Nucleare siriano ed Hezbollah: Dove vuole arrivare Der Spiegel?

da al manar

Era una storia dimenticata, ma è sempre importante valutare le reali intenzioni della sua pubblicazione.

 La Siria è in fiamme, in una situazione economica disastrosa, mentre il suo governo è interamente investito in una guerra contro i terroristi nei quattro angoli del paese, è probabile che ci voglia tempo per costruire un complesso per sviluppare armi nucleari.

Questo è Der Spiegel, settimanale tedesco, che racconta questa storia nel suo numero di sabato, affermando di essersi basata su “materiale esclusivo”: immagini satellitari e le conversazioni intercettate dai servizi segreti.

 Il giornale ha anche dato un nome in codice per il presunto sito nucleare: “Zamzam” (dal nome del pozzo d’acqua che sgorgava alla Mecca, per permettere al Profeta Ismail di bere, essendo piccolo). È stato rivelato anche il luogo, nella parte occidentale del paese, vicino alla città di Al-Qusayr, vicino al confine libanese.

Der Spiegel sembra essere ben a conoscenza di ogni piccola attività del governo siriano su questo complesso: «Ha trasferito 8.000 barre di combustibile per il sito, prima segreto, di Al-Kibar», ha scritto.

Questo sito è stato distrutto nel 2007 da un raid aereo da parte di Israele (che non ha mai confermato l’attacco) con il pretesto che ospitava un reattore nucleare clandestino.

E, inoltre, il settimanale tedesco sa che ci sono esperti nordcoreani e iraniani coinvolti nel progetto “Zamzam” e che Hezbollah avrà la custodia.

 La questione non è di sapere dove Der Spiegel ha tratto questa storia.

La stampa tedesca, come altre dei paesi occidentali (e arabo), è «una rete di collegamento di propaganda della NATO», secondo qualcuno che la conosce molto bene, l’ex direttore del giornale  Frankfurter Allgemeine, Udo Ulfkotte. Costui l’accusa di propaganda mediatica, di manipolazione diretta o velata, di reportages rubati, di falsificazione dei sondaggi, nel suo lavoro con il grande pubblico.

 I siriani non si lasciano ingannare

«Dire, come fa Der Spiegel che la Siria sta cercando di costruire una centrale nucleare è una menzogna e una pretesa ridicola», ha risposto l’agenzia di stampa ufficiale siriana, Sana.

«La Siria nega le accuse (..) che fanno parte del complotto che mira, attraverso una campagna di inganno, di fare pressioni su di essa e coinvolgere le forze regionali e internazionali in un attacco al paese», ha aggiunto l’agenzia Sana.

Il fatto che Der Spiegel pubblichi una storia nell’attuale situazione siriana ci porta ad essere sospettosi sulle reali cause di tale pubblicazione.

È giusto ricordare che Der Spiegel è stato il primo supporto a pubblicare, nel 2009, le informazioni raccolte dal Tribunale speciale per il Libano che accusavano Hezbollah di essere dietro l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri.

Le informazioni, pubblicate in momento clou delle elezioni parlamentari libanesi, nelle quali Hezbollah era il probabile vincitore, apprestandosi a guadagnare un gran numero di seggi parlamentari, si sono rivelate essere l’accusa che il TSL ha adottato. Tra queste due date, si è cercato di mettere il movimento di resistenza libanese con le spalle al muro per indebolire il Libano come attore sulla scena regionale.

Nel caso della Siria, dato che Damasco ha smantellato il suo arsenale chimico, gli occidentali hanno perso un alibi per molestare, estorcere concessioni, e di minacciarla costantemente di intervenire.

Più tardi, la morsa dell’Isis e l’esecuzione di ostaggi occidentali, utilizzati come pretesto per giustificare gli attacchi americani in Siria. Ma sono limitati nello spazio e indeboliscono soltanto il nemico numero uno del governo siriano.

Alcuni osservatori già sospettavano che gli americani avrebbero fatto una tappa intermedia per una risposta più ampia. Sarebbe giunto il momento opportuno per gli occidentali.

Ma per fare questo, hanno bisogno di preparare il terreno, tramite  i media c’è bisogno di trovare un alibi che non ha nulla a che fare con la realtà.

Come le armi di distruzione di massa irachene che non sono mai state trovate. Come gli scopi militari del programma nucleare iraniano che non sono mai stati dimostrati.

È il turno al nucleare siriano! Der Spiegel inizia l’attività. Altri dovrebbero prendere il suo posto. Alla prossima.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Sono stati i Fratelli Musulmani a uccidere i giornalisti: la denuncia del presidente della Stampa Estera al Cairo

egitto-fratelli-musulmaniGrave denuncia del corrispondente del settimanale Der Spiegel che punta il dito contro i «sedicenti manifestanti pacifici». E richiama anche i colleghi a non ignorare la verità dei fatti

di Windfuhr Volkhard, tratto da ioamolitalia – Il Presidente dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo, il giornalista tedesco Volkhard Windfuhr, ha accusato i Fratelli Musulmani – qualificandoli sarcasticamente come “i sedicenti manifestanti pacifici” – di essere i responsabili dell’uccisione dei giornalisti che svolgevano la loro attività nel corso degli scontri tra l’Esercito e i miliziani islamici. Windfuhr è categorico: i giornalisti “non sono stati delle semplici vittime del caos o di un normale scambio di fuoco, ma gli hanno sparato addosso in modo intenzionale”. “Io stesso oggi sono fortunatamente sfuggito per un soffio al fuoco di un cecchino sul Ponte 15 maggio nel quartiere di Zamalek” – afferma Windfuhr – Il criminale non era assolutamente un poliziotto”.
Il 14 agosto sono stati uccisi quattro giornalisti nel corso degli scontri esplosi al Cairo nei quartieri di Rabaa Al Adaweya e di Al Nahda. Si tratta del britannico Mick Dean di SkyNews, e di tre giornalisti egiziani: Habiba Ahmed della Revue Express di Dubai, Ahmed Abdel Gawad del quotidiano filo-governativo al Akhbar, Mosaab el Shami fotografo del sito Rasd.
In un messaggio postato su Facebook Windfuhr, dopo aver esplicitamente condannato i Fratelli Musulmani come dei criminali, denuncia la stampa internazionale che a suo avviso non ha finora garantito una copertura giornalistica corretta e “adeguata”.
Windfuhr è un arabista, esperto del Medio Oriente, corrispondente del settimanale Der Spiegel.

Questa è la traduzione del testo in inglese postato su Facebook

Avviso del Presidente dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo

Cari colleghi dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo,
senza schierarmi nel conflitto interno, considero che sia mio dovere rendere i nostri membri consapevoli del crescente reale pericolo per la nostra attività giornalistica e anche per la nostra vita. Purtroppo alcuni dei nostri colleghi sono caduti vittime di attacchi fatali. Non sono stati delle semplici vittime del caos o di un normale scambio di fuoco, ma gli hanno sparato addosso in modo intenzionale. Non sono stati né gli agenti della Polizia o l’Esercito, ma i sedicenti “manifestanti pacifici”. Io stesso oggi sono fortunatamente sfuggito per un soffio al fuoco di un cecchino sul Ponte 15 maggio nel quartiere di Zamalek. Il criminale non era assolutamente un poliziotto e possono testimoniare il fatto dei comuni cittadini egiziani che si trovavano sul luogo. Non mi trovavo lì per attività giornalistica, ma ero semplicemente diretto a un caffè per incontrare degli amici.

È scandaloso ciò che commettono questi violenti “manifestanti”. Attaccano la gente all’improvviso, attaccano il proprio Stato, attaccano gli edifici pubblici e un ancor più cospicuo numero di chiese, negozi e case dei cristiani. Non è mio compito come Presidente dell’Associazione della Stampa Estera tediarvi con delle analisi politiche, ma si sento costretto dalla mia coscienza e dall’etica professionale di esprimere la mia ferma disapprovazione per il fatto che la guerra che i “manifestanti” combattono contro lo Stato che ci ospita solo raramente viene trattata dai giornalisti in modo adeguato. Ma non è mai tardi. Fate attenzione!

Il Presidente Volkhard Windfuhr

Leggi di Più: Egitto. I fratelli musulmani hanno ucciso i giornalisti

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