosca qualificato come «golpe».

Il 22 febbraio 2014, la Rada Suprema (Parlamento) depose il presidente Viktor Yanukovich per abbandono dell’incarico, modificò la costituzione e convocò il 25 di maggio elezioni presidenziali anticipate, in cui Petro Poroshenko risultò vincitore al primo turno.

Il 16 marzo si è celebrato un referendum in Crimea dove il 96% dei votanti ha sostenuto l’annessione alla Russia.

Kiev da parte sua non riconobbe né i risultati del referendum né l’adesione della penisola alla Russia e lanciò nell’aprile del 2014 un’operazione speciale contro le milizie indipendentiste del Donbass che rifiutarono di riconoscere il cambio di potere.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «ABC attacca Cabello perché è un leader fondamentale»

diosdado-cabello-hugo-chavezdi Fabrizio Verde

Il presidente del Venezuela ha inoltre assicurato che questo ulteriore attacco ha rinsaldato ancora di più le fila della Rivoluzione

Il Venezuela è sotto attacco: mediatico, psicologico, economico. Una strategia concentrica chiaramente volta a fermare la Rivoluzione, a far ritornare indietro le lancette della storia quando la patria di Bolivar e del Comandante Chávez era un paese senza sovranità.

Una delle strategie utilizzate è quella di gettare fango sulle figure più rappresentative del chavismo. Insinuare che il Venezuela sia una sorta di stato canaglia, una nazione governata da un pugno di narcotrafficanti corrotti. Un’operazione propedeutica e necessaria a giustificare l’applicazione di sanzioni più dure; finanche attacchi diretti a rovesciare il legittimo governo di Nicolás Maduro.

Questesono le lenti giuste da inforcare per inquadrare l’infamante attacco lanciato dal quotidiano spagnolo ‘ABC’, nei confronti di Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, già stretto collaboratore di Chávez e dirigente di primo piano del PSUV.

Il foglio spagnolo riporta le accuse lanciate contro Cabello dal suo ex caposcorta Leamsy Salazar, che indica il dirigente venezuelano addirittura come capo del cartello ‘Los Soles’, dedito al narcotraffico. Accusa rigettata da Cabello, che su Twitter ha così replicato: «Minacce, infamie, intrighi, abbiamo visto di tutto in questi anni di Rivoluzione. Impariamo a navigare in questo mare in tempesta con il morale alto. Ogni attacco aumenta l’impegno, ringrazio infinitamente il nostro popolo per la solidarietà».

Da Miraflores arriva anche la condanna del Presidente Maduro, che serra le fila della Rivoluzione Bolivariana: «ABC attacca Diosdado Cabello perché è uno dei leader fondamentali per la Rivoluzione Bolivariana, siamo i figli di Chávez e restiamo uniti».

Il successore di Chávez ha poi assicurato ogni atto ostile diretto contro il Venezuela ha l’effetto di unire maggiormente la Rivoluzione Bolivariana: «Ogni attacco che noi subiamo, che colpisce il popolo e la Forza Armata Nazionale Bolivariana – ha spiegato Maduro – ci unisce sempre più perché stiamo difendendo qualcosa di sacro; l’indipendenza, la stabilità, la pace e il diritto al futuro, questi sono elementi sacri della vita del nostro paese».

Maduro ha poi sottolineato la provenienza del vile attacco: ossia un foglio spagnolo dichiaratamente hitleriano e franchista. «L’attacco a Diosdado viene portato da un quotidiano che prese le difese dell’orripilante nazismo di Hitler, che difese Franco e Mussolini…».

Il Presidente venezuelano, in ultima analisi, ha collocato l’atto diffamatorio nel campo della guerra psicologica volta a fomentare un colpo di stato violento. Una campagna d’attacco globale dove i mandanti sono facilmente reperibili in quel di Washington.

(FOTO) Terroristas en Venezuela

CONTRA TERRORISMOpor italia.embajada.gob.ve

Los últimos hechos hablan de la presencia en nuestro país de una Red
de terroristas con implicaciones por parte de organizaciones criminales venezolanas que fungen bajo la fachada de ONGs, y que poseen claros nexos con grupos de ultraderecha internacional e instituciones estadounidenses quienes los financian y capacitan con la finalidad de derrocar al gobierno constitucional del Presidente Nicolás Maduro.

Las pruebas recientes igualmente hablan de una inexcusable participación de grupos de poder colombiano manejados por el ex presidente de ese país Álvaro Uribe Vélez, quien ha aupado los planes de desestabilización en nuestro país.

•Líder de movimientos estudiantiles de la derecha venezolana.

•Promotor de acciones golpistas y magnicidas contra el Comandante Presidente Hugo
Chávez y el Presidente Nicolás Maduro.

•Perteneció al grupo de ultraderecha Juventud Activa Venezuela Unida (JAVU), que nació
bajo el financiamiento del ex gobernador y ex candidato presidencial Henrique Salas Römer.

•En sus redes sociales se autodefine como “asesor en Asuntos Latinoamericanos, promotor
de la Libertad, la Seguridad y los Derechos Humanos y presidente de la ONG Operación
Libertad Internacional”.

•Saleh ha sido un asiduo visitante de Colombia y se ha reunido con varios de los más
representativos miembros del uribismo y de la derecha colombiana como Pablo Victoria
Wilches, José Obdulio Gaviria, Francisco Santos y el mismo expresidente Álvaro Uribe
Vélez.

Lorent Gómez Saleh ha estado vinculado en planes extremistas contra el Gobierno
Bolivariano.

En el año 2007 funda junto a otros jóvenes como Gaby Arellano, Julio Cesar Rivas, Ulises
Rojas, Sairam Rivas y Vanessa Eisig el Movimiento Javú.

En agosto de 2010 promueve la campaña “Chavez miente” que consistió en pintar murales
ubicados en las principales arterias viales con mensajes contrarios a la Revolución.

En octubre de 2010 se celebró el encuentro denominado “Fiesta Mexicana” Lorent Saleh
participó junto a líderes de movimientos de extrema derecha latinoamericana, en esta reunión
se establecieron 50 pasos para el derrocamiento del gobierno del Presidente Chávez.

En 2011 participó en campamentos de adiestramiento que realizó la JAVU en Carabobo,
específicamente en la finca del diputado de derecha Freddy Curupe con el fin de derrocar al
presidente Chávez del Gobierno.

En marzo de 2012 estuvo vinculado en el desarrollo del “Plan País” ideado por el
expresidiario Humberto Prado, con el objetivo de realizar huelgas de hambre, motines, entre
otros actos violentos en centros de reclusión, a fin de impulsar otro escenario de violencia.

En Abril de 2012, se celebró un encuentro de Organizaciones No Gubernamentales en la
que participaron, los abogados Tamara Suju y Gonzalo Himiob, los movimientos Javu y
estudiantes de derecha, los cuales planificaron acciones violentas de calle para lograr el
derrocamiento del gobierno del Comandante Hugo Chávez.

En Mayo de 2012, Saleh junto a un grupo de estudiantes de derecha fundan la
Organización Operación Libertad, quien fungiría como una organización de planeación y
ejecución de actos criminales y terroristas con la fachada de ONG.

En abril de 2013, luego de los resultados electorales, estos movimientos llamaron a
activar los planes de rebelión durante las guarimbas, que resultó en 13 fallecidos.
Durante el primer semestre de 2014, Lorent Saleh fue uno de los promotores de “La
Salida” junto a otros políticos de la derecha como Leopoldo López, Antonio Ledezma y
María Corina Machado. Estos llamados a la guarimba, cobraron la vida de 41 personas e
hirieron a mas de 800.

•JAVU y Operación Libertad están inspiradas y tienen estrecha relación con OTPOR, un
movimiento estudiantil que en español significa Resistencia, creado en Serbia para remover del
gobierno al presidente Slobodan Milósevic en el año 2000, que recibió financiamiento de
agencias gubernamentales estadunidenses. También guarda relación con el Centro para la
aplicación de acciones y estrategias no violentas (Canvas, por sus siglas en inglés).

•El gurú de esos grupos es el filósofo Gene Sharp, que reivindica la estrategia de “Golpe
Suave” para derrocar gobiernos. Sharpe fundó el Instituto Albert Einstein, promotor de las
llamadas revoluciones de colores en países que no son afines a los intereses de la OTAN y
Washington.

•Cables difundidos por Wikileaks hicieron público que Canvas elaboró a partir del año 2007
para la derecha de nuestro pais, un plan de acción en el que propone que sean los grupos
estudiantiles los capaces de construir una infraestructura y explotar su legitimidad en la lucha
contra el gobierno de Hugo Chávez.

•Diversas fundaciones estadounidenses como la Fundación Nacional para la Democracia
(NED); USAID; Freedom House, con sede en Washington DC; Canvas Belgrado, con sede
en EEUU; American Enterprise Institute, y el ex embajador de Estados Unidos, Otto Reich,
han financiado las acciones golpistas de estos grupos. También han contado con el apoyo
del Partido Popular de España y con la organización juvenil de Silvio Berlusconi en Italia y en
Venezuela tienen conexiones con banqueros prófugos como Eligio Cedeño; el político
Enrique Salas Romer y el profesor Gustavo Tovar Arroyo.

•Vale la pena recordar también, que otra de las organizaciones norteamericanas que ha
aportado dinero a estos grupos pseudo-estudiantiles, es el Instituto estadounidense Cato,
quien en el año 2008 entregó a otro de estos líderes de la derecha venezolana, como lo es
Yon Goicoechea, medio millón de dólares para continuar la “lucha por la libertad”.

•Lorent Saleh participó el 06 de julio de 2013, en la fundación de la “Alianza Nacionalista
por la Libertad”, un apéndice de la organización Tercera Fuerza que cuenta con
dirigentes como el politólogo Eduardo Romano que mantiene nexos con Saleh.

•Eduardo Romano fundó la organización Vanguardia Nacional-Avanti Ragazzi, identificada
con los emblemas del fascista italiano Benito Mussolini, con postulados anticomunistas,
nacionalistas y católicos de extrema derecha, expuestos en su sitio web.

En las fotos se aprecia al politólogo colombiano Eduardo Romano, amigo de
Lorent Saleh, durante su participación en las reuniones de la logia Neo Nazi
Tercera Fuerza  >>>sigue>>>

Chi sono i mercenari nell’Est dell’ Ucraina?

da al manar

La presenza di combattenti provenienti da società private militari, americane, inglesi, polacche e italiane in Ucraina non è più un segreto da lungo tempo, scrive, oggi, il quotidiano Rossiyskaya Gazeta.

Tra 200 e 300 mercenari professionisti lottano oggi contro la popolazione della Nuova Russia. Sono pagati ma hanno tardato a raggiungere il fronte. Ci sono anche volontari “ideologici” provenienti dall’estero, che vengono accolti a braccia aperte dai “battaglioni di difesa territoriale” come “Azov” e “Aidar.” Essi vengono reclutati dai nazisti e criminali.

Combattono molto meno anche se si vantano sui social network, e talvolta diventano prigionieri inaspettati.

La più significativa “acquisizione” delle forze di autodifesa è stata la cattura di un cittadino svedese,  Michael Skilt, battaglione d’élite “Azov”, istruttore-tiratore. Secondo l’ “histographie” ufficiale del battaglione “Azov”,  Skilt neo-nazista e razzista, sostenitore della democrazia è giunto in Ucraina come un turista, si è innamorato dell’idea di Euromaïdan, “piena di sentimenti”, infine, ha aderito al Settore destro. É arrivato nel Donbass direttamente dal Maidan.

Egli è stato catturato dalle forze di autodifesa quando i suoi “fratelli” del battaglione hanno semplicemente abbandonato questo “Viking invincibile” in una lotta di retrovia, condotta in un modo disorganizzato e senza precauzioni.

Il capo di una concessionaria di auto in Italia, Francesco Falcone, 54 anni, fa anche lui parte del battaglione “Azov”. Si è scoperto che suo nonno era uno dei 130.000 italiani fascisti inviato da Mussolini a Stalingrado e ucciso durante l’offensiva “Tempesta Invernale”. Questo è il motivo per cui il “discendente del legionario” Francesco odia i”Russofili”, sostiene gli islamisti ed era anche disposto a convertirsi all’Islam nella sua giovinezza. “Ho sognato tutta la mia vita di un’esperienza  come questa. Non c’è spazio per i sentimenti. Questa è la guerra. Sono qui per uccidere”, ha testimoniato davanti ai giornalisti occidentali.

È molto più interessante sapere chi ha reclutato questo disoccupato italiano nel battaglione punitivo “Azov”. Secondo le informazioni della SDF, è il francese Gaston Besson, 47anni, capo della cosiddetta “legione straniera”, nell’ambito del battaglione.

Non è certo per romanticismo militare che un istruttore della vera Legione straniera francese, ferito tre volte, dopo averne  viste di tutti i colori durante la guerra in Jugoslavia, sia venuto in Ucraina. Le forze di autodifesa credono che questo “specialista”, sposato con una croata e residente finora in Croazia, sia il responsabile per il reclutamento di combattenti stranieri per partecipare alla guerra nel Donbass. Comunque, Besson è il primo ad aver diffuso sui social network l’ appello a mobilitarsi per la “guerra contro la Russia”, rivolgendosi ai suoi ex camerati. Inoltre, si lamentava su Facebook per essere oggi l’unico combattente francese accanto a tre svedesi, tre finlandesi, un canadese e un italiano.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il fascismo deve essere sconfitto prima che sia troppo tardi!

23/03/2014

di James Petras

Introduzione

Il capitano José Guillén Araque, della Guardia Nazionale Venezuelana, ha recentemente regalato al Presidente Maduro un libro sull’ascesa del Nazismo, avvertendo che “il fascismo deve essere sconfitto prima che sia troppo tardi!” In rappresaglia per il suo avvertimento profetico, il giovane e patriottico capitano è stato ucciso da un sicario sostenuto dagli U.S.A. per le strade di Maracay, stato di Aragua, il 16 marzo 2014.

Questo episodio ha aumentato il numero di soldati venezuelani e poliziotti uccisi, da quando è iniziata la sollevazione fascista, a 6. Il numero totale degli uccisi è di 33. L’uccisione di una prominente figura di ufficiale-patriota su di una strada principale in un capoluogo di provincia è un’ulteriore indicazione che i fascisti venezuelani si danno da fare, sicuri del loro sostegno da parte di Washington e da una vasta fascia di classe superiore e media venezuelana. Essi costituiscono una minoranza dell’elettorato e non si fanno molte illusioni sul riuscire a prendere il potere attraverso mezzi costituzionali e democratici.

Il capitano Araque Guillén si era fatto avanti per ricordare al Presidente Maduro che la strada al potere per i gruppi totalitari nazisti e fascisti è stata disseminata nel corso della storia contemporanea dai cadaveri di democratici e social-democratici ben-intenzionati, a causa della loro incapacità di utilizzare i propri poteri costituzionali per schiacciare i nemici della democrazia.

La storia della nascita del fascismo sotto le democrazie

Il termine “fascista” in Venezuela viene adeguatamente applicato ai gruppi politici organizzati e violenti, attualmente impegnati nel terrore di massa, in una campagna per destabilizzare e rovesciare il governo bolivariano democraticamente eletto. Qualche accademico purista potrebbe argomentare che i fascisti venezuelani non hanno l’ideologia razzista e nazionalista dei loro predecessori tedeschi, italiani, spagnoli e portoghesi.

Ammesso che ciò sia vero, risulta anche irrilevante. Il marchio venezuelano del fascismo è fortemente dipendente, e funge da proxy per l’imperialismo degli Stati Uniti e dei loro alleati, i signori della guerra colombiani. In un certo senso, tuttavia, il razzismo del fascismo venezuelano è diretto contro le sue classi operaie e contadine multi-razziali, Afro – amerindie e venezuelane – come dimostrato dal loro razzismo al vetriolo contro il compianto Presidente Hugo Chávez.

Il collegamento essenziale con i precedenti movimenti fascisti va ricercato: (1) nella loro profonda ostilità di classe verso la maggioranza popolare; (2) nel loro odio viscerale per il Partito Socialista Chavista, vincitore di 18 delle ultime 19 elezioni; (3) nel loro ricorso alla presa armata del potere da parte di una minoranza, che agisce per conto delle classi dirigenti, nazionali e imperiali, legate agli Stati Uniti; (4) nella loro intenzione di distruggere le istituzioni e le procedure democratiche che pure sfruttano per guadagnare spazio politico; (5) nel loro prendere di mira le istituzioni della classe operaia- consigli comunali, associazioni di quartiere, strutture di salute pubblica e cliniche dentali, scuole pubbliche, trasporti, negozi di alimentari sovvenzionati, luoghi di incontro politico, cooperative di credito pubbliche, organizzazioni sindacali e cooperative contadine; (6) nella loro difesa delle banche capitaliste, degli enormi patrimoni immobiliari e commerciali e delle imprese manifatturiere.

In Germania, Italia, Spagna, Francia e Cile, i movimenti fascisti cominciarono anche come piccoli gruppi terroristici, che guadagnarono il sostegno finanziario delle élites capitaliste, a causa della loro violenza contro le organizzazioni della classe operaia e le istituzioni democratiche e che reclutavano soprattutto tra gli studenti universitari della classe media, tra i professionisti delle élites (soprattutto medici), gli ufficiali militari attivi e in pensione di più alto grado, uniti nella loro ostilità verso l’ordine democratico.

Tragicamente e troppo spesso, i leaders democratici che operavano all’interno di un governo costituzionale, hanno inclinato a considerare i fascisti come “solo un altro partito “, si sono rifiutati o non hanno voluto schiacciare i teppisti armati, che univano il terrore per le strade con le elezioni per conquistare il potere dello stato. I democratici costituzionalisti non sono riusciti o non hanno voluto vedere il braccio politico e civile dei Nazisti come parte integrante di un nemico totalitario organico; così, hanno negoziato e discusso all’infinito con le élites fasciste che, nel frattempo, distruggevano l’economia, mentre i terroristi abbattevano le fondamenta politiche e sociali dello Stato democratico.

I democratici rifiutarono di inviare i loro milioni di sostenitori di massa ad affrontare le orde fasciste. Peggio ancora, si sono anche vantati di mandare in carcere i propri sostenitori, poliziotti e soldati, che erano stati accusati di usare una ‘forza eccessiva ‘ nei confronti dei teppisti di strada fascisti. Così, i fascisti facilmente si spostarono dalle strade al potere statale. I democratici eletti erano così preoccupati per le critiche da parte dei media internazionali e capitalisti, dai critici d’élite e dalle organizzazioni sedicenti dei “diritti umani”, che facilitarono il decollo dei fascisti.

Il diritto popolare alla difesa armata della democrazia era stato subordinato al pretesto di sostenere le “norme democratiche” – norme che ogni stato borghese sotto attacco avrebbe rifiutato! I democratici costituzionali non erano riusciti a riconoscere come la politica fosse cambiata drasticamente. Non avevano più a che fare con un’opposizione parlamentare che si preparava per le prossime elezioni; avevano di fronte terroristi armati e sabotatori, impegnati nella lotta armata e nella presa del potere politico con qualsiasi mezzo – tra cui violenti colpi di stato.

Nel lessico del fascismo, la conciliazione democratica è una debolezza, una vulnerabilità e un invito aperto a fare aumentare la violenza; gli slogan “peace and love” e “diritti umani” devono essere sfruttati; i richiami ai “negoziati” sono i preamboli per la resa; e gli “accordi”, preludi alla capitolazione.

Per i terroristi, i politici democratici che mettono in guardia su di una “minaccia del fascismo “, mentre agiscono come se fossero impegnati in “schermaglie parlamentari”, diventano un obiettivo aperto per attacchi violenti.

Ecco come i fascisti arrivarono al potere, in Germania, Italia e Cile, mentre i democratici costituzionalisti, fino all’ultimo, si sono rifiutati di armare i milioni di lavoratori organizzati, che avrebbero potuto strozzare i fascisti e salvare la democrazia, salvando le loro stesse vite.

Il fascismo in Venezuela: una minaccia mortale di oggi

L’ammonimento del capitano ed eroe martirizzato Guillen Araque riguardo un imminente pericolo fascista in Venezuela ha un forte fondamento sostanziale. Mentre la palese violenza terroristica fluisce e rifluisce, la sottostante base strutturale del fascismo nell’economia e nella società rimane intatta. Le organizzazioni sotterranee, finanziando e organizzando il flusso di armi ai fascisti in attesa, restano in vigore.

I leaders politici dell’opposizione stanno giocando un gioco ambiguo, costantemente passando da forme legali di protesta a sub-rosa complicità con i terroristi armati. Non c’è alcun dubbio che in ogni putsch fascista, gli oligarchi politici emergeranno come i veri governanti – e condivideranno il potere con i leaders delle organizzazioni fasciste. Nel frattempo, la loro “ rispettabilità” fornisce copertura politica; le loro campagne per i “diritti umani”, volte a liberare teppisti di strada e piromani incarcerati guadagnano “il supporto dei media internazionali”, mentre essi prestano servizio come “intermediari” tra le riconosciute agenzie di finanziamento degli Stati Uniti , e il sottobosco terroristico clandestino.

Nel misurare la portata e la profondità del pericolo fascista, è un errore contare semplicemente il numero di attentatori, cecchini e incendiari, senza includere i gruppi di logistica, spalleggiamento e sostegno periferico, come anche i sostenitori istituzionali che coprono gli attori in prima fila. Per “sconfiggere il fascismo prima che sia troppo tardi”, il governo deve valutare realisticamente le risorse, l’organizzazione e il codice operativo del comando fascista e rifiutare le troppo sanguigne e “ottimiste” dichiarazioni provenienti da alcuni ministri, consiglieri e legislatori.

In primo luogo, i fascisti non sono semplicemente limitati ad un piccolo gruppo martellante su pentole e attaccante i lavoratori municipali nei quartieri della classe medio-alta di Caracas a beneficio dei media internazionali e delle corporations. I fascisti sono organizzati su base nazionale: i loro membri sono attivi in tutto il paese.

Prendono di mira istituzioni vitali e infrastrutture in numerose località strategiche. La loro strategia è controllata centralmente, ma decentralizzata nelle operazioni.

I fascisti sono una forza organizzata; il loro finanziamento, armamento e le loro azioni sono pianificate. Le loro dimostrazioni non sono azioni “spontanee”, organizzate a livello locale, rispondenti alla “repressione” del governo, come vengono rappresentate dai media borghesi e imperiali.

I fascisti riuniscono diverse correnti trasversali di gruppi violenti, frequentemente combinando professionisti di destra ideologicamente orientati, bande dedite al contrabbando e al traffico di droga (soprattutto nelle regioni di frontiera), gruppi paramilitari, mercenari e noti furfanti. Questi sono i “fascisti della prima linea”, finanziati da grandi speculatori valutari, protetti da rappresentanti politici eletti, forniti di salvacondotti da parte di investitori in beni immobili e da burocrati universitari di alto livello.

I fascisti sono sia “connazionali” che internazionali: essi comprendono teppisti pagati a livello locale e studenti provenienti da famiglie alto-borghesi; soldati paramilitari colombiani, mercenari professionisti di tutti i tipi, ” sicari a contratto” dai reparti “sicurezza” U.S.A. e clandestini delle Forze Operative Speciali U.S.A.; e fascisti “internazionalisti”, reclutati da Miami, dall’America Centrale, dall’America Latina e dall’Europa.

I terroristi organizzati hanno due santuari strategici da cui lanciare le loro operazioni violente – Bogotà e Miami, dove leaders politici di spicco, come l’ex Presidente Alvaro Uribe e i leaders del Congresso statunitense, forniscono loro sostegno politico.

La convergenza di attività economiche criminali altamente redditizie e del terrorismo politico rappresenta una tremenda doppia minaccia per la stabilità dell’economia venezuelana e la sicurezza dello Stato . Criminali e terroristi trovano una casa comune sotto la tenda della politica statunitense, progettata per rovesciare il governo democratico del Venezuela e schiacciare la rivoluzione bolivariana del popolo venezuelano.

Le interconnessioni in avanti e all’indietro tra criminali e terroristi dentro e fuori il paese, tra gli alti responsabili politici di Washington, gli spacciatori da strada e i “cammelli” del contrabbando, forniscono i portavoce dell’élite internazionale come anche la leva muscolare per i combattenti e i cecchini da strada.

Gli obiettivi terroristici non sono scelti “a caso”; essi non sono la risultante di una cittadinanza inferocita, che protesta contro le diseguaglianze sociali ed economiche. Gli obiettivi scelti con cura dal terrorismo sono i programmi strategici che sostengono l’amministrazione democratica; in primo luogo e per lo più, le istituzioni sociali di massa che costituiscono la base del governo. Questo spiega perché i terroristi attaccano con l’esplosivo le cliniche di salute per i poveri, le scuole pubbliche e i centri di educazione degli adulti nei quartieri popolari, i negozi di alimentari sovvenzionati dallo stato e il sistema di trasporto pubblico. Questi sono parte del vasto sistema di welfare popolare, istituito dal governo bolivariano.

Essi sono elementi fondamentali nel garantire il sostegno di massa degli elettori in 18 delle ultime 19 elezioni e il potere popolare nelle strade e nelle comunità. Distruggendo le infrastrutture del welfare sociale, i terroristi sperano di rompere i vincoli sociali tra il popolo e il governo.

I terroristi prendono a bersaglio il sistema di sicurezza nazionale legittimo: vale a dire la polizia, la Guardia Nazionale, i giudici, i pubblici ministeri e le altre autorità responsabili della tutela dei cittadini. Gli omicidi, gli attacchi violenti e le minacce nei confronti di funzionari pubblici, l’attacco con bombe degli edifici pubblici e dei mezzi di trasporto pubblico sono progettati per creare un clima di paura e per dimostrare che lo Stato è debole e incapace di proteggere la vita quotidiana dei suoi cittadini. I terroristi vogliono proiettare un’immagine di “doppio potere”, occupando gli spazi pubblici, bloccando il normale commercio e “governando le strade con le armi da fuoco”. Soprattutto, i terroristi vogliono smobilitare e ostacolare le contro-manifestazioni popolari, bloccando strade e sparando agli attivisti impegnati in attività politica nei quartieri oggetto di contesa.

I terroristi sanno di poter contare sui loro alleati politici dell’opposizione “legale” per fornire loro una base di massa nelle pubbliche dimostrazioni, il che può servire da scudo per gli assalti violenti e da pretesto per una maggiore azione di sabotaggio.

Conclusione

Il fascismo, vale a dire il terrorismo volto a rovesciare violentemente un governo democratico, è una reale e immediata minaccia in Venezuela. Il giorno per giorno, gli alti e bassi dei combattimenti di strada e degli incendi non danno un’idea adeguata della minaccia. Come abbiamo fatto notare, il profondo sostegno strutturale e organizzativo sottostante la nascita e la crescita del fascismo è di gran lunga più importante. La sfida in Venezuela è quella di recidere le basi economiche e politiche del fascismo. Purtroppo, fino a poco tempo fa, il governo è stato fin troppo sensibile alle critiche ostili dall’estero e dalle élites nazionali che sono pronte a difendere i fascisti – in nome della “libertà democratica”.

Il governo del Venezuela ha enormi risorse a sua disposizione per sradicare la minaccia fascista. Anche se una ferma azione provoca una levata di scudi da parte degli amici liberali d’oltremare, la maggior parte dei sostenitori della democrazia credono che spetti al governo di agire contro quei funzionari dell’opposizione, che continuano ad incitare la ribellione armata.

Più di recente, ci sono stati chiari segni che il governo venezuelano, con il suo potente mandato democratico e costituzionale, si muove con la consapevolezza del pericolo fascista e agirà con determinazione per estirparlo dalle strade e dalle suites.

L’Assemblea nazionale ha votato per spogliare la Rappresentante al Congresso Corina Machado della sua immunità come deputata all’Assemblea Nazionale, in modo che possa essere perseguita per incitamento alla violenza. Il Presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello ha presentato dettagliate prove documentarie del suo ruolo nell’organizzazione e nella promozione della ribellione armata. Diversi sindaci dell’opposizione, attivamente coinvolti nel promuovere e proteggere cecchini, teppisti di strada e incendiari, sono stati accusati e arrestati.

La maggioranza dei Venezuelani, di fronte alla crescente ondata di violenza fascista, sostiene la punizione di questi alti funzionari impegnati o fiancheggiatori delle pratiche di sabotaggio. Senza un’azione decisa, le agenzie di intelligence venezuelane, così come il cittadino medio, concordano sul fatto che questi politicanti dell’”opposizione” continueranno a promuovere la violenza e a offrire rifugio agli assassini paramilitari.

Il governo ha capito che sono impegnati in una guerra vera e propria, programmata da una leadership centralizzata ed eseguita da operativi decentrati. I leaders legislativi sono alle prese con la psicologia politica del fascismo, che interpreta le offerte presidenziali di conciliazione politica e di clemenza giudiziaria come debolezza da sfruttare per ulteriori violenze. Il progresso più significativo nel fermare la minaccia fascista sta nel riconoscimento da parte del governo dei legami tra le élites politiche ed economiche e i terroristi fascisti: gli speculatori finanziari, i contrabbandieri e gli accaparratori di cibo e altri beni essenziali a tempo pieno sono tutti parte integrante della stessa unità di potere fascista, insieme con i terroristi che fanno esplodere i mercati alimentari pubblici e i camion che trasportano derrate alimentari verso i quartieri poveri. Un operaio rivoluzionario mi disse dopo una scaramuccia di strada: “Con la ragione e la forza non passeranno!” (“Por la razón y la fuerza no pasaran”) …

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Leopoldo López: la nuova figura al servizio degli Stati Uniti

Immagineit.cubadebate.cu – Il leader politico venezuelano Leopoldo López, con alle spalle una lunga storia da golpista sin dal 1999, si erige oggi come fedele rappresentante della destra al servizio degli interessi degli Stati Uniti.

Attuale Coordinatore Nazionale dell’organizzazione d’opposizione «Voluntad Popular», si presenta come leader di un gruppo che promuove «un conciliante messaggio di pace, benessere e progresso, che s’impegna per la costruzione di un’alternativa per il paese dove i diritti sono per tutti i venezuelani».

López, indicato come responsabile degli atti di violenza scatenati nei giorni scorsi da gruppi fascisti, un comportamento lontano nella pratica dagli argomenti che promuove, è da martedì a disposizione delle autorità.

Nella sua storia, l’ex sindaco del comune di Chacao ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell’Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA).

Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.

A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell’IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.

L’11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell’opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.

Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.

[Trad. dal castigliano di Fabrizio Verde]

Presidente Maduro: «Non dobbiamo dimenticare gli attacchi del fascismo contro il popolo»

Presidente Nicolás Maduro:  “No debemos olvidar los ataques del fascismo contra el pueblo”da DiarioVEA 

La marcia contro il fascismo e in memoria del Presidente martire del Cile, Salvador Allende, realizzata ieri dal popolo venezuelano a Caracas, è stato un evento importante perché migliaia di uomini e donne hanno riempito le strade con la loro presenza per dimostrare la loro opposizione al fascismo ed esprimere il proprio sentimento anti-imperialista, per rendere omaggio al leader della Unidad Popular, rovesciato da un sanguinoso colpo di stato l’11 settembre del 1973, dai fascisti cileni comandati da Augusto Pinochet con l’appoggio palese degli Stati Uniti.

La grande marcia ha mostrato anche la capacità di mobilitazione del popolo, poiché essa è stata convocata in sole 48 ore, dal pomeriggio di lunedì, quando il leader Diosdado Cabello, primo Vice Presidente del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), attraverso una telefonata da Barquisimeto (Lara), ha invito il popolo a marciare contro il fascismo e in omaggio a Salvador Allende.

Il presidente Nicolas Maduro ha preso la parola al termine della marcia. Ha ricordato come settori nemici del popolo e del progetto di Unidad Popular stavano preparando le condizioni per la destabilizzazione del governo. I mezzi di comunicazione guidati dal quotidiano El Mercurio, imprenditori, settori della Chiesa, trasportatori e persino traditori della sinistra stessa comprati dalla destra, parteciparono attivamente, insieme con l’ambasciata degli Stati Uniti, al golpe contro Allende.

Il fascismo attacca il governo bolivariano dal 1998

Il presidente Maduro poi si è riferito alla modalità di azione del fascismo nei paesi che diventano obiettivo dei suoi attacchi. Nel caso venezuelano, ha ricordato che dal momento stesso del trionfo del comandante Hugo Chávez nel 1998, il fascismo interno e l’imperialismo statunitense diedero inizio alle azioni contro il Governo e la Rivoluzione Bolivariana.

Il primo sciopero generale convocato nel dicembre 2001, dalla Federación de Cámaras y Asociaciones de Comercio y Producción (FEDECÁMARAS) e dalla Confederazione dei lavoratori del Venezuela (CTV); il colpo di stato dell’11 aprile 2002; la rivolta dei militari in piazza Francia de Altamira, nell’ottobre dello stesso anno; la criminale serrata petrolifera del 2 dicembre 2002, durata 63 giorni, fino al principio del febbraio 2003; i 200 paramilitari catturati in El Hatillo (Miranda) con l’intento di assassinare il Presidente Chávez a Miraflores, sono stati alcuni degli episodi menzionati dal Presidente. 

In seguito il capo dello stato ha lanciato un monito a non dimenticare, perché in questo modo la destra fascista non potrà mai approfittarne e ingannare il popolo.

Inoltre, ha tributato un riconoscimento alla Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) per la sua condotta patriottica e rivoluzionaria. «La nostra Forza Armata è socialista, antimperialista; ama il popolo, perché riconosce che le armi della Repubblica esistono per difendere il popolo, la sovranità, la pace e la giustizia», ha dichiarato. «La Forza Armata non tollererà mai nessun Pinochet, e io non ho intenzione di permettere che questa destra fascista torni a governare la nostra patria».   

[Trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Fabrizio Verde]

 

Fascismo

Mi fotodi

1

Hollywood rappresenta il fascismo come una masnada di brutti ceffi in uniforme che agitano insegne e gridano ordini. La realtà è più perversa. Secondo Franz Leopold Neuman in Behemoth: The Structure & Practice of National Socialism, 1933-1944, il fascismo è la complicità assoluta fra il grande capitale e lo Stato. Laddove gli interessi del grande capitale passano a essere quelli della politica, il fascismo non è lontano. Non è casuale che sorga come risposta alla Rivoluzione comunista dell’Unione Sovietica.

2

Il fascismo nega la lotta di classe, ma è il braccio armato del capitale in essa. Terrorizza la classe medio-bassa e la marginalità con la paura della crisi economica, della sinistra e della proletarizzazione e le arruola come paramilitari per piegare con la forza bruta socialisti, sindacalisti, operai e movimenti sociali. Mussolini fu sovvenzionato dalla fabbrica di armi Ansaldo e dal Servizio Segreto inglese; Hitler finanziato dalle industrie di armamenti della Ruhr; Franco appoggiato da latifondisti e industriali, Pinochet dagli Stati Uniti e dalla oligarchia cilena.

3

La crisi economica, figlia del capitalismo, è a sua volta la madre del fascismo. Nonostante facesse parte dello schieramento vincitore nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia ne esce tanto distrutta che la classe media si rovina e partecipa in massa alla marcia su Roma di Mussolini. Nelle elezioni del maggio 1924, Hitler ottenne solo il 6,5% dei voti. In quelle di dicembre dello stesso anno, solo il 3,0%.

Ma in quelle del 1928, quando si apre la grande crisi del capitalismo, ottiene il 2,6%, nel 1930 arriva al 18,3%, e nel 1932 al 37,2%, con cui sale al potere e lo utilizza per annullare i restanti partiti. Ma il fascismo non pone rimedio alla crisi: la peggiora.

Sotto Mussolini il costo della vita si triplicò senza nessuna compensazione salariale né sociale. Hitler impiegò i disoccupati per fabbricare armamenti che portarono alla Seconda Guerra Mondiale, la quale devastò l’Europa e causò sessanta milioni di morti. Franco inizia una guerra che costa più di un milione di morti e vari decenni di rovina; i fascisti argentini eliminano circa trentamila compatrioti, Pinochet assassina circa tremila cileni. Il rimedio è cattivo quanto la malattia.

4

Il fascismo raduna le masse, ma è elitario. Corteggia e serve le aristocrazie, i suoi dirigenti vengono dalle classi alte e instaurano sistemi gerarchici e autoritari. Lo storico Charles Maier fa notare che intorno al 1927 il 75% dei membri del partito fascista italiano proveniva dalla classe media e medio bassa; solo il 15% era operaio, e un 10% proveniva dalle élites, che tuttavia occupavano i posti più alti ed erano coloro che in definitiva fissavano obiettivi e politiche del partito stesso. Hitler stabilisce il “Fuhrer-Prinzip”: ogni funzionario usa i suoi sottoposti come meglio crede per raggiungere l’obiettivo, e rende conto solo al suo superiore. Il Caudillo falangista risponde solo davanti a Dio e alla Storia; vale a dire, davanti a nessuno.

5

Il fascismo è razzista. Hitler postulò la superiorità della “razza” ariana, Mussolini sterminò libici e abissini, e pianificò il sacrificio di mezzo milione di slavi “barbari e inferiori”a favore di 50.000 italiani superiori. Il fascismo sacrifica ai propri fini i popoli o le culture che disprezza. I falangisti presero la Spagna con truppe more provenienti da Melilla. Alber Speer, il ministro dell’Industria di Hitler, allungò la Seconda Guerra Mondiale di due o tre anni con la produzione di armamenti realizzata da tre milioni di schiavi appartenenti a “razze inferiori”.

6

Fascismo e capitalismo hanno volti detestabili che necessitano di maschere. I fascisti copiano parole d’ordine e programmi rivoluzionari. Mussolini si diceva socialista, il nazismo usurpò il nome di socialismo e si proclamava partito operaio (Arbeite); nel suo programma sosteneva che non si doveva tollerare nessun guadagno all’infuori di quello prodotto del lavoro. Per mancanza di creatività, rubano i simboli di movimenti di segno opposto. Le insegne rosse comuniste e la croce uncinata, simbolo solare che in Oriente rappresenta la vita e la buona fortuna, furono appropriate dai nazisti per il loro culto della morte.

7

Il fascismo è beato. I preti appoggiarono i falangisti che andavano ad ammazzare gente e fucilare poeti. Il Papa benedisse le truppe che Mussolini mandò alla guerra; non denunciò mai le violenze di Hitler. Franco e Pinochet furono idolatrati dalla Chiesa.

8

Il fascismo è misogino. La missione delle donne si riassume in Kirche, Kuchen, Kinder, vale a dire chiesa, cucina, bambini. Non figurò mai pubblicamente una compagna al fianco dei suoi leader; quelli che le ebbero le nascosero o le tennero meticolosamente da parte. Non accettarono mai che una donna potesse far strada per proprio merito o iniziativa. Hitler le rinchiuse in giardini d’infanzia perché partorissero ariani; Mussolini assegnò loro il ruolo di ventri che incrementassero la crescita demografica italiana, Franco e Pinochet le confinarono nella chiesa e nella sala parto.

9

Il fascismo è anti-intellettuale. Tutte le avanguardie del secolo passato sono state progressiste: la relatività, l’espressionismo, il dadaismo, il surrealismo, il costruttivismo, il cubismo, l’esistenzialismo, la Nuova Figurazione. Le trattò tutte, tranne il futurismo, come “arte degenerata”. Il fascismo non inventa, ricicla. Crede solo nell’ieri, uno ieri immaginario che non è mai esistito. Il fascismo ha assassinato Matteotti, ha incarcerato Gramsci, ha fucilato García Lorca e fatto morire in carcere José Hernández. Pinochet ha assassinato Víctor Jara. “Quando sento parlare di cultura tiro fuori la pistola”, diceva Goering. Quando sentiamo parlare di fascismo, tiriamo fuori la nostra cultura.

[traduzione dal castigliano per ALBAinFormazione di Pier Paolo Palermo]

Venezuela: le violenze squadriste, la situazione economica e la disinformazione dei media mainstream

di Fabrizio Verde

per it.cubadebate.cu

Il popolo venezuelano ancora segnato per la prematura scomparsa del Comandante Hugo  Chávez, che aveva vinto in ottobre le elezioni presidenziali, con una forza straordinaria nonostante la sua salute fosse già compromessa dalla malattia, si è recato nuovamente alle urne come previsto dalla costituzione bolivariana. Nicolás Maduro, successore indicato dal Comandante, ha sfidato l’esponente della destra Capriles, che è stato ancora una volta battuto. Indice incontrovertibile della volontà popolare di continuare nel percorso di costruzione del socialismo del XXI secolo, nel solco tracciato da  Hugo Chávez. La vittoria, però, è avvenuta con un margine inferiore rispetto alle attese. Una differenza percentuale di un punto e mezzo circa, rispetto ai dieci che indicavano i principali sondaggi diffusi.

Tanto è bastato alla destra – sempre in contatto con gli elementi più reazionari dell’establishment nordamericano che cercano disperatamente di recuperare l’egemonia perduta – spalleggiata da gran parte dei mezzi di comunicazione privati interni e internazionali, per gridare alla frode e chiamare i propri sostenitori in piazza. Il tutto senza produrre uno straccio di prova seria a suffragio di un’accusa tanto grave. Il classico copione da «rivoluzione arancione», come sottolineato da Maduro, volto a creare disordini miranti a sovvertire la volontà popolare. Insomma, la cronaca di un golpe ampiamente annunciato. Così, mentre in Italia venivano mostrate immagini di proteste pacifiche come il classico «cacerolazo», con la scusante della richiesta del riconteggio integrale dei voti, per le strade del Venezuela si scatenava la violenza. Criminale e fascista. Da denunciare senza tema di smentita.

Sono state assaltate e date alle fiamme sedi del Psuv, assediate abitazioni di militanti e dirigenti del processo rivoluzionario, la sede dell’emittente satellitare Telesur e della Venezolana de Televisión. Addirittura devastati venticinque Centri Medici Integrali dove i medici cubani assicurano prestazioni sanitarie gratuite per la popolazione, i supermercati statali Misión Mercal e le case popolari della Gran Misión Vivienda. In un inquietante crescendo di odio classista. Senza contare minacce e aggressioni fisiche subite da esponenti politici, giornalisti e artisti di sinistra. Il bilancio è pesante: sono ben nove i morti (sette colpiti a morte con armi da fuoco, due investiti da camion) e oltre cento i feriti, che dai media nostrani sono indicati come il frutto di generici e non meglio precisati «scontri» tra le fazioni in lotta e la polizia.

Il tutto condito dalla solita retorica ammiccante e assolutoria verso le forze di destra. Mai è stato rammentato che il sistema elettorale venezuelano viene considerato da un osservatore imparziale come l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, quale il migliore del mondo. «É un dato di fatto – ebbe a dichiarare l’ex presidente durante un convegno ad Atlanta della sua fondazione Carter Center – delle 92 elezioni che abbiamo monitorato, direi che il sistema elettorale venezuelano è il migliore del mondo». Un sistema completamente automatizzato (gli apparecchi elettronici sono gli stessi utilizzati negli Usa), dotato di molteplici livelli di sicurezza, con sistema di riconoscimento tramite impronta digitale. Il voto viene espresso tramite touch screen, con ricevuta cartacea che viene apposta in un’urna sigillata. Tutti gli osservatori e gli organismi internazionali presenti, compreso il membro dell’opposizione all’interno del CNE (Consejo Nacional Electoral), non hanno avanzato dubbio alcuno circa la trasparenza e correttezza delle operazioni di voto e scrutinio.

Altro tema su cui battono in maniera incessante i media mainstream, apertamente schierati con la controrivoluzione, è la condizione economica del Paese. Secondo quanto affermano, il Venezuela sarebbe nel pieno di una «devastante» – per citare l’aggettivo utilizzato in un servizio dal Tg1 Rai – crisi economica, figlia della scellerata gestione di Chávez. Incapace di sfruttare le ingenti entrate derivanti dell’esportazione di petrolio. Curioso che queste critiche provengano, dagli stessi mezzi d’informazione che difendono a spada tratta le suicide e, queste sì devastanti, politiche di austerità applicate in Europa come un dogma indiscutibile.

Le critiche si concentrano soprattutto sull’alto tasso d’inflazione, scarsa produttività del settore privato, corruzione, taglio della produzione agricola, aumento della criminalità. Insomma, si delinea il profilo di un Venezuela destinato a un irrimediabile declino. Con la pretesa di volerci spiegare che per risollevarlo ci sarebbe bisogno di quelle stesse politiche liberiste, già applicate in maniera selvaggia, che avevano distrutto il tessuto sociale dell’intera America Latina. Riprendendo in toto i temi cavalcati dall’opposizione guidata da Capriles, che poi curiosamente sono anche le medesime critiche mosse da Repubblica in Italia, che tramite il giornalista (?) Omero Ciai si allinea perfettamente alle posizioni ultracritiche dell’inviato del britannico Guardian a Caracas Rory Caroll.

Basta però andare alla lettura dei dati, per constatare come queste critiche strumentali e ideologiche, non reggano alla prova dei fatti. L’inflazione che a oggi viaggia al 27.8%, nel 1996, prima dell’avvento di Chávez, al potere superava il 100%, secondo i dati del Banco Central de Venezuela. La stessa istituzione che informa come negli anni della gestione  Chávez, il settore privato sia cresciuto in media del 3.03% annuo, mentre quello pubblico del 2,82% per anno. Per quanto riguarda il settore agricolo, invece, abbiamo un aumento annuo della produzione del 3%, unito all’esponenziale aumento della produzione di grano, che grazie agli sforzi del governo ha compiuto un balzo in avanti del 140%. Permangono problemi alla corrente elettrica e ai rifornimenti alimentari, ma questi sono imputabili all’esplosione dei consumi tra le fasce più povere della popolazione, e non alla diminuzione della produttività, visto che come si evince dai dati, non ha avuto luogo.

Un discorso a parte va poi fatto per i settori commerciali e industriali privati del Venezuela, da sempre dominati dai cosiddetti groupos economicos, che controllando settori chiave dell’economia al riparo dalla competizione, non sono mai stati «costretti» dal mercato a investire in produttività e innovazione tecnologica. Volendo ragionare con la stessa logica dei critici di  Hugo Chávez. Tirando le somme, dunque, anche l’accusa che le politiche socialiste del governo bolivariano abbiano danneggiato l’economia privata, non trova fondamento alcuno nella realtà.

La verità è palese: le classi dominanti non riescono ad accettare che le ingenti risorse derivanti dal petrolio, non siano più andate a rimpinguare i conti bancari dell’oligarchia come è sempre avvenuto. Ma bensì siano state utilizzate massicciamente per l’edificazione materiale del socialismo. Che significa, nella pratica, avere il minor tasso di disuguaglianza sociale della regione sudamericana – coefficiente di Gini 0,39 – supermercati statali con prezzi calmierati per le fasce sociali più deboli, case popolari – Gran Mision Vivienda – per chi prima era costretto in baracche di paglia e fango. Ingenti investimenti per la spesa sociale. Sanità universalistica e gratuita. L’accesso agli studi superiori garantito per tutti. Una pensione che permetta di affrontare con serenità la vecchiaia. Un sistema dove le ricchezze vengono distribuite equamente. Questo è il motivo reale per cui i servi dell’imperialismo riversano tanto odio e calunnie nei confronti di Hugo  Chávez e del movimento bolivariano.

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