E l’Europa dei popoli…

GreeceEuropeAusterda Marx21.it

La situazione che si sviluppa in seno all’UE e all’euro, con l’approfondimento della loro crisi e con le differenti sue manifestazioni, in particolare in Portogallo e in Grecia, sta rivelando ciò che pochi anni fa alcuni giudicavano impensabile: la messa in discussione e il rifiuto, su scala di massa, della politica e del processo di integrazione capitalista dell’UE.

Un fatto tanto più importante in quanto si manifesta come processo di resistenza nei confronti dell’impressionante campagna ideologica che si sviluppa da decenni, destinata a presentare l’UE come il “paradiso in terra” e qualcosa di irreversibile. La frode della politica di coesione economica e sociale; la mistificazione in merito ai fondi comunitari; l’illusione della convergenza reale; il mito del progetto “democratico”; la fallacia della “casa comune”; il discredito in cui è caduta la parola solidarietà non appena alcuni dirigenti dell’UE la pronunciano. In verità, aumenta sempre di più il fosso che separa la propaganda e la realtà con la quale milioni di uomini e donne si confrontano e, soprattutto, aumenta la coscienza collettiva di tale fatto.
La risposta dei lavoratori e dei popoli alla brutale offensiva che è stata scatenata dopo il 2008 è stata di lotta e combattività. Impressionanti manifestazioni di massa, scioperi, migliaia di lotte tanto diverse, hanno spazzato il continente europeo negli ultimi anni appropriandosi sempre più nel loro contenuto della necessità di un rifiuto dell’Europa del grande capitale e dell’affermazione del diritto sovrano di ogni popolo di decidere del suo futuro.

continua a leggere

Fidel nell’85: «Il debito estero è un meccanismo di estorsione»

557ecad178b5eda librered.net

Nel 1985 il Comandante della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, affermava che se i governi non avessero agito in maniera congiunta, attaccando il problema alla radice, il debito estero che le nazioni latinoamericane avevano contratto con gli istituti finanziari nordamericani, si sarebbe convertito in un’ipoteca eterna, insostenibile e impagabile.

«Noi diciamo: è impagabile. Non può essere pagato per ragioni matematiche, economiche. Noi diciamo anche: è impossibile politicamente. I governi non sono nelle condizioni, in nessun paese dell’America Latina, di applicare queste misure (dall’alto costo sociale) del Fondo Monetario Internazionale», queste le parole pronunciate da Fidel Castro in occasione dell’incontro sul debito estero dell’America Latina e dei Caraibi, che ebbe luogo il 5 agosto del 1985 a L’Avana.

Il Comandante cubano definì il debito estero un cancro «che si moltiplica, invade l’organismo e lo uccide; che richiede un’operazione chirurgica».

«L’imperialismo ha creato questa malattia, l’imperialismo ha creato questo cancro che dev’essere estirpato chirurgicamente, totalmente. Non vedo altra soluzione», spiegò nel suo discorso.

Per Castro la soluzione a questo male non risiede solo nell’abolizione o nella cancellazione del debito, ma necessita dell’unione dei popoli in via di sviluppo, per poter far fronte all’imperialismo e ai suoi intenti di dominio e sfruttamento.

«Noi proponiamo due cose correlate: l’abolizione del debito e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Internazionale».

«È importante essere consapevoli – ha poi spiegato Fidel – che questa non è una lotta solo dell’America Latina, ma di tutto il Terzo Mondo. Abbiamo gli stessi problemi, ma l’America Latina può guidare questa lotta. Perché ha sviluppo sociale, più sviluppo politico; una migliore struttura sociale, milioni di intellettuali, professionisti, decine di milioni di operai, contadini, un alto livello di preparazione politica».

Trent’anni dopo questo discorso, l’America Latina e i Caraibi hanno unito i loro sforzi per promuovere l’unione tra i popoli, e possono fare affidamento su meccanismi d’integrazione e cooperazione, come l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA), l’alleanza energetica Petrocaribe, che permettono di accrescere lo sviluppo sociale, politico, economico e culturale della regione.

Cooperazione che contrasta con la situazione in cui versa il continente europeo, dove le nazioni che compogono la Zona Euro, hanno imposto alla Grecia una serie di riforme del lavoro e delle pensioni, così come privatizzazioni per oltre 50 miliardi di euro, come condizione per un nuovo salvataggio della sua economia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Maduro: «I tedeschi invadono la Grecia con l’Euro»

resizeda lantidiplomatico.it

«Il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura crudele perché il popolo greco aveva votato no al neoliberismo»

«Una volta i nazisti invadevano con i carri armati, oggi i tedeschi invadono la Grecia con l’Euro». Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro commenta così l’umiliazione della democrazia inflitta al governo di Syriza dopo il referendum del 5 luglio scorso da parte del regime di Berlino, Bruxelles e Francoforte.

«Il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura crudele perché il popolo greco aveva votato no al neoliberismo. Tutta la solidarietà al popolo greco e al primo ministro greco Alexis Tsipras, nella buona e cattiva sorte», ha proseguito Maduro, che ha concluso sottolineando come il neoliberismo, un modello di sfruttamento, non è la soluzione, non è la via per la democrazia e la felicità.
___

La Grecia di oggi rivela il carattere dell’Unione Europea

tsipras_sadda Marx21.it

Ho squadrato ogni paragrafo dell’accordo greco in tutte le lingue che la mia limitata intelligenza comprende. Sono, tuttavia, analfabeta nella lingua dell’Ellade e tra le poche parole che ho appreso nei viaggi che ho compiuto, una delle più sonore è OXI, gridata e votata il cinque di luglio dalla maggioranza schiacciante della popolazione ellenica.

Per questo, ammetto di poter non avere letto correttamente, ma non trovo altra parola per designare le misure approvate se non quella di una resa all’inqualificabile e abietta aggressione perpetrata dall’Unione Europea, questa organizzazione che pure ha esercitato fascino su progressisti, “estremisti di sinistra” e persino comunisti (o neocomunisti rinnovatori), dalle nostre parti.

Non faccio, non farò una valutazione morale dell’atteggiamento del governo greco, di Syriza, partito socialdemocratico di sinistra che detiene l’eventuale maggioranza parlamentare, e del suo primo ministro, Alexis Tsipras. Ma non c’è dubbio che si è trattato di una capitolazione. Si possono invocare le condizioni oggettive, il rapporto di forze, l’assenza di fattori esterni favorevoli, ma Tsipras non è stato eletto nel gennaio di quest’anno e ha vinto il referendum del 5 luglio, per firmare l’indegno terzo memorandum. Per questo, l’oligarchia greca e i potentati degli eurocrati sotto la guida della signora Merkel disponevano di Nuova Democrazia e del Pasok.
Chi è di sinistra in questo mondo dominato da una destra sempre più vorace nutre simpatia per un giovane leader politico che vede promettere pubblicamente di proseguire nella lotta per la sovranità del suo paese. Tuttavia, sarà difficile che questa promessa non sia defraudata, come già lo è stato l’impegno a rispettare la volontà sovrana del popolo espressa nel referendum del cinque luglio. Non è una questione di volontà o sincerità, ma di coscienza, preparazione politica, ideologica e organizzativa e prospettiva strategica, linea politica per affrontare la brutalità della dittatura monopolista-finanziaria degli eurocrati e del sistema imperialista in generale. E ancora, di capacità di indicare la prospettiva. Il capitale finanziario, come diceva Lenin, è un fattore talmente potente da sottomettere persino i paesi più indipendenti. La vita sta dimostrando che sottomette persino le forze che si definiscono di “sinistra radicale”.

L’Unione Europea e il sistema imperialista si sono messi a nudo nel caso greco. Ha rivelato, con il loro volto nudo e crudo, il proprio carattere retrogrado e parassitario. L’Unione Europea ha mostrato la sua natura di struttura al servizio del capitale, del collettivo delle potenze sfruttatrici, a detrimento degli interessi, delle aspirazioni e dei diritti dei popoli.

In assenza dell’ALCA e dell’ Accordo Multilaterale sugli Investimenti, che non non sono riusciti a compiere la loro vendetta nei confronti della lotta dei popoli, nel caso di  ALCA una lotta liberatrice condotta da leader del calibro di Fidel Castro e Hugo Chavez, l’Unione Europea è il prototipo dell’ “integrazione” imperialista, che nega e calpesta la sovranità nazionale, in un simulacro di democrazia e solidarietà.

Con il caso greco, l’Unione Europea si è rivelata quello che è sempre stata.

continua a leggere

Caracas prevede di approfondire le relazioni bilaterali con Atene

il-presidente-maduro-e-il-premier-ellenico-tsipras_421031da mre.gov.ve

Durante un’intervista rilasciata all’emittente multi-statale Telesur, il capo di stato, Nicolás Maduro, ha reso noto che il governo bolivariano ha intenzione di approfondire le relazioni bilaterali con la Grecia al massimo livello, in ambito economico, energetico, turistico e commerciale.

Il Presidente ha dichiarato di essere già in contatto con il Primo Ministro greco, Alexis Tsipras. A tal proposito, ha annunciato di essere pronto a visitare questa nazione sorella «nel momento in cui si presentino le condizioni».

Maduro ha inoltre colto l’occasione per complimentarsi con Alexis Tsipras e manifestargli sostegno in seguito al rifiuto delle misure neoliberiste della Troika mediante il referendum del 5 di luglio, dove oltre 11 milioni di cittadini greci si sono opposti ai tagli sociali imposti dai creditori: il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

«L’intelligenza di questo giovane (Alexis Tsipras) è ammirevole, incredibile. (…) Alexis mi ha detto che questo referendum gli ricorda il referendum revocatorio contro il Presidente Hugo Chávez, per l’impatto che ha avuto sul mondo», ha sottolineato il Presidente Maduro.

Infine ha fatto appello ai popoli del mondo affinché seguano l’esempio della Grecia «liberandosi dal giogo del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del neoliberismo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Cuba si congratula con la Grecia per la vittoria del ‘no’

310x0_1419091180364_raul_castro__ansa_da Telesur

Il popolo greco ha rifiutato i tagli sociali richiesti dall’Unione Europea

Il Presidente di Cuba, Raúl Castro, si è congratulato con il governo greco in seguito alla grande vittoria del ‘no’ nel referendum di domenica, secondo le informazioni riportate dal quotidiano Granma.

«Signor Primo Ministro: porgo sinceri complimenti per la vittoria del NO nel referendum tenutosi in Grecia il 5 luglio 2015» recita il testo inviato dal capo di stato cubano.

Raúl Castro inoltre ritiene che l’esito referendario «dimostra il sostegno della maggioranza del popolo greco alla coraggiosa politica del governo che Lei (Tsipras) presiede».

Il Primo Ministro Alexis Tsipras ha annunciato che il suo paese riprenderà i colloqui con i creditori.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Kirchner: «Gli argentini sanno perché i greci hanno votato no»

Argentine President Cristina Fernandez de Kirchnerda Russia Today

Dopo l’esito del referendum in Grecia, il Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, ha celebrato il rifiuto opposto dai cittadini greci al programma dei creditori

«Una rotonda vittoria di democrazia e dignità. Il popolo greco ha detto no alle impossibili e umilianti condizioni che volevano imporre per la ristrutturazione del suo debito estero», queste le parole espresse tramite il proprio account Twitter dal Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, dopo la schiacciante vittoria del ‘no’ nel referendum greco.

«Noi argentini sappiamo di cosa si tratta. Speriamo che l’Europa e i suoi leader comprendano il messaggio arrivato dalle urne», ha dichiarato il Presidente. «Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte».

Il ‘no’ ha ottenuto una vittoria travolgente raggiungendo il 61,3% dei voti. Così, i cittadini del paese ellenico hanno respinto le nuove misure di austerità proposte dalla Troika dei creditori ad Atene in cambio dell’erogazione di nuovi fondi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Maduro: «Vittoria greca contro terrorismo finanziario»

MADURO-Cda laiguana.tv

Il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro, in occasione della sessione speciale dell’Assemblea Nazionale, convocata per la celebrazione dei 204 anni dalla firma della dichiarazione di indipendenza del paese, si è congratulato con il popolo greco: «Un popolo coraggioso. Viva la Grecia e Alexis Tsipras».
 
Inoltre, ha dichiarato che «si tratta di una grande vittoria contro il terrorismo finanziario del Fondo Monetario Internazionale (FMI). La vittoria è irreversibile».
 
Sulla stessa lunghezza d’onda, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha affermato che «i popoli stanno prendendo la parola, come in Venezuela nel 1989. Oggi ha parlato il popolo greco».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

___

Giacché: «Europa destabilizzata dal potere di ricatto dei creditori»

renzi-merkel-510-2-7-2015da Marx21.it

Le ultime vicende sulla crisi greca hanno mostrato come un governo democratico, fedele al suo mandato elettorale, possa mettere in discussione la governance europea, rigida su regole punitive che nulla hanno a che fare con la virtuosità dei paesi dell’eurozona. Il fallimento più grande è proprio l’architettura della UE e dei suoi Trattati, che negano la possibilità di agire su obiettivi realmente strutturali, come l’occupazione, la capacità produttiva e i redditi. In questo contesto, la moneta unica è uno strumento di potere funzionale ad interessi altri, quali la stabilità dei prezzi e delle banche. Se è vero che bisogna rimettere in discussione regole e obiettivi europei, allo stesso tempo è necessario capire in quali tempi queste modifiche possono intervenire. Più i tempi sono lunghi più è inevitabile che anche la moneta unica possa essere rimessa in discussione, in quanto strumento di potere. Ne parliamo con Vladimiro Giacché, economista e Presidente del Centro Europa Ricerche.

Nonostante l’intransigenza mostrata dal governo tedesco e qualche gioco strategico, pare che la fermezza di Tsipras abbia mandato in tilt l’armonia della governance europea. Come lo interpreta?

Tsipras ha fatto una cosa nuova nell’Europa di questi ultimi anni: ha cercato di tener fede al mandato elettorale ricevuto. Ha trattato, ma quando ha visto che quello che veniva richiesto dalla controparte (peraltro senza contropartite immediate in termini di debt relief) era incompatibile col mandato elettorale ricevuto, ha detto che a quel punto soltanto gli elettori del suo Paese potevano decidere se accettare le proposte europee. In questo modo ha rotto il potere di ricatto dei creditori. Questo ha mandato in tilt la governance europea, che in questi ultimi anni è stata caratterizzata da un potere esorbitante dei creditori. L’Europa oggi viene destabilizzata non da Tsipras, ma proprio da quel potere esorbitante, che ha avuto conseguenze pesantissime per molte economie tra cui la nostra.

Tsipras ha fatto default, ma ha comunque rilanciato chiedendo ristrutturazione del debito, tema che sembrava sparito dal tavolo dei negoziati, e nuovi prestiti. Com’è finita la negoziazione dell’ultimo eurogruppo di fatto e cosa significa concretamente?

La ristrutturazione del debito greco la chiede la situazione prima ancora che Tsipras: l’entità attuale del debito greco è semplicemente impagabile. Lo era già nel 2010, ma allora si decise di non praticare un taglio del debito, perché questo avrebbe colpito le banche francesi e tedesche, fortemente esposte sulla Grecia. Non avendo ridotto il debito, il successivo intervento di BCE, fondo salva-Stati e FMI è servito unicamente a quelle banche per far rientrare la loro esposizione sulla Grecia senza troppi danni, ma non ha rappresentato alcun “salvataggio” della Grecia. A quanto è dato di capire l’Eurogruppo ha deciso comunque di chiudere la porta al governo greco sino al referendum, probabilmente confidando in un suo esito positivo (vittoria del Sì ndr).

Seppure sia stato un errore entrare nell’euro (cosa dimenticata da quasi tutte le sinistre europee), è possibile dire che è tutta colpa della moneta unica? Quanto pesano per i Paesi del Sud Europa le mancate politiche industriali a prescindere dalla moneta?

No, non è tutta colpa della moneta unica. Le mancate politiche industriali pesano, come pure gli insufficienti investimenti da parte delle imprese, che nella seconda parte degli anni Novanta ritennero di non averne bisogno potendo giovarsi dei maggiori profitti derivanti dall’abolizione della scala mobile. Il risultato è stata una perdita di competitività evidente nel decennio successivo, che però a quel punto, essendo nel frattempo partita la moneta unica, non poteva più essere corretta da una svalutazione. Il punto però è un altro: la moneta unica rappresenta comunque un elemento di rigidità che ostacola, e non favorisce, la convergenza tra le economie. Questa divergenza negli ultimi anni si è accentuata.

continua a leggere

L’ALBA-TCP si schiera al fianco del «coraggioso popolo greco»

resizeda lantidiplomatico.it

«È una lotta per la salvezza dell’intera specie umana, per la vita, per la libertà, e per l’autodeterminazione di tutti i popoli»

Comunicato dell’ALBA-TCP* sulla situazione in Grecia.

«L’Alleanza bolivariana dei popoli di Nuestra America-Trattato di commercio per i popoli (ALBA-TCP) esprime il suo più fermo sostegno e solidarietà al popolo e al governo greco di fronte al vorace assedio del capitalismo finanziario mondiale e dei suoi rappresentanti europei, coloro che senza scrupoli e con eccessiva ambizione hanno la pretesa di piegare la scelta di questo paese per una vita degna e giusta; il cui centro sia la salvaguardia della vera democrazia e dei diritti umani, non dei vergognosi privilegi e le conseguenze distruttive del capitale neo-liberista transnazionale.

Noi popoli e governi dell’ALBA-TCP, convinti dal Comandante Hugo Chávez che la «storia ci chiama all’unione e alla lotta», inviamo un messaggio di sostegno per il coraggioso popolo e governo greco, convinti che la battaglia storica che sta portando avanti è una lotta per la salvezza dell’intera specie umana, per la vita, per la libertà e per l’autodeterminazione di tutti i popoli.

Siamo sicuri che un’altro mondo è possibile».

Caracas, 28 giugno 2015

*Paesi membri dell’ALBA-TCP: Venezuela, Cuba, Nicaragua, Ecuador, Bolivia, Antigua e Barbuda, Dominica, Granada, San Cristobal y Nieves, Santa Lucia, San Vicente y Las Granadinas, Surinam

Telegraph: l’Italia deve ritornare alla lira per porre fine alla depressione

315443-995x662da vocidallestero.blogspot.it

di Ambrose Evans-Pritchard

E’ un fatto incontrovertibile che il disastro che dura da 14 anni in Italia coincide con l’adesione all’UEM.

L’Italia è in depressione da quasi sei anni. Il crollo è stato costellato da false riprese, sopraffatte ogni volta dai dilettanti monetari responsabili della politica UEM.

L’ultima ripresa è svanita dopo un solo trimestre. L’economia è di nuovo in recessione tecnica. La produzione è crollata del 9% dal suo piccoindietro a livelli di 14 anni fa. La produzione industriale è scesa a livelli del 1980.

Ci vogliono errori di politica economica madornali per realizzare un tale risultato in una economia moderna. L’Italia non ha subito niente di simile durante la Grande Depressione, facendo segnare una crescita del 16% tra il 1929 e il 1939. Nemmeno Mussolini era così maniacale da perseguire i suoi deliri sul Gold Standard fino all‘amaro finale.   

Le autorità italiane intravvedono segnali di ripresa, come le guardie della fortezza nel Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, ingannati dalle illusioni ottiche dell’orizzonte senza vita. I prestiti bancari alle imprese sono ancora in calo a un tasso del 4.5%. Moody‘s dice che quest’anno l’economia si contrarrà dello 0.1%. Société Génerale prevede -0.2%.

Il crollo della proprietà immobiliare non ha ancora toccato il fondo. La Banca d’Italia ha detto che il numero dei mesi necessari per vendere una casa è salito a 9,4, da 8,8 della fine dell’anno scorso.L’indice del peggioramento delle condizioni di mercato è passatda 19.6% a 34.7% in tre mesi. 

chart1 Pritchard

«Non possiamo andare avanti più a lungo», hanno dichiaratalla filiale di Taranto dell’associazione degli industriali italiana, Confindustria, in una lettera aperta al Presidente della Repubblica. La regione sta diventando un “deserto industriale”, hanno avvertito, con le piccole imprese sull’orlo della chiusura e dei licenziamenti di massa.

 

Il mix letale di contrazione economica e inflazione zero sta portando la traiettoria del debito in Italia a crescere in maniera esponenziale, nonostante l’austerità e un avanzo primario del 2% del PIL. 

Nel primo trimestre il debito pubblico è salito al 135.6%, da130.2% dell’anno prima. Questo è un effetto meccanico, il risultato dell’onere dell’interesse composto su una base nominale staticaI tassi di interesse reali sullo stock del debito italiano di € 2.100 miliardi – con una scadenza media di 6,3 anni – sono in realtà in aumento a causa dell’arrivo della deflazione.


Il rapporto del debito può arrivare al 140% entro la fine dell’anno, in acque inesplorate per un paese che in realtà si indebita in D-Marks. «Nessuno sa quando i mercati reagiranno», ha detto un banchiere italiano. 


La recessione sta erodendo le entrate fiscali così 
gravemente che il premier Matteo Renzi dovrà venirsene fuori con nuovi tagli, dai 20 ai 25 miliardi di €, per soddisfare gli obiettivi di disavanzo dell’UE, perpetuando il circolo vizioso.

Il compito è senza speranza. Uno studio del think-tank Bruegel ha rilevato che l’Italia deve realizzare un avanzo primario del 5% del PIL per stabilizzare il debito con un’inflazione al 2%. L’avanzo sale al 7.8% a inflazione zero. Qualsiasi tentativo di raggiungere questo obiettivo porterebbe ad una implosione autodistruttiva dell’economia italiana. 

 

chart2 Pritchard  
Ashoka Mody, fino a poco tempo fa alto funzionario del piano di salvataggio del FMI in Europa, ha detto che gli studi interni del Fondo hanno ritenuto impossibile realizzare avanzi primari nella scala necessaria. Egli consiglia alle autorità italiane di cominciare a consultare “dei bravi avvocati per garantire una ristrutturazione ordinata del debito sovrano“.
    
«Non deve essere un cataclisma. Ci sono modi di dilazionare gli obblighi di pagamento nel corso del tempo. Ma non c’è nessuna ragione di attendere fino a che il rapporto giunga al 150%. Dovrebbero andare avanti in questo senso da subito» ha detto.
 
Eugenio Scalfari, il decano de La Repubblica e leader dell’establishment UEM in Italia, dice che la ricaduta degli ultimi mesi ha ucciso tutte le illusioni. Ha raccomandato a Renzi diprepararsi a un salvataggio. «Devo esprimere una amara verità, perché tutti noi possiamo vedere la realtà davanti i nostri occhi. Forse l’Italia dovrebbe mettersi sotto il controllo della Troika dCommissione, BCE e FMI» ha detto.
   
Scalfari sembra pensare che la democrazia in Italia dovrebbe essere sospesa per salvare l’euro, che il paese dovrebbe raddoppiare le politiche di terra bruciata, imbarcandosi in uno sforzo ancora più draconiano per recuperare competitività attraverso un svalutazione interna.
 
Il giovane Renzi – appena 17enne quando fu firmato il Trattato di Maastricht, e quindi libero dal peccato originale – potrebbe equamente concludere il contrario, che l’euro dovrebbe essere abbandonato per salvare l’Italia.
   
E’ un fatto incontrovertibile che il disastro 
italiano che dura da 14anni coincide con l’adesione all’UEM. Questo non prova che ci sia causalità. Ma suggerisce che l’UEM ha messo in moto una dinamica molto distruttiva per le particolari condizioni dell’Italia, ed è molto chiaro che l’UEM ora impedisce al paese di uscire dalla trappola.
 
Ci dimentichiamo che l’Italia registrava abitualmente un surplus commerciale nei confronti della Germania nel periodo pre-UEM. Le industrie italiane del nord erano viste come concorrenti formidabili, quando la lira era debole.

Antonio Guglielmi, d
i Mediobanca, dice che l’Italia teneva, prima di agganciare la lira al marco nel 1996. Solo allora è entrata in una “spirale negativa della produttività”.

In un rapporto che è una condanna, 
egli ha mostrato come negli ultimi 40 anni la crescita della produttività e della competitività in Italia ha vacillato ogni volta che la valuta nazionale è stata agganciata a quella tedesca E si è ripresa dopo ogni svalutazione.
   
Una ragione è che 
l’economia Italiana ha un “gearing” del 67% sul tasso di cambio a causa dei tipi di prodotti che fabbrica, rispetto al 40% della Germania. Il tallone d’Achille è la metà arretrata dell’economia Italiana, soprattutto il Mezzogiorno, che compete testa a testa con la Cina e le economie emergenti dell’Asia, la Turchia e l’Europa orientale in settori sensibili ai prezzi.
 
Non vorrei tornare sul dibattito stantio sul perché l’Italia ha continuato a perdere competitività del lavoro nei confronti della Germania per un decennio e mezzo, se non per dire che questo dimostra solo quanto sia difficile piegare le culture profondamente radicate dei paesi europei alle esigenze di un esperimento monetario. Gli economisti avevano detto che le nazioni UEM avrebbero dovuto convergere. Gli antropologi e gli storici hanno sostenuto che una cosa simile non sarebbe accaduta.

E ora 
siamo arrivati qui, la situazione è ormai insostenibile. L’Italia è sopravvalutata del 30% rispetto alla Germania. Non può recuperare attraverso la deflazione, in quanto la stessa Germania è vicina alla deflazione.
   
Le élite 
della UEM esortano l’Italia a fare le «riform, un termine che viene buttato là liberamente. «E’ tutto un pio desiderio. Le metriche del mercato del lavoro per la Germania e l’Italia non sembrano così diverse. Non è più facile assumere e licenziare in Germania», ha detto Modi, che era il direttore del FMI in Germania.
   
Il professor Giuseppe Ragusa, della Luiss Guido Carli di Roma, ha detto che il principale fallimento in Italia è la mancanza di investimenti in capitale umano. «Ciò che veramente colpisce è quanto siamo indietro nell’istruzione», ha detto.
   
I dati dell’OCSE mostrano che l’Italia spende solo 
il 4.7% del PIL per l’istruzione, rispetto al 6.3% di tutta l’OCSE. La quota di giovani di età compresa tra 25-34 anni che hanno completato gli studi superiori è del 21%, rispetto ad una media del 39%. Gli insegnanti sono pagati una miseria.
 
Questo è davvero un grosso problema strutturale, ma non può essere risolto dalle «riform, figuriamoci dall’austerità. Pochi contestano che lo Stato italiano ha bisogno di una revisione radicale. Ma ciò di cui l’Italia ha bisogno è anche un New Deal, un massiccio investimento in infrastrutture e competenze, sostenutda uno stimolo monetario per sollevare il paese dalla sua soffocante tristezza cosmica. Renzi deve ormai aver capito che questo non può essere fatto sotto l’attuale regime dell’UEM.
 
Improvvisamente si ritrova nella stessa situazione terribile di Francois Hollande in Francia. Da outsider, sè scagliato contro l’ austerità dell’UEM, solo per sottomettersi tranquillamente una volta in carica, rassicurato dai suoi consiglieri che la ripresa era a portata di mano. Entrambi si ritrovano con il cappio al collo.
 
La differenza è che Hollande è oltre ogni possibilità di salvarsi. Il regime depressivo dell’UEM ha distrutto la sua presidenza. Le Figaro sta pubblicando una fiction estiva in cui si esplora la possibilità di dimissioni anticipate. Il signor Renzi non ha ancora bruciato il suo capitale politico, ed è un giocatore d’azzardo per natura.
   
Non c’è più alcuna possibilità 
che Italia e Francia conducano una rivolta dei paesi latinimettendo insieme una maggioranza in seno al Consiglio europeo e alla Banca centrale per imporre una strategia di rilancio a livello dell’UEM che cambi completamente il panorama economico. Con l’adesione alla Germania a tutti i costi, la forza politica di Hollande è bruciataGli Spagnoli pensano – sbagliando – di essere fuori dal guado, e di non averne bisogno.
 
Renzi è solo. Egli si trova davanti una BCE che ha sostanzialmente violato il suo contratto con l’Italia, lasciando cadere l’inflazione a 0.4% sapendo che questo avrebbe fatto andare in metastasi la crisi italiana. Egli si trova davanti una Commissione subentrante che promette di attuare le stesse disastrose politiche economiche che si sono già dimostrate rovinose.
   
Non vi è alcuno 
spazio di negoziazione. Queste istituzioni non sono riuscite a garantire un aggiustamento simmetrico che costringa sia il Nord che il Sud ad adottare delle misure per chiudere il divario intra-UEM da entrambe le estremità, assumendosi pari responsabilità per la cattiva gestione della joint venture UEM nei suoi primi anni. Sostenendo solo la volontà dei creditori, hanno messo a terra l’unione monetaria. Non hanno più alcuna legittimità.
 
L’Italia deve badare a se stessa. Si può riprendere solo se si libera dalla trappola UEM, riprende il controllo dei suoi strumenti di politica economica e ridenomina i suoi debiti in lire, con controlli dei capitali fino a quando le acque si calmano.
   
L’Italia non si troverebbe ad affrontare una crisi immediat
a di finanziamento, dal momento che ha un avanzo primario di bilancio. La sua posizione patrimoniale netta sull’estero è al -32% del PIL, a fronte di un -92% della Spagna e -100% del Portogallo.
   
Il paese non soffre di eccesso di debito 
da un punto di vista fondamentale. Il debito ipotecario è molto basso. Il debito aggregato è circa il 270% del PIL, molto inferiore a quello dFrancia, Gran Bretagna, Spagna, Giappone, Stati Uniti, Svezia e Paesi Bassi. Il problema principale è un disallineamento del tasso di cambio che crea una crisi del debito pubblico non necessaria, attraverso i meccanismi perversi della UEM.
 
Non vi è un modo facildi uscire dall’euro. Le strutture ad incastro dell’unione monetaria sono andate ben oltre un aggancio di cambio fisso. Gli interessi costituiti sono potenti e spietati. Eppure non è impossibile.
   
La faccenda sicuramente precipiterà quando la traiettoria del debito italiano entrerà nella zona di pericolo. Questa volta potrebbe non essere così evidente che il paese vuole essere salvato alle condizioni europee. Renzi può giustamente concludere che l’unico modo possibile per adempiere al suo compito di un Risorgimento per l’Italia, e costruirsi il proprio mito, è quello di scommettere tutto sulla lira.
 
"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: