Caiazzo (Caserta) 6ott2018: Incontro sulla Democrazia Diretta

L'immagine può contenere: testo

Il Venezuela ed i crimini della “democrazia borghese”

Il segreto meglio conservato dell’America Latina: la transizione del Venezuela alla democraziadi Rachael Boothroyd  venezuelanalysis.com 

Umberto Vargas Medina mi fissa da sotto il suo berretto. Ha un sorriso che, sebbene sia molto controllato, illumina la sua faccia con freschezza, malgrado le sopracciglia folte e la voce leggermente incrinata. Parla con energia, umiltà e una certa trepidazione tipica dei rivoluzionari venezuelani anziani che per la maggior dell’ultima parte del 20° secolo hanno dovuto passare la vita in totale clandestinità.

 
Durante la sua giovinezza, Medina ha avuto motivi particolari di essere reticente, anche se presumibilmente non è riuscito a essere sufficientemente riservato. Come giovane militante del Partito Comunista messo fuorilegge, e poi del Partito Rivoluzionario del Venezuela, è stato giudicato da un tribunale militare e condannato a 16 anni di prigione per il suo operato politico.
 
Ora, nell’Ufficio del Pubblico Ministero dove si sta svolgendo l’intervista, l’unica cosa che interrompe la severa continuità dei muri spogli dietro di lui, sono le parole: “Commissione per la Verità e la Giustizia.”
 
Formatasi nel febbraio 2013, la commissione è stata costituita da e per persone come Medina: giovani uomini e donne che, in base al giudizio stesso di Medina, avevano sofferto a causa del doppio crimine di essere stati repressi e poi resi “invisibili” da governi successivi durante il periodo 1958-1998, noto ora come Quarta Repubblica.
 
Parlandomi del suo lavoro nella commissione, Medina mi spiega che ci sono tre o quattro elementi fondamentali che orientano il suo operato. La lotta per la “verità, giustizia, memoria e risarcimenti” a favore di tutti coloro che hanno perso la vita, i membri delle loro famiglie, gli arti e la salute mentale a causa  delle azioni brutali e repressive della Quarta Repubblica.
 
Mentre Medina parla appassionatamente del lavoro della commissione, si irrigidisce quando gli chiedo della sua esperienza personale. Forse ha scontato soltanto 4 anni della sua condanna al carcere, ma è chiaro che questa ha avuto un impatto profondo. E’ una di quelle persone che sembra vivano la loro vita navigando sul confine appannato tra passato e presente, ma anche felice di vivere nel limbo che è stato negato a molti dei suoi compagni caduti.
 
“Forse… gli studenti messicani alla fine dimenticheranno che 43 di loro sono stati fatti sparire, o forse dimenticheranno il massacro di Tlatelolco. Non possiamo però dimenticare il massacro di Amparo (1988) oppure quello enorme che è stato il Caracazo,” sottolinea Medina.
 
Sembra quasi assurdo suggerire che le persone potrebbero dimenticare la brutalità spudorata dello stato che appena un mese fa ha provocato la scomparsa di 43 studenti che facevano il tirocinio per diventare insegnanti, anche in una cosiddetta democrazia. Ma è esattamente quello che è successo in Venezuela fino a poco tempo fa.
 
Di recente, fino al 1998, per la precisione, lo stato venezuelano faceva sparire abitualmente studenti, attivisti comunisti, sindacalisti e anche soltanto chiunque si dichiarava contrario ad esso.
 
“Era un’abitudine permanente, costante e sistematica che lo stato usava in precedenza contro chiunque osasse protestare,” spiega Ignacio Ramirez, direttore della Federazione Nazionale Venezuelana per la Difesa dei Diritti Umani e pubblico ministero che attualmente conduce le indagini sul torbido passato del Venezuela.
 
Le stime attualmente valutano che il numero delle morti per mano della repressione durante la Quarta Repubblica siano ben oltre le 6.000. Infatti, le indagini indicano che 3000 persone sono state uccise soltanto nell’ondata di repressioni che ha scosso la capitale in seguito alle sommosse note come il Caracazo, nel 1989.
 
Al momento le cifre stanno proprio iniziando a inserirsi quello che è ancora un quadro incompleto.  L’esatto numero di assassinii, sparizioni e torture è ancora in gran parte ignoto, proprio perché, finora, nessuno si è preoccupato di condurre indagini sui danni collaterali lasciati, non da un regime militare, ma dalla “democrazia” contrattata che fa parte del silenzio strutturale postumo riguardo alle massi di cadaveri che giacciono ancora in posti segreti in tutto il Venezuela.
 
“Nella commissione stiamo scoprendo cose nuove tutto il tempo” mi dice il ricercatore Aldemaro Barrios. Il suo lavoro comprende il frugare nella massa di documenti militari  precedentemente segreti.
 
“Per esempio, durante la guerriglia, i militari usavano i bombardamenti aerei sulla catena dei monti Falcon. Il metodo che adottavano era di bombardare il sito, e bombardare qualsiasi cosa che si muovesse.”
 
Aggiunge: “Non abbiamo idea di quante persone siano morte in quel modo.”
 
E’ un contesto troppo spesso trascurato quando si analizza il significato della Rivoluzione Bolivariana  che è emersa da questa storia  cruenta e clandestina e che molti ex guerriglieri e rivoluzionari come Medina, considerano essere un seguito della lotta che hanno iniziato.
 
E’ anche un contesto che spiega il rifiuto del paese della “democrazia rappresentativa” e la sua ricerca di un modello di democrazia partecipativa dove il potere sia direttamente nelle mani della gente, e non semplicemente affidato a “rappresentanti eletti” inaffidabili.
 
Nel 1999 il presidente Hugo Chávez ha preso le redini del governo, non ha ereditato una democrazia funzionante nella sostanza, ma piuttosto una democrazia soltanto di nome con una capacità affilata come un rasoio e perfettamente affinata per operare la repressione, che spesso viene esercitata contro la popolazione.
 
Smantellare questo stato ha costituito uno dei più importanti obiettivi e trionfi della rivoluzione bolivariana, anche se,  è, naturalmente, un processo incompleto. Come Barrios ha osservato: “Non stiamo più parlando di uno stato la cui esistenza si basa su una politica di repressione.”  E’ piuttosto uno stato che ha riconosciuto che non può esserci una democrazia significativa se la gente viene estraniata dalla memoria storica e che posto il potere legislativo  direttamente nelle mani proprio della gente che ha sofferto la repressione della Quarta Repubblica.
 
Nell’ottobre 2011, la legge del paese per la Punizione dei Crimini, le Sparizioni, le Torture e le altre Violazioni dei diritti Umani che è stata attuata per motivi politici dal 1958 al 1998, è stata approvata anche dall’Assemblea Nazionale del paese. E’ un altro potente strumento legale che ha preparato la strada perché queste storie precedentemente nascoste venissero alla luce, così come anche ai tribunali del paese.
 
Finora Commissione per la Verità e la Giustizia può vantare diverse vittorie. Ha portato in giudizio vari ex funzionari della sicurezza che sono stati giudicati colpevoli di violazioni dei diritti umani e di omicidio; tra questi un ex agente di polizia, Romero Sanchez Araujo, cui è stata inflitta una condanna a 30 anni di carcere, e Remberto Uzcategui Bruzual, ex capo dei Servizi segreti nazionali, (DISIP –Direzione dei Servizi di Intelligence e di Prevenzione), che sta per essere condannato.
 
Tuttavia, Medina è svelto ha far notare che l’obiettivo principale della commissione è di assicurare un “giudizio morale” per quelli che hanno portato avanti la repressione, e di rendere visibile la vera storia del paese. C’è molto da fare. La settimana scorsa la commissione ha annunciato che condurrà un’inchiesta specialistica nella storia specifica degli studenti attivisti che sono stati uccisi e torturati tra il 1958 e il 1998 e che, per il ruolo primario di appoggio alla lotta di guerriglia urbana degli anni ’60 e ’70, erano spesso dalla parte sbagliata della repressione di stato.
 
“Il movimento studentesco in Venezuela ha sempre svolto un ruolo attivo nei cambiamenti fondamentali che  ha sperimentato il paese” afferma Ramirez.
 
Tuttavia le indagini sulle violenze contro di loro “o non hanno portato a nulla, o non sono o non sono state affatto oggetto di indagine”, malgrado l’enormità delle violazioni.
 
Anche il caso a cui sta attualmente lavorando Ramirez, il caso Tazon,  è stato precedentemente  etichettato come risolto e lasciato a ingiallire nel cassetto di un funzionario, malgrado il fatto che il 19 settembre 1984, le forze armate del paese avessero fatto fuoco su un gruppo di studenti che andavano a una manifestazione, ferendone gravemente 35 e lasciandone molti sfregiati per il resto della vita.
 
Terminando la nostra conversazione, ho chiesto ingenuamente a Ramirez se il caso Tazon è una scoperta recente, conseguenza delle indagini in corso della commissione.
 
“Questo è accaduto nel 1984. Il fatto è che, a quel tempo, non abbiamo avuto l’opportunità che abbiamo adesso, di parlare con un giornalista di un canale televisivo internazionale. Infatti abbiamo portato queste testimonianze alla televisione e alla stampa, ma nessuno vi ha prestato attenzione.”
 
E’ soltanto adesso, con la democrazia diretta, che i venezuelani stanno cominciando a ad avere il potere e l’influenza di domandare giustizia e una storia scritta in base all’immagine che se ne sono fatta. Se tutto andrà bene, un giorno anche gli studenti messicani avranno quel diritto. 

[Trad. dall’inglese di Maria Chiara Starace su Znetitaly – si ringrazia per la segnalazione Alfredo Viloria Pérez e L’Antidiplomatico]

Lo Stato delle Comuni: consigli comunali, comuni e democrazia operaia


di Dario Azzellini

Il carattere peculiare di quello che Hugo Chávez chiamava il processo Bolivariano sta nell’aver capito che la trasformazione sociale può essere costruita nei due sensi, “dall’alto” e “dal basso”.

Il Bolivarianismo, o Chavismo, conta fra i suoi partecipanti sia organizzazioni tradizionali che nuovi gruppi autonomi; abbraccia tanto correnti stato-centriche quanto anti-sistemiche. Il processo dunque differisce dagli approcci tradizionali di tipo leninista o socialdemocratico, per entrambi i quali lo stato è l’attore centrale del cambiamento; si differenza anche dagli approcci movimentisti che non concepiscono alcun tipo di ruolo per lo stato in un processo di cambiamento rivoluzionario.

La trasformazione in corso in Venezuela è dunque il prodotto di una tensione fra potere costituente e costituito, laddove il principale attore del cambiamento è quello costituente. Il potere costituente è la legittima capacità creativa collettiva degli esseri umani, espressa nei movimenti e nella base sociale organizzata, per creare qualcosa di nuovo senza che questo debba derivare da qualcosa di già esistente. Nel processo Bolivariano il potere costituito – lo Stato e le sue istituzioni – accompagna la popolazione organizzata; deve essere il facilitatore di processi che partano dal basso, in modo che il potere costituente possa proseguire nei percorsi necessari per cambiare la società.

Questo approccio è stato elaborato in varie occasioni dall’ex presidente Hugo Chávez ed è stato confermato dal suo successore Nicolás Maduro, durante la recente campagna elettorale. È condiviso da settori del Governo e dalla maggioranza dei movimenti organizzati. Sia da parte del Governo che da parte dell’elemento di base del processo Bolivariano, c’è un dichiarato impegno a ridefinire Stato e società partendo dall’interrelazione fra il vertice e la base, e pertanto di mettersi in marcia verso il superamento dei rapporti capitalistici. Sebbene non privo di contraddizioni e conflitti, questo approccio a doppio binario è stato in grado di sostenere e approfondire il processo di trasformazione sociale in Venezuela.

Il potere costituente, essendo inclusivo e tendente all’espansione, è stato il fondamento di ogni rivoluzione, democrazia e repubblica; è il più grande motore della Storia, la più potente e innovativa forza sociale. Storicamente, tuttavia, abbiamo visto poteri costituenti ridotti al silenzio e indeboliti non appena compiuto il loro ruolo di legittimare il potere costituito. In un autentico processo rivoluzionario, quindi, il potere costituente deve mantenere la sua capacità di intervenire e di plasmare il presente, di creare qualcosa di nuovo che non derivi dal vecchio. È questo che definisce una rivoluzione: non l’atto del prendere il potere, ma piuttosto un ampio processo di costruzione del nuovo, un atto di creazione e invenzione. Questa è l’eredità globale del processo Bolivariano. (1) 

In Venezuela, il concetto di potere costituente è sorto alla fine degli anni Ottanta come tratto distintivo di un continuo processo di trasformazione sociale. Il principale slogan delle assemblee di quartiere era «Non vogliamo essere un governo, vogliamo governare». Questa idea, concepita in termini sempre più radicali, è arrivata ad orientare la trasformazione rivoluzionaria, conquistando uno status egemonico nel dibattito post-ideologico degli anni Novanta. (2)

Il processo Bolivariano è cominciato con la rivendicazione di un rafforzamento dei diritti civili e umani, e della costruzione di una “democrazia partecipativa e protagonica” alla ricerca di una “terza via” fra il capitalismo e il socialismo. A partire dalla fine del 2005, però, il Presidente Hugo Chávez ha descritto il socialismo come l’unica alternativa per realizzare il necessario superamento del capitalismo. Le elezioni presidenziali del 2006 furono definite da Chávez una scelta tra il capitalismo e il cammino verso il socialismo. L’inizio dell’era di Chávez presidente ha espanso e rafforzato le possibilità di partecipazione e le strutture consiliari, e ne ha create di nuove. L’idea della partecipazione è stata ufficialmente definita in termini di potere popolare, democrazia rivoluzionaria e socialismo. A causa delle ovvie difficoltà nel definire un percorso ben definito verso il socialismo, o un concetto chiaro di cosa il socialismo possa essere oggi, l’obiettivo è stato definito come “socialismo del ventunesimo secolo”, ed è un progetto tuttora in corso. Il nome serve anche a distinguerlo dai “socialismi reali” del XX secolo. Il processo di ricerca e costruzione è guidato soprattutto da valori come il collettivismo, l’uguaglianza, la solidarietà, la libertà e la sovranità. Si concreta nella costruzione di assemblee consiliari. (3) 

Nel gennaio 2007 Chávez propose di andare oltre lo stato borghese, costruendo una ‘statualità’ delle comuni. In tal modo raccolse e diede una più ampia applicazione a un’istanza che nasce all’interno delle forze anti-sistemiche. L’idea centrale era quella di formare strutture consiliari di ogni tipo (consigli comunali, comuni e città comunali, per esempio), come strutture di autogestione popolare. Consigli di lavoratori, studenti, contadini, e donne, fra gli altri, avrebbero poi dovuto cooperare e coordinarsi a un livello più alto per sostituire gradualmente lo stato borghese con uno stato delle comuni. Secondo il Piano Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale 2007-2013, «dal momento che la sovranità risiede interamente nel popolo, il popolo può dirigere lo stato in prima persona, senza dover delegare la sua sovranità, come fa nella democrazia indiretta o rappresentativa». (4)


Il concetto di separazione fra “società civile” e “società politica”, espresso ad esempio dalle ONG, è dunque respinto. L’enfasi viene messa piuttosto sull’incoraggiare e promuovere il potenziale e la capacità diretta della base popolare di analizzare, decidere, mettere in pratica e valutare tutto quanto è importante per la sua vita. Il potere costituente si incarna nei consigli, nelle istituzioni del potere popolare, e nel concetto fondamentale di stato delle comuni. Come è stato proposto nella riforma costituzionale respinta nel referendum del 2007, il futuro stato comunale deve essere subordinato al potere popolare, che sostituisce la società civile borghese. (5)

Questo riempirebbe il vuoto fra l’economico, il sociale e il politico – tra la società civile e la società politica – che soggiace al capitalismo e allo stato borghese. Allo stesso tempo impedirebbe l’iper-centralizzazione che ha caratterizzato i paesi del “socialismo reale”. (6)

***

I consigli comunali sono una struttura non rappresentativa di democrazia diretta e il meccanismo più avanzato di auto-organizzazione a livello locale in Venezuela. Nel 2013 sono stati varati circa 44.000 consigli comunali in tutto il paese. Dal momento che la nuova costituzione del 1999 definiva il Venezuela in quanto «una democrazia partecipativa e protagonica», si erano sperimentati tutta una serie di meccanismi per la partecipazione della popolazione all’amministrazione locale e ai processi decisionali. All’inizio questi erano legati a istituzioni rappresentative locali e integrati nel quadro istituzionale della democrazia rappresentativa. Competendo sullo stesso territorio come istituzioni locali, e dipendendo dai finanziamenti autorizzati da questi organi, le diverse iniziative ebbero scarso successo.

I consigli comunali cominciarono a formarsi nel 2005 come iniziative “dal basso”. In diverse parti del Venezuela, organizzazioni di base promossero autonomamente forme di autogestione locale chiamate “governi locali” o “governi di comunità”. Durante il 2005, un assessorato della giunta comunale di Caracas si concentrò sulla promozione di questa proposta nei quartieri poveri della città. Nel gennaio 2006, Chávez adottò questa iniziativa e cominciò a diffonderla. Nel suo programma televisivo settimanale “Aló Presidente”, Chávez presentò i consigli comunali (consejos comunales) come una specie di “buona pratica”. A questo punto esistevano già circa 5.000 consigli comunali. Nell’aprile 2006 l’Assemblea Nazionale approvò la Legge dei Consigli Comunali, che fu riformata nel 2009 a seguito di un’ampia consultazione di portavoce dei consigli. I consigli comunali nelle aree urbane comprendono fra le 150 e le 400 famiglie; nelle zone rurali, un minimo di 20 famiglie; e nelle zone indigene, almeno 10 famiglie. I consigli costruiscono una struttura non rappresentativa di partecipazione diretta che esiste parallelamente agli organi elettivi rappresentativi del potere costituito.

I consigli comunali sono finanziati direttamente da istituzioni statali di livello nazionale, evitando così possibili interferenze degli organi municipali. La legge non dà a nessun ente l’autorità di accettare o rifiutare le proposte presentate dai consigli. Il rapporto fra i consigli e le autorità costituite non è, tuttavia, sempre armonioso; i conflitti sorgono principalmente a causa della lentezza del potere costituito nel rispondere alle richieste fatte dai consigli e da tentativi di interferenza. I consigli comunali tendono a trascendere la divisione tra società politica e società civile, a rompere la sfera separata del politico (ovvero fra governanti e governati). Così si spiega il fatto che gli analisti liberali, in favore di quella divisione, vedono i consigli comunali sotto una luce negativa, sostenendo che non sono organizzazioni indipendenti della società civile, ma sono piuttosto legate allo Stato. Ma la verità è che si tratta di una struttura parallela attraverso la quale il potere e il controllo sono gradualmente sottratti allo Stato a favore dell’autogoverno. (7)

Ad un livello più alto di autogoverno c’è la possibilità di creare comuni socialiste, attraverso la combinazione di vari consigli comunali su un determinato territorio. I consigli decidono autonomamente sulla geografia di queste comuni. Queste comuni possono sviluppare progetti a medio e lungo termine di maggiore impatto, mentre le decisioni continuano a essere prese nelle assemblee dei consigli comunali. Ad oggi ci sono oltre 200 comuni in costruzione.

Nel contesto della creazione di comuni e città comunali è importante per l’analisi distinguere fra lo spazio politico-amministrativo (assoluto) e quello socio-culturale-economico (relazionale). (8)

Le comuni corrispondono a quest’ultimo; i loro confini con corrispondono necessariamente a spazi politico-amministrativi già esistenti. Mentre questi continuano a esistere, l’istituzionalizzazione dei consigli comunali, delle comuni e delle città comunali sviluppa e plasma lo spazio socio-culturale-economico. Così, l’idea di un’auto-organizzazione non rappresentativa su base locale e consiliare crea una «nuova geometria del potere». Il concetto di potere nella geografia umana, nell’elaborazione di Doreen Massey, è stata tradotta in «pratica politica positiva» a seguito del «riconoscimento dell’esistenza e dell’ampia diffusione, all’interno del Venezuela, di geometrie del potere altamente diseguali, e dunque non democratiche». (9)

Varie comuni possono formare città comunali, con un’amministrazione e una pianificazione che partono “dal basso” se l’intero territorio è organizzato in consigli comunali e comuni. Il meccanismo della costruzione delle comuni e delle città comunali è flessibile; esse definiscono autonomamente i loro obiettivi. E così la costruzione dell’autogoverno comincia da quello che la popolazione stessa considera più importante, necessario od opportuno. Le città comunali che hanno cominciato a formarsi fino ad oggi, per esempio, sono rurali e strutturate intorno all’agricoltura, come la Ciudad Comunal Campesina Socialista Simón Bolívar nello stato meridionale di Apure o la Ciudad Comunal Laberinto nello stato nord-occidentale del Zulia. L’organizzazione e la costruzione di comuni e città comunali è stata più facile nelle zone suburbane e rurali che nelle zone metropolitane, poiché ci sono meno elementi di distrazione e opposizione, e allo stesso tempo gli interessi comuni sono più facili da definire.

***

Per quanto riguarda la democratizzazione della proprietà e della gestione dei mezzi di produzione, il Venezuela ha sperimentato una serie di modelli diversi. Tra il 2001 e il 2006, il governo venezuelano – oltre ad asserire il controllo statale sugli aspetti principali dell’industria petrolifera – si è concentrato sulla promozione del modello cooperativo per qualsiasi tipo di azienda, inclusi modelli di cooperative gestite con la partecipazione dello Stato o di imprenditori. La Costituzione del 1999 assegnava un peso speciale alle cooperative. Erano concepite come un contributo a un nuovo equilibrio sociale ed economico, e quindi hanno ricevuto enormi aiuti da parte dello Stato. Le condizioni favorevoli hanno portato a un boom nel numero di cooperative avviate. A metà del 2010, secondo l’istituto nazionale di supervisione delle cooperative Sunacoop, 73.968 cooperative sono state certificate come operative, con un totale stimato di due milioni di membri, anche se alcune persone partecipavano a più di una cooperativa e venivano pertanto contate due volte. (10)

L’idea iniziale che le cooperative avrebbero prodotto automaticamente per la soddisfazione dei bisogni sociali e che la loro solidarietà interna, basata sulla proprietà collettiva, si sarebbe estesa alle loro comunità locali, si dimostrò un errore. La maggior parte delle cooperative continuava a seguire la logica del capitale; concentrandosi sulla massimizzazione delle entrate al netto senza sostenere le comunità circostanti, molte facevano a meno di integrare nuovi membri. (11)

Alla luce di queste esperienze, lo sforzo del governo nel sostenere la creazione di cooperative si orientò verso cooperative controllate e di proprietà delle comunità. In risposta alla serrata del 2002-2003, lo “sciopero degli imprenditori”, che aveva l’intenzione dichiarata di rovesciare il governo Chávez, i lavoratori iniziarono un processo di riappropriazione dei luoghi di lavoro abbandonati dai loro proprietari. All’inizio il governo ha affidato i casi ai tribunali del lavoro, e poi, nel gennaio 2005, ha cominciato gli espropri. A partire dal luglio 2005 il governo ha cominciato a prestare particolare attenzione alla situazione delle imprese chiuse, e da allora centinaia di quelle imprese sono state espropriate. Ma una politica sistematica di espropri nel settore produttivo non è esistita fino al 2007. Le imprese espropriate ufficialmente dovrebbero essere trasformate in “proprietà sociale diretta” sotto il diretto controllo di lavoratori e comunità. In realtà la maggior parte di esse non è gestita da lavoratori e comunità ma da istituzioni statali. Le condizioni di lavoro essenzialmente non sono cambiate, e gli espropri non hanno automaticamente prodotto co-gestione o controllo da parte dei lavoratori.

Il concetto di “proprietà sociale diretta” si dovrebbe applicare anche a centinaia di nuove “fabbriche socialiste” costruite dal governo nel contesto di una più ampia strategia di industrializzazione. I consigli comunali locali selezionano i lavoratori, mentre i professionisti necessari provengono da istituzioni statali e governative. Lo scopo è di trasferire gradualmente la gestione delle fabbriche nelle mani dei lavoratori organizzati e delle comunità. Ma la maggior parte delle istituzioni statali coinvolte fanno poco per organizzare questo processo o preparare i dipendenti, la qual cosa ha generato conflitti sempre maggiori fra lavoratori e istituzioni.

Nel 2007 Chávez ha raccolto l’idea dei “consigli socialisti dei lavoratori”, che veniva già discussa da molti lavoratori a livello di base e da consigli e organizzazioni dei lavoratori già esistenti, tanto che c’era una rete che portava proprio quel nome: Consigli Socialisti dei Lavoratori (CST). Chávez ha presentato il CST come una buona pratica e ha rivolto ai lavoratori l’invito a formare CST sui loro luoghi di lavoro. Nonostante ciò, poiché la maggior parte delle istituzioni erano contrarie ai consigli dei lavoratori, all’inizio si sono formati solo pochi consigli, principalmente in fabbriche recuperate come la fabbrica di valvole Inveval, o la fabbrica di tubi idraulici Inefa.

Una crescente pressione dal basso ha spinto diverse istituzioni governative a cominciare ad accettare o perfino promuovere la creazione di consigli di lavoratori in posti di lavoro gestiti dalle istituzioni, anche senza il beneficio di una legge in vigore sui consigli dei lavoratori. Ma mentre da una parte la maggior parte delle istituzioni ha provato a impedire la costituzione di consigli dei lavoratori nei luoghi di lavoro, in altre imprese, tra cui quelle gestite dallo Stato, le istituzioni spesso hanno cercato di assumere la guida e costituire esse stesse dei CST. Questa mossa ha rappresentato un tentativo di distorcere lo scopo dei consigli e ridurli a un’autorità rappresentativa che affrontasse questioni relative al lavoro e al salario all’interno della burocrazia governativa. Di conseguenza, il CST si è trasformato in un altro luogo di lotta per il controllo dei lavoratori. (12)

Il tentativo di maggior successo di democratizzare la proprietà e la gestione dei mezzi di produzione è il modello delle Imprese di Proprietà Sociale Comunale (EPSC), promosse per creare unità di produzione locali e imprese di servizi alla comunità. Le EPSC sono proprietà collettiva delle comunità, che decidono la struttura organizzativa delle imprese, i lavoratori che ne fanno parte e l’uso che si farà dei profitti. Le imprese e istituzioni governative promuovono le imprese comunali dal 2009, e dal 2013 diverse EPSC sono state costituite. La maggior parte appartengono al settore dei servizi alla comunità, come il trasporto pubblico, o sono impegnate nella produzione e lavorazione del cibo. La compagnia petrolifera statale, PDVSA, ha messo su una distribuzione locale di gas liquidi chiamata Gas Comunal. (13)

Dal 2007, la capacità riformatrice del Governo si è scontrata sempre di più con i limiti inerenti allo stato borghese e al sistema capitalista. I movimenti e le iniziative per l’autogestione e l’autogoverno, pensate per superare lo stato borghese e le sue istituzioni, con l’obiettivo di sostituirlo con uno stato comunale basato sul potere popolare, sono cresciuti. L’allargamento della partecipazione diretta di base porta un aumento dei conflitti fra lo Stato e la sua base popolare (specialmente nella sfera della produzione) come anche all’interno dello stesso Stato, che diventa un luogo di conflitto di classe. Non sorprende che l’approfondimento delle trasformazioni sociali moltiplichi i punti di scontro fra strategie top down e bottom up. Ma allo stesso tempo, grazie all’estensione del lavoro delle istituzioni statali insieme al consolidamento e alle maggiori risorse del processo Bolivariano, le istituzioni statali sono state in genere rafforzate e si sono maggiormente burocratizzate. Le istituzioni del potere costituito puntano al controllo dei processi sociali e alla riproduzione di se stesse. Dal momento che le istituzioni del potere costituito rafforzano e al contempo limitano il potere costituente, il processo di trasformazione è molto complesso e contraddittorio.

Le istituzioni, così come molti individui che le dirigono, seguono una logica inerente di perpetuazione ed espansione del loro potere e controllo istituzionale, per assicurare la sopravvivenza dell’istituzione. O, come spiega Tamara Esis, un’attivista appartenente a un consejo comunal di Caracas, in una intervista personale, «Queste brave persone che si sono già messe comode nei loro uffici non sono disposte a rinunciare ai loro benefici, vivono sui bisogni della gente. È come avere una piccola azienda, capisci?».

Questa tendenza viene rafforzata in tempi di profondi cambiamenti strutturali, quando l’utilità e l’esistenza di qualsiasi istituzione è messa in discussione nel contesto della trasformazione.

In effetti il Ministero delle Comuni risulta essere uno dei maggiori ostacoli alla costruzione delle comuni e la maggior parte delle comuni in costruzione si lamentano del Ministero. Solo la crescente organizzazione “dal basso”, specialmente la rete auto-organizzata di attivisti che mette insieme circa 70 comuni è riuscita a fare sufficiente pressione sul Ministero delle Comuni perché questo modificasse le sue politiche alla fine del 2011. Hanno costretto il ministero a registrare circa 20 comuni. In cambio le Comuni hanno dovuto avviare il registro, perché il Ministero delle Comuni non solo non aveva registrato neanche una comune nei primi tre anni della sua esistenza, ma un anno dopo che la legge sulle comuni era stata promulgata non aveva creato neanche una procedura ufficiale per la registrazione delle comuni.

Nonostante tutto, le strategie “dall’alto verso il basso” e “dal basso verso l’alto” si sono mantenute nello stesso processo di trasformazione per 14 anni e il rapporto conflittuale tra potere costituente e costituito è stato il motore del processo bolivariano. Nel suo piano di governo per il periodo 2013-2019, presentato durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2012, Chávez ha affermato chiaramente «Non dobbiamo ingannarci: la formazione socioeconomica che prevale tuttora in Venezuela è di carattere capitalista e rentista». (14)

Per proseguire verso il socialismo, Chávez ha sottolineato la necessità di avanzare nella costruzione di consigli comunali, comuni e città comunali, e nello «sviluppo della proprietà sociale dei fattori e mezzi di produzione basilari e strategici». (15)

Il suo successore, Nicolás Maduro, si è impegnato a sviluppare il programma, e uno degli slogan centrali dei movimenti che hanno sostenuto la sua campagna elettorale è stato «comuna o nada».

1. Antonio Negri, Il Potere Costituente (Carnago: Sugarco Edizioni, 1992), 382.

2. Roland Denis, Los fabricantes de la rebelión (Caracas: Primera Linea, 2001), 65.

3. Ministerio del Poder Popular para la Comunicación y la Información, Líneas generales del Plan de Desarrollo Económico y Social de la Nación 2007-2013, (Caracas: MinCI, 2007), 30.

4. MinCI, Líneas generales, 30.

5. Asamblea Nacional Dirección General de Investigación y Desarrollo Legislativo, Ejes Fundamentales del Proyecto de Reforma Constitucional. Consolidación del Nuevo Estado, (Caracas: AN-DGIDL, 2007).

6. Hugo Chávez, El Poder Popular (Caracas: Ministerio de Comunicación e Información, 2008), 38.

7. Dario Azzellini, Partizipation, Arbeiterkontrolle und die Commune, (Hamburg: VSA, 2010).

8. David Harvey, Space as a keyword, in David Harvey. A Critical Reader, ed. Noel Castree and Derek Gregory, (Malden: Blackwell, 2006).

9. Doree Massey, Concepts of space and power in theory and in political practice, Doc. Anàl. Geogr 55 (2009): 20.

10. Interview with Juan Carlos Baute. Presidente de Sunacoop, accessed January 16, 2009, sunacoop.gob.ve/noticias_detalle.php?id=1361.

11. Dario Azzellini, From Cooperatives to Enterprises of Direct Social Property in the Venezuelan Process, in Cooperatives and Socialism. A View from Cuba, ed. Camila Piñeiro Harnecker, (Basingstoke: Palgrave Macmillan, 2012): 259-278; Dario Azzellini, Economía solidaria en Venezuela: Del apoyo al cooperativismo tradicional a la construcción de ciclos comunales, in A Economia Solidária na América Latina: realidades nacionais e políticas públicas, ed. Sidney Lianza and Flávio Chedid Henriques, (Rio de Janeiro: Pró Reitoria de Extensão UFRJ, 2012): 147-160.

12. Dario Azzellini, De la Cogestión al Control Obrero. Lucha de clases al interior del proceso bolivariano, (PhD diss., Benemérita Universidad Autónoma de Puebla, 2012), 183-196.

13. Aurelio Gil Beróes, Los Consejos Comunales deberán funcionar como bujías de la economía socialista, accessed January 4, 2010, rebelion.org/noticia.php?id=98094.

14. Aurelio Gil Beróes, Los Consejos Comunales deberán funcionar como bujías de la economía socialista, accessed January 4, 2010, rebelion.org/noticia.php?id=98094.

15. Propuesta del Candidato, Chávez, 7.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Pier Paolo Palermo]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al fascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

www.logicaecologica.es/

Noticias saludables

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: