“Mi sueño era ser pintor” – Faceta inédita de Mons. Leonidas Proaño

por quitolatino

Un día lo sorprendí pintando el rostro de un hombre…

Le pregunté: “a quién estás dibujando?”, me respondió que estaba buscando el rostro de su padre.

No tenía una sola foto de él y me parecía escuchar en su corazón esa canción tan hermosa: “Busco, yo no sé qué busco, creo que es un rostro que una vez perdí”.

Este obispo que quiso ser pintor, que guardó en su corazón ese sueño, que acariciaba con el alma tantos rostros sufrientes, nunca quiso traicionar a los pobres…

Autor: Davide Matrone

Colaboran: Nelly y Nidia Arrobo Rodas de la Fundación del Pueblo Indio del Ecuador

Editorial: Abya Yala Universidad Politécnica Salesiana

(VIDEO) Ida Garberi: «I fascisti non regalano il potere, mai!»

La giornalista Ida Garberidi Davide Matrone – Quito latino

Vivi a Cuba da quasi 15 anni. Quando ci sei andata per la prima volta e quando hai deciso di restarci?

A Cuba, ci sono stata per la prima volta in vacanza nel ’98 e già da allora era maturata la consapevolezza di voler fare un’esperienza lì. Alla fine del 2000, stanca dell’Italia, ho deciso di andarci e studiare lo spagnolo. Da allora ci sono rimasta.

Ora svolgi l’attività di giornalista, sei responsabile italiana di Prensa Latina (1) e Cubadebate (2). Quando hai iniziato questo lavoro?

Lavoro con Prensa Latina dal 2002 e volontariamente con Cubadebate (fondata nel 2003) dalla fine del 2010, ossia quando è nata la pagina in italiano. La giornalista cubana Rosa Miriam Mirizialde (3), che è anche l’editrice di Cubadebate, mi chiese se io volessi aiutarla ed accettai. Lavoro anche per Cubainformación (4) come colonnista e fin qui ho pubblicato più di centocinquanta lavori nelle pagine di Rebelión (5) e non ricordo quanti per Cubadebate. Ci sono anche una quantità di articoli scritti dall’Honduras dove ci sono stata per quasi un anno.

Approfondiamo questa esperienza in Honduras. Tu sei stata lì durante il colpo di stato contro l’allora presidente Manuel Zelaya nel 2009.

Ho lavorato come giornalista e come difensore dei diritti umani con il Cofadeh (6) che è un’organizzazione non governativa riconosciuta dall’ONU, nonché il Comitato dei parenti dei 200 scomparsi degli anni’80. In Honduras ci sono ancora centinaia di desaparecidos di cui non se ne parla affatto e non si sa il numero preciso in quanto non si sono ritrovati ancora i corpi. La situazione dei diritti umani in questo paese continua ad essere abbastanza critica e la Direttrice [Bertha Oliva, NdR] del Codafeh riceve ancora minacce di morte per la sua continua esposizione.

Parliamo dell’Honduras e della figura di Zelaya.

Questo paese, a mio avviso, è tradizionalmente uno dei più fascisti dell’America Latina con un’incredibile penetrazione statunitense. Qui in passato, si installarono basi militari che servirono per l’addestramento dei Contras per sconfiggere la Revolución sandinista nel vicino Nicaragua. L’identità e la lingua di questo paese sono state praticamente violate. Zelaya si è dovuto confrontare con questa realtà cercando di proporre una visione marcatamente progressista con un programma di recupero dell’identità nazionale e con una decisa rottura con la tradizionale società borghese – fascista, di cui la sua stessa famiglia apparteneva. Manuel Zelaya, infatti, veniva da una delle dieci famiglie più importanti e influenti del paese e suo padre è stato uno dei responsabili del massacro de los horcones (7) nel quale persero la vita decine di contadini e anche due preti.

Qual è stato il fattore dirompente della politica di Zelaya?

Certamente quello di aver restituito un’identità nazionale al popolo honduregno risvegliando un’appartenenza territoriale che nessuno poteva sognarsi. Zelaya ha praticamente fatto un miracolo e il golpe di Honduras non ha funzionato secondo i piani prestabiliti. Già dal primo giorno in cui avevano portato via il presidente in Costarica, erano scesi in piazza in molti tra cui anche componenti del partito nazionalista. Un altro elemento interessante è stato quello di aver scardinato finalmente il bipartitismo politico liberale – nazionalista, grazie alla costituzione del Partido Libre (8) che oggi è la seconda forza politica del paese.

In America Latina negli ultimi anni si sono registrati una serie di colpi di stato nei confronti dei governi progressisti o rivoluzionari. Il primo si è verificato nel 2002 in Venezuela, poi in Bolivia nel 2008, in Honduras un anno dopo, ancora in Ecuador nel settembre del 2010, in Paraguay contro il presidente Lugo nel 2012 ed ora assistiamo nuovamente alla destabilizzazione del Venezuela. In Honduras e in Paraguay le forze reazionarie sono riuscite a riprendere il potere. Cosa pensi al riguardo?

In Paraguay purtroppo è vero, che la destra è tornata al potere, riuscendo a soffocare le proteste. Invece in Honduras credo che il golpe ha avuto un effetto molto positivo nel popolo, che si è svegliato, è sceso sulle strade ed ancora protesta. Certo il potere è nelle mani dei fascisti, però il popolo continua a lottare, per ottenere la sua assemblea costituente. Si sa, il potere ai fascisti bisogna rubarlo, non lo regalano, MAI! Inoltre, gli Stati Uniti hanno perso il loro cortile di casa e non sono disposti a perdere tutto quello che avevano. In Venezuela l’attuale ed ennesimo progetto di destabilizzazione è dovuto al fatto che lì c’è il petrolio e gli USA non possono gestirlo come prima. La Conferenza di Pace in Venezuela, che ha visto la direzione del cancelliere dell’Ecuador Ricardo Patiño, ha fermato parte della violenza nel paese. Comunque tutti dovranno sempre stare attenti perché gli Stati Uniti continueranno a destabilizzare la regione.

Ritorniamo a parlare di Cuba. Quali sono le principali difficoltà di un giornalista in questo paese?

Uno dei difetti principali del socialismo cubano è quello di tendere a controllare o censurare quello che si scrive. A mio avviso, in questo momento l’unica stampa cubana credibile all’estero è quella fatta dai giornalisti di Juventud Rebelde (9) o del Granma (10) però sui loro blog. Si è creata una blogosfera cubana, nella quale anch’io scrivo, costituita da giovani giornalisti che trattano i problemi reali della quotidianità. Qualche tempo fa, il New York Times, ha interpellato alcuni bloghisti cubani di Matanzas per avere delle opinioni sulla gioventù cubana. Questo episodio ci fa intendere che, ci piaccia o non ci piaccia, risulta più credibile la blogosfera cubana che gli organi di stampa ufficiali. Durante l’ultimo congresso nazionale dei giornalisti realizzatosi alla fine del 2013, abbiamo discusso di queste cose e già si vedono dei cambiamenti anche se ancora troppo lentamente. Sembra che dalla prossima estate internet sarà libero in tutte le case di coloro che potranno pagarlo visto i prezzi esorbitanti. Però ritengo che questo sia molto importante così molti cubani potranno comunicare con più facilità coi loro parenti all’estero.

Quanto è cambiata Cuba negli ultimi 14 anni?

Tantissimo.

Un paese sempre in movimento.

Io dico sempre che a Cuba uno non ci si può annoiare perché i cubani sono imprevedibili. In una giornata ti possono rivoltare il paese com’è successo con l’ultima legge dell’emigrazione (11) nel gennaio dell’anno scorso. Nessuno se l’aspettava.

Quali sono gli aspetti della stampa occidentale e italiana che ti danno fastidio quando descrivono Cuba?

Principalmente quella di raccontare un sacco di balle. Invece di fare delle critiche costruttive, se ne fanno di stupide e legate ancora ai cliché degli anni ’80 o al periodo especial degli anni ’90 per cui non vogliono riconoscere che a Cuba ci sono stati dei cambiamenti.

Per esempio?

Quella della possibilità di avere un’attività privata, esiste un progetto per l’eliminazione della doppia moneta che non ha più alcun senso, un progetto per l’aumento dei salari e un progetto per l’eliminazione della libreta de abstecimiento che è servita, a suo tempo, ma oggi non ha nessuna utilità ed è oltretutto insostenibile.

Come vedi il futuro di Cuba?

Nel 2016 Raúl Castro ha già annunciato di voler lasciare la presidenza e io sogno che il Vice Primo Ministro, Miguel Diaz Canel, sia il nuovo presidente di Cuba. Una persona giovane di 53 anni con una visione molto aperta, molto di sinistra. Lui è il principale sponsor di una nuova legge di stampa e questo sarà importante in quanto i giornalisti dovranno avere non solo doveri ma anche diritti. Ci sono però delle correnti all’interno del gruppo dirigente che non sono d’accordo con la nomina a Presidente di Miguel Diaz Canel. Questo gruppo resta ancorato su determinate posizioni obsolete e con la caduta del muro di Berlino si sono dimostrate anche pericolose.

BLOCCO-ECONOMICO4

E il futuro dell’America Latina che è in crescita rispetto all’Europa?

Io spero che continui così. L’America Latina ha dimostrato e sta dimostrando all’Europa qual è la via da seguire per progredire ed uscire dalla crisi e noi europei continuano ad essere stupidi e non la vogliamo ascoltare. Uno degli elementi interessanti in atto qui in America Latina è l’integrazione regionale che si concretizza attraverso una serie di organismi come il Celac (12). Grazie a questo organismo, a Cuba si sta terminando di costruire la zona speciale del Mariel (13) che è fondamentale per i cubani, in quanto potranno scrollarsi da dosso molti effetti negativi del bloqueo. Oltretutto con la nuova legge sugli investimenti stranieri molti paesi potranno usufruirne.

E l’Italia? Come la vedi?

Un totale disastro senza futuro. A parte poche eccezioni, è guidata da una classe politica completamente corrotta. Vedo la soluzione nei movimenti sociali, non credo molto nei partiti a struttura verticale. Vedi, siamo qui a Quito e se osserviamo il processo che si è costituito qui in Ecuador ci conferma proprio questo. La Revolución Ciudadana nasce all’indomani di un lungo periodo di corruzione in Ecuador. Il Movimento Alianza Pais, con a capo Rafael Correa, vince e convince perché si afferma come movimento nuovo, pulito contro la vecchia partitocrazia. L’idea di Correa è stata quella di coinvolgere gente che non fosse mai stata eletta in nessun governo. Alla fine il progetto è risultato, e risulta, ancora vincente e convincente.

Quindi tu non ritorneresti in Italia?

No, assolutamente!

Parliamo dell’esperienza ecuadoriana e della partecipazione alla Escuela de Formación del Buen Vivir organizzato dal Ministero degli Esteri dell’Ecuador.

Sì, è stata molto interessante. Dell’Ecuador ho seguito da sempre il Movimento Alianza Pais e cosi venendo qui ho voluto conoscere e conversare con alcuni dei suoi protagonisti. Purtroppo per mancanza di tempo non ho potuto realizzare l’intervista a Correa e nemmeno al Cancelliere Patiño, però sono riuscita ad intervistare una donna molto in gamba che è Gabriela Rivadeneira che con solo 30 anni è la Presidente dell’Assemblea Nazionale.

Sembra impensabile oggi in Italia.

Ricardo Patiño Ministro degli Esteri dell'EcuadorSì, assolutamente. Impensabile oltretutto che un cancelliere (Ricardo Patiño Ministro degli Esteri dell’Ecuador) si sieda con te a terra e canta “Venceremos” (14) degli Intillimani.

Trattiamo ora il caso dei 5 cubani. Tu da anni fai parte del Comitato di Liberazione (15). Qual è l’attualità del caso?

Attualmente tre cubani restano ancora in carcere negli Stati Uniti mentre gli altri due sono stati liberati in quanto hanno scontato totalmente la pena. René Gonzalez (16) ha ridotto la sua condanna per aver rinunciato alla cittadinanza statunitense, mentre Fernando Gonzalez come cittadino cubano ha dovuto scontare l’intera pena. Per me l’unica possibilità è uno scambio con i nord americano Alan Gross.

Alan GrossChi è Alan Gross?

Gross è un cittadino nord americano che è stato arrestato a Cuba nel 2009 e poi condannato definitivamente nel 2011 perché accusato di sovversione contro la Rivoluzione cubana attraverso l’uso di strumenti di propaganda anti – cubana (parabole, pc, server, telecamere). Data l’età avanzata del detenuto, il Governo Cubano è disposto a trattare la sua scarcerazione sempre quando gli Stati Uniti sono disposti a rilasciare gli altri tre cubani, ma il Presidente U.S.A. finora non ha accettato. La moglie di Alan Gross ha chiamato in tribunale Obama e sembra che voglia dimostrare che il presidente non sia riuscito a fare tutto il possibile per la realizzazione di tale scambio. Ha chiesto al governo 600 milioni di dollari di indennizzo. Vediamo come risponde Obama al richiamo del portafoglio, visto che è sordo alla solidarietà internazionale.

Il caso dei 5 è ritornato all’attualità in Italia con l’arrivo a Roma di Mariela Castro (17). Un gruppo di parlamentari e senatori hanno rivolto un appello al Presidente USA Obama chiedendone la scarcerazione.

Questa iniziativa è stata abbastanza positiva, perché nonostante il disastro politico la senatrice Valentini del PD ha dimostrato che non tutti sono uguali.

Quito 2013: Le interviste al XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti/4

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di Davide Matrone

Quito dicembre 2013

José Antonio delegato dell’Ecuador della Federazione Studentesca della Provincia 

“E’ divertente incontrarsi con tutti i rappresentanti dei vari paesi. Qui, abbiamo un solo obiettivo cioè quello di unirci per la stessa causa. E’ giusto che il mio paese abbia messo in piedi un evento cosi importante e ben organizzato”.

Tra i temi del Festival c’è il concetto di sovranità. Il Governo Ecuadoriano ha inserito, nella sua agenda politica dal 2006, il recupero della propria sovranità territoriale.

Si, questo è molto importante perché da quando c’è Correa ci sono stati dei cambiamenti positivi tra i quali il recupero della sovranità territoriale. Ci sono dei cambiamenti anche nel campo dell’istruzione. Già non è più come prima. Oggi il governo cerca di dare a tutti le stesse possibilità e risorse mentre in passato era un’esclusiva il diritto all’istruzione.

José Antonio delegato'EcuadorianoTu di quale città sei? e con quale gruppo sei arrivato qui?

Io sono di Manta, cioè della costa e sono con il mio gruppo di scuola secondaria (scuola superiore). Siamo qui come delegazione degli studenti della provincia di Manabì. Il nostro impegno qui è quello di stimolare il processo di cambiamento che stiamo vivendo nel mondo della scuola. Prima il sistema istruttivo era mediocre, oggi invece c’è volontà di cambiarlo e migliorarlo e noi siamo qui per ribadirlo.

Quito 2013: Le interviste al XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti/2

Ray Vargas della Gioventù Nazionalista Peruviana Intervista a Ray Vargas, Gioventù Nazionalista Peruviana attualmente al governo.

di Davide Matrone – Quitolatino

Tutti noi qui abbiamo una sola visione cioè quella di recuperare la dignità dell’essere umano rispetto al mercato finanziario ed economico

Sei della Gioventù Nazionalista Peruviana oggi al governo del Paese.

Si, apparteniamo ad un partito giovane che da 6 anni è nella legalità. Dal 2000 il nostro leader, attualmente Presidente del Perù (Ollanta Humala), si ribellò contro il gruppo di potere di Fujimori e cominciò il suo cammino verso la conquista della Presidenza. Qui al Festival ci incontriamo con un gruppo di 40 giovani delegati. La nostra partecipazione è mirata fondamentalmente all’intercambio con le organizzazioni giovanili di sinistra presenti qui al XVIII Festival. 

Oggi in Perù, con la nostra organizzazione giovanile, stiamo partecipando attivamente ad un processo democratico, che si realizza dopo decenni di Fujimorismo.

Qual è la situazione attuale della sinistra peruviana?

Nel 2011 durante le elezioni Presidenziali non tutta la sinistra peruviana appoggiò al primo turno Ollanta Humala, però al secondo turno ricevemmo l’appoggio totale perché bisognava ostacolare la destra più conservatrice e reazionaria legata al vecchio gruppo di potere di Fujimori. Nel frattempo alcuni partiti di sinistra sono andati all’opposizione come il Partito Comunista Peruviano, il Partito Comunista Patria Rossa e il Partito Socialista Peruviano. I nostri nemici non sono i partiti di sinistra all’opposizione, ma la destra reazionaria e conservatrice che ancora oggi conserva un forte potere all’interno degli apparati statali.

Perché sono all’opposizione i partiti comunisti e il partito socialista?

Perché ci ritengono un governo neo liberale. Certo ci troviamo all’interno di un modello economico liberista ereditato dai governi precedenti (Garcia), però stiamo realizzando una serie di riforme che non si sono mai realizzate nel paese.

Per esempio?

Oggi c’è maggiore intervento dello stato nell’economia e dopo 19 anni di privatizzazione selvaggia del settore petrolifero abbiamo recuperato un blocco che produce il 60% del petrolio nazionale nella zona nord – est del paese nella regione LORETO ed inoltre c’è la nascita del Ministero di Inclusione Sociale, nato per la prima volta con il governo Humala, che gestisce programmi sociali per inserire alcune fasce della popolazione nel mercato produttivo del paese. 

Termina il Festival. Una tua opinione generale

La mia opinione generale è positiva. Il grande comandante Hugo Chávez ci diceva (parafrasando Bolivar) “servir a una revolución es arar en el mar”: servire a una rivoluzione è arare nel mare. Qui ci sono migliaia di giovani coraggiosi, determinati e coerenti con la lotta rivoluzionaria dei nostri popoli. Tutti noi qui abbiamo una sola visione, cioè quella di recuperare la dignità dell’essere umano che deve essere prioritaria rispetto al mercato finanziario. La crisi negli Stati Uniti e in Europea ci insegna questo. La gioventù peruviana e latinoamericana ha un impegno storico importante in questo momento di crisi economica internazionale e cioè di far capire ai nostri popoli che la sovranità territoriale e l’essere umano devono essere recuperati.

Quito 2013: Le interviste al XVIII Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti/1

Intervista a Saad Maher, delegato palestinese

di Davide Matrone – Quitolatino

E’ importante incontrare molta gente e conoscere da vicino i problemi e le lotte di ogni popolo. E’ altrettanto importante il poter intendere le sofferenze causate dal neoliberismo a livello mondiale. Intendere le varie forme di lotta, solidarizzare con gli altri e ricevere anche la solidarietà degli altri popoli nei confronti della nostra causa.

Qui al Festival si stanno affrontando vari temi come la pace, la sovranità, la solidarietà. Temi che vengono sempre più calpestati dal sistema capitalista.

Si, ogni volta sempre di più. L’imperialismo si inventa qualsiasi scusa per tentare di sopraffare i popoli e fa di tutto per accaparrarsi le risorse naturali espropriando i territori.

L’imperialismo non si limita solo intervenendo militarmente, ma cerca di corrompere i rappresentanti dei governi imponendo politiche di privatizzazione, discriminando qualsiasi forma di lotta giusta. Noi siamo per unire i paesi del sud oggi in lotta e aiutarci mutuamente.

Questo Festival si sta realizzando qui in Ecuador, un paese che sta proponendo un modello di società partecipativo. Cosa ne pensi?

Il modello ecuadoriano è un buon esempio da seguire per molti paesi che dicono di appartenere al primo mondo. Già sappiamo quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere il capitalismo, cioè il benessere di pochi gruppi, dove prevalgono gli interessi delle banche, delle industrie private nei confronti dei più bisognosi. L’Ecuador sta proponendo un modello alternativo a quello che sta avvenendo in Europa. Ovviamente questo modello viene boicottato e ostacolato dalle destre europee che lo considerano troppo radicale.

La stampa che spazio riserva a questo evento?

Devo ammettere che nonostante la numerosa partecipazione, noto la totale assenza dei mezzi di comunicazione. La stampa locale, quella della destra legata alle banche non pubblica un mezzo articolo. Qui abbiamo migliaia di giovani internazionali che non meritano di essere ignorati; anzi meritano di essere accolti e di avere la possibilità di esporre le loro tematiche. 

Maher delgato palestineseOgni delegato è qui con la sua esperienza. Tu come delegato palestinese porti con te la causa del tuo popolo in lotta e in guerra da decenni.

Io non dico che siamo in guerra, piuttosto dico che stiamo vivendo da molti decenni un genocidio, una mattanza senza precedenti, ingiustificata. Questa è la mia terra. Purtroppo, nel corso degli anni, le varie organizzazioni internazionali come l’ONU, non hanno potuto fare niente nonostante abbiano riconosciuto fatti ingiusti. 

Io seguo sempre quello che succede lì nel mio paese e ritengo che non bisogna mai cedere, perché altrimenti il nemico ci calpesta sempre di più. Dobbiamo sperare che la lotta continui nei territori occupati. La causa palestinese raccoglie un insieme di lotte come quella per la conquista dell’identità, quella per la conquista dei territori, quella per l’acqua e quella mediatica. Vedo che c’è molta solidarietà nei nostri confronti, però non bisogna mai abbandonare la lotta per la pace.

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