All’EX-OPG “Je So’ Pazzo” Alessandra Riccio e i nuovi scenari in America Latina

di Romina Capone

Calma nel porsi, sicura nel ragionamento ed elegante nell’esprimersi: i tratti che la contraddistinguono. Alessandra Riccio, corrispondente esteri per il quotidiano L’Unità a Cuba (L’Avana dal 1976 al 1987), ispanista e condirettrice della rivista Latinoamerica insieme a Gianni Minà, ci ha portato con sé, attraverso i suoi racconti, in America Latina. Un incontro non a caso, organizzato a Napoli il 14 novembre 2019 presso l’Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario (EX OPG- Je so’ Pazzo) proprio in questi giorni in cui emergono e giungono nuovi scenari geopolitici dall’America a sud degli USA. Un sub continente che si alza “En pie de lucha”.

Venezuela, Ecuador, Cuba e Bolivia uniti dal 2005 sotto il segno dell’ALBA, insieme ai popoli del Cile, dell’Argentina, del Brasile, dell’Honduras (tra gli altri) riuniti in altri organismi regionali come UNASUR e CELAC,  in lotta nel 2019 per questioni interne anche molto diverse da paese a paese ma con un unico comune ostacolo: l’imperialismo degli Stati Uniti d’America. Ed è proprio con l’intento di fare chiarezza su quanto lì sta accadendo e su quanto i media mondiali riportano che – spiega Giuliano Granato dell’ EX-OPG- abbiamo voluto che a parlarcene fosse Alessandra Riccio per evitare confusione nell’opinione pubblica.  Ed è con un excursus storico-politico e geografico che Alessandra spiega che l’America Latina in effetti cerca “altro”.  

Sei focolai che non sono affatto accomunati da uguali fatti di politica interna ma che a maggior ragione meritano attenzioni poiché a rischio di strumentalizzazioni mediatiche mondiali e vede riversarsi in strada la popolazione sul piede di lotta.

Cile: il presidente Piñera aumenta il prezzo dei biglietti del trasporto pubblico.

Bolivia: il presidente Evo Morales si è dimesso a seguito di un Golpe da parte delle Forze Armate e del Comandante Generale della Polizia. Ora Morales è rifugiato politico in Messico. 

Brasile: la scarcerazione dell’ex presidente Lula fa vacillare i piani del neo eletto Bolsonaro con la sua politica di estrema destra ai confini col nazifascismo.

Argentina:  il presidente Alberto Fernandez tenta di ristabilire gli equilibri economici dopo che l’ex presidente Mauricio Macrì ha portato sull’orlo della bancarotta il Paese; l’inflazione lievita e l’economia è in caduta libera.

Venezuela:  l’autoproclamatosi presidente Guaidó filo-usa tenta di spodestare il Presidente Maduro. Il petrolio e le mille ricchezze che il Venezuela possiede attirano l’attenzione degli Stati Uniti i quali applicano condizioni subdole di guerra psicologica ai danni della popolazione sperando in una rivolta sovversiva popolare. Manca l’energia elettrica, la grande distribuzione non mette in vendita i medicinali (favorendo il mercato nero e l’accaparramento) creandone una scarsità di beni strategica; Stati Uniti che costruiscono “casus belli” per invadere il Paese sostenuti dalla politica di estrema destra, dalle multinazionali e dai grandi imprenditori.   

Ecuador:  il presidente Lenin Moreno aumenta il costo del carburante; una delle manovre contenute nel “Paquetazo” ossia una serie di misure di austerity per rilanciare l’economia a scapito della popolazione poiché prevede il taglio dei salari e l’aumento delle imposte.

Questo il quadro completo, in sintesi. Decine di morti, vittime della violenza  dei “carabineros” tentando di reprimere le proteste antigovernative. Nelle piazze cilene appare un enorme striscione con su scritto a caratteri cubitali: NO ESTAMOS EN GUERRA! La popolazione resiste alla repressione disumana perpetrata dai militari degni eredi di quelli pinochettisti;  sparano, colpiscono, perseguono, rapiscono e torturano la gente. Piñera è in guerra, il popolo no. Il popolo balla, danza, canta, suona in faccia ai gorilla e non si spaventa. L’America Latina è territorio di Pace. In ognuno di questi Paesi, Stati, ci sono storie e vite a sé. La tenacia, la forza e la resistenza che sta dimostrando l’intero popolo bolivariano non ha eguali; nonostante le pressioni psicologiche, nonostante i disagi, nonostante i soprusi, nonostante l’ombra nera di Trump che aleggia nei cieli azzurri della Nuestra América.  La dignità di un popolo che dagli albori della storia ha sempre lottato e lo ha tramandato da generazioni in generazioni. Simón Bolívar, Hugo Chávez, Fidel Castro. Simboli di un unico fronte comune per l’autodeterminazione dei popoli. Perché il popolo latino americano non è mai stato spettatore passivo della propria vita bensì l’ha costruita secondo il principio della democrazia partecipativa.

(VIDEO) Granato: «La Revolución en nuestro país es la tarea»

Giuliano Granato: «Hacer la Revolución en nuestro país es nuestra primera tarea».

 

Cuba chiama Napoli: Incontro con una delegazione cubana!

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi e spazio all'apertodi Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

MERCOLEDI’ 25 GENNAIO – ORE 18.30 –
CUBA INCONTRA NAPOLI!

Dibattito con una delegazione proveniente da Cuba, con a capo Vicente Jesús González Díaz, responsabile della logistica dei funerali di Fidel Castro; Alba Beatriz Soto Pimentel, ambasciatrice di Cuba in Italia;

Sarà inoltre proiettata, in anteprima europea, una delle quattro parti di cui si compone il documentario “Omaggio del popolo cubano al Comandante Fidel Castro”

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Il 25 novembre moriva Fidel Castro, il “comandante en jefe” della rivoluzione cubana e tra i protagonisti della storia mondiale del XX secolo. All’indomani della conferma della notizia – tante volte annunciata dai media in tutto il globo, ma, con l’eccezione di quest’ultima volta, sempre smentita – in tanti hanno cominciato a speculare sul futuro della “Cuba socialista”. Morto Fidel, e in più con le aperture di Obama prima e l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti poi, il modello cubano è destinato a cambiare pelle, a soccombere anch’esso al capitalismo. Così, almeno, dicono tanti osservatori. Eppure, l’immensa folla di cubane e cubani corsi a dare l’ultimo saluto alla ceneri di Fidel, che hanno percorso tutta l’isola, qualche dubbio lo fa venire.
Sarà che la rivoluzione cubana, attaccata fin da subito – con le armi, col terrorismo, con il “bloqueo”, l’embargo statunitense in vigore dal 1962, con la propaganda, ecc. – e data per spacciata un giorno sì e l’altro pure, ha resistito e continua a resistere, ma le narrazioni dominanti non ci convincono. Non è che il potere popolare costruito sull’isola in questi sessant’anni ha portato con sé una legittimazione popolare ben al di là di quanto ci raccontano i nostri media? Non è che la definizione di “regime”, “dittatura”, sono formule buone per la propaganda che mira a veder finire l’esperienza cubana il prima possibile e non, invece, a capire nel profondo ciò che accade sull’isola, le sfide che si aprono all’orizzonte, i possibili scenari futuri? E, soprattutto, c’è qualcosa che possiamo imparare dal modello cubano, in termini di risposte ai bisogni della popolazione, di partecipazione popolare, di un diverso universo valoriale?

Ne parliamo mercoledì 25 gennaio!

¿Qué hacer después del NO? Apuntes de la asamblea del poder popular

por Ex-OPG “Je So’ Pazzo” 

El pasado sabado algo realmente importante pasó en Nápoles. Luego de casi una semana del NO al referéndum constitucional, alrededor de 250 personas- estudiantes, trabajadores, militantes y ciudadanos, profesores como Giuseppe Aragno, escritoras como Francesca Fornario, obreros como Mimmo Mignano (despedito ilegalmente de la industria FCA y luego reintegrado con sentencia del tribunal de Nápoles, NdT)- han llenado los espacios del EXOPG de Materdei para entrevistarse, encontrarse y reflexionar juntos sobre el futuro y, por fin, organizarse para no ser solo televidentes de la crisis.

La emoción, el entusiasmo, fortalecido por las llamadas con Nicoletta Dosio desde la Val Susa y con otros compañeros de Mantua, Bergamo, Livorno, entre otras, las tres horas de debate transmitido en directo y visto por cinco mil usuarios de toda Italia, demuestran como la asamblea fue verdaderamente sensibles a a los temas discutidos> las ganas de hacer algo luego de esta victoria popular, de quedar en contacto , de elevar el nivel de la propuesta, de pasar de este NO a otros NO para llegar juntos a nuestro Sí.

Estamos convencidos de que esta sensibilidad atraviesa el país a lo largo y ancho y, por ese motivo, en la próximas páginas, trataremos de sintetizar unos contenidos procedentes de la asamblea para lanzar unas ideas sobre la construcción de un real poder popular, empezando por las luchas y las periferias.

Risultati immagini per ex opg je so pazzoUN VOTO DE LAS CLASES POPULARES

Todas las intervenciones de las asamblea subrayaron que, a través de los datos estadisticos, la experiencia directa de quienes hicieron campaña del Norte hasta el Sur del país, las clases populares se destacaron por votar NO: hablamos de trabajadores precarios, parados, barrios populares, periferias.

A diferencia de lo que sostuvo Renzi, quien votó por el NO no tiene miedo al cambio sino, al contrario, expresa un deseo de cambio real de las políticas de austeridad, empobrecimiento, de reducción de los derechos. En breve, los que han sufrido la crisis en estos últimos años dieron una señal al gobierno y a las clases dominantes: estámos hartos de ustedes y sus decretos, nos encontramos mal y sabemos que podríamos estar mejor si vuestras políticas se acabaran.Ahora, queremos decidir, ser importantes.

PASÓ ALGO HISTÓRICO

Lo que pasó representa algo contundente que no se puede comparar a las consultas precedentes. Nunca las clases populares se habían expresado de manera tan clara, a pesar de la blindadura mediática, el terrorismo de las clases dominantes, la influencia de los banqueros, padrones, EE.UU. y UE, intelectuales y destacados artistas.

La tasa de participación y la diferencia con la que ganó el NO, no dejan dudas: las clases populares deciden y piensan con su cabeza. La crisis de 2008 está llevando consigo todas sus consecuencias: las clientelas, los chantajes, las redes partidistas que amarraron por mucho tiempo la vida de las masas no aguantan más.

Este punto tiene que volverse en un elemento de conciencia; si estámos realmente viviendo un momento histórico y relavente, no podemos seguir actuando como antes, poniéndonos al frente del desafío, mejorándonos, responsabilizándonos, es decir ser capaces de reaccionar frente a nuestros hijos y nietos.

MUCHAS IDEAS INCORRECTAS HAN SIDO DESMENTIDAS

Algunas intervenciones pusieron de manifiesto que este referéndum tuvo el merito de confutar muchas ideas erróneas difundidas en estos años. Hemos escuchado que las masas son tontas y apáticas, que son indiferentes a las instituciones, que no tienen ganas de participar, que paulatinamente un numero menor de personas hubiera votado, que no teníamos que interesarnos al referéndum porque solo se era un asunto interno del PD, que no habría producido algún efecto y que, de toda manera, habríamos fracasado.

Lamentablemente, para justificar su propia incapacidad de actuación sobre la realidad se buscan aún más muchos pretextos en lugar de practicar un poco de autocrítica.

Por eso, hay que ir a la escuela de las masas, porque la revolución no es una idea que un puñado de voluntarios tendría que concretar contra todo y todos, sino un profundo, molecular, incesante cambio que acontece en el interior de la sociedad, rupturas que maduran y se desarrollan a pesar de nosotros, con respecto a las cuales nosotros tenemos que estar a la orden, tratando de darles orientación con los medios que poseemos para evitar que sean recuperadas por quienes quieren seguir oprimiéndonos.

Risultati immagini per ex opg je so pazzo¿CÓMO SE MUEVEN LAS CLASES DOMINANTES?

El golpe que dió el voto del 4D fue tan fuerte que provocó, efectivamente, una reacción desproporcionada por parte de todas las agrupaciones y sujetos políticos. De hecho, hay quienes quieren ententar capitalizar en forma electoral el NO, por ejemplo el Movimiento 5 Estrellas, que empujan hacia las elecciones generales y manifiestan seguridad sobre el resultado ( mientras que los resultados no son obvios en el momento de develar los naipes) y quienes, como Renzi, querrían agrupar de inmediato el 40% del Sí para impedir que el tiempo desgaste aún más el PD y que los equilibrios en el partido se mueven en su favor.

Está Salvini ( secretario de la Liga Norte, NdT) que da codazos por un poco de protagonismo, tratando de cerrar a su ventaja el partido político en el bando de centro-derecha y están quienes, en el subsuelo institucional, apuntan a postergar las elecciones porque espera que el tiempo haga tibiar la rabia popular y que se pueda volver a tejer clientelas, relaciones y promisas.

Nosotros sabemos que todo eso no es más que un teatrico y, pues, hay que mirar a los poderosos de nuestra sociedad. ¿Cómo están moviendose el mundo padronal y corporativo, los bancos, la finanza? Es interesante remarcar que ellos también no tienen una estrategia global para enfrentar esta situación de crisis económica y política.

Apostaron su proprio capital financiero y político sobre Renzi y esperaban su éxitoo, como mucho, un ligero fracaso que le habría permitido quedarse en pie y no demitir.

Ahora, su plan ha fracasado y no hay personalidades capaces de llevar a cabo la legisladura conformemente a sus deseos (ya habían pedido reducir el costo del trabajo, aumentar la productividad, bajar las tutelas laborales, etc.).

Así hemos llegado al gobierno Gentiloni, cuyo nombre es símbolo de compromiso entre diferentes fracciones del capital italiano que busca garantizar una cierta estabilidad (la suya, por mejor decir), calentadole el puesto a Renzi, del cual Gentiloni es uno de los más fieles seguidores; quizás, aprobando una ley electoral conforme a los apetitos del PD y garantizando los compromisos mínimos con los bancos y la UE, sin “quemar“ el ex primer ministro que podría ser útil en la próxima vuelta, sino para ganar, por lo menos para impulsar y dar energía a la campaña electoral y, así haciendo, determinar una situación de estancamiento con un empate entre los tres polos, algo que impediría al M5S de gobernar.

Ya es evidente que el gobierno Gentiloni va a ser un proyecto débil, incapaz de seguir la arremetida que Renzi había realizado con vigor contra las clases populares.

Se trata de un gobierno con una menor aprobación social, mediática y parlamentaria de lo presidido por Renzi, dirigido por una figura flaca, chantajeable por todas partes, que no tiene legitimidad algúna para adoptar medidas firmes contra nosotros. Esta es una buena noticia porque, si efectivamente no puedes hacerlo, quiere decir que hemos ganado tiempo y ralentizado el empeoramiento de nuestras condiciones de vida. Si al contrario el gobierno ententa hacerlo, encontrará una gran resistencia popular y, entonces, tendríamos la oportunidad de movilizar.

En breve, para producir una buena solución para ellos, las clases dominantes están favoreciendo aún más las masas con maniobras de palacio, sacando fuera nombres muy poco carismáticos, confirmando ministros y personajes fallidos a los ojos de los demás.

Por último, extraordinario para nosotros, es este dato: a demonstración que las luchas sirven, los ministerios de educación, del trabajo y de la administración pública del gobierno Renzi han sido presionados; Solo el ministerio de educación fracasó, porque destituir a Poletti quería decir desmentir el Jobs Act, algo que representa casi un suicidio en víspera de un referéndum abrogativo. Este baile es un implícito reconocimiento del hecho que las movilizaciones tarde o temprano nos dan la cuenta.

Y AHORA, ¿QUÉ HACER?

Volvámos a nuestros asuntos. Después de la alegría del 4D, muchos entre nosotros tuvimos miedo o, por lo menos, miles de dudas e incertidumbre; todo eso es comprensible, porque nos encontramos en una circunstancia nunca vista hasta ahora. De un lado porque no estámos acostrumbrados a ganar, del otro porque no tenemos una propuesta lista y creíble para presentarla a las masas, diferentemente de otros actores políticos. Todavía manifestamos cierta resignación, divididos, débiles para pensar influir realmente en el marco nacional. Pero, ¿las cosas están así de verdad? Vámos a ver.

Para tener una práctica eficaz, hay que encadrar las cosas en la situación en la que se vive, no la que se querría abstractamente. Pues, tenemos que reconocer objetivamente que las masas se han puesto delante de nosotros; por unos años no han cosechado o solo han aceptado parcialmente nuestras propuestas de movilización, principalmente porque no las reputaban creíbles pero, cuando han tenido la oportunidad de participar con cierta esperanza en determinar el curso de las cosas, lo han hecho.He aquí, cuando las masas prevalecen, nos quedan dos opciones: ponernos a la cola o andar frente a ellas, estando a sus ordenes, dándoles los instrumentos útiles para emanciparse.

Nosotros creemos que no podemos ponernos a la cola, porque eso significaría esperar que la victoria sea capitalizada por quien será vocero de las protestas de las masas, en primer lugar el Movimiento 5S, Salvini y de una parte del PD todavía capaz de cooptar algunos de los nuestros; al contrario, pensamos que hay quye construir desde ahora un espacio de movilización continua, capilar.

No hay que inventarse algo especial. ¿El pueblo dijo que su problema no era modificar la Constitución, sino aplicarla en sus partes hasta hoy nunca aplicadas como, por ejemplo, el derecho al trabajo? Pues bien, aquí está nuestro programa!

Hagámos un ejemplo concreto: en estos últimos días, se juegan los partidos del renovamiento del contrato colectivo nacional de los metalmecánicos, del empleo público, de la higiene del medioambiente. Se trata de contratos suscritos entre las dirigencias sindicales, empresas y gobierno que preven las pequeñas migas para los trabajadores a los que se pide votar por el SÍ sufriendo nuevos sacrificios. Precisamente, el NO está convirtiéndose en el NO a esta tipología de contratos indignos para muchos trabajadores. Por otra parte, han sido firmados por delegaciones descreditadas y por un gobierno que ya no está en su cargo. Ahora, hay que aprovechar de ello para reabrir el partido, empujar hacia adelante para que los obreros y los empleados voten NO a la propuesta y vayan de nuevo a tratar con un gobierno más débil para arrancar mejores condiciones laborales y aumentos salariales.

Este es un posible ejemplo de como retomar y extender nuestra campaña.

Además, nuestra Constitución puede ser aplicada en diferentes maneras: lo importante es volver a los territorios y periferias para relanzar las luchas a partir de este sentimiento de fuerza. Ahora, va a ser más difícil atacarnos si impedimos con vigor el cierre de un hospital o empujamos las administraciones a violar los “pactos de estabilidad” para garantizar los derechos constitucionales, porque fueron aquellos derechos que el pueblo defendió a capa y espada.

No cabe duda que, para lograr éxito en estas batallas, hay que sacarlas afuera del ámbito local: entonces, se trata de no permitir que las formas de coordinación que nos hemos dado se mueran, a partir de los comités del NO hasta las relaciones creadas a nivel nacional. El riesgo sería fracasar como en el caso del referéndum sobre el agua público: o sea, una victoria que se vuelve una derrota porque no somos capaces de sumarnos en un proyecto político de control de abajo en torno a la aplicación de la voluntad popular.

La organización, en suma, es una etapa fundamental. Es claro que no se trata de inventar unidades artificiales: al contrario, construir la unidad empezando por las prácticas, las que han impulsado y caracterizado la campaña refrendaria en los territorios y que han juntados gente de diferentes procedencias políticas, ahora tienen que ser puestas al servicio de las necesidades populares y devueltas en la forma más unitaria posibile.

Si hacemos temprano este ulterior pasaje, en lugar de aflojarnos, nos vámos a encontrar dentro de unos pocos meses en la condición de sumar fuerzas y hablar a muchos sujetos diferentes que, quizás, podrían tener la intención de construir juntos a nosotros un nuevo percurso de liberación.

De esta forma, llegaríamos a las próximas elecciones con aquel mínimo “umbral de fuerza” para imponer a la orden del día nuestros asuntos, para hacer de este un terreno conflictivo y quedarse con los brazos cruzados viendo un partido entre Renzi, Di Maio y Salvini.

¡CONSTRUIR EL PODER POPULAR!

Hasta ahora hemos hablado de lo que tenemos que hacer a corto plazo dentro de seis meses, para seguir agregando, para desgarrar a las clases dominantes tanto como sea posible, para caracterizar un posible debate electoral con nuestras necesidades (justamente, lo de que nadie habla: la justicia social). Pero no es sólo a corto plazo. De hecho, estar siempre pendientes de los plazos que nos exigen las clases dominantes es lo que en las últimas décadas ha impedido pensar en grande, para convertir de inmediato el tiempo sufrido en tiempo vivido, para construir algo serio y duradero.

Ahora, lo que el referéndum ha demostrado es que muchas personas sienten la necesidad de un sujeto político que de un lado represente la ruptúra y de otro sea incisivo, que haga propuestas, pragmático.

Pero este tema no se improvisa, no es una cuestión de buena voluntad o de hacer tropeles. Es un trabajo a medio plazo, lo que requiere un amplio alcance; un trabajo que, después de ocho años del comienzo de la crisis, ya no puede ser pospuesto. De hecho, la crisis continuará por un tiempo, pero en ausencia de alternativas no durará para siempre: logrará producir una estabilización relativa de las clases dominantes sobre un montón de escombros y barbarie. En este momento histórico, nos está tocando una gran oportunidad: por eso, hay que respaldar a un proyecto que recomponga las luchas y junte los territorios en un horizonte bien definido, en las cosas concretas que se pueden tocar, sobre un nuevo paradigma de relaciones, en un sistema de valores diferente. A pesar de que se pueda tardar un par de años: no hay atajos aquí.Por otra parte, los procesos políticos pueden sufrir una aceleración muy rápida pero tienen una historia, una preparación, que requiere un justa impaciencia. Solo para hacer unos ejemplos: el movimiento NO TAV, cuando subió a los titulares en 2005 por su habilidad política y sus enormes raíces, ya tenía quince años de lucha detrás. Cuba, Chiapas, Venezuela, nos hablan de procesos de agregación forjados, por lo menos por una década, a través de ensayos y errores, antes de ser capaz de producir una importante proeza. Para volver a los últimos tiempos, el partido español Podemos, aunque fuese expresión del movimiento de masas más grande que España haya conocido después de la Guerra Civil, se ha tomado tres años para poder construir un proyecto de un tamaño significativo (8% a las elecciones europeas) y los mismos años para llegar a determinar algunas de las políticas del gobierno. Parándonos a Italia en la actualidad, incluso un movimiento compatible como el Movimiento 5S tardó casi diez años, a pesar del poder de Grillo y Casaleggio, antes de imponerse a nivel electoral.

En pocas palabras, la historia nos enseña que el éxito político e incluso las consecuencias institucionales son el resultado de la acumulación de la presencia de consenso y poder en la sociedad.

En cambio, lo que estamos viendo en estos días justo después del 4 de diciembre es que una serie de desechos de la izquierda institucional, el PD o antiguos aliados del PD, chanchulleros sindicales e intelectuales arrepentidos han tratado de especular sobre el espacio que está abierto, recuperando un poco de la fraseología revolucionaria y presentarse milagrosamente como anti-sistema. Reinicia el frenesí habitual para construir carteles electorales porque, para estos sujetos las elecciones (y la reproducción de su clase política) son el único terreno que hayan conocido hasta ahora. Además de ser un paso un poco desagradable, también es un paso estúpido. Estos tipos no se han dado cuenta de que su esquema se derrumbó desde hace algún tiempo, que no puede vivir parasitariamente de la renta de la “izquierda”; las masas pueden ser ignorantes, pero perciben el olor, se interesan en ver los nombres, tienen memoria. Muchas de estas personas no tienen credibilidad en sus ojos.

Por otra parte, si usted no existe, si no ha manifestado su presencia alguna vez, si no resuelve los problemas y no les da nada, si aparece sólo cuando hay que pedir algo, la gente tiene razón para castigarlo.

Luego, hay un problema adicional a la derecha en la base. En las condiciones en que la crisis nos ha traído ni siquiera sirve poner -siempre que exista- gente buena a algún nivel institucional e incluso en el gobierno. La degradación de la vida democrática es tal que las funciones representativas son muy debilitadas frente a los intereses en el terreno y que incluso el politiquero más poderoso no puede intervenir en todos los niveles, no puede encontrar las soluciones “correctas” y, por fín, no pueden aplicarlas. Por eso, no se pueden cambiar las cosas de esta forma (entre otros, contra este obstáculo ya está rumpiéndose el Movimiento 5S que ni siquiera tiene ambiciones revolucionarias).

¡Cuidado! No estámos diciendo que el cambio institucional no es significativo o que tiene que ser dejado por completo al contrincante: justo antes, hemos dicho que incluso en estas circunstancias tenemos que encontrar maneras de hacer oír nuestra voz, como ocurrió en Nápoles en ocasión de las elecciones administrativas y del referéndum. Incluso pueden experimentarse los usos antagónicos de las instituciones y, sin embargo, es útil tener personajes que actúan como “presa” con respecto al subir intenso de la barbarie. Pero la centralidad de nuestra acción debe estar en otro lugar, debe ir a la raíz del problema.

Lo siento si nos ponemos brutales, pero es mejor ser claros. Si no se empieza de la presencia en los territorio, arraigándose en las masas, de los lugares donde se producen las ideas y el sentido común, no se puede hacer nada. Muchos lo predican, pero ¿quién lo hace realmente?

Además, si no se propagan las experiencias de mutualismo y solidaridad que desarrollan el sentido de comunidad y la conciencia de su propia clase, no se puede ir muy lejos. Si no logramos activar el pueblo en primer lugar, a través del control popular que le enseña a la gente a romper los intereses de las clases dominantes y de gobernar, si no se experimentan formas de participación activa en los asuntos públicos, si no somos eficientes en la gestión de nuestra “base”, si todavía estamos esperando que la solución venga de arriba, pues, no podemos cambiar nada de manera sustancial.

Parecen cosas triviales, pero convertirlas en realidad después de décadas de despolitización y delegación de cargos y oficios, no es fácil.

Queremos ser aún más explícitos: si no podemos iniciar una revolución cultural de nuestra parte, las pequeñas cosas y los territorios, si no somos capaces de ser diferentes, de vivir realmente y no simplemente predicar otro sistema de valores, si no somos capaces hacerlo atractivo para las masas, demostrando con hechos que una gestión socialista de los lugares y de los problemas, en realidad, es preferible a una de tipo capitalista, no conseguiremos desarrollar algún consentimiento significativo.

Para nosotros, aquí está el enfoque donde se realiza el juego real de un futuro próximo. No es algo utópico o moralista, es un material dado. Si somos como todo el mundo, sólo un poco menos, entonces nadie va a elegirnos. Si somos prisioneros de la vanidad individual, corruptos, si instrumentalizamos a las personas y creemos a nuestro poder – sólo un poco más amable de los demás-la gente siempre va a preferir tomar el original y no una copia.

Aquí, hay que partir de inmediato a educarnos y educar. Hay que empezar de inmediato, a través de los tres pilares del mutualismo, del control popular y de las batallas políticas nacionales (en el marco del trabajo, del desarrollo, de la educación y la salud, el internacionalismo), para estructurar las formas de organización que son más eficaces y poner fin a la fragmentación.

Algunos dirán: ¡hacer todo lo que se tarda hacer de décadas! No es cierto: siempre y cuando se pueda, por un lado, el ejemplo se está extendiendo. El entusiasmo es contagioso.

Con la mayor humildad, creemos que hemos encontrado, o más bien lo que habíamos aprendido de los demás y se han adaptado a nuestras necesidades, la clave para salir de esta situación; esta clave, para abrir las puertas oxidadas y pesadas, se debe girar con fuerza. Una fuerza que por sí sola no tenemos. Que nadie entre nosotros tiene solo. Por eso, necesitamos la ayuda de todos, porque cada uno es importante.

Una vez que se haya encontrado la llave y el poder, abrir la cerradura es cuestión de un instante.

[Traducido del italiano por Antonio Cipolletta – ALBAinformazione- ANROS ITALIA]

Ex-Opg: ¡Hay que soñar la Italia que vendrá!

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por Ex-Opg “Je so Pazzo”

Y si nosotros lograramos conseguir que todo el mundo o la mayoría de los comités, grupos y circulos locales se sumarán activamente en la labor común, podríamos organizar en breve un fuelle gigante, capaz de atisbar cada chispa de la lucha de clases y de la indignación popular para provocar un gran incendio…

Sobre el andamio de esta obra organizativa común veremos surgir los revolucionarios[…] que, encabezando aquel ejército movilizado, levantarían el pueblo entero contra la vergüenza y la maldicion de Rusia.

¡Eso es lo que hay que soñar!

Lenin, ¿Que hacer?

 

Faltan 15 días para los comicios del 4 de diciembre, ya hemos entrado en el punto culminante de la campaña refrendaria. Aunque las encuestas hablen de una ventaja del NO – pero, quien cree todavía a las encuestas? – tambien puede pasar de todo. Renzi y sus seguidores están haciendo lo imposible para ganar (véanse las recientes interceptaciones involucrando al Gobernador De Luca que obliga a los alcades de 300 ciudades de Campania de sumar votos a toda costa), están activando canales que ni siquiera nosotros imaginamos, gastaron un montón en asesores en comunicación y, hasta el último día, ententarán sacar fuera un as de la manga. Entonces, no podemos absolutamente bajar la vigilancia, sino tenemos que intensificar nuestra acción en estas últimas dos semanas. Pero, ¿cómo es posible? Por cuales razones? ¿Para lograr qué?

De hecho, muchísimas son las fuerzas políticas que luchan por el NO: desde el Movimiento 5 Estrellas hasta la Liga Norte, de Fuerza Italia y Monti (ex primer ministro de Italia en 2011, NdT). Cada cual tiene su pequeño partido para jugar y se trata de partidos que tienen poco que ver con una efectiva batalla para la democracia y que pertenecen justamente a un asunto de poder. Hay quien quiere tomar el cargo de Renzi para hacer, más o menos, las mismas cosas, quien quiere reducirlo para pactar unos puestos de trabajo, entre otros. Por eso, estas fuerzas se limitan a invitar la gente a votar, a delegar aún, a ir a la plaza para aplaudir al líder del momento. 
Si queremos transformar este presente así injusto y sin esperanzas, tenemos que estar perfectamente concientes de la situación, del campo de fuerzas, de los escenarios que se vislumbran. Está bien movilizarse porque queremos “defender a la Constitución” o “despedir a Renzi”, pero tenemos que saber también como hacerlo, o sea cuales son la prácticas más eficaces y estimulantes para poner en marcha el protagonismo popular y, sobre todo, lo que queremos lograr. Pues, sería paradójico regalar este resultado a Salvini o Grillo, después de haber trabajado más que todos en los territorios para favorecer el NO y así perder la ocasión de hacer correr la voz, la necesidad de redistribuir la riqueza, de arremeter contra quien maneja el poder económico y decidir de nuestras vidas.

Pues, los objetivos de estas lineas son:

1) analizar en forma breve el mapa político y económico en el que se desarrolla el referéndum;

2) hacer un primer balance de la campaña refrendaria y relanzar las prácticas particularmente contundentes para convecer a la gente;

3) socializar una reflexión sobre los escenarios que se desprenden de este referéndum y las maneras de estar en este marasmo; decimos esto porque hay que soñar algo diferente del triste presente y acabar con la lógica del “menos peor” que siempre termina por precipitar en lo peor.

1. ¿Por qué el referéndum? ¿En cual contexto acontece?

Empezemos por aquí: la crisis estallada en 2008 está produciendo efectos políticos devastadores y chocantes en todos los países, antes en aquellos de la periferia del mundo y, ahora, en el corazón del imperialismo (véanse los Estados Unidos de Trump, el Reino Unido del Brexit, el crecimiento sorprendente de la ultraderecha en Francia y Alemania), nuestro país está rotundamente dentro de este trastorno económico, social y político: ha sufrido dos crisis, no solo aquella de 2008, sino también la de 2011; en 2014 el PIB ha empezado levemente a subir (+0,4%) sin provocar efectos beneficos para la población, porque las ganancias siguen siendo acumuladas por unos pocos. El paro queda en niveles muy altos, la pobreza está en aumento, la calidad de vida disminuye de manera llamativa en el Sur y las áreas deindustrializadas del país, de la forma más reducida en algunas zonas del Norte.

Este es el motivo por el cual, si de un lado la riqueza escondida a los índices y el ahorro de las familias aún permiten no morir de hambre y, entonces, no asaltando a los edificios (el nivel de movilizaciones masivas en Italia no ha sido comparable al de Grecia o España), del otro se produjeron, en pocos años, efectos políticos inimaginables, como la crisis de todas las fuerzas establecidas, la pérdida y falta de credibilidad de los medios y actores institucionales, impactantes conflictos en los lugares del trabajo, el mundo de la formación, en los territorios, el nacimiento de un nuevo partido como el M5S (surgido de la nada hasta llegar al 25%).

Desde cierto punto de vista, Renzi también es el fruto de esta situación: es la respuesta que las clases dominantes han tratado de monstrar para recuperar consenso después del desacreditado Berlusconi, el terrible gobierno técnico Monti-Fornero y el inconsistente Letta. El actual primer ministro era su mejor baraja, por eso él ha podido gozar de una inmunidad sin precedentes en la historia republicana…

Sin embargo, las medidas tomadas en estos años por los partidos de la austeridad y por el mismo Renzi no resolvieron nada, más bien, solo agudizaron la crisis: “reformas” como el “Jobs Act” (Acta del Trabajo, medida neoliberal para precarizar aún más el trabajo, NdT) que nos quitaron los derechos laborales, disminuyendo los salarios, cortando los servicios públicos.

Sobre esta base nacieron y han sido desarrollándose los llamados “populismos” que se alimentaron de la rabia, del malestar de la pequeña burguesía empobrecida y de muchos trabajadores y parados. Ahora, para evitar que estos populismos puedan llegar al poder y alterar, aún levemente, los planes de unos pocos benefiantes de esta situación, el sistema institucional tiene que blindarse todavía más.

Todo eso porque, siendo la economía estancada- el año 2017 se prevé muy difícil desde un punto de vista internacional- y, además, está previsto también el fin del “quantitative easing”, es decir la compra de bonos estatales por parte del BCE, una actuación que dificultó por muchos años las especulaciones financieras y el crecimiento del diferencial de renta, se necesitarán duras “reformas” que atacarán el ahorro de las familias y las condiciones de vida de los trabajadores. Por delante de nososotros hay un creciente empobrecimiento y una reducción de las expectativas de vida.

He aquí, pues, a que sirve la reforma de la Constitución y la aprobación de la nueva ley electoral: las clases dominantes quieren impedir que puedan surgir nuevos modelos de delegaciones de abajo o que, más bien, que alguien no cumpla con los planes orquestados por la burguesía imperialista, las tecnocracias, las asociaciones de capitalistas a nivel internacional. Hay que “grabar”, también del punto de vista del derecho, las relaciones de fuerza del presente, para prohibir a los oprimidos tomar palabra acerca de los difíciles pasajes que van a involucrar a los gobiernos en el futuro próximo.

Si la situación está así conformada, se entiende bien porque, mientras las necesidades de las clases populares son otros, el Gobierno de Renzi ha decidido empeñarse en esta batalla campal sobre la Constitución.

Una batalla que tenemos que enfrentar con toda fuerza posible y ganarla, porque fracasar querría decir exponerse a futuros virajes autoritarios (no solo por parte de Renzi) y hacer aún más difícil la posibilidad de hacer escuchar nuestra voz.

2. ¿Qué campaña refrendaria fue? ¿Qué quiere decir “ campaña popular”?

En realidad, las cosas que rápidamente hemos descrito son patrimonio de millones de personas. Muchos no esperaron che los constitucionalistas se pronunciaran para saber lo que hacer: se han dirigido, de manera instintiva, hacia el NO a las clases dominantes que, de hecho, por lo menos con Confindustria (Federación de los industriales italianos, NdT) y miembros del sector financiero, encarecían la reforma (hablamos de JP MORGAN o Marchionne, el CEO de Fiat, para que nos entendamos).

Luego, la primera innovación por registrar, frente al pasado, es la maduración en el seno de las masas de una esencial comprensión de la partida que estámos jugando.

Aunque este sentimiento pueda ser recuperado, sobretodo si unos actores políticos lo dirigen contra los inmigrantes (Salvini, por ejemplo) o genericamente contra el establishment (los 5 Estrellas), la fuente de este sentimiento es un rechazo de las políticas de austeridad. Sin embargo, ya el voto de las elecciones generales 2013 fue testigo de todo eso, aunque de manera confundida (con el explosivo crecimiento de los 5 Estrellas y la recuperación al finale de Berlusconi) el paradójico voto de las elecciones europeas de 2014 (en las que Renzi capitalizó los 80 euros, es decir una medida contra la austeridad) y las vueltas administrativas que han registrado el fracaso del Partido demócrata.

Sobre la base de esta conciencia, hemos visto en estos meses otra interesante novedad, es decir la explosión de un activismo y creatividad popular.

Antes, también las campañas refrendarias vivían de una coordenadora nacional “blindada”, hecha pedazos por los partidos, que inventaba lemas y prácticas.

Ahora, la ruptura de la izquierda institucional, la pequeña hegemonía de las organizaciones nacionales, han dado a conocer las fuerzas y la creatividad en el ámbito local. Miles de ciudadanos han experimentado e inventado su propia forma de comunicarse, haciendo un trabajo territorial decisivo.

A lo mejor, por primera vez en mucho tiempo, nos encontramos frente a una verdadera campaña de base, que incorpora algunas de las prácticas tradicionales de los movimientos socialistas y comunistas, un estilo de trabajo de puerta a puerta, pero combinado con una cierta cantidad de capacidades de medios que sólo la total subordinación de los medios nacionales ha impedido valorizar.

En los últimos meses hemos visto:

– Folletos, pegaduras, pancartas, marchas, protestas, flash mob;
– Mensajes de vídeo, publicidad auto-producida, el correo electrónico, el uso de todas las redes sociales;
– Las cartas de ciudadanos a otros ciudadanos comunes en los buzones;
– Furgonetas con amplificaciones y coches con cuernos que deambulaban por las calles;
– La invasión de transporte público, metro, autobús, con folletos, canciones y grupos de jóvenes que lanzan mensajes;
– A pesar del sabotaje de la publicidad para el SI por algunos trabajadores de transporte de Florencia que manipularon las carteleras en sus autobuses.

Toda esta activación molecular trató de reaccionar a dos hechos: la lentitud e ineficacia de las estructuras nacionales (por lo que “si no te mueves tú no te salvará nadie”), y el blindaje del espacio mediático.

En resumen, si esta campaña del referéndum, con la omnipresencia de Renzi en los medios de comunicación, era un poco el presagio de lo que podría suceder si se aprueba la reforma constitucional (el jefe del gobierno mandando solo y él que habla y todo el mundo sumiso – aunque este es un signo de debilidad de la clase dominante: si envían sólo el “comunicador” Renzi hacer la campaña, es que todos los demás no son creíbles e incapaces …), por otro lado, también nos ha dado la imagen de una miríada de grupos, comités, animados por una sincera voluntad de luchar, que se rompieron muchas de las limitaciones de la izquierda institucional y también antagónicas de los guetos y, finalmente, se convirtieron en protagonistas.

Y es precisamente este tipo de prácticas que en los últimos 15 días de la campaña tenemos que relanzar: se trata de las prácticas que activan los recursos, que no están destinados para producir una forma de delegación, sino nos permitirán entrar en contacto con la clase, escuchar, conocer las necesidades, convertirnos en su referencia, unirnos.
Sin olvidar, por supuesto, el desfile del 27 de noviembre en Roma, que puede proporcionar una oportunidad para romper esta capa mediática que evita mostrar las razones del NO por las que realmente son.

3. ¿Qué va a pasar el 4D? Y nosotros, ¿ qué vámos a hacer?

El desarrollo de la campaña, hacer circular el contenido, emocionar a las masas que se puede ganar y al mismo tiempo no ilusionarlas que es suficiente votar NO para propiciar un cambio de rumbo, son todos los pasos básicos. Si se hacen bien, el día después del 4D, si ganamos o fracasamos, vámos a ser capaces de contar con una fuerza mayor que antes, porque nos dieron a conocer, reconocer, la unión entre nosotros. De hecho, hay casos históricos en los que se ganó y encontrándose más desunidos que antes, y otros en los que se perdió pero la derrota ha cimentado una fuerza poderosa, que en los pasos siguientes fue capaz de lograr avances.

Por supuesto, estamos interesados en ganar y creemos que podemos ganar. Pero tenemos que considerar todos los escenarios.

– Si gana el SI, no nos debemos desanimar, sabiendo que el gobierno sigue siendo frágil, que tendrá que aplicarse en serio y, por lo tanto, el conflicto social podría crecer y tenemos que apoyarlo, volviendo a montarlo en la partida electoral de 2018.

– Si gana el NO. serán importantes los porcentajes de diferencia. Esperamos que en realidad sean las más grandes posible, para mostrar la deslegitimación de este gobierno. Entonces, Renzi puede renunciar o no. Si no renuncia, nuestra tarea será la de solicitar la renuncia llenando las plazas, alegando que las protestas, actuando para deslegitimarlo en todo y hacer que sea imposible su actividad de gobierno.

Pero es muy probable que el primer ministro renuncie porque, de esa forma, no se dejaría agobiar por un año y medio de gobierno, sin consentimiento, chantajeable políticamente, en un entorno económico difícil. Y, luego, si vámos a votar en la primavera de 2017, as fuerzas opuestas a Renzi se encontrarían todavía en dificultades: la división en las agrupaciones de centro-derecha, el Movimento 5 Estrellas aún no listos para gobernar enfrentando en el desastre romano, la izquierda en su año cero…

Por supuesto, otras soluciones, que arrasan con Renzi por un momento del camino y todavía hacen que sea posible llegar a 2018 (gobiernos técnicos de la unidad nacional, etc.), pero a) son caminos ya pisados y el sistema político también no puede permitirse para todo este tiempo no tener un consentimiento, por tan formal que sea, de los ciudadanos; b) la situación económica y el riesgo de especulación no permiten la línea de flotación.

En cualquier caso, el punto que creemos que ha puesto en la agenda esta campaña refrendaria, el punto que nos han planteado miles de personas entrevistadas en estos meses, es la construcción de una alternativa, de un sujeto a la izquierda, de un movimiento, una plataforma, una organización capaz de interceptar al menos la cuestión del cambio (el fin de la austeridad, la justicia social…) y al mismo tiempo la estabilidad, la credibilidad, la seguridad, una antropología que no esté basada en el odio o en un “¡al carajo!”.

Es un paso estrecho, pero es posible. ¡Esto es lo se que necesita para soñar!



Mientras tanto, impulsamos los esfuerzos en los últimos 15 días, para jugar el juego hasta el final, para defender la Constitución nacida de la Resistencia y prácticas democráticas del pueblo, para hacer entender a las clases dominantes que no cuentan con nuestro consentimiento, derribar al gobierno, desestabilizar la burguesía y poner hipotecas a los gobiernos futuros que serán, que tendrá que tratar con nosotros y con un frente popular real, lo que va a dar importancia, por primera vez en mucho tiempo, a nuestras necesidades!

[Trad. dall’italiano da Antonio Cipolletta – traducido del italiano al castellano por Antonio Cipolletta]

Napoli 7dic2016: Ricordando Fidel all’Ex-OPG

di Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo

Proiezione di “Comandante” di Oliver Stone

mercoledì 7 novembre – dalle 20.30 

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà”.


Dopo la commozione e la tanta emozione iniziale per la morte di Fidel, ricordiamo insieme chi era Fidel Castro, cosa pensava, cosa ha significato materialmente la sua figura per la rivoluzione cubana e non solo!

Perché per milioni di uomini e donne sparse sul globo è stato e continua a essere un esempio e una speranza per chi si batte per la dignità e l’autodeterminazione dei popoli, l’ istruzione, la sanità, rifiuto dell’imperialismo statunitense e delle guerre fratricide…

Perché dell’insegnamento di Fidel, che sono i popoli da soli a liberarsi e cambiare il proprio destino, c’è ancora tanto bisogno…

—–
Je so’ pazzo è un ex-opg (ospedale psichiatrico giudiziario) occupato nel marzo 2015 da un gruppo di studenti, lavoratori, disoccupati, per sottrarlo all’abbandono e per restituirlo alla città, per ricostruire la memoria di questo luogo terribile di esclusione e tortura, e lanciare percorsi di mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità.

—–
Come arrivarci?
– Metro Linea 1: Fermata Materdei
(5 minuti a piedi verso Salita San Raffaele)
– Dal centro storico (15 minuti a piedi):
arrivare al museo nazionale e salire via Salvator Rosa,
all’incrocio con via Imbriani ci trovate sulla destra.

__

Caracas ChiAma: Napoli risponde!
Verso il VI Incontro Italiano di Solidarietà con la
Rivoluzione Bolivariana
Napoli, Aprile 2017

caracaschiama.noblogs.org

Le tre ragioni per le quali voglio bene a Fidel

da jesopazzo.org

PER LA FIEREZZA E LA DIGNITÀ

Avevo 18 anni quando uno dei papi più infami della storia (ma anche più amati e inattaccabili), il papa polacco della fine del blocco comunista, il papa amico dei dittatori sudamericani, Giovanni Paolo II, arrivò in visita a Cuba. Mi ricordo perfettamente di lui che scendeva dalla scaletta e di Fidel che lo aspettava sulla pista composto e fiero, per una volta col completo elegante e non con la mimetica.

Solitamente il papa nelle sue visite nei cosiddetti paesi del Terzo Mondo (è proprio Giovanni Paolo II che ha inaugurato questo “trend”) andava a trovare i poveri, i bambini rinsecchiti e con le pance gonfie in Africa, i vecchi negli ospizi pubblici o riversi per le strade in India (chi come me era piccolo negli anni Ottanta certamente avrà bene in mente queste immagini). E io mi ricordo che ero incazzata e spaventata, che non volevo rivedere, a Cuba, le stesse espressioni di paternalismo, di carità pelosa dell’Occidente. Ma Fidel fa uno dei discorsi più belli di sempre, non l’ho più riletto e non potrei riportare le parole, ma diceva più o meno così: “ciao papa, benvenuto, non voglio niente da te, ma voglio offrirti io qualcosa: la possibilità di conoscere un sistema di vita nel quale i bambini vengono curati e non muoiono di fame, a voi europei non ho niente da chiedere – questo era il messaggio di fondo – ma qualcosa da insegnarvi”.

So che può sembrare una cosa retorica o banale, ma fu un momento entusiasmante, perché, in una delle fasi più nere della storia cubana, la fine degli anni Novanta, Fidel non si era piegato come tutti credevano, ma aveva dimostrato che la Rivoluzione non aveva solo vinto, ma stava vincendo ancora…

>>>continua qui>>>

 

 

Napoli 26nov2016: in piazza in omaggio a Fidel

da Ex-Opg “Je so’ pazzo”

Ci vediamo dalle 20 a piazza san Domenico con bandiere, candele, musica per ricordare Fidel Castro e la coraggiosa rivoluzione cubana, che resiste nonostante tutto e che ha significato dignità, istruzione, sanità, rifiuto dell’imperialismo statunitense e delle guerre per milioni di uomini e donne…

Se c’è una cosa che ci ha insegnato Fidel è che sono i popoli da soli a liberarsi, e a poter cambiare il mondo!
e di questo ovunque c’è ancora tanto bisogno…

Napoli è al fianco dei popoli che lottano!

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni epoca e in ogni circostanza, ma mai, senza lotta, si potrà avere la libertà”.

Napoli 13nov2016: Commemorazione di Rohana Wijeewera all’Ex-OPG

27º ANNIVERSARIO 13 NOVEMBRE 1989: ASSASSINIO DEL  COMPAGNO ROHANA WIJEWEERA, DIRIGENTE E FONDATORE DEL JVP!

Care compagne, cari compagni,

il 13 novembre di 27 anni fa, nel 1989, il fondatore e dirigente del Fronte di Liberazione del Popolo venne ucciso barbaramente dalle forze di polizia dello Sri Lanka. Da due anni il JVP aveva ingaggiato una lotta senza quartiere contro un governo dittatoriale di destra che, appena giunto al potere, aveva abolito la costituzione, soppresso i fondamentali diritti democratici, messo fuori legge la sinistra rivoluzionaria.

Sul piano economico – sociale la destra aveva imboccato la via di un neoliberismo selvaggio fatto di privatizzazioni e di misure antipopolari che svendevano l’economia del paese alle multinazionali e all’imperialismo.

Con l’appoggio della sinistra opportunista la dittatura aveva portato il paese sull’orlo del collasso e all’affamamento delle masse popolari. Assieme alle ingiustizie, crescevano le ricchezze della borghesia compradora.

Stanchi di 10 anni di tirannia capitalista nel 1987 il proletariato e la gioventù dello Sri Lanka iniziano una lotta con scioperi e mobilitazioni. Il governo rispose con lo stato d’emergenza e la persecuzione più feroce.

Ai comunisti non restava che passare alla resistenza armata popolare alla quale il governo rispose con la ferocia, il piombo e gli squadroni della morte. Per due anni lo Sri Lanka è il teatro in cui si affrontano faccia a faccia la controrivoluzione e la rivoluzione di cui il JVP è stata guida indiscussa. Due anni di fuoco in cui persero la vita, vittime del terrore controrivoluzionario quasi 60.000 giovani, operai e contadini.

L’assassinio a sangue freddo del massimo dirigente del JVP Rohana Wijeweera, il 13 novembre 1989, fu l’atto conclusivo dello sterminio reazionario.

A 27 anni di distanza noi invitiamo tutti comunisti e gli antimperialisti a commemorare Rohana Wijeweera, i martiri del JVP e tutti i proletari caduti in combattimento.

Siete pertanto caldamente invitati a partecipare alla commemorazione degli eroi di novembre, che si terrà

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016 ORE 10,00

presso l’Ex-Opg, in Via Matteo Renato Imbriani, 218, Napoli

 Con i più calorosi e fraterni saluti

Il Comitato del J.V.P. a Napoli

31 Ottobre 2016

Chávez desde el Bronx hasta Nápoles

por correodelorinoco.gob.ve

Inaugurado mural en honor al Comandante Hugo Chávez en Italia

El mural recoge la historia de los pueblos indígenas, las luchas campesinas, de las Madres de la Plaza de Mayo, el movimiento sandinista, la figura revolucionaria de la mujer… todo dedicado a la importancia de mantener la memoria histórica y conocer la identidad latinoamericana

 

Luego del reciente mural dedicado al Comandante Hugo Chávez en el Bronx- Nueva York, la ciudad de Nápoles regala un nuevo homenaje a la memoria y al ejemplo de líder venezolano

En un clima de alegría, amor y fraternidad infantil culminó la III Edición de la Copa Hugo Chávez, un torneo que nace a raíz de la Campaña “Por Aquí pasó Chávez” lanzada a nivel internacional para recordar el Comandante a un año de su desaparición física en el 2013 y en este contexto La actividad inició con la inauguración del mural realizado por la artista de graffiti Diana Petrarca, dedicado a la unidad latinoamericana y al rol del presidente Chávez como elemento de integración.

El mural recoge la historia de los pueblos indígenas, las luchas campesinas, de las Madres de la Plaza de Mayo, el movimiento sandinista, la figura revolucionaria de la mujer a través de la cubana Celia Sánchez, todo dedicado a la importancia de mantener la memoria histórica y conocer la identidad latinoamericana.

Las asociaciones participantes fueron el Centro Social DAMM (Diego Armando Maradona Materdei), el Centro Intercultural NANÁ y la Asociación “Ciro Vive”, a través de su presidenta Antonella Leardi. Igualmente recibió el apoyo del Cuerpo Consular Acreditado en Nápoles, representado por Gennaro Danese, Cónsul Honorario de Nicaragua y la Alcaldía de la ciudad de Nápoles.

Primavera Sorrentino, miembro del colectivo Exopg – “Je So’ Pazzo” durante las palabras de bienvenida explicó la importancia de la estructura, la esencia política del centro a través del control popular y la importancia del ejemplo de Hugo Chávez a nivel internacional.

Amarilis Gutiérrez Graffe, cónsul general de Primera durante la premiación agregó: “Estas son las mejores paredes para rendir homenaje a Chávez, aquí se sentirá como en casa. El exopg desde su apertura ha mantenido vivo su ideario y ha apoyado fuertemente al pueblo bolivariano. Este mural lo sumamos al mural develado en el Bronx, agradecemos a los artistas y a los niños por regalarnos esta bella jornada. En este torneo hemos ganado todos, porque ha ganado el amor y la solidaridad”.

Es importante destacar que el torneo deportivo luego de sus ediciones 2014 y 2015 ha crecido en importancia e impacto, reuniendo diversos sectores sociales, asociaciones e instituciones, llevando adelante el concepto del deporte popular así como la participación activa y protagónica del pueblo venezolano.

FyF/MPPRE

 

(VIDEO) Terza Coppa “Hugo Chávez” all’Ex-Opg di Napoli

Napoli 24sett2016: Terza Coppa Hugo Chávez

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