Moldavia: il popolo cambia rotta e si rivolge verso la Russia

cattura2a cura di Enrico Vigna, 14 novembre 2016

MOLDAVIA: alle elezioni presidenziali il popolo moldavo cambia rotta e cerca un alternativa, rivolgendosi verso la Russia. Una svolta geopolitica.

Dopo decenni di rapine e saccheggio sistematico del paese compiuto dai politici e dai partiti legati, finanziati e protetti dall’occidente, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, dall’Unione Europea e dalla NATO, che hanno portato il paese ad essere il paese più povero d’Europa; infatti secondo uno studio del FMI basato sul reddito pro-capite a parità di potere di acquisto, in Moldavia risulta di 5.006 dollari pro-capite. Questo è un dato riferito a chi materialmente vive nel paese, altro discorso andrebbe fatto per chi è emigrato in occidente.

Anche un rapporto dell’UNDP (United Nations Development Programme), ha stabilito che l’8,1% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari al giorno (2000-2007); ma il 48,5% vive al di sotto della cosiddetta soglia di povertà nazionale.                                        

La Moldavia è un paese con circa 3.600.000, di cui oltre la metà vivono all’estero, situata tra Ucraina e Romania. Si parla rumeno, come lingua ufficiale, ma una grande parte parla russo.                             

La Moldavia, posizionata alla 103esima posizione nella Corruption Perceptions Index 2015 di Trasparency International è anche considerato uno dei Paesi più corrotti d’Europa, preceduta nella classifica solo dalla Georgia.
Il 13 novembre c’è stato il secondo turno delle elezioni presidenziali, dove ha prevalso il candidato del Partito Socialista della Repubblica di Moldavia, con il 52,18% complessivo, ma senza i voti esteri, in Moldavia la media è del 75%. Questo nonostante  tutto l’insieme dei “poteri forti” del sistema, partiti, apparati, media e ONG filooccidentali hanno profuso ogni sforzo e investimento finanziario, sabotaggi elettorali, ricatti, pressioni e minacce sulla stampa e i media, completamente in mano ai potentati filo occidentali. Un esempio denunciato dal Blocco elettorale per  il candidato socialista Dodon è quello che, mentre nei paesi occidentali il governo moldavo ha istituito centinaia di seggi per permettere di votare i propri emigrati, in stragrande maggioranza fautori dell’occidente in quanto arricchitisi e culturalmente occidentalizzati, un dato che non ha bisogno di ulteriori commenti, al primo turno in Italia l’80% aveva votato per l’americana Sandu e il 7% per Dodon! In Russia e in altri paesi dove i  lavoratori emigrati non riconoscono l’occidente come un modello o una soluzione, il governo ha ridotto ad una minima presenza i seggi, basta pensare che in una città come Mosca, dove vivono e lavorano oltre 700.000 moldavi emigrati, le scorse elezioni erano stati messi 3 seggi.

Al ballottaggio erano arrivati Igor Dodon, giurista ed economista, fino al 2011 esponente dei comunisti moldavi e poi entrato nel Partito Socialista, di cui è attualmente presidente, e Maia Sandu, ex ministro dell’educazione dal 2012 al 2015, dei governi del corrotto Filat, oggi imprigionato; esponente del partito Azione e Solidarietà, sostenuta dagli USA e dall’UE, laureatasi negli Stati Uniti dove ha  vissuto dal 1989 al 1994, funzionaria della Banca Mondiale, protetta della Fondazione Soros.                                                                                                                                                                                
Igor Dodon un uomo che viene dal popolo,  padre di tre figli, persona che ha realizzato la Fondazione benefica “Soluzione“, che, in tutti gli anni della sua esistenza ha aiutato decine di migliaia di persone; che ha organizzato ed è diventanto leader della campagna patriottica “Amo la Moldavia”, in cui si sono svolte  centinaia di azioni al livello nazionale, volte a sostenere l’identità moldava e la difesa dell’ Ortodossia come patrimonio spirituale del popolo.                                                                                                                                               

Lo scontro tra i candidati era molto profondo e andava oltre la piccola realtà moldava ma investe una modificazione di equilibri in quell’area, con valenze geopolitiche, che potrebbe dare un forte colpo alle mire egemoniche e imperialistiche occidentali; basti pensare al problema interno della Transnistria, al rapporto finora stretto tra i golpisti ucraini di Kiev e le forze proeuropee di Chisinau, la posizione verso le Repubbliche Popolari del Donbass, della Bielorussia, dell’Ossezie del Sud e soprattutto la posizione di rifiuto della NATO, questa sì una questione delicata e foriera di stravolgimenti strategici; oltre al rifiuto di una riunificazione, di fatto un assoggettamento, con la Romania.                                                                                                                                                                              

La Sandu sosteneva l’accordo ratificato nel 2014 di Associazione e Libero Scambio con l’Unione Europea, di cui è oggi parte,  il Dcfta (Deep and Comprehensive Free Trade Area;, Dodon invece ha proposto e sostenuto l’ingresso della Moldova nell’Unione Economica Eurasiatica con Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan e la ricerca relazioni più strette ed investimenti con la Cina.                                                                                                                                                                         
La vittoria di Dodon è fondata al 90% sulla popolazione che vive la devastata realtà sociale prodotta da oltre trentanni di rapine e privatizzazioni selvagge, dai lavoratori e i contadini più poveri, dalle minoranze regionali come i Gagauzi, i Bessarabi e i Russi; dalle centinaia di migliaia di emigrati in Russia; e anche la Chiesa ortodossa sostiene il cambiamento.                                                                                            

La candidata europeista era sostenuta soprattutto dagli abitanti della capitale Chișinău, dagli approfittatori insediatisi in uffici statali e pubblici, attraverso corruzione e favoritismi politici e sopratutto dagli emigrati in occidente.                                                                                                                                    

Ora, come sempre, si tratterà di aspettare l’applicazione dell’ottima piattaforma elettorale nel concreto della realtà moldava, e soprattutto i prossimi passaggi, tra cui appare evidente la prospettiva di indire nuove elezioni politiche.                                                                                                                                                                            

Una cosa è certa: i programmi finora adottati, sfociati in risultati di immiserimento e devastazioni sociali, prodotti dalle politiche occidentali nei paesi ex sovietici, hanno qui trovato una inaspettata battuta d’arresto e il popolo moldavo, come quello di altre realtà dell’area orientale europea, stanno riprendendo in mano il loro destino e la speranza ritrova un germoglio da coltivare e rinforzare.                            

In ogni caso un segnale inquietante per le mire di espansione e dominio delle strategie politiche occidentali e soprattutto di quelle militari e di sopraffazione della NATO.

Questa la PIATTAFORMA ELETTORALE del Partito Socialista della Repubblica di Moldavia, con cui ha vinto nelle elezioni preside 

IGOR DODON
Durante i primi 100 giorni intraprenderò i  seguenti passi:

  • Ristabilirò il partenariato strategico con la Russia. La mia prima visita come Presidente del paese avrà come destinazione Mosca. Avvierò le trattative per sviluppare un accordo di partnership strategica di amicizia con la Federazione Russa, per la cooperazione economica e la risoluzione pacifica del conflitto in Transnistria. L’obiettivo che mi pongo è l’apertura completa del mercato russo per i prodotti moldavi e il sollevamento di tutti i divieti imposti ai cittadini moldavi riguardo il soggiorno in Russia.
  • Insisterò per organizzare le elezioni parlamentari anticipate. Lancerò consultazioni con tutti i partiti politici e la società civile per elezioni parlamentari anticipate.
  • Avvierò azioni concrete e negoziali per  la riunificazione del paese.
    Mi  incontrerò con il leader transnistriano a Tiraspol. Metteremo in discussione i problemi accumulati nei rapporti tra la parte destra e sinistra del Nistru e raggiungeremo un compromesso sulla proposta di una soluzione politica e pacifica.
  • Sosterrò la pace. Andrò a Bruxelles e insisterò sulla creazione di una commissione trilaterale, con la partecipazione di Stati Uniti, UE e Russia al fine di assicurare garanzie internazionali per la neutralità della Moldova.
  • Chiusura all’unificazione con la Romania 

    Mi rivolgerò al presidente rumeno con l’iniziativa di firmare un Trattato di base moldavo-rumeno riguardo il regime di confine. Darò direttiva al Servizio di Informazione e Sicurezza e alla Procura di agire contro le organizzazioni unioniste, e quindi antistataliste di Moldova. Otterrò l’approvazione in Parlamento  di una legge che vieta l’unionismo

 

  • Intraprenderò il processo di rilancio del paese.                               
  • Proporrò  una nuova composizione del Consiglio di Sicurezza Supremo e dell’Istituzione Presidenziale con personalità di patrioti ed esperti. Chiederò che siano puniti tutti i colpevoli del “furto del secolo” e la distruzione del paese. Proporrò al Governo e al Parlamento  nuove strategie di sicurezza nazionale e di difesa della Repubblica di Moldova.                                               Darò indicazioni al Governo sulla realizzazione delle priorità indicate nel programma  “economia sviluppata e giustizia sociale “, che si concentrerà in primo luogo sulla creazione di posti di lavoro, sull’aumento delle pensioni e degli stipendi. Tutte le questioni importanti e controverse saranno decisi dal popolo attraverso un referendum.

Per la patria, per il popolo.

Statualità, Neutralità, Identità moldava.

Economia forte e Giustizia sociale.

Relazioni di amicizia con la Russia. Protezione dell’Ortodossia.

La crisi degli ultimi anni in Moldova si è ulteriormente rafforzata. Il paese è vicino al collasso.                                                                                                                                                                                                             

Gli ultimi 7 anni del governo eurounionista ha portato la nostra repubblica a un crollo totale.                           

I cinque governi corrotti succedutisi , la sottrazione di miliardi nel sistema finanziario-bancario,  oltre al 70% dei prestiti e concessioni, hanno portato sull’orlo del collasso totale la Moldova.                                                         

Il Partito Socialista ha organizzato innumerevoli proteste.                                                                    

Come risultato di queste manifestazioni è stato arrestato e condannato uno dei principali leader della politica corrotta moldava, l’ex primo ministro del paese, Vlad Filat.                                                        

Allo stesso tempo sono stati licenziati altri funzionari dei governi filo-europei, per corruzione e la depredazione che ha subito il popolo. Insieme siamo riusciti ad ottenere le elezioni  presidenziali diretti.

Una vittoria in queste elezioni significa l’unica possibilità per cambiare la situazione nel paese, per creare un’alternativa al regime criminal-oligarchico e ottenere elezioni parlamentari anticipate, per iniziare la ricomposizione della società e rilanciare il Paese.

BASTA CON UNO STATO SEQUESTRATO!                                                                                                     

Negli ultimi anni, la Moldova è arrivata ad essere detenuta da oligarchi. E’ un dato di fatto riconosciuto sia nel paese che all’estero. Al momento, la situazione si è aggravata: Parlamento, Governo, Magistratura, Forze dell’ordine, la maggior parte dei mass-media, compresa la televisione nazionale, tutti i flussi finanziari del paese sono concentrati nelle mani degli oligarchi.                               

Questo non può essere più tollerato.

LA ROTTURA CON LA RUSSIA                                                                                                                                                   

La politica irresponsabile del regime al potere dal 2009, ha portato a una crisi senza precedenti nelle relazioni con il nostro principale partner strategico: la Federazione Russa. La chiusura del mercato russo ha provocato il fallimento di agricoltori, la distruzione di migliaia di ettari di alberi da frutta, la scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro. Il paese ha subito danni di milioni.                                    

Più di 700 mila dei nostri cittadini, che lavorano in Russia, sono messi in difficoltà. In pericolo sono anche le loro famiglie rimaste a casa, che sono da loro sostenute.                                                                          

Il regime degli oligarchi continua ad aggravare la situazione cercando di vietare la trasmissione di canali televisivi russi, con una feroce propaganda anti-russa in tutti i media controllati dal sistema.

I MILIARDI DIROTTATI.                                                                                                                                                       

Il mondo intero ha imparato a conoscere la Moldavia dopo le frodi criminali, approvate anche dal governo Iurie Leanca, dove ha partecipato anche Maia Sandu. Ora questi due sono candidati alle presidenziali, per cercare di sfuggire alle loro responsabilità.                                                                                          

I criminali hanno rubato fondi dal paesi pari a un miliardo di euro.                                                     

“Il furto del secolo” è stato uno dei colpi più tremendi assestati all’economia e alla vita del paese, avendo avuto come effetto l’aumento delle tasse e l’abbassamento della capacità delle persone di acquistare lo stretto necessario, così il regime degli oligarchi intende riequilibrare le perdite dei miliardi rubati ai cittadini. 

LA POVERTA’ ASSOLUTA.

L’Economia e il settore sociale sono tornati nei tempi turbolenti degli anni ’90.                                                                       
La Moldova è sull’orlo di un’esplosione sociale. Tutti i prestiti contratti vengono utilizzati per il consumo.                                                                                                                                                                      
I beni pubblici proficui sono venduti a prezzi stracciati. Il 70 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Circa un milione di persone, secondo i dati presentati proprio da parte del governo, che in precedenza negava queste cifre, vivono e lavorano all’estero. Se ne vanno le persone tra i più competenti. Più della metà di coloro che si trovano adesso all’estero sono persone e famiglie giovani. Purtroppo, un gran numero di giovani famiglie hanno  deciso definitivamente di non ritornare in patria.                                                                                                                                                 
Il cosiddetto governo ha organizzato un genocidio sociale. Questo influisce soprattutto sui pensionati, i disabili, le famiglie numerose. Gli imprenditori onesti, che contribuiscono più o meno a mantenere il bilancio del paese, sono costretti a chiudere e vendere le loro attività. 

PER I BAMBINI! PER I GENITORI! PER LA FEDE! PER LA GIUSTIZIA!

PER IL PAESE!

DISTRUZIONE DI FAMIGLIE.                                                                                                                

Attualmente, ci sono più di 150 mila bambini  soprannominati orfani sociali. I loro genitori sono vivi, ma non hanno visto da tanto  tempo i loro bambini. Si rompono le famiglie. L’istituzione del matrimonio è screditato.                                                                                                                                              
La povertà porta i giovani a rinviare la fondazione di una famiglie e la nascita dei figli. La felicità umana è stata convertita in denaro.                                                                                                      

Mentre le persone lasciano il loro paese in cerca di guadagni, i loro bambini  crescono senza cure e supervisione parentali e gli anziani rimangono senza cura da parte dei figli.

ATTACCHI CONTRO L’ORTODOSSIA E CONTRO I VALORI TRADIZIONALI.                              

Ogni giorno si verificano provocazioni verso la Chiesa ortodossa. Ci vengono imposti modelli di vita stranieri, si impone una nuova moda.Viene promosa l’ irresponsabilità verso i bambini, i genitori, la società, la fede, la patria, una sorta di “schiavitù liberale”.

RISCHIO DI PERDITA STATALITA’                                                                                                                              

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una deliberata distruzione dell’economia, del settore sociale. Dal piccolo schermo ci persuadono con l’idea che non dobbiamo studiare la nostra storia, la nostra lingua, che siamo di un’altra nazionalità, che dobbiamo fare causa comune con qualcuno contro gli altri.                                                                                                                                                       
Si costruiscono continuamente tentativi di far litigare tra di loro coloro che per secoli hanno vissuto insieme su questa terra, hanno costruito insieme la Moldova: moldavi, russi, ucraini, gagauzi, bulgari, ebrei e altri, tutto popolo moldavo.                                                                                                                                                                        

Il loro obiettivo è di distruggere la Moldova, annettendola a un altro stato entro il 2018.                                               

Per questa occasione, in Romania è già stato istituito una commissione speciale, in Moldova le strutture che governano sono piene di traditori della Patria.

Oggi, come non mai, le elezioni presidenziali del paese sono importanti per mantenere il nostro paese sulla mappa del mondo. Le elezioni del Presidente della Repubblica sono importanti per contrastare le azioni criminali di una cricca di  usurpatori politici, per fermare il scivolamento nel caos, per porre fine alle umiliazioni di cui sono soggetti  i nostri cittadini.                                                                                                            

Una delle principali missioni come futuro presidente sarà quello di ripristinare la fiducia della gente nello stato, nelle qualità del proprio potenziale, per avviare il rilancio del Paese.                                               

Sono stato spesso in situazioni in cui è stato necessario risolvere i problemi più difficili del Paese, aiutare le persone, difendere i loro interessi. So cosa devo fare in qualità di Presidente.                                 

Ho una squadra di esperti con una visione chiara per sconfiggere il regime attuale e iniziare la rinascita del Paese.

NEL CONSIGLIO SUPREMO DELLA SICUREZZA CI SARANNO SOLO PATRIOTI.                              

Porterò nel Consiglio Supremo di Sicurezza esperti e  statalisti convinti. La maggior parte delle riunioni del Consiglio Supremo di Sicurezza  saranno  rese pubbliche, con la partecipazione dei mezzi di comunicazione.

DIVIETO DI CITTADINANZA DOPPIA PER I FUNZIONARI PUBBLICI.                                               

Nessuna nomina che dipende dal Presidente potrà essere sarà fatta per persone che sono cittadini di altri Stati. Tutte le persone con doppia cittadinanza, che sono stati precedentemente nominati attraverso il dispositivo del Presidente, saranno licenziati o  rinunceranno alla seconda cittadinanza.

INTERDIZIONE DELL’UNIFICAZIONISMO.

La campagna aggressiva per promuovere l’unificazione con la Romania è condotta apertamente in Parlamento, al  Governo e nelle altre istituzioni pubbliche.

Premeditatamente l’unionismo viene inoculato attraverso il sistema educativo, promosso in televisione, attraverso le marce nelle principali città del paese.

Si verificano regolarmente azioni di negazione dello Stato moldavo, della storia e della lingua.

Mi attiverò per l’iniziativa di vietare per legge l’unionismo in tutte le sue forme.

Il divieto riguarderà partiti politici, organizzazioni pubbliche, le azioni e la propaganda.

Gli inviti per la liquidazione della statalità moldava  dovrebbero essere sanzionati penalmente.

GARANZIE INTERNAZIONALI PER LA NEUTRALITA’. PER LA PACE!                                                  

La Costituzione prevede che la Moldavia sia uno stato neutrale. Tuttavia, si sentono sempre più voci che  richiedono l’adesione al blocco militare NATO. Si effettuano delle provocazioni a livello statale, con la partecipazione di attrezzature militari.

Invoco la pace. Otterrò garanzie internazionali per la neutralità della Moldova. I soldati della NATO non marceranno nelle nostre strade.

LA STORIA DELLA MOLDOVA NEL PROGRAMMA SCOLASTICO.                                                       

La normativa relativa all’istruzione richiede cambiamenti fondamentali. I nostri figli devono studiare la storia del nostro paese. Nelle scuole verrà insegnata la storia della Moldova.                                 

Il nostro paese ha 657 anni. Sulla mappa del mondo e soprattutto dell’Europa troveremo pochi stati che possono vantare una storia così lunga.                                                                                                        

In questi secoli ci sono stati tentativi di disintegrarci, di sottometterci,di distruggerci, ma la Moldavia si è salvata principalmente grazie alla suo popolo.                                                              

Credo nel nostro paese e nel potere del nostro popolo. So che la Moldova ha un futuro.

Immagini della Marcia della Memoria per commemorare il 72° Anniversario della Liberazione della Moldavia dall’occupazione nazifascista 

ELABORAZIONE DI UNA NUOVA STRATEGIA DI SICUREZZA.                                                           

Avvierò l’elaborazione di una nuova strategia di sicurezza nazionale, dove alla voce minacce saranno indicati l’unificazionismo e le attività criminali degli oligarchi.                                                                                                      

In pochissimo tempo saranno  sradicati questi due flagelli.

ECONOMIA FORTE, SVILUPPATA E GIUSTIZIA SOCIALE                                                                                          

Insieme ad un team di professionisti abbiamo sviluppato un programma per lo sviluppo di medio termine. A differenza di altri, sappiamo come rilanciare l’economia, restituire alla gente la speranza e la dignità sociale. Come Presidente del paese proporrò 7 strategie presidenziali nazionali per lo  sviluppo economico e per garantire la giustizia sociale.                                                                                               

Inoltre la nostra squadra ha elaborato il programma nazionale “economia sviluppata e giustizia sociale“. Nel programma è pianificato lo sviluppo dell’industria, del settore dei servizi, il sostegno dei produttori moldavi, soprattutto quelli del campo dell’agricoltura e delle tecnologie avanzate. Questo creerà posti di lavoro, un significativo aumento delle pensioni, dei salari e delle indennità  sociali.

REFERENDUM SUL VETTORE DI  POLITICA ESTERA  DEL PAESE.                        

Il popolo e soltanto il popolo deve decidere il corso di sviluppo del nostro paese.                                           

Sarò il promotore di un referendum sul vettore di politica estera della Moldova.

Proporrò per  la Moldavia l’iniziativa di tornare al regime commerciale asimmetrico con i paesi UE, un regime favorevole per il paese. Manterremo il  regime senza visti per i cittadini moldavi nella UE e e nella CSI.

VILLAGGIO CONFORTEVOLE                                                                                      

Avvierò il Programma Nazionale “Villaggio confortevole” che assegni obbligatoriamente a ogni villaggio del paese, almeno un asilo, una scuola primaria, un ambulatorio, una farmacia. A poco a poco, dovranno essere risanate le condizioni dellle strade e altri aspetti delle infrastrutture.

RESTITUZIONE DEL MILIARDO.                                                                                             

Costituirò una commissione presidenziale per indagare sull’appropriazione indebita di miliardi di lei,  comissione composta anche da esperti esteri  qualificati e non permetterò che i debiti statali prodotti dai furti, siano messi sulle spalle dei cittadini. Tutte le persone coinvolte nell’appropriazione indebita di fondi pubblici saranno punite nel modo più duro.

QUALITA’ NELLA SANITA’ E SERVIZI MEDICI ACCESSIBILI                                                    

Il prezzo della polizza assicurativa medicale  deve essere ridotto e deve essere prevista la possibilità di pagamento a rate della stessa, e l’elenco dei servizi offerti nell’ambito della polizza dovrà essere più ampio.

Presenterò un’iniziativa parlamentare sulla visita medica annuale obbligatoria per tutti i cittadini, un  sostegno pubblico, la compensazione per gli errori commessi da medici e personale medico, la fornitura di farmaci gratuiti e cure odontoiatriche per le categorie svantaggiate, soprattutto i pensionati, gli invalidi e i minori. Per i medici sarà previsto lo status di dipendenti pubblici.

PROTEZIONE SOCIALE PER OGNUNO.                                                                                                     

Le pensioni devono essere aumentate 2 volte l’anno, e devono superare  notevolmente la soglia di povertà. Proporrò di limitare i margini commerciali sui beni di prima necessità. Avvierò  un programma nazionale per sostenere le giovani famiglie, attraverso il programma “Bonusmamma”.

CONTROLLO TOTALE DEI BENI DI GIUDICI, PROCURATORI E ALTRI FUNZIONARI.                                                                                                                                                        
Attualmente, i rappresentanti della magistratura ricevono stipendi di decine di migliaia di lei, chiedendo e beneficiando  di pensioni e indennità ugualmente grandi, mentre la pensione di un comune cittadino non raggiunge il minimo di sussistenza. Siamo tra i primi nel mondo in termini di livello di corruzione.

Migliaia di destini sono stati segnati a causa di espropri illegali e corruzione. La lotta alla corruzione diventerà una priorità. Nominerò per la carica di procuratore generale un vero professionista che non è mai stato coinvolto nella corruzione, che sarà in grado di condannare tutti i responsabili.

Avvierò una verifica completa dei dipendenti pubblici, giudici, pubblici ministeri e delle loro famiglie per quanto riguarda l’origine dei fondi e dei beni detenuti.                      

Tutti i i colpevoli saranno puniti e le loro proprietà verranno confiscate.

EDUCAZIONE: PRIORITA’ DELLO STATO!                                                                    

Avvierò  un programma nazionale di sviluppo dell’educazione in Moldova. Io sono del parere che quelli che finiscono la scuola primaria devono avere scelta tra liceo e scuola superiore. Enessuna obbligarietà. Nel programma si prevede una graduale transizione verso l’istruzione statale completamente gratuita. Appoggio l’idea che gli insegnanti dovrebbero ottenere lo status di dipendenti pubblici con tutte le garanzie sociali incluse.     

RAPPORTI DI AMICIZIA CON LA RUSSIA.

PROTEZIONE DELL’ORTODOSSIA.

Con la Russia ci legano secoli di storia comune e di realizzazioni. Da centinaia di anni condividiamo la stessa fede, quella ortodossa. Insieme con la Russia abbiamo ottenuto la liberazione dal giogo ottomano. Insieme abbiamo vinto la Grande Guerra Patriottica, insieme abbiamo ricostruito dalle rovine ogni città e ogni strada, abbiamo creato l’Accademia delle Scienze, costruito fabbriche , centrali elettriche, aeroporti, scuole, università, asili, ospedali, teatri, musei.

Ma oggi qualcuno ci costringe a fare un fronte comune contro la Russia. Questo non accadrà.

Ristabilirò gli ampi rapporti di amicizia con la Federazione Russa.

Proteggerò la nostra fede ortodossa.

ACCORDO DI ASSOCIAZIONE STRATEGICA CON LA FEDERAZIONE RUSSA

La mia prima visita come presidente sarà a Mosca. Avvierò la stesura e la firma di un accordo di associazione strategica con la Federazione Russa, che comprenderà la cooperazione economica, sociale e politica, un approccio peculiare e negoziale per la risoluzione del conflitto in Transnistria e le garanzie per i lavoratori migranti moldavi che lavorano in Russia.                                                   

In brevi termini, cercherò di  ottenere un completo ritorno della produzione moldava sul mercato russo.

Allo stesso tempo, continueremo le relazioni amichevoli con i paesi dell’Unione Europea e insisteremo sul ritorno al regime commerciale asimmetrico con l’UE.                   

NO AL DIVIETO DI DIFFUSIONE DEI PROGRAMMI TV RUSSI!

Rifiutero il nuovo Codice sull’audiovisivo, che prevede di vietare la diffusione di programmi televisivi russi e sarà necessario un aggiustamento al fine di garantire i principi costituzionali di libertà di esprimersi e di informazione.

LAVORATORI MIGRANTI, CHE LAVORANO ALL’ESTERO.                                

PARTE DELLE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

Secondo il governo ufficialmente all’estero si trovano al lavoro oltre 800mila lavoratori migranti provenienti da Moldavia, ma il loro numero reale è molto  superiore, sfiorano i due milioni.

Preoccuparsi di queste persone ha sempre fatto parte della nostra attività.

In Russia vivono permanentemente circa 700 mila lavoratori migranti provenienti dalla Moldavia.

A causa della politica miope, irresponsabile e  sabotatrice  del regime al potere, queste persone sono diventate i più vulnerabili dei nostri cittadini all’estero. In ogni città, dove il numero di cittadini moldavi è di oltre 10 mila persone, saranno aperti uffici consolari dell’ambasciata moldava.

Io ritengo che il numero di seggi aperti all’estero deve essere proporzionale al numero di nostri connazionali all’estero e il diritto di voto dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino.

Chiederò l’abolizione integrale del divieto di soggiorno in Russia per tutti migranti lavoratori moldavi, il cui divieto non è collegato a delle violazioni penali o amministrative, porrò il problema della loro libera circolazione, nonché quello che riguarda l’occupazione e le garanzie sociali.

PROTEZIONE DELL’ORTODOSSIA

L’Ortodossia è il fondamento spirituale della nostra statualità e identità.

Lavorerò in associazione e a  stretto contatto  con la Chiesa Ortodossa per quanto riguarda la crisi sociale, la promozione di moralità pubblica, l’educazione spirituale e la conservazione del patrimonio culturale della nostra gente. Non permetterò pressioni da parte delle autorità verso la Chiesa e l’oltraggio dei sentimenti religiosi dei credenti.

ECCO la speranza per un futuro degno di essere vissuto:

QUESTA è la gioventù che può salvare un paese e la dignità del popolo moldavo!

A cura di Enrico Vigna, 14 novembre 2016

Collaborazione e traduzioni di Oxana L.

Venezuela: la realtà vs la narrazione dei media italiani

dossier a cura della Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Verso le elezioni del 6 dicembre: come stanno le cose in Venezuela e perché i media italiani non raccontano la verità.

1. INTRODUZIONE

Il prossimo 6 dicembre, il processo bolivariano chiamerà alle urne il popolo venezuelano: sarà quindi la ventesima volta che la Revolución – iniziata con l’elezione del presidente Hugo Chávez al tramonto del ventesimo secolo – si sottoporrà al giudizio popolare.

Nonostante la sinistra rivoluzionaria abbia vinto diciotto delle diciannove elezioni indette finora, il governo di Maduro, così come quello precedente di Chávez, è costantemente attaccato dai più potenti mezzi d’informazione internazionali, proprietà delle grandi corporazioni private che governano il mercato globale. La narrazione è sempre la stessa: il governo bolivariano viene dipinto come una grottesca dittatura governata da caudillos corrotti che stanno affamando il popolo venezuelano e espandendo il modello castrista cubano, proprio in quel paese che era considerato area riservata agli affari statunitensi e che forniva, “senza troppe storie”, carburante a quella macchina drogata di crescita senza freni che è il capitalismo globalizzato.

Questa campagna mediatica diffamatoria e, come avremo modo di vedere, infondata, si è intensificata dopo la morte di Chávez.  In particolare, negli ultimi mesi e in concomitanza con la guerra economica e la strategia della violenza realizzata dalle oligarchie in combutta con i poteri del continente americano, la stampa internazionale parla spesso e male del Venezuela bolivariano.

L’obiettivo di questo piccolo dossier è quello di illustrare come la stampa italiana più influente sull’opinione pubblica abbia agito rispetto al Venezuela con scorrettezza e poca professionalità. Coerentemente con il potere economico italiano, che ha scelto di trasformare e svendere lo Stato italiano in funzione delle necessità della globalizzazione neoliberista, il latifondo mediatico ha scelto di trattare il caso venezuelano non in funzione del diritto all’informazione, ma servendo quell’architettura imperiale composta da entità economiche e finanziare con struttura planetaria che vedono nella Rivoluzione bolivariana una minaccia per i loro interessi economici.  Gli unici mezzi d’informazione che fino ad oggi hanno fatto luce sulla significativa e interessante realtà venezuelana sono infatti quelli che non hanno padroni. Tra questi, si consiglia di consultare: ALBAinformazione, L’Antidiplomatico, Contropiano, Il Manifesto, o il blog di Fabio Marcelli su Il Fatto Quotidiano: strumenti informativi che, lo ripetiamo, oltre ad essere attratti dalle conquiste sociali raggiunte in Venezuela, hanno potuto esprimersi onestamente e professionalmente grazie al fatto di non dipendere economicamente da nessuna grande impresa privata.

Con l’augurio di aver prodotto un piccolo ma utile manuale per movimenti, organizzazioni e associazioni che lottano per una trasformazione della realtà mondiale e per la costruzione di relazioni di amicizia e solidarietà tra i popoli del mondo, abbiamo scelto il caso delle Guarimbas: le già citate violenze organizzate dalla destra più reazionaria e antipopolare in Venezuela, come esempio della campagna diffamatoria di cui è vittima il processo bolivariano in Venezuela.

2. IL CASO GUARIMBAS: LA VIOLENZA FASCISTA CONTRO IL PROCESSO BOLIVARIANO

La Salida era il piano dell’estrema destra venezuelana, guidata da Leopoldo Lopez per deporre il legittimo presidente Maduro, eletto con  un regolare processo democratico, attraverso dei movimenti di piazza, sulla falsa riga delle “rivoluzione colorate” come quelle di Libia, Siria e Ucraina. Le manifestazioni di piazza, definite “pacifiche manifestazioni di giovani studenti democratici”, si sono presto trasformate in violenta guerriglia urbana, se non proprio in azioni militari con infiltrazioni di paramilitari stranieri nelle regioni confinanti con la Colombia, come il Tachira.

Queste azioni terroriste, in seguito chiamate “Guarimbas”[1] (barricate), implicavano il blocco e il controllo delle strade, azioni armate e incendiarie contro le istituzioni socialiste della Repubblica Bolivariana del Venezuela; mediante l’utilizzo di miguelitos (chiodi atti a creare incidenti stradali) e guayas, fili di acciaio posizionati all’altezza della testa da un lato all’altro di una carreggiata (con l’obiettivo di decapitare i motociclisti). Alcuni testimoni[2] parlano di veri e propri pedaggi che i normali cittadini erano costretti a pagare ai guarimberos per potersi spostare da una parte all’altra delle città. I bersagli delle azioni terroriste erano i simboli dello stato bolivariano: ospedali, centri di salute, ambulanze, scuole, asili, centri per il turismo, tv di stato. Supermercati e negozi erano spesso costretti a chiudere per portare la popolazione allo stremo. Tutto ciò avrebbe dovuto portare a legittimare un cambio di governo o un intervento esterno. Una specie di strategia della tensione all’interno di quello che viene definito un golpe continuado.

Solo nel 2014 in Venezuela, questi atti criminali, spesso sfociati nella “caccia al chavista”, hanno provocato la morte di 43 cittadini venezuelani e più di 800 feriti, tra cui non pochi membri delle forze di polizia e delle forze armate bolivariane. Non pochi di questi ultimi, hanno perso la vita a causa di colpi di arma da fuoco sparati da cecchini posti a poca distanza da loro; alcuni sono stati uccisi mentre cercavano di togliere le barricate costruite da gruppi paramilitari colombiani e venezuelani.

Insomma, le Guarimbas della destra fascista venezuelana, iniziate il 12 febbraio del 2014, subito dopo la vittoria di Nicolás Maduro alle elezioni presidenziali, avevano come fine la creazione del disordine, per poi accusare il Governo democratico venezuelano di violare i diritti umani in Venezuela. Tutto questo, attraverso “operazioni speciali”, sotto “falsa bandiera”, che compongono ciò che non pochi analisti chiamano: “Colpo di Stato continuato”; e cioè, la “guerra senza limiti” degli Stati Uniti contro il socialismo bolivariano, con la ratio di porre in essere il precedente (o meglio, il “casus belli”) e legittimare quindi un intervento militare di tipo simmetrico dei marines statunitensi nel paese andino – amazzonico.

3. LA NARRAZIONE TOSSICA DEI MEDIA ITALIANI

Durante le Guarimbas la stampa italiana è stata il bollettino ufficiale dell’opposizione antichavista. La Stampa, il Fatto Quotidiano per la penna di Cavallini, La Repubblica con Omero Ciai, Il Messaggero, L’internazionale, Panorama, il Giornale, Rainews hanno dato l’esclusiva mediatica al punto di vista dell’opposizione, un’opposizione di ultra-destra, neoliberale e sostenuta dagli Stati Uniti, che da sempre spingono verso un cambio di governo a Caracas, per porre fine una volta per tutte all’esperienza socialista della repubblica bolivariana. Una stampa che si riconferma totalmente organica alla macchina propagandistica dell’imperialismo, arma di punta della già citata guerra di IV generazione degli Usa.

Il piano eversivo denominato “la salida”, che mirava all’uscita di scena di Maduro attraverso la mobilitazione delle piazze, ha avuto come copertura mediatica la campagna internazionale SOS Venezuela, una campagna impostata su tre canali: la stampa, i social network e internet in generale, le ONG (in particolare Amnesty e Human Right Watchs).

Sulla sua pagina italiana di Facebook, Sos Venezuela si dichiara apertamente anticastrocomunista e volta ad abbattere il socialismo, che indica come la causa del “disastro” economico e sociale del paese.  Tuttavia assume delle connotazioni volte a far leva su un pubblico con una sensibilità di sinistra[3]: descrivono le guarimbas come giovani studenti, soprattutto donne, che manifestano pacificamente per la democrazia e la libertà. Le rivolte di destra, che mirano alla fine del socialismo e alla reintroduzione di rapporti economici capitalisti (e quindi, sostanzialmente a riportare il paese alla condizione di “cortile degli Usa”), sono mascherate come manifestazioni   antiautoritarie, antirepressive, democratiche e libertarie. Un copione già andato in scena in Libia, Siria e Ucraina[4], in quella che potrebbe chiamarsi strategia Usa del golpe permanente, volta al mantenimento della sua egemonia attraverso la destabilizzazione globale[5].

Lo slogan della campagna Sos Venezuela è: il Venezuela muore mentre l’Italia tace. Invece è esattamente il contrario. Gli attivisti antichavisti in italia stanno ovunque: nei salotti tv, nei tg e nelle trasmissioni radio, su blog e social network, col sostegno di ong e classe politica.

A non aver voce sono le altre parti in causa: il governo e il popolo venezuelano. Non essendoci una pluralità di fonti se non i bollettini dell’opposizione, ne risulta che il ruolo della stampa italiana è quello di cassa di risonanza dell’ultra-destra sostenuta dagli Usa. L’informazione ne riporta semplicemente la propaganda, non i fatti oggettivi. Questo perché la campagna mediatica è volta esattamente a capovolgere i fatti: mostrare una democrazia partecipata come una feroce dittatura, una parte politica progressista e popolare come reazionaria e antipopolare, le vittime delle violazioni dei diritti umani per carnefici e i carnefici per vittime. Per poter capovolgere la realtà ha bisogno di imporre una visione unica senza contraddittorio.

Così gli attivisti dell’ultra-destra di Leopoldo Lopez, come Marinellys Tremamunno[6], approdano sui nostri schermi parlando della loro lotta di liberazione contro la brutale dittatura di Maduro e lamentando il silenzio dell’Italia sul “genocidio” che è in corso in Venezuela. Schematizzando, i punti fondameli della loro campagna mediatica sono questi:

  1. Maduro ha vinto grazie ai brogli, il suo potere è illegittimo. Maduro è un dittatore.
  2. I giovani sono scesi spontaneamente in piazza per mandare via il dittatore attraverso pacifiche manifestazioni e ripristinare la democrazia.
  3. Il governo risponde alla piazza con la repressione violenta e brutale e la persecuzione politica degli oppositori, che vengono incarcerati per le loro idee, come Leopoldo Lopez.
  4. Anche la stampa dissidente viene perseguitata e oscurata. 
  5. Il paese muore a causa di una brutale dittatura socialista che ha causato fame e miseria.
  6. Per questa ragione il popolo venezuelano (cioè gli attivisti legati a Voluntad Popular) chiede l’attenzione dei media e l’intervento esterno.

Queste verità sono quantomeno incomplete. La stampa italiana le propugna senza contrapporre il punto di vista delle altri parti in causa, il governo bolivariano e il resto del popolo venezuelano. Tace su dei fatti oggettivi.

  1. In Venezuela non c’è alcuna dittatura. Maduro ha preso il posto di Chávez prima ad interim in quanto vice, poi perché eletto democraticamente dal popolo venezuelano. Le elezioni sono avvenute regolarmente, in maniera trasparente[7]. L’opposizione denuncia brogli ma non presenta prove, per cui le sue accuse rimangono del tutto prive di fondamento reale.

La stampa italiana ha sempre cercato goffamente di mostrare la repubblica bolivariana come una dittatura. Ma non potendosi basare su alcun dato oggettivo, si è limitata a discreditare prima Chávez, definendolo un populista, un demagogo autoritario, caudillo o duce[8], poi Maduro definito poco carismatico[9], lasciando intendere l’inadeguatezza di un ex tramviere a guidare uno stato. Bisognerebbe ricordare a questo tipo di stampa, che le origini operaie di Maduro non significano che non è qualificato per il ruolo di presidente, ma soltanto che il popolo venezuelano ha scelto di essere rappresentato da un ex tranviere, piuttosto che da un avvocato o un uomo d’affari.

  1. Al contrario, la piazza di Lopez rappresenta un limitato gruppo sociale uscito sconfitto dal confronto elettorale, che adesso cerca di raggiungere il potere attraverso la destabilizzazione e la richiesta di un intervento esterno. La stampa italiana ha quindi l’onere di camuffare da manifestazione democratica un piano evidentemente eversivo, che spiega perché a) il governo di Caracas denuncia un golpe diretto da paesi stranieri b) perché Leopoldo Lopez si trova in carcere. E’ costretta a tacere sui 5 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno stanziato nel 2014 per sostenere le attività dell’opposizione[10], ovvero le cosiddette “manifestazioni spontanee”. Manifestazioni che peraltro hanno poco di pacifico.
  1. Ad attribuire la responsabilità delle violenze e delle violazioni dei diritti umani ai manifestanti sono proprio le stesse vittime dei disordini! E’ il comitato vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado[11] a denunciare i metodi violenti, i blocchi stradali, le imboscate, gli assalti a scuole, ospedali, supermercati, tv nazionali e le infiltrazioni paramilitari tra i manifestanti, soprattutto negli stati frontalieri con la Colombia in cui sarebbero presenti anche mercenari stranieri. Alcuni guarimberos riceverebbero un compenso di 3000 bolivar al giorno[12], altri sono politici legati all’estrema destra colombiana, come il sindaco della capitale del Tachira, San Cristobal[13].

Tra le vittime non ci sono solo soltanto elementi dell’opposizione, ma chavisti, forze dell’ordine, semplici cittadini che cercavano di togliere le barricate o che le difendevano, cittadini morti perché i soccorsi erano bloccati dalle barricate[14]. Non le manifestazioni di studenti, spontanee e pacifiche, di cui parla l’opposizione, ma uno scenario da guerra civile provocata da chi ha pianificato e sostenuto la Salida, ovvero Leopoldo Lopez e gli Stati Uniti.

  1. Non esiste nessuna sospensione della libertà di stampa. In Venezuela c’è un pluralismo mediatico non sottoposto al controllo del governo. Alcuni mezzi di comunicazione schierati con l’opposizione hanno manipolato foto di abusi delle forze dell’ordine avvenuti in Messico, Chile, Spagna e altri paesi, come violenze avvenute durante le manifestazioni di piazza. Per queste manipolazioni si sono aperte dei procedimenti giudiziari che hanno poi portato alla chiusura di emittenti e giornali[15]. La domanda che ci si dovrebbe porre è: perché i media manipolavano le immagini? Qui prodest?
  1. L’opposizione indica nel socialismo la causa della crisi del paese, per questo vorrebbe reintrodurre misure neoliberiste e libertà di mercato (che è forse l’unica libertà che realmente chiede!). Dello stesso parere non sembra essere la Fao, che più volte, ha premiato il Venezuela per i suoi risultati nella lotta alla fame e alla povertà. L’ultimo riconoscimento lo ha ricevuto proprio quest’anno per aver raggiunto l’obiettivo “sviluppo del millennio”, ovvero aver eliminato la fame grazie alle mission viviendas, e aver aiutato gli altri paesi ad uscire dalla povertà. Se il Venezuela è riuscito a ridurre il livello di povertà al 5,4% e ad eliminare la fame, è grazie alla nazionalizzazione del petrolio, una misura di politica economica socialista. Con i proventi del petrolio il Venezuela, oltre a dichiarare una lotta strutturale alla povertà, è riuscito a fornire servizi, strutture e trasporti pubblici al suo popolo e a garantire il diritto all’abitazione costruendo abitazioni popolari (sinora 800.000). La crisi è dovuta, in larga parte, a una guerra economica provocata da: guerra del prezzo del petrolio al ribasso, la speculazione sul bolivar, il contrabbando di merci ai confini della Colombia. Queste pressioni esterne, su una economia non ancora solidamente sviluppata inserita in un quadro di crisi economica globale, hanno creato problemi di inflazione e carenza di merci di prima necessità, oltre che una diminuzione della ricchezza generale. Il malcontento popolare generato da questa temporanea situazione di crisi, è strumentalizzato dalla stampa venezuelana (e italiana) legata agli interessi di Washington e dall’opposizione per destabilizzare il processo bolivariano e condizionare l’esito delle elezioni del 6 dicembre.
  1. Considerando questi aspetti ne esce un quadro diverso da quello servito in pasto al pubblico dagli “attivisti democratici” dell’ultra destra di Lopez: le Guarimbas sono state un’operazione con cui l’opposizione ha solo cercato di destabilizzare il potere di Caracas con la scusa dei diritti umani, per sostituire un governo legittimo, progressista e popolare a una élite politica reazionaria legata a interessi economici e politici esterni al Venezuela e contrapposti al suo popolo. In questo senso, la richiesta di un aiuto esterno e di sanzioni, era funzionale soltanto a fermare il processo bolivariano, esasperare la situazione economica e privare il popolo venezuelano della propria autodeterminazione e sovranità. Una situazione che ha costretto la stampa a manipolare o tacere sui fatti per poter mostrare la realtà capovolta come verità mediatica.

4. CONCLUSIONI

Quello che ci viene da chiedere è perché la legalità di uno stato democratico dev’essere rispettata in quest’Italia ingiusta e calpestata impunemente in Venezuela? In Venezuela si è arrivati al punto che un gruppazzo di ex presidenti è andato a fare lì una manifestazione. Che direbbero se Zapatero, Sarkozy o … Ahmadinejad venissero a manifestare davanti a Rebibbia per protestare contro i pestaggi dei poliziotti che riducono la gente nelle condizioni di Stefano Cucchi o contro le torture ai prigionieri politici o contro il 41 bis che sempre tortura è?

Come mai la stampa nostrana, che in Italia sta sempre dalla parte delle cariche della polizia, dei lacrimogeni, del diritto dello stato alla repressione dei manifestanti, in Venezuela (come prima in Libia, Siria e Ucraina) diventa improvvisamente sensibile alle aspirazioni di libertà e democrazia di “giovani studenti pacifici venezuelani”, della destra fascista anti-chavista filo Usa?

Se vincesse la destra – e cioè se quel 40% circa di oppositori diventasse maggioranza -, il Venezuela diventerebbe improvvisamente una democrazia gradita a questi giornali? E cosa definisce la tanto decantata democrazia (borghese) se non il feticcio elettorale?

Cosa direbbero questi giornali se il sindaco di Milano o di Roma si calasse il passamontagna come Daniel Ceballos (ex sindaco di San Cristobal) se ne andasse in giro ad attaccare la polizia? Perché qui in Italia, giornali come il Fatto Quotidiano e i suoi consimili chiedono galera per corrotti e mafiosi e in Venezuela difendono e coccolano golpisti e banchieri corrotti? Perché questi giornalisti tacciono sulla repressione che colpisce la dissidenza di sinistra italiana, come per esempio il movimento No Tav, ergendosi a paladini della legalità, e invece in Venezuela sostengono chi non rispetta una costituzione prodotta da una recente rivoluzione di nuova democrazia?

Forse la risposta è da trovare in quello che hanno fatto il governo di Chávez prima e quello di Maduro poi.  Allora, prima di concludere questo breve racconto, occorre illustrare e sottolineare alcune vittorie importanti raggiunte dal Venezuela socialista e bolivariano. Possiamo elencare 4 punti fondamentali in questo senso, 4 obiettivi già raggiunti dalla Rivoluziona Bolivariana che non può smontare o negare nemmeno il discorso ultrareazionario dell’opposizione:

  1. la Rivoluziona Bolivariana ha il grande merito di aver politicizzato una società lasciata completamente atomizzata dal modello di capitalismo rentier petrolifero promosso dal 1958, anno della restaurazione della “democrazia rappresentativa”. In altri termini, il processo bolivariano ha saputo rompere con il modello anteriore di democrazia formale, fossile e senza contenuti, che ricorda molto l’attuale modello decadente italiano, e realizzare una lenta ma effettiva transizione a un modello di democrazia sostanziale, partecipativa, popolare e basata sulle Comunas: organi di autogoverno locale che smantellano la burocrazia statale e le sue logiche esclusive ed alienanti.
  1. Il processo bolivariano ha messo i diritti sociali al centro del modello economico. Le missioni sociali e altri potenti programmi sociali realizzati dal Governo negli ultimi anni ricordano le politiche sociali realizzate dalle socialdemocrazie europee nel dopoguerra grazie alle conquiste del movimento operaio. Tuttavia, la grande differenza è che in Venezuela i programmi sociali –lontani dalle dinamiche assistenzialiste- prevedono spesso la più ampia e protagonista partecipazione possibile delle comunità, come per esempio la missione Barrio Adentro[16]. Più in generale, a differenza di quello che era il Welfare State, il governo bolivariano non chiede permesso al grande capitale per realizzare queste politiche finalizzate a pagare il “debito sociale” contratto dal capitalismo con il popolo venezuelano, e in particolare con le classi popolari. Infatti, la spesa sociale in Venezuela è esplosa quando la congiuntura macroeconomica era positiva, ma è continuata ad aumentare anche quando la crisi economica globalizzata ha avuto un forte impatto sull’economia nazionale, ancora dipendente dal petrolio. Quindi, nel Venezuela socialista le condizioni degli strati più vulnerabili non dipendono da quanti profitti può accaparrare comunque la borghesia, ma sono un obiettivo centrale e non negoziabile per il governo. Questa volontà politica ha fatto sì che negli ultimi 15 anni il Venezuela ha ridotto enormemente la povertà, e allo stesso tempo la disuguaglianza economica.
  1. Un’altra fondamentale questione che ha permesso grandi conquiste sociali è la nazionalizzazione del petrolio. Il Venezuela è tra i paesi più ricchi al mondo per riserve di greggio. Grazie alla volontà e determinazione del presidente Hugo Chávez il controllo del petrolio è stato strappato alle imprese multinazionali e messo a disposizione dello Stato e di un progetto di paese includente, democratico, solidale, al servizio di un orizzonte sociale socialista. In tal modo è stato possibile dal ’99 ad oggi dimezzare il livello di povertà, portandolo dal 10,8% al 5,4%, mentre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, si è assestata intorno al 5%[17]. La restituzione dei proventi derivanti dall’industria petrolifera al popolo, ha permesso l’accesso per tutti alle cure mediche, mentre ha garantito il diritto all’abitazione e all’alimentazione. La nazionalizzazione non ha soltanto consentito di diminuire la forbice tra ricchi e poveri, configurando una struttura sociale più equa, ma ha permesso di esportare una maggiore eguaglianza sociale negli altri paesi dell’ALBA. Fornendo il petrolio a condizioni vantaggiose, ha permesso l’indipendenza energetica di quei paesi dalle multinazionali del petrolio, che hanno perso un continente da saccheggiare. La stampa borghese urla al paternalismo e alla corruzione, per discreditare un modello di integrazione economica basato sulla cooperazione -non sulla concorrenza – e sulla socializzazione dei profitti, ovvero sulla restituzione del plusvalore alle classi che lo producono.
  1. Questo progetto socialista a livello interno si proietta fuori dai confini statali come un grido di dissenso alla logica imperiale della globalizzazione neoliberista. A livello regionale, il governo bolivariano è stato determinante per smontare il Consenso di Washington e costruire il Consenso Bolivariano, una nuova architettura sovranazionale antimperialista, che si è materializzata nell’istituzionalizzazione dell’ALBA: come progetto socialista d’integrazione regionale. Più in generale, a livello internazionale, il Venezuela rappresenta un pilastro essenziale per la costruzione di un mondo multipolare, un ordine internazionale per la prima volta nella storia senza imperi ne imperialismi, ma basato sull’autodeterminazione dei popoli e sulla convivenza tra diversi modelli politici e sociali.

Ovviamente, riconoscere questi grandi passi in avanti non vuol dire credere che il Venezuela sia oggi un paradiso, anzi. Non vuol dire non riconoscere che la Rivoluzione bolivariana deve ancora fare passi in avanti per democratizzare le forze di polizia o l’economia del paese. Oltre alla guerra economica messa in piedi dal potere economico, ci sono grandi ostacoli non ancora superati: primo tra tutti la dipendenza dal petrolio e del modello primario esportatore. Però, il governo bolivariano rimane l’unica forza politica democratica e rivoluzionaria capace di affrontare queste grandi sfide. Non solo, nonostante le contraddizioni e i problemi, il Venezuela bolivariano e socialista può e deve rappresentare un esempio per altri popoli e nazioni che stanno soffrendo la barbarie del capitalismo e la crudeltà del neoliberismo. Forse proprio per questo, uno dei grandi obiettivi delle corporazioni mediatiche è quello d’impedire che le sinistre mondiali e i movimenti anticapitalisti possano analizzare con obiettività e trasparenza l’attuale processo bolivariano. Disorientando e mentendo continuamente sulla realtà delle cose in Venezuela non solo si crea un’opinione pubblica internazionale consenziente a un’eventuale operazione militare, ma s’impedisce alla sinistra mondiale di fare dell’esperienza bolivariana una ricchezza teorica e pratica per altri progetti di trasformazione sociale.

___

Note:

[1]              Per un maggior approfondimento sulle Guarimbas:
http://www.ivoox.com/artilleria-palabra-programa-7-11-2015-audios-mp3_rf_9301638_1.html

[2]              Testimonianze del comitato delle Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado:

[3]              L’opposizione in piazza unisce slogan anticomunisti a canti di tradizione comunista. Si “traveste” così da movimento per i diritti umani, per raccogliere il consenso generale e difendersi dalle accuse di fascismo che il governo le muove. http://www.ilgiornale.it/news/esteri/venezuela-muore-perch-litalia-tace-denuncia-quando-silenzio-1001989.html

[4]              Raul Castro denuncia una campagna sovversiva ordita dagli Stati Uniti, nei confronti dei governi che ostacolano gli interessi dello schieramento imperialista. Queste campagne si articolano con metodi “più sottili e camuffati, senza rinunciare alla violenza, per spezzare l’ordine interno e la pace” e impedire “ai governi di concentrarsi nella lotta per lo sviluppo economico e sociale”. https://actualidad.rt.com/actualidad/view/120688-raul-castro-venezuela-eeuu-ucrania

[5] https://albainformazione.com/2015/10/13/la-strategia-del-golpe-continuo/

[6] http://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2014/04/11/venezuelani-paese-e-distrutto-38-morti_7d70441a-936f-4284-870a-93a34ecafad2.html
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-crisi-in-Venezuela-Presentata-una-petizione-al-parlamento-a-Roma-dagli-italo-venezuelani-Video-52742aef-60bc-4f8f-895f-d0b12b18676e.html

 

[7]              In Venezuela le votazioni avvengono con un sistema di “doppia identificazione”, in cui l’elettore deve registrarsi prima con un documento identificativo e poi con l’impronta digitale. Dopo di che, c’è quello della “doppia certificazione” del voto: effettuata prima elettronicamente e poi con il rilascio di uno scontrino, il quale va successivamente depositato nell’urna. Infine, l’intero processo è stato monitorato da tre grandi gruppi di osservatori internazionali: Unasur (Unione Nazioni del Sud – organismo latinoamericano), gli osservatori del Centro Carter e del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale), oltre che a  rappresentanti di lista di entrambi gli schieramenti.

[8] http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/berlusconi-chavez-abbracci-frattini-gerarchi-fascismo-396411/

[9] http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/06/news/venezuela_maduro_successore_chavez-53958605/?ref=search

[10] http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/feb/18/venezuela-protests-us-support-regime-change-mistake

[11] https://albainformazione.com/2015/10/16/intervista-a-oscar-carrero/

[12] Aporrea denuncia la presenza di paramilitari e narcotrafficanti colombiani, oltre che i compensi elargiti ai dimostranti.   http://www.aporrea.org/oposicion/a187814.html

[13] http://ilmanifesto.info/elezioni-comunali-allombra-delle-guarimbas/

[14] http://www.aporrea.org/actualidad/n249080.html

[15] http://www.correodelorinoco.gob.ve/nacionales/venezuela-tomara-acciones-judiciales-contra-manipulacion-mediatica-hechos-violentos/

[16] http://lainfo.es/it/2015/04/16/12-anni-barrio-adentro/

[17] http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=13246

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