Intervista a Ernesto Wong Maestre: un cubano a Caracas

di Marinella Correggia

Caracas.- Un professore cubano a Caracas sulle relazioni internazionali del Venezuela e sulla contingenza, fra ultimatum falliti, black out criminali, visite internazionali

Non è successo nulla, alla fine, lo scorso 23 febbraio, data dell’ultimatum imposto per la consegna degli «aiuti umanitari». E non è stato benefico per l’opposizione golpista nemmeno l’attacco cibernetico elettromagnetico che ha messo fuori uso la centrale idroelettrica di Guri, nello Stato Bolivar, provocando un black-out nazionale durato oltre tre giorni in quasi tutto il paese. Anzi, il New York Times proprio in questi giorni, probabilmente in funzione anti-Trump, «ricostruisce» quello che le tivù venezuelane avevano già verificato sul campo, alla frontiera con la Colombia: i famosissimi camion «umanitari» sono stati incendiati dall’opposizione.

L’arrivo di Michelle Bachelet, Commissaria Onu per i diritti umani, dovrebbe completare il quadro. Prima di lei, l’OHCHR fece un pessimo rapporto sul Venezuela, nel 2017, post-guarimbas, incontrando solo l’opposizione a Panamà. Un cambiamento, dunque, questa visita.

Il professore cubano Ernesto Wong (insegna diritto internazionale pubblico) vive in Venezuela da molti anni ed è fondatore dell’associazione Trisol (Tricontinental de las relaciones internacionales y de la solidaridad). Parla della «ricerca della pace da parte del Venezuela e del popolo chavista che ha vinto 22 elezioni», ma «se gli Usa proveranno ad attaccare militarmente, il Venezuela e i suoi alleati internazionali daranno una risposta solida».

In Occidente si è detto a lungo che il Venezuela è isolato…
Quanti sono i paesi del mondo? La comunità internazionale conta 193 paesi, e solo poco più di venti si sono schierati con gli Usa e il loro autoproclamato Juan Guaidó. Gli altri o hanno manifestato appoggio al presidente Nicolas Maduro o hanno evitato di schierarsi. È importante che non si alleino agli Usa nel progetto di aggredire il paese.

E l’Unione europea?
Ha manifestato livelli di ingerenza, ma a un livello ben diverso da Trump. E non sono tutti i paesi europei: non c’è stata una posizione comune, come invece fecero su Cuba per molti anni. Con il Venezuela no, perché hanno molti interessi qui, e hanno anche contrasti con gli Stati uniti, così non li assecondano. Ma le popolazioni sono coscienti di quello che accade, sempre più esprimono il rifiuto di questa ingerenza.

A proposito di alleanze internazionali: l’Alba (Alleanza bolivariana per la nostra America), promossa nel 2004 da Hugo Chávez e da Fidel Castro, va avanti, malgrado l’abbandono dell’Ecuador?
Sì, l’Alba-Tcp (Trattato di commercio fra i popoli) continua, ci sono diversi progetti. Ad esempio Cuba offre servizi medici agli altri paesi. Bolivia, un paese importante in questa Alleanza, ha il maggiore indice di crescita in America latina, e più che alleato è un fratello del Venezuela, anche per la comune storia di liberazione. Il Nicaragua ha una partecipazione diretta con l’Alba, soprattutto con i prodotti agricoli. E ci sono molte relazioni fra i popoli. Nella Scuola latinoamericana di medicina si sono diplomati oltre 200 medici boliviani, del Nicaragua, e dei paesi dei Caraibi che fanno parte dell’Alba o di Petrocaribe: un altro progetto nato dall’Alba che permette ai paesi dell’area di ricevere petrolio a condizioni molto favorevoli, un altro progetto internazionale che Trump voleva far cadere, secondo le sue dichiarazioni del 2018. Poi ovviamente Cuba è un caso speciale nell’Alba. In Venezuela ci sono oltre 40.000 tecnici cubani, 20.000 nel settore della salute, con i servizi medici, e 20.000 in diverse aree dell’educazione e della formazione. Tutti hanno detto che in caso di aggressione rimarranno a partecipare alla difesa del paese. Si stanno facendo passi avanti importanti nel campo dell’agricoltura e anche dell’esercito.

E gli altri partner o alleati?
Sono potenti: la Cina ha grandi investimenti con buoni livelli di interscambio a termini favorevoli, bassi interessi e periodi di grazia. Sta investendo molto. La Russia è coinvolta anche nell’area della difesa militare. Nel campo della medicina è importante anche l’India.

Cuba esporta farmaci al Venezuela? Si invoca sempre la scarsità di farmaci qui, come pretesto per l’aiuto cosiddetto umanitario…
La carenza di medicine a basso prezzo ha a che vedere con il fatto che il governo vede bloccare parte del suo denaro e degli acquisti, quindi può importare di meno. I governi alleati degli Usa partecipano a questo blocco che riguarda i prodotti essenziali ma anche la finanza. Nelle ultime settimane gli Usa hanno trafugato al Venezuela oltre 30.000 milioni di dollari congelati nelle banche Usa, e ora c’è una causa in corso. Cuba in cambio di petrolio manda farmaci a tutti i consultori medici in quantità considerevoli, è un servizio gratuito per tutta la popolazione, su ricetta. Cuba ha offerto anche un campo petrolifero nella parte del Golfo del Messico, la impresa petrolifera pubblica Pdvsa vi partecipa. E raffina petrolio nella raffineria di Cienfuegos, concepita proprio per il petrolio venezuelano, che poi va anche nei paesi dei Caraibi.

Ma la scarsità?
Il problema economico in Venezuela è la guerra dei prezzi e la speculazione. Commercianti e intermediari puntano sulla speculazione, basandosi sul dollaro. Si può ben vedere che in Venezuela i prodotti ci sono, ma a prezzi molto alti, per questo il presidente ha varato diversi progetti. Per esempio la cassa di alimenti sovvenzionati del Clap (Comitati locali per l’approvvigionamento e la produzione), consegnati direttamente nelle case i sei milioni di famiglie. Se la borghesia continuerà a speculare e a fare la guerra economica, il mercato pubblico socialista non potrà che ampliarsi per reazione. Sono anche state avviate catene di negozi Clap, per persone dal reddito medio, con prodotti un po’ meno economici rispetto alla cassa di alimenti essenziali.

E l’aiuto umanitario offerto da Trump?
È una facciata per denigrare il Venezuela. È il 6% di quanto il governo venezuelano distribuisce in un giorno! Alimenti a prezzo molto basso, molto sovvenzionati, offerti anche ai cinque milioni di colombiani, al milione di ecuadoriani, 500.000 boliviani, da tutti i paesi andini. I colombiani, per esempio, hanno ricevuto oltre 230.000 appartamenti della Mision Vivienda, che costruisce e assegna case.

Che cosa significa Alleanza civico-militare di cui tanto si parla?
Il prsidente Chávez ha trasformato la Forza armata bolivariana in una forza del popolo, iniziando prima a integrare i militari nei progetti sociali; in seguito ha fuso le diverse componenti in una sola forza armata nazionale bolivariana, con un solo comando strategico operativo, che dirige tutte le componenti, e poi ha incluso la componente civile, la Milizia nazionale bolivariana di cui fanno parte 2 milioni di persone civili che ricevono addestramento, per la difesa contro l’invasore. L’esercito è monolitico, ha una base sociale popolare. In questi decenni sono entrati nelle Forze armate nei barrios, in Brasile le favelas, qui li chiamano barrios, ed è stata data loro una vita degna. Via via sono stati allontanati gli ufficiali formati nella famigerata Scuola delle Americhe e sono rimasti gli ufficiali patrioti.

E la dipendenza economica dall’estero?
La strategia del presidente Maduro e del governo è creare, come si sta facendo, la base per lo sviluppo integrale della nazione. Non dipendere dal petrolio o da un solo prodotto, ma investire nelle industrie, nell’agricoltura, i quindici motori in diversi settori dell’economia. Il denaro del petrolio per lo sviluppo. Questo richiede alcuni anni: il presidente dice che l’economia si stabilizzerà entro il 2021. Contribuirà anche la nuova moneta, il Petro, supportato non solo dal petrolio ma da molto oro, diamanti, coltan, minerali strategici.

Ma il Petro come si usa?
Quando nacque il Petro, all’inizio furono acquistati 5 miliardi di dollari. La Cina di questi 2 miliardi. Con questa somma, si possono fare interscambi con altri paesi, che vogliano essere pagati in Petro per ciò che possono acquistare in Venezuela.

È un’alternativa al dollaro?
Sì, ma occorre tempo perché si consolidi e l’offerta del Venezuela si ampli con l’industrializzazione.

En tiempos de Revolución Bolivariana

por Ernesto Wong Maestre

CONTRADICCIONES Y RENACIMIENTO
Hagamos un paréntesis necesario en la explicación sobre el abordaje metodológico de la coyuntura política de mis dos artículos anteriores (1) y reflexionemos sobre varias de las ideas centrales contenidas en los lineamientos del camarada Presidente Nicolás Maduro ofrecidas este martes 29 en el programa En Contacto Con Maduro. Será una buena introducción al tema de las contradicciones, como segundo escalón del estudio metodológico que debe emprenderse en torno al 6D.  

 El llamado de nuestro líder al renacimiento del  bolivarianismo en 2016 significa, ante todo, la permanente e indisoluble confianza del Comandante en Jefe de la Nación en su pueblo bolivariano, ese que se ha ganado el respeto y el afecto de las grandes mayorías, expresados en TODAS las elecciones, precisamente porque es la masa crítica –como diría el Comandante Supremo y Eterno Hugo Chávez- que ha sabido interpretar con sentido del momento histórico cada decisión estratégica, con su torrente de operaciones estructurantes para la creación de un nuevo Estado y una sociedad más justa y más amante de la paz. Y se resalta TODAS porque aún en las dos elecciones que el pueblo bolivariano ha quedado por debajo de su adversario, esa fuerza revolucionaria ha sido siempre significativa políticamente porque ha demostrado una creciente unidad de acción, decisión de lucha, valentía en lasbatallas y ética en las victorias. Y no sólo en la victorias electorales sino en los millares de victorias que día a día han conducido a calificarlas de profundos logros sociales, sintetizando en lo social todo lo avanzado en política, cultura, economía y legislación a favor de todo el pueblo, sea el pueblo bolivariano convencido o medio persuadido, o esa parte significativa que aspira a ser leal al patrón o al gran capital, o incluso esa porción que siempre se mantiene en la abstención. Esa es la gran proeza del bolivarianismo: ser con todos, para todos y por el bien de todos, y como fuerza política predominante, hacer el máximo de esfuerzo y alcanzar los resultados correspondientes para lograr una sociedad donde se distribuya más justamente las grandes riquezas de esta tierra que han sido creadas por el pueblo trabajador en ese proceso social de trabajo que cada día está más protegido por el Estado revolucionario.

De manera que el “renacimiento” o reimpulso del bolivarianismo es todo un símbolo para guiar la lucha contra las acciones desestabilizadoras de la burguesía, tanto de la que financia y respalda con recursos logísticos o promueve el sabotaje económico-comercial, como de la que calla y no se enfrenta a sus “colegas de clase” aún cuando vive y sobrevive por decisión del Estado Revolucionario.  Pero sobre todo, como decía Che Guevara, no solo se trata de luchar contra algo sino sobre todo luchar a favor de algo, y en esa dirección es necesario señalar que el renacimiento del bolivarianismo es un gran símbolo para continuar defendiendo integralmente esos millares de logros alcanzados en los siete ámbitos (económico, social, político, cultural, geográfico, ambiental y militar) que señala la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela en su artículo 326 cuando define los principios de Seguridad de la Nación.

 Esos principios son Independencia, Democracia, Igualdad, Paz, Libertad, Justicia, Solidaridad, Promoción y Conservación Ambiental, Afirmación de los Derechos Humanos, Satisfacción Progresiva de las Necesidades Individuales y Colectivas, y Corresponsabilidad entre el Estado y la Sociedad Civil. Con esos principios como banderas, continuar impulsando el bolivarianismo, ahora con mayor voluntad, talento y experiencias, significa fortalecer aún más los llamados componentes estructurales claves (2) de esos miles de logros que permitieron conformar el Plan de la Patria 2013-2019 como desiderátum de la Nación y han conducido a la sociedad en general, a pensar y exigir que se cumpla el ideario chavista que es en esencia el bolivarianismo del siglo XXI.

 Ante esa clásica contradicción, resumida en el eje contradictorio trabajo-capital, el llamado del máximo líder a la Rectificación de lo que tenga que ser cambiado; a la Rebeldía popular teniendo la Constitución como arma, ante los embates reaccionarios por violarla,  y al Renacimiento del bolivarianismo que es también el renacer de la Patria amenazada y del chavismo como fuerza clave transformadora, es todo un reto a ser estudiado profundamente para elaborar el adecuado árbol de decisiones de esa gestión directa y democrática que debe ejercer la clase obrera de la dirección del proceso social de trabajo.

 Tales decisiones deben tener su lógica dialéctica para no caer en el error del antihistoricismo, en el cual no hay ninguna, o escasea la visión de la prelación necesaria en las decisiones, o en el frecuente error de no prever detalladamente las consecuencias de cada decisión para evitar las marchas en contrasentido o entrar en callejones sin salida. Para ello, es imprescindible comprender cabalmente que la estabilidad política y la seguridad de la Nación lograrán convertirse en logros irreversibles cuando el proceso social de trabajo, concebido en la Constitución, las leyes y cada día mejor comprendido por la clase obrera, transcurra por los caminos abiertos en Revolución, bajo las normas de la legalidad vigente y con la visión del socialismo.

 Entonces, interpretar adecuadamente la necesidad del renacimiento del bolivarianismo ayudará a conducir, en el nuevo año, al anunciado Congreso de la Patria donde se tomarán decisiones estratégicas para fortalecer la participación y el protagonismo consciente del pueblo, con el convencimiento de que el socialismo es el único sistema social que se construye –a decir del Che-conscientemente, en plazos extensos pero con operaciones intensas y de que en los procesos electorales, como vía insustituible, nacida con el propio bolivarianismo, el comportamiento humano también está muy influido por los procesos inductivos de naturaleza afectiva, sobre todo de aquella población manipulada sentimentalmente por las campañas mediáticas de la burguesía, las cuales tratan de impedir el razonamiento dialéctico por medio del cual se puede convertir un revés en victoria y sostener los ritmos de desarrollo necesarios para elevar las capacidades soberanas de Venezuela.
 
Citas

(1)   Véanse los artículos La Necesidad de las Ciencias Sociales para la Revolución y La Descripción Articulada como Herramienta de Estudio en el portal Aporrea o enwww.profewong.blogspot.com

(2)   Los componentes estructurales claves: decisiones y proyectos estratégicos para el desarrollo sostenible, creciente seguridad social, protagonismo del pueblo en las esferas del Estado y autoformación ideológica y política con visión socialista, entre otros, son los que han tenido mayor impacto en las transformaciones revolucionarias de la sociedad venezolana y nunca deben abandonarse ni restarle importancia pues contribuyen a formar la conciencia política del bloque o sujeto histórico que necesita cada fase por la que transita el proceso.

@ProfeWong
Email:presidencia@trisoldelalba.org

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