Mosca smentisce che Putin abbia definito Erdogan «dittatore»

Moscow denies Putin called Erdogan 'dictator'da nationalturk.com

Il portavoce del presidente russo ha smentito le notizie di stampa secondo cui Putin avrebbe convocato l’ambasciatore turco e chiamato il presidente turco Erdogan un ‘dittatore’.

Il Cremlino ha negato la notizia che il presidente russo Vladimir Putin ha chiamato il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan un «dittatore». «Le notizie pubblicate su alcuni siti web, che affermano che Putin ha convocato l’ambasciatore turco Umit Yardim, e chiamato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con l’appellativo di dittatore non sono vere», ha detto Mercoledì 5 Agosto il portavoce di Putin Dmitry Peskov ai giornalisti, durante una teleconferenza.

Peskov ha anche negato la notizia che il presidente siriano Bashar al-Assad ha chiesto a Putin di inviare truppe russe in Siria, aggiungendo che un tale dislocamento non è nella loro agenda. (Anadolu Agency)

Turchia-Israele legami commerciali sempre più fiorenti

da press.tv

Nuovi dati dimostrano che la Turchia ha rafforzato i suoi legami commerciali con Israele negli ultimi anni, nonostante la dura retorica anti-israeliana usata dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

 I dati dell’Istituto turco di Statistica, TurkStat, ha dimostrato che il volume degli scambi reciproci tra la Turchia e Israele ha superato i 5,6 miliardi di dollari nel 2014, con un incremento di quasi il 50% dal 2009.

Secondo TurkStat, la Turchia ha esportato più di 2,9 miliardi di dollari, il valore dei beni in Israele nel 2014, mentre le importazioni sono state 2,7 miliardi di dollari nello stesso anno.

Il volume degli scambi tra Ankara e Tel Aviv si è attestato a 2,6 miliardi di dollari nel 2009.

 Mentre i rapporti commerciali bilaterale si rafforzano, Erdogan attacca duramente  Israele e lo critica per le sue politiche brutali e repressive contro i palestinesi a Gaza.

 La Turchia ha declassato i suoi legami con Israele, quando il regime di Tel Aviv ha ucciso nove turchi attivisti filo-palestinesi in una flottiglia che si stava dirigendo verso Gaza nel 2010. Un altro attivista turco morì in seguito per le ferite dall’attacco. Ankara ha reagito duramente e, mentre gli israeliani in seguito hanno chiesto scusa per le uccisioni, i legami degli ex alleati devono ancora essere normalizzati.

Dal momento dell’attacco alla flottiglia 2010, i funzionari turchi hanno preso una retorica più esplicita su crimini di Israele contro i Palestinesi.

Ora l’opposizione turca accusa Erdogan e il suo Partito al governo, l’ AKP, di populismo e ipocrisia. Faruk Logoglu, membro storico dell’opposizione del Partito, CHP, ha criticato il governo che persegue una politica di “basso profilo e disonesta” rispetto a Israele e l’Occidente.

«Il Partito AK agisce pragmaticamente con Israele, Stati Uniti e l’Unione europea», ha affermato Logoglu.

Durante la guerra israeliana dell’estate scorsa sulla Striscia di Gaza, che ha lasciato più di 2.140 Palestinesi morti, i gruppi di opposizione turca hanno esortato il governo di Ankara a riconsiderare i legami commerciali con Israele per esprimere solidarietà con gli abitanti di Gaza, una richiesta ignorata da Ankara.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Giornale turco pubblica le prove del sostegno di Erdogan all’Isis

da al manar

Il giornale turco Bir Gün ha rivelato nuove informazioni che dimostrano il coinvolgimento del governo turco nel sostegno al gruppo terroristico Isis. Nell’articolo si sottolinea che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) è coinvolto in queste attività e ha rapporti con questo gruppo terroristico. Inoltre, osserva che «elementi dell’organizzazione continuano a viaggiare liberamente tra la Turchia e la Siria, senza che il governo turco del Primo Ministro Ahmet Davutoglu prenda misure per fermarli».

Il giornale rivela che «un leader dell’Isis, Y. Dursun, arrivato dalla Siria, ha soggiornato per diversi giorni, la settimana scorsa, nel quartiere di Haji Bayram ad Ankara e poi è tornato in Siria senza le che agenzie di sicurezza turche abbiano fatto nulla per fermarlo».

Il giornale ha aggiunto che il comportamento del governo turco ha infastidito l’Ufficio dell’ Europol, che «accusa il governo di Ankara di chiudere deliberatamente un occhio di fronte alle attività dell’Isis in Turchia, dove i cittadini di questo paese continuano ad aderire all’organizzazione, e si permette un flusso continuo di combattenti tra la Turchia e la Siria».

Bir Gün accusa, infine, il governo turco di aver prodotto una “trasformazione culturale del Paese” che favorisce la radicalizzazione di molti giovani turchi e l’adesione di alcuni di loro alle organizzazioni terroristiche.

Questa settimana, la Turchia ha promesso al primo ministro britannico, David Cameron, in visita nel paese, che avrebbe preso misure per impedire il flusso di membri dell’Isis dal suo territorio verso Siria e Iraq.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Bahar Kimyongür in Turchia: «Difendo la mia libertà d’espressione»

da rtbf.be

Dopo il rilascio di un’autorizzazione a comparire liberamente per il periodo che va dal 24 ottobre al 24 gennaio 2015, il compagno e giornalista, turco-belga, Bahar Kimyongür, ha comunicato la sua decisione di assistere di persona, dinanzi alla Corte d’Assise di Ankara, alla prossima udienza prevista per il 12 dicembre. Deniz Kimyongür, sua moglie, ha ricevuto il beneficio di un non luogo a procedere, il 16 luglio scorso, per prescrizione.

Alla base del procedimento penale nei confronti della coppia si trova la richiesta congiunta del ministro degli esteri turco Ismail Cem al Parlamento europeo del 28 novembre 2000. «Io difendo la mia libertà di espressione», ha premesso Bahar. « È la mia militanza nel periodo 2000-2007 ad essere incriminata. È la mia partecipazione alla campagna per i prigionieri politici in sciopero della fame, 122 dei quali sono morti. Ho giocato un ruolo di mediazione tra i politici europei e turchi».

Bahar Kimyongür è stato arrestato 28 Aprile 2006 nei Paesi Bassi e rilasciato il 4 luglio, dopo 68 giorni di prigionia. Poi è stato arrestato 17 giugno 2013 in Spagna e rilasciato su cauzione il 20 giugno. L’Audiencia Nacional di Madrid ha rifiutato l’estradizione il 2 luglio. Il 21 novembre 2013, è stato arrestato di nuovo in Italia. Il 21 febbraio 2014 l’ Interpol ha bloccato temporaneamente la segnalazione e l’11 marzo, la Corte d’Appello di Brescia ha ordinato il suo rilascio. Il 22 agosto l’Interpol lo ha rimosso definitivamente dai suoi archivi.

Come promemoria, Bahar è stato anche condannato a 4 anni di carcere il 28 febbraio 2006 dal Tribunale di primo grado di Bruges per l’adesione al DHKP-C, sulla base della traduzione in francese per una testata giornalistica. È stato assolto in via definitiva il 23 dicembre 2009 dalla Corte d’appello di Bruxelles.

L’odissea giudiziaria di Bahar, una vera e propria persecuzione, si è inasprita con l’inizio dell’attacco terroristico alla Siria. Il compagno Bahar ha sempre denunciato, dall’inizio del conflitto e tuttora, il ruolo della Turchia nella complicità con i terroristi che infestano la Siria, evidenziando i supporti finanziari, militari e logistici che il regime di Erdogan offre all’Isis.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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