NSA: Israele responsabile dell’uccisione di un generale siriano

da al manar

Israele è responsabile per l’omicidio, avvenuto nel 2008, del generale siriano Mohammed Suleiman, un uomo molto vicino al presidente Bashar al-Assad. Lo rivela un documento dell’agenzia dell’intelligence statunitense, NSA, citato dal sito web The Intercept.

L’attribuzione dell’assassinio ad Israele è stato rivelato in un documento interno della NSA, fornito dall’ex consulente Edward Snowden.

Il documento NSA, un estratto di Intellipedia, un database interno per il servizio di intelligence, indica che l’omicidio sia stato commesso da un commando della marina israeliana nella città costiera di Tartous.

Questo assassinio è il primo esempio conosciuto di un attacco di Israele contro un funzionario di un governo legittimo, secondo il documento NSA.

Nel 2010, WikiLeaks aveva pubblicato un cablogramma degli Stati Uniti sostenendo che la Siria già sospettava che Israele fosse responsabile per l’assassinio del generale.

Il Generale Sleiman è stato ucciso la notte del 1 agosto 2008 dai cecchini nella sua villa sul bordo delle acque di Tartous, mentre riceveva gli ospiti.

Il Generale aveva fama di essere un punto collegamento del governo siriano con Hezbollah in Libano.

Secondo gli USA affermano, Sleiman era legato al complesso di Al-Kibar, distrutto nel settembre 2007 da con il pretesto che fosse una centrale nucleare in costruzione.

Mohammed Sleiman è stato l’interlocutore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nelle indagini sulle ambizioni nucleari siriane.

Secondo la rivelazione, NSA ha stabilito la responsabilità di Israele nella morte del generale attraverso l’intercettazione delle comunicazioni israeliane.

L’uccisione di Mohammed Suleiman, avvenne sei mesi dopo quella a Damasco di Imad Mughniyeh, il principale comandante militare di Hezbollah, rimasto ucciso in un attentato con un’autobomba, tipico marchio delle uccisioni di Israele.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

La CIA spende miliardi di dollari per rovesciare Assad

da hispantv

Il programma segreto della CIA in Siria per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad costa miliardi di dollari ogni anno agli Stati Uniti. Lo ha riferito il Washington Post.

In un rapporto pubblicato sabato scorso, sulla base di documenti rilasciati dall’ex analista dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) Edward Snowden, il giornale statunitense ha sottolineato che questa spesa rappresenta un quindicesimo del bilancio totale della CIA.

Il giornale aggiunge che la CIA ha addestrato ed equipaggiato circa 10.000 uomini in Siria negli ultimi anni, il che significa che l’Agenzia sta spendendo circa 100.000 dollari l’anno per ciascuno dei terroristi coinvolti nel programma.

Secondo il documento, una gran parte dei fondi che sono stati stanziati dalla CIA riguardano: i campi segreti di addestramento per i terroristi organizzati  in Giordania, la raccolta di informazioni, l’assistenza e la guida delle operazioni dell’opposizione armata siriana e la gestione di una rete per l’invio di terroristi, munizioni e armi in Siria.

D’altra parte, si afferma che, poiché la CIA non è riuscita a rovesciare il governo di Damasco, il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di ridurre fino al 20% il finanziamento di questo programma costoso.

I tagli al programma della CIA sono parte di un disegno di legge di spesa preliminare per l’intelligence che dovrà essere sottoposta a votazione la prossima settimana alla Camera dei Rappresentanti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Terrorista confessa: «aerei USA hanno fornito armi all’Isis»

da hispantv

Un membro dell’Isis (Daesh in arabo), ha ammesso che aerei USA hanno inviato aiuti al gruppo estremista, che opera in Iraq e la Siria.

Il terrorista dell’Isis, arrestato dalle forze tribali irachene, ha confessato che gli aerei statunitensi hanno lanciato due volte armamento e aiuti alimentari al Daesh in Iraq, come dimostra un video pubblicato, ieri, sul sito web indipendente Veteranstoday.

«Ho visto due volte con i miei occhi l’aereo USA lanciare aiuti ai combattenti dell’Isis a Mosul, nel nord dell’Iraq», ha raccontato il terrorista quando è stato interrogato da un ufficiale dell’esercito iracheno.

«Un aereo cargo statunitense ci ha inviato scatole piene di armi, proiettili, razzi, granate, pezzi di armi pesanti made in USA», ha proseguito. Inoltre, ha aggiunto: «Dagli aerei ci hanno lanciato anche cibo e bevande».

Gli aerei da guerra coalizione anti-Isis, guidata dagli Stati Uniti, hanno ripetutamente inviato una grande quantità di armi e munizioni ai terroristi del Daesh in Iraq e la Siria, sostenendo che si trattava di un errore.

Queste sovvenzioni degli Stati Uniti terroristi non stupiscono nessuno: Majed al-Qarawi, un membro della Commissione per la sicurezza e la difesa del parlamento iracheno, ha rivelato all’inizio di gennaio scorso, che un aereo delle forze armate statunitensi ha lanciato armi ai takfiri nella provincia di Salah al-Din, Iraq centrale.

Secondo Edward Snowden, ex analista del National Security Agency degli Stati Uniti, NSA, il gruppo terroristico Isis è nato dagli sforzi congiunti dei servizi segreti degli Stati Uniti, Regno Unito e  regime israeliano.

Un rapporto recentemente pubblicato dall’agenzia Bloombergview ha dimostrato che gli Stati Uniti erano a conoscenza del piano dell’Isis di occupare la città irachena di Al-Ramadi, capoluogo della provincia di Al-Anbar (ovest), ma non ha avvertito il governo iracheno.

L’Isis, con migliaia di membri stranieri, attualmente operanti in Iraq e Siria, commettono crimini contro l’umanità contro tutti i gruppi etnici e religiosi, tra cui sciiti, sunniti, curdi e cristiani.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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(VIDEO) «Gli Stati Uniti erano a conoscenza della nascita dell’Isis»

da hispantv

Mesi prima della nascita del gruppo terroristico Isis (Daesh, in arabo), il governo degli Stati Uniti era stato informato dalla Defense Intelligence Agency, DIA, sull’ascesa del gruppo takfiro e sulla dichiarazione imminente di un “califfato” in Iraq e Siria.

Le vecchie armi immagazzinate negli arsenali militari in Libia sono state spedite dal porto di Bengasi, in Libia, a quelli di Banias (ovest Siria) e Burj Islam (nord-ovest della Siria).

Il sito Judicial Watch ha pubblicato di recente una serie di documenti precedentemente classificati da parte del Dipartimento della Difesa e dal Dipartimento di Stato che rivelano come Washington era a conoscenza della spedizione massiccia di armi dalla città di Bengasi ai terroristi che lottano per rovesciare il legittimo governo del presidente siriano, Bashar al-Assad in Siria.

La relazione sulla crescente minaccia rappresentata da quello che oggi è conosciuto come il gruppo takfiro, Daesh, così come il fatto che stava ricevendo una gran quantità di armi dalla Libia, è stata inviata il 5 agosto 2012 alla Casa Bianca. Lo ha segnalato, oggi, l’agenzia iraniana Fars, citando il Judicial Watch.

«Le armi degli ex arsenali militari in Libia sono state spedite dal porto di Bengasi, in Libia, ai porti di Banias (ovest della Siria) e di Burj Islam (nord-ovest della Siria). Le armi inviate a fine agosto 2012 erano: fucili da cecchino, RPG (anticarro lanciarazzi a spalla) e razzi 125 millimetri e 155 mm», si legge nel documento.

Nel rapporto si avvertiva che il continuo deterioramento delle condizioni di sicurezza avrebbe avuto “conseguenze disastrose sulla situazione irachena” e portato enormi benefici al gruppo terroristico Isis, nato, si legge nell’informativa, da Al-Qaeda in Iraq.

«Questo crea il luogo ideale per Al-Qaeda (in Iraq), per tornare alle sue vecchie roccaforti a Mosul e Ramadi», prosegue il documento, aggiungendo che «l’Isis potrebbe anche dichiarare un califfato attraverso la sua unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, che costituiscono un grave pericolo per l’unità dell’Iraq e la protezione del suo territorio».

Nonostante gli avvertimenti emessi dalla DIA, l’Isis con migliaia di combattenti regionali, europei e americani, ha dichiarato, nel giugno 2014, l’istituzione del suo califfato in alcune zone occupate in Iraq e in Siria, dove ha commesso vari crimini contro l’umanità, tra cui esecuzioni sommarie e rapimenti di massa.

Le memorie dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, e i documenti trapelati dall’ex analista del National Security Agency degli Stati Uniti, NSA, Edward Snowden, confermano che l’Isis è stato creato da un gruppo composto da elementi dei servizi segreti degli Stati Uniti, del Regno Unito e dal lavoro de regime israeliano per soddisfare gli interessi di Washington e dei suoi alleati in Medio Oriente.

L’attacco consolato USA di Bengasi

Nelle rivelazioni del Judicial Watch emerge, tra l’altro, che il Dipartimento della Difesa ha riferito quasi subito che l’attacco al consolato Usa nella città libica di Bengasi è stato pianificato dieci giorni di anticipo e compiuti da terroristi legati ad Al-Qaeda.

Secondo il testo, l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton e altri alti funzionari dell’amministrazione del presidente USA, Barack Obama, erano consapevoli che era stato messo a punto un piano “per uccidere quanti più statunitensi è possibile”.

L’attacco, avvenuto nel settembre 2012, ha provocato la morte dell’ ambasciatore USA, Chris Stevens e di altri tre cittadini statunitensi.

Le violenze sono avvenute durante la campagna elettorale negli Stati Uniti. Dopo le elezioni i repubblicani hanno accusato l’amministrazione Obama di aver nascosto la natura terroristica di quello che è successo per non perdere voti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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«Gli USA hanno creato l’Isis per combattere Hezbollah»

da hispan.tv

L’ex comandante della NATO, il Generale statunitense,Wesley Clark, ha rivelato che il gruppo terroristico Isis (Daesh, in arabo) è stato creato dagli amici e dagli alleati degli Stati Uniti per combattere il Movimento di Resistenza Islamica in Libano, Hezbollah.

 «L’Isis è nato attraverso il finanziamento dei nostri amici e alleati», durante la guerra del Kosovo (1998-1999) ha dichiarato l’ex generale NATO, in una intervista alla CNN.

 A questo proposito, Clark ha aggiunto che se si cerca di combattere fino alla morte contro Hezbollah non si possono utilizzare cartelli e richiedere la partecipazione del popolo, ma bisogna  guardare ai fanatici e agli estremisti, perché «sono loro che sono a disposizione per combattere Hezbollah».

 Tuttavia, il ministro della Difesa degli Stati Uniti che ha parlato su richiesta del presidente USA, Barack Obama, il Congresso per autorizzare la lotta all’Isis, ha evitato di fornire ulteriori informazioni.

 Queste dichiarazioni di Clark si verificano dopo che, lo scorso ottobre, il vicepresidente USA, Joe Biden, assicurava che gli alleati degli Stati Uniti nella regione, in particolare la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, avevano partecipato al finanziamento del terrorismo.

«Il nostro problema più grande in Siria erano i nostri alleati nella regione (…) I turchi, i sauditi erano meravigliosi, e così anche gli emirati. Cosa ha fatto? Hanno inviato centinaia di milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi a tutti coloro che hanno deciso di combattere contro il governo in Siria», affermò Biden.

Come ha poi spiegato il vicepresidente degli Stati Uniti, il Presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, gli aveva dato ragione, ammettendo errori quando doveva impedire il passaggio di terroristi in Siria attraverso il territorio turco.

L’ ex analista dell’Agenzia Nazionale di Sicurezza degli Stati Uniti NSA, Edward Snowden, ha rivelato lo scorso agosto che il Daesh è stato creato attraverso una collaborazione tra i servizi di intelligence degli Stati Uniti, Regno Unito e il regime israeliano.

Inoltre, l’ex Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, ha confessato, nelle sue memorie, che il gruppo Daesh è stato formato da Washington per raggiungere i suoi obiettivi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Evo Morales: «Un pretesto umanitario per una guerra devastante»

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

6set2013.- «Usano pretesti umanitari per mascherare i loro veri obiettivi e preparare in Siria una guerra dalle conseguenze devastanti», dice Evo Morales rispondendo a una domanda del manifesto. Il primo presidente indigeno della Bolivia sta concludendo in Italia un giro di incontri che lo ha portato in Spagna e in Bielorussia. Ieri mattina, prima di recarsi in visita dal suo omologo Giorgio Napolitano, ha incontrato movimenti sociali, sindacati e rappresentanze politiche della sinistra italiana, e ha dialogato anche con il nostro giornale.

In una successiva conferenza stampa, Morales ha poi ripreso alcuni temi su cui si era soffermato, alternando le sue riflessioni con quelle del ministro degli Esteri David Choquehuanca Cespes. Insieme a lui, il presidente ha gestito le ore difficili del sequestro, il 2 luglio, al rientro da un vertice sul gas in Russia. Allora, diversi paesi europei – Francia, Spagna, Portogallo e Italia – gli avevano negato il transito nei propri spazi aerei, obbligandolo ad atterrare a Vienna e a rimanere bloccato lì per 11 ore.

Sul numero di agosto di Le Monde diplomatique/ilmanifesto, Morales ha raccontato i particolari della vicenda, il tentativo di perquisizione dell’aereo presidenziale organizzato dalla diplomazia spagnola, la sua decisa resistenza, il supporto degli altri presidenti socialisti dell’America latina. In quei giorni, la Cia cercava il suo ex consulente Edward Snowden, in fuga coi documenti segreti del Datagate. Ecuador, Venezuela, Bolivia e Nicaragua si erano detti disposti ad accoglierlo e Washington intendeva dare un avvertimento, incurante delle norme internazionali. Morales aveva denunciato la subalternità a Washington dei paesi europei, esigendo da loro delle scuse, poi arrivate. Ieri è tornato sul tema, ritenendo «totalmente superata» la crisi con l’Europa dopo gli incontri con Francia, Spagna e ora Italia: «Il problema – ha ripetuto – non è con i paesi europei, ma con chi li ha ispirati, con le agenzie di intelligence da cui erano a loro volta controllati. In America latina, gli Stati uniti hanno spiato sia Dilma Rousseff che il presidente del Messico Peña Nieto, loro alleato, e la Colombia. Quelle dettate dal mercato capitalista sono alleanze senza principi e senza valori».

Il Brasile non ha offerto asilo a Snowden, ma ieri la commissione che indaga sullo spionaggio illegale organizzato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza Usa (Nsa) ha deciso di mettere in campo una protezione speciale verso Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian che per primo ha diffuso le rivelazioni sul Datagate. Sarà protetto anche il suo compagno, il brasiliano David Miranda, che a metà agosto venne fermato all’aeroporto di Londra e interrogato in base alla legge antiterrorismo. «Snowden merita gratitudine – ha detto ieri Morales – perché ha mostrato i veri interessi degli Stati uniti. Il petrolio e il controllo geopolitico della regione sono il vero obiettivo della Guerra contro la Siria. Quello delle armi chimiche è la giustificazione di cui hanno bisogno per ripetere quanto hanno fatto in Iraq usando il pretesto delle armi di distruzioni di massa, che non c’erano». E per illustrare il concetto, Morales ha raccontato un episodio: «Durante una riunione internazionale, ho chiesto di chi fosse oggi il petrolio libico e mi è stato risposto: per questo devi chiedere a lui, riferito a un alto rappresentante europeo. Come ieri hanno ucciso Gheddafi, oggi vogliono eliminare Assad. Quello richiesto al Congresso Usa è un voto per uccidere». L’alternativa? «Dar retta alle parole di papa Francesco quando dice no alla guerra. Organizzare un’opposizione di massa chiamando i movimenti e la sinistra. Chiedere agli organismi internazionali che intervengano per scongiurare la catastrofe. Un detto lakota dice: quando sei sull’orlo del baratro può sorgere l’arcobaleno». Chiediamo a Evo come si stanno muovendo gli organismi regionali latinoamericani. Risponde: «L’Alba è nata su principi antimperialisti e di giustizia sociale e chiede con forza la pace. Ma anche all’interno di Unasur e Mercosur vigono i criteri della mediazione e della solidarietà. Così cerchiamo di risolvere i nostri conflitti. La ex presidente cilena Bachelet mi ha detto all’epoca: dì a Chávez che non si preoccupi, parlo io con Uribe. E Dilma ha mediato ora tra Colombia e Ecuador e tra Santos e Maduro. L’importante è che non venga un paese potente dall’esterno a dettar legge».

Oggi Morales incontra Bergoglio. Gli chiediamo: ma questo pontefice è davvero il «primo papa bolivariano» come alcuni vorrebbero? «In Bolivia – risponde – abbiamo molti problemi coi vescovi: appena ce n’è uno vicino alla Teologia della liberazione e alla sinistra viene rimosso in favore di un altro vicino alla destra. Di questo papa mi convince il suo discorso sul francescanesimo, che può diventare rivoluzionario e camminarci a fianco. Vado a sentire, poi vedremo».

 

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