Maduro: «La Colombia abbandona la sicurezza alla frontiera»

spi_20150826120125da Correo del Orinoco

«Domani il Ministro degli Esteri (Delcy Rodríguez) chiederà con forza a Cartagena che la Colombia riprenda l’attività di contrasto attraverso le forze di polizia, investigative e militari, contro le bande di assassini paramilitari. Adesso basta, noi andremo avanti con molta fermezza», ha affermato il Presidente

Il Presidente Nicolás Maduro Moros ha assicurato che il Venezuela esigerà dalla Colombia la riattivazione delle attività di sicurezza nelle zone di confine, perché a giudizio del capo dello stato, il governo di Bogotá ha letteralmente abbandonato la frontiera sul versante della sicurezza.

«Mi piacerebbe ascoltare l’opinione del presidente (Juan Manuel) Santos riguardo a tutti questi fenomeni di cui abbiamo fornito prova, la Colombia deve riattivare tutti i suoi organismi militari e di polizia contro il paramilitarismo alla frontiera, perché la Colombia dal punto di vista della sicurezza ha abbandonato la frontiera», ha spiegato.

Durante il suo programma ‘En Contacto con Maduro’ ha dichiarato: «Domani il Ministro degli Esteri (Delcy Rodríguez) chiderà con forza a Cartagena che la Colombia riprenda l’attività di contrasto attraverso le forze di polizia, investigative e militari, contro le bande di assassini paramilitari, contro i trafficanti di droga. Adesso basta, noi andremo avanti con molta fermezza».

Se Uribe si mette contro il Venezuela riceverà un’adeguata risposta

«Se si mette contro il Venezuela, riceverà un’adeguata risposta, nessuno mi può zittire, se (Álvaro) Uribe trama contro il Venezuela, arriverà una forte risposta del governo», ha evidenziato il Presidente venezuelano Maduro, in riferimento alle recenti dichiarazioni dell’ex presidente colombiano contro il Venezuela e la Rivoluzione Bolivariana.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Caso Cabello: disinformazione e menzogne contro la Rivoluzione

Diosdado-Cabello-y-Nicolás-Maduro-540x359di Fabrizio Verde

Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez

Prende nuovamente vigore la campagna mediatica volta a gettare discredito sul Venezuela Bolivariano. Il quotidiano statunitense New York Times e l’iberico ABC – un fogliaccio già franchista e hitleriano – rilanciano contro Diosdado Cabello, stantìe quanto fallaci accuse di guidare un cartello di narcotrafficanti. Ovviamente il mainstream italiano, megafono dell’imperialismo, si è subito accodato alla canea mediatica dando credito a queste fantasiose ‘notizie’ che hanno come unico obiettivo quello di dipingere la patria di Bolivar e Chávez alla stregua di uno stato canaglia, dedito al narcotraffico internazionale. In Italia si è distinto l’ineffabile Roberto Saviano, nel replicare pappagallescamente affermazioni tanto gravi, quanto prive di fondamento alcuno.

Accuse fallaci. Entrando nel merito della questione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, viene indicato alla testa di un fantomatico cartello criminale dedito al narcotraffico internazionale, il ‘Cartel de los Soles’. Un nome scelto non a caso, visto che nel 1993 – in pieno periodo neoliberista – quando al governo vi era Carlos Andrés Pérez, un gruppo di generali fu coinvolto in uno scandalo legato al traffico della droga, e siccome il simbolo di questi ufficiali è il sole, furono definiti come il ‘Cartel de los Soles’.

Per comprendere meglio la questione, adesso, dobbiamo porci alcune domande: se il dirigente bolivariano è realmente il capo di questa organizzazione composta da alti ufficiali venezuelani, perché sino a questo momento nessuno dei narcos ha lanciato accuse contro Cabello? Perché non vi sono evidenze, fotografie, intercettazioni, riguardanti questo cartello? Come mai questa indagine è l’unica nel suo genere a basarsi esclusivamente su ‘rivelazioni’ fornite da due latitanti venezuelani – Rafael Isea e Leasmy Salazar – dapprima spariti e poi riapparsi negli Stati Uniti per sottrarsi al corso della giustizia venezuelana? Infine, perché gli Stati Uniti non hanno mai preso alcun provvedimento contro l’ex presidente colombiano Uribe che in una lista della DEA, risalente ai primi anni ’90, figurava tra i narcotrafficanti più pericolosi al mondo (n.82) dietro al celebre Pablo Escobar (n.79)?

La risposta è semplice: siamo di fronte all’ennesima campagna mediatica, una sporca montatura propagandistica senza alcun fondamento, che riesce a passare in occidente esclusivamente grazie ad un’informazione che non fa il proprio mestiere.

Il ruolo dei media. In questa vicenda grottesca un ruolo cruciale lo gioca l’informazione. Senza dilungarsi, basterà citare un dato significante fornito dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez: in Spagna, secondo un recente monitoraggio dei mezzi d’informazione, quando viene affrontato il tema Venezuela, nel 71% dei casi si tratta di notizie negative o dispregiative, per il 29% notizie neutrali, mentre alle notizie positive i media iberici dedicano lo 0% delle notizie.

Questo avviene perché «il Venezuela – ha spiegato in maniera impeccabile Delcy Rodriguez – è al centro della nuova configurazione geopolitica in costruzione, che è contraria agli interessi dei grandi centri del potere finanziario. Per questo siamo oggetto di queste aberranti e ripetute campagne mediatiche».

Per quanto riguarda invece l’inchiesta del New York Times, essa si basa esclusivamente sulle notizie fornite da Isea, che come ricordato in precedenza, si trova negli Stati Uniti per sfuggire alla giustizia venezuelana, che lo accusa di gravi episodi di malversazione e corruzione.

La lotta alla droga in Venezuela. L’obiettivo non dichiarato ma palese è quello di rappresentare il Venezuela come un paese dominato da personaggi senza scrupoli, dove regnano arbitrio e corruzione. La realtà invece accusa proprio gli Stati Uniti.04est3-venezuela-reuters

Questa la chiara denuncia del deputato venezuelano Adel El Zabayar: «Gli Stati Uniti, pur essendo il primo paese al mondo per consumo di droghe, si vantano di riuscire a individuare gruppi di narcotrafficanti in tutto il mondo, mentre all’interno dei propri confini, non riescono a fermare i gruppi narcotrafficanti e le bande che si occupano della vendita».

Secondo quanto dichiarato dal politico venezuelano il vero obiettivo degli Stati Uniti sarebbe quello di controllare il commercio delle sostanze stupefacenti: «Si tratta di una combinazione di interessi tra i politici nordamericani, l’esercito e i narcotrafficanti, altrimenti – ha spiegato il deputato del PSUV – difficilmente la droga potrebbe entrare in territorio nordamericano».

Sulla stessa lunghezza d’onda Irwin José Ascanio Escalona, presidente dell’Ufficio Nazionale Antidroghe, che oltre a denunciare il ruolo degli Stati Uniti nella campagna mediatica, ha ricordato come la lotta al traffico di droga in Venezuela abbia prodotto risultati significativi dopo la cacciata della DEA: «Una volta liberati della DEA abbiamo triplicato i sequestri di sostanze e migliorato il processo di disarticolazione delle organizzazioni criminali». Ricordando, infine, che la DEA ha ampiamente utilizzato meccanismi illegali come le ‘consegne controllate’, dov’erano coinvolti anche alti dirigenti dell’organizzazione statunitense.

Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez.

Paramilitari colombiani hanno regalato armi agli agenti della Dea

resizeda lantidiplomatico.it

L’Agenzia Antidroga ha rivelato che gli agenti in Colombia hanno accettato fucili AK-47 regalati dai paramilitari

Un rapporto dell’Amministrazione per il controllo della droga (DEA il suo acronimo in inglese) presentato al Congresso degli Stati Uniti, ha rivelato dettagli sul comportamento dei funzionari dell’agenzia durante il lavoro svolto in Colombia.
 
La relazione, presentata nel corso di un’audizione davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti, ha svelato che membri di organizzazioni paramilitari colombiane hanno donato agli agenti della DEA fucili AK-47. Uno di questi è stato occultato e introdotto all’interno dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà.
 
L’audizione è stata convocata dopo che lo scorso 27 marzo l’Ufficio dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Giustizia (OIG) ha presentato una relazione riguardante delle denunce per comportamenti sessuali inadeguati rilevati in alcune agenzie statunitensi, tra cui figurano la DEA e l’FBI. 
 
In questa relazione, l’OIG sostiene che gli agenti dell’Amministrazione per il Controllo delle Droghe hanno utilizzato le proprie case o locali comunque affittati dal governo per «orge con donne a pagamento». Inoltre, in varie occasioni, hanno preso parte a grandi feste con prostitute, pagate dai narcotrafficanti. 
 
Il rapporto denuncia il fatto che, nonostante l’enorme rischio per la sicurezza derivante da questi comportamenti, la DEA ha sanzionato gli agenti con una sospensione di sole due settimane. 
 
Il senatore statunitense, Elijah Cummings, ha affermato che «ciò che questo nuovo rapporto dimostra è che non si trattava di uno o due casi isolati, ma sono decine i casi in cui gli agenti hanno ingaggiato prostitute che sono poi state portate in case e uffici presi in affitto dal nostro governo».
 
Inoltre, Cummings ha spiegato che il rapporto ha riscontrato come gli ‘incidenti’ non sarebbero limitati al periodo circoscritto tra il 2005 e il 2008, come inizialmente ipotizzato, in quanto vi sono alcune denunce risalenti all’anno 2001.

Iran leader mondiale nella lotta al traffico di droga

da Al Manar.com

Una tonnellata di droga è stata sequestrata dalle autorità iraniane nel solo mese di marzo di quest’anno. Rafforzando il suo confine con l’Afghanistan e il Pakistan, l’Iran lotta sempre di più attivamente contro il traffico di droga che passa attraverso il suo territorio.

La Repubblica islamica dell’Iran è ora leader mondiale nella lotta contro il traffico di droga. E in questo campo, Teheran ha chiaro vantaggio rispetto ai suoi vicini. Date queste circostanze, la cooperazione regionale nella lotta contro il traffico di droga, è possibile?

Dall’Iran passa il traffico di droga dall’Afghanistan verso la Russia e l’Europa. Droghe a base di oppio, principalmente eroina, sono realizzate in Afghanistan, in transito attraverso il territorio iraniano, sono poi trasportati al nord, passando per il Caucaso, per arrivare nella parte meridionale della Russia europea. Un’altra strada, attraverso i porti iraniani, trasporta gli stupefacenti in Turchia e in Europa. Inoltre, una notevole quantità di eroina è consumata in Iran.

L’anno scorso, la zona di coltivazione del papavero in Afghanistan è aumentata a 209.000 ettari, l’equivalente di una stima di 5,5 tonnellate. Questo è il motivo per cui il traffico di droga è aumentata significativamente in Iran.

Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite, l’Iran è al primo posto nella lotta al traffico di droga nel suo territorio. Quindi, a differenza di molti altri paesi, dove tra il 3% e il 10% della droga è confiscata dalle autorità, questo tasso è aumentato al 33% nella Repubblica islamica. In l’Iran si sequestra l’80% di oppio e il 40% di morfina del mondo. Negli ultimi cinque anni, 600 tonnellate di droga sono state sequestrate in media ogni anno dalle autorità competenti in Iran, il 75% erano di eroina e oppio. La polizia iraniana conduce una guerra contro i trafficanti di droga che ha provocato la morte di 4.000 agenti di polizia e il ferimento di 12.00 negli ultimi 10 anni.

Le autorità iraniane sono inflessibili e disposte a prendere misure estreme. I trafficanti di droga possono anche essere condannati a morte per i loro crimini. Essi sono pubblicamente impiccati sotto i verdetti dei tribunali e appesi a delle gru di fronte ai confini afghani e pakistani. E ‘anche interessante notare che il 70% dei detenuti nelle carceri iraniane sono condannati per casi legati al traffico di droga.

Data l’importanza della lotta contro il traffico di droga nel paese, tutte le questioni che sono legati a questa attività, sono sotto la giurisdizione dei tribunali del Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica.

La lotta contro la droga è un programma nazionale di priorità, anche costoso per Teheran. Ogni anno il paese spende più di 800 milioni dollari su questo problema, mentre le organizzazioni internazionali sbloccano per l’Iran un aiuto di simbolico per 15 milioni di dollari.

Le autorità iraniane spendono ingenti risorse per l’equipaggiamento del confine tra Iran, Afghanistan e il Pakistan. Negli ultimi anni, più di 700 km di trincee sono state scavate, sono stati costruiti grandi impianti di confine, tra cui cancelli, recinzioni di filo spinato e cemento. Migliaia di dipendenti dei servizi di sicurezza iraniani sono stati trasferiti in questa zona, così come i dipendenti delle forze dell’ordine. Tutte queste misure hanno ridotto il traffico di eroina afgana attraverso il territorio iraniano.

Dei 300 chilometri di confine che la separa con il Pakistan, l’Iran ha iniziato la costruzione di 120 torri. Ciò è stato fatto al fine di “rafforzare la sicurezza nella parte orientale del confine”, minacciato da attivisti del gruppo radicale Jundallah. Quasi il 100% del finanziamento di questa organizzazione, responsabile per la morte di civili e funzionari statali, è fatto con il traffico di droga sul confine tra Afghanistan, Pakistan e Iran.

Non c’è dubbio che Teheran gioca un ruolo molto importante nella lotta contro il traffico di droga dall’Afghanistan e dal Pakistan.

«Teheran ha creato il più grande database della regione sul traffico di droga e volentieri condivide le informazioni contenute in questo database con quaranta paesi», ha affermato la politologa del Medio Oriente Irina Fedorova. «Il successo dell’Iran nella lotta contro il traffico di droga dovrebbe essere un esempio per gli altri paesi che sono vittime di questo tipo di piaga. Ovviamente, questo non la obbliga a mostrare i trafficanti di droga impiccati nei paesi limitrofi, dove il traffico ha origine. Ma i metodi iraniani di lotta contro il traffico di droga sono abbastanza esemplari».
L’attività dell’Iran nella lotta contro il traffico di droga potrebbe andare oltre questo particolare problema e diventare un fattore politico. Pertanto, la solidarietà internazionale con l’Iran su questo tema potrebbe aprire la strada per l’espansione della cooperazione con questo paese, anche in altri settori.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Armati di musica contro droga e violenza

di Gabriele Melendugno

AVN, Caracas, 26giu2013.- Il governo venezuelano consegna 4.385 (su 25.000 previsti per il 2013) strumenti musicali ai giovani venezuelani per la Campagna Nazionale Antidroga (e in genere prevenzione della devianza giovanile).
E’ noto che la devianza giovanile è direttamente collegata alla diffusione di iniziative culturali attive e coinvolgenti e la pratica musicale è una delle più potenti.

“Con la musica coltiviamo valori per la vita. Se i giovani praticano la musica in prima persona, avremo un futuro migliore per i nostri figli e nipoti”.

Era presente Abreu, fondatore de “El Sistema”, grazie al quale 300.000 giovani venezuelani studiano musica gratis, e grazie al quale si è formato Dudamel, che ad appena 32 anni è fra i più apprezzati direttori d’orchestra mondiali.

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