(VIDEO) A Napoli nasce la casa della Resistenza con GAlleЯi@rt e ANPI

GAlleЯi@rt – Comunicato n. 9

GAlleRi@rt, l’Associazione culturale Resistenza, l’ANPI e il Comune di Napoli.

Nasce la Casa della Resistenza napoletana e delle Quattro Giornate.
Nasce anche un’Amministrazione Comunale di Emergenza Popolare?

Napoli, 15 febbraio 2017

“La nostra capacità, quella di una città così profondamente ‘libertaria’, così profondamente intrisa dei valori costituzionali, non si deve limitare a dire ‘abbiamo vinto una grande battaglia’. Il 4 dicembre Napoli ha scritto una bella pagina. Non è sufficiente. Noi abbiamo difeso la Costituzione che altri volevano stravolgere come ‘ostacolo’. Bene, tocca ancora a noi, adesso, attuare l’art. 3, seconda comma della Costituzione: ‘Compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo – e la realizzazione [ndr.] – della persona umana e l’affermazione dei valori di giustizia e di uguaglianza. […] Non più, dunque, solo una resistenza dal basso, ma una controffensiva per attuare i valori della Costituzione. 
Allora qui, in questo luogo in cui stiamo parlando, vogliamo costruire insieme la sede di chi come l’ANPI custodisce e tramanda i valori della Resistenza antifascista e dall’altra di chi – e da sindaco mi sento profondamente orgoglioso – non ha scelto la strada dell’indifferenza o dello sfogatoio, della sola critica al potere costituito, ma ha già cominciato a riacquistare degli spazi di libertà e di democrazia come GAlleЯi@rt e come tante altre realtà che sono città. Questa è un’altra anomalia! Un’anomalia democratica che ci rende orgogliosi di essere figli delle Quattro Giornate, persone che non rinunciano a lottare, che non si limitano a dire ‘questo mondo non ci piace’, ma provano a costruire dal basso la via costituzionale. 
Molto bello, dunque, il passaggio tra chi resiste oggi, in forme diverse da altri anni e chi ci ha tramandato quella Resistenza. Perché questa è la Storia! Che non dobbiamo dimenticare! Dobbiamo ‘prendere a calci’ – politicamente parlando – i fautori di quelle operazioni di revisionismo che sono veramente spudorate. Perché questa è la nostra Storia. Una Storia antifascista. Napoli sarà sempre antifascista, per una storia di una città Medaglia d’oro alla Resistenza, di ieri e di oggi, nelle forme che il popolo napoletano saprà darsi […]
Grazie, dunque, all’ANPI, grazie a GAlleЯi@rt […]. 
Sono orgoglioso di essere sindaco di una città che ancora oggi resiste, una città che non si piega”. 

(Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli, 12 febbraio 2017)

Galleria Principe di Napoli, 12 febbraio 2017: 
nasce la Casa della Resistenza napoletana e delle Quattro giornate.

L’intervento completo del Sindaco de Magistris all’inaugurazione del partenariato tra l’Associazione culturale Resistenza-GAlleЯi@rt e l’ANPI all’indirizzo: https://youtu.be/qs6UrGx4DuI
16683885_1391611354244451_4584585993459751909_n
Cosa chiediamo all’Amministrazione Comunale di Napoli? Niente!

Gli indichiamo piuttosto cosa può e deve fare: anzitutto e soprattutto incoraggiare le masse popolari a organizzarsi per prendere in mano capillarmente i servizi pubblici che le Autorità della classe dominante tagliano, riducono o lasciano andare in malora; dare riconoscimento, forza e forma di legge ai provvedimenti di volta in volta assunti, caso per caso, dagli organismi popolari per far funzionare parti crescenti dell’organizzazione della vita sociale collettiva delle masse popolari; di mettersi al servizio degli interessi delle masse popolari favorendo la creazione di agenzie pubbliche, private e cooperative sulla base della parola d’ordine “un lavoro utile e le dignitoso per tutti”; di mettere in uso, riabilitare tutto il patrimonio edilizio della città, salvaguardare le infrastrutture, rivalorizzare a uso sociale il patrimonio artistico, culturale e storico; convincere, con le buone o le cattive, le agenzie locali del sistema bancario a fornire i crediti necessari per queste iniziative; favorire, in ogni modo, la partecipazione delle masse popolari alla gestione della vita sociale, alle attività culturali e artistiche, alla ricerca scientifica e allo sport; mettere i mezzi di comunicazione e di informazione gratuitamente a disposizione delle masse popolari organizzate. Avere, in sostanza, come linea di condotta e di indirizzo quella dell’applicazione delle parti progressiste della Costituzione e di sostenere, mettendo a disposizione uomini, mezzi, risorse, relazioni, contatti e “prestigio” istituzionale, tutti quanti agiscono applicando direttamente le parti progressiste della Costituzione.

Essere, cioè, in una sola espressione, un’Amministrazione Comunale di Emergenza popolare. Di costituirsi come tale. Per il solo fatto della sua costituzione, per la sua dichiarazione di inconciliabilità di fatto con i governi centrali illegittimi e illegali che, senza Elezioni, si stanno avvicendando, da anni ormai, alla guida del paese (senza, peraltro, riuscire a governarlo), con la sua stessa esistenza, la sua propaganda e le relazioni che svilupperà, per le adesioni che raccoglierà, per gli effetti che la sua costituzione, la sua esistenza e la sua attività provocheranno nel campo nemico dei “poteri forti”, una simile Amministrazione darà di fatto nuovo impulso alla moltiplicazione delle organizzazioni operaie e popolari, all’elevamento del loro orientamento politico e allo sviluppo della loro iniziativa. Sarà, dunque, di fatto, pezzo sostanziale della costruzione di un’alternativa di governo dei territori, dei quartieri, della città e un esempio per il resto del paese, affinché altre Amministrazioni facciano lo stesso e le organizzazioni operaie e le popolari possano procedere alla promozione di un loro governo centrale, loro diretta espressione, un Governo di Emergenza Popolare.

GAlleЯi@rt

c/o Galleria Principe di Napoli – spazi occupati n. 28-31

e-mail: galleriart2831@gmail.com – Info tel. 3478561486 – fb: Galleri Art

Da Napoli a Firenze: Potere Popolare connesso in azione

FOTO BELLISSIMA DE MAGISTRIS A FIRENZEdi Fed Toscana del P-CARC

Giovedì 21 luglio, presso il presidio permanente promosso dall’assemblea dei comitati contro le nocività della piana fiorentina, si è tenuta l’iniziativa dal titolo “Devastazione dei territori, grande opere inutili e dannose”. Il presidio è in un campo a Sesto Fiorentino, sotto il raccordo autostradale e l’assemblea si tiene dopo cena, dalle 21.30 in poi. Siamo dall’altra parte del pianeta rispetto alla Firenze di Duomo, Palazzo Vecchio, Uffizi, Ponte Vecchio, Palazzo Pitti e delle mille altre cose che rendono la città splendida celebre nel mondo, e che hanno dato corpo a quello che è stato chiamato Rinascimento. È qui in questo campo, qui alle Case Passerini, dove Renzi vuole fare convergere la spazzatura della città e bruciarla, qui al buio, che quattrocento persone vengono per discutere di politica e sentono rinascere qualcosa di nuovo, qualcosa di “incredibile e bellissimo”, dice in un suo commento un compagno del Centro Sociale ex-OPG, l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Napoli.

I compagni del Centro Sociale ex-OPG di Napoli sono ospiti dell’iniziativa insieme a Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. Gli organizzatori li hanno invitati con l’obiettivo di promuovere lo scambio dell’esperienza di auto organizzazione e dei rapporti con le Amministrazioni locali.

Con questo resoconto riportiamo e commentiamo tra i temi emersi nel dibattito quelli utili per la ricerca della strada che porta al socialismo, l’unica soluzione definitiva al marasma della società attuale. La nostra è ricerca di scienziati, rigorosa come il metodo scientifico richiede, ma animata dalla stessa passione del compagno dell’ex OPG così entusiasta di scoprire il nuovo in questo campo, di notte, sotto il raccordo dell’autostrada. Grazie a questa nostra ricerca diventeremo sempre più capaci di capire e fare capire cosa significa fare dell’Italia un nuovo paese socialista. È una cosa semplice da capire: in tantissimi lo hanno capito prima di noi, tanti partigiani che hanno combattuto e vinto il nazifascismo, ad esempio, e dirigenti come Gramsci, ma agli uni e agli altri, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è stata “tolta la parola”. Di rivoluzione non s’è più parlato, almeno fino a oggi. Oggi torniamo a parlare di cose semplici, comprensibili da tutti, di una “semplicità che è difficile a farsi”, come dice Brecht nella sua poesia in lode al comunismo, ma la faremo, perché il comunismo lo fanno le masse popolari e, come diceva Mao Tse tung nella favola su Yu Gong dei monti del Nord della Cina, la forza delle masse popolari è enorme e spiana le montagne.

Il dibattito: parla l’esponente dei comitati locali

Inizia a parlare un esponente dell’assemblea dei comitati contro le nocività. Il suo intervento è importante perché mostra come il futuro della piana fiorentina è legato alle scelte politiche di chi governa. Dice che intorno all’ampliamento dell’aeroporto (altra iniziativa di devastazione del territorio in progetto) e alla costruzione dell’inceneritore di Case Passerini si gioca 1 miliardo di euro dei gruppi economici che direttamente finanziano Renzi e il suo governo. Dice che non è un caso che Renzi alle ultime elezioni amministrative, nonostante si giocasse le città più importanti d’Italia, ha chiuso la campagna elettorale a Sesto Fiorentino. E ha perso, aggiungiamo noi, e la batosta è stata pesante, tenuto conto di una cosa importante assai, come ricorda il compagno napoletano dell’ex OPG nel suo resoconto commentato, che Sesto è una roccaforte da settant’anni delle stesse forze politiche, quelle che negli anni Cinquanta dello scorso secolo presero la testa del PCI che aveva guidato la Resistenza contro il nazifascismo e lo corrosero lentamente, fino alla morte e alla putrefazione di cui il partito di Renzi è espressione ultima.

Il compagno quindi ha l’intelligenza di legare immediatamente lo sorti del territorio fiorentino con quello dell’intero Paese, di legare il particolare al generale, direbbe chi si occupa della questione per analizzarla scientificamente. Il terreno qui in Toscana è ottimo per questa analisi: i vertici della Repubblica Pontificia (per ora) si sono affidati a un coagulo di esponenti che fondano la loro forza, e hanno le loro radici in Toscana. Stiamo parlando della famiglia Boschi e quella di Renzi, del loro legame con Verdini e dell’intreccio tra interesse bancario e potere politico che contraddistingue il loro percorso. Ma il legame che conta e di cui vogliamo parlare qui non è quello tra Firenze e Roma, ma quello tra Firenze e Napoli. L’aspetto principale è la volontà dell’assemblea dei comitati contro le nocività di raccogliere dalle esperienze di avanguardia della penisola come quella napoletana processi di costruzione di una nuova governabilità per i territori. È giusto: studiamo con attenzione le mosse di chi devasta il paese e chi lo abita, ma non perdiamo tutto il tempo nella denuncia di quanto è perfido questo e quello. Dedichiamo la massima parte del nostro tempo al pensare la ricostruzione, e a iniziare l’opera.

Il compagno dice quindi che l’iniziativa serve a confrontarsi con altre realtà auto organizzate e che il confronto è anche con un’amministrazione come quella di Napoli, che ha scelto di stare dalla parte dei cittadini. Manifesta esplicitamente la volontà dei comitati di imparare a costruire la loro soluzione, il loro governo. Bisogna innanzitutto resistere agli attacchi della borghesia.

La borghesia è stata una classe rivoluzionaria, ricordiamolo. È nata in città come Firenze, nelle sue decine di borghi, (le sue zone portano ancora quei nomi antichi: Borgo S. Lorenzo, Borgo S. Frediano, ecc.) e qui è stata protagonista di quel Rinascimento sul piano economico, politico e culturale, almeno fino a che la spinta propulsiva è stata schiacciata dal Papato, e dai suoi funzionari, come il gesuita Bellarmino che processò Galileo Galilei. Da Firenze e dalla penisola la rivoluzione borghese si spostò quindi altrove, in Inghilterra, nelle Fiandre, e poi nell’America del nord, dove non c’era nobiltà feudale da togliere di mezzo, e in Francia, dove la nobiltà di mezzo fu tolta. Quella rivoluzione però si è esaurita da un secolo e mezzo. La classe borghese è diventata da allora reazionaria e tra le altre cose non solo ha smesso di combattere contro le forze feudali residue, ma ci si è alleata per contrastare il movimento comunista e il movimento delle masse popolari. Al di là delle ciance di Bergoglio, noi diciamo che di fatto lui e Renzi sono uniti. Avete mai sentito Bergoglio o qualcuno dei suoi funzionari criticare Renzi? Anzi, hanno appoggiato il suo Jobs Act. Bergoglio ha scritto una enciclica sulla difesa dell’ambiente: perché lui non interviene sull’inceneritore di Case Passerini, o perché non lo fanno i suoi funzionari sul territorio?

La borghesia deve essere spazzata via. Ci sono tutte le condizioni per fare a meno di questa classe. Lo sviluppo delle forze produttive è tale da poter fare a meno di loro: possiamo produrre il necessario per tutte le esigenze materiali e spirituali della popolazione del paese, lavorare senza questi padroni, studiare senza i professori da loro stipendiati per riempirci la testa di cose superflue o false. Quello che oggi deve svilupparsi è la consapevolezza della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari di poter essere classe dirigente. Questo è il quello che c’è da fare e l’iniziativa del 21 luglio è preziosa come embrione del processo, germe di slancio, consapevolezza e forza per tutte le organizzazioni operaie e popolari, per ogni lavoratore, studente, disoccupato che era presente, per ogni donna e uomo, per piccoli e grandi d’età, autoctoni e immigrati.

Parla de Magistris

Luigi de Magistris apre l’intervento esortando tutti i presenti a credere nel cambiamento, a non mollare. Dice che Napoli e Sesto Fiorentino hanno avuto qualcosa in comune nella campagna elettorale, e cioè l’attenzione particolare di Renzi, che è andato ben quattro volte a Napoli durante la campagna elettorale e l’ha chiusa a Sesto Fiorentino.

Il sindaco di Napoli sta portando in giro per l’Italia l’esperienza di riscossa della sua città. Negli ultimi cinque anni Napoli ha avuto a che fare con quattro governi nazionali diversi ma uguali nella sostanza, perché tutti avevano l’unica finalità di togliere l’autonomia del territorio. Luigi de Magistris è stato alla guida della città nella lotta che si è chiusa con una vittoria su ciascuno di quei quattro governi. La particolarità della sua esperienza e di quella della città di Napoli è che stanno compiendo una rivoluzione governando, dice, e fare la rivoluzione governando è molto più difficile.

La difficoltà, aggiungiamo noi, sta proprio nel fatto che le masse popolari devono imparare a fare una cosa che, nei paesi imperialisti come il nostro, non hanno mai fatto: devono imparare a governare, e imparare a farlo sperimentando, imparare facendolo, via via acquisendo determinazione e la fiducia che l’unico futuro possibile è il socialismo.

Abbiamo detto sopra che il socialismo è semplice da spiegare. È governo e autogoverno delle masse popolari in campo politico, economico, sociale e culturale. Consiste infatti

  1. nel potere in mano alle masse popolari organizzate e in primo luogo alla classe operaia organizzata attorno al suo partito comunista che ha il compito principale di reprimere i tentativi di rivincita della borghesia imperialista e del clero e di promuovere l’universale partecipazione delle masse popolari alle attività da cui le classi dominanti le hanno sempre escluse,

  2. nella sostituzione dell’azienda creata e gestita dal capitalista per aumentare il suo capitale con l’unità produttiva costruita e gestita dai lavoratori organizzati che lavora secondo un piano pubblicamente deciso per produrre tutti e solo i beni e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione e ai rapporti di solidarietà, di collaborazione e di scambio con gli altri paesi,

  3. nella partecipazione crescente di tutta la popolazione alla gestione, alla direzione e alla progettazione della vita sociale e al resto delle attività propriamente umane.

La costruzione del Governo delle organizzazioni operaie e popolari è l’obiettivo immediato che dobbiamo porci perché è la strada più rapida per arrivare al socialismo, e quella con cui meglio affronteremo una classe che a fronte della nostra avanzata non esiterà a fare ricorso a ogni crimine, come ha mostrato di saper fare con il massacro delle masse popolari del paese durante la Resistenza.

Luigi de Magistris nel suo intervento fa un altro passaggio di importanza fondamentale: dice che la legalità formale se lede gli interessi delle masse popolari va violata. Se il governo centrale vuole privatizzare, svendere, commissariare e fare gli interessi dei poteri forti le amministrazioni locali devono disobbedire. Ecco qui una radice del nuovo che entusiasma il compagno dell’OPG e si espande nei quattrocento che sono qui con lui alle Case Passerini dell’Osmannoro. Ci si avvia su una delle vie che il P-CARC e la carovana del (nuovo)PCI di cui è parte hanno individuato nella loro esplorazione di terre nuove, e che sono elencate nella Dichiarazione Generale del IV° Congresso del Partito tenuto un anno fa, qui a Firenze:

1. la diffusione della disobbedienza e dell’insubordinazione alle autorità,

2. lo sviluppo diffuso di attività del “terzo settore”: le attività di produzione e distribuzione di beni e servizi organizzate su base solidaristica locale,

3. l’appropriazione organizzata di beni e servizi (espropri, “io non pago”, ecc.) che assicura a tutta la popolazione i beni e servizi a cui la crisi blocca l’accesso,

4. gli scioperi e gli scioperi alla rovescia, principalmente nelle aziende e nelle scuole,

5. le occupazioni di fabbriche, di scuole, di stabili, di uffici pubblici, di banche, di piazze, ecc.,

6. le manifestazioni di protesta e il boicottaggio dell’attività delle pubbliche autorità,

7. il rifiuto organizzato di pagare imposte, ticket e mutui,

8. lo sviluppo di attività autonome dal governo centrale da parte delle Amministrazioni Locali d’Emergenza (ALE) sottoposte alla pressione e sostenute dalla mobilitazione delle masse.

Bisogna quindi praticare, propagandare, diffondere, appoggiare ogni azione che va nella direzione degli interessi delle masse popolari anche se quest’azione è illegale.

Tutti i “buoni amministratori” che vogliono fare gli interessi delle masse popolari devono fare loro quello che de Magistris dice, pure Falchi, neo eletto sindaco di Sesto Fiorentino che ieri sera è intervenuto ribadendo la propria posizione di voler fare tutto il possibile per contrastare l’ampliamento dell’aeroporto e la costruzione dell’inceneritore. Deve fare anche l’impossibile. Non decide Renzi con il resto della Repubblica Pontificia cosa è possibile e cosa no. Sono le masse popolari che fanno la storia. La “buona volontà” il “vorrei ma non posso” di tanti che si pongono come amministratori di sinistra non basta, è aria fritta. L’esempio della giunta Pizzarotti di Parma è emblematico: essere buoni amministratori non basta per fare gli interessi delle masse popolari. Oggi le amministrazioni locali per fare gli interessi delle masse popolari devono “abusare” del proprio potere per promuovere l’organizzazione popolare, il loro coordinamento, la loro legittimità. In definitiva devono diventare amministrazioni locali d’emergenza che hanno la propria forza nelle organizzazioni operaie e popolari del territorio.

Parla la compagna dell’ex-OPG

La compagna dell’ex-OPG porta l’esperienza del controllo popolare promosso durante le ultime amministrative.

La compagna del centro sociale equipara quest’esperienza alle pratiche del vecchio PCI. Ribadisce che stanno contribuendo al cambiamento non perché delegano a de Magistris la gestione della città bensì promuovono il protagonismo popolare. Questo è l’aspetto dirigente della loro azione.

La compagna ha ragione nel mettere al centro il protagonismo popolare. Bisogna ora definire, dare gambe a tale proposito, ideare e pianificare il protagonismo popolare, costruire un governo che chiaramente ha la sua base nel protagonismo popolare e spingere in avanti. Siamo stati con i compagni dell’ex-OPG nei comitati di “Controllo Popolare” e alla “Assemblea per il Potere Popolare” tenuta il 25 giugno all’ex-OPG. Programmiamo di continuare a confrontarci con i compagni dell’ex-OPG per arrivare a condividere il programma comune del governo d’emergenza popolare, sperimentare sul campo, rimediare agli errori e avanzare. La Carovana del (n)PCI di cui il P.CARC fa parte, è pronta a confrontarsi con scienza e coscienza. Insieme scopriremo come fare sì che il momento alle Case Passerini non sia un attimo fuggente, di un percorso fragile, come può temere chi è reduce da decenni di sconfitte, chi non è abituato a vincere, come è normale per chi è sempre stato nella classe degli oppressi. Noi possiamo vincere e dobbiamo farlo. Questa è una verità oggettiva, la mela il cui sapore conosceremo mangiandola, quella che se la mangiamo la borghesia dice che ci caccia dal giardino dell’Eden. Quale Eden, chiediamo qui dalla piana fiorentina, in un prato seccato dall’afa sotto il raccordo dell’autostrada, dove Renzi vuole portare a bruciare la spazzatura? Quale Eden, chiediamo dalla Terra dei Fuochi? Quale Eden, chiediamo dal Meridione d’Italia, dove la borghesia governa il territorio con le Organizzazioni Criminali, e la gente aspetta treni che non arrivano, e quando arrivano diventano treni della morte, come oggi in Puglia, come 18 anni fa a Crotone, quando sul binario unico sono morte 18 persone? Quale Eden, con una disoccupazione giovanile che si avvicina al 50%?

Tappa di confronto sarà il dibattito del 30 luglio a Napoli (Parco dei Camaldoli) in occasione della Festa di Riscossa Popolare Nazionale, in cui interverranno de Magistris, Giorgio Cremaschi, Sandro Medici, in cui si parlerà di difendere e applicare la costituzione e di quali amministrazioni locali servono. Sarà una occasione preziosa, da non perdere.

I lavoratori del Comune di Firenze

Oltre agli interventi degli ospiti altre decine di compagni sono intervenuti. Tra questi, una lavoratrice del USB e attivista del comitato “l’infanzia non si appalta” di Firenze, dice che il comune di Firenze ha privatizzato i servizi ai cittadini i lavoratori del comune sono 4200 più altri 1000 in appalto. I lavoratori vivono in un ambiente difficile,: le scelte politiche della giunta mirano a creare guerra tra internalizzati ed esternalizzati, mirano a indebolire i lavoratori. Dice che si tratta di una scelta politica che poco ha a che fare con il risparmio economico ma è più la volontà di fiaccare ogni velleità dei lavoratori a organizzarsi e coordinarsi per prendersi ciò che loro serve.

Dall’intervento della lavoratrice emerge la centralità della gestione politica del territorio. Da questa dipendono le sorti di ogni vertenza sindacale. Oggi ogni soluzione reale e definitiva ai soprusi e alle ingiustizie insiti nel modo di produzione capitalista è politica. È finita ormai da tempo la fase del capitalismo dal volto umano (1945-1975), fase in cui, attraverso le lotte rivendicative e di riforma, le masse popolari hanno strappato diritti. Oggi siamo nella fase acuta e terminale di una crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, e la borghesia non concede più nulla. Oggi è determinante la soluzione politica, la costruzione di un nuovo ordinamento sociale.

Questo per i lavoratori comunali di Firenze significa che oggi loro, siccome saprebbero farlo funzionare senza bisogno di essere diretti da Renzi, dai suoi predecessori e successori, siccome hanno gli strumenti per “mettersi al servizio del popolo” e possono lottare per costruire un’amministrazione comunale d’emergenza. Questo possono e devono fare.

Un attivista dei comitati locali di Sesto

È intervenuto un attivista dei comitati locali che pone all’attenzione dell’assemblea il legame dialettico tra la mobilitazione popolare e le amministrazioni dei territori. Dice che non dobbiamo avere paura di parlare di una nostra vittoria a Sesto Fiorentino durante le ultime amministrative. Dice che la mobilitazione popolare ha promosso uno strappo nell’area metropolitana. Quella del PD a Sesto Fiorentino è una sconfitta storica ed è il frutto della nostra azione. Il compagno rilancia dicendo che ora il sindaco di Sesto deve appoggiare il presidio permanente fornendo acqua e luce, questi sono i primi passi concreti per promuovere il protagonismo popolare.

Il segretario della sezione di Firenze del Partito dei CARC

L’intervento del segretario della sezione di Firenze del Partito dei CARC mette al centro del dibattito tre questioni importanti e non eludibili:

1. è fondamentale che gli operai e le masse popolari si organizzino e coordinino per costruire loro amministrazioni. Lo dice ripercorrendo la sua esperienza di operaio licenziato. Il compagno dice che nel suo posto di lavoro, una cooperativa di servizi, aveva formato un comitato di controllo popolare operaio che stava con il fiato sul collo dei dirigenti e della gestione dei rifiuti, ma ciò non è bastato per evitare il licenziamento. Hanno fatto tante battaglie ma tutte si sono limitate all’obiettivo di strappare migliori condizioni lavorative e/o di servizi. Il limite è stato quello di non capire che per garantire i diritti e i servizi dovevano porsi il problema di chi amministrava il territorio, capire come sostituirli, capire come costruire una rete di nuova governabilità,

2. bisogna porre al centro del dibattito la questione del lavoro, del creare posti di lavoro: il NO all’inceneritore è la base per il SÌ a un’altra gestione dei rifiuti che porterà centinaia di posti di lavoro nuovi,

3. la questione del governo non deve ridursi alla gestione del singolo territorio. Bisogna cacciare il Governo Renzi e utilizzare ogni appiglio allo scopo. Il Referendum Costituzionale è un appiglio per cacciare Renzi e andare a governare noi! Invita il sindaco de Magistris e tutti i presenti al dibattito del 30 luglio a Napoli. Il sindaco accoglie l’invito all’iniziativa di cui già era a conoscenza.

Un operaio della RSU GKN

Interviene anche un operaio della RSU GKN. L’operaio sostiene che loro si occupano della fabbrica, nel senso che alla fabbrica dedicano attenzione, sviluppano interventi costanti, generano lotte, sono elemento di governo della vita interna. Sono una delle poche aziende a livello nazionale in cui non viene applicato il JOBS ACT. Si pongono però anche l’obiettivo di uscire dall’azienda perché la lotta di classe non finisce con i recinti del loro stabilimento. Combattere contro l’inceneritore significa combattere i padroni e le loro speculazioni.

Noi comunisti salutiamo positivamente l’intervento di quest’operaio e la pratica della RSU GKN che si pone ogni giorno alla testa delle lotte del territorio. Sono un esempio da seguire per gli operai delle altre aziende, un esempio da esportare.

Le conclusioni vengono riservate ai compagni dell’ex-OPG e al sindaco de Magistris. Evidenziamo qui due temi trattati della compagna dell’ex-OPG:

1. la compagna specifica che nel lavoro politico quotidiano di costruzione di un’altra società (questione strategica) è necessario saper combinare (caso per caso) le misure tattiche che ci portano in quella direzione. In questo senso dice che non bisogna aver paura di avvalorare pratiche che certamente non sono per se stesse risolutive (come quella del voto) ma che possono essere uno strumento utile per avanzare nella direzione strategica. È nel fuoco della lotta che le masse imparano a lottare e vincere.

Evidenziamo questo punto perché effettivamente nella realtà la compagna ha individuato un processo dialettico (la rivoluzione socialista si costruisce) che però assume senso solo se specifichiamo qual è l’obiettivo che ci dobbiamo porre per farla finita con il capitalismo (vedi sopra i tre pilastri del socialismo).

2. la compagna invita tutte le realtà presenti sia di amministrazioni locali sia di aspiranti tali (come “Buongiorno Livorno”, lista elettorale di Livorno che è intervenuta al dibattito proponendo la costruzione di una rete nazionale di amministrazione di rottura al governo centrale) a Napoli per continuare il confronto.

Noi comunisti sosteniamo l’aspirazione a creare tale rete e siamo a disposizione fin da ieri. Creare coordinamenti come questo è una delle ragioni d’essere del partito dei CARC, uno dei punti cardine per la creazione del Governo di Blocco Popolare che fu proposto come misura immediata da adottare da parte del (nuovo) PCI nel 2008, all’inizio della fase terminale della crisi, quella segnata dal crollo dei titoli legati ai mutui subprime. Noi siamo all’inizio di un mondo nuovo, di una nuova storia. La rinascita del movimento comunista in corso ci porterà oltre l’esperienza gloriosa dei primi paesi socialisti, e sapremo mettere a frutto l’eredità della Resistenza facendo meglio di chi ha lottato prima di noi, che per questo ha lottato, perché in futuro si facesse meglio. Dal poco che si intravede, la rinascita di cui parliamo sarà più luminosa e grande del Rinascimento le cui tracce chiamano a Firenze e altrove milioni di turisti dal mondo intero. Lo prevediamo forti di quanto abbiamo finora compreso, dall’esame scientifico dell’esperienza con cui gli esseri umani fanno la loro storia e consapevoli che nel caso nostro non si tratta di una previsione come quelle meteorologiche, ma come quella di chi prevede di costruire case, città, ponti, percorsi di vita individuale e collettivi, con quanto di scienza e passione necessario all’opera. La previsione è un elemento della costruzione.

C’è un immagine di quel primo Rinascimento a illustrazione del rinnovamento di cui parliamo qui. Allora, come molti sanno, si credeva che la terra fosse piatta e ferma al centro di un sistema di volte celesti in movimento, una dentro all’altra come le scatole cinesi. Si vede quindi una superficie piatta, con case, castelli, fiumi e campi, sovrastata da una cupola con appiccicate tante stelle e un sole. Un uomo va ai bordi del piatto, fa un buco nella prima volta, e vede fuori un universo infinito. Questa immagine antica, del periodo in cui nacque la scienza moderna, ha qualcosa a che fare con quelli che nella piana di Sesto hanno cominciato a guardare al di fuori degli schemi fissi in cui la borghesia imperialista vorrebbe costringere i nostri pensieri e sogni.

(FOTO) Caro Saviano, sì, Napoli è bolivariana!

di Fabrizio Verde*

Con la vittoria schiacciante di de Magistris parte da Napoli un grande movimento popolare di liberazione destinato a rompere le catene del neoliberismo, come il chavismo in Venezuela

Il popolo napoletano ha scelto, per i prossimi 5 anni sarà ancora Luigi de Magistris a governare la città. Una scelta nient’affatto scontata visto che il sindaco partenopeo ha vinto senza alcuna struttura partitica alle spalle, contro l’intero complesso mediatico e di potere italiano che ha cercato di boicottarlo e ostacolarlo in ogni modo. Napoli si conferma dunque la prima città ‘bolivariana’ d’Italia.

Noi il termine lo utilizziamo con accezione positiva, rimarcando le distanze da chi, vedi Roberto Saviano attraverso le colonne di ‘Repubblica’, ha accusato de Magistris di essere un sindaco ‘venezuelano’ indicando questa come una circostanza negativa.

Luigi de Magistris vince in maniera schiacciante perché così come il Comandante Hugo Chavez, si trova in sintonia con il suo popolo. Un popolo ridestatosi dopo lunghi anni di assopimento, narcotizzato dalle politiche liberiste e affariste portate avanti in città dal Partito Democratico e dai suoi predecessori che avevano condotto Napoli sull’orlo del baratro. Basti pensare alle strade invase dai rifiuti di qualche anno fa. Proprio come accaduto nel Venezuela dell’epoca precedente l’arrivo al potere di Hugo Chavez con la sua Rivoluzione Bolivariana, dove vi era una grande ricchezza appannaggio di pochi e la stragrande maggioranza del popolo languiva nella miseria.

A Napoli, così come accaduto nel Venezuela chavista, si vogliono implementare politiche volte a conferire potere reale al popolo, perché la democrazia dev’essere applicata in maniera integrale superando gli angusti limiti del liberalismo, che si ferma agli aspetti formali. Andare oltre quell’architettura istituzionale congegnata appositamente per celare dietro le tanto sbandierate libertà, un potere in realtà oligarchico, dominato da potenti lobby, imprese economiche e media, di segno fortemente classista.

Un sistema politico che è stato ben descritto dal politologo britannico Colin Crouch, che utilizza il termine postdemocrazia per descrivere quei sistemi politici – liberali – formalmente regolati da norme democratiche che vengono, però, svuotate dalla prassi politica. «Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato – scrive il politologo nel suo volume «Postdemocrazia» – condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici».

Napoli ha rigettato la miseria pianificata prevista dalle politiche neoliberiste, per recuperare dopo oltre 150 anni, la sua autonomia da una nazione, l’Italia, che non l’ha mai capita. E mai potrà farlo. Vinta questa sfida, Luigi de Magistris risulta essere il solo leader capace di contrastare efficacemente Matteo Renzi sul piano nazionale. L’unico esponente politico italiano portavoce di un vasto movimento contro il liberismo che in Italia al momento non ha voce e rappresentanza.

Insomma, se ne facciano una ragione i pennivendoli alla Saviano, dalla Napoli bolivariana di Luigi de Magistris parte la sfida per superare gli angusti limiti del liberalismo formale e rompere definitivamente le catene del neoliberismo.

* direttore responsabile de lantidiplomatico.it
_
_

 

de Magistris a l’AntiDiplomatico: da Napoli verso una nuova Europa

Luigi de Magistris a l'AntiDiplomatico: “Da Napoli il laboratorio di una nuova Europa possibile”di Fabrizio Verde – lantidiplomatico.it

Scambi economici con monete alternative all’euro, diplomazia dei popoli, cooperazione, mutualismo, solidarietà, partecipazione popolare e liberazione degli spazi. Con lo sguardo rivolto all’esperienza dei paesi dell’Alba, la ricetta per una nuova Europa del sud proposta dal sindaco di Napoli  

“Da Sud e dal Sud Europa, può nascere una spinta per la costruzione di un’altra Europa e abbiamo dei segnali rappresentati da alcune esperienze nel sud Italia. Non vorrei apparire presuntuoso, ma il mio percorso politico e amministrativo nella città di Napoli si inserisce in questo discorso”. A pochi giorni dalla polemica scoppiata nel corso della trasmissione di Massimo Giletti “L’Arena”, nel corso della quale il “giornalista” e Matteo Salvini hanno insultato Napoli, definendola “città indecorosa”, l’AntiDiplomatico ha incontrato il sindaco Luigi de Magistris per una chiacchierata sui temi di politica internazionale e sul ruolo da protagonista che la città di Napoli vuole giocare nella costruzione di un’Europa alternativa possibile. De Magistris ha ribadito che le (indecorose, quelle si) politiche neo-liberiste dell’Europa si possono sconfiggere anche guardando all’esperienza recente dei paesi dell’ALBA bolivariana.

L’intervista

 
– Nonostante l’oggettiva insostenibilità e le previsioni di una sua fine imminente, l’Euro è ancora la moneta di riferimento per i 18 paesi membri. Non crede che l’esperienza recente greca dimostri che l’Euro sia destinato a durare per un periodo prolungato, data l’impossibilità per un paese singolo che non sia la Germania, di ‘staccare la spina’. E proprio per questo non crede sia giunto il momento di iniziare a ragionare in termini di ‘Europa del Sud’, immaginando in un lasso temporale di medio-lungo periodo, una nuova organizzazione in grado di sostituirsi all’Unione Europea e alla zona Euro, basata su altri modelli macro-economici e altri valori di riferimento? A suo giudizio potrebbe essere l’ALBA latinoamericana, modello d’integrazione basato su solidarietà e giustizia sociale, il modello da seguire?
 

Sicuramente c’è bisogno della costruzione di un’altra Europa. L’Europa si è preoccupata in cinquant’anni e più di costruire in particolare la globalizzazione monetaria, finanziaria ed economica, non preoccupandosi di costruire quella dei diritti, delle persone e nemmeno di consolidare quella della solidarietà e della lotta alle disuguaglianze. Quindi da Sud e dal Sud Europa, può nascere una spinta per la costruzione di un’altra Europa e abbiamo dei segnali rappresentati da alcune esperienze nel sud Italia. Non vorrei apparire presuntuoso, ma il mio percorso politico e amministrativo nella città di Napoli si inserisce in questo discorso. Penso all’esperienza di Tsipras in Grecia, penso all’esperienza di Podemos a Barcellona. Credo che il sud Europa debba provare a costruire modelli non solo sociali, culturali e politici, ma anche economici diversi.

Quindi finanche il tema della moneta, secondo me, non dev’essere un tabù. Nel senso di costruire scambi economici fondati su monete alternative o comunque che vanno ad aggiungersi all’Euro. Senza per questo andare a fare una guerra di religione sull’Euro e la moneta unica, ma sicuramente con l’anelito di costruire modelli economici dal basso, con un’economia vicina alle comunità locali e che quindi non sia eterodiretta dalle grandi centrali della finanza e delle banche internazionali, quindi fondata sulla cooperazione, il mutualismo, la partecipazione popolare, il crowdfunding, su altre modalità di partecipazione alla vita collettiva attraverso la costruzione del concetto di bene comune che contiene al suo interno anche modelli economici alternativi. 


Quindi, io credo che dall’Europa del sud stia venendo una spinta forte verso la costruzione di un’altra Europa. 
Si può guardare alle esperienze latinoamericane, ai movimenti popolari del Sudamerica, a quelle esperienze politiche che si sono contraddistinte nel corso della storia. Credo che ci sono delle similitudini, fondate sulla sete di giustizia, sulla lotta alla disuguaglianza, sulla voglia di libertà, di andare contro gli oligopoli, contro le eterodirezioni. Noi non vogliamo essere né eterodiretti, né mantenuti, né assistiti. I popoli del sud questa forza devono avere: quella di fondare il proprio riscatto sulla voglia di autodeterminazione, di autogestione, sul concetto di appartenenza alla propria terra, che significa riscatto e non vincolo di schiavitù e subordinazione. Secondo me solo dal sud del mondo può venire una rivoluzione di questo tipo.  
 
– Uno dei pilastri fondamentali dell’ALBA è il Venezuela bolivariano, una realtà a cui lei ha mostrato in più occasioni vicinanza e solidarietà. Ritiene possibile per Napoli, come fece la città di Londra nel 2007, trovare un accordo di collaborazione con questo paese per ricevere carburante a prezzo scontato – in modo da abbassare le tariffe del trasporto pubblico per i meno abbienti – in cambio di know-how?Un accordo tra la città di Napoli e il Venezuela fu oggetto di colloqui importanti tra me e l’ex Console venezuelano a Napoli. Lavorammo anche alla stesura di un protocollo, che fece passi in avanti importantissimi sino ad arrivare a un accordo tra la città di Napoli e il governo venezuelano, che poi si arenò perché c’era bisogno di avere il via libera da parte del Ministero degli Esteri. Proprio qui in Italia, questo accordo si arenò perché venne detto che le città non potevano fare accordi diretti con governi. Però devo dire, questa è una notizia, che ci stiamo riprovando. Un mese fa circa ho avuto un incontro con l’Ambasciatore venezuelano a Roma, un incontro molto importante e proficuo, dove abbiamo rinsaldato rapporti per iniziative culturali e politiche, e dove abbiamo deciso di riprendere vigorosamente la possibilità di firmare un accordo. I nostri uffici sono nuovamente al lavoro per cercare di ottenere il via libera da parte del nostro governo. Sarebbe una gran bella cosa connettere i porti direttamente, connettere la nostra città al Venezuela. Realizzare esattamente quello che noi volevamo scrivere nel protocollo d’intesa: petrolio in cambio di know-how, sia in ambito tecnologico per l’industria, sia in ambito culturale.      

 
– Dal 3 ottobre in Italia, Spagna e Portogallo è in corso la «Trident Juncture 2015» (TJ15) – «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino» nella definizione data dallo U.S. Army Europe, in cui il Comando delle forze congiunte NATO di Napoli avrà un ruolo chiave. Lei si è immediatamente schierato contro questa politica aggressiva e di guerra, dichiarando il Porto di Napoli ‘area denuclearizzata’. Cos’altro può fare lei come Sindaco in opposizione all’aggressività della NATO e la città di Napoli in generale per promuovere una politica di pace nell’area mediterranea?
 
Dobbiamo innanzitutto partire dalla Costituzione italiana nata dalla Resistenza al nazifascismo. L’Italia ripudia la guerra, articoli 10 e 11, come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Napoli ha la promozione della pace come elemento costitutivo della città, e noi come amministrazione lavoriamo in quella direzione: mentre altri innalzano mura nella civile Europa, noi non ne costruiamo. Anzi lavoriamo per costruire ponti di pace e per abbattere confini. La nostra città è sempre più una città di abitanti e non di cittadini: visto che il paese non riesce a dare la cittadinanza a chi nasce in Italia noi andiamo oltre e siamo la città degli abitanti. Tutti quelli che vogliono venire a Napoli trovano un luogo di accoglienza, solidarietà e fratellanza. Da questo punto di vista ci vogliamo caratterizzare, come una città che costruisce relazioni diplomatiche dal basso che vanno verso la non-violenza e la non aggressività. 

Dare messaggi che possano portare atti concreti e speranze laddove c’è guerra. Questo è quello che ho cercato di fare sulla questione mediorientale tra Palestina e Israele, cerchiamo anche di farlo tessendo rapporti con la comunità russa sul piano culturale. A noi non interessa schierarci in questa nuova guerra fredda, e non solo fredda, noi vogliamo essere amici del popolo americano, ma allo stesso tempo amici del popolo russo. Costruire relazioni diplomatiche dal basso e rapporti forti tra le nostre comunità. Credo che sia stato molto significativo, aver con una delibera di giunta dichiarato il porto di Napoli de-nuclearizzato. Un atto molto importante, motivato, a cui ha fatto seguito un ordine del giorno nell’Autorità Portuale perché noi non vogliamo che nel Porto di Napoli entrino sommergibili a propulsione nucleare o che ci siano portaerei con armamenti nucleari.


Siamo contro le esercitazioni militari di qualunque tipo e soprattutto di questo tipo – si tratta della più imponente dalla caduta del Muro di Berlino – nel nostro Golfo, che dev’essere il Golfo del turismo, dei naviganti, dell’accoglienza; il Golfo del recupero del mare, della preservazione della fauna ittica. A noi interessa costruire una città dell’accoglienza, multietnica, capitale del Mediterraneo che prova a costruire connessioni affinché il Mar Mediterraneo torni a essere un mare non insanguinato. Un mare azzurro e non rosso sangue. 
              
 
– Mentre diktat europei e politiche ultraliberiste svuotano le istituzioni elettive, Napoli continuerà a puntare sulla democrazia partecipativa?
 
Sempre con maggiore forza. Nell’ultimo anno e mezzo c’è stata una grande accelerazione in quella direzione. Crediamo nelle esperieze di autodeterminazione dal basso, guardiamo con grande interesse, per esempio alla questione di Kobane. Guardiamo con interesse alla liberazione di spazi che erano andati abbandonati o che non erano considerati più di nessuno. Abbiamo sostenuto non intaccandone per nulla l’autonomia, perché io credo molto al concetto di autonomia in tutti i sensi, anche in politica, esperienze tipo l’ex OPG a Materdei, ma penso anche alle altre esperienze come il Giardino Liberato sempre a Materdei, Santa Fede Liberata nel Centro Storico, l’Asilo Filangieri, Villa Medusa e altre esperienze. Noi crediamo che queste non sono azioni di occupazione illegale, violenta, di spazi della nostra città, ma processi caratterizzati da veri e propri connotati di liberazione di spazi abbandonati. 

L’amministrazione non è conflittuale con tutto questo, anzi. La vera rivoluzione è quella di tornare in qualche modo all’agorà di un tempo e alle origini. Vale per l’acqua, non a caso siamo l’unica città d’Italia che ha attuato il referendum sull’acqua pubblica. Vale per la terra, l’appartenenza al territorio, il recupero degli spazi abbandonati, la cura del patrimonio paesaggistico-monumentale e storico che abbiamo in base all’articolo 9 della nostra Costituzione. Vale per l’aria, volendo eliminare l’emergenza rifiuti, terra dei fuochi e veleni sprigionati per anni. Per fare questo serve un movimento di popolo, una partecipazione dal basso. Non si tratta di operazioni che puoi calare dall’alto. Noi diamo la nostra spinta, diamo la nostra energia, ma non basta: a questa rivoluzione interna alle istituzioni, si deve accompagnare una rivoluzione popolare, di riscatto, con grandi energie e grande creatività. 

Credo che Napoli, lo dico senza presunzione, in questo momento sia un laboratorio
. Non penso in Italia ci sia nulla di simile, un percorso comune dell’autonomia che viene fatto da chi rappresenta la città perché eletto democraticamente e quindi non nominato e chi sta facendo politica dal basso con la democrazia partecipativa. Penso che in Italia, in questo momento, rappresentiamo un laboratorio civico e politico.        

 

Embajador de Venezuela en Italia encuentra el Alcalde de Nápoles

por Consulado General de la República Bolivariana de Venezuela en Nápoles

Italia. 10 de julio de 2015 (Prensa Consulado General. Nápoles). En el día de ayer, 9 de julio de 2015, tuvo lugar en el Edificio San Giacomo, sede oficial de la Alcaldía de Nápoles, un encuentro entre Julián Isaías Rodríguez, Embajador de la República Bolivariana de Venezuela en Italia y Luigi de Magistris, Alcalde de la ciudad.

Estuvieron presentes además Amarilis Gutiérrez Graffe, Cónsul General en Nápoles y Norelys Márques, esposa del Embajador. Las relaciones de intercambio y solidaridad entre Venezuela y la alcaldía partenopea data de varios años, pero se ha intensificado a partir de los últimos seis años de gobierno bolivariano.

El encuentro tuvo lugar en un clima de fraternidad, respeto y solidaridad en el que ambos representantes expusieron las razones históricas, culturales y sociales de los respectivos pueblos, que los llevan a tener determinados puntos de contacto.

Isaías Rodríguez explicó que al igual que de Magistris, venía de una formación como abogado y fiscal general, y que sabía del importante trabajo realizado por de Magistris en las investigaciones antimafia. Le reconoció el trabajo que viene realizando por el desarrollo social de la ciudad napolitana, promoviendo la participación e integración social.

Respecto a la ciudad de Nápoles agregó “… esta es una ciudad llena de energía, de alma, de canciones, de poesía, y en esto nuestros pueblos se parecen mucho. Nápoles tiene una importante historia de rebeldía y lucha, y en eso también coincidimos…”.

Luigi de Magistris agradeció por el encuentro y explicó sobre el trabajo de colaboración entre el Consulado General en Nápoles y la alcaldía, a través de los diferentes consejeros comunales, dedicados a las áreas de Educación con Arnaldo Maurino, Deporte con Ciro Borriello, con el consejero Pietro Rinaldi en el sector Ambiental y finalmente en el sector de la cooperación internacional con Sandro Fucito.

El Alcalde reconoció que el trabajo del consulado en Nápoles es activo, vistas además las características de los movimientos sociales en la ciudad y el amplio activismo político que existe. Refirió que el camino para construir una sociedad mejor es el de darle poder al pueblo, promover la participación popular, la integración, crear un proyecto común a partir del respeto a la diversidad. Argumentó que Nápoles es la ciudad europea con mayor número de jóvenes, recurso que tiene que ser aprovechado, sostenido y liberado para que construya el futuro.

La Cónsul General Gutiérrez Graffe agradeció a de Magistris por ser el primer alcalde de Italia en dar su firma para la campaña “Obama Deroga el Decreto Ya”, el pasado abril de 2015 y por estar presente durante la clausura del II Encuentro Italiano de Solidaridad con la Revolución Bolivariana. Le agradeció además por sus declaraciones recientes, referidas a querer ser recordado como “…el Che Guevara de Nápoles…”.

El encuentro concluyó con la interpretación de la canción “Hasta Siempre Comandante”, por parte de la cónsul general, luego de haber leído la frase, junto al retrato del Guerrillero Heroico, que el alcalde conserva sobre su buró.

Il sindaco Luigi de Magistris: «L’Alba raggiunge Napoli»

ddd84dbc-b907-4445-9644-011902efba23di Geraldina Colotti – il manifesto

15apr2015.- «Dove devo fir­mare?». All’ex Opg occu­pato, il sin­daco di Napoli, Luigi de Magi­stris, si china sulla peti­zione che chiede a Obama di annul­lare il decreto di san­zioni con­tro il Vene­zuela. Il pre­si­dente vene­zue­lano, Nico­las Maduro, ha por­tato al VII ver­tice delle Ame­ri­che 14 milioni di firme, ma la rac­colta con­ti­nua in tutto il mondo fino alla fine di aprile. Poco distante, uno stri­scione raf­fi­gura Vit­to­rio Arri­goni, il coo­pe­rante ucciso in Pale­stina. Dopo l’ex Asilo Filan­gieri e la Mensa occu­pata, l’ex Opg ha ospi­tato la tre giorni di dibat­tito della rete di soli­da­rietà Cara­cas chiAma. Al tavolo, i ragazzi del movi­mento si alter­nano alle rap­pre­sen­tanze diplo­ma­ti­che vene­zue­lane e ai depu­tati, molto lon­tani dal pro­to­collo: «Cha­vez e Boli­var veni­vano chia­mati pazzi, come tutti quelli che vogliono cam­biare il mondo, per que­sto siamo qui», dicono. Seguiamo il sin­daco men­tre visita la mostra «Cuba, que linda es Cuba», di Daniele D’Ari e Luca Sola.

Per­ché, sin­daco, viene in un cen­tro sociale occu­pato e firma a favore del Vene­zuela socia­li­sta?
Con­si­dero molto posi­tivo che ci siano idee poli­ti­che, ener­gie e crea­ti­vità pro­dotte in modo auto­nomo dalle isti­tu­zioni. Stiamo lavo­rando per dare sicu­rezza a que­sta espe­rienza di occu­pa­zione e con­so­li­darne l’autonomia. Ho voluto por­tare il mio saluto ai ragazzi, vedere la mostra e testi­mo­niare la vici­nanza con le espe­rienze di que­sta nuova Ame­rica latina – dove sono stato molte volte – e che sta facendo un per­corso impor­tante, con cui abbiamo molte con­so­nanze ter­ri­to­riali: prin­ci­pal­mente sul piano della demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva, dello svi­luppo di un’economia dal basso, sociale, del recu­pero dei ter­ri­tori, del potere dif­fuso e non ver­ti­ci­stico che implica un cam­bio di rotta anche cul­tu­rale, molto forte. Dal Vene­zuela, e prima ancora da Cuba, arriva la pro­po­sta di un modello eco­no­mico poli­tico sociale alter­na­tivo alla logica del pro­fitto, basato sullo svi­luppo dell’essere umano e non su quello del mer­cato. Dal Vene­zuela e dai paesi dell’Alba, emerge il forte pro­ta­go­ni­smo dei movi­menti popo­lari che hanno lot­tato con­tro la pri­va­tiz­za­zione dei ser­vizi e dei beni comuni e hanno eletto governi in grado di rap­pre­sen­tarli. Un esem­pio per le nostre bat­ta­glie a difesa dei ser­vizi pub­blici e del bene comune. La mag­gio­ranza dei sin­daci ha pri­va­tiz­zato tutto, noi abbiamo fatto l’operazione inversa, nono­stante la crisi e pur in pre­senza di grandi dif­fi­coltà per quel che riguarda l’acqua, i rifiuti, il recu­pero del patri­mo­nio immo­bi­liare. Anche noi, come in Vene­zuela, abbiamo recu­pe­rato beni abban­do­nati da con­se­gnare ai cit­ta­dini e alle espe­rienze di ter­ri­to­rio. Anche noi rap­pre­sen­tiamo un labo­ra­to­rio. Ini­zia­tive come que­ste non sono spo­ra­di­che, ben­ché non ven­gano rac­con­tate dai media tra­di­zio­nali. Anche come espe­rienza poli­tica siamo com­ple­ta­mente fuori dal sistema tra­di­zio­nale dei par­titi, quindi siamo abba­stanza avver­sati. Io, però, sono sod­di­sfatto quando vedo cre­scere que­sta voglia di riap­pro­priarsi dei beni della città in una logica di libe­ra­zione: molti di que­sti luo­ghi occu­pati erano all’abbandono per igna­via, iner­zia, inca­pa­cità delle isti­tu­zioni o man­canza di risorse. Invece, pun­tando più sul capi­tale umano che su quello eco­no­mico cer­chiamo di appro­priarci un po’ alla volta degli spazi della nostra città.

Il modello dell’Alba può essere una sug­ge­stione anche per l’Europa? Tsi­pras in Gre­cia e Pode­mos in Spa­gna ne hanno rac­colto lo sti­molo. I 5Stelle hanno orga­niz­zato un con­ve­gno per soste­nere l’uscita dall’euro, ma con un impianto post-ideologico.
Io ho un dia­logo abba­stanza fitto da anni con molti amici dei 5S, ci sono punti di siner­gie, di con­tatto, c’è la pos­si­bi­lità di incon­trarsi su alcune bat­ta­glie con­di­vi­si­bili a difesa del ter­ri­to­rio, ma non vedo una visione poli­tica e una stra­te­gia com­ples­siva. La stessa uscita dall’euro — che è un tema inte­res­sante, per carità, non sono un fana­tico dell’euro — però non mi sem­bra il tema prio­ri­ta­rio. Non è par­tendo dalla moneta che puoi risol­vere tutti i pro­blemi. Vedo più inte­res­sante la costru­zione di pro­cessi dal basso, la costru­zione di comu­nità. L’esempio che arriva dall’America latina è con­tra­stato da chi detiene il potere eco­no­mico e finan­zia­rio, dal Fondo Mone­ta­rio inter­na­zio­nale, dai grandi poteri euro­pei delle ban­che e dalle strut­ture dell’Unione euro­pea e da quelli mon­diali con sede negli Usa. E’ una goc­cia all’interno della glo­ba­liz­za­zione capi­ta­li­sta, ma impor­tante per­ché usa un lin­guag­gio che non è mino­ranza nel mondo: quello della glo­ba­liz­za­zione delle per­sone, dei diritti dell’umanità, dell’accoglienza, della fra­tel­lanza. Napoli in que­sto è abba­stanza stra­te­gica per­ché, dal punto di vista geo­po­li­tico è la capi­tale del Medi­ter­ra­neo, e in quanto città euro­pea, ma pro­iet­tata verso il sud-est Europa, il Medio­riente, il Nor­da­frica, può avere una dimen­sione inter­na­zio­nale che i napo­le­tani devono abi­tuarsi a sco­prire. Noi siamo stati per 700 anni capi­tale, ce l’abbiamo den­tro la con­ta­mi­na­zione poli­tica, cul­tu­rale, anche reli­giosa e dob­biamo poter espri­mere un punto di rife­ri­mento altro rispetto a un’Europa che – almeno a me – non piace ancora per­ché non pro­duce soli­da­rietà, unione, come dovrebbe essere, ma si pro­ietta verso l’est Europa in una logica da Guerra fredda.

Que­sta nuova Ame­rica latina sug­ge­ri­sce un indi­rizzo comune nella lotta con­tro quei poteri forti che usano anche l’arma della legge e dei tri­bu­nali per imporsi: dall’Argentina, all’Ecuador, al Vene­zuela. Anche sul tema della cri­mi­na­lità, si tende a risol­vere le cause che la pro­du­cono piut­to­sto che affi­darsi alla «forca». Qual è l’analisi di un ex magi­strato?
Sono temi inte­res­santi e bat­ta­glie che ci riguar­dano, nei prin­cipi, nell’esempio e nel con­creto. Sono un ex magi­strato, e non per caso: anche per­ché già quando lo ero par­lavo più di giu­sti­zia che di lega­lità. La lega­lità è anche intrisa di pro­fonda ille­ga­lità, ingiu­sti­zia, vio­la­zioni della costi­tu­zione e dei diritti. Molte leggi, molti prov­ve­di­menti ammi­ni­stra­tivi, per­sino sen­tenze di adesso sono legali, ma pro­fon­da­mente intrise di ingiu­sti­zia. Biso­gna invece ripren­dere il con­cetto di giu­sti­zia sociale e poi farlo fun­zio­nare con la lega­lità. Ho sem­pre pen­sato che la Costi­tu­zione fosse da attuare e non da bran­dire, prin­ci­pal­mente sui temi dell’uguaglianza con­tem­plati nell’articolo 3. Si parla molto di indi­pen­denza della magi­stra­tura dai poteri alti, ma per quello c’è una garan­zia costi­tu­zio­nale. Si parla poco, invece, dell’indipendenza della magi­stra­tura al suo interno: per­ché quando magi­strati non indi­pen­denti rispon­dono ai poteri alti e ti accol­tel­lano, sei senza pro­te­zione. Ne ho fatto espe­rienza diretta quando, appena entrato in magi­stra­tura, ho comin­ciato a dire que­ste cose, e da allora una fetta con­si­de­re­vole del potere interno all’ordine giu­di­zia­rio ha comin­ciato a met­tere insieme una serie di azioni appa­ren­te­mente legali ma pro­fon­da­mente ingiu­ste. Que­sto edi­fi­cio è stato un mani­co­mio cri­mi­nale e prima un car­cere. Si può par­tire da qui o dal 41 bis, la cifra di uno stato demo­cra­tico si misura a par­tire dai diritti che dà a chi ha mag­giore sof­fe­renza, ma anche a chi ha sba­gliato. Basta vedere le nostre car­ceri per ren­dersi conto che non siamo un paese pro­fon­da­mente e natu­ral­mente demo­cra­tico: per­ché è facile rico­no­scere diritti a chi in qual­che modo li ha già, men­tre biso­gna rico­no­scerli a chi è in situa­zione di infe­rio­rità e sof­fe­renza. Ogni paese ha una sto­ria diversa ma, nel mio pic­colo, ho cer­cato di decli­nare que­sto tema diver­sa­mente fin dalla cam­pa­gna elet­to­rale del 2011: cer­cando un rap­porto pro­fi­cuo nel con­flitto tra cit­ta­dini e isti­tu­zione. Penso alle parole di Paso­lini: auto­no­mia e indi­pen­denza sono un ele­mento di forza per­ché non devi pren­dere ordini, ma anche di debo­lezza se non le tra­sformi in forza col­let­tiva affin­ché il sistema non le schiacci. Que­sta è la città di Pino Daniele che can­tava «Ie so’ pazzo». Siamo nell’ex Opg occu­pato. Con que­sto spi­rito occorre appro­fit­tare degli spazi e delle bat­ta­glie con­tro il sistema che, pur essendo molto forte dal punto di vista poli­tico media­tico eco­no­mico finan­zia­rio, pos­siamo battere.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: