Turchia-Israele legami commerciali sempre più fiorenti

da press.tv

Nuovi dati dimostrano che la Turchia ha rafforzato i suoi legami commerciali con Israele negli ultimi anni, nonostante la dura retorica anti-israeliana usata dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

 I dati dell’Istituto turco di Statistica, TurkStat, ha dimostrato che il volume degli scambi reciproci tra la Turchia e Israele ha superato i 5,6 miliardi di dollari nel 2014, con un incremento di quasi il 50% dal 2009.

Secondo TurkStat, la Turchia ha esportato più di 2,9 miliardi di dollari, il valore dei beni in Israele nel 2014, mentre le importazioni sono state 2,7 miliardi di dollari nello stesso anno.

Il volume degli scambi tra Ankara e Tel Aviv si è attestato a 2,6 miliardi di dollari nel 2009.

 Mentre i rapporti commerciali bilaterale si rafforzano, Erdogan attacca duramente  Israele e lo critica per le sue politiche brutali e repressive contro i palestinesi a Gaza.

 La Turchia ha declassato i suoi legami con Israele, quando il regime di Tel Aviv ha ucciso nove turchi attivisti filo-palestinesi in una flottiglia che si stava dirigendo verso Gaza nel 2010. Un altro attivista turco morì in seguito per le ferite dall’attacco. Ankara ha reagito duramente e, mentre gli israeliani in seguito hanno chiesto scusa per le uccisioni, i legami degli ex alleati devono ancora essere normalizzati.

Dal momento dell’attacco alla flottiglia 2010, i funzionari turchi hanno preso una retorica più esplicita su crimini di Israele contro i Palestinesi.

Ora l’opposizione turca accusa Erdogan e il suo Partito al governo, l’ AKP, di populismo e ipocrisia. Faruk Logoglu, membro storico dell’opposizione del Partito, CHP, ha criticato il governo che persegue una politica di “basso profilo e disonesta” rispetto a Israele e l’Occidente.

«Il Partito AK agisce pragmaticamente con Israele, Stati Uniti e l’Unione europea», ha affermato Logoglu.

Durante la guerra israeliana dell’estate scorsa sulla Striscia di Gaza, che ha lasciato più di 2.140 Palestinesi morti, i gruppi di opposizione turca hanno esortato il governo di Ankara a riconsiderare i legami commerciali con Israele per esprimere solidarietà con gli abitanti di Gaza, una richiesta ignorata da Ankara.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Nasrallah: Beirut, Damasco e Teheran unite contro il sionismo

da Spondasud

«L’attacco al convoglio israeliano, lanciato come rappresaglia, rappresenta l’unità tra Beirut, Damasco e Teheran». Lo ha detto il segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah, in un discorso televisivo per la commemorazione delle vittime dell’attacco “dell’entità sionista” a Quneitra.
Parlando del raid che ha ucciso miliziani sciiti libanesi e iraniani, Nasrallah ha dichiarato che la motivazione era chiara: «Israele ha pianificato, calcolato e premeditato l’uccisione di uccidere» gli uomini di Hezbollah. Nasrallah ha poi aggiunto che Israele offre copertura ad Al-Qaeda nelle Alture del Golan, facendo riferimento alla presenza di militanti del Fronte al-Nusra in Siria al confine israeliano.

«Una delle prime conseguenze dell’uccisione di questi martiri è che Israele è adesso in allerta, e la paura è aumentata proprio in attesa della risposta di Hezbollah. Israele deve sapere che non può colpire ed andare a dormire sonni tranquilli, come se avesse ammazzato degli insetti».

«Dal primo momento in cui siamo stati certi della vendetta, non abbiamo avuto alcun dubbio su di esso neanche per lo 0,01%. Israele doveva essere punito e questo valeva il sacrificio. L’operazione è stata avviata e si è conclusa senza che Israele avesse la minima idea di quello che stava accadendo. Questo è un messaggio per gli amici di fronte al nemico».

Nasrallah ha denunciato la Lega Araba per il suo mancato appoggio ai palestinesi durante i periodi di guerra, dicendo che Israele trae più benefici dalla Lega che i palestinesi. Nasrallah ha sostenuto che la Lega “non è assente”, ma che piuttosto “non esiste affatto”.

Quanto al coinvolgimento dell’Iran, Nasrallah ha dichiarato che né le elezioni presidenziali in Libano né la rappresaglia di Hezbollah hanno a che fare con i negoziati sul nucleare iraniano.

In merito a un possibile conflitto con Israele, Nasrallah ha ribadito che «Israele deve capire che Hezbollah è saggio, ma non ha paura ed è sempre pronto alla guerra», aggiungendo che il motivo per cui non scatena una guerra non è la paura, ma la responsabilità nazionale.

Il Rabbino Feldman: «Esistenza di Israele viola la legge ebraica»

da hispan.tv

Un alto membro del movimento antisionista “Neturei Karta” ha dichiarato che il premier israeliano Benjamin Netanyahu è un “criminale di guerra”, e ha aggiunto che la creazione di uno stato per conto del popolo ebraico è contro i principi dell’ebraismo.

«Secondo la Torah, la creazione di un governo in nome del popolo ebraico è in contrasto con i precetti del giudaismo, e quindi, i veri ebrei non hanno mai riconosciuto niente che possa essere “governo israeliano”», ha spiegato il rabbino, David Feldman.

Inoltre, ha anche sottolineato che la maggior parte degli ebrei di tutto il mondo ritengono che il regime di Israele non debba esistere. «L’unica soluzione per porre fine al dolore, alla sofferenza del popolo palestinese e alla vergogna dei veri ebrei del mondo, è la scomparsa di questo regime», ha ribadito.

Citato dalla agenzia iraniana di stampa Irna, Feldman ha insistito sul fatto che la pace e la stabilità torneranno a regnare in Medio Oriente solo quando “l’odiato” regime di Tel Aviv sarà rovesciato.

Secondo questo rabbino, tutti i profughi palestinesi devono tornare alla loro terra e gli ebrei devono tornare nei paesi dove risiedevano prima di emigrare nei territori occupati.

«Quando gli abitanti originali di questi territori, vale a dire i Palestinesi, avranno il diritto di decidere del loro destino e formare il governo che vogliono, i seguaci dell’ebraismo, senza dubbio, saranno disposti a vivere con fiducia sotto qualsiasi governo, sia esso religioso o no», ha precisato.

Riferendosi all’invito del Congresso degli Stati Uniti a Netanyahu per tenere un discorso, lo ha definito un “errore grave” considerarlo come «il rappresentante del mondo ebraico».

Il rabbino ha annunciato che «Neturei Karta, con la celebrazione di una protesta di massa, vi mostrerà il suo rifiuto di questo evento», per poi evidenziare che tutto questo «è una vergogna, sia per il popolo statunitense che per tutti gli ebrei mondo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

RPG, il gruppo della resistenza siriana che vuole liberare il Golan

da al manar

Un gruppo siriano, ancora sconosciuto, denominato “Resistenza popolare nel Golan siriano occupato” (RPG) si è rivolto al Segretario Generale di Hezbollah per annunciare la sua volontà di unirsi alla resistenza per la liberazione del Golan.

Conquistato da Israele dopo la guerra del 1967, la parte occidentale delle alture del Golan fu annessa nel 1981. Secondo il diritto internazionale, si tratta di una terra occupata.

«Noi, giovani del RPG, la cui terra è bagnata con il sangue dei martiri eroi, tra cui il nostro leader Abu Issa e altri, diciamo a Sua Eminenza, Segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che la terra del Golan occupato trema sotto i nostri piedi, insieme ai nostri fratelli della resistenza islamica in Libano, lavoreremo a scalzare i troni dei sionisti», è scritto nel comunicato diffuso dal gruppo.

Abu Isa non è altro che Mohammad Issa, il comandante della resistenza caduto martire insieme ad altri cinque dirigenti di Hezbollah e di un generale delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nel raid israeliano a Quneitra di domenica scorsa.

Secondo il sito web di notizie libanese al-Hadath News, RPG è un gruppo formatosi sulla scia dei primi raid israeliani aerei contro la Siria, è intenzionato ad affrontare l’aggressione israeliana e liberare il Golan. È stato proprio questo gruppo che ha rivendicato, dopo un anno e mezzo, i bombardamenti ad una postazione lancia razzi israeliana nella Jabal al-Sheikh (Monte Hermon) in risposta al raid perpetrato a Qassioune vicino Damasco, a maggio 2013.

«Il sangue dei martiri non sarà versato invano. La risposta è in arrivo, si spera che la gioventù combattente di RPG vada sul Golan», si legge ancora nella dichiarazione.

Il nuovo gruppo della Resistenza ha così concluso il suo messaggio: «Con la benedizione del sangue puro dei martiri di Quneitra e in compagnia dei mujahideen Hezbollah, entreremo nella città santa di Al quds, sotto la bandiera della promessa di Dio, che celebra la vittoria finale, come ha promesso Sayed Nasrallah».

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Haaretz: Israele fornisce armi al Fronte al-Nusra

da Hispan.tv

Il quotidiano israeliano Haaretz ha confermato l’ampio sostegno del regime di Tel Aviv ai gruppi terroristici legati ad Al-Qaeda sulle Alture del Golan siriano, annesse ai territori occupati nel 1981.

«Israele fornisce assistenza al Fronte al-Nusra che si trova sulla lista delle organizzazioni terroristiche, e si crede che stia ricevendo anche aiuti da questo gruppo», si legge nell’articolo di Haaretz pubblicato oggi.

La fonte ha spiegato che «in particolare, come confermato dalle relazioni pubblicate sui siti web dagli elementi di Al-Nusra, sulle alture di Golan l’organizzazione terroristica fornisce un contributo di intelligence, mentre Israele ricambia con armi e addestramento militare».

Haaretz ha anche riferito che il regime israeliano ha trasferito i terroristi feriti negli ospedali dei territori occupati e, dopo le cure mediche, li ha rimandati a combattere contro l’esercito siriano.

Secondo la fonte, le autorità sioniste cercano di garantire la sicurezza dei territori palestinesi occupati e sulle alture del Golan con il sostegno di gruppi estremisti legati ad Al-Qaeda.

Il ministro degli affari militari di Israele, Moshe Yaalon, ha riconosciuto, il 24 Dicembre scorso, la collaborazione tra il suo regime e il sedicente esercito siriano libero(FSA).

Un video, pubblicato nello stesso mese di dicembre dal canale di notizie Vice News, mostra come i medici militari dell’esercito israeliano hanno soccorso tre terroristi sulle alture del Golan siriano occupato.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Un numero crescente di israeliani rinuncia alla nazionalità

da al manar

La percentuale di cittadini israeliani che rinunciano alla loro nazionalità è aumentato del 65% nel 2014. La maggior parte di coloro che hanno rinunciato alla nazionalità israeliana si sono stabiliti in Germania, Austria, Regno Unito, Olanda e Stati Uniti.

Lo scorso anno 765 israeliani hanno presentato documenti per rinunciare alla nazionalità israeliana contro i 478 presentati nel 2013, secondo l’Amministrazione delle Frontiere, Popolazione e Immigrazione delle ambasciate israeliane all’estero. Lo ha riferito il sito web Ynet.

Molti di questi ex cittadini israeliani hanno dichiarato di rinunciare alla cittadinanza israeliana perché vogliono acquisire un’altra o lasciare Israele a causa delle tensioni militari, per problemi di sicurezza o difficoltà economiche. La maggior parte di loro affermano di voler stabilirsi in paesi stranieri in via definitiva.

La legge israeliana stabilisce le condizioni per l’approvazione della rinuncia: Deve essere presentata in un’ambasciata israeliana all’estero, il richiedente deve dimostrare che la sua vita non si svolge in Israele e che possiede la cittadinanza di un altro Stato.

Inoltre, fa riflettere il desiderio di molti israeliani di lasciare il paese, più di 11.000 persone hanno aderito alla pagina “Olim lui Berlin” (Emigrare a Berlino) nelle ultime settimane. Il sito offre consigli per gli israeliani che vogliono emigrare a Berlino. Secondo i creatori della pagina, più di 9.000 israeliani hanno mostrato il desiderio di abbandonare Israele per stabilirsi nella capitale tedesca.

La pagina “Olim le Berlin” ha causato scalpore nel mese di ottobre, quando i suoi amministratori hanno pubblicato la scansione di uno scontrino di un supermercato a Berlino, dove i prezzi sono molto più bassi di quelli di Israele, per informare gli israeliani circa gli enormi costi di vita nell’entità sionista. Dopo la pubblicazione, i “Like” sulla pagina si sono moltiplicati e le reazioni sono anche giunte alla stampa locale.

[Trad dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La società israeliana Afek ruba il petrolio siriano nel Golan occupato

da sana.sy

Dopo meno di un mese dal via libera israeliano concesso dal tribunale israeliano per rubare il petrolio siriano, la società Afek ha iniziato le operazioni iniziali di carotaggio come un preludio al lancio di operazioni reali nelle prossime due settimane.

I preparativi sono iniziati dopo la bocciatura della cosiddetta “Corte Suprema” ad una richiesta da parte di un gruppo ambientalista israeliana, giusto un paio di giorni, per fermare l’esplorazione petrolifera, che ha permesso alla società di iniziare la sua opera di provocazione dopo un periodo di alcuni mesi.

L’azienda, guidata da un membro della Knesset ed ex estremista, Evi Itam, si è affrettata ad annunciare la sua intenzione di lavorare direttamente e iniziare a scavare per finalizzare gli studi iniziali in oltre 10 siti, per effettuare la mappatura, analizzare i dati e per stimare le riserve di petrolio nelle alture del Golan.

“Il progetto di esplorazione” per il furto di petrolio siriano permette alla Afek di perforare dieci pozzi per l’esplorazione petrolifera.

Questa nuova mossa israeliana arriva dopo la richiesta delle Nazioni Unite ad Israele, il 5 dicembre scorso, a rispettare le risoluzioni sul Golan siriano occupato, in particolare la risoluzione n° 497 adottata nel 1981 dal Consiglio di sicurezza, che considera nulli e privi di effetti giuridici l’imposizione delle sue leggi e il suo ufficio giudiziario e amministrativo nel territorio occupato Golan da parte dell’occupante israeliano.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Hezbollah ha annullato trame sioniste e takfire in Medio Oriente

da al manar

Hezbollah ha contribuito a rompere le trame contro Medio Oriente e distrutto il controllo israeliano degli eventi nella regione. Lo ha dichiarato il vice segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem.

L’asse della resistenza ha ottenuto grandi successi nel confronto aperto con la trama sionista e takfira.

Questa è la logica conclusione alla quale si può arrivare dopo aver esaminato gli attuali sviluppi nella regione.

Nel momento in cui Hezbollah liberò i territori libanesi occupati da Israele nel 2000, l’alleanza sionista-americana contro l’asse della resistenza ha proseguito la destabilizzazione di diverse aree del Medio Oriente.

L’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan fu l’inizio dell’attacco statunitense sulla regione prima che i cospiratori americano-sionisti decidessero di sfidare direttamente i loro nemici iniziando la guerra del 2006 contro il Libano.

Hezbollah, sostenuto da tutti i suoi alleati, ha sconfitto il potere militare sionista nel 2006, che ha portato l’amministrazione statunitense a elaborare piani alternativi per sconfiggere l’asse resistenza.

La “primavera araba” era un nome dato a un piano degli Stati Uniti per destabilizzare i paesi arabi per colpire l’asse della resistenza. La Siria è diventata, quindi, il bersaglio.

L’Isis e altri gruppi terroristici sono stati creati dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati europei e arabi per realizzare questo piano di sostegno.

Tuttavia, l’esercito siriano, sostenuto dai suoi alleati, ha combattuto contro questa cospirazione e i gruppi terroristici, infliggendogli pesanti perdite.

L’esercito siriano e i suoi alleati hanno ripreso e liberato diverse città chiave, compresa la capitale, e sono crescenti le loro operazioni per sradicare i gruppi terroristici completamente.

L’Iran, come membro del nucleo dell’asse di resistenza, ha anche affrontato le minacce militari e le pressioni politiche dagli Stati Uniti che hanno cercato di costringere il paese ad accettare un accordo nucleare umiliante.

L’Iran, dunque, ha dovuto affrontare queste sfide, costringendo gli occidentali a rispettare il suo diritto a sviluppare un programma di energia nucleare in accordo con le norme internazionali. Inoltre, ha mantenuto anche il suo sostegno politico e militare a tutte le fazioni della resistenza nella regione e creato enormi capacità militari per il suo esercito, che ha schierato nelle recenti manovre che si sono sviluppate in oltre due milioni di chilometri quadrati.

L’Isis è stato sostenuto anche da Arabia Saudita e da molti altri paesi arabi per controllare l’Iraq e piegarlo alla loro volontà politica. Tuttavia, l’esercito iracheno, sostenuto da tutti i suoi alleati, ha mostrato resistenza a tale trama, ha liberato gran parte del territorio occupato dall’Isis nel mese di giugno e si prepara al recupero di tutti i territori sotto il controllo del gruppo terroristico.

Su tutti i fronti, l’asse della resistenza è stato in grado di annullare le trame degli Stati Uniti, dell’Isis e le guerre di aggressione da parte di Israele contro i diversi paesi della regione.

L’Intelligence israeliana ha riferito che l’entità sionista deve affrontare i pericoli reali ai suoi “confini”. Ha riconosciuto che Hezbollah ha un grande potere missilistico e si è guadagnato una notevole esperienza militare nella guerra in Siria. Gli israeliani riconoscono, inoltre, che i suoi nemici hanno rafforzato il loro potere e ora rappresentano una grave minaccia per l’entità sionista, se decidesse di lanciare nuove guerre.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Pc siriano unificato: «Lotta al terrorismo causa degli onesti»

da an-nour.com

Nel corso del sedicesimo incontro internazionale dei partiti comunisti e operai che si è svolto il 17 novembre 2014, in Ecuador, Husein Nemer, segretario generale del Partito Comunista Siriano Unificato, è intervenuto per ribadire che combattere il terrorismo in Siria è la causa di tutte le persone oneste del mondo. Inoltre, ha posto la necessità di rinnovare i metodi di lotta per affrontare l’imperialismo. Ecco il testo del suo intervento:

Compagni,

a nome del Partito Comunista Siriano Unificato, che ha celebrato giorni fa il novantesimo anniversario della sua fondazione, rendo omaggio a tutti i partiti comunisti e operai per la partecipazione a questo incontro Internazionalista e ringrazio il Partito Comunista dell’Ecuador per aver ospitato il nostro sedicesimo incontro e per i suoi sforzi al fine di renderlo un successo.

I nostri incontri riflettono l’unità dei nostri comuni orientamenti ideologici e politici, contro l’imperialismo e tutte le forme di dominio e sfruttamento, il colonialismo e il fascismo.

Compagni,

Marx disse nel 1848: «Dobbiamo sviluppare nuovi concetti per il mondo da antiche credenze».

Questa è l’essenza del marxismo, secondo quello che crediamo, e questo è ciò che dobbiamo fare; l’imperialismo elabora nuove forme per aumentare lo sfruttamento della classe operaia e dei paesi in via di sviluppo, il dominio del colonialismo non è più l’unica forma, ma ha anche inventato nuovi strumenti che hanno sfinito la classe operaia americana, dei popoli in Asia, Africa e America Latina e nei paesi in via di sviluppo.

Dipende oggi dai grandi monopoli e multinazionali, e alcune grandi banche e istituzioni internazionali come la Banca Mondiale e l’Organizzazione mondiale del commercio che orienta le sue politiche, imponendo suggerimenti e aiuti economici e finanziari, l’imperialismo americano e i suoi strumenti esportano i propri programmi economici ai paesi in via di sviluppo, per legarli al sistema dell’economia mondiale che impone il Polo americano.

Questa è l’essenza del Washington Consensus che gli Stati Uniti hanno elaborato in collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali dirette verso i paesi in via di sviluppo.

500 imprese multinazionali controllano oggi due terzi del commercio mondiale, utilizzano le grandi banche americane e i mercati dei capitali, società di intermediazione per aumentare i loro profitti a scapito dei popoli del mondo, gestiscono il commercio nei mercati globali a rendita pari a quattro volte la produzione mondiale annuale per 55.000 miliardi di dollari.

Ciò non significa che gli imperialisti abbandonano gli strumenti militari, il sinodo militare-industriale USA è finanziato da grandi monopoli e interviene spesso per servire l’obiettivo finale, che è quello di dominare e imporre dipendenza.

Così noi, compagni, dobbiamo sviluppare nuove forme per affrontare le politiche imperialiste da un lato, e le sue pressioni economiche e militari da l’altro lato, soprattutto dopo che grandi paesi in via di sviluppo, la Cina e la Russia hanno costituito un importante gruppo politico-economico, i BRICS che contribuiscono a circa un terzo della produzione mondiale, e che sta lavorando per disarmare il polo unico americano in direzione della politica e dell’economia globale.

Compagni,

C’è sempre di più la necessità con la presenza di partiti comunisti e operai della lotta… è vero che l’imperialismo subisce grandi crisi economiche, la più recente crisi economica nell’autunno del 2008, ma, proprio per questo, sta cercando di coinvolgere i popoli del mondo nella sua crisi, e spingerli sull’orlo del collasso economico, e spingerlo verso nuove guerre in cui i popoli pagano il prezzo delle terribili conseguenze.

Vediamo che la necessità della nostra presenza è associata alla necessità di rinnovare la nostra eredità intellettuale derivante dal marxismo-leninismo e svilupparla, di armonizzare questa eredità, che gli eventi dimostrano di essere ancora l’unica in grado di interpretare i fenomeni sociali, di trovare modi per stabilire un governo socialista.

Noi siamo sempre con la ricerca e lo studio per lo sviluppo del marxismo-leninismo, come imposto dalla vita e la realtà di ciascun paese, lontano dalla situazione di stallo ideologico, senza la rigidità del piombo intellettuale di aderire a formule già pronte, senza l’estremismo nella direzione opposta.

Le discussioni sono in corso tra i comunisti sulla politica di alleanze con i partiti nazionali che non adottano il socialismo scientifico. Noi vediamo che nei paesi del terzo mondo in fase di liberazione, in cui il problema dell’occupazione e del controllo dell’imperialismo non è ancora risolto, è necessaria la collaborazione dei comunisti con le forze nazionali, e costituire fronti.

Perché attraverso la lotta nazionale si sono raggiunte le maggiori conquiste della lotta di classe.

La battaglia di liberazione nazionale è essenzialmente una battaglia di classe, la lotta contro l’imperialismo, il colonialismo, sta spianando la strada verso il socialismo.

Le alleanze nazionali dello stesso orizzonte sociale ed economico progressista, in particolare quelle che aiutano a prendere su di sé lo stato centrale per favorire lo sviluppo economico e sociale, sono uno degli elementi più importanti per lo sviluppo, per la trasformazione sociale verso le prospettive del socialismo.

Naturalmente, non tutte le alleanze sono in grado di realizzare tutti questi compiti; deve essere presente in queste alleanze il carattere democratico, che aiuta ad evitare la corruzione, la burocrazia, la penetrazione di molteplici forme di influenza imperialista, reclutare una massa più ampia per proteggere i cambiamenti progressivi. Ovvio che la crescente forza dei comunisti nella coalizione è una potente garanzia per accelerare questa trasformazione e proteggerla.

Compagni,

veniamo dalla Siria, il paese arabo che affronta oggi una feroce invasione terrorista, finanziariamente, militarmente e logisticamente sostenuta dagli Stati Uniti, e da alcuni tra i principali paesi europei che hanno nostalgia per la loro storia coloniale, dai regimi reazionari dell’Arabia Saudita e di altri stati del Golfo, guidati da Erdogan, che sogna un impero islamico estremista sulle rovine dell’impero ottomano estinto.

Altri fattori fondamentali per questa invasione sono l’appoggio che fortemente la Siria ha dato alla resistenza nazionale palestinese e libanese. E non solo, anche per il suo appoggio al popolo palestinese e al suo diritto a creare uno Stato nazionale indipendente con Gerusalemme come sua capitale.

L’imperialismo americano e i suoi alleati hanno approfittato, in collaborazione con le forze reazionarie locali, delle manifestazioni pacifiche che sono venute fuori sotto lo slogan di riforma, per il raggiungimento di rivendicazioni politiche e sociali legittime. I reclami pacifici si sono sbiaditi, e sono entrate nel paese organizzazioni armate appoggiate e sostenute dalla Turchia e gli Stati del Golfo, ed hanno impegnato terroristi provenienti da ottanta paesi, in particolare i terroristi di Al-Qaeda, estremisti che non credono in nessun religione ed hanno iniziato la demolizione di tutto ciò che ha costruito la classe operaia siriana: impianti e infrastrutture, parchi industriali e agricoli, ed hanno seminato bombe, ordigni esplosivi improvvisati nelle strade, che hanno tolto la vita a molti siriani, hanno sfollato le famiglie, finché il numero delle vittime ha superato i 100 mila cittadini, civili e militari.

L’opposizione armata e le organizzazioni terroristiche come Daeesh e Al-Nusra hanno provocato danni enormi alle infrastrutture, ospedali, settori industriali e produttivi, e alle attività agricole, hanno bruciato le fabbriche, alcune vendute da loro alla Turchia, demolito aree industriali, bruciato coltivazioni, occupato alcuni pozzi petroliferi siriani e hanno commerciato nei mercati gestiti da società americane ed europee, hanno ucciso gli operai delle fabbriche e delle strutture biomediche con competenze ingegneristiche e mediche prestigiose.

Secondo calcoli provvisori, le perdite per l’economia siriana a causa degli attacchi terroristici ammontano a circa 300 miliardi di dollari, e crediamo che questa cifra aumenterà, è difficile contare oggi tutti i danni.

Abbiamo sostenuto all’inizio le richieste di riforme politiche e sociali, abbiamo chiesto la riforma del sistema politico verso il pluralismo e la democrazia, per risolvere i problemi dei poveri e dei ceti medi, ma dopo che la crisi siriana si è trasformata in una crisi regionale e internazionale a causa dell’invasione del terrorismo globale. A quel punto, abbiamo sostenuto l’esercito arabo siriano. Il popolo siriano, combatte il terrorismo e allo stesso tempo sostiene gli sforzi internazionali e interni per trovare una soluzione politica alla crisi.

Abbiamo sostenuto i principi delle riunioni di Ginevra 1 e abbiamo chiesto di rispondere agli inviti a partecipare a Ginevra 2, ma l’opposizione esterna associata con i terroristi ha interrotto i tentativi di trovare una soluzione pacifica.

Invitiamo oggi tutte le nazioni e i popoli del mondo e i movimenti di liberazione mondiale ad unirsi agli sforzi internazionali per risolvere la crisi siriana con mezzi politici, e invito allo stesso tempo ad aiutare i Siriani ad affrontare il terrorismo internazionale rappresentato da (Daash) e (Al-Nusra),  sostenuto dall’imperialismo USA e dai suoi alleati.

Crediamo che la vittoria della Siria e del suo popolo in questo confronto è una vittoria globale per i movimenti di liberazione nazionale.

L’unità dei Siriani attraverso il dialogo nazionale che comprende le forze nazionali politiche e i rappresentanti della società siriana, le diverse fedi religiose e i gruppi etnici, il consenso del futuro democratico e laico della Siria, anti-imperialista, anti-sionista e anti-reazionaria, è la chiave politica per risolvere la crisi siriana, e questo è ciò che chiediamo e cerchiamo nella nostra lotta oggi.

Il popolo siriano ha versato molto sangue ed è giunta l’ora che le fonti di sostegno al terrorismo si fermino e che la Comunità internazionale intervenga tutta per sconfiggerlo, piuttosto che la coalizione guidata dagli Stati Uniti, sponsor del terrorismo globale, che utilizzano come uno strumento per la distruzione di entità che si oppongono all’egemonia e all’arroganza di Israele.

La nostra gente ha bisogno di solidarietà di fronte al terrorismo!

Viva i partiti comunisti e operai!

Viva la solidarietà internazionalista tra i nostri partiti e popoli!

Evviva il comunismo!

[Trad. dall’arabo per ALBAinformazione di Laila Mousa]

Sempre più forti i legami tra Israele e Al Nosra

da al manar

Tutto va per il meglio tra il nemico sionista e il Fronte Al-Nusra, il ramo di Al Qaeda in Siria.

Entrambe le parti sono una di fronte all’altra su entrambi i lati del Golan occupato. Risultato: la quiete.

 

Questa affinità Israele-al-Nosra non ha certamente nulla di nuovo.

Tutto è iniziato quando gli Israeliani hanno aperto i loro ospedali di fortuna al piccolo gruppo di terroristi takfiri feriti negli scontri con l’esercito siriano.

Questo idillio è poi proseguito quando gli Israeliani hanno anche concesso assistenza militare, bombardando le posizioni dell’esercito siriano. Questo ha permesso loro di consolidare la loro presenza in questa zona.

Da allora, questi rapporti, sono diventati privilegiati. E i media israeliani ne parlano apertamente.

Il giornale Time of Israel riporta che ad al-Nosra è stato commissionato da parte dell’entità sionista il controllo dell’identità delle vittime siriane per assicurarsi che non siano “terroristi” prima di essere trasferiti agli ospedali israeliani.

Oltre alle cure ospedaliere, gli Israeliani forniscono anche coperte, latte per neonati e medicine.

In cambio, il Nosra deve combattere l’esercito siriano e Hezbollah, riferisce il giornale israeliano.

Tuttavia, le stime dei servizi segreti israeliani temono soprattutto un rovesciamento della situazione della sicurezza e la rinascita delle forze governative siriane nella regione del Golan.

Motivo per cui l’esercito israeliano si sta preparando a combattere al confine con la Siria, dice il secondo canale della televisione israeliana.

«L’esercito è ben consapevole del fatto che la guerra in Siria potrebbe poi rivoltarsi contro Israele», afferma la Tv israeliana. E si parla di una manovra che è stata intrapresa per il combattimento vigili chiamata Ayt ed è responsabile per la raccolta di informazioni sul campo e sviluppare la banca dati dei bersagli da colpire. Nel corso di questo esercizio, che si è svolta domenica scorsa, tutte le unità e le squadre che lavorano nel Golan occupato hanno partecipato per simulare lo scenario di lotta contro l’esercito siriano e gli avversari.

Alcune di queste manovre sono state simulate da attività clandestine di unità israeliane fatte da posizioni situate dietro le linee nemiche. Realizzate per raccogliere informazioni, per preparare gli obiettivi da colpire, consentono all’esercito israeliano di avere prestazioni significative, per non parlare della raccolta attraverso strumenti elettro-ottici di immagini in territorio siriano.

Nel frattempo che si prepara questo confronto, il Fronte Al-Nusra rende questo lavoro.

«Dal momento che il Fronte Al-Nusra ha preso il controllo di questa regione di confine, la situazione è molto tranquilla e lo Stato islamico (Daesh) è ancora lontano, non vi è alcuna ipotesi concreta nell’esercito su un eventuale arrivo del Daesh al confine», rassicura la televisione israeliana.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

L’Isis recluta e addestra bambini in Iraq e Siria

da hispantv

Il gruppo terroristico Isis (Daesh, in arabo) ha pubblicato un video sul web che mostra il processo di addestramento dei bambini per farli combattere nelle loro fila.

Le immagini, pubblicate su YouTube, mostrano decine di bambini che ricevono istruzioni su come usare le armi, come catturare un combattente nemico, come condurre un attacco con forza bruta e diversi tipi di arti marziali.

Tuttavia, come il video sottolinea, durante il processo di formazione, i bambini subiscono abusi e violenze fisiche: gli istruttori gli danno colpi pesanti, pugni e calci alle gambe, all’addome e alla schiena.

Lo scorso ottobre, l’Isis ha pubblicato un video simile su Internet; e come indicato in entrambi i video, i campi di formazione dovrebbero essere situati da qualche parte nella provincia di Ninive, nel nord dell’Iraq, al confine con la Siria.

Secondo vari rapporti, nella provincia siriana di Raqqa ci sono almeno cinque campi di addestramento dell’Isis per i bambini, mentre nella città di Tabqa, c’è un campo specifico per i bambini sotto i 16 anni.

Domenica scorsa, L’UNICEF ha segnalato gli abusi sui minori compiuti dall’Isis in Siria e in Iraq.

Il consulente per protezione dell’UNICEF per Medio Oriente e il Nord Africa, Laurent Chapuis, ha affermato che «i bambini di età inferiore ai 10, 12 anni stanno giocano ruoli diversi e sono utilizzati come combattenti, messaggeri, spie, guardie», da parte dei terroristi takfiri.

L’Isis ha precisato «che la sua scelta per i bambini è un modo per garantire la fedeltà a lungo termine all’organizzazione».

Nel mese di ottobre, il canale di notizie libanese Al-Mayadeen, ha riferito che i membri di questo gruppo terroristico, oltre al reclutamento dei bambini, li rapiscono in Iraq e in Siria per venderli al regime israeliano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]
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PC siriano Unito: «Lottiamo contro ingiustizie, oppressione e per la patria»

da an-nour

Il saluto del Primo Segretario del Partito Comunista Siriano Unificato, Husein Nemer, in occasione dei 90 anni della sua fondazione:

A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista siriano Unito, vi saluto ringraziandovi per la vostra generosità, in occasione della celebrazione del novantesimo anniversario della fondazione del nostro Partito, il Partito Comunista della Siria, che è nato e continuerà a restare in vita per lottare contro l’ingiustizia, l’oppressione di classe e fino a quando la patria sarà minacciata.

Ogni anno, come da 90 anni, accendiamo una nuova candela per simboleggiare il rinnovamento e la speranza. È stato un cammino laborioso, coperto di sangue e bagnato di lacrime.

Il Partito è stato fondato nel bel mezzo di una lotta per liberare il paese dal colonialismo francese in un collegamento tra la lotta patriottica e la lotta di classe. Centinaia di compagni di partito hanno conosciuto la prigione e provato il dolore della tortura, senza rinnegare i loro principi, il Partito è diventato un modello di coerenza e aderenza ai principi del socialismo, e nonostante i duri colpi che gli sono stati inferti, ha recuperato vitalità in un breve periodo di tempo.

La Scuola di Partito ha organizzato tre generazioni successive di compagni che illuminano e risvegliano la consapevolezza socialista tra le masse lavoratrici.

Il legame tra lotta patriottica e internazionalismo ha sostenuto l’unità araba sulla base di validi motivi, per combattere con Nasser per la causa palestinese contro il sionismo con i membri volontari del Partito che hanno combattuto nell’organizzazione della guerriglia.

Il Partito ha avuto stretti legami con l’Unione Sovietica e il movimento comunista internazionale. Con il crollo dell’Unione Sovietica non è crollato il principio socialista e abbiamo ricostruito i rapporti con i partiti comunisti in varie parti del mondo.

Questo è il nostro partito che ha raggiunto i novanta anni, ancora vivo e rinnovato, con le sue rosse radici sempre più radicate nelle profondità della terra.

Mi fa male davvero tanto che in questo anniversario la nostra Patria vive e soffre delle tragedie causate dal terrorismo reazionario che ha ucciso migliaia di figli del popolo siriano, distruggendo, bruciando e facendo saltare in aria le nostre strutture, le scuole dei nostri figli, e ha rubato il sorriso dagli occhi dei nostri bambini.

Si tratta di un nuovo attacco sionista travestito con falsi abiti religiosi, sostenuto dall’Occidente coloniale e guidato dagli Stati Uniti. Stiamo subendo la peggiore barbara invasione della storia moderna, con l’obiettivo di subordinarci all’imperialismo, e annullare la nostra sovranità nazionale indipendente, ci uccidono perché noi sosteniamo la resistenza in Palestina e in Libano. Ma la Siria è unita, la sua gente, il suo valoroso esercito, sotto la guida del presidente Bashar al-Asad, la cooperazione con i paesi amici come la Russia, Iran e Cina, sarà in grado di trovare la sua strada verso la creazione di una società democratica pluralista, la creazione di una civiltà progressista e laica, risolvendo i problemi di vita che affliggono i cittadini e camminando per la via della creazione dell’economia nazionale progressista.

Gloria eterna ai martiri della Patria e del Partito!

Viva il Partito comunista siriano!

Viva la Siria libera e fiera. La pace sia su di voi!

[Trad. dall’arabo per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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