Bertha Soler: i “bisnes” sono “bisnes” e le menzogne restano menzogne

berta-solerdi Raúl Antonio Capote – eladversariocubano

La Habana, 16 Maggio 2015

Nuova denuncia di #Cuba

Durante la celebrazione della VII Conferenza delle Americhe svoltasi recentemente a Panamá, una fonte attendibile mi si è avvicinata per informarmi di un possibile piano orchestrato dalla signora Bertha Soler, rappresentante delle Donne in Bianco, attraverso il quale, la leader di siffatto gruppo mercenario, perseguendo un piano elaborato dall’estrema destra di Miami, starebbe cercando di sabotare la prossima visita del Papa Francesco a Cuba.

Il noto intellettuale cubano, Esteban Morales, ha scritto un articolo che è stato pubblicato nel blog La Pupilla Insomne, a sua volta riprodotto nel blog El Adversario Cubano, nel quale afferma: “La controrivoluzione cubana non è mai esistita. La cosiddetta controrivoluzione cubana di oggi, non ha alcuna legittimità e mai ce l’avrà. Questo perché coloro che la inscenano, non portano avanti nessuna rivendicazione storica, essendo spinti da interessi squisitamente personali. E proprio per ragioni puramente personali, infatti, che si arriva ad uccidere, organizzare rivolte, corrompere processi, senza mai riuscire nell’intento di creare organizzazioni reali, piattaforme di lotta; senza riuscire ad articolare movimenti politici contestatari del potere, della Rivoluzione; senza riuscire a costruire una piattaforma politica, una strategia, un benché minimo discorso”.

Alla fine degli anni Ottanta, da Washington, è diventata normale prassi la strategia che era stata utilizzata contro i progetti socialisti nell’Europa dell’Est, attraverso la quale si fabbricavano, si organizzavano e si finanziavano gruppi che si presentavano come “difensori” dei diritti umani – gruppi di artisti e intellettuali “dissidenti” – sindacati paralleli, il tutto nel mezzo di un ambiente nefasto dovuto ai non pochi errori commessi dai governi socialisti di quei paesi, e che resero possibile il dispiegarsi di quei progetti. Cuba, non poteva rimanere un eccezione, per questo si cercò di riprodurre nel nostro paese lo stesso modello utilizzato in Polonia.

Le cosiddette Donne in Bianco, sorgono precisamente allorché questa strategia comincia a fare acqua da tutte le parti e i cosiddetti “golpes suaves” e le “rivoluzioni colorate” diventavano una moda. Ora, se a Cuba non sono riusciti a realizzare ciò che invece è andato in porto in Polonia, questo è dovuto alla risposta decisa del popolo e del suo governo, che, di fatto, frenarono i vari tentativi di tutti quei gruppuscoli ben pagati, ma infine inconsistenti, poiché mancavano di quella coscienza necessaria per lottare; fattore che caratterizza il mercenario tipo presente in ogni scenario.

Nell’aprile del 2003 vengono fermati, arrestati, processati e condannati 75 mercenari. Fin dalle prime udienze del processo era chiaro chi erano costoro, a quali attività si dedicavano e a quale pericolo – sempre per interessi puramente economici – era incorsa la nostra patria. Organizzazioni come la National Endovment for Democracy (NED), la USAID, la Fondazione Panamericana per lo Sviluppo, non erano nient’altro che agenzie del governo statunitense utilizzate come copertura dalla CIA. Esse furono denunciate durante quel processo. Le testimonianze degli agenti degli Organi della Sicurezza di Stato, che si erano infiltrati nelle attività di quelle agenzie e gruppuscoli, svelavano ancora una volta i piani del governo degli Stati Uniti per abbattere la Rivoluzione.

In questo contesto, utilizzando l’esperienza delle cosiddette “rivoluzioni colorate”, nella fattispecie quella applicata in Serbia attraverso il gruppo Otpor, viene creato ad hoc un nuova struttura “dissidente”. Alcuni studi di marketing sulle relazioni pubbliche e sociologiche, fecero pensare alla CIA che un progetto di quel genere, in un paese come Cuba, dove la cultura predominante riflette l’amore e il rispetto verso la donna, e nello specifico nei confronti della propria madre o della propria sposa, avrebbe avuto un esito senz’altro positivo.

Cosicché, si decise di optare per il colore bianco per via del suo riferimento religioso e per il suo senso di purezza; di pace. Si decise di utilizzare anche il gladiolo, un fiore che viene utilizzato nel paese come regalo alle madri, e che rappresenta, inoltre, la resistenza pacifica delle cosiddette “rivoluzioni colorate”. Il gruppo doveva essere integrato unicamente da donne, vale a dire dalle spose, dalle madri e dalle figlie dei 75 condannati nel 2003.

Si pose in essere una grande campagna mediatica, i principali mezzi di comunicazione internazionali diedero parecchio risalto alla “lotta” di quelle donne che rivendicavano la libertà per i loro padri, figli e mariti.

La USAID, la NED, la FUPAD, la Fondazione Nazionale Cubano-Americana fecero pervenire a tale gruppo ingenti finanziamenti, con lo scopo di promuovere il “lavoro” di quelle nuove figure controrivoluzionarie. Secondo questi, la strategia del colpo di stato “non violento” si sarebbe realizzato a Cuba attraverso le Donne in Bianco. Ciò nonostante, di fronte al rifiuto del popolo, questi cominciarono a insegnare a quelle nuove “dissidenti” la loro vera missione.

Ebbene, nonostante la possibilità di poter organizzare rivolte, inscenare provocazioni, utilizzare tutto il denaro a loro disposizione, costoro non riuscivano ad ottenere la legittimità e il riconoscimento da parte del popolo.

Questo piano ebbe fine quando, attraverso un processo di dialogo tra il governo cubano, la chiesa cattolica e il governo spagnolo, quest’ultimo si impegnò per accogliere i mercenari processati nel 2003 nel loro territorio. Una volta che se ne andarono dall’isola con le loro famiglie, non rimasero più prigionieri politici a Cuba; come del resto ha dichiarato la stessa chiesa cubana.

Ora, se i familiari della Donne in Bianco sono da parecchi anni liberi, perché continuano le loro provocazioni? Se i familiari dei prigionieri controrivoluzionari se ne sono andati in Spagna, dove attualmente vivono, perché continuano le proteste delle Donne del Dollaro (secondo il soprannome che viene utilizzato dal popolo per identificarle)? se non ci sono più prigionieri politici cosa sta farneticando, allora, la portavoce delle Donne in Bianco, Bertha Soler?

La risposta è semplice, i “bisnes” sono “bisnes”, in ballo ci sono, infatti, un mucchio di soldi, e cosa importa raccontare menzogne, quando ormai si è perso tutti i più elementari principi etici e morali?

Insomma, la signora Bertha Soler, che ha chiesto a Washington, di incrementare il Blocco economico, finanziario e commerciale contro Cuba, non solo si oppone tenacemente al processo di ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti, ma è anche la stessa che vuole mandare in fumo la visita del Papa Francesco nell’isola a settembre.

La donna dei Dollari adesso cerca di trasformare i carcerati per crimini comuni in prigionieri politici, un esempio è quello di Danilo Maldonado e Yasser Rivero, presentati come prigionieri di coscienza, come combattenti per la libertà, e arrestati – secondo la stessa – solo per pensarla diversamente. Questi sono anche gli stessi che vengono utilizzati strumentalmente durante quelle provocazioni, ogni volta sempre più aggressive, inscenate da quella nuova generazione di controrivoluzionari diretti dalla signora Soler.

Nessuno di questi signori si trova in carcere per ragioni politiche, trattasi nientemeno di delinquenti comuni, che vengono utilizzati strumentalmente come bandiera, e che sono capaci di mentire per soldi, infischiandosene del danno che provocano a Cuba con tale comportamento. Costoro non hanno principi, e rispecchiano ancora una volta la vera essenza di questa controrivoluzione prefabbricata; una controrivoluzione costituita da mercenari nemici della propria terra. Essi non sono dei convinti controrivoluzionari, non sono dei prigionieri politici, essi sono nient’altro che dei mercenari che per soldi sono disposti a mentire sul loro paese.

Dietro a questo piano, troviamo le forze oscure dell’estrema destra fascista annidata a Miami, delle forze della destra yankee più troglodita, che si oppongono in ultima istanza al processo di dialogo tra i due paesi con la ratio di porre il nostro popolo in ginocchio.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani]

(VIDEO) Cuba: Dissidenza o annessione?

 Festeggiano la data in cui gli USA si impadronirono di Cuba (+ video)

Di José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación (versión en español: “¿Disidencia o anexionismo? Celebran fecha en que EEUU se apoderó de Cuba“)Traduzione di Vincenzo Basile (Capítulo Cubano)

Il 20 maggio del 1902 fu proclamata ufficialmente l’indipendenza di Cuba dalla metropoli spagnola. Ma questa data, oggi, non si celebra sull’Isola. Il motivo è che questo atto di indipendenza fu solo una formalità: Cuba passò dall’essere una colonia spagnola all’essere una neo-colonia degli Stati Uniti (1).
Gli Stati Uniti intervennero nella guerra combattuta dagli indipendentisti cubani contro la Spagna, fino alla sconfitta militare di questa. A Parigi negoziarono direttamente con il governo spagnolo i termini della “indipendenza” di Cuba, escludendo gli stessi indipendentisti cubani.
Washington impose poi a questi ultimi, quale condizione per il ritiro delle sue truppe dall’Isola, l’introduzione del cosiddetto “Emendamento Platt” nella prima Costituzione di Cuba. Questo emendamento diede agli Stati Uniti il ​​diritto di intervenire a Cuba, quando lo ritenessero necessario, e gli permise di installare -ad esempio- la base navale di Guantanamo.
Per questo, a Cuba, il 20 maggio non è considerato una data da ricordare. Ma lo è invece negli Stati Uniti, più precisamente a Miami, dove, all’atto di commemorazione di alcuni giorni fa, hanno partecipato rappresentanti della cosiddetta “dissidenza” interna cubana, come Guillermo Fariñas o Berta Soler (2).
È interessante notare che coloro che sono presentati dalla stampa dominante come rappresentanti di una presunta “società civile” cubana, festeggiano la data in cui Cuba divenne una colonia degli Stati Uniti. È lo stesso ruolo svolto, nel XIX secolo, dai cosiddetti annessionisti cubani, che volevano far diventare l’Isola un altro stato degli Stati Uniti (3).
Pertanto, risulta logico e coerente che questi “dissidenti”, durante la loro visita a Miami, abbiano ricevuto decine di riconoscimenti e siano stati presentati dai media come autentici “eroi” (4). Che appaiano in conferenze stampa con membri del Congresso che sostengono apertamente l’intervento militare a Cuba, come Ileana Ros-Lehtinen (5). O che abbiano ricevuto il plauso più entusiasta di criminali come Felix Rodriguez, che partecipò all’assassinio del Che Guevara in Bolivia (6) e al tentativo di invasione di Cuba nel 1961. Con tali parole elogiava la blogger Yoani Sanchez questo ex-agente della CIA: “Noi manteniamo la linea dura contro il regime di Castro, non c’è alcun dubbio. Come si dice, la cortesia non esclude il coraggio. Il lavoro che lei sta facendo è un lavoro straordinario, è stata ricevuta in ogni parte del mondo, e bisogna riconoscerlo. Oggi la lotta è diversa. Nella nostra epoca si poteva fare quel che abbiamo fatto, ora i tempi sono cambiati, e lei segue un percorso che tutti noi dobbiamo ammirare” (7).
Inoltre è perfettamente coerente con il ruolo annessionista della “dissidenza” cubana l’omaggio che ha reso Guillermo Fariñas (8) a uno dei maggiori finanziatori di azioni terroristiche in territorio cubano: Jorge Mas Canosa (9).
O la presenza come ospite, nel citato atto del 20 maggio, della cantante Gloria Estefan, figlia della guardia del corpo del dittatore Fulgencio Batista, autentico custode -per anni- degli interessi degli Stati Uniti a Cuba (10).
Ma se c’è un personaggio di questa “dissidenza” che ricopre perfettamente il ruolo che svolsero gli antichi annessionisti cubani è Berta Soler, leader delle Damas de Blanco. A Miami, ha partecipato a un evento con veterani che tentarono di invadere Cuba alla Baia dei Porci (11) e membri di Alpha 66, un’organizzazione paramilitare responsabile di numerose vittime in attentati terroristici a Cuba (12). Dinanzi ai politici dell’estrema destra cubano-americana, Berta Soler ha chiesto più fondi del governo degli Stati Uniti per la dissidenza interna, riconoscendo qualcosa che sarebbe un reato grave in qualsiasi paese del mondo (13). Ha chiesto, inoltre, che i cittadini statunitensi continuino a vedersi negato il diritto di viaggiare a Cuba. E, infine, ha chiesto di inasprire ulteriormente il blocco economico da parte del governo degli Stati Uniti contro il suo stesso popolo (14). Insuperabile, senz’ombra di dubbio, Berta Soler.
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