Serbia: in Ricordo di Ruzica Milosavljevic

Immagine correlataSerbia: il 15 dicembre 2018, Ruzica Milosavljevic, una grande sindacalista, una grande donna, una cara compagna e sorella, serba e jugoslava, è mancata.

A cura di Enrico Vigna

Con queste righe intendo rendere onore alla memoria di una donna con cui, come Associazione  SOS Yugoslavia, ma anche altre Associazioni di solidarietà con la ex Jugoslavia, abbiamo condiviso un pezzo di strada, riguardante le vicende dell’aggressione nel 1999 della RFJ, da parte della NATO (ITALIA compresa, tanto per non dimenticare…), e l’avvio di un percorso di solidarietà con Progetti relativi ai figli dei lavoratori della Zastava bombardata, di Kragujevac, ancora in vita oggi.

Ma soprattutto perché sia un dovere morale, storico e politico non permettere che l’oblio, la falsificazione e distorsione della storia, pratica ben consolidata dei potenti, abbia il sopravvento anche sulle persone o fatti di cui possiamo testimoniare e documentare, è un dovere almeno morale, è un rendere onore alla sua vita e alle sue lotte. Non farlo, anche solo per distrazione o superficialità, è come una dismissione dalla memoria storica dei fatti ma soprattutto da esse come persone.

Per quanto mi riguarda questa donna, questa compagna, questa sorella è un pezzo del mio percorso di vita e delle mie piccole battaglie per non essere complice di ciò che abbiamo intorno. E poi storie come queste dovrebbero essere conosciute soprattutto dai nostri giovani, sono comunque la si pensi, un messaggio di coerenza, di valori irrinunciabili, se non si vuole far morire la speranza per un futuro diverso e migliore.

Piccole grandi storie di semplici persone, in questo caso una donna, che, nonostante la marea travolgente di avvenimenti contrari restano in piedi, magari piegate nella vita, ma non si inchinano, non abbassano la testa, perché nulla hanno da rimproverarsi e perché la loro coscienza politica e morale, è pulita e trasparente; come sempre nella storia i corrotti, gli opportunisti, i venduti sono sempre i primi a passare dall’altra parte. Ma questa è un’altra storia.

 

Chi era Ruzica Milosavljievic (Rosina)

Nata nel 1945 nella Jugoslavia, dopo gli studi è assunta alla Zastava. Nel 1999 al momento dei bombardamenti,Ruzica era già da alcuni anni, la segretaria del Sindacato Samostalni dei lavoratori metalmeccanici della Zastava di Kragujevac, oltrechè membro rilevante della direzione nazionale del più potente sindacato della Jugoslavia e dei Balcani, Sindacato Unitario che rappresentava il 92% dei lavoratori Zastava, mentre il Sindacato Indipendente ( …dipendente Nato) aveva circa l’8%.

 

Una donna eletta e rispettata dagli operai, una lavoratrice infaticabile, una persona modesta, semplice, ma unadeterminata e onesta rappresentante dei diritti e interessi dei lavoratori.

Il Sindacato, la Zastava i lavoratori erano la sua vita, mi ricordo che, quasi scherzando, mi raccontavano che la sua stanza nella palazzina sindacale era sempre accesa fino a sera inoltrata; sempre attenta e disponibile ad ascoltare le problematiche dei lavoratori che quotidianamente le venivano poste.

Nel suo ruolo Ruzica affrontò gli anni più duri e difficili del popolo serbo e jugoslavo, dalla fine della seconda guerra mondiale. Dalla disgregazione della Jugoslavia, all’aggressione e ai bombardamenti della RFJ ( la cosiddetta piccola Jugoslavia), i bombardamenti della Zastava a Kragujevac, fino al colpo di stato del settembre 2000. In un frangente di tali situazioni drammatiche, lei restò lucida, coerente ma soprattutto al fianco dei lavoratori. Un fatto su tutti, che può far capire a chi non l’ha conosciuta, chi era questa donna segretaria dei lavoratori: subito dopo la fine dei bombardamenti, in un paese e una società in ginocchio, attraversata da sempre più criticità problematiche,  nel suo ruolo, prima di tutto, di esponente degli interessi dei lavoratori, pretese ed ottenne che il Presidente Slobodan Milosevic, andasse alla Zastava a prendere l’impegno davanti ai lavoratori, di ciò che il governo di unità nazionale aveva deciso in parlamento: e cioè che la ricostruzione della Zastava fosse la priorità basilare nel processo di ricostruzione e di ripresa produttiva dell’intero paese. E così fu, Milosevic accompagnato dai dirigenti sindacali e da Ruzica in prima persona, andò a Kragujevac e di fronte all’assemblea degli operai Zastava, promise solennemente che per la ricostruzione della loro fabbrica, il governo aveva già stanziato 1/6 del Fondo Federale della Repubblica serba per la ricostruzione e la rinascita del paese, una ricostruzione avvenuta per il 30% in solo 11 mesi e con il paese sotto embargo, cioè senza aiuti e con una produzione che per il 2000 era stabilita in 720 camion e 18000 auto, a settembre 2000 erano già stati prodotti 500 camion e 13000 auto, poi dal 26 settembre uscì un solo camion e 3 auto, ma era arrivata la “ricostruzione” NATO.

 

Ma intanto anche la RFJ stava implodendo, l’obiettivo dell’aggressione e dei bombardamenti era quello della destabilizzazione politica completa del paese e del suo popolo, e questo non poteva che passare per il rovesciamento della sua dirigenza politica renitente e non asservibile ai dettami imposti dall’esterno. Così si arriva all’ottobre 2000, con veri propri assalti squadristici e violenze pianificate e mirate contro tutta la dirigenza politica e sindacale e gli esponenti della Jugoslavia intesa come socialismo. Aggrediti, sottoposti a violenze con molti che per evitare  linciaggi fisici dovettero firmare fogli di dimissioni “volontarie”, e questo  avvenne reparto per reparto, fabbrica per fabbrica, ufficio per ufficio, scuola per scuola, università per università, ente per ente, ospedale per ospedale, persino nelle scuole materne e negli orfanotrofi. Per questo fu definito anche da molti osservatori internazionali un vero e proprio golpe silenzioso ma scientifico.

 

Anche a Kragujevac le bande pagate e sostenute dall’occidente si scatenano in pestaggi, assalti a sedi ed esponenti del precedente governo, e Ruzica insieme a molti esponenti socialisti e dirigenti sindacali cittadini, divengono un obiettivo. E proprio in questa situazione emerge la sua statura morale e politica, invitata ad andarsene dall’ufficio sindacale, da altri sindacalisti  che avevano visto arrivare una di queste bande verso la sede sindacale, Ruzica con  dignità e fermezza rifiuta di lasciare l’ufficio, quando questi esagitati irrompono spaccando tutto ciò che incontrano per arrivare al piano, lei, sola ma con voce ferma gli intima di smetterla di sfasciare tutto, in quanto quella era la casa di tutti i lavoratori e quello che vi era dentro era dei lavoratori e che probabilmente a loro non interessava perché NON erano lavoratori. Di fronte a questa inaspettata determinazione i sei energumeni si limitano ad aggredita verbalmente e insultarla sprezzantemente, ma non la toccano; poi cercano di costringerla a firmare un foglio preparato in cui si “autodimetteva” dal sindacato; vincendo il terrore della situazione e mantenendo il controllo dei nervi, ella replicava con coraggio e risolutezza che lei era lì perché eletta dai lavoratori e che solo i lavoratori potevano chiederle le dimissioni, fino a quel momento lei sarebbe rimasta al suo posto di rappresentante degli stessi, contro chiunque e qualunque cosa, costringendo i pretoriani della nuova democrazia ad andarsene, minacciandola però in  perfetto stile mafioso con la frase che evidentemente non aveva tanta voglia di vivere… da quel giorno tra i lavoratori girò il soprannome di “dama di ferro”.

Alle successive elezioni sindacali di dicembre, non uno dei vecchi delegati si presentarono o furono eletti, il vento della sopraffazione democratica occidentale, andava a pieno regime.

Ma già pochi anni dopo, molti sindacalisti vecchi furono rieletti dai lavoratori, il crescere dei problemi e l’assenza di risposte concrete, costrinsero anche molti nuovi delegati onesti a richiedere con sempre più forza programmi e proposte di lotta chiaramente connotati contro le politiche governative, fino a far schierare pubblicamente il sindacato, in varie elezioni per la caduta dei  vari governi, nonostante il fatto che la quasi totalità della dirigenza nazionale fosse espressione degli stessi partiti governativi.

Con una scelta politica, mai nascosta, era anche aderente del Partito Socialista Serbo, in quanto da sempre con una profonda coscienza jugoslavista e socialista; ma anche in questo aspetto senza mai accettare candidature parlamentari che le furono sempre proposte. Come diceva lei il suo posto era tra i lavoratori.

Ruzica se l’è portata via un tumore, una malattia dilagante nella Serbia uranizzata dalle bombe all’uranio di cui quella terra è intrisa, uno dei costi per portare la “democrazia” a quel popolo.

 

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Il mio incontro con Ruzica

 

Personalmente conobbi Ruzica nel 1999, subito dopo la fine dei bombardamenti, in una giornata di solidarietà indetta a Mestre, grazie agli sforzi coordinati da Lino Anelli della CGIL Lombardia, che aveva iniziato un lavoro nel nostro paese per lanciare un progetto di solidarietà, attraverso le adozioni a distanza con i lavoratori della Zastava di Kragujevac, ridotti in miseria dai criminali bombardamenti occidentali. Ruzica era in compagnia di un altra eccezionale rappresentante del loro popolo, Rajka Veljovic, anch’essa lavoratrice della Zastava e insostituibile collaboratrice, compagna, sorella di Ruzica nel Sindacato Samostalni; a cui occorre associare la figura di un’altra instancabile collaboratrice del Sindacato, la figura di MiljankaSakovic, che in questi anni fino al suo pensionamento e allontanamento, ha formato un trio unico di lavoro volontario, al Progetto delle adozioni e della solidarietà per i lavoratori della Zastava, ma non solo. Non si poteva vederne una senza vederne tre, in qualsiasi situazione, momento ufficiale o personale, queste tre meravigliose donne erano inseparabili: Ruzica MilosavljevicRajka Veljovic (ancora oggi dopo vent’anni referente e collaboratrice insostituibile, dei Progetti solidarietà di SOS Yugoslavia – SOS Kosovo Metohija in loco) e Miljanka Sakovic.

La nostra conoscenza personale avvenne in una situazione che da subito ci unì: politicamente, solidalmente e umanamente, e a distanza di vent’anni posso confermare che è stato un legame così solido, chiaro, profondo che anche nella mia anima ci sarà sempre un posto per lei, di cui mi onoro aver ricevuto stima, rispetto e amicizia profonda. E ancora oggi porto nel cuore e nell’anima, il suo viso, i momenti, le tensioni vissute insieme, la sua forza, la sua dignità, la sua autorevolezza, ma anche la sua dolcezza.

In quella giornata, che era specchio delle miopi per non dire misere, ma maggioritarie posizioni politiche dei tempi, ci fu una discussione abbastanza vivace sulla possibilità di mettere al tavolo della presidenza, dove dovevano sedere il moderatore e loro tre, come testimoni dei bombardamenti e della situazione devastata dei lavoratori Zastava e anche del loro paese in generale, la bandiera della Repubblica Federale di Jugoslavia, che loro si erano portate, perché in quel momento rappresentavano e avrebbero parlato come testimoni del loro popolo e del loro paese.       

Uno dei funzionari sindacali presenti, più per controllare gli eventi che per solidarietà con i lavoratori bombardati, alla fine decretò senza più margini di discussione che quella bandiera non doveva essere esposta, in quanto simbolo di un “regime” e di un potere politico inaccettabile ( anche se scelto e votato regolarmente da un popolo a maggioranza…), con un Presidente, Slobodan Milosevic inaccettabile e criminale. Oggi sarebbe curioso incontrare questo figuro e illustrargli la differenza tra lui, alto funzionario sindacale, oggi a riposo con una lauta pensione che un operaio si sogna e il “criminale “Milosevic” morto in carcere, per non essersi venduto e aver difeso fino all’ultimo giorno, non sé stesso ma l’onore del suo popolo.

Ci si può immaginare la situazione imbarazzante, loro invitate per costruire un percorso di solidarietà per i lavoratori, quindi ospiti ma nello stesso tempo umiliate da questa imposizione politica, che le offendeva profondamente. Davanti a questa situazione di miseria politica e di arroganza tipicamente occidentale, presi personalmente una posizione insieme a Flavio e Mauro come delegati della nostra Associazione SOS Yugoslavia; immediatamente tirammo fuori la stessa bandiera che avevamo portato per la giornata, e la esponemmo come Associazione, ed essendo parte del Coordinamento organizzatore, pur tra malumori e mugugni vari, non l’avremmo ripiegata.

Di fronte a questo, mentre Rajka traduceva la discussione tra noi e il figuro parola per parola, alla fine mi abbracciai, con quelle che sarebbero e sono le mie tre compagne e sorelle di Kragujevac. Uniti e indivisibili in tutti questi anni, fino ad oggi. Quando Ruzica, con gli occhi lucidi, mi abbracciò ricordo ancora nell’orecchio quel “hvala” che mi sussurrò; ed io dissi a voce alta con orgoglio, che sentissero tutti: “…grazie a voi, al vostro coraggio, alla vostra resistenza, al vostro popolo che ci ha insegnato e ci insegna la dignità, la forza, la fierezza di un popolo che resiste. Ma quale grazie a me o a noi. Noi siamo in debito con voi….”.

Da quel giorno il nostro legame, anche di fiducia profonda, è stato indissolubile e anche negli anni a seguire, durante le assemblee con i lavoratori, o nelle interviste alla televisione, il suo nome, anche a dispetto di chi non avrebbe voluto sentirlo, l’ho sempre orgogliosamente pronunciato perché i lavoratori non dimentichino: Ruzica è stata una loro vera e onesta rappresentante, è stata fino in fondo una di loro, che ha vissuto e si è impegnata per difendere i loro interessi, prima di tutto.

Lei, una “comunista corrotta”, “una sindacalista di partito”, una “fiduciaria di Milosevic” e del “regime”, come fu definita dai golpisti pagati dall’occidente nel 2000, ha vissuto tutta la vita nelle case popolari di Kragujevac, in camera e cucina. Una delle più donne più potenti, politicamente, della Serbia, come scrivevano sui giornali “democratici”.  Andate a vedere dove e come vivono i nuovi dirigenti “democratici” stipendiati dagli occidentali e forse potreste capire chi era questa donna, questa sindacalista, questa compagna.

Fu da quella situazione che presero avvio i nostri Progetti per i lavoratori della Zastava, in realtà la nostra Associazione era già impegnata in altri Progetti e situazioni in Serbia, ma non a Kragujevac.

 

In tutti questi anni noi ci siamo sempre sentiti in debito, perchè tutto il Progetto nazionale delle adozioni a distanza, aveva trovato in lei un riferimento sicuro, onesto, chiaro e definito nei minimi dettagli. Con Rajka e Miljanka ogni famiglia veniva, ed ancora oggi tramite Rajka, individuata sulla base delle sue drammatiche condizioni di vita, delle difficoltà reali, spesso della disperazione.

Non per appartenenze partitiche o ideologiche

Ed ancora oggi dopo quasi vent’anni, MAI nessuno delle famiglie adottanti italiane, ha perso o non ha potuto verificare, se anche un solo euro dei soldi indirizzati e devoluti, si fosse perso per strada. MAI. E se questo è potuto avvenire, è perché il sistema trasparente e riscontrabile pianificato in quel lontano 1999, tra il Coordinamento RSU, le Associazioni di solidarietà italiane e il Sindacato Samostalni di Kragujevac, fu sotto la responsabilità diretta, politica e morale di RuzicaMilosavljevic.

Chiunque ha operato nei Progetti di solidarietà con Kragujevac, ne è testimone.

Nonostante il silenzio sui media locali, il passaparola tra i lavoratori e i suoi compagni ha fatto sì che al suo funerale erano numerosi a darle l’ultimo saluto e a ricordarla.

 

Così la ricorda RajkaVeljovic

 

Se ne e andata RuzicaMilosavljevic-Rosina.L’avevo conosciuta 30 anni fa quando mi sono trasferita a Kragujevac per lavorare negli Stabilimenti di Bandiera Rossa-Zavo di Crvena Zastava.

 

Allora non potevo immaginare che parecchi anni dopo,durante l’aggressione della Nato contro la RFJ,questa conoscenza sarebbe diventata un’amicizia profonda.Essa è stata sindacalista che rappresentava i 36.000 lavoratori della fabbrica più importante del paese,colonna del sindacato negli anni piu difficili,durante l’embargo e nel periodo dei cambiamenti politici.

Tra tanti ricordi di lei, il primo è quello di quando i lavoratori, che venivano a lamentarsi all’ufficio del sindacato perché i salari non arrivavano,il paese era nel caos generale, ridotto in macerie dopo i bombardamenti e lei scrive al presidente Milosevic e gli disse: “se entro domani non arrivano i soldi per i lavoratori, io porto in piazza 36.000 lavoratori…”. Ed i soldi arrivarono. Negli anni successivi non serviranno neanche più gli scioperi della fame… La cosiddetta rivoluzione democratica ha portato anche i cambiamenti al sindacato, in modo assai “democratico”. Centinaia di persone avevano circondato la Palazzina del sindacato, la minacciarono, insultarono e poi una decina di loro salirono nel suo ufficio urlando e cercando di cacciarla fuori .Lei stava in piedi e disse: “Non siete voi a cacciarmi fuori, le dimissioni le posso dare solo a quelli che mi hanno eletto. I lavoratori…”.

Ricordo anche uno dei nostri viaggi in Italia. Il 15 febbraio 2003 a Roma durante la manifestazione contro la guerra in Irak, lei fu la voce dei lavoratori jugoslavi:  per la pace, il diritto al lavoro e una vita dignitosa, Per l’antifascismo e uguali diritti a tutti.

Se ne e andata una grande sindacalista e compagna,L’ho salutata con una rosa rossa.

Volevo un garofano ma i garofani non si trovano più qui…. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui, Ruzica a destra e l’inseparabile Rajka a sinistra

Addio cara e indimenticabile compagna e sorella, abbiamo attraversato un pezzo lungo delle nostre vite sullo stesso sentiero, con gli stessi valori e uniti nell’impegno di solidarietà e politico, cercando di non farci cambiare, spesso anche con un senso di solitudine, ma niente e nessuno è riuscito a dividerci, anche se lontani.

Come si diceva sui ponti di Belgrado e della RFJ…: 

“Forse ci vinceranno. Ma non ci convinceranno!”.

Forse hanno vinto, ma certamente non ci hanno convinto.

Ti sia lieve la terra Ruzica!

 

Enrico Vigna, presidente di SOS Yugoslavia – SOS Kosovo Metohija e

portavoce del Forum Belgrado Italia

 

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Nelle righe qui sotto si può capire la lucidità, lo spessore politico e di conoscenza dei problemi inerenti i lavoratori, la fabbrica, il paese, che lei denotava e possedeva. Oggi queste riflessioni e analisi sintetiche sono, purtroppo per i lavoratori serbi, drammatica realtà.

 

Manifestazione nazionale contro la guerra – Roma 15 febbraio 2003

L’intervento fatto dal palco da RuzicaMilosavljevic e RajkaVeljovic,
in nome dei lavoratori della Zastava di Kragujevac, bombardata dalla Nato nel 1999

“ I lavoratori di tutto il mondo condannano la guerra.

Dobbiamo essere uniti e decisi a respingere l’idea che sia possibile per una potenza economica imporre a tutto il mondo le sue leggi ed i suoi interessi.
Non ci sono guerre giuste o umanitarie. Ci sono solo guerre per l’egemonia territoriale, politica ed economica. Per il controllo delle terra e delle sue risorse.
Porto qui oggi a tutti voi il saluto dei tanti lavoratori della Yugoslavia.
Dico questo ricordando i tanti feriti e morti, lavoratori, vittime innocenti di una guerra che non aveva nulla di intelligente ma che ha portato solo miseria, che ha ucciso l’aria, l’acqua ed il suolo con un inquinamento senza precedenti, che ha condannato le giovani generazioni ad un futuro di malattie e di tristezza.
La guerra alla Yugoslavia ha portato solo miseria, nuovi profughi, nuova emigrazione.
Ha distrutto case, ponti, ospedali, scuole. Ha distrutto sotto i bombardamenti 950.000 posti di lavoro condannando alla miseria intere città e territori.
Siamo testimoni del bombardamento della nostra fabbrica.
La Zastava produceva automobili e occupava 36.000 lavoratori.
Hanno detto che era un obiettivo militare ma mentivano.
Era in realtà’ un obiettivo civile, un obiettivo voluto e deciso coscientemente a tavolino dai generali e dai politici che hanno voluto quella guerra.
Gli stessi che oggi, sulle macerie da loro prodotte vogliono conquistare anche le nostre libertà’ ed i diritti di noi lavoratori.
Prima hanno bombardato le nostre fabbriche. Ora ci chiedono sacrifici.
Come in Italia anche da noi chiedono più’ libertà di licenziamento, più flessibilità. Ci impongono salari bassi e nessuna tutela sindacale, nemmeno per le lavoratrici in maternità.

Ecco cosa hanno voluto produrre con questa guerra.
Hanno perseguito con lucida coscienza il controllo di un territorio distruggendo la sua economia per arrivare a conquistare un serbatoio di mano d’opera senza diritti ed a basso prezzo.
Se la guerra alla Yugoslavia è stata la prova generale di una nuova politica egemonica che aveva bisogno di far saltare le regole del diritto internazionale, ora con la messa in crisi dell’Onu si vuole affermare con ancora maggiore arroganza la totale libertà delle economie forti di disporre di tutto il territorio, di tutte le risorse, di tutto il mercato che a loro serve per rafforzare la loro egemonia.

Ma la solidarietà dei lavoratori sconfiggerà questo progetto.
Il nostro è un progetto di pace. Una pace gridata in questa piazza, oggi a Roma come in tante altre città del mondo.
Una pace per cui sarà necessario lottare ancora, con decisione, con convinzione.
Una pace che ha nei lavoratori una forza insostituibile, decisiva e forte.
Una forza che vince perché come ha dimostrato la nostra esperienza, la solidarietà tra i lavoratori può essere più forte di qualsiasi cannone.
Nessuno ci coinvolgerà’ in questa guerra,

Viva la pace, viva l’unità dei lavoratori”.

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Questa breve ma precisa analisi, era stata preparata da R. Milosavljevic, in seguito a un incontro che ebbi con lei, sulla situazione dei lavoratori. ( E.V.)  28-10-2003

 

SERBIA: NON SI INTRAVEDE LA FINE DELLA CRISI  

 

Per molti rappresenta probabilmente una sorpresa il fatto che la nostra economia continua a trovarsi in uno stato di profonda recessione, le cui conseguenze sopportiamo con sempre maggiore difficoltà, sia perché la crisi dura da molto tempo, sia perché di essa non si intravede la fine.

 

   E’ stato un approccio evidentemente sbagliato pensare che la stabilizzazione e la liberalizzazione a livello macroeconomico, così come un veloce processo di privatizzazione, avrebbero risolto tutti i problemi. Purtroppo gli euforici annunci di riforme, così come le grandi promesse di un miglioramento del livello di vita, non si sono realizzati. Nemmeno nel terzo anno delle annunciate riforme l’economia si è messa in moto. I risultati economici sono decisamente negativi e né i cittadini né gli operatori economici possono più sostenere la terapia – shock neoliberale. La produzione industriale per i primi sette mesi ha avuto un crollo del 3,5%, quella agricola una recessione del 10%, il deficit del commercio estero per gli scorsi 30 mesi  ha raggiunto i 9.215 miliardi di dollari, il nostro debito pubblico alla fine di agosto ha toccato i 13,5 miliardi di dollari, siamo caduti in uno stato di schiavitù da indebitamento e l’economia stagnante non sarà in grado di far fronte a impegni che hanno superato la somma della produzione nazionale lorda.

 

   Sono disoccupate 968.250 persone, 1.282.049 sono occupate e lavorano in media 3,5 ore, e 194.779 lavoratori lo scorso mese non hanno ricevuto lo stipendio.

 

 

LO SFRUTTAMENTO DELLE CAPACITA’ PRODUTTIVE

 

   Lo sfruttamento delle capacità produttive è inferiore al 40 per cento, e l’80 per cento delle attrezzature è antiquato. Il tasso di crescita economica anche quest’anno difficilmente supererà l’uno per cento, e secondo il calcolo degli esperti ci saranno necessari 30 anni per raggiungere il livello del 1989. In particolare 34.208 imprese devono cadere in fallimento, ed altri 468.000 lavoratori rimanere senza impiego. Secondo le ricerche degli esperti, il 74 per cento dei cittadini vive con una quota compresa tra l’uno e i due dollari al giorno, e di essi il 32% si trova in uno stato di povertà grave. Sulla Serbia incombe un’esplosione sociale simile a quella avvenuta in Argentina, lodata dai burocrati  internazionali  per dieci anni, finché non è avvenuto il tracollo economico. Al posto di uno sviluppo economico abbiamo ottenuto una recessione da transizione, una drastica caduta degli standard di vita, la crescita dei debiti e del deficit ed un’economia non liquida.

   Lo stato dell’economia è drammatico. Le ricerche mostrano che solo il 17,7 per cento dei giovani vuole rimanere in patria, gli altri vogliono andarsene. Gli esperti continuano ad avvertire che è l’ultimo periodo utile per poter compiere qualcosa di più serio nel  cambiamento di questo stato. Detto in gergo sportivo, quando i risultati non arrivano bisogna cambiare  la squadra e il gioco; significa che bisogna portare a termine due elementi chiave, cioè cambiare il concetto di riforma e cambiare le persone.

   Purtroppo in questo momento non c’è né la possibilità né la voglia di muoversi in questo senso, o perlomeno di raggiungere un consenso nazionale su una propria strada alle riforme, che costruirebbero un sistema economico volto ad uno sviluppo in cui con la privatizzazione si arriverebbe ad una liquidazione delle sostanze. La scena politica cupa e molto instabile è quotidianamente aggravata da controversie tra i partiti, da un lavoro esacerbato del parlamento, da scandali ministeriali, da frequenti scioperi dei lavoratori a causa dell’illegale attuazione della privatizzazione; è un ambiente che non permette alla forze politiche progressiste di preparare una svolta più radicale nella qualità delle riforme e dello sviluppo economico.

 

   E mentre le parti politiche e i sindacati  patteggiano reciprocamente il profitto della propria esistenza, continua lo sfacelo economico, e di questa crisi non si vede la fine.

 

 

Ružica Milosavljević (ex Segretaria Sindacato Samostalni Zastava Kragujevac), ottobre 2003

 

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Questo è un estratto con le parole di RuzicaMilosaljevic, di un intervista che le feci nel marzo 2004, sulle sue valutazioni circa la situazione dei lavoratori in Serbia e della Zastava in particolare, cinque anni dopo la guerra umanitaria della NATO.

 

D.:  Qual è la situazione nel paese dal vostro punto di vista e dall’interno del movimento dei lavoratori e alla Zastava in particolare?

R: Milosavljevic:La coscienza tra i lavoratori è ancora confusa e contraddittoria, perché le privatizzazioni erano state presentate dal nuovo governo dopo gli avvenimenti dell’ottobre 2000 (n.d.r: l’assalto al parlamento e la destituzione di fatto del precedente governo di unità nazionale, da parte delle forze di opposizione filo occidentali, della DOS), come la soluzione ai problemi del dopo guerra ed embarghi. Una massiccia campagna mediatica aveva di fatto convinto e illuso la gran parte dei lavoratori, che l’unica soluzione stava in questa riforma e che più profonda e spregiudicata fosse stata, avrebbe maggiormente interessato eventuali investitori stranieri, migliorando così le loro condizioni di vita. In una situazione conseguente a 10 anni di embarghi, sanzioni e guerre, le condizioni di vita e morali dei lavoratori erano ormai allo stremo, e questo fu recepito come speranza di un miglioramento o perlomeno come un tentativo che li facesse uscire da uno stato di difficoltà protratto.
Lo scorso anno la produzione industriale in Serbia ha subito un crollo del 5%, quella agricola del 12%; il deficit del commercio estero nei soli due anni tra il 2001 e il 2003 è stato di 9.215 dollari, il debito pubblico a dicembre ha raggiunto i 19 miliardi di dollari. Siamo di fatto caduti in uno stato di schiavitù da indebitamento e l’economia stagnante non è in grado di far fronte a impegni che hanno superato la somma della produzione nazionale lorda. Lo sfruttamento delle capacità produttive è inferiore al 40 per cento e l’80% delle attrezzature è ormai obsoleto.Il tasso di crescita economica del 2003 è stato del 1% e secondo i calcoli degli esperti saranno necessari 30 anni per raggiungere i dati del 1989.
Si parla di 34.000 imprese che devono andare in fallimento con la conseguenza di altri 450.000 lavoratori che resteranno senza lavoro. Sulla Serbia  incombe un’esplosione sociale simile a quella  avvenuta in Argentina, che era stata lodata dai finanzieri internazionali per 10 anni, finchè non è avvenuto il tracollo economico. Al posto di uno sviluppo economico abbiamo ottenuto una recessione da transizione, una drammatica caduta degli standard di vita, crescita dei debiti e del deficit ed una economia senza liquidità.


La situazione in particolare alla Zastava, nonostante scioperi e proteste, è senza reali sbocchi. Il continuo processo di scomposizione dei reparti produttivi, prospettato come necessario per rendere ancora più appetibile la vendita della azienda, non ha prodotto nulla se non disoccupazione, crollo della produzione e smantellamento delle potenzialità strutturali del gruppo. Proprio in questi giorni è stato pubblicizzato l’ennesimo progetto fantasma (periodicamente ogni stagione si fa trapelare notizie e piani di acquisizione di investitori stranieri, che dovrebbero rilanciare la fabbrica e quindi il lavoro, con l’obbiettivo nascosto di contenere il malcontento e sopire la disperazione e la rabbia) Questo nuovo progetto sarebbe di produrre un nuovo modello di vettura con la Toyota, la quale dovrebbe mettere il motore, mentre le scocche e i pezzi di ricambio sarebbero Zastava. Ennesima notizia fasulla, in quanto le scocche Zastava che dovrebbero essere utilizzate  sono quelle prodotte in questi anni senza motori e la maggior parte di esse non possono più essere utilizzate, in quanto secondo le regolamentazioni internazionali una scocca prodotta da più di due anni, è classificata come scaduta quindi non ha più garanzia e non può essere montata. E la Zastava non ha fondi per produrne di nuove. Il nostro pessimismo sulla situazione del nostro paese è legato ad un dato che fa da specchio per leggere il nostro futuro: se la Zastava chiude, la Serbia perde il 40% della produzione industriale, come lo sprofondare in un abisso  per un paese. Ma purtroppo questo è lo scenario che i fatti ci indicano e se questa prospettiva, ormai evidenziata sia dai fatti che da dati oggettivi anche indipendenti da volontà soggettive, non sarà ribaltato, questi saranno gli scenari futuri per i lavoratori della ex Repubblica Federale Jugoslava.

D.: Quali sono state in questi mesi, le maggiori proteste e lotte nel paese e qualche esito hanno ottenuto per i lavoratori?

R: Milosavljevic : Praticamente in ogni settore lavorativo vi sono continui scioperi o proteste, dal settore delle telecomunicazioni a quello dei lavoratori postali e delle banche, scesi più volte in lotta contro licenziamenti di massa, per il pagamento dei salari e contro le ristrutturazioni e le privatizzazioni.
A Smederevo e Sabac lotte nelle fabbriche contro licenziamenti e per aumenti salariali. Nelle acciaierie di Smederevo, le più grandi del paese, la lotta era contro i nuovi padroni americani, che dopo aver acquisito l’azienda avevano immediatamente licenziato circa 1.000 lavoratori, imponendo una paga oraria di 0,40 dollari all’ora. Dopo uno sciopero generale durato settimane, che ha anche coinvolto la città, i lavoratori hanno ottenuto una grande vittoria per questi tempi: accordo circa i licenziamenti, in parte rientrati e in parte ridefiniti presso l’ufficio collocamento con il sussidio mensile di 60 euro, ottenuto un aumento salariale che ha portato la paga oraria a 1,00 dollaro, la cacciata del manager americano T.Kelly, facente funzione di direttore della fabbrica.


Ma anche una vittoria più profonda e importante per il futuro: la Commissione Anticorruzione dopo le denunce dei lavoratori e del Sindacato ha bloccato il processo di privatizzazione della fabbrica per presunti illeciti, falsi e truffe avvenute nella compravendita.
(n.d.r.: in sintesi è successo questo, per ristrutturare la Sartik furono spesi tre anni fa 2 miliardi di dollari; lo scorso anno altri 700 milioni di dollari per ammodernarla e poterla vendere… al prezzo di 35 MILIONI di dollari, all’acquirente americano. Il quale dopo le denunce e indagini si è rivelato un semplice complice e prestanome di alcuni esponenti del governo DOS. Ora anche le Banche che avevano garantito i prestiti si sono rivolte al Tribunale Internazionale per andare fino in fondo alla vicenda… E.V.).

Scioperi e lotte anche a Nis nelle fabbriche MIN e EI, dove da un totale di 28.000 lavoratori fino al 2000, sono omai rimasti 6500 occupati, di cui solo 700 percepiscono un salario intero, il resto lavora solo a chiamata per alcuni giorni al mese. Qui la protesta ha per ora solo bloccato i piani, ma non si è ottenuto altro, le trattative continuano. Scioperi anche alla fabbrica Zvevda e alla DES, dei lavoratori del consorzio PKB e dei Centri Commerciali e altri.
Si è temporaneamente conclusa la lotta dei minatori dei più grandi centri minerari dei Balcani, che hanno ottenuto aumenti salariali, un miglioramento delle condizioni di lavoro, che erano peggiorate notevolmente dall’ottobre 2000, blocco del processo di privatizzazione ed in alcuni casi addirittura di chiusura di alcuni centri. E’ stata anche ottenuta dal Sindacato una vittoria contro lo scorporo della categoria minatori da quella del settore elettrici, che avrebbe drasticamente indebolito entrambe le categorie favorendo poi così, i successivi piani di smantellamento già previsti, in tutti e due i settori. A livello del paese questa è stata salutata come una grossa vittoria sindacale e di difesa degli interessi generali dei lavoratori.

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D.: La scorsa primavera, in piena fase di emergenza dovuta all’uccisione del primo ministro, è stata varata la nuova “ Legge del lavoro”. Quali sono gli aspetti più marcatamente anti operai e regressivi per gli interessi dei lavoratori?

R: Milosavljevic: Uno è sicuramente quello, di una di fatto completa liberalizzazione dei licenziamenti, anche questo spacciato come una necessità per favorire gli investimenti stranieri e quindi teoricamente dare lavoro. Un altro che ha già conseguenze disastrose e ridimensiona completamente il rapporto tra le parti sociali, governo-sindacati è quello relativo della abolizione del Contratto collettivo nazionale; questo di fatto significa, che il  sindacato non ha più alcuna possibilità di impedire o influire su decisioni del governo.
Per esempio nella vecchia legislazione dove vigeva il Contratto collettivo nazionale,vi era una clausola dove era sancito, che qualsiasi contratto locale o aziendale poteva avere SOLO condizioni e intese MIGLIORI di quelle stabilite a livello nazionale, se erano peggiori o regressive degli interessi dei lavoratori NON poteva essere ratificato.Tutto questo oggi non esiste più.
Su altri aspetti della nuova Legge  facciamo alcuni esempi esemplificativi : nella vecchia Legge la parte riguardante il “diritto della protezione del lavoro” il Sindacato era titolato ha trattare e a poter rifiutare qualsiasi decisione lavorativa presa dalle direzioni aziendali, oggi questo non esiste più.
Nella precedente legge nessun aspetto o controversia riguardante singoli lavoratori, sia economici che disciplinari o produttivi, poteva essere preso senza la presenza e accettazione del Sindacato, oggi il sindacato non è neanche più consultato. E’ sancito legislativamente che è solo più riconosciuto il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro soltanto.
Nella precedente legge i licenziamenti erano quasi impossibili se non legati ad aspetti di legislazione penale (azioni illegali) e dovevano essere vagliati e accettati dal Sindacato, che aveva il compito di verificare e garantire che fossero stati applicati  tutti i diritti per la difesa e tutela del lavoratore. Oggi ciascun lavoratore essendo solo nel rapporto con l’azienda è di fatto senza più protezioni sociali e senza più alcun potere contrattuale. Inoltre è stato sancito il “diritto” al licenziamento legato alle esigenze aziendali, in piena politica di liberismo selvaggio, di fatto ogni lavoratore è alla mercè del proprio datore di lavoro..
Le conseguenze dirette e concrete nella vita dei lavoratori si possono vedere in questi due esempi di situazioni di lavoro nella Zastava, che neanche durante embarghi e bombardamenti sono mai accaduti e sarebbero stati considerati illegali anche giuridicamente. Uno riguarda la Zastava automobili dove attualmente sono occupati come dipendenti ancora 3600 lavoratori, e dove ogni mese vengono chiamati dall’ufficio di collocamento 800 lavoratori disoccupati a rotazione, per integrare il sussidio mensile di disoccupazione (45% del salario, mediamente circa 60 euro mensili, che tra le altre cose scadrà nel 2005 e quindi da allora questi iscritti al collocamento non avranno neanche più questa minima entrata), essi accettano di lavorare in queste condizioni : senza nessun contratto specifico se non la conoscenza dell’ammontare del salario a fine mese stabilito dall’azienda, nessun diritto sindacale, orario legato esclusivamente alle esigenze aziendali, nessuna paga o retribuzioni ufficiali ma stabilita ciascuna volta, nessuna maturazione di ferie, nessun diritto alla mutua e malattia se un lavoratore si assenta viene sostituito da un altro, nessun diritto ad usufruire delle leggi di protezione della sicurezza.
L’altro esempio esemplificativo riguarda un reparto Zastava che si chiama TER COM, composto da lavoratori invalidi di cui l’80% provengono dall’ufficio di collocamento disoccupati; la maggioranza sono donne e tutte hanno malattie come leucemia e tumori, le condizioni di lavoro sono spaventose ma il ricatto è che se qualcuno protesta perde anche quei pochi soldi e si ritrova di nuovo senza salario. Noi stessi come responsabili sindacali non possiamo fare nulla, pur sapendo come tutti, qual è la situazione perché gli stessi lavoratori ci chiedono di non muoverci per il terrore di perdere anche questo. Un solo esempio, tutti coloro che lavorano hanno problemi di salute o perché invalidi o perché malati accertati, nessuno di essi ha mai presentato finora alcun certificato medico, spesso occultando il proprio stato per paura di non lavorare.

(n.d.r: sono riuscito personalmente a entrare in contatto con una lavoratrice del reparto, che mi ha affidato la lettera che qui riporto come estratto, che penso non lasci spazio ad altre parole nel rendere l’idea della situazione. E.V.)
“…ho deciso di scrivere questa lettera per raccontarle la mia vita. Sono lavoratrice della Zastava automobili e come invalida di 3° categoria, lavoro nell’officina cosiddetta TER COM (costituita per invalidi). Lavoro al ritocco dei particolari, siccome a causa della guerra non abbiamo lavorato per lungo tempo, poi abbiamo cominciato a fare qualsiasi lavoro, anche quelli che non competono agli invalidi. Abbiamo ripulito i reparti bombardati e si sa benissimo che questi sono posti radioattivi; mentre facevo questi lavori parecchie volte ho avuto allergie e sono stata sottoposta a “terapie”. Poi ho lavorato dove vi è il PCB- Piralene lasciato nell’ambiente dalle bombe ed avevo problemi di respirazione. Sono andata dal medico e mi hanno trovato delle cisti nella gola e nel seno. Ma questo non è stato sufficiente ai dirigenti e per l’ennesima volta hanno portato nel nostro reparto altre sostanze chimiche per le lavorazioni, mi hanno poi portata due volte al Pronto soccorso, e così anche altre mie colleghe; l’ultima volta nel mese di febbraio mi hanno salvato la vita per un soffio.
Adesso sono in malattia fino a fine del mese, poi dovrò tornare al lavoro ma sono molto preoccupata, perché so che un giorno mi troveranno morta; l’ambiente di lavoro è disastroso e anche le condizioni di vita in esso sono disastrose. Io devo lavorare per sostenere la mia famiglia, perché mio marito è stato licenziato ed è anche lui malato; una figlia va a scuola e l’altra ha finito di studiare ma è disoccupata perché non c’è lavoro… io la prego di leggere questa mia lettera ad altri, se vuole può verificare tutto quanto ho scritto. Il mio lavoro consiste nella pulizia dei particolari e componenti bombardati, lavaggio pezzi, scelta delle viti da montare e scarto di quelle non più utilizzabili, pulizia dei reparti. Non posso rifiutare di fare questi lavori nonostante sapevamo che erano radioattivi; ci sono anche altre mie colleghe che sono ammalate, io penso che tutto è conseguenza dei bombardamenti. Io sono invalida ma queste malattie le ho avute dopo. La ringrazio dell’aiuto e la prego, se è possibile, di attivarsi anche tramite qualche organizzazione che lavora nel campo della protezione delle vite umane e di provare ad aiutarci… S.M
.“
Questa è la realtà della classe lavoratrice serba nel 2004, solo quattro anni fa nessuno di noi avrebbe neanche lontanamente immaginato che un lavoratore avrebbe potuto conoscere un simile stato di degradazione sociale e di dignità.
Ma questo è ciò che ci hanno portato i cambiamenti del  “nuovo corso” e con questo dobbiamo convivere quotidianamente e combattere in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

D.: Subito dopo la fine dei bombardamenti a giugno ’99, l’ex governo di unità nazionale, aveva stanziato 1/6 del budget federale della Repubblica serba per il Progetto di Ricostruzione della Zastava, ritenendo prioritario per il futuro del paese il rilancio della fabbrica e della produzione, come condizioni assolutamente improrogabili, insieme alla ricostruzione dei ponti e delle infrastrutture, poi avvenuti. Il progetto era stabilito in 3 Fasi di ricostruzione, all’ottobre 2000 erano state completate quasi due fasi su tre, da allora a oggi, la ricostruzione è stata terminata?
Cosa è avvenuto e qual è la situazione oggi?

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R: Milosavljevic: Per quanto riguarda i lavoratori Zastava vi erano una serie di diritti che contribuivano alla difesa dei salari, per esempio un pasto gratuito al giorno; il 50% delle spese dei trasporti erano rimborsati; i lavoratori che erano in ambiti di lavoro più disagiati, avevano diritto a forniture di alimenti specifici contenenti vitamine e proteine; nel contratto collettivo erano contemplati controlli sanitari periodici e sistematici, da parte del presidio sanitario dell’azienda; nel periodo di malattia il lavoratore percepiva l’80% del salario, ora il 60% ma praticamente nessuno si mette in malattia per timore di essere licenziato;  ad ogni lavoratore che veniva assunto, ma che proveniva da un’altra città, gli veniva assegnato una sistemazione nel quartiere delle case operaie Zastava, in legno e ovviamente negli ultimi anni sempre più disagiate, in attesa di un alloggio in città; ogni lavoratore aveva diritto per lui e la sua famiglia ha tutta una serie di attività ricreative, sportive e culturali aziendali praticamente gratuite. Di tutto questo ora non resta più nulla.
Per quanto riguarda misure più generali e sociali come le mense popolari dove si poteva mangiare a costi simbolici, oggi non esistono più; negli ultimi dieci anni le bollette energetiche non erano state riscosse per non affossare le condizioni minimali di vita del popolo, ora con le privatizzazioni alle famiglie è stato imposto il pagamento di tutti gli arretrati, pena la sospensione delle erogazioni, per cui le famiglie si trovano senza salari e con debiti pregressi da pagare in rate mensili per gli anni futuri. Per quanto riguardava prezzi, affitti, sanità , il governo trattava con il Sindacato e stabiliva programmi sociali a costi calmierati contrattati tra le parti sociali. Ora tutto è stato liberalizzato e non c’è più nessun controllo o limite.

D.: Com’è la situazione sanitaria tra i lavoratori?

R: Milosavljevic: Purtroppo i bombardamenti “umanitari” della Nato oltre alla miseria e al degrado umano e morale, ci hanno anche lasciato una terribile conseguenza : i danni causati dalle bombe all’uranio impoverito, sulle persone e nell’ambiente. Su questo argomento purtroppo i dati ufficiali e le documentazioni precise sono molto carenti se non assenti, questo ovvio per vari motivi, uno perché a livello governativo e dei media, non c’è interesse a rendere pubblici dati che potrebbero dare l’idea della tragedia che incombe sulla vita del popolo serbo, anche e soprattutto per il futuro. Ma su questo vi sono certamente persone più documentate di noi per rispondere, di certo vi è che tra il migliaio di lavoratori volontari, che avevano partecipato alla sgombero delle macerie (va ricordato che la fabbrica fu quasi distrutta da continui e massicci bombardamenti criminali e devastanti), sono già 63 i deceduti e centinaia di altri sono affetti da tumori e leucemie, nel presidio sanitario della Zastava i farmaci più richiesti sono  psicofarmaci, antidepressivi e i medicinali per le malattie di natura epatica. Già questo può essere considerato un dato indicativo.
Così come è ufficiale che l’area della Zastava fu dichiarata nel 2000, ambiente degradato e a rischio da parte dell’ONU.
Un dato ufficiale filtrato negli ultimi mesi dice che nella regione della Sumadija, che ha in Kragujevac il capoluogo, si sono rilevati oltre 1.000 nuovi casi di ammalati di tumori e malattie epatiche.

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D.: Una riflessione finale sulle prospettive e su un futuro che, alla luce della situazione descritta appare molto difficile per il popolo serbo.

R: Milosavljevic:Quanto finora esposto può solo avvicinare coloro che leggeranno, a comprendere qual è la vita quotidiana e le condizioni in cui vivono i lavoratori, la realtà da vivere è sicuramente più difficile.
Già solo il dato ufficiale  frutto di un indagine governativa che dice che l’80,3 per cento dei giovani vuole andare via dalla nostra patria e solo il 17,7 per cento ha ancora speranza che qualcosa cambi e gli permetta così di restare, deve far capire quanto è tremenda la situazione del nostro paese, perché la gioventù significa futuro e senza gioventù, nessun paese può avere un futuro. Per questo è diventato drammaticamente urgente pensare e lavorare a un cambiamento, dei programmi economici e politici, e di leadership. Se non accadrà questo il nostro futuro è molto molto difficile, tutti i giorni si parla soltanto di svendite, chiusure, fallimenti, non si parla mai di una qualche soluzione trovata ad un problema.
Si parla di scorpori, che diventano un processo e pezzo per pezzo, gli scorpori rendono ogni situazione sempre più piccola e poi a sua volta diventa parte di una parte e così via. E poi saranno venduti ma in questa progettualità non c’ è futuro, perché significa di fatto cancellare la potenzialità produttiva di uno stato di un paese. Significa per chiunque abbia un minimo di cognizioni economiche o del mondo del lavoro proporre una agonia, magari non cruenta ma una lenta agonia. Negli ultimi mesi sono persino arrivati a ventilare ai lavoratori, un ulteriore scenario futuro architettonico sociale, la Zastava quella che per decenni è stata una grande e immensa fucina di lavoro, di vita, di speranze, di dignità, potrebbe diventare una grande area cittadina, dove non ci saranno più cancelli, inferriate, delimitazioni, solo più una grande area economica, commerciale, di uffici, negozi, magazzini, ma senza più i 36.000 lavoratori e famiglie che l’hanno popolata e resa una fonte di vita e di futuro per mezzo secolo, senza più produzione di nulla. Forse se tutto va bene dicevano, qualche centinaio di posti di lavoro nuovi si creeranno, e gli altri?
Quest’anno la novità ‘ stata la notizia che la Fiat si è rifatta viva dopo anni di disinteressamento e silenzio, ma non per qualche ipotesi di rilancio o investimento, ma per richiedere i debiti pregressi e la valutazione finanziaria del suo pacchetto azionario. Come dire un’altra tegola su qualsiasi ipotesi di trovare acquirenti o investitori che facciano ripartire la fabbrica; di fatto questo rende impossibile immaginare la possibilità, da parte di qualcuno di comprare un azienda che già prima di fare un investimento ha già debiti da saldare. L’insieme delle situazioni dà forse  il segno di una situazione talmente attorcigliata attorno a contraddizioni, problemi e dinamiche bloccanti, che riesce veramente arduo NON pensare ad un futuro nero per i lavoratori della Zastava e forse della classe lavoratrice della Serbia, che probabilmente ha ancora davanti a sé, periodi non certo facili. Per impedire tutto questo c’è una sola strada, cambiare le riforme e cambiare i dirigenti, se i lavoratori riusciranno ad imporre questo la speranza ritroverà una ragione di essere.

 

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 A cura di Enrico Vigna – 27 dicembre 2018

Ucraina: manifestazioni, scioperi e scontri in piazza

a cura di Enrico Vigna, 17 luglio 2018
SOS Ucraina resistente/civg

Guidati dai minatori, pensionati, reduci della guerra in Afghanistan, familiari dell’Associazione vittime di Chernobyl, protestano davanti al Parlamento di Kiev

Con una manifestazione di piazza guidata dai minatori, pensionati, reduci afgani e familiari delle vittime di Chernobyl sono scesi in piazza per protestare contro le misure economiche adottate dal governo ucraino, per annullare i provvedimenti che colpiscono in particolare l’industria del carbone, già in crisi profonda con la guerra nel Donbass, e contro le intenzioni delle autorità di chiudere numerose miniere, attualmente sono ancora circa 30.

Mikhail Volynets capo del Sindacato indipendente dei minatori ucraini, ha tenuto un comizio minacciando azioni sempre più dure se non verranno accettate le richieste dei lavoratori. “…I minatori di tutta l’Ucraina sono venuti a Kiev, ci siamo riuniti qui davanti alle mura della Verkhovna Rada dell’Ucraina per denunciare la sempre più critica situazione che si è sviluppata nel settore del carbone statale. Il debito dell’industria statale dell’energia comprendente il credito dei minatori delle miniere di carbone statali, è di 761,1 milioni di grivne (circa 28,9 milioni di dollari, ndt).

I manifestanti con dei picchetti hanno bloccato tutti gli ingressi e le uscite del Parlamento ucraino per ottenere un incontro con esponenti governativi.

La polizia indossava giubbotti antiproiettile mentre il servizio d’ordine dei minatori conteneva la rabbia dei dimostranti, che intendevano attaccare il palazzo, ma alcuni scontri nei dintorni della Rada sono comunque avvenuti.

La vice presidente del parlamento, Irina Gerashchenko, è uscito per parlare coi manifestanti ma è stata subissata da fischi e ingiurie; per placare la folla ha promesso di preparare un incontro di una rappresentanza dei dimostranti con esponenti della Verkhovna Rada.

“Tu parli e prometti, mentre qui i lavoratori e i cittadini sono gonfi di gas lacrimogeni… ci state avvelenando senza motivo. Fai uscire Paruby (il presidente del parlamento) adesso…”, urlavano dalla piazza.

Il deputato Andrey Nemirovsky uscito per incontrare i manifestanti è dovuto rientrare nel palazzo, invitando Paruby a uscire perché il clima in piazza era infuocato.

I dimostranti hanno ribadito la richiesta di indirizzare 6 miliardi di grivna per lo sviluppo dell’industria mineraria, di abolire la monetizzazione delle prestazioni, aumentare l’importo delle indennità e saldare gli arretrati degli stipendi.

Il Ministero dell’Energia dell’Ucraina ha dichiarato che i minatori devono smettere con le proteste che hanno solo lo scopo di attirare l’attenzione sul problema degli stipendi in ritardo.

Dallo scorso anno a oggi, ci sono state numerose proteste e scioperi dei minatori, dai minatori della miniera Kapustin, che per alcuni giorni si erano rifiutati di risalire in superficie, chiedendo il pagamento dei salari arretrati. A quelli della miniera di “Novodruzhesk”. Nonostante incontri e promesse con il Ministro dell’Energia e dell’Industria del carbone dell’Ucraina Igor Nasalik, il problema è rimasto irrisolto.

Il 22 maggio c’è stata a Kiev una conferenza stampa di attivisti sindacali, dal titolo: “Lo sciopero seguendo le regole, che ha provocato la paralisi della rete ferroviaria Ucraina, Ukrzaliznytsia”.

Nelle relazioni tra cui quella del presidente del Sindacato Indipendente dei Minatori di Ucraina e della Confederazione dei Sindacati Liberi di Ucraina, Mikhail Volynets, si è fatto il punto sui risultati dello sciopero ferroviario ad oltranza che c’è stato in Ucraina, durato otto giorni.

Lo sciopero partito dal deposito della città di Kremenchug il 14 maggio scorso, ha man mano coinvolto nella protesta, macchinisti dei depositi locomotive in diverse parti del paese: Kiev, Poltava, Zaporozhye, Lvov, Krivoy Rog, Sinelnikovo, Mironovka, Korosten. La richiesta è stata di maggior sicurezza nelle condizioni di lavoro e aumenti salariali.

Nel KSPU ( Sindacato Indipendente) hanno optato per uno “sciopero italiano”, così viene definito il tipo di sciopero, quando i lavoratori assunti seguono scrupolosamente tutte le regole e le istruzioni di legge e contrattuali relative alle norme del lavoro. Questo rallenta in modo significativo il processo di produzione, e lo sciopero “italiano” nelle ferrovie ha provocato la paralisi del lavoro di molte aziende che dipendono in maniera basilare dalle comunicazioni ferroviarie.

Questo è esattamente quello che è successo in una delle più grandi imprese ucraine la PJSC “ArcelorMittal di Kryviy Rih”, la più grande azienda siderurgica ucraina. Dato che l’intero ciclo di produzione, dal ricevimento delle materie prime alla distribuzione all’esterno dei prodotti finiti, a seguito degli scioperi si è fermato, nell’impianto metallurgico si è creato un vero e proprio panico. Il giornale filo-governativo “Nuovo tempo” ha denunciato questo tipo di proteste: “…Già ora si può sostenere che gli scioperi dei lavoratori delle ferrovie, porteranno a conseguenze estremamente negative nel paese. Anche senza prendere in considerazione la minaccia grave di un disastro causato dagli scioperanti nelle grandi imprese metallurgiche del paese, l’azione dei lavoratori delle ferrovie ridurrà le entrate in valuta estera in Ucraina che interesseranno la grivna e l’intera economia… “, ha scritto con inquietudine per gli eventi accaduti.

Anche il presidente dell’Associazione degli industriali “Ukrmetallurgprom” Alexander Kalenkov, ha lanciato l’allarme: “… In soli quattro giorni non abbiamo potuto caricare 126 mila tonnellate di prodotti. Per un mese si può calcolare un danno di 85-90 milioni di dollari. In questi giorni abbiamo perso un terzo delle esportazioni di tutto il minerale di ferro dall’Ucraina. Circa il 20-25% del deficit del commercio estero dell’Ucraina, che ora è in rosso per 400 milioni dollari, si è lamentato con forte preoccupazione…”.

Ovviamente egli ha anche evidenziato che la protesta dei lavoratori sono nell’interesse del Cremlino: “… possiamo già dire che lo sciopero dei ferrovieri porterà a conseguenze estremamente negative… Se la situazione persisterà l’industria metallurgica semplicemente perderà i suoi mercati esteri, che si rivolgeranno, prima di tutto, alle società russe… “.

Il 21 maggio è stato annunciato la fine dello sciopero. I lavoratori hanno raggiunto alcuni degli obiettivi, il che ha consentito la ripresa della produzione nel cuore delle industrie.

Ma altri lavoratori associati alla Confederazione dei Sindacati Liberi dell’Ucraina continuano altre azioni di protesta, come ha detto Mikhail Volynets. Il KSPU sottolinea che le azioni e le richieste dei lavoratori sono assolutamente legali e intendono “italianizzarsi” fino alla piena soddisfazione delle loro richieste.

Gli scioperi sono comuni in Europa, ma non in Ucraina, dove il movimento sindacale negli ultimi anni è stato calpestato e criminalizzato, così come ogni protesta sociale repressa, accusandola di essere diretta dalla Russia. Invece questo nuovo tipo di protesta, lo “sciopero italiano”, ha incrinato la dura repressione mostrando la realtà della situazione sociale dei lavoratori e della popolazione.

Inoltre, questo tipo di sciopero è particolarmente indicato da organizzare nelle piccole e più deboli realtà, quando le norme del diritto del lavoro prescritte ufficialmente non sono quasi mai osservate nel concreto del processo di produzione. Non sorprende che la classe dirigente dell’Ucraina cerca di screditare gli scioperi attraverso i media locali tutti controllati, mentre intimidisce i sindacalisti e i lavoratori minacciando rappresaglie, richiedendo agli scioperanti certificazioni particolari, sospensioni e altre sanzioni.

La ripresa e la presenza di organizzazioni di massa dei lavoratori organizzati, è un presupposto imprescindibile per la ripresa sociale, economica e politica del paese.

Sindacati attivi e legati ai lavoratori, potranno non solo arginare gli aumenti vertiginosi di prezzi, servizi e tariffe, ma anche impedire la distruzione delle imprese che sono state liquidate o smantellate in seguito ai risultati di Euromaidan.

Potrebbero ridare una speranza nel futuro a milioni di onesti cittadini ucraini, lavoratori, giovani, pensionati, attraverso il raggiungimento di un livello normale di vita, riconquistando servizi sociali e salari più alti, che ora sono al livello di indigenza, ma anche una resistenza popolare a questi governi golpisti e illegali.

Dopo il golpe di “Euromaidan” e tutto ciò che ne è conseguito, questo paese potrà trovare una via di ripresa e di sviluppo solo quando i diritti e gli interessi dei lavoratori e della gente comune, saranno non più calpestati ma rispettati. Forse allora anche scenari di pace relativi al conflitto nel Donbass potranno essere all’orizzonte.

Chissà che questa esperienza di lotta dei ferrovieri ucraini, utilizzando lo “sciopero italiano”, contribuisca a sperare, che un giorno tutto questo, sarà possibile in Ucraina… almeno di questo, nel nostro paese potremmo essere orgogliosi.

Fonti: RIA Novosti. Volyntsa. Nabat TV

Moldavia: il popolo cambia rotta e si rivolge verso la Russia

cattura2a cura di Enrico Vigna, 14 novembre 2016

MOLDAVIA: alle elezioni presidenziali il popolo moldavo cambia rotta e cerca un alternativa, rivolgendosi verso la Russia. Una svolta geopolitica.

Dopo decenni di rapine e saccheggio sistematico del paese compiuto dai politici e dai partiti legati, finanziati e protetti dall’occidente, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, dall’Unione Europea e dalla NATO, che hanno portato il paese ad essere il paese più povero d’Europa; infatti secondo uno studio del FMI basato sul reddito pro-capite a parità di potere di acquisto, in Moldavia risulta di 5.006 dollari pro-capite. Questo è un dato riferito a chi materialmente vive nel paese, altro discorso andrebbe fatto per chi è emigrato in occidente.

Anche un rapporto dell’UNDP (United Nations Development Programme), ha stabilito che l’8,1% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari al giorno (2000-2007); ma il 48,5% vive al di sotto della cosiddetta soglia di povertà nazionale.                                        

La Moldavia è un paese con circa 3.600.000, di cui oltre la metà vivono all’estero, situata tra Ucraina e Romania. Si parla rumeno, come lingua ufficiale, ma una grande parte parla russo.                             

La Moldavia, posizionata alla 103esima posizione nella Corruption Perceptions Index 2015 di Trasparency International è anche considerato uno dei Paesi più corrotti d’Europa, preceduta nella classifica solo dalla Georgia.
Il 13 novembre c’è stato il secondo turno delle elezioni presidenziali, dove ha prevalso il candidato del Partito Socialista della Repubblica di Moldavia, con il 52,18% complessivo, ma senza i voti esteri, in Moldavia la media è del 75%. Questo nonostante  tutto l’insieme dei “poteri forti” del sistema, partiti, apparati, media e ONG filooccidentali hanno profuso ogni sforzo e investimento finanziario, sabotaggi elettorali, ricatti, pressioni e minacce sulla stampa e i media, completamente in mano ai potentati filo occidentali. Un esempio denunciato dal Blocco elettorale per  il candidato socialista Dodon è quello che, mentre nei paesi occidentali il governo moldavo ha istituito centinaia di seggi per permettere di votare i propri emigrati, in stragrande maggioranza fautori dell’occidente in quanto arricchitisi e culturalmente occidentalizzati, un dato che non ha bisogno di ulteriori commenti, al primo turno in Italia l’80% aveva votato per l’americana Sandu e il 7% per Dodon! In Russia e in altri paesi dove i  lavoratori emigrati non riconoscono l’occidente come un modello o una soluzione, il governo ha ridotto ad una minima presenza i seggi, basta pensare che in una città come Mosca, dove vivono e lavorano oltre 700.000 moldavi emigrati, le scorse elezioni erano stati messi 3 seggi.

Al ballottaggio erano arrivati Igor Dodon, giurista ed economista, fino al 2011 esponente dei comunisti moldavi e poi entrato nel Partito Socialista, di cui è attualmente presidente, e Maia Sandu, ex ministro dell’educazione dal 2012 al 2015, dei governi del corrotto Filat, oggi imprigionato; esponente del partito Azione e Solidarietà, sostenuta dagli USA e dall’UE, laureatasi negli Stati Uniti dove ha  vissuto dal 1989 al 1994, funzionaria della Banca Mondiale, protetta della Fondazione Soros.                                                                                                                                                                                
Igor Dodon un uomo che viene dal popolo,  padre di tre figli, persona che ha realizzato la Fondazione benefica “Soluzione“, che, in tutti gli anni della sua esistenza ha aiutato decine di migliaia di persone; che ha organizzato ed è diventanto leader della campagna patriottica “Amo la Moldavia”, in cui si sono svolte  centinaia di azioni al livello nazionale, volte a sostenere l’identità moldava e la difesa dell’ Ortodossia come patrimonio spirituale del popolo.                                                                                                                                               

Lo scontro tra i candidati era molto profondo e andava oltre la piccola realtà moldava ma investe una modificazione di equilibri in quell’area, con valenze geopolitiche, che potrebbe dare un forte colpo alle mire egemoniche e imperialistiche occidentali; basti pensare al problema interno della Transnistria, al rapporto finora stretto tra i golpisti ucraini di Kiev e le forze proeuropee di Chisinau, la posizione verso le Repubbliche Popolari del Donbass, della Bielorussia, dell’Ossezie del Sud e soprattutto la posizione di rifiuto della NATO, questa sì una questione delicata e foriera di stravolgimenti strategici; oltre al rifiuto di una riunificazione, di fatto un assoggettamento, con la Romania.                                                                                                                                                                              

La Sandu sosteneva l’accordo ratificato nel 2014 di Associazione e Libero Scambio con l’Unione Europea, di cui è oggi parte,  il Dcfta (Deep and Comprehensive Free Trade Area;, Dodon invece ha proposto e sostenuto l’ingresso della Moldova nell’Unione Economica Eurasiatica con Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan e la ricerca relazioni più strette ed investimenti con la Cina.                                                                                                                                                                         
La vittoria di Dodon è fondata al 90% sulla popolazione che vive la devastata realtà sociale prodotta da oltre trentanni di rapine e privatizzazioni selvagge, dai lavoratori e i contadini più poveri, dalle minoranze regionali come i Gagauzi, i Bessarabi e i Russi; dalle centinaia di migliaia di emigrati in Russia; e anche la Chiesa ortodossa sostiene il cambiamento.                                                                                            

La candidata europeista era sostenuta soprattutto dagli abitanti della capitale Chișinău, dagli approfittatori insediatisi in uffici statali e pubblici, attraverso corruzione e favoritismi politici e sopratutto dagli emigrati in occidente.                                                                                                                                    

Ora, come sempre, si tratterà di aspettare l’applicazione dell’ottima piattaforma elettorale nel concreto della realtà moldava, e soprattutto i prossimi passaggi, tra cui appare evidente la prospettiva di indire nuove elezioni politiche.                                                                                                                                                                            

Una cosa è certa: i programmi finora adottati, sfociati in risultati di immiserimento e devastazioni sociali, prodotti dalle politiche occidentali nei paesi ex sovietici, hanno qui trovato una inaspettata battuta d’arresto e il popolo moldavo, come quello di altre realtà dell’area orientale europea, stanno riprendendo in mano il loro destino e la speranza ritrova un germoglio da coltivare e rinforzare.                            

In ogni caso un segnale inquietante per le mire di espansione e dominio delle strategie politiche occidentali e soprattutto di quelle militari e di sopraffazione della NATO.

Questa la PIATTAFORMA ELETTORALE del Partito Socialista della Repubblica di Moldavia, con cui ha vinto nelle elezioni preside 

IGOR DODON
Durante i primi 100 giorni intraprenderò i  seguenti passi:

  • Ristabilirò il partenariato strategico con la Russia. La mia prima visita come Presidente del paese avrà come destinazione Mosca. Avvierò le trattative per sviluppare un accordo di partnership strategica di amicizia con la Federazione Russa, per la cooperazione economica e la risoluzione pacifica del conflitto in Transnistria. L’obiettivo che mi pongo è l’apertura completa del mercato russo per i prodotti moldavi e il sollevamento di tutti i divieti imposti ai cittadini moldavi riguardo il soggiorno in Russia.
  • Insisterò per organizzare le elezioni parlamentari anticipate. Lancerò consultazioni con tutti i partiti politici e la società civile per elezioni parlamentari anticipate.
  • Avvierò azioni concrete e negoziali per  la riunificazione del paese.
    Mi  incontrerò con il leader transnistriano a Tiraspol. Metteremo in discussione i problemi accumulati nei rapporti tra la parte destra e sinistra del Nistru e raggiungeremo un compromesso sulla proposta di una soluzione politica e pacifica.
  • Sosterrò la pace. Andrò a Bruxelles e insisterò sulla creazione di una commissione trilaterale, con la partecipazione di Stati Uniti, UE e Russia al fine di assicurare garanzie internazionali per la neutralità della Moldova.
  • Chiusura all’unificazione con la Romania 

    Mi rivolgerò al presidente rumeno con l’iniziativa di firmare un Trattato di base moldavo-rumeno riguardo il regime di confine. Darò direttiva al Servizio di Informazione e Sicurezza e alla Procura di agire contro le organizzazioni unioniste, e quindi antistataliste di Moldova. Otterrò l’approvazione in Parlamento  di una legge che vieta l’unionismo

 

  • Intraprenderò il processo di rilancio del paese.                               
  • Proporrò  una nuova composizione del Consiglio di Sicurezza Supremo e dell’Istituzione Presidenziale con personalità di patrioti ed esperti. Chiederò che siano puniti tutti i colpevoli del “furto del secolo” e la distruzione del paese. Proporrò al Governo e al Parlamento  nuove strategie di sicurezza nazionale e di difesa della Repubblica di Moldova.                                               Darò indicazioni al Governo sulla realizzazione delle priorità indicate nel programma  “economia sviluppata e giustizia sociale “, che si concentrerà in primo luogo sulla creazione di posti di lavoro, sull’aumento delle pensioni e degli stipendi. Tutte le questioni importanti e controverse saranno decisi dal popolo attraverso un referendum.

Per la patria, per il popolo.

Statualità, Neutralità, Identità moldava.

Economia forte e Giustizia sociale.

Relazioni di amicizia con la Russia. Protezione dell’Ortodossia.

La crisi degli ultimi anni in Moldova si è ulteriormente rafforzata. Il paese è vicino al collasso.                                                                                                                                                                                                             

Gli ultimi 7 anni del governo eurounionista ha portato la nostra repubblica a un crollo totale.                           

I cinque governi corrotti succedutisi , la sottrazione di miliardi nel sistema finanziario-bancario,  oltre al 70% dei prestiti e concessioni, hanno portato sull’orlo del collasso totale la Moldova.                                                         

Il Partito Socialista ha organizzato innumerevoli proteste.                                                                    

Come risultato di queste manifestazioni è stato arrestato e condannato uno dei principali leader della politica corrotta moldava, l’ex primo ministro del paese, Vlad Filat.                                                        

Allo stesso tempo sono stati licenziati altri funzionari dei governi filo-europei, per corruzione e la depredazione che ha subito il popolo. Insieme siamo riusciti ad ottenere le elezioni  presidenziali diretti.

Una vittoria in queste elezioni significa l’unica possibilità per cambiare la situazione nel paese, per creare un’alternativa al regime criminal-oligarchico e ottenere elezioni parlamentari anticipate, per iniziare la ricomposizione della società e rilanciare il Paese.

BASTA CON UNO STATO SEQUESTRATO!                                                                                                     

Negli ultimi anni, la Moldova è arrivata ad essere detenuta da oligarchi. E’ un dato di fatto riconosciuto sia nel paese che all’estero. Al momento, la situazione si è aggravata: Parlamento, Governo, Magistratura, Forze dell’ordine, la maggior parte dei mass-media, compresa la televisione nazionale, tutti i flussi finanziari del paese sono concentrati nelle mani degli oligarchi.                               

Questo non può essere più tollerato.

LA ROTTURA CON LA RUSSIA                                                                                                                                                   

La politica irresponsabile del regime al potere dal 2009, ha portato a una crisi senza precedenti nelle relazioni con il nostro principale partner strategico: la Federazione Russa. La chiusura del mercato russo ha provocato il fallimento di agricoltori, la distruzione di migliaia di ettari di alberi da frutta, la scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro. Il paese ha subito danni di milioni.                                    

Più di 700 mila dei nostri cittadini, che lavorano in Russia, sono messi in difficoltà. In pericolo sono anche le loro famiglie rimaste a casa, che sono da loro sostenute.                                                                          

Il regime degli oligarchi continua ad aggravare la situazione cercando di vietare la trasmissione di canali televisivi russi, con una feroce propaganda anti-russa in tutti i media controllati dal sistema.

I MILIARDI DIROTTATI.                                                                                                                                                       

Il mondo intero ha imparato a conoscere la Moldavia dopo le frodi criminali, approvate anche dal governo Iurie Leanca, dove ha partecipato anche Maia Sandu. Ora questi due sono candidati alle presidenziali, per cercare di sfuggire alle loro responsabilità.                                                                                          

I criminali hanno rubato fondi dal paesi pari a un miliardo di euro.                                                     

“Il furto del secolo” è stato uno dei colpi più tremendi assestati all’economia e alla vita del paese, avendo avuto come effetto l’aumento delle tasse e l’abbassamento della capacità delle persone di acquistare lo stretto necessario, così il regime degli oligarchi intende riequilibrare le perdite dei miliardi rubati ai cittadini. 

LA POVERTA’ ASSOLUTA.

L’Economia e il settore sociale sono tornati nei tempi turbolenti degli anni ’90.                                                                       
La Moldova è sull’orlo di un’esplosione sociale. Tutti i prestiti contratti vengono utilizzati per il consumo.                                                                                                                                                                      
I beni pubblici proficui sono venduti a prezzi stracciati. Il 70 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Circa un milione di persone, secondo i dati presentati proprio da parte del governo, che in precedenza negava queste cifre, vivono e lavorano all’estero. Se ne vanno le persone tra i più competenti. Più della metà di coloro che si trovano adesso all’estero sono persone e famiglie giovani. Purtroppo, un gran numero di giovani famiglie hanno  deciso definitivamente di non ritornare in patria.                                                                                                                                                 
Il cosiddetto governo ha organizzato un genocidio sociale. Questo influisce soprattutto sui pensionati, i disabili, le famiglie numerose. Gli imprenditori onesti, che contribuiscono più o meno a mantenere il bilancio del paese, sono costretti a chiudere e vendere le loro attività. 

PER I BAMBINI! PER I GENITORI! PER LA FEDE! PER LA GIUSTIZIA!

PER IL PAESE!

DISTRUZIONE DI FAMIGLIE.                                                                                                                

Attualmente, ci sono più di 150 mila bambini  soprannominati orfani sociali. I loro genitori sono vivi, ma non hanno visto da tanto  tempo i loro bambini. Si rompono le famiglie. L’istituzione del matrimonio è screditato.                                                                                                                                              
La povertà porta i giovani a rinviare la fondazione di una famiglie e la nascita dei figli. La felicità umana è stata convertita in denaro.                                                                                                      

Mentre le persone lasciano il loro paese in cerca di guadagni, i loro bambini  crescono senza cure e supervisione parentali e gli anziani rimangono senza cura da parte dei figli.

ATTACCHI CONTRO L’ORTODOSSIA E CONTRO I VALORI TRADIZIONALI.                              

Ogni giorno si verificano provocazioni verso la Chiesa ortodossa. Ci vengono imposti modelli di vita stranieri, si impone una nuova moda.Viene promosa l’ irresponsabilità verso i bambini, i genitori, la società, la fede, la patria, una sorta di “schiavitù liberale”.

RISCHIO DI PERDITA STATALITA’                                                                                                                              

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una deliberata distruzione dell’economia, del settore sociale. Dal piccolo schermo ci persuadono con l’idea che non dobbiamo studiare la nostra storia, la nostra lingua, che siamo di un’altra nazionalità, che dobbiamo fare causa comune con qualcuno contro gli altri.                                                                                                                                                       
Si costruiscono continuamente tentativi di far litigare tra di loro coloro che per secoli hanno vissuto insieme su questa terra, hanno costruito insieme la Moldova: moldavi, russi, ucraini, gagauzi, bulgari, ebrei e altri, tutto popolo moldavo.                                                                                                                                                                        

Il loro obiettivo è di distruggere la Moldova, annettendola a un altro stato entro il 2018.                                               

Per questa occasione, in Romania è già stato istituito una commissione speciale, in Moldova le strutture che governano sono piene di traditori della Patria.

Oggi, come non mai, le elezioni presidenziali del paese sono importanti per mantenere il nostro paese sulla mappa del mondo. Le elezioni del Presidente della Repubblica sono importanti per contrastare le azioni criminali di una cricca di  usurpatori politici, per fermare il scivolamento nel caos, per porre fine alle umiliazioni di cui sono soggetti  i nostri cittadini.                                                                                                            

Una delle principali missioni come futuro presidente sarà quello di ripristinare la fiducia della gente nello stato, nelle qualità del proprio potenziale, per avviare il rilancio del Paese.                                               

Sono stato spesso in situazioni in cui è stato necessario risolvere i problemi più difficili del Paese, aiutare le persone, difendere i loro interessi. So cosa devo fare in qualità di Presidente.                                 

Ho una squadra di esperti con una visione chiara per sconfiggere il regime attuale e iniziare la rinascita del Paese.

NEL CONSIGLIO SUPREMO DELLA SICUREZZA CI SARANNO SOLO PATRIOTI.                              

Porterò nel Consiglio Supremo di Sicurezza esperti e  statalisti convinti. La maggior parte delle riunioni del Consiglio Supremo di Sicurezza  saranno  rese pubbliche, con la partecipazione dei mezzi di comunicazione.

DIVIETO DI CITTADINANZA DOPPIA PER I FUNZIONARI PUBBLICI.                                               

Nessuna nomina che dipende dal Presidente potrà essere sarà fatta per persone che sono cittadini di altri Stati. Tutte le persone con doppia cittadinanza, che sono stati precedentemente nominati attraverso il dispositivo del Presidente, saranno licenziati o  rinunceranno alla seconda cittadinanza.

INTERDIZIONE DELL’UNIFICAZIONISMO.

La campagna aggressiva per promuovere l’unificazione con la Romania è condotta apertamente in Parlamento, al  Governo e nelle altre istituzioni pubbliche.

Premeditatamente l’unionismo viene inoculato attraverso il sistema educativo, promosso in televisione, attraverso le marce nelle principali città del paese.

Si verificano regolarmente azioni di negazione dello Stato moldavo, della storia e della lingua.

Mi attiverò per l’iniziativa di vietare per legge l’unionismo in tutte le sue forme.

Il divieto riguarderà partiti politici, organizzazioni pubbliche, le azioni e la propaganda.

Gli inviti per la liquidazione della statalità moldava  dovrebbero essere sanzionati penalmente.

GARANZIE INTERNAZIONALI PER LA NEUTRALITA’. PER LA PACE!                                                  

La Costituzione prevede che la Moldavia sia uno stato neutrale. Tuttavia, si sentono sempre più voci che  richiedono l’adesione al blocco militare NATO. Si effettuano delle provocazioni a livello statale, con la partecipazione di attrezzature militari.

Invoco la pace. Otterrò garanzie internazionali per la neutralità della Moldova. I soldati della NATO non marceranno nelle nostre strade.

LA STORIA DELLA MOLDOVA NEL PROGRAMMA SCOLASTICO.                                                       

La normativa relativa all’istruzione richiede cambiamenti fondamentali. I nostri figli devono studiare la storia del nostro paese. Nelle scuole verrà insegnata la storia della Moldova.                                 

Il nostro paese ha 657 anni. Sulla mappa del mondo e soprattutto dell’Europa troveremo pochi stati che possono vantare una storia così lunga.                                                                                                        

In questi secoli ci sono stati tentativi di disintegrarci, di sottometterci,di distruggerci, ma la Moldavia si è salvata principalmente grazie alla suo popolo.                                                              

Credo nel nostro paese e nel potere del nostro popolo. So che la Moldova ha un futuro.

Immagini della Marcia della Memoria per commemorare il 72° Anniversario della Liberazione della Moldavia dall’occupazione nazifascista 

ELABORAZIONE DI UNA NUOVA STRATEGIA DI SICUREZZA.                                                           

Avvierò l’elaborazione di una nuova strategia di sicurezza nazionale, dove alla voce minacce saranno indicati l’unificazionismo e le attività criminali degli oligarchi.                                                                                                      

In pochissimo tempo saranno  sradicati questi due flagelli.

ECONOMIA FORTE, SVILUPPATA E GIUSTIZIA SOCIALE                                                                                          

Insieme ad un team di professionisti abbiamo sviluppato un programma per lo sviluppo di medio termine. A differenza di altri, sappiamo come rilanciare l’economia, restituire alla gente la speranza e la dignità sociale. Come Presidente del paese proporrò 7 strategie presidenziali nazionali per lo  sviluppo economico e per garantire la giustizia sociale.                                                                                               

Inoltre la nostra squadra ha elaborato il programma nazionale “economia sviluppata e giustizia sociale“. Nel programma è pianificato lo sviluppo dell’industria, del settore dei servizi, il sostegno dei produttori moldavi, soprattutto quelli del campo dell’agricoltura e delle tecnologie avanzate. Questo creerà posti di lavoro, un significativo aumento delle pensioni, dei salari e delle indennità  sociali.

REFERENDUM SUL VETTORE DI  POLITICA ESTERA  DEL PAESE.                        

Il popolo e soltanto il popolo deve decidere il corso di sviluppo del nostro paese.                                           

Sarò il promotore di un referendum sul vettore di politica estera della Moldova.

Proporrò per  la Moldavia l’iniziativa di tornare al regime commerciale asimmetrico con i paesi UE, un regime favorevole per il paese. Manterremo il  regime senza visti per i cittadini moldavi nella UE e e nella CSI.

VILLAGGIO CONFORTEVOLE                                                                                      

Avvierò il Programma Nazionale “Villaggio confortevole” che assegni obbligatoriamente a ogni villaggio del paese, almeno un asilo, una scuola primaria, un ambulatorio, una farmacia. A poco a poco, dovranno essere risanate le condizioni dellle strade e altri aspetti delle infrastrutture.

RESTITUZIONE DEL MILIARDO.                                                                                             

Costituirò una commissione presidenziale per indagare sull’appropriazione indebita di miliardi di lei,  comissione composta anche da esperti esteri  qualificati e non permetterò che i debiti statali prodotti dai furti, siano messi sulle spalle dei cittadini. Tutte le persone coinvolte nell’appropriazione indebita di fondi pubblici saranno punite nel modo più duro.

QUALITA’ NELLA SANITA’ E SERVIZI MEDICI ACCESSIBILI                                                    

Il prezzo della polizza assicurativa medicale  deve essere ridotto e deve essere prevista la possibilità di pagamento a rate della stessa, e l’elenco dei servizi offerti nell’ambito della polizza dovrà essere più ampio.

Presenterò un’iniziativa parlamentare sulla visita medica annuale obbligatoria per tutti i cittadini, un  sostegno pubblico, la compensazione per gli errori commessi da medici e personale medico, la fornitura di farmaci gratuiti e cure odontoiatriche per le categorie svantaggiate, soprattutto i pensionati, gli invalidi e i minori. Per i medici sarà previsto lo status di dipendenti pubblici.

PROTEZIONE SOCIALE PER OGNUNO.                                                                                                     

Le pensioni devono essere aumentate 2 volte l’anno, e devono superare  notevolmente la soglia di povertà. Proporrò di limitare i margini commerciali sui beni di prima necessità. Avvierò  un programma nazionale per sostenere le giovani famiglie, attraverso il programma “Bonusmamma”.

CONTROLLO TOTALE DEI BENI DI GIUDICI, PROCURATORI E ALTRI FUNZIONARI.                                                                                                                                                        
Attualmente, i rappresentanti della magistratura ricevono stipendi di decine di migliaia di lei, chiedendo e beneficiando  di pensioni e indennità ugualmente grandi, mentre la pensione di un comune cittadino non raggiunge il minimo di sussistenza. Siamo tra i primi nel mondo in termini di livello di corruzione.

Migliaia di destini sono stati segnati a causa di espropri illegali e corruzione. La lotta alla corruzione diventerà una priorità. Nominerò per la carica di procuratore generale un vero professionista che non è mai stato coinvolto nella corruzione, che sarà in grado di condannare tutti i responsabili.

Avvierò una verifica completa dei dipendenti pubblici, giudici, pubblici ministeri e delle loro famiglie per quanto riguarda l’origine dei fondi e dei beni detenuti.                      

Tutti i i colpevoli saranno puniti e le loro proprietà verranno confiscate.

EDUCAZIONE: PRIORITA’ DELLO STATO!                                                                    

Avvierò  un programma nazionale di sviluppo dell’educazione in Moldova. Io sono del parere che quelli che finiscono la scuola primaria devono avere scelta tra liceo e scuola superiore. Enessuna obbligarietà. Nel programma si prevede una graduale transizione verso l’istruzione statale completamente gratuita. Appoggio l’idea che gli insegnanti dovrebbero ottenere lo status di dipendenti pubblici con tutte le garanzie sociali incluse.     

RAPPORTI DI AMICIZIA CON LA RUSSIA.

PROTEZIONE DELL’ORTODOSSIA.

Con la Russia ci legano secoli di storia comune e di realizzazioni. Da centinaia di anni condividiamo la stessa fede, quella ortodossa. Insieme con la Russia abbiamo ottenuto la liberazione dal giogo ottomano. Insieme abbiamo vinto la Grande Guerra Patriottica, insieme abbiamo ricostruito dalle rovine ogni città e ogni strada, abbiamo creato l’Accademia delle Scienze, costruito fabbriche , centrali elettriche, aeroporti, scuole, università, asili, ospedali, teatri, musei.

Ma oggi qualcuno ci costringe a fare un fronte comune contro la Russia. Questo non accadrà.

Ristabilirò gli ampi rapporti di amicizia con la Federazione Russa.

Proteggerò la nostra fede ortodossa.

ACCORDO DI ASSOCIAZIONE STRATEGICA CON LA FEDERAZIONE RUSSA

La mia prima visita come presidente sarà a Mosca. Avvierò la stesura e la firma di un accordo di associazione strategica con la Federazione Russa, che comprenderà la cooperazione economica, sociale e politica, un approccio peculiare e negoziale per la risoluzione del conflitto in Transnistria e le garanzie per i lavoratori migranti moldavi che lavorano in Russia.                                                   

In brevi termini, cercherò di  ottenere un completo ritorno della produzione moldava sul mercato russo.

Allo stesso tempo, continueremo le relazioni amichevoli con i paesi dell’Unione Europea e insisteremo sul ritorno al regime commerciale asimmetrico con l’UE.                   

NO AL DIVIETO DI DIFFUSIONE DEI PROGRAMMI TV RUSSI!

Rifiutero il nuovo Codice sull’audiovisivo, che prevede di vietare la diffusione di programmi televisivi russi e sarà necessario un aggiustamento al fine di garantire i principi costituzionali di libertà di esprimersi e di informazione.

LAVORATORI MIGRANTI, CHE LAVORANO ALL’ESTERO.                                

PARTE DELLE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

Secondo il governo ufficialmente all’estero si trovano al lavoro oltre 800mila lavoratori migranti provenienti da Moldavia, ma il loro numero reale è molto  superiore, sfiorano i due milioni.

Preoccuparsi di queste persone ha sempre fatto parte della nostra attività.

In Russia vivono permanentemente circa 700 mila lavoratori migranti provenienti dalla Moldavia.

A causa della politica miope, irresponsabile e  sabotatrice  del regime al potere, queste persone sono diventate i più vulnerabili dei nostri cittadini all’estero. In ogni città, dove il numero di cittadini moldavi è di oltre 10 mila persone, saranno aperti uffici consolari dell’ambasciata moldava.

Io ritengo che il numero di seggi aperti all’estero deve essere proporzionale al numero di nostri connazionali all’estero e il diritto di voto dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino.

Chiederò l’abolizione integrale del divieto di soggiorno in Russia per tutti migranti lavoratori moldavi, il cui divieto non è collegato a delle violazioni penali o amministrative, porrò il problema della loro libera circolazione, nonché quello che riguarda l’occupazione e le garanzie sociali.

PROTEZIONE DELL’ORTODOSSIA

L’Ortodossia è il fondamento spirituale della nostra statualità e identità.

Lavorerò in associazione e a  stretto contatto  con la Chiesa Ortodossa per quanto riguarda la crisi sociale, la promozione di moralità pubblica, l’educazione spirituale e la conservazione del patrimonio culturale della nostra gente. Non permetterò pressioni da parte delle autorità verso la Chiesa e l’oltraggio dei sentimenti religiosi dei credenti.

ECCO la speranza per un futuro degno di essere vissuto:

QUESTA è la gioventù che può salvare un paese e la dignità del popolo moldavo!

A cura di Enrico Vigna, 14 novembre 2016

Collaborazione e traduzioni di Oxana L.

Milano 20mag2016: con la Siria a “La Casa Rossa”

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La Marcia del “Reggimento Immortale”

xassdi Enrico Vigna, CIVG

9mag2016.- Oltre 700.000 moscoviti hanno partecipato alla Marcia del “Reggimento Immortale” (Bessmertnyj Polk), sfilando per le vie del centro con le fotografie dei propri cari che hanno difeso la patria durante la Grande Guerra Patriottica. Presente al corteo, anche il Presidente Putin con l’immagine del padre.

La manifestazione, organizzata per la prima volta a Tomsk nel 2012, è giunta alla quinta edizione, riscuotendo un successo enorme. Come dichiarato dal Presidente Putin, rappresenta la riaffermazione delle profonde radici dell’antifascismo nel popolo russo. Oggi coinvolge oltre 700 città russe e oltre 12 milioni di persone. A San Pietroburgo erano oltre 500.000.  

A mezzogiorno, subito dopo la Parata della Vittoria, la gente ha iniziato a radunarsi nel centro di Mosca per il “Bessmertnyj polk”, il Reggimento Immortale: la sfilata della popolazione civile che vuole ricordare i parenti e gli amici che hanno partecipato alla Grande Guerra Patriottica, che si snoda per diversi chilometri dalla via Tverskaja sino alla Piazza Rossa.    

La gente sfila con palloncini e bandiere, con mazzi di garofani rossi da regalare ai veterani, con il cappello color verde militare in testa e col nastro arancione e nero di San Giorgio attaccato al petto.

Ma il principale segno che contraddistingue i partecipanti della sfilata sono le vecchie foto portate da casa, che ritraggono coloro che hanno preso parte in prima persona alla difesa della patria dal 1941 al 1945. Durante la lunga marcia la gente sfila lentamente e ordinatamente, vengono cantate le canzoni della tradizione sovietica e russa. La folla è composta da genitori con figli piccoli, ragazzi con gruppi di amici, anziani che ricordano gli anni della guerra, preti, veterani, volontari che distribuiscono acqua. La polizia orienta la folla, in un’atmosfera di totale tranquillità.

Nei partecipanti traspare un marcato sentimento di orgoglio, soprattutto per i propri padri, nonni, bisnonni. I veterani ancora in vita sono i veri protagonisti della sfilata, oltre a coloro il cui volto è stampato sulle foto in bianco e nero, incorniciate o incollate anche su vecchie scatole da scarpe; ed essi rivivono con gli occhi dei figli e dei nipoti il ricordo della grande Vittoria.

Una volta arrivata in prossimità del Museo di Storia, la folla si è poi divisa ai due lati, per poi riunirsi sulla Piazza Rossa e formando un unico serpentone.

Qui, sotto le mura rosse del Cremlino, erano allestite tre grandi tribune: in questa occasione non ci sono stati posti riservati ai politici, ad alti gradi militari, a personalità pubbliche. Solo moscoviti comuni, di ogni età, che magari hanno tra i parenti un veterano, e che sono venuti a salutare la folla del “Reggimento Immortale” che sfila. La tribuna centrale è esclusivamente riservata ai veterani veri e propri: qualcuno è arrivato con i vestiti di tutti i giorni, altri sono orgogliosamente in divisa; qualcuno saluta gioiosamente la folla, altri sembrano pregare in silenzio. Ci sono anche molte donne tra loro, e tutti hanno in mano interi mazzi di fiori, regalati dai partecipanti della manifestazione, che si avvicinano e li ringraziano personalmente. “Spasibo dedu za pobedu”, “Grazie, nonno, per la Vittoria”. Il corteo è sfilato dalle tre fino alle sei del pomeriggio.

Sotto: anche il Presidente russo Vladimir Putin ha partecipato al “Bessmertnyj polk”, organizzato nel centro di Mosca. Il capo del Cremlino ha sfilato reggendo il ritratto di suo padre, veterano della Grande Guerra Patriottica.

Il capo dello Stato russo, portando un ritratto di suo padre, veterano di guerra, si è unito ai partecipanti della marcia. Ha attraversato la Piazza Rossa alla testa del corteo, camminando fianco a fianco con i cittadini comuni. Putin ha detto che “in fondo lui era sempre stato lì con loro e si sente un membro del reggimento” e che ha deciso di unirsi alla marcia spontaneamente. “Ho deciso all’ultimo momento, non avevo deciso in anticipo, ho scelto una foto di mio padre, che avevo vicino al momento. Non era previsto nel mio programma. E io vorrei che questo succedesse nel cuore di ogni persona e di tutto il popolo, era zabyurokracheno “, ha dichiarato il Presidente. “Il valore di questa iniziativa è che non è nata negli uffici, in strutture amministrative, essa è nei cuori della nostra gente, del nostro popolo. Questa è la dimostrazione del rispetto con cui trattiamo le generazioni che hanno protetto il nostro paese. Questo è il popolo che è diventato il Reggimento immortale. Se questo movimento crescerà e diventerà una tradizione, lo sosterremo con tutti i mezzi a nostra disposizione.” ha concluso il Presidente russo.

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